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NUMERO 2 2018 / HOUSE ORGAN BY CASA TUA HUB

A B I TA R E V I V E R E

archiLab e Officine Bernardi

Nicola Fanti

per Casa Tua Hub

Maré

Milano

Campomaggi & Caterina Lucchi

Carlo e Camilla in Segheria

Crescere insieme

L’ospitalità di Luca Zaccheroni

Cesenatico


In questo secondo numero sono entrata per voi nella Casa-Studio dell’architetto Stefano Piraccini, la seconda passive house al mondo realizzata in un contesto urbano. Ho incontrato Nicola Fanti, oste del ristorante Carlo e Camilla in Segheria e cognato dello Chef Carlo Cracco, un ragazzo dalle mille idee e con un incredibile rispetto per i rapporti umani. Ho intervistato Marco Campomaggi in compagnia di Caterina Lucchi, due imprenditori cresciuti insieme che oggi rappresentano un’eccellenza nel campo della moda e del Made in Italy. Seduta a un tavolino del Maré, ho chiacchierato con Luca Zaccheroni, ideatore e gestore del locale che, grazie alla sua passione per la ristorazione e l’ospitalità, affronta ogni stagione anticipando le tendenze e proponendo nuovi piatti gourmet. Ho potuto respirare il profumo della natura e dello stile industriale valicando il cancello di Ca’ Bevilacqua che, dal 2017, ha inaugurato il suo Garden Room, uno spazio polifunzionale per eventi esclusivi. È venuto a trovarmi in studio Christian Pagliarani, fondatore di Trilogy Group, impresa di riferimento per l’intrattenimento cesenate di cui fa parte l’Acquadolce, un locale da favola sul fiume Savio. Infine ho deciso di dedicare una sezione ai principali servizi di Casa Tua Hub, la prima realtà immobiliare in Italia ad avere una home stager all’interno del suo staff.

AV ABITARE VIVERE è un house organ di Casa Tua Hub in distribuzione gratuita AV Abitare Vivere TM by Business Solutions S.r.l. Rivista in corso di registrazione presso il Tribunale di Forlì Direttore Responsabile: Francesca Ricci Direzione e Amministrazione: Viale G. Oberdan 184, 47521 Cesena Fotografie: Claudia D’Elia Progetto grafico ed editoriale: Edizioni In Magazine Srl, Forlì Numero 2 2018 Chiuso per la stampa il 02/08/2018 Stampa: Tecnostampa S.r.l., Loreto (AN) Contatti: tel. 0547 20587 - f.ricci@casatuahub.it In copertina: borsa Caterina Lucchi fotografata in Carlo e Camilla in Segheria a Milano

Curiosando qua e là, mi sono imbattuta in queste poche righe, che desidero condividere con voi: “Ho smesso di contare le volte in cui, arrivata alla seconda riga, ho cancellato e riscritto tutto nuovamente. Cercavo un inizio ad effetto, qualcosa di poetico e vero allo stesso tempo, qualcosa di grandioso, ma agli occhi. Non ci sono riuscita. Poi ho capito, ricordando ciò che non avevo mai saputo: che per i grandi cuori che muoiono nel corpo ma che continuano a battere nel respiro della notte, non ci sono canoni o bellezze regolari, armonie esteriori, ma tuoni e temporali devastanti che portano ad illuminare un fiore, nascosto, di struggente bellezza” (Frida Kahlo). Francesca Ricci


Quando entri nella nuova filiale di Casa Tua Hub in viale Roma 1 a Cesenatico, entri in un ambiente del tutto singolare. Si tratta di un progetto ideato dallo studio di architettura archiLab di Rimini e commissionato alla manodopera dei fratelli di Officine Bernardi. Un ambiente raffinato e che profuma di mare, ottenuto dal recupero dei materiali di una vecchia imbarcazione dismessa alla Darsena di Rimini. Un arduo lavoro, quello dello smantellamento di una barca, che i ragazzi di Officine Bernardi desideravano realizzare da tempo. Frutto di questa impresa è uno spazio in cui si respira l’atmosfera marina nei colori, nei materiali e nelle forme, con un forte richiamo all’acqua, al vento e al sole. È affascinante osservare come sia stata restituita una seconda vita a ogni componente della barca: la cabina è diventata una boiserie con oblò, dalla prua sono state ricavate le basi dei divani, con il fasciame esterno sono stati realizzati i tavoli. Un elemento che salta subito all’occhio è la parete di fondo, di un azzurro intenso, studiata per far sentire l’ospite come seduto in riva al mare. Il blu e le sue declinazioni si accompagnano al bianco e danno vita a un abbinamento raffinato, con un forte richiamo allo stile mediterraneo.

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Le pareti sono neutre, come una tela su cui potersi sbizzarrire con decorazioni e complementi d’arredo: per la scelta delle cromie è stato fondamentale prendere spunto dall’ambiente circostante, osservando scorci del porto leonardesco e della spiaggia di Cesenatico. Il legno, nella sua versione originale ma anche verniciato di bianco, è il protagonista indiscusso delle superfici dell’ufficio, conferendogli un aspetto perfettamente imperfetto. I rivestimenti di cuscini, divani e tende sono in tessuti naturali come il cotone, il lino, la canapa e la iuta; per le fantasie sono state privilegiate le intramontabili righe, spesse o sottili, e la tinta unita. Il pavimento scuro, a spina di pesce, si avvicina ai toni degli infissi creando un involucro che esalta il resto del mobilio. Per far sentire gli ospiti in un ambiente ancor più accogliente e confortevole, gli architetti hanno optato per arricchire l’esterno con un giardinetto caratterizzato da alcuni divani e un ombrellone su di un fresco prato all’inglese. Un ambiente piacevole, dove concedersi una pausa dalla città, mentre si parla di questioni immobiliari, cullati dalle note di salsedine in sottofondo.


