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Ê£™Ón

-  ÊǙ£ 2 LUOGHI DI CULTO

3 Chiese fiorentine Giorgio Manganelli

Eero Saarinen

Kresge Chapel, MIT, Cambridge, Massachusetts 5 «Il luogo dello spirito nella vita della mente». La cappella di Eero Saarinen al MIT Chiara Baglione

Paolo Zermani

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Tabuenca & Leache

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Cristián Undurraga

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Claus en Kaan

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recinto degli addii, Valera, Parma 27 Figure nella nebbia Massimo Ferrari centro parrocchiale San Jorge, Pamplona, Spagna 35 Repetita iuvant Francesca Chiorino cappella nella Valle de Los Andes, Cile 43 Un involucro sospeso Massimo Ferrari chiesa riformata olandese, Rijsenhout, Olanda 49 Eliminando il superfluo Carlotta Tonon 54 NUOVE CANTINE

55 Giacomo all’osteria Italo Svevo

Werner Tscholl

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Andreas Burghardt

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Francisco Izquierdo

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ampliamento della cantina Tramin, Termeno, Bolzano 58 L’involucro annodato Marco Mulazzani cantina Niepoort, Santo Adrião, Portogallo 66 Nella regione del porto Francesca Chiorino cantina vinicola, San Juan de Huinca, Leyda, Cile 73 Differenza e ripetizione Giovanna Crespi 78 LA NATURA IN MOSTRA

79 Peter Pan. Il bambino che non voleva crescere James M. Barrie

Renzo Piano

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libri & riviste

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California Academy of Sciences, San Francisco, Stati Uniti 83 Il richiamo della foresta Federico Bucci 95 La trama e l’ordito Marco Biagi 98 BIBLIOTECA DELL’ARCHITETTO

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100 L’eternità o il ritorno. Yakov Georgievich Chernikhov Sergio Polano

107 ENGLISH TEXTS

in copertina John James Audubon, White-winged Crossbill, da Birds of America, 1840

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kresge chapel

Eero Saarinen

«Il luogo dello spirito nella vita della mente»*. La cappella di Eero Saarinen al MIT Chiara Baglione

MIT, Cambridge, Massachusetts

«L’architettura non deve solo soddisfare il bisogno dell’uomo di un riparo, ma appagare la fede dell’uomo nella nobiltà della sua esistenza sulla Terra. La nostra architettura è troppo umile. Dovrebbe essere più orgogliosa, più aggressiva, più ricca e grande di come la vediamo oggi. Io vorrei fare la mia parte nell’accrescere questa ricchezza»1. Ricordate da J. Irwin Miller nell’orazione funebre dedicata il 9 settembre 1961 a Eero Saarinen, le parole appassionate dell’architetto americano di origine finlandese suonavano profondamente tragiche2. Saarinen era morto il primo settembre all’età di 51 anni, all’apice della carriera, quando opere importanti –quali il terminal TWA e il grattacielo della CBS a New York, l’aeroporto Dulles a Washington e l’arco di Saint Louis– erano ancora in cantiere o in fase di progettazione esecutiva. La funzione commemorativa –alla quale avevano partecipato, tra gli altri, Louis Kahn, Alexander Calder, Ray e Charles Eames, Harry Bertoia– si era tenuta nella cappella del campus del MIT progettata da Saarinen. Poco più di sei anni prima, l’8 maggio 1955, l’edificio era stato inaugurato, insieme con il vicino auditorium disegnato dallo stesso Saarinen, in una cerimonia di ben altro tenore, nell’ambito di una serie di festeggiamenti durati due settimane. In quell’occasione il presidente del MIT, James R. Killian, aveva messo in evidenza come «lo spirito» dei due nuovi edifici riaffermasse «l’unità di conoscenza e attività creative»3, mentre l’ottantottenne uomo d’affari Sebastian S. Kresge, che aveva finanziato la costruzione delle due nuove strutture, aveva intrattenuto l’uditorio incarnando l’emblema del perfetto self-made man americano4. Cappella e auditorium erano stati realizzati in un clima di grande attesa, suscitando l’attenzione delle riviste di settore, e non solo, ancor prima del loro completamento; tanto che in un editoriale di «Architectural Record» si affermava: «l’architettura americana probabilmente non sarà più la stessa dopo che il nuovo centro del MIT sarà terminato»5. Educare l’«uomo completo» L’intenzione di costruire i due edifici si delinea tra il 1948 e il 19496. Nel febbraio 1948 Everett Moore Baker, ministro della Chiesa Unitariana e “dean of students” al MIT segnala in un memorandum l’esigenza di una piccola cappella, ricavabile anche da un ufficio o da un’aula, in cui un individuo possa «recarsi per un momento di silenziosa meditazione». «La stessa stanza –prosegue Baker– potrebbe essere usata per piccoli gruppi di discussione o incontri di studenti con diversi orientamenti confessionali […]. Dovrebbe simbolizzare gli interessi religiosi e le aspirazioni di tutta la nostra comunità, piuttosto che quelli di un particolare gruppo religioso tradizionale all’interno di essa. Si potrebbe rivelare un esperimento educativo molto interessante […] per la complessiva organizzazione sociale della nostra comunità»7. Ben presto ci si orienta verso la costruzione di una struttura che contenga un auditorium e una cappella, un’idea che va letta alla luce della trasformazione culturale del MIT e della ridefinizione della sua missione educativa negli anni successivi alla seconda guerra mondiale. Il nuovo indirizzo proposto nel dicembre 1949 dal “Committee on Educational Survey”, noto anche come “Lewis Committee”, nominato nel gennaio del 1947, prevede, infatti, il potenziamento delle discipline umanistiche e sociali nei curricula degli studenti di ingegneria, scienze e architettura, nonché la creazione di una School of Humanities and Social Studies8. Queste scelte nascono dalla volontà di formare professionisti e studiosi che abbiano una solida preparazione culturale oltre che tecnico-scientifica e siano pronti ad affrontare le responsabilità sociali, politiche e civili legate al loro lavoro. Tale visione era emersa anche dalla Mid-Century Convocation on the Social Implications of Scientific Progress, aperta il 31 marzo 1949 da Winston Churchill. In quell’occasione, nel suo discorso d’insediamento come decimo presidente del MIT, James R. Killian aveva, tra l’altro, sottolineato l’importanza, per il successo del percorso formativo, di un ambiente culturalmente stimolante capace di offrire opportunità di riflessione e di favorire lo sviluppo della maturità intellettuale, morale e spirituale degli studenti, al di là dell’attività svolta nelle aule e nei laboratori9. A questo proposito, va evidenziato come la richiesta di fondi sottoposta alla Kresge Foundation l’11 aprile 1950 per la realizzazione dell’auditorium e di una «piccola, ma dignitosa cappella per circa 100 posti» sia contenuta in un più vasto programma educativo e come lo stesso auditorium per 1.200 persone sia concepito per ospitare –oltre a conferenze, cerimonie e spettacoli– incontri religiosi di gruppi numerosi10. Al MIT –come in tutti i college e le università americane, anche quelle non confessionali– la religione riveste un ruolo importante nella missione educativa, in quanto concorre alla formazione della persona e alla sua ricchezza spirituale, stimolandola alla partecipazione alla vita comunitaria. Non a caso, nella visione del presidente, punto di riferimento ideale per la concezione dell’auditorium-cappella da realizzare al MIT è la tradizionale meeting house, cuore della vita civile e religiosa delle comunità protestanti del New England11. Un modello che

* J.R. Killian, Our Religious Program. Report to the MIT Corporation, ottobre 1954. Il presente saggio è parte di uno studio più ampio sull'opera di Saarinen. Ringrazio Nicholas Adams e Francesco Dal Co per i preziosi suggerimenti e le acute osservazioni. Sono inoltre grata a Mark Jarzombek, Kevin Roche, Laura Tatum, Julie Zelermyer, al personale della sezione Manuscripts and Archives della Yale University Library, New Haven e dell'Institute Archives and Special Collection, MIT Libraries, Cambridge, Mass.

