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EQUIPèCO RIVISTA di

Anno III n.9-10 Autunno 2006 - € 10,00

CARTE

Quello

trimestrale di ricerca e documentazionechearètiinstica e culturale_www.rivistadiequipeco.it Alto ArtisticaMente

Musica Battisti D’Amario

Mozart

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Teatro S. Carlo - Napoli Il Flauto magico di Mozart visto da Kenttridge

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Poesia: Michele Placido

Federici Riccioni

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Ferrari Museo Flavin Mangini

LABORATORIO DI MESSAGGI_ARTI VISIVE_IDEE L’ARTE DENTRO-DENTRO L’ARTE

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EDITORIALE

INSTALLAZIONE per MOZART una dedica risonante

Carmine Mario Muliere, La Forma che deve venire, matita su carta inserita nell’acetato 1993, mt 200cm 43, dedicato a Mozart; Installazione, 18-8-1996, S. Elena Sannita - IS.

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RIVISTA di EQUIPèCO_Autunno 2006


MUSICA

MUSICA E MEDICINA: WOLFGANG AMADEUS MOZART di Daniela D’Ortenzio

Chi per la prima volta ha parlato di effet- Per dimostrare quanto stretto fosse il legato Mozart lo ha fatto riferendosi prome tra suono, ascolto ed effetto di prio al senso di pacificazione e tale ascolto sull’individuo, sul di serenità cui le opere del finire del ‘900, Tomatis iniziò grande salisburghese indura lavorare con pazienti con rebbero. problemi e difficoltà a L’intuizione fu di un medilivello di apprendimento, co francese, Alfred Todimostrando come l’ematis, un otorinolaringomanazione di particolari iatra che per primo suoni e vibrazioni potescercò di comprendese agire sulla loro menre come ciò fosse te, o sul loro corpo, ed possibile e come, influenzare stati d’ansia, eventualmente, un sidi timidezza o paura, mile dono potesse fino ad avere effetti conessere sfruttato a creti nel fisico e nella vantaggio di situamemoria. zioni medicali che Mozart a 14 anni. Sotto: dipinto di un conne richiedessero certo al palazzo di Schönbrunn, con Mozart l’apporto diretto. nel palco dei musici.

I

l genio di Mozart ci affascina, le sue note ci catturano, ma pochi conoscono un aspetto –secondario dal punto di vista strettamente musicologico, ma singolare e curioso da quello del costume e del mito– che vorrebbe vedere nella sua opera certe potenzialità terapeutiche da affiancare alla cura di particolari patologie mediche di carattere neurologico. Aspetto, questo, che affascina ammiratori e non del grande genio austriaco, di cui conoscevamo molte cose ma, probabilmente, non questa. Il venirne a conoscenza ci avvolge, certo, di curiosità ma ci fa riflettere anche su quanto un’opera come quella mozartiana abbia di straordinario, al di là dell’interesse specifico per la materia. È come, infatti, se qualcosa la possedesse dall’interno, come se un afflato di vita profonda ne percorresse, ancora oggi, ogni nota, ogni pausa, rivelandone forza, fascino, profon-

dità in modi del tutto inattesi, che trascendono i confini strettamente musicali grazie ad una assoluta universalità. Che il salisburghese Mozart fosse un genio indiscusso, uno dei piú affascinanti di tutti i tempi, è sempre stata cosa ben nota, e lo scoprire, oggi, nell’anno delle celebrazioni per il duecentenario della sua nascita, lo straordinario impatto che la sua eterna musica mantiene ed ancora esercita su chi la ascolta, lascia senza dubbio sorpresi ed ammirati. Che le note del grande compositore racchiudessero, in fondo, una chiave di lettura del mondo unica, come unico è il gesto creativo di tutti i grandi geni? Che la sua ispirazione traesse origine da mondi della fantasia lontani, superiori, ma capaci di sondare il reale e lasciarvi un segno cosí profondo proprio grazie ad una semplicità interiore cosí perfettamente connaturata alla grandezza RIVISTA di EQUIPèCO_Autunno 2006

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Il flauto magico interpretato da William Kentridge dà nuova luce al capolavoro di Mozart

William Kentridge, scena del Flauto Magico di Mozart.

NAPOLI – È certamente l’evento mozartiano europeo quello che il Teatro di San Carlo proporrà con UN’ANTEPRIMA DI GALA A PARTIRE DAL 4 OTTOBRE 2006 (ORE 20,30). Si tratta della messa in scena de Il flauto magico con la regia e le scene di William Kentridge, uno dei piú importanti, amati e famosi artisti contemporanei. Le sue opere sono esposte nei piú grandi musei e nelle piú prestigiose gallerie del mondo e questa volta, l’artista sudafricano, si misura con Mozart e un capolavoro musicale, Il flauto magico. Lo spettacolo ha debuttato a la Mannaie di Bruxelles (in coproduzione con il Teatro di San Carlo) e tutta la critica internazionale l’ha definito il piú bello dell’anno 2006. Magie d’arte e di musica si sono mescolate perfettamente. Lo spettacolo approda a Napoli il 4 OTTOBRE con una ANTEPRIMA DI GALA, proprio per soddisfare le richieste di pubblico e di giornalisti provenienti da tutto il mondo. Vi saranno ospiti d’eccezione, nomi illustri dell’arte, della letteratura, della musica, della politica. Quello del 4 ottobre è già un appuntamento da non mancare. Le scene di William Kentridge -noto su scala mondiale per i caratteri originali e fortemente innovativi della sua arte- offrono l’immagine della trasformazione: il palco-

scenico diventa una gran macchina fotografica entro cui agiscono voci e movimenti tra memoria e spazi onirici. «Per me il trasformismo in senso nobile è proprio il messaggio del Flauto -afferma Kentridge- i personaggi dell’opera evolvono, diventano persone». La luce è la tela su cui l’artista disegna il suo Flauto magico, è la percezione, è il pensiero: bianco e nero, lampi e buio fanno del teatro una scatola magica entro cui scrosciano vivaci elementi visivi che, uniti ai colori del suono, definiscono la traiettoria di un viaggio verso la felicità. Ed è proprio in questa dimensione di passaggio che Kentridge interpreta l’opera di Mozart. La locandina de Il flauto magico prosegue con i costumi di Greta Goiris e le luci di Jennifer Tipton. L’Orchestra e Coro del Teatro San Carlo sono diretti dal maestro Marco Guidarini. Sulla scena i cantanti Steve Davislim (Tamino), Angeles Blancas Gulin (Pamina), nei ruoli di Papageno e Papagena rispettivamente Markus Werba e Bernarda Bobro, infine Matthias Hölle (Sarastro). Dopo l’anteprima di gala del 4 (ore 20,30) e la prima del 6 ottobre (ore 20,30), le successive repliche sono fissate per i giorni di domenica 8 (ore 17), martedí 10 (ore 20,30), giovedí 12 (ore 18), sabato 14 (ore 18), dello stesso mese.