WHO

Hub Cesenatico Dal mare all’ufficio, uno spazio arredato dallo studio archiLab con i materiali di recupero di un vecchio barcone di vongolari.

In alto, la panoramica dell’ufficio e, a destra, uno dei tavoli realizzati con il fasciame dell’imbarcazione.


ARCHITECTURE

Casa-Studio Un progetto dell’architetto Stefano Piraccini, dove l’amore per i viaggi incontra la sostenibilità.


Questo articolo nasce da un desiderio: quello di entrare nella casa marrone e nera che, seduta all’Acquadolce di Cesena, ho curiosamente fissato per alcune colazioni. Anche perché, da lontano, non si riesce a scorgere abbastanza di quello che c’è dentro, quindi decido di prendere un appuntamento. Appena varco la soglia dell’ingresso mi trovo di fronte tre giovani architetti che, mentre lavorano concentrati alle loro scrivanie, mi mostrano l’ufficio situato poco più avanti dove si sarebbe svolto l’incontro con Stefano Piraccini, architetto, scrittore di libri, insegnante e ricercatore presso la facoltà di architettura dell’Università di Cesena. Un ragazzo alto, che si presenta in modo semplice con un jeans e una T-shirt nera e che così comincia il suo racconto: “Ho questa duplice veste, di architetto e professore. Dentro il bacino universitario si fanno ricerche su argomenti che arrivano sul mercato all’incirca 5 o 6 anni dopo e il mio tema di ricerca, fin dall’inizio, è sempre stato quello della sostenibilità, un concetto complesso, che racchiude più fattori”. “Ti riassumo i principali. Il comfort: negli edifici in cui si vive bisogna stare bene, per questo vengono misurati una serie di parametri come le percentuali di CO2 e la temperatura superficiale che determinano cosa sia il comfort. Poi, l’efficienza energetica: gli edifici non devono consumare nulla potenzialmente. In ultimo, i materiali: occorre impiegare materiali che, nel loro ciclo di vita, non disperdano energia e non inquinino. Questi sono i tre punti cardine su cui ho

sempre basato il mio lavoro. Quindi è una ricerca, quella svolta in ambiente universitario, spesso in funzione della mia primaria professione di architetto. Così sono nati i progetti in standard passive house come nel caso di questo edificio e di altri che abbiamo realizzato ultimamente in Emilia-Romagna e Toscana.” Ma cos’è esattamente lo standard passive house e cosa comporta? “È uno standard internazionale, nato da un progetto di ricerca dell’università di Darmstadt in Germania, con l’intento di creare edifici che abbiano un consumo zero e un alto livello di comfort. Per esempio, la casa in cui ci troviamo ora non ha un impianto di riscaldamento ma funziona con il calore del sole, il calore del corpo umano e il calore prodotto dagli elettrodomestici. Questo calore, una volta immagazzinato, deve anche essere adeguatamente trattenuto e rilasciato grazie a un involucro ben coibentato con ampi strati d’isolamento termico. Per questo motivo sono stati innalzati muri con uno spessore di 50 cm ed è stato utilizzato un particolare isolante, chiamato aereogel, che è la stessa sostanza delle tute degli astronauti e che, in pochissimo spazio, è in grado di trattenere una grossa quantità di calore. Quella dell’aereogel è stata una scelta dettata soprattutto dal contesto molto difficile in cui ci troviamo: si tratta, infatti, della seconda passive hou-


In apertura, esterno della Casa-Studio sul Lungo Savio. In basso, la vista che si gode dalla camera da letto. Qui accanto, giochi di luce notturni sulla facciata esterna.

se al mondo situata all’interno di un aggregato urbano, costretta a dialogare unicamente con edifici che non sono affatto efficienti dal punto di vista energetico. Continuando a osservare la casa, si noterà come, esternamente, l’unico tono utilizzato, in alternanza al legno di cedro rosso canadese, sia quello nero: una vernice termoriflettente che, respingendo le radiazioni solari, garantisce e aumenta il comfort soprattutto in periodo estivo. È inoltre curioso raccontare come avviene il test per comprovare che l’involucro non presenti spifferi e che la casa possa essere certificata 100% passive house: viene un tecnico, toglie una finestra, mette un telo e con una pompa d’aria a pressione riempie l’intero edificio. A questo punto è necessario dimostrare che la quantità d’aria che esce sia pressoché la stessa di quella che entra. Pensa che, nel caso di questo edificio, il test l’abbiamo dovuto ripetere per ben 3 volte, prima di capire dove fossero gli spifferi da sistemare!” Come viene gestita l’aria in questa struttura? “L’unico impianto esistente è quello di ventilazione meccanica, che ha per protagonista lo scambiatore di calore. Praticamente, ci sono dei tubi che girano in tutto l’edificio, un po’ nel pavimento e un po’ nel soffitto, che buttano fuori l’aria viziata facendo entrare quella fresca. In questo modo, ogni 3 ore, il volume d’aria cambia e non si ha mai la percezione di aria viziata. Senza stratificazione di CO2 si evitano anche quelle situazioni di disagio fisico, come

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In alto, giardino con spa giapponese (onsen).

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mal di testa e difficoltà di concentrazione, che spesso si hanno in un edificio qualsiasi quando gli ambienti non vengono arieggiati.” A questo punto ci si chiede: per realizzare queste case sostenibili i costi sono molto maggiori rispetto ad una casa normale? “Dall’1 al 5 % in più.” Quindi una somma che viene recuperata in breve tempo, nel giro di qualche bolletta – aggiungo io –. Qual è stata la tua principale fonte d’ispirazione? “Un po’ per gli studi, un po’ per un interesse personale, una delle cose che ho sempre seguito è l’architettura delle popolazioni tribali. Una passione che mi ha spinto, insieme alla mia compagna, a intraprendere numerosi viaggi e a entrare in contatto con altrettante popolazioni. Siamo stati svariate volte in Asia, ma anche in giro per il mondo, dove ogni volta ho imparato a trovare dei riferimenti nei luoghi e nelle culture che incrociavamo. Perciò le cose che faccio lasciano trapelare questa mia storia. La filosofia estetica che più mi appartiene è quella nipponica” mi rivela, mentre mi accompagna in giardino dove, tra alcuni aceri giapponesi, ha fatto realizzare un onsen, una piccola piscina riscaldata tipica del Giappone che è bello sfruttare soprattutto durante le rigide giornate invernali.


