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NUMERO 1 2018 / HOUSE ORGAN BY CASA TUA HUB

A B I TA R E V I V E R E

Marcantonio Raimondi Malerba

Quel Castello di Diegaro

Casadodici a Cesenatico

“A casa dell’Artista”

“Solo un pizzico di zenzero, grazie”

“Il giro del mondo in un B&B”


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La bellezza attrae e affascina. E in questa rivista, che nasce come organo di Casa Tua Hub, voglio proprio raccontarvi momenti di bellezza. Bellezza intesa non come attrazione fisica ma come piacere di aver visitato luoghi e incontrato persone. In città, al mare, in collina… la bellezza di abitare una casa o di vivere un viaggio. In questo primo numero abbiamo visitato per voi un appartamento con vista mozzafiato sulla Darsena di Rimini. Abbiamo incontrato Claudia D’Elia, home stager di Cesena, che ci ha svelato alcuni segreti della sua professione. Marcantonio Raimondi Malerba, artista e designer, ci ha accolto nel suo salotto/laboratorio, un piccolo museo in perenne divenire. Abbiamo visitato inoltre Salaroli Home, lo showroom di Cesena che propone soluzioni innovative per la casa, un mix perfetto di qualità e design. Parlando di bellezza, non potevamo non fare un salto al Castello di Diegaro, un luogo da favola dove mangiare e pernottare sulle colline di Cesena. Infine siamo stati ospitati nel B&B Casadodici, un gioiellino affacciato sul molo di Cesenatico con sei stanze ispirate a sei attrici internazionali del passato.

AV ABITARE VIVERE è un house organ di Casa Tua Hub in distribuzione gratuita AV Abitare Vivere TM by Business Solutions S.r.l. Rivista in corso di registrazione presso il Tribunale di Forlì Direttore Responsabile: Francesca Ricci Direzione e Amministrazione: Viale G. Oberdan 184, 47521 Cesena Fotografie: Claudia D’Elia Progetto grafico ed editoriale: Edizioni In Magazine Srl, Forlì Numero 1 2018 Chiuso per la stampa il 16/4/2018 Stampa: Tecnostampa S.r.l., Loreto (AN)

Prima di iniziare la lettura, vi invito a leggere quello che segue, un “bel pensiero” che rappresenta in fondo la filosofia della rivista. “Ci si può accontentare e vivere una vita a metà. Si può scegliere il compromesso, la scorciatoia, la furbizia o perfino la disonestà. Ci si può sempre concentrare su quello che si vuole ottenere e dimenticarsi costantemente di ciò che si dovrebbe dare. Si può vivere di relazioni superficiali, di finte amicizie, di code saltate, di sorpassi azzardati, di abusi e soprusi. Si può essere arroganti, rabbiosi e vendicativi. Il più delle volte nessuno ci punisce e nemmeno si lamenta. Ma una voce interna, a un certo punto, si sveglia. Spesso è troppo tardi, quando non si può più cambiare nulla. E così molti finiscono annegati in un mare di rimorsi, di sensi di colpa e di paure. Non c’è nulla di peggio di una vita sprecata o mancata. Ma c’è un’altra strada. Si può decidere di far fatica, di mettersi al lavoro e di creare la migliore versione di noi stessi. Non è questione di fortuna e tantomeno di circostanze casuali. La migliore versione di ognuno di noi può nascere solo attraverso un percorso, un lavoro interiore complesso e a volte difficile. Ma il cammino stesso rappresenta una vittoria perché permette un immediato cambio di prospettiva. Le cose che apparivano fondamentali passano in secondo piano ed emerge un quadro nuovo capace di indicare con estrema chiarezza quali sono le cose che contano davvero. La migliore versione di sé è quella che parla meno e ascolta di più, che giudica meno e ama di più, che si arrabbia meno e perdona di più. È la versione grata e stupita per le infinite BELLEZZE della vita.” In ogni numero: almeno UN quadro vivente, almeno UNA libreria.


WHO

Casa Tua Hub È qui che nascono le idee per la casa di domani. Un crocevia di professionisti del settore al servizio dei clienti.

In alto a destra, una panoramica della sede di Cesena. Nella pagina successiva: in alto la sala riunioni e in basso la cucina dell’ufficio.

