Page 1

Dal passato...

... al presente

Afrodite


Dal passato...

La bellezza di Afrodite Urania, celebrata in molti inni, Afrodite che ami il sorriso [‌]ami gli uomini, desideratissima, datrice di vita, che hai aggiogato i mortali con costrizioni senza briglie e le numerose specie di animali con incantesimi che suscitano folle amore: vieni, divino germoglio nato a Cipro, sia che sull'Olimpo tu sia regina, gioendo nel bel volto, sia che ti prenda cura della dimora della Siria produttrice d'incenso, sia che nei prati con i carri fatti d'oro occupi i lavacri fecondi del sacro Egitto, o che col cocchio tirato da cigni sull'onda del mare andando ti rallegri delle danze circolari dei cetacei [‌] Vieni, dea beata, con aspetto molto amabile: perchÊ con animo pio ti invoco con sante parole. Inno orfico a Venere

Venere di Milo, II secolo a.C., marmo di Paro, altezza 203 cm. Parigi, MusĂŠe du Louvre.


Dal passato...

Il giudizio di Paride […] Paride: Dammi, vo’ leggerla; dice: La bella l’abbia. E come, o potente Mercurio, potrei io, che sono mortale e boscaiuolo, esser giudice di bellezza sì maravigliosa, che neppur cape nella mente d’un mandriano? […] Venere: Son qui a te vicino. Rimirami tutta a parte a parte, non tralasciar nulla, contempla le membra ad uno ad uno; ed ascoltami un poco, o bel giovane. Come prima io t’ho veduto così giovane e bello, che non so se in tutta Frigia ci sia uno eguale a te, io ho detto: o che bel garzone! peccato che tu non lasci queste rupi e questi sassi, e non vivi in una città, e fai appassire tanta bellezza in questo deserto! Che piaceri hai tu tra questi monti? che godono della tua bellezza i buoi? A te stava bene di tôrre una donna, non di queste rozze e salvatiche che sono sull’Ida, ma una Greca d’Argo, o di Corinto, o di Sparta, come sarebbe Elena, giovane e bella, nè punto da meno di me, e tutta amorosa. Ella se pur ti vedesse, ti dico io, lascerebbe tutto e si darebbe a te, e ti seguirebbe, e vorrebbe star sempre teco. Certamente anche tu avrai udito parlare di lei. […]Se tu vuoi, io te la darò in moglie. […]Ma tu non sarai amato, o Paride, se prima col tuo giudizio non mi farai conciliatrice e pronuba di queste nozze. Conviene che io ci venga vittoriosa per festeggiare le nozze e la vittoria. Tutto puoi acquistare con cotesto pomo, l’amore, la bellezza, le nozze. […] Paride: A questo patto io do a te il pomo; a questo patto prendilo. Luciano di Samosata, Dialoghi degli dei, 20

Il giudizio di Paride, 45-79 d.C., affresco da Pompei distaccato e inserito in cornice lignea, altezza 60.5 cm, larghezza 58.5 cm, spessore 6.5 cm. Napoli, Museo Archeologico Nazionale.


... al presente

Afrodite e la terza prova di Psiche

“[…] voglio metterti ancora alla prova, proprio per vedere se hai veramente tanta forza d’animo e tanta saggezza. Vedi lassù la cima a strapiombo di quell’altissimo monte? Là c’è una sorgente le cui acque cupe scorrendo giù nel fondo di una valle vicina vanno a finire nella palude Stigia e alimentano le vorticose correnti di Cocito. Voglio che tu vada là in cima, proprio dov’è la sorgente, e che mi rechi all’istante, in questa piccola anfora, un po’ di quell’acqua gelida” e così dicendo non senza minacciarla di pene ancora più gravi, le consegnò un’ampolla di levigato cristallo. E Psiche a rapidi passi e tutta in ansia si diresse alla cima del monte sicura che lassù almeno avesse termine la sua infelicissima vita. […]Psiche con gioia prese l’anforetta colma d’acqua e di corsa la porta a Venere. Ma neppure questa volta ella riuscì a placare la collera della dea crudele che, infatti, minacciando tormenti ancora più terribili, con un sorrisetto velenoso le fece: “Credo proprio che tu sia una gran maga”. Apuleio, L’asino d’oro

Raffaello, Loggia della Villa Farnesina, particolare raffigurante Venere e Psiche, 1517-1518, affresco. Roma,Villa Farnesina.