HOST

Nicola Fanti Da Santarcangelo di Romagna a Milano, ripercorriamo la storia professionale di Nicola Fanti, cognato di Carlo Cracco e oste del ristorante “Carlo e Camilla in Segheria”.

Arrivo da “Carlo e Camilla in Segheria” (via G. Meda 24, Milano) in una delle prime giornate afose di questa estate 2018. Nicola non è ancora arrivato: una ragazza molto gentile mi accoglie all’ingresso del locale offrendomi un buon caffè. Nell’attesa comincio a guardarmi intorno, affascinata dai muri scrostati, dalle porcellane sui tavoli e dai cristalli che ciondolano giù dagli enormi lampadari appesi qua e là. Uno stile industriale elegante e insolito che non ti aspetteresti mai in un ristorante a due passi dal centro di Milano. Mentre sono ancora occupata a perdermi nel design che caratterizza ogni angolo di questo ambiente incredibile, Nicola mi raggiunge e ci accomodiamo sui divanetti all’esterno. Com’è nata la tua passione per questo mondo? “Il mio ingresso nel settore della ristorazione è stato al Caffè Commercio di Santarcangelo di Romagna. Il proprietario dell’epoca, Roberto, era un amico di famiglia in quanto negli anni ’90 le famiglie del mio paese la domenica pomeriggio si recavano in quel bar del centro per l’ora del the. Così, a 16 anni, iniziai a lavorare per Roberto quasi a tempo pieno, nonostante ancora frequentassi la scuola che però, diciamo, non era proprio il mio forte.” Sorride e continua: “Lì misi le basi del mio lavoro, le stesse che tutt’ora mi porto dietro. In seguito, dopo quattro o cinque anni, mi proposero di spostarmi a Milano Marittima dove, in un primo momento, feci un’esperienza al Milano Caffè e successivamente diventai responsabile di sala al Salino, un nuovo locale i cui titolari erano gli stessi della nota discoteca Sali e Tabacchi di Reggio Emilia. Nello stesso periodo provai anche a iscrivermi all’università di enologia perché mi sarebbe piaciuto coltivare le mie passioni e le conoscenze in quell’ambito ma purtroppo, per mancanza di tempo, non riuscii a portare a termine gli studi. Poi nel 2009 tornai a Santarcangelo e, in società con Roberto (quello

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del Caffè Commercio) decidemmo di aprire Oreste. Fu così che a 23 anni mi ritrovai a realizzare un sogno, intraprendendo la prima vera esperienza da imprenditore, quindi alzarmi la mattina presto provando quella strana sensazione di responsabilità addosso. Che poi, Oreste inizialmente doveva essere una situazione semplicissima, un locale concepito più come ritrovo per gli amici che per altro. Invece, in breve tempo, divenne molto di più.” Oggi infatti rappresenta uno dei locali più celebri di Santarcangelo!, aggiungo io, che conosco bene il posto. “Dopo questo periodo meraviglioso della mia vita, durato circa quattro o cinque anni, mia sorella conobbe Carlo Cracco e insieme decidemmo di intraprendere questa avventura.” Ma quindi, se non erro, ogni quattro o cinque anni hai bisogno di rinnovarti. “Eh sì, credo che questo faccia proprio parte della mia indole. Quando mi dedico a un nuovo progetto, i primi tempi mi ci butto a capofitto, dimenticandomi dei giorni di riposo, degli amici, delle feste, dei compleanni, della famiglia… Lavoro 24 ore al giorno, 7 giorni su 7, perché ritengo che all’inizio sia fondamentale curare in prima persona ogni minimo particolare. Poi, quando vedo che le

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cose procedono bene, avverto il bisogno di cambiare cercando nuovi stimoli.” Faccio velocemente una botta di conti: è il 2018 e sono già trascorsi quattro anni… Vuol dire che fra poco farai qualcosa di nuovo? Lui ride: “Certo! Infatti ho già mille idee! Il bello è che Carlo è peggio di me, è un fiume in piena, quindi basta veramente lanciargli il sasso che spuntano nuove idee.” Mi racconti come è nato Carlo e Camilla? “Abbiamo aperto questo locale quando Carlo stava conducendo il suo primo anno a Masterchef e il suo desiderio era quello di staccarsi un po’ dalla realtà abbastanza rigida e impostata che da sempre caratterizzava il suo livello di ristorazione. Voleva fare una cosa un po’ più giovane, moderna e accessibile a tutti. Così, quando abbiamo visto questo posto, entrambi ce ne siamo innamorati subito. Non nascondo come il primo anno sia stato meraviglioso e tremendo al tempo stesso perché, anche se avremmo dovuto, non eravamo pronti ad affrontare così tanto successo. C’era molta curiosità da parte della gente, un po’ per il tipo di location ma soprattutto per il fatto che il locale fosse legato al nome di Cracco. Pensa che all’inizio lo staff era composto da sole 7 persone quando oggi invece siamo ben 32!”


In apertura, Nicola Fanti. In alto, la sala ristorante e, a fianco, una parete della corte esterna. Nella pagina seguente, l’atmosfera serale e un angolo del privÊ.


