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NUMERO 1 2019 / STORIE DI ARCHITETTURA, DESIGN, CUCINA, LIFESTYLE

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A B I TA R E V I V E R E

Andrea Novelli

Romagna Gourmet

Cesena

Laura Carboni

Blogger Time

B&B Le Contrade

Una casa a schiera in centro storico

Soluzioni d’arredo per la tavola

Un racconto di Veronica Frison

Una location esclusiva a Santarcangelo di Romagna


Officine Bernardi | Info +39 346 101 4909 - lorenzo@officinebernardi.com


AV ABITARE VIVERE è una rivista di Casa Tua Hub in distribuzione gratuita AV Abitare Vivere TM by Business Solutions S.r.l. Rivista in corso di registrazione presso il Tribunale di Forlì Direttore Responsabile: Francesca Ricci Direzione e Amministrazione: Viale G. Oberdan 184, 47521 Cesena Fotografie: Claudia D’Elia Progetto grafico ed editoriale: Edizioni In Magazine Srl, Forlì Numero 1 2019 Chiuso per la stampa il 22/05/2019 Stampa: Grafiche Artigianelli S.r.l., Brescia (BS) Contatti: tel. 0547 20587 - f.ricci@casatuahub.it In copertina: i piatti di Infinito Design

Sarei voluta andare in stampa mesi fa. Nel mio immaginario il terzo numero di AV avrebbe dovuto tenervi compagnia già durante le feste di Natale, mentre scartavate regali e mangiavate fette di panettoni con amici e parenti. E invece eccoci qua. Alla fine non è andata poi così male: al massimo la copertina di qualche copia verrà scolorita dai primi raggi del sole d’estate. Questa volta sono entrata per voi in casa dell’architetto Andrea Novelli, una soluzione a schiera del centro storico di Cesena dove la sostenibilità e l’innovazione incontrano l’arte e il rispetto per il passato. Ho chiacchierato con Mirko Maioli che, insieme a suo fratello Alessandro e allo zio, sono l’anima del ristorante “Le Ghiaine” di Cervia e hanno saputo divulgare l’eccellenza della piadina romagnola nel mondo. Ho incontrato Laura Carboni, una donna audace che, facendo tesoro della sua esperienza nello yatching di lusso, ha rinnovato l’azienda di famiglia dando vita a un’elegante linea di arredo per la tavola. Ho riso ancora una volta con Maurizio Campedelli (in arte “Strozz”) titolare del ristorante “Onda Blu” di San Mauro Mare, un luogo magico dove, coccolati dal rumore del mare, si possono gustare ottimi piatti di pesce (e non solo) accompagnati da un’ampia carta dei vini. Ho percorso i vicoli di Santarcangelo di Romagna per giungere al B&B Le Contrade, un piccolo gioiello del centro storico caratterizzato da tonalità neutre, materiali semplici e un arredo di design. Ho avuto il piacere di intervistare l’architetto Solomita dello studio “Cotta Solomita Architetti Pianificatori” che mi ha parlato del suo progetto per quattro fratelli sulle colline di Savignano sul Rubicone, una meravigliosa villa quadrifamiliare realizzata con i materiali di Salaroli Home. Infine ma non per ultima arriva lei, Veronica Frison, autrice del blog cucinopertescemo.it, scrittrice del libro “Mangiare in Riviera”, Social Media Manager & Digital Strategist, nonché mia carissima amica d’infanzia, che racconta il gruppo Romagna Gourmet. Come ho fatto negli altri numeri, anche in questo vi lascio un pensiero. Parole preziose che Tiziano Terzani, scrittore e giornalista italiano, rivolge ai giovani. Ci vuol coraggio, ci vuole determinazione, ci vuole fantasia, ma le possibilità ci sono. Non è che tutte le porte sono chiuse, che il mondo è già tutto sprangato e i posti sono già presi dagli altri. Ma per nulla! Io trovo che la cosa più bella che un giovane possa fare è di inventarsi un lavoro che corrisponde ai suoi talenti, alle sue aspirazioni, alla sua gioia, e senza quella arrendevolezza che sembra così necessaria per sopravvivere. “Ah ma io non posso perché…” Tutti possono. Francesca Ricci


EXCELLENCE

Ospite di un... artista ceceno Intervista all’architetto Andrea Novelli, proprietario di una caratteristica casa a schiera del centro storico di Cesena: un connubio di arte, design e sostenibilità .


Ogni coppia ha il suo nido d’amore: un luogo accogliente e personale, in cui essere se stessi. Mi piace avere l’occasione di scoprire nuove dimore create per ospitare due cuori, come quella di Andrea e Cristina (per tutti Chicca), che ne hanno realizzata una tutto loro nel cuore di Cesena, a pochi passi dalla storica porta Santi. Andrea mi accoglie e, mentre mi fa vedere la casa, mi spiega come mai hanno scelto proprio questa casa a schiera, fra le tante che hanno visto. “Questa è la casa in cui è iniziata la mia convivenza con Chicca. Siccome eravamo giovani, mio padre ci accompagnava in giro per aiutarci a scegliere l’abitazione che avrebbe fatto al caso nostro. Poi un giorno, passando di qua, abbiamo visto questo rudere. Dico rudere perché, a parte la facciata, dietro non c’era nulla. Ma nonostante ciò, per noi fu amore a prima vista, con mio padre che ci guardava attonito, considerando che fino a quel momento ci aveva portato a visitare solamente immobili nuovi.” Quando siete venuti ad abitarci? “L’immobile lo acquistammo nel ’94. Poi, però, ci vollero circa 5-6 anni prima di ultimare i lavori di ristrutturazione e vi entrammo per la prima volta nel ’99. Da quel momento non ci siamo più spostati e posso tranquillamente affermare che questa casa, essendo stata concepita da noi e curata in ogni suo più piccolo particolare, la sentiamo completamente nostra. Gli elementi che non sono stati disegnati da noi sono veramente pochi. Uno di questi è un baule