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Per molti la propria abitazione è un guscio, uno spazio che necessita di essere rinnovato frequentemente, con progetti che guardano avanti e consentono di riassaporare ogni volta il piacere di “mettere su casa”. Un’avventura intima e appassionante che necessita di un supporto qualificato e versatile. È per questo che nasce Casa Tua Hub. Cos’è un Hub? Hub è un termine di origine inglese che letteralmente significa mozzo, parte centrale di una ruota. Ma può assumere anche il significato figurativo di centro, cuore o fulcro. Ed è proprio a quest’ultima accezione, quella di fulcro, che oggi numerose realtà aziendali attingono per assumere un’identità all’avanguardia, di ispirazione internazionale. Cosa si fa in un Hub? Chi c’è al suo interno? Ci sono persone prima di tutto. Ragazze e ragazzi, donne e uomini che hanno capacità, competenze, idee. Anche a Cesena, in Viale G. Oberdan 184, è nato un Hub. Provate ad immaginare un ufficio open space con, al suo ingresso, una gran-


# NOME RUBRICA

de lavagna nera che dice “Benvenuto a casa. Ops, volevo dire al lavoro” ed ecco che si resta piacevolmente incuriositi. Desiderosi di sapere cosa si faccia in questo posto. E il primo fattore a suscitare curiosità in chi entra, è sicuramente l’estetica degli spazi. Accedendo dal portone principale, infatti, ci si trova di fronte a tre casette che, dipinte nei toni del verde, dell’azzurro e del rosa, rievocano inequivocabilmente delle piccole camere dove le scrivanie prendono il posto dei letti e i comodini diventano pouf su cui siedono comodi i clienti. Proseguendo con lo sguardo verso sinistra, si giunge alla cucina: una casetta gialla, più ampia rispetto alle altre, che crea la cornice perfetta a credenze, frigo, piano a induzione e cantina dei vini con, di fronte, una penisola su cui, al posto dei piatti, prendono vita i pensieri di chi lavora. Infine la veranda: una sala riunioni caratterizzata da una mappa della città difficile da spiegare e illuminata da un noto lampadario a sospensione con fili

annodati e diffusori orientabili a piacimento. Ma ciò che sorprende maggiormente di questo Hub sono i 520 metri di superfici e complementi d’arredo interamente rivestiti in legno: un parquet pregiato che riscalda l’ambiente conferendogli un aspetto altamente confortevole e accogliente. Poi ci sono loro, i ragazzi, disposti qua e là per l’ufficio che, almeno per un attimo, sorge spontaneo chiedersi cosa stiano facendo. È uno showroom? È un coworking? È uno studio di consulenza? Che cos’é? Casa Tua Hub è un crocevia di professionisti che quotidianamente collaborano tra loro con l’intento di costituire un interlocutore unico in grado di offrire servizi completi riguardanti la casa. Un’azienda giovane, inaugurata con il core business di un’agenzia immobiliare, che in pochi mesi ha voluto rompere gli schemi e diventare molto di più. Il cliente che entra in questa realtà deve trovare risposta ad ogni suo desiderio o esigenza. Sono infatti presenti figure professionali specializzate in

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ambiti differenti: consulenti immobiliari per chi desidera vendere, acquistare o semplicemente locare un immobile; home stager per garantire ai proprietari una vendita senza svalutazione; architetti per progettare nuove soluzioni di interni o esterni (residenziali o contract); interior designer per arredare gli spazi trovando il giusto compromesso tra il gusto della clientela e le ultime tendenze di design; tecnici per tutto ciò che concerne gli obblighi burocratici riguardanti le proprietà immobiliari; artigiani per compiere lavori di costruzione o ristrutturazione… e tanto altro ancora. Casa Tua Hub è un brand innovativo e dinamico che auspica a crescere sia nel numero dei suoi collaboratori che delle sue filiali. A tal proposito e, per garantire una maggiore capillarità sul territorio, è stato aperto un nuovo punto situato a Cesenatico, in Viale Roma 1. Si tratta di una filiale in grado di offrire le stesse prestazioni dell’Hub di Cesena ma con un layout diverso, completamente ispirato all’artigianato e al mare. Ma di questo parleremo in un’altra occasione.


ARCHITECTURE

Una cucina per cappesante Un progetto realizzato dallo studio di architettura archiLab di Rimini.