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1 l’interno della cappella chapel interior

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2 la cappella con il “nartece” visti da sud the chapel with the “narthex” seen from the south 3 la cappella vista da ovest the chapel seen from the west 4 la cappella vista da nord the chapel seen from the north 5 il “nartece” con l’ingresso alla cappella the “narthex” with the entrance to the chapel 6 dettaglio della vetrata del “nartece” detail of the window of the “narthex”

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va riconsiderato, tuttavia, alla luce delle idee, altrettanto centrali, di pluralismo e di tolleranza. Ancora il presidente Killian afferma: «è responsabilità dell’Istituto mantenere un’atmosfera di libertà religiosa che consenta agli studenti di approfondire la comprensione del loro patrimonio spirituale, di seguire i loro interessi religiosi e pregare Dio a loro modo»12. Va notato, a questo proposito, come –per quanto la creazione di una cappella “non confessionale”, o “multiconfessionale”, in una università americana risalga al 187513– questo tipo di edificio sacro si diffonda soprattutto negli anni Cinquanta, quando, nel clima della guerra fredda, si avverte la necessità di riaffermare le radici religiose della società americana, senza la connotazione di un culto specifico, in modo da salvaguardare la laicità delle istituzioni educative che hanno ormai reciso i tradizionali legami con la cultura protestante14.

Sfidare il rettangolo Uno degli obiettivi principali di Saarinen è quello di differenziare il nuovo intervento rispetto alle altre costruzioni del campus. A questo proposito, egli ricorda che: «l’area era circondata da edifici di circa sei piani, essenzialmente scatole con finestre ritagliate su ogni lato. Il problema era come mettere in relazione l’auditorium con questi edifici. Dovevamo armonizzarlo o creare un contrasto? […] Ritenemmo necessaria una silhouette contrastante, una forma che partisse dal suolo e salisse portando l’occhio lungo la sua forma ampia. Quindi una cupola sembrò adatta. […] Un guscio sottile sembrò una forma appropriata per esprimere lo spirito di questa avanzata scuola di tecnologia»24. La scelta di una copertura a guscio sottile di cemento armato in forma di ottavo di sfera poggiante su tre punti –una struttura decisamente all’avanguardia nel panorama architetto-

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Eero Saarinen al MIT L’idea iniziale di posizionare l’auditorium nella corte interna occidentale dell’edificio principale del MIT progettato da William W. Bosworth dal 1913, così che la nuova struttura risulti completamente circondata da costruzioni esistenti15, viene abbandonata in favore di una collocazione nell’area libera ad ovest di Massachusetts Avenue, nel cosiddetto West campus, destinato ad accogliere strutture sportive e alloggi per gli studenti. L’intervento si inserisce in una fase di intensa attività edilizia nel campus: durante la guerra e negli anni successivi erano sorti laboratori, una piscina, la biblioteca e alloggi per studenti, edifici per lo più caratterizzati da un convenzionale linguaggio funzionalista16. Come è noto, in questo contesto emerge, per originalità di concezione, la Baker House progettata da Alvar Aalto a partire dal 1946 e completata nel 1949 proprio nei pressi della vasta area in seguito destinata alla costruzione della cappella e dell’auditorium. Impegnato come visiting professor al MIT, Aalto aveva ricevuto l’incarico di realizzare la residenza per studenti su iniziativa di William Wurster, dean della scuola di architettura, con il quale aveva stretto rapporti fin dal 193717. L’opinione di Wurster deve essere stata determinante anche per l’affidamento a Eero Saarinen del progetto dell’auditorium e della cappella18. Sollecitato dal presidente del MIT a esprimere un giudizio sull’operato di Saarinen nella progettazione del campus della General Motors (in particolare dello Styling Building), Wurster, infatti, aveva affermato di aver seguito con crescente ammirazione l’attività del collega, considerandolo un rappresentante ai più alti livelli «dell’etica e dell’abilità nella professione dell’architetto»19. La commissione viene affidata a Saarinen in un momento di svolta della sua carriera: nel 1948 aveva vinto il prestigioso concorso per il Jefferson National Expansion Memorial a Saint Louis e aveva ripreso a lavorare al progetto per il General Motors Technical Center a Warren, presso Detroit, incarico –affidato inizialmente al padre Eliel nel 1945– che contribuirà ad accreditare Eero, negli anni successivi, come referente ideale delle grandi corporation. Alla morte del padre, avvenuta il 1° giugno del 1950, il figlio è un architetto di quarant’anni promettente e di talento, già dotato di esperienza nella progettazione di campus universitari20. Eero visita il MIT il 7 ottobre del 1950, ma pur accettando l’incarico, si riserva di posticipare di qualche mese l’inizio della progettazione a causa di precedenti impegni21. In quell’occasione gli viene consegnata una lettera nella quale il presidente Killian aveva fissato alcune idee in previsione della visita dell’architetto. Struttura multifunzionale per concerti di alto livello, conferenze sperimentali, servizi religiosi e cerimonie accademiche formali, l’auditorium –nelle intenzioni del presidente– dovrebbe essere collegato mediante un deambulatorio a una cappella, «a place small, reverential in feeling, definitely spiritual in intent», a sua volta in comunicazione con una piccola biblioteca di testi religiosi e con un ufficio per il cappellano. Killian manifesta la speranza che l’edificio, oltre a diventare un simbolo dell’Istituto, sia in grado di trasmettere un senso di riposo e quiete, sia, cioè, un luogo dove poter «fuggire dalla folla per trovare pace e solitudine»22. L’indicazione del presidente corrisponde a una ipotesi preliminare –non datata– raffigurata in una pianta schematica che prevede la collocazione dell’auditorium, con annessa cappella a pianta rettangolare allungata, in un lotto libero su Memorial Drive tra la Baker House di Aalto e alcune case a schiera adiacenti alla residenza per studenti Ashdown House23. Tuttavia, già nei suoi primi studi, Saarinen propone una diversa localizzazione, rinunciando all’affaccio su Memorial Drive, l’arteria che corre lungo il fiume, e concependo invece una piazza verso la parte interna del campus, in stretta relazione con l’accesso all’edificio di Bosworth su Massachusetts Avenue. Si orienta subito, inoltre, verso due volumi separati per la cappella e l’auditorium.

