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La Voce di chi non ha voce

GIORNALE INFORMATIVO MENSILE PER USO ASSOCIATIVO

ANNO VII LugliO/Agosto 2014

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La Voce di chi non ha voce

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Diretto da Francesco Baldi

di : Francesco Baldi

Hanno collaborato:

ANCORA UNA VOLTA GRAZIE ! Cartapressata magazine volge al giro di boa con questo numero. Passato il primo semestre con molta rapidità e tante cose pubblicate. Ormai possiamo essere certi di aver trovato molti lettori interessati al mondo sociale.

A. Baldi – G. Mangiapia - C. Bennato – F. Baldi– E. Pasta – G.M. Pacini –R. Sorimo . – G. Conti – – G. Vitale – S.M. Capocelli – R. Della Ragione –

Cartapressata magazine si ripropone di migliorare sempre di più; nuovi strumenti, nuovi collaboratori, nuove idee,sono sempre l’obiettivo primario, quello di dare facile lettura e folte informazioni per rimanere fluido e chiaro al lettore.

Per chi vuole mandarci materiale può scriverci : cartapress@libero.it

Potete visitare il nostro sito online :www.cartapressata.blogspot.it.

In questo numero: Voglio ringraziare tutti coloro che ci seguono, tutta la Redazione, collaboratori esterni,di questo primo semestre. Voglio AUGURARVI A TUTTI – BUONE VACANZE – Vi aspetto con il prossimo numero che uscirà il 27 SETTEMBRE. BUONA ESTATE E FRESCA LETTURA. LA VOCE DI CHI NON HA VOCE ! Vi auguriamo una buona lettura !

CARTAPRESSATA MAGAZINE è promosso dall’ Associazione Volontariato “ I Ragazzi della barca di carta “ , con la partecipazione delle Associazioni in Rete - Arca di Noè group - . La collaborazione a “ CARTAPRESSATA “ è gratuita, compresa quella della Direzione. Tutti i contributi scritti, gli articoli, gli elaborati e le foto pubblicate dagl’ iscritti dell’ Associazione e dai collaboratori del MAGAZINE non costituiscono attività giornalistica. Tutti sono realizzati a titolo non professionale e senza finalità lavorativa, ma solo per impegno sociale, civico e culturale, liberamente espresso nelle forme tutelate e riconosciute dalla Costituzione. Le inserzioni presenti sono un libero omaggio alla proprietà ad esercizi privati che hanno contribuito con le proprie sottoscrizioni all’autofinanziamento del periodico e delle attività delle Associazioni .

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Dossier Israele e Palestina

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Miss vince

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Colon irritabile

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Enea

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Il Racconto

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Lire Italiane

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Ricchi & Poveri

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Lettere aperte

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Eroi Urbani

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Sportello

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DOSSIER L’ ABBANDONO

Abbandono di anziani malati cronici non autosufficienti La situazione degli anziani malati cronici non autosufficienti è grave: questa rivista lo ripete instancabilmente da molti anni. Si susseguono le dimissioni dagli ospedali di malati veri, in maggioranza ultraottantenni, affetti da malattie cronico-degenerative e incapaci di provvedere autonomamente a se stessi se non con l’aiuto totale, continuo e permanente di altre persone . Questi malati hanno bisogno di cure prolungate nel tempo che dovrebbero essere garantite prioritariamente a casa mediante interventi domiciliari medico-infermierisitici e di riabilitazione. Ma rimangono rari i servizi domiciliari di cura che consentano di attuare una effettiva continuità terapeutica, anche in alternativa al ricovero ospedaliero . La legge prevede il diritto alla cura in strutture sanitarie, occorrendo anche in ospedale, senza limiti di durata, e stabilisce che le USL hanno l’obbligo di provvedere alla tutela della salute degli anziani, anche al fine di prevenire e di rimuovere le condizioni che possono concorrere alla loro emarginazione . Ma sono molti gli anziani malati cronici non autosufficienti dimessi dagli ospedali e costretti a ricoveri in istituti di assistenza non idonei alle loro esigenze. La realtà è drammatica soprattutto per i malati anziani che diventano vittime di gravi reati. L’emarginazione sociale costituisce, purtroppo, un terreno particolarmente fertile per la crescita di un terribile fenomeno di criminalità contro gli anziani più deboli e indifesi. La


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stampa quotidiana lo conferma, specialmente con notizie di reati commessi contro ricoverati in “ospizi lager” . Nella situazione descritta, il reato di abbandono di persone incapaci previsto dall’articolo 591 del codice penale è uno dei delitti contro la vita e l’incolumità individuale che interessa più diffusamente gli anziani malati cronici non autosufficienti. Ciò in quanto, per la sussistenza di questo delitto, non è necessario che si verifichi un danno ma basta che, in conseguenza dell’abbandono, si verifichi un pericolo per la incolumità personale del soggetto incapace che viene abbandonato da chi ne ha la custodia o ne debba avere cura . (C. Bennato)

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ABBANDONO BAMBINI Quella dei minori abbandonati, che miete vittime in ogni parte del mondo, non escluse le cosiddette potenze economiche, se è vero che negli Stati Uniti sono 750 mila i bambini fuori famiglia, i cosiddetti care leavers. “L’abbandono” è il male del ventunesimo secolo, una vera forma di schiavitù moderna che priva milioni di bambini della libertà di essere figli. Di quanti giovani vivano in Italia questo disagio non esistono dati certi, né censimento alcuno. “Le stime”, dicono che il fenomeno coinvolge migliaia di ex-minori fuori famiglia.


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E’ possibile che proprio dei giovani che hanno vissuto l’esperienza dell’abbandono, e di un percorso di tutela “fuori famiglia” possano aiutare chi ha vissuto la stessa esperienza. Ogni anno 3000 bambini vengono lasciati tra i cassonetti e le toilette dei bar. Eppure le alternative ci sono. Ma poche le conoscono .Rifiutati e consegnati al loro destino, nel bagno di un fast food o nel cassonetto di un ospedale . Meno spesso, purtroppo, lasciati nelle culle della vita, le moderne “ruote degli esposti” (una quarantina in tutta Italia tra ospedali, parrocchie e centri di assistenza). Sono circa 3.000, secondo l’ultima indagine dellaSin-Società italiana di neonatologia, i neonati abbandonati ogni anno nel nostro Paese. Il 73 per cento è figlio di italiane, il 27 di immigrate, in gran parte tra i 20 e 40 anni, mentre le minorenni rappresentano il 6 per cento. Gli abbandoni in ospedale sono solo 400.

