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BOLLETTINO

cosa si muove in CasaPound Italia

SETTEMBRE 2013

NUMERO

9

L’ITALIA NON SI SVENDE TELECOM ALITALIA ANSALDO SONO LE ULTIME TAPPE DELLA SVENDITA PEZZO PER PEZZO DEL NOSTRO PAESE


telecom alitalia ansaldo

l’italia non


IN OCCASIONE DEI MONDIALI DI CICLISMO IN TOSCANA, CASAPOUND ITALIA LANCIA IL SUO GRIDO DI ALLARME E DI DOLORE CONTRO LA SVENDITA IN ATTO DEL PAESE. CON AZIIONI A LUCCA, PISTOIA E FIRENZE

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Mondiali di ciclismo: CasaPound Italia protesta alla partenza contro la vendita di Telecom Lucca, 29 settembre - “Telecom, Alitalia, Ansaldo - l’Italia non si svende”: questo il testo dello striscione con il quale CasaPound Italia ha messo in atto una protesta durante la partenza della “Gara in Linea” dei mondiali di ciclismo, avvenuta questa mattina di fronte al Caffè delle Mura.

“Con lo striscione di protesta esibito questa mattina durante i mondiali di ciclismo - dichiara CasaPound Italia in una nota - abbiamo voluto dimostrare al pubblico e agli spettatori di tutto il mondo che in Italia vi è ancora chi non china la testa di fronte all’ennesima svendita del nostro patrimonio economico ed industriale. Di fronte alla quasi totale indifferenza della classe politica, e grazie ad una sistematica ‘distrazione’ degli italiani operata dai media, il nostro paese continua ad essere in saldo e a perdere settori strategici per la sua sovranità nazionale.”

“Il passaggio di Telecom in mano spagnola, l’imminente acquisto di Alitalia da parte dei francesi e le ipotesi di trattative per la cessione di Ansaldo all’americana General Electric - prosegue la nota - sono il frutto di una politica scellerata ed anti-nazionale, iniziata con le privatizzazioni fallimentari di vent’anni fa e completata oggi con la nascita di governi, come quello Monti e l’attuale Letta, rispondenti agli interessi della finanza internazionale, appoggiati e sostenuti sia dal centro-sinistra che dal centro-destra.”

“CasaPound Italia, come la maggioranza del popolo italiano, non intende accettare che il nostro paese sia l’unico in Europa a non perseguire una politica con al centro l’interesse nazionale - conclude CPI Lucca e si opporrà a qualsiasi operazione o tentativo di svendita di settori fondamentali dell’economia. Il nostro paese ha bisogno di una classe dirigente che persegua gli interessi dell’Italia, con una seria e programmata politica industriale e di sovranità nazionale. Non possiamo rimanere indifferenti di fronte all’uccisione programmata dell’Italia e del suo futuro.”


CASAPOUN D ITA

LIA


DIREZIONE

RIVOLU


LA FESTA NAZIONALE DI CASAPOUND ITALIA QUEST’ANNO HA CAMBIATO LUOGO, MA NON LA FORMULA: CONFERENZE, OSPITI, CONCERTI, SPORT, SOLIDARIETA’. PER LANCIARE UN NUOVO ANNO ALL’ASSALTO.