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7 l’auditorium e sullo sfondo le cupole dell’edificio principale del MIT the auditorium and, in the background, the domes of the main building of MIT 8 pianta del piano terra, disegno esecutivo, marzo-settembre 1954 ground floor plan, definitive drawing, March-September 1954 9 pianta del sotterraneo, disegno esecutivo, marzo-settembre 1954 basement plan, definitive drawing, March-September 1954

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10 prospetti ovest e sud, disegno esecutivo, maggio-settembre 1954 west and south elevations, definitive drawing, May-September 1954 11 sviluppo del prospetto e sezione longitudinale, disegno esecutivo, marzo-settembre 1954 development of elevation and longitudinal section, definitive drawing, March-September 1954 12 progetto preliminare dell’auditorium e della cappella in forma rettangolare, collegati da una pensilina preliminary design of the auditorium and the chapel with a rectangular form, connected by a canopy 13 pianta dell’auditorium e della cappella in forma circolare, ma in posizione ruotata di 90° rispetto alla soluzione realizzata plan of the auditorium and the chapel with a circular form, but in a position rotated by 90° with respect to the constructed solution 14 prospettiva di presentazione dell’esterno della cappella presentation perspective of the exterior of the chapel

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Un edificio senza tempo In realtà, le alternative si erano polarizzate sulla forma cilindrica e su quella rettangolare, riproposte ancora in un modello riferibile a una fase avanzata della progettazione31 [23, 24]. In uno degli studi intermedi, la cappella a pianta rettangolare, collocata sul lato sud della piazza, è collegata all’auditorium da una pensilina a “L”, in sintonia con l’idea originaria della committenza che, come abbiamo visto, prevedeva un’integrazione tra le due strutture. Circondata da un recinto che la isola dal resto della piazza (svolgendo una funzione analoga al fossato circolare nella versione realizzata), la cappella presenta una struttura a pilastri ed è chiusa da pareti vetrate, mentre una slanciata torre campanaria svetta di fronte all’auditorium [12]. La torre scompare nella versione del modello, dove una cappella rettangolare –spostata verso il centro del lotto e posta a una quota inferiore rispetto alla piazza– non è più collegata all’auditorium dalla pensilina, che funge ora soltanto da elemento di definizione della piazza verso sud [24]. Nello studio della forma della cappella sembra essere stata determinante la questione del rapporto tra due costruzioni isolate, che possono essere in contrasto (una circolare e una rettangolare), mediate da una terza (un’alta torre), oppure di forma simile ma di dimensioni diverse32. Nella soluzione adottata, i due edifici sono «al contempo in armonia e in opposizione»33, in un gioco ricercato di rimandi e contrasti che coinvolge anche i fabbricati adiacenti. Così, il cerchio di mattoni da cui sorge l’auditorium rimanda al cilindro della cappella realizzato con lo stesso materiale, che contrasta, a sua volta, con il cemento della copertura dell’auditorium, ma è in armonia con le facciate in laterizio degli edifici circostanti (riproponendo, tra l’altro, la texture grezza dei mattoni scuri della Baker House). D’altro canto, il cilindro, proprio in forza della forma geometrica pura, afferma la propria alterità rispetto al contesto. In ogni caso, l’alternativa tra volume parallelepipedo e struttura cilindrica sembra porsi in termini che vanno al di là della semplice questione del rapporto tra volumi, rispecchiando l’ambivalenza che, come abbiamo visto, caratterizza la ricerca di Saarinen in questi anni. La cappella rettangolare rimanda, infatti, al linguaggio miesiano, con esplicito riferimento alla cappella di St. Savior dell’IIT34, mentre l’altra soluzione incarna la ricerca di una forma espressiva, consapevolmente evocativa di edifici del passato, siano essi il mausoleo di Adriano a Roma35 o la tomba di Cecilia Metella, strutture religiose paleocristiane o romaniche italiane, in particolare i battisteri36, le chiese circolari normanne inglesi o quelle danesi37. Saarinen estrae, dunque, una "figura" da tipi e modelli diversi, senza interpretarli come normativi, con un approccio analogo, per certi versi, a quello di Louis Kahn. L'impossibilità di individuare un preciso riferimento del passato, d'altra parte, va messa anche in relazione con il carattere multiconfessionale della cappella e, a questo riguardo, con la visione della committenza. Nella lettera del 3 ottobre del 1950, infatti, Killian suggeriva al progettista di ricercare una «romantica bellezza» e la qualità di alcuni stili religiosi tradizionali senza necessariamente usarne uno in particolare; si augurava inoltre che la cappella potesse evitare troppa austerità e freddezza, a favore di una ricchezza e una bellezza «non troppo esoteriche»38. Come si legge sulle pagine di «Architectural Forum», «l’edificio deve essere senza tempo e non di un luogo particolare e quindi deve essere di tutti i tempi e di tutti luoghi»39. Il cilindro di mattoni privo di aperture consente, dunque, la creazione di uno spazio raccolto, protetto, isolato dall’ambiente esterno, adatto alla meditazione e alla preghiera individua-

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nico dei primi anni Cinquanta– va letta anche alla luce della ricerca allora avviata da Saarinen su forme “espressive” che offrissero un’alternativa allo stile semplificato, adatto a qualunque compito, derivato dalla «codificazione» del linguaggio miesiano25, ricerca che avrebbe portato lui e i suoi collaboratori e consulenti a concepire, di lì a qualche anno, opere quali l’Ingalls Rink a Yale e il terminal TWA all’aeroporto di New York. Se da un lato la lezione di Mies risulta determinante per comprendere l’evolversi dell’architettura di Saarinen, in particolare dopo la morte del padre (e in questo senso emblematico è il progetto per la General Motors26), dall’altro, la sperimentazione di un nuovo approccio progettuale sembra avviarsi proprio con l’intervento per il campus di Boston. «Sono entusiasta di Mies», avrebbe affermato Eero nel 1958, «Tuttavia non posso non pensare che sia solo l’ABC dell’alfabeto, noi dobbiamo imparare molte più lettere»27. Il progetto dell’auditorium incontra sostanzialmente il favore della committenza, nonostante alcune critiche e perplessità, che inducono Pietro Belluschi, succeduto nel gennaio 1951 a William Wurster nella direzione della scuola di architettura del MIT, a difendere, nel giugno 1952, il lavoro di Saarinen. «I capolavori creativi –scrive Belluschi– non nascono facilmente o da un approccio timido, e anche gli ideali astratti cambiano. Essendo una cristallizzazione di idee, l’architettura ha bisogno di passare attraverso la stessa sperimentazione vitalizzante che siamo pronti ad accettare nel mondo della scienza e dell’ingegneria; l’alternativa è la sterilità»28. Paradossalmente, i dubbi riguardo all’auditorium –dovuti soprattutto a questioni tecnicocostruttive legate al carattere innovativo della struttura– vengono superati in tempi più rapidi rispetto a quelli suscitati dalla cappella, un edificio all’apparenza più semplice, la cui definizione formale si rivela però problematica. Dopo discussioni che si protraggono per tutto il 1952 e parte dell’anno successivo29, la commisione edilizia del MIT si pronuncia solo nel giugno del 1953 a favore della cappella cilindrica, come meglio rispondente, tra le forme valutate da Saarinen –rettangolare, triangolare, piramidale– alle esigenze e alle idee della committenza30.

