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Settimanale Indipendente - Anno II numero 11 - sabato 11 dicembre 2010

ANCORA ABBANDONO PER LE AREE VERDI

I MALI DI CASORIA: IL TRAFFICO E LE BUGIE DEL SINDACO

oggi si beve Sabato 11 dicembre 2010

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EDITORIALE

LA CLASSIFICA DELL’INCAPACITA’ di Paolo Borzillo

Napoli è l’ultima città capoluogo di provincia d’Italia nella classifica annuale della “Qualità della vita” pubblicata dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore. E come potrebbe essere altrimenti, negli ultimi dodici mesi la nostra città ha vissuto la stagione più triste di quella che per comodità viene definita emergenza rifiuti ma che piuttosto si dovrebbe definire endemica incapacità di provvedere al regolare smaltimento e recupero dell’immondizia. Sono infatti quindici anni che la nostra terra deve fare i conti con questo problema; in pratica l’attuale generazione adolescenziale cresciuta nella monnezza che ad intermittenza ha fatto capolino sulle loro strade, sotto i loro balconi e davanti alle loro scuole. Terribile. Si, d’accordo, tutte le grandi capitali europee prima o dopo hanno dovuto fare i conti con questo problema ma caspita l’hanno risolto. A Napoli ed in Campania no: si è preferito far gestire il ciclo da politici incapaci, nel migliore dei casi, o collusi con la camorra, una certezza di cui hanno finalmente le prove anche le Procure di tutta la regione; affidarsi a funzionari infedeli che invece d’esser cacciati a calci sono stati addirittura premiati e che oggi ricoprono tutti grandi incarichi ministeriali o godono di laute pensioni pagate dai contribuenti che egli stessi hanno avvelenato. Si perché, non fatevi prendere in giro, la monnezza avvelena e quando non ammazza, ammorba, infastidisce, fa vivere male; come dimostra la classifica del Sole 24 Ore. Ecco quindi l’accezione negativa di città della monnezza che Napoli si è “guadagnata” in tutto il mondo. Personalmente non ho mai paragonato la nostra città alle metropoli europee. Napoli è una città mondo, un microcosmo unico che al pari degli agglomerati urbani del nord Africa e del sud America racchiude elementi positivi e negativi. Ma ormai nell’immaginario collettivo, non possiamo negarlo, così come

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Rio de Janeiro è la città del Carnevale, l’Avana quella dei sigari, Casablanca della Casbah, Napoli e quella della monnezza. Al pari di Medellin, città dei narcotrafficanti o Città del Messico dell’inquinamento. Alla sonora bocciatura che viene dalla classifica della qualità della vita hanno contribuito anche i problemi di cui Napoli soffre da sempre. Primo fra tutti il lavoro: a Napoli l’occupazione giovanile è al 34 %, contro una media nazionale del 68 %; i fallimenti registrati del solo 2009 sono il doppio della media nazionale. Bocciata anche nell’occupazione femminile dove si registra il valore più basso d’Italia. Preoccupante anche l’inflazione attestata al 2 %. C’è poi l’indice sicurezza e che ve lo dico a fare. Ultimissimi, con il più alto indice di furti e rapine d’Italia. Situazione difficile anche nel tempo libero e nella popolazione, con oltre 2.600 abitanti per Kmq e una presenza di

immigrati regolari intorno al 2% della popolazione, contro il 7% a livello nazionale. Insomma una situazione disastrosa mitigata solo dal miglior rapporto tra anziani e popolazione attiva il 21 %, mentre la media è di uno a tre. L’ “attività” degli anziani si spiega con la necessità che hanno molti di aiutare figli e nipoti, disoccupati, con le loro pensioni. L’analisi, impietosa, che il Sole 24 Ore fa per Napoli vale, purtroppo, anche per Casoria e per tutto l’interland. Come le pagine del nostro giornale di oggi dimostrano, neppure Casoria è estranea al traffico, alla cattiva manutenzione dei beni pubblici ed all’incapacità gestionale della politica e della pubblica amministrazione. Ma allora che fare? Fin troppo facile, cambiare; l’intera classe politica ma anche quella dei dirigenti e funzionari pubblici che hanno dimostrato incapacità. Chi vota, prima di votare dovrebbe informarsi sul curriculum personale, politico e professionale dei candidati. Ma a Napoli, dove in Primavera si voterà per le amministrative, serve di più, serve un’alleanza tra i trentenni, serve una generazione pulita di quelli che con la passata politica, di ogni schieramento, non ha avuto niente a che fare. Da questi uomini dovremo pretendere che si cambi anche l’intera generazione di funzionari, di quelli che in questi anni hanno fallito sul campo portando Napoli dov’è, in fondo alla classifica per la qualità della vita. A Casoria invece la situazione è diversa; Stefano Ferrara, tra consociativismi e passaggi di casacca, sembra saldo al timone della città e vista l’enorme quantità di personale politico senza midollo spinale che compone la sua maggioranza chissà per quanto tempo ancora dovremo tenercelo. Settimanale Indipendente - Anno II numero 11


Sabato 11 dicembre 2010

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LA VIABILITA’ A CASORIA, LEGGENDA METROPOLITANA IL TRAFFICO E’ UN CERBERO, I PULLMAN UNA CHIMERA, I PARCHEGGI UN IRCOCERV di Emanuele Tanzilli

La problematica non è certamente recente, anzi, per taluni aspetti si configura come un’atavica compagna del popolo casoriano, un’ancestrale cromosoma nel DNA della nostra città, non modificabile geneticamente. Eppure, di tanto in tanto, rammentarlo senza retorica non nuoce: oggi come oggi, muoversi e spostarsi, in quel di Casoria, è un’impresa tutt’altro che semplice, e non soltanto per i sacchetti di spazzatura che ingombrano marciapiedi e sedi stradali. Non siamo alla paralisi, ma il timore è che trascurare troppo l’argomento e accettare passivamente lo stato di cose possa condurre proprio a quello. Indubbiamente, quando si parla di una città di novantamila abitanti e 12 km quadrati di estensione, dunque con una densità di popolazione non molto differente da quella di Napoli, sfregiata dalla cementificazione selvaggia e incontrollata come da cicatrici indelebili sul territorio, ci si confronta spesso e volentieri con simili questioni, simili interrogativi, e con i disagi che ciò comporta ai residenti. Eppure, chi non desidererebbe uscire di casa senza una spada di Damocle sulla propria testa, senza avere la certezza matematica di andare incontro a ritardi, stress, malfunzionamenti e conseguenti imprecazioni? Quasi utopistico, ma ormai un’abitudine quotidiana. Appare evidente che, nonostante le difficoltà strutturali e le responsabilità esterne, qualcosa possa e debba essere cambiato: perché, a meno di essere Indiana Jones o di possedere un elicottero personale, i problemi ci sono. Strade anguste, strette, stritolate

dagli edifici e dal parcheggio selvaggio. Basta recarsi in via Cavour per rendersene conto: i clienti dell’ufficio postale, non trovando spazio alcuno, lasciano le loro autovetture ovunque capiti, creando grave intralcio alla circolazione e in certi casi imprigionando letteralmente i pedoni; soltanto poco più in là, in piazza Cirillo, il parcheggio in doppia fila è diventato una consuetudine talmente radicata che sporadicamente qualche avventuroso si propone in artistiche soste in terza fila, con tutto ciò che ne deriva; e gli esempi potrebbero continuare a lungo. Ancora, fiumi d’inchiostro sono già stati versati sulle condizioni del manto stradale, che in alcune zone, anche a seguito delle abbondanti pioggie di queste settimane, è costellato da buche e crateri, così che il malcapitato automobilista possa immedesimarsi in Neil Armstrong al momento del suo sbarco sulla Luna. Un minimo di controllo e manutenzione in più non guasterebbe. Altro tasto dolente è quello che suona (anzi, stona) affrontando il tema “trasporti pubblici”. In questo senso, va fatto notare come Casoria non disponga di un proprio servizio di pubblico trasporto, nonostante l’ampiezza del

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territorio, l’elevata popolazione, le difficoltà di collegamento tra centro e periferia. In un tempo che pare ormai remoto, alcune linee di pullman fornivano tale servizio, associando ogni tratta ad un colore (linea blu, linea gialla, ecc.), ma un oblio quasi mitologico ha attanagliato questa utilità sociale, finendo in un dimenticatoio giustificato forse dalla mancanza di risorse, forse dal disinteresse. Così, i pendolari sono obbligati a sfidare la sorte affidandosi alle linee della CTP, andando incontro anche qui a situazioni al limite del paradossale. La soppressione dello stazionamento in piazza Dante, e la suddivisione del transito in due differenti fermate, poste una alla fine di via Europa e una nella piazza stessa, subito dopo via Boccaccio, ha ulteriormente aumentato la confusione tra i viaggiatori, costretti a volte in assurde corse da una fermata all’altra per rincorrere il primo pullman di passaggio. Per finire citando la stazione ferroviaria, arbitrariamente assegnata da Ferrovie dello Stato anche alla città di Afragola, che in realtà è ben lontana e mal collegata, appunto, dai pullman di cui prima. Treni che si snodano tra Formia, Caserta ed Aversa, che arrivano radi, in ritardo e perlopiù sovraffollati, che impiegano non meno di dieci minuti per coprire la tratta tra Casoria e Napoli e spesso molto di più. Uno scenario non certo apocalittico, ma pur sempre mortificante per una città come la nostra, che potrebbe e dovrebbe assurgere al ruolo di esempio per le province minori e che invece è vista come un tantalico supplizio da chi la attraversa, ma soprattutto da chi ci vive.

