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BOLLETTINO

cosa si muove in CasaPound Italia

MAGGIO 2013

NUMERO

5

L’HARAKIRI

DI NOTRE DAME

IL GESTO DI VENNER SUSCITA STUPORE E RISPETTO E SUONA UNA CAMPANA CHE L’EUROPA DEVE ASCOLTARE


IMPA

VIDI DES TINI “MORIRE DI MAGGIO, CI VUOLE TANTO, TROPPO CORAGGIO”, RECITA LA GUERRA DI PIERO. IL CORAGGIO VITOSTEFANO SICURAMENTE L’AVEVA, E LA SUA GUERRA L’HA VINTA, DIVENTANDO UN GIGANTE NONOSTANTE IL FISICO PROVATO. IL CORAGGIO NON è MANCATO NEMMENO A DOMINIQUE VENNER, MENTRE SI TOGLIEVA LA VITA, IN UN GESTO PROFONDO E ANTICO, CHE MOLTI HANNO PROVVEDUTO A LIQUIDARE RAPIDAMENTE, PER PAURA DEL CORNO CHE HA SQUILLATO. IL CORAGGIO è SERVITO ANCHE ALLE VITTIME DELLA COMUNITà ‘IL FORTETO’, UNA SPECIE DI LABORATORIO SOCIALE, COPERTO E SUPPORTATO DA QUEL SISTEMA MAFIOSO CHE NELLA TOSCANA ROSSA RAPPRESENTA LA NORMA. IL CORAGGIO NON MANCA AI MILITANTI DI CASAPOUND ITALIA E AI RAGAZZI DEL BLOCCO STUDENTESCO, CHE GIORNALMENTE RILANCIANO IL LORO SORRISO, DAVANTI A UN MURO GRIGIO DA COLORARE.

Roma, 12 Maggio - Una grande forza e una libertà interiore ancora più grande: sono queste le due qualità che tutta la comunità di CasaPound Italia assocerà per sempre al nome e al volto di Vitostefano Ladisa, il responsabile nazionale di ‘Impavidi Destini’, il Gruppo diversamente abili di Cpi, scomparso improvvisamente oggi pomeriggio per un attacco cardiaco. Quarantotto anni, barese, Vitostefano era una presenza fissa in tutti gli appuntamenti di CasaPound, sia a livello pugliese che a livello nazionale. Dopo anni di militanza nel nostro movimento, egli aveva voluto portare sotto il simbolo della tartaruga frecciata il suo impegno pluriennale in favore della crescita sociale dei soggetti disabili. La stessa disabilità che egli in prima persona viveva senza vittimismi e in modo assolutamente solare e combattivo diventava per Vitostefano il terreno di una battaglia sociale, un motivo per ampliare l’azione di solidarietà di CasaPound verso questa problematica colpevolmente trascurata dalla politiche liberiste. Il ricordo di questo instancabile combattente e della sua energia sarà per Cpi lo stimolo per continuare queste battaglie con forza ancora maggiore. Attorno a lui e alla sua famiglia si stringono tutti i camerati di CasaPound Italia, a cominciare dalla comunità pugliese, dal presidente di Cpi Gianluca Iannone, dai vicepresidenti Simone Di Stefano e Andrea Antonini.


Quando si uccise Mishima, sarà perché ancora non esisteva internet che ha incoraggiato la diarrea delle opinioni, sarà perché la gente era più educata, non sentimmo le bestialità di questi giorni. Abituati ai vari forum tv (i processi pomeridiani) e ai forum dei blog, incanagliti e autoproclamatisi giudici di tutto e tutti, gli utenti non perdono occasione per delirare e per sbracarsi, dando pessima prova di sé mentre sentenziano anche su chi è mille piedi sopra le loro teste e non raggiungeranno mai. A questi si uniscono poi i nemici ideologici, i detrattori, le vestali borghesi, che cercano almeno scientemente, loro, di togliere credibilità e rispetto a chiunque si faccia esempio. L’Harakiri di Notre Dame Pure in questo quadro, malgrado il fuoco incrociato dei bastardi e degli imbecilli, l’atto stoico del Samurai d’oltralpe, Dominique Venner, ha prodotto soprattutto rispetto, ammirazione e sbalordimento. Sentimenti che prevalgono, giustamente,sulle piccolezze umane e sulle quisquilie del razionalismo. Sicché anche chi non ha capito, fatti salvi pochi presuntuosi, ha preferito rendere tacito omaggio all’Harakiri in Notre Dame piuttosto che de-

