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aula 17 era una delle più grandi di tutta la Facoltà, ma come al solito durante le due ore di letteratura latina medievale era strapiena di studenti. Mancavano pochi minuti all’arrivo del docente e una marea di gente si stava ammassando all’entrata per cercare di accaparrarsi gli ultimi posti liberi rimasti. Quella era una delle lezioni che Daniel detestava di più in assoluto. Non che non gli piacesse la materia o che la trovasse noiosa anzi, era fin dai primi anni del liceo che si era dedicato allo studio di testi ben più antichi di quelli citati durante quel corso di studi. Trovava anche particolarmente divertenti e stimolanti i continui dibattiti che nascevano puntualmente tra lui e il professore e che difficilmente tutti gli altri studenti riuscivano a seguire. Ovviamente, pur sapendo di avere ragione nella maggior parte dei casi, Daniel evitava saggiamente di contraddire più di tanto il suo insegnante, così da non rischiare, con tutti i casini che aveva nella vita, di rischiare di essere anche bocciato all’esame. L’unico problema di quelle maledettissime lezioni era lei. Lei lo seguiva ovunque, non c’era un solo momento in cui lo lasciasse in pace. Inoltre non era certo un tipo poco appariscente,


L’Evocatore

e per un ragazzo che detesta dare spettacolo la sua presenza era davvero insopportabile. Seduto in un angolo di una delle ultime file, si guardava attorno sorpreso che quella stupida non fosse già lì a tormentarlo con le sue solite frecciatine. Per un attimo pensò che questa volta avesse trovato di meglio da fare che venire a seccarlo. Non appena credette di poter tirare un sospiro di sollievo ecco che dal corridoio arrivò il forte rumore di un paio di tacchi che battevano a terra con ritmo regolare. Dopo dodici anni avrebbe riconosciuto quella camminata ovunque. Sembrava quasi che lo facesse apposta ad aumentare il rumore dei suoi passi per attirare ancora di più l’attenzione su di sé. Quando entrò, ovviamente, tutti i ragazzi si girarono per guardarla come attratti da una calamita invisibile. Daniel si stupiva sempre quando notava anche alcune ragazze che si mettevano a fissarla ammirate. Certo non poteva negare quanto lei fosse incredibilmente bella: i lunghi capelli color miele che le arrivavano fino alle natiche, un corpo a dir poco perfetto, un seno messo sempre in evidenza da succinte magliettine, di solito nere, gambe lunghe e snelle fasciate da jeans aderentissimi… Quando si trasformava a quel modo non poteva fare a meno di trovarla tremendamente attraente. Peccato però che lui fosse pienamente consapevole del fatto che quella bellezza, oltre a essere unicamente il risultato di una magia, era anche letale… Scivolando verso di lui come uno splendido felino, la ragazza continuava a fissarlo con gli occhi verdi che brillavano entusiasti. Sapeva che tutti gli sguardi erano puntati su di lei, sentiva il desiderio di quei maschi scivolarle sulla pelle come tante piccole formiche che le camminavano addosso. Lo trovava così incredibilmente divertente! Soprattutto se unito al fatto che per quel moccioso di Daniel era estremamente fastidioso. Se lui avesse finto di arrabbiarsi di meno ogni volta che faceva la sua entrata in scena, probabilmente si sarebbe annoiata di quel gioco molto prima. Invece il ragazzo assumeva puntualmente quel suo atteggiamento irritato che le faceva venire voglia di stuzzicarlo ancora di più. Lentamente, si avvicinò e si sedette nel posto accanto al suo, sfoggiando uno dei suoi sorrisetti più sfacciati.