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ANTICA ATTUALITÀ

Da un mondiale di calcio all’altro: il tao, il sutra del loto e il sado-maso di Sergio Magaldi

P

remetto che congedo l’articolo solo a distanza di pochi Confucio dicesse: giorni dalla chiusura del mondiale 2006 e quando è stata appena emessa la sentenza di primo grado della CAF su cal- «So come volano gli uccelli, come nuotano i pesci e come ciopoli. corrono gli animali. Ma c’è anche un drago e io non so in La cerimonia di apertura del camche modo sale sul vento attraverso pionato mondiale di calcio del le nuvole e vola in cielo. Oggi ho 2002 era stata per me una piacevisto Lao Tzu e posso paragonarlo vole sorpresa. Innanzi tutto, nel al drago». vedere impressi sopra la bandiera sud-coreana i simboli del Tao: lo Alla storia del pensiero cinese non yin e lo yang, poi nel seguire una è estraneo neppure il buddismo danza rituale in cui forze contrapche, penetrato in Cina attorno al I poste si sfidavano in una lotta che secolo d.C, si affermò talmente da pareva non aver mai fine. Sino al apparire quasi punto di mediaziomomento conclusivo, quando la ne tra taoisti e confuciani. Tant’è contesa era piú dura. Allora, come che, dopo il 1000, i principi di per magia, la metà di una sfera tutte e tre le tradizioni confluirono rosso fuoco s’intrecciava con la nel pensiero di Chu Hsi, uno tra i metà blu acqua, a formare una maggiori filosofi cinesi, le cui idee sfera perfetta in cui la folla dei continuarono a diffondersi per danzatori, attraversata da una oltre due secoli. immaginaria linea serpentina, si Con tre alberi: prugna, pino e componeva in armonica unità. bambú, tre amici (san-yu), i cinesi Muliere, I CHING - Esagramma n.11, TAI (Pace), Simbolo del Tao e del pallone con simboleggiano la sostanziale amiTravertino inciso e metallo AU, cm.1919, 2001, cui, poco dopo, si sarebbero cizia e affinità tra taoismo, confucoll. privata. aperte le gare. cianesimo e buddismo. Mi aveva stupito allora la sapienza della coreografia e avevo In quei lontani giorni del 2002 mi andavo convincendo che pensato all’aforisma dello Hi ts’eu, il piccolo trattato che c’era il Tao del pallone, il Tao del mondiale e mi chiedevo introduce lo Y Ching, antico libro cinese, assai noto in quale sarebbe stato il Tao della nazionale italiana. Di colpo, Occidente, anche se come manuale di divinazione. avevo associato il taoismo al buddismo e, trattandosi di Dice l’aforisma: «yi yin yi yang tche wei Tao (un aspetto yin, gioco del calcio, il buddismo a Roberto Baggio, l’escluso. un aspetto yang, questo è il Tao)». Avevo avuto un brutto presentimento. Il Tao è la via regale (Wang Tao), la corrente universale da Per anni si era parlato di questo campionato giapponese e di cui defluiscono e dove confluiscono gli aspetti caotici e anta- quanto fosse auspicabile, gambe permettendo, che Baggio gonistici della realtà, il Tao è la norma della natura, la vi prendesse parte. Non solo perché Baggio, allora, era Legge: ancora universalmente riconosciuto come il miglior calciatore italiano degli ultimi 50 anni, ma anche perché la sua pre«Indeterminata, innominabile, essa appare come l’essenza senza di buddista della ISG (Associazione Italiana Soka universale; nominabile, concreta essa appare come il diveni- Gakkai) avrebbe, come si suol dire, fatto immagine, creato re del singolo». un ponte tra culture diverse e con l’opinione pubblica nippo(Lao Tzu, Tao Te Ching, Il libro della via e della virtú, 1:2) coreana, anche se di fede taoista o scintoista. Ma qui entra in scena il commissario della nazionale di calOgni aspetto della realtà ha il suo Tao, con ciò intendendo cio, l’ineffabile Trapattoni, il tedesco nella versione furbizia la giusta via con cui deve essere affrontato. E a chi sostiene italica. Egli, dopo averlo illuso, aveva escluso Baggio dalla che questa è una visione etica e perciò confuciana del taoi- spedizione mondiale col pretesto della cattiva condizione fisismo, mentre il Tao è principio metafisico, occorre ricordare ca. E dire che il calciatore, non solo era rientrato in campo, che, se il Tao (via) ha in sé la sua Te (virtú), anche ciascuno dopo un infortunio, già un mese prima dei mondiali, ma dei molteplici fenomeni la possiede. Per l’uomo, il compito aveva segnato e fatto segnare goal determinanti per la perpiú grande è riconoscerla e, senza agire (wu wei), assecon- manenza in serie A della sua squadra di club. darne il naturale sviluppo. Ciò che piú sorprese allora dell’intera vicenda fu l’assoluta D’altra parte, per quanto in apparenza antagonisti, taoismo sudditanza dei dirigenti italiani nell’assecondare le scelte del e confucianesimo sono in realtà contemporanei e comple- tecnico e il silenzio dei politici, ben altrimenti ciarlieri, quanmentari, come testimonia la leggenda dell’incontro tra Lao do dal pallone si pensa di trarre vantaggio. Non una paroTzu e Confucio. Dopo essersi imbattuto in Lao Tzu, pare che la, nel finto rispetto della reciproca autonomia, per indiffe-

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RIVISTA di EQUIPèCO_Autunno 2006


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ESOTERICO_ESSOTERICO

LA MADRE NERA Aperçu sur la Nature vue comme Déesse di Francesco Maurizio Pullara

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o splendore e la varietà dei colori della Natura non ci dispongono ad accettare che Essa sia la nostra Madre Nera cosí come quando, di giorno, osserviamo il cielo limpido ed i profili delle alte e lontane nuvole imbiancate dai luminosi raggi del sole splendente non pensiamo che ciò che vediamo alto ed infinito è nero, semplicemente ed infinitamente nero. In verità ogni aspetto della realtà, di per sé, è tenebra, dunque incomprensibile buio. Con questa affermazione si potrebbe chiudere ogni eventuale dibattito in proposito: chi la pensa in modo diverso lo dimostri. Siccome però siamo del parere che ogni asserzione vada se necessario- ragionevolmente illustrata e difesa da ogni opinione contraria, scopo di queste pagine sarà lo sviluppo alla comprensione di ciò che è stato apoditticamente affermato. Rendere colore alla tenebra significa apportarvi la Luce, attraverso la quale si capisce cosa essa possa contenere: lo svelamento della realtà insita nella tenebra avviene attraverso la Conoscenza, che è il processo attraverso il quale si apporta Luce al conoscibile, contenuto in quell’infinito che ci risulta buio e nero quando manchi la Luce di cui parliamo. Ma come si giunge a rischiarare (aufklären) la tenebra? In altre parole, come è possibile giungere al processo conoscitivo che dà i colori e i contorni contenuti nel grembo della nostra

Madre Nera? Il tentativo che ognuno attua per procedere alla Conoscenza è commisurato alle proprie possibilità: sarebbe inutile infatti credere di procedere verso la Luce quando non si abbiano gli occhi per poterla vedere. Innanzitutto occorre avere l’anelito alla conoscenza; ma il solo desiderio ardente non è sufficiente. Esso è la base per poter conoscere, ma occorre, per potervi giungere, strutturare il proprio intelletto alla decodificazione di ciò che appare conoscibile. Il processo ha dunque una direzione che assume valore reciproco: da dentro a fuori e da fuori alla propria coscienza intellettiva. Rendere questi percorsi sottili, il piú possibile, favorisce gradualmente il processo conoscitivo, poiché la Conoscenza -quella cui tendiamo- si attua negli ambiti sottili dell’indagine. Facciamo un esempio. Distinguere una mela da un sasso, o da un elefante, o da un bicchiere colmo d’acqua non è sufficiente per poter dire di conoscere una mela. Sapremo che essa è un frutto, a che cosa serve, e se è gustosa: ma con ciò non potremo dire cosa sia realmente una mela. Potremo asserire che essa non è un sasso, un elefante, etc., ma non potremo dire, ad uno che non la conoscesse, cosa sia. Dunque la nostra indagine sarà rivolta ad una sfera che trascenda la tangibilità dell’oggetto-mela. Essa è quella parte individualizzata del tutto cui corrispondono alcune qualità, cui i nostri sensi non giungono. La mela sarà l’espressione delle nostre possibilità di conoscere in quanto sapremo rendere universale la sua proprietà di essere quelRIVISTA di EQUIPèCO_Autunno 2006

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ARCHITETTURA

WATERPOWER: una vittoria tutta italiana di Valentina Piscitelli

Planimetria Waterpower.

Assegnato ad un team di geografi e giovani architetti italiani il premio Gold Europe e l’’argento mondiale alla selezione finale di Bangkok per il Concorso internazionale di architettura sostenibile della Holcim Foundation con il montepremi piú alto mai stanziato per un premio di architettura!