Arriviamo alla Darsena di Rimini in un lunedì qualunque, dove il cielo non è dei più limpidi e, di tanto in tanto, delle nuvole generose ci offrono qualche goccia di pioggia. Siamo un po’ indecise sul da farsi e ci domandiamo: per le foto torniamo un altro giorno con più sole oppure rimaniamo? Poi, prese dall’entusiasmo di portare avanti le cose e curiose di esplorare la bellezza di nuovi spazi interni, decidiamo di restare e facciamo il nostro ingresso in questa abitazione. Il portone si apre e una vista mozzafiato del mare si palesa ai nostri occhi attraverso due grandi porte finestre che si affacciano su un balcone a cui il falegname deve ancora apportare i suoi ultimi ritocchi. Il panorama è talmente bello che quasi, e sottolineo quasi, non notiamo la particolarità dell’immensa parete che scorre lungo tutto il corridoio fino a giungere al salotto. È la prima volta che vedo una cosa simile: 10 metri di listelli di legno che, sapientemente incastonati l’uno accanto all’altro e realizzati nella stessa tonalità del parquet, trasformano il muro in un qualcosa di unico, il connubio perfetto del design più moderno e dell’eleganza orientale. Ma la situazione si fa ancor più affascinante quando scopro che il legno non è solamente un rivestimento fine a se stesso ma presenta, ben camuffate, delle interessanti aperture dietro le quali si celano scomparti, armadi e addirittura la porta di un bagno. Decidiamo di superare il disimpegno, ed ecco che il progetto dello studio d’architettura archiLab di Rimini trova il suo trionfo. In molti sanno che organizzare un open space in cui è necessario far confluire cucina e salotto non è un compito facile. Sicuramente non lo sarà stato, ma raramente ho visto mobili disposti con una tale naturalezza. A sinistra (ci tengo a precisare che effettuerò questa descrizione lasciandomi

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In apertura, la cucina firmata Meson’s. In questa pagina, in alto l’open space affacciato sulla Darsena di Rimini. A destra, il dipinto di Luciano Filippi. Nella pagina successiva, la parete in legno con la porta del bagno nascosta.

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la porta d’ingresso alle spalle) troviamo la cucina. Anche senza la puntualizzazione degli architetti, mi rendo conto immediatamente che si tratta di una Signora Cucina (se così si può dire). Subito dopo, infatti, scopro che è firmata Meson’s, una delle prime aziende italiane a rivoluzionare il concetto di cucina, dove la qualità dei materiali oltrepassa lo standard e plasma la tendenza. Voltando lo sguardo verso destra mi focalizzo sul soggiorno (non prima, però, di essermi soffermata nuovamente sul mare e le sue barche): un salotto in perfetto stile contemporaneo, caratterizzato da linee morbide e nuance delicate per creare un’atmosfera gradevole in cui accogliere i propri ospiti (o, ancor meglio, in cui viverci). Viene spontaneo desumere come la maggior parte dei complementi d’arredo di questa casa siano stati disegnati ad hoc dai professionisti di archiLab e successivamente realizzati dai maestri di Pari Cucine. Poi, quasi al centro c’è lei, la protagonista della sala, la Long Chair: una poltrona nata nel 1956 dall’intuizione dei coniugi Charles e Ray Eames che si ispirarono alla tradizionale sedia da club inglese per dar vita ad una seduta ormai diventata un classico della storia del design.


Ed è da particolari come questo che si evince la sviscerata passione dei proprietari dell’appartamento per tutto ciò che è arte ed è bello. Visitiamo questa dimora in un orario centrale, quando la luce diurna dona agli ambienti il loro aspetto più accattivante ma, notando com’è stata collocata l’illuminazione, vorrei poterci tornare una sera: cosparsi per tutta l’ampiezza degli spazi, infatti, ci sono faretti ad incasso e led studiati per conferire alla casa un effetto a dir poco seducente. La mia attenzione viene successivamente catturata dall’imponente tela appesa nel corridoio (di fronte alla lunga parete di legno). È un’opera di Luciano Filippi, pittore paesaggista, interprete fine della terra di Romagna. Un concentrato di colori dove a primeggiare è uno dei miei preferiti, il rosso, dietro ai quali, quasi impercettibilmente, si nasconde un simbolo di Rimini: il Grand Hotel. Manca poco al termine del servizio fotografico quando, prima di lasciare questo fantastico posticino, mi soffermo un’ultima volta sulla cucina e mi tornano in mente le parole del proprietario quando mi diceva: “Mia moglie è un’appassionata della gastronomia e ama cucinare soprattutto cappesante”. Quanto dovranno essere prelibate delle cappesante cucinate lì, con quella vista!

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DESIGN

A casa dell’Artista Il laboratorio di Marcantonio Raimondi Malerba è un piccolo museo in perenne divenire: un caos calmo dove l’arte si unisce all’artigianato e ogni scorcio è sorpresa.


In apertura, l’artista mentre plasma “il bambino”. In questa pagina, in basso la libreria e, a destra, il tavolo della cucina con appeso il poster originale del Circo Orfei.