UZIONE


Ci saranno Massimo Fini, Giulio Giorello e Jean-Yves Le Gallou ma non Cecile Kyenge alla festa nazionale di CasaPound Italia. Il ministro dell’Integrazione era stato invitato dai ragazzi della tartaruga frecciata per discutere di ius soli e cittadinanza (elemento che Anpi e Pd, criminalizzando l’evento, si sono ben guardati dal citare). Una buona occasione di confronto politico saltata per “impegni precedentemente presi” dal ministro. Peccato. Di discussioni, comunque, ce ne saranno lo stesso in abbondanza, con una prima novità di rilievo: niente più Roma, niente più “Area 19” (la struttura occupata dal movimento a ridosso dello Stadio Olimpico). Stavolta Cpi si riunisce molto lontano dalla capitale, precisamente a Revine Lago, nel trevigiano, da oggi a domenica. Una risposta ai critici che hanno sempre considerato il movimento un po’ troppo “romanocentrico”? Può darsi. Fatto sta che il tradizionale appuntamento annuale di CasaPound giunge in un momento particolare per la comunità che ha il suo cuore pulsante in via Napoleone III. Lo scorso anno politico si è chiuso con il confronto del movimento con il momento elettorale: una scelta coraggiosa che ha portato risultati tutti da contestualizzare ma certo non esplosivi. Il cammino che inizia adesso è quello più difficile. Vedremo le indicazioni politiche che giungeranno da Revine. Dal punto di vista più metapolitico, invece, l’evento di metà settembre offre indicazioni preziose su quelle che saranno le direttrici in cui si muoverà la battaglia culturale di Cpi. Già la giornata di giovedì presenta per esempio degli appuntamenti interessanti: se l’incontro con Massimo Fini va nella consueta direzione del confronto di CasaPound con le intelligenze irregolari del panorama intellettuale italiano, degna di nota è anche la presentazione del libro “Il corporativismo del III millennio” (Seb, Milano 2013). Venerdì il primo degli appuntamenti culturali in agenda vede Cpi affrontare un altro dei suoi temi caldi: la solidarietà vissuta in maniera non pietistica ma, se vogliamo, quasi “eroica”. In questo senso va intesa la conferenza su “sport estremi e disabilità”, un binomio inusuale che presenterà le esperienze di chi, di fronte ai drammi della vita, ha deciso di reagire mettendo alla prova se stesso anziché barricandosi dietro la trincea del politicamente corretto. L’appuntamento successivo vedrà invece una messa a punto tutta interna al movimento sul tema “Immigrazione, identità, cittadinanza”. Sabato sarà invece il momento di tre appuntamenti cruciali. Si inizia la mattina, con un incontro sulla Siria al quale parteciperanno le maggiori realtà non conformi impegnate nella solidarietà attiva a Damasco. L’importanza e

l’interesse dell’argomento in questa fase storica non hanno bisogno di spiegazione alcuna. Il primo appuntamento del pomeriggio conferma invece la vocazione europea del movimento: verrà infatti ricordata la figura di Dominique Venner. L’ospite internazionale che ricorderà lo scrittore che si è dato la morte nella cattedrale di Notre Dame è Jean-Yves Le Gallou, un membro storico della Nouvelle Droite, corrente di idee a cui ha collaborato prima in seno al Grece e al circolo Pareto, poi nel Club de l’Horloge, struttura più “politica” e più in contatto con le restanti parti della destra francese. Le Gallou è stato anche europarlamentare per il Front National e attualmente gestisce il sito di analisi politica “Polemia”. Prima del punto politico di Gianluca Iannone, a ridosso del concerto serale, ci sarà spazio anche per la presentazione del nuovo libro di Adriano Scianca, “Ezra fa surf” (Zero91, Milano 2013), rilettura non conforme dell’attualità politico-culturale di Ezra Pound. L’autore ne discuterà con Giulio Giorello, filosofo della scienza di estrazione libertaria, nonché grande amante del poeta di Hailey, al quale ha dedicato più di uno scritto. Si tratta, ovviamente, di una risposta indiretta del movimento alle polemiche sul suo utilizzo del nome di Pound nate da alcune interviste della figlia del poeta, sfociate poi in una insensata causa giudiziaria tuttora in corso. BARBADILLO.IT


ASCOLTA SCARICA I PODCAST DI ALCUNI DEGLI INTERVENTI AVVENUTI DURANTE LA FESTA NAZIONALE. PER ASCOLTARLI TUTTI...BEH, BISOGNAVA ESSERCI.

Ezra fa surf PODCAST http://radiobandieranera.org/?p=1426

LA CONFERENZA DI PRESENTAZIONE DEL NUOVO LIBRO DI ADRIANO SCIANCA, CON L’INTERVENTO DEL FILOSOFO GIULIO GIORELLO

Massimo Fini PODCAST http://radiobandieranera.org/?p=1434

LA CONFERENZA CON MASSIMO FINI SUL TEMA “LA GUERRA DEMOCRATICA”