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ATTUALITA’

L’AREA VERDE DI PIAZZA DALLA CHIESA

DOPO UN ANNO È ANCORA DEGRADO di Brunella Guadagno

Poco meno di un anno fa il nostro giornale si occupò dell’area verde dedicata al generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, al confine con Afragola. A distanza di tempo continuando ad arrivarci nuove segnalazioni di degrado siamo andati a verificare

lo stato dei luoghi. Ebbene la sorpresa è stata grandissima perché la villetta si trova nello stesso stato di abbandono di un anno fa. La visita si svolge durante uno dei numerosi temporali che hanno flagellato la nostra città alcuni giorni fa e

l’area plumbea rende il luogo ancora più tetro e riluttante. Come un anno fa i vialetti sono pieni di caracce i rifiuti, siamo in piena emergenza rifiuti e quindi non desta oramai più impressione il cumulo di immondizia che avvolge la campana della raccolta del vetro che dista pochi metri. Ancora persistono i marmi semidistrutti che ricoprivano i muretti perimetrali dei vialetti. Dovevano servire da seduta ed invece sono stati distrutti, divelti lasciando i muretti alle intemperie, tanto che in alcuni punti le pietre ed il cemento che li compongono inizia a sgretolarsi. Rotta ed estremamente pericolosa per un bambino la scala di accesso all’area dal parcheggio delle auto. Lì, come un anno fa, ancora marmi divelti o spaccati. Il temporale

prosegue, anche se di pomeriggio c’è poca luce ad allora vengono in mente i lampioni, magari quelli li avranno sistemati; macchè, rotti, spenti, come un anno fa. Insomma la situazione è cristallizzata allo stesso degrado che Laltrolato

denunciò persino lo stesso paio di scarpe femminili è presente nei giardinetti; anzi no, almeno le scarpe hanno cambiato colore. Segno che l’amministrazione è ferma ed incapace ad intervenire per tutelare gli spazi di tutti i cittadini.

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BIOMASSE LE BUGIE DEL SINDACO NON RISPARMIANO NEPPURE I BAMBINI di Giovanni Battinelli

La scorsa settimana abbiamo sbugiardato il sindaco che non si è presentato alla riunione convocata dalla Direzione competente della Regione Campania proprio in risposta ad una sua iniziale richiesta finalizzata a bloccare la costruzione della Centrale di biomassa ad Arpino. Un gioco delle “tre carte”, una staffilata di bugie che alcuni giorni prima non ha risparmiato neppure i piccoli alunni della scuola media “Giacomo Puccini”, adiacente alla costruendo centrale, visitati da Ferrara ed ancora una volta presi in giro sulle reali possibilità che i lavori vengano bloccati seguendo la lunga strada delle comunicazioni epistolari. Dal resoconto che segue traspare l’entusiasmo dei bambini verso un rappresentante delle istituzioni che prima di dire certe cose a chi è senza malizia dovrebbe avere la coscienza di esser sicuro siano la verità.

Il sindaco di Casoria, Stefano Ferrara, è venuto nella nostra scuola media “ G. Puccini” in risposta alla lettera con cui lo abbiamo invitato per chiedergli di impedire la costruzione della centrale elettrica a biomassa che sarà costruita vicino alla nostra scuola. Noi alunni abitiamo alla “Cittadella”, lontani da Casoria centro, in una periferia senza i vantaggi e i servizi che offre la città e a volte ci sentiamo quasi “estranei a casa nostra”. Quando il Sindaco ci ha immediatamente risposto ci siamo sentiti “ casoriani” a tutti gli effetti. A scuola studiamo anche “educazione ambientale”e stiamo conoscendo i problemi dell’inquinamento del nostro pianeta, in particolare i danni causati dal traffico, dai ripetitori televisivi e di telefonia mobile, dagli aeroporti . Nella nostra zona c’è un’alta concentrazione di questi veleni ma siamo impauriti e preoccupati per il loro aumento se andrà in funzione l’impianto a biomasse dell’ARIN. Questa impresa privata produrrà energia elettrica bruciando olio di palma ma la legge permette di bruciare anche spazzatura trattata (CDRQ).

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Una parte la userà ed un’altra la venderà per suo esclusivo guadagno. Oltre alla nostra salute ci preoccupiamo anche delle devastazioni a cui sono sottoposte le zone nelle quali si tagliano alberi per far posto alle piantagioni di palma dalle quali si estrae l’olio. Si toglie spazio coltivabile alle poverissime popolazioni locali. A scuola abbiamo proiettato un filmato prodotto da noi per mostrare al nostro primo cittadino la validità scientifica delle nostre preoccupazioni. Il sindaco è stato molto gentile e disponibile ed ha risposto alle domande della nostra preside, prof.ssa Carmela Pedalino ed alle nostre.

Il nostro sindaco ci ha detto che è proprio lui il responsabile della salute dei cittadini e che s’impegnerà per impedire la realizzazione dell’impianto. Ci ha spiegato che non sarà un’impresa facile anche se ha già richiesto alla Regione Campania di bloccare il progetto. Ci ha spiegato che si tratterà quasi di una “guerra”: ogni tappa raggiunta rappresenterà una battaglia vinta. Per questo ci ha chiesto di “ sorvegliare” e impegnarci insieme a lui. Ci ha invitato anche a trasmettere alle nostre famiglie il suo messaggio. La nostra Preside, ringraziandolo, lo ha invitato a venirci a trovare per gioire insieme di ogni battaglia vinta.

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ATTUALITA’ INETTITUDINE O MALAFEDE?

A VIA CALVANESE NULLA E’ CAMBIATO di Luisa Marro

L’ultima sollecitazione da me fatta attraverso le vie istituzionali, 27 settembre u.s., mirante a porre rimedio al degrado di Via Calvanese attende ancora risposta dalle autorità cittadine preposte. Lo sconforto è particolarmente cocente; questo perché esso non è solo alimentato dall’indifferenza della nostra Amministrazione ad un bisogno reale segnalato dai cittadini, ma anche e soprattutto dalla faciloneria con la quale il Sindaco e il suo codazzo si rimangiano l’impegno, preso davanti agli abitanti della zona, di una imminente loro attivazione per la definitiva soluzione del problema. . Nel mese di ottobre il Sindaco aveva garantito di impegnarsi a recintare il terreno antistante la Chiesa di San Giustino de Jacobis, immediatamente dopo la fine dei festeggiamenti del mese giustiniano. Nonostante la spesa relativa sia alquanto esigua, nessuna iniziativa è stata intrapresa. Per dimenticanza? Per disinteresse? Ancora una volta i problemi delle periferie abbandonate trovano pochissimo interessamento da parte del Sindaco Stefano Ferrara che viceversa si è dato subito da fare per abbellire con luci

sfavillanti le strade del centro cittadino in occasione delle imminenti festività natalizie. Il decoro di una città deve essere affrontato in modo equilibrato e nella sua totalità. Non è bello far festa tra le quattro mura di casa mentre appena fuori di esse il degrado attanaglia e stritola la qualità della vita degli altri. La mancanza di una totale empatia per i problemi altrui è un limite che non dovrebbe mai interessare coloro che hanno pubbliche responsabilità, perché si rischia di creare barriere tra chi sta a cuore e non, tra amici e sconosciuti, tra chi è degno di interesse (magari per coltivare il consenso) e chi ci lascia nell’indifferenza per lo scarso peso politico che esercita. Ma la nostra Costituzione non recita “che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge” ? Resta ancora valido per lei Signor Sindaco l’enunciato appena richiamato? Se è così lo faccia valere, perché l’attesa dei cittadini di Via Calvanese non merita ulteriori mortificazioni!

AL SINDACO ALL’ASSESSORE ALL’AMBIENTE ALL’ASSESSORE LL.PP AL DIRIGENTE SETTORE AMBIENTE AL DIRIGENTE SETTORE LL.PP

OGGETTO: DEGRADO AREE IN VIA CALVANESE Nella qualità di Consigliere Comunale, la sottoscritta MARRO LUISA, nel rappresentare lo stato di degrado e abbandono di alcune aree site in Via Calvanese INVITA le SS.LL., per le rispettive competenze, ad adottare tutti i provvedimenti per la eliminazione degli inconvenienti che di seguito si segnalano. Premesso che l’area prospiciente Via Calvanese è stata interessata negli ultimi anni da un notevole sviluppo edilizio e conseguente incremento demografico; che nella zona sono stati realizzati edifici di edilizia popolare, privata ed alcune opere di urbanizzazione, quali una Scuola Media ed un edificio di culto; che stante la carenza, è avvertita dagli abitanti del quartiere la necessità di dotare detta zona di edifici ed aree che consentano la possibilità di aggregazione in particolar modo per i ragazzi e le persone anziane; che l’edificio di culto innanzi menzionato, unico polo di aggregazione, è circondato da aree incolte, dove risultano depositati materiali ingombranti di ogni genere che determinano serio pericolo per la pubblica igiene e salute; che da accertamenti effettuati presso gli Uffici competenti si è rilevato che l’area prospiciente la Chiesa in via Calvanese, individuata in Catasto Terreni del Comune di Casoria al foglio B, particelle 747 e 748, rispettivamente di mq 1600,00 e 470,00 è di proprietà del Comune di Casoria, per cui gli interventi di bonifica sono esclusivamente a carico di codesto Ente; che per tutto quanto evidenziato SI PROPONE la esecuzione dei sotto elencati urgenti interventi, al fine di eliminare gli esistenti pericoli alla pubblica igiene e salute, nonché per dotare la zona di un minimo di attrezzature collettive: 1. Pulizia delle richiamate aree previo eliminazione del materiale depositato e taglio erbe; 2. Disinfestazione dell’area; 3. Realizzazione di un primo intervento, consistente nella recinzione dell’area in oggetto; 4. Dotarsi di un progetto e reperire le somme occorrenti per la realizzazione nella’area in parola di opere di verde attrezzato. Si allega stralcio catastale dell’area sulla quale si richiedono gli interventi. Casoria, 27 settembre 2010 Con osservanza LUISA MARRO Sabato 11 dicembre 2010

