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Settimanale Indipendente - Anno III numero 02 - sabato 08 gennaio 2011

LA DISASTROSA GESTIONE DEI SERVIZI SOCIALI

C’È AMIANTO IN VIA PIO XII

oggi si beve Sabato 06 gennaio 2011

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EDITORIALE

SE GIORGIO NAPOLITANO RECITA DA PROTAGONISTA di Paolo Borzillo

Sarà la ritrovata area napoletana che si respira a Villa Rosbery, la meditazione forzata dovuta all’influenza oppure piuttosto la drammatica situazione in cui ha ritrovato la sua Napoli ma, fatto sta, che il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, si è reso protagonista di una serie di indovinati interventi nella vita politica e sociale del Paese. “Ci attendono prove molto impegnative. Occorre uno scatto, una mobilitazione. Bisogna soprattutto tenere aperte le linee di comunicazione con le generazioni più giovani, i cui problemi sono quelli del futuro dell’Italia”: così il Presidente della Repubblica, si è espresso sul delicato problema dei giovani, delle loro prospettive nel campo degli studi e del lavoro. Parole, pronunciate durante la visita al Pio Monte della Misericordia, che seguono di qualche giorno il tradizionale discorso di fine anno (seguito da circa 13 milioni di persone, in crescita rispetto al 2009) che lo stesso Napolitano ha voluto dedicare ai giovani. “Se non apriamo a questi ragazzi nuove possibilità di occupazione e di vita dignitosa - ha detto il Presidente - nuove opportunità di affermazione sociale, la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti, per l’Italia: ed è in scacco la democrazia”. Un monito chiaro, fortissimo, che non lascia spazio ad interpretazioni, anzi che richiama il Governo a delle responsabilità che finora lo hanno visto assente. Una condivisione della problematica giovanile che evidentemente deriva a Napolitano dall’essersi confrontato direttamente con l’universo giovanile durante il colloquio avuto al Quirinale con undici studenti romani, apice della protesta contro la “riforma Gelmini”, il 22 dicembre scorso. Altro importante intervento, quello con le istituzioni locali sulla questione rifiuti. Napolitano ha convocato i vertici di Regione, Stefano Caldoro, e Comune, Rosa Russo Iervolino, per indurli al rispetto delle competenze di ogni istituzione “al di là di ogni schermaglia”. Il Capo dello Stato ha voluto sentire telefonicamente anche il Presidente della Provincia, Gigi Cesaro, che sarà il principale attore da qui alla fine di gennaio per l’individuazione di nuovi siti in cui sversare. Un intervento diretto per la sua Napoli che ha indotto: “un clima molto costruttivo che

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mi lascia ben sperare. Le tre istituzioni sono su posizioni comuni - ha poi proseguito Napolitano - sulla stessa linea, per quanto riguarda la gestione completa dell’emergenza rifiuti e per la strategia di messa a regime del sistema di smaltimento rifiuti”. Anche se per il momento il clima positivo auspicato dal Presidente è ancora lontano. Il toto-impianti sta già agitando i territori. Il sindaco di Visciano, minuscolo centro vicino Nola conosciuto e amato dai ciclisti per la pendenza dell’unica strada di accesso, insieme agli altri sindaci del territorio ha detto che il nolano ha già dato alla causa rifiuti. Una situazione di crescente tensione che Gigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli, si è affrettato a smorzare dicendo che: “L’area non è stata ancora individuata”. Un problema però che l’uomo

di S. Antimo dovrà risolvere entro la fine di gennaio, questi i tempi imposti dal Governo per individuare l’alternativa a Chiaiano. Sono in molti quelli che pensano che il sacrificio sarà chiesto a qualche sindaco amico dell’area nord. Principale “indiziato” l’afragolese Enzo Nespoli, salvato in Senato dall’establishment del Pdl da una richiesta d’arresto per il suo passato certamente non immacolato, e quindi incapace di fare la voce grossa ma ancora abbastanza potente nella sua zona da imporre il silenzio a qualche sindaco a lui assoggettato, vedi Stefano Ferrara a Casoria. L’attivismo di Giorgio Napolitano non ha risparmiato neppure uno dei temi più roventi della cronaca nazionale. La nuova politica aziendale di Fiat ed il relativo contrasto con la Fiom sul contratto imposto dalla Newco a Pomigliano ed al Lingotto di Torino. “Mi

auguro che nelle relazioni industriali, oggetto di contenzioso alla Fiat, si trovi un modulo più costruttivo di discussione - ha dichiarato il Presidente della Repubblica - nessuno possa negare che esiste un problema di bassa produttività nel lavoro. Però non è una questione legata esclusivamente al rendimento lavorativo delle maestranze. La produttività dipende in larga misura anche dall’innovazione tecnologica, dalle scelte di organizzazione del lavoro”. Un intervento che entra giustamente nel merito, dettando a Fiat le condizioni di salvaguardia delle libertà sindacali. “Per quanto siano cambiate le cose e si possa vedere quanto dell’accordo del ’93 rimanga valido, però vi sono dei punti importanti che riguardano senza dubbio il diritto di rappresentanza, tutta una materia che ormai va affrontata”. Insomma in questo delicato momento per l’Italia, quella di Napolitano è una presenza importante, fin dentro la natura dei problemi. Un atteggiamento che se da un lato infastidisce qualcuno, come il deputato Pdl Giancarlo Lehner che ha appunto criticato l’attivismo di Napolitano, rappresenta una importante garanzia ed un contributo di esperienza politica in grado di rassicurare tutti in un mese di gennaio determinante per i problemi del Paese. Si comincia martedì prossimo, 11 gennaio, con il previsto pronunciamento della Corte Costituzionale sul “legittimo impedimento” lo scudo giudiziario che protegge Berlusconi dall’essere immediatamente imputato nei processi Mills, Mediaset e Mediatrade per frode fiscale e corruzione; sarà poi la volta del referendum sull’accordo sindacale di Mirafiori, il 13 e 14 gennaio; per poi terminare con il dibattito parlamentare sul federalismo e la fatidica scelta della discarica in provincia di Napoli. In pratica, tutta una serie di eventi che potrebbero vedere il Paese nuovamente con lo sguardo rivolto al Colle per un autorevole intervento. Le indiscrezioni che trapelano dalla Consulta lasciano intendere infatti una bocciatura parziale del legittimo impedimento con il probabile ricorso ad un nuovo decreto che dovrà essere controfirmato dal Capo dello Stato. C’è poi tutta la materia relativa alla possibile crisi di Governo in cui ancora una volta il ruolo di Napolitano sarà determinante. Settimanale Indipendente - Anno III numero 02


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IL DISASTROSO STATO DELLE POLITICHE SOCIALI, CATTIV di Alberto Barlocci

A gennaio dello scorso anno l’asilo dell’Ambito territoriale “Pollicino e Pollicina” era stato aperto, grazie ad un finanziamento della Regione Campania, per mitigare lo strapotere privato nell’offerta formativa delle scuole dell’infanzia. Venti i posti a disposizione per i bambini di Casoria, Casavatore ed Arzano per una platea di 250mila abitanti. La struttura, sita in via Campanariello a Casavatore, era stata inaugurata in pompa magna dai sindaci dei comuni dell’Ambito (Stefano Ferrara, Pasquale Sollo e dagli allora Commissari del Comune di Arzano) il 22 dicembre del 2009 ma oggi a poco più di un anno dall’apertura rischia concretamente la chiusura. Il prossimo 15 gennaio scadrà infatti il contratto degli otto operatori professionali assunti, con un rapporto a progetto, per garantire i servizi dell’asilo. Se i rapporti di lavoro non saranno rinnovati l’asilo sarà costretto alla chiusura. Solo tre i bambini che frequentano l’asilo ma fino al giugno scorso tutti i posti messi a disposizione, a prezzi contenuti perché stabiliti da una legge regionale, erano coperti, con soddisfazione dei genitori che avevano iscritto i propri figli all’asilo “Pollicino e Pollicina”. Anzi solo dopo poche settimane dall’apertura erano oltre cinquanta le richieste pervenute all’Ambito che per raggiunto limite di posti erano state messe in riserva. Insomma una struttura pubblica funzionante che nelle parole dell’allora assessore alle

Politiche Sociali, Pasquale D’Anna, doveva essere la prima di una lunga serie: “Abbiamo intenzione di presentare altri progetti per potere aprire nidi d’ambito in pianta stabile” c’è da augurarsi che altre strutture del genere sorgano nel territorio dei tre comuni”. Eppure dal giugno scorso il funzionamento dell’asilo “Pollicino e Pollicina” ha subito un rallentamento inspiegabile fino alla progressiva paralisi ed oggi al suo svuotamento.