La Ruota o rota degli esposti era un meccanismo girevole di forma cilindrica, di solito costruito in legno, diviso in due parti chiuse per protezione da uno sportello: una verso l'interno ed un'altra verso l'esterno che, combaciando con una apertura su un muro, permettesse di collocare, senza essere visti dall'interno, gli esposti, i neonati abbandonati. Facendo girare la ruota, la parte con l'infante veniva immessa nell'interno dove, aperto lo sportello si poteva prendere il neonato per dargli le prime cure. Spesso vicino alla ruota vi era una campanella, per avvertire chi di dovere di raccogliere il neonato, ed anche una feritoia nel muro, una specie di buca delle lettere, dove mettere offerte per sostenere chi si prendeva cura degli esposti. Per un eventuale successivo riconoscimento da parte di chi l'aveva abbandonato, al fine di testarne la legittimità, venivano inseriti nella ruota assieme al neonato monili, documenti o altri segni distintivi. La moderna ruota in Italia La legge italiana prevede il diritto alle donne di partorire in anonimato, di essere assistite in ospedale e di non essere perseguite se decidono di non riconoscere il figlio. I tribunali


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italiani non possono cercare di identificare il padre naturale mentre, per il diritto del neonato ad avere una famiglia, ne possono dichiarare lo stato di abbandono e mettere in atto le procedure per la sua adottabilità. Malgrado le garanzie offerte dalla legge si verificano numerosi casi di abbandono neonatale causati spesso dallo stato di clandestinità dei genitori che temono di esseri scoperti e rimpatriati oltre che dalle loro condizioni economiche e sociali che non permettono loro di allevare i loro figli. Da questa situazione è nata la necessità di ripristinare nuovamente la "ruota degli esposti": naturalmente in forme più avanzate dal punto di vista tecnologico e sanitario.(G.C.)

ABBANDONO DISABILI DISABILI: INVISIBILI, SOLI, ABBANDONATI, ANZI…OFFESI

In una società come quella italiana fatta di caste e di corporazioni, mi chiedo quale posizione occupano i disabili. A giudicare dai fatti direi proprio una delle ultime se non l’ultima. Ogni tentativo di qualsiasi governo si è infranto di fronte allo strapotere di caste e corporazioni, basti pensare al potere contrattuale dei tassisti, mentre i disabili gravi sono dovuti arrivare allo sciopero della fame per cercare di “sopravvivere”.Invisibilità , solitudine, senso di abbandono e bisogni ignorati sono realtà che si commentano da sole. I dati dimostrano che in Italia la disabilità sia trattata e percepita a livello sociale e politico come una questione essenzialmente assistenziale e non come una parte integrante del principio imprescindibile di eguaglianza e dunque una questione di integrazione e di promozione dei diritti civili. In altri termini, in Italia la logica è semplice: sei malato e io ti curo. Mentre il punto dovrebbe essere: sei un cittadino come tutti gli altri, per cui non solo ti curo ma provvedo anche a difendere tutti i tuoi diritti, pari opportunità comprese. Che i servizi sociali, ossia quelli di cui i disabili hanno assoluta necessità , siano stati falcidiati dalle manovre dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni, il fondo nazionale per le politiche sociali è passato da 1.776 milioni di € (2007) ai 218 milioni di € attuali. Una riduzione superiore all’81%. Il fondo per la non autosufficienza che poteva contare su 400 milioni di € nel 2009 è stato azzerato. L’ultima legge di stabilità ha reintrodotto qualcosa solo a seguito delle lotte, sciopero della fame compreso, fatte dai


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disabili e le autorità si sono giustificate dicendo che era stata una “dimenticanza”. Inutile qualsiasi commento. 2010 (ultimo dato disponibile) solo 8 regioni garantiscono al 100% l’applicazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Questa situazione genera un ulteriore squilibrio: cittadini assistiti meglio di altri, solo in virtù del fatto di risiedere nella regione “giusta”, con buona pace del diritto all’eguaglianza. In Italia, fortunatamente, la famiglia è un’istituzione che ancora funziona. Anzi, è il primo ammortizzatore sociale che interviene nel momento in cui un suo membro è colpito da un problema e diventa vulnerabile. Di fatto la famiglia, molto spesso, si sostituisce alla pubblica amministrazione e eroga in proprio i servizi necessari al parente disabile. Tutto questo disagio è aggravato dalle continue ruberie dei politici, malversazioni e mascalzonate che leggiamo sui giornali con una cadenza ormai quotidiana. Ruberie compiute da coloro che ai bisogni dei disabili sovente sono chiamati a dare delle risposte. Si potrebbe obiettare che stiamo parlando di un esiguo numero di persone e di famiglie, che i disabili sono pochi. Anche se fosse non cambierebbe nulla, ma così non è. Secondo i dati della ricerca finanziata dalla FCS e realizzata dal Censis a oggi le persone con disabilità sono 4,1 milioni (6,7% dell’intera popolazione). Applicando il tasso di crescita della popolazione disabile previsto dall’Istat, diventa lecito aspettarsi che nel 2040 le persone disabili diventino 6,7 milioni pari al 10,7% dell’intera popolazione. Ma cosa possiamo fare? Come possiamo far giungere la nostra voce a coloro che dovrebbero ascoltare? (Gianfranco Conti)

Abbandono degli animali


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L'abbandono degli animali è l'intenzionale allontanamento di un animale domestico o d'affezione del quale si sia proprietari e che viene in genere rilasciato in luoghi dai quali si prevede non possa riavvicinarsi all'abitazione in cui era tenuto. L'abbandono, quando non fonte di incidenti stradali , può portare al randagismo ed alla conversione dell'animale alla vita selvatica. La pratica è ritenuta riprovevole e pericolosa da quote rilevanti di popolazione, in particolare da associazioni e movimenti animalisti, e negli ultimi anni si sono allestite strutture pubbliche (in genere locali) con compiti di sensibilizzazione e prevenzione del fenomeno, le proporzioni del quale sono stimate di stringente rilievo. L'abbandono non riguarda solo i cani ed i gatti, ma di recente ha colpito sensibilmente anche specie cosiddette esotiche (specie alloctone naturalizzate), la cui detenzione era stata sottoposta a regolamentazione severa comprendente il divieto di detenzione di talune specie e l'obbligo di denuncia di altre invece consentite. Anche al di là dei picchi di abbandono registrati subito dopo la regolamentazione, però, le specie esotiche sono anch'esse interessate dal fenomeno. Molti rettili sono abbandonati in giardini e parchi pubblici, o nei corsi d'acqua, e ciò può causare conseguenze negative alla fauna selvatica locale. In Italia l'abbandono è vietato i sensi dell'art. 727 del codice penale, che al primo comma recita: "Chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività è punito con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro.". La ratio legis per questa norma è stata rinvenuta da parte della dottrina nella tutela del sentimento umano, che è offeso dal maltrattamento o abbandono degli animali, e dal Consiglio di Stato nella diretta tutela, «adeguata all’evoluzione dei costumi e delle istanze sociali», degli animali «da forme di maltrattamento, abbandono ed uccisioni gratuite in quanto esseri viventi capaci di reagire agli stimoli del dolore». La Dichiarazione universale dei diritti dell'animale sancisce all'art. 6 che «L'abbandono di un animale è un atto crudele e degradante». Inoltre, secondo il Ministero della Salute italiano, «chi abbandona un cane, dunque, non solo commette un illecito penale (Legge 20 luglio 2004, n. 189), ma potrebbe rendersi responsabile di omicidio colposo», quando gli animali abbandonati provocassero incidenti stradali mortali. Lo stesso dicastero, a proposito delle ragioni dell'abbandono, esorta ad una più accorta gestione della fertilità dei propri animali d'affezione, cioè ad «operare un’attenta gestione della vita riproduttiva del proprio animale, per non incrementare il numero degli abbandoni determinati da cucciolate indesiderate e di difficile collocazione». (A. B. )