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Consiglio comunale del 7 dicembre 2010

A chi interessa tenere fermo il P.U.C. di Alberto Barlocci

Alle scende indecorose offerte dai consiglieri comunali oramai ci siamo abituati. Ben venga il confronto politico, anche acceso, ma quando la discussione trascende nelle offese personali, negli improperi e negli atteggiamenti intimidatori di stile mafioso allora è chiara l’analisi di una politica malata, troppo sporca di collusioni e lati oscuri per sperare di andare avanti. Nel corso del Consiglio Comunale del 7 dicembre scorso c’era da discutere, come secondo punto all’ordine del giorno, i ritardi sull’adozione del Piano Urbanistico Comunale, lo strumento amministrativo che ha sostituito il vecchio Piano Regolatore Generale. Uno strumento fondamentale per il disegno urbanistico e lo sviluppo futuro della città la cui mancata adozione potrebbe precludere anche la destinazione, da parte della Regione Campania, dei 34 milioni di euro per il “Piu Europa”, oggi comunque sospesi per tutti dall’Ente di via Santa Lucia. Sul tema del Puc si contrappongono due posizioni: la prima, quella dell’amministrazione, che continua ad annunciare la prossima adozione del Piano compresa l’elargizione di consulenze che cominciano a costare all’Ente un bel po’ di euro. L’altra, quella dell’opposizione, in primis il Partito Democratico che giudica ormai inutile lo strumento che l’amministrazione starebbe per varare soprattutto alla luce delle oltre 1.000 concessioni, varianti, cambi di destinazione d’uso, “Piano casa”, concessi da quando è sindaco Stafano Ferrara. Un numero di concessioni che non solo ha superato di gran lunga quelle rilasciate dalle varie amministrazioni di centrosinistra degli ultimi venti anni ma che rappresenta un vero e proprio record superato da nessuna amministrazione precedente, neppure quella in cui assessore all’Urbanistica era lo stesso Stefano Ferrara che oggi fa il primo cittadino. Insomma un nuovo sacco edilizio della città che sicuramente la trasformerà senza controllo e ad esclusivo vantaggio degli speculatori occulti, compresi i prestanome di chissà chi. Una faccenda poco chiara che allarma persino alcuni esponenti dell’amministrazione come Luca Scancariello che durante il dibattito in Consiglio, oltre a definire deprimente la sua maggioranza, ha sottolineato come non ci sia chiarezza sui reali motivi che hanno comportato il ritardo dell’adozione del Puc.

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Il dibattito, ha tuttavia subito una scadenza preoccupante dei toni quando il Consigliere Fortunato Polizio ha proposto di avviare un processo che porti all’emersione di tutte le responsabilità sulle concessioni promosse dall’amministrazione e che hanno portato allo stravolgimento del Puc. Una posizione condivisa da Pasquale Pugliese (Npsi) e Antonio Verre (Fli). Dai banchi della stessa maggioranza sono arrivati inviti a Polizio a “farsi i fatti propri” ed una serie di sguardi che andavano oltre la contrarietà ma rappresentavano una vera e propria minaccia. Una situazione incresciosa che ha destabilizzato lo stesso consigliere Polizio, che certo non è l’ultimo arrivato. Insomma si è superato il limite; atteggiamento che porta, maliziamente, a pensare che dietro la mancata adozione del Puc ci sia una precisa strategia volta a gestire a piacimento il territorio mediante le “concessioni facili”. Da Pasquale Fuccio (Pd) è arrivata anche la proposta di rimettere in discussione tutte le concessioni rilasciate in difformità alle nuove normative regionali sopraggiunte in materia urbanistica. Una proposta che annullerebbe l’effetto delle concessioni stesse. Sulla materia urbanistica è emersa la profonda spaccatura che c’è all’interno dell’opposizione, ribadita dall’atteggiamento dell’Udc che ha abbandonato la seduta lasciando soli i peones del sindaco Ferrara che hanno chiesto spiegazioni di questo comportamento ai membri del partito che compongono la Giunta. Durante la seduta è stato affrontato, dal consigliere Casolaro (Udc), anche il problema dell’Ospedale S. Maria della Pietà che ancora aspetta l’autorizzazione al Pronto Soccorso. Una autorizzazione che dovrebbe arrivare grazie anche all’interessamento del Consigliere regionale Pd, Lello Topo che ha chiesto di includere il presidio casoriano nel nuovo Piano Sanitario varato dalla Regione. Sul problema è emersa la divergenza di opinioni tra il sindaco, Stefano Ferrara, che con il suo solito aplomb ha rimandato la risposta al quesito proposto da Casolaro ad un Consiglio Comunale da convocare appositamente. Mentre il Consigliere regionale, Gennaro Nocera, intervenendo nel dibattito ha affermato che: “il sindaco emetterà presto l’autorizzazione necessaria all’ospedale per svolgere il pronto soccorso”. Un dictat che fa sorgere l’interrogativo su chi comandi veramente in questa amministrazione; se l’autoritario Nocera o lo Settimanale Indipendente - Anno II numero 11


Consiglio comunale del 9 dicembre 2010

CHE INSISTENZA SU ARPINO, MONNEZZA, BIOMASSA, ANTENNE di Luisa Marro

Sembra proprio che Arpino sia diventata il ricettacolo di ogni sorta di violenza ambientale-sanitaria. Dopo aver avuti per anni un campo rom abusivo ed igienicamente pericoloso, Arpino ha dovuto subire la violenza dei cantieri per il passaggio TAV; arriva la problematica inerente la costruzione della centrale Biomasse, e come se non bastasse, per Arpino si propone anche l’isola ecologica. E non si tratta del fenomeno NIMBY (not in my back yard), che per estensione potremmo tradurre “ dappertutto ma non dove vivo io”, e cioè non è una presa di posizione contro l’isola ecologica che riconosco necessaria per permettere ai cittadini di incrementare la raccolta , ma il mio parere è negativo relativamente all’area individuata su cui dovrebbe sorgere questa isola. Ho letto con attenzione il progetto per la realizzazione dell’isola ecologica a firma dei progettisti Arch. Gaita e Mastronardi e ho riscontrato una serie di contraddizioni. A partire dalla definizione: si parla ora di isola ecologica, ora di stazione ecologica, che gli esperti mi insegneranno non sono proprio

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la stessa cosa. Inoltre, mentre si scrive che la stazione che dovrebbe sorgere ad Arpino è soltanto un sito di stoccaggio , qualche pagina dopo troviamo scritto che si tratta di impianto per pretrattamento, lavorazione (per esempio compostaggio, triturazione, vagliatura) e se richiesto, confezionamento come pressature e imballature. Dunque , la stazione risulta essere un centro molto attivo che provoca sicuramente rumori, molestia a causa di odori e polverosità. E non a caso la norma vigente consiglia di collocare la stazione ambientale in prossimità di centri commerciali, oppure ai margini di aree industriali-artigianali, e comunque assolutamente lontano da centri densamente abitati. Ed invece?

L’amministrazione decide di individuare proprio ad Arpino, zona ad alta densità di popolazione, con problemi viari già seri e che si comprometterebbero ulteriormente con il via vai dei tir per il carico dei rifiuti. Nel consiglio comunale del 9 dicembre u.s., in cui si sarebbe dovuta approvare la variante urbanistica puntuale al PRG vigente per la realizzazione dell’isola , è venuto a mancare il numero legale, causa assenze illustri nella maggioranza. Per fortuna! Ma ovviamente, la maggioranza riuscirà ad approvare la variante in questione nella prossima seduta. Ma quello che vorrei sottolineare del consiglio comunale su citato, è l’assenso totale e convinto riguardo la stazione ecologica ad Arpino dei consiglieri comunali che sono espressione elettorale di Arpino; infatti, i consiglieri Rossetta, Villamaino, Orlando Esposito, hanno espresso parere favorevole, sebbene non abbiano dato una motivazione né tecnica e né politica quando ne è stata fatta richiesta. Nei prossimi giorni sarà interessante sapere come motiveranno la loro scelta agli elettori di Arpino.