Conosco Marcantonio Raimondi Malerba prima di tutto per la fama e le notizie che lo riguardano. So che per i suoi gorilla ha un’esclusiva con Armani e che ogni volta che inaugurano un nuovo punto vendita gliene commissionano uno. So che il suo trampolino di lancio sono state le sedie con germoglio, molto apprezzate quando erano esposte nelle gallerie d’arte, ma vendute con successo solo dopo l’esposizione al Salone del Design. So infine che in comune abbiamo alcuni tra gli artisti preferiti, e parlo di personaggi del calibro di Magritte e Rauschenberg. Proprio di quest’ultimo, ricordo un’affermazione: “Puoi trovare la bellezza di fianco al cassonetto, puoi dare luce a ciò che non brilla.” Una frase che potrebbe contenere gran parte dell’essenza artistica di Marcantonio, considerato che il suo modo migliore per trarre ispirazione è scovare oggetti ai mercatini dell’usato e reinterpretarli partendo proprio dalla loro funzione originaria. Arrivo nella sua abitazione nel primo pomeriggio. Mi fa accomodare nel suo salotto/laboratorio dove comincio a guardarmi intorno: la stanza è un incredibile caos artistico. Marcantonio mi raggiunge e, mentre chiacchieriamo,


riprende pazientemente il suo lavoro: il minuzioso modellamento di un bambino ad altezza reale esposto al Salone del Mobile dal 17 al 22 Aprile 2018 a Milano. Mi decido a rompere il ghiaccio chiedendogli come sia sbocciata la sua sviscerata passione per la scultura e il design. Mi dice di aver frequentato l’Accademia delle Belle Arti e che il professore, in quegli anni, trattava principalmente argomenti di arte contemporanea, un tipo di arte più tecnica che manuale, che non contribuirono a suscitare in lui tutto l’amore che nutre oggi per il suo lavoro. Solo dopo, quando cominciò a cimentarsi nella lavorazione della ceramica, capì di avere un’innata predilezione per l’artigianato. Marcantonio è un tipo tosto. Finché non ottiene il risultato auspicato, lui ci prova e riprova fino a quando non ci riesce. Una delle sue principali doti? La perseveranza, che forse è anche un po’ l’ingrediente segreto del suo successo. Spaziando con lo sguardo intorno vedo scimmiette porta lampadine, soprammobili che si trasformano in simpatici elefanti e in scodinzolanti topolini, un paio di pattini come piedi di un tavolino, una vecchia cassetta rivisitata del pronto soccorso. Il tutto condito da ramoscelli verdi che regalano un tocco di

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Qui sopra, l’evoluzione del “vaso cuore”: in alto l’originale, a sinistra il prototipo e a destra l’opera ultimata.

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freschezza e genialità a questo luogo già di per sé pieno di luce. Gli domando come preferisca venga definito il suo stile. Mi spiega che il suo modo di approcciarsi all’arte non può essere collocato in una precisa corrente artistica ma che i suoi prodotti vengono realizzati partendo da idee semplici che, trovando un profondo comfort nel passato, attingono ispirazione direttamente dalla natura. Mentre parliamo, girovago per la casa (che è un piccolo museo) e uno degli elementi che mi attrae maggiormente è il suo vaso cuore: un pezzetto d’arredo senza tempo, una perfetta sinergia tra il verde e l’uomo, come se la linfa delle radici di una qualsiasi pianta fosse il sangue che scorre nei vasi sanguigni del nostro muscolo più importante. Quando sento che sta per giungere il momento dei saluti, mi arrischio a chiedergli un favore: mi concederebbe in prestito, solo per qualche giorno, una delle sue sculture per scattare qualche foto? È a questo punto che vengo piacevolmente sorpresa. Senza esitare, mi mette in braccio un grosso e famoso esemplare bianco: il gorilla. Quello che vedete in copertina.


HOME STAGING

La make up artist della casa Claudia D’Elia, di professione home stager, spiega le strategie per presentare al meglio una casa.

Nella pagina seguente, a sinistra il “prima” e il “dopo” dello studio. A destra, il “prima” e il “dopo” della zona living. Nella pagina successiva, il “prima” e il “dopo” della camera da letto.

