Page 1

La Voce di chi non ha voce

GIORNALE INFORMATIVO MENSILE PER USO ASSOCIATIVO

ANNO VII

1

- SETTEMBRE 2014


La Voce di chi non ha voce

2

Diretto da Francesco Baldi

Hanno collaborato:

di : Francesco Baldi BENTORNATI. Siamo ancora insieme a guardare il mondo del sociale dalla nostra barchetta di carta. Tante ne abbiamo lette, altre ancora da leggere, ma tutte con forti disagi sociali, ma anche come fonte d’informazione del mondo che ci circonda.

A. Baldi – L. A. Tufano - R. Esposito – F. Baldi– E. Pasta – G.M. Pacini –P. Stendardo . –L. Monti –A. Martino – D. Malcoci – L. Terracciano – A. Giordani – A.Orefice

Cartapressata magazine, nasce dall’esigenza di comunicare e far emergere realtà invisibili con i nostri piccoli dossier, cerchiamo di comunicare ciò che ci circonda quotidianamente, senza presunzione, ma nella sola arma che abbiamo: la semplicità !

Per chi vuole mandarci materiale può scriverci : cartapress@libero.it

Potete visitare il nostro sito online :www.cartapressata.blogspot.it.

In questo numero:

Sono certo che possiamo solo migliorare nelle vesti grafiche, e nell’ impaginazione del giornale, ma i contenuti informativi sono tutti fatti con il cuore e per questo voglio ringraziare coloro che collaborano con noi, rubriche fisse e occasionali. A tutti voi GRAZIE !

4

Dossier Attenti a chi...

10

LA VOCE DI CHI NON HA VOCE !

Politico

12

Vi auguriamo una buona lettura !

L’ Emicrania

13

Enea

15

Il Racconto

16

Stupri

19

Lettere aperte

21

Cubo D’Oro

24

Cassazione

25

Sportello

27

CARTAPRESSATA MAGAZINE è promosso dall’ Associazione Volontariato “ I Ragazzi della barca di carta “ , con la partecipazione delle Associazioni in Rete - Arca di Noè group - . La collaborazione a “ CARTAPRESSATA “ è gratuita, compresa quella della Direzione. Tutti i contributi scritti, gli articoli, gli elaborati e le foto pubblicate dagl’ iscritti dell’ Associazione e dai collaboratori del MAGAZINE non costituiscono attività giornalistica. Tutti sono realizzati a titolo non professionale e senza finalità lavorativa, ma solo per impegno sociale, civico e culturale, liberamente espresso nelle forme tutelate e riconosciute dalla Costituzione. Le inserzioni presenti sono un libero omaggio alla proprietà ad esercizi privati che hanno contribuito con le proprie sottoscrizioni all’autofinanziamento del periodico e delle attività delle Associazioni .

www.issuu.com/cartapressata info : cartapress@libero.it


La Voce di chi non ha voce

3


La Voce di chi non ha voce

4

DOSSIER A .......SCUOLA !

Accessori scolastici: figli spendaccioni nonostante il caro vita E’ tempo di spese scolastiche e molte famiglie italiane inseguono il risparmio. Dopo l’allarme indebitamento di metà dei nuclei familiari italiani che cercano di mantenere i figli a scuola, arriva da un’indagine di Skuola.net un dato sconcertante. I giovani studenti sono scialacquoni. Non curanti dei sacrifici dei genitori, molti di essi non vogliono fare a meno di uno zaino o un diario di marca. Sono pronti a tutto pur di omologarsi ai compagni di classe, spendendo perfino l’intera paghetta in accessori scolastici. Su 3.100 studenti presi a campione, 1 su 4 confessa di spendere i propri soldi per comprare il diario. L’ agenda non serve semplicemente ad annotare i compiti, ma diventa con dediche, foto ed adesivi, espressione della personalità dei ragazzi. Per fortuna c’è chi ha avuto una seria educazione e non si lascia prendere la mano. Il 13% degli intervistati opta per strumenti alternativi al classico diario, un’altra parte di essi sceglierà supporti più economici o cercherà un compromesso tra qualità e prezzo.


La Voce di chi non ha voce

5

Anche lo zaino resta un importante investimento. E’ il simbolo fashion per eccellenza. Dai dati risulta che 1 studente su 3 è alla ricerca della borsa alla moda in cui può capitare capitare che tutto ci va a finire al di fuori dei libri di testo. Da non sottovalutare poi il look da adottare per il primo giorno di scuola. Mai trascurare l’estetica! I ragazzi prediligono le griffe negli accessori e nel vestiario. Libri a parte, molti genitori itori dovranno sobbarcarsi di spese eccessive. I figli non sono mai contenti asserirebbe qualcuno. Tanti, ma non tutti per fortuna, pretendono oggetti da sfoggiare per sentirsi accettati e non denigrati dai coetanei. Minore la parte di teenager che ricorrerà rà al riciclo di borse vecchie. Il 12% dei ragazzi intervistati preferisce non sobbarcare i genitori di un ulteriore carico economico. Uno studente su dieci definisce questo tipo di spese inutili. Tutti gli altri, più del 70% , le definisce necessarie perché ché essere alla moda per il ritorno a scuola, significa iniziare l’anno col piede giusto. Gli adolescenti maniaci dello stile con calcolatrice alla mano faranno spendere alle proprie famiglie più di 200 euro per spese accessorie. Solo il 25% di essi scende scenderà sotto questa soglia, toccando comunque i 100 euro. Non si fa prendere invece dalla passione per gli acquisti compulsivi circa il 23% degli studenti coinvolti nel sondaggio. Per loro mercatini dell’usato e fiere del riciclo, sono occasione di divertimento divertimento da condividere magari con gli amici, prima dell’inizio della scuola. (P.Stendardo)

Non studiano, non lavorano: sono i giovani della Neet Generation Le statistiche parlano chiaro: in Italia, sono oltre due milioni i giovani tra i 15 e i 29 anni che non fanno niente, non studiano, non lavorano, né si impegnano concretamente per trovare un’occupazione. È la generazione NEET, acronimo inglese che sta per Not (engaged) in Education, Employment or Training. Training. La percentuale dei giovani NEET è più alta al Sud (circa il 56,5%) e interessa soprattutto le donne con un livello di istruzione medio basso.


La Voce di chi non ha voce

6

Tutta colpa della crisi? In parte si, ma il fenomeno NEET era già presente prima anche se in una percentuale ridotta. Si tratta di ragazzi che vivono ancora in famiglia, da alcuni definiti “pigri” perchè trascorrono intere giornate davanti al computer o giocando ai videogames, hanno una vita sociale e relazionale limitata, non cercano un lavoro e i genitori rimangono i garanti della loro stabilità e sicurezza sine die. È come se il passaggio all’età adulta per questi giovani non arrivasse mai, come se fossero sempre piccoli e dipendenti da mamma e papà. La crisi e il “mal di crisi” ad essa collaterale, caratterizzato da perdita della speranza, apatia, senso di inutilità, timore di non valere niente, paura del futuro, ecc., agirebbero, pertanto, da amplificatori di un disagio molto più profondo, che ha radici in un sistema familiare che contiene e protegge a scapito, però, della spinta all’indipendenza, offrendo al giovane poche possibilità di crescita, di sperimentazione autonoma, di svincolo. (A. B.)

