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The Black Angels


TEMPI-DISPARI TESTATA REGISTRATA AL TRIBUNALE DI NOVARA CON NUMERO Dec pre 15/2000 DIRETTORE RESPONSABILE: CARMINE RUBICCO CAPOREDATTORE ANTONELLA TOCCA CONTATTI WWW.TEMPI-DISPARI.COM

EDITORIALE Dopo quasi due mesi di incessante attività, aggiustamenti, sistemazioni, limature ed affini, TempiDispari.com pare essersi assestata. Pare, perché una rivista è sempre un organismo in perenne evoluzione. Prima di qualsiasi altra cosa vanno fatti i doverosi e dovuti ringraziamenti. In cima alla lista Antonella Tocca, caporedattrice, coordinatrice, donna dalle mille risorse e dalle infinite iniziative. Senza di lei Tempi-Dispari.com non avrebbe mai visto la luce. Senza di lei molte delle bands recensite e intervistate fino ad ora non sarebbero state ne recensite ne tantomeno intervistate. Anima, cuore e forza di questa testata, anche a lei vanno i riconoscimenti dei risultati raggiunti fino a questo momento. A proposito di risultati. Seppure giovanissimi abbiamo percorso già molta strada. I nostri numeri on line parlano chiaro. 600 like nel giro di cinque settimane, 16.000 visualizzazioni, 1.500 lettori. Tutto questo è stato possibile grazie all’impegno dei nostri amici e “contributors”, tutti professionisti del settore, che di settimana in settimana hanno donato parte del proprio già esiguo tempo e della propria professionalità per far crescere Tempi-Dispari.com. In ultimo, ma non per importanza, un grazie senza fine a tutte le persone che ci seguono, che abbiamo conosciuto, che ci hanno conosciuto, che ci scrivono e ci sostengono con la loro stima. Allo stesso modo grazie anche a chi non ci sopporta o ci critica. Grazie perché con loro abbiamo visto le direzioni che non vogliamo intraprendere. E quindi, avanti tutta. Abbiamo gia messo in campo diverse iniziative e molte altre sono in cantiere per partire a breve termine. Il focus principale è che il nostro lavoro sia effettivamente utile a quelle realtà che hanno fino ad ora avuto poco spazio. Accostare il gruppo underground alla band “affermata” è il modo Tempi-Dispari per dare più visibilità ad entrambe. Molte iniziative stanno per partire e tutte hanno un denominatore comune che sono i lettori e gli artisti. Siete voi, lettori ed artisti, che ci date la spinta necessaria a proseguire nonostante tutto. Non lasciamoci soli. Solo continuando a lavorare assieme potremo crescere e portare sempre nuove idee. I movimenti culturali, in tutti i settori, esistono e sono floridi. Il fatto che non si vedano molto “dall’esterno” come certi programmi tv non significa che non esistano. Continuate a seguirci in “tempi-dispari” perchè dispati sono i tempi che danno ritmo e sale alla vita, mica come un banale e tranquillo “quattro quarti”. Carmine “Click” Rubicco

INDICE

Date concerti........................................................................................................................pagina 4 Serena De Angelis- Obiettivo Live....................................................................................pagina 6 Speciale Ver1 Prog Fest - Live report................................................................................pagina 8 Black Angels - Live Report.................................................................................................pagina 10 Five death finger punch - Intervista..................................................................................pagina 11 Punk è bello? - Approfondimento.....................................................................................pagina 12 Heavy Metal, dead or alive? - Approfondimento............................................................pagina 14 Ninah Mars - Intervista......................................................................................................pagina 16 Dhamm back in action - Live Report...............................................................................pagina 17 Album rewiev.......................................................................................................................pagina 18 Il ruolo dell’artista, parla Raiz............................................................................................pagina 19


NEWS concerti

Servizio offerto in collaborazione con Per info sugli altri eventi: https://www.facebook.com/ magicsound.bullicante

65DaysofStatic 22/10/13 20,30 Milano Tunnel 17,25 65DaysOfStatic 24/10/13 21,30 Bologna Locomotiv Club 18,00 A Day To Remember + guest 28/01/14 19,30 Milano Alcatraz 34,50 Abba Dream 01/11/13 21,30 Padova Gran Teatro Geox 29,00 23,00 rid. 7-10 anni 6,65 Abba Dream 22/11/13 21,00 Assago (Mi) Teatro della Luna 38,00 33,00 27,50 Rid. 31,00 26,50 22,00 Airbourne 14/11/13 20,00 Milano Alcatraz 28,75 Alessandro Siani 15/11/13 21,30 Padova Gran Teatro Geox 50,00 40,50 34,50 29,00 Alessandro Siani 23/11/13 21,00 Torino Teatro Colosseo 60,00 50,00 35,00 Andrew Stockdale 12/11/13 21,00 Roma Circolo degli Artisti ANNULLATO Andrew Stockdale 13/11/13 21,00 Segrate (MI) Circolo Magnolia ANNULLATO Ane Brun 24/11/13 21,00 Roma Parco della Musica 15,00 Teatro Studio Anneke Van Giersbergen 24/10/13 21,00 Milano La Salumeria della Musica 23,00 Arctic Monkeys 13/11/13 21,00 Assago (Mi) Mediolanum Forum 36,80 Asaf Avidan 05/11/13 21,00 Milano Teatro degli Arcimboldi 37,95 32,20 26,45 20,70 Asaf Avidan 07/11/13 21,00 Firenze OBIHall 28,75 Asaf Avidan 08/11/13 21,30 Bologna Estragon 28,75 Avenged Sevenfold 23/11/13 21,00 Assago (Mi) Mediolanum Forum 41,40 34,50 Avishai Cohen-Silvio Orlando 27/10/13 21,00 Roma Parco della Musica (Sala Petrassi) 20,00 Babyshambles 27/02/14 21,00 Milano Alcatraz 34,50 Babyshambles 28/02/14 21,00 Roma Atlantico Live 31,05 Baroness + Royal Thunder 15/10/13 20,00 Milano Tunnel 23,00 Bastille 23/11/13 20,00 Milano Alcatraz 23,00 Beth Hart 05/11/13 21,00 Roma Atlantico Live 25,10 Beth Hart 06/11/13 21,00 Milano Alcatraz 25,30 Biffy Clyro 06/12/13 21,00 Trezzo sull’Adda Live Club 28,75 Biffy Clyro 07/12/13 21,30 Bologna Estragon 28,75 Black Sabbath 05/12/13 20,00 Rho Milano Fiera Milano Live 69,00

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Black Veil Brides 08/12/13 21,00 Roma Init Club Black Veil Brides 09/12/13 20,00 Milano Factory 18,40 Black Veil Brides + guest 07/12/13 21,00 Cesena Vidia Rock Club 18,50 Blue 21/11/13 21,00 Milano Alcatraz 28,75 Blue 22/11/13 21,00 Roma Atlantico Live 28,75 Bob Dylan 08/11/13 21,30 Padova Gran Teatro Geox 80,50 57,50 Bob Dylan (2-3-4 nov) 02/11/13 21,00 Milano Teatro degli Arcimboldi 92,00 69,00 Bob Dylan (6 e 7 nov) 06/11/13 21,00 Roma Atlantico Live 69,00 Bring me The Horizon 23/11/13 20,30 Roncade New Age Club 28,75 Bring me The Horizon 24/11/13 20,00 Ciampino-Roma Orion 28,75 Bring me The Horizon 25/11/13 20,00 Milano Alcatraz 28,75 Brit Floyd 26/11/13 21,00 Roma Atlantico Live 40,00 34,50 28,75 Brit Floyd 27/11/13 21,00 Firenze OBIHall 43,70 35,65 28,75 Bruno Mars 26/10/13 21,00 Assago (Mi) Mediolanum Forum 48,30 Cenerentola-La fiesta escenica 04/03/14 20,30 Milano Barclays Teatro Nazionale Dal 4 al 16 marzo (sab e dom anche alle ore 15,30) Cenerentola-La fiesta escenica 04/03/14 Milano Barclays Teatro Nazionale 49,00 39,00 29,00 ridotti 40,00 31,00 23,00 Charli Xcx 09/11/13 21,00 Roma Atlantico Live 11,50 Children of Bodom 08/11/13 19,00 Trezzo sull’Adda Live Club 34,50 Cirque de Soleil 08/11/13 20,00 Roma Palalottomatica 80,50 69,00 51,75 40,25 8-9-10-15-16-17 nov Claudio Baglioni (3-4-5 gen) 03/01/14 21,00 Milano Teatro degli Arcimboldi 80,00 70,00 52,00 48,00 Claudio Baglioni (20-21-22 dic) 20/12/13 21,00 Padova Gran Teatro Geox 100,00 80,00 70,00 52,00 40,00 Claudio Baglioni (25-26-27 dic) 25/12/13 21,00 Roma Parco della Musica (Sala S. Cecilia) 100,00 80,00 70,00 60,00 50,00 40,00 Cristiano De Andrè 13/01/14 21,00 Bologna Teatro Europauditorium 46,00 31,00 Dark Tranquillity 22/11/13 21,00 Romagnano Sesia (NO) - Rock’n Roll Arena 28,75 Dark Tranquillity + guest 21/11/13 21,00 Roncade New Age Club 28,75 Dave Hause 30/11/13 20,00 Milano Factory 17,25

