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materiali e tecnologie Tale sistema prende in considerazione sia l’architettura che le diverse professioni coinvolte nel processo della costruzione. La valutazione globale è senza dubbio più vicina all’obiettivo di incoraggiare un’architettura sostenibile reale, rispetto ad un singolo progettista che sostiene di aver realizzato una struttura più ecologica di quelle vicine. Un’industrializzazione della costruzione cantieristica, che dopo la realizzazione garantisca il monitoraggio dell’edificio. Così da controllare se l’edificio fa ciò per cui è stato progettato e raccogliere informazioni utili da utilizzare come dati per lo sviluppo futuro. Il LEED serve a migliorare tre aspetti: gli aspetti economici, quelli sociali e quelli ambientali. In Italia le normative impiantistiche sono state recepite bene perché sono basate su quelle degli Stati Uniti. Questa certificazione, però, valuta anche la fase di costruzione. Ad esempio come vengono gestiti i rifiuti in cantiere. La gestione del cantiere viene valutata a livello ambientale in un modo che in Italia non esiste. Il livello di punteggio assegnato in questo caso è molto alto. Il LEED, infatti, è strutturato su quattro livelli basati sul totale di punti raggiunti. Si va dai 40 punti base ad un massimo di 110 punti di eccellenza. Questo sistema potrebbe modificare i criteri dell’assegnazione delle gare di appalto. L’ente pubblico potrebbe, tra breve tempo, inserire la logica del punteggio minimo previsto dal LEED per migliorare la qualità delle proposte. La scuola di Montebelluna ha ottenuto un finanziamento normale. Risulta però vantaggiosa sotto molteplici punti di vista. Vuole essere un messaggio positivo. Spiega l’architetto Fontana: «si può fare sostenibilità a costi contenuti. Un atteggiamento fortemente etico alla fine viene apprezzato, perché chiunque arriva a comprenderne le ragioni lo condivide». Elena Guzzonato

Prossimo appuntamento con FONTANAtelier: L’inaugurazione il 23 ottobre del nuovo centro di infanzia Z.I.P a Padova. Commissionato dal Consorzio Zona Industriale e Porto Fluviale di Padova, il nuovo Centro per l’Infanzia è destinato ai figli dei lavoratori dai 3 mesi ai sei anni della zona industriale. Il Centro è un esempio pilota di architettura degli spazi, di risparmio energetico e dell’uso di energia rinnovabile. Progettato dall’architetto Luisa Fontana (FONTANAtelier) e ingegnerizzato da Arup Italia (Milano), il nuovo centro ha coinvolto gli uffici tecnici della ZIP, l’Ente Gestore, l’ULSS locale e il Comune di Padova. Il complesso è concepito come un organismo, costituito da aule a forma di “bozzolo”, rivolte a sud e disposte attorno ad un ampio giardino interno.

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Casainmente living way n.09 ottobre-novembre  

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