lirare squallidamente. E qui ci potremmo fermare. Non è necessario essere d’accordo con un Uomo per riconoscere la sua eccezionalità, la sua singolarità, la sua NORMAlità: basta essere persone semplici e non troppo storte. Chiarisco che per quel che mi riguarda non sono andato mai troppo d’accordo con le posizioni di Venner. Egli riteneva, giustamente, che la civiltà europea fosse sotto attacco, soprattutto dall’interno e riteneva, giustamente, che si dovesse militare nei ranghi della Tradizione contro quelli della Sovversione. Tradizione che, come si esplicita dalla sua ultima lettera, non ha mai confuso con una forma tradizionale o religiosa (e tralasciamo qui il dibattito su quanto di sovversivo ci sia in quella forma). Sono però convinto che la risposta alla decadenza è sempre racchiusa in una sfida che possa rompere i cicli (quello che Evola spiega parlando dei cicli eroici); in poche parole credo che la Sovversione vada combattuta con la Rivoluzione controsovversiva. Insomma c’è sempre stata una differenza di orientamento, più junkeriana la sua, più nazionalrivoluzionaria la mia.

IN MORTE DI U Come ai tempi di Dreyfuss Dico questo per poter chiarire meglio l’equivoco, contribuendo a sgombrare il campo da alcune perplessità, dette o taciute. La principale è la domanda: ma valeva proprio la pena di uccidersi per opporsi ai matrimoni omosessuali? Ritengo che si debba capire cosa sta accadendo in Francia. Qualcosa che non c’entra più di tanto con il sesso e men che meno con l’omofobia. Ci sono diversi militanti nazionalisti francesi, cattolici come pagani, che sono omosessuali, eppure militano contro l’omomatrimonio. Forse hanno capito che questo gioco al massacro determinato dai diritti delle minoranze e dallo scontro tra i sessi è un progetto per distruggere definitivamente la società, forse hanno capito che la sfera privata non ha bisogno di vetrine se non la si vuole semplicemente mercificare. Forse sono abituati da tempo immemore ad una società

che non è omofoba e non sentono quindi la necessità che diventi omofila od omocratica. Oppure, più semplicemente, seguono l’ondata premettendo la loro appartenenza ideale a quella sessuale. Fatto sta che, per ragioni che forse nessuno riuscirà a spiegare, in Francia è accaduto ultimamente qualcosa di ampia portata. Dopo decenni di attacchi alla lingua, alla cultura, alla demografia, mezza Francia ha fatto quadrato contro i matrimoni gay perché sente minacciato l’ultimo quadrato della società, la famiglia. Era meglio reagire prima? Era meglio reagire su altri temi? Sono domande retoriche. Sono forti pulsioni psicologiche improvvise e mobilizzatrici che determinano con forza irrazionale e profonda i tornanti storici. Oggi sul tema si contrappongono due France come ai tempi di Dreyfuss. Ed è sull’altare di quello scontro che Venner ha deciso di compiere il suo gesto sacrificale, facendo bene atten-


zione nel mettere l’accento su elementi molto più importanti del mariage pour tous e parlando di genocidio, di morte culturale, di sbandamento metafisico, di sostituzione di popolazione. Guerra e guerriero Credo sia oramai chiaro a tutti che non mi nascondo dietro un dito, che non mi vergogno delle posizioni forti, che non cerco alcun lasciapassare dagli intellettuali o dai politicamente corretti. Fossi omofobo non mi vergognerei di affermarlo. Fosse l’omofobia a sospingere mezza Francia contro l’altra non cercherei di farla passare per qualcos’altro. Me ne fregherei nel più classico, e purtroppo desueto, stile fascista. Di fatto invece è una guerra – proprio una guerra – per la sopravvivenza. Quella che a rapide falcate le minoranze terroristiche celate in gangli vitali stanno per scatenare anche da noi. Ed è in quella guerra che un guerriero, giunto ad un’età in cui ci si può ancora dare la morte invece di lasciarsi andare al disfacimento organico, ha deciso di compiere un atto sacro e un gesto violento: un elettrochoc.

