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MAGAZINE | SCIENZE E RICERCHE • GENNAIO 2017

culturale. Lungo la direzione sociologica, poi, si percorrono i rettifili, gli incroci e le svolte della società che ha emesso l’opera d’arte, nella quale si trovano di nuovo gli artisti, i committenti e il pubblico, in modo da rintracciare il come e il perché da quel preciso ambiente sia potuto gemmare quel tipo d’arte preciso: si indagano alla lente la condizione e i condizionamenti sociali e contestuali dell’artista; i materiali, le tecniche e l’organizzazione della lavorazione; la cultura e le ideologie della committenza; la produzione culturale nella produzione materiale; le modalità e le tipologie di recezione delle opere; i laboratori dell’arte; la fisiologia tutta, insomma, delle operazioni d’arte e del loro ambito. Attraverso quella psicoanalitica, poi, ci si può infiltrare nella mente e nel carattere dell’artista per scovarne le complicità con l’opera d’arte: in particolare, si tenta di risolvere gli intrichi e gli intrighi tra inconscio, sogno, incubo, fobia, ossessione con le forme e con lo stile; inoltre, si controllano i modi della percezione oculare e socio-culturale dell’arte. Lungo la direzione strutturalistica, invece, ci si riconduce ai congegni delle forme interne e delle figurazioni dell’opera d’arte: cioè, alle macchinazioni narrative; alle posizioni e opposizioni dei profili e delle sagome e alle loro sovrapposizioni culturali e simboliche; alle coincidenze e alle discrepanze visive e mentali nella fruizione dell’opera d’arte, oggi e nel passato. Attraverso quella antropologica, infine, si prova a recintare la

fertilità geografica, storica, economica, sociale e culturale in cui siano di rigoglio le opere d’arte e d’arte applicata, cercando di carpirne i momenti produttivi, tecnici, materiali come prove testimoniali dell’epoca. Nella sua attività il conoscitore correda le opere d’arte di etichette tipo formulari che prezzino la sua intuizione. In ordine decrescente di valore: il ‘nome dell’autore’, per marchiare il dipinto con la certezza dell’attribuzione; ‘attribuito a’, per sussurrare con formalità che la convinzione del museo, della pinacoteca, della galleria o della collezione ospitanti sia tarlata da qualche riserva sull’attribuzione del dipinto; ‘copia di’, per ammettere che il dipinto non sia l’originale ma che ne sia un riflesso contemporaneo o successivo; ‘seguace o cerchia di’, per raccontare la disdetta di aver capito che il dipinto sia di pennello ammaestrato in ambiente al limite con quello del maestro, senza però individuazioni precise; ‘scuola o bottega di’, per rivelare che il pennello del dipinto, pur anonimo, abbia piluccato sulla tavolozza di un discepolo o di un aiuto del maestro; ‘alla maniera di’, etichetta usata solitamente da Federico Zeri per descrivere un dipinto che abbia soltanto qualche allaccio consumato e indefinibile con la maniera di un maestro; ‘imitazione di’, per dire con educazione che il dipinto abbia subito passate di pennelli successive e non originali oppure, peggio ancora, che sia un falso conclamato. (dall’introduzione al libro)

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Lo sguardo della critica_Recensione su Scienze e Ricerche gennaio 2017  

Lo sguardo della critica di Daniele Barni recensito su Scienze e Ricerche gennaio 2017 #libri #arte

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