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15 Eliel Saarinen, progetto per la cappella dello Stephens College, prospetti e sezione (sul retro della fotografia: «Last project designed personally by Eliel Saarinen. Working drawings were in process of development when he died»), 1949–50 Eliel Saarinen, project for the chapel of Stephens College, elevations and section (on the back of the photograph: «Last project designed personally by Eliel Saarinen. Working drawings were in process of development when he died»), 1949–50 16 Eliel Saarinen, progetto per la cappella dello Stephens College, veduta prospettica dell’interno, 1949–50 Eliel Saarinen, project for the chapel of Stephens College, perspective view of the interior, 1949–50 17 Eliel Saarinen, progetto per la cappella dello Stephens College, pianta, 1949–50 Eliel Saarinen, project for the chapel of Stephens College, plan, 1949–50 18 Eero Saarinen e Matthew Nowicki, progetto per la cappella della Brandeis University, Waltham, Massachusetts, pianta, disegno di Matthew Nowicki, 1949–50 Eero Saarinen and Matthew Nowicki, project for the chapel of Brandeis University, Waltham, Massachusetts, plan, drawing by Matthew Nowicki, 1949–50 19 Eero Saarinen e Matthew Nowicki, progetto per la cappella della Brandeis University, Waltham, Massachusetts, schizzo prospettico dell’interno, disegno di Matthew Nowicki Eero Saarinen and Matthew Nowicki, project for the chapel of Brandeis University, Waltham, Massachusetts, perspective sketch of the interior, drawn by Matthew Nowicki 20 21 Eero Saarinen, cappella annessa alla Divinity School della Drake University, Des Moines, IA, esterno e interno, 1952–55 Eero Saarinen, chapel of the Divinity School at Drake University, Des Moines, IA, exterior and interior, 1952–55 22 schizzo di studio della piazza; oltre al posizionamento della sede della Student Union sul lato nord della piazza, si prevede di abbassare la quota di Massachusetts Avenue in corrispondenza dell'ingresso all'edificio di Bosworth. Il sottopassaggio non è stato realizzato working sketch of the plaza; besides the positioning of the Student Union building on the northern side, the lowering of the level of Massachusetts Avenue is planned, in the area of the entrance to the building by Bosworth. The underpass was not built 23 modello con cappella circolare in posizione ruotata di 90° rispetto alla soluzione realizzata model with circular chapel, in a position rotated by 90° with respect to the constructed solution 24 modello con cappella rettangolare model with rectangular chapel 25 progetto dello studio Saarinen per la sistemazione della piazza in cui si prevedono Graduate Center e Student Union e un percorso in quota che attraversa Massachusetts Avenue, 1959–61 project by Saarinen studio for the organization of the plaza to be faced by the Graduate Center and the Student Union, with a raised walkway crossing Massachusetts Avenue, 1959–61 26 veduta zenitale della piazza zenithal view of the plaza

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le, in cui il fedele si sente in rapporto diretto con l’altare e la cui atmosfera non deriva «da una religione particolare ma da un sentimento religioso essenziale»40.

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Uno «strumento ottico» Oltre che sul suono, l’attenzione di Saarinen e del suo collaboratore Bruce Adams, responsabile del progetto, si era concentrata sulla luce. Gli archi ribassati impostati in corrispondenza dei punti d’incontro tra la parete interna e quella esterna, infatti, lasciano penetrare la luce naturale, che, riverberata dall’acqua del fossato circolare poco profondo, crea riflessi mobili sulla tessitura in mattoni, filtrando attraverso una intercapedine vetrata tra la parete ondulata e un muretto in cemento, a vista verso l’esterno e rivestito di legno all’interno [33–36, 38]. Kevin Roche ricorda di aver suggerito a Eero l’idea della luce naturale proveniente dal basso riflessa dall’acqua, avendo tratto ispirazione da un progetto di Bruce Goff47. Si tratta probabilmente della cappella per culti diversi, la cosiddetta Crystal Chapel, per il campus della University of Oklahoma a Norman, progettata da Goff nel 1949 e mai realizzata, il cui progetto era stato pubblicato su «Architectural Forum» nel luglio 1950 [37]. Goff aveva immaginato un involucro piramidale composto da elementi di vetro a forma di diamante e sostenuto da pilastri di granito triangolari collocati in uno specchio d’acqua circolare, una soluzione che, al di là delle sostanziali differenze tra le due cappelle, presenta effettivamente alcune analogie con l’attacco a terra dell’edificio di Saarinen. Grazie all’ingegnosa soluzione, una fonte secondaria di illuminazione si aggiunge così all’oculo sopra all’altare, schermato da una griglia metallica, dal quale piove la luce naturale “drammatizzata” dalla scultura di Harry Bertoia, formata da cavi fissati al soffitto e a terra, ai quali sono saldate, con inclinazioni differenti, piccole lamine metalliche rettagolari, che si diradano verso l’alto [1, 32]. Si può seguire l’evoluzione di questa idea attraverso due prospettive raffiguranti l’interno della cappella: nella prima semplici “raggi” verticali sono fissati dietro l’altare (ed è interessante notare la presenza di una croce, poi non realizzata) [30], nella seconda (datata novembre 1953), uno schermo con lamine orizzontali sembra prefigurare, almeno a grandi linee, la creazione dello scultore, ancor prima che questi iniziasse a lavorare all’opera [27]. Sembra, infatti, che l’incarico sia stato affidato a Bertoia solo nel 195448. Saarinen aveva conosciuto l’artista di origini friulane alla Cranbrook Academy of Art, fondata dal padre Eliel, dove Bertoia si era formato e aveva diretto, dal 1939 al 1943, il laboratorio per la lavorazione dei metalli e, dal 1941 al 1943, quello per la stampa. Ispirandosi anche all’opera di Paul Klee49, Bertoia aveva sviluppato la tecnica grafica del “monotipo”, impegnandosi in una

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Genesi di un’idea Anche per questo, la forma circolare sembra rispondere meglio di altre alle esigenze di un edificio sacro per una istituzione educativa. Non a caso, proprio a tale forma aveva fatto ricorso Eliel Saarinen nel disegnare la cappella dello Stephens College, a Columbia nel Missouri [15–17], un progetto forse ispirato agli studi su spazi religiosi centralizzati condotti tra le due guerre dall’architetto tedesco Dominikus Böhm41. Le assonanze tra il progetto di Eliel –l’ultimo elaborato prima della morte– e l’edificio del MIT sono notevoli42. Pur racchiudendo un ambiente più vasto (contiene circa 300 posti, metre la cappella del MIT solo 130), la struttura per il college femminile di Columbia sorge al centro di uno specchio d’acqua, presenta un interessante andamento ondulato delle pareti, uno schermo trasparente, forse composto da fi li metallici, e, come unica fonte di illuminazione naturale, un oculo nella volta, tutte soluzioni, riscontrabili, per quanto in forme diverse, nell'edificio realizzato da Eero nel campus di Cambridge. Come è stato osservato, questo può essere messo in relazione anche con gli studi per una cappella per tre confessioni elaborati da Matthew Nowicki nell’ambito dell’incarico, affidato a Eero nel 1949, per il disegno del campus dell’università Brandeis a Waltham nel Massachusetts, nei pressi di Boston, istituzione “non-settaria” fondata da una comunità ebraica43 [18, 19]. Nel piano per Brandeis un auditorium ospitato sotto una copertura a cupola sostenuta da colonne lungo il perimetro –per certi versi un antecedente dell’auditorium del MIT– si attesta insieme a un’alta torre sulla piazza centrale del campus, mentre la cappella, isolata e lontana dal nucleo principale, è uno spazio centralizzato con pareti ondulate e oculo che anticipa alcuni caratteri dell’edificio del MIT. Infine è interessante notare come una versione del cilindro in mattoni di Cambridge, semplificata e più raccolta (sia per le dimensioni e per il numero di posti a sedere, sia per il rivestimento interno interamente in legno) venga adottata da Saarinen, quasi parallelamente, nella cappella della Drake University a Des Moines, Iowa, annessa alla Divinity School [20, 21], un’istituzione dedicata alla formazione dei ministri della Chiesa Cristiana (i Discepoli di Cristo)44. Tra gli esempi citati, soltanto lo spazio sacro del MIT presenta un doppio involucro, grazie al quale la forma pura all’esterno si associa all’andamento ondulato delle pareti interne, dettato sia da ragioni formali che da questioni acustiche ed evocativo di spazialità barocche. Le ondulazioni di diversa lunghezza evitano, infatti, di enfatizzare particolari frequenze e direzioni del suono, così che l’involucro risulta «rotondo per l’occhio, ma non per l’orecchio»45. Inoltre, griglie di mattoni nella parte inferiore, in corrispondenza di elementi fonoassorbenti inseriti nell’intercapedine tra le due pareti [29], migliorano l’intelligibilità della parola, mentre lo spazio superiore, privo di tali accorgimenti, serve da camera di riverberazione per il suono dell’organo collocato sopra l’ingresso. Anche la configurazione convessa del soffitto, a forma di cono troncato in corrispondenza del lucernario [11], evita le riflessioni focalizzate da una cupola convenzionale, inzialmente prevista da Saarinen46.