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Ferriere affronta una serie di delicate problematiche correlate al ATERPOWER è il suggestirecupero, all’’accessibilità e al nuovo utilizzo di alcune antiche strutvo titolo del progetto vincitore ture innestate nello straordinario paesaggio della costiera amalfitana. del premio Gold Europe (100.000 $) e Trae origine da una ricerca a carattere nazionale realizzata dai geoSilver mondiale (150.000 $), assegnato al grafi dell’’Università di Salerno coordinati dalla prof. Mariagiovanna programma territoriale e di recupero della Riitano che, dopo aver documentato oltre 50 edifici dismessi, hanno cirValle dei Mulini e delle Ferriere dei coscritto l’’attenzione all’’ambito omogeneo del fiume Canneto e ai 15 Comuni di Amalfi e Scala. opifici proto-industriali compresi nel territorio di Amalfi e Scala. Una giuria internazionale di altissimo All’’inizio del 2004 l’’Università affida a Centola & Associati l’’ideaziolivello si è lasciata conquistare dalne e lo sviluppo di un programma pubblico-privato orientato al l’’idea di un utilizzo contemporaneo e turismo sostenibile e alla cultura del Mediterraneo nonché sostenibile della potenza dell’’acqua. l’’elaborazione del masterplan e il coordinamento dei progetAssegnati alla Germania ed alla Spagna il ti architettonici. Nel 2005, dopo una mostra e alcuni dibattisecondo e terzo premio europeo. ti pubblici, la Provincia di Salerno grazie al vicepresidenIl 24 e 25 Aprile i 15 progetti premiati nei 5 conte Mughini recepisce la strategia generale e costituitinenti hanno partecipato alla selezione finale consce insieme all’’Università un comitato promocorrendo tutti insieme a Bangkok per l’’attribuzione tore per affrontare il recupero della stodel premio finale di 500.000 $, la cifra piú alta rica valle a cui aderiscono, mai stanziata per un premio di architettura. tra gli altri, la Assegnata la vittoria ex aequo all’’architetto Christoph Soprintendenza Ingenhoven di Dusseldorf con il progetto per la nuova stazione di Stoccarda e allo Studio Proyectos Arqui 5 CA di B A P P S A D Caracas per il progetto di recupero di San Rafael-Unido a di Salerno e Caracas; i terzo premio è andato al Canadese Mark West Avellino, la Comunità Montacon la proposta di un prefabbricato industriale ad alta effi- na della penisola amalfitana, i cienza produttiva e architettonica (125.000 $). L’’ultima edi- comuni di Amalfi e Scala, la zione del premio ha ospitato 1.500 partecipanti provenienti Camera di Commercio e l’’Associazione da 118 Paesi di tutto il mondo, per un montepremi comples- Industriali di Salerno. Attualmente sono in via di sivo di 2.000.000 $!!! perfezionamento le procedure amministrative per la realizzazione della prima parte del programma del valore IL PROGRAMMA DI RECUPERO DELLA VALLE DEI MULINI E di oltre 100 milioni di euro. DELLE FERRIERE DEI COMUNI DI AMALFI E SCALA Contemporaneamente si iniziano a predisporre nuovi masterplan per due valli limitrofe con altri 10 edifici abbanIl programma di recupero della valle dei Mulini e delle donati nei comuni di Minori e Tramonti.

Inquadramento progetti nella Valle. Autunno 2006 RIVISTA di EQUIPèCO_A

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Costiera amalfitana, (satellite).

Immagine di insieme, (satellite).

parte di preservare, costituisce ancora oggi allo stesso tempo la debolezza e la forza della valle e di molte aree interne della costiera: la debolezza perché è difficile e costoso raggiungere i luoghi per operare i necessari interventi di recupero e la conseguente gestione e manutenzione; la forza perché proprio la condizione di relativo isolamento costituisce il fascino e la fonte di attrazione principale per un turismo destagionalizzato, lontano dai flussi di massa e appassionato della cultura locale, della natura, delle passeggiate e quindi adeguato per preservare il carattere originario dei luoghi. Mentre la parte terminale verso il mare del torrente Canneto,

nel caratteristico centro abitato di Amalfi, risulta oggi interrata al disotto della strada principale, il resto del corso d’’acqua mantiene ancora intatte le splendide caratteristiche naturali tipiche del territorio. Le piccole cascate, le pozze d’’acqua trasparente e i canali, costituiscono insieme ai boschi e ad alcune specie tipiche di flora come la felce rara di epoca glaciale, un patrimonio unico di biodiversità e di secolare convivenza con la natura da conoscere e rispettare. Una riflessione complessiva sui progetti in itinere intrapresi dai comuni di Amalfi e di Scala e sulle aspettative dei sindaci (De Luca e Mansi) e della collettività ha consentito di inquadrare le problematiche di recupero della valle dei

Autunno 2006 RIVISTA di EQUIPèCO_A

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SISTEMI CREATIVI INTERDISCIPLINARI

PYCTA, il mondo stereoplastico di ALTROEQUIPE

PYCTA è la piú recente proposta in forma spettacolare di ALTROEQUIPE, e si presenta nella sua ultima fase produttiva in settembre 2006, al Teatro Vascello di Roma e in dicembre 2006, al Monaco Dance Forum di Monaco, Montecarlo. foto mounir zok - backstage

I

LTROEQUIPE è un organismo multimediale formato dagli artisti del Gruppo ALTRO, dalA l’architetto Orazio Carpenzano, docente presso il DAAC - Università degli Studi di Roma LA SAPIENZA, da Marco Donati e Mounir Zok, ricercatori del DiSMUS/Dipartimento di Scienza del Movimento Umano e dello Sport/IUSM, da Flaviano Pizzardi, creative director di POOL FACTORY, da Andrea Carfagna, regia video di MUSIC HOUSE.

di Carmine Mario Muliere

l mio amico Elio Filippo Accrocca, poeta allievo di Giuseppe Ungaretti che, dal ruolo di direttore dell’Accademia di Belle Arti di Foggia auspicava l’Innestografia delle Arti, sono certo che mi avrebbe accompagnato volentieri al teatro Vascello per vivere e condividere il momento creativo programmato da Pycta in settembre. Anche perché, il lavoro che verrà presentato è una proposta live, che vuol dire abitare, vivere la scena. Una rappresentazione interdisciplinare il cui luogo ideale può essere soltanto il Teatro condividendo con René Guénon: «...Possiamo dire che il teatro sia un’immagine del mondo; entrambi sono proprio una rappresentazione, poiché il mondo stesso, non esistendo che come conseguenza ed espressione del Principio, da cui essenzialmente dipende tutto ciò che è, può essere considerato come simbolizzante a suo modo l’Ordine Principiale, e questo carattere simbolico gli conferisce d’altronde un valore superiore a ciò che è in se stesso, poiché è per tal motivo che il mondo partecipa ad un piú alto grado di realtà». Questa affermazione credo sia collegata essenzialmente agli intenti di ALTROEQUIPE che unisce alla ricerca scientifica, l’immaginazione creativa che avvolge o, meglio, permea la scena rendendo il palco una spazialità esistenziale: teatro, infatti, deriva da theáomai -sono spettatore-, quindi, per gli attori sarà naturale

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condurre il pubblico presente alla interazione sensibile giacché, da ciò che ho recepito, dalle immagini e testi che ho ricevuto, si può ancora condividere con Guénon: «...l’autore ha una funzione veramente demiurgica, poiché produce un mondo che ricava interamente da se stesso; e cosí è il simbolo medesimo dell’Essere producente la manifestazione universale. Sia in questo caso e sia in quello del sogno, l’unità essenziale del produttore delle forme illusorie non è contaminata da questa molteplicità di modificazioni accidentali, come la Unità dell’Essere non lo è della molteplicità della manifestazione». Ancor piú valgono le parole di Guénon, perché qui la proposta viene da una Equipe e non da un singolo autore. L’Equipe, per essere tale, deve risolvere i problemi di interazione reciproca per estrinsecare il meglio di ciascuno che voglia com_prendere -prendere insieme- in una forma scambievole. «In tal modo, -ci suggerisce infine Guénon- da qualsiasi punto di vista ci si ponga, si ritrova sempre nel teatro questo carattere che è la sua ragione piú profonda, per quanto possa essere disconosciuta da coloro che ne hanno fatto qualche cosa di puramente profano, vale a dire quello di costituire, per la sua stessa natura, uno dei simboli piú perfetti della manifestazione universale». In attesa della verifica personale vi anticipiamo le notizie che abbiamo ricevuto.