proveniente da Abu Dhabi.” Caspita, addirittura da Abu Dhabi? “Esattamente. Non ti ho ancora detto che mio padre era un ingegnere civile che progettava strade e ponti e che, a causa del suo lavoro, spesso doveva recarsi in Paesi lontani e noi, per restare uniti come famiglia, lo accompagnavamo sempre nei suoi viaggi. Questo spiega perché io sia nato in Guyana britannica. Quando avevo solo tre mesi di vita ci trasferimmo per 10 anni ad Abu Dhabi e alcuni oggetti che vedi in casa provengono proprio da là.” Noto una grande tela appesa vicino alla cucina e non riesco a trattenere la curiosità. Gli chiedo: e questo quadro? “È di un artista ceceno.” C’è un attimo si silenzio, sembra quasi stia scherzando e, infatti, è proprio così! Ridiamo entrambi mentre mi rivela il segreto. “Quando – raramente – ho del tempo libero, amo dedicarmi alla pittura, ma non dico quasi mai chi è l’autore dei miei quadri, perché ho paura che il cliente non si senta libero di esprimere il suo giudizio a riguardo.” Invece, trattandosi di una tipica casa a schiera del centro storico, cosa avete lasciato di originale? “Dunque, di originale ci sono ancora alcune pareti, il soppalco – con


A destra, uno scorcio del muro di mattoni che collega i vari piani della casa. In basso, un angolo dell’ingresso. Nella pagina seguente, la cucina e il mestolo di Andrea.

solai e travi nuovi – e i mattoncini che vedi dietro la scala. Pensa che quelli erano i mattoni del muro originario della casa che, una volta crollato, furono accatastati in giardino e successivamente tagliati per comporre la parete che collega tra loro i vari piani.” A proposito della scala… “Come forse saprai, in queste soluzioni del centro storico, la scala non può essere spostata dalla sua posizione originaria. Così abbiamo deciso di demolirla e ricostruirla in cemento armato, rendendola così, in caso di terremoto, il punto più sicuro della casa. Inoltre, un’altra caratteristica che desidero sottolineare è che, essendo io stesso particolarmente sensibile al discorso ecologico, ho voluto sostituire l’impianto a gas con delle pompe di calore e, a breve, verrà ultimato anche il sistema fotovoltaico.” Invece cosa mi dici di questo parquet così singolare? “Abbiamo scelto lo stesso tipo di posa che solitamente viene utilizzata nei teatri. L’ho vista una volta in un programma televisivo in cui filmavano uno spettacolo di prosa e, invece di ascoltare quello che stavano recitando, io ero concentrato a guardare il pavimento. È carino, non segue tendenze e difficilmente passerà di moda…

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FAMILY

Gli ambasciatori del food romagnolo L’avventura gastronomica di due fratelli, Alessandro e Mirko Maioli, e dello zio: un percorso di tradizioni, bontà e avventure imprenditoriali, da un chiosco all’Expo di Milano e… oltre!

Incontro Mirko Maioli a Le Ghiaine in tarda mattinata. Nonostante il locale sia chiuso, a non farci sentire soli ci sono la sua allegria e la sua cordialità, tipiche della Romagna più verace. Un’intervista che diventa il racconto di una vita, condito da simpatici intercalari e vicende inaspettate. Da dove comincia la tua storia? “Tutto nasce dal chiosco di piadina che i miei genitori avevano al porto di Cervia. Potrei tranquillamente dire che io e mio fratello Alessandro siamo nati lì dentro. E che mi ricordi io, sarà un po’ per l’amore e un po’ per l’impegno che ci abbiamo messo, quello era il chiosco che lavorava di più, con una fila di almeno 80/100 clienti alla volta. Era una roba meravigliosa”. Prima di iniziare a lavorare avevi fatto degli studi? “Sia io che mio fratello abbiamo frequentato la scuola alberghiera, io per diventare cuoco, lui per imparare a servire ai tavoli. A 15 anni feci la prima stagione in un albergo ma, nonostante la mia sviscerata passione per la cucina, le estati successive le trascorsi dai miei invece che ai fornelli di un hotel. Anche perché, a essere franchi, quando sei in un chiosco vicino alla spiaggia e le ragazze ti arrivano a mangiare in costume, è tutta un’altra storia…” Sorride. “All’inizio si rivelò un’esperienza fighissima poi, però, col passare del tempo, divenne anche un grosso sacrificio in quanto vedevi i tuoi amici andare al mare e godersela mentre tu stavi lì a sgobbare anche 17/18 ore al giorno. Come dico sempre io, ti sei un po’ rovinato la gioventù”. Quanto è durata la tua permanenza al chiosco? “Per un po’ di anni fino a quando, compiuti i 24, smisi giurandomi che non avrei

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mai più fatto piadine in vita mia. Fu allora che chiesi a mio zio, che all’epoca era il vice direttore della Coop di Cervia, di darmi una mano nel mettere in piedi un ristorante. Mi ricordo che gli dissi: mentre io mi arrangio in cucina, ho bisogno di te perché occorre che qualcuno stia in cassa a battere i bottoni e, se col tempo la cosa funziona, ci raggiungerà anche Sandro, che nel frattempo era rimasto al chiosco. E con lo zio, un vero pazzoide, in senso buono ovviamente perché scelse di lasciare un posto fisso per rischiare con me, aprimmo Le Ghiaine. I primi tempi li trascorremmo con una ristorazione veloce in quanto non ci era consentito cucinare, poiché il locale era nato più come bar che altro. Quando finalmente iniziai la ristorazione completa, ci volle un po’ a prendere il giro soprattutto perché nessuno ti diceva: bravo, hai fatto bene ad aprire sulla statale, di fianco a un depuratore!, e anche perché in quegli anni uscire da Milano Marittima per venire qua era una cosa senza senso. Ma sai, se poi a un lavoro dedichi tutto te stesso, fai tanta fatica e ti dimentichi di avere una vita, prima o poi i frutti si vedono! E così ci vollero circa 2/3 anni perché Le Ghiaine prendessero vita, con un servizio a pranzo e cena, praticamente 365 giorni all’anno”.