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REALTA’ POSITIVE

Investire in qualità è ancora INTERVISTA A FERDINANDO MARGHERITA di Luisa Marro

Ferdinando Margherita, 33 anni, è un giovane imprenditore di Casoria alla guida della società Marpol Service srl, la quale vanta l’esclusività del marchio “NATURISSIME”: uova fresche di alta qualità. Quanto è stato difficile iniziare quest’attività in un territorio difficile come quello di Casoria? Fortunatamente, ho avuto la possibilità di proseguire l’attività di mio padre, che ha iniziato in questo territorio la commercializzazione di carni bianche e di uova, oltre 30 anni fa. Il mio impegno attuale è semplicemente quello di offrire costantemente ai clienti affidabilità e qualità, utilizzando tecnologie moderne ma senza trascurare le nostre origini e tradizioni. Analizziamo insieme la locandina pubblicitaria: • Uova di alta qualità: perché? Perché provengono da galline accuratamente selezionate, e sottoposte ad allevamenti che rispettano il loro ciclo di vita giorno/notte con mangimi e cereali completamente naturali e privi di qualsiasi colorante artificiale.

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dell’ambiente, riducendo al minimo le emissioni di CO2 durante le fasi di riciclo. Quali sono le aree di maggiore distribuzione del Suo prodotto? Tutta la Campania, per adesso, ma siamo in continua espansione. Ringraziamo il Sig. Ferdinando Margherita per averci dato la possibilità di conoscere meglio un prodotto destinato a diventare parte integrante delle nostre cucine.

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ATTUALITA’

Mario Monicelli la sua arte e la sua lezione di Pasquale D’Anna “ …ha incitato i giovani a non arrendersi ad una vita che non sia permeata e vissuta alla luce della cultura e della conoscenza…” L’Italia piange uno dei suoi più grandi registi: il Maestro Mario Monicelli. Insieme con Dino Risi, Steno e Luigi Comencini il regista viareggino è stato senz’altro uno dei padri della commedia all’italiana. Quest’ultima è stata ormai da tempo sdoganata dai grandi critici e proprio negli ultimi anni i festival del cinema più prestigiosi hanno reso omaggio al genere in varie ed interessanti retrospettive. Ma oggi non vogliamo ripercorrere tutte le tappe della carriera del grande Monicelli, vogliamo soprattutto sottolineare quale sia stato il grande patrimonio che il regista di Viareggio ha lasciato attraverso le sue indimenticabili opere a noi ed alle future generazioni. Quando abbiamo appreso della morte di Monicelli ci ha colpito, più che la notizia, il modo in cui il grande regista ha deciso di lasciare questo mondo. Coerentemente con il suo modo di

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essere, la sua formazione laica, con i principi che hanno ispirato tutto il suo tragitto terreno , l’autore indimenticabile di “ Un borghese piccolo piccolo” ha esercitato il suo diritto alla libertà fino alla fine. Anche un momento cosi’ smisuratamente individuale è stato strumentalizzato dalla solita bagarre politica del nostro paese : intervento misurato di Napolitano, polemica tra la radicale Bernardini che difendeva il diritto alla “ dolce morte “ e sull’altro fronte la Binetti che attribuiva un gesto come il suicidio alla mancanza di affetto e alla solitudine. Al di là delle solite strumentalizzazioni ideologiche la morte di Monicelli non ha sorpreso chi lo conosceva bene: fino alla fine caustico e combattivo ha incitato i giovani a non arrendersi ad una vita che non sia permeata e vissuta alla luce della cultura e della conoscenza. Nato nel 1915 a Viareggio, laureato

in filosofia, ha percorso tutto il secolo donando al cinema momenti indimenticabili : la sua filmografia arricchisce il nostro patrimonio culturale ed umano e sicuramente sarà di esempio per le generazioni future: prima ricordavamo uno strepitoso Alberto Sordi protagonista di “ Un borghese piccolo piccolo “ tratto da un libro di Vincenzo Cerami, con il recentemente scomparso Crocitti nella parte del figlio ragioniere che il padre accompagna a fare un concorso. La magia di Monicelli è nell’aver reso il grande Albertone protagonista tragico ijndimenticabile, un Sordi che ,in quella prova, ha dimostrato di essere un attore a tutto tondo. Ricordiamo per dovere di cronaca solo alcuni dei mostri del cinema che Monicelli ha diretto: Sordi, Fabrizi, Gasmann, De Sica, la Loren, la Magnani ed ancora Tognazzi,

Giannini e tantissimi altri. La sua filmografia, al ritmo di un grande titolo all’anno è piena di film bellissimi: “ La Mortadella”, “ I soliti ignoti”, la serie di “Amici miei”, “Il Marchese del Grillo”, “L’Armata Brancaleone”, “La Grande guerra” e tante altre pellicole condite da nomination agli Oscar. Qualche anno fa il grande Monicelli commentava , come sempre caustico, la passerella a Venezia del regista De Oliveira (classe 1908 ) e ne auspicava la dipartita perchè era più vecchio; si sentiva quasi un sopravvissuto dopo la morte dei suoi migliori amici , tutti più giovani e forse reputava fosse ingiusto vivere cosi a lungo... Quando un tumore alla prostata si è annunciato l’epilogo tragico è stato conseguente ed umanamente coerente: la vita è bella ma va vissuta combattendo per le proprie idee fino alla fine e quando la malattia inibisce la vitalità e l’essenza stessa del concetto di vita si può anche scrivere la parola fine con le proprie mani ed il proprio coraggio. Ciao grande Maestro, già ci manchi...

Settimanale Indipendente - Anno II numero 11


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‘A nuvene e zampogne alunnideltempo@hotmail.it

La cronaca locale questa settimana si è occupata di spiritismo, in modo particolare delle “entità e presenze soprannaturali”, la «maggioranza» in consiglio comunale resta un “entità” soprannaturale, i consiglieri, gli assessori e i dirigenti sono invece “presenze” difficilissime da contattare. Il comandante della sgangherata bagnarola amministrativa – comunale “hăbēmus sindacus sŭprēmus ” restando indefessamente fermo (leggi – incollato) al timone della propria nave, fa sapere che in uno sforzo “parenormale” sta tentando di mettersi in contatto senza riuscirci (e meno male) nientedimeno che con il «buco nero dei debiti fuori bilancio», in poche parole e molto semplici vi avverto: uagliù, pò vedite che autro guaio amma passà pe diebbete c’a lloro anne fatte! In ultimo si aggirano tra tutte sti uaje “l’entità” ignorate d’ignorati scrittori casoriani, che piangono disperatamente per non aver avuto mai né la giusta considerazione per le loro opere (ignorate anch’esse) né (soprattutto) un posto intorno al tavolo del consiglio d’amministrazione della Biblioteca Comunale e insoddisfatti vanno aggirandosi senza meta, piangendo e urlando ai quattro venti scuornooo… vriogna, nuje sulo simmo ‘a vera cultura e stà città! Come libero cittadino dunque vorrei fare un appello all’animo sensibile del neo costituito consiglio d’amministrazione passato, presente e futuro della Biblioteca affinché, intorno a quell’enorme, splendente tavolo delle riunioni, unendo le mani per formare una catena si proferiscano a favore

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dell’ “entità scrittori soppressi” il fatidico: «se ci siete (o ci fate) battete un colpo!». Da più parti si chiede silenzio intorno a “l’affaire Biblioteca” e basta criticare, basta alle facili battute diamoci un contegno, un pò di dignità! Hanno ragione perbacco, ma il contegno debbono averlo prima le istituzioni, non è dignitoso nascondere che la Biblioteca non è “farina del loro sacco”, mentre le scuole sgarrupate si, non è dignitoso inaugurare una Biblioteca senza “libri” e dire po’ e truvamme, non è dignitoso affogare la città nei debiti ed innalzare agli angoli delle strade e nelle piazze inutili quanto costosi alberi di Natale sperando che il popolo se scorde e uaje, la verità sulla politica? È racchiusa in una frase del grande Totò “ a proposite e pulitica: ce stesse quaccosa a magnà? Ora Mandiamo questa “irrealpolitik” dove merita e concedetemi d’immaginare benevoli lettori, come preparerete alla festa dell’Immacolata Concezione le vostre belle case, l’ora “ics” è scoccata! Come vuole la più “ortodossa” tradizione casoriana in quella data bisognerà preparare il presepe, vagheggio che dovrete trovarlo e tirarlo fuori da un enorme scatolone impolverato, messo a dormire dentro ad un ripostiglio, che senza offesa l’ultima volta che è stato messo in ordine Noè stava partendo con l’arca. Perderete qualche altra ora in cerca dei pastori, che anche quest’anno sembrano essere partiti con Noè, insomma sono svaniti nel nulla e quindi vi toccherà ricomprarli e così due ore dopo aver ingoiato e respirato

qualche quintale di polvere, con il vostro scavo archeologico nel ripostiglio avete portato alla luce solo una parte del “materiale” natalizio, che vi occorre. Mentre i vostri figli e nipoti si dedicheranno ad addobbare la casa con splendidi festoni e luci colorate, voi rimetterete in sesto con arte ogni casarella sfunnata, un po’ di colla qui, un poco lì, quest’anno mettiamo una fontanella laggiù e infine ci vuole il tocco esotico, elegante, il capolavoro di molti presepisti “la neve”. Vi siete mai domandati che nce azzecca a neve a Bettelemme? Insomma, a me proprio in questi giorni come ogni anno mi viene in mente la stessa scena a cui ho assistito fino all’età di nove anni: «signora Lucì, già avite chiammate e zampugnare? Gesù… signò, ma pecchè a casa vosta quanne e chiammate…a Pasca?». Verso la fine di Novembre tra mia zia Lucia e ’a mugliera do’ ragiuniere (da tutto il vicinato così veniva chiamata, mai per nome) nasceva la solita quistione della novena o meglio come puntualizzava mia zia delle novene. Si, perché secondo mia zia e la tradizione le novene da fare erano due. La prima durava undici o dodici giorni e terminava nel giorno dell’Immacolata l’otto dicembre ed era appunto dedicata alla madre di Gesù; la seconda durava otto giorni e iniziava solitamente il diciassette di dicembre e terminava la sera della nascita del bambino. Conservo ancora nella mia memoria dei ricordi bellissimi, primo fra tutti il volto dei due zampognari, che venivano ogni anno dall’Abruzzo, ricordo soprattutto il suonatore di