Demoni e ombre

Era quello il momento che infastidiva maggiormente Daniel. Immaginava sempre i ragazzi presenti che iniziavano a bisbigliare cose tipo “Certa gente ha davvero tutte le fortune” o “Ma come diavolo avrà fatto ad abbordare una così?”. — Quante volte ti ho detto di non venire qui, Baal? — chiese visibilmente a disagio. Lei si appoggiò al tavolo iniziando a giocherellare con una delle penne del ragazzo. — E io quante volte ti ho detto di non usare il mio nome in pubblico? Quando ho questo aspetto mi devi chiamare… aspetta… com’era il nome che avevamo concordato? Ah, sì! Diana! Mi devi chiamare Diana! Non si sa mai chi potrebbe ascoltare e io non ho certo voglia di ritornare nella mia prigione per una svista del genere... Daniel si passò una mano davanti agli occhi. — Guarda che ti ci potrei rispedire io in un attimo in gabbia! No, non lo avrebbe fatto e lei lo sapeva. Non finché avrebbe avuto ancora qualcosa da insegnargli. — Beh, se non ho ancora scuoiato vivo nessuno è stato solo per questo… come vedi sto facendo la brava. — Lui le lanciò un’occhiata furiosa. Sapeva che Baal era capace di cose ben peggiori, ma se si fosse minimamente azzardata a far del male a qualcuno non si sarebbe certo limitato a rispedirla indietro. Baal continuò a sorridere fissando i suoi occhi su quelli del ragazzo. — Tesoro, dai! Hai ventidue anni! Dovresti provare a divertirti un po’ di più! Il ragazzo sentì una delle code di lei accarezzargli una gamba e avvolgersi attorno a essa pungendogli l’interno coscia con la punta acuminata. — Smettila! — disse scattando in piedi. — Ci sono problemi? Daniel rimase completamente paralizzato. Dalla cattedra il professore, appena arrivato, lo fissava da sotto un paio di occhiali dalla montatura spessa con un’aria vagamente inquisitoria assieme alla maggior parte degli studenti che gli lanciavano occhiate divertite. Il loro chiacchiericcio e le loro risatine di scherno arrivavano alle orecchie del ragazzo come tanti minuscoli aghi incandescenti che gli si conficcavano nelle tempie. In quel momento desiderò con tutto se stesso che si aprisse un Portale e che un demone Reshaim apparisse per trascinarlo nelle


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più lontane regioni infernali… sarebbe stato sicuramente meglio che dover sopportare ancora un simile imbarazzo. Dentro di sé, maledisse Baal per averlo messo in quell’assurda situazione. Non era abituato ad avere troppa gente intorno. Sentirsi osservato come in quel momento, gli faceva sempre provare uno strano senso di disagio e soffocamento. Inoltre fin da quando aveva iniziato a capire l’entità e l’importanza delle sue capacità aveva sempre evitato di mettersi troppo in mostra. Doveva restare nascosto, fingere continuamente di essere il ragazzo introverso, decisamente nella media che tutti credevano fosse. Se tutti lo consideravano un ragazzo normale, banale addirittura, ci sarebbero state meno possibilità che qualcuno scoprisse che di normale in lui c’era ben poco. Ma da quando Baal aveva iniziato a seguirlo anche all’università, i suoi progetti per un tranquillo anonimato erano andati completamente in fumo. — Allora? — chiese nuovamente il professore visibilmente spazientito. — Posso iniziare la mia lezione? Daniel si rimise seduto chinando il capo, sentendo le guance avvampare. — Mi scusi… non volevo interromperla… Il professore gli lanciò un’ultima occhiata e tornò alla lavagna iniziando a scrivere velocemente. Daniel riuscì a copiare ben poco. — Scommetto che ti stai divertendo un mondo, non è vero? Baal si mise a ridere. Una risata stridula, decisamente poco adatta alla sua figura così apparentemente aggraziata. — Non immagini quanto, Dany! Ho sempre adorato torturare gli esseri umani, ma non credevo che anche le torture psicologiche potessero essere così divertenti! Daniel notò che la ragazza davanti a loro aveva resistito a stento all’impulso di girarsi per capire cosa si stessero dicendo. — La vuoi smettere di parlare a voce così alta? Si può sapere perché ti piace così tanto mettermi nei guai? Lei si limitò ad alzare le spalle e a fissarlo con quei suoi occhi penetranti che non celavano minimamente la propria soddisfazione. — Chissà, magari continuando a stuzzicarti in questo modo ti farò venire voglia di applicarti di più… così io potrò andarmene e tu potrai restartene tranquillo nella tua patetica solitudine.