Praticamente un’azienda! “Esatto, spesso infatti non dico che mi occupo unicamente delle risorse umane, ma quasi. Siamo un team incredibile, c’è un affiatamento bellissimo, un aspetto per il quale ho sempre insistito e lavorato, perché era la prima cosa che volevo. Il primo anno me ne hanno dette di tutti i colori: tu sei troppo buono, non è così che a Milano funzionano le cose… E invece ho voluto fortemente portare avanti questo credo. Sarò sempre amico dei miei ragazzi perché, se dovessi venire a fare il carabiniere, non verrei neppure a lavorare.” Secondo te qual è la chiave vincente di questo locale? “Oltre alla cucina, che propone una rivisitazione delle tradizionali ricette italiane da Nord a Sud, quello che secondo me ha veramente fatto la differenza è stato portare un po’ del paese nella città offrendo un tipo di approccio diverso. Oggi, infatti, i clienti si complimentano con noi perché i ragazzi sono solari e sempre disponibili a spiegare le cose. Inoltre, ciò che ci contraddistingue è anche l’immagine: i tavoloni, i muri scrostati, i lampadari giganti, il cocktail bar, i ragazzi con la camicia di jeans, la barba e i tatuaggi… Una realtà alternativa che a Milano mancava.”

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EXCELLENCE

Campomaggi&Caterina Lucchi Crescere insieme, un’azienda dove l’imprenditore non è speculatore, ma distributore di fiducia.

Incontro Marco Campomaggi e Caterina Lucchi nella sede della loro azienda a San Carlo di Cesena. Dopo alcuni convenevoli, decido quasi subito di lasciare la parola Marco. Ed ecco che una chiacchierata di un paio d’ore diventa una preziosa lezione di vita, catturando la mia attenzione come solo le più interessanti lezioni universitarie riuscivano a fare. “È una storia che parte nel 1983 per caso. Lavorare nel campo della moda non faceva parte dei nostri programmi, né dei miei né di quelli di Caterina. Non sapevamo fare borse perché né avevamo mai visto come venivano realizzate né avevamo parenti o amici che operavano in quel settore. È iniziato tutto come uno scherzo, un lavoretto intrapreso nella stagione estiva per potersi mantenere gli studi. Un giorno, vedendo una mia amica che aveva una di quelle borse di cuoio cucite a mano stile hippy e avendo già scoperto di essere abbastanza bravo manualmente, mi sono detto: quasi quasi mi metto a fare borse. Così iniziai a reperire più informazioni possibili domandando a una ragazza di Cesena (che già produceva borse) dove acquistava le pelli (a Bologna) e da lì cominciai. Disegnavo direttamente sulla materia prima, senza sapere che doveva essere adoperato un cartamodello, e con delle forbici tagliavo strisce e cucivo. Poi

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decisi dove andare a venderle, perché la fase commerciale era quella fondamentale. Dopo averle vendute a qualche mio amico al liceo, vidi un ragazzo che proponeva orecchini sul lungomare di Cesenatico così pensai: prendo una coperta, la stendo per terra, ci metto sopra le mie borse e questo è il negozio. E devo ammettere che in principio è stata dura, perché un po’ ti vergogni nel dover stendere una coperta cercando di allontanare le persone nell’intento di crearti dello spazio. È un impatto incredibile: devi trovare la forza e pensare che il tuo obiettivo dovrà superare qualsiasi indugio, qualsiasi problematica, qualsiasi persona che ti prenderà in giro. Il primo tentativo è stato arduo: ho provato per ben tre volte a mettere la coperta, poi tornavo indietro, poi riprovavo e alla fine ce l’ho fatta. Ho vissuto la mia prima stagione vendendo queste borse sul marciapiede.” E com’è andata? “È andata bene. Riuscivo a vendere, le cose piacevano, era incredibile. Avevo guadagnato abbastanza da potermi mantenere tutto l’anno con quei 2 mesi estivi. E fu in quel frangente che conobbi Caterina. Lei aveva 17 anni, io circa un paio in più. Lavorava come cameriera al mare e, per andarla a trovare, ogni


Qui accanto, una foto di Caterina Lucchi e Marco Campomaggi.


Sopra, la borsa shopping in pelle laminata con traforo geometrico. Accanto, un dettaglio delle borchie artigianali.

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giorno chiedevo a un mio amico il favore di badare alla mia coperta per mezz’ora o poco più. L’anno successivo io e Caterina ci mettemmo in società: lei si appostava sul marciapiede su cui ero stato io il primo anno e io mi cercavo un altro punto, su un altro marciapiede. Da lì sono nate tante cose. Lavoravamo giorno e notte nella piccola cantina di casa mia e poi facevamo i mercati. In quegli anni non ricordo di aver pranzato o cenato tante volte in casa: mangiavamo in macchina perché eravamo quasi sempre in giro. Insomma, fu un sacrificio enorme, ma con tante soddisfazioni che ci ripagavano di tutta la fatica fatta – anche se, ripeto, non ci saremmo mai aspettati di intraprendere questo cammino. Per gli studi compiuti, infatti, sarebbe stato più logico diventare io un architetto e Caterina un’insegnante di educazione fisica. E invece quello divenne il nostro mestiere, un’attività che ci consentiva di crescere. Perché dopotutto crescere insieme era il nostro sogno: mostrare agli altri le nostre capacità ed evolverci continuamente. Un percorso fatto di tanti passaggi: una licenza per ambulanti, la vendita ai negozianti, le prime fiere nazionali e internazionali, poi un periodo molto interessante in Giappone che per tanto tempo costituì il nostro mercato migliore (soprattutto per il brand Caterina Lucchi). Io mi recavo in Giappone almeno 2 mesi all’anno per curare tutti i clienti più importanti e


durante questi spostamenti capii che viaggiare era fondamentale per imparare tante cose come, ad esempio, gestire un’azienda.” Su un’altra testata scrivono “felicemente imprenditori”, è vero? “Fare impresa molto spesso toglie quella parte umana delle persone, soprattutto quando queste s’identificano troppo nel loro business. Noi ci riteniamo una famiglia normale, come tante altre, abbiamo due figli, una routine dettata dai vari impegni e possiamo tranquillamente affermare che le cose che ci rendevano felici quando l’azienda era in un sottoscala sono le stesse che ci rendono felici oggi.” Oggi l’azienda conta 148 persone: una responsabilità importante. “È una responsabilità importantissima, perché un imprenditore sa che ci sono tutte queste persone che si aspettano da lui che faccia la sua parte e che la faccia talmente bene da poter permettere a tutti e 148 di fare anche la loro e viceversa, un gran lavoro di squadra. Io ho un’idea considerevole dell’imprenditore. L’imprenditore deve essere un distributore di fiducia, accollandosi anche la responsabilità di non essere così condiviso, perché la fiducia non parte dal consenso. Io non ho fiducia in te perché mi dai ragione o perché mi accontenti, ho fiducia in te perché so che di te mi posso fidare. E questa è una roba grossa.”