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La casa in cui viviamo si trasforma nel tempo e, come succede a volte alle persone, col passare degli anni può perdere il suo appeal iniziale, assumere un aspetto trascurato ed appesantirsi. Come i chili di troppo sono l’esito di un’alimentazione sbilanciata e di calorie in eccesso, il disordine e la mancanza di spazio sono il risultato dell’accumulo di oggetti inutili. Case appesantite da acquisti sbagliati, collezioni impolverate, abiti che non s’indossano più, libri che non si leggeranno mai: si è circondati, infastiditi e soffocati da troppe cose, elementi che si sono ammucchiati senza quasi accorgersene. Per vivere in ambienti ordinati, efficienti, meno faticosi da gestire, dalle giuste atmosfere e di nuovo attraenti – soprattutto nella prospettiva di una vendita o locazione – a volte è sufficiente sbarazzarsi del superfluo. Ma spesso non basta. È a questo punto che entra in gioco l’Home Staging, un termine composto dalle parole “home” e “stage”, ovvero “casa” e “palcoscenico”. Letteralmente,


significa dunque trasformare la casa in un palcoscenico. Si tratta di una professione, nata negli Stati Uniti più di mezzo secolo fa e che da qualche anno sta prendendo piede anche in Italia, che vede fondersi due mondi: quello della psicologia e quello della casa. Tecnicamente è un restyling non invasivo e poco oneroso fatto per rappresentare al meglio qualsiasi immobile in modo da accelerarne la vendita o la locazione a un prezzo possibilmente in linea con il mercato. La casa viene preparata da qualificati professionisti mettendone in risalto i pregi e attenuandone le criticità che potrebbero in qualche modo intralciarne la vendita o la locazione. Qualsiasi immobile può trarre vantaggio da un allestimento strategico, soprattutto quelli che, nonostante le buone condizioni, risultano molto legati al gusto e all’impronta del proprietario. Questo ostacola l’immedesimazione del potenziale acquirente in quell’immobile. Secondo alcuni studi, infatti, ci si

innamora di un’abitazione proprio nei primissimi istanti, quasi d’istinto, come avviene nei colpi di fulmine tra persone. Per questo è utile preparare la casa in vista del “primo appuntamento”. Ma cosa fa esattamente un Home Stager? Abbiamo girato la domanda a una professionista del settore, Claudia D’Elia, Home Stager di Cesena. Le abbiamo chiesto di svelarci i segreti del suo lavoro (di cui è profondamente innamorata) partendo proprio da quella “scintilla” che si accende, tra un acquirente e l’immobile, nei primi novanta secondi. In generale, la nostra Home Stager ci racconta quanto sia fondamentale che l’abitazione risulti fresca, armoniosa, luminosa e confortevole: un immobile di questo tipo non può che suscitare un’impressione positiva. Ma, in pratica, come funziona? “Faccio in modo che la casa non rispecchi un gusto specifico, ma che possa

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piacere al maggior numero di persone – ci spiega –, chiunque vi entri deve poter immaginare proprio lì il suo futuro. Gli spazi devono trasmettere immediatamente sensazioni positive e per questo è fondamentale che ci sia luce, ordine, comfort. L’obiettivo è di fare in modo che chiunque possa percepire lo spazio che sta visitando come il proprio spazio”. Claudia ci spiega che è anzitutto consigliabile liberare il più possibile gli ambienti e nascondere dalla vista tutto ciò che è personale, legato alla vita passata dell’immobile, come fotografie e souvenir. In questo modo rendiamo gli ambienti neutri e capaci di accogliere la fantasia dell’acquirente. Si passa, poi, alla valorizzazione degli spazi tramite il linguaggio emotivo delle luci, dei colori e dei simboli. “A volte è sufficiente cambiare una tenda per rendere una stanza più luminosa, riposizionare un mobile per darle un aspetto più funzionale, aggiungere

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un dettaglio come un cuscino per evocare sensazioni piacevoli. Intervenendo, poi, sui colori, si ottengono sempre i risultati migliori: un disimpegno all’ingresso dell’appartamento, se lasciato bianco e spoglio, comunica freddezza e può trasmettere la sensazione di comprare metri quadrati non utilizzabili: un tocco di colore e l’aggiunta strategica di un tavolino e una sedia, permettono invece di rappresentare un angolino confortevole in grado di suscitare emozioni di calore, accoglienza e funzionalità. Per vendere o affittare un immobile, l’Home Stager deve aver ben chiaro l’obiettivo di ogni suo intervento e interpretare le esigenze del mercato e del target a cui si rivolge.” Da non dimenticare, infine, che ciascun intervento di home staging deve sempre concludersi con un servizio fotografico professionale: una buona fotografia suscita molto più interesse di un testo scritto e risulta più efficace nel comunicare con esattezza ogni pregio dell’abitazione.


EXCELLENCE

Salaroli Home Lo showroom di Cesena propone soluzioni innovative per la casa, un mix perfetto di qualità e design.