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ricerca di effetti spaziali che aveva poi trasferito nei successivi lavori plastici [28, 29]. Nel 1951 le sue sculture erano state esposte nello showroom della Knoll a New York, ditta per la quale aveva disegnato la celebre Diamond Chair. Favorevolmente colpito dalla visita alla mostra, Eero aveva incaricato l’artista, nel 1953, di realizzare per il ristorante del General Motors Technical Center di Warren uno schermo decorativo in metallo50, che, pur di notevole suggestione, non aveva sortito l’effetto immaginato dall’artista per la scarsità di luce naturale51. Al contrario, nella cappella del MIT la luce è elemento essenziale della scultura, tanto che Bertoia ne parla come di uno «strumento ottico», uno «strumento di precisione» che è al contempo «libero e immaginativo» 52. Frutto della perfetta sintonia tra l’artista di talento e l’architetto capace di prefigurare ruolo e forma dell’opera d’arte, la scultura, in stretta connessione con l’altare di marmo, ha il compito di manifestare l’idea del sacro in un ambiente necessariamente privo di simboli religiosi53. Convinto che l’opera d’arte debba essere parte integrante dell’architettura, e quindi in armonia con il “tema” che domina l’edificio54, Saarinen la studia personalmente, coinvolgendo l’artista solo in un secondo tempo. Questo vale anche per la guglia porta campana, concepita da Theodore Roszak e messa in opera sulla copertura della cappella nel novembre del 1955, quindi dopo la cerimonia di dedicazione [40–42]. Il contatto con l’artista di origini polacche si deve probabilmente ad Aline Bernstein Louchheim, associate art editor del «New York Times», che sposerà Eero nel febbaio del 195455. Ricorda Eero a proposito di quest’opera: «Sapevamo di volere qualche tipo di guglia. Era un problema da architetto o da scultore? Alla fine abbiamo deciso che si trattava un po’ di entrambi. Abbiamo determinato la forma generale e poi contattato lo scultore che l’ha affinata, dato che possiede una sensibilità maggiore e una maggiore immaginazione per la forma, rispetto all’architetto»56. Prima che Roszak concepisse la sua scultura di alluminio, in cui tre aste verticali simboleggiano le religioni cattolica, protestante ed ebraica, alle quali la cappella è sostanzialmente destinata, Saarinen aveva infatti studiato la forma della guglia in numerosi schizzi [39].

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Una questione aperta Anni dopo, Saarinen si dichiarerà soddisfatto del lavoro di Roszak e, soprattutto, dell’interno della cappella, mentre sarà critico sul rapporto tra corpo cilindrico e corridoio vetrato che funge da “nartece”, oltre che sulla configurazione della piazza57. Proprio la sistemazione dello spazio vuoto in cui sorgono i due edifici rappresenta l’aspetto maggiormente problematico dell’intervento al MIT [26]. La piazza lastricata secondo un disegno geometrico a triangoli [22– 24], che avrebbe dovuto coprire un parcheggio sotterraneo, non viene realizzata, nonostante il presidente avesse insistito sulla necessità di mantenerla anche dopo che l’idea del parcheggio, a quanto sembra proposta da Belluschi58, era stata abbandonata. Killian scriveva infatti il 9 luglio 1953: «L’efficacia dell’auditorium e della cappella dipenderà in gran parte dalla piazza e penso che si debba fare ogni sforzo per provvedere alla piazza come parte integrante dell’intero piano»59. Del resto, un’altra modifica, registrata nel progetto esecutivo della cappella datato marzo-settembre 1954 [8, 9], incide ulteriormente sulla configurazione del complesso. Rispetto alla soluzione raffigurata nel modello pubblicato su «Architectural Forum» [23], la cappella realizzata risulta, infatti, ruotata di 90°. Di conseguenza, il corridoio vetrato che svolge la funzione di «camera di decompressione»60 –in cui l’occhio si abitua alla oscurità e lo spirito si prepara all’atmosfera dello spazio sacro–, non risulta più giustificato compositivamente dal rapporto con la pensilina e con il piccolo corpo di fabbrica rettangolare contenente la biblioteca e l’ufficio per il cappellano [13]. Forse suggerita dal definitivo orientarsi del complesso verso l’ingresso dell’edificio di Bosworth su Massachusetts Avenue, la nuova organizzazione planimetrica comporta la costruzione di un semplice muro in mattoni in luogo della pensilina e del corpo di fabbrica rettangolare, muro che serve a separare la cappella dalla Bexley Hall alle sue spalle, creando un ambiente esterno appartato [4]. Si tratta forse di una soluzione temporanea, in previsione dell’abbattimento della Bexley Hall auspicato dall’architetto61. L’occasione di intervenire nuovamente su questa situazione è data a Saarinen nel 1959, quando gli viene proposto di disegnare l’edificio della Student Union sul lato nord della piazza, una struttura già prevista in occasione dell’incarico precedente, il cui progetto non era stato però sviluppato [22]. Tra il 1959 e il 1961 lo studio di Saarinen elabora un piano della piazza che prevede la sede della Student Union sul lato nord e il Graduate Center sul lato ovest, collegati da un percorso in quota che attraversa Massachusetts Avenue. Il piano ipotizza la demolizione di Bexley Hall e del muro eretto ai lati del nartece, l’estensione fino a Massachusetts Avenue del boschetto di platani che circonda la cappella, oltre alla riproposizione, all’incrocio di due assi pedonali, del campanile già studiato in associazione all’auditorium [25]. Messo in discussione dalla committenza, il piano non verrà mai realizzato62, anche a causa dell’impossibilità da parte di Saarinen di seguire il progetto nel corso del 1961 in conseguenza del manifestarsi dei segni della malattia che, diagnosticata in agosto, lo avrebbe portato alla morte a settembre dopo un disperato intervento chirurgico. Nonostante la mancata realizzazione di un disegno coerente della piazza, o forse proprio anche grazie a questa incoerenza, i due edifici del MIT testimoniano della inusuale capacità di sperimentare del loro autore, il quale ricercando il “carattere” di ogni edificio, ha saputo individuare, con caparbietà, costanza e metodo, ma anche con coraggio, soluzioni tecnologiche, strutturali e formali non convenzionali, in grado di esercitare un «forte impatto emotivo»63 e di «accrescere la ricchezza» dell’architettura.