Se mio figlio è un tiranno… In famiglia comanda lui, non è obbediente, è aggressivo e spesso viziato: è il figlio-tiranno, fenomeno decisamente in crescita nell’ultimo decennio. Possono essere bambini dell’età di 5-6 anni o anche adolescenti che comandano a bacchetta i propri genitori, hanno continue pretese, si aspettano che i loro desideri vengano immediatamente esauditi, sono poco sensibili e in alcuni casi possono arrivare ad avere comportamenti aggressivi e distruttivi nei confronti degli adulti “colpevoli” di aver inflitto loro una frustrazione. Disobbediscono ma non vengono puniti e tendono ad esprimere rabbia proprio nei confronti di chi si mostra sempre così disponibile, impaurito e


La Voce di chi non ha voce

7

remissivo. Si tratta di bambini che spesso in famiglia vengono “adultizzati” e trattati dai genitori come se fossero già grandi, come se avessero effettivamente la capacità di prendere decisioni. Ma, malgrado ottengano sempre ciò che vogliono e siano circondati da adulti impegnati in una gara silente a chi si mette meglio al loro servizio, sono infelici e lo si intuisce dalla loro insoddisfazione, dall’ansia, dalla rabbia che esprimono, dall’ipercineticità, dai disturbi del sonno, dalle difficoltà a relazionarsi con i pari. Non bisogna, infatti, dimenticare che dietro un bambino che detta regole, che ricatta e sfida i suoi genitori c’è una richiesta di aiuto e che la sua onnipotenza cela in realtà una profonda insicurezza e il bisogno di essere rassicurato e contenuto. Comunemente, si tende a pensare al fenomeno in termini di “colpe”: è tutta colpa di genitori deboli e distratti o è tutta colpa di un figlio viziato e ingrato. Ne sono una prova i molti manuali che si trovano in commercio dedicati ai genitori impegnati nel difficilissimo compito di difendersi da figli dispotici e pretenziosi. In tal senso, gli adulti verrebbero considerati delle vittime dei loro bambini, responsabili solo di una cattiva interpretazione delle nuove conoscenze diffuse oggi dagli esperti (ad es. l’idea che i figli debbano essere lasciati liberi di esprimere le loro naturali inclinazioni può essere erroneamente espressa attraverso il non dare loro divieti e regole). O al contrario, si pensa semplicisticamente che adulti super-impegnati e poco presenti possano generare nella prole un vuoto educativo o che il senso di colpa legato alla loro assenza possa spingerli in maniera compensatoria verso un eccesso di indulgenza che non fa bene al bambino. Si tratta di situazioni in cui spesso il piccolo nasce prima che i genitori abbiano costruito una vera intesa di coppia o è la sua attesa che fa decidere ai due di sposarsi. Genitori, dunque, che non essendosi precedentemente assunti la responsabilità dell’essere coppia avranno difficoltà ad assumere ora una funzione genitoriale. I suoi sintomi avrebbero diversi scopi, ad es. quello di attirare su di sé tutte le attenzioni e le preoccupazioni, costringendo finalmente gli adulti di riferimento a fare i genitori e a fare coppia per fronteggiare il suo comportamento tirannico. Come intervenire? In situazioni come queste, il trattamento più indicato è quello di tipo familiare: lavorando insieme, è possibile costruire un confine chiaro tra adulti e figli e togliere al bambino il controllo sui “grandi”, permettendo ai genitori di riscoprire la dimensione coniugale e ai figli di tornare ad essere bambini. (V. Nappo – psicologa)


La Voce di chi non ha voce

8

Suicidi tra adolescenti e giovani gay, lancia l'allarme lo psichiatra Vittorio Lingiardi Ecco cosa è emerso in un suo recente studio: Uno studio tanto interessante quanto davvero deprimente, quello che ha condotto lo psichiatra Vittorio Lingiardi sui suicidi tra giovani e adolescenti gay: ciò che è emerso in una ricerca che ha condotto in quanto titolare della cattedra di medicina e psicologia all'università della Sapienza di Roma presso gli Stati Uniti d'America farà sicuramente d'allarme - lo si spera, almeno - per le famiglie e per tutti coloro che si occupano di mondo LGBT. Il professore, infatti, ha spiegato che, secondo questo studio, le persone con orientamento non eterosessuale hanno delle probabilità pari al doppio di quelle che hanno gli etero di togliersi la vita; tali probabilità arrivano ad essere tre volte maggiori rispetto a quelle degli etero per i bisessuali. Le cause sono note, tristemente note: omofobia interiorizzata, che dipende ovviamente dalla società in cui si vive; basso supporto sociale, quindi bullismo e rifiuto da parte di stato e famiglia; coming out precoce, vale a dire nella preadolescenza. Insomma, una serie di motivi che tutti conosciamo e che adesso vengono inseriti nello studio di uno psichiatra, non in una delle tante opinioni, comunque importanti, del cittadino gay friendly di turno. Nel corso del convengno Lingiardi ha spiegato nel dettaglio quanto emerso in questo studio: "L’orientamento sessuale raddoppia e in qualche caso, come nei bisessuali, triplica la probabilità di ideazione suicidaria. Dopo la depressione, l’orientamento sessuale è infatti il predittore più forte di ideazione. A incidere è anche il bullismo scolastico e il ruolo dello stigma sociale interiorizzato, specialmente quando c’è un rifiuto da parte della famiglia". Non solo dati nudi e crudi, ma anche proposte chiare e importanti: "La cosa più importante è contribuire al cambiamento culturale sull’orientamento sessuale nel nostro paese. Da questo punto di vista gli interventi politici e giuridici sono molto importanti. C’è quindi uno stigma innanzitutto dello Stato. Sappiamo, invece, che in paesi dove è cambiata l’organizzazione giuridica sull’omosessualità si è ridotta la dimensione di malessere psicologico delle persone omosessuali". (G.V.)

L'autostima L’autostima, come tutte le cose, s’impara con la pratica. La sviluppi decidendo di agire come se già avessi tutta la confidenza che ti serve. Simulandola finché non la sviluppi realmente. L’insicurezza genera insicurezza, i dubbi che sollevi ostacolano il tuo potenziale più dei tuoi reali limiti. Se agisci ripetutamente con risolutezza svilupperai l’abitudine ad agire con confidenza e la mancanza di autostima diventerà un ricordo. Se ti allenerai a non ti preoccuparti di quello che la gente può pensare di te inizierai ad accorgerti che la gente non sta affatto pensando a te nei termini in cui credi, anzi, molto spesso non sta affatto pensando a te! Concentra l’attenzione su quello che vuoi piuttosto che su quello che possono pensare gli altri. Naturalmente questa non è una licenza a prevaricare gli altri, i risultati non si ottengono contro gli altri ma con gli altri! Ma il giudizio degli altri non deve essere né un ossessione né un alibi.