In questa pagina, una fase di lavorazione nel laboratorio artigianale e un dettaglio degli scaffali con le pelli.


Aran Cucine sceglie Cesena per il suo 1° punto vendita in Emilia-Romagna. Azienda ambasciatrice del Made in Italy all’estero, Aran ha vinto per anni il premio come miglior brand di cucine a livello mondiale al Superbrands Award. Le soluzioni di Aran Cucine rispondono a tutti i gusti ed esigenze: cucine moderne, classiche, contemporanee e di design, ampia scelta di colori e materiali. Lo store di Aran Cucine Cesena offre ai clienti la possibilità di realizzare cucine su misura grazie ad uno staff specializzato in rendering di ultima generazione e con esperienza ventennale in materia di interior design.

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HOME STAGING

Home Staging Casa Tua Hub: la prima realtà immobiliare italiana con l’Home Staging gratuito per i propri clienti.

Cos’è l’Home Staging? “L’Home Staging è una tecnica di marketing immobiliare che consiste nell’allestimento di un immobile con l’obiettivo di renderlo il più appetibile possibile agli occhi dei potenziali acquirenti. Si tratta di un servizio nato in America circa 40 anni fa e che oggi, in molte realtà estere come Australia, Inghilterra e Germania, è diventato un passaggio fondamentale del processo di compravendita immobiliare. È interessante sapere che, in questi Paesi, un immobile non viene praticamente mai messo sul mercato senza che prima non sia stato adeguatamente preparato con l’Home Staging.” Perché Casa Tua Hub ha deciso di inserire un Home Stager nel proprio staff? “Perché attualmente in Italia l’Home Staging non è ancora abbastanza conosciuto e troppo spesso un Home Stager, come libero professionista, fatica a proporsi sul mercato. Ciò accade nonostante i dati statistici parlino chiaro:

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54

4%

94%

i giorni medi di permanenza di un immobile sul mercato (Fonte: Banca d’Italia)

i giorni medi di permanenza sul mercato post Home Staging

sconto medio sul prezzo di vendita dell’immobile post Home Staging

percentuale di immobili venduti dopo l’intervento di Home Staging

I numeri vincenti dell’Home Staging spiegano perché Casa Tua Hub abbia scelto di renderlo gratuito per i propri clienti.” A chi è rivolto l’Home Staging? “Oltre alle agenzie immobiliari che devono vendere il loro portafoglio immobili, l’home staging è la soluzione ideale anche per tutte quelle attività commerciali come alberghi, b&b e ristoranti che devono curare al meglio la loro immagine per far sì che possano aumentare i clienti e, di conseguenza, anche le opportunità di guadagno.” Perché viene utilizzato? “L’Home Staging aiuta ad accelerare i tempi di vendita (in media un appartamento staged è venduto in 60-90 giorni), senza abbassare il prezzo di vendita, anzi: può capitare che venga venduto a un prezzo superiore a quello di mercato. L’Home Staging apporta quel tocco in più alla casa, in modo da creare un amore a prima vista da parte dei potenziali acquirenti.” L’Home Staging offre dei vantaggi anche al compratore? “Certamente. In un mondo frenetico, dove siamo rincorsi da molteplici impegni, difficilmente possiamo soffermarci a immaginare. L’Home Stager può facilitare il futuro acquirente proprio in questo: fornendogli un esempio concreto di come potrà occupare gli spazi e allestire la sua nuova casa!”


In basso, la camera da letto prima dell’Home Staging. In alto, la camera da letto dopo l’Home Staging.


SUMMERTIME

Maré Recarsi al Maré e intervistare Luca Zaccheroni è un po’ come andare in vacanza e incontrarsi con un amico per una chiacchierata.

È il 2014 quando per la prima volta vengo a conoscenza del Maré durante la lettura di un articolo scritto dalla mia ex compagna di scuola, Veronica Frison, per il suo blog cucinopertescemo. Poi, passato qualche tempo, finalmente ho il piacere di mettere piede in questo luogo quasi metafisico di Cesenatico che, oggi, amo definire la mia colazione nel mondo. Così incontro Luca Zaccheroni, titolare del locale che, mentre siamo seduti a uno dei tanti tavoli bianchi in legno recuperato, mi racconta la sua esperienza. “Il Maré nasce nel 2010, ma in realtà io sono qua dal 2008, anno in cui comprai le concessioni dei due bagni antecedenti, Rosa e Binda, già con la prospettiva di fare demolizione e ricostruzione.” Com’è nato il disegno del Maré? “Ho avuto il vantaggio di realizzare questo progetto con mia zia, Franca Fiorini, interior designer con la quale c’è una simbiosi totale in ogni cosa che facciamo, compresa casa mia. Quando hai la fortuna di lavorare con una parente con cui c’è completa sintonia nei gusti, si possono trascorrere le nottate a ragionare e a partorire le idee migliori. L’altro aspetto peculiare di questa struttura è che chi l’ha pensata, cioè io, la gestisce anche. Dico questo perché, a volte, può succedere che un architetto realizzi un locale oggettivamente bellissimo che però non senti tuo, non ti appartiene. Così, poco dopo, cominci a modificarlo spostando un mobile, aggiungendo o sostituendo una pianta o un altro dettaglio che andranno inevitabilmente a snaturare il progetto iniziale.” E qui questa cosa non è successa? “Direi di no, in quanto giunti alla nostra nona stagione, stiamo ancora proseguendo con quella che era l’idea iniziale. Per creare il Maré non ci siamo lasciati ispirare da un’unica fonte, ma abbiamo voluto conferirgli una forte anima mediterranea dettata dalle luci, dai colori, dal verde, con una grossa attenzione a rendere caldi gli ambienti. Perché quando fai una struttura così spaziosa e vetrata, rischi di imbatterti nella freddezza. Così abbiamo cercato di abbattere il più possibile questo rischio ricorrendo all’utilizzo del legno e di materiali verosimilmente imperfetti.”