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Troppo stanco per continuare quello stupido gioco, Daniel cercò in tutti i modi di concentrarsi sulla lezione. Fortuna per lui che c’erano delle volte in cui Baal arrivava addirittura a interessarsi a quello che il docente stava spiegando. Solitamente dopo quei primi momenti di confusione, infatti, tendeva sempre a ripristinarsi una certa calma. Questo quando ovviamente lei non trovava da ridire su certe interpretazioni o fatti storici legati ai testi studiati. Allora si che Daniel cominciava a spaventarsi. Temeva soprattutto che lei potesse tradirsi con frasi del tipo “Io ero nata già da parecchi secoli quando scrissero il testo di cui parla. Ho conosciuto l’autore e so com’erano le cose a quei tempi. Si fidi, quello che sta dicendo è totalmente assurdo”. Il suo ego era così smisurato che non avrebbe esitato a rivelarsi pur di stupire e, perché no, anche spaventare chiunque avesse avuto la sfortuna di iniziare un dibattito con lei. Inoltre sapeva che, se contraddetta troppo a lungo, Baal rischiava di perdere le staffe e diventare incredibilmente violenta. Daniel già si immaginava i titoli dei giornali: “Parigi: docente universitario brutalmente assassinato per una discussione letteraria”. Meno male che quel giorno si era divertita davvero troppo per avere anche solo minimamente voglia di essere polemica. Le due ore passarono senza troppi problemi e, appena il professore lasciò l’aula, Daniel si affrettò verso l’uscita, seguito a breve distanza da Baal e dagli sguardi di tutti i ragazzi presenti. — Allora che programmi hai per la serata? Qualche evocazione interessante? Lo sai che devi cercare di sviluppare al massimo il tuo potere altrimenti… Daniel si bloccò in mezzo al corridoio e la guardò furente. — Altrimenti tu continuerai a restarmi incollata! Lo so! Lei incrociò le braccia e lo guardò accigliata.— Allora si può sapere perché non ti sbrighi? Parli come se la cosa a me facesse piacere! Ma anche io sono stufa! Lo sai da quanto è che non ammazzo qualcuno? Di questo passo non ricorderò più nemmeno che sapore abbia il sangue umano! Daniel si rimise a camminare verso l’uscita cercando di ignorare il suo insopportabile brontolio. Aveva sentito così tante volte quelle stupide lamentele che ormai aveva davvero la nausea. E poi ci mancava solo che qualcuno origliasse per caso i loro


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discorsi e scoprisse che quella ragazza così sexy era in realtà un terribile demone sanguinario di quasi seimila anni. — Ehi, aspetta! — disse Baal cercando di attirare nuovamente la sua attenzione prima che lui varcasse le porte d’ingresso automatiche. Lo raggiunse velocemente afferrandolo per un braccio. — Che ne dici oggi di provare con un demone incendiario? I Galb sono difficili da controllare ma se ci riuscissi potresti… — Falla finita! — Daniel la spinse via facendola finire contro un ragazzo che stava controllando gli orari delle lezioni su un ampio monitor appeso a una parete. Lo studente stava per lamentarsi ma non appena vide la splendida ragazza che lo aveva urtato e che ora gli chiedeva scusa sbattendo innocentemente le lunghe ciglia scure, arrossì vistosamente e si allontanò senza dire altro. — Dany non sei stato molto gentile a spingermi in quel modo! — gli disse dopo essersi nuovamente attaccata al suo braccio. — Senti Ba… Diana… io ci sto provando ok? Detesto averti sempre tra i piedi come detesto il dover sentire continuamente la tua voce stridula. Ma ti rendi conto di quanto possa essere difficile? Posso evocare demoni praticamente da quando avevo sei anni e dai tredici non faccio altro che cercare di imparare a controllare i miei poteri… non ho uno straccio di vita sociale, la sola ragazza che ho avuto mi evita come se fossi un appestato e… — si zittì immediatamente non volendo far riaffiorare ricordi troppo dolorosi da sopportare. Baal lo fissò per un attimo seccata. Ogni tanto quel ragazzino così dannatamente moralista riusciva quasi a farla sentire in colpa. Fortuna che poi si ricordava di quanto fosse divertente tormentarlo e allora quella fastidiosa sensazione spariva immediatamente. Lui si lamentava tanto? E lei allora? Aveva passato secoli in una cella buia, senza altra compagnia che quella dei suoi pensieri, impossibilitata perfino a muoversi perché privata del suo corpo. Quando finalmente credeva di essere tornata libera era stata costretta a stare per sedici anni dietro a quel moccioso, con un aspetto insignificante e poteri limitatissimi… quel dannato moccioso! Lei avrebbe fatto qualsiasi cosa per tornare quella di un tempo… ma a volte il desiderio di ucciderlo era talmente forte che a stento riusciva a dominare i suoi istinti più violenti.