Hardcore Superstar + Buckcherry 17/11/13 20,00 Milano Alcatraz 28,75 Heaven Shall Burn + Hypocrisy 27/11/13 19,00 Assago (Mi) LiveForum 28,75 Hiatus Kaiyote 27/11/13 22,00 Segrate (MI) Circolo Magnolia 17,25 Iced Earth 23/01/14 20,00 Romagnano Sesia (NO) - Rock’n Roll Arena 25,30 Icona Pop 22/10/13 21,00 Milano Alcatraz 20,70 Il Bolero 14/02/14 21,30 Padova Gran Teatro Geox 34,50 29,00 23,00 18,00 rid. 7-10 anni 6,65 Imagine Dragons 04/12/13 21,30 Padova Gran Teatro Geox 29,00 rid. 7-10 anni 12,00 Immanuel Casto 25/10/13 21,00 Roma Atlantico Live 18,00 Immanuel Casto 31/10/13 21,30 Firenze Viper Theatre 17,25 Immanuel Casto 09/11/13 21,30 Bologna Locomotiv Club 17,25 Impericon Never Say Die! 18/10/13 19,30 Cesena Vidia Rock Club 28,50 with EMMURE + guest Internazionali BNL 2014(fa) 13/05/14 9,45 Roma Ground (posto unico) 28,60 Internazionali BNL 2014(ga) 14/05/14 9,45 Roma Ground (posto unico) 33,00 Internazionali BNL 2014(ha) 15/05/14 9,45 Roma Ground (posto unico) 29,70 Internazionali BNL 2014(ia) 16/05/14 9,45 Roma Ground (posto unico) 18,70 Internazionali BNL 2014(la) 17/05/14 9,45 Roma Ground (posto unico) 16,50

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OBIETTIVO LIVE

SERENA DE AN

La fotografa romana racconta in 3. Il live più divertente? Dal punto di vista fotografico/musicale: Negrita. 4. Il live meno divertente? Tutti i live dove ti mettono a distanze intorno ai 30-40 mt.

Si avvicina con passione alla fotografia nel 2000. Allo stesso tempo avvia le sue prime esperienze collaborando con alcuni studi fotografici di Roma e lavorando come free-lance, dedicandosi principalmente alla fotografia di eventi live,spaziando dal teatro alla musica. Oggi è proprietaria dello studio fotografico “Officine K” a Roma e collabora con le scuole comunali delle Arti e dei Mestieri come insegnante di laboratorio di sviluppo e stampa in bianco e nero e di fotografia di scena e musica live. Ha allestito negli anni varie mostre personali e partecipato a numerose collettive di arti figurative. Al momento è fotografa di Itali@Magazine e collabora con OnStage Magazine. Intervista 1. Perché fotografi? Non posso farne a meno. 2. Perché i concerti? Da 13 anni, dal mio primo live, musica e fotografia sono per me una cosa sola.

5. Il personaggio più simpatico? Giovanni Allevi. 6. Il personaggio meno simpatico? Prima o poi vorrei diventare famosa.. 7. La parte più divertente del tuo lavoro? Conoscere chi lavora per dar vita allo spettacolo, gli addetti ai lavori. Alcuni negli anni son rimasti carissimi amici. 8. La parte meno divertente del tuo lavoro? Lottare per riuscire a lavorare. 9. Perché in Italia è difficile vivere di lavori creativi? Perchè l’Italia vive di vecchi accademismi. 10. Cosa cambieresti del settore? Ristabilirei il divario (enorme) di 20m anni fa tra professionisti e amatori. 11. Professionisti e amatori:

pro e contro? Pro: si impara molto dagli amatori. Contro: hanno ridotto a zero il mercato della fotografia live. 12. Cosa vorresti chiedere al tuo fotografo preferito? Collaboriamo?


n 12 domande il mondo del live

Testo: Antonella Tocca Foto: Serena De Angelis

OBIETTIVOLIVE LIVE OBIETTIVO

NGELIS: PHOTO


LIVE REPORT

Veruno Prog Fest,

L’edizione 2013 ha visto sul pal

Nell’ambito del settembre musicale verunese, fatto come sempre di jazz, rock/metal e musica classica, è un bill da fantascienza quello che il Veruno Prog Fest, happening ormai di portata internazionale, messo in piedi per la 5a volta dall’Associazione Culturale Ver1Musica, ha riservato quest’anno ai patiti della complessità e varietà compositiva, melodica, armonica e stilistica, condita da una larga messe di “tempi dispari”. Viene riproposta la formula vincente “2 days plus one”, con 12 bands spalmate su tre serate (6, 7 e 8 settembre), precedute, alle 17:00, da un Meet&Greet di un’ora con i vari artisti, presso l’Auditorium Forum 19, a 100m circa dall’area concerti Piazzetta della Musica. Per la serie “non solo musica”, il Veruno Prog offre anche

quest’anno un’area ristorazione con cucina ricca e pizza con forno a legna, e un mercatino per collezionisti. Come
 tradizione del festival, che cerca di alternare grandi
nomi della musica al ‘lancio’ di nuovi talenti musicali, ad aprire
la serata di venerdì 6, alle 18.00, sono due giovani band italiane che sfortunatamente non facciamo in tempo ad ammirare on stage: i prog metallers novaresi Mirrormaze (più precisamente originari della vicina Borgomanero), una sorta di ideale incrocio tra Fates Warning e Redemption, featuring, per l’occasione, il singer Fabio Privitera degli aronesi truemetallers Bejelit, e i napoletani Soul Secret, di scuola Dream Theater, più accredidati Oltralpe che non in Italia. Mancato purtroppo in pieno

anche l’appuntamento con l’inconfondibile sound delle guest star Galahad, per anni uno dei maggiori nomi della scena neo prog britannica, accanto ai connazionali IQ, Marillion e Pendragon, ci immergiamo, intorno alle 22.30, nel bagno di folla che saluta l’entrata in scena di Neal Morse & his band, e realizziamo subito, sulle note orchestrali della suite The Creation, che “lo spettacolo -come intona il Pelù nazionale- deve ancora cominciare”. Lo show si sviluppa sostanzialmente come un “live concept”, tutto incentrato sull’importanza che ricopre la fede nella vita dell’uomo, in particolare in quella dell’artista in questione. Il genere proposto da Neal viene infatti non a caso etichettato come “christian progressive rock”. Visto il largo successo ottenuto

dalle quattro formazioni impegnate nella serata di venerdì 6 settembre, suggellato dalla “divina, illuminata e illuminante” performance dell’headliner Neal Morse Band, un bis dello stesso tenore era quasi impensabile. Ma, grazie all’ottimo lavoro di “reclutamento” operato dalla Ver1Musica, anche il “day two” di sabato ha richiamato una marea di progmaniacs italiani ed esteri, offrendo loro un bill altrettanto meritevole e variegato. Ecco il bill completo: 6 Settembre: Mirrormaze Soul Secret Galahad Neal Morse Band 7 Settembre: La coscienza di Zeno Elora Haken Three Friends


