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CARTAPRESSATA Magazine GIORNALE INFORMATIVO MENSILE PER USO ASSOCIATIVO

Anno VII – Marzo 2014

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Diretto da Francesco Baldi

di : Francesco Baldi Hanno collaborato: Un grazie affettuoso a chi dal lontano 2005 si è visto più volte coinvolto ai cambiamenti repentini del nostro giornalino. Siamo al numero di marzo 2014, il secondo del 7° anno, con un traguardo di 4000 iscritti. Nuovi progetti, nuove avventure e nuovi mari, per la nostra “ Barca di Carta “ci attendono. Grazie a tutti ! In questo numero abbiamo evidenziato temi sociali attuali che attanagliano ormai tutte le famiglie, inoltre diamo possibilità di far conoscere queste realtà quotidiane, per difenderci ed aiutare altri a non rimanere impigliati nella rete criminale. Ogni numero è diverso, e chiunque voglia dare un contributo, un aiuto, lo puo‟ fare anche spedendo un articolo e denunciare fatti che accadono giornalmente nella vita di tutti i giorni, e che tutti osservano indifferentemente. Vi auguro una serena e buona lettura, aspettandovi come sempre pronti per il prossimo numero.

CARTAPRESSATA MAGAZINE è promosso dall’ Associazione Volontariato “ I Ragazzi della barca di carta “ , con la partecipazione delle Associazioni in Rete - Arca di Noè group - . La collaborazione a “ CARTAPRESSATA “ è gratuita, compresa quella della Direzione. Tutti i contributi scritti, gli articoli, gli elaborati e le foto pubblicate dagl’ iscritti dell’ Associazione e dai collaboratori del MAGAZINE non costituiscono attività giornalistica. Tutti sono realizzati a titolo non professionale e senza finalità lavorativa, ma solo per impegno sociale, civico e culturale, liberamente espresso nelle forme tutelate e riconosciute dalla Costituzione. Le inserzioni presenti sono un libero omaggio alla proprietà ad esercizi privati che hanno contribuito con le proprie sottoscrizioni all’autofinanziamento del periodico e delle attività delle Associazioni .

Luigi A. Tufano - A. Baldi – R.Artenzio - U. Giovenna - G. Torre – F. Baldi – E. Pasta – G.M. Pacini – C. Palumbo – Noè – S. Bianco – V. Tagliamonte – G. Riccardi – S. Lazzaro – L. Amero Per chi vuole mandarci materiale può scriverci : cartapress@libero.it

In questo numero: Dossier

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Morti bianche

7

Turisti sessuali

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In difesa dei folli

10

La sensibilità

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Donamio ad Angela

15

Sotto pelle

16

La grande bellezza

19

Lettere aperte

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Social Network

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Medicina

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www.cartapressata.blogspot.it info : cartapress@libero.it


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DOSSIER QUANDO IL GIOCO SI FA DURO GIOCO D‟ AZZARDO PATOLOGICO - “ Quando al gioco si gioca la vita “ In Italia il fenomeno del gioco d‟azzardo è in continua crescita in questi anni sta assumendo dimensioni sempre più rilevanti, come osservabile dall‟andamento delle statistiche dell‟Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ex AAMS) relative alla quantità di denaro giocato. In parallelo si stanno anche rafforzando le evidenze scientifiche che portano a connotare quanto la pratica del gioco d‟azzardo può esitare in sviluppo di forme di vera e propria dipendenza (gioco d‟azzardo patologico) o comportamenti a rischio (gioco d‟azzardo problematico).

La problematica emergente ha suscitato molte e diversificate reazioni sia in ambito politico sia sociale e destato grande interesse in molti gruppi e settori della sanità non ultimo per le problematiche secondarie correlate e le negative conseguenze economico-finanziarie che sono state rilevate su vari gruppi famigliari coinvolti i questo problema. Speso infatti si è visto che associato al gioco d‟azzardo patologico vi sono fenomeni di usura e di comportamenti illegali che impoveriscono e mettono questi malati e le loro famiglie in condizioni molto problematiche e di povertà. Ad oggi tuttavia non esistono studi e dati epidemiologici accreditati in grado di quantificare correttamente il problema sia nella dimensione che nella diffusione ed eventuali trend di evoluzione. Il gioco d‟azzardo patologico è un disturbo del comportamento che, anche se rientra tuttora nella categoria diagnostica dei disturbi ossessivocompulsivi ha in realtà una grande attinenza con la tossicodipendenza, tanto da rientrare nell‟area delle cosiddette “dipendenze senza sostanze” o “dipendenze da comportamento” in inglese addiction. Il giocatore patologico, mostra una crescente dipendenza nei confronti del gioco d‟azzardo,aumentando la frequenza delle giocate, il tempo passato a giocare, la somma spesa nel tentativo di recuperare le perdite, investendo più delle proprie possibilità economiche e trascurando i normali impegni della vita per dedicarsi al gioco.


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Stime prudenti indicano che,in Italia, attualmente, ci sono circa 1.500.000 di Giocatori d‟Azzardo Patologici (GAP): cifre che parlano di una probabile, quasi certa, emergenza sociale. Italiani popolo di giocatori:nel nostro Paese slot e gratta e vinci sono il passatempo preferito di oltre 30 milioni di persone. E‟ quanto emerge da uno studio dell‟ANIT,associazione nazionale che ha messo sotto esame lo stato del gioco di sorte. 5°posto occupato dal gioco pubblico tra le attività produttive in Italia. I miliardi di fatturato del settore sono più di 50,pari a 2,5 punti percentuali del Pil. Primo posto occupato dal Poker nella classifica dei game a più alto tasso di crescita. 61 miliardi di fatturato del mercato italiano nel gioco previsto per il FUTURO.

La popolazione italiana totale è stimata in circa 60 milioni di persone, di cui il 54% sarebbero giocatori d'azzardo (dato rilevato con la domanda “Lei ha giocato d'azzardo almeno una volta negli ultimi 12 mesi?”). La stima dei giocatori d'azzardo problematici varia dall'1,3% al 3,8% della popolazione generale mentre la stima dei giocatori d'azzardo patologici varia dallo 0,5% al 2,2% (Ministero della Salute).

I miliardi che si stimano di raccogliere con le scommesse nel 2014 sono del +64%. La dipendenza da gioco d‟azzardo è una patologia complessa, che coinvolge aspetti di carattere psicologico, neurobiologico e relazionale/sociale: e‟ pertanto auspicabile che le persone affette dal problema possano trovare un supporto professionale in grado di fornire informazioni aggiornate e di sostenere la motivazione al trattamento.


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LA SCOMMESSA SULLA VITA….( IL GIOCO ) Uomini che abbandonano il proprio lavoro e

dilapidano ricchezze nelle sale da gioco, alla roulette o nelle slot-machine; donne che trascurano case e figli e cedono irrefrenabilmente alla passione smodata del gioco. Non accade solo in America, ma anche in Italia, a una percentuale del 10-12 per cento della popolazione. Le nevrosi del gioco d‟azzardo è una dipendenza non meno devastante di quella da sostanze (come alcol e droghe) e da eccessi e trasgressioni (sesso,cibi,furti, acquisti).L‟angoscia di sottostare alla vita comune, fatta di tempi lunghi e di fatiche, è tale da spingere questi soggetti verso una “fuga” animata dall‟illusione di una vincita definitiva, che li renda diversi dai “comuni mortali” e definitivamente “liberi”. La fantasia che è al centro di questo disturbo è il gioco, che rappresenta una sfida alle norme e ai doveri vigenti; e la vincita raffigura un “piacere assoluto”. La dipendenza dal gioco è dunque una variante della nevrosi maniaco-depressiva, nella quale a periodi di cupa malinconia si avvicendano “miracolosi” ed effimeri momenti di eccitato attivismo. La terapia dovrà pertanto contemplare da una parte una psicoterapia, dall‟altra la somministrazione attenta di antidepressivi. (articolo di Noè)

