Issuu on Google+

SEAN CONNERY

14

Francesco Piotti

“Il mio nome è Bond, James Bond”. Questa è la magica frase dell’agente segreto più famoso al mondo che trasformò l’anonimo attore scozzese Sean Connery in un’icona del cinema e in un sex symbol di fama mondiale. Nell’immaginario collettivo Sean Connery è James Bond e James Bond è Sean Connery. Cosa succederebbe se il personaggio, prendendo alla lettera quella semplice frase di presentazione, si autoconvincesse della propria identità a tal punto, da diventare un essere indipendente dal suo “attorecreatore”: James Bond in carne ed ossa?

Francesco Piotti

SEAN CONNERY L‛UOMO CHE NON VOLEVA ESSERE IMMORTALE

14,90 euro ISBN 978-88-7905-134-7

Casini Editore www.casinieditore.com info@casinieditore.com

sean_connery_cover_distesa copy.indd 1

06/08/2009 17.04.30


a cura di Flavio De Bernardinis

sean_connery_imp.indd 1

06/08/2009 16.42.52


Š 2009 Valter Casini Edizioni www.casinieditore.com ISBN 978-88-7905-134-7

sean_connery_imp.indd 2

06/08/2009 16.42.52


Sean Connery L’uomo che non voleva essere immortale Francesco Piotti

Casini Editore

sean_connery_imp.indd 3

06/08/2009 16.42.52


sean_connery_imp.indd 4

06/08/2009 16.42.52


Ad Alicudi, isola di mille ispirazioni, e Alessandra, compagna di tante avventure.

sean_connery_imp.indd 5

06/08/2009 16.42.52


sean_connery_imp.indd 6

06/08/2009 16.42.52


Prefazione Il gatto sul tetto che scotta di Flavio De Bernardinis

Non è facile individuare le caratteristiche di un attore divo come Sean Connery, essendo un interprete che evidentemente sfugge alle tradizionali categorie di giudizio nei confronti di ciò che si chiama lo star system internazionale. Mi sembra giusto, così, iniziare dalle origini, almeno quelle che tutti conoscono, ovvero i film di James Bond. Non solo per porre il lettore a proprio agio, ma anche perché è lì, proprio lì, che si colloca la prima sfida di Sean Connery nei confronti della struttura del divismo cinematografico internazionale. È sufficientemente noto che i papabili interpreti, e modelli, per vestire i panni dell’agente segreto 007 furono due. Ian Fleming, l’autore del Bond di carta, dei romanzi e racconti di spionaggio, vedeva il suo eroe con le fattezze, britanniche e flemmatiche (ma anche ciniche e spietate, se si pensa al personaggio interpretato in Bonjour Tristesse, tratto dal romanzo di Françoise Sagan, diretto da Otto Preminger, nel 1958) di David Niven. I produttori Harry Saltzman e Albert Broccoli, invece, pensando al genere avventuroso incarnato in un film come Intrigo Internazionale, diretto da Alfred Hitchcock nel 1959, dove il protagonista viaggiava, combatteva, amava, avevano negli occhi e nella mente la figura di Cary Grant. Niven e Grant, dunque. In ogni caso, un’idea di divismo proveniente dal passato. O meglio,