La Voce di chi non ha voce

9

Un bambino su cinque è insonne “Ma spesso per colpa dei genitori” I problemi di una notte in bianco, non si dissolvono alle prime luci dell’alba ma si trascinano sui banchi di scuola. Iperattività, scarsa capacità di concentrazione, comportamenti aggressivi e calo del rendimento scolastico, possono dipendere da un disturbo cronico del sonno che, secondo i pediatri della Paidòss arriva ad interessare un under 14 su cinque, in pratica un milione di bimbi e ragazzi italiani tra i 3 e i 14 anni. Ma in otto casi su 10, l’insonnia dei più piccoli è frutto solo di cattive abitudini, spesso ‘permesse’ dai genitori e non una vera e propria malattia. Più in generale poi, anche i ragazzi che non soffrono di insonnia, oggi dormono in media un’ora in meno rispetto ai coetanei di un secolo fa, con il risultato che ogni giorno, il debito di sonno ammonta a 40 minuti circa anche tra chi non ha difficoltà a chiudere gli occhi una volta arrivato a letto la sera. Come fare dunque per recuperare il sonno perduto? Alcuni pediatri dettano la loro ricetta, da loro indicata come la ‘regola dei cinque sensi’: Vista: vietati tablet, computer e televisione dopo le otto di sera. La luce di questi dispositivi interferisce con la produzione di melatonina e questo altera il ciclo sonno-veglia. Anche le luci della camera da letto, almeno al momento di andare a letto, devono essere soffuse; è possibile eventualmente lasciare una lucina per i più piccoli, che hanno paura del buio. Gusto: una bella tazza di latte tiepido prima di andare a letto concilia il sonno; la cena, da consumare prima delle 20, deve essere abbastanza leggera e possibilmente a base di alimenti (pollo e tacchino, uova, pesce, carboidrati integrali, latticini) contenenti il triptofano, l’aminoacido del sonno. Olfatto: cambiare spesso le lenzuola, perché si dorme meglio tra quelle che profumano di bucato appena fatto, meglio se all’aroma di lavanda che abbassa la frequenza cardiaca e fa rilassare meglio. L’aria della camera da letto deve essere ‘pulita’; no insomma ad arredi pesanti, ricettacolo di polvere e di acari. Tatto: si dorme meglio abbassando i riscaldamenti o raffreddando un po’ l’ambiente nei mesi più caldi; la temperatura ideale per una bella dormita dovrebbe essere intorno ai 18°; il bambino dovrebbe indossare un pigiama di cotone traspirante, un po’ più pesante in inverno. Udito: i rumori della casa devono cominciare ad attutirsi da almeno 30 minuti prima di approdare al letto; se si vive in una zona molto rumorosa, è consigliabile fare ricorso al ‘rumore bianco’; esistono apparecchi appositi, ma va benissimo anche il ronzio di un ventilatore o di un purificatore d’aria elettrico. E’ importante inoltre che i più piccoli vadano a letto non più tardi delle 21, perché oltre quest’orario – dicono i pediatri – si fa più fatica ad addormentarsi, passa il momento del sonno e si fanno più frequenti i risvegli notturni. Nella maggioranza dei casi, la difficoltà ad addormentarsi e i risvegli notturni sono colpa di cattive abitudini durante la giornata. In oltre otto casi su dieci infatti l’insonnia dipende da fattori psico-fisiologici, legati all’organizzazione della giornata, alla molteplicità di stimoli che si trovano intorno e alla routine data dai genitori, a cominciare dalla pessima abitudine di costringere i figli a seguirli nei locali e nei ristoranti fino a mezzanotte. Se si decide di avere un figlio si deve anche mettere in conto qualche rinuncia per il loro benessere. Il loro diritto al riposo deve essere messo al primo posto. I bambini fra i tre e i cinque anni dovrebbero dormire almeno dalle 11 alle 13 ore, per poi arrivare a 9-10 ore dai 6 ai 10 anni e almeno 8-9 ore dagli 11 ai 13 anni. Tutto ciò spesso oggi non accade e la maggioranza “perde” almeno 40 minuti del monte ore necessario ad affrontare al meglio la giornata a scuola”. (Laura Monti)


La Voce di chi non ha voce

10

Attenti a chi vi manipola il carattere Alcune persone trovano una chiave segreta che permette loro di ottenere vantaggi sfruttando il carattere di un’altra persona. Di solito si tratta di elementi molto svegli, bravissimi a capire l’altro, che prima lo attirano con la gentilezza, la comprensione, l’invito alla confidenza e il richiamo all’amicizia e dopo … una volta conosciuto meglio il carattere dell’altro … lo rigirano a proprio piacimento. Avete mai sentito quelle frasi tipo: “Se lo fai, mi uccidi!”, oppure “Senza di te come faccio?”, per convincervi a desistere da un progetto o da un’idea? Si usano molto spesso nelle amicizie possessive o nei rapporti sentimentali improntati sulla gelosia. Facendo leva sul carattere di una persona più fragile, più timida, più pessimista si può agire sulle sue paure e sul suo senso del rimorso per farle fare quello che si vuole. Manipolandola, appunto. Come si fa a evitare questo “ricatto”? Tanto per cominciare diventando più forti. Spesso il soggetto manipolato è una persona che ha poca autostima. Vogliatevi bene e proteggetevi, da voi stessi e da altri. Chiunque cerchi di farvi sentire in colpa si aspetta che voi obbediate senza reagire. Invece dovete reagire. Fategli una contro domanda: “cosa intendi dire con questo?”, basterà a metterli in difficoltà. Se il ricatto morale viene dal fidanzato, dall’amica, dai genitori (“mi vuoi fare morire??”) sappiate che non muore mai nessuno. Spiegate loro con gentilezza, ma con fermezza, che voi volete loro molto bene ma dovete comunque vivere la vostra vita. Se si affaccia il rimorso, fate un rapido calcolo di quante volte avete obbedito rinunciando ai vostri bisogno, rispetto a quante volte invece vi siete presi il vostro spazio. Vedrete che avrete passato molto più tempo a far contenti gli altri … dunque, niente se e niente ma. Regalatevi un abbraccio speciale e, per una volta, fare come piace a voi. Senza voltarvi indietro. (F. C. )


La Voce di chi non ha voce

11

I conflitti dei genitori e gli effetti sui figli I danni sui figli, in ambienti familiari fortemente conflittuali, riguardano le sensazioni di insicurezza e di impotenza. Il danno è sul piano della formazione della personalità, che viene segnata dall’esposizione a minacce, intimidazioni, dalla sensazione di mancata protezione e di allarme continuo. I conflitti dei genitori e gli effetti sui figli .