RIVISTA di EQUIPèCO_Autunno 2006


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a ricerca di ALTROEQUIPE ha come ambito di verifica prioritario la scena live, e si propone la produzione di diverse forme spettacolari in ambienti interattivi. Nel 2005 si aggiunge all’’équipe multimediale anche la società AURION s.r.l. che offre all’’attività la piú aggiornata strumentazione VICON-Real Time, oltre l’’esperienza di ingegneri consulenti della strumentazione motion capture quali Dario Bettinelli e Daniela Vorazzo. Per quanto riguarda lo specifico della proposta che presentiamo, vogliamo evidenziare la convivenza creativa e scientifica del gruppo operativo di ALTROEQUIPE, il quale propone forme spettacolari che hanno la preziosa caratteristica di utilizzare sulla scena live le piú recenti strumentazioni tecnologiche. OBIETTIVI GENERALI Il sistema creativo di PYCTA è organizzato come un sistema di traiettorie e si muove tra la danza, l’’architettura e le tecnologie del motion capture e del motion graphics. In questo contesto operativo è stato necessario approfondire la conoscenza riguardo le scienze cognitive, la fenomenologia della percezione e l’’architettura dell’’immaginario digitale, oltre ad elaborare sempre nuovi processi di operatività verso le tecnologie del motion capture e del motion graphics. Oggi l’’équipe allarga i suoi interessi verso la teoria dell’’emergenza, nel campo delle ricerche rivolte all’’intelligenza artificiale ed alla nuova robotica, poiché ritiene che questo contesto di ricerca scientifica sia sempre piú interconnesso con l’’arte performativa contemporanea. Per ALTROEQUIPE, la scena live si presenta come un teatro-laboratorio, dove si possono esperire speciali dispositivi creativi, che nel divenire spettacolo trasmettono un alto grado di flessibilità e di modificazione tra tutte le forme artistiche e scientifiche che vi operano. PYCTA si origina nello specifico della coreografia, per riversarsi in un sistema creativo piú ampio, in cui interagiscono l’’architettura, il suono, il motion capture e il motion graphics. L’’organizzazione è quella di un sistema vivente che definisce un dominio di interazioni in cui esso può agire per il mantenimento di se stesso. (Maturana & Varela) La preparazione del sistema creativo di PYCTA si basa su alcune parole chiave come: stereoplasticità, la condizione di quegli ambienti dove tutti gli agenti performativi devono essere sufficientemente plasmabili da fronteggiare gli ambienti sconosciuti, nella loro formazione e nei loro sistemi di attività. Adattività, durante il divenire della performance, gli agenti performer devono elaborare capacità autopoietiche e tradurle in forme sistematizzate. Gran parte delle modellazioni, stratificate attraverso i processi di interazioni con l’’ambiente abitato, si possono impiegare nella creazioni di comportamenti in ambienti sconosciuti. Nel comportamento dei robot, il processo di generare informazioni e

forme sistematizzate è chiamato, generazione interna di informazione adattiva. Co-e embodiment con l’’ambiente, l’’interazione dovrebbe essere generata attivamente ed intenzionalmente dal performer a scopo di apprendimento, e la corporeità può essere reinterpretata come espansione del corpo fisico. Ossia, l’’ambiente con il quale l’’agente interagisce o che l’’agente controlla, è parte del suo corpo. Motilità innata e mobilità artificiale, l’’interazione spazio-temporale generata dalla mobilità gioca un ruolo importante, non solo nella conformazione del corpo ma anche nello sviluppo delle funzioni di comportarsi adattivamente, in tempo reale, in ambienti reattivi parzialmente sconosciuti. La produzione di queste complesse forme spettacolari, come PYCTA, richiedono un accurato lavoro di équipe, che necessita di un approfondimento interattivo tra i diversi performer, artisti e ricercatori informatici, che operano sulla scena live. Da questa condizione trasversale, che si muove tra i processi creativi e quelli scientifici, in luogo di uno spettacolo progetto-oggetto, nasce un sistema interattivo in continua mutazione secondo le IDEAS alla base del processo stesso: l’’emergenza implica la creazione di nuove strutture qualitative e comportamenti che non possono essere ricondotti a quelli già esistenti, questo è utile per superare la specificità del progettista. È molto interessante riconsiderare la danza sotto l’’aspetto delle interrelazioni tra la motilità innata (Merleau-Ponty) e la motilità artificiale (es. i processi adattivi della nuova robotica - MIT - ecc.), e riflettere in tal senso sui processi che utilizzano le strumentazioni di alta tecnologia, come per es. la cattura del movimento in tempo reale, Motion Capture e la vasta potenzialità della simulazione e trasfigurazione delle realtà multipercettive, prodotte dall’’Animazione 3D, Motion Graphics. Un ambiente reattivo per la performance: situatedness, embodiment, intelligenza artificiale, emergenza, autonomia, autosufficienza sono tutte parole chiave che attualmente costituiscono interessanti ricerche sull’’intelligenza artificiale. Per esempio, non è l’’informazione in sé che deve essere considerata come determinante della possibilità di modificare l’’ambiente, ma la sua reale attuazione nell’’ambiente stesso, responsive architecture, domotica, forze ambientali, cioè una informazione situata attraverso il supporto corporeo. Il performer multimediale, la formazione del performer contemporaneo, in specifico il danzatore, che oggi opera in ambienti mutanti e multimediali, tra l’’attuale della danza live, la simulazione digitale, prodotta per esempio dalla cattura del corpo danzante, motion capture e dalla animazione 3D, motion graphics, che interpola un’’architettura/spazio scenico mutante, non può rimanere nella concezione di una preparazione tecnica a sé stante, culturalmente preparata dal contesto multimediale dove questa deve pro-

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ARTE & MUSICA

GOYA: LE PITTURE NERE di Gabriella Ferrari

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rancisco Josè de Goya è vecchio e malato, quasi completamente sordo alla veneranda età di 80 anni. Siamo intorno al 1820, quando il grande pittore spagnolo, nato a Fuendetodos vicino Saragozza nel 1746 e osannato dalla critica posteriore ma mai da quella contemporanea, acquista una casa di campagna nei pressi di Madrid. Ironia della storia, la proprietà adiacente a quella di Goya, era appartenuta ad un contadino sordo e per evidenti motivi era stata definita La Quinta del Sordo. Tale nome venne poi trasferito alla proprietà del piú famoso sordo di Spagna. La chiusura di Goya in questo eremo solitario coincideva con un momento difficile della monarchia spagnola. Ferdinando VII1, deposto da Napoleone nel 1808 e ritornato sul trono 6 anni dopo, governava la Spagna assolutisticamente. In particolare la sua visione in politica estera non riusciva ad accettare la realtà del Sudamerica postcoloniale, continuando ad illudersi in una riconquista. Cosí, inseguendo il sogno di riunire un grande esercito per attraversare l’’Atlantico e assoggettare il Perù, raggruppò una grande forza militare a Cadice nel 1820. Ma il risultato fu soprattutto quello di aumentare le opposizioni, portando ad un inevitabile pronunciamento, cioè a un passaggio di potere attraverso le forze armate. Il grido dei ribelli fu innalzato proprio a Cadice dall’’ufficiale liberale Rafael del Riego y Nunez2. La rivolta diede il via al triennio liberale (1820-23) nel quale la Spagna visse con un sovrano reso impotente; ma questa situazione instabile era destinata a cambiare rapidamente. Ferdinando infatti si appellò alle potenze europee conservatrici riunite a Vienna nel 1822, che inviarono forze per riportare sul trono il sovrano Borbone. Sulla Spagna marciò l’’armata detta dei Centomila figli di San Luigi, che schiacciò i liberali e rimise saldamente la corona sulla testa di Ferdinando. Il regno continuò con