In alto, una veduta del Marè dall’esterno. Nella pagina accanto, uno scorcio della cabina mare e, sotto, il banco bar.

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Direi che ci siete riusciti appieno!, mi sorge spontaneo aggiungere. “Il Maré oggi è una realtà abbastanza consolidata, ormai una componente caratteristica della passeggiata sul molo. Poi, la cosa bella è che chiunque frequenti il Maré ci rivede un suo viaggio. A parte l’Asia, infatti, ho sentito menzionare di tutto: gli Hamptons, la Florida, i Caraibi, la Grecia, le Baleari, la California, tutto… Anche se nessuno mi ha mai citato la Sicilia o la Puglia!” Una volta progettato lo scheletro, come avete deciso cosa farci? “Essendo una struttura molto particolare, con una forte identità, abbiamo cercato di proseguire sulla stessa linea anche per tutto ciò che riguarda la cucina, il bar, la spiaggia e tutti i servizi correlati. Una volta che fai un involucro di questo genere, occorre riempirlo con le cose giuste. Inoltre bisogna prestare attenzione affinché non ci sia mai uno scompenso tra il momento in cui vieni a bere, quello in cui vieni a mangiare o il giorno o la settimana in cui vieni in spiaggia. Tutto deve posizionarsi su un determinato livello di qualità, parola quest’ultima che può sembrare abusata ma che in realtà è fondamentale.” Quali sono state le difficoltà maggiori che hai riscontrato? “Forse lo sforzo maggiore, oggi, lo richiede il tentativo di anticipare le mode, di


Cena in bianco Nella foto in basso, uno scatto della “Cena in bianco” di giovedì 12 luglio 2018. Palloncini, tavoli e ospiti, tutti rigorosamente in bianco, per una cena a base di prelibatezze dello chef Omar Casali, gustate a piedi nudi sulla sabbia.

avere nuovi spunti in un periodo che sta completamente cambiando. La ricerca dello stupire è diventata molto più complicata. Inoltre in questo locale ci sono due fasi: il pensare e il fare cose non viste, intraprendere strade ancora non battute e replicarle su numeri importanti. Il binomio qualità e quantità è stato fin da subito una bella scommessa, con una cucina in fermento dalle 8 del mattino alle 11 di sera. Tutto questo finalizzato a un unico obiettivo: far sì che il Maré ogni volta costituisca una fuga dal quotidiano, una piccola vacanza. Quindi, che sia per un caffè, un pranzo o un aperitivo, il locale deve poter offrire un’occasione di svago dove, coccolati da un sottofondo musicale che mai è a caso, ci si rilassa guardando il mare, i capanni egli arredi.” Ma tuo padre, Alberto Zaccheroni, c’entra qualcosa con tutto questo? “Mio babbo è il mio miglior cliente!” Ride. “A parte gli scherzi… I miei genitori erano albergatori. Avevano una pensione a una stella che poi oggi è la casa in cui vivo. Si chiamava Pensione Ambrosiana, chiusa nell’’89, caratterizzata da camere minuscole, mediamente senza bagno. È lì che sono cresciuto i primi dieci anni della mia vita, respirando tutto l’amore per l’ospitalità che i miei genitori nutrivano nei confronti della loro clientela.”


D E S I G N P O R T R A I T.

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31/01/18 17:00


LIFESTYLE

Ca’ Bevilacqua Nel 2017 nasce il Garden Room, una location eventi caratterizzata dall’amore per il passato, la natura e lo stile industriale.

In alto, il ponticello nel giardino. A sinistra, i tavoli all’aperto, sotto la veranda.


Quando supero il cancello di Ca’ Bevilacqua, accade che quasi subito dimentico di essermi addentrata in uno scorcio della campagna romagnola, più precisamente in via Santa Croce 5607, a Bertinoro. Entro in un luogo magico, dove il desiderio di vivere la natura si fonde con la raffinatezza dello stile industriale e l’amore per il vintage. Incontro Loretta Leonardi per sapere un po’ di più sul perché lei e suo marito, Widmer Bevilacqua, abbiano deciso di creare una location così particolare e bella. Come mai avete scelto questo posto per fare Ca’ Bevilacqua? “Tutta questa casa, tutto quello che vedi qui, era dei miei suoceri, due contadini della Romagna più verace. Fu durante la loro vecchiaia che mio marito cominciò a occuparsi del terreno dando adito alla sua passione: gli animali. Così, gran parte del verde circostante la casa divenne un bellissimo parco naturale, popolato da fenicotteri, cicogne marabù, antilopi, zebre, gru e pappagalli. Poi, nel 2012, decidemmo di ristrutturare la casa. Cambiammo idea svariate volte su quello che sarebbe stato l’utilizzo finale. Inizialmente avevamo pensato di sistemarla un po’ per poterla affittare; poi, però, col fatto che Widmer ci teneva i suoi animali, decidemmo di farci un B&B dove avremmo vissuto d’estate,

