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Dal passato...

Zeus

... al presente


Dal passato...

Zeus e i sette di Tebe E quel medesmo, che si fu accorto Ch’io domandava il mio duca di lui, gridò: «Qual io – Capaneo – fui vivo, tal son morto. Se Giove stanchi ‘l suo fabbro da cui crucciato prese la folgore aguta onde l’ultimo dì percosso fui; o s’elli stanchi li altri a muta a muta in Mongibello a la focina negra, chiamando “Buon Vulcano, aiuta aiuta!”, sì com’el fece a la pugna di Flegra, e me saetti con tutta sua forza: non ne potrebbe aver vendetta allegra». Dante Alighieri, La Divina Commedia, Inferno, canto XIV, vv. 4960, Casa Editirce Le Lettere, 1996

Sculture decoranti la trave di colmo del frontone posteriore del tempio A di Pyrgi, prima metà del V secolo a.C., Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia


Dal passato...

Il ratto d’Europa Indi a' suoi piedi Chinò i ginocchi ed a lei vôlto il collo La rimirava, e l'ampio dorso offrìa. Alle giovani allor di lunghe trecce Ella sì prese a dir: Fide compagne, Deh! sagliamo a seder su questo toro, Che bel piacer n'avremo. Ei teso il dorso Ben tutte ci accorrà qual navicella. Come al vederlo, è mansueto e blando! Ben diverso è dagli altri. In lui s'aggira Un senno d'uomo, e il parlar sol gli manca. Disse, e ridendo ascese a lui sul tergo. L'altre eran per salir; ma tosto il bue In piè saltò colla sua dolce preda. Ratto sen fugge al mar. Mosco, Idilli, 2 tratto da www.iconos.it

Mosaico romano raffigurante il ratto di Europa, inizi I secolo a.C. Aquileia, Museo Archeologico.


Dal passato...

Il ratto di Ganimede Vola nel cielo fulgente, recando il ragazzo va' in alto, aquila, dispiegando le tue penne, vola col tuo Ganimede gentile, e non farlo cadere, quel coppiere del nettare di Zeus! ma con l'artiglio ricurvo non fare che sanguini il bimbo, che non s'adonti, contrariato Zeus.

Stratone di Sardi, in Antologia Palatina, XII tratto da www.iconos.it

Rilievo con Ganimede, fine I secolo d.C. Firenze


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Leda e il cigno […] si dice che Zeus volò da mia madre Leda prendendo l’aspetto di un cigno che portò ad effetto l’unione con l’inganno cercando di sottrarsi all’inseguimento di un’aquila, se bisogna dar fede a questo racconto. Euripide, Elena, vv. 16-21, tratto da www.iconos.it

Leda seduta col cigno ed un Erote, 200-230 d.C. Roma, Galleria Borghese.


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Zeus e la caduta dei Giganti Zeus padre dei beati e dei mortali altitonante a loro si rivolse: “Ora ascoltate, figli della Terra e del gran Cielo trapunto di stelle, voglio dirvi le cose che nel petto ora mi detta il cuore. Troppo tempo ormai è passato da che tutti i giorni per il forte dominio vincitore ci combattiamo, i divini Titani e tutti noi generati da Cronos. La vostra forza e le mani invincibili fate vedere ai nemici Titani. (…) Non più Zeus trattenne la sua furia, colmò l’ira il petto al cuore attorno, e mostrò tutta intera la sua forza: fulminava contemporaneamente dall’alto Cielo e dal monte Olimpo incessanti volavano saette scontrandosi col tuono e con la folgore scagliate dalla sua possente mano. Esiodo, Teogonia, tratto da www.alaaddin.it Giulio Romano, Caduta dei Giganti, 1532-35. Mantova, Palazzo Te, Sala dei Giganti.


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Ganimede, coppiere degli dei In veritĂ , il saggio Zeus rapĂŹ il biondo Ganimede per la sua bellezza, affinchĂŠ vivesse tra gli immortali e nella dimora di Zeus versasse da bere agli dei prodigio a vedersi, onorato da tutti gli immortali. Attingendo il rosso nettare dal cratere d'oro.

Stratone di Sardi, in Antologia Palatina, XII tratto da www.iconos.it

Benvenuto Cellini, Ganimede, 1550. Firenze, Museo Nazionale del Bargello.


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Filemone e Bauci Un giorno vi arrivarono [in Frigia] Giove e suo figlio, il nipote di Atlante [Mercurio], munito di caduceo, ma senza ali. Si presentarono a mille case, chiedendo un posto per riposarsi, ma mille porte vennero loro chiuse in faccia. Una dimora finalmente li accolse, piccola, col tetto di canne palustri e di stoppie: vi abitavano una buona vecchia, Bauci, e il marito Filemone, della stessa etĂ .

Ovidio, Le Metamorfosi, VIII, vv. 626-634, BUR, Milano, 1994

Adam Elsheimer, Giove e Mercurio nella casa di Filemone e Bauci, 1600. Dresda, Staatliche Kunstsammlungen.


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Zeus e la capra Amaltea In un canestro d’oro ti depose a dormire Adrastea, alla poppa gonfia della capra Amaltea succhiasti il latte e il dolce miele fu tuo nutrimento.

Esiodo, Teogonia, vv. 126-128, tratto da www.alaaddin.it

Giorgio Vasari, Infanzia di Giove,1555-1556. Firenze, Palazzo Vecchio, Quartiere degli Elementi, Sala di Giove


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Zeus e Teti Giove padre, se d’opre e di parole giovevole fra’ numi unqua ti fui, un mio voto adempisci. Il figlio mio, cui volge il fato la più corta vita. […] Disse; e nessuna le facea risposta il procelloso Iddio; ma lunga pezza muto stette, e sedea. Teti il ginocchio teneagli stretto tuttavolta, e i preghi iterando venìa: Deh, parla alfine; dimmi aperto se nieghi, o se concedi; nulla hai tu che temer; fa ch’io mi sappia se fra le Dee son io la più spregiata. […] Mio pensier fia poscia che il desir tuo si cómpia, e a tuo conforto abbine il cenno del mio capo in pegno. Questo fra’ numi è il massimo mio giuro Omero, Iliade, I vv. 666-701 Jean- Auguste-Dominique Ingres, Giove e Teti, 1811, Aix-enProvence, Musée Granet.


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