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Ma quindi anche ora siete sempre aperti? “Ora no, il ristorante è aperto tutte le sere, a pranzo solo nei giorni festivi e di solito a gennaio chiudiamo 2/3 settimane per fare un check generale di quelli che sono i miglioramenti da apportare”. E la Piada dei F.lli Maioli? “Circa sette anni fa ebbi la fortuna di conoscere Oscar Farinetti, il patron di Eataly. Lo incontrai all’Università degli Studi di scienze gastronomiche di Pollenzo e da lì nacque una bella amicizia oltre che una splendida collaborazione. All’epoca stava per inaugurare Eataly Roma e fu in quell’occasione che gli proposi di introdurre nei suoi punti vendita un’eccellenza della cucina romagnola, ovvero la piadina. Fu con l’apertura di Roma che iniziammo a collaborare con Eataly, che tra l’altro risultò un successo enorme, alla quale seguirono quelle di Bari, Milano – piazza San Babila e Smeraldo –, Modena, Istanbul, Dubai e Seoul”. Insomma, un’espansione a macchia d’olio… “Ebbene sì, fu un periodo davvero intenso durante il quale io e mio fratello viaggiammo tantissimo, formando personale e aprendo nuovi punti vendita.


Stanchissimi ma, soprattutto, felicissimi. Poi ci venne proposto di partecipare a Expo 2016 e questo fu per noi l’evento che ci portò le maggiori soddisfazioni a livello personale. A Expo 2016 rappresentammo per sei mesi l’eccellenza romagnola dello street food con la piadina e per il mese di ottobre l’Emilia-Romagna con Le Ghiaine. Un’esperienza incredibile che svolgemmo in concomitanza alle aperture dei chioschi di Eataly a Mosca e New York”. Mentre il brand di Casa Maioli? “Successivamente, soprattutto grazie alla visibilità ottenuta con Eataly, entrammo in contatto con un altro colosso dell’imprenditoria italiana, il Gruppo Percassi di Bergamo. Un giorno, infatti, fummo contattati dai loro uffici perché interessati allo sviluppo di un franchising di nostre piadinerie: nacque quindi Casa Maioli, di cui abbiamo già aperto 8 punti vendita. Un rapporto, quello con i Percassi, che è cresciuto negli anni e che ha portato anche alla creazione di Caio, il nostro format di pinza romana: un impasto costituito per il 90% da acqua e per il restante 10% da tre differenti tipologie di farine (riso, soia e bianca) con 72 ore di lievitazione. Insomma un prodotto furbissimo che, con la sua fragranza, ti toglie la voglia di pizza ma che rimane leggerissimo da digerire”. Ma ogni tanto trovi anche del tempo per svagarti? Mi sorride rispondendo: “Il mondo della ristorazione cambia incessantemente. Mentre tu stai lavorando a un nuovo progetto devi essere lungimirante e prevedere cosa accadrà, quindi cambiarlo mentre lo stai costruendo. Non è facile ma è bello, è adrenalina pura e, mentre prima praticavi mille sport come windsurf in giro per il mondo o snowboard, adesso quella valvola di sfogo la ritrovi nel lavoro. E tutto questo ti dà un’energia fortissima perché poi, quando raggiungi l’obiettivo che ti eri prefissato, è un qualcosa di impagabile!”

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“Le Ghiaine sono casa, casa nel vero senso della parola, potrei anche dormirci se non fosse che mi sono fatto casa a 100 metri di distanza. Un ristorante che col tempo, grazie a uno staff affiatato e a una perenne ricerca del cibo di qualitĂ , ha saputo conquistare una clientela meravigliosaâ€?, racconta Mirco Maioli.

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Gli Artigiani Srl è un’azienda specializzata in ristrutturazioni edilizie e nella fornitura di infissi di ultima generazione. Nelle foto un intervento di ristrutturazione “Chiavi in mano” realizzato per una villetta di Cesenatico.

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L’eleganza del piatto La sfida di Laura Carboni, creatrice di Infinito Design, azienda di soluzioni d’arredo per la tavola.


La prima cosa che mi colpisce di Laura è la sua eleganza. Poi arrivano agli occhi anche il suo sorriso, la sua altezza e il bel tailleur che indossa. Insomma, una donna che non passa inosservata. La accolgo in ufficio accompagnata da Fulvia, mio aggancio e sua responsabile ufficio stampa. Raccontami di te, partendo da dove vuoi. “La mia storia comincia a 22 anni, quando mi affacciai per la prima volta al mondo del lavoro. Non so per quale motivo, ma avevo individuato un’azienda che mi piaceva moltissimo e che ogni volta che tornavo a casa dai miei genitori dicevo loro io voglio entrare là dentro. E fu così che, in seguito a varie vicissitudini, entrai in Pershing, una realtà leader mondiale nella progettazione, costruzione e commercializzazione di barche di lusso che nasceva a Castelvecchio, il mio paesino”. Dove si trova Castelvecchio? Sorridendomi risponde: “Castelvecchio non esiste sull’atlante, è una porzione di Monte Porzio, un piccolo borgo in Provincia di Pesaro-Urbino. Comunque, iniziai il mio percorso in Pershing come ragioniera, poi, col passare del tempo, fui spostata all’ufficio comunicazione e marketing dove rimasi per 10 anni, dal 2000 al 2010, lo stesso periodo in cui la nautica esplose. Sicura di quello che poteva darmi, intrapresi quest’avventura come una sfida personale, impegnando tutta me stessa: imparai il valore del lusso, del design, dei dettagli, che nessun particolare va tralasciato, neppure il colore di un fiore dentro a un bagno”.