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Israele e palestina In Israele e Palestina è iniziato un nuovo ciclo di violenze e stanno morendo sempre più bambini: chiedere l’ennesimo cessate il fuoco non basta più, serve un’azione non violenta che metta fine una volta per tutte a questo incubo che dura da decenni. I nostri governi hanno fallito: mentre parlavano di pace e votavano le risoluzioni dell’ONU, loro e le nostre aziende hanno continuato ad appoggiare, commerciare ed investire nel conflitto. Questo è un ciclo infernale di confische dei territori palestinesi, maltrattamenti quotidiani di intere famiglie palestinesi innocenti, razzi sparati da Hamas su Israele e bombardamenti israeliani su Gaza, e l'unico modo per spezzarlo è rendere insostenibili i costi del conflitto. Sappiamo che può funzionare: il governo israeliano ha tremato quando 17 paesi UE hanno approvato le linee guida per sconsigliare di investire negli insediamenti illegali, e quando i cittadini olandesi sono riusciti a convincere il fondo pensionistico PGGM a ritirarsi, hanno scatenato una tempesta politica. Forse non sembrerà un metodo diretto per fermare le uccisioni di questi giorni, ma la storia dimostra che far salire il costo dell’oppressione può portare alla pace. Chiediamo a 6 tra le banche, i fondi pensione e le aziende più importanti di ritirare gli investimenti da aziende e progetti che finanziano gli insediamenti illegali e l'occupazione: potrebbero farlo se tutti insieme li metteremo sotto pressione. Sarebbe un duro colpo per l'economia israeliana e potremmo mandare a monte i piani degli estremisti che sfruttano politicamente questo inferno.


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Nelle ultime settimane tre adolescenti israeliani sono stati uccisi in Cisgiordania, un ragazzo palestinese è stato bruciato vivo, un giovane statunitense è stato pestato brutalmente dalla polizia israeliana, e a Gaza sono già morti oltre 40 bambini per i bombardamenti aerei israeliani. Altro che "Conflitto in Medio Oriente", questa ormai è una guerra contro i bambini. E noi stiamo diventando insensibili a questa vergogna. I media presentano la vicenda come un conflitto irrisolvibile tra due parti uguali, ma non lo è. Gli attacchi degli estremisti palestinesi contro civili innocenti devono essere condannati e fermati, ma il conflitto nasce dall'espropriazione che subisce il popolo palestinese. Al momento Israele occupa, colonizza, bombarda e attacca una nazione legalmente libera, riconosciuta dalle Nazioni Unite, e ne controlla l'acqua, il commercio e i confini: ha creato la prigione all’aperto più grande del mondo e poi l’ha isolata. Ora, mentre cadono le bombe, le famiglie non hanno letteralmente alcuna via di fuga. Sono crimini di guerra che non accetteremmo da nessun’altra parte, allora perché li accettiamo in Palestina? Mezzo secolo fa Israele ed i suoi vicini arabi sono entrati in guerra e Israele ha occupato la Cisgiordania e Gaza. Spesso ai conflitti seguono delle occupazioni, ma nessuna occupazione militare dovrebbe diventare una tirannia lunga decenni che incoraggia e avvantaggia solo gli estremisti che usano il terrore per colpire i civili. E chi soffre? La maggior parte delle famiglie da entrambe le parti che vogliono solo libertà e pace. Per molte persone, in Europa e in Nord America, chiedere alle compagnie di non finanziare o prendere parte all'occupazione israeliana della Palestina sembra una posizione di parte. Ma è invece la strategia non-violenta più efficace per fermare questa violenza ciclica, assicurare la sicurezza di Israele e ottenere la libertà per la Palestina. Il potere e la ricchezza di Israele schiacciano la Palestina: se rifiuterà di porre fine all’occupazione illegale, il mondo deve attivarsi per renderne il costo insostenibile. Il fondo pensione olandese ABP investe in banche israeliane che contribuiscono a finanziare le colonie in Palestina. Colossi bancari come Barclays investono nei fornitori di armi per Israele e in altre attività legate all’occupazione. Il gigante dell’informatica Hewlett-Packard costruisce sofisticati sistemi di sorveglianza per controllare i movimenti dei palestinesi. Caterpillar invece vende i bulldozer che sono usati per demolire le case e le fattorie dei palestinesi. Il popolo palestinese chiede al mondo di sostenere questa soluzione, appoggiata anche dagli israeliani progressisti. Si lavora per portare la pace, la speranza e il cambiamento in alcuni dei conflitti più difficili al mondo e questo significa assumere spesso posizioni difficili per affrontarne le cause alla radice. Per anni abbiamo cercato una soluzione politica a questo incubo, ma con questo nuovo ciclo di violenza che si sta scatenando a Gaza, è arrivato il momento di usare sanzioni e disinvestimenti per porre fine all’orrore per gli israeliani e i palestinesi. Con speranza e determinazione, team Avaaz


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Miss picchiata sfila con cicatrice,vince

Malgrado quella cicatrice, segno indelebile delle percosse del suo ex compagno che circa un anno fa la mandò in ospedale in fin di vita, ieri sera, a Villaricca (Napoli), Rosaria Aprea, la miss di Macerata Campania (Caserta) vittima di un amore "malato", ha vinto l'edizione 2014 del concorso di bellezza "Ragazza we can dance". "Ho imparato che l'amore é gioia e condivisione - ha detto in lacrime dopo la vittoria non permetterò mai più a nessuno di intrappolarmi in una non vita".Dopo tanti concorsi ai quali non ha potuto partecipare per la sua vistosa cicatrice frutto delle operazioni cui è stata sottoposta dopo essere stata picchiata dal suo compagno, a un anno dell'aggressione Rosaria Aprea, la miss, torna sulle passerelle. Rosaria fu picchiata dal compagno che con un calcio all'addome la ridusse in fin di vita. La miss, insieme all'avvocato Carmen Posillipo di SOS Diritti, invita le donne "a non rinunciare ai sogni".(R.SORIMO)