lco protagonisti internazionali

Testo : Alberto Carmine Foto: Simone Bergamaschi

8 Settembre: Psycho Praxis Moon Safari Curved Air Aalan Sorrenti Voler fare una recensione della performance dei singoli gruppi in un così breve spazio a disposizione è decisamente impossibile. Tuttavia è possiible fare delle segnalazioni. E’ il caso dei londinesi Haken, saliti sul palco del secondo giorno. Nuovo cambio rapidissimo di palco (grande merito agli organizzatori anche in questo, così come per la perfetta resa acustica di tutte le esibizioni) e il livello musicale cresce esponenzialmente col prog-metal avanguardistico dei londinesi Haken, che danno dei punti a diversi giganti del genere, grazie ad un songwriting multisfaccettato di livello superiore, a metà strada tra l’eclettismo

sonoro dei Pain of Salvation, i primi Dream Theater, i contrappunti degli storici Gentle Giants e il sinfo neo-prog di IQ e Pendragon, da una parte, e le geniali invenzioni futuristiche dei norvegesi Leprous, dall’altra (la timbrica di Ross Jennings ricorda molto quella di Einar Solberg, specie nell’uso del falsetto). Un febbricitante parterre, cresciuto a dismisura in un battito di ciglia, accoglie con un’ovazione i sei giovani, tecnicissimi talenti (età media intorno ai 27 anni), che partono in quarta con Atlas Stone, tratta dal nuovo “capo”- lavoro “The Mountain”, che in soli 8 minuti fonde meravigliosamente insieme una grandeur melodico-sinfonica mozzafiato, “il jazz” nei suoi vari sottogeneri (dal bebop, al cool, al free), refrain super-anthemici,

sontuose parti corali all’unisono o polifoniche, e vocalizzi rap jazz da antologia del canto. “Eargasm” allo stato puro per tutti, con i suoi gradevolissimi e innocui effetti collaterali: visibilio, pelle d’oca, sensazione di ipereccitazione, euforia, tachicardia, e perfino momentanea sensazione di distacco da se stessi e dalla realtà. Dopo la perfetta fusione di jazz melodico e metal di In Memoriam, arriva un medley di tre brani tratti da “Visions”, secondo masterpiece (praticamente, gli Haken hanno partorito 3 capolavori in 3 anni) dei Nostri, datato 2011. La placida, sognante e melodiosa The Mind’s Eye, percorsa da magiche note di tastiera sulle quali svetta, in un chorus formidabile, la voce cristallina di Ross; la strumentale Portals, dove le bizzarrie tecnico-stilistiche dei

sei mostruosi musicisti non hanno limite, si allaccia a Shapeshifter, per poi far ritorno al refrain del primo brano. In conclusione, il Veruno Prog Fest, che non si ferma dopo la terza serata ma prosegue con la proposta di altri eventi, si attesta sicuramente tra le manifestazioni di genere maggiormente apprezzate e meglio organizzate. Un esempio per tutto è stato il meet and greet organizzato con le band nel ppomeriggio primo dell’inizio delle esibizioni e il pit dedicato ai fotografi davanti al palco. Piccoli accorgimenti che però sono segno di sesnibilità e accortezza verso chi a quseste iniziative partecipa per lavoro e non per puro divertimento, o non solo. Ora non rimane che attendere trepidamente il prossimo anno e i nuovi nomi che si esibiranno.

LIVEREPORT REPORT LIVE

la musica insegna


INTERVISTE

I colori della psichedelia I Black Angels dipingono il Circolo degli Artisti Novanta minuti senza recupero, per una partita senza storia, volendo utilizzare un linguaggio calcistico, un concerto dove tutti potranno dire, “Io c’ero”. Sono atterrati a Roma, lunedì 30 settembre, i Black Angels, di Austin, Texas, un luogo solitamente culla dei suoni più stoner che ha invece dato alla luce questa band neo psichedelica venuta in Italia per presentare l’ultimo disco ‘Indigo Meadow’, uscito su etichetta Blue Horizon. Nell’accogliente Circolo degli artisti di Roma, l’aria umida ma piacevole dopo un refrigerante temporale, allevia la temperatura che sale nella calca sotto al palco. Comincia la serata psichedelica. Ottimo suono, ottime luci, ottima anche la band di supporto “Elephant Stone” che ha aperto le danze: un quartetto indie rock canadese che al centro pone un mistico sound indiano con sytar e tabla sposato a suoni beat che rimandano ai Kinks e ai Beatles o più recenti riferimenti al meno commerciale brit pop inglese stile Kula Shaker. La band saluta e benedice più

volte il pubblico sorridendo a fine concerto. In dieci minuti il palco è sgombro dagli strumenti della band d’apertura per dare spazio ai più dannati angeli neri. La ressa diventa più fitta appena i cinque Black Angels entrano in scena saltellando come folletti dirigendosi ai propri strumenti. La prima canzone “Mission District” preannuncia un gran concerto. I suoni psichedelici dei due chitarristi vengono supportati dai ritmi ossessivi della batterista Stephanie Bailey sulla voce ipnotica del loro leader Alex Maas che si alterna al basso e all’organo con il bassista/tastierista. Il tempo scorre veloce mentre le teste del pubblico ondeggiano su ritmi di altri tempi. La primavera della west coast sembra rivivere lì, in mezzo a fiori che cambiano forma in movenze dolci ed apparizioni di morte. La gente chiude gli occhi e si lascia trasportare, eppure siamo a Roma e non a Venice Beach nel 1967. I Jefferson Airplane sono vivi così come i Doors, le atmosfere cupe, acide e ipnotiche prendono

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vita con la musica che si mischia alle immagini proiettate sullo schermo dietro al palco, che alternano colori sgargianti su figure variopinte. A sprazzi si sentono i riferimenti dei Black Angels a band come 13th elevator od Electric Prunes, un ritorno al grande rock anni 60 oramai dimenticato. Si sono sentite anche venature alla Syd Barrett. Maas e soci sono dei grandi maestri nello sfoggiare in rapida sequenza canzoni dai grandi riff che riempiono lo stomaco e non si limitano però solo a quello. Le chitarre s’intrecciano, i cori si confondono con l’organo, il suono compatto diventa una marmellata di armonie da cui non si può fare a meno di lasciarsi trasportare scuotendo la testa. I brani dell’ultimo disco si alternano con quelli vecchi, Black Grease, Young men dead il bis con You on the run. Una piacevole sorpresa questa dei Black Angels che anche dal vivo si sono rivelati ottimi interpreti di un genere che a quanto pare è resuscitato. Tracklist: • Mission district

• Yellow elevator • Evil things • Don’t play with guns • Entrance song • I hear colors (Chromaestesia) • Indigo Meadow • Haunting • Twisted light • Black Grease • Always Maybe • Broken Soldier • Telephone • Young Men Dead • Bad Vibration • You on the Run Scheda Locale: Circolo degli Artisti è in via Casilina Vecchia, nel cuore di Roma a due passi dal Pigneto. Locale ampio, ottimo bar, grande palco, acustica adeguata, vasto giardino con bar esterno. Ospita soprattutto eventi alternative e indie, italiani e non, di grande levatura e interessanti rassegne. Parcheggio possibile per tempo. Diversamente raggiungibile con i mezzi pubblici anche notturni. Testo di Evangelos Voutos


INTERVISTE

Five Death Finger Punch “Con nessuna altra band se non la mia” Una serata romana con gli amici, ed una telefonata da Ivan Moody che é disponibile a scambiare qualche parola ed a concedere un’intervista. Succede. Queste sono le parole del vocalist della band crossover metal USA Five Death Finger Punch. Un gruppo da due milioni di ragioni, come il numero di album venduti nei soli USA. Avete raggiunto vari traguardi, come l’“Indie Artist of the Year” nel 2011 e nel 2012 ed il “Song of the Year” nel 2012: quale tra tutti gli awards e’ stato il piu’ memorabile? Proprio non saprei scegliere. Tutti onori immensi. E’ una grande soddisfazione avere il consenso della critica specialistica, ma nulla vale quanto quello del nostro pubblico!