E poi? “Poi, per una serie di circostanze, decisi di andare a lavorare nell’azienda di famiglia, una falegnameria che, da ben tre generazioni – mio nonno, mio padre, i miei fratelli – realizzava semilavorati. Furono proprio i miei fratelli a coinvolgermi in questo nuovo progetto perché desiderosi di svecchiare l’azienda inserendo una figura che vedesse le cose in modo diverso, un po’ più fresco e al passo coi tempi. E così, munita del bagaglio di esperienze che mi ero costruita in Pershing, iniziai a studiare la lavorazione del legno e del krion, un materiale, quest’ultimo, che si presta moltissimo per il settore food. Quindi, con l’intento di arricchire le mie conoscenze e di capire un po’ in quale direzione stesse andando il mondo, andai alla ricerca di nuovi input visitando le fiere più svariate, da quella del mobile, del gioiello, della cosmesi fino a quella degli animali. E mi resi conto che in tutte c’era almeno uno spettacolo di showcooking. Allora, conscia del fatto che il krion fosse un materiale adatto al contatto diretto con gli alimenti, tornai in azienda e decisi che era arrivato il momento di dare alla luce Infinito, una nuova linea di soluzioni d’arredo per la tavola. Una storia che parte nel 2015 e che vede come protagonisti il mio amore per il design e la mia passione per il lusso in quanto il krion, di per sé, è un composto che si ricava da materie prime molto costose”. Perché hai deciso di chiamarlo Infinito? “Ho deciso di chiamarlo così per svariati motivi ma principalmente perché è


A destra, l’istante in cui una bolla si appoggia sul piatto. In basso, giochi di ombre e un fico d’india.

un brand che nasce nelle Marche, regione natia di Giacomo Leopardi, il poeta che ha scritto L’infinito, e poi perché mi affascina tanto il significato stesso del termine, che simboleggia un qualcosa che non finisce mai, che si rinnova continuamente”. Come sono i piatti che caratterizzano le collezioni di Infinito? “Ciascun piatto viene concepito per essere bello di per sé, anche senza nulla dentro. Si deve percepire che ci sono degli equilibri, uno studio dietro, che ci sono dei dettagli che fanno la differenza. Poi, quando la creazione dello chef viene adagiata sul piatto, è come se fossero due arti che si incontrano. In questo modo ogni mio prodotto diventa oggetto di design, un’esaltazione della profonda ricerca culturale, artistica, sensoriale che gli chef conducono e che uno neppure s’immagina”. Qual è l’ultimo piatto che hai realizzato? “Il mio ultimo lavoro riguarda uno degli alimenti più antichi ed essenziali, il pane. Mi ero accorta che in numerosi ristoranti lo stavano riproponendo fatto in casa e che occorreva trovare un modo per valorizzarlo al meglio. Nasce quindi Originis, una linea interamente dedicata alla presentazione del pane e che ho voluto chiamare così proprio in virtù del fatto che rappresenta un cibo originale”. Progetti per il futuro? Sorride: “L’abbiamo chiamato Infinito apposta…”

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A destra, spaghetti finti sul set della copertina.

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Chi siamo Siamo un HUB formato da agenti immobiliari, architetti, geometri, amministratori condominiali, arredatori e home stager. Il nostro obiettivo è quello di fornirti una consulenza completa in campo immobiliare. Un team che desidera supportarti in ogni fase del progetto, dall’acquisizione del bene all’iter progettuale, fino alla scelta degli allestimenti e dei complementi di arredo.

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GOURMET

Onda blu Due chiacchiere con Maurizio Campedelli, titolare del ristorante Onda Blu, un luogo del cuore che per la qualità dei suoi sapori ha ricevuto il piatto Michelin.

A sinistra, il mio piatto preferito: spaghetti con tartare di gamberi. Sopra, una veduta dell’interno “total white” del ristorante.


È inutile nascondervi l’amore che nutro per questo posto. Un ambiente sofisticato, total white, che offre agli occhi la possibilità di perdersi nell’azzurro del mare e al palato di rigenerarsi con la raffinatezza delle sue proposte culinarie. E poi c’è lui, il titolare, Maurizio Campedelli (per gli amici Strozz), che di primo acchito può sembrare un uomo burbero ma, se lo conosci almeno un po’, sai che dietro a quel capello scuro e a quei lineamenti così marcati nasconde un animo gentile dalla battuta sempre pronta. Allora Mauri, com’è nato questo posto? “L’idea è stata della proprietaria, la signora Yana, che un giorno decise di aprire un bar qui”. Ma per Yana intendi tua moglie? “Sì!” e ride. Conosco Yana, una donna elegante e materna. È tanto tempo che non la vedo, come sta? “Benissimo, quella donna è speciale. Adesso lei qua non c’è quasi mai perché

gestisce l’altro nostro ristorante Sapore Angolo di Mare, in Piazza Castello 31 a Savignano sul Rubicone. Spesso mi chiedo come faccia a stare con uno come me, che non sono un romanticone, chissà… l’avrò stregata! Ma torniamo a parlare dell’Onda Blu. Abbiamo cominciato nel 2001 come bar sulla spiaggia che proponeva una piccola ristorazione poi, un po’ alla volta, soprattutto in seguito alle richieste dei clienti, il menù si è allargato arrivando a essere quello che proponiamo oggi. E io sono stato in cucina fino al 2013”. Perché tu sai cucinare? “Certamente! Chi è che fa le ricette qua?” Sorride. “Sono nato con la passione per la cucina, mi definisco un autodidatta, non ho mai lavorato per altri ristoranti e, fino a quando non ho avuto problemi di salute, ero io a cucinare”. Oggi, invece, chi c’è in cucina? “Quando siamo a regime ci sono circa 7/8 persone, tutti ragazzi giovani, mi piace circondarmi di gioventù, non sopporto la gente permalosa, basto io come carattere turbolento”. Sorride. “Considerando che abbiamo all’incirca 70 coper-