Noi e i francesi Ecco ripartiamo di qui: dal guerriero. Un guerriero d’Oltralpe, di quella Francia di cui noi tanto spesso ci prendiamo gioco stupidamente. Il fascismo loro lo hanno messo in incubazione e noi lo abbiamo realizzato, loro sono rimasti ai margini e noi abbiamo preso il potere e fatto la rivoluzione. E ci vantiamo a ragione della nostra creatività latina, della nostra elastica duttilità. Ma dovremmo anche osservare un po’meglio quella loro corazza che rallenta le improvvisazioni, che frena i salti in avanti. Ci accorgeremmo che furono dei francesi ad impedire a Stalin di prendere Berlino il 1 maggio. Ci accorgeremmo che oltre il dieci per cento dei francesi continuano a votare da trent’anni un partito che il sistema tiene fuori dal parlamento: ma non rinunciano perché “non serve a niente”. E vedremmo che a compiere suicidi rituali e di risveglio in occidente troviamo sempre dei francesi: Pierre Drieu La Rochelle, Alain Escoffier, Dominique Venner. Noi invece, più vicini alle mamme e ai confessionali, non ci uccidiamo mai per dare un esempio. Noi giudichiamo i suicidi altrui.

UN SAMURAI E intanto mentre la Francia si appresta a combattere l’ultima battaglia, noi ci facciamo smantellare dall’alto, pezzo pezzo, e neppure ce ne accorgiamo. Ci sono momenti in cui, nell’impeto, premia la leggerezza italica ed altri in cui, nell’angolo, serve il carattere gaulois. Essere Europa. Così come lo richiede Venner! G. Adinolfi


“Il modo in cui la stampa italiana sta raccontando l’estremo sacrificio di Dominique Venner testimonia una volta di più il provincialismo culturale del nostro paese. Si è voluto trasformare uno spirito eroico della genia dei Mishima e dei Palach in un banale caso di omofobia patologica, segno che le motivazioni di questo gesto sono state totalmente misconosciute”. Così CasaPound Italia commenta il suicidio dello scrittore francese avvenuto ieri nella cattedrale di Notre-Dame. “Venner – prosegue la nota – era sì un oppositore di una legge irresponsabile, che fa molto di più che regolarizzare fenomeni in atto, ma è del tutto superficiale e riduttivo fare di lui un mero ‘attivista anti-gay’, come è stato scritto. La sua lettera d’addio è priva del benché minimo accento d’odio o di risentimento, ma rappresenta anzi un testamento spirituale colmo d’amore per la Francia e per l’Europa. Ciò che Venner voleva combattere era molto di più che una legge, era il suicidio quotidiano di una civiltà ormai incapace di prendere in mano il proprio destino. Il suo gesto va misurato sulla scala degli esempi fuori dal tempo, non su quella della contingenza politica”. Lo scrittore francese, prosegue Cpi, “è stato un modernizzatore lucido della destra francese ed europea: ha parlato di organizzazione agli spontaneisti, di scienza agli spiritualisti, di Europa ai nazionalisti. La sua produzione storiografica è stata torrenziale, il suo contributo a movimenti come quello della Nouvelle Droite essenziale. Per tutti questi motivi, Venner merita di essere ricordato secondo il rango che gli era proprio anziché essere confuso con quelle forme di attivismo paranoide e puritano di matrice essenzialmente statunitense. In un mondo abitato da individui che sacrificano l’interesse collettivo per salvare se stessi, Venner ha voluto sacrificare se stesso per salvare il suo popolo. Alla sua memoria va il pensiero commosso di tutta la comunità di CasaPound Italia”.