„ Viviamo in una realtà molto spesso fatta di conflitti, di intolleranze, di incompatibilità e di separazioni. Ci si scontra, ci si distanzia, ci si arrabbia fino a generare delle vere e proprie “guerre” che solo in rari casi riescono a trovare la pace e l’equilibrio. Sto parlando soprattutto di quei conflitti interni all’ambito familiare in cui la coppia, per motivi più o meno significativi, litiga, non trova un accordo, un punto d’unione e finisce per destabilizzare quelle certezze fino ad allora costruite insieme. A pagarne le conseguenze maggiori sono sempre loro: i figli. Sono loro i principali spettatori di adulte insoddisfazioni e incompatibilità, di offese continue, di accuse e di malintesi. E così si ritrovano a vivere dei momenti di turbamento e di caos emotivo per via di quella stabilità e di quella sicurezza che vengono d’un tratto a mancare e che invece sono di fondamentale importanza per il loro percorso di crescita. Si ritrovano anche molto spesso triangolati dentro dinamiche familiari fatte di ricatti affettivi, di richieste esplicite o implicite di allearsi con qualcuno dei due genitori con il rischio di generare in loro la sensazione spiacevole di sbagliare, di tradire la mamma o il papà qualsiasi decisione prendano. Ecco perché frequentemente questi bambini si sentono colpevoli e responsabili dei conflitti genitoriali e sperimentano sensi di colpa, paure ed ansie. Sono queste, appunto, le principali reazioni emotive dei piccoli di fronte ai continui litigi dei propri genitori: una serie interminabile di sentimenti negativi che, a lungo andare, rischiano di generare nei ragazzi una tendenza all’isolamento sociale e un senso di ostilità nei confronti di unioni e matrimoni. I danni sui figli, in ambienti familiari fortemente conflittuali, riguardano le sensazioni di insicurezza e di impotenza. Il danno è sul piano della formazione della personalità, che viene segnata dall’esposizione a minacce, intimidazioni, dalla sensazione di mancata protezione e di allarme continuo: questi bambini si sentono come sempre seduti su di una polveriera che può esplodere improvvisamente. Certo non è neppure funzionale vivere insieme solo per il bene dei figli, facendogli poi pagare la cosa in modo diverso: non più affettuosità tra i genitori, silenzi, indifferenze, letti o camere separate. Ma è raro che i genitori


La Voce di chi non ha voce

12

pensino alle conseguenze dei propri comportamenti. Si sa, essere capaci di gestire i conflitti non è semplice ma dovrebbe essere un impegno ed un dovere per assicurare una serenità ai propri figli educandoli a loro volta a risolvere le situazioni difficili con intelligenza, facendo si che continuino serenamente il loro processo di crescita. Basterebbe a volte fermarsi ad ascoltare, imparare a riconoscere i limiti costruttivi di ogni dialogo e di ogni diverbio. E accettare, quando sembra non esserci più via d’uscita, anche l’aiuto di una persona esperta attraverso un percorso di terapia di coppia o di mediazione familiare di modo che si riescano ad individuare in modo chiaro e imparziale le motivazioni dei conflitti. Tuttavia, quando la separazione diviene l'unica via per interrompere una situazione di conflitto cronico e dannoso è sempre bene cercare di fare in modo che i bambini, o comunque i figli in generale, mantengano un buon rapporto con entrambi i genitori anche se sono separati. In questo modo sicuramente saranno meno devastanti gli effetti negativi del divorzio e della rottura del “nido” familiare sicuro fino a quel momento. La separazione dei genitori, pur essendo un evento molto spiacevole, non e’ detto che debba essere traumatico per i bambini ma questo dipende solo da come si fa vivere loro l’evento. (David Malcoci)

Politico finisce nella spazzatura, gettato nel cassonetto dalla folla Una folla inferocita davanti al parlamento a Kiev ha gettato Vitaly Zhuravsky in un bidone della spazzatura

Una folla inferocita davanti al parlamento a Kiev ha gettato Vitaly Zhuravsky in un bidone della spazzatura. Zhuravsky, una volta membro del partito dell'ex Presidente Viktor Yanukovich, stava camminando nella piazza. Dopo averlo gettato nell'immondizia, l'hanno trattenuto e gli hanno gettato acqua addosso, lanciandogli la sua valigetta e uno pneumatico addosso.


La Voce di chi non ha voce

13

“L’EMICRANIA” Stress,alcuni cibi,variazioni ormonali:sono molti i fattori che possono scatenare un attacco di emicrania. Per bloccarla sul nascere occorre intervenire subito con farmaci adeguati. Terapie efficaci anche senza ricetta sono i farmaci antinfiammatori non steroidi (Fans)Se il dolore non viene controllato con quest’ultimi,si passa a farmaci con prescrizione medica,i triplani potenti ma meno tollerabili. Le cause scatenanti sono diverse: Fisio-psico :Stress,ansia,paura,depressione. Alimentare: Alcool,nitrati,formaggi,cioccolato. Ambientali:Flash,luci intermittenti,odori. Abuso di droga,poco o molte ore di sonno,e ciclo mestruale ed etc… L'emicrania è una patologia neurologica cronica caratterizzata da ricorrenti cefalee, da moderate a gravi, spesso in associazione con una serie di sintomi del sistema nervoso autonomo.


La Voce di chi non ha voce

14

CLASSIFICA DELLE INFEZIONI NELLA SANITA’ 71% OSPEDALI: Il 71%delle infezioni acquisite durante una pratica medica si sviluppano in ospedale. 8% AMBULATORI: Anche al di fuori dei nosocomi c’è il rischio di contrarre germi: dagli ambulatori proviene l’8%delle infezioni. 8,2% CASE DI CURA : Questo è un dato allarmante presso le strutture residenziali sanitarie assistite. 6,7% tasso di infezioni negli Ospedali 26,2% MALATTIA: Pazienti che si ammalano in una casa di cura , sono colpiti da bronchite. Pensate che su 100 operazioni chirurgiche e quelle dialisi, il 4,7% provocano un’infezione.

“ OBESITA’… ” L’OMS ha definito l’obesità una “epidemia,nel mondo le persone obese sono più di quelle denutrite 1miliardo(obese) 800 milioni (denutrite). Le cause sono predisposizione genetica e vita sedentaria,abitudini alimentari e alimentazione compulsiva. I danni alla salute sono:malattie cardiovascolari,ipertensione,diabete,depressioni e malattie dei reni. La spesa sanitaria in Europa il 7% è destinata alle cure per problemi causati dall’obesità. Come si calcola l’obesità: Indice di massa corporea si ottiene così: PESO IN CHILI …DIVISO…L’ALTEZZA AL QUADRATO 1)

INDICE TRA 25 -30…..(SOVRAPPESO)

2)

INDICE OLTRE 30…..(OBESITA’)

3)

INDICE OLTRE 40…..(GRANDE OBESITA’)

CLASSIFICA: USA…30,6%

- GRAN BRETAGNA…24,4% -

GERMANIA…12,9%

SPAGNA…12,6% - FRANCIA…9,4% - ITALIA…8,6% (A. Giordani )


La Voce di chi non ha voce

15

Sostenibilità e competitività del sistema agroalimentare: il contributo dell’ENEA presentato all’Isola della Sostenibilità ENEA - Ufficio Stampa e Rapporti con i Media

Resp. Elisabetta Pasta Tel. 0636272806 –2609 2609 cell. 3298313702 e-mail: uffstampa@enea.it www.enea.it