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anche date le Specifications for Auditorium-Chapel for M.I.T. redatte da Baker, 17 luglio 1950, MIT A., b. 131, f. 5. 23 La pianta è in MIT A., b. 131, f. 5. 24 A. B. Saarinen, a cura di, Eero Saarinen on His Work: A Selection of Buildings Dated from 1947 to 1964 with Statements by the Architect, ed. riv., New Haven 1968, p. 40. 25 Cfr. il contributo di E. Saarinen in «Perspecta», 7, 1961, p. 30. 26 Cfr. P. C. Papademetriou, Pelle sottile. L’impianto di produzione dell’IBM a Rochester, in «Casabella», 706-707, dicembre 2002-gennaio 2003, p. 145. 27 Eero Saarinen, in J. Peter, The Oral History of Modern Architecture, New York 1994, p. 211. 28 Lettera di P. Belluschi a J. R. Killian, 13 giugno 1952, MIT A., b. 131, f. 5. Cit. in M. L. Clausen, op. cit., p. 205. 29 Si vedano i commenti di alcuni membri della comunità accademica, molto positivi sull’auditorium e più critici sulla cappella, raccolti tra febbraio e marzo 1953, MIT A., b. 131, f. 6. 30 Lettera di R. M. Kimball a J. R. Killian, 3 giugno 1953, MIT A., b. 131, f. 6. 31 Il modello è pubblicato in Saarinen Challenges the Rectangle, Designs a Domed Auditorium and a Cylindical Chapel for MIT’s Laboratory Campus, in «Architectural Forum», gennaio 1953, p. 127. 32 Ivi, p. 132. 33 E. Saarinen, cit. in The Trend of Affairs, cit., p. 388. 34 Un disegno della cappella di Mies all’IIT, completata nel 1952, era apparso in «Architectural Forum» nel dicembre 1949. 35 V. Scully, Rethinking Saarinen, in E.-L. Pelkonen e D. Albrecht, a cura di, op.cit., p. 19. 36 Secondo Glen Paulsen, all’epoca collaboratore dello studio, Saarinen citò un prototipo romanico italiano come riferimento. Cfr. D. G. De Long, Eliel Saarinen and the Cranbrook Tradition in Architecture and Urban Design, in A. P. A. Belloli, a cura di, Design in America. The Cranbrook Vision 1925-1950, cat. mostra, New York 1983, p. 300. 37 C. Shillaber, op. cit., pp. 348, 376. Anche il presidente Killian, in una lettera di risposta a un ex allievo dell'MIT che aveva criticato il progetto della cappella (22 marzo 1954, MIT A., b. 131, f. 6), richiama il precedente della prima cappella dell’Università di Cambridge, probabilmente la chiesa Holy Sepulchre. 38 Lettera di J. R. Killian a R. M. Kimball, 3 ottobre 1950, cit. 39 Saarinen Challenges…, cit., p. 130. Proprio su questa scelta si appunteranno le critiche di Bruno Zevi. Cfr. Three Critics Dicuss M.I.T.’s New Buildings, in «Architectural Forum», marzo 1956, p. 157. Una valutazione positiva è invece in V. Calzolari, La cappella e l’auditorium di Eero Saarinen, in «Casabella», 208, novembre-dicembre 1955, pp. 16-29. 40 A. B. Saarinen, a cura di, op. cit., p. 42. Cfr. anche Buildings in the Round, in «Architectural Forum», gennaio 1956, p. 119. 41 L’influenza dei progetti di Böhm è riscontrabile in altri spazi sacri concepiti da Eliel e Eero Saarinen. Cfr. K. James-Chakraborty, Dominikus Böhm in Amerika, in W. Voigt, I. Flagge, a cura di, Dominikus Böhm 1880-1955, cat. mostra, Tübingen-Berlin 2005, pp. 89-101. Anche gli studi di Erik Bryggman sullo spazio sacro di forma circolare possono aver fornito alcune suggestioni. Cfr. S. Micheli, Erik Bryggman 1891-1955. Architettura moderna in Finlandia, pp. 95-99. Sull'influsso finlandese, in particolare di Bryggman e Aalto, sull'architettura sacra di Eliel e Eero, cfr. D. G. De Long, Eliel Saarinen, cit., p. 68. 42 Cfr. Chapel for a Women’s College, in «Progressive Architecture», giugno 1951, pp. 15-16. Sul progetto per lo Stephens College in relazione alla cappella dell’MIT, cfr. D. G. De Long, op. cit., p. 80. La cappella verrà poi costruita in forma diversa su progetto di Eero, cfr. E.-L. Pelkonen e D. Albrecht, a cura di, op.cit., pp. 180-181. 43 Sulle vicende del progetto per il campus della Brandeis University cfr.

J. Merkel, Eero Saarinen, London, New York 2005, pp. 106-111. Cfr. inoltre J. Komar Olivarez, Churches and chapels. A new kind of worship space, in E.-L. Pelkonen e D. Albrecht, a cura di, op.cit., p. 269 e ivi, p. 166-67. Sull’importanza per Eero Saarinen del rapporto con Nowicki, morto nel 1950 in un incidente aereo, cfr. ivi, p. 332. 44 I disegni esecutivi della cappella della Drake University (ESC, b. 188) sono del novembre 1953. La cappella viene dedicata nel 1955. 45 R. H. Bolt, Designing the Acustics of the MIT Chapel, in «Robert Bradford Newman Student Award Fund», Newsletter 89, p. 2. Richard Bolt, socio dello studio Bolt, Beranek & Newman, è responsabile dell’acustica dell’auditorium oltre che della cappella. 46 Uno studio preliminare per la cappella con cupola è pubblicato in Saarinen Challenges…, cit., p. 130. 47 Comunicazione di Kevin Roche all’autrice, 16 febbraio 2010. Va notato che, all’inizio del 1953, quando la proposta di Goff era stata abbandonata in favore di un progetto più convenzionale, Eero Saarinen –come Wright, Gropius, Johnson, Wurster, Belluschi e altri– aveva risposto all’appello degli studenti della facoltà di architettura della University of Oklahoma, diretta da Goff, inviando una lettera di sostegno al progetto. Cfr. D. G. De Long, Bruce Goff. Toward Absolute Architecture, Cambridge, Mass. 1988, pp. 101-104. 48 N. N. Schiffer, V. O. Bertoia, The World of Bertoia, Atglen 2003, p. 74. Nel 1954 si tiene all’MIT una mostra di monotipi e sculture di Bertoia, in previsione o forse a seguito del suo incarico per la cappella. 49 F. Tedeschi, Harry Bertoia e la scultura americana del secondo dopoguerra, in G. Ganzer, Harry Bertoia, in G. Ganzer, a cura di, Harry Bertoia. Decisi che una sedia non poteva bastare, cat. mostra, Cinisello Balsamo 2009, pp. 68-69. 50 M. Minuz, Non concepisco nulla che esuli dal sentimento del mio mestiere, Ivi, pp. 81-110. Poco dopo Bertoia realizza uno schermo analogo per la sede della Manufacturer’s Hannover Trust Company a New York su commissione di Gordon Bunshaft di SOM. Per entrambi gli interventi cfr. N. N. Schiffer, V. O. Bertoia, op. cit., pp. 70-73. 51 Intervista con Harry Bertoia di Paul Cummings, in G. Ganzer, a cura di, op.cit., p. 242. 52 Intervista con Harry Bertoia di John Willenbecher, 1957, citata in N. N. Schiffer, V. O. Bertoia, op. cit., p. 74. 53 Oltre all’altare Saarinen prevede un pulpito e un ambone, realizzati su suo disegno. Tra le tavole esecutive (ESC, b. 214) vi è anche quello per un’arca ebraica che non sembra essere stata realizzata. 54 Eero Saarinen, in J. Peter, op. cit., p. 210. 55 Cfr. la lettera di Saarinen ad Aline B. Louchheim, 10 giugno 1953 e la lettera di Aline agli Eames, 4 ottobre 1953, in Aline and Eero Saarinen Personal Papers, 1906-1977, Archives of American Art, Smithsonian Institution, b. 2, f. 26 e 40. 56 E. Saarinen, Function, Structure and Beauty, in «Architectural Association Journal», luglio-agosto 1957, conferenza tenuta all’Architectural Association a Londra, 12 giugno 1957, p. 44. 57 A. B. Saarinen, a cura di, op. cit., p. 42. 58 Saarinen Challenges…, cit., p. 132. 59 Lettera di Killian a Kimball, 9 luglio 1953, MIT A., b. 131, f. 6. 60 A. B. Saarinen, a cura di, op. cit., p. 42. 61 Eero Saarinen, in J. Peter, op. cit., p. 196. 62 L’edificio della Student Union verrà relizzato da Eduardo F. Catalano. Una proposta precedente di Saarinen per la sistemazione della piazza si trova nell’album del progetto per la Student Union, ESC, b. 673, f. 56. Su questa fase dell’intervento di Saarinen cfr. O. R. Simha, MIT Campus Planning 1960-2000. An Annotated Chronology, Cambridge, Mass. 2001, pp. 26-27, 42-43. 63 E. Saarinen, Conferenza, 1° dicembre 1959, in E.-L. Pelkonen, D. Albrecht, a cura di, op. cit., p. 353.