ciaramella, alto, dinoccolato, bianco bianco di viso, era lui a parlare per contrattare il prezzo delle novene, quando non riusciva a parlare bene in italiano si scusava e si faceva rosso rosso in viso. Il suonatore di zampogna era tarchiato e robusto e sempre paonazzo di faccia, aveva un naso enorme striato di venuzze bluastre, a tracolla portava un tascapane, che puzzava sempre di formaggio, in quello stesso tascapane avrebbe poi portato l’ultimo giorno, le cucchiarelle di legno fatte a mano (credo che allora si facessero solo così) da u’ cumpare al paese, che loro regalavano quando venivano a riscuotere il compenso pattuito. Della novena all’Immacolata, non ricordo le parole, veramente non ricordo neanche le parole della novena Natalizia, entrambe venivano cantate dagli zampognari accompagnati da un coro quasi intonato delle mie zie, cugini, vicini, amiche di famiglia e gl’inquilini delle zie, che vivevano

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CULTURA nelle case al piano terra del piccolo palazzetto di via La Marmora. Volendo essere proprio pignolo ho chiesto notizie ad un vecchio amico di famiglia dei miei zii, si è vero ricorda le riunioni musicali con gli zampognari ma di parole ne rammenta ben poche e non è stato possibile riportarle in napoletano perché i versi sono incompleti: o Vergine santissima incoronata calpestaste la testa al serpente e per questo siete chiamata la Concezione, la notte di Natale è la notte santa e il bambino nacque nella capanna. Qui s’interrompe il ricordo del mio conoscente, e purtroppo le parole della novena di Natale anche, si perdono nei meandri oscuri della mia mente, quando ho chiesto aiuto a cugini e cugine ho avuto in risposta due ˗ ma che te vai arricurdanne, tre ˗ boh chi se l’arricorda, quattro ˗ ma stai pazzianne? So passate cient’anne (per la precisione quarantasette) ed alcune cugine mi hanno risposto candidamente: io nun cantavo, faceva apposta, guardave sule a Peppino…comme me piaceva! Ma chi era stu Peppino, ho chiesto ˗ Ma che ne vuò fa tu chi era Peppino? No pensavo so arricurdasse almeno isso? Insomma tu sei cresciuto convinto, che le tue cugine con le trecce castane fossero angeli, che cantano la novena e scopri che guardavano a Peppino, ma pò, che currivo, io nun m’arricordo manco e chistu Peppino! Stando alle ricerche fatte tra altri amici e conoscenti ho recuperato poche parole: gli angeli dal cielo fanno festa, deve nascere il Bambino di Maria, deve nascere dentro una capannella adorato dal bue e l’asinello, venite voi pastori dalla montagna, venite ad adorare Nostro Signore, la notte di Natale è notte Santa si fa festa, si fa pace in tutto il mondo. Comunque gli zampognari dal «vivo» mi affascinavano, mentre quelli da mettere sul presepe erano (e sono ancora) la mia grande passione, adesso non per vantarmi, ma essendo stato qualche anno di troppo in seminario dai padri Redentoristi di sant’Alfonso Maria dei Liguori, posso affermare con certezza, che fu una sua idea aggiungere alle figurine del presepe gli zampognari, uno più giovane e l’altro più vecchio, che la fantasia popolare vuole rappresentino le due età dell’uomo. Questo dualismo nella rappresentazione presepiale è una costante: il bue e l’asinello, Giuseppe e Maria, la luna e il sole. Quando ero bambino sul presepe la disposizione dei pastori non era casuale, ho sempre pensato ad una mania dei miei familiari e ho prima voluto documentarmi, facendo un giro per i presepi allestiti in chiese e parrocchie della nostra città e poi come tradizione vuole ho visitato quelli delle chiese, che vanno da piazza Dante a piazza Carità. Provate anche voi, nella maggior parte di essi i pastori sono disposti in questo modo: il sole, il bue, Giuseppe e il ciaramellaro stanno sinistra, a destra la luna, l’asinello, Maria, lo zampognaro. In famiglia il presepe era napoletano nel senso più profondo del termine, sul presepe c’era tutto ciò che si amava, il fruttivendolo, il macellaio con le salsicce e le teste di maiale sul banco, le caprette, le galline e immaginate se a Betlemme poteva esserci il cacciatore, che imbraccia il fucile. L’oste, il mendicante ’o fiasco co’ vino, la fontana e mille altri personaggi. Le case attaccate una all’altra, con i balconi e le inferriate come ci sono da noi nei vicoli e nelle stradine di San Sabato 11 dicembre 2010

Mauro, la stanza da letto, la matrona affacciata al balcone, e sapete perché? Perché Gesù Bambino così stava davvero a via La Marmora a piazza Pisa o San Mauro, così piangeva e sorrideva nei vicoletti di Santa Maria e in quelli di san Benedetto: « é tra noi diceva mio zio e non in una fredda stalla di Betlemme in un paese con due palme secche secche e chilometri di sabbia senza un filo d’acqua, che quel povero ciuccio quando arrivava nella grotta a Betlemme, non teneva neanche più il fiato per respirare figuratevi quello per riscaldare a Nostro Signore». Rivolgendosi a noi bambini diceva se quel povero ciuccio avesse potuto parlare sapete cosa avrebbe detto? E noi aspettavamo la risposta a bocca aperta, in silenzio, avrebbe detto: «Peppì, ma pecché non l’abbiamo fatto nascere a Casoria? Là pure ci stà ’a povera gente, ma ci stanno anche gli orti e invece di questa paglia secca e brutta, là nu poco di erba fresca nessuno me l’avrebbe negata è gente e core. Per Maria, che deve allattare a chesta creatura, ci sono alberi carichi di frutta, l’acqua fresca del Serino, per non parlare del vino ca sulo chilli cacciavino e padulani sanne fà, le

avrebbe fatto bene. Peppì, ma a te, che ti costava?». Ecco questo era il presepe della mia infanzia quello, che iniziavamo a preparare mesi prima, si azzeccavano e coscia, le braccia e le mani rotte dei pastori di creta, poi si passava alle cape e zia Lucia girava la colla sul fuoco e la casa profumava di farina cotta, fuori faceva freddo, e tutti i vetri della cucina erano “appannati”, zio Santuccio canticchiava “Tu scendi dalle stelle” e io m’incantavo a guardare mio cugino Clemente, che disegnava lo sfondo del presepe tutto blu cu’ cierti stelle gialle ch’erano e sette bellizze, pittava e casarelle, ca neanche Dalì le avrebbe sapute fare accussì sfiziose. E mannaggia ’a morte pure stasera largo San Mauro nun me pare chiù ’o stesso, nell’aria c’è un profumo intenso di struffoli, raffiuoli e anice, mi affaccio, una coppietta in ritardo attraversa in fretta la piazza, poi improvvisamente lui si ferma, la bacia e le indica accarezzandole i capelli un balcone nel buio e solo allora anch’io mi meraviglio di quelle note…si turnate, si turnate e io me so perze ancora, inte e capille tuoie, io t’appartenghe oinééé… Cu’ bona salute.