Per protesta Casavatore ha annunciato di voler uscire dalla gestione comune

con Casoria ed Arzano

Da giugno ad oggi, nel frattempo è anche cambiato l’assessore con l’ingresso di Pietro Iodice, non solo c’è stato un cambio alla dirigenza del Comune di Casoria (ente capofila dell’Ambito e per questo delegato alla gestione amministrativa) ma non è stato pubblicato, a settembre ma neppure nei mesi successivi, il bando per reperire le domande del servizio. Nessuna naturalmente la spiegazione ufficiale ma il motivo sarebbe da

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ricercare nella carenza di interesse, smentita dai numeri precedentemente elencati, e dall’incertezza del finanziamento regionale. Dalla vicenda sembra trasparire inoltre un cattivo rapporto della dirigenza casoriana delegata alle politiche sociali proprio con la sede di via Campanariello. La struttura, tenuta in fitto, per la sua maggiore vicinanza con Casavatore ed Arzano, era stata indicata, fin dal giugno scorso, come nuova sede dell’Ufficio Tecnico di Piano da parte del Coordinamento istituzionale dell’Ambito, la conferenza di sindaci e delegati che detta le regole delle politiche sociali congiunte. Gli uffici di via Campanariello avrebbero sostituito in toto la vecchia struttura di via Po. Ebbene ad oltre sei mesi dalla decisione del Coordinamento istituzionale non solo non è stata trasferita la parte amministrativa dell’ambito ma come detto si è, praticamente, avviato lo svuotamento dell’unico servizio che vi si svolgeva. L’asilo non è l’unico servizio, offerto dalla gestione congiunta delle politiche sociali, a passarsela male. Secondo una nota scritta nel novembre scorso da sindaco ed assessore del Comune di Casavatore (rispettivamente: Pasquale Sollo e Simone Perrotta), non sarebbe ancora stata avviata la procedura per il rinnovo dell’appalto per l’assistenza domiciliare ad anziani e disabili, gestito in regime di proroga, così come per il servizio di trasporto scolastico e assistenza specialistica.

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ATTUALITA’

VA GESTIONE E L’ASILO D’AMBITO RISCHIA LA CHIUSURA Una situazione definita grave specie per le conseguenze che potrebbero patire gli studenti disabili che rischierebbero di perdere l’anno scolastico a causa delle assenze dovute alla carenza del servizio trasporto. Dai vertici istituzionali di Casavatore, quindi, si denuncia una situazione di grave sofferenza del settore politiche sociali. Una denuncia, sempre secondo la nota indirizzata ai sindaci Fuschino di Arzano e Ferrara di Casoria, annunciata ampiamente durante le riunioni del Coordinamento istituzionale. In considerazione del grave stato di cose sindaco ed assessore del Comune di Casavatore hanno manifestato, persistendo l’attuale stato di cose, di avviare la procedura di fuoriuscita di Casavatore dall’ambito sociale. Un evento clamoroso che ha pochi precedenti in Campania e che, se realizzato, metterebbe a nudo tutte le carenze di un settore che appare effettivamente mal gestito. L’ultima brutta figura del settore, in ordine di tempo, la prevista erogazione dei contributi di contrasto alla povertà. Il 10 dicembre scorso il Comune Capofila di Casoria ha pubblicato un avviso

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pubblico per le domande che potevano essere inoltrate dai cittadini, residenti nell’ambito, con un reddito familiare inferiore a 5.664,00 euro, ovvero la soglia di povertà. Fin qui tutto bene, anche se fanno specie solo sette giorni di tempo dati ad una utenza di cittadini che spesso alla povertà associa la scarsa dimestichezza con le procedure informatiche e burocratiche. I problemi nascono in base alle indiscrezioni secondo cui la determina (la n. 1651 del 6 dicembre 2010) sarebbe priva di disponibilità finanziarie e che soprattutto ci sarebbe una difformità tra il testo dell’avviso approvato in determina e quello pubblicato che fa in ogni caso norma rispetto all’atto dirigenziale. Nel testo della determina ci sarebbe un riferimento, peraltro giusto, al divieto di cumulo del contributo di povertà con altri contributi erogati dall’Ambito. Un riferimento che sarebbe invece sparito nel bando pubblicato. Insomma un pasticcio, che renderebbe impossibile l’erogazione del contributo, promesso peraltro dal sindaco Stefano Ferrara entro Natale ma oramai alle bugie del proprio sindaco ci stanno facendo l’abitudine.

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VIAGGIO NEI QUARTIERI: SPOR di Rosaria Russo

Continua il nostro viaggio attraverso le periferie di Casoria. Il prossimo quartiere che analizzeremo più da vicino è il QUARTIERE SPORTIGLIONE. Questa zona si estende a nord-ovest della città di Casoria, confina con la città di Afragola, più precisamente dall’ incrocio “largo Generale Dalla Chiesa” (caseificio Muzzarè), fino a via Mario Pagani, nei pressi del Santuario Sant’Antonio da Padova. Gli abitanti raggiungono le diverse migliaia. Il quartiere è considerata una zona di collegamento tra Casoria e Afragola. Appare subito chiaro che questa è sicuramente una zona più centrale e soprattutto più urbanizzata. Nonostante ci siano zone all’ interno di questo quartiere più addentrate e quindi ancora poco agiate, specialmente per la difficoltà di poter raggiungere il centro cittadino, la maggior parte delle strade sono asfaltate, illuminate, urbanizzate BAR TABACCHI

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e molto più vissute rispetto ad altri quartieri. Si registra inoltre la presenza di alcuni uffici comunali. L’ufficio Tributi in via Nazario Sauro e nel complesso “ex bingo” in via Po sono presenti invece una sezione distaccata dell’anagrafe, l’ufficio assistenza e la Pubblica Istruzione. Gli unici punti di riferimento e di aggregazione sono la Chiesa Sant’Antonio Abate e il Cam. Il Cam, ovvero Casoria Contemporary Art Museum, il cui direttore è Antonio Manfredi, ed anche presidente dell’ Associazione culturale onlus International contemporary art center, nasce nel maggio del 2005 con l’obiettivo di diventare un polo culturale, un laboratorio sperimentale, ma, sopratutto un punto di riferimento universale per l’arte contemporanea con un contesto aperto. Il museo si estende su una superficie di circa 3.500 mq di cui 3.000 di esposizione permanente; acquistando al suo patrimonio circa

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ATTUALITA’

RTIGLIONE LA TERRA DI MEZZO

1000 opere di arte contemporanea di pittura, scultura, fotografia, video ed installazioni di importanti artisti a livello mondiale. È stato fondato con l’ obiettivo di diventare un punto di riferimento culturale, stimolante per tutti e non risulta un luogo statico. È un luogo di incontro e di scambio, indirizzato ad ogni tipo di visitatore. L’ intento è anche quello di avvicinare e coinvolgere tutti coloro che sono interessati all’ arte contemporanea e a coloro che sono sensibili alla rapida rivoluzione delle forme espressive in tutto il mondo. Infatti di particolare rilievo sono la collezione di arte africana e di arte cinese e una sezione dedicata alle opere di artisti napoletani dal secondo Novecento ad oggi. Questo museo è dunque l’ espressione culturale del territorio e contribuisce a rafforzare l’ identità e la crescita sociale di una comunità

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dal punto di vista culturale. Numerose sono anche le iniziative proposte dalla Chiesa Sant’ Antonio Abate che opera sul territorio con iniziative tendenti ad aggregare famiglie e giovani attraverso momenti di incontri con dibattiti e testimonianze. Sono presenti gruppi appartenenti a vari movimenti (focolarini, neocatecumenali, Comunità di Sant’Egidio) che durante l’anno promuovono diverse iniziative, anche in collaborazione con le altre comunità presenti nei comuni limitrofi. Nella ex chiesetta di via Duca d’Aosta, l’associazione ALBA CHIARA ONLUS, nota come presenza esterna alla parrocchia, opera da quattro anni, in collaborazione con la scuola elementare Duca d’Aosta, promuovendo iniziative gestite dai giovani a favore delle famiglie disagiate del territorio.