In Italia, un over 65 su tre sia un giocatore patologico o sia sulla strada per diventarlo . più del 90 per cento dei giocatori intervistati è composto da pensionati, un quarto dei quali vive in totale solitudine, senza moglie ne figli. "Gli anziani, e in particolar modo i pensionati sono soggetti d'elezione per truffe e raggiri, proprio per il loro bisogno di contatto umano, oltre che per la disponibilità di tempo e denaro: paradossalmente, per questo mercato, anche un individuo che percepisce una pensione minima è più appetibile di un imprenditore, i cui introiti possono essere maggiori ma non altrettanto costanti nel tempo". "Il problema è che lo stato italiano non sembra


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abbia intenzione di far nulla per prevenire seriamente il gioco. Oggi l'Inps permette addirittura di effettuare la cessione del quinto anche sulle pensioni più basse, per sottoscrivere finanziarie o rateizzazioni; quasi si volesse invogliare gli anziani a indebitarsi. Lo stato inoltre, tassa paradossalmente più il volontariato che il gioco d'azzardo, che è notoriamente connesso al sottobosco mafioso, come nel cado delle slot. E neanche una minima parte del gettito prodotto da queste attività viene utilizzato per attività di prevenzione o recupero delle ludopatie: al contrario, oggi nelle scuole superiori capita addirittura che arrivino dei signori mandati dallo stato per spiegare ai ragazzi che quando giocano d'azzardo devono farlo per vie legali ". (S. Bianco)

MORTI BIANCHE… Il nostro Paese ha il primato dei caduti sul lavoro,un bollettino di guerra che provoca oltre mille vittime all‟anno e quasi un milione di infortunati. Di chi è la responsabilità ? Perché il lavoro è diventato il luogo di una possibile condanna a morte? Rispondere non è facile, sicuramente è scomodo. Tutti dobbiamo interrogarci? Un Paese che fattura 550 miliardi di euro grazie all‟economia illegale, che risente pesantemente della concorrenza sleale esercitata dalle imprese irregolari o controllate dalla criminalità organizzata. Non è un caso che i settori più esposti alla “condanna a morte”siano pure quelli di odore di mafia: l‟edilizia e le costruzioni. Tutta l‟economia,anche quella regolare, finisce così per essere contaminata dalla corsa sfrenata al profitto. Decessi : UOMINI 92,6%...DONNE 7,4%. Infortuni: UOMINI 73,1%...DONNE 26,9%. Secondo Eurostat,nei Paesi UE c‟è in media: “Un morto sul lavoro ogni tre minuti e mezzo”, le regioni italiane più colpite sono: LOMBARDIA 234 MORTI…EMILIA 121…VENETO 117. Questa è una guerra mondiale,riflettete… ( Alessandra Baldi )


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TURISTI SESSUALI: CON I MONDIALI AUMENTANO I MINORI A RISCHIO Siamo saliti ai vertici di una classifica ignobile: quella del turismo sessuale a danno dei minori. Gli Italiani (rapporto Unicef) sono i più numerosi clienti stranieri dei bambini costretti a prostituirsi nelle aree costiere del Kenya, dove 2-3 mila minorenni lavorano nel mercato del sesso a tempo pieno e il 30 per cento lo fa occasionalmente. Mentre in Brasile si stimasiano 500 mila vittime della prostituzione under 18, il numero degli avventori italiani svetta in città come Recife, Natal, Fortaleza, insieme a quello dei tedeschi e dei portoghesi.

Ed è ai primi posti anche in Colombia e nella Repubblica Dominicana. Quanti turisti del sesso con bambini e adolescenti provengono dall‟ Italia non si riesce a quantificare con precisione. Certo, Internet facilita la scoperta di nuove mete e l‟aumento dei voli a basso costo le rende alla portata di molte più persone . Tanto che ormai i clienti sono più giovani tra i 20 e i 40 anni, e non rientrano necessariamente nei clichè del pedofilo. Anzi a rientrarci è solo il 5 % di questi viaggiatori perversi: il 60 è formato da turisti sessuali occasionali (gente in viaggio senza programmazione,ha con i bambini quei rapporti che non oserebbe mai avere a casa), e il 35 consiste in turisti abituali, che tornano di proposito. I dati sono di Ecpat, rete di organizzazioni che lotta in 70 Paesi contro lo sfruttamento sessuale dei minori. In vista dei MONDIALI 2014 e OLIMPIADI 2016 in Brasile,lancia un allarme: i grandi eventi internazionali registrano sempre un picco del pedoturismo. Tant‟è che i trafficantihanno già iniziato a impartire alle prostitute brasiliane lezioni d‟inglese . Per far sentire la voce di chi è ancora capace d‟indignarsi, Ecpat organizza il 9 Giugno 2014 una corsa in bicicletta in varie città. (Raimondo Artenzio)


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SE LA MAMMA HA STUDIATO IL FIGLIO È PIÙ SERENO SECONDO UNA RICERCA, NEL 2010 I BAMBINI NELLA ZONA DEL SISMA SOFFRIVANO DI ANSIA E STRESS IL DOPPIO DEI COETANEI. MOLTI, UN ANNO DOPO, AVEVANO ANCORA DEI DISAGI: MINORI IN QUELLI CON MADRI ISTRUITE

Bambini, fate studiare le vostre mamme, perché la loro istruzione sarà fondamentale per rassicurarvi quando avrete paura, come nel caso dei terremoti. Proprio così: l‟istruzione materna è un valore protettivo dei figli traumatizzati da una calamità. Lo studio ha preso in considerazione lo stato di salute mentale dei bambini tra i 3 e i 14 anni a dodici e ventiquattro mesi di distanza dal sisma. I risultati indicano che dodici mesi dopo il terremoto i bambini mostravano sintomi di depressione, stress post traumatico e attacchi d‟ansia in misura doppia rispetto ai coetanei ce vivevano nel resto della regione. A 24 mesi, metà dei bambini più „fragili‟ dal punto di vista psicologico (per cause anche antecedenti il sisma) faticavano a uscire dalla situazione di disagio. Indipendentemente dall‟età dei bambini, l‟istruzione materna è risultata comunque un valore protettivo sul loro benessere psichico. L‟educazione materna è di per sé un fattore di protezione, non solo nei casi di disastri naturali. Una mamma istruita ha più strumento, può essere in grado di gestire con più risorse gli eventi. L‟istruzione, d‟altra parte, generalmente garantisce uno status socioeconomico più alto, ed è noto che la povertà è un fattore di rischio anche per la salute mentale. (Graziano Torre )


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IN DIFESA DEI FOLLI

BASAGLIA NON DICEVA CHE LA MALATTIA MENTALE DIPENDE ESCLUSIVAMENTE DALLE CONDIZIONI SOCIALI, MA CHE UNA SOCIET À, PER DIRSI CIVILE, DEVE FARSI CARICO DELLA FOLLIA IN UNA FORMA DIVERSA DAI MANICOMI