’A pizza e scarole È mia intenzione dare ogni volta il menù per le feste di Natale alla maniera antica, la pizza di scarole è riservata al mezzogiorno della vigilia di Natale e dell’ultimo dell’anno. La scarola o invidia da noi esiste in due varietà riccia – liscia per questa pizza lesseremo quella liscia in acqua salata e poi strascinata in padella con olio, aglio, olive nere meglio se di Gaeta, capperi, uvetta, pinoli e acciughe. Ingredienti: esterno 600 gr di farina - 350 cl. di acqua - una tazza di olio d’oliva extra vergine un cubetto di lievito di birra - 15 gr di sale ripieno: 1,5 kg di scarole pulite e lavate - 2 spicchi di aglio 1 bicchiere di olio di oliva - 100 gr di uvetta ammollata in acqua calda sale doppio una presa, pepe bianco q.b.- 10 – 12 filetti di acciughe sott’olio 200 gr di olive di Gaeta denocciolate - 100 gr di capperi dissalati due cucchiai abbondanti di pinoli tostati in una lacrima d’olio bollente Procedimento Su di un ripiano la farina a “fontana”, aggiungere l’olio, l’acqua, il cubetto di lievito,(aggiungete un poco di zucchero) il sale amalgamare bene il tutto. Mondare e lavare le scarole, metterle in una pentola con poca acqua salata e lessarle non superate il quarto d’ora. Scolare, dopo d’averle un ben strizzate con un cucchiaio di legno. In un tegame, versare tutto l’olio con l’aglio schiacciato e farlo soffriggere a fuoco vivo; eliminare l’aglio appena s’indora, aggiungere i filetti d’acciughe e farli sciogliere nell’olio caldo, aggiungere le olive snocciolate e i capperi, fare insaporire per un paio di minuti e aggiungete i pinoli, l’ uvetta e solo in ultimo le scarole ben strizzate, condite con sale e pepe, abbassate la fiamma e coprite. Ultimate la cottura mescolando di tanto in tanto. Lasciate freddare e preparare una teglia ben oliata. Dividere in due parti l’impasto ormai lievitato e usarne una parte (la più grande) per la base,foderate accuratamente il fondo e il bordo della teglia, aggiungere le scarole e con pasta avanzata coprite le scarole. Lasciar lievitare ancora per circa un’ora al caldo e infornare a 200° per 30 minuti. La cottura va controllata di tanto in tanto fino a che scarola non rilascerà più acqua e l’olio incomincerà a sfrigolare nuovamente. Cazunciello fritto cu’ e scarole Questa versione è la tipica pizza di scarole fritta, che i nostri pizzaioli fanno così saporita, le scarole vengono preparate come abbiamo già spiegato, mentre l’impasto dopo la lievitazione va diviso in tanti pezzi, a secondo della grandezza del calzoncello che si vuole ottenere. Stendere con il matterello ogni pezzo d’impasto in una sfoglia spessa un mezzo centimetro. Disponete la sfoglia su di un piano ben infarinato e riempitela con le scarole per metà della circonferenza, ripiegate il lembo lasciato libero e poggiatelo sull’altro (deve formare una mezza luna). Con una forchetta pressate sulla pasta fino a sigillare il bordo. Friggete in olio bollente e in una pentola alta (i calzoncelli devono galleggiare) fino a che non sono dorati.

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Percorrendo insieme il sentiero della “Città dei Santi” Domani un gruppo di cittadini da sempre cultori della storia e delle tradizioni della città, animeranno il primo itinerario turistico religioso interamente dedicato a Casoria. Ideatore dell’iniziativa il nostro responsabile delle pagine di cultura, Nunzio Rusciano che insieme a Anna Leonetti ed alla ditta Paone Travel guiderà un gruppo di circa cinquanta turisti tra i vicoli e le chiese della città. Il ritrovo dei partecipanti sarà in Piazza Tenente Formicola (ad. Distributore Tamoil) ore 09:15. Dopo una breve introduzione sulla storia di Casoria inizio della visita alla Chiesa di Santa Maria delle Grazie. Previsto anche il pranzo al sacco che si svolgerà nel refettorio dell’Istituto Sacro Cuore che ha offerto ampia disponibilità di tutte le strutture per il ristoro dei turisti. Di seguito alcuni cenni sull’itinerario che seguiranno i turisti. S. Maria delle Grazie - Eretta nel 1459, verosimilmente la più antica, è ricca di una voluminosa “Platea” dei beni in possesso della chiesa che fu il primo ospedale di Casoria. La facciata e l’interno della chiesa e dell’Assunta, nome dovuto alla bellissima tela del Solimene posta sull’altare, è una delle migliori testimonianze dell’architettura tardo barocca in Casoria. Dopo la visita, percorriamo a piedi la via Vico Padre Ludovico dedicata in suo onore e dove si erge il monastero del “Primo” dei tre beati. Ludovico da Casoria (1814-1885). Arcangelo Palmentieri, era il terzo di cinque figli, a quindici anni fu messo a bottega da un falegname ma dopo la morte della madre gli fu concesso dal padre di studiare fu proprio dalla scuola pubblica del Convento Francescano ad Afragola che iniziò il suo percorso religioso sino a divenire Sacerdote, in seguito data la sua propensione per la chimica e matematica si dedicò anche ad insegnare, ma un giorno mentre pregava svenne e da allora si dedicò alla preghiera, al Vangelo ed alle Opere di Carità, assistendo infermi, ammalati, scugnizzi, Accattoncelli e Mori. Figura luminosa, fu Maestro, direttore spirituale e consigliere di numerosi religiosi e laici. La sua propensione per la conversione lo spinse in Africa sostenendo che: l’Africa convertirà L’Africa. In seguito con l’avvento del colera a Napoli nel 1866 decise di ritornare in patria per non perdere tutte le opere che aveva creato, accusato di aver sepolto nell’orto della casa delle suore Stimatine al Tondo di Capodimonte, alcune Morette contagiate dal colera, fu subito

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scarcerato. Ad Assisi nel 1871 fondò una casa per ciechi e sordomuti e poi accanto sorse un ospizio per anziani Nel 1873 acquistò un piccolo lazzaretto con una chiesetta annessa creando così l’Ospizio Marino per i vecchi pescatori napoletani ed i poveri. Morì senza mai allontanarsi dalle Opere di carità. Il suo corpo riposa all’ Ospizio di Posillipo il 18 Aprile del 93 fu iscritto creato Beato, da Giovanni Paolo II. A lato del convento prima descritto, possiamo visitare il monastero della Serva di Dio Maria Luigia Velotti (1826-1886) Nacque a Soccavo, rimasta orfana in giovanissima età, fu cresciuta inizialmente da una zia che con la maltrattava a 23 anni incontrò padre Filippo Antonio che esaudì il suo desiderio vestendola dell’abito francescano, nel 1853, con il nome di Maria Luigia Pasquale del SS Sacramento. Volle sempre praticare il concetto di povertà donando i suoi averi e ritirandosi per tanti anni. Dopo alterne vicende insieme ad altre suore adoratrici si trasferirono in una nuova casa a Casoria che fu chiamata il “Ritiro di Santa Maria” la monaca santa già in passato attirava il popolo con il suo carisma operando anche guarigioni pregava il Signore di passare a lei le sofferenze di quanti ammalati le si rivolgevano, fra i tanti doni celesti ebbe quello di passare attraverso i vetri chiusi, usò molte il volte il cilicio per flagellarsi. Dopo tante sofferenze morì il 3 settembre 1886 aveva 60anni la salma fu tumulata nel cimitero di Casoria. Nel 1927 iniziò il processo diocesano di Napoli per la sua causa di beatificazione che terminò nel 1934. Proseguendo il percorso a piedi per i vicoli della città arriviamo alla Casa Madre della Congregazione delle Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato. Chiesa del SS. Sacramento. L’edificio religioso si staglia a pochi passi dalla piazza Cirillo sede del comune e cuore pulsante della città. La facciata in pietra tufacea è tripartita in senso verticale e trasversale, da notare i due contrafforti laterali decorati con due archetti pensili. Tre rosoni in vetro policromi adornano la facciata che addolciscono il rigore stilistico che riempie la facciata. L’edificio insieme al convento fu commissionato dalla fondatrice nel 1892, i lavori terminarono nel 1899. La chiesa è a forma di croce latina a tre navate, molto bello il colonnato della navata centrale che si conclude con un’ampia abside ricca di stucchi e l’altare che s’ispira allo stile puro del barocco. Qui riposano le sante spoglie della Beata Settimanale Indipendente - Anno II numero 11


TURISMO

Maria Cristina Brando (1856-1906) che dietro consiglio del Beato Ludovico da Casoria fondò l’Istituto scolastico. La stessa Beata già da piccola soleva ripetere “Debbo farmi santa, voglio farmi santa”. Nel 1903 emise la professione perpetua e visse

con generosità la sua consacrazione con perseveranza e gioia spirituale, ricoprì l’ufficio di superiora generale con umiltà prudenza e amabilità dando alle consorelle continui esempi di fedeltà a Dio. Forte fu la sua spiritualità espiatrice tanto da divenire il carisma dell’Istituto. Altra tappa importante è in un angolo suggestivo dell’antica Piazza Cirillo dove sorge la piccola bella Chiesa S. Maria del Carmine costruita sulla struttura dell’annessa congrega, nel 1651 così come recita una tavola posta a chiusura di un sepolcretto. L’originale planimetria della congrega, corrispondeva all’incirca all’attuale pianta che occupa lo spazio tra l’attuale via Cavour e la cupola della chiesa. In seguito vi si aggiunse un braccio opposto alla cupola dove si trasportò l’altare, ricco di tasselli di marmo policromi già esistente sotto la cupola; dopo questi lavori di prolungamento la chiesa si è conservata fino ad oggi senza altro cambiamento. Nel 1754 sotto Carlo III Re delle due Sicilie ebbe delle regole proprie. Si può ammirare la piccola navata centrale, nella sua lunghezza arricchita da lesene e fregiature tardo-barocche; due bellissime tele attribuite al Mozzillo raffiguranti una S. Anna e

l’atra S. Nicola. Di notevole fattura e pregevolissima la pavimentazione di mattoni maiolica a disegni simmetrici. Proseguiamo su Via Cavour sino a giungere a Piazza Pisa G dove incontriamo un altro pezzo del nostro mosaico religioso. Santa Giulia Salzano (1846-1929) nativa di S. Maria Capua Vetere visse per la tutta la vita a Casoria dove a 16 anni dopo aver conseguito il diploma di maestra, ebbe l’incarico definitivo nella scuola comunale, da subito si occupò ad insegnare ai piccoli scolari anche le verità della fede nel cortile della sua casa. Donna Giulietta, come veniva chiamata a Casoria, lasciò la scuola

anticipatamente, a 36 anni, quando decise di dedicarsi alla vita religiosa, guidata dal Beato Ludovico e da altri sacerdoti. Madre Giulia anticipò la spinta e l’importanza che oggi la Chiesa ha dato alla Catechesi. Nel 1905, fondò la Congregazione delle Suore Catechiste del Sacro Cuore. La sua Congregazione si è diffusa, non solo in diverse città italiane, ma anche in altri Stati: Canada, Brasile, Filippine, Perù e India, per promuovere ovunque una Evangelizzazione e Promozione umana. Papa Giovanni Paolo II la indicò come donna Profeta della Nuova Evangelizzazione, unica figura di fondatrice ad esprimere il carisma della catechesi.