... al presente

Venere e Adone E infatti un giorno il fanciullo (quello con la faretra) dava dei baci a Venere sua madre, quando senza volere le scalfì il pet­to con una freccia che sporgeva. Sentendosi pungere, la dea scostò con la mano il figlio, ma la ferita era profonda, anche se non pareva e anche se dapprima lei nemmeno la notò. Incantata dal­la bellezza di Adone, non le importa più niente delle spiagge di Citèra, non visita più Pafo cinta dal profondo mare, né Cnido pescosa né Amatunte gravida di metalli. Neppure sta più in cie­lo: al cielo preferisce Adone. Non si stacca da lui, non va che con lui, e lei che sempre è stata avvezza a starsene comodamen­te all'ombra, a curare la propria bellezza e accrescerla ancora, ora gira per colli, per selve, tra rocce e cespugli spinosi, con la veste tirata su sopra il ginocchio alla maniera di Diana, e aizza i cani inseguendo animali non pericolosi a cacciare: o lepri che corron via a tuffo, o un cervo dalle alte corna, oppure caprioli. Ovidio, Le Metamorfosi, libro X, v. 525 e ss.

Tiziano Vecellio, Venere e Adone, 1553-1554, olio su tela, 186x207 cm. Madrid, Museo Nazionale del Prado


... al presente

Afrodite e Vulcano Ed ecco tentando le corde intonò un bel cantare L’aedo: gli amori d’Ares e d’Afrodite bella corona, quando la prima volta s’unirono nella casa d’Efesto furtivi, e molti doni le diede e il letto disonorò del sire Efesto. Omero, Odissea, libro VIII, vv. 266-366

Bartholomeus Spranger, Venere e Vulcano, 1610 circa, olio su tela, 140x95 cm. Vienna, Kunsthistorisches Museum.


... al presente

Venere presenta le armi ad Enea Fulgida intanto Venere dal cielo Fra i nembi eterei rapida scendeva I suoi doni recando; e quando solo Presso la riva gelida del fiume Nella riposta valle vide il figlio, così per prima gli si volse e disse: “Eccoti i doni, figlio, che promessi Del mio sposo fornì l’arte divina Affinché tu non esiti a chiamare Alla battaglia ormai, in campo aperto, i superbi Laurenti e il fiero Turno!” Disse e, al dolce abbraccio voltasi del figlio, l’armi raggiante a lui davanti pose ai piedi d’una quercia. Al grande dono lieto il Troiano ed a quel grande onore, non sa saziarsi il cuore, e in ogni parte volge ammirando gli occhi, e osserva e guarda tra le mani volgendo or l’elmo orrendo di fiammeggiante cresta al sommo adorno, or la spada omicida e la corazza vasta, corrusca, rigida di bronzo, come cerula nube quando al sole fosca sfavilla e splende da lontano; e i leggeri schinieri adorni d’oro, l’asta e, scolpite sul ricurvo scudo, di gloria inenarrabili vicende.

Virgilio, Eneide, libro VIII, vv. 863-888 Nicolas Poussin, Venere presenta le armi ad Enea, 1639, olio su tela, 105x142 cm. Rouen, Musée des Beaux-Arts


... al presente

Afrodite e Ares sorpresi da Efesto

«Qui cara, andiamo al letto e stendiamoci. Non è più Efesto fra noi, ma forse a quest’ora È già a Lemno, fra i Sintii dal rozzo linguaggio». Così disse, e a lei sembrò caro stendersi. E nella trappola entrati, si stesero; e intorno ricaddero le ingegnose catene dell’abilissimo Efesto: non potevan più muovere né alzare le membra, ma lo capirono solo quando non c’era più scampo. E fu loro addosso lo Zoppo glorioso, tornato subito indietro, prima di raggiungere Lemno, ché il Sole montava la guardia e gli fece la spia: e lui corse a casa, affitto nel cuore, e si fermò sotto il portico: l’ira lo dominava, selvaggia. Omero, Odissea, VIII, vv. 292-304

Francois Boucher, Marte e Venere, 1754, olio su tela, 164x71 cm. Londra, Wallace Collection.