Gianluca Iannone PODCAST http://radiobandieranera.org/?p=1423

L’INTERVENTO CONCLUSIVO DEL PRESIDENTE DI CASAPOUND ITALIA


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Si chiama ‘Ezra fa surf’ (Zero91, 320 pp., 15,00 euro) l’oggetto della bagarre che impegna in questi giorni i critici letterari. Si tratta del nuovo libro firmato dal responsabile alla cultura di Casa Pound, Adriano Scianca. Il Giornale l’ha introdotto, Il Fatto lo ha massacrato. Di che cosa si tratta? Di un testo che indica come una delle vie possibili per uscire dalla crisi, seguire le indicazioni di un vecchio poeta, Ezra Pound, che, secondo l’autore, è sulla cresta dell’onda della contemporaneità. Dal libro (che ha una prefazione di Pietrangelo Buttafuoco) esce infatti il ritratto di un poeta filosofo ed economista che non solo ci spiega come svincolarci dagli imperativi della crisi ma che può anche considerarsi maestro di anticonformismo etico di personaggi come Bukowski, Ginsberg e Pasolini; un poeta libertario che piace ai divi del rock come Patti Smith e i Velvet Underground che lo leggono e lo citano; un polemista portatore di un messaggio di dialogo fra le culture tipicamente mediterraneo, contro ogni pregiudizio e “scontro di civiltà”; un pensatore non conforme, sempre politicamente scorretto, un eretico irriducibile a ogni “normalizzazione”. Un’analisi a tutto tondo sul pensiero del poeta di Hailey, che odia non solo i banchieri e l’usura, ma i tabù sessuofobici e le ossessioni bigotte, che ama l’Italia e anticipa le dinamiche della globalizzazione e dei nuovi media. “fa surf”. Ovvero è sulla cresta dell’onda della contemporaneità, alla quale sa offrire soluzioni e strumenti per vincere le sfide dell’oggi. Come Ezra Pound “salverà il mondo”? Pound salverà il mondo politicamente, economicamente e spiritualmente. Per tutta la vita egli volle essere e fu soprattutto un educatore (i suoi amici, scherzando, dicevano di frequentare l’Ezuversity). Un educatore che veniva a portare ordine: dentro di noi e, quindi, secondo i dettami del confucianesimo, fuori di noi. Ecco, io credo che il nostro rapporto con il mondo che ci circonda sia sempre più scisso, frammentario, annichilente. Pound, al contrario, fornisce la ricetta per riportare ordine. Non nel senso borghese e reazionario dell’ordine pubblico, ovviamente, ma in quello spirituale e poi economico-politico. Directio voluntatis: dobbiamo darci una direzione, sia come uomini che come Stati.

Da che cosa è nata l’idea di questo libro? “Ezra fa surf” è nato, molto semplicemente, studiando Pound per cercare di saperne di più su di lui e il suo pensiero. Volendo superare ogni immagine cristallizzata del poeta mi sono messo ad accumulare materiale su di lui, scoprendo di volta in volta particolari sempre più sorprendenti. Non solo le sue tesi economiche vanno al di là di ogni denuncia moralistica e stereotipata dei mali del capitalismo, ma dal suo stesso profilo biografico emerge un gigante in termini di generosità e integrità. Pian piano ho cominciato a essere insofferente rispetto alle narrazioni usuali che girano attorno a questo gigante del pensiero. È come quando conosci un individuo fuori dal normale e non vedi l’ora di presentarlo ai tuoi amici. Sempre di più mi sembrava un peccato che nessuno o quasi l’avesse ancora raccontato per quello che realmente era, in tutti i suoi aspetti profetici, ma talora anche divertenti. Ho provato allora a farlo io. Che cosa penserebbe il filosofo della crisi di oggi? Leggendo il disastro legato ai mutui subprime penserebbe che “con usura nessuno ha solida casa” (canto 45). Osservando lo shadow banking system, la finanza-ombra che prolifera al di fuori di ogni controllo e che oggi negli Usa rappresenta il 53% del totale dell’intermediazione bancaria reclamerebbe la “vendita in luogo aperto, non nel retrobottega, e fra l’alba e il tramonto” (c. 108). Di fronte all’accanirsi di Equitalia o chi per essa sui piccoli debitori per lasciare invece intatti i grandi patrimoni parassitari esclamerebbe: “Non sequestrate attrezzi agricoli per debiti né buoi da tiro dai contadini che con essi lavorano” (c. 44). Di fronte al declino della politica e al farsi largo dei sedicenti “tecnici” provenienti dal mondo bancario constaterebbe amaro: “Quando cessarono i re, ricominciarono i banchieri” (c. 97). Leggendo dello scandalo Mps denuncerebbe chi ha trascinato nel fango una banca in cui, all’origine, “la base era il frutto della natura e la volontà dell’intero popolo” (c. 43). Ai finlandesi che per dare nuovi prestiti alla Grecia chiedevano in garanzia l’Acropoli, il Partenone e le isole griderebbe: “Il tempio è sacro perché non è in vendità (c. 97).