I Korn ci hanno supportati nel nostro primo tour, e sono stati grandiosi. Con loro ci fu davvero un bel feeling.

Raccontaci della vostra esperienza in Iraq. Suonare per le truppe e’ stato un immenso onore. A prescindere da come la si pensi sugli interventi militari, si deve aver rispetto di chi sta operando un servizio stando al fronte, ed e’ comunque un atto di eroismo e coraggio. Come e’ stato suonare con i Metallica? I Metallica sono nella top 5 delle mie band preferite, assieme a Pantera e Faith No More. Condividere il palco con loro e’ stato fantastico (Revolver Golden Gods Awards 2013, 2 Maggio, Los Angeles, n.d.r.).

Il piu’ grande show che avete fatto e perche’. Direi il Download Festival: ti ritrovi di fronte a migliaia di persone, che emozione indescrivibile! Rammento un entusiasmo speciale, una forte energia.

Qual e’ il messaggio principale della vostra musica? Pensate con la vostra testa. Un musicista ha il privilegio di poter parlare a milioni di persone, noi trattiamo temi come il capitalismo, la guerra, senza dare giudizi ma offrendo spunti di riflessione.

Avete avuto molte band famose di spalla. Chi rammenti maggiormente?

Cosa avete pensato quando vi hanno comunicato che “Back for more” sarebbe

stata la colonna sonora del videogame “Madden NFL 12”? Grandioso. Sono un grande fan del videogioco, e del resto non e’ la prima volta che ci accade (Dying Breed e’ colonna sonora di Splatterhouse Ost, 2010, n.d.r.). Hai dichiarato che “The Worng Side of Heaven and The righteous side of Hell”, Vol.I e Vol.II, sono il vostro miglior materiale mai scritto. Assolutamente. Rappresentano davvero l’evoluzione artistica della band, con una forte componente sperimentale. E’ la nostra maturazione musicale. L’ultimo concerto cui hai partecipato come pubblico. A Las Vegas, in un piccolo club. Mi piacciono i clubs, l’ambiente raccolto, l’atmosfera intima. Per l’artista e’ un’occasione per stabilire un contatto piu’ personale con il pubblico. Il sogno della tua carriera. Suonare con i Judas Priest! Ed ora con Lift Me Up, il nostro singolo, abbiamo avuto l’opportunita’ della vita di avere IL Dio del metal, Mr

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Rob Halford, come guest star. E’ stato surreale. Il messaggio e’ che anche se non nasci con la fortuna dalla tua, se giochi bene le tue carte puoi ancora vincere la partita della vita alla grande. Quindi mai arrendersi. Date in Italia? Dovremmo venire nel vostro Bel Paese l’estate dell’anno prossimo. Il luogo favorito dove suonare? L’Europa. E’ stato faticoso tornare a questo pubblico ma non vediamo l’ora. Se non fossi nei Five Death Finger Punch, di quale band faresti parte? Della mia! Non riesco ad immaginarmi in nessun altra band. Lascia un messaggio ai nostri lettori. Grazie, a tutti coloro che ci supportano credendo in noi. Speriamo di vedervi numerosissimi ai nostri show, non ve ne pentirete, garantito! Redazione


APPROFONDIMENTO

Punk è bello? No G

Nonostante sia diventato fenomen “No future” cantavano i Sex Pistols. Invece di futuro il punk ne ha avuto e non poco. Forse non il futuro che si sarebbe aspettato il quartetto inglese. Più probabilmente il futuro che aveva intuito, dire previsto è troppo, Malcolm McLaren. Tant’è che i Pistols sono riusciti non solo a riunirsi ma anche a richiamare un più che discreto pubblico ai loro concerti. Una volta era la ribellione, essere contro essere punk. Anarchia,

irriverenza contro le istituzioni, concerti carichi di energia e partecipazione. Stage diving, i membri delle band che camminavano tranquillamente sui marciapiede, l’abbattimento della distanza tra “artista” e seguaci. Non era classifica, non era tecnica strumentale, non era divisa o look. Era rock. Era stile di vita, modo di affrontare la quotidianità. Era. Oggi il punk c’è ancora, come testimoniano diverse bands, i

fans del genere che affollano i concerti, le magliette che girano tra i giovani. C’è ma non si riconosce. Edulcorato e ripulito, mondato e reso politicamente corretto il movimento ha perso la propria causticità, il proprio valore critico e dirompente. Per lo meno a livello mainstream. Mai il punk avrebbe pensato di diventare fenomeno di massa. E invece è successo. McLaren ha avuto ragione. E’ stato lungimirante.

Oggi lo spirito punk è tornato nelle cantine e nelle sale prove nascoste. Cerca, quantomeno nella sostanza, di non perdere quella peculiarità che lo ha contraddistinto. Ma non è più spirito “puro”. Oggi sono parecchie le contaminazioni con i movimenti Skinheads. Contaminazioni ideologiche oltre che musicali. C’è anche chi, discendente diretto o meno del 1977, che non si arrende. E quindi ecco i concerti delle


APPROFONDIMENTO

Green Day Please

no di massa resiste lo spirito del ‘77 bands storiche che ancora dal palco cercano di caricare l’audience. Quall’audience che nel ‘77 non si faceva pregare per rispondere. Quella stessa audience che oggi resta passiva anche di fronte agli insulti “da copione”. Sembra che il punk sia stato inglobato e reinterpretato dai tempi moderni. Sono più i sedicenti fotografi sottopalco che persone accorse per spirito di appartenenza. Gli stessi gruppi sono diven-

tati più sofisticati. Se Ramones, Sex Pistols, Damned e company tutto potevano avere tranne la padronanza degli strumenti, oggi i musicisti sanno suonare. Sono andati a lezione in molti, se non tutti. Stanno attenti sul palco se si sente tutto a dovere. Nessuno arriva on stage in condizioni decisamente discutibili tanto da non accorgersi, come capitò in un famoseo concerto a Sid Vicious, di star suonando

con il jack staccato. Oggi conta l’abbigliamento che deve essere punk. Contano i titoli e i suoni, il modo di muoversi e i ritornelli melodici. Tutto rigorosamente passabile sulle televisioni musicali. Del resto, se un gruppo non è visto non esiste. Neppure le cantine sono più come prima. Sono si punk, ma soprattutto sono cyber. Il genere si è evoluto. Quello che una volta era rumoroso, sporco e cattivo è diventato pop la-

sciando spazio ad estremismi diversi, pure visivi. Oggi è più punk la cultura visual del punk stesso. Evoluzione del genere? Il nuovo punk è la EBM? L’hardcore techno? L’electroclash? Intanto c’è chi cerca di mantenere intatto lo spirito del ‘77 . Nonostante tutto.