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Note 1 La frase di Eero Saarinen è citata in The Maturing Modern, in «Time», 2 luglio 1956, p. 57. 2 Sui rapporti tra Saarinen e Miller, suo amico e committente, cfr. W. Miller, Eero and Irwin. Praiseworthy competition with one’s ancestors, in E.-L. Pelkonen, D. Albrecht, a cura di, Eero Saarinen: Shaping the future, cat. mostra, New Haven-London 2006, pp. 57-67. Il testo dell’orazione è in Eero Saarinen Collection, Manuscripts and Archives, Yale University Library, New Haven (da ora ESC), b. 3, f. 16. 3 J. R. Killian, The Acceptance Address, in «The Technology Review», giugno 1955, p. 402. 4 Dopo aver fatto fortuna con la vendita al dettaglio, Sebastian S. Kresge (1867-1966) aveva creato nel 1924 la Kresge Foundation con scopi benefici. 5 Cit. in The Trend of Affairs, in «The Technology Review», giugno 1955, p. 387. 6 Va ricordato che William W. Bosworth, progettista degli edifici del campus dell’MIT dal 1913, aveva proposto all’inizio degli anni Venti una cappella in stile neoclassico mai realizzata. Cfr. M. M. Jarzombek, Designing MIT: Bosworth’s New Tech, Boston 2004, p. 112. 7 Lettera di E. M. Baker a J. R. Killian (all’epoca vicepresidente dell’MIT), 9 febbraio 1948, MIT Office of the President Records, 1930-1959 (AC 4), Institute Archives and Special Collection, MIT Libraries, Cambridge, Mass. (da ora MIT A.), b. 131, f. 5. 8 Report of the Committee on Educational Survey to the Faculty of the MIT, Cambridge/Mass., dicembre 1949. 9 J. R. Killian, The Inaugural Address. The Obligations and Ideals of an Institute of Technology, in «The Technology Review», 51, maggio 1949, pp. 429-440. 10 Application to establish at M.I.T. a Kresge School of Human Relations, MIT A., b. 131, f. 12. 11 J. R. Killian, The Acceptance Address, cit., p. 402. 12 Ibidem. Cfr. inoltre J. R. Killian, Our Religious Program. Report to the MIT Corporation, ottobre 1954; Id., An atmosphere of religious feedom, In «The Christian Register», gennaio 1956, pp. 12, 32. 13 Si tratta della Sage Chapel alla Cornell University, Ithaca, stato di New York. Il termine inglese è “non-denominational”. 14 Cfr. M. M. Grubiak, Educating the Moral Scientist: The Chapels at I.I.T. and M.I.T., in «Arris: Journal of the Southeast Chapter of the Society of Architectural Historians», 2007, vol. 18, pp. 1-14. Si veda anche il caso della cappella dell’Accademia dell’Aeronautica a Colorado Springs, realizzata tra il 1954 e il 1962 su progetto di SOM. Cfr. N. Adams, Skidmore, Owings & Merrill, SOM dal 1936, Milano 2006, p. 150. 15 Cfr. la planimetria allegata al Report of the Committee, cit. 16 Cfr. C. Shillaber, Architecture of M.I.T. Buildings, Part II, in «The Technology Review», maggio 1954, pp. 343-348, 376. Si veda anche W.J. Mitchell, Imaginig MIT. Designing a Campus for the Twenty-First Century, Cambridge, Mass. 2007, pp. 2023. Alcuni edifici si devono a Lawrence B. Anderson e Herbert L. Beckwith, laureati e insegnanti alla School of Architecture and Planning dell’MIT, scelti da Eero Saarinen come studio di supporto per il suo intervento all’MIT. 17 Cfr. G. Schildt, Alvar Aalto: the Mature Years, New York 1991, pp. 117-29; Id., Alvar Aalto: the Decisive Years, New York 1986, p. 167. 18 M. L. Clausen, Pietro Belluschi. Modern American Architect, Cambridge 1994, p. 205. 19 Lettera di W. Wurster a K. T. Compton, 10 settembre 1948, MIT A., b. 241, f. 13. 20 La progettazione di campus universitari aveva impegnato Eliel e Eero già alla fine degli anni Trenta e soprattutto dopo il 1945. Cfr. E.-L. Pelkonen, D. Albrecht, a cura di, op. cit. 21 Memorandum to the Building Committee from R. M. Kimball, 11 ottobre 1950, MIT A., b. 189, f. 1. 22 Lettera di J. R. Killian a R. M. Kimball, Chairman of the Building Committee, 3 ottobre 1950. A Saarinen vengono

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27 veduta prospettica dell’interno (novembre 1953) perspective view of the interior (November 1953) 28 Harry Bertoia, Senza titolo, monotipo, inchiostro su carta di riso, primi anni Quaranta (dal volume G. Ganzer, a cura di, Harry Bertoia. Decisi che una sedia non poteva bastare, catalogo della mostra, Cinisello Balsamo, Milano 2009) Harry Bertoia, Untitled, monotype, ink on rice paper, early 1940s (from the volume G. Ganzer, edited by, Harry Bertoia. Decisi che una sedia non poteva bastare, catalogue of the exhibition, Cinisello Balsamo, Milano 2009) 29 Harry Bertoia, Senza titolo, monotipo, inchiostro su carta di riso, anni Cinquanta (dal volume G. Ganzer, a cura di, Harry Bertoia. Decisi che una sedia non poteva bastare, catalogo della mostra, Cinisello Balsamo, Milano 2009) Harry Bertoia, Untitled, monotype, ink on rice paper, 1950s (from the volume G. Ganzer, edited by, Harry Bertoia. Decisi che una sedia non poteva bastare, catalogue of the exhibition, Cinisello Balsamo, Milano 2009) 30 prospettiva di studio dell’interno corrispondente alla fase di progetto della cappella nella illustrazione 13 working perspective of the interior, corresponding to the design phase of the chapel seen in illustration 13 31 l'interno della cappella con la scultura di Harry Bertoia interior of the chapel with the sculpture by Harry Bertoia 32 dettaglio della scultura di Harry Bertoia. Le lastre rettangolari e le piccole forme geometriche sono collegate ai supporti con un procedimento di brasatura con una lega di bronzo, nickel, ottone e rame detail of the sculpture by Harry Bertoia. The rectangular plates and the small geometric forms are connected to the supports with a brazing procedure using an alloy of bronze, nickel, brass and copper