E ai poveracci senza impiego o con contratti capestro direbbe: “Senza lavoro, sperare è follia” (c. 53). In che senso “fa surf”? L’espressione citata nel titolo è ovviamente un détournement dalla celebre battuta di “Apocalypse Now” (“Charlie don’t surf!”), pronunciata da un personaggio assolutamente antipoundiano. Ma più in generale sta a indicare l’attualità di Pound. Per descrivere la contemporaneità si sono spesso utilizzate metafore marittime: dal “navigare” in internet alle variazioni sul tema del “liquido” proposte dal sociologo Bauman, fino a risalire alle tesi schmittiane sul mare contrapposto geofilosoficamente alla terra. In questo quadro, o galleggi, seguendo la corrente, o fai surf. Pound fa surf. E poi era un titolo che suonava bene, il che è sempre importante. In che cosa Casa Pound riflette il pensiero di Ezra Pound? Programmaticamente: il precariato, l’austerity, lo strapotere bancario sono oggi sostenuti in modo bipartisan, solo Cpi ha nel suo programma gli antidoti a questi mali, escogitati, per di più, dietro esplicita ispirazione poundiana (pensiamo solo al Mutuo sociale). Eticamente: perché cerchiamo di annodare il nostro destino individuale e comunitario attorno a un asse che non vacilla. Ma attenzione: CasaPound non ha mai accampato alcuna esclusiva nei confronti del pensiero poundiano né il mio libro si rivolge solo ai suoi militanti. Chiunque, di qualsiasi idea politica, può trovare giovamento nel leggere Pound e spero che il saggio capiti fra le mani di un pubblico più eterogeneo possibile: fascisti, comunisti, liberali, anarchici, democratici, conservatori e chi più ne ha più ne metta. L’importante è che i discendenti politici dei suoi carcerieri non pretendano di dare lezioni di poundismo ai figli spirituali dei suoi vicini di cella. Questo, in effetti, sarebbe un filino antipatico.

ADRIANO SCIANCA è nato ad Orvieto (TR) nel 1980. Laureato in Filosofia alla Sapienza di Roma, giornalista professionista, collabora o ha collaborato con vari giornali, riviste e siti web fra cui Libero, Il Secolo d’Italia, FareFuturo, Charta Minuta. Ha curato il libro Dove va la biopolitica? (Settimo Sigillo) e ha scritto Riprendersi tutto (Barbarossa), quest’ultimo tradotto anche in francese per le Editions de Rubicon. È responsabile per la cultura di CasaPound Italia fin dalla nascita del movimento (2008).

Casa Pound è sempre al centro di aspre polemiche, accusata di nazismo e razzismo? Ci spiega la filosofia intrinseca dell’associazione? Effettivamente, a parte forse l’incidente della Costa Concordia e poco altro, credo che CasaPound sia stata accusata davvero di ogni nefandezza nella sua storia. E’ sgradevole, ma è fin troppo scontato richiamare in questo senso l’invito poundiano a rischiare sempre qualcosa per le proprie idee. Quanto alla “filosofia intrinseca” di Cpi, direi che noi siamo qui solo per riprendere quel “bellum perenne” tra l’usuraio e il mondo del lavoro, dello spirito e della civiltà. AFFARIITALIANI.IT

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Ezra Pound | poeta, economista


“Il tempio è sacro perchè non è in vendita” *

Bollettino n. 9  

Settembre 2013: Mondiali ciclismo | Telecom | Alitalia | Ansaldo | Direzione Rivoluzione | Ezra fa surf

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