“In difesa dei folli” suscita un‟infinità di reazioni a sostegno delle tesi più disparate che oscillano tra l‟ideologia e la sofferenza vissuta dai familiari che convivono con pazienti psichiatrici. Posizioni nette non se ne possono prendere: da un lato perché intorno alla follia non sappiamo molto, dall‟altro perché, siccome ciascuno è folle a suo modo, la scienza medica, che come ogni scienza può operare solo su classi diagnostiche che presentano casi identici, non può che essere generica e scarsamente individuativa. Preso atto di questa insufficienza conoscitiva e genericità terapeutica, alcuni punti fermi si possono stabilire: 1. Inutile chiedersi se la malattia mentale è genetica o ambientale. Il sapere psichiatrico non è ancora giunto a una conclusione. Può essere che entrambe le condizioni concorrano, ma proprio perché non lo sappiamo, posizioni nette allo stato attuale della conoscenza, non se ne possono assumere. 2. I manicomi son stati chiusi con la legge 180, e chiusi devono restare perché non erano luoghi di cura, ma di reclusione, ideati per difendere famiglie e società dal disturbo o dal pericolo sociale che i folli possono rappresentare. 3. L‟assistenza psichiatrica sul territorio si è rivelata in gran parte insufficiente e talvolta inefficiente. La conseguenza è che la famiglia del paziente psichiatrico deve farsi carico interamente della sofferenza che il familiare folle può procurare. È una sofferenza quotidiana davvero molto pesante. 4. I ricoveri ospedalieri di una settimana in occasione delle crisi acute non risolvono il problema, si limitano a sedare per un po‟ di tempo le turbative arrecate dalle condizioni di follia. 5. Esistono comunità per il ricovero degli anziani, per le tossicodipendenze, per le forme di anoressia e bulimia, persino per l‟autismo, perché non anche per la follia? In queste comunità, dove si è ospitati per mesi o per anni, non sono rari i casi, se non sempre di “guarigione”, di


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remissione della dipendenza o della malattia, con soddisfazione del paziente, trattato come una persona e non abbandonato o coatto come un incurabile, e sollievo per la famiglia. 6. La creazione di una comunità per folli trova resistenze sia da parte di coloro che ritengono che una simile comunità sarebbe troppo difficile e costosa da gestire, sia da parte di coloro che temono che, dopo i buoni propositi, queste comunità si traducano di fatto nel vecchio manicomio. E allora si lascia il paziente alla cura della famiglia, che come in molti altri casi, supplisce all‟incuria dello stato sociale. Ma la famiglia, se può curare la povertà, l‟indigenza, gli anziani, e in alcuni casi persino la tossicodipendenza, certamente non può curare la follia, se non impazzendo a sua volta. Umberto G.

L‟ANZIANO Ieri ho visto un anziano piangere, una fitta al cuore, raramente mi capita di assistere ad una scena simile, più lo guardavo e più pensavo...perché spesso gli anziani vengono dimenticati? Ci ricordiamo che anche loro sono delle persone? Molto spesso si pensa che i "vecchietti" non provano emozioni, non pensano, non vivono, anche se sono su questa sfera che chiamiamo Terra...tutto questo perché ormai appartengono a quella che si dice età avanzata, quindi hanno già provato rabbia verso qualcuno, gioia per un' amore, dolore per la perdita di un amico, speranza in quel lavoro tanto atteso...insomma hanno già vissuto. Ma la vita non dura fino alla morte? Anche in loro, anche negli anziani il cuore si riempie di gioia per una sorpresa e di dolore nei momenti tristi. Non li incontri la sera per strada o nei locali, per questo vengono dimenticati. Non sappiamo cosa pensano e cosa sentono dentro perché non si confidano con nessuno, parlano poco, non sappiamo nemmeno se sono felici , se hanno bisogno di aiuto o vorrebbero farsi una lunga passeggiata per parlareun po’, proprio come facciamo con un amico. Intanto la vita continua anche per loro, le giornate passano...e forse siamo presi dai nostri mille impegni che quando un’ anziano ci passa accanto, noi, non vediamo nessuno. ( Carmen Palumbo )


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La sensibilita' La sensibilità e' per noi quasi come un marchio di fabbrica...e' cosi' facile riconoscersi...siamo una casta di uomini e donne che si fanno troppi scrupoli...alibi nell'autoprodurre dolore...coltivatori diretti di sofferenza...allevatori di anime, capaci di lunghi periodi di estraneazione, di esile positività, ma capaci anche di grandi slanci emotivi e passionali talmente travolgenti da risultare esagerati, sgangherati, incomprensibili. E' cosi difficile adattarci a questo mondo di cinici calcolatori che sono capaci di programmare tutto: le giornate, il sesso, i sentimenti. Viviamo di precarietà e di inquietudini, di sogni...di ideali...e per non morire ci affidiamo a una canzone, ai versi di una poesia...Siamo spiccatamente individualisti, fragili, spesso incapaci anche di chiedere aiuto, costretti ad inventare delle armature per difenderci...Me non siamo male, abbiamo solo troppo cuore...e a pensarci bene...quel marchio di fabbrica e' anche un marchio di garanzia di quelle persone sensibili delle quali almeno... ti puoi fidare.

La sensibilità non si compra e non si vende, e' un sentimento indefinito e indefinibile, e' un qualcosa che alcune persone portano dentro di se quasi come un'impronta, quasi come un segno di riconoscimento...forse come una cicatrice lasciata dal tempo... compare un giorno quasi all'improvviso, quando dalla vita hai capito che ogni generosità non ti e' dovuta, ogni sorriso e' una conquista, o quando una ferita ti ha tagliato il cuore...Forse la sensibilità si può trovare all'angolo della strada, negli occhi di chi ha sofferto ed e' diventato forte mantenendo un cuore docile, tenero. Ho conosciuto tante persone, alcune sensibili, altre meno, altre per niente, ma quelle persone sensibili mi hanno ovattato e coccolato il cuore, forse perché delle persone sensibili ti puoi fidare...Questa pagina e questi pensieri per tutte le persone sensibili, delicate e con " tanto cuore " che arricchiscono alcuni istanti della vita di ognuno di noi. ( Francesco Baldi )


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E‟ stato presentato all‟ENEA il Rapporto sulla Green Economy 2013:“Un Green New Deal per l‟Italia”, curato dallaFondazione per lo Sviluppo Sostenibilee dall‟ENEA, e giunto alla sua seconda edizione.

Giovanni Lelli, Commissario ENEA, introducendo i lavori ha dichiarato: “La Green Economy può rappresentare la chiave di volta per avviare un nuovo ciclo di sviluppo all’insegna della sostenibilità e dell’innovazione tecnologica, con ricadute di lungo periodo che vanno dalla salvaguardia dell’ambiente al rilancio dell’industria e dell’occupazione. Una formidabile spinta propulsiva ad un New Deal legato alla Green Economy può venire da una nuova pianificazione urbana che faccia dell’eco-innovazione tecnologica e sistemica il fulcro della trasformazione delle nostre città per offrire una migliore qualità della vita ai cittadini ed un più sostenibile utilizzo delle risorse energetiche e non energetiche. Si tratta di un’opportunità per la nostra industria nazionale che porterà vantaggi e competitività quanto più sarà in grado di affrontare la sfida tecnologica della trasformazione sostenibile dei propri processi e prodotti.Con l’eco-innovazione si possono trasformare le aree urbane rendendole centri di risultati economici sostenibili e, al contempo, luoghi ideali per la crescita civile dei cittadini.” La prima parte del Rapporto affronta il panorama internazionale, partendo da un excursus storico-economico che, dalla crisi del ‟29 arriva ai giorni nostri,e fornisce un‟ampia illustrazione delle proposte per un Green New Deal formulate dall‟UNEP e dall‟OCSE, le prospettive per l‟affermazione della green economy in Europa, nonché le difficoltà e le potenzialità dell‟Italia, prendendo in esame le esigenze di investimenti pubblici e privati, gli effetti sull‟occupazione e le riforme indispensabili. "Anche il Rapporto 2013,dedicato al Green New Deal - ha dichiarato Edo Ronchi Presidente dellaFondazione per lo Sviluppo Sostenibile - ha fornito analisi e studi a supporto degli Stati Generali della green economy italiana. Durante una delle recessioni forse più lunghe e difficili degli ultimi decenni, investire per innovare, differenziare e convertire prodotti e processi produttivi in chiave sempre più green potrebbe essere una strada per rilanciare il nostro sviluppo. Un forte impulso in questa direzione può venire da concrete iniziative che possono partire , o essere rafforzate, dalle nostre città " . La seconda parte del Rapporto, focalizzandosi sulla realtà italiana, analizza proprio il nuovo ruolo che le città possono avere come volano per uno sviluppo sostenibile. In Italia il 68 per cento della popolazione vive in un ambiente urbano, dove si produce in media il 75 per cento dei rifiuti, e le abitazioni consumano dal 30 e al 60 % in più di energia rispetto alla media UE. Tale concentrazione abitativa accresce i problemi ambientali, come l‟inarrestabile cementificazione con insediamentidistribuiti in maniera frammentata e disordinata sul territorio, e che continua ad occupare aree libere, spesso agricole, al ritmo di 343 metri quadrati all‟anno per ciascun italiano. Un Green New Deal che parte dalle città può costituire un quadro di riferimento unitario per interventi coordinati ed integrati a livello sociale, ambientale ed economico.I settori principali per tale approccio, trattati nel Rapporto sono la riqualificazione energetica delle città, le misure di mitigazione climatica, la riduzione del consumo di materiali ed il miglioramento della gestione dei rifiuti, la mobilità urbana, i rapporti tra l‟ambiente urbano e quello agricolo, il patrimonio culturale, la gestione sostenibile della risorsa idrica, la riqualificazione delle aree degradate e l‟impiego di tecniche e tecnologie tipiche dell‟ICT. Il Rapporto si avvale della prefazione di Simon Upton, Direttore del Dipartimento Ambiente dell‟OCSE, e di Tim Jackson, docente di Sviluppo sostenibile presso l‟Università del Surrey