Campagna condotta co da ENEA Dopo aver tracciato una panoramica dell’innovazione tecnologica nel settore agroalimentare in Italia e in Europa, Iannetta ha evidenziato il contributo dell’ENEA nel campo delle tecnologie innovative per l’agricoltura, l’industria alimentare, l’ambiente, l’energia, l'efficienza energetica, le fonti rinnovabili, la sicurezza e la qualità dei prodotti. L’ENEA, da anni, mette a disposizione delle imprese agroalimentari le sue competenze tecnico-scientifiche multidisciplinari, con l’obiettivo di innovare i loro processi produttivi, ridurre i consumi e limitare gli sprechi. Per il 2050 si prevede un aumento della popolazione mondiale di circa due miliardi di persone e ciò rende necessario raddoppiare la quantità quantità di colture per l’alimentazione. Siamo di fronte ad una vera e propria sfida alimentare globale che richiede da una parte di raddoppiare la disponibilità di cibo e dall’altra di ridurre i danni ambientali causati dall'agricoltura. Il cibo deve essere quindi quindi un tema centrale delle politiche internazionali in modo da favorire processi di sviluppo e di intensificazione delle politiche di ricerca ed innovazione. E’ necessario individuare metodi di produzione alimentare, sistemi e nuove tecnologie che siano in grado di aumentare l’efficienza dei sistemi primari, e nello stesso tempo garantire quantità di cibo, qualità e sicurezza, riducendo l’inquinamento ambientale e gli input chimici ed energetici. Bisogna ragionare in una prospettiva di Green Economy multidisciplinare, multidisciplinare, delineando un approccio integrato che prenda in considerazione non solo la produzione primaria degli alimenti, ma anche la questione energetica, l’ambiente ed il territorio, l’alimentazione, la nutrizione e salute, nonché le abitudini alimentari alimenta dei consumatori.


La Voce di chi non ha voce

16

120 secondi ‹‹Cazzo, Fanny, e se sono rimasta incinta?›› ‹‹Ma non può essere! Hai fatto il rito scaccia-bebè che ti ho insegnato? Con me funziona sempre!›› ‹‹Te lo ripeto per l’ultima volta: cantare su un piede solo I will survive rivolti alla Luna prima di fare sesso non è un metodo anticoncezionale!›› Francesca Ernestina, meglio conosciuta come Fanny: la mia migliore amica. Ovviamente svampita, patita per i romanzi d’amore, le soap anni ’80 e le calamite sul frigo. Non so con precisione di cosa si occupi, ma credo che sul lavoro dimostri un talento nascosto poiché riceve aumenti come fossero mentine per l’alito e le convention col capo si svolgono sempre su spiagge da sogno. Le voglio un gran bene, ma i suoi consigli vanno dosati col contagocce. ‹‹D’accordo, fa’ come ti pare. Ma poi non venire a piangere da me! Almeno l’hai fatto il test?›› Il test? No che non l’ho fatto! Il t-e-s-t. Mi sembra di avere un martello pneumatico al posto del cervello. Perché non ci ho pensato prima? Eppure ne ho sempre uno nel cassetto delle calze, per le emergenze! Solo che fino ad ora non mi era mai capitata una vera emergenza. La verità è che sono entrata nel panico ed ho fatto la cosa più sensata che potessi fare: assolutamente nulla. Mi sono seduta in cucina e sono rimasta immobile a fissare la macchia d’olio sul muro, quella nata dal mio fallimentare tentativo di girare al volo la frittata. In uno stato quasi catatonico ho composto il numero di Fanny ed ora lei mi dice con precisione cosa fare: il mondo sta girando davvero in senso contrario! ‹‹Resta in linea, vado in bagno. Ho tutto l’occorrente lì. E poi sta per arrivare Matteo, non voglio che mi veda sconvolta››. ‹‹Be’ tesoro, se sei incinta, ti vedrà in condizioni peggiori di così! E poi magari questa è la volta buona che quel decerebrato del tuo fidanzato si decide a sposarti!››. Effettivamente Matteo ed il matrimonio vivono su due pianeti distanti anni-luce. I suoi hanno divorziato quando lui era solo un bambino e da allora i genitori non si sono più rivolti la parola se non in presenza dei rispettivi avvocati. Attacco la telefonata nel momento stesso in cui la chiave gira nella toppa e la porta blindata si apre col suo solito cigolio metallico da astinenza d’olio. Mi fermo a sentire i passi che si avvicinano e mi accorgo di avere la salivazione azzerata, provo a deglutire ma non ci riesco: la lingua mi raschia la gola come fosse carta vetrata. ‹‹Sono a casa!›› la voce di Matteo rompe il silenzio, come un tuono in una giornata di sole. ‹‹Tutto bene lì dentro?›› chiede aspettandosi una risposta. ‹‹Sì›› dico cercando di mascherare il tremolio della voce ‹‹Cinque minuti e sono da te!››


La Voce di chi non ha voce

17

Così, con l’apparente calma di chi sta per rapinare una banca, prendo la confezione ancora sigillata, apro il bugiardino e leggo velocemente il tutto, saltando qualche parola qua e là. PRECAUZIONI bla bla bla CONSERVAZIONE bla bla bla COME UTILIZZARE IL TEST Ecco, questo è interessante: togliere il coperchio, fare pipì bla bla bla, questo lo so già, rimettere il cappuccio, posizionarlo orizzontalmente ed aspettare 2 minuti. Facile. COME LEGGERE IL RISULTATO Oddio, alla fine ci sarà il risultato! Per un attimo l’avevo rimosso! Una banda negativo, due bande positivo. Una banda negativo, due bande positivo. Ok, non mi sembra troppo difficile. Ce la posso fare. Dal soggiorno arriva ovattata la voce del cronista sportivo, la partita sta per iniziare e quindi avrò 90 minuti per digerire la notizia e cominciare a pensare a come dirgli che diventerà padre. Il pensiero di un’ora e mezza di completa solitudine mi rilassa e riesco a far pipì proprio sulla punta del test, come indicato nel disegno fatto apposta per ragazze nel mio stato d’ansia. Adesso può cominciare il conto alla rovescia. 2 minuti. 120 secondi. 119… 118… 117… 116... Caspita, certo che il tempo non passa mai. Come gli ultimi minuti prima del suono della campanella. Con la differenza che qui non è la libertà ad aspettarmi dopo il countdown, ma esattamente il contrario. Un esserino piagnucolone e puzzolente per cui perderò il mio adorato lavoro precario, che non mi farà dormire la notte e che mi farà diventare meno attraente di un babbuino dal culo rosa. 105… 104… 103… 102… Mi verranno le smagliature. Le caviglie mi si gonfieranno a tal punto da sembrare due palloncini pronti ad esplodere. Per non parlare delle mie tette! Passerò da una seconda ad una quarta abbondante e perderò latte come una vacca da mungere! Dovrò togliere il piercing che porto all’ombelico o rischierà di schizzare via come un proiettile impazzito. Scoppierò a piangere senza motivo e dovrò svegliare Matteo nel bel mezzo della notte per una voglia improvvisa di polpa di papaia. 93… 92… 91… 90… E le mie amiche? Cominceranno a dirmi che le donne incinte sono più luminose ed affascinanti, ma appena si volteranno avranno l’espressione di chi ha visto passare un canotto in bikini! Matteo mi lascerà per una venticinquenne che va a fare jogging coi tacchi a spillo ed io mi ritroverò a passare ogni sabato sera da qui all’eternità in compagnia di un mostriciattolo mangia-caccole. 81… 80… 79… Quando partorirò, non vorrò esserci. Dirò ai medici di drogarmi, o farmi fumare qualcosa di molto pesante. Mi voglio svegliare a cose già fatte.


