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Libri

Editoria e librerie d’arte. Video, cd-rom, internet

Street art d’Italia. Temi, parole, protagonisti Irriverente, cruda, effimera, gratuita. Negli anni Novanta “l’ormai maturo scenario del writing” partorisce anche in Italia la sua figlia meno bellicosa, la street art. Lontana dall’etica guerrigliera che portava i writer a sfidare per principio la legge, entrando di nascosto nei depositi e taggando vagoni e stazioni, la nuova arte preferisce i muri cittadini, ma si trova bene anche nelle gallerie, nei musei e negli spazi offerti da privati e istituzioni. Ai suoi protagonisti armati di spray e pennelli, poster e stencyl, pennarelli e Bic, Marta Gargiulo dedica Street art diary (Castelvecchi, 256 pagg., 234 ill. a colori, € 25), il primo libro a presentare in modo organico la poetica urbana degli street artist italiani, da Mr. Wany a Sten e Lex, da Ozmo a Lucamaleonte. Nel volume, una ricca rassegna di immagini, nove interviste che li presentano meglio di qualsiasi testo critico e un “vocabolario suburbano” utile a chi non frequenta il genere.

Chillida. L’aroma e la forma dell’ignoto Esce a cura di Stefano Esengrini una scelta inedita di scritti e conversazioni di Eduardo Chillida (1924-2002) incentrata sulla questione più cara allo scultore basco, il rapporto tra Lo spazio e il limite (Christian Marinotti, 224 pagg., 37 ill. in b/n, € 22). In tale prospettiva, l’opera simbolo di

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Chillida è anche quella che lo stesso artista considerava la più riuscita, l’Elogio dell’orizzonte (1990). Questa s’impone, a Gijón, su un promontorio a picco sul mare delle Asturie. Disegna un arco che definisce lo spazio in un abbraccio. Come l’intera opera di Chillida, spiega Esengrini, si volge verso un orizzonte che è limite e prospettiva di infinito. “Passo la mia vita cercando di avvicinarmi a quel che non conosco”, scriveva Chillida. “La forma all’inizio è come un aroma indefinito”, poi man mano va precisandosi, ma continua fino all’ultimo a conservare il suo mistero.

Russolo. La volontà di rinnovare tutto In calce all’Arte dei rumori, Luigi Russolo si definiva “un pittore futurista che proietta fuori di sé in un’arte molto amata e studiata la volontà di rinnovare tutto”. La novità dei suoi esperimenti sonori l’ha fatto passare alla storia, ma i suoi scritti conservati al Mart, il museo di Trento e Rovereto, rivelano che l’interesse per la musica non è stata la costante principale del suo lavoro. Un volume pubblicato dal museo insieme a Olschki raccoglie le ultime ricerche condotte da Giuliano Bellorini, Anna Gasparotto e Franco Tagliapietra. S’intitola Luigi Russolo – La musica, la pittura, il pensiero (196 pagg., 16 ill. in b/n, € 24) e analizza continuità ed evoluzioni delle sue temerarie idee in ambito non solo musicale, ma anche artistico e filosofico.

Tutta l’arte è questione di vita o di morte C’è una verità di cui non a tutti piace parlare, ma che nessuno oserebbe negare. Prima o poi moriremo. Qualcuno evita questo pensiero, qualcun altro ne è ossessionato. L’arte, soprattutto quella contemporanea, pare volerlo esorcizzare e utilizza il suo simbolo più eloquente, il teschio, con una tale frequenza e leggerezza da trasformarlo in un ornamento consueto, sperando di renderlo innocuo. Eppure la questione torna continuamente ad affacciarsi, in ogni tempo e in ogni cultura. Si permette di ricordarcelo Alberto Zanchetta in Frenologia della vanitas (Johan&Levi, 320 pagg., 130 ill. in b/n, € 30). Riesumando crani e ossa dalla preistoria alla pittura fiamminga del Seicento, dalle danze macabre medievali fino a Gabriel Orozco e Damien Hirst, sottoscrive quanto già aveva detto Rothko: “Tutta l’arte è in rapporto con la morte”. Cioè col senso della vita.

Il museo. Occasione di stupore e meraviglia Ogni museo d’arte ha i suoi problemi, gestionali, finanziari, d’indirizzo. Tra gli altri, c’è anche quello di assicurarsi nel tempo un pubblico interessato e fedele, disposto a tornare, a mantenere vivo il rapporto con un luogo che altrimenti perderebbe la sua ragion d’essere. Laura Fiorini è un’insegnante di scuola primaria e il pubblico di cui si occupa quotidianamente è quello dei più giovani. Nel suo Crescere ad arte (Cartman, 96 pagg.,

35 ill. a colori e in b/n, € 15) raccoglie gli esiti delle attività didattiche che ha condotto dal 2003 al 2009, attraverso viaggi di istruzione e laboratori legati alle visite agli Uffizi e al Museo di San Marco di Firenze e ai Musei Capitolini e alla Galleria Borghese di Roma. Il saggio presenta esperienze esemplari, ma soprattutto fa emergere il valore educativo della visita al museo quale occasione di meraviglia e stupore, di interesse per la realtà, di curiosità per l’opera altrui e di stimolo a realizzare qualcosa di nuovo.

Ghost. L’arte stampata di Elizabeth Peyton Elizabeth Peyton (Danbury, Connecticut, 1965) ha fatto il ritratto a personaggi storici e contemporanei, ad artisti, scrittori, musicisti, a molti dei suoi amici. Il mezzo che ha sempre privilegiato e che l’ha resa famosa è la pittura, ma dalla fine degli anni Novanta ha lavorato molto anche con la stampa, realizzando un’ampia serie di lavori che include monotipi, litografie, xilografie, acqueforti. Oltre che per la varietà delle tecniche, questa produzione si distingue per l’utilizzo di carte particolari, fatte a mano, e di inchiostri dai colori vivaci. A essa è dedicata una mostra partita in gennaio da St. Louis e poi sbarcata in Germania, a Rüsselsheim. L’evento è accompagnato dal volume Elizabeth Peyton – Ghost (Hatje Cantz, 168 pagg., in tedesco e in inglese, 91 ill. a colori, € 48), che ospita tra gli altri i volti di Eminem e Georgia O’Keeffe, di Truffaut, Richard Wagner, Frida Kahlo e Ozzy Osbourne.

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"Crescere ad arte" (L. Fiorini) recensito su ARTE  

"Crescere ad arte. Esperienza museale e didattica artistica" (L. Fiorini) recensito da Cara Ronza su ARTE (maggio_2011)

"Crescere ad arte" (L. Fiorini) recensito su ARTE  

"Crescere ad arte. Esperienza museale e didattica artistica" (L. Fiorini) recensito da Cara Ronza su ARTE (maggio_2011)

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