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AMIANTO SOTTO CASA MA APPARTIENE A NAPOLI di Luisa Marro

E’ ALL’ANGOLO VIA PIO XII E VIA PIETRO CASILLI, 37 Era la fine di giugno quando fui contattata da un cittadino casoriano a me sconosciuto e che vive nella zona circostante il sito contenente amianto, proprio come me. Il cittadino volle incontrarmi e informarmi della presenza di amianto in Via Pietro Casilli, 37 e per lamentare che aveva già esposto il problema al Comune di Casoria, al Comune di Napoli, alla Procura della Repubblica alla, ma non aveva mai ricevuto alcuna risposta. Decidiamo, così, di iniziare insieme un iter per cercare di far rimuovere quella parte di amianto. Il cittadino fa varie indagini ed ovviamente constata che quell’angolo tra Via Pio XII e Via P. Casilli , dove sorge una masseria, appartiene al Comune di Napoli, dunque non è di competenza né del Comune di Casoria né dell’Asl territoriale. E’ vero però che i danni arrecati vanno tutti a scapito degli abitanti che vivono vicino al sito ovvero agli abitanti di Casoria. Quindi, decidiamo ancora una volta di sottoporre il problema al Comune di Casoria affinchè possa intraprendere qualsiasi iniziativa per sollecitare il Comune di Napoli a cercare delle soluzioni. Il 26 ottobre 2010 la sottoscritta denunciava al Comune di Casoria ed ad altri organi di competenza la presenza di amianto in Via Pietro Casilli, 37. Ad oggi non c’è stata alcuna risposta.

Prof.ssa Luisa Marro Consigliere Comune di Casoria AL SINDACO DI CASORIA E p. c. ALL’ASSESSORE ALL’AMBIENTE DI CASORIA ASL NAPOLI 2, DIPARTIMENTO DI PREVENZIONE AL COMANDO CARABINIERI, N.O.E. DIPARTIMENTO PROVINCIALE A.R.P.A.C., NAPOLI OGGETTO: PRESENZA DI AMIANTO IN VIA P. CASILLI-ANGOLO Via PIO XII, CASORIA Nella qualità di Consigliere Comunale, la sottoscritta MARRO LUISA, nel rappresentare la presenza di amianto in Via P. Casilli-angolo Via Pio XII INVITA le SS.LL. per le rispettive competenze ad adottare tutti i provvedimenti necessari per eliminare le conseguenze negative che di segnalano PREMESSO che si è accertata la presenza di amianto su territorio sito in Via P. Casilli-angolo Via Pio XII, area in cui sorge una vecchia masseria; che il materiale individuato risulta essere cemento-amianto Eternit, esposto ad agenti atmosferici e quindi in uno stato di deterioramento che favorisce l’emissione di polveri e fibre estremamente pericolose per la salute pubblica soprattutto in considerazione del luogo densamente popolato in cui è presente il materiale in oggetto; che la zona su indicata rientra nel Comune di Napoli confinante con Casoria , in quanto risulta individuata in Catasto Terreni del Comune di Napoli, foglio 25 particella 15 ma gli effetti devastanti si ripercuotono direttamente sul territorio e sugli abitanti del Comune di Casoria ; che la legge 257 del 27/3/92, vieta l’uso, l’estrazione, la lavorazione e la commercializzazione dell’amianto e delinea un percorso di bonifica nei luoghi in cui è avvenuta una dispersione di amianto nell’atmosfera; SI PROPONE Un pronto intervento da parte del Comune di Casoria articolato come segue: 1. attivazione dell’ARPAC per effettuare un sopralluogo e per valutare la pericolosità del materiale; 2. verificare e controllare l’inserimento nel censimento dei siti a rischio presso l’ASL di appartenenza , in rispetto dell’art. 12 comma 5 della Legge 257/92 che prevede l’istituzione di un registro presso le unità sanitarie locali nel quale è indicata la localizzazione dell’amianto floccato o in matrice friabile presente negli edifici; 3. sollecitare il Comune di Napoli ad attivare controlli e soluzioni. Certa di ottenere la Sua comprensione ed una piena collaborazione per la risoluzione di un problema di questa importanza per la salute pubblica, di cui è primo responsabile, La ringrazio anticipatamente. Casoria, 26 ottobre 2010

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Con osservanza LUISA MARRO

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ATTUALITA’

PARALISI AMMINISTRATIVA C’È LA RIUNIONE NEL PDL Il nuovo anno comincia così come si era concluso il vecchio per il Consiglio Comunale. Nuovo rinvio per l’assise civica, convocata il 4 gennaio scorso per decidere sulle modifiche dello Statuto comunale. Sono oramai diverse le sedute di Consiglio che il Presidente Emilia Navas è costretta a rinviare per una paralisi amministrativa che oramai prosegue dalla metà di novembre. A nulla valgono le nomine a ripetizione che il sindaco Stefano Ferrara oramai distribuisce come se fossero le carte di una partita a Scopa, specie nella direzione dell’Udc che in conclusione del 2010 ha incassato la nomina di Andrea Capano a presidente della Commissione consiliare all’Ambiente la quale segue la contestata nomina di Franco Troiano ai Lavori Pubblici. Motivo della paralisi amministrativa le posizioni politiche delle varie anime che compongono la maggioranza, oramai attestate su questioni di reciproca intolleranza. Un fatto nuovo potrebbe esser rappresentato dalla convocazione di una riunione, definita

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indifferibile ed urgente, dello stato maggiore del Pdl locale per il prossimo 14 gennaio, voluta dal capogruppo Antonio Perna. Nella nota che è stata diffusa alla stampa si legge che la riunione si rende necessaria: “seguito alle ultime incresciose vicende che hanno interessato il partito (come la fuoriuscita dei consiglieri D’Anna e Polizio) e alla mancanza di dialogo all’interno dello stesso”. Una riunione che sarebbe allargata anche ai vertici provinciali, i quali però difficilmente prenderanno parte ai lavori di venerdì prossimo. Resta da capire se la posizione di dissenso espressa da Perna che sarebbe spalleggiato da Gennaro Nocera e Luca Scancariello, resterà uno dei tanti “mal di pancia” oppure darà seguito ad una posizione politica precisa nei confronti del mal sopportato sindaco Stefano Ferrara. Di questi tempi, lo scorso anno, si discuteva della mozione di sfiducia al primo cittadino, oggi invece, nonostante i contrasti siano molto forti, appaiono molto remote le possibilità che la maggioranza si rivolti contro il suo sindaco.

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ATTUALITA’

Notte di Capodanno : tra brindisi, festeggiamenti, feriti e arresti di Rosa Davide

Arrestate a Casoria cinque persone e sequestrati 7,5 quintali di botti. La notte di San Silvestro riesce spesso a trasformarsi in una irragionevole tragedia a causa dei cosiddetti “botti di Capodanno”. La “cultura” di accendere e sparare ordigni esplosivi è diffusa in tutto lo stivale, ma si dimostra assai radicata e pericolosa nel sud Italia, nelle zone di Napoli dunque, ed anche nella nostra città. Coloro che amano festeggiare sparando botti, faticano a comprendere la natura di quello che viene spesso considerato un “gioco”.

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Per loro i fuochi e gli spari sono riti augurali e festanti, ma di fatto quasi tutti i botti dei giochi non sono. Il bollettino da guerra sul campo di battaglia di Napoli e provincia è infatti contrassegnato da un totale di 71 feriti e un morto. Con queste cifre si è concluso il Capodanno Partenopeo, primo in classifica nazionale per numero di morti, feriti e novità dell’anno : roghi di rifiuti sparsi per le strade. Il 2011 si apre anche con una nuova notizia di cronaca casoriana. E’ infatti proprio nella notte del 1 Gennaio che sono stati sequestrati dai carabinieri circa sette quintali e mezzo di pericolosi fuochi d’artificio. Cinque è invece il numero delle

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persone arrestate. Gli arrestati sono uomini e donne di età compresa tra i ventidue e i cinquantaquattro anni, tutti trovati, in tre diverse località, in possesso di 2.250 artifizi pirotecnici per un peso complessivo di 750 chilogrammi, molti dei quali confezionati artigianalmente e ritenuti altamente pericolosi. I carabinieri, nel corso di una perquisizione nell’abitazione di uno degli arrestati, hanno anche trovato e sequestrato una pistola semiautomatica calibro 38 ed una scatola contenente quaranta cartucce dello stesso calibro. Gli arrestati sono stati portati nella casa circondariale di Poggioreale.