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Consigli utili per mantenere il colon in salute Il colon o intestino crasso è una parte molto importante del sistema digerente: anche se non è incaricato di digerire gli alimenti, si occupa di espellere i residui. In questo modo, quando questo importante organo gode di buona salute, tutto l’organismo funziona in modo corretto, garantendo una vita completa e salutare. A seguire indichiamo come mantenere il colon sano. Il processo di evacuazione dei rifiuti è abbastanza semplice. Esso inizia il suo percorso nell’intestino tenue, dal quale le sostanze che il corpo deve eliminare passano al colon ascendente e da qui al colon trasverso che a sua volta li conduce al colon discendente. Tali sostanze vengono elaborate in questo tratto del colon e dopo passano al colon sigmoideo per poi essere espulse attraverso il retto. Se il colon è sano, è in grado di assorbire i nutrienti in modo efficace ed eliminare le tossine senza lasciarne tracce in nessun tratto dell’intestino.

Mangiare bene. Mantenere una dieta sana è la cosa migliore per la salute del colon ed assicurarne il corretto funzionamento, che si ripercuote sulla salute in generale. I migliori alimenti per mantenere questa parte del sistema digerente in perfette condizioni possono essere i seguenti: Alimenti ricchi di fibra Praticare attività fisica. Mantenere una costante attività fisica è basilare per avere una sana digestione. Bisogna sapere che quando il sistema digerente è pigro o lento, le tossine restano per più tempo nel corpo, situazione sconsigliata sotto tutti i punti di vista.


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Mantenere una corretta idratazione. Bere la quantità d’acqua consigliata è necessario per aiutare il corpo ad eliminare le tossine, oltre a rendere le feci molto più morbide facilitandone l’evacuazione. Tuttavia, sono molte le persone che presentano irregolarità nel sistema digerente a causa dello stress, dei cambi di orari del sonno o semplicemente perché devono viaggiare di continuo. Per aiutare l’organismo ad eliminare alcuni residui nocivi che possono essere rimasti “intrappolati” nell’intestino, bisogna realizzare un’adeguata pulizia del colon almeno due volte al mese. A tale scopo dovete sapere che è necessario ricorrere a prodotti a base di ossigeno, poiché essi non provocano irritazioni al colon. Ricordate che mantenere una buona salute intestinale vi permetterà di avere una migliore qualità della vita. ( G. VITALE )


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Scoperti coralli bianchi vivi nel Mar Ligure Orientale ENEA - Ufficio Stampa e Rapporti con i Media

Resp. Elisabetta Pasta Tel. 0636272806 –2609 cell. 3298313702 e-mail: uffstampa@enea.it www.enea.it

Campagna condotta da ENEA e Marina Militare Formazioni di coralli bianchi vivi appartenenti alla specie Madrepora oculata a 560 metri di profondità nei fondali davanti Punta Mesco alle Cinque Terre (La Spezia): questa la scoperta della campagna oceanografica condotta dai ricercatori del Centro Ricerche Ambiente Marino dell’ENEA di S. Teresa (La Spezia) e dalla Marina Militare. L’attività di ricerca è stata condotta a bordo di nave “Leonardo”, unità polivalente di ricerca costiera della Marina Militare, con l’impiego del Remoted Operative Vehicle (ROV) “Pegaso” del Gruppo Operativo Subacquei del Comando Subacquei ed Incursori (COMSUBIN). ENEA e Marina Militare collaborano al progetto di ricerca dei coralli bianchi di profondità da ottobre 2013. La ricerca prende avvio dalla preziosa collaborazione con l’Istituto Idrografico della Marina Militare e l’eccellente contributo del suo personale tecnico e scientifico. Durante questa fase le prospezioni geofisiche sono state svolte a bordo delle navi idrografiche “Magnaghi” e “Aretusa” e le indagini sono state dirette con ROV “Pluto Gigas” - in dotazione al cacciamine “Milazzo” del Comando delle Forze di Contromisure Mine (COMFORDRAG) della Marina Militare - che ha permesso di identificare l’area dove sono stati rinvenuti i banchi di corallo bianco. Oltre ad aggiornare la distribuzione dei coralli bianchi nei mari italiani, tale ritrovamento offre un punto di partenza per ulteriori indagini nell’area, dove sono state segnalate altre formazioni madreporiche, e pone le basi per l’identificazione di appropriate misure di salvaguardia di questi ecosistemi di elevata biodiversità ma molto vulnerabili. I coralli bianchi possono essere paragonati a delle vere e proprie oasi nel deserto, in quanto offrono riparo e alimentazione a molte specie. Si è infatti stimato che i reef di coralli bianchi ospitano una diversità biologica tre volte più elevata di quella dell’ambiente circostante. La scoperta di questi ecosistemi, così peculiari e punti focali di biodiversità negli fondi batiali, permetterà alla comunità scientifica di aggiornare i programmi di ricerca nazionali ed europei sul corallo bianco e alla Marina di confermare le capacità dual-use delle sue componenti operative di maggior pregio.