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MUSICA

Dal Vinile ad ITunes, le nuove frontiere della musica di Elene Tanzilli In principio, erano i giradischi collegati agli amplificatori, con le puntine in diamante che attraversavano i solchi a spirale lungo 78 giri di poetica nostalgia. Ma parliamo di 60 anni fa, parliamo di un’era, quella dell’analogico, che non esiste più – o quasi. Da allora, non solo la tecnologia ha compiuto un lungo e poliedrico cammino, passando dai dischi in PVC ai più piccoli e maneggevoli CD, procedendo per i più capienti DVD, per finire con la totale dematerializzazione rappresentata dal formato mp3, ma la stessa industria musicale, ed il business ad essa collegato, ha radicalmente trasformato le proprie strategie e linee d’azione. Le tradizionali figure di cantanti e band sinonimi di libertà, ribellione all’oppressione, dedizione all’arte, sono scomparse. I cantanti di oggi sono imprenditori, trend-setter, merchandiser, e passano più tempo sui set pubblicitari che non sul palco. Il caro vecchio analogico è stato spazzato via dall’uragano-digitale, gli obsoleti dischi in vinile sono relegati ad oggetti di culto per intenditori e collezionisti, con i loro suoni romantici, profumi di epoche scomparse e un’anima di delicata

passione, mentre i negozi di dischi gradualmente scompaiono, soppiantati dai grandi centri del multimediale, le frontiere dell’usa e getta, dove la musica è ridotta a materiale da consumo, costretta in sterminati corridoi come al banco frigo di un supermercato, sempre più uguale, sempre più anonima, asfissiata da date di scadenza brevissime. Non c’è da stupirsi se questa tendenza, unita alla crisi economica globale, ha finito per mettere in ginocchio le labels discografiche, costringendo le più piccole ad arrendersi o a vivere degli avanzi del mainstream, e le più grandi a stare a galla con enormi difficoltà, privilegiando la quantità alla qualità, tra album che vendono sempre di meno e talenti emergenti che faticano immensamente a trovare spazio. I programmi televisivi sfornano perlopiù burattini o meteore che finiscono nel dimenticatoio dopo qualche mese, la pirateria aggiunge un’ulteriore concorrenza (sleale) al già difficile mercato, ed ecco allora che internet, il nemico troppo grosso da sconfiggere, diventa l’alleato più prezioso su cui fare leva. I siti internet diventano le principali piattaforme di diffusione musicale, da ITunes, dove è

possibile acquistare canzoni ed album in formato multimediale, a YouTube, un semplice ed immediato mezzo di diffusione e condivisione delle principali novità dal music-biz. Fino addirittura a quella che sembra essere la nuova tendenza per pubblicizzare le proprie opere: la diffusione gratuita, una pratica già in uso tra gli artisti del panorama underground, ma utilizzata di recente anche da nomi più illustri. Il primo è stato Kanye West, con i suoi GOOD Fridays, seguito a ruota dal collega produttore Swizz Beatz, che ha lanciato i Monster Mondays, e prossimamente anche da Timbaland, che si è detto interessato a rilasciare nuovo materiale ogni giovedì. Quella che parrebbe rappresentare una nuova moda, rilasciare una canzone in modo del tutto gratuito ogni settimana, è in realtà una fine tecnica commerciale, in grado allo stesso tempo sia di stuzzicare la curiosità dei fans, che di combattere la pirateria a viso aperto. Un nuovo passo avanti nell’evoluzione dell’industria discografica, che, proprio come la musica che vende, prova a rinnovarsi inventando nuove soluzioni, per avvicinarsi ai consumatori e fronteggiare la crisi.

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SOCIETA’

Studenti Meritevoli...XVII Edizione di Vittoria Caso Finalmente! L’attesa è stata lunga, ma sabato 4 dicembre, presso il Palacasoria s’è svolta la premiazione degli studenti -oltre 800!- che hanno concluso nel 2009/2010 il ciclo primario e la scuola media con la valutazione di 10 e lode, 10/10, 9/10 e hanno riportato alla maturità 100/100 e 100 e lode nelle scuole di Arzano, Casavatore, Casoria. “Gli studenti che s’impegnano costantemente nello studio con serietà e dedizione meritano il giusto riconoscimento – ha affermato il prof. Francesco Palladino, Presidente del Distretto, nel corso della manifestazione - E gli studenti del nostro territorio hanno sempre dimostrato di non essere secondi a nessuno, procedendo con successo anche nelle scelte universitarie e professionali.” “Non solo è giusto, ma doveroso gratificare chi ha acquisito o affinato abilità e competenze. – Ha aggiunto la prof.ssa Vittoria Caso, vicepresidente - La gratificazione, infatti, è una vera e propria spinta a crescere, a migliorarsi, a conseguire traguardi sempre più lusinghieri.” E’ questa, infatti, la convinzione che ha spinto il 29° Distretto Scolastico, il suo presidente, la vicepresidente e tutto il consiglio ad organizzare ancora una volta la Premiazione degli Alunni Meritevoli, superando innumerevoli difficoltà burocratiche

e istituzionali. “Non posso mancare a questo appuntamento! E’ ormai una bella tradizione, sia per le famiglie sia per le scuole! - ha esclamato Margherita Dini Ciacci, presidente dell’Unicef Campania - Il 29° Distretto Scolastico, è un vero e proprio punto di riferimento per la sua platea! E questo territorio è fortunato perché riceve validi input e giusti rinforzi. Bravi! I Distretti saranno oggetto di una riforma, è vero, ma nell’attesa potranno tranquillamente continuare a svolgere la loro preziosa attività. Questo Distretto, col quale l’Unicef si vanta di cooperare da lungo tempo, ha il merito di aver realizzato una vera e propria collaborazione interistituzionale ante litteram, facendo colloquiare e dialogare tra loro le istituzioni a tutto vantaggio dei giovani e della comunità territoriale. ” Al fine di festeggiare trionfalmente questi bravi studenti, come da prassi consolidata e attesa, non è mancato uno spettacolo davvero

eccellente per la perizia con cui si sono esibiti le majorette e i cadetti del V C.D. e gruppi di alunni del Liceo Velotti–Casoria, dell’sms Romeo-Casavatore, del I C.D. Arzano su note vivaci e spesso nostalgiche, evocatrici dei mitici Beatles e di musical famosi come Grease. Un momento topico è stato la consegna delle targhe agli sponsor e alle tante autorità che hanno contribuito a premiare gli alunni, mentre le solenni note dell’Inno di Mameli ci hanno ricordato che quest’anno ricorre il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Una medaglia e una pergamena da conservare a imperituro ricordo di questo magico momento sono state consegnate ai 9/10 e ai 10/10; alle lodi sono andate targhe personalizzate, consegnate: dai sindaci dei tre comuni distrettuali, Giuseppe Fuschino, Pasquale Sollo, Stefano Ferrara accompagnati dai Vice e dagli assessori all’istruzione, Tizziani, De Rosa, Granato; dal vicesindaco

di Afragola Antonio Pannone; dall’On. Angelo Marino; dai dirigenti scolastici delle scuole statali e paritarie laiche e religiose, dai Consiglieri Distrettuali, da tanti docenti orgogliosi dei propri campioni, da autorità politiche, dal Luogotenente dei Carabinieri Enrico Giordano e dal capitano Migliozzi, comandante della Compagnia; dai comandanti della Polizia Municipale Navas, Errichiello, Dimino, i quali, tutti, si sono complimentati sia con questi bravi studenti, applauditi con calore da genitori e nonni, commossi ed orgogliosi, sia con gli organizzatori della bella manifestazione, cui hanno partecipato anche rappresentanti della Croce Rossa Italiana e delle Associazioni di Protezione civile di Casoria. Ancora una volta la Provincia, la Regione, la Direzione Generale Istruzione Campania, l’EIP, l’UNICEF hanno concesso il patrocinio morale all’iniziativa assieme alle amministrazioni comunali di Arzano, Casavatore, Casoria e alla Seda-Arzano, alla CAR.IO, alla Gifoa, all’Ottogas, alla Delphinia che l’hanno sostenuta in quanto sono anch’esse convinte, come il 29° Distretto Scolastico, che solo non frustrando le aspettative dei giovani, ma offrendo loro occasioni di crescita, si promuova la formazione di personalità creative ed assertive.