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Goya, Saturno, 1820-2 24. Olio su intonaco trasferito su tela, cm.144×82, Museo Nacional del Prado, Madrid. Autunno 2006 RIVISTA di EQUIPèCO_A


ARTE

L’’ESPRESSIONISMO DI AMEDEO MODIGLIANI Da sempre ammirato come uno dei piú grandi artisti del secolo scorso, Modigliani porta con sé il segno di un’’esperienza di vita e di artista tanto folgorante quanto eccezionale; i suoi dipinti divengono essi stessi storia dell’’arte, inserendosi in una galleria di opere e nomi che contempla solo i piú grandi, i piú originali ed innovativi personaggi che il Novecento ci abbia regalato. I suoi personaggi restano impressi nel sostrato culturale collettivo che è marca, oggi, dell’’essere europeo, ed è in essi, come nelle grandi immagini di tutti i maggiori maestri, che noi tutti ritroviamo una parte della nostra sensibilità, del nostro modo di identificarci in un sistema di riferimento comune. Le sue figure umane, inconfondibili, inimitabili, portano scritto il nome di Modigliani nell’’espressione degli occhi, negli sguardi, nei visi, come firma di un animo inquieto e trepidante, innamorato della vita e della bontà dell’’essere, che il suo sguardo riveste di incanto e magia, dando il senso di un mondo in cui la purezza dell’’Io emerge sulle brutture del reale. di Daniela D’’Ortenzio

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’’esperienza artistica di Modigliani, lontana, negli anni del nella pittura un infinito atto poetico da esaltare in ogni sua massimo fervore creativo, dagli ambiensfumatura, in ogni dettaglio, con delicatezza, candore, ti italiani –– che pure l’’artista frequentò amore, dolcezza. Modigliani è, però, anche l’’uomo assiduamente, viaggiando lungo l’’inche sceglie di vivere sregolatamente, che è consatera penisola, e ricevendo da quepevole della condizione voluta e non subìta in sti viaggi infinite lezioni di stile e cui si troverà per il resto della vita. E proprio la sensibilità –– lo porta a Parigi nei malattia, forse, ha generato in lui non solo la primi del secolo, a strettissimo poetica profonda e sincera che ne ispirerà le contatto con un ambiente tipiopere, ma anche la maturazione di questa camente bohémien che la sua scelta, vissuta, forse, come rivincita strappata personalità andrà a ricalcare alle condizioni fisiche cui l’’esistenza, suo malcon fedeltà ed abnegazione al grado, lo riduce. mito intramontato del poète Il suo fu sempre un percorso figurativo. Mai, maudit. Nella sua personalissiinfatti, Modigliani si distacca dalla realtà che ma esperienza di vita, infatti, lo circonda, ad essa va il suo costante tributo Modigliani sceglie di essere egli d’’amore per un vero che egli indaga in un stesso artista maledetto, non per modo tutto suo, elaborando una marca stilivia di un’’adesione ideologica al clistica oggi inconfondibile. I ritratti ed i nudi ché, ma per spirito di totale riconoscimento in rappresentano il fulcro centrale della sua esso: la sua è l’’esistenza di un reietto, dell’’artiricerca, una ricerca che dall’’esperienza della sta sconosciuto, che vive di notte e di alcool, scultura giunge a piena maturazione proprio relegato com’’è ai margini di una società che lo con la pittura. ignora e lo lascia in disparte; nei primi anni, i Nel primo decennio del Novecento, suoi lavori non hanno alcun valore commerciale, Modigliani lavora nel suo studio ad un progetnessun critico se ne occupa, nessuna accademia to di rinascita della scultura che egli ritiene ufficiale scorge nei suoi disegni occasionali, nelle necessario: Brancusi esercita su di lui un’’insue opere complete, il benché minimo segno di fluenza notevole, unita a quella della scultura quella grandezza artistica che la storia, al contranegra, che pochi anni prima era sbarcata a Parigi rio, gli deputerà. All’’inizio è semplicemente l’’artisegnando, come lui, molti altri artisti che in essa sta sradicato, un pó folle, sempre al di sopra delle ritroveranno linee nuove, dotate di una purezza righe, estroso, povero, autodistruttivo ma intenso ormai lontana agli occhi dell’’artista e del pube, soprattutto, costantemente percorso da un blico europei. Modigliani ne rimane affascifilo di inquietudine interiore che ne segnerà nato, recuperando da entrambi i modelli interamente tanto la carriera quanto l’’esisuggestioni quanto mai proficue, sia per ciò stenza. che riguarda l’’aspetto strettamente tecnico La sua vita si svolge all’’insegna della tuber(l’’intaglio su pietra, preferita ad altri matecolosi, che non lo abbandonerà fino alla riali, che gli deriva prevalentemente da morte, e che divenne, forse proprio per queBrancusi) sia per ciò che concerne quello sto, la vera cifra del suo percorso spirituale. stilistico (dalla scultura negra l’’artista trae La sua condizione fisica segna, infatti, indelesoprattutto il taglio cosí particolare di tanti bilmente, il suo animo piú profondo, che suoi visi, degli occhi e dei lineamenti che diventa, con gli anni, quello di un uomo egli dipinge). Nei disegni, egli riporta queappassionato, di un essere sensibile, che vede Testa, pietra calcare. H, cm 62,5. ste lezioni con fedeltà e, al tempo stesso, straorAutunno 2006 RIVISTA di EQUIPèCO_A