Sono sano di spirito e di corpo e sono innamorato di mia moglie e dei miei figli. Amo la vita e non attendo nulla oltre di essa, se non il perpetrarsi della mia razza e del mio spirito. Cionondimeno, al crepuscolo di questa vita, di fronte agli immensi pericoli per la mia patria francese ed europea, sento il dovere di agire finché ne ho la forza; ritengo necessario sacrificarmi per rompere la letargia che ci sopraffà. Offro quel che rimane della mia vita con un intento di protesta e di fondazione. Scelgo un luogo altamente simbolico, la cattedrale di Notre Dame de Paris che rispetto ed ammiro, che fu edificata dal genio dei miei antenati su dei luoghi di culto più antichi che richiamano le nostre origini immemoriali. Mentre tanti uomini si fanno schiavi della loro vita, il mio gesto incarna un’etica della volontà. Mi do la morte per risvegliare le coscienze addormentate. Insorgo


contro la fatalità. Insorgo contro i veleni dell’anima e contro gli invasivi desideri individuali che distruggono i nostri ancoraggi identitari e in particolare la famiglia, nucleo intimo della nostra civiltà millenaria. Così come difendo l’identità di tutti i popoli presso di loro, mi ribello al contempo contro il crimine che mira al rimpiazzo delle nostre popolazioni. Essendo impossibile liberare il discorso dominante dalle sue ambiguità tossiche, spetta agli Europei trarre le conseguenze. Non possedendo noi una religione identitaria alla quale ancorarci, abbiamo in condivisione, fin da Omero, una nostra propria memoria, deposito di tutti i valori sui quali rifondare la nostra futura rinascita in rottura con la metafisica dell’illimitato, sorgente nefasta di tutte le derive moderne.

Domando anticipatamente perdono a tutti coloro che la mia morte farà soffrire, innanzitutto a mia moglie, ai miei figli e ai miei nipoti, così come ai miei amici fedeli. Ma, una volta svanito lo choc del dolore, non dubito che gli uni e gli altri comprenderanno il senso del mio gesto e che trascenderanno la loro pena nella fierezza. Spero che si organizzino per durare. Troveranno nei miei scritti recenti la prefigurazione e la spiegazione del mio gesto. Dominique Venner


Roma, 12 mag - “Prima di ogni perizia psichiatrica, prima che sia nota qualche notizia biografica approfondita su Mada Kabobo, giornali e politici hanno già concluso che il picconatore di Milano è solo un povero folle e un malato, rifiutandosi di inserire questa tragedia nel suo contesto sociale, quello del neoschiavismo che sta alla base della società multirazziale”. Così CasaPound Italia commenta la vicenda del ragazzo ghanese che a Milano ha ucciso un uomo e ferito altri passanti armato di piccone. “Siamo assolutamente consci – continua Cpi – del fatto che la ferocia di Kabobo non è rappresentativa della totalità degli immigrati e che molti di loro sono onesti lavoratori animati dalle migliori intenzioni. Ma se l’immigrato non è intrinsecamene criminale, l’immigrazione è sempre e necessariamente criminogena e l’opacità che circonda il soggiorno italiano di questo ragazzo ghanese ne è una testimonianza. Di fatto di lui non si sa ancora nulla: non si sa dove e di che vivesse, chi conoscesse nel nostro Paese, cosa facesse dalla mattina alla sera. Kabobo di fatto era un fantasma. Di lui si sa solo che avesse gravi precedenti, cosa che per il lassismo di magistrati compiacenti e per la follia burocratica che domina in Italia non ha portato a nessuna espulsione immediata, come sarebbe stato giusto aspettarsi. Gli attacchi a colpi di piccone – prosegue CasaPound – saranno anche frutto di un raptus isolato, ma il contesto in cui tale tragedia è maturata è la normalità dell’immigrazione, che è bieca importazione di forza lavoro senza diritti mascherata da accoglienza caritatevole, in una perfetta simbiosi fra le esigenze della destra economica e della sinistra culturale. In tutto questo appare criminale e devastante la deregulation per cui sta irresponsabilmente spingendo il ministro Kyenge, che al di là della retorica buonista porterebbe solo il far west sociale, la guerra fra poveri e la completa realizzazione del modello multirazzista”.