sean_connery_imp.indd 7

06/08/2009 16.42.52


scaturita dai serbatoi della tradizione. Un divismo, in entrambi i casi, che sapeva coniugare humour, fascino, rischio. Che avrebbe configurato, in entrambi i casi, lo scenario e la condizione della guerra fredda (la tipica situazione delle gesta dell’agente 007) come la conseguenza diretta, l’esito naturale della furia e delle devastazioni della Seconda guerra mondiale. Niven e Grant (Niven anche nella realtà extracinematografica) provenivano tutti e due dal cinema prima e durante la Seconda guerra mondiale, eroi in divisa sul grande schermo per avventure a stretto contatto con la Storia con la maiuscola. L’idea soggiacente alla saga di 007 è infatti proprio questa qui. Che la Seconda guerra mondiale non è finita, ma si combatte ancora con modalità differenti. Modalità che non escludono il rischio di un olocausto planetario, e non possono evitare l’uso delle armi in ogni punto possibile del globo terrestre. La guerra fredda, insomma, è il secondo conflitto mondiale in modalità permanente. E l’agente segreto 007 è il suo soldato tipo. Che non va in vacanza, agisce individualmente, detta le regole dello scontro, ha potere di vita o di morte su cose e persone. L’idea di coinvolgere David Niven e Cary Grant, pertanto, al di là delle questioni squisitamente anagrafiche (il primo era nato nel 1910, l’altro nel 1904: si trattava dunque di iper-cinquantenni all’inizio degli anni Sessanta), era effettivamente buona soltanto a metà. Si trattava, infatti, senza dubbio, di divi puramente novecenteschi, ma non in grado di incarnare la figura dell’eroe Bond, che si avviava a percorrere la strada che, pur partendo dal cuore del Novecento, conduceva

sean_connery_imp.indd 8

06/08/2009 16.42.52


oltre il Novecento medesimo. In una parola, Sean Connery apparve allora come la sintesi tra Grant e Niven, con un piede sul trampolino di lancio che avrebbe condotto, direttamente, oltre il secolo, oltre il millennio. Dire la sintesi di Grant e Niven, quindi, è già dire qualcosa che riguardi il divismo rappresentato da Sean Connery. Significa dire, intanto, qualcosa sullo specifico della recitazione, della performance dell’attore scozzese: l’economia tra la causa e l’effetto, ossia tra il gesto e le conseguenze del gesto medesimo. Un’economia che agisce al contrario. Il grande attore novecentesco, si pensi a Laurence Olivier, è colui che non si scompone. Che muove il dito, e fa tremare la terra. Connery però rovesciava l’assunto, nel senso che nel momento in cui accade che la terra si mette a tremare, allora, e soltanto allora, lui decide di muovere un dito. Prima la terra si scuote, e un attimo dopo l’eroe è pronto a intervenire. È infatti l’eroe nell’età della tecnologia. James Bond è il primo, grande eroe cinematografico dell’età della tecnologia. Se la terra trema, vittima di folli organizzazioni criminose, Bond/Connery preme il bottone della missione, una missione sempre più tecnologica, e la terra viene messa a tacere. Prima viene il mondo, il globo, il pianeta, poi arriva l’eroe (mentre l’eroe classico è invece qualcuno dotato di iniziativa, che non aspetta né si fa attendere per entrare in azione). Lo stesso accade con la sessualità. Se Grant e Niven incarnavano il modello del seduttore, Connery, nonostante tutte le apparenze, non lo è mai davvero. Scatta qui il medesimo procedimento. Cary Grant / David Niven muovono un dito, e splendide donne e fanciulle prontamente si affacciano sul limitare.

sean_connery_imp.indd 9

06/08/2009 16.42.53


Connery rovescia l’assunto. Splendide donne e fanciulle si affacciano sul limitare, e lui allora, soltanto allora, accenna a muovere il dito. Nonostante il produttore Broccoli fosse inizialmente spaventato dal fisico da “muratore” dell’attore scozzese, forse poco adatto al flemmatico agente segreto al servizio di Sua Maestà britannica, rispetto a Grant/Niven, Connery aggiungeva il tocco della sensualità tipico della fine del secolo ventesimo, ossia il fascino maschile senza iniziativa, un fascino che provvede, ha in dotazione anche la dimensione della femminilità. Sembra paradossale, ma Sean Connery, rispetto a David Niven e Cary Grant, aggiunge al proprio fascino un tocco di chiara e semplice femminilità (in questo senso, il vero taglio con il passato, nei film di 007 interpretati da Pierce Brosnan e Daniel Craig, è la trasformazione in donna di M, che esclude ogni femminilità dalla figura di Bond). Niven/Grant muovono un dito, e la donna cade ai loro piedi. Questo è ciò che si dice il tombeur de femme, la caratteristica tipica, classica, del seduttore. In chiave tutta maschile, evidentemente, perché il seduttore, appunto, agisce, si mette in movimento, prende l’iniziativa e all’istante fa cadere la donna. Connery completa il cerchio percorrendo l’altra parte del cerchio: la fanciulla inizia subito a cadere e lui, allungando il dito mentre lei è già in fase di caduta, la prende e la attira con sé. Connery, a differenza di Grant/Niven, non tanto provoca e agisce, quanto reagisce alla sensualità altrui e quindi la riceve. Si tratta del tocco di femminilità che ha fatto scrivere su Connery di un divo dalle movenze feline, e in effetti si può ben dire, su Bond/Connery, certo, che si tratta di una sorta di