La Voce di chi non ha voce

18

74… 73… Speriamo che mio figlio non abbia la testa enorme del padre! Non voglio che i tirocinanti si esercitino al punto-croce su di me. E non voglio neanche dover indossare il pannolone come una vecchia incontinente! 69… 68… 67… Ma si è fermato l’orologio? 64… 63… 62… Dovrò comprare uno di quei libri che ti aiutano a scegliere il nome per il tuo bambino, quelli che portano anche l’etimologia, così da essere sicuri di augurargli il meglio chiamandolo Felice, Vittorio, Gaia o Letizia. Naturalmente, nel mio caso, il nome prescelto dovrà avere il significato nascosto di “brutto guastafeste-ma proprio a me dovevi capitare”. 53… 52… 51… 50… E se fossero gemelli? La madre di Matteo ha una gemella che vive in Texas. Fisicamente sono identiche, ma caratterialmente non potrebbero essere più diverse: una acida come un limone verde, l’altra allegra e solare come Heidi sui monti. Naturalmente a me è capitata la sorella antipatica. E adesso che ci penso, anche mio nonno aveva un fratello gemello, morto in guerra. Oddio! Ecco, lo sapevo! Avrò due gemelli! 48… 47… 46… 45… In cantina dovrei avere ancora le vecchie tutine che indossava mia nipote. Andranno bene per i primi tempi. Se i miei calcoli sono giusti, il nanerottolo dovrebbe nascere a dicembre. Speriamo solo non mi rovini il giorno di Natale! Meglio che nasca prima, così le vecchie zie avranno altro a cui pensare durante le Feste, invece di torturarmi con il loro continuo Ma quando ti sposi? 36… 35… 34… 33… Sarebbe il caso se stasera stessa iniziassi a prendere le misure della camera da letto per farci entrare la culla. Non che voglia tenere il mostriciattolo sempre vicino a me, è solo che in soggiorno stonerebbe con l’arredamento e non sarebbe carino per gli ospiti che ci vengono a trovare. Invece domani andrò a comprare una scorta di bavette. Ho sentito dire che quando sono piccoli sbavano di continuo ed io non ho intenzione di farmi trovare impreparata. 21… 20… 19… Non farò come quelle madri che piangono di gioia subito dopo il parto. Al massimo piangerò perché dovrò dire addio alla mia indipendenza, ai miei martedì sera con le amiche, addio all’aperitivo del venerdì con i colleghi, addio alla spiaggia nelle ore più


La Voce di chi non ha voce

19

calde e alla tintura per capelli. In compenso benvenuti pappette, pannolini e bavaglini, benvenuti piagnistei e notti in bianco, benvenuta depressione post-partum. 10… 9… 8… 7… Il tempo è quasi scaduto. Questi due minuti sono durati un’eternità. 3… 2… 1… Le mani mi tremano per la tensione, il cuore ha preso a battermi in petto come un tamburo, tanto forte che mi sembra quasi di sentirmelo rimbombare nelle orecchie. Alzo lentamente il test ed i miei occhi si fissano sulla finestrella di controllo. Il tempo si ferma un’altra volta. Che strano… Cerco la seconda banda, quella indicativa, ma non c’è. Una banda negativo, due bande positivo. Alzo lo sguardo alla mia immagine riflessa allo specchio e mi scopro a portare una mano al ventre. Sorrido impercettibilmente a quella donna che mi guarda silenziosa ed una lacrima scivola muta lungo la mia guancia, per poi staccarsi ed andare a morire sul freddo pavimento.

Il test è ancora stretto nella mia mano, che però non accenna a mollare la presa. Lo stringo forte a me, come se fosse il tesoro più prezioso del mondo. E forse lo è, perché in fondo è grazie a lui se sono stata madre. Madre, anche se solo per 120 secondi.

Giada Maria Pacini


La Voce di chi non ha voce

20

Stupri, omicidi d'onore: i cinque paesi in cui non deve essere un donna Delitti d'onore, mutilazioni genitali e schiavitù sessuale sono purtroppo ancora di attualità in tanti paesi al mondo. E' quanto emerge incrociando i dati provenienti dalle Nazioni Unite, Amnesty International e dalla Banca Mondiale. Le tragedia si fanno sempre più cruente e disumane e si susseguono una dopo l'altra senza che nessuno voglia o possa intervenire concretamente. La lista è lunga: un pakistano lapidato per amore della sua famiglia, la sudanese, incinta, condannata a morte per non aver rispettato la religione del padre, le due indiane trovate impiccate dopo essere state violentate, per non parlare delle 233 nigeriane rapite da Boko Haram Tra i Paesi che che mantengono il più alto tasso di sofferenza per le donne c'è il Pakistan, campione di delitti d'onore A ruota seguono Arabia Saudita, Sudan, Guinea, Eritrea e Sierra Leone. Poi ci sono una trentina di paesi nei quali le donne vengono violentate prima del matrimonio o trattate come oggetti da padri e fratelli senza che le forze dell'ordine intervengano e senza che le famiglie compreandano il dramma. Anzi, spesso sono proprio i clan familiari ad emarginare la sfortunata di turno. E che partecipano con gli altri alla lapidazione o all'impiccaggione.

UN SEGNO POSITIVO - L'agenzia per l'infanzia (UNICEF) e il Fondo per la popolazione delle Nazioni Unite (UNFPA) hanno accolto con soddisfazione la prima campagna dell'Unione Africana contro i matrimoni precoci, lanciata ad Addis Abeba. Questa pratica ha negato l'infanzia ad oltre 17 milioni di ragazze - 1 su 3 - in tutto il continente. A livello globale, 9 paesi su 10 con il piu' alto tasso di matrimoni precoci si trovano in Africa - Niger (75%), Ciad e Repubblica Centrafricana (68%), Guinea (63%), Mozambico (56%), Mali (55%), Burkina Faso e Sud Sudan (52%) e Malawi (50%). ''Abbiamo ascoltato persone provenienti dall'Africa interessate a far crescere la loro voce. Cio' a cui abbiamo assistito e' un ampio movimento collettivo di leader e organizzazioni che dicono No ai Matrimoni Precoci'', ha dichiarato Martin Mogwanja, Vice Direttore Esecutivo dell'UNICEF che ha parlato da Addis Abeba. ''Questa spinta degli Africani per gli Africani non deve fermarsi fino a quando ogni ragazza in ogni famiglia e in ogni comunita' non avra' il diritto di raggiungere il suo diciottesimo compleanno prima di sposarsi''. (L. T. )


