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PROFESSIONI

Lavoro di cura. Dagli Archivi Sociali alla tessitura di un libro CRISTINA CAPPELLI *

“C

’era una volta…” e “… vissero tutti felici e contenti” sono incipit e finale con cui iniziano e si concludono i racconti, narrazioni dal lieto fine, che hanno accompagnato la nostra infanzia. Una storia dell’oggi, raccontata a delle “persone grandi”, potrebbe iniziare con un divertente ossimoro: C’era una volta oggi… e se il tema da raccontare fosse il lavoro di cura, il suo inizio suonerebbe così: “C’era una volta oggi il lavoro di cura”. La cura, intesa come espressione affettiva e materiale, in questo modo, si compone fin dal suo esordio, come trama della nostra esperienza, nello svolgersi della vita quotidiana e il passato si mescola al presente senza soluzione di continuità. Ritroviamo, infatti, un sapere antico e prezioso nel lavoro di cura, nato nel lavoro domestico e casalingo delle donne ma presente anche nel lavoro professionale di chi sta a fianco di chi non ha forze proprie per occuparsi di sé. Un sapere nato e sedimentato nei gesti, nelle idee, nelle invenzioni ed organizzazioni del fare di ogni giorno: il lavoro di cura come una miscellanea tra la memoria di noi e lo sviluppo di nuove capacità e competenze. Una competenza simbolica, spesso invisibile, che si può spendere nello spazio pubblico, se la si fa emergere, uscire dalle stanze domestiche ed entrare nella comunità: òikos e pòlis. “Il mondo di significati della cura si può, senza troppo sforzo, farlo coincidere con il mondo in tutto e per tutto: la cura riguarda il pensiero come la passione, il lavoro, come le relazioni, la scienza, il diritto, la religione, in pratica la cura dice quasi tutto il reale”1.

(1) Marinelli A., Etica della cura e progetto, Liguori

Quel che segue è la storia di un libro. Narrazioni di ieri e di oggi. Pratiche di un lavoro, declinate da parole destinate ai Vocabolari del sociale e a inedite professionalità. Storie d’imprese d’amore e di denaro2. C’era una volta oggi il lavoro di cura. Tutto iniziò dalla passione e dalla cura (!) dedicate ad un archivio di documenti. “L’archivio è una breccia nel tessuto dei giorni… Nasce così la sensazione ingenua, ma profonda di squarciare un velo, di attraversare l’oscurità della conoscenza, di raggiungere, come dopo e un lungo e incerto viaggio, l’essenzialità delle persone e delle cose… …l’archivio è una manna regalata che giustifica appieno il suo nome: fonte… Sembra compiere un miracolo, ricollegare il passato con il presente. È una sensazione davvero rara, provocata da questo improvviso incontro con delle esistenze sconosciute, movimentate e piene che mescolano, come per meglio ingarbugliare le cose, il vicino (tanto vicino) ed il lontano”3. La cooperativa sociale Progetto Muret4, motivata dal desiderio di non disperdere la memoria degli accadimenti, fin dal 1980 avvia un lavoro certosino di raccolta e conservazione di documenti, appunti, relazioni, atti di convegni, foto, video, cataloghi, manifesti, volantini, libri, dispense, atti istituzionali e leggi importanti. Nel 2002, spinta dall’idea e dal progetto di dare vita all’ apertura di un Centro studi e documentazione del lavoro sociale, pensa che se l’archivio cartaceo diventa informatizzato, consultabile anche in via digitale, Editore, Napoli, 2002. (2) De Vita A., Imprese d’amore e di denaro, Guerini e Associati, Milano, 2004. (3) Farge A., Il piacere dell’Archivio, Essedue Edizioni, Verona, 1991. (4) La cooperativa sociale Progetto Muret di Torino opera nell’ambito sociale della prevenzione e riabilitazione della disabilità psichica.

* Responsabile Centro studi e documentazione SpazziDoc, Torino SERVIZI SOCIALI OGGI 6/2008

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può diventare un bene pubblico, condiviso con altri. Raccogliere la memoria, infatti, consente l’accesso e l’utilizzo dei materiali ma aiuta, anche, a sedimentare la “nuova conoscenza” acquisita dalla pratica quotidiana del lavoro sociale. La memoria, attraverso la scrittura, traduce, ciò che si pensa e si fa, in linguaggio e può assumere la forma di nuovi saperi, conoscenze da poter confrontare e condividere con altri. I soci della cooperativa hanno uno scopo: comunicare, rendere visibile e pubblica la loro storia, ma soprattutto l’identità che si è formata dall’esperienza del lavoro sociale. Ma non da soli. Lasciare tracce e scambiare, contaminarsi con altri, attraverso la forza delle idee e delle esperienze. Dare, concretamente, un significato e un valore alla reciprocità. In un tempo in cui sembra prevalere l’individualismo, il consumo, la bulimia del presente, l’assenza di legami, la memoria diventa un bene prezioso da accudire, tutelare e trasmettere. La memoria è anche sentimenti ed emozioni… patria invisibile a cui ognuno di noi appartiene, come ci dice P. Pasini5. Così ha inizio la storia degli Archivi Sociali, un piccolo patrimonio cartaceo e informatizzato, consultabile in via digitale, costituito da quattromila documenti, millecinquecento tra libri e riviste, centocinquanta video. Tre fili si sono intrecciati per diventare trama e ordito negli Archivi Sociali: memoria, identità e cambiamento. Memoria: i materiali archiviati sono tra loro differenti, accomunati dall’essere parole dette e praticate. Costruiti dentro l’azione quotidiana, (5) Pasini P., Custodire memorie, ordinare vite, tessere identità, in "Animazione Sociale", 1, Gruppo Abele, Torino, 2004.

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A cura di su Servizi Sociali Oggi

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