mentre d’inverno saremmo tornati nella nostra casa di sempre, quella a Santarcangelo.” E come andò a finire? Sorride: “Finì che ci trasferimmo ad aprile e non tornammo più a casa!” Quante camere ha il B&B? “Il B&B è piccolino, conta solo 3 camere e, proprio per questo, l’abbiamo realizzato curando ogni minimo particolare e scegliendo solo il top di gamma, come le pregiate lenzuola di lino e i materassi da 7.000 molle.” Oltre a un B&B, oggi Ca’ Bevilacqua è anche una location per eventi… “Esattamente, e questa è una cosa recente, nata per colpa di alcuni limoni.” Come sarebbe a dire per colpa dei limoni? “Perché Widmer acquistò qualche pianta di limone che, una volta arrivato il freddo, non sapevamo come proteggere e allora ci domandammo: ‘Dove mettiamo i limoni?’ Li mettiamo nel capannone, che era un vecchio ricovero attrezzi dove suo padre teneva i trattori per lavorare la terra. Ma il capannone, lasciato così com’era, si presentava troppo buio per farci crescere dei limoni. Così avviammo i lavori di ristrutturazione del capannone. La modifica maggiore venne

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In alto, il Garden Room decorato da viti brasiliane.

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apportata al tetto che fu completamente sventrato e sostituito da un’ampia vetrata. In seguito a questo cambiamento, gli amici che venivano a trovarci cominciarono ad apprezzare sempre di più la location, domandandoci come mai, ogni tanto, non organizzassimo delle feste. Fu così che nacque il Garden Room.” Il Garden Room sarebbe la cornice che ospita gli eventi? “Proprio così. Una volta finito di allestire lo spazio, lo scorso anno – che poi di allestire non si finisce mai –, lo pubblicammo su matrimonio.com e iniziammo questa nuova affascinante attività con la capienza necessaria.” Sui social ho visto che organizzate anche molto altro, oltre ai matrimoni… “Sì, per esempio il calendario di quest’estate è ricco di appuntamenti serali, quali il College Garden (degustazione di sushi in collaborazione con il College Sushi di Cesena), la Cena Africana, la Noche Gitana e altro ancora…” Mentre Loretta risponde alle mie curiosità, le sue parole trasudano tutto l’amore che nutre per questo posto. Un lavoro enorme, il risultato di tanti sacrifici mossi da una forte passione. La stessa energia e lo stesso calore che trapelano da ogni dettaglio, tendaggio, mobile che compone Ca’ Bevilacqua. Superfici imperfette, rami di viti brasiliane intelligentemente arrampicate ovunque, oggetti del passato a cui è stata donata una seconda vita in un contesto unico, pieno di stile e personalità.


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Com’è nata la tua passione per il mondo della ristorazione? “In realtà è nata quando sono nato anche io. I miei genitori avevano un bar e io posso dire di essere nato dentro a quel bar.” Sorride. “Mia madre, essendo una di quelle donne di una volta, svolgeva più lavori in uno: accudiva tre figli, puliva casa prima di recarsi al lavoro e, con mio padre, gestiva un bar. Quindi in quel periodo, almeno 40 anni fa, non si era soliti avere una babysitter e io venivo portato con loro al bar. Così, fin da piccolo, imparai ad accogliere le persone, a salutarle e a starci in mezzo in maniera naturale. Poi crescendo e, non sapendo ancora cosa avrei fatto da grande, su consiglio di mia madre decisi di prendere in gestione l’Happy Bar Gelateria. Un’attività che, insieme ai miei fratelli, portai avanti per almeno otto anni, con soddisfazioni importanti fino a quando, nel 2003, iniziai l’esperienza nel locale che ridisegnò totalmente il divertimento cesenate: il Teatro Verdi. Una realtà che inizialmente ebbe un successo enorme, anche perché una discoteca con ristorante all’interno di un teatro del 1800 era veramente qualcosa d’incredibile! Addirittura pensa che, nei primi tempi, il Verdi ospitava il Colorado Cafè con Abatantuono, quando ancora non veniva trasmesso in televisione, fungendo inevitabilmente da indotto anche per tutte

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le altre attività circostanti. Poi, una volta chiusa la parentesi Verdi, nel 2007 fondai il Trilogy Group.” Perché Trilogy? “Ho scelto questo nome perché mi piaceva il significato del diamante Trilogy, ti ho amato, ti amo, ti amerò per sempre, riadattato in un contesto diverso, quello del mio lavoro, diventando ti ho servito, ti servo, continuerò a servirti. Magari molti pensano che Trilogy si riferisca al fatto che ci siano tre soci o tre attività ma in realtà non è così…” Sorride. Cosa comprende oggi Trilogy? “Oggi Trilogy comprende 5 attività che sono una pasticceria a Sant’Angelo di Gatteo, il Chiosco Savelli, la Piadina del Chiosco, il Bar 45 e l’Acquadolce… Anche se l’anno prossimo probabilmente il gruppo crescerà ulteriormente, con l’apertura di un nuovo locale, sempre a Cesena… Ma al momento non posso svelarti ulteriori dettagli.” Siccome è un luogo che mi affascina molto, potresti raccontarmi qualcosa di più sull’Acquadolce? “L’Acquadolce nasce nel 2011 dalla riqualificazione di un, permettimi di definirlo


CITYTIME

Acquadolce Una chiaccherata con Christian Pagliarani, fondatore di Trilogy Group, impresa di riferimento per l’intrattenimento cesenate.

In questa pagina, l’ex distributore di carburante, oggi sede del Ristorante Acquadolce.