DOTT.SSA F. FERRARA VIA NAZIONALE DELLE PUGLIE, 240/242 CASORIA - Tel. 081.759.89.15 Sabato 11 dicembre 2010

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RUBRICHE MATEMATICA SCIENZA E CONOSCENZA

Nanotecnologia: un futuro più o meno prossimo di Carlo Di Mauro

di tessuti umani, prolungamento della vita e molto probabilmente anche nuovi tipi di armi (purtroppo ci sarà sempre chi farà cattivo uso delle conquiste scientifiche e tecniche per i propri loschi scopi). Quasi certamente la materia prima per i nanoutensili sarà costituita da atomi di carbonio perché leggero e molto resistente; poiché le molecole che si basano sul carbonio sono chiamate “diamantoidi”, molti autori già parlano di “Era del diamante” in analogia con l’”Era della pietra”, del “Bronzo” e del “Ferro” in cui gli uomini hanno fabbricato strumenti di tali materiali. La nanotecnologia è un campo in forte espansione su cui stanno cominciando a lavorare i migliori gruppi di ricerca di tutto il pianeta. Europa, Stati Uniti e

Risposte: Quesito 1: il primo cavaliere stringe 14 mani; il secondo, avendo già stretto la mano al primo, stringe 13 mani e così via. Si ha quindi: 14+13+12+11+10+9+8+7+6+5+4 +3+2+1=105. In generale, in un gruppo di “N” persone ci saranno N*(N-1)/2 strette di mano (“*” indica la moltiplicazione e “/” è la divisione). Quesito 2: Una gallina fa un uovo in un giorno e mezzo per cui farà 4 uova in 6 giorni. Quesito 3: un bambino mangia una caramella in 3 minuti per cui 30 bambini mangeranno 30 caramelle in 3 minuti

1° puntata Avete mai sentito parlare di “nanotecnologia”? Sicuramente non è la tecnologia dei nani! Ma se si avvererà quanto da essa promesso penso che grideremo al miracolo. Se vedessimo oggi i suoi prodotti sono sicuro che rimarremmo a bocca aperta. Ma andiamo con ordine. Ogni cosa che ci circonda, compresi noi stessi, è composta di “atomi” estremamente complessi da manipolare: le dimensioni dell’atomo più piccolo, quello di idrogeno, sono circa un decimo di un miliardesimo di metro; in una goccia d’acqua ne troviamo mille miliardi di miliardi! Eppure la nanotecnologia, oggi in rapido sviluppo, ci consentirà di spostare e collocare gli atomi a nostro piacimento; per esempio, prendendo un pezzo di carbonio (di cui è fatta la comune matita), modificando la struttura delle singole molecole e disponendole in modo appropriato si potrebbe ottenere un diamante! La sfida della nanotecnologia è proprio questa: trasformare la materia a nostro piacimento utilizzando delle “nanomacchine” capaci di agire sui singoli atomi. A proposito: la nanotecnologia si chiama così perché opera a livello del “nanometro” (un miliardesimo di metro; un capello ha un diametro medio di 75.000 nanometri!). Gli scienziati prevedono che la rivoluzione nanotech raggiunga la sua maturità intorno agli anni ’40 o ’50 mettendoci a disposizione: trasformazione della materia e sua duplicazione, computer delle dimensioni di 1/100 di micron cubico (un micron è pari ad un milionesimo di metro, per cui il computer base del futuro sarà come un cubo il cui lato è appunto 1/100 di micron!), la conquista dello spazio, la demolizione definitiva dei rifiuti, la messa a punto di nuovi resistentissimi materiali, medicine che agiscono in modo mirato sulle molecole, ricostruzione in vitro

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Giappone stanziano ogni anno ingenti somme per la ricerca perché sono convinti che la nanotecnologia sarà la chiave di volta del prossimo futuro. Anche la natura utilizza nanostrutture per realizzare i suoi obiettivi: le cellule, di cui siamo composti tutti noi, contengono dei “meccanismi” chiamati “ribosomi”, dell’ordine dei 20 nanometri, che hanno il compito di costruire le molecole di tutte le possibili proteine secondo le istruzioni contenute nel DNA. Gli scienziati hanno decodificato buona parte della struttura atomica dei ribosomi e uno dei primi frutti della ricerca nanobiotecnologica sono farmaci capaci di bloccare i ribosomi batterici. Le foglie di alcune piante, grazie ad una superficie rugosa, sfruttano l’effetto “loto”, che consente di far scivolare l’acqua e la sporcizia in modo estremamente efficace. Sfruttando lo stesso principio a livello nanometrico, gli scienziati hanno prodotto delle pitture per esterni su cui l’acqua scivolando via porta con se lo sporco. E’ molto facile tenere pulite le ceramiche sanitarie se costruite con una struttura a “loto”. A livello atomico la natura utilizza il processo di “fotosintesi” che capta l’energia necessaria alla vita sulla Terra. Se si riuscirà a riprodurre il processo a livello nanotecnologico si disporrà di risorse energetiche illimitate. I gechi che si arrampicano sui muri e si fermano, anche con una sola zampa, sui soffitti delle case fanno abbondante ricorso alla nanotecnologia: i loro polpastrelli sono ricoperti di una fittissima peluria che si avvicina a qualche nanometro dal supporto ricoprendo vaste aree; a questo punto entra in gioco una debole forza (legame di Van der Waals), che moltiplicata però per i milioni di punti di aderenza è in grado di sostenere il peso del geco. Gli esperti di scienza dei materiali sperano di produrre a breve un “geco sintetico”.

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AGENDA

Il Giotto semina ma non raccoglie Nessun punto racimolato nella trasferta avellinese contro i cugini di Atripalda, ma almeno si è notata una reazione al momento difficile SIDIGAS ATRIPALDA - CIA GIOTTO VOLLEY 3-0 (25/15 – 25/21 – 25/23) Per la 8° giornata di campionato il CIA Giotto Volley andava a far visita ai cugini di Atripalda, squadra in salute che aveva racimolato un settebello di vittorie in altrettante partite, un match sicuramente difficile per cui ai ragazzi era difficile chiedere un risultato positivo. Alla fine il tabellino recita un netto 3-0 che però non racconta realmente come è andata la partita. Una prestazioni in cui, tutto sommato, si può trarre indicazioni positive, visto che la squadra nel secondo e terzo set ha tenuto bene il campo, con grinta ed attenzione ai fondamentali, e visto che c’è stato un ottimo Vespero, che potrebbe essere il valore aggiunto nelle prossime partite, ed un Saccone in ripresa. Si rammarica Coach Cimmino che dice “purtroppo non riusciamo a raccogliere ciò che seminiamo in settimana, durante la quale i ragazzi danno veramente tutto quello che hanno” e continua “quando si perde quando si perde diventa tutto più difficile, ma non ci dobbiamo sfiduciare: sabato prossimo contro il Sorrento voglio vedere una battaglia, la partita è importante e desidero che la mia squadra si esprima alla pari con gli avversari”. Ci aspettiamo sabato prossimo al Pala Casoria, in un altro derby campano con il Sorrento, l’appoggio numeroso del pubblico per supportare il condottiero del Giotto ed i suoi compagni verso un importante traguardo, ripartendo da quanto di buono è stato fatto in questo match.

Settimanale Indipendente Anno II numero 07 Reg. Trib. Napoli N. del 23/10/2009 - sabato 11 dicembre 2010 Editore Associazione Orizzonti Liberi Direttore Responsabile Paolo Borzillo Redazione Via Pio XII, 80 - 80026 Casoria (NA) - Tel./Fax 0817362661 e-mail: redazione. laltrolato@gmail.com impaginazione e grafica LITOGRAFIA BUONAURIO srl - 0817584466 Chiuso in redazione il 10/12/2010 - tiratura 5.000 copie Sabato 11 dicembre 2010

In libreria “Piccole anime” di Matilde Serao

Dopo il successo di “Checchina”, un altro grande classico, “Piccole Anime”, di Matilde Serao, è stato pubblicato dalla casa editrice caivanese Albus Edizioni (www.albusedizioni.it) “Vi sono uomini brutti e vi sono uomini ripugnanti: ma Dio volle che non vi fosse infanzia senza sorriso e senza fascino di amore. Con tutta la loro contraddizione, i bimbi valgono - per l’arte - quanto l’uomo nel pieno rigoglio della sua virilità, quanto la donna nel pieno fiore della sua bellezza”. Da queste parole della Serao, un piccolo saggio del libro, capace di toccare gli animi e anche scuotere, così come solo un bimbo sa fare: “Sempre un bimbo mi sorprende e mi fa pensare. Ed è talmente unito alla nostra vita, parte di noi più sorridente e più sensitiva, che spesso egli ci salva - e spesso egli ci perde”. Una serie di racconti che si susseguono come fotografie in bianco e nero, con qualche tocco di colore qua e là, ritratto di una società (tanto di ieri quanto di oggi) che rende spesso i bambini vittime del malessere degli adulti, ma al tempo stesso essi ne sono la speranza e la salvezza, perché restano integri e puri come solo a quell’età si può. La toccante innocenza dei fanciulli, la loro purezza e tutta la loro splendida esplosiva interiorità, raccolte nel libro pagina per pagina, fin dalla copertina, con il disegno appositamente realizzato da Carmelo Costa per questo capolavoro della Serao.

I migliori auguri dalla famiglia e dagli amici alla neolaureata in Letteratura e lingua spagnola Claudia Carmen Rusciano, con l’augurio che la tua vita sia piena di soddisfazioni personali e professionali. Alla brillante neo-laureata Claudia Carmen Rusciano gli auguri di un brillante futuro personale e professionale dalla redazione de Laltrolato. 23


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Settimanale Indipendente - Anno II numero 11 - sabato 11 dicembre 2010