Roma, 14 maggio – Un tricolore listato a lutto alla finestra in onore dei tre morti di Milano ma anche per ricordare le tante vittime della crisi che attraversa il paese. A lanciare la proposta è CasaPound Italia che da oggi al 1 giugno esporrà la bandiera nastrata sul palazzo romano dell’Esquilino che ospita il movimento dal 2003 e nelle 70 sedi aperte dal 2008 a oggi in tutta Italia. E il leader di Cpi, Gianluca Iannone, invita tutti gli italiani a fare altrettanto: ‘’Siamo di fronte a una crisi profondissima, che genera follia, depressione, angoscia e fa tante, troppe vittime – sottolinea Iannone – Suicidi in aumento del 40% nel 2013, oggi la notizia di un uomo che si è dato fuoco con l’intera famiglia per salvare la sua casa messa all’asta: sono il frutto sconvolgente di politiche che hanno fatto della precarietà e dello sfruttamento una regola a cui è impossibile sottrarsi se non per pochi privilegiati. Una regola che vale per gli italiani, ma anche per gli immigrati come Mada Kabobo, che, prima ancora che feroce e imperdonabile assassino, è lui stesso una vittima del sistema neoschiavista messo in piedi dalla società multirazziale. Un sistema che si nutre di scelte scellerate, già fatte, o in divenire, come l’inaccettabile ipotesi di introdurre lo ius soli, che unite a immigrazione di massa, pressione fiscale asfissiante, delocalizzazione delle imprese all’estero non faranno altro che innescare un turbinio di disperazione e lotta tra poveri che avrà nelle istituzioni, e nelle istituzioni soltanto, la sua vera matrice criminale. Di fronte a tutto questo – conclude Iannone – l’invito di CasaPound agli italiani è a ritrovare solidarietà e spirito nazionale anche attraverso il ricordo delle tante vittime innocenti di questa crisi’’.


NO

FU PER

La regione toscana l’ha finanziata, i politici del centrosinistra ci tribunale dei minorenni l’ha coperta. Una casa famiglia, comunità Sevizie, maltrattamenti fisici, violenze psicologiche tra complicit Il Forteto è la casa dei mostri nel silenzio della regione rossa.


ON

R CASO *

ci andavano prima di ogni campagna elettorale, il presidente del Ă modello per le istituzioni, casa degli orrori per gli adolescenti. complicitĂ  e relazioni politiche.


Nel 1977 epigoni di Don Milani fondano una comunità che riuscirà nel corso degli anni a ottenere il massimo credito in tema di affidamento di minori. Questo avviene nonostante accuse sull’operato della comunità fossero agli atti della Regione Toscana già dal 1980, e nonostante che i vertici fossero stati condannati nel 1985 per varie imputazioni, fra cui atti di libidine violenta e corruzione di minore. Il sistema Forteto si basa sulla “famiglia funzionale”, concepita solo in funzione educativa, ma priva di affettività. Al Forteto uomini e donne vivono divisi: dormono, mangiano, lavorano separati anche se sposati. I rapporti eterosessuali sono osteggiati, l’omosessualità imposta a bambini e adulti ed è considerata come norma. Il Forteto è una setta, i cui membri vengono fatti aderire all’“ideale” attraverso condizionamenti psicologici e fisici. Violenze e abusi sono le leggi che imperano nella comunità, mentre famiglia di origine e mondo esterno sono visti come un nemico di cui diffidare. Il Forteto ha potuto proliferare perché protetto e sponsorizzato dal Tribunale minorile, dai servizi sociali, dalla Asl, dai politici locali e regionali di sinistra che fanno incetta di voti grazie alla comunità, dalla Regione Toscana che concede continui finanziamenti e riconoscimenti, da intellettuali, giornalisti, medici che danno copertura scientifica alla ‘visione’ del Forteto. Tutti complici della comunità degli orrori, molti a conoscenza dei precedenti dei fondatori e degli abusi denunciati da alcuni fuoriusciti dal Forteto. Ma tutto venne coperto, chi si metteva contro rimosso o vessato. Il Forteto non ha rappresentato solo un caso di perversione sessuale, ma anche un modello esistenziale a cui, i tanti conniventi ad ogni livello, hanno aderito. Per questo l’inchiesta offre spunti per studiare alcune dinamiche, proprie della sociologia e non della mera patologia.