E a quanto pare l’operato dei carabinieri, che su tutto il territorio campano hanno intensificato i loro controlli, al fine di evitare la distribuzione di materiali che possono causare gravissime conseguenze fisiche, soprattutto a danno dei minori, neanche quest’anno ha scoraggiato i venditori illeciti e gli acquirenti abitudinari. Ancora una volta la campagna di sensibilizzazione, effettuata da molte province del territorio campano, non è stata utile al fine di coinvolgere quante più persone possibili. Non ci resta che augurarci che il 2011 ci porti a pensare a qualcosa di nuovo, magari alla creazione di un gioco che, in alternativa ai botti, possa divertire tutti …

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RIFLESSIONI

IO SONO UN DIVERSAMENTE ABILE di Ernesto D’Onise

Io sono un diversamente abile. Anche mio padre lo era. E, secondo lui, anche suo padre. Solo la differenza terminologica ci distingue: mio nonno era un handicappato; mio padre un portatore di svantaggio; io un diversamente abile. Dice mio nonno che gli handicappati ai suoi tempi andavano a scuola in classi differenziali e che poi, accortisi i pedagogisti e gli psicologi, che tali alunni avevano bisogno di un modello di identificazione positivo, i legislatori proposero la cosiddetta integrazione degli handicappati nelle classi normali. Ma mio nonno, per quanto quasi ogni anno risultasse promosso per buona volontà, non ha potuto vedere appieno tale cambiamento di rotta. Mio padre invece si. Egli ha percorso tutte le fasi dell’integrazione fino a quando la legge inventò la diagnosi funzionale: uno strumento che avrebbe dovuto dire agli insegnanti quali fossero le possibilità di educazione residue e su quelle costruire il piano delle attività individualizzate, quelle, cioè, costruite apposta per mio padre ed, oggi, anche per me visto che nulla è cambiato dal 1994. Tranne la dicitura che ci identifica: da portatore di svantaggio (colui che non ha tutte le abilità di un normodotato)) a diversamente abile (colui che non ha tutte le abilità del normodotato ma ne ha altre ?!?!?!) . Mio padre ritiene oggi di essere un “diversamente sfortunato”: è un pessimista. Io penso di essere un “fortunato diversamente” …e mio padre paragona il mio, all’ottimismo berlusconiano per il quale, se la nave affonda, si può trasferire l’orchestra sulle onde del mare e continuare a danzare lì. In fondo basta chiedersi: ma perché…la nave affonda? E chi lo dice? Ma torniamo a me. Io sono un diversamente abile e, con la convinzione che “essere diverso non significa essere disuguale”, la mia insegnante di sostegno alle primarie, da quattro anni, si occupa di me e solo di me. A me piacciono i rapporti uno ad uno specie se l’insegnante è carina e volenterosa e alle prime armi. C’è qualche mio compagno più sventurato di me che ha invece un rapporto uno a quattro e si gode ben poco l’attenzione della sua insegnante di sostegno. Misero lui: è meno diversamente abile di me ed ha meno ore di sostegno. Mio nonno era ancora più sventurato poiché nella sua classe differenziale vi erano 15 ragazzi handicappati affidati ad un solo insegnante specialista. E gli capitò pure un insegnante maschio.

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E continua ad essere sfortunato mio nonno. Mi ricordo che, tempo fa, si presentò in casa con tre bottiglie di spumante francese: dovevamo brindare, disse, all’aumento della sua pensione minima fino ad un milione di lire (oggi sarebbero stati 512 euro) e alla salute del governo nostro. Noi brindammo per la prima volta con un prodotto di alta classe come si addiceva alla notizia. Mio nonno era felice anche se aveva già speso per le bottiglie l’ammontare del primo mese di aumento. Oggi, mio nonno sta ancora scontando i debiti di quell’acquisto: la sua pensione non è lievitata: non si era informato bene: non rientrava nel numero degli aventi diritto all’aumento. E’ passato parecchio tempo da questo mio ricordo. E mi chiedo perché mio nonno non dimentichi l’accaduto e la faccia finita. Mi risponde che non può…perché ogni tanto l’etereo ballerino di tango sulle onde del mare dove la sua nave sta affondando, gli ricorda, nel mentre elogia le grandi cose che ha fatto, che ha aumentato le pensioni agli anziani bisognosi. Gli handicappati non c’entrano, ma non lo disse e non lo dice. Sono cavoli della sua famiglia ma non lo disse e non lo dice. Per avere 800 euro al mese mio nonno dovrebbe essere completamente scemo e soggetto all’accompagnamento. Ma conviene essere completamente scemi per avere dallo stato 800 euro di pensione di accompagnamento? Molti sono riusciti a farlo senza essere scemi: ma mio nonno è un semplice handicappato. Ma, tornando ancora a me, cosa faccio, dunque, io insieme alla mia insegnante ogni giorno per 5 ore al giorno in una classe della scuola primaria? Non c’è da pensare a male. Prima faccio le schede, poi le incollo, poi ricreazione, poi altri tipi di schede

e di incollature dopo averle tagliate con la forbicina per adattarle al formato della pagina del quadernone. Infatti, ho anche io, come i miei compagni, vari quadernoni per gli esercizi: solo che, mentre loro scrivono direttamente sulla pagina bianca, io svolgo prima l’esercizio su una scheda e poi la incollo sulla pagina del quadernone. Io mi fido della mia insegnante: se ella dice che bisogna fare così, significa che così va fatto. Ma i miei compagni sono ignoranti e, spesso, mi deridono perché faccio cose diverse da loro. E si girano indietro con sorrisetti furbeschi. Si girano indietro perché io sono con la maestra a lavorare in pace in fondo alla classe, in un’isola felice dentro la più grande isola della classe. Qualche volta faccio qualcosa insieme a loro, ma non mi riesce bene e dicono che debbo recuperare le abilità di base che non ho. Lì in fondo alla classe. Con la mia insegnante di sostegno. Se devo dire che ci sto bene, io dico che ci sto bene. Ma qualche volta mi vergogno di questo. Perchè so fare anche davvero cose diverse. Io sono un diversamente abile e, dunque, sono abile a fare cose diverse che alla scuola forse non piacciono tanto. Io so cantare. Io so giocare. Io so recitare. Io so manovrare abbastanza bene il mouse. Io so disegnare, e non solo colorare i disegni già stampati nella scheda. Io so disegnare sulla pagina bianca del quadernone meglio di due o tre miei amici mormodotati e so raccontare una storia con i disegni. Io so fare un percorso in palestra. So giocare al calcetto. Ho molta voglia di correre. Ho tanta voglia di ridere e di scherzare. Ho molta voglia di dimenticare. E, poi, tante altre cose so fare che nella scuola non vanno bene. Ma non riesco a ballare sulle onde del mare con una nave che sta affondando accanto a me. Non sono normale abbastanza per farlo. E poi… qualche volta… sento che dicono di me che non sono integrato bene. E…poi…vorrei essere misurato sulle cose che so fare. Invece devo fare le cose che non mi piacciono proprio perché sono fatte apposta per me, per un diversamente abile. Settimanale Indipendente - Anno III numero 02


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PARTE TERZA

I RE MAGI...TRA MITO E LEGGENDA di Zinnanute Scanoriu

Nel 325 d.C. in occasione della sua investitura episcopale Eustorgio ne ricevette le spoglie dall’imperatore Costantino. La leggenda racconta che i corpi dei Re Magi erano intatti, essendo stati trattati con balsami e spezie, e mostravano dal volto e dalla capigliatura età differenti: il primo sembrava avere 15 anni, il secondo 30 e il terzo 60 anni (da notare ancora una volta il raddoppio esoterico dei numeri). L’antica chiesa dove la tradizione vuole che fosse stato battezzato San Barnaba, il primo vescovo della città, venne ampliata dal vescovo Eustorgio per ospitare la reliquia (dal 325 al 1164) che venne riposta in un’arca romana di marmo sormontato dalla stella e dalle tre corone, con l’epigrafe “Sepulcrum trium Magorum”. A questo punto nasce un’altra piccola leggenda intorno ai corpi dei Magi, si narra che i portatori del Sarcofago, giunti a Milano, non riuscirono a portare il pesante fardello oltre Porta Ticinese ed Eustorgio allora non ebbe alcun dubbio e autorizzò la sepoltura in quello stesso luogo. Le reliquie dei Magi furono poi trafugate e traslate a Colonia nel 1162 dal vincitore Federico Barbarossa, che sconfisse i milanesi. In seguito vari personaggi storici ne chiesero la restituzione, senza ottenerla. All’inizio del ventesimo secolo, nel Gennaio 1904, grazie all’amicizia personale tra il Cardinale Ferrari, Arcivescovo di Milano, e il Cardinale di Colonia, Fischer, parte di quelle spoglie tornano in San Eustorgio e vengono poste nuovamente in un urna di bronzo, accanto a quella vecchia con la scritta “Sepulcrum