( Elisabetta Pasta ) ENEA - Ufficio Stampa - Capo Ufficio Stampa


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La piccola Angela Tommaso Esposito ha bisogno del nostro aiuto

Un'infezione contratta a soli tre anni durante un intervento chirurgico ha reso totalmente invalida una bambina che dopo una nascita difficile si apprestava ad abbracciare una vita serena e vivace. Per Angela e la sua famiglia è invece iniziato un tunnel di atroce sofferenza, attraversato solamente con una incrollabile Fede. PARTO PREMATURO - «La gravidanza di mia moglie Maria era buonissima» - parla il padre Tommaso Esposito - «Il 17 giugno 2001 aveva fatto la visita e il ginecologo la trovo in ottimo stato, ma due giorni dopo ci furono delle complicazioni, tanto il medico decise di farla trattenere in clinica. La situazione peggiorò e richiese l'intervento di un'ambulanza considerato che nelle cliniche non si possono fare parti prematuri. Solo che quell'ambulanza sembrava non arrivare mai, il ginecologo decise allora di portarla in sala parto perché non voleva correre il rischio che accadesse qualcosa di irreparabile. Maria stava avendo un aborto spontaneo. L'ambulanza arrivò quando la bambina era già nata: Angela aveva solo 5 mesi e 14 giorni. Pesava solamente 600 grammi. Insieme alla mamma furono portate all'ospedale Cardarelli. Appena giunto in ospedale mi comunicarono un verdetto senza scampo: era impossibile che una bambina in quello stato potesse sopravvivere. I suoi organi non si erano del tutto formati. Decisi comunque di darle un nome e di battezzarla». INFEZIONE LETALE - Nonostante questo parto cosi difficile Angela fece dei progressi straordinari ed i primi a rimanerne sorpresi furono proprio i medici. All'interno dell'incubatrice cresceva a vista d'occhio. L'ottimismo però fu subito stroncato dalla scoperta che quel parto prematuro aveva purtroppo lasciato delle scorie: la bambina era affetta da idrocefalia, una condizione che causa la dilatazione dei ventricoli cerebrali. Le sue condizioni non sembravano comunque gravi. Era però necessario un intervento chirurgico, particolarmente rischioso all'età di tre mesi. L'operazione riuscì e due mesi più tardi la famiglia Esposito può finalmente tornare a casa con la loro bambina. Il peggio sembrava essere passato: Angela cresceva benissimo, era molto vivace e sembrava non aver accusato particolari complicazioni. «A undici mesi, dopo altri controlli i medici del Cardarelli ci dissero che Angela doveva subire un altro intervento per cambiare la valvola idrocefalo con una di calibro più grande. Ci fu detto che non c'era alcun pericolo. L'operazione, effettuata all'ospedale Santobono, fu effettivamente molto veloce e dopo pochi giorni tornammo a casa. Angela continuava a crescere e stava bene. A breve però scoprimmo una drammatica verità: durante quell'operazione la piccola aveva contratto un virus mortale. Poco tempo dopo andò in coma e fu sottoposta a sette interventi chirurgici alla testa. Una mole di operazioni troppo pesante per una bambina nata in quelle condizioni. Così Angela è diventata cerebrolesa, oggi ha 12 anni e una invalidità del 100%». SITUAZIONE DISPERATA - La famiglia Esposito, che nei mesi scorsi ha dovuto affrontare tante tribolazioni per trovare un alloggio adeguato alla condizione di estrema gravità della figlia, ora ha un grande problema: Angela, che è attaccata all'ossigeno 24h su 24h, immobilizzata sul suo lettino, sorda, muta e cieca, ha bisogno di un mezzo di trasporto adatto alle sue esigenze e la famiglia non dispone delle possibilità economiche per poterlo acquistare. Occorrerebbe un Fiat Doblo per disabili, con pedana idraulica per poterla trasportare per visite ospedaliere e terapeutiche. Per aiutare Angela e la sua famiglia in questa situazione particolarmente urgente e gravosa, si è mobilitato anche il popolo di Facebook, creando l'evento "Un aiuto per la piccola Angela Tommaso Esposito"(https://www.facebook.com/events/311940745597870/) in cui si domanda aiuto e collaborazione per poter reperire quei fondi che sono necessari ad acquistare questo mezzo opportunamente attrezzato. Per chi volesse contribuire a questo fine, donando la propria piccola, ma importantissima, goccia di solidarietà, lo può fare facendo un versamento sucarta POSTPAY al numero 4023 6005 8336 8719 Codice Fiscale SPSTMS60B05F839O, intestata a ESPOSITO TOMMASO.