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ti – anche se d’estate, in alcuni servizi, arriviamo a farne 115 – siamo in molti perché la nostra è una cucina un po’ strana, nel senso che i piatti sono tutti espressi, preparati al momento, per ogni tavolo parte il suo sugo col rispettivo soffritto, neppure l’olio è già pronto. Utilizziamo solo pesce selvaggio, mai di allevamento, ci piacciono i sapori delicati, prediligiamo la tradizione ma, talvolta, ci dilettiamo anche a rivisitarla con abbinamenti interessanti”. Ci sono prodotti alternativi a quelli ittici? “Sì, e qui mi collego all’esperienza maturata per oltre vent’anni nella macelleria di famiglia, la storica macelleria F.lli Campedelli di Savignano sul Rubicone. Quindi, per chi viene a trovarci e non ha voglia di gustare le specialità del mare, riserviamo alcune proposte a base di carne, come il ragù fatto al coltello, il castrato d’agnello, la fiorentina oppure le costolette di maiale senz’osso”. Per l’arredo a chi vi siete rivolti? “All’architetto Medardo Altini, che ci ha fatto un progetto fortissimo in quanto il locale, nonostante abbia già compiuto 6 anni, si mostra ancora attuale. Adesso è solo da riprendere un pochino e da riverniciare. Un arredo minimal, illumi-

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nato dalle luci gradevoli dei lampadari fatti di corde, vero fiore all’occhiello del locale”. Chi sceglie la musica in sottofondo? “Sempre io. Quando arrivo al mattino seleziono tre o quattro tracce e le inserisco su Spotify, che poi va avanti quasi da solo. Ho deciso di fare così per non ascoltare sempre la stessa musica e anche perché credo che a ogni orario si addica una musica differente. Deve essere un crescere dal mattino alla sera”. Qual è il tuo piatto preferito? “Il fritto di calamaretti”. Invece sai qual è il mio? “Gli spaghetti con i gamberi crudi sopra”. Questa era una domanda retorica, visto che li ordino quasi ogni volta che vengo a pranzo. Maurizio mi svela che è il piatto che ha avuto più successo e che addirittura alcuni clienti gli dicono che crea dipendenza. “In due anni che li proponiamo, sai in quanti hanno provato a copiarceli?” Però non ci riescono.


Sopra, un tavolo vista mare. A destra, il particolare di una mise en place.


LIFESTYLE

B&B Le Contrade Daniela e Carlo Fanti raccontano la loro avvincente esperienza come albergatori di un piccolo B&B, una location esclusiva nelle contrade di Santarcangelo di Romagna.

Se lo hai visitato almeno una volta, sarai d’accordo con me nell’affermare che Santarcangelo è uno dei borghi medievali più belli della Romagna. Situato a pochi chilometri dal mare e a ridosso delle prime colline dell’Appennino tosco-romagnolo, di Santarcangelo si possono dire tantissime cose. Per esempio, che è bello perdersi fra i suoi vicoli fatti di edifici storici, palazzi nobiliari, case borghigiane, scorci spesso fioriti, botteghe artistiche e di tipicità alimentari. Oppure che i suoi abitanti sono persone particolarmente creative, fantasiose, con voglia di fare e inventare: non a caso vi sono nati personaggi come Guido Cagnacci, Tonino Guerra, Daniele Luttazzi e Fabio De Luigi. E, a proposito di persone desiderose di mettersi in gioco, voglio parlarvi di Daniela e Carlo – i genitori di Nicola Fanti, per chi avesse sfogliato il precedente numero di AV –, proprietari del B&B Le Contrade, un piccolo gioiello situato in via dei Nobili 38 in centro storico. Come è nato questo B&B? Daniela: “Nel 2007 decidemmo di acquistare l’immobile insieme a una coppia di amici. La prima domanda che ci ponemmo fu: Adesso cosa ce ne facciamo? Così ci venne voglia di realizzare qualche camera per fare una nuova esperienza di ricettività, per conoscere ed entrare in contatto con persone provenienti da realtà differenti. Io, che fino ad allora avevo avuto un negozio di abbagliamento a Novafeltria, cominciavo a sentire l’esigenza di un cambiamento in ambito professionale ma, soprattutto, di dovermi fermare a Santarcangelo. Così, spinti da un coraggioso entusiasmo e con il supporto dell’architetto Giancarlo Ghirardelli, iniziammo i lavori di ristrutturazione che durarono circa tre anni. Nel 2010 la struttura era pronta per consentirci di intraprendere questa nuova avventura”.