... al presente

Premonizione a Diomede del ferimento di Afrodite

[…] Ti rinfranca Dïomede, e co' Troi pugna securo; ch'io del tuo grande genitor Tidèo l'invitta gagliardìa ti pongo in petto, e la nube dagli occhi ecco ti sgombro che la vista mortal t'appanna e grava, onde tu ben discerna le divine e l'umane sembianze. Ove alcun Dio qui ti venga a tentar, tu con gli Eterni non cimentarti, no; ma se in conflitto vien la figlia di Giove Citerea, l'acuto ferro adopra, e la ferisci. Sparve, ciò detto, la cerulea Diva. Omero, Iliade, libro VI

Jean Auguste Dominique Ingres, Venere ferita da Diomede, 1800-1806 circa, olio su tela, 26.5x33 cm. Basilea, Kunstmuseum.


... al presente

La nascita di Afrodite E le vergogne, così come pria le recise col ferro, dal continente via le scagliò nell’ondisono mare. Così per lungo tempo nel pelago errarono; e intorno all’immortale carne sorgea bianca schiuma; e nutrita una fanciulla ne fu, che prima ai santissimi giunse uomini di Citèra. Di Cipro indi all’isola giunse. E qui dal mare uscì la Dea veneranda, la bella; ed erba sotto i piedi suoi morbidi crebbe; e Afrodite la chiamano gli Dei, la chia mano degli uomini: ch’ella fu dalla spuma nutrita: Ciprigna anche è detta, da Cipro ov’ella approdò: Citerèa perché giacque a Citera; e geniale perché dalle membra balzò genitali. Esiodo, Teogonia

Alexandre Cabanel, La nascita di Venere, 1863, olio su tela, 130x225 cm. Parigi, Musée d’Orsay.


... al presente

Pigmalione e Galatea Ora, Pigmalione viveva senza una sposa. […] Ma un giorno grazie al suo meraviglioso talento artistico si mise a scolpire con successo un blocco di candido avorio e ne trasse una forma tale che nessuna donna può mai avere, al punto che concepì amore per la sua opera. […] Spesso accosta alla statua le mani per accertarsi se quella è carne o avorio, e non riesce con ciò ad ammettere che si tratta di avorio. […] Era giunto il giorno della festa di Venere quand’ecco che Pigmalione, fatta l’offerta, si fermò davanti all’altare e timidamente “O dèi, se potete concedere tutto, sia mia moglie, vi prego” e non osando aggiungere “la fanciulla d’avorio” disse “una simile alla fanciulla d’avorio”. Venere tutta d’oro in quanto assisteva di persona alla sua festa, comprese a cosa mirasse quella supplica e allora, segnale della benevolenza della dea, per tre volte la fiamma si riaccese e guizzò verso l’alto. Pigmalione, appena ritornò a casa va a cercare la statua della sua donna. […] Mentre si stupisce e gioisce esitando e teme di ingannarsi quello pieno d’amore più e più volte tocca con mano l’oggetto del suo desiderio; era un corpo vero: le vene pulsano sotto il pollice che le tasta. Allora invero l’eroe di Pafo trova moltissime parole per ringraziare Venere. Ovidio, Metamorfosi, libro X, vv. 243-291

Jean-Léon Gérome, Pigmalione e Galatea, 1890, olio su tela. New York, The Metropolitan Museum of Art.


... al presente

Inno a Venere Madre degli Eneadi, voluttà degli uomini e degli dèi, alma Venere, che sotto gli astri vaganti del cielo popoli il mare solcato da navi e la terra feconda di frutti, poiché per tuo mezzo ogni specie vivente si forma, e una volta sbocciata può vedere la luce del sole: te, o dea, fuggono i venti, te e il tuo primo apparire le nubi nel cielo, per te la terra industriosa suscita i fiori soavi, per te ridono le distese del mare, e il cielo placato risplende di luce diffusa. Non appena si svela il volto primaverile dei giorni, e libero prende vigore il soffio del fecondo zefiro, per primi gli uccelli dell’aria annunziano te, nostra dea, il tuo arrivo, turbati i cuori dalla tua forza vitale. Lucrezio, De rerum natura, 1- 13 Michelangelo Pistoletto, La Venere degli stracci, 1967-1970, cemento ricoperto di mica, 130x40x45 cm, stracci 150 x 280 x100 cm. Rivoli (TO), Castello, Museo d’Arte Contemporanea.

Dal passato al presente - Afrodite  

Percorso figurativo di arte e cultura dell'antica Grecia

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you