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Sotto la pelle Sapevo che sarebbe andata a finire così. Sono solo un burattino dai fili spezzati messo lì a prendere polvere. Creato con i migliori presupposti da un legno che sta marcendo sotto il peso dell’immobilità. E sono stanco, stanco di offendere e ricevere in cambio sorrisi, stanco di sentire il carico degli sguardi che non faccio in tempo a ricambiare. Ieri notte ho sognato di correre sulle due ruote, quelle vere, il vento mi solleticava il viso e sentivo uno strano formicolio lungo la schiena. Una sensazione nuova, inebriante, per la prima volta dopo tanto tempo mi sentivo davvero vivo. Non ero più un pupazzo, non ero più il ragazzino deriso dai compagni di scuola, ero solo io. Poi mi sono svegliato, ancora una volta... Mi chiamo Divo e a 6 anni volevo diventare un supereroe, di quelli col mantello e il raggio laser, per far capire a mio fratello chi era l’uomo di casa. Odiavo la scuola, trovavo inutile e controproducente rimanere per ore fermi quando fuori il mondo correva. Ed io volevo correre con lui. Fino ad allora non ero mai stato attratto dall’altro sesso, mi spaventava quasi l’idea di dovermi scegliere una fidanzata tra quelle compagne che crescevano con il mito del principe azzurro, così finivo per litigarci di continuo. Finché, un giorno come tanti, arrivò lei, con il suo vestito turchese e quel profumo di fiori appena colti. I capelli le ricadevano sulle spalle in morbide ciocche, biondi come le spighe di grano che crescevano fuori casa dei nonni. Sembrava fosse entrata la primavera. Era così bella e tra tanti, fui proprio io il primo a cui sorrise. Non avevo mai visto dei denti così bianchi, come quelli della pubblicità, e non riuscii a rispondere a tutta quella grazia, sentii un calore immenso alle guance e seppi solo abbassare lo sguardo per tirare un calcio silenzioso a Luigi che sghignazzava alla mia destra. Non pregavo mai spontaneamente, ma in quel caso mi serviva parlare direttamente col Capo «Ti prego Dio, fa’ che sia lei la nuova maestra di musica, fa’ che sia lei, ti prometto che verrò tutti i giorni a scuola senza farmi rincorrere e mangerò i cavolfiori, anche quelli che cucina la mamma!» Quel giorno devo avergli fatto pietà, probabilmente aveva assaggiato anche Lui i cavolfiori della mamma, perché quella creatura non pronunciò neanche una parola, fece solo il gesto di seguirla in silenzio fuori dall’aula. Dopo alcuni sguardi perplessi, decidemmo di fare come diceva e le andammo dietro quasi stregati. Arrivammo in quello che credevamo fosse uno stanzino per le scope, perché nessuno l’aveva mai visto aperto, e adesso capivamo il perché. Lì, nascosto dai rumori del presente, riposava un enorme pianoforte a coda. Completamente nero, con il leggio in ottone, era maestoso su quel suo piedistallo, non avevo mai visto nulla di più bello. Prese posto con calma sovrannaturale, accarezzò lentamente i tasti con le dita, chiuse gli occhi e la melodia si diffuse tra quelle pareti dimenticate dal tempo. Io ripresi a respirare in quello stesso istante, non so quanto sia durato, so solo che sentii un brivido d’emozione quando con un sussurro iniziò ad accompagnare le note con una voce che sembrava più una carezza al cuore. Continuò a tenere gli occhi chiusi mentre leggera, impercettibile, scorreva veloce su quei tasti e quelle labbra disegnavano parole che non riesco a scordare anche ad anni di distanza «Take my hand, take my whole life too, for I can’t help falling in love with you». Fu allora, all’età di 6 anni, in quell’aula polverosa, che decisi chi volevo essere. Un giorno sarei tornato lì, in quello stesso posto, a toccare i cuori più limpidi, proprio come aveva fatto lei col mio. Cominciai da subito a prendere lezioni di piano, sempre più frequenti, perché più suonavo e più ne sentivo il


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bisogno. Avevo trovato il mio destino, e volevo corrergli incontro. Non avevo mai creduto esistesse qualcosa di tanto meraviglioso come dar vita alla musica e riuscire a vederla, nitida, come pittura impressa su tela. I miei coetanei non capivano, a 12 anni ero già quello strano, quello che se ne stava in disparte a premere tasti immaginari sul banco durante la ricreazione. Ma non m’importava. Volevo a tutti i costi essere ammesso al conservatorio e sapevo che la commissione era spietata e non avrebbe ammesso errori, stavo lottando per qualcosa di molto più grande di me: desideravo più di ogni altra cosa al mondo che chi mi ascoltava provasse la mia stessa emozione. Ovviamente non ci riuscii che due anni più tardi, quasi al limite d’età, ma ce la feci. Il resto non contava. Finalmente potevo posare il primo mattone, sapevo che la strada sarebbe stata solo in salita e che mi avrebbe portato momenti di sconforto, ma riuscivo a vedere la meta, su in cima. Ed era bellissima. In primo liceo ebbi qualche difficoltà, passavo ore al piano senza rendermene conto e per farmi impegnare di più a scuola, mia madre dovette minacciarmi di non pagare più le rette del conservatorio. In realtà non ci credevo, per lei era un orgoglio sentirmi suonare, non l’avrebbe mai fatto, ma per non mettere alla prova il suo coraggio di madre, decisi di aprire un po’ in più il libro di matematica. Naturalmente la mia adolescenza non è stata solo solfeggi e spartiti. La prima storia d’amore arrivò improvvisamente, imprevedibile ed irruenta come la pioggia d’estate, tanto intensa quanto breve. Si chiamava Giulia e si imbucò alla festa per i miei 15 anni. La conquistai intonando al piano Can you feel the love tonight, non conoscevo tutte le parole, ma le poche che sapevo bastarono a fare breccia nel suo cuore. Dopo quella sera non ero più lo sfigato pianista, mi ero trasformato in un eroe. Mi sentivo fortunato: l’unico in grado di conquistare le ragazze senza imbarazzanti giri di parole, ma soprattutto l’unico a poter vedere chiaramente il proprio futuro. Ogni giorno che passava, era un passo in più verso il mio vero inizio, non aspettavo altro che il mio domani. E lui era lì che aspettava me. Riuscivo quasi a toccarlo. Si dice che capisci di amare qualcosa quando l’hai perduta. Per me non è stato così. Io amavo già la mia vita prima di perderla. Improvvisamente, quel futuro che vedevo tanto vicino ha cominciato a diventare sempre più sfocato. Adesso ho in mano solo i cocci di una vita andata in frantumi, ho perso la strada e non so se riuscirò mai a ritrovarla. Sclerosi Multipla, questa la sentenza, questo il mio nuovo futuro. Senza chiedermi se fossi d’accordo, senza darmi il tempo di dire addio a tutto quello in cui credevo, si è presentata silenziosa come la notte, quando avevo appena 16 anni. Per me era normale a quell’età sentirsi sempre stanchi, dormivo poco e da mesi attribuivo formicolii e cedimenti alle troppe ore al piano. Finché, durante l’interrogazione di latino, poco prima delle festività natalizie, mi accasciai al suolo e non riuscii a rialzarmi che la sera in ospedale. Fu l’inizio della fine. Di quei giorni ho ricordi annebbiati, medici, cliniche, risonanze, punture dolorose. Ma non ci misero molto, la diagnosi arrivò il giorno della Vigilia, con un muto «mi dispiace» di accompagnamento. «Non possiamo prevederne il decorso, ogni paziente è diverso da un altro. Visti i sintomi, nel giro di poco tempo avrà bisogno di una sedia a rotelle». Non piansi subito come mia madre, avevo gli occhi fissi su quelle scarpe che di lì a poco non mi sarebbero più servite. «Per quanto ancora riuscirò a suonare?» Riuscii solo a dire. Non ebbi mai risposta a quella domanda. Quella sera non ci fu la solita cena con i parenti, i regali rimasero chiusi nei loro involucri intatti, nessuno mi chiese di suonare, ognuno preferì nascondersi nel proprio guscio di incredulità. Ogni tanto i singhiozzi di mia madre oltrepassavano la porta chiusa della stanza, ma non riuscivo a piangere, le emozioni mi si erano paralizzate prima ancora delle gambe, e per quelle non c’erano carrozzelle. Allo scoccare della mezzanotte la casa dormiva, ma non io, io ero rimasto nel buio del salone a contemplare l’intermittenza delle luci sull’albero. Chissà per quanto tempo ancora mi sarebbe stato concesso di assaporare il profumo delle candele accese la notte di Natale, volevo fermare quell’immagine nella mia mente per poterla rivedere quando i miei occhi sarebbero stati immersi nelle tenebre. “Degenerativa”, mi pulsava nelle vene quella condanna.