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Trium Magorum”. Il “cristianesimo” ha una tale forza misterica che riuscirà ad assorbire le religioni e i culti di tradizione mistico - esoterica, i re Magi (né battezzati, né convertiti) vengono sepolti in chiesa, anche loro credevano in un Salvatore Universale – Sausyant, inviato dal Dio Mithra, che darà vita al buddismo e al Bodisattva Maitreya indiano dove è possibile riconoscere nel segno l’ origine del Graal. In Giappone ci sarà Miroku i culti mithraici ed iranici daranno vita ad infinite varianti di miti – religioni. Il salvatore divino entrerà anche nel mondo islamico. Si stavano formando i “popoli del libro sacro” l’Avesta entrava a far parte della Rivelazione insieme al Pentateuco ed al Corano e agli apocrifi degli Atti degli Apostoli. È possibile secondo alcuni studiosi che i Vangeli cosiddetti “canonici” furono composti, tra il 50 ed il 100 d.C., dalla casta sacerdotale più alta, dai potenti di turno della nuova religione, nell’intento si doveva porre

in luce un insieme di verità storiche e teologiche sulla figura di Gesù Cristo, nella mia personale visione (quella del mito – leggenda) fu tutto guastato da un infinità di “dogmi” e altrettanti concili stravaganti, che avevano come obiettivo di salvaguardare la cronaca della vita del Messia e i primi principi della dottrina cristiana, che furono successivamente sviluppati fino a far nascere una teologia cristiana. Tutta la teologia cristiana si sviluppa e si sostiene solo sull’analisi dei testi di Matteo e Luca. Le spoglie dei Magi oggi non esistono più nel duomo di Colonia, che venne distrutto durante un bombardamento della II guerra Mondiale. Brano tratto dal “Milione” di Marco Polo, a cura di Luigi Foscolo Benedetto, ed. Leo S. Olschki, Firenze 1928. Cap. XXXI : « In Persia è la città di Sava dalla quale partirono i Re Magi quando andarono ad adorare Gesù Cristo. In quella città esistono ancora le tre tombe e sono grandi e belle……Sono vicine l’una all’altra e ancora si vedono i tre re imbalsamati con i capelli e la barba. Si chiamavano Baldassarre, Gaspare e Melchiorre. A molti cittadini messer Marco domandò di quei Re Magi ma nessuno seppe rispondergli: dicevano che erano tre re sepolti lì da tanto tempo. Ma poi riuscì a sapere cose che vi dirò subito. A tre giorni di cammino da Sava, egli trovò un borgo chiamato Cala Ataperistan, che vuol dire castello degli adoratori del fuoco. Nome veritiero perché gli abitanti di questa terra adorano il fuoco. E spiegano così perché lo adorano. Raccontano quelli del luogo Settimanale Indipendente - Anno III numero 02


CULTURA che tanto tempo fa tre re della loro regione andarono a visitare un profeta nato da poco; e portarono con loro tre offerte, oro, incenso, mirra, per poter riconoscere se quel profeta era Dio, re o sapiente. Pensavano: se prende oro è un re, se prende incenso è un Dio, se prende mirra è un sapiente. Arrivati al luogo dove era il bambino nato da poco, il più giovane dei tre re andò a vederlo da solo: e lo trovò che somigliava a lui stesso e che

pareva avesse la sua età e la sua fisionomia. Uscì stupefatto. Dopo di lui entrò quello di media età e il bambino gli parve come era apparso all’altro, della sua età e della sua fisionomia. Anche lui uscì fuori stupefatto. Poi entrò il terzo, che era di età maggiore e gli accadde la stessa cosa che agli altri due. Uscì fuori tutto pensoso. Quando si ritrovarono insieme i tre re si raccontarono

quello che avevano visto e, dopo essersi molto stupiti, decisero di andarci tutti e tre insieme. Eccoli ora tutti insieme davanti al bambino e lo trovano nell’aspetto e dell’età che egli aveva essendo nato da tredici giorni. Lo adorarono e gli offrirono oro, incenso e mirra e il bambino prese tutte e tre le offerte; poi dette loro un bossolo chiuso. E i tre re partirono per ritornare ai loro paesi.» FINE

ARRIVA CARICABATTERIA UNICO PER CELLULARI di Brunella Guadagno

Disponibili gli standard tecnici necessari alla produzione per i gsm. Il caricabatteria unico per cellulari di diverso tipo non e’ piu’ solo un sogno: dagli inizi del prossimo anno, i consumatori europei potranno acquistare un carica batterie standard per quasi tutti i cellulari venduti nei 27 paesi membri dell’Europa. L’ufficio europeo per la standardizzazione Cen-Cenelec-Etsi ha infatti completato oggi il mandato ricevuto dalla Commissione Ue e resi disponibili gli standard tecnici armonizzati necessari alla produzione di un carica batterie universale per gsm. ‘’Sono molto contento che l’ufficio europeo di standardizzazione abbia realizzato la nostra richiesta di sviluppare in un breve periodo di tempo gli standard tecnici necessari per un unico caricabatteria’’, ha dichiarato il vice presidente della Commissione Ue, responsabile dell’industria, Antonio Tajani. ‘’Ora e’ tempo per l’industria di tenere fede agli impegni concordati e cominciare a vendere i telefoni per i nuovi caricabatteria. Il ricarica batteria unico rendera’ ai consumatori la vita piu’ facile, ridurra’ i rifiuti e creera’ business. E’ un reale vantaggio per tutti’’. I risultati annunciati oggi fanno seguito all’accordo con 13

Sabato 06 gennaio 2011

aziende produttrici di gsm, tra cui Apple, Motorola, Lg, Nec, Nokia, Samsung e Sony Ericsson firmato nel giugno del 2009, che le impegnava ad armonizzare i caricabatteria. Cen-Cenelec e Etsi hanno dato la risposta tecnica che ancora mancava e la Commissione Ue si attende che la prima generazione di cellulari compatibile con il nuovo caricabatteria unico sia immessa sul mercato europeo ‘’agli inizi del prossimo anno’’. Lo standard scelto per il carica-batterie unico e’ il mini-Usb, un connettore che gli utilizzatori di cellulariche trasmettono dati gia’ conoscono. Dalla stessa uscita, ovvero una porta Usb simile a quelle dei pc, si potra’ dunque anche ricaricare il cellulare. Anche con il beneficio dell’estetica degli apparecchi. Tra le motivazioni che hanno spinto Bruxelles ad agire, c’e’ anche la preoccupazione per l’accumulo di rifiuti inutili. L’incompatibilita’ dei caricatori per i cellulari non e’ infatti solo una grande scocciatura per gli utilizzatori ma anche un fattore che crea diverse migliaia di tonnellate di rifiuti non necessari. Grazie ad un solo carica-batterie per famiglia, i 450-500 milioni di cellulari in uso in Europa ridurranno il loro impatto sull’ambiente.