sean_connery_imp.indd 10

06/08/2009 16.42.53


gatto su un tetto (il mondo) che scotta. È un’ovvietà, forse, o magari una forzatura, ma è persino scontato che Connery/Bond sia il primo divo indubbiamente globale (non solo: internazionale) del firmamento cinematografico planetario. Non solo a sensualità globale, maschile/femminile, ma anche ad azione globale. Come ebbe a dichiarare una volta Harrison Ford: “John Wayne ci ha dato il far west; James Stewart, la città; Sean Connery, il mondo”. Connery è infatti il primo divo a evidenziare la caratteristica della simultaneità. In un attimo, è ovunque. Ancora, una volta, si deve rovesciare l’assunto. Cary Grant, in Intrigo internazionale, corre e sbuffa da un capo all’altro dell’America (North by Northwest, infatti, è il titolo originale del film); Sean Connery, invece, è come se rimanesse fermo, ed è il pianeta che gira vorticoso sotto di lui (come con le donne, lui non muove un dito e la fanciulla già cade in deliquio). Sean Connery, il gatto sul tetto che scotta. Animalesco, elegante e sofisticato, secondo una dichiarazione rilasciata dallo stesso attore scozzese. Anche Niven/Grant sono senza dubbio eleganti e sofisticati. Connery aggiunge il tratto dell’animalesco, felino nel senso del gatto, più che del leone (tanto è vero che ne Il vento e il leone, di John Milius, 1975, il presidente Roosevelt è il leone che ringhia e colpisce, mentre lui, il capo berbero Raisuli, è il vento che scivola e soffia). L’animalesco, così, è il tratto che richiama anche la sfera della femminilità, le movenze felpate, il corpo che accarezza lo spazio, il muoversi senza fare rumore. Non a caso, rispetto al divismo maschile classico, Sean Connery esibisce una caratteristica chiaramente

sean_connery_imp.indd 11

06/08/2009 16.42.53


riconducibile alla sfera seduttrice femminile, il decolté. Rispetto a Niven/Grant, Connery ha indubbiamente dalla sua la carta del decolté, il torace, il petto scoperto che cattura lo sguardo. Non rasato, come può accadere in altre situazioni divistiche, perché il petto non rasato, è il petto nudo davvero (là dove i toraci lisci e rasati sono evidentemente rivestiti di pelle, al confine tra l’organico e il sintetico, in un’ottica semplicemente cyborg). La scena, celebre, in Goldfinger, per esempio, del raggio laser che si appresta a incidere 007 tra le gambe, allude, evidentemente, alla femminilità di Bond/Connery. Sean Connery è forse il divo più integralmente sexy della storia del cinema, se è vero, come è vero, che sintetizza in sé sensualità maschile e femminile. Ciò gli consente, fra l’altro, di accrescere il proprio fascino con l’età che avanza, come e meglio di Sophia Loren, Sharon Stone, Madonna o Liv Ullman. Se Grant e Niven, così, agiscono sul mondo, lo modellano evidentemente secondo il proprio gusto e il proprio desiderio, l’agente segreto 007, se agisce, deve agire appunto reagendo al mondo, e anche in gran segreto. La modalità del segreto innesca le caratteristiche di Sean Connery attore cui abbiamo fatto cenno. E che ripetiamo: movenze animali, preferibilmente feline; capacità di reagire al mondo impazzito (e non agire soltanto, come farebbe l’eroe classico); una sensualità che tende a ricevere (più che darsi, come farebbe il seduttore classico). Poste le basi, come è noto, la carriera di Sean Connery, dalla fine degli anni Sessanta in poi, è il racconto del suo affrancamento dalla figura dell’agente segreto 007. Che l’operazione sia più o meno riuscita, le caratteristiche di Connery attore