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Come sta andando? Daniela: “Ti dirò che siamo molto contenti, anche oltre le aspettative iniziali. In pochi anni siamo riusciti a fidelizzare una clientela formata non solo da turisti in vacanza ma soprattutto da professionisti, manager di note aziende locali che spesso vengono accompagnati da mogli o compagne che, quando rientrano dalle loro passeggiate, riempiono di complimenti il nostro paese”. Carlo: “Anche perché Santarcangelo ha delle caratteristiche tutte sue. E questa attività ti fa percepire ancor più la fortuna di aver vissuto in una cittadina così amata, ricca di valori unici”. Quante camere ci sono in tutto? Daniela: “Diciamo che le camere a disposizione degli ospiti sono 3. A qualcuno potrebbe sembrare un numero esiguo ma in realtà è stata una scelta fatta appositamente per contenere i flussi. Anche perché tutto era iniziato un po’ per gioco e noi nel frattempo siamo diventati nonni da parte di entrambi i nostri figli e non volevamo qualcosa che limitasse troppo la nostra libertà personale. Inoltre occorre considerare che il principale lavoro di Carlo resta quello del consulente finanziario e io spesso sono da sola a dover gestire

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tutti gli arrivi e le partenze”. Quale stile avete scelto per l’arredo? Daniela: “Sono sempre stata un’appassionata di arredo. Anche da ragazza, invece di acquistare giornali di moda, io compravo riviste come AD, Elle Decor, e altri ancora. Per questo motivo credo di aver sviluppato, nel tempo, un certo occhio per gli arredi. Comunque, per capire come allestire gli spazi, abbiamo girato diversi negozi di antiquariato e poi, finalmente, abbiamo scovato questa ditta, la Gervasoni di cui, essendoci innamorati, specialmente della linea firmata Paola Navone, abbiamo acquistato un po’ di tutto: letti, divani, vasi, poltroncine… Quindi non è stato seguito uno stile preciso, ma ogni complemento ha trovato il suo posto secondo il nostro gusto. Oltre a ciò, una componente che ha giocato un ruolo fondamentale è stata la scelta di materiali semplici come il vetro, il ferro, il cemento che, accostati a tonalità neutre, hanno contribuito a creare un luogo sofisticato, senza esagerazioni, dove l’ospite ogni volta può sentirsi come a casa”. E mentre la nostra chiacchierata sta per concludersi, le campane del “vecchio Campanone” cominciano il loro affascinante rintocco.


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Sopra, una suite a Le Contrade. A destra, il frutto dell’originale artigianalità di Chizu Kobayashi.

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BLOGGER TIME

Oltre il Km zero La blogger Veronica Frison intervista Simone Rosetti, il vulcanico ideatore del gruppo Romagna Gourmet.

Quando ho pubblicato Mangiare in Riviera, ormai sei mesi fa, ho deciso di spingermi oltre Rimini, che è il luogo in cui vivo, e includere anche Cesena che invece frequento tanto per lavoro: mi sono detta che la concentrazione di locali veramente belli che ci sono in questa parte di Romagna non poteva essere trascurata, anche se non proprio in riviera. Bertinoro è poco più in là, ma non potevo non parlare della Ca’ de Be’, la terrazza più bella da cui osservare la Romagna dall’alto, dalle dolci colline fino al mare… La Ca’ de Be’ la conosciamo da sempre per essere uno dei ristoranti culla della tradizione romagnola, incantevole nelle sere d’estate e per gli amanti dell’autunno ancora più bella ora, che tutto si tinge di rosso. È stata in questa occasione, a Maggio dell’anno scorso, che ho conosciuto Simone Rosetti, titolare della Ca’ de Be’ e di tanti altri posti che già mi piacevano tanto, ma non sapevo essere parte della sua famiglia: l’Enoteca Pisacane a Cervia è uno dei miei posti preferiti in cui fare aperitivo, ma – hey, non un aperitivo qualunque: all’Enoteca infatti la carta dei vini è accompagnata dal menù delle tapas, e tutto ricorda e riporta all’Andalusia. La Vineria del Popolo, invece, ha aperto un annetto fa a Cesena, in Piazza del Popolo, proprio sotto al Comune: un locale aperto dalla colazione al dopocena, con una cucina raffinata e una carta dei vini con più di 200 etichette. Infine, ma non per ultima la Sprunela, il pastificio aperto al pubblico situato a Castiglione di Cervia e che rifornisce tutti i locali citati sopra. Come una mamma con attorno i suoi figli, Romagna Gourmet è il gruppo che racchiude tutte queste attività e l’ha creata un giovane, da giovanissimo, ma con le idee ben chiare sia sulla vita sia sul lavoro… Oggi posso dirlo: da Simone e dal suo modo di fare mi sono sorte tante domande sul mio di lavoro, e anche se non lo sa, da lui ho imparato tanto. Simone, quando hai cominciato a pensare a tutto questo, da che cosa hai cominciato? “Fin da giovanissimo ho avuto a che fare con il mondo della ristorazione, e dopo diverse stagioni in riviera prima da barista/cameriere e poi da sommelier, il mio sogno era quello di aprire il mio ristorante. Nel 2010 ho preso in gestione quello che da sempre consideravo uno dei miei locali preferiti in Romagna: la Ca’ de Be’. Un ristorante importante, con una grande storia alle spalle ma soprattutto tantissimi coperti: non vi nascondo che in tanti mi diedero del matto, dato il periodo non proprio facile per tutti in generale”. Qual era il tuo desiderio? “Il mio desiderio era quello di portare in tavola la tradizione romagnola, ma rivisitata in chiave moderna. A partire dal forte legame fra prodotto e territorio, abbiamo cominciato a costruire la nostra rete di produttori, persone che oggi, dopo anni, siamo felici di poter chiamare amici. Tutto il gruppo Romagna Gourmet, pur comprendendo locali e proposte di ristorazione molto diversificate, ha diversi punti di forza – chiamiamoli dei capisaldi – in comune: amiamo l’ambiente, il nostro territorio in primis, e cerchiamo di fare sempre scelte e in virtù di questo; ci piace raccontare storie in cui siano coinvolti attori che nel loro lavoro di tutti i giorni rispettino la terra e le persone. Il frutto del loro lavoro deve avere un impatto quasi inesistente sull’ecosistema: da qui la scelta di prodotti più che a km 0 e dei vini naturali e l’utilizzo nell’arredo di materiali molto belli ed esteticamente funzionali, ma di recupero”.

A destra, Simone Rosetti, creatore del gruppo “Romagna Gourmet”.