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Non è mai come te l’aspetti Contatto visivo, mantieni il contatto visivo continuavo a ripetermi nella testa. Sapevo che non era il momento di mollare. Abbassare lo sguardo avrebbe significato dichiarare la mia sconfitta, bandiera bianca, Gong finale e KO. Incontro finito. I miei sensi erano allerta, troppo allerta, tanto che mi aspettavo di scattare alla sua minima mossa. Mi sembrava di essere in uno di quei film in cui lo sfigato della scuola si ritrova improvvisamente con i superpoteri. Ricordo quegli istanti al rallentatore, sarei riuscito a fermare una mosca in pieno volo, o ad evitare un proiettile vagante spuntato dal nulla. Ma non potevo. I miei occhi dovevano rimanere fissi su di lui. L’avevo visto anche in un documentario su Discovery Channel e non volevo essere come al solito la povera zebra di turno. Quella volta no. Quella volta dovevo essere io il coccodrillo in agguato, quello che al momento giusto avrebbe azzannato la malcapitata vittima e sarebbe tornato a casa vincitore e sazio. Quello sarebbe stato un momento che avrei ricordato per il resto della vita, e forse, gonfiandolo un po’, l’avrei tramandato ai miei figli ed ai figli dei miei figli. Be’, almeno era quello il mio obiettivo. E sarebbe stato anche un piano ben riuscito se una maledetta goccia di sudore non mi avesse messo i bastoni tra le ruote. L’ho avvertito chiaramente il momento in cui quella piccola doppiogiochista ha iniziato la sua lenta e solitaria discesa lungo la mia fronte tremolante per la tensione. È partita più o meno dall’attaccatura dei capelli, è scivolata flemmatica sopra ogni poro della pelle, scalato ogni brufolo sul tragitto e, dopo essere riuscita ad attraversare quel cespuglio incolto che ho al posto delle sopracciglia, si è comodamente fermata proprio sulla palpebra che cercavo in tutti i modi di mantenere immobile. In quello stesso istante ho sentito un clic nel cervello, improvvisamente non so da dove, è scattato un allarme rosso. Qualcuno o qualcosa stava dicendo ai miei muscoli facciali di contrarsi simultaneamente per chiudere l’occhio, ma non potevo permetterlo. Non oggi, non davanti a lui. Stavo lottando con tutto me stesso contro una forza superiore, quasi sovrannaturale. Una forza che alla fine è riuscita ad avere la meglio sui miei muscoli mercenari, che si sono piegati senza un minimo di dignità. È stato in quel momento che la situazione è degenerata senza che me ne rendessi conto. Durante tutto l’anno scolastico, i fratelli maggiori che si credono uomini vissuti non fanno che ripetere quello che è ritenuto il principio fondamentale dell’esame di maturità: non è mai come te l’aspetti. Ed io l’ho capito solo in quell’istante. Non importava che avessi chiuso gli occhi solo per una frazione di secondo, perché sul suo viso era già comparso un ghigno degno della locandina di Shining, versione rivisitata mangia lo studente.


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Tra me e la Fisica non c’è mai stato un grande affiatamento, ma fino all’anno scorso ci sopportavamo a vicenda, ognuno totalmente noncurante dell’esistenza dell’altro. Con la professoressa Bellandi c’era una specie di accordo: io facevo finta di capirla e lei non aveva particolari pretese che andassero al di sopra della sufficienza. Ormai, dopo quattro anni, anche i banchi avevano capito a loro spese che preferivo le materie letterarie. Ero portato per la scrittura, soprattutto per quella che prevedeva un pennarello ed un muro appena imbiancato. L’ispirazione era assicurata e il risultato stupefacente. Io ero soddisfatto, i miei appagati e la prof accontentata. Un quadretto felice, insomma, che però ha cominciato ad avere la prima crepa il giorno in cui il vicepreside ci ha allegramente comunicato che la Bellandi non sarebbe tornata a scuola, causa rottura del femore durante una lezione di spinning a pochi mesi dalla pensione. Nella mia vita fino ad allora, erano stati davvero pochi i momenti in cui ero rimasto senza parole: la volta in cui mia madre a cinquantatré anni mi ha confessato di essere rimasta incinta; la volta in cui mi ha confessato di aspettare due gemelli e quella in cui per sbaglio sono entrato nello spogliatoio delle ragazze. Ma mai e poi mai mi era capitato di avere un attacco di panico accompagnato da dissenteria improvvisa. Me la stavo facendo letteralmente sotto! Chi avrebbe preso il posto di quell’amabile e ingenua vecchiettina che riusciva a vedere solo fino alla seconda fila? Se ti sedevi all’ultimo banco, potevi dormire indisturbato per un paio d’ore, portarti avanti con i compiti di altre materie oppure organizzare un’assenza collettiva senza che se ne accorgesse. Arrivati a quel punto, il sostituto poteva essere chiunque: un ex-figlio dei fiori aperto al dialogo; una zitella bisognosa d’affetto che avrebbe inflitto terribili torture alle allieve più carine; un giovane neolaureato timoroso di far bella figura. Le ipotesi erano tante, ma nessuna di quelle si avvicinava minimamente a quello che ci stava aspettando. L’entrata in scena del professor Paura fu quasi da film dell’orrore. Pioveva ininterrottamente dalla sera prima e il cielo non accennava a schiarirsi neanche di una virgola. Il neon singhiozzava come al solito e la campanella aveva appena annunciato l’inizio della seconda ora quando un tuono fece tremare i vetri delle finestre. La porta si aprì di scatto e due occhi scuri cominciarono a scrutarci uno ad uno. Avrà avuto sì e no quarant’anni, ma ne dimostrava molti di più con quella barba incolta e gli occhiali modello XIX secolo. Il gilet color caramello evidenziava una certa rotondità sul davanti e mi ricordava le foto ingiallite che mia nonna conserva nel cassetto della memoria. L’unghia del mignolo sinistro era tanto lunga da dover richiedere il porto d’armi, ma quello che attirava di più era un anello d’oro con un’ampia superficie piatta che però portava sempre rivolta verso l’interno della mano. Quando non credeva di essere osservato, lo faceva ruotare verso l’esterno, lo ammirava, lo lucidava coi polpastrelli, lo guardava di nuovo e lo rimetteva al sicuro al suo posto, come per proteggerlo da occhi indiscreti. Nel momento stesso in cui entrava in classe calava un silenzio tombale, avanzava taciturno fino alla cattedra e prendeva posto facendo attenzione a non far rumore spostando la sedia. Non portava la solita borsa per far scena, aveva solo il registro ed una biro tra le pagine. Quando si sedeva, gli si scoprivano interamente le caviglie, mostrando dei calzini a strisce di tutti i colori che non si intonavano per niente ai suoi mocassini color vomito. Non era molto loquace, ma quel poco che diceva bastava a farci tremare tutti. Gli altri professori probabilmente gli avevano parlato di me e del particolare trasporto verso la sua materia, perché ogni volta che faceva l’appello ed arrivava al mio cognome, mi fissava fin quando il mio sguardo non calava per l’imbarazzo. Sembrava divertito quando mi faceva domande a cui sapeva non avrei trovato risposta. Non capivo se volesse apparire stronzo o se lo fosse davvero.