sean_connery_imp.indd 12

06/08/2009 16.42.53


(alla Bond), secondo quanto abbiamo appena scritto, ci sembra che restino intatte. Movimento minimo, se non trattenuto, passo felino, ma anche eleganza e tono sofisticato. L’eleganza e il tono sofisticato sono le caratteristiche che risaltano meglio nel periodo conneryano dopo Bond. Verrebbe quasi da dire, allora, che dopo esserne sfuggito all’origine, Sean Connery è piombato infine nella sfera artistica à la Cary Grant. Dato che non può essere così, cerchiamo di capire meglio cosa siano l’eleganza e il tono sofisticato. Innanzitutto, entrambe le caratteristiche, si caratterizzano come condizioni contrarie alla prestanza fisica, alla stazza, al peso dell’uomo Sean Connery. È una questione di sovranità, e il paragone stavolta non deve scattare con il binomio Niven/ Grant, ma con un interprete della stazza di Orson Welles. Non stiamo dicendo che Connery rimanda a Welles nel modo di recitare, ma che entrambi sono riusciti a rovesciare lo spazio occupato dal proprio fisico da “contenuto” a “contenitore”. Entrambi non tentano di obbligare l’inquadratura cinematografica allo sforzo per contenerli, ma la contengono in una tensione comune. Prendiamo una sequenza celebre, la morte di Jimmy Malone (Sean Connery) ne Gli intoccabili, diretto da Brian De Palma. In questa scena, Connery, colpito a morte, striscia sul pavimento. Ebbene, è innanzitutto la morte di un re. Di un animale, un gatto, che marca il proprio territorio. Il peso del corpo, aggravato dalle ferite, non provvede a sfaldare lo spazio, ma lo incide e lo segna. Un tocco wellesiano e shakespeariano (una delle ambizioni di Connery è portare sullo schermo

sean_connery_imp.indd 13

06/08/2009 16.42.53


la figura di Macbeth) che rovescia la stazza fisica in maestà elegante e potente. Il tono sofisticato, poi, è evidente nei film in cui Connery, ad esempio, interpreta un orientale, Il vento e il leone su tutti. Si tratta di un vero e proprio topos del divismo britannico, se si pensa all’Alec Guinnes sceicco in Lawrence d’Arabia, o al Laurence Olivier che in Karthoum veste i panni del Madhi, il leader arabo avversario del generale Gordon (il consueto e efficace Charlton Heston). Connery si inscrive in questo solco dove si accetta la sfida, per un europeo occidentale, di misurarsi con le fattezze dell’Altro. La sfida, questa, produce automaticamente il tono sofisticato, perché innesca una coincidenza di opposti (il figlio della working class scozzese che interpreta un sovrano maghrebino) che non si appoggia a un equilibrio preesistente, ma lo provoca e lo sostiene. E sofisticato davvero, nell’accezione nobile e interessante del termine, è il “romanzaggio” di Francesco Piotti che leggerete dopo questa nota. Come nello spirito della collana Iconografie, dedicata ai grandi attori contemporanei, romanzaggio è qualcosa che sta tra il romanzo e il saggio critico. Dove si accetta la sfida di narrare i concetti, e di concettualizzare i temi narrativi. Connery e Bond sono le figure del saggio critico che è anche romanzo, l’attore e il personaggio, che Piotti incrocia continuamente. Nello specchio dell’immaginario che è il luogo deputato di questo libro, come di tutti gli altri, scritti e ancora da scrivere, facenti capo a questa collana.