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ARTE

MARTIN CREED: DISTURBI MONU-MENTALI di Ginevra Bria

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’’arte non ha barriere complice di Creed e di quell’’estetica del bilico che contro le cose che girano gioca tra leggerezza e gravità. Un pianoforte, attorno. Non ci sono confini, azionato da un meccanismo, suona il solo quarantene o mondature rumore che riesce a produrre da sé, senza che reggano, non c’’è mani umane. Non sarà dundistanza contro il reale. E le que la tastiera a fare accorcontaminazioni dilagano. di, ma, cadendo, sarà il La malattia del giorno-qualeggio appena sopra, a lunque è sempre pronta ad rimbombare fastidioso. ammorbare lo status quo Rivelando l’’impassibilità dell’’artista per farne un che prende il mondo. vanto da assimilare e da Dunque sono le cose a capire. E in fondo quindi piacere, ad aver bisogno da raggiungere e superadi chi le guarda, bisogna re. capire se l’’intendimento è Bisognerebbe prendere Creed, EVERYTHING IS GOING TO BE ALRIGHT, Work # 560, 2006, Neon bian- reciproco. L’’intera mostra co, 14.35×0.5 mt. Commissionato da: Fondazione Nicola Trussardi, Milano. l’’estetica, la quindi parla per Foto di: Marco De Scalzi. composizione, gli oggetti che ha l’’idea, la tensiodentro. I like ne, la poetica e things è un inno l’’ascesi, prendere a l l ’’ i n n o c e n t e tutti questi doni vanità del cadudell’’arte e farne co. poltiglia. È una piccola, Rimarrebbe allominuscola partira uno strato di cella che fa vedemezzo, uno stato re la sua presenza a metà, come un con enormi, moVeduta Generale; Work # 567. residuo, ancora numentali segni diverso dal banale, una specie di velo, né arte e né norma- di passaggio. Un esempio, per tutta la durata della mostra lità. E Martin Creed questo sottile rivestimento l’’ha catturato, un gruppo di maratoneti correrà lungo il percorso espositivo, senza pulirlo, ma amplificandolo, trasformandolo, e facen- un’’ora per ciascuno, come su un circuito a staffetta. Ancora, dolo parlare. L’’artista ha scoperto, con tagliente sfoggio d’’in- l’’ennesimo orologio dell’’arte misurato in passi umani. ventiva, che gli strati di unto, le macchie, i silenzi, gli afrori, Mentre il tempo rimane un binario parallelo dove deragliagli odori, le disperazioni e le paure fanno parte di un quoti- re, senza mondo né mondanità. E questo Creed lo interprediano che reso spurio, altrimenti, sparirebbe. L’’artista ingle- ta eliminando gli smalti del reale, quelli che fa apparire e se, nato a Wakefield nel 1968, approda a Milano, in piena scomparire con sfregamenti energici per rivelare le oscenità Piazza Duomo, al Palazzo dell’’Arengario, qui lascia i propri del quotidiano. Questo concetto è visibile (a intermittenza) lavori in mostra dal 16 Maggio fino al 18 Giugno. Attraverso nell’’istallazione The lights going on and off. Gli spazi si maniCreed, la Fondazione Trussardi, che l’’ha reso ospite milane- festano a chi guarda giusto nell’’accendersi e nello spegnerse, si ripropone nuovamente con genius e coerenza. si delle luci. Il ritmo del black out segue lo scatto di un dito Con spirito perché le installazioni non sono impiantate in umano, quasi con la stessa cadenza di chi, trovato il pulsanspazi per l’’arte, ma si trovano all’’interno di luoghi di scam- te, prova a vedere che effetto fa. bio, linfa per l’’arte stessa. Genius genii loci. La coerenza E forse è questa la scelta dell’’artista. Provare a vedere che della Fondazione, invece, si coglie osservando i lavori di effetto fa, che effetto fa vedere, dopo che si è capito dove sta Creed. Proposte che sono l’’ultimo tassello di una rassegna il pulsante per cambiare e cancellare. Solo cosí, al di là delle espositiva oculata e visionaria, ad ampio raggio mentale. sequele, delle cancellature, oltre i rigurgiti puliti, e ben al di E l’’artista inglese ha i requisiti genetici per fare la propria là delle frette di chi spera, Creed arriva a sapere. Con lo spiparte. Lui usa l’’esperienza per smuovere l’’arte. Sceglie con rito di chi si burla, lui meticoloso sfodera e rivela. cura mostruosa i piccoli effetti collaterali del nulla domesti- Martin Creed ha la capacità di spostare il significato in un co, quello quotidiano, poi lo serializza e infine li affida a chi limbo che non appartiene né all’’umano né all’’angelico. Si osserva. In Everything is going to be alright, è la piazza del sposta bilanciando, in equilibrio, il vuoto del significato e il Duomo di Milano a leggere giorno e notte la più usata delle pieno dell’’ironia, col giusto distacco che, per finire, materiarassicurazioni. In continuo scambio osmotico, lizza e crea. pubblico/opera d’’arte, chi guarda in alto, a chiedere al cielo, riceve la pace sinistra delle parole. Parole fatte per GINEVRA BRIA, vive e lavora Milano; laureata in Relazioni Pubbliche frasi-da-brutto-sogno, fatte per ripetersi che, comunque sia, e Pubblicità e Specialistica in Consumi, Distribuzione Commerciale e a breve, il futuro andrà meglio. Parole al neon, tra il salmo- Comunicazione d’’Impresa. Responsabile della Comunicazione di diale e l’’outdoor advertising. Total Tool Milano, segue da anni la scena artistica italiana, e solo di All’’interno dell’’Arengario, invece, la grandezza dei saloni è recente pubblica redazionali e recensioni per Modo ed Extrart.

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310 PAROLE PER MARTIN CREED UN PROGETTO DI MATTHEW HIGGS

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bile. Accessibile. Accumulativo. Acquiescente. Acustico. Acuto. Adattabile. Adeguato. Adorabile. Affascinante. Affettato. Alchemico. Altruista. Amatoriale. Ambientale. Ambivalente. Amichevole. Ansioso. Anticlimax. Apolitico. Apologetico. Approcciabile. Appropriato. Approssimativo. Archetipico. Articolato. Artigianale. Asciutto. Assurdo. Attento. Autocritico. Autonomo. Autoreferenziale. Avventato. anale. Basilare. Bello. Benigno. Bizzarro. Brusco. Burlesco. alcolato. Caloroso. Candido. Caratteristico. Casuale. Catalitico. Catartico. Categorico. Cerebrale. Circostanziale. Coercitivo. Colloquiale. Compatibile. Compiacente. Complesso. Comprensibile. Compulsivo. Comune. Comunicativo. Concettuale. Conciliatorio. Conformista. Congeniale. Connettivo. Consapevole. Consueto. Contagioso. Contestuale. Contraddittorio. Contrario. Contrito. Conviviale. Coscienzioso. Credente. Criptico. Critico. Cumulativo. Curioso. andy. Democratico. Descrittivo. Diacritico. Dialettico. Diffidente. Dilettantesco. Dimesso. Diminutivo. Dipendente. Disadorno. Discreto. Disfunzionale. Disinvolto. Dispettoso. Distaccato. Divertente. Documentario. Doloroso. Domestico. Duraturo. ccentrico. Eclettico. Ecoico. Economico. Educato. Egualitario. Elementare. Elevante. Emotivo. Empatico. Episodico. Equivoco. Esoterico. Estetico. Esuberante. Eterno. Evidente. acile. Fecondo. Fondamentale. Formale. Freddo. Funzionale. eneroso. Giocoso. Gioviale. Giudizioso. Giusto. Gradevole. Guardingo. conoclasta. Idealista. Idiomatico. Illimitato. Imitativo. Immediato. Impacciato. Impassibile. Implicito. Improvvisato. Impulsivo. Incerto. Incidentale. Incipiente. Inclusivo. Incongruo. Inconsistente. Indefinito. Indigente. Individualista. Informato. Ingegnoso. Innocente. Inquisitivo. Intenzionale. Interattivo. Intimo. Introverso. Ipotetico. Irrealizzato. Irriverente. Istintivo. Istruttivo. Itinerante. aborioso. Laconico. Latente. Laterale. Leggero. Letterale.

Liberale. Liberatorio. Libero. Liminale. Locale. Logico. Lucido. Lugubre. Luminare. acro. Maniacale. Marginale. Materialista. Medio. Meditativo. Melanconico. Melodico. Metodologico. Micro. Mimetico. Minimale. Minore. Mnemonico. Moderato. Modesto. Momentaneo. Multiplo.

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B C

Q R

ualunque. Quantitativo. Quotidiano. agionevole. Rappresentativo. Razionale. Reale. Realistico. Regolare. Remissivo. Represso. Riciclato. Riconoscente. Riduttivo. Riflessivo. Rigoroso. Ripetitivo. Riservato. Romantico. Routinario. anguigno. Satirico. Schematico. Schietto. Schizzinoso. Seducente. Seduttivo. Semantico. Seminale. Semplice. Sensoriale. Sentimentale. Sequenziale. Seriale. Sistematico. Sociale. Soggettivo. Sollecito. Sottostimante. Speculativo. Speranzoso. Spettacolare. Spigoloso. Sprezzante. Spudorato. Standard. Stereotipato. Stereotipico. Stoico. Stonato. Strutturale. Superficiale. Superfluo. eatrale. Temporaneo. Tenace. Tenero. Terreno. Tipico. Tollerante. Tortuoso. Transitorio. Trascurato. mano. Umile. Umoristico. Uniforme. Universale. ariabile. Veritiero.

S

T

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elante.

E

F G I

L

Martin Creed, Work # 464; Work # 503; Work # 570.

N O

evrotico. Noioso. Nominale. Normale. Nozionale. Nulla. Numerico. bliquo. Oggettivo. Omogeneo. Onesto. Oppurtunistico. Ordinario. Ordinato. Organico. Ortodosso. Ossessivo. Ostinato. acato. Palloncino. Paradossale. Parassita. Parentetico. Particolare. Passabile. Patetico. Pedante. Persistente. Pessimistico. Populista. Positivo. Pragmatico. Pratico. Preciso. Primario. Progressivo. Proporzionato. Prosaico. Prudente. Pulito.

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Postfazione Durante la realizzazione di questo progetto ho controllato la parola ‘‘creed’’ sull’’Oxford Concise English Dictionary, dove era cosí definita: creed /kri:d/ (traduzione in italiano: credo) il complesso delle idee e dei principi che una persona professa, la filosofia di vita (es. il suo credo è la moderazione). La moderazione è tutto nella filosofia di vita e nei meccanismi che governano le opere di Martin Creed. Il nome di un artista non è mai stato cosí appropriato.