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Dio, quanto avrei voluto togliergli quel sorrisino diabolico dalla faccia! Non mi ero mai sentito tanto ebete come quando mi trovavo a meno di due metri da lui! A causa sua, prima della maturità, mi sono dovuto sorbire ben sei incontri da due ore ognuno su come accrescere la mia autostima. Naturalmente non sono serviti a niente, ma mia madre ci teneva che iniziassi a concentrarmi sul raggiungimento del benessere interiore. Mi distruggerà e dovrò ripetere l’anno fu la prima cosa che pensai, mentre cominciavano a sudarmi anche le mani. La commissione aspettava la domanda finale, io la mia condanna a morte. Avrebbe brindato alla mia decapitazione, nell’attesa di ritrovarmi di nuovo tra i banchi a settembre. Cosa gli avevo fatto? E perché continuava a fissarmi senza parlare? Voleva aumentare la mia agonia così da fotografare la mia espressione ed imprimersela bene nella mente? Era un sadico o cosa? Improvvisamente pochi secondi mi parvero ore. Avrei fatto più bella figura se mi fossi alzato e me ne fossi andato direttamente, mantenendo quel poco di dignità che mi era rimasta. Ero così concentrato a studiare il momento più adatto ad uscire di scena, che quasi non mi accorgevo del suo Per me può bastare. Per me può bastare. Può bastare. Ha dovuto ripetermelo tre volte perché la connessione orecchio-cervello era andata in tilt con quelle semplici paroline. Cercavo una conferma sui volti degli altri professori, ma sembravano più increduli di me. Il cuore aveva fatto qualche salto, ma aveva ripreso a battere ancora più forte di prima. Considerando l’esposizione piuttosto buona della tesina, reputo più che soddisfacente il tuo esame per quanto riguarda la mia materia. E chi l’avrebbe mai detto? Se anche gli angeli hanno la pistola e i prof hanno un’anima, allora il futuro è davvero un posto pieno di meraviglie, e forse vivere la vita è un po’ come affrontare l’esame di maturità: non è mai come te l’aspetti.

Giada Maria Pacini


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Le lire che valgono una fortuna La nostalgia per il passato può essere remunerativa, se ci pensiamo bene: tra ammenicoli e cianfrusaglie chiusi in cantina, ci si potrebbe ricavare una bella fortuna, visto che il gusto del vintage sta tornando di moda. Non parliamo poi dell'affetto - mai tramontato a dire il vero - per le care vecchie lire che ci hanno fatto compagnia fino agli inizi del 2000. Si stanno riscoprendo, infatti, alcune monetine che sebbene il valore nominale sia più che misero - possono valere un bel po' di quattrini. Ma attenzione, come sempre in questi casi, ci sono alcune accortezze fondamentali da tener conto. I collezionisti lo sanno bene: quando si analizza una moneta è importantissima la data, la tiratura e il grado di conservazione (il 'fior di conio' è il massimo livello). Le monetine dall'alto potenziale economico sono quattro: le 50 lire del 1958 sono solo 825 mila esemplari e il valore di mercato varia dai 20 ai 2000 euro se fior di conio. Le 100 lire del 1955, invece, non sono considerate rare vista la tiratura di 8.600 mila esemplari: tuttavia, se le trovate in fior di conio (quasi un miracolo!) potreste guadagnare ben 1200 euro. Ci sono poi le 10 lire del 1954 che, visto il piccolo taglio, sfiorano quasi i 100 milioni di esemplari, ma per quelle conservate alla perfezione, numismatici e appassionati possono sborsare anche fino a 70 euro. Infine le 5 lire del 1956 (la tiratura è fissata a 400 mila copie) hanno un discreto valore di mercato anche se non nelle migliori condizioni (50 euro, non è male no?). Se le trovate in fior di conio, la cifra sale di molto e arriva a sfiorare anche i 1500 euro.

RICCHI & POVERI : VOLONTARI DIVERSI Che siano i più ricchi a dedicarsi alla beneficienza ormai non è più un cliché. La conferma che il volontariato non è un’attività per persone povere arriva oggi anche dall'Istituto di statistica. Secondo un report diffuso dall’Istat, infatti, i componenti di famiglie ricche svolgono attività volontarie quasi due volte e mezzo di più di coloro che vivono in famiglie con risorse economiche insufficienti. Secondo l’indagine realizzata con la collaborazione di Csvnet e fondazione Volontariato e partecipazione sulla quantificazione del lavoro volontario in Italia. Nello studio, il tasso di volontariato totale risulta, infatti, massimo (23,4 per cento) tra i componenti di famiglie che si sono definite agiate, mentre scende al 14,6 per cento tra coloro che fanno parte di famiglie con risorse economiche adeguate e si attesta al 10,7 per cento tra chi ha risorse economiche scarse. Il minimo si raggiunge, infine, tra coloro che hanno risorse assolutamente insufficienti (9,7%).


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IO CHIEDO ! Io chiedo ai ministri di farsi un giro nelle nostre scuole dove a parte la nostra dedizione e professionalità, manca di tutto. Dove i genitori devono tassarsi per comprare sapone e carta igienica. dove i soldi per il materiale di facile consumo si assottigliano sempre di piu' e noi insegnanti compriamo ciò che ci serve e lo facciamo perchè amiamo i bambini e il nostro lavoro. Io chiedo ai ministri di farsi un giro nelle nostre scuole dove entrano spifferi da tutte le parti e dove si muore dal caldo nelle giornate afose tanto che non si riesce nemmeno a respirare.. Io chiedo ai ministri di farsi un giro nelle nostre scuole dove le classi non vengono tinteggiate da anni e le panchine del parco sono oramai arruginite. Io chiedo ai ministri di darci ciò che da anni chiediamo e cioè lo scatto stipendiale....BASTA CON LE ELEMOSINE CI AVETE ROTTO ANDATE A LAVORARE VOI PER 1300EURO AL MESE ! iO CHIEDO AI MINISTRI DI AVERE MAGGIORE CONSIDERAZIONE E RISPETTO DEL NOSTRO RUOLO. In giappone gli unici che non si inchinano al cospetto dell'imperatore sono gli insegnanti e questo perchè i giapponesi sostengono che senza gli insegnanti non ci possono essere nemmeno gli imperatori. Invece in Italia gli insegnanti sono mandati al macello e si "affossano". Io non chiedo. . . Io voglio e pretendo RISPETTO!

GIUSTINA MANGIAPIA


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EROI URBANI - STORIE DI NOI BRAVA GENTE E’ successo che ero in piazza Vittoria, lato mare, parcheggiavo il motorino. Una coppia di ragazzi a fianco a me parcheggiava il loro mezzo. Scesa dalla moto, la ragazza della coppia aveva deciso di svuotare le tasche dalle cartacce buttandole in una di quelle fioriere che delimitano il parcheggio. “Scusa, ma ti pare normale?” Tutto qua. Dopo, insulti e mazzate. Mi becco un cazzotto in faccia. Sto ancora aspettando il 113. La tristezza è che, tranne una signora gentilissima, mi hanno dato tutti torto. “Non sai mai con chi hai a che fare” “Ma che te ne fotte a te ?!” “Vabbuò ja, nun è succies nient’”(Va bene dai, non è successo nulla) Manco l’avessi chiamata “zoccola” (che di sti tempi a piazza Vittoria -NAPOLI ci sta tutto). Ora, chi mi conosce sa che non faccio altro. Cazzeo tutti. Ultimamente ho cazziato la mamma di un amico carissimo, che ci legge, perché buttava il sacchetto della monnezza fuori orario. Cazziare è diventata semplicemente un’abitudine, sempre con garbo però, si intende, sono un Signore, non mi sento certo il moralizzatore stile iene, semplicemente essendo appassionato come sapete bene della città sono diventato in questi anni più sensibile. Niente di più. Quello che è accaduto oggi è un fatto di statistica. Su 100 cazziate uno che gli girano i coglioni lo trovi. E per cortesia, non dite che queste cose succedono solo a Napoli. Per grazia di Dio ho girato il mondo abbastanza per capire che gente così c’è ovunque. Comunque tutto a posto. Sto bene, na bottarella ma niente di più. Teng a capa tosta. Ho ripreso i loro volti, la targa e i testimoni. Ovviamente è partita la querela. Grazie a tutti per la solidarietà. Troppa feccia ma non me ne vado. Luatavillacap (Toglietevelo dalla testa)