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ATTUALITA’

LA NUOVA FIAT PIACE AGLI INVESTITORI, MENO ALLA FIOM NUOVI ACCORDI SINDACALI E INVESTIMENTI PER MIRAFIORI E POMIGLIANO di Emanuele Tanzilli

Il 2011 comincia bene per il Lingotto, almeno sui listini azionari: lo scorporo dell’azienda in due grandi tronchi, Fiat SpA per il ramo delle autovetture e Fiat Industrial per quello di veicoli commerciali e macchine agricole, è stato accolto bene dai mercati e in questi primi giorni dell’anno di contrattazioni i risultati parlano abbastanza chiaro: il valore delle due “nuove” entità industriali, sommato, è già sensibilmente maggiore rispetto a quello con cui Fiat aveva chiuso il 2010 da società unica quotata in Borsa. Segno che c’è ancora fiducia nei progetti di Marchionne e che gli operatori disposti a scommettere sul futuro della società torinese sono tanti. Nello specifico, il piano di investimenti da 20 miliardi varato dall’amministratore delegato fa pensare ad una seria intenzione di rilancio aziendale a livello locale e globale (grazie alla sinergia con Chrysler) e, soprattutto, al salvataggio dei due stabilimenti di Mirafiori e Pomigliano, per cui il piano destina rispettivamente 600 e 700 milioni di euro. Tuttavia, nonostante il clima di moderato ottimismo, permangono una serie di nodi gordiani da sciogliere al più presto, per la credibilità stessa di quella che è indiscutibilmente la più grande realtà industriale italiana da più di un secolo a questa parte. Detto dei 20 miliardi, di cui si conoscono solo in minima parte reperibilità ed eventuale allocazione, i nuovi contratti stipulati per i lavoratori tramite il raggiungimento di un’intesa con le principali sigle sindacali lasciano più di un punto interrogativo sulle modalità d’attuazione, fornendo parecchi spunti alla cronaca dell’ultimo periodo. Fa decisamente notizia, in effetti, il “forfait” della più influente associazione sindacale nel nuovo accordo sui Contratti Collettivi per i Metalmeccanici. La Fiom ha rigettato le proposte, in controtendenza con Fim, Uilm e Ugl, richiedendo, tramite il segretario generale Maurizio Landini, un incontro d’urgenza con il gruppo dirigente e la segretaria generale di Cgil, Susanna Camusso, per discutere della

vicenda, proclamando inoltre, per il 28 gennaio prossimo, uno sciopero generale di 8 ore. Quali sono i motivi che hanno condotto a questa storica rottura, rischiando di influenzare il futuro delle contrattazioni sindacali in Italia? Analizziamo la realtà che ci interessa più da vicino, quella dell’ormai noto stabilimento di Pomigliano e dei suoi oltre quattromila dipendenti. Il nuovo accordo prevede, oltre al mantenimento dell’attuale forzalavoro, anche ulteriori assunzioni tramite la neonata Newco Fabbrica Italia Pomigliano, destinate alla produzione della nuova Panda. Ma, a fronte di un aumento mensile di 30 euro circa, sono previsti un’intensificazione dei turni di lavoro, una riduzione dei tempi di pausa, la sospensione dei trattamenti economici in caso di assenteismo anomalo e l’esclusione delle sigle sindacali non partecipanti all’accordo. Condizioni definite “vergognose” da Landini, a tal punto da indurre la Fiom ad abbandonare il tavolo delle trattative. La questione è ben lungi dal trovare una risoluzione e c’è da scommettere che ne sentiremo parlare ancora abbastanza a lungo da perdere la bussola tra proclami, accuse, rivendicazioni, giochi di potere e politici. Peccato che sul destino di migliaia e migliaia di famiglie ci sia ben poco da giocare e molto buonsenso da adottare. Se salvare la Fiat significa sperperare denaro pubblico come accaduto per Alitalia, ci permettiamo di esprimere qualche perplessità; altrettanto, se una realtà industriale che, con i suoi marchi (Ferrari e Alfa Romeo su tutti), ha da sempre rappresentato l’eccellenza italiana nel mondo, dovesse essere gettata in pasto alla delocalizzazione e diventare un pasto appetitoso per le belve della giungla globalizzata; ci auguriamo insomma che le misure necessarie al mantenimento della competitività non prescindano dal rispetto della storia, della tradizione, dell’impegno dei nostri operai che hanno contribuito a rendere grande il nome Fiat molto più delle amministrazioni e dei loro stipendi a sei zero.

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Settimanale Indipendente - Anno III numero 02


SCUOLA

SCUOLA MEDIA CORTESE IL DESIDERIO DI UNA SCUOLA PIÙ SICURA di Luisa Marro

È una serena mattinata di dicembre quando mi reco alla sms “Nino Cortese” per incontrare il nuovo preside della scuola intento nel suo lavoro quotidiano. e’ una persona molto distinta, elegante nei modi, avulso da certe dinamiche territoriali ma forte e determinato nell’affrontare le problematiche scolastiche che non attengono strettamente solo quelle di tipo didattico-educativo. La conversazione con il dirigente dott. Giovanni Liccardo, ha avuto come tematica principale il rapporto della scuola sul territorio, e cioè come dal 1974, ovvero con l’introduzione dei decreti delegati, sia cambiato l’approccio dei genitori nei confronti della istituzione scolastica. le tematiche affrontate traggono spunto dalla lettera di denuncia delle fatiscenti condizioni dei due plessi della scuola media “Nino Cortese” scritta dai genitori degli alunni in data 7 dicembre Dewey, pedagogista e filosofo americano, nel 1916 scriveva: “la scuola stessa diventa una forma di vita sociale, una comunita’ in miniatura, una comunita’ che ha un’interazione continua con altre occasioni di esperienza associata al di fuori delle mura della scuola”. Evidentemente molto prima dei nostri d.D. Del 1974 il pedagogista aveva colto il valore della partecipazione alla vita scolastica. Che interpretazione ne da’ lei da persona di scuola? I genitori devono essere assolutamente coinvolti in questo processo di partecipazione, essi sono una parte importante nell’educazione e nella scuola, il dirigente non è dittatore assoluto che decide per conto suo. Il genitore deve entrare sempre più nella scuola, fino al limite delle proprie competenze. La scuola è una parte della realtà, non è un’isola felice a sé stante; nella scuola non si può utilizzare un linguaggio diverso da quello usato in strada proprio fuori la scuola. Qui alla “Nino Cortese” i genitori stanno acquisendo sempre più consapevolezza che possono partecipare molto attivamente alla vita scolastica, che le loro voci vengono ascoltate; per questo hanno insieme deciso di scrivere la lettera in questione. Preside, lei si ritrova per il primo anno al timone della scuola media “nino cortese. Sabato 06 gennaio 2011

Quali sono state le sue prime impressioni? Per quanto mi riguarda, da quando ho preso possesso di questa scuola, il 1° settembre, ho immediatamente toccato con mano le gravi carenze strutturali e soprattutto la scarsissima attenzione da parte dall’amministrazione, tranne poche lodevoli eccezioni, perché di azioni concrete non se ne sono fatte. Abbiamo più volte sollecitato degli incontri con gli amministratori locali. In particolare, nella nuova succursale di Via Puccini, consegnata non più di quattro anni fa, ci sono due aule con quattro centimetri di acqua che sono state sigillate. Al momento nella sede succursale ci sono 20 aule di cui due inagibili, e si stanno utilizzando i laboratori per far fronte all’emergenza. Le sue sollecitazioni hanno ricevuto risposta da parte dell’amministrazione comunale? Ho avuto rassicurazioni che si stanno impegnando, che stanno preoccupandosi di questa struttura ma ad oggi di azioni concrete non se ne sono fatte. Secondo me, la questione nasce anche dalla mancata o insufficiente verifica dei requisiti specifici della costruzione all’atto della sua consegna. Forse chi doveva verificare che la Scuola era stata costruita secondo gli standard richiesti non lo ha fatto convenientemente. I certificati di agibilita’ sono la croce della scuola casoriana. Ma nel consiglio comunale del 16 novembre u.S dedicato alle problematiche scolastiche, l’amministrazione ha affermato di aver finalmente risolto il problema, affermazione peraltro ribadita nel libello distribuito a Natale. I certificati di agibilità non sono ancora arrivati. Tra l’altro, ho rifiutato la mediazione che è stata chiesta al Prof. Palladino che mi risulta si firmi ancora come Presidente del Distretto Scolastico da 25 anni, un organo che in tutt’Italia, per decreto del Presidente della Repubblica, è stato soppresso più di dieci anni fa. Nulla da eccepire sulla persona, ma sulla questione sicurezza io non posso riconoscere un’istituzione che non esiste. Il Prof. Palladino è stato incaricato a metà settembre scorso di mediare relativamente al tema della sicurezza e di raccogliere documentazioni varie, ma a lui direttamente io non ho mandato nulla; anche