Ho avuto il piacere di conoscere Giancarlo Salaroli nel suo Showroom di Cesena, in Piazzale Risorgimento 283. Una superficie di 3.500 mq caratterizzata da un’ampia selezione di pavimenti, rivestimenti e arredo bagno, oltre ad una palazzina con 4 appartamenti che costituiscono vere e proprie soluzioni abitative da cui trarre spunto per arredare gli interni della propria dimora. La presenza del Gruppo Salaroli negli ultimi anni è cresciuta con l’apertura di nuovi spazi espositivi e la ristrutturazione di quelli già esistenti. Quindi non solo Cesena ma anche Forlì (la sede iniziale), Ravenna, Faenza, Rimini e Bologna per una presenza sempre più capillare su gran parte del territorio Emiliano-romagnolo. A Cesena, in particolare, nel 2014 l’azienda, affidandosi all’attività dell’architetto di fama internazionale Marco Casamonti, decide di rinnovare il proprio Salone ampliando notevolmente le metrature e creando una struttura nuova dall’aspetto unico e all’avanguardia. Il risultato? Un progetto architettonico d’impatto situato in una posizione strategica: l’ingresso della città. Ed è in occasione di questo cambiamento che Salaroli decide di ritoccare anche il concept aziendale, apponendo l’accezione di “Home” alla parola Showroom e affacciandosi ad un settore fino a quel momento inesplorato: l’arredamento di interni. Oggi Salaroli è quindi in grado di offrire alla propria clientela un prodotto finito,

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con professionisti e architetti che garantiscono un supporto completo per ogni richiesta legata al mondo della casa. La filosofia perseguita per la realizzazione di questo Showroom? Quella di proporre soluzioni diverse che non fossero già presenti sul mercato di Cesena. Ciò è stato possibile solo grazie ad una scrupolosa ricerca, a partire dall’Italia con marchi d’eccellenza (che mancavano nel panorama cesenate) per poi andare verso il Nord Europa, dalla Finlandia alla Germania, cercando di prendere il meglio della qualità e del design di ogni nazionalità. Salaroli, inoltre, può vantare un importante valore aggiunto: quello di avvalersi di un team di collaboratori che, lavorando insieme da tantissimi anni, costituisce oggi un gruppo solido e affiatato che nutre una profonda passione per il proprio mestiere. E questa passione viene inevitabilmente percepita dal cliente. Infatti ciò che il gruppo Salaroli ha maggiormente a cuore è proprio il rapporto con il cliente, inteso come relazione esclusiva, un legame di reciproca fiducia che si migliora e consolida con il passare degli anni. Ed è proprio per questo che Salaroli si è dato come obiettivo di riuscire a soddisfare tutte le fasce di prezzo fornendo una risposta adeguata ad ogni tipo di richiesta e divenendo così interlocutore unico di una clientela che necessita di risposte differenti per esigenze differenti.


In alto, il salotto di uno degli appartamenti in esposizione. Qui accanto la facciata particolare del mobile soggiorno.


GOURMET

Solo un pizzico di zenzero, grazie Il Castello di Diegaro, un luogo da favola dove mangiare e pernottare sulle colline di Cesena.

È un freddo mercoledì di inizio marzo. Ormai è già passato qualche giorno dal “nevone” che ha colpito Cesena e le zone limitrofe in questo inverno 2018. Ma, mentre percorro la stradina in salita che conduce alla nostra meta, posso ancora scorgere in lontananza qualche collina dipinta di bianco. I rimasugli di neve contribuiscono ad aggiungere quel nonsoché di fascino e unicità al mio arrivo al Castello di Diegaro. È stata una giornata di lavoro intensa, ricca di impegni e appuntamenti e, quando Lorenzo mi accoglie nel suo castello, lo fa nel migliore dei modi: la sua cantina dei vini gli presta un’interessante bottiglia di rosso e, a lume di candela, mi offre un assaggio. Perché è l’ora dell’aperitivo, perché fuori fa freddo e perché l’ospitalità è il suo “piatto” forte. Ci accomodiamo nell’atmosfera intima e sofisticata del privé del ristorante, ed ecco che un consueto incontro di lavoro lentamente si trasforma in una piacevole conversazione tra amici. Lorenzo inizia il suo racconto (o forse, data la location, dovrei chiamarla fiaba?): “Se di storia dobbiamo parlare, preferisco parlare della storia imprenditoriale di questo posto. Perché è la storia più affascinante, più carina. È la storia di mio padre, un bambino che, a causa della povertà, venne affidato alla zia e, già all’età di 9 anni, munito di un grande senso di responsabilità, si trovò a cimentarsi come barbiere in una piccola bottega vicino a casa. Poi, una volta compiuta la maggiore età, fece il suo esordio nel mondo della ristorazione occupandosi dapprima di un locale a Forlì e, successivamente, di un celebre circolo blasonato, frequentato da tutti i signori della borghesia forlivese. E da lì, piano piano, la crescita: sempre a Forlì la gestione della pizzeria più rino-