Sopra, i tavoli all’aperto. Sotto, la vista sul fiume Savio e il Ponte Vecchio.

così, punto depresso di Cesena che per molti anni aveva ospitato un distributore di benzina. Quindi, dopo varie peripezie burocratiche, riuscimmo a ridare luce a un angolo abbandonato della città andando a valorizzare indirettamente anche uno dei suoi simboli più caratteristici, il Ponte Vecchio. Inoltre, con l’Acquadolce, ci eravamo prefissati un obiettivo: quello di reinventare il modo di fare colazione. Così, spinti da un coraggioso spirito d’innovazione, decidemmo di eliminare brioche e cappuccino per fare spazio a torte con farine bio, cioccolati fondenti, zuccheri integrali, estratti di frutta e verdura per un momento culinario che fosse orientato non solo al gusto, ma anche e soprattutto alla salute. E non ti nascondo come, inizialmente, questa nostra scelta riscontrò un forte scetticismo da parte della gente del posto. Ma, fortunatamente, un po’ per la nostra capacità di educare il pubblico cesenate, un po’ perché le cose quando sono ben fatte poi raccolgono i loro frutti, oggi posso ritenermi davvero soddisfatto di ciò che è diventato l’Acquadolce: un punto di riferimento per chi vuole staccare dalla città e concedersi un momento di svago e relax col rumore della cascata in sottofondo.”


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Benvenuto a Casa Tua Hub Servizi completi per la casa Casa Tua Hub nasce dal desiderio di creare uno studio immobiliare alternativo e all’avanguardia. Da qui la scelta di “Hub”. Cos’è un Hub? Hub è un termine di origine inglese che letteralmente significa “mozzo, parte centrale di una ruota”. Ma può assumere anche il significato figurativo di centro, cuore o fulcro. Casa Tua Hub vuole essere proprio questo: un fulcro di idee e competenze a disposizione del cliente. Così si è formato un team di Consulenti Immobiliari, Architetti, Geometri, Home Stager... professionisti specializzati in vari ambiti, in grado di rispondere a ogni esigenza legata al mondo della casa.

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Why

Filosofia aziendale Parte tutto da qui

Ci occupiamo di compravendita immobiliare, progettazione architettonica e interior design affiancando il cliente in ogni fase del progetto edilizio, dall’acquisizione del bene all’iter progettuale, fino alla scelta degli allestimenti e dei complementi d’arredo. Consulenti, Mediatori Immobiliari, Architetti, Interior Designer, Home Stager e altri ancora sono a tua disposizione con un’ampia offerta di servizi. Per noi ogni progetto ha la sua storia, che mai si ripete, perché ogni cliente è unico come unica è la sua casa. Il mood viene suggerito ogni volta dai luoghi e dalle esigenze del cliente: funzionali, ambientali o estetiche. È lui il vero protagonista del progetto!

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What

Consulenza immobiliare 1 | Analisi e Valutazione GRATUITA per vendere o affittare il tuo immobile.

2 | Selezione e presentazione delle offerte più in linea con le tue richieste.

3 | Raccolta della documentazione fiscale, catastale, ipotecaria e richiesta di eventuali documenti mancanti.

4 | Supporto nel redigere le certificazioni obbligatorie, quali la relazione di conformità urbanistica e la certificazione energetica (APE).

5 | Negoziazione e Assistenza fino a stesura del contratto e aggiornamento periodico sull’andamento della gestione dell’incarico.

6 | Comunicazione e Marketing promozione gratuita del tuo immobile sui principali portali immobiliari, quotidiani, riviste cartacee e inserimento dei simboli Fb, Instagram, YouTube, Website.

7 | Mediazione creditizia consulenza gratuita per la richiesta di un mutuo o di un finanziamento su misura per te.

8 | Home Staging servizio GRATUITO per i clienti di Casa Tua Hub.


Progettazione, Ristrutturazione, Arredamento

Sviluppo Retail Partner del tuo Business! La ricerca sul territorio di location rispondenti ai requisiti del concept proposto è la fase preliminare della consulenza. Tale attività si sviluppa in varie fasi:

1 | Analisi del fabbisogno Ascoltare, osservare e poi proporre! Una volta raccolte tutte le informazioni utili ci impegniamo a fornire, nel giro di qualche giorno, preventivi cuciti su misura.

- ricerca di posizioni commerciali in linea con il progetto rappresentato - dimensioni del punto vendita - visibilità e viabilità - target e tipologia dei clienti

2 | Mood e Concept Il progetto procede per fasi! Lavoreremo sulla proposta di progetto fino a quando non verrà individuata la strada corretta da percorrere insieme.

3 | Progetto esecutivo In questa fase verrà approfondito ogni dettaglio e fornita a ogni figura (muratori, impiantisti, mobilieri... ) la documentazione necessaria per poter formulare la propria offerta e delineare un piano economico particolareggiato.

- analisi dei punti di forza e debolezza del progetto in relazione ad altri competitori presenti e/o merceologie concorrenti. Solo dopo tali verifiche vengono presentate location adeguate. Professionisti con esperienze e provenienze diverse, con specificità maturate in varie aree di business e geografiche dialogano con il cliente mettendo a sua disposizione l’esperienza e i contatti necessari al superamento degli obiettivi prefissati.

4 | Realizzazione Coordiniamo i lavori e la direzione tecnica e artistica dell’opera. Queste attività garantiranno il corretto svolgersi della commissione, organizzando tempi e scadenze delle varie fasi di realizzazione, nonché il controllo e l’assistenza tecnica ai diversi fornitori.

5 | Prodotti di serie Disponiamo di una vasta rete di contatti con importanti aziende produttrici. Siamo in grado di offrire ai clienti canali privilegiati per ottenere i migliori prodotti delle migliori marche presenti sul mercato, con prezzi controllati e sconti riservati.

6 | Costi del servizio Il compenso professionale dello studio sarà concordato con il cliente e ripartito per fasi di lavoro. In questo modo i clienti non saranno vincolati qualora decidessero di interrompere il rapporto professionale al termine di una determinata fase dell’iter progettuale. In ogni caso il compenso è calcolato sull’ammontare del costo dell’opera progettata, su base percentuale.

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Where

CESENATICO Hub Viale Roma

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Hub Viale Oberdan 184

Credo che avere la terra e non rovinarla sia la piÚ bella forma d’arte che si possa desiderare

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