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incontro interni, mentre la laurea in architettura è stato il punto di arrivo di un lungo percorso professionale, che mi ha visto progettare veramente di tutto. I miei progetti partono sempre dagli interni e, anche negli interventi fatti in ambito immobiliare, pongo sempre molta attenzione alla dimensione dei locali, simulando a tavolino varie ipotesi di layout distributivo. Oltre agli interni residenziali, progetto negozi di abbigliamento sparsi in tutto il mondo per il marchio Transit e per il nuovo marchio Men at work, oltre ad uffici, locali, bar, ristoranti ed alberghi. In questo momento sono alle prese con gli allestimenti di un locale che si inaugurerà a breve a Fara Vicentino, dove la sfida è quella di integrare in un unico contesto uno spazio bar con ristorante, lounge bar, nightly bar per più di 500 persone. Da alcuni anni, inoltre, ho iniziato ad occuparmi di design progettando rubinetterie, lampade e complementi di arredo. Architetto Broglio, ripensando al Suo excursus lavorativo, quale progetto realizzato finora, Le ha dato maggiore soddisfazione? Sono tanti i progetti che mi hanno dato grande soddisfazione; ma tra tutti ce ne è uno a cui sono particolarmente legato, che riguarda l’ampliamento di una normalissima casa degli anni ‘70, che ho realizzato nella zona Campagne di Zanè per una giovane coppia e le loro bambine. In questo contesto ho progettato una scatola di vetro e acciaio sospesa su pilots dove, con un budget ridotto, ho creato un bellissimo rapporto con il paesaggio circostante che, a seconda degli umori, può essere escluso o vissuto dall’interno della casa. Un’ultima domanda, Architetto: i Suoi interlocutori si configurano maggiormente nell’ambito del settore privato o delle imprese? Collaboro indifferentemente sia con le imprese che con i privati. Tuttavia, i lavori eseguiti per committenze private mi danno la grande possibilità di sperimentare nuove soluzioni e materiali che, il più delle volte, reinterpreto ed adatto nei miei progetti di housing. Questo è sicuramente uno dei motivi del perché le mie case hanno avuto un buon successo e riscontro positivo nelle vendite, in quanto quello che progetto è espressione sempre e solamente di chi vi abiterà, il tutto realizzato con grande senso di responsabilità, perché il fine ultimo dell’architettura è quello di mettere l’uomo nella condizione di condurre un’esistenza felice.

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Casainmente living way n.04 maggio/giugno 2010  

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