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mata della città (l’attuale Pizzeria del Corso) poi, nel 1980, il grande passo con l’acquisizione del Castello di Diegaro. Probabilmente molti ignorano che questo castello esiste dal 1969 e che, per tanti anni, subì una gestione poco felice con inutili chiacchiere che circolavano a riguardo e che mio padre, forte delle conoscenze e della credibilità che si era costruito, fece un grande sforzo per risollevarlo e renderlo come si presenta oggi. Tra l’altro ci tengo a precisare che nel 2020 raggiungeremo un importante traguardo: l’anniversario dei 40 anni. 40 anni di assiduo lavoro in cui mio padre, insieme a mia madre e a noi fratelli, ha realizzato un’attività che nel tempo è diventata qualcosa di simpatico. Ma anche complesso, perché il Castello di Diegaro non è solamente il ristorante, né solo la pizzeria né soltanto l’hotel ma è tutto questo insieme portato a livelli decisamente importanti. Non è certo il ristorante stellato Michelin e non potrà (né vorrà) mai esserlo per via dei grandi numeri ma, in ogni caso, in cucina noi ci divertiamo tantissimo”. Ed è quando sento parlare di divertimento che gli chiedo di parlarmi in modo più approfondito della sua cucina. “L’errore in cui non vorrei mai incorrere è quello di cadere nella banalità legata al mondo delle tendenze (di cui il setto-

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re gastronomico, oltre a quello della moda, è pieno). Vuoi il sushi, vuoi il vegano, vuoi il crudismo, ma anche i singoli elementi come lo zenzero, l’aglio nero, la soia…” e mi permetto di intervenire aggiungendo: “il riso venere e l’avocado… dov’è che non troviamo l’avocado adesso?” Lorenzo ride, poi continua: “Infatti il mio atteggiamento imprenditoriale è sempre stato quello di fare un passo indietro prima di essere trascinato dal vortice della moda culinaria del momento. Il mio intento principale è tuttavia di garantire una solida materia prima che sfrutti gli ingredienti di stagione cercando di proporre una cucina, se così vogliamo definirla, tradizionale rivisitata. Quindi, per fare un esempio, diciamo no ai semplici crostini o alla mera carne ai ferri ma anche no alla rielaborazione concettuale delle pietanze o alla cucina molecolare. Piuttosto vale gustare una tagliata che, invece del sale grosso e del rosmarino, viene presentata con un tocco di Vin Porto e di salsa di soia”. Ringraziandolo per la sua eloquente disponibilità, saluto Lorenzo con una promessa: quella di rivederci presto per visitare e raccontare le sue suite, a cui dedica un grazioso pensiero. “Non è un hotel con reception, bensì una locanda. Vi consegniamo le chiavi e voi diventate subito abitanti del castello!”


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In apertura, il salottino all’ingresso del castello. Nella pagina precedente, il privÊ del ristorante. In questa pagina, il banco bar e un vaso di tulipani freschi.

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APERTO TUTTI I GIORNI

dalle 7 del mattino al dopocena CUCINA CAFFÈ SPIAGGIA E BOTTEGA

Molo di levante | Cesenatico | mareconlaccento.it | 331 1476563 |


LIFESTYLE

Il giro del mondo in un B&B Il B&B Casadodici accoglie i suoi ospiti in sei stanze ispirate a sei attrici internazionali del passato: un indimenticabile viaggio nel tempo e nello stile.

In alto, una gigantografia dei voumi della Biblioteca Malatestiana di Cesena. A sinistra, poltrona e lampada della stanza Greta Garbo.


Mentre saliamo le scale lo avvertiamo già: il profumo. Un profumo sofisticato e buonissimo che sa di casa e di viaggi e che impreziosisce ogni spazio di questa “chicca” (non riesco a trovare altra espressione più azzeccata) affacciata sul canale di Cesenatico. È mattina tardi quando incontriamo i titolari del B&B Casadodici. Le presentazioni avvengono nella hall dell’hotel dove lo sguardo, cadendo su qualche grazioso particolare (come la piccola maniglia a forma di corallo “from New York”), fa già percepire tutto l’estro e la passione con cui è stato concepito questo luogo. Da qui comincia la nostra visita alla struttura. Ci dirigiamo, come prima tappa, nella camera situata al piano più alto: la suite Rossella. Casadodici mette infatti a disposizione dei suoi ospiti 6 stanze, ognuna ispirata, sia nel nome che nella forma, ad un’attrice icona del cinema italiano ed internazionale. Così, come se fosse una notte degli Oscar, ritroviamo in un unico contesto Sofia Loren, Greta Garbo, Brigitte Bardot, Jane Birkin, Grace Kelly e… Rossella. “Ma Rossella a quale attrice si riferisce?” domando subito con la mia irrefrenabile curiosità. “In realtà si chiama così perché l’architetto e mio marito, senza