perché non mi risulta che il Sindaco abbia mai delegato per iscritto chicchessia a raccogliere questo dossier, né ha mai trasmesso a noi dirigenti una specifica richiesta in merito. Cosa lamenta il genitore della “Nino Cortese”? Mancano sedie e banchi, le pareti sono sporche e con muffa, ci sono infiltrazioni di acqua nella sede centrale e in succursale, le aule sono piccole con vetri rotti, l’impianto elettrico è mal funzionante e pericoloso, non c’è manutenzione ordinaria, non c’è nessuna vigilanza all’entrata e all’uscita degli alunni per prevenire i molti atti di bullismo che si verificano, nessun interevento di prevenzione della sosta selvaggia di auto e motocicli nei pressi degli accessi alla scuola, nessun controllo. Qual e’ il sogno del genitore della “Nino Cortese”? Avere una scuola moderna, bene attrezzata, adeguata a quelli che sono gli standard previsti per una società evoluta, una scuola dove il ragazzino viene e trova una sede vera. Una scuola dove si sta bene e si trascorre serenamente il tempo-scuola. Una scuola pubblica, perché tale è la nostra scuola per cui paghiamo le tasse e per cui dobbiamo pretendere dei servizi. Tutto sommato il genitore chiede delle piccole cose, delle cose banalissime che aiutano a vivere in maniera civile. Durante la conversazione con il Preside Liccardo ho rivisitato nella mia mente le altre scuole casoriane. Ho scritto tanti articoli e mi convinco ogni volta che c’è un legame che unisce tutte le scuole del territorio: è il legame della delusione e della rabbia, per i soliti banchi che mancano, per le solite infiltrazioni di acqua,per i soliti cancelli arrugginiti e tetri che ci accompagnano dentro le scuole, per i soliti vetri rotti, per i soliti certificati che mancano, per la solita muffa, per le solite proteste inascoltate dei dirigenti e dei genitori, per le solite promesse mai mantenute, per il solito disinteresse che c’è nei confronti della scuola intesa come edificio e come sede i cultura. Ed io che sono una docente comprendo la delusione, ed io che sono consigliere comunale provo tanta rabbia.

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RUBRICA

Un numero molto particolare di Carlo Di Mauro

Supponiamo che vi chieda di guardare con attenzione una moneta da 1 euro emessa in Italia; su una faccia troviamo l’Europa e il numero 1; sull’altra “l’uomo di Vitruvio”, famosa opera di Leonardo da Vinci. Vi chiedo poi di dividere un’asse di legno lunga 1 metro in due parti (“a” e “b” con “a” più grande di “b”) in modo tale che il rapporto tra le due parti (“b”/”a”) sia uguale al rapporto tra la parte maggiore e l’intero metro (“a”/1 metro). Esiste una relazione tra le due richieste? Ovviamente “si” e la risposta la troviamo nel best-seller di Dan Brown “Il codice da Vinci”: <<… e di scrivere alla lavagna il suo numero preferito: 1,618…..”Chi mi sa dire che numero è?” ….”Il numero phi “. Lo pronunciava “fi”…..”Questo numero phi” aveva continuato Langdon, “uno virgola seicentodiciotto, è un numero molto importante per l’arte…. in genere phi è considerato il più bel numero dell’universo.”…., l’uomo vitruviano… .”Leonardo da Vinci….fu il primo a mostrare che il corpo umano è letteralmente costituito di elementi che stanno tra di loro in rapporto di phi…”la prossima volta che fate la doccia, portatevi un metro” ….”Misurate la vostra altezza poi dividetela per la distanza da terra del vostro ombelico. Indovinate che numero si ottiene….un altro esempio? Misurate la distanza dalla spalla alla punta delle dita e dividetela per la distanza dal gomito alla punta delle dita. Di nuovo phi. Altro esempio? Dal fianco al pavimento diviso per la distanza dal ginocchio al pavimento. di nuovo phi...Amici miei ciascuno di voi è il tributo ambulante alla proporzione divina.”>> La parte “a” dell’asse di legno viene chiamata “sezione aurea” (sa) e vale 0,618 (per la precisione: radice quadrata di 5, meno 1, il tutto diviso 2); il numero phi è l’inverso di sa (phi=1/sa e vale come visto 1,618). L’uomo di Vitruvio è stato disegnato da Leonardo tenendo conto della sezione aurea (come detto nel libro). E Leonardo contemplò la sezione aurea anche nella Gioconda e nell’Ultima Cena. Botticelli non fu da meno: la sua famosa “Venere” è stata dipinta tenendo

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presente il valore della sezione aurea. E sempre la sezione aurea entra nella famosa serie dei numeri di Fibonacci, in cui un termine è la somma dei due precedenti (0,1,1,2,3,5,8,ecc.); sembra proprio che la natura abbia un debole per Fibonacci: molte conchiglie (per esempio Nautilus) hanno forma a spirale fatta secondo i suoi numeri; la crescita di piante e fiori segue la sua sequenza; per esempio quasi tutti i fiori hanno 3 o 5 o 8 o 13 o 21 o 34 o 55 o 89 petali: i gigli ne hanno 3, i ranuncoli 5, la calendula 13, le margherite 34,55 o 89. I pistilli sulle corolle dei fiori sono messi spesso secondo uno schema a spirali il cui numero corrisponde ai numeri di Fibonacci. Le foglie sono disposte sui rami in modo da non coprirsi e permettere a ciascuna di ricevere la luce del sole. Se prendiamo come punto di partenza la prima foglia e contiamo quante ce ne sono fino alla prossima perfettamente allineata, spesso viene un numero di Fibonacci; e anche il numero di giri (orario o antiorario) necessari per passare tra le due foglie è un numero di Fibonacci. L’albero genealogico di un fuco (maschio dell’ape) presenta la sequenza dei numeri di

Fibonacci. Se si disegna un rettangolo con i lati in rapporto aureo, lo si può dividere in quadrato ed in un rettangolo simile a quello grande perché i suoi lati saranno ancora in rapporto aureo. A questo punto il rettangolo minore può essere suddiviso in un quadrato e in un altro rettangolo che pure ha i lati in rapporto aureo continuando così all’infinito. I numeri di Fibonacci sono utilizzati poi in economia per lo studio dell’andamento dei titoli in borsa, nei processori Intel che utilizziamo nei nostri PC e tanto altro; addirittura in Rete esistono molti siti dedicatati a Fibonacci e a phi. A proposito: il legame tra i numeri di Fibonacci e phi si ottiene facendo la divisione tra un numero di Fibonacci e il precedente; più sono grandi i numeri utilizzati più la divisione si avvicina a 1,618…! Una domanda, alla quale forse non daremo mai risposta, sorge spontanea: perché la natura sceglie il rapporto aureo? Il numero 0,618 sembra dare allo spettatore una sensazione di geometrica armonia. Viene da chiedersi: seguiamo modelli culturali o c’è qualcosa di più profondo nell’inconscio che ci porta a preferire certi rapporti? Si può osservare che 0,618 lo ritroviamo anche in civiltà lontane, certamente non condizionate dai modelli culturali occidentali, come per esempio nella piramide di Teotiuacan in Messico. Quesiti: 1) Gino ha un mazzo di 52 carte (13 per ogni seme); quante carte deve prendere per essere sicuro di averne 7 dello seme? 2) abbiamo una bilancia a 2 piatti; un piatto contiene 6 arance uguali tra loro, l’altro 2 meloni uguali tra loro; la bilancia pende dalla parte dei meloni; mettendo sul piatto delle arance un melone uguale ai due precedenti la bilancia risulta in equilibrio. A quante arance equivale un melone? Risposte: 1) nella peggiore delle ipotesi, con 24 carte Gino ha 6 carte di ogni seme. Con 25 carte si ha la certezza di avere 7 carte di un seme. 2) All’equilibrio 6 arance+1 melone equivalgono a due meloni; quindi un melone vale 6 arance Settimanale Indipendente - Anno III numero 02


ATTUALITA’

