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Dal passato...

Atena

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Atena dea delle arti e protettrice della famiglia

Gli abitanti dell’Attica e di Atene amano sommamente la dea Minerva; in Grecia Minerva viene chiamata Atena, dea della sapienza e protettrice delle scienze e delle lettere. Spesso Minerva è invocata e lodata dai poeti. […] Gli abitanti dell’Italia e di Roma venerano soprattutto Atena come patrona della famiglia, la fiamma del focolare è sacra a Vesta. La dea protegge la concordia delle famiglie e difende la purezza delle fanciulle. www.iconos.it

Atena pensosa, 470-460 a.C., marmo. Atene, Museo dell’Acropoli.


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Atena e Perseo contro la Gorgone

La stessa Pàllade guidò Pèrseo terrorizzato e indirizzò la roncola cillenia, che tremava nella destra dell'eroe, che si era girato, e mozzò alla radice l'enorme collo pieno di serpenti. Che espressione nel volto della Gòrgone, che aveva avuto il capo troncato dal colpo inferto dal ferro ricurvo! Quanto veleno sarei propenso a ritenere che uscisse dalla sua bocca e quanta morte dovevano provocare i suoi occhi! Neanche Pàllade era in grado di sostenerne la vista ed essi avrebbero reso di pietra il volto di Pèrseo, per quanto girato all'indietro, se la Tritònia non avesse sparso quella fitta chioma e non avesse ricoperto il viso del mostro con i serpenti. In tal modo l’alato Pèrseo, afferrato il capo della Gòrgone, fuggì nel cielo. Lucano, Guerra civile (Farsaglia), libro IX

Metopa del fregio dorico del Tempio C di Selinunte, con Perseo che uccide Medusa alla presenza di Atena, 575-550 a.C., marmo. Palermo, Museo Nazionale Archeologico.


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Atena punisce Marsia

C’è poi una statua di Atena che batte Marsia poichè aveva raccolto il flauto, mentre la dea voleva che fosse gettato via.

Pausania, Periegesi della Grecia, libro I, 24,1.

Atena e Marsia, copia romana dell’originale di Mirone del 450 a.C. circa. Roma, Palazzi Vaticani, Museo Gregoriano Profano.


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Antonio Lombardo, La nascita di Atena nella fucina di Vulcano, 15081511, marmo, 83x107 cm. San Pietroburgo, Museo dell’Ermitage.

Atena nasce da Efesto Efesto: Che cosa dunque occorre che io faccia, Zeus? sono giunto infatti come ordinasti con la scure più affilata anche se dovessi spezzare con un solo colpo un masso. Zeus: Aimè, o Efesto, ma spezzami la testa in due! Efesto: Mi metti alla prova, se sono impazzito? Ordina dunque qualche altra cosa che vuoi che ti sia fatta. Zeus: Proprio questo voglio: che mi sia spezzato il cranio; se non obbedirai per la prima volta mi sperimenterai adirato. Ma occorre picchiare con tutta la forza e non indugiare, infatti sono distrutto dalle doglie che mi sconvolgono la testa. Efesto: Bada, o Zeus, che non combiniamo qualche guaio infatti la scure è affilata e non ti farà partorire senza sangue né secondo le regole di Ilizia. Zeus: Colpisci solo, Efesto, coraggio; so io il necessario. Efesto: A malincuore colpirò: infatti cosa bisogna fare quando tu dai un ordine? Cosa è questo? Una fanciulla armata? Veramente avevi in testa un gran male, o Zeus, giustamente eri adirato allevando nella testa sì fatta fanciulla e per di più armata, non ti sei accorto di avere in testa un accampamento. Ella balza, danza la pirrica, scuote lo scudo, palleggia la lancia ed è invasata dal dio e, cosa straordinaria, è divenuta anche bella e fiorente in breve tempo, in verità ha gli occhi azzurri ma l’elmo rende bello anche questo, perciò, o Zeus, pagami l’onorario dell’allevatrice dandomela in sposa. Zeus: Chiedi l’impossibile, Efesto, infatti vorrà restare sempre vergine; io dal canto mio non mi oppongo! Efesto: Questo volevo; toccherà a me il resto, al limite la rapirò. Zeus: Se ti sembra facile, fai così; per il resto so che chiedi l’impossibile Luciano di Samosata, Dialogo degli Dèi


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Efesto forgia le armi di Atena Questa è la casa, ove qua giù s’adopra Volcano, onde da lui Volcania è detta […] Stavan ne l’antro allora Stèrope e Bronte e Piracmóne ignudi a rinfrescar l’aspre saette a Giove.[...] Lo scudo, la corazza e l’elmo e l’asta avean da l’altra parte incominciati de l’armigera Palla, e di commesso la fregiavano a gara. Erano i fregi nel petto de la dea gruppi di serpi che d’oro avean le scaglie, e cento intrichi facean guizzando di Medusa intorno al fiero teschio, che così com’era disanimato e tronco, le sue luci volgea d’intorno minacciose e torve. Virgilio, Eneide, libro VIII

Giorgio Vasari, Minerva nella fucina di Vulcano, 1567-1568 circa, olio su rame, 38x28 cm. Firenze, Galleria degli Uffizi.


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Luca Giordano, Minerva e Aracne, 1695, olio su tela, 211x195 cm. Madrid, El Escorial, Palazzo dei Borboni.