che sapessi nulla, hanno deciso di dedicarmela…”. Una risposta umile e discreta che non poteva non suscitare in noi un languido sorriso. Ed eccoci all’interno di una stanza che lascia senza parole. Dopo aver chiesto qualche delucidazione sui vari componenti cha la plasmano, capisco perfettamente che quello che ci si presenta dinnanzi è il lampante esempio di quando la committenza sposa appieno le idee e la creatività dello studio di architettura (in questo caso quello degli architetti Giorgini e Novelli di Cesena) lasciandogli piena libertà di espressione. Qui non trovo un unico stile bensì un mix di tanti stili che, incontrandosi, generano un connubio perfetto tra le differenti parti del mondo da cui provengono: divano e letto di Parigi, coperte in cotone di seta cucite a mano in India, comodini ricavati da un paio di antichi sgabelli per la munta delle mucche in Cina. E potrei continuare ancora ma mi limito ad accennare solamente che, sul grande specchio di fianco al letto, è incastonato un massiccio pezzo di legno risalente al 1600 che probabilmente apparteneva ad un portone o ad un grosso cornicione di quell’epoca. In un angolo della stanza noto una lampada Kartell, l’iconica Bourgie, che, con le sue trasparenze e i mille giochi di luce, aggiunge un tocco di design contem-

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poraneo a tutto il resto dell’arredamento alla francese. Poi, scendendo per la scala, realizzata in modo singolare (senza viti e con taglio a laser), superando una sedia tibetana che mi ricorda tanto quelle che si possono vedere nei templi dei monaci buddhisti, proseguiamo nella zona del living dove il fascino senza tempo di Coco Chanel regala il suo spettacolo migliore. Questo ambiente, che all’inizio era unicamente adibito a sala colazioni e relax, negli anni si è trasformato in un prezioso luogo di incontri, richiesto spesso da aziende di vari settori per lo svolgimento di shooting e meeting aziendali. Per riuscire ad immaginare l’unicità di questi spazi è sufficiente considerare come il tavolo padronale, lungo almeno 5 metri, sia stato ricavato da una fetta originale di tronco di teak che Rossella aveva fatto appositamente arrivare da Bali. Non troviamo qui solo Indonesia, Stati Uniti, Tibet o Russia ma anche Cesena e Cervia: sul grande divano in velluto viola ornato con eleganti cuscini in mongolia, sono infatti appese le gigantografie di due particolari della biblioteca Malatestiana di Cesena. Inoltre, a decoro di alcune pareti, ritroviamo le opere di Guerrino Siroli, un noto professore di Cervia che, con una pittura quasi estre-

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ma, fa dei suoi dipinti veri e propri viaggi dalla materia allo spirito, dal bianco/ nero a qualcosa di più cromatico, dal buio alla luce. Prima di lasciare la Coco vengo piacevolmente colta da un ultimo dettaglio: un paio di corna di bufalo appese a due pannelli rivestiti con tre diverse tipologie di pelli di mucca. Solo in un secondo momento scopro che si tratta di porte scorrevoli che conducono ad un bagno e ad un guardaroba. Scendiamo al piano inferiore per visitare ancora una stanza: la Greta Garbo. L’architetto non poteva scegliere tonalità più indicate del blu e del tabacco per ricordare in modo gentile il noto lato mascolino dell’attrice. Da apprezzare particolarmente è l’audace scelta di non preporre armadi in nessuna camera dell’hotel ma sostituirli con comodi ripiani in teak per un fattore di igiene, oltre che di estetica. Mentre il nostro giro di perlustrazione sta volgendo al termine, devo ammettere come sia stato pienamente raggiunto l’obiettivo che si erano prefissati Rossella e gli architetti: quello di voler conferire al B&B un’atmosfera di calore e comfort cercando di riproporre ad ogni ospite la sensazione di trovarsi come nella propria abitazione.


In alto, la suite Rossella in perfetto stile francese. A destra, tavolo in teak e pittura di Guerrino Siroli.


In alto, le vecchie sedute di un cinema e la radice di teak rovesciata utilizzata come poltrona. A destra, il quadro vivente del Porto Canale Leonardesco di Cesenatico.


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