*

“Non fu per caso” è il titolo di un librodiario di Luigi Goffredi, fondatore del Forteto. Qui racconta di quando, uscito dal carcere, gli viene subito affidato un bambino dal Giudice Meucci, e parla degli attestati di solidarietà ricevuti da psichiatri, assistenti sociali, politici.

I militanti di CasaPound Italia Firenze, hanno protestato davanti al municipio di Vicchio di Mugello contro il sindaco Izzo e i servizi sociali del Comune in merito ai silenzi e alle reticenze che hanno accompagnato tutta la vicenda della comunità de “Il Forteto”. E’ stato esposto uno striscione riportante la scritta “SINDACO E ASSISTENTI SOCIALI COMPLICI DEI MAIALI” e sono stati lanciati cori all’indirizzo del primo cittadino e della responsabile dei servizi del Comune. Nei giorni successivi, CasaPound è stata attaccata sui giornali dal PD e dall’ANPI, in ossequio all’atteggiamento omertoso e complice che ha coperto il Forteto per decenni, e timorosi delle responsabilità che potranno essere accertate in sede giudiziaria.


1974

IL PCI LOCALE SAPEVA DI ABUSI DEI FONDATORI DEL FORTETO

1978

2

1977

NASCE LA COMUNE DEL FORTETO

F B

I FONDATORI SONO ARRESTATI PER ABUSI SESSUALI

2 1999

1979 IL GIUDICE MEUCCI AFFIDA A GOFFREDI APPENA USCITO DAL CARCERE UN BIMBO DOWN

1985

CONDANNA PER FIESOLI E GOFFREDI PER ABUSI SU MINORI INTERROGAZIONE IN REGIONE: EMERGONO GIA’ TUTTE LE ACCUSE POI PROVATE

1980

CO CO PE

ESCE IL PRIMO LIBRO SUL FORTETO EDITO DAL MULINO

1986 MUORE IL GIUDICE MEUCCI MA CONTINUANO GLI AFFIDI AL FORTETO


2002

2003 ELOGIO DI ALEX ZANOTELLI E DI ‘DIARIO’ SUL FORTETO

2010

FONDAZIONE BARBIANA DI DON MILANI AFFIDATA AL FORTETO

IL PD PRESENTA IN SENATO UN LIBRO DI RODLFO FIESOLI

2000

2011

ONDANNA DELLA ORTE EUROPEA ER L’AFFIDO DI 2 BAMBINI AL FORTETO

ANTONIO DI PIETRO FIRMA LA PREFAZIONE DI UN LIBRO DI FIESOLI

2011 RODOLFO FIESOLI VIENE ARRESTATO CON ACCUSE DI ZOOFILIA E PEDOFILIA


Secondo la Commissione d’inchiesta regionale, la comunità del Forteto ha potuto agire indisturbata grazie ad un cortocircuito nella terzietà a cui le istituzioni e i loro rappresentanti sarebbero stati chiamati dal loro ruolo: politici, magistrati, avvocati, professionisti, oltre ai servizi istituzionali e sociali chiamati a vigilare e a tutelare l’integrità dell’affidamento ed il corretto percorso di formazione psichica e sociale del minore. Fra i personaggi che passano al Forteto vi sono: Edoardo Bruno (PCI), Piero Fassino (PD), Vittoria Franco (PD), Francesca Chiavacci (PD), Susanna Camusso (CGIL) Rosi Bindi (PD), Livia Turco (PD), Antonio Di Pietro (IDV), Tina Anselmi (ex partigiana), Claudio Martini (PD), Riccardo Nencini (PSI), Paolo Cocchi (PD), Michele Gesualdi (Presidente Provincia di Firenze), Stefano Tagliaferri (Presidente Comunità Montana del Mugello), Alessandro Bolognesi (Sindaco di Vicchio), Livio Zoli (Sindaco di San Godenzo e Londa), Rolando Mensi (Sindaco di Barberino di Mugello), Alex Zanotelli, Giuliano Pisapia. E poi i magistrati del Tribunale per i Minorenni di Firenze, a cominciare dai presidenti che si sono succeduti (Francesco Scarcella, Piero Tony, Gianfranco Casciano), dal sostituto procuratore Andrea Sodi, i giudici Francesca Ceroni e