La Voce di chi non ha voce

21

Disabili: per la prima volta, ho chiesto che bocciassero mia figlia E’ finito anche questo difficilissimo anno scolastico di Diletta. E’ stato complicato approcciare la realtà della scuola superiore e metterla in relazione con la disabilità grave e pliurima di Diletta. Ho vissuto un anno che mi ha in larga parte annientata, pur cedendo di converso una serie di lezioni di vita ricchissime di contenuto. Sono stata abbastanza assente dal mondo terzo, pur vivendo momenti difficili in ogni ambito. In breve: la mia idea di scuola superiore è che in realtà sia un luogo dove nelle rare fortunate realtà si accolgono decentemente studenti con la sola disabilità motoria agli arti inferiori. Tutto il resto è una bella favola. In realtà la normativa che riguarda la scelta della famiglia è fuorviante e mal calzante alle realtà. Ho girato molte realtà per capire se eravamo state “sfortunate” o se siamo troppo “intolleranti” alle favole ipocrite. Tanto è nella guerra tra minimi obiettivi e differenziato la sostanza è che se un alunno non cammina gli si fa la concessione di farlo studiare, altrimenti si deve accendere un cero se “questi ragazzi” fanno i “loro” differenziati laboratori meravigliosi creati “per loro”. Ho usato ogni strumento a disposizione. Ho girato la storia sotto ogni singolo ambito possibile. L’unica eccezione è stata che io rompo proprio tanto. Addirittura porto mia figlia ogni mattina e vado anche a riprenderla. Poi il 28 marzo il vortice si ferma. E’ venerdì sera e Diletta ha tre crisi convulsive scatenate da stress… Corsa in ospedale, referti e zac! quanto avevo scritto e urlato prende tristemente corpo. Improvvisamente capiscono che non ero matta, che non volevo decidere per loro e che sapevo ciò che era meglio per mia figlia. E’ ormai tardi per recuperare, chiedo per la prima volta la ripetenza. Con Diletta ne avevo parlato e riparlato. Lei chiedeva di rifare la prima. Non aveva conosciuto i compagni se non sporadicamente. Non aveva creato legami forti con gli insegnanti, non si era ambientata.Mentre mi sono seduta qui, alla mia scrivania, per raccontare il macigno che porto dentro, lo squillo del cellulare irrompe. Mi alzo, riconosco il numero e rispondo. Col cuore in gola penso: ecco, me l’hanno promossa pur non avendo fatto nulla… e invece una voce un po’ titubante mi dice sommessa che non è stata ammessa alla classe seconda. Rispondo in un tumulto: “Signora, so che sembra strano, ma tanto per voi sono strana davvero, che bello! Finalmente hanno ragionato e hanno concesso a mia figlia la giusta e meritata seconda possibilità“. La signora tace. Io attacco e torno qui a sedermi. E’ dura sul serio a volte. In questo pomeriggio, mentre scrivo ho dinanzi a me tre mesi di latitanza di qualsiasi opportunità (anche a pagamento) per Diletta se non 5 ore al giorno di assistenza. E sono una fortunatissima!


La Voce di chi non ha voce

22

Però, c’è un però che sento di voler tirar fuori dal cuore: la disabilità riflessa che ha colpito una delle sorelle di Diletta. Fine della scuola elementare e mentre tutti piangono lei ride, ride di cuore, impazzisce di gioia. Rimango male, mi sbatte in faccia una liberazione che evidentemente non avevo capito fino in fondo. Le chiedo di spiegarmi, di dirmi dove ho sbagliato, di raccontarmi quale pezzo mi sono persa e lei disponibile come sempre lo fa. Sedute vicino le nostre roselline sul balcone, all’ombra di tutto e di tutti, mi racconta il suo dispiacere per la scuola e alcune maestre ma il sollievo che scaturisce dal potersi finalmente allontanare per sempre da una grandissima parte di compagni che l’hanno insultata, accusata, torturata psicologicamente per essere sorella di Diletta. Una coltellata: sapevo di ogni singolo episodio, sapevo del dolore, insieme decidemmo di non cambiare scuola perché il valore costa e l’onore anche; parlammo di questo con dirigente e andammo avanti. Mia figlia ha sentito di aver vinto e di aver schiacciato la massa melmosa, ma il prezzo è stato alto. Le ho chiesto: quale sarà il tuo ricordo delle elementari: “Mamma, ho capito che devo scegliere se stare con gente superficiale e maleducata o se stare spesso da sola scegliendo il mio giusto“. Ieri eravamo in un centro commerciale a fare la spesa. Alla casa ho detto alle mie figlie di aspettarci sedute al bar difronte. Siamo arrivati poco dopo e ho trovato Diletta piena di briciole di patatine e docciata con l’acqua, felice e allegra, e la mia seconda figlia mi ha detto: “Vedi mamma, intendevo questo l’altra sera: questo è il mio giusto“. Fratelli e sorelle sul dondolo del senso di colpa o dell’obbligo, intimiditi rispetto i genitori, a testa e occhi bassi nei gruppi… bambini che amano la loro famiglia tutta in cerca del gesto giusto al momento giusto. E tra di essi coloro che con forza cercano il giusto, e mostrano se stessi pagano un prezzo amaro. Prezzo che secondo me li renderà veri, affidabili e gioiosi intimamente molto più di tanti altri. E allora eccomi qui, a salutare tutte quelle famiglie e tutti gli amici di quelle famiglie, che come me pensano a domani e contano le fatiche dei prossimi tre mesi. Contano le fatiche e le difficoltà amplificate. Ma, come sempre, sarà bello perché sarà intenso. Sarà vita vissuta con la consapevolezza che molti non avranno mai. Conto da pagare per l’indifferenza. Buona estate a tutti. (Fabiana Gianni )


La Voce di chi non ha voce

23


La Voce di chi non ha voce

24

Allestimento di AmaZone al Cubo d'Oro “ L’allestimento di AmaZone al Cubo d’Oro ha subito una sostanziale e significativa modifica in occasione dell’evento Napoli BikeFestival 2014 alla Mostra d'Oltremare di Napoli, che ha visto la compresenza delle Amazzoni e di altre esposizioni artistiche nel medesimo spazio. Le 12 tele pittoriche delle Amazzoni, originariamente disposte lungo tutto il perimetro interno della struttura, sono divenute pannelli compositivi di una struttura a pianta quadrata posta al centro del Cubo d’Oro, richiamando, nella nuova conformazione, la geometria dell’involucro murario esterno. Come una formazione militaresca, come una testuggine romana,le Amazzoni, con il loro serrarsi in un unicum che non consente penetrazioni,divengono rocca inespugnabile, sortendo l’effetto di vedere potenziata la forzadella singola immagine a favore di quella generata dalla compattezza e dallacontinuità della somma delle stesse.

Un contenuto che assorbe non solo l’immagine del contenitore, ma anche la forza e l’energia bellica che il luogo in camera dalle sovrastanti immagini parietali raffiguranti Mussolini e Giulio Cesare. Un contenuto che a prima vista sembrerebbe figlio del contenitore. Ma non è così. Così come il progetto culturale ed artistico AmaZone,riprende il mito delle Amazzoni per rielaborarlo e tramutarlo in un concettonuovo di pacifica guerriera al servizio del Bene e della Sua realizzazione inTerra, il cubo di AmaZone all’interno del Cubo d’Oro è un contenuto che assorbe la forma e l’energia del contenitore per tramutare la volontà belligerante in volontà di realizzazione di un mondo di pace e di amore. ” Rita Esposito


La Voce di chi non ha voce

25

Cassazione: possibili attenuanti anche per lo stupro "completo" I supremi giudici annullano la condanna inflitta ad un uomo per violenza sessuale sulla moglie

