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designer e design

scultura fatta di aria e d’acciaio”, realizzata in varie forme e dai tondini su richiesta laccati in bianco o nero. Ma la parte più affascinante del corpo dell’opera – perché di un’opera si tratta – riguarda (oltre all’utilizzo di un materiale innovativo per l’epoca, nel campo dell’arredo) il suo blocco schienale-seduta: una sorta di rete metallica lavorata - che da una parte riproduce forme dal sapore vagamente floreale, mentre dall’altra si confonde con lo sfondo, grazie alle sue zone vuote - che garantisce comodità al fruitore, leggerezza all’occhio e pressoché totale capacità di adattamento all’ambiente circostante. Lo spazio, dunque, attraversa Diamond Chair. Essa è stata solo un gioiello, tra l’altro, di una massiccia mole di gemme prodotte da Bertoia e, come la Sedia Diamante, anch’esse sono nate da numerosi esperimenti fatti con bacchette di metallo flessibile. Lo scomparso autore di oggetti così immortali sta ricevendo ancora oggi i dovuti riconoscimenti alla sua, potremmo definirla “unica”, capacità di leggere l’arte come design anziché il design come arte: nel maggio del 2009 una grande rassegna, a Pordenone, ha esposto e permesso di analizzare le varie incursioni di Bertoia nei campi del design, della gioielleria, del disegno e della scultura; mentre poche settimane fa la Knoll ha esposto, nel suo stand dell’edizione 2010 dei Saloni del Mobile di Milano, una piccola ma significativa mostra dedicata alla sua straordinaria capacità d’innovazione artistica. Come pochi altri designer, Harry Bertoia ha dimostrato di saper fondere il genio italico e la moderna attenzione per il materiale industriale. E di saper creare un nuovo tipo di prezioso: un diamante, appunto. Ma questa volta d’acciaio.

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Casainmente living way n.05 giugno-luglio  

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