sean_connery_imp.indd 14

06/08/2009 16.42.53


1. Bond begins Il mio nome è Bond: James Bond. E sono in missione segreta a Londra, nell’anno 1950. La giornata è piovosa, ma la città non sembra essersene accorta; il Big Ben segna appena le otto antimeridiane e per la strada, già piena di gente, solo le donne hanno aperto i loro ombrellini per non rovinarsi l’acconciatura fresca di coiffeur. Il William Wallace Coffee sta già servendo le uova con il bacon ai suoi avventori, quasi tutti uomini della Working Class che consumano la colazione prima di spostarsi in centro nei loro uffici. Seduta a un tavolo, in disparte, c’è una donna sola. Deve essere una cliente abituale del locale perché il barista l’ha chiamata per nome. – Buongiorno Emily! – ha detto – Per lei il solito vero? E le ha subito preparato un Martini secco con una dedizione un tantino maggiore rispetto a quella riservata a me poco tempo prima. Non c’è da biasimarlo, Emily (me lo sono già appuntato) è senz’altro una donna molto attraente, e detto tra noi, glielo avrei preparato con molta cura anche io. Dove? Nel salotto di casa mia. Un Martini secco alle otto di mattina! La cosa mi incuriosisce, e d’altronde la bella bruna risponde inequivocabilmente ai miei sguardi. Così mi alzo e mi dirigo con eleganza al suo tavolo quando, con puntualità svizzera, fa irruzione nel locale il mio uomo. – Mi dispiace, signorina, – sono costretto a dirle, – oggi non è il momento adatto, ma gradirei

sean_connery_imp.indd 15

06/08/2009 16.42.53


molto, in seguito, invitarla da me per parlare della passione che abbiamo in comune, sempre che lei sia d’accordo. Le dico tutto questo, mentre i due bicchieri di Martini si incontrano in un sonoro cincin. – Perché no! – risponde lei con voce calda e disponibile – Mi trova sempre qui, ogni mattina. Tanto che mi avvio verso l’uscita tenendole ancora per qualche secondo gli occhi addosso. La persona che ho l’incarico di seguire è un innocuo ventenne non più che belloccio, che non parla quasi mai con nessuno. Mi rendo conto che, almeno in apparenza, l’affare può sembrare degradante per un agente segreto della fama che mi rappresenta, ma la mia esperienza, sempre, dice che nulla è come sembra. Quando il capo dei servizi segreti britannici mi descrisse l’incarico, compresi immediatamente che si trattava di una missione molto sospetta; che senso può avere il fatto di essere spedito a pedinare un anonimo immigrato scozzese in cerca di fortuna, e per di più senza la possibilità di armi e senza contatto alcuno? Devo stare quindi con gli occhi bene aperti, potrebbe essere una trappola. Come ogni mattina, il ragazzo si siede vicino al bancone, beve il suo breakfast coffee con estrema calma, e guarda distrattamente gli altri clienti seduti ai tavolini. Con un cenno della mano saluta un suo coetaneo, ma non si ferma a parlare con nessuno, paga il conto al barista con qualche spicciolo distrattamente tirato fuori dalla tasca, e si dirige, o meglio catapulta fuori dal locale. In un attimo è in strada: cammina noncurante della pioggia lungo Regent Street, in mezzo a quella massa di vestiti usati appesi fuori da ogni negozio;