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39 Eero Saarinen, schizzi di studio della guglia (dal volume A.B. Saarinen, a cura di, Eero Saarinen on His Work: A Selection of Buildings Dated from 1947 to 1964 with Statements by the Architect, ed. riv., New Haven 1968) Eero Saarinen, working sketches of the spire (from the book A.B. Saarinen, ed. by, Eero Saarinen on His Work: A Selection of Buildings Dated from 1947 to 1964 with Statements by the Architect, New Haven 1968) 40 41 42 fasi di montaggio della guglia metallica opera dello scultore Theodore Roszak, che è ritratto in due degli scatti assembly phases of the metal spire by the sculptor Theodore Roszak, shown in two of the shots

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33 dettaglio degli archi della cappella e del fossato, sullo sfondo l’auditorium detail of the arches of the chapel and the moat, with the auditorium in the background 34 veduta del cantiere durante la costruzione del muro interno in cemento armato worksite view during construction of the inner wall in reinforced concrete 35 sezioni sulle pareti, disegno esecutivo, marzo-settembre 1954 sections through the walls, definitive drawing, March-September 1954

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36 dettagli dell’intercapedine tra la parete in mattoni e quella più interna in cemento rivestita in legno (wainscoting), disegno esecutivo, maggio-settembre 1954 details of the interspace between the brick wall and the internal concrete wall with wooden wainscoting, definitive drawing, May-September 1954 37 Bruce Goff, progetto per la Crystal Chapel, University of Oklahoma, Norman, 1949, modello Bruce Goff, project for the Crystal Chapel, University of Oklahoma, Norman, 1949, model 38 dettaglio della parete interna con l’intercapedine da cui filtra la luce detail of the internal wall with the interspace for light

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36 dettagli dell’intercapedine tra la parete in mattoni e quella più interna in cemento rivestita in legno (wainscoting), disegno esecutivo, maggio-settembre 1954 details of the interspace between the brick wall and the internal concrete wall with wooden wainscoting, definitive drawing, May-September 1954 37 Bruce Goff, progetto per la Crystal Chapel, University of Oklahoma, Norman, 1949, modello Bruce Goff, project for the Crystal Chapel, University of Oklahoma, Norman, 1949, model 38 dettaglio della parete interna con l’intercapedine da cui filtra la luce detail of the internal wall with the interspace for light

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39 Eero Saarinen, schizzi di studio della guglia (dal volume A.B. Saarinen, a cura di, Eero Saarinen on His Work: A Selection of Buildings Dated from 1947 to 1964 with Statements by the Architect, ed. riv., New Haven 1968) Eero Saarinen, working sketches of the spire (from the book A.B. Saarinen, ed. by, Eero Saarinen on His Work: A Selection of Buildings Dated from 1947 to 1964 with Statements by the Architect, New Haven 1968) 40 41 42 fasi di montaggio della guglia metallica opera dello scultore Theodore Roszak, che è ritratto in due degli scatti assembly phases of the metal spire by the sculptor Theodore Roszak, shown in two of the shots

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33 dettaglio degli archi della cappella e del fossato, sullo sfondo l’auditorium detail of the arches of the chapel and the moat, with the auditorium in the background 34 veduta del cantiere durante la costruzione del muro interno in cemento armato worksite view during construction of the inner wall in reinforced concrete 35 sezioni sulle pareti, disegno esecutivo, marzo-settembre 1954 sections through the walls, definitive drawing, March-September 1954

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rivista mensile monthly magazine numero 791 / issue 791 n. 7/2010 anno LXXIV / year LXXIV luglio 2010 / July 2010 redazione editorial staff tel 02 215631 fax 02 21563260 casabella@mondadori.it segreteria.casabella@mondadori.it (produzione) editor Francesco Dal Co segreteria di redazione editorial secretariat Silvia Sala coordinamento redazionale editorial coordinator Alessandra Pizzochero art direction e progetto art direction and design Tassinari/Vetta srl Paolo Tassinari con Francesco Nicoletti comitato di redazione editorial board Chiara Baglione Marco Biagi Marco Biraghi Nicola Braghieri Federico Bucci Francesco Cellini Francesca Chiorino Pippo Ciorra Giovanna Crespi Mercedes Daguerre Alberto Ferlenga Enrico Molteni Marco Mulazzani Ugo Rosa Carlotta Tonon Francesco Venezia comitato scientifico-editoriale scientific-editorial committee Nicholas Adams Julia Bloomfield Claudia Conforti Juan José Lahuerta Jacques Lucan Winfried Nerdinger Joan Ockman Sergio Polano corrispondenti correspondents Alejandro Aravena (Cile) Marc Dubois (Benelux) Luis Feduchi (Spagna) Françoise Fromonot (Francia) Andrea Maffei (Giappone) Luca Paschini (Austria) traduzioni translations transiting_s.piccolo produzione, innovazione edilizia e design Livio Salvadori Cristina Menotti (grafica)

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-  via D. Trentacoste 7 20134 Milano tel 02 215631 con 20 linee ra fax 02 21563260 rivista internazionale di architettura pubblicazione mensile / monthly review registrazione tribunale Milano n. 3108 del 26 giugno 1953 direttore responsabile Roberto Briglia blind-review I testi e le proposte di pubblicazione che pervengono in redazione sono sottoposti alla valutazione del comitato scientifico-editoriale, secondo competenze specifiche e interpellando lettori esterni con il criterio del blind-review. distribuzione per l’Italia e l’estero Distribuzione a cura di Press-Di srl pubblicità Mondadori Pubblicità spa 20090 – Segrate tel 02 7542 3091 – 02 7542 2675 – 02 7542 2203  fax 02 7542 3641 www.mondadoripubblicita.com stampato da Mondadori Printing spa via Luigi e Pietro Pozzoni 11, Cisano Bergamasco (Bergamo) stabilimento di Verona nel mese di giugno 2010 copyright © 2010 Arnoldo Mondadori Editore Tutti i diritti di proprietà letteraria e artistica riservati. Manoscritti e foto anche se non pubblicati non si restituiscono. arretrati 15 € numero singolo, 20 € numero doppio (disponibile sino al n. 772/773, 1/2009). Modalità di pagamento: c/c postale n. 77270387 intestato a Press-Di srl “Collezionisti” (tel 199 162171) specificando sul bollettino il proprio indirizzo e i numeri richiesti. Carta di credito (Cartasì, American Express, Visa, Mastercard e Diners): inviare l’ordine via fax (02 95103250) o via e-mail (collez@mondadori.it) indicando il proprio indirizzo, numero e scadenza della carta. Per spedizioni all’estero, maggiorare l’importo di un contributo fisso di euro 5,70 per spese postali. La disponibilità di copie arretrate è limitata, salvo esauriti, agli ultimi 18 mesi. Non si effettuano spedizioni in contrassegno. back issues 15 € per single issue, 20 € per double issue (available up to no. 772/773, 1/2009). Please send payment to Press-Di srl “Collezionisti” (tel +39 02 95970334), postal money order account no. 77270387, indicating your address and the back issue requested. For credit card payment (Cartasì, American Express, Visa, Mastercard and Diners) send the order by fax (+39 02 95103250) or e-mail (collez@mondadori.it), indicating your address, card number and expiration date. For foreign deliveries, please add 5.70 euro for postage and handling. Availability of back issues is limited, while supplies last, to the last 18 months. No COD orders are accepted.

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