Antonio Di Matteo e il giudice onorario Mario Santini. Frequenta Il Forteto Liliana Cecchi, allora presidente dell’Istituto degli Innocenti di Firenze, ma anche molti medici tra cui Roberto Leonetti (responsabile dell’Unità funzionale Salute Mentale Infanzia-Adolescenza per la zona Mugello). Non mancano i professionisti: volti noti come i giornalisti Rai Betty Barsantini e Sandro Vannucci, ma anche avvocati come Elena Zazzeri, presidente della Camera Minorile di Firenze. Scaricate la relazione della commissione regionale sul Forteto all’indirizzo: http://www.consiglio.regione.toscana.it/upload/9/ CM28/evidenze/evi214.pdf


31 MAGGIO - 2 GIUGNO AREA 19 - ROMA

Ad AREA 19, occupazione di CasaPound a Roma, va in scena prima la quinta edizione della TANA DELLE TIGRI, con sport, musica, conferenze. A seguire una grande festa comunitaria a cui parteciperanno candidati, simpatizzanti e militanti della tartaruga frecciata e una giornata di confronto a tutti i livelli.

8 GIUGNO

3° TORNEO REGIONALE - TOSCANA La comunità toscana di CasaPound Italia si riunisce per l’annuale festa regionale, e contestuale torneo di calciomattanza, in cui giocano rappresentative dei nuclei locali e di comunità ospiti. Il torneo trova il sottile equilibrio fra senso comunitario e campanilismo, con un obbiettivo comune per tutte le squadre: vincere ad ogni costo.


BLOCCO STUDENTESCO 10 maggio 2013 - Ingressi delle più importanti scuole private italiane sigillati nella notte, cortei e blitz nel corso della mattinata: il Blocco Studentesco protesta contro il “contributo volontario” e il finanziamento alle scuole private. A Roma, inoltre, un centinaio di studenti ha protestato sotto il ministero dell’Economia mentre in circa 20 città i militanti hanno fatto sit-in e cortei davanti ad Assessorati provinciali e licei. “E’assurdo che in un momento di crisi come quello attuale le famiglie degli studenti siano costrette a pagare una tassa che viene presentata come volontaria ma che nei fatti è obbligatoria e ricattatoria”, afferma Rolando Mancini responsabile nazionale del Blocco Studentesco. ”Servono fondi per la scuola pubblica? Che si cominci a CASAPOUND ITALIA - LUCCA Via M. Rosi 63 centro storico

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Fabrizio De André | cantautore

fare cassa abolendo il finanziamento pubblico alle scuole private senza gravare le famiglie di un ulteriore tassa. Una tassa – prosegue Mancini – che oltre tutto non è proporzionale al reddito, il milionario e il disoccupato pagano la stessa somma. Noi non diciamo che chi ha la possibilità non debba versare il contributo, anzi lo auspichiamo vista la situazione in cui versa la scuola pubblica, ma chi non arriva a fine mese non può sentirsi dire da presidi e professori che se non paga il contributo il figlio non sarà iscritto all’anno successivo”. A Lucca è stato affisso uno striscione ai cancelli del Provveditorato agli studi.

ORARI martedi e giovedì: 18.30 - 20.00 martedì: 22.00 - 23.30 sabato pomeriggio


“Per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti� *

Bollettino n. 5  

Maggio 2013: Vitostefano Ladisa | Dominique Venner | Forteto

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