Testo e foto di Carmine Rubicco


APPROFONDIMENTO

Metal, dead or aliv

Misuriamo il polso al figlio p Il metal, la musica dura, il rumore, la colonna sonore dei drogati, dei capelloni, dei tatuati e degli sbandati. Una volta. Oggi, per certi versi, fenomeno commerciale alla pari di mille altri. Nel corso degli anni ‘80 il massimo sviluppo. Poi il fenomeno è stato preso, svuotato e messo in vetrina, edulcorato e ripulito. Il trittico “sesso droga e rock and roll” non esiste più. E’ stato annichilito. I capelli di molti sono caduti o si sono accorciati. Tanti dei protagonisti di allora hanno candidamente confessato di aver romanzato parte della propria storia. Molti degli aneddoti erano serviti a creare i personaggi. Eppure molti giovani a quei romanzi avevano creduto. Per molti la musica del diavolo non era un semplice svago. Era molto di più. Era uno stile di vita, un modo di affrontare la quotidianità. Tanti giovani negli anni ‘80 hanno imbracciato strumenti e messo insieme bands. Hanno creato quella che veniva genericamente chiamata “scena”. Allora. E nel 2013? Gruppi ne esistono. Diversi ragazzi, più o meno “grandi”, hanno iniziato a suonare o continuano a farlo. Ma esiste ancora una scena? Cosa è cambiato del mondo metal nel giro di poco più di un ventennio? Abbiamo cercato di capirlo assieme ad alcuni dei protagonisti di allora e di adesso. Musicisti di grandi gruppi come Tommy Massara degli Extrema, come Andrea Ciccomartino, autore del libro Anni di Metallo (un vademecum molto vasto sulla scena romana) nonché anima del gruppo hard rock Graal, e come Angela “Sin” Panzarella, bassista dei Labyrinthus Noctis. Tutti i nostri protagonisti concordano. La scena metal è viva, vegeta e produttiva. Forse la difficoltà sta nell’apertura al mercato certo più vasto, ma anche più difficile da gestire. “Il movimento Metal Italiano – commenta Tommy Massara - è sempre esistito e persiste ancora, purtroppo con tutte le sue pecche ed incompetenze. Il nostro mercato è troppo piccolo e, aimè, troppo esterofilo storicamente. Sicuramente oggi ci sono molti musicisti e bands preparatissime a differenza del passato. Tuttavia si è perso qualcosa. Se oggi dovessi mettere su una band da zero ci penserei un migliaio di volte”. Sulla stessa linea anche Angela Panzarella. “Il movimento esiste altroché – dice -. Non solo esiste, ma è anche valido. Sai che c’è, però? Tanti preferiscono, per ovvi motivi, puntare verso altre direzioni, sicuramente meno difficoltose da gestire. Si può dire pertanto che, nonostante i grandi nomi, il metal italiano tende a restare, in quanto tale, inglobato in un concetto di “underground”. Sottolinea Andrea Ciccomartino “Credo proprio che un movimento metal esista. La conferma l’ho avuta la sera in cui ho presentato il libro “Anni Di Metallo”. Vedere quasi 300 persone fomentate e coinvolte in quell’atmosfera metal, devo dire che mi ha suscitato qualche brivido”. Una delle maggiori difficoltà che molte bands trovano nell’esibirsi dal vivo è la disattenzione del pubblico più pronto a recepire

un repertorio di brani non originali piuttosto che andare alla ricerca di qualcosa di nuovo. Ora come allora. “Dal mio punto di vista – prosegue Massara – il pubblico è sempre stato pronto a recepire musica originale. Il problema resta l’innata esterofilia dell’italiano”. “Il problema – sottolinea Ciccomartino - non sono le cover o i pezzi inediti, ma trovare sempre un palco e gente che abbia voglia di ascoltarti. Comunque se hai un’idea tirala fuori, qualcuno disposto ad apprezzarti ci sarà sempre”. Discorso leggermente più complesso per Angela Panzarella, autrice e musicista donna in un momento in cui era difficile vederne su un palco, quantomeno nell’underground. “La volontà di “curiosare” – dice - all’interno della produzione originale, lato pubblico, per fortuna non è mai scemata. Apro una parentesi: soprattutto in Nord Italia c’è grande partecipazione agli eventi. La differenza che ho notato quando ho salutato la “mia amata” Caput Mundi, è stata proprio questa. Vedere bands che si supportano anche a livello di pubblico. C’è l’interesse per l’originale, ma poi scattano altre molle: “le cover band attirano pubblico”, “eh, ma le canzoni sono già conosciute e la gente viene volentieri”, insomma è tutto un business. E se un locale propone sempre, a rotazione, le stesse cover band, o tribute band, che indubbiamente portano gente, si crea un circolo vizioso che castra la proposta coraggiosissima dell’originale. Questo senza fare guerre tribute/originals”. I cambiamenti non sono avvenuti solo nella direzione della cancellazione o ridimensionamento di una scena una volta floridissima. C’è un aspetto non di secondaria importanza che con l’andare del tempo è migliorato. È quello tecnico. Anche se non per tutti è così. Per Tommy Massara è si migliorata la tecnica ma tuttavia rimane ancora molta strada da percorrere a livello compositivo. Sulla stessa scia anche Andrea Ciccomartino. C’è chi, come Angela Panzarella, scinde il discorso inserendo anche un elemento più pragmatico. “C’è sempre un dualismo in queste situazioni – spiega -. Tanti gruppi hanno investito seriamente, sacrificando una parte consistente del proprio tempo nella studio della qualità. Qualità intesa non solo come tecnica. E studio da intendersi alla latina, nel senso di “amore”. Quindi armonia, tecnica, affiatamento, scena persino. Di contro, altri gruppi invece hanno perseverato nella strada facile dei live ottenuti ad alzata di mano, pollice su del “like” su Facebook, o acquistati a prezzo convenuto grazie ai listini del PtP (Pay-to-Play). Sicuramente (anche se qualche caso raro c’è), chi si ritrova nell’ottica di “vincere facile” cura meno anche l’aspetto “emotivo” del suonare. Il che implica sicuramente meno “qualità”. Devo dire, comunque, che ultimamente sto vedendo dei signori gruppi in giro, e la cosa mi rende felicissima”. La scena c’è, i protagonisti suonano meglio pur se con ancora un margine di crescita non trascurabile, sono stati sdoganati tutti gli elementi di ribellione e socialmente poco appetibili. Eppure


prediletto del Rock and roll qualcosa non va. L’aereo metal non decolla. “Di bravi musicisti e band – commenta Tommy Massara - l’Italia è piena. Il problema rimane spesso la qualità della proposta. Per quello che riguarda l’audience spesso e volentieri ci si riempie la bocca cercando il difetto a tutti i costi al posto di supportare e crescere insieme, band e audience”. “Manca forse – commenta Angela Panzarella - la “zozza rozzaggine” che univa e affiatava i gruppi nel passato. Manca inoltre un riconoscimento “sociale/societario” della figura del musicista in quanto tale. Che ovviamente oramai quando gli chiedono “Ah, suoni?” risponde già prontamente “Sì, ma ovviamente per campare ho un lavoro “serio”. In passato la figura del musicista era rispettata sicuramente. Manca un “cicinin” di rispetto in più. Certo, dovremmo per primo rispettarci tra noi”. “Ciò che manca sempre – prosegue Ciccomartino - è il tempo, quello che amo definire il vero lusso. Ma nonostante questo, credo che oggi tutti godano dei bei vantaggi che la tecnologia offre. Per farti conoscere basta fare dei semplici clic col computer”. A “peggiorare” la situazione del rock in territorio italiano è stato anche l’annullamento di molti grossi festival che nel corso degli anni hanno portato in Italia decine di nomi importanti. “E’ così – spiega lo scrittore romano -. Amo andare ai festival e poter scegliere i gruppi da vedere. Non credo che esista contesto migliore per poter conoscere gente da ogni parte d’Italia enon solo. Certo Facebook è una buona alternativa per poter ampliare i contatti, ma condividere musica fianco a fianco magari sotto il palco, scambiarsi opinioni ed emozioni lo trovo stupendo e ineguagliabile”. Ma c’è anche chi come i due musicisti meneghini insinua un dubbio su tante cancellazioni. “Bisognerebbe però chiederci, in tutta onestà, perché questi annullamenti “dell’ultima ora” - quando non già “annunciati” sottolinea Angela Panzarella. “Il periodo è duro per tutti – dice Massara – e perseverare nel proporre eventi a costi di biglietti altissimi ha portato all’ovvio annullamento. La conseguenza peggiore però non è l’annullamento in sé quanto il fatto che siano venute meno delle possibilità per esibirsi dal vivo”. Alla mancanza o alla chiusura di spazi per esibirsi dal vivo i nostri rilevano anche un vizio di base del “metallaro” italiano. “I difetti dei metalheads – commenta Panzarella - sono la frammentazione e il “razzismo da tifoso di calcio”. Un conto è l’accostarsi di più a questo o quell’altro genere o sottogenere, ma non dimentichiamoci che la base di tutto è il “Metal” in quanto tale”. Quello che lamentano in molti deriva in parte anche dal prendere le distanze di un tipo di pubblico metal dagli altri. Maggiore coesione non farebbe male a nessuno e rilancerebbe l’idea attiva del vero movimento metal”. “Mi ricordo – riprende Massara - che fino alla fine degli anni novanta ovunque suonassimo era “imballato” e tra il pubblico riconoscevi molti musicisti di band minori che per un motivo o per un altro