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INTERVISTA

Intervista a MARINA ABRAMOVIC di Marco Ligas Tosi

Guardando i tuoi lavori possiamo dire che il corpo, parafrasando Nietsche, contiene piú ragione della nostra sapienza… Il corpo è il simbolo della società, dei comportamenti e delle appartenenze. Tutto nasce dal corpo, carne e sangue pulsanti, che sta all’origine dell’essere e della conoscenza. Per gli artisti di oggi è anche una tela, un luogo meditato per la rappresentazione del sacro, del bello, l’intangibile, l’innominabile e anche del dolore, dell’amore, dell’odio, del potere e delle paure della condizione umana… Sin dalle mie prime performance, Balkan Baroque, Nude With Skeleton, ho sempre cercato di far credere alla gente che il mio corpo sgusciasse fuori dalla mia pelle quasi per donarla, anche per un solo momento a qualcun altro. Qual è la performance in cui il tuo corpo è stato esposto al rischio e al dolore? Non credo di averne una in particolare. Tutte le performance fanno parte di un arte del soffrire e del dolore. L’arte della dolorosa sopportazione che nasce dalla storia balcanica, di una violenza bestiale e dilaniante. La radice da cui nasce il mio lavoro è anche, a pari merito, la tradizione balcanica della violenza. La furia animale e l’afflizione immediata sono motori della mia arte. Forse il rischio e il dolore sono evidenti e piú palpabili con l’intera serie di opere dedicate ai balcani. Qui vi è da meditare fortemente sulla vulnerabilità, la ferita, la morte e il dolore. Perché secondo te il corpo-nudo è considerato accettabile soltanto nell’arte? Nella nostra cultura occidentale predomina l’intelletto, il concetto, il pensiero e l’idea. Soprattutto l’intelletto rappresenta per tutti noi il valore supremo. Ciò ha creato negli anni una scarsa capacità di rapportarsi al proprio corpo. …È anche vero che la percezione fisica del corpo e del sé la si ha soprattutto nell’ambito del dolore?

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Si, la nudità è consentita in ambito medico. Il corpo dolorante è consegnato al medico che se ne potrà prendere cura. Avere un corpo sano, bello e sensuale, erotico (nella nudità) credi che venga ancora oggi visto con un certo senso di colpa e di vergogna? Si, purtroppo. Gli abiti non hanno il solo scopo di proteggerci da freddo, dal vento e dal sole ma servono anche a dissimulare qualcosa che si percepisce come vergognoso. Si vede la nudità come un modo di tradire se stessi e la verità del corpo nudo è ancora oggi considerata vergogna. Qual’è quindi secondo te lo scopo di Balkan Erotic Epic? La leggerei cosí: velare il corpo permette di lasciare il massimo spazio possibile alle fantasie sessuali, poiché idealizzare completa, serve all’autosoddisfazione e all’autoesaltazione. L’erotismo rimane vero e la verità rimane erotica. …Anche nel ricercare le nostre origini bisogna allora spogliarsi di quei veli in modo da raggiungere una nudità senza vergogna. In Iugoslavia dicono che il sesso sia una faccenda libera, molto scoperta e priva di tabú… …Tutte le canzoni, tutti i dettagli del modo di vestire delle ragazze, i discorsi, le batute scherzose. Tutto è fortemente legato al sesso e in maniera espressamente esplicita. In Iugoslavia il sesso è una cosa sana. Si mangia bene e si fa sesso sanamente. Immagini: tre performance di Marina Abramovic. Marco Ligas Tosi vive a Milano. Scrive di musica, arte, letteratura, cinema e architettura collaborando con Il Giornale Nuovo, Corriere della Sera (Vivimilano), L’Indipendente, L’Unità, Il Giorno, Mondo Uomo, Il Giornale, Max, Virus, Mondo Uomo, Il Giornale della Musica. Vogue Italia, Il Giornale, L’Uomo Vogue, Capital, Interni, Io Donna, Tema Celeste, Pulp, Arch’it, Rockstar, Best Music. RIVISTA di EQUIPèCO_Autunno 2006


FOTOGRAFIA

Mostra fotografica su ERNEST HEMINGWAY di Giuseppina Quarticelli

Da dx (in piedi) il presidente del Caffè del Conte l'arch. Pietro Spadafina, l'Assessore alla Cultura Franco Palumbo, John Hemingway, il Sindaco della città di Cerignola Matteo Valentino, l’’Assessore Provinciale Antonello Summa.

A caccia con Gary Cooper, protagonista insieme ad Ingrid Bergman del film Per chi suona la campana.

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ella cornice suggestiva di un caffè letterario, sotto volte a vela e piccoli archi, il 27 maggio si è inaugurata un’’interessante mostra fotografica, dedicata al Premio Nobel per la letteratura Ernest Hemingway. Un particolare viaggio tra il commemorativo e l’’immaginativo è stato realizzato con edizioni rare dei suoi romanzi, con le immagini in bianco e nero un pó sbiadite e quelle dai fluorescenti colori delle corride e delle emozioni forti della Spagna che amò tanto. Il Caffè del Conte, con il patrocinio della Città di Cerignola e della Provincia di Foggia, ha pure svelato un meno conosciuto Hemingway, ritratto ora con la moglie Pauline ora con il figlio Gregory. L’’immagine stereotipata del cacciatore o del gran bevitore, al fianco dei piú noti personaggi hollywoodiani degli anni ’’50 e 60’’, non era la piú interessante della mostra: le espressioni affettive delle foto di famiglia hanno meglio contribuito a far rivivere il mito dell’’avventuriero, del virile ed energico eroe che pare nascondere dietro la folta barba degli ultimi anni una tristezza imprevista ed una sofferenza verso una vita che aveva dato molto senza renderlo felice. Cosí, nel paese che ha dato i natali a Giuseppe Di Vittorio e a Nicola Zingarelli, si è celebrata una nuova verità sul grande scrittore, quella piú intima e sconosciuta. A rivelarla sono state le emozioni e le parole del nipote John Hemingway, fresco di un percorso a ritroso, di un recupero totale della vita del celebre nonno. Uscirà infatti negli Stati Uniti nella primavera prossima Una strana tribù, saga di una famiglia anomala, viaggio tra la corrispondenza epistolare tra il nonno ed il padre Gregory, che pare che non lesinerà rivelazioni strabilianti e particolari che aiuteranno a capire meglio quel personaggio tanto amato, che ancora riesce ad affascinare…… soprattutto i giovani. Perché si uccise? Forse non lo sapremo mai, ma siamo sicuri che John Hemingway ci potrà aiutare a capire perché fu infelice; egli, cosí simile al nonno, anche se prende le distan-

Con Spencer Tracy durante le riprese del film tratto da Il vecchio e il mare.

ze «da qualsiasi religione come da un certo tipo di vita sregolata e troppo intensa», promette un nuovo sogno per gli appassionati della letteratura. GIUSEPPINA QUARTICELLI è laureata in Scienze Politiche con una tesi in Sociologia, si è occupata di marketing, ha insegnato Cultura del Lavoro, ha collaborato alla rivista Cult.

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FOTOGRAFIA

Scicolone Lazzaro Loren di Timoteo Salomone

La mostra dedicata a Sophia Loren, curata da Vincenzo Mollica e Alessandro Nicosia, con il patrocinio della Provincia di Roma, inaugurata il 7 aprile si è conclusa il 7 maggio ospitata nel Complesso del Vittoriano; è stata visitata da 80.000 persone.