TRA SCIENZA E TECNOLOGIA, TUTTE LE NOVITA’ DEL 2011 WI-FI LIBERO, SACCHETTI IN ECO-PLASTICA E CARICABATTERIE UNIVERSALI di Emanuele Tanzilli Un anno ricco di cambiamenti si è appena dischiuso, diverse novità ci attendono infatti in questo 2011, tra vecchie abitudini e nuovi stili di vita, dove la tradizione e l’innovazione viaggiano di pari passo per quanto possibile e a volte lasciano spazio a vere e proprie rivoluzioni. Cominciamo dalle normative volte a tutelare l’ambiente e ridurre l’inquinamento: dal 1 gennaio di quest’anno, è fatto obbligo per i commercianti di utilizzare esclusivamente sacchetti in materiale biodegradabile, al posto di quelli vecchi in plastica. Mentre in tutti i più grandi centri commerciali le “sportine” sono già apparse da diversi mesi, diversa è invece la situazione negli esercizi di vicinato, dove in alcuni casi si continua addirittura ad addebitare il costo delle buste in plastica (lo smaltimento delle scorte, invece, dovrebbe avvenire in maniera gratuita). E c’è già chi si lamenta: i nuovi sacchetti biodegradabili vengono da più parti definiti “più costosi e meno resistenti” di quelli tradizionali. Un problema che, in alcune città, è stato affrontato e risolto distribuendo borse in tela o cotone, che garantiscono un riutilizzo pressoché infinito e assolutamente non inquinante. News anche sul fronte cellulari: l’ufficio europeo per la standardizzazione Cen-Cenelec-Etsi ha finalmente definito gli standard tecnici per sviluppare un modello unico di caricabatteria compatibile con tutte le principali marche, con cui era già stato raggiunto un pre-accordo nel giugno 2009; tra queste, Apple, Nokia, LG, Motorola, Samsung e Sony Ericsson. Il formato scelto è il già noto mini-usb, e si presume che fin dai primi mesi dell’anno sarà possibile disporre del caricabatteria universale e di telefoni cellulari e smartphone con esso compatibili. Una mossa che ridurrà l’impatto ambientale dei circa 500 milioni di apparecchi già presenti

in Europa, stimato in migliaia di tonnellate di rifiuti in meno, oltre a creare nuove forme di business e facilitare l’utilizzo ai consumatori. Verrebbe da dire, strano che nessuno ci abbia mai pensato prima… Parecchie le novità anche dal mondo di internet, che riguardano alcuni dei siti più famosi e visitati in assoluto. Da Wikipedia, che grazie all’appello del fondatore Jimmy Wales ha raggiunto la quota di 16 milioni di dollari di donazioni, che le permetteranno di rimanere libera dagli annunci pubblicitari almeno per un altro anno ancora (parliamo dell’unico sito, tra i dieci principali del world wide web, a non essere ancora schiavo dell’advertisement), a Youtube, che una recente delibera dell’Agcom ha di fatto equiparato ad una normale emittente televisiva, assoggettandolo dunque a tutti gli obblighi in materia di responsabilità editoriale, palinsesti, rettifiche, fasce protette, e via dicendo, per finire con Facebook, su cui ha messo gli occhi addirittura Goldman Sachs, una delle più importanti banche d’affari al mondo, pronta ad investire quasi 500 milioni nel social network e determinando in tal modo un valore complessivo della compagnia di 50 miliardi di dollari. Nel 2011, inoltre, con l’abolizione del decreto Pisanu, risalente a quasi dieci anni fa, si dà finalmente il via alla liberalizzazione delle reti wi-fi pubbliche. Nella sostanza, sebbene sarà ancora necessaria una licenza per l’apertura di internet points, diventerà invece possibile usufruire dei cosiddetti hot spots, le aree di accesso pubblico ad internet in modalità wireless, in maniera libera e gratuita. Un importante passo avanti per l’abbattimento dei costi tuttora molto elevati del settore e chissà, un’opportunità per qualche istituzione di fare qualcosa di davvero innovativo per la propria città.

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Settimanale Indipendente - Anno III numero 02


SOCIETA’

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO Le tante tragedie che hanno colpito i lavoratori, dalla Thyssen Group, al dramma di Capua, alla ristrutturazione dell’edificio a Marigliano, hanno sconvolto le coscienze di tutti. C’e un filo inquietante che lega queste storie. Un filo che ci parla di svuotamento del valore del lavoro. Di condizioni inaccettabili del modo di lavorare sui cantieri e nelle fabbriche. Il 40% degli edili muore per caduta dall’alto, esattamente come 50 e 100 anni fa. Fatti funesti che hanno ispirato Raffaele Viviani col suo “Fravecature” e Mauro Bolognini col suo “Metello”, capolavori di tanti e tanti anni fa, appunto. Dietro ogni morte sul lavoro c’è un dramma familiare, spesso dimentico in fretta, di dolore immenso e specie nel Sud si spalancano le porte della povertà. La sicurezza non può e non deve essere terreno di scontro ideologico o di competizione politica. La sicurezza è un diritto e un dovere da pretendere e da imporre, un valore da difendere e da diffondere ovunque. Ogni incidente può essere preventivato ed evitato da una corretta organizzazione del lavoro e dei sistemi di protezione e nulla c’entrano fatalità e accidenti. Stress e pesantezza delle condizioni di lavoro, imposte anche da un’emergenza salariale ormai ineludibile, ritmi produttivi, precarietà e incertezza del diritto, inadeguatezza dei sistemi di controllo repressivo e preventivo, mancato rispetto delle prescrizioni legislative e contrattuali, massimo ribasso, sono tra le principali concause di questa vera e propria strage, cui porre rimedio. Una precarietà aggravata da una progressiva destrutturazione del settore edile, caratterizzato da “esternalizzazioni”

con l’abuso del subappalto, della fornitura e dei noli, da abusivismo, e permeabilità al malaffare e alla criminalità camorristica. A ciò si aggiunge una incomprensibile volontà di depotenziare e vanificare, le poche conquiste raggiunte dalle lotte sindacali come il Testo Unico, T.U., recepito dall’allora Ministro Damiano, da parte dell’attuale Governo che ritiene la legge 626 un lusso che non ci possiamo permettere. Una Legge, l’ex DL 81, che si poneva il problema di rafforzare in maniera sensibile, gli aspetti partecipativi delle norme ex legge 626/94 nelle figure dei RLS di azienda, di sito, di filiera e di distretto, da cui nasce il “boicottaggio” della Confindustria e dei costruttori. Ma il T.U. chiama anche il Sindacato ad un ruolo più impegnativo nel non lasciare soli nel complicato mondo del lavoro di oggi, gli RLS (Rappresentanti dei Lavoratori alla Sicurezza) delegando a loro e solo a loro il peso della questione. C’è un problema vero di applicabilità delle norme, di prevenzione, ma anche di repressione e di certezza della pena. Ma c’è anche un problema che riguarda la contrattazione legata alle condizioni di lavoro sui cantieri e questo attiene le imprese al loro modo di organizzare il lavoro, il cantiere. Certo questo rimanda al ruolo che devono svolgere le Pubbliche Istituzioni in qualità di Stazioni Appaltanti che devono intendere il modo di realizzare le opere come parte della realizzazione stessa. A Napoli e in tutta le regione rinnoveremo la contrattazione integrativa e sarà un’occasione da non perdere. Per parlare di carenza della malattia da superare, di salario, ma anche e soprattutto di diritti e di sicurezza, di formazione, di come rafforzare le Scuole Edili e i CPT, di come contrastare il dilagare del lavoro nero e del falso part-time sui cantieri che è un’offesa alla dignità del settore e alle aziende sane,

introducendo il DURC (Documento Unico per la Regolarità Contributiva) per congruità e cioè legato alla effettiva presenza della manodopera sui cantieri, di Afragola e della Campania, per evitare furbizie e evasioni striscianti all’INPS e alle Casse Edili. Un buon contratto aiuta lo sforzo per dare qualità, regolarità, sicurezza e dignità al settore. Altro che abolirli come qualcuno vorrebbe! Sino a quando la sicurezza nei luoghi di lavoro, è ritenuta un costo da abbattere e non come l’occasione per dare qualità al processo produttivo, e il profitto un parametro privilegiato cui riferirsi, la strage non si arresta e i lavoratori continueranno a morire sul posto di lavoro. Non si può diventare imprenditore giusto il tempo di parcheggiare l’auto nei pressi della Camera di Commercio e avere il timbro e magari la certificazione SOA. C’’è un problema di formazione anche per le imprese e il Sindacato ha avanzato qualche proposta in merito come la patente a punti per le aziende che va adottata. Parimenti, da parte delle Istituzioni, la sicurezza va assunta come parametro prioritario per la realizzazione dei lavori e per la selezione delle imprese, superando l’esclusività del massimo ribasso nell’affidamento dei lavori, adottando giusti ed equi prezzari e tariffe, privilegiare la qualità e la regolarità delle imprese, pretendere efficacia dai soggetti deputati ai controlli come i direttori dei lavori e i coordinatori alla sicurezza, figure obbligatorie per tutti cantieri grandi, piccoli e medi. Ed è su questi assi che può essere utile incardinare il confronto tra forze sociali, sindacato e imprenditoria, e istituzioni per affermare il settore delle costruzioni come motore di sviluppo di qualità e in sicurezza nell’area metropolitana di Napoli. Gianni Sannino Segretario Fillea Cgil Campania

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Settimanale Indipendente - Anno III numero 02


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