al massimo producevano dei dempotape. Con l’avvento della “Democrazia di Internet” tutti hanno iniziato a fare dischi su dischi, spesso e volentieri regalando la propria musica. Oggi nel disastrato panorama nazionale questa è la conseguenza, si fanno più dischi di quanta gente poi viva veramente la musica”. “Oltre alla pigrizia – incalza Ciccomartino - e alla voglia di assistere ai concerti, credo, che anche il fattore economico sia un elemento per nulla trascurabile, ma questa è solo una mia opinione. Io sono più per le emozioni. Frequento concerti e festival da quando avevo 17 anni e da allora ho messo in pratica molte rinunce ma non ad un concerto. Quei giorni e quelle emozioni, anche a distanza di trenta anni, ancora vivono dentro di me. So di aver fatto la scelta giusta”. Quindi? Il metal è morto o no? A detta dei nostri è vivo e vegeto, sia a nord che a sud della penisola. La sola condizione per mantenerlo così in salute, però, è l’impegno del pubblico a staccarsi dal pc e andare a supportare dal vivo le bands. “La scena è esistita ma è molto ridimensionata, se la gente non si staccherà dai monitor dei computer e inizierà di nuovo ad affezionarsi a qualsiasi gruppo, tra qualche anno non ci sarà più una scena. La gente ha voglia di metal. A volte mancano gli spazi effettivi. Ma quelli che ci sono, pur con non poche difficoltà, provano a fare la differenza. Spero tanto che il pubblico si faccia trainare in questo ‘bosco’ dalla voglia di scoprire e sostenere bands di ogni tipo. In fondo cosa c’è di più aggregante della musica? Ricordatevi di supportare anche il gruppo del vostro vicino di casa, ogni superstar internazionale ha iniziato così, hanno avuto vicino gente che credesse in loro, nel nostro paese manca solo questo, la scena non è morta ma ha bisogno di energia positiva, quindi supportate la musica Italiana. Il Metal non è semplicemente, come tanti vorrebbero, un movimento di protesta. Il Metal è un sentire “romantico” che coinvolge e avvicina più generi e più attitudini. Il Metal è lirismo puro. Il Metal non è mai morto. Cerchiamo di pensare, in silenzio, a quello che possiamo fare da soli per il “bene comune”. Ci renderemo conto che il meglio non si è concluso a fine anni ottanta inizi novanta. Il meglio c’è ancora e si sta rinforzando in silenzio, ma neanche tanto in silenzio. Il meglio, nel momento in cui tutti noi realizzeremo la nostra forza in quanto movimento Metal, potrà ancora diventare ancora migliore. Supportiamo il metal originale. Andiamo ai concerti, compriamo i cd, le magliette o anche solo una spilletta. Lo dico al pubblico e lo dico ai musicisti: siamo pubblico anche per i nostri “colleghi”. Non rimaniamo nell’underground passivamente. E magari cambierà anche il modo di intendere il music biz di gestori di locali, conduttori radiofonici e produttori musicali. Insieme, possiamo ridare vigore al Movimento Metal”. Testo a cura di Carmine Rubicco e Antonella Tocca

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ve? Esiste ancora?


INTERVISTE

Ninah Mars a Tempi-Dispari

L’artista italo - venezuelana racconta il nuovo album e i progetti per il futuro

L’artista italo-venezuelana Ninah Mars parla del suo universo musicale, li condivide con Tempi Dispari dopo il concerto di Roma per un’intervista sulla realizzazione del nuovo video, la sua passione per l’Italia e i progetti futuri. Ami la musica fin da quando eri piccola. <<Ho iniziato a suonare la musica da quando avevo sette anni, l’ho sempre amata. Ho iniziato a prendere lezioni di pianoforte>>.

tributo a questa artista che ammiro e apprezzo>>. Nel 2008 hai preso parte anche agli MTV Music Awards, giusto? <<Era in Messico, per me è stata una bellissima esperienza. Ero al mio primo album, This is how we Pray>>. La tua creatività si è poi sviluppata in Alboom. <<Alboom è un album che ho scritto di getto, istintivamente, come faccio spesso>>.

Ninah, a Roma hai presentato alla Capitale il tuo nuovo album, dal titolo Alboom e il tuo nuovo videoclip. Ci vuoi parlare della sua realizzazione? <<Alboom è una crescita rispetto al mio precedente album, chiamato This is How We Pray. Rappresenta un’evoluzione artistica, ci sono varie influenze sonore e collaborazioni con artisti che mi hanno influenzata. Rappresenta un nuovo percorso nel mondo della musica. Vorrei in particolare ringraziare il mio manager, Max Antonaci e tutte le persone che ogni giorno mi incoraggiano e che credono in me. Siamo come una grande famiglia…>>

Hai dichiarato più volte di aver scritto molte delle tue canzoni in Italia. <<Sì, in Italia ho scritto molte canzoni, specialmente nelle vicinanze di Roma perché da quelle parti ho una casa in campagna. In particolare sono molto legata a Kapitan Krush che ho composto nel 2006>>. Un messaggio per i fans? <<Le persone non devono giudicare gli altri, ma dovrebbero guardarsi dritte negli occhi e fermarsi di più a riflettere>>.

E’ verissimo. Artisti che ispirano altri artisti. Nella tracklist del concerto di Roma c’era anche Rolling in The Deep. E’ una canzone di Adele… <<Ho deciso stasera di suonarla perché rappresenta un piccolo

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Progetti per il futuro? <<Continuerò a scrivere canzoni e fare concerti, ancora più di prima>>. Immagine e intervista a cura di Ilaria Degl’Innocenti


Dopo tredici anni di assenza dalle scene il gruppo romano ritorna con un nuovo album

Tredici anni di fermo e non sentirli. Questo il sunto del concerto dei Dhamm di sabato 28 a Stazione Birra. Tredici anni sono trascorsi dalla loro ultima fatica e dal loro ultimo tour. Il gruppo, capitanato da Alessio Ventura, si è presentato al pubblico romano in piena forma offfrendo uno spettacolo carico di feeling e groove. La scaletta della serata ha spaziato tra “vecchie glorie”, i brani che li hanno resi famosi negli anni ‘90, e nuove proposte tratte dal nuovo disco La gente giudica. Pochi fronzoli, abbandonati lustri e abiti di scena del secolo scorso, la band ha dimostrato maturazione su tutti i fronti, da quello musicale a quello personale. Un ritorno da molti atteso, da parecchi auspicato, per tutti i presenti a Stazione Birra, convincente e ben augurante. Line up Alessio Ventura, Dario Benedetti, Mauro Munzi e Massimo Conti Scheda locale: Stazione Birra: club alle porte di Roma, ampio, noto per l’eccellente acustica ed il grandissimo attrezzato palco. Ristorante, bar e qualità ai massimo livelli, senza trascurare il parcheggio sempre disponibile. Testo e foto a cura di Andrea Stevoli