sean_connery_imp.indd 16

06/08/2009 16.42.53


marcia di buon passo per una quindicina di minuti prima di entrare da Future House, un negozio di pompe funebri gestito da Timothy, un uomo sulla cinquantina, dotato di un senso dell’umorismo esclusivamente suo. Mister Timothy lo accoglie con un’allegria quantomeno spiazzante. – Buongiorno Tommy, – Thomas è il nome del ragazzo, anzi, visto che ci siamo, Tommy per gli amici, – tempo da lupi, eh? Una famiglia intera è schiattata in un incidente stradale ieri notte, ci sono quattro bare che devono essere pronte per l’ora di pranzo, e io come al solito le voglio come specchi! Al lavoro figliuolo! Timothy ride soddisfatto mettendo in bella mostra un paio di denti d’oro, fino a che, con due energiche pacche sulla spalla, invita il giovane a passare immediatamente nel retrobottega. Il ragazzo obbedisce accennando appena un sorriso: entra in una stanza accendendo in rapida successione quattro lumi dalla luce sinistra, che illuminano le quattro bare in acero, poste al centro della sala. Con cura forse eccessiva, Thomas si toglie la vecchia giacca bagnata e la ripone sull’attaccapanni, dall’altro lato rispetto al cappotto del padrone: dopo aver estratto da un cassettone gli attrezzi del mestiere, si china su una delle quattro bare. È davvero un lampo questo giovane scozzese! Mi avevano raccontato che la bara per il finto funerale del colonnello Duval fosse stata allestita in tempi da record, ma non avevo mai visto nessuno lucidare il legno con tanta precisione e rapidità. Con una piccola pialla, Thomas prima smussa ogni imperfezione del legno, poi spalma una crema dall’odore nauseabondo nelle fibre di una pezza di stoffa (con la quale non farei spolverare nemmeno

sean_connery_imp.indd 17

06/08/2009 16.42.53


la mia cantina), e la passa con convinzione su ogni superficie della cassa da morto. A questo punto, Thomas fissa ogni punto appena lucidato, lo osserva meticolosamente da tutte le angolazioni, e utilizza ancora lo straccio fino a che non si ritiene pienamente soddisfatto. Per l’ora di pranzo le opere brillano: sono più lucide delle mie scarpe. Sembra che nella vita il ragazzo non abbia fatto altro che strofinare bare, dico tra me e me prima di andare a mangiare la consueta insalata di crostacei e mango. Sono seduto da Chez le Monet, un ristorante nel West End famoso per le delizie di pesce in salsa francese e la musica di Charles Trenet. Il mio tavolino apparecchiato con tovaglia dai colori campanilisti si trova proprio vicino all’ampia vetrata che pesca sulla strada: da lì posso comodamente osservare Thomas mangiare uno dei suoi disgustosi panini, consumati appoggiato a un muricciolo in solitario. Di fronte alla mia pregevole insalata cerco di fare il punto della situazione e così mi accendo una sigaretta: la storia delle casse da morto potrebbe essere tutta una farsa, una copertura per nascondere traffici illeciti di stupefacenti; secondo un breve calcolo, in quattro bare ce ne potrebbero stare addirittura cinque quintali, e sarebbe proprio un bellissimo affare, altro che denti d’oro, per il signor Timothy. Oppure potrebbero contenere armi illecite, ordigni destinati ai sovietici per distruggere l’occidente, o peggio ancora alla terribile organizzazione criminale chiamata Spectre. Thomas, allora, potrebbe non essere l’angelo che sembra. Non devo perderlo di vista nemmeno per un istante, e scoprire cosa sta davvero accadendo. Sto per addentare il primo crostaceo quando mi volto verso la strada e, appoggiato al muretto, adesso