E' possibile concedere le attenuanti anche nel caso in cui, in una violenza sessuale, si sia verificato un rapporto completo. Lo si evince da una sentenza depositata oggi dalla terza sezione penale della Cassazione, che ha annullato con rinvio "limitatamente alla ravvisabilita' dell'ipotesi attenuata" la condanna inflitta ad un uomo per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale sulla moglie. La Corte d'Appello di Venezia aveva condannato l'uomo per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale sulla moglie e aveva escluso l'ipotesi attenuata del fatto "di minor gravita'" sulla base della considerazione che un rapporto sessuale completo non consentirebbe di configurare tale attenuante. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'uomo, il quale aveva anche evidenziato che le violenze erano state sempre commesse sotto l'influenza dell'alcol. "Ai fini della concedibilita' dell'attenuante di minore gravita' - si legge nella sentenza depositata oggi assumono rilievo una serie di indici" riconducibili "al grado di coartazione esercitato sulla vittima, alle condizioni fisiche e mentali di quest'ultima, alle caratteristiche psicologiche, valutate in relazione all'eta', all'entita' della compressione della liberta' sessuale e al danno arrecato alla vittima anche in termini psichici". Dunque, i giudici di piazza Cavour osservano che "cosi' come l'assenza di un rapporto sessuale completo non puo', per cio' solo, consentire di ritenere sussistente l'attenuante, simmetricamente la presenza dello stesso rapporto completo non puo', per cio' solo, escludere che l'attenuante sia concedibile, dovendo effettuarsi una valutazione del fatto nella sua complessita'". La Corte d'Appello di Venezia, dunque, dovra' riesaminare il caso per valutare se sia ravvisabile l'attenuante per il fatto di minor gravita'".


La Voce di chi non ha voce

26

Alla Mostra d’oltremare di Napoli : ANTEPRIMA PRESENTAZIONE LIBRO DI : ANTONELLA OREFICE nel CUBO D’ORO – LIBRI LIBERI –

“Delitti e condannati nel Regno di Napoli (1734 – 1862)”. Antonella Orefice è nata a Napoli nel 1967. Laureata in Filosofia nel 1990 lavora a studi di ricerche storiche sul XVIII secolo Napoletano e collabora con diverse riviste storico-scientifiche ed enti culturali. Ha pubblicato per la Società Napoletana di Storia Patria, Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, l'Archivio Storico Diocesano di Napoli e l'Archivio per la Storia delle Donne. E' iscritta all'Albo della Società Italiana delle Storiche ed all'Ordine dei Giornalisti della Campania. E' direttore responsabile della rivista mensile online Nuovo Monitore Napoletano.

" Nel nuovo lavoro della storica Antonella Orefice, si rivelano i vari momenti emotivi di una studiosa che ha il privilegio e l’onere di leggere, analizzare e dare una loro organicità a ben 140 manoscritti dell’Archivio Storico Diocesano di Napoli. Quindi il testo ha il pregio di comunicarci tante vicende drammatiche e dolorose riguardo agli ultimi momenti di vita di 663 condannati sia per delitti comuni che per reati addebitabili al fatto di aver sognato un mondo migliore, i cosiddetti rei di Stato. E’ la stessa studiosa a rivelare che non è stato facile per lei “ gestire quel dolore implacabile che si sprigionava da ogni pagina, ad ascoltarlo, a comprenderlo, e poi trasmetterlo ad un’epoca diversa”.Non si può non accennare altresì alla grande novità storica del terribile” sorteggio” in base al quale trovavano la morte i soldati colpevoli di un “ reato imprecisato”, a cui presenziavano gli stessi Fratelli della Compagnia dei Bianchi. Ben 70 soldati furono condannati a morte secondo sorteggio soltanto durante il regno di Carlo III, sorteggi che " avvenivano a volte tra due soldati, poi uno su quattro, oppure uno su nove", come riportato nell'appendice documentaria, indipendentemente dal grado ricoperto e dall’entità del reato imprecisato di cui si era dichiarati colpevoli.Il testo si pregia altresì di una ricca appendice documentaria con tutti i nominativi dei condannati a morte e con i nomi dei vari scrivani che avevano il compito di annotare accuratamente i momenti precedenti l'esecuzione della condanna a morte. (A.Martino)


La Voce di chi non ha voce

SEGRETARIATO SOCIALE Cos’è: E’ un servizio cui possono rivolgersi i cittadini,con funzioni informative ed accompagnamento dell’utente all’interno dei percorsi assistenziali e sanitari. Come opera: Un servizio svolto nell’ambito di ogni Comune,dai Servizi Sociali,con funzioni informative, tive, di orientamento,trasparenza e fiducia nei rapporti col cittadino. Il Servizio è garantito istituzionalmemte ed è supportato da due consulenti specialistiche esterne,in regime di convenzione,con funzioni di elaborazione ed informatizzazione di strumenti ti e schede operative condivise,osservatorio e monitoraggio dei bisogni,concentrazioni di incontri con i Servizi Sociali territoriali per l’analisi e la condivisione di strumenti operativi. Per chi: Rivolto a tutti i cittadini del proprio Comune di appartenenza. Costo del servizio e accesso: E’ un servizio gratuito,con accesso agli Uffici di Servizio Sociale.

…INFORMAZIONI AI PROPRI COMUNI…

SITO: www.comunedinapoli.it

27

PREVENZIONE INFLUENZA L’influenza è una malattia infettiva provocata da un virus. Normalmente si risolve in pochi giorni, tuttavia in alcune persone può causare complicanze anche gravi. La vaccinazione antinfluenzale rappresenta un modo efficace e sicuro per prevenire la malatt malattia e i suoi sviluppi. La protezione si sviluppa circa dopo due settimane dalla somministrazione del vaccino. Poiché i virus influenzali cambiano di frequente, è consigliabile vaccinarsi tutti gli anni. In Italia, per la situazione climatica e l’andamento delle elle epidemie influenzali, il momento migliore per farsi vaccinare va dalla metà di ottobre alla fine di dicembre. L’influenza ha un periodo di incubazione breve, in media 2 giorni, durante il quale si è già contagiosi. In particolare, il periodo di contagiosità iosità comincia qualche giorno prima della comparsa dei sintomi e si prolunga per circa 3 3-5 giorni dopo. Questo significa che il virus può essere trasmesso anche da persone apparentemente sane. Il virus influenzale si trasmette attraverso le goccioline di muco e di saliva di chi tossisce e starnutisce, ma anche attraverso il contatto con le mani contaminate dalle secrezioni respiratorie. Quindi si diffonde con più facilità negli ambienti chiusi ed affollati. Scegliendo la vaccinazione non proteggi solo te stesso, ma anche quelle persone che ti stanno intorno e per le quali contrarre l’influenza potrebbe essere particolarmente pericoloso.


Cartapressata - Magazine

Volontario è… “…CHI DONA SE STESSO, NON LE PROPRIE RICCHEZZE ! ”

www.ragazzidellabarcadicarta.blogspot.it

28

Profile for CartaPressata

CARTAPRESSATA MAGAZINE - SETTEMBRE  

IL MONDO SOCIALE VISTO DALLA BARCA DI CARTA

CARTAPRESSATA MAGAZINE - SETTEMBRE  

IL MONDO SOCIALE VISTO DALLA BARCA DI CARTA

Advertisement