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LIVE REPORT

I Dhamm rompono il silenzio


ALBUM REVIEWV

Album Review Autore : Standing Ovation Titolo : The Antikythera Mechanism Etichetta: Inverse Records Anno : 2013 Genere : Progressive Nel momento in cui si decide di formare una band, la scelta del monicker è paradossalmente uno dei momenti in grado di determinarne le sorti future, talvolta ancor più della musica che si sarà poi in grado di proporre. Troppo banale, troppo blasfemo, troppo bizzarro, difficilmente memorizzabile oppure comune a qualche altra decina di gruppi sparsi sul pianeta, un po’ come quando ci si trova a dover decidere uno user-name e scopriamo che anche i più astrusi sono già stati accaparrati e non viene in mente nulla di sensato; l’ultima spiaggia, quindi, è osare qualcosa di sicuro impatto ma anche dal potenziale effetto boomerang. Così, quando si opta per un nome come Standing Ovation, i casi sono due: o si possiede una grande sicurezza dei propri mezzi o si sconfina pericolosamente nella presunzione. I ragazzi di Espoo, città limi-

trofa ad Helsinki, si dimostrano del tutto adeguati alla loro audace scelta rivelandosi come la più piacevole sorpresa dell’anno in ambito prog metal, dalla quale però è bene che si tengano alla larga gli adoratori dell’onanismo strumentale perché all’interno di The Antikythera Mechanism troveranno “solo” grande musica, progressiva nel senso più puro e autentico del termine, ad indicare un’evoluzione costante del suono in qualsiasi direzione possibile e senza alcuna soluzione di continuità.

dove i finlandesi forniscono un’ulteriore prova della loro maestria, non solo tecnica, ma soprattutto compositiva; già, perché in lavori di questa specie perdere la bussola tra cambi di tempo, e spesso anche di genere, è molto facile, cosi come lo è rendere il sound tremendamente farraginoso: nella fattispecie i nostri riescono in ciò che i Porcupine Tree autoreferenziali degli ultimi dischi hanno fallito, ovvero coniugare cuore e abilità esecutiva evitando di cadere nel tecnicismo fine a se stesso.

Un disco di tali caratteristiche impone diversi ascolti prima d’essere recepito nella sua vera essenza e va anche aggiunto che, un po’ in controtendenza rispetto alla norma, quando la maggior parte delle band spara tutte le cartucce migliori all’inizio, gli Standing Ovation riservano agli ascoltatori una seconda metà del lavoro assolutamente formidabile.

Non è un azzardo paragonare l’impatto di questo disco a quello avuto dai primi lavori dei Pain Of Salvation, proprio per la capacità degli Standing Ovation di rimodellare in maniera del tutto personale una materia già manipolata da molti, non sempre con la stessa perizia.

Dopo una serie di brani comunque di notevole spessore, come la delicata Travesty, dai richiami settantiani, o l’intensa Black Box, che si avvicina in diversi frangenti persino ai System Of A Down, a partire dalla caleidoscopica Hemorrage si susseguono episodi come la cadenzata I Have Superhuman Powers, ma soprattutto la vera perla del disco, quella Break The News nella quale gli Standing Ovation riescono a inanellare cinque minuti di un raro crescendo emotivo. Un discorso a parte meritano le tre tracce finali, che danno vita al mini-concept dal quale l’album prende il titolo,

In The Antikythera Mechanism non si trovano solo la freschezza e la sfrontatezza del giovane Daniel Gildenlow, ma talvolta persino la genialità dissonante dei System Of A Down, un accostamento suggerito anche dalla voce di Jouni Partanen che spesso ricorda quella di Tankian, e soprattutto l’elegante senso della melodia degli Spock’s Beard epoca Neal Morse (emblematici in tal senso gli ultimi due minuti del disco, con il piano di Petri Eskola ad impadronirsi della scena). La definizione di progressive metal che è stata appiccicata agli Standing Ovation rischia di derubricarli all’ennesima sbiadita copia di Dream Theater o Symphony X prima an-

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cora d’averne ascoltata una nota, mentre in realtà, nello specifico, si può parlare a pieno titolo di Progressive, con la “P” maiuscola e con la stessa dignità e lo stesso appeal di quello del secolo scorso, rispondendo però ai gusti e alle esigenze dei giorni nostri. Così, tanto per chiudere il cerchio, mai come questa volta il monicker di una band si rivela del tutto azzeccato, con relativa “Standing Ovation” d’obbligo. Line-up : Jouni Partanen – Vox Johannes Kurvinen – Guitar Antti Kukkonen – Guitar Petri Eskola – Synths Mikko Kymäläinen – Drums Panu Nykänen – Bass Tracklist: 1. Scatter 2. Escapade 3. Travesty 4. Black Box 5. Hey Ho! 6. Hemorrhage 7. I Have Superhuman Powers 8. Break the News 9. The Antikythera Mechanism Pt. 1 – Xekínima 10. The Antikythera Mechanism Pt. 2 – Eureka 11. The Antikythera Mechanism Pt. 3 – Apoptosis Recensione Stefano Cavanna


Da Shoji Yamashiro, ideatore della colonna sonosa di Akira, passando per la musica pagan folk di Agalaz Runedance per arrivare a Tito e Tarantula uniti a gori gregoriani, tutto mischiato all’elettronica e ad un forte e perenne gusto gotico, scuro seppur non claustrofobico. Questo in estrema sintesi il nuovo ep di Lili Refrain, Kawax. In estrema sintesi perché è impossibile riuscire a descrivere un disco che come acqua sembra cambiare forma e suono mentre lo si ascolta. Brani noise, metal, si alternano a momenti decisamente ambient inframezzati da interludi ora blueseggianti ora psichedelici. La sola costante riscontrabile è la poca luce. L’artista romana, in attività dal 2007, segue un deciso percorso sperimentale che la porta ad esplorare mondi, colori e suoni ad un primo impatto decisamente distanti ma tutt’altro che incompatibili. Un disco che colpisce dritti sottopelle, non passando per il cerebro ma toccando corde nascoste in attesa di entrare in risonanza. Quella di Lili Refrain è musica senza compro-

Dice la band “Propaganda’, se racconta qualcosa, racconta di circostanze avverse e persone di buona fede. In mezzo ci sono soprattutto: le nostre piccole vite, le guerre degli anni ’90, e le paure dell’ultimo decennio”. Tracklist: They Come When December Comes Bad Poetry Hell (For Piano) When i sleep ’94 William III Stay On you own Always clouds

mechanical

Testo a cura di Carmine Rubicco

ALBUM REVIEWV

descrizione della proposta dei 16 Lovers Lane e del loro primo full lenght MusicalTesto a cura di Carmine Ru- Propaganda. mente prendete Sigur bicco Ros, il Nick Cave più eteGruppo: 16 Lovers Lane reo, aggiungete la Bjork più sognante e otterrete, sempre in maniera indicativa quello che propone il combo veronese. Sarà la suggestione della città di appartenenza, ma i 16 Lovers Lane riescono a proporre un mix difficilmente esprimibile a paDisco: Propaganda rola. Suoni fluidi, liquidi, Etichetta: Autoprodotto tondi e avvolgenti. Echi, riverberi, tastiere lunghe, Genere: Ambient voce onirica. Il tutto in Anno: 2013 brani non particolarmente lunghi ma decisamente Immaginate uno scena- capaci di dilatare il trario notturno, una collina scorrere del tempo. erbosa, aria “frizzante”, luna piena, inizio autun- Un track by track risulteno. Una giovane donna, rebbe superfluo e riduttio un giovane uomo, se- vo, oltre che impossibile duto sul cucuzzolo del dato che nessun brano rideclivio, gambe al petto, sulta essere superiore ad maglione lungo e jeans. un altro. Un ottimo esorMagari senza scarpe, os- dio che arriva dopo un ep serva l’orizzonte perso in autoprodotto. Un disco mille pensieri. Questo, a per molti ma non per tutgrandissime linee, ma de- ti, come si sarebbe detto cisamente senza rendere un tempo, per palati fini, giustizia, il tentativo di esigenti e allenati. messi. O si ama o si odia. Non è una questione di tempo o di numero di ascolti.