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Daniel rimase a guardarla chiedendosi il perché di quell’aria così assorta. Seguì la linea del suo sguardo e vide il riflesso del demone in una bacheca. La pelle ramata, le lunghe orecchie ricoperte di piume che sembravano delle piccole ali nere, i capelli corvini che si muovevano come fiamme guizzanti, lasciando alle sue spalle una scia di piccole scintille; i sottili arabeschi che le attraversavano tutto il corpo, segnandole anche metà del viso, dal collo fino a uno degli splendidi occhi dorati. Le tre code, lunghe e sottili, erano avvolte attorno alla vita e scendevano morbide attorcigliandosi e incrociandosi lungo la gamba destra. Grazie alla magia aveva l’aspetto di una bellissima ventenne, ma lui ancora si ricordava di quando l’aveva evocata; Baal non sembrava molto diversa da una piccola scimmia, una mocciosa di quattro anni dalle guance paffute e l’espressione imbronciata. Il suo aspetto non era cambiato fino a quando lui non aveva cominciato a essere più cosciente del suo potere e non aveva iniziato a imparare a usarlo e controllarlo meglio. — Avanti vieni… — disse con un sospiro rassegnato, passandosi una mano tra i capelli castani che gli arrivavano fin sulle spalle — visto che non possiamo comunque sbarazzarci l’uno dell’altra tanto vale evitare di renderci la vita ancora più insopportabile di quanto già non lo sia. Baal storse la bocca, arricciando il naso decisamente poco contenta della cosa. — Hai davvero intenzione di togliermi tutto il divertimento? Maledizione Dany, se non posso più nemmeno stuzzicarti tanto valeva restarmene in prigione! Daniel non poté fare a meno di sorridere. Per quanto quel demone non avesse fatto altro che creargli problemi c’erano delle volte in cui la trovava davvero divertente. Era stato così fin da quando era piccolo. In fondo, da quando aveva scoperto il suo potere ed era diventato un Evocatore lei era stata la sola con cui avesse potuto parlare del suo “dono” e dei suoi studi. Era stata lei a insegnargli la maggior parte delle cose che sapeva e a suggerirgli i testi migliori con cui approfondire le sue conoscenze. Certo, lui non era così stupido da credere che il suo aiuto fosse disinteressato; l’unica cosa che le interessava era riacquisire il suo potere, ma finché continuava a essere innocua tra loro non ci sarebbero stati problemi. Inoltre Daniel aveva ancora tante domande di cui de-


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siderava le risposte. Doveva capire cos’era davvero in grado di fare con il suo potere, perché gli fosse stato dato, ma soprattutto voleva conoscere altre persone come lui. Sapeva di non essere solo, sentiva che da qualche parte nel mondo esistevano altri con le sue stesse capacità. Dovevano essercene altri, perché la sola idea di essere l’unico Evocatore al mondo, la consapevolezza di essere davvero solo, avrebbe anche potuto farlo impazzire. — Così è lui l’Evocatore… Dall’alto del tetto dell’università, due figure osservavano Daniel e Baal, divertite. La femmina era avvolta in un lungo mantello, nonostante fosse primavera inoltrata e la temperatura fosse già parecchio alta. Aveva il cappuccio calato sul viso, dal quale si scorgevano solo gli occhi rossi come rubini, eccitati e carichi di soddisfazione. Improvvisamente, il sole si affacciò per un attimo da un banco di nuvole, facendo brillare la sua pelle squamata del colore della madreperla. — Sì… e quella è la nostra demone. Sembra che si stia divertendo un mondo con quel ragazzo, mi domando quanto tempo riuscirà a resistere senza ammazzare nessuno… — disse l’uomo al suo fianco, un quarantenne affascinante con lineamenti marcati e lunghi capelli neri che gli arrivavano quasi fino alle ginocchia. Gli occhi dorati brillavano della stessa eccitazione di quelli della sua compagna. La donna si passò la lingua sulle labbra. — Credo proprio che ci divertiremo molto con loro… — Non siamo qui per divertirci! — le rispose lui lanciandole un’occhiata di rimprovero, sebbene il suo viso si distese subito in un sorriso. — Certo, se la cara Baal si dimostrerà restia ad accettare la nostra proposta… ci troveremo costretti a usare metodi più persuasivi…


Amon Saga - Primo frammento  
Amon Saga - Primo frammento  

La Saga di Amon - Primo frammento dal volume "L'evocatore"