Il secondo passo quale è stato, cosa ti ha fatto decidere di ampliarti così in fretta e aggiungere un mattoncino e poi un altro e poi un altro ancora? “Da sempre ho un’attrazione particolare per la Spagna, e tuttora è una delle mie mete di viaggio preferite. L’attività alla Ca’ de Be’ era già consolidata da diversi anni, e ho deciso di portare un pezzetto di quella Spagna che tanto mi piace qui in Romagna: a Cervia, in uno degli angoli più belli della città in cui vivo, secondo me. È nata così nel 2014 l’Enoteca Pisacane: un mix di sapori tra Romagna e Spagna, l’utilizzo di materie prime di straordinaria qualità e tutto il calore dell’Andalusia. Arriviamo così al 2017, i locali continuavano a crescere e ci serviva un laboratorio di produzione interno sia per l’Enoteca sia per la Ca’ de Be’. Con il tempo si era fatta largo in noi anche l’esigenza di avere un luogo in cui trasformare tutti i prodotti, a partire dalla farina ma anche tutte le altre materie prime, per fare in modo di avere ancora più sotto controllo il processo di produzione ed abbatterne i costi. È nata così La Sprunèla, il nostro pastificio artigianale, dove tutto è fatto come una volta dalle mani delle zdore. Questo piccolo laboratorio a Castiglione di Cervia che oggi rifornisce tutti i locali, compresa l’ultima nata un annetto fa, la Vineria del Popolo, in centro a Cesena”. Come si costruisce un’azienda oggi? “Innanzitutto mettendo al centro le persone. Io tendo a responsabilizzare tantissimo ogni mio collaboratore, a dargli dei ruoli che lo facciano sentire parte di un gruppo, il tassello di un mosaico ben definito. Certo, questo non è stato semplice e immediato, negli anni anche io per primo sono cresciuto e ho dovuto rimettermi in gioco: avendo cominciato da giovanissimo inizialmente mi sono trovato oberato, senza riuscire a sollevare la testa dal lavoro e senza

ph Andrea Casadei e Veronica Onofri


una vita privata. Ho capito che così non poteva proseguire, anche perché in quel momento già gestivo la Ca’ de Be’, due enoteche e un catering ma non mi sentivo assolutamente arrivato e anzi, volevo crescere ancora di più. Grazie all’aiuto di un super consulente e coach come Matteo Baronti ho deciso di cominciare un percorso di coaching imprenditoriale che mi è servito a sviluppare competenze manageriali, accelerando l’acquisizione di una capacità di leadership che già comunque avevo dentro, ma andava sviluppata. Ho imparato a delegare, parola temutissima ma fondamentale per chi vuole fare impresa, e sono riuscito, non senza impegno, a dedicarmi a quello che mi riesce meglio e mi appassiona: la ricerca di storie, di prodotti a km 0 che sposino la nostra filosofia di rispetto della natura e delle persone. Soprattutto, sono riuscito ad avere tanto tempo libero, che mi consente oggi di viaggiare: il viaggio è una componente fondamentale della mia vita, non riuscirei mai a vivere senza”. Ti seguo sui social e sono affascinata dalla tua vita: un giovane imprenditore che non rinuncia alla vita privata e riesce comunque a trovare il tempo per viaggiare, conoscere e seguire le sue passioni, un po’ il sogno di tutti. La domanda è semplice e ovvia: come fai?

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“Come dicevo, conoscendo e individuando i talenti tra propri collaboratori. In secondo luogo, una volta individuati, stabilendo chiari e ben definiti i compiti di ciascuno: solamente imparando a delegare, valorizzando le persone e responsabilizzandole, si crea una squadra. La cosa fondamentale poi è la programmazione, in tutte le attività. Solo così si può decidere e valutare a posteriori il frutto delle scelte fatte. Con tutti i locali e tutti i responsabili facciamo spesso riunioni che ci consentano di prendere decisioni anche a lungo termine. In questo caso la comunicazione diventa fondamentale. Ovviamente, una volta che si è deciso di affidare ai collaboratori compiti importanti, occorre lasciare alla squadra la piena libertà. Questo è anche il motivo per cui quando viaggio in realtà sento i miei collaboratori solo se ci sono decisioni da prendere veramente urgenti; per il resto, ognuno ha il proprio ambito di responsabilità”. Quanto è importante viaggiare per ampliare i propri orizzonti, ma soprattutto, le idee ti vengono in viaggio? “Viaggiare è fondamentale per vedere quello che succede attorno a noi, rimanere al passo con i tempi e anzi per precederli, vedere in che direzione si muove il mondo della ristorazione ed evolvere con esso. Viaggiare vuol dire


A sinistra, la Vineria del Popolo. A destra, l’Enoteca Pisacane. Nella pagina seguente, la terrazza di Ca’ de Be’.


essere dinamici e flessibili al cambiamento, e anche i locali devono essere così. Non è possibile poi prendere decisioni lucidamente se non si è rilassati e con la mente libera: è sempre in viaggio che vengono le idee migliori! Viaggiare a me serve tantissimo soprattutto per questo motivo”. Qual è stato il tuo ultimo viaggio e, se posso chiedertelo, il progetto in cantiere? “L’ultimissimo, di novembre, è stato in Myanmar, una terra che da tanto volevo scoprire e che mi ha sorpreso e conquistato dal primo momento, con un coinvolgimento che sì, mi aspettavo, ma non così forte… Un posto davvero magico. Prima di quello ho trascorso 15 giorni percorrendo in lungo e in largo per 5.000 km la Spagna, alla scoperta di produttori di vini naturali, sentendo raccontare direttamente da loro le loro storie e come nascono i loro prodotti. Solo così, avendoci a che fare, scontrandosi a volte e conquistandosi, ci si innamora di una storia – soprattutto in un mondo in cui tutto è digitale e le informazioni a disposizione sono poche, se uno non se le va a