STEFANO MARIA CAPOCELLI


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Cassazione: Il controllore del treno rimprovera in pubblico? Commette reato di ingiuria Il pubblico ufficiale che rimprovera pubblicamente un cittadino per la violazione di una norma commette reato di ingiuria. A sancirlo è la quinta sezione penale della Corte di Cassazione, con sentenza n. 26396 del 18 giugno 2014, in una vicenda riguardante un addetto al controllo dei biglietti ferroviari, imputato del reato di cui all'art. 594, 1° e 4° comma, c.p., per aver ammonito, in presenza degli altri passeggeri del treno, un utente che non aveva pagato il biglietto, non limitandosi ad applicare la sanzione della multa prevista per l'illecito perpetrato. Considerando "apodittica e intrinsecamente contraddittoria" la motivazione del Giudice di Pace, il quale, pur avendo dato atto della condotta offensiva, escludeva la sussistenza del reato per l'assenza di riscontri alle affermazioni della persona offesa e della consapevolezza del prevenuto di lederne la dignità, pervenendo ad una sentenza assolutoria, la S.C. ha ravvisato, innanzitutto, violazione dell'art. 192 c.p.p., risultando disatteso lo stesso indirizzo della giurisprudenza di legittimità sul valore probatorio delle dichiarazioni della persona offesa del reato. In ordine alla censura inerente l'erronea applicazione della fattispecie di cui all'art. 594 c.p., la Corte ne ha ribadito la fondatezza, affermando che l'ingiuria "è figura giuridica caratterizzata dal dolo generico e riguarda ogni espressione lesiva della dignità e dell'onore della persona". Pertanto, la Cassazione ha annullato la sentenza impugnata, disponendo rinvio al Giudice di Pace per nuovo esame. Fonte: StudioCataldi


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Alla Mostra d’oltremare di Napoli la cultura viaggia sui binari della libreria itinerante

Ogni weekend, all'interno del polo fieristico di Fuorigrotta sarà possibile usufruire gratuitamente dei tanti volumi messi a disposizione dall'associazione Contaminarte che promuove i valori della conoscenza e della libertà attraverso il sapere di Arianna Esposito Spettacoli, musica, sport ma soprattutto cultura. Alla Mostra d’Oltremare di Napoli proseguono con successo le iniziative inserite all’interno del progetto “L’Isola delle passioni”. Tra i tanti eventi in programma che, ricordiamo, intrattengono ogni weekend i numerosi spettatori, è in arrivo un’interessante novità. Trattasi del progetto a cura del Movimento Contaminarte, assieme ai ragazzi dell’associazione “I Ragazzi della Barca di Carta”: Libri in Movimento, una vera e propria libreria che trova ospitalità all’interno del polo fieristico di Fuorigrotta. La struttura è allestita all’interno del Cubo d’Oro e farà contenti soprattutto gli appassionati di libri, ma anche chi ha intenzione di avvicinarsi alla lettura. Il tutto a titolo totalmente gratuito, Infatti, dalle ore 18 alle 22, sarà possibile accedervi liberamente e prendere in prestito, scambiare o semplicemente consultare i libri messi a disposizione dall’associazione. E dato che si tratta di un vero e proprio “scambio culturale”, è ben accetta l’offerta di chi volesse regalare un libro alla libreria e ampliarne l’offerta. La visita alla nuova…biblioteca itinerante è tra l’altro l’occasione per scoprire la magnifica struttura che la ospita, ovvero l’edificio collocato lungo il Viale delle Palme, realizzato in cemento armato e caratterizzato da pilastri ricoperti da pietrarsa ed intervallati da vetrate con infissi a riquadri. Il tutto reso ancora più suggestivo dal resto della superficie, rivestita con un mosaico dorato che si ispira a decorazioni arabesche. L’interno, chiamato nel ’40 Salone dell’Impero, è decorato con iscrizioni di grandi dimensioni e due affreschi del pittore Giovanni Brancaccio. Restaurato recentemente ad opera della Sovrintendenza di Napoli, il Cubo d’Oro è destinato ad ospitare esposizione d’arte e cultura, come in questo caso. Insomma dopo oltre trenta anni di chiusura al pubblico, il polmone verde di Fuorigrotta ha inaugurato la stagione di riapertura nel migliore dei modi, con ingresso che ricordiamo è per tutti al costo di un euro. Mostra d’oltremare Ogni sabato e domenica Cubo d’Oro (ingresso varco viale Kennedy 54) Orario: dalle 18 alle 22


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Ossessione abbronzatura La parola "tanoressia" è un neologismo coniato dall'unione di tan (dall'inglese,abbronzatura) e orexis (dal greco, appetito), e indica una dipendenza dal colorito del sole. Più ci si vede dorati più si ha "fame" di raggi solari, che abbronzano. "In alcuni casi, quella diprendere il sole è una vera e proprio mania ossessiva-compulsiva che spinge chi ne è affetto ad 'abusare' delle esposizioni spiega lo psicoterapeuta Roberto Pani,docente di Psicologia Clinica all'Università di Bologna Vedere il proprio corpo priva di abbronzatura indurrebbe in una situazione di disagio .

Relax: 5 soluzioni per ritrovare la calma Ansia, insonnia, depressione e stanchezza: sono tutti sintomi di stress eccessivo. Quando il cuore inizia a palpitare, e non per amore, o il sonno diventa un miraggio lontano, suona il campanello d'allarme: attenzione, stress oltre la soglia di sopportazione ! Uno dei periodi in cui è più facile perdere la serenità e l'equilibrio, è proprio il cambio di stagione. In particolare, il passaggio dall'inverno alla primavera può portare con sè diverse problematiche. Innanzitutto, in inverno solitamente si è fatto il pieno di buio e tossine e appena si riaccende la luce, ogni magagna torna a mostrarsi con chiarezza. Dunque, un buon programma detox (dieta, fitness, fitoterapia) è funzionale anche al miglioramento del tono dell'umore. E poi, l'aria frizzantina della primavera e le giornate più luminose possono comportare insonnia e inspiegabile ansia. Scopriamo insieme cinque mosse anti-stress per ritrovare calma e benessere interiore.