sean_connery_imp.indd 18

06/08/2009 16.42.53


c’è una bambina intenta a gustarsi un leccalecca gigante, tutto rosa e giallo. – Niente pranzo oggi! Lascio velocemente sul tavolo quaranta sterline prima di precipitarmi per strada. – A la prochaine fois! Mi sorride il proprietario mentre porta via il mio piatto, in attesa di rifilarlo a qualche altro cliente. Tiro un sospiro di sollievo; fortunatamente Thomas è ancora nelle vicinanze. Si trova infatti immobile davanti alla porta di un ufficio. Sta guardando qualcosa con attenzione, prima di prendere coraggio e entrare con passo rapido e dinoccolato. In ingresso è appeso un bando per un concorso di bellezza. – Sei tu il più bello dell’universo? Ti stiamo cercando! Recita il manifesto del tutto simile a quello, celebre, della chiamata alle armi degli Stati Uniti nel secondo conflitto mondiale. Che Thomas fosse interessato a partecipare a quel concorso lo avevo già intuito da tempo. Posso infatti affermare senza paura di essere smentito che si sia trasferito a Londra proprio per un obiettivo come questo. Circa un mese fa era andato persino da un fotografo a farsi preparare un servizio fotografico; un book, come lo chiamava Gunther, il fotografo tedesco omosessuale trasferitosi sul suolo britannico prima della Seconda guerra mondiale. – You need a book, my darling! Così gli aveva sussurrato, con fiera intonazione à la Marlene Dietrich, appena il ragazzo era entrato nel suo piccolo laboratorio. La sala di posa era una stanza spoglia con un rigido fondale nero, dotata di un semplice ombrellino per diffondere la luce bianca.

sean_connery_imp.indd 19

06/08/2009 16.42.53


Quando Thomas si tolse la maglietta per scattare le foto in costume da bagno, il buon vecchio Gunther rimase per qualche attimo in silenzio a osservare i suoi muscoli, scolpiti nelle ore passate a sollevar pesi in palestra. – Wunderbar! Esclamò ammirato, mettendosi con eccitazione a sistemare il rullino nella sua Reflex professionale. Attraverso un piccolo disimpegno, Gunther lo invitò nella camera oscura, una stanzina stretta e lunga, illuminata soltanto da una luce rosso-rubino. Appoggiato alla parete destra c’era un vecchio divanoletto, a molle, dall’altra parte un bancone pieno di solventi, piccole vasche e un filo appeso al muro. Thomas si accomodò sul divano e osservò con la curiosità di un ragazzino il suo fotografo trasformare con cura quei negativi in vere e proprie fotografie, che man mano venivano appese al filo tramite mollette di legno. Il ragazzo le osservò una a una, in silenzio, era teso e felice esattamente come in questo momento, seduto in una sedia nell’ufficio in attesa di consegnarle e di iscriversi al concorso del più bello dell’universo. Viene da commuovermi nel vederlo uscire da quella porta per poi sistemarsi i capelli e specchiarsi in ogni vetrina cercando conferme della sua bellezza. Alto è alto, muscoloso è muscoloso, chissà se potrà vincere? Chissà. – Sveglia ragazzo! Non ti pago per stare due ore in pausa pranzo! Risuona forte la voce di Timothy, non appena Thomas entra in forte ritardo nel negozio di pompe

sean_connery_imp.indd 20

06/08/2009 16.42.53


funebri. All’interno si trovano delle persone dallo sguardo basso, di sicuro parenti delle vittime che attendono la consegna delle bare. Timothy è adesso improvvisamente accondiscendente, si stringe platealmente nel dolore e parla con la voce bassa. – Andiamo a prendere gli oggetti. Dice pacatamente a Thomas, e si avviano nel retrobottega. Poco dopo rientrano, trasportando, una a una, le quattro bare ben lucidate; dalla facilità con cui le sollevano è chiaro che sono vuote, non vi possono essere né armi né droga, ma solo casse di legno evidentemente in attesa di essere riempite dalle salme. Qui nessuno nasconde niente, maledizione, e io continuo a brancolare nel buio. Per il resto del tempo Thomas se ne rimane chiuso nel retrobottega, che sembra essersi trasformato in un rifugio segreto dove nessuno possa entrare a disturbarlo. Ha spazzato tutta la stanza, passato lo straccio, e pulito con cura la finestrella che dà su un cortile interno pieno di rifiuti e resti metallici arrugginiti dal tempo e dall’abbondante pioggia londinese. È ormai più di un’ora che se sta lì solo, a leggere Delitto e castigo, il romanzo di quel Dostoevskij, russo, che ebbi modo anch’io di leggere alla facoltà di lingue orientali di Cambridge. Sta seduto su un panchetto in legno illuminato da una di quelle piccole lampade a olio dalla luce giallastra tanto cara ai poeti maledetti. C’è un invidiabile silenzio in questo angolo protetto di Londra, e lui continua a girare pagine su pagine con l’attenzione tipica dei credenti mentre leggono la Bibbia. All’ora del tè in punto, Thomas si scuote dal torpore, mette il segnalibro che ha sopra disegnata la bandiera scozzese, infila il suo giacchetto ancora umido, e se ne esce dalle pompe funebri.