Aracne sfida Atena La fanciulla non era divenuta famosa né per la patria né per la nobiltà della stirpe, ma per la sua arte. […] L’avresti detta ammaestrata da Pallade. Cosa che invece essa negava e, risentita per l’attribuzione di una maestra così importante, «Competa con me - disse -, non c’è pena che io rifiuti se sarò vinta». […] Persiste nel suo proposito e per la stolta brama di gloria si precipita verso il suo destino: infatti la figlia di Giove non si rifiuta né l’ammonisce ancora né più differisce la gara. Senza perder tempo, entrambe in posti diversi montano i telai e sul sottile ordito preparano due tele. […] Né Pallade né l’Invidia avrebbero potuto censurare quel lavoro: la bionda vergine si addolorò della bella riuscita e strappò quella tela ricamata con gli adultèri degli dèi e, come teneva tra le mani la spola fatta con il legno del monte Citoro, con essa percosse tre o quattro volte la fronte di Aracne idmonia. L’infelice non sopportò l’affronto e, impetuosa, si legò una corda attorno al collo; Pallade per compassione sorresse lei che era già penzolante e così le disse: «Continua a vivere sì, ma resta appesa, scellerata, e perché non stia tranquilla riguardo al futuro, la stessa pena sia comminata alla tua stirpe e ai tuoi lontani discendenti!». Dopo di ciò, allontanandosi, la spruzzò con l’estratto dell’erba infernale e immediatamente le cadde la chioma toccata dalla mortale miscela e con essa le narici e le orecchie, mentre la testa le si rimpicciolisce: tutto il suo corpo diventa piccolo; ai fianchi si attaccano dita sottili al posto delle gambe, tutto il resto si riduce a ventre dal quale rimanda fuori proprio l’ordito e, trasformata in ragno, continua a tessere le tele di una volta. Ovidio, Le Metamorfosi, libro VI


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Coypel Charles Antoine, Il furore di Achille, 1730-1750 circa, olio su tela, San Pietroburgo, Museo dell’Ermitage.

Achille affronta Agamennone Risponde allora Agamennone: «Và via, se così il cuore ti dice, non ti pregherò di restare con me, perché altri mi renderanno onore, anche il saggio Zeus . Ma tu sei il più odioso degli alunni di Zeus: se tu sei così forte, devi rendere grazie agli dei […]» Detto questo, Achille fu incerto fra due decisioni: o prendere la spada dal suo fodero e così ammazzare Agamennone, o invece calmare la sua ira. E mentre Achille ripensava a queste decisioni, togliendo la sua spada dal fodero, venne dal cielo la dea Atena, inviata da Era, amando ugualmente Achille e Agamennone, Atena prese dalla chioma Achille. Egli si volse, la riconobbe E così le parlò: «Sei venuta qui per vedere la violenza di Agamennone? Egli presto perderà la vita Per i suoi atti arroganti.» E Atena rispose: «Io vengo per calmare la tua ira. Da Era sono stata inviata, che ama allo stesso modo sia te che Agamennone. Non tirare fuori la spada, poiché un giorno tre volte tanto splendidi doni ti saranno offerti per la tua violenza.» Ricambiò Achille piede rapido: «Anche chi è molto adirato in cuore deve obbedire alla vostra parola, poiché chi obbedisce più ascoltato è dagli dei.» Così Achille rimise la sua spada nel fodero e non disobbedì alle parole di Atena.

Omero, Iliade, libro I


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Jacques-Louis David, Il combattimento di Marte e Minerva, 1771, olio su tela, 114x140 cm. Parigi, Musée du Louvre.

Atena e Marte si affrontano […] Ma disse di rimando la dea Atena occhio azzurro: «Diomede Titide, carissimo al mio cuore, non temere più Ares, non temere alcun altro degli immortali; tale difesa io ti sono. Anzi su Ares per primo spingi i cavalli solidi zoccoli e colpiscilo da vicino, non rispettare Ares furioso; quello è un pazzo, una vera sciagura, una banderuola, che prima promise e proclamò a me e ad Era di pugnar contro i Teucri e d’aiutare gli Argivi, e ora è là fra i Troiani, e s’è scordato degli altri.» E parlando così, gettò Stènelo a terra dal carro, spingendolo con la mano; e quello balzò fuori in fretta. Montò essa su cocchio, presso Diomede glorioso, la dea impaziente; cigolò l’asse di faggio sotto il peso; ché una tremenda dea e un forte guerriero portava. Pallade Atena prese la frusta e le briglie, e subito, prima di tutto, lanciò i cavalli su Ares[…] Ma come Ares funesto ai mortali vide Diomede glorioso, subito lasciò l’enorme Perìfante a giacere là dove l’uccise, dove gli tolse la vita; dritto mosse contro Diomede domatore di cavalli. E come furono vicini, andando l’uno contro l’altro, sorse Ares per primo, sopra al giogo e alle briglie dei cavalli, con l’asta di bronzo, bramando strappargli la vita. Ma l’afferrò con la mano la dea Atena, occhio azzurro, la spinse fuori dal carro, a cadere giù vana. Diomede valente nel grido balzò secondo con l’asta di bronzo; e Pallade Atena la spinse nel basso ventre, dove agganciava la fascia; là egli lo colse, la bella pelle gli aperse, e tirò indietro l’arma; e il bronzeo Ares urlò, forte, come novemila gridano o diecimila uomini nella battaglia, movendo lotta guerriera. Omero, Iliade, libro VI


Atena, dea della guerra

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Vado a cantare di Pallade Atena, guardiana della cittĂ , la terribile, colei che con Ares si occupa di azioni bellicose, il saccheggio di cittĂ  e del pianto battagliero di guerra; ella salva i soldati come essi vengono e se ne vanno. Sii la benvenuta, Dea, donami fortuna e buona salute.

Inno omerico ad Atena

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Gustav Klimt, Pallade Atena, 1898, olio su tela, 75x75 cm. Vienna, Historisches Museum der Stadt.


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