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PROFESSIONI Difficile, e forse anche presuntuoso, trasformare in “manualistica” e “modello” tutto il materiale rintracciato in Archivi Sociali. Infatti, l’esperienza del lavoro e la sua organizzazione comportano rituali spesso ripetitivi ma al contempo richiedono continue invenzioni, “architetture sociali in movimento”, difficili da trasformare in un libro di istruzioni all’uso. Lentamente prende forma l’immagine di un tessuto… ma come si fa a scrivere per raccontare un tessuto? Un nuovo intreccio si affaccia: cura, memoria e tessitura. Gli Archivi Sociali svelano fili diversi, composti e intrecciati in trama e ordito, fino a comporre un tessuto multiforme. “L’elaborazione di un testo è sempre stata pensata come lavoro di tessitura di segni. Il testo condivide con il tessuto la proprietà di essere un intreccio (traccia, trama, tessuto) e di costituire perciò una tessitura, cioè un arrangiamento reciproco di elementi, una rete elazionale, una struttura”6. Si compone, lentamente, l’immagine di come potrebbe essere il libro e prende forma un’idea. Scritto a più mani, per consentire più ingressi, porte diverse per accedere al variegato e sfaccettato tema del lavoro di cura, senza pensare di esaurirne tutti gli aspetti. Lieve, accompagnato da immagini, foto che possano anche evocare emozioni diverse da quelle della scrittura. Le parole rintracciate e ritrovate in Archivi Sociali devono poter “accompagnare”, come per le immagini, il lavoro di scrittura dei diversi autori… A questo punto il formato: orizzontale, perché ricordi un album da sfogliare… non un amarcord del passato ma la possibilità, per il lettore, di prendere e cogliere ciò che piace e serve. (6) Rigotti F., Il filo del pensiero. Tessere, scrivere, pensare, il Mulino, Bologna, 2002.

Se le scritture sono tante e diverse allora ci va una voce narrante: un Filo della Scrittura, che introduca ai diversi capitoli e, diventando navetta del telaio in mano alle curatrici (!), possa intrecciare i fili trasversali (trama) ai lunghi fili dell’ordito. E poi… conversazioni sulla cura, scritte anche da chi non lavora, mani in pasta, nel sociale… Ci vuole un titolo… e bisogna anche trovare a Torino un editore interessato e curioso, perché bisogna pur spargerlo nel mondo… Il progetto del libro resta nell’orizzonte dei desideri per qualche anno… Alterne vicende che attraversano la vita delle persone e delle imprese sociali, non consentono di varare immediatamente la sua realizzazione. Al contempo si completa il progetto e la realizzazione degli Archivi Sociali. Nel 2005 sembrano maturati i tempi per intraprendere questa nuova avventura e prende forma, passo dopo passo il libro. “a cura di. Narrazioni e pratiche di un lavoro sociale” diventa alla fine, il titolo scelto per il libro che ricomprende sia il tema, il lavoro di cura, sia chi sul tema ha narrato nelle sue pagine, sia il lavoro delle curatrici nel tessere insieme contributi diversi. A cura di è un libro corale e gli Archivi Sociali, i cui documenti, alcuni stralci, accompagnano narrativamente la scrittura dei capitoli, sono le fonti principali a cui le curatrici hanno attinto. La metafora del tessere ha aiutato a svelare la magia della composizione di un tessuto che prende forma e significato man mano che si procede. Le curatrici hanno impostato i fili della trama (il fili della scrittura e il filo della memoria) e scelto i fili dell’ordito. Diversi tra loro, accomunati per aver intrecciato il lavoro della cura con persone e luoghi che hanno raccontato storie diverse, individuali e collettive. Narrare attraverso le parole e il lavoro di cura negli Archivi Sociali, Tessuti

SERVIZI SOCIALI OGGI 6/2008

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di cura e Tessere con altri sono i capitoli del libro, i fili dell’ordito. Insieme al lavoro delle curatrici del libro hanno dato un contributo un’architetta, alcune formatrici, una docente universitaria, un direttore di rivista, imprenditrici e imprenditori sociali. Alcuni operatori della cooperativa hanno narrato storie di vita e di lavoro. Le loro narrazioni, intitolate Contrappunti, hanno introdotto alcuni capitoli, come a disegnare un ponte tra passato e futuro, segno del lavoro sociale declinato al presente. Prologo ed epilogo del libro, introducono e concludono un “discorso” (lògos), una conversazione pubblica. La storia che vi ho raccontato inizia con “C’era una volta oggi il lavoro di cura, ma non può finire, ahimé, neppure con un ironico e, visti i tempi, irriverente “… e vissero felici e contenti”. Questa storia un po’ disordinata, talvolta aggrovigliata, sfida le leggi delle certezze ma soprattutto guarda con speranza a nuovi orizzonti. “Una carta geografica del mondo che non comprenda Utopia non merita nemmeno uno sguardo giacché lascia fuori l’unico paese al quale l’Umanità approda di continuo. E quando l’Umanità vi arriva guarda altrove, fuori e, scorgendo un paese migliore, alza le vele e riparte. Il Progresso è la realizzazione delle Utopie”. (Oscar Wilde) } Per informazioni: Centro studi e documentazione SpazziDoc Via Virle 21, 10138 Torino Telefono 011.4330152 fax 011.4308846 centrostudi@progettomuret.org www.spazzi.org

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A cura di su Servizi Sociali Oggi

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