sean_connery_imp.indd 21

24/08/2009 15.58.37


– A domani figliuolo. Così dice il padrone affibbiandogli la solita pacca sulla spalla. – A rivederla. Così monosillaba lui, guardandolo orgogliosamente negli occhi come solo gli scozzesi sanno fare. Chissà cosa gli passa per la mente adesso, seduto al secondo piano del 13, direzione Piccadilly Circus. Guarda fuori dal finestrino l’incedere del traffico cittadino e le splendide insegne luminose dei cinema del centro. Quando scende dall’autobus si ritrova proprio di fronte a un cinema d’essai che proietta quel film italiano dell’uomo il quale, tenendo per mano suo figlio, andava alla ricerca della bicicletta che gli era stata rubata. Thomas si ferma a guardare da vicino la grande locandina dove spicca il nome del regista Rossellini. Magari sta pensando di entrare a rivederlo per la terza volta in due settimane, dai suoi occhi castani fissi sui due attori del manifesto scommetto invece stia pensando alla sua infanzia, ai suoi genitori rimasti a Edimburgo. Secondo le mie indagini, Thomas proviene da una famiglia né ricca né povera. Sua madre lavorava come domestica in casa di persone benestanti mentre suo padre si alternava tra il lavoro di camionista e quello di operaio in una fabbrica di gomma. La sua abitazione, al numero 176 di Fountain Bridge, era composta di due stanze arredate all’antica. Lui dormiva insieme al fratello Neil su una scomoda branda in cucina. Forse davanti a Ladri di biciclette sta ricordando di quando, durante il periodo della guerra, si alzava alle cinque della mattina, si lavava la faccia nel piccolo bagno sul pianerottolo e andava a guadagnarsi qualche sterlina in macelleria,

sean_connery_imp.indd 22

24/08/2009 15.58.37


oppure consegnando latte a domicilio. Magari invece sta pensando a suo padre, alle mani che lo accompagnavano alle corse dei cavalli. – Sono la sua vita i cavalli! Così ho sentito dire al barista del Fallace Coffee in un attimo di confidenza. Neanche due settimane fa, infatti, è entrato da solo in un ippodromo: nessuna corsa era in programma ma lui si è seduto imperterrito su un sedile e si è guardato intorno per una buona mezz’ora, poi si è avvicinato all’ovale di corsa e ha respirato a pieni polmoni l’aria che ancora sapeva di zoccoli ferrati, erba medica e sterco di cavallo. È stato lì fino al tramonto, prima di fare rientro a casa.

sean_connery_imp.indd 23

24/08/2009 15.58.37


SEAN CONNERY

14

Francesco Piotti

“Il mio nome è Bond, James Bond”. Questa è la magica frase dell’agente segreto più famoso al mondo che trasformò l’anonimo attore scozzese Sean Connery in un’icona del cinema e in un sex symbol di fama mondiale. Nell’immaginario collettivo Sean Connery è James Bond e James Bond è Sean Connery. Cosa succederebbe se il personaggio, prendendo alla lettera quella semplice frase di presentazione, si autoconvincesse della propria identità a tal punto, da diventare un essere indipendente dal suo “attorecreatore”: James Bond in carne ed ossa?

Francesco Piotti

SEAN CONNERY L‛UOMO CHE NON VOLEVA ESSERE IMMORTALE

14,90 euro ISBN 978-88-7905-134-7

Casini Editore www.casinieditore.com info@casinieditore.com

sean_connery_cover_distesa copy.indd 1

06/08/2009 17.04.30


Sean Connery. L'uomo che non voleva essere immortale