INTERVISTE

Il ruolo dell’artista n

La voce degli Almamegretta tra Intervista di Marisa Raucci a Raiz in occasione di Note Corsive. Raiz, oppure Rais, o anche Raiss è il ventre di Napoli, una voce d’amore e di denuncia che mescolando note ed identità trascina nel rumore del mare. > Note corsive, un festival che finalmente fonde le arti. Ne parliamo? > Sai è strano perché bisogna farci caso, in quanto credo sia abbastanza naturale. Musica, letteratura, cinema, di solito l’una ispira l’altra. Non è raro sentire un cantante dire ho scritto questa canzone pensando e letto il libro di…proprio oggi parlavo con un mio amico che ha scritto tanti libri che poi hanno ispirato tutto quello che ho fatto, lui si occupa di paesologia, si occupa di tutti i paesi negletti del sud, di tutta la crisi che li ha colpiti e del loro svuotamento e quindi non è raro che i musicisti si ispirano alla letteratura, oppure per i registi dire…ho sentito questo disco e ne ho fatto un film. > Quindi l’arte intesa come superamento della settorialità culturale? > In effetti, è un tentativo di ritorno per intendere l’arte come era prima. L’arte che non è astratta ma che serviva per comunicare, per unire. > Questo festival fonde tra loro anche le eccellenze artistiche di Terra di Lavoro, mai cosa fu più appropriata in questo periodo di mobilitazioni per una terra più sana. > Vedi i miei genitori abitano a Caserta, siamo di Napoli anche se la famiglia di mio padre viene da Gricignano d’Aversa. E tutte le volte che attraverso l’Appia per arrivare a Caserta ho un’emozione particolare, perché capisci le potenzialità inevase di questa terra . Una volta si chiamava felix ed allora doveva essere proprio felix. Ora di felicità ce n’è davvero poca. Felici sono rimasti quelli che hanno fatto soldi

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sulla nostra pelle. Ci pensavo l’altro giorno. La mattina del 15 settembre sono andato a Castelvolturno uno dei litorali più massacrati e non c’era nessuno e probabilmente era quello il mare e la spiaggia che i Romani vedevano. Era meraviglioso. Io spero che quello che facciamo e stiamo facendo possa sensibilizzare le persone, possa servire a riscoprirsi perché in effetti noi siamo stati relegati in un posto che ci ha fatto convincere di essere rifiuto ed ora credo sia proprio arrivato il momento di riscattarsi. A me infastidisce tutto quello che è retorica. > L’arte che contributo può dare? > Noi siamo al fianco di chi manifesta che poi è dire tutto ed il contrario di tutto in quanto non c’è ancora un fronte organizzato e soprattutto il pericolo è che questa cosa venga cavalcata da una parte e dall’altra; dalle istituzioni come da chi per esempio sta in politica e magari lo vede come il mezzo per arrivare…ed invece, sarebbe bello mangiare la frutta senza stare a pensare che è contaminata. Perché la nostra frutta nonostante tutto continua ad essere buona, il problema è che è inquinata. > Parliamo di colore tema centrale tra le arti presentate al festival. Quanto ne vedi nella musica oggi? > Oddio. Nella musica che sentiamo nel mainstream poco, davvero poco perché è tutto abbastanza sbiadito, tutto ricalcato e bene che vada ricalcato dal mainstream internazionale. Triste, davvero triste e sotto questo aspetto l’Italia è triste. Questi nuovi artisti che sentiamo nelle radio, nei network o vengono fuori dai cosiddetti talents show o vengono cuciti a tavolino. Prima si lasciava un piccolo posto per il settore underground ora in radio non esiste nulla di tutto questo. Se fai un disco che non esce da determinate corti puoi stare ben sicuro che in radio non sarà passato, ma questo lo dico senza rancore. Perché a me come al mio gruppo gli Almagretta per esempio non ce ne frega proprio niente ed infatti continuiamo a produrre indipen-


INTERVISTE

nelle parole di Raiz

a arte e società, anima e fisicità dentemente da tutto questo ed in maniera completamente invisibile rispetto a chi segue determinati programmi. Ora può piacere come non piacere ma è roba fatta da noi e non siamo alla ricerca di sofisticazioni di ogni tipo. Purtroppo il circuito underground non esiste più o meglio esiste in modo sempre più nascosto, ridotto. Io personalmente faccio una battaglia e dico sempre… voi che inseguite la musica gratuita e che scaricate, fate una cosa: la roba da mainstream non ve la scaricate proprio, non ve l’ascoltate proprio però se ci tenete un po’ alla musica non danneggiate gruppi del nostro target che sopravvivono con i loro dischi ed i concerti. Cioè se ci tenete un po’ alla musica e fregate anche noi è come rubare la borsetta alla signora che mo ha preso la pensione. Bravo! Hai fatto una cosa molto semplice! …Pensa un po’ è uscito il disco degli Alma e l’ho scaricato… Bravo, la prossima volta non lo farò! Semplicemente perché non ho i soldi per farlo. Sarebbe bello creare un circuito che si autofinanzi e costi poco ma che nello stesso tempo riesca ad autogenerarsi senza chiedere a fondi pubblici. > Il compito dell’artista? >Ho fatto una conferenza con un professore che si chiama Ian Chambers ed è un grandissimo storico della musica e lui ha detto che in senso gramsciano gli intellettuali dovrebbero essere quelle persone organiche alla società, che interpretano la tendenza della società e si fanno voce dell’esigenza delle persone. Partendo da qui si potrebbe pensare di raccogliere gli umori del posto dove vivi e dare il massimo. > Con Mesolella hai fatto un esperimento: Wops. > Si è un esperimento che non ha nessuna pretesa, è un lavoro che è nato per divertimento sul palco di Rita Marcotulli con la quale abbiamo portato in giro uno spettacolo sui Pink Floyd. Ad un certo punto sul palco c’è stato un momento di duo tra me e Fausto e facevamo Shine on you crazy diamond e da lì, siccome veniva bene e

ci divertivamo, abbiamo pensato perché non farlo con Patty Pravo, Bob Marley, Mario Merola spaziando e senza soluzione di continuità e come dice Chambers cercare di rimappare le cose? Soprattutto sollevando sempre la contraddizione del tipo come è possibile che un cantante italiano possa passare dai Pink Floyd a Mario Merola così senza soluzione di continuità. Lo posso fare perché ho ascoltato sia l’uno che l’altro. Perché questa è una terra disgraziata e fortunata, al confine tra due mondi che ti permette di stare al mondo meglio di chi ha una sola identità d’appartenenza. E mi viene naturale star bene dall’una e dall’altra parte. Questo è il senso del viaggiare senza passaporto. Wops è il termine con cui venivano chiamati gli italiani quando emigravano all’estero. “Wop” è l’acronimo di “without paper” o “Without passaport” e si riferisce al timbro che gli americani mettevano sui passaporti degli italiani emigrati. Ma è anche l’italiano che buttava il passaporto sulla nave per rifarsi un’identità, era anche un rigenerarsi attraverso un viaggio in mare che durava 20 giorni, molti di loro forse lo facevano perché avevano dei precedenti o anche perché avevano il passaporto col fascio stampigliato sopra. Noi lo abbiamo utilizzato per rigenerarci toccando varie coste musicali a testimonianza del fatto che per l’essere umano la sua casa diventa il luogo dove posa il cappello. Quindi se tante cose possono coesistere in un concerto perché non provare a farlo nella vita reale? > Cos’è la canzone? > E’ un suono che si fa parola stessa e la canzone più riuscita è quella che parte da un’improvvisazione su un’armonia in cui tu tiri fuori una melodia e questa melodia la inizi a cantare con dei suoni ed automaticamente questi suoni diventano parola. Spesso mi sono divertito ad ascoltare queste canzoni in lingua free form dove non c’era niente eppure mi sembrava di sentire le parole. Testo a cura di Marisa Raucci

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CINEMA

Tempi - Dispari Cinema

Le schede di Evangelion e Paura 3D quista la consapevolezza di essere entrato in una spirale vorticosa senza Liberato dalle mani del- uscita, dove non riesce la WILLE, Shinji viene ad espiare le proprie cola conoscenza dell’acca- pe per trovare finalmente Sono trascorsi 14 duto e scopre i piani del una redenzione e la pace anni la Terra è padre scoprendosi così del suo animo, ma anzi sopravvissuta al una pedina in uno scac- compie nuovamente i Terzo Impatto pa- chiere, un altro “ragaz- medesimi errori. gando un prezzo zo col destino stabilito” altissimo rischian- come afferma Kaworu, il