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cercare – e riusciamo poi a trasferire ai nostri clienti le immagini, le emozioni e la bellezza di un luogo, mentre apriamo loro una di quelle bottiglie di vino. I prossimi progetti sono due, e posso svelarveli in anteprima: da più di un anno ci stiamo dedicando al nostro orto, un progetto che partirà ufficialmente nel corso di quest’anno. In tutti i locali abbiamo l’obiettivo di arrivare a produrre la quasi totalità delle materie prime che utilizziamo: il primo passo è stato con La Sprunèla, e ora è il momento di andare più a fondo, arrivando anche alle verdure, cereali, farine ed erbe aromatiche. Vogliamo andare oltre il km 0. All’orizzonte c’è anche un altro ristorante, sempre di altissima qualità, che prenderà spunto dall’idea di ristorazione che hanno le cucine del Nord Europa, il terreno in cui stanno nascendo i migliori ristoranti del mondo: ognuno ha il proprio orto, si auto produce la materia prima che poi viene lavorata e proposta nel menù, che a sua volta segue esclusivamente la stagionalità del prodotto. Un altro indizio: sarà fortemente legato al nostro territorio e al nostro mare”.


In alto, il soggiorno blu avio e oblò di luce sulla scala. A sinistra, il tavolo da cucina.


ARCHITECTURE

Quattro case per quattro fratelli Scopriamo i segreti di un’opera architettonica sulle colline di Savignano sul Rubicone, realizzato dallo Studio Cotta Solomita Architetti Pianificatori con i materiali di Salaroli Home.

Arriviamo a Castelvecchio in una splendida giornata di sole. Ad aprirci le porte di questa meravigliosa villa quadrifamiliare c’è Francesca, la più piccola dei quattro fratelli proprietari dell’immobile che stiamo per visitare. Mentre ripercorro gli ampi spazi, interni ed esterni, delle abitazioni, mi viene in mente la chiacchierata durante la quale l’architetto Pasqualino Solomita mi descriveva così il suo progetto. “Quest’opera nasce dalla volontà di un padre di riunire i quattro figli all’interno di un generoso lotto in una posizione molto bella di Castelvecchio. Ho cominciato il mio disegno posizionando il giardino a Sud e assicurandomi che il risultato finale non assomigliasse a una specie di casermone. Ho fatto le prime bozze spezzettando in due la villa – notare la scalettatura – e scartando l’ipotesi di utilizzare materiali tradizionali come i coppi, con cui avrei probabilmente rischiato di incorrere in un effetto eccessivamente nordico. Quindi ho scelto di articolare i tetti con della lamiera in zinco titanio che, col passare del tempo, avrebbe compiuto la sua naturale ossidazione donando alla facciata affascinanti sfumature argentee. Le lamiere, inoltre, mi hanno consentito di contenere l’altezza, di avere una sigillatura perfetta del tetto e di realizzare un fronte piatto nonostante l’arzigogolo superiore dei preziosi

pannelli fotovoltaici da cui siamo riusciti a ricavare fino a 4 kw per unità”. Come sono strutturate le singole villette? “Le quattro case nascono tutte con la stessa distribuzione, quindi apparentemente risultano molto simili fra di loro. Le uniche differenze che si possono riscontrare sono riconducibili ai balconi e alle metrature dei piani interrati. In ogni caso ciascuna dimora, misurando circa 180 metriquadri, è in grado di garantire un elevato comfort abitativo”. Dall’esterno cosa riusciamo a distinguere? “A sinistra, in corrispondenza delle logge, ci sono gli spazi da vivere, quindi le camere da letto e le zone giorno. Nella parte di destra, invece, dove vedi il ribassamento, abbiamo le cucine, i servizi e le scale. È inoltre carino notare come il gioco che c’è in pianta emerga anche in prospetto e venga rafforzato dalle formelle in cotto scuro rigato, che ne enfatizzano l’orizzontalità. Quello dell’orizzontalità è un tema che si ripropone anche con le ringhiere dei cancelli che, essendo disposte a intervalli irregolari le une dalle altre, limitano l’introspezione verso l’interno e, a seconda del punto da cui le si guarda, appaiono come vibrare”. Mi piace molto il giardino. Com’è stato ideato?

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In alto, il bagno nascosto all’ingresso dell’abitazione. Sotto, la facciata della villa quadrifamiliare.

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“Ci tengo a precisare che uno degli aspetti su cui ho voluto puntare di più è stato proprio il dialogo tra interno ed esterno, senza che diventassero due mondi sconosciuti tra loro. Da qui il giardino che, quando le tende sono raccolte, sembra attraversare le zone giorno, diventando così un forte elemento di congiunzione tra il fronte e il retro di ciascuna abitazione”. A proposito del retro… “Il retro rappresenta la zona in comune della villa, realizzato senza divisori e da cui si ha accesso ai quattro garage. È interessante notare come la continuità del verde che lo delimita conferisca all’immobile un piacevole senso di protezione e sicurezza”. C’è qualche particolare che non salta agli occhi e che desideri illustrarci? “Certamente: una cosa bella di questa casa è che è stata costruita senza pilastri. Gli unici muri portanti, infatti, sono i setti in cemento armato che separano le varie unità, ottenendo così una struttura fortemente anti sismica. Poi c’è un altro fattore che spesso ricorre nelle mie opere: quasi sempre scelgo di posizionare un bagno all’ingresso. Si tratta per lo più di bagni nascosti, ovvero occultati da boiserie dietro cui si celano guardaroba e quadri elettrici. In questo modo la casa non si rivela immediatamente, ma occorre girare l’angolo”.


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AV ABITARE VIVERE | NUMERO 1 2019  

AV ABITARE VIVERE è una rivista che parla di Architettura, Design, Cucina, Lifestyle. Un magazine in distribuzione gratuita nelle province...

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