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stato durante la lavorazione dello speciale su Renato Zero che per la prima volta Vincenzo Mollica mi accennò che avremmo iniziato, e stava prendendo gli accordi necessari, lo speciale su Sophia Loren. Saremmo dovuti andare a Ginevra, dove Lei risiede, per una lunga intervista. Avevo incontrato l’attrice già al festival di Venezia di due anni fa e per me fu come aver toccato il cielo con un dito. Non è facile avvicinare ed intervistare personaggi di tale fama, bisogna aspettare pazientemente il proprio turno poiché le richieste sono tante e da tutto il mondo, poi per la Sophia nazionale la cosa diventa ancora piú difficile. Tutto infine si è appianato quando allo stesso Mollica è venuta l’idea di allestire una mostra e rendere pubblico l’enorme materiale che l’attrice aveva accumulato nel corso della sua lunga e strepitosa carriera. Finalmente, dopo giorni e giorni di lavoro e di trattative, e dopo aver convinto l’attrice a mostrare i suoi cimeli, di portare a conoscenza della gente la storia di una ragazza qualsiasi diventata diva e protagonista assoluta del mondo di celluloide, di quel mondo di immagini che hanno fatto e fanno sognare, commuovere e piangere milioni di spettatori. Dieci giorni fa la svolta, l’intervista si sarebbe fatta a Roma in una stanza del Complesso del Vittoriano sopra i locali che ospitano la mostra stessa. “Tu Timoteo, conosci il punto luce, mi dice

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Vincenzo in maniera preoccupata, Sophia mi ha domandato se il direttore della fotografia conoscesse il punto luce. Trovandomi spiazzato Le ho detto che io non sapessi cosa fosse, ma che tu eri un bravo direttore e che senz’altro avresti saputo di cosa si trattasse.” “Il punto luce, rispondo io in maniera pensosa, e che è mo sto punto luce? - Ti garantisco che non ne so niente, adesso domanderò in giro a qualche altro mio collega forse piú bravo di me poi ti farò sapere”. “È chiaro che, mi dice Vincenzo, non possiamo fotografare la Loren e bruciarla con le luci normali, se Lei ha chiesto questo punto luce ci sarà pure un motivo, quindi datti da fare e non farmi fare b r u t t a figura”.

RIVISTA di EQUIPèCO_Autunno 2006


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o vissuto una settimana da incubo chiedendo a destra e sinistra e a tutti i miei colleghi se conoscessero questo benedetto punto luce. Tutti mi guardavano come se fossi pazzo e se avessi perso il lume della ragione. Poi non mi sono preoccupato più di tanto, l’’intervista l’’avrei girata con delle luci particolari, chiamate superlight. Questo tipo di luce è a fluorescenza dando una luce diffusa e quindi adatta a togliere rughe e rendere la pelle omogenea e quasi diafana. Nei magazzini Rai per il giorno 6 non ci sono disponibili le luci soperligth, dovrò andare in una ditta cinematografica esterna e affittarle. Le luci sono pesanti quindi dovrò farmi dare due assistenti, cosa molto difficile da ottenere poiché all’’operatore dei telegiornale ne spetta uno solo.

Finalmente riesco ad ottenere tutto. Alla fine però ho scoperto anche cos’’era il punto luce. È una macchina che viene usata negli studi e sui set cinematografici e che messa a punto su un campione di epidermide, con una tecnica speciale fa si che quando si fotografa un attore, la pelle risulta uniforme, togliendo le rughe e rendendo il viso più giovane e luminoso. L’’intervista viene fissata per il 6 di aprile alle ore 16,00, poi verrà rimandata alle 17,00. Preparare il set per un intervista importante in un’’ora è un impresa ardua. Mettere le luci senza il soggetto vero, indovinare il lato del viso in cui l’’attrice o l’’attore viene normalmente ripreso non è cosa da poco. C’’è pure la possibilità, e

Complesso del Vittoriano, Sophia Loren intervistata da Vincenzo Mollica e fotografata da Timoteo Salomone. Autunno 2006 RIVISTA di EQUIPèCO_A

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MUSICA

Intervista a SUGAR BLUE Baia Domizia Blues Festival, prima edizione 4-8 agosto 2006 di Virginia Barghini

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’’idea che ha portato alla nascita di questa nuova rubrica musicale è quella di tentare di rapportarsi alla musica con gli occhi di chi ne ha fatto la propria vita. Abbiamo quindi chiesto aiuto ai musicisti stessi, per lo piú giovani, e quindi ancora alla ricerca della completa definizione della propria specifica identità professionale, che proporranno di volta in volta le loro domande a grandi artisti già affermati. Quanto emerge da questa prima intervista è un mondo di pensieri, emozioni, che legano profondamente artisti apparentemente molto diversi tra loro, un’’immediata risonanza tra persone che non si sono mai incontrate ma che condividono, ognuno a suo modo, una ricerca profonda che forse potrebbe essere il senso della vita stessa. Sugar Blue nasce ad Harlem, New York e cresce tra le note di Billie Holiday e James Brown nell’’ambiente del leggendario Apollo Theatre dove sua madre è cantante e ballerina. Una notte, per strada, da un bidone di spazzatura pieno di vecchi 78 giri pesca un vecchio album di Sidney Bechet dal titolo Sugar Blues che da quel momento diventa il suo nome d’’arte. Appena finito il liceo già suona con Muddy Waters, Brownie McGhee e altri e, a 26 anni, va in Europa dove nel 78 a Parigi inizia una collaborazione con i Rolling Stones. Pubblica due album come solista: Crossroads e From Chicago to Paris””con riletture di blues classici e brani di sua composizione. Poi, rientrato in America, suona per due anni con i Blues All Stars di Willie Dixon prima di formare una sua band nel 1983. Nel 1985 riceve un Grammy Award per il suo Blues Explosion registrato live al Montreux Jazz Festival e pubblicato dall’’Atlantic. Negli anni registra e suona praticamente con tutti i grandi: Frank Zappa, Bob Dylan, B.B. King, Art Blakey, Stan Getz, Lionel Hampton e Johnny Shines solo per fare qualche nome. Negli anni 90 con l’’Alligator pubblica due album: Blue Blazer (’’93) e In Your Eyes (‘‘94) e di lui si parla come «il Charlie Parker e il Jimi Hendrix dell’’armonica». Noi lo abbiamo incontrato lungo la sua tournée i n

Italia appena conclusasi, ma che, visto il successo e le richieste, ripeterà presto. La prima sorpresa è stata di trovarsi di fronte a un fantastico cantante. Grande voce, cosa che non emerge dalle incisioni. Poi l’’arpa. No, quella è un’’altra cosa, piú lo guardi e meno capisci come fa. No mi dispiace, non è questione di tecnica, altrimenti la dolce ragazza dal volto d’’angelo1 preferirebbe uscire, magari, con l’’atletico Eddie Van Hallen piuttosto che con il grosso uomo nero dalle tozze mani magiche. Già la tecnica eccelsa sembra essere il vanto ma anche il limite principale di questo grande artista; almeno cosí hanno riferito alcuni critici che, riconoscendone le indubbie doti, lo hanno spesso accusato di virtuosismo e di una certa freddezza. Bhè, si sbagliano, forse a volte non è difficile solo fare musica ma anche ascoltarla. Sugar è tutt’’altro che freddo. La sua musica è immediata: donne insonni che in attesa dell’’amato si abbandonano in languinosi canti2, uomini e donne che si cercano e non si capiscono, bambini nati con idee precise……3. Insomma, è il blues. Si, ma non solo. Forse perché il percorso che lo ha portato a diventare uomo di blues è diverso da quello canonico (i suoi primi eroi sono stati Dexter Gordon e Lester Young), forse per quello strano movimento che nel ’’78, appena terminata la tournee mondiale con i Rolling Stones (fama e soldi, tanti soldi davanti) lo ha portato a salutare Jagger e compagni per cercare qualcosa di personale. Certo è che quello che esce dall’’armonica di Sugar Blue (ma come dice lui stesso sarebbe potuto essere un violino, una chitarra o un sax, ecc., che altro non sono che mezzi per esprimersi) è qualcosa di diverso, di nuovo. Chiamatelo jazz, fusion, R’’n’’B, o come vi pare, non importa. Quello che importa è che non sia un gioco solipsistico, l’’importante è che sia ricerca. «È la ricerca che ti insegna. Non è ciò che sai che è importante, è ciò che tu non sai che è importante. Perché ciò che tu non sai ti port e r à

Sugar Blue, foto: Archivio Equipèco Autunno 2006 RIVISTA di EQUIPèCO_A

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