Pancia, gambe, braccia: allenati al mare Surf, kite, paddling: no, non sono sport troppo faticosi. In poche lezioni puoi già divertirti sulle onde. Pancia piatta con il surf .Non pensare che si pratichi solo in Australia o alle Hawaii. In Italia si fa surf in Liguria, Toscana, Lazio e Sardegna; e se hai in programma un viaggio sulle coste atlantiche di Spagna, Portogallo o Francia, troverai tante spiagge e scuole per metterti alla prova. Come si comincia. Il surf richiede una certa tecnica, ma le prime soddisfazioni arrivano nel giro di pochi giorni. «Per iniziare servono4-5 lezioni; dopo una breve introduzione teorica, in cui ti spiegano le tecniche base e come funzionano le correnti marine, vai subito in mare. Qui, impari a “remare” a pancia in giù sulla tavola, per poter raggiungere l’onda, e a praticare il take off, cioè metterti in piedi al momento giusto per farti portare dal mare» spiega Edoardo Augeri, istruttore alla Scuola Surfing club di Bogliasco e di Recco (Ge). «Anche se all’inizio non riesci ancora ad alzarti bene, il divertimento è assicurato da subito». Quali benefici. Per fare surf devi saper nuotare e avere un minimo di agilità. «Sulla tavola lavorano i muscoli dorsali, gli addominali e le gambe. Il risultato è che tutta la figura si tonifica» spiega Manuel Fanelli, istruttore alle Canarie. «Ma non solo: catturare l’onda al momento giusto è anche un esercizio mentale: con il surf alleni la concentrazione». Il consiglio in più « Cerca di passare dalla posizione distesa a quella in piedi con gesti veloci ma fluidi, perché se ti muovi in modo brusco è più facile che tu cada » raccomanda Fanelli. Questi sport sono praticabili tutto l'anno, ma l'estate è il momento migliore per farlo, magari provandone più di uno. Anche per prevenire i fastidiosi dolori alle articolazioni che d'inverno poi si fanno sentire di più. ( D. ARAMO )


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<<L'AMORE PRIMA DI TUTTO ...!>> è disponibile A COLORI con tutto il Testo, le Immagini, le Liriche e le Foto Storiche. di : ROBERTO DELLA RAGIONE <<L'AMORE PRIMA DI TUTTO>> è un Romanzo del SUD, una lotta tra precariato e sentimenti autentici. Un amore speciale che al Sud diventa storia di vita, di sangue, di passione, di contraddizioni e di attese. Il Sud che racconta un dramma sociale: lei, Viviana è una Danzatrice moderna e Giornalista free-lance, sempre, in cerca di notizie, lui, Marco è uno Scrittore e Insegnante precario. Due artisti e due precari: la vita divisa tra le lezioni private e la passione per la penna che non assicura un contratto stabile. Il destino porterà i due giovani ad innamorarsi, alla convivenza insieme, in una casa ricca di sacrifici quotidiani, di sorrisi, di speranza e di sogni. La decisione eroica di vivere l’amore senza sicurezza del lavoro basata su un forte e sconvolgente sentimento che grida all’altro “amami adesso”. La precarietà, però, uccide pian piano l’anima fragile di Viviana che si ammala di depressione. Vittima di un profondo malessere e di una forte insoddisfazione, lascia Marco. Pianti, tormenti e notti dolorosissime attenderanno la giovane. La separazione dall’amore della sua vita accompagnata da un sottile silenzio, spingerà il lettore a razionalizzare sulle gravi conseguenze del precariato. Giovani, istituzioni e società a confronto attraverso la poesia e una storia romanzata con un finale da favola e pieno d'amore. Il Ricavato del LIBRO (costa pochi Euro) andrà interamente in BENEFICIENZA per la Costruzione di una "Biblioteca Permanente" per Ragazzi bisognosi di Famiglie Meritevoli di una Scuola Secondaria della Provincia di Napoli. Per qualsiasi Info contattami qui su Facebook o sul mio Cell.: 338/7619375 (anche con SMS). Il LIBRO ti sarà consegnato Personalmente (dove ritieni Opportuno) con Dedica Personalizzata Autografata.


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Assistenza Domiciliare Integrata Il servizio prevede prestazioni di aiuto diretto alla persona (alzarsi dal letto, igiene personale, espletamento delle funzioni fisiologiche ecc), tese a favorire l'autosufficienza giornaliera (mantenimento di posture corrette, aiuto nel movimento di arti invalidi, ecc.), aiuto infermieristico e igienico sanitario di semplice attuazione; prevede inoltre prestazioni infermieristiche e riabilitative. Destinatari Persone Anziane e Disabili Requisiti: Il servizio è rivolto agli anziani fragili e/o non autonomi, pazienti in dimissione protetta da strutture sanitarie, disabili e ogni altro soggetto che presenti riduzione dell'autosufficienza a causa di condizioni patologiche, malattie cronico degenerative, patologie oncologiche o in fase terminale. Possono accedere al servizio le persone disabili in condizione di gravità oppure i soggetti portatori di disabilità medio gravi con scarsa capacità organizzativa nella gestione dell'ambiente domestico, in condizione di solitudine e/o di isolamento socio-psicologico. Dove rivolgersi Centro Servizi Sociali territorialmente competente. Medici di Medicina Generale - Distretti sanitari territorialmente competenti Domiciliari Via Salvatore Tommasi 19 - 081 7953225 / 0817953240 / 081 7953241

SITO: www.comunedinapoli.it

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PREVENZIONE Questi i consigli generali del ministero della Salute, guidato dal Ministro, per affrontare il gran caldo dell'estate senza correre rischi per la salute. Il decalogo del ministero della Salute: VADEMECUM 1. Uscire di casa nelle ore meno calde della giornata. 2. Indossare un abbigliamento adeguato e leggero. 3. Rinfrescare l'ambiente domestico e di lavoro 4. Ridurre la temperatura corporea 5. Ridurre il livello di attività fisica 6. Bere con regolarità ed alimentarsi in maniera corretta 7. Adottare alcune precauzioni se si esce in macchina 8. Conservare correttamente i farmaci 9. Adottare precauzioni particolari se si è a rischio 10. Sorvegliare e prendersi cura delle persone a rischio.


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Volontario è… “…CHI DONA SE STESSO, NON LE PROPRIE RICCHEZZE ! ”

BUONE VACANZE A TUTTI ARRIVEDERCI A SETTEMBRE

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