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Voltai lo sguardo ed eccolo lì, nell’angolo, immobile e solitario, che mi aspettava in silenzio. Ma lui non era nato per starsene in silenzio. Fu allora che mi accorsi che avevo terribilmente bisogno di lui. Mi alzai, e ad ogni passo il mio cuore accelerava sempre più fin quando prese a battere tanto forte da sentire una fitta al petto. Scoprii i tasti, luccicavano ancora nonostante gli anni, presi posto ed indossai le cuffie, non volevo che si svegliasse qualcuno, avevo bisogno di restare solo con lui per un’ultima volta. Sapevo che quello era un addio. Non volevo che la malattia mi impedisse di suonare, per questo decisi di essere più forte del destino: se proprio non potevo evitare di percorrere quella strada, almeno volevo avere le redini. Chiusi gli occhi e lo sfiorai come la prima volta, inspirai fino a riempire i polmoni, inebriandomi di quella sensazione che mi era tanto mancata. Le dita iniziarono la loro morbida danza senza comando, la melodia era la stessa di quel giorno, a scuola, dolce, sinuosa, malinconica e sentivo crescere un vortice di emozioni a cui non sapevo dare un nome. Sfogliai la mia vita fino a quel momento, mi ritrovai bambino, rividi il pianoforte nascosto, il più bello che avessi mai visto, il volto della maestra, così luminoso mentre lo accarezzava. Capii che stavo piangendo a singhiozzi solo quando mi sentii avvolgere dall’abbraccio di mia madre seduta accanto a me. La strinsi con tutte le mie forze e a quel punto andai in frantumi, mi lasciai travolgere, versai tutte le lacrime che avevo raccolto, fino a rimanerne prosciugato. Oggi sono un uomo, o meglio, quel che ne rimane. Trascino il mio involucro sulle ruote di una carrozzella e mi chiamano “disabile”. Mi trattano come se fossi tornato bambino, ma gli anni passano anche per quelli come me. Vivo con mio fratello che ha messo su famiglia, non so quanto sua moglie sia contenta della cosa, ma almeno non me la fa pesare. Hanno avuto un figlio che ha preso il mio nome, anche se non mi somiglia per niente. Non sento più la mia adorata musica, adesso è solo un fruscio lontano, ed ho bisogno di tutto l’impegno possibile per ricordare le luci dell’albero addobbato. Non parlo più perché quel poco che ho da dire si capisce a malapena. Ieri notte ho sognato di nuovo di correre sulle due ruote, ma questa volta avevo due piccole braccia che si stringevano a me, questa volta non era il vento a solleticarmi, questa volta non ero solo, questa volta no… sapevo chi era e non avevo bisogno di fermarmi per guardarlo negli occhi. Oggi Divo ha 8 anni e adora suonare il piano, come suo zio. Quest’anno per Natale ha preparato un regalo unico a quel ragazzo che sognava di diventare musicista: restituirgli la sua favola. Mani sulle mani, rifioriscono le note appassite da troppo tempo, le stesse di tanti anni prima. Quelle parole, “Take my hand, take my whole life too” gli risuonano nella mente. Non può vederli, ma sa che sono lì, i suoi tasti di nuovo sotto le dita. Riappare quel brivido, ma questa volta è reale, non sta sognando, lo sente sotto la pelle. Quella notte Divo tornò a suonare, e non smise mai più.

Giada Maria Pacini


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LA GRANDE BELLEZZA Dal 1960 ad oggi: LA DOLCE VITA a LA GRANDE BELLEZZA. FELLINI e SORRENTINO passato e presente di un‟ Italia del finto perbenismo.

La grande bellezza è un vero e proprio tour de force dai toni epici,così insolito rispetto alle produzioni di 100 mila dollari dei film di azione, avventura e fantascienza. Ha la forza di entrare in sintonia con il pubblico a un livello viscerale. Proprio come una grande opera o un musical di Brodway brillantemente allestito, è un‟opera d‟arte in grado di sopravvivere anche solo grazie alla grandiosità dell‟arte scenica. E‟ infatti un film dalla regìa cinemetografica e artistica impeccabile, recitato con tale maestrìa che sarebbe addirittura possibile guardarlo togliendo l‟audio, e rimanere comunque abbagliati dalla sontuosità delle ambientazioni, dal carosello dei suoi personaggi. Servillo nei panni di Jep Gambardella, il dissoluto ma impeccabile re della vita noturna romana. Servillo dà corpo al suo personaggio con estrema facilità, donando a Jep una maschera di eterno disorientamento he si abbina bene alla sua naturale e connaturata bella figura. Jep è un napoletano sbarcato a Roma, un giornalista che non è riuscito a cavalcare la promessa del successo ottenuto con il suo primo romanzo. Lo spettatore lo segue nella miriade di personaggi di una vita decadente,ricca di feste a base di droga su terrazze che si affacciano su viste mozzafiato, e animata da una sequenza di incontri assurdi nel rarefatto mondo dell‟era post-Berlusconi. Jep si concede spesso passeggiate solitarie in una via Veneto deserta,anterteria della città che solo cinquant‟anni fà era il crocevia della bella società capitolina, e ora nient‟altro che una strada turistica senza vita circondata da turisti : << I migliori abitanti di Roma sono i turisti >>, afferma Jep Gambardella in una scena. Forse perchè sono gli unici ancora in grado di rimanere abbagliati da un passato glorioso,questa è LA GRANDE BELLEZZA ! (Saulo Bianco)


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«Voglio" Una Vita Indipendente" ». È l’appello , perché sia reale la possibilità di usufruire di un progetto di vita indipendente, come del resto prevede, almeno in teoria. «Vita indipendente non significa che non abbiamo bisogno di nessuno - . Ma anche una persona con una disabilità grave ha diritto di scegliere la vita che vuole, e quindi di poter disporre di un finanziamento (rendicontando le spese) che ti permetta, per esempio, di assumere un assistente di fiducia. il diritto a vivere una vita dignitosa, senza l’incubo che vada in istituto, dopo la vita trascorsa con i propri genitori . SCEGLIERE IL PROPRIO DESTINO - A rilanciare il diritto a una vita indipendente e autonoma LA SOLITUDINE DELLE FAMIGLIE - Già, le famiglie. Spesso si sentono lasciate sole. «L’indifferenza emargina e fa più male che la disabilità stessa – Bernardo Tagliamonte - . Mio figlio ha bisogno di un’assistenza continua. Quando ho scelto di non lavorare per dedicarmi a lui non pensavo al futuro, ma quando non ci saremo più noi genitori ? ……….. non potrebbe andare in un istituto, ha bisogno del suo ambiente familiare, altrimenti non comunica. Da qui la necessità di personale formato che impari a conoscerlo e a capire di che cosa ha bisogno: una persona con grave disabilità motoria non puoi affidarlo a chiunque. Ma se assumo un assistente personale a 7-8 euro l’ora PARI OPPORTUNITA’ -Una famiglia con figli disabili gravi deve riorganizzare la propria vita; se ci sono anche altri figli è tutto più complicato. «Vita indipendente significa anche libertà di movimento – continua - . Per non sentirsi troppo emarginati bisogna organizzarsi. Per esempio, per andare in vacanza, ma anche in un centro di cura, non possiamo muoverci come una qualsiasi famiglia con un’utilitaria, ma abbiamo bisogno di un furgone attrezzato, che sia dotato di una pedana per far salire la carrozzina, di un sistema di ancoraggio per tenerlo ferma e abbia lo spazio necessario per altri ausili, come i : Un furgone del genere costa almeno 20 mila euro + il costo di pedane elettrca e gli ausili per poterlo rendere accessibile . Ora, poi, che per disposizioni dell’Unione europea i diesel “euro 2” sono stati dichiarati fuori legge perché inquinanti, ci sono altre complicazioni da affrontare, visto che ogni città italiana prevede norme e deroghe diverse. Anche in questo caso le pari opportunità sono negate». A Napoli i disabili si trovano in condizioni critiche. Gli enti dovrebbero garantire la fruibilità delle linee di trasporto pubblico, quindi l’accessibilità delle fermate, l’informazione e la formazione del personale per l’uso dei dispositivi per disabili, ma a Napoli questo non


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avviene. La convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, impone che le barriere architettoniche vengano abbattute, ma a Napoli autobus e treni non possono essere usati dai disabili che si ritrovano segregati in casa o ad affrontare grossi disagi per le strade. È questo il panorama illustrato per il portale cittadino Napoli Città Sociale. Sono numerose le segnalazioni di disabili motori e sensoriali, diverse le multe agli autisti degli autobus che girano con mezzi con pedane guaste, ma ciò non è sufficiente per richiamare l’attenzione sul diritto alla mobilità con il trasporto pubblico che i disabili hanno. Quale provvedimento e' stato preso ? Assistenza domiciliare centellinata e precaria ….Strade e marciapiedi inadeguati, progetto di vita indipendente Disabili Tagliamonte Vincenzo Ho 40 anni miloleso lesione al midollo spinale cervicale conseguenza tetraplegia Da trauma c6- c7 non sono autonomo nelle attivita' quotidiane ho bisogno Di asistenza quotidiana per la mia patologia ma non ho le possibilita'. È l’assistenza gestita direttamente dal disabile e costa meno sia della classica assistenza domiciliare che del ricovero in residenza sanitaria. Si chiama “Vita indipendente” ed è una sperimentazione che l’Unione Europea annovera tra le buone prassi, perché favorisce la parità di opportunità e una piena integrazione sociale. Attivata già da un decennio in alcune regioni del Centro-Nord (Piemonte, Toscana, Friuli, Marche), in Campania non è mai partita. Progetto di Vita Indipendente: I progetti di Vita Indipendente prevedono di erogare le risorse direttamente ai disabili non autosufficienti, perché scelgano e retribuiscano in prima persona chi si occuperà di loro, secondo le proprie reali necessità. Si tratta di costruire percorsi individuali di autodeterminazione che favoriscano il recupero relazionale e lavorativo, a partire proprio dal protagonismo nella gestione dei servizi di cura. Ma i soldi non si trovano, e l’azzeramento del Fondo nazionale per la non autosufficienza operato dal precedente governo cancella ogni speranza. Dai quattrocento milioni di euro del 2009 si è passati direttamente a zero. Così, chi presenta un progetto di vita indipendente è destinato a vedersi sbattere la porta in faccia dal proprio comune di residenza. Fatte salve le iniziative di poche regioni che hanno voluto trovare i fondi per avviare alcuni progetti (Toscana, Friuli, Piemonte, Marche), per tutti gli altri non rimane che pesare sulle proprie famiglie o finire in una struttura di ricovero. Un vero paradosso, perché l’assistenza gestita dal disabile costa meno. La metà della classica assistenza domiciliare e fino a un terzo rispetto al ricovero in residenza sanitaria. Si potrebbe risparmiare, invece si taglia e basta. “Tagliare i fondi alle persone disabili è come tagliargli la vita”. Il progetto" Vita indipendente" e' un progetto fondamentale per noi disabili con grave problematiche di deambulazione attualmente usufruisco di 1 ora a giorni alterni 3 ore a settimana cooperativa Consorzio Italia la quale soggetta anc'essa a periodi di pausa Dovute a mancanza di fondi e quindi precarieta' del servizio . Avremmo bisogno di sentirci liberi ed autonomi con tutte le nostre difficolta'. Invece richiusi in quattro mura privati di tutto . Saluti Vincenzo Tagliamonte


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SENTENZA DI CASSAZIONE Anche il diritto al lavoro della casalinga deve essere tutelato e, per questo, in caso di infortunio per incidente stradale vanno risarciti tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali. Occupandosi del caso di un incidente occorso ad una signora che si occupava di lavori domestici, la Corte (Sentenza n.1343/2009) ha ricordato che il totale risarcimento dei danni "conseguenti alla lesione dei diritti umani fondamentali, tra cui la salute e il diritto al lavoro va accordato anche alla casalinga". La donna, in particolare, era stata investita da un furgone che stava uscendo in retromarcia da un vicolo molto stretto. A seguito dell'incidente la donna aveva riportato danni di carattere permanente che le avevano ridotto la capacità di deambulazione rendendo così difficile svolgere qualsiasi lavoro e, soprattutto, le rendeva difficoltoso sbrigare le faccende domestiche. Nei precedenti gradi di giudizio la donna si era vista negare il diritto al risarcimento richiesto è per questo che si è rivolta alla suprema corte lamentando che i giudici di merito non avevamo considerato che la perdita della funzione deambulativa costituiva per lei anche una perdita di chances patrimoniali .( studio Cataldi )

STALKING…il molestatore…!!! In Italia il 55% delle donne ha subito molestie almeno una volta nella vita. Gli stupri e i tentati stupri accadono di più nell‟aree metropolitane del Nord-Est,meno al Sud e nelle Isole dove sono più diffusi i pedinamenti,le molestie per strada e sugli autobus. L‟autore dei tentativi di violenza è un amico(23%),un collega o il datore di lavoro (15,3%),un fidanzamento o un ex(6,5%),il marito o l‟ex coniuge (5,3%),gli estranei (18,5%). Gli stupri tuttavia,sono compiuti da estranei solo nel 5%degli omicidi abbia avuto come prologo comportamenti di “stalking”. Non basta la sofferenza psichica della vittima,ma devono esserci condotte oggettive che inchiodano lo stalker alle sue responsabilità. Il molestatore innamorato è quasi sempre un ex partner o uno spasimante frustato che spesso ha bisogno anche delle cure di uno psichiatra. Studentesse,madri e mogli che vivono nel terrore di subire persecuzioni di ogni tipo. (Vincenzo Gatto)


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BUON RIPOSO - SETTE ORE DI SONNO AIUTANO IL VACCINO : Dormire bene aiuta a difendersi da malattie e infezioni. Secondo uno studio dell‟Università della California di San Francisco, riposare più di sette ore a notte contribuisce, per esempio, a potenziare l‟efficacia dei vaccini.


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“Euterpe” è il primo romanzo di Simona Lazzaro, edito per la casa editrice Milena Edizioni, con cui collabora attivamente. Ad Aprile è prevista l’uscita del suo secondo romanzo, “Sirene”.

Il romanzo “Euterpe” inizia quando Zeno, pianista sconclusionato che viaggia di città in città, si stabilisce nella cittadina di S. . Qui incontra Teresa, una donna scostante che lavora come cuoca nel locale in cui Zeno si esibisce suonando il pianoforte, e di cui l‟uomo s‟innamora perdutamente. Scontrandosi ed incontrandosi i due personaggi si scopriranno a vicenda e mostreranno all‟altro il proprio passato. Ma Zeno e Teresa non sono i soli protagonisti del romanzo: condividono questo ruolo con Eros e Thanatos, le tendenze creatrici e distruttrici proprie di ogni essere umano. E sarà proprio attraverso la musa Euterpe, la musa della musica della mitologia greca, che queste tendenze si manifesteranno nell‟animo di Zeno e Teresa: la musica, per Zeno, è creazione e rifugio, perché la conosce bene e quindi la comprende e la ama; per Teresa, invece, la musica sarà un muro, una presenza silenziosa ed incomprensibile che la separerà da coloro che ama di più. Attraverso il rapporto del pianista e della cuoca con la musica conosceremo le loro storie e il loro passato, incontreremo i fantasmi di Daniele e Ilaria, che continuano a perseguitarli, e comprenderemo il loro modo d‟amare e la loro volontà di continuare a vivere, nonostante tutto. Il segreto della felicità, per Zeno e Teresa e per tutti, è proprio questo: trovare un equilibrio fra Eros e Thanatos, fra creazione e distruzione, attraverso la parola, la musica, l‟arte e, naturalmente, l‟amore. ( S.L.)


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NETWORK

Si chiamano “social network” e sono reti di persone che si incontrano in spazi virtuali,i siti internet. Il più famoso è Facebook che con i suoi 130 milioni di iscritti in tutto il mondo ha appena sorpassato Myspace. Come funzionano?Ti iscrivi gratuitamente,registri i tuoi dati,crei un profilo personale e aggiungi le persone che desideri:con loro puoi chattare,scambiare foto e filmati,o costruire gruppi. Una moda che ormai non conosce limiti di età,ma coinvolge in primo luogo i ragazzi :tre adolescenti italiani su quattro frequentano questi siti di social network. Perché?<<Internet è un contenitore virtuale nel quale i ragazzi non sono visibili:in questo modo non compromettono la loro paura di non avere consenso,di non venire accettati dai loro pari>>dice la psicologa Vera Slepoj. Secondo uno studio effettuato da Microsoft intervistando 18 mila ragazzi,il 53% parlerebbe più facilmente di argomenti intimi attraverso il web. Infatti le potenzialità immense di questo mezzo non sono sfuggite agli esperti di comunicazione,che considerano uno strumento potentissimo in politica: La campagna elettorale di Barak Obama,è ispirata proprio dai social network che gli ha consentito di raccogliere in 4 mesi,ben 4 milioni di euro attraverso Internet…bella invenzione!!... (G. Riccardi)

LA MERKEL DI TUTTI I COLORI Il suo guardaroba è decisamente variopinto. Infatti, la mise abituale della cancelliera tedesca Angela Merkel – giacca con bottoni e tasche diagonali – sembra a prima vista alquanto statico, ma bisogna, invece, dare atto del suo costante variare cromatico: dal bianco candido al verde prato, senza tralasciare il blu elettrico sfoggiato al summit all‟Aquila del 2009 e il rosa antico con cui ha accolto Obama e Michelle a Baden Baden, sempre nel 2009. Ora la passione tutta femminile di Frau Merkel in materia di colori e tessuti è diventata un vero e proprio pantone: novanta giacche di novanta gradazioni diverse esibite in altrettante occasioni ufficiali. I suoi vestiti hanno un obiettivo ben preciso: sottolinearne il poterne. (G.R.)


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A SCUOLA SENZA SCOOTER VIVONO A UN QUARTO D‟ORA DI CAMMINO DAI BANCHI, MA NON SANNO COSA SIGNIFICHI SPOSTARSI A PIEDI. Tutte le mattine al suono della sveglia circa un quarto del Paese parte disordinatamente verso la medesima destinazione: la scuola. Una marcia per lo più inquinante e rumorosa. Sebbene l’86 per cento delle famiglie abiti a meno di un quarto d’ora a piedi da asili, elementari, medie e superiori, almeno dieci milioni di persone scelgono di effettuare il tragitto in automobile. Per convincere i ragazzi a camminare, pedalare o usare bus e tram, Euromobility ha avviato alla ripresa delle lezioni a settembre 2013, un progetto pilota in nove istituti superiori di Torino, Milano, Brescia, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli e Bari. Il progetto consiste di affidare a un gruppo di studenti il compito di monitorare gli spostamenti dei loro compagni, dei professori e dal personale non docente. Un team di tecnici aiuterà i ragazzi a elaborare un piano della viabilità contenente sia consigli per i singoli sia un pacchetto di richieste all’amministrazione locale. Ogni scuola avrà a disposizione una cartografia elettronica dove mappare la residenza degli studenti, seguire il loro cammino e calcolare la quantità di emissioni inquinanti prodotte. Il progetto non impone lezioni di educazione stradale, ma lascia che siano i ragazzi a gestire i progetti di mobilità. A settembre il mobility manager scolastico approderà in Parlamento, presentando una proposta alla Camera per far entrare quest’attività nell’offerta formatica delle superiori. (redazione)

Stop all‟ ACQUA… Ognuno di noi usa decine di litri di acqua al giorno in ambito domestico. Solo una piccolissima parte è destinata al consumo potabile, il resto serve principalmente per l‟igiene personale e per le pulizie di casa. L‟acqua non è un bene inesauribile: bisogna imparare a farne un uso razionale e a risparmiarla quando è possibile. L‟acqua è un bene limitato. La qualità e la disponibilità di questa risorsa primaria saranno tra i principali problemi ambientali da affrontare in futuro prossimo. Infatti, le fonti utilizzabili di acqua dolce si stanno riducendo sempre più a causa dell‟inquinamento e del continuo aumento dei consumi, sia agricoli, industriali sia domestici. Acqua totale:dolce 3% - Oceani 97% (G. PROTA)

FUORI DAL COMUNE DI NAPOLI X MUNICIPALITA‟ : C‟è sempre un motivo, così dice la canzone di Celentano, ma questo è alquanto illogico. Lui cerca la Titina, qui la cerca e qui la trovo, gli attori sono: scopa e paletta,coadiuvati da due negozianti che prendono il posto dei due addetti ecologici. Infatti loro guardano e noi spazziamo le vie del nostro quartiere, a me sembra molto giusto, e sapete perche‟? – è l‟ora della colazione ,e dopo tanto lavoro gli operatori devono fare una pausa per aver <faticato> già dalla prima mattinata. I quindici minuti sono passati da ben un‟ora, si presuppone che stiano in ripresa di <lavoro>, non è così,controllano i commercianti che spazzino perbene la via. Intanto è l‟ora del pranzo, a Napoli si dice: “ carn‟ asott e maccarun ncopp “ ! I due commercianti ad operare,gli operatori a guardarli, cose “ Fuori dal Comune “. (F.B.)


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INCREDIBILE…ANIMALI CHE SI DROGANO! Animali insospettabili che fanno uso di droga,per esempio:Micio di casa,va matto per l‟erba gatta,che ha per lui un effetto afrodisiaco e allucinogeno. Le Capre sono appassionate di tutto ciò che fa sballare,fra cui una gran varietà di funghi e piante con effetti stupefacenti ed eccitanti. Le Renne siberiane invece ingurgitano “Amanita muscaria ”,il velenosissimo fungo dalla cappella rossa con pallini bianchi per cadere in una specie di catalessi. I Pettirossi così graziosi,mangiano bacche di agrifoglio per svolazzare senza controllo entrando nelle case e addirittura attaccando i gatti…questi sono solo alcuni,figuriamoci altri…è incredibile! ( L.A.Tufano)

That‟s incredible….???? Le donne che mangiano spesso il gelato hanno più probabilità di rimanere incinte. Secondo uno studio condotto all‟Università di Havard su 18.555 donne tra i 24 ed i 42 anni,le sostanze contenute in esso potrebbero avere il potere di trattenere nel sangue alte concentrazioni di estrogeni,ormoni femminili collegati al concepimento. Ce ne sono una decina,tra cui estradiolo,estrone ed estriolo. Occhio al Cono dunque,nel gelato ci sono sostanze utili alle donne che sperano di diventare madri…Tutte in gelateria, e figli maschi…!!! (Lucio Amero)

MEDICINA :

DEPRESSIONE… il male oscuro !

Sono molti i sintomi generalmente presenti nelle varie forme depressive,ma non necessariamente si presentano tutti insieme. Disturbi del sonno, con insonnia o ipersonnia; scarso appetito e perdita di peso o, al contrario, incremento dell‟appetito e del peso corporeo; perdita d‟interesse per le attività quotidiane; incapacità di provare piacere; modificazione dei desideri e delle abitudini sessuali; diversa percezione della stima di sé con autosvalutazione e sensi di colpa; mancanza di energia e affaticamento; difficoltà di concentrazione;mancanza di volontà, apatia; tendenza ad isolarsi dalla società e dalla famiglia. Una classificazione precisa è necessaria perché il medico possa formulare una diagnosi corretta e stabilre, di conseguenza, la terapia giusta. Le Paure degli Italiani: 58,5% La distruzione dell‟ambiente – 46,5%Il futuro dei figli – 43%La sicurezza dei cibi – 39,5%Professioni di salute – 38,8%La crisi di borse e banche – 37,6%Non avere abbastanza soldi – 34,4%La disoccupazione – 25,7%Perdere i propri risparmi – 20,7%Subire un furto in casa – 18,8%Truffe bancomat e c/c.


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ASSOCIAZIONE VOLONTARIATO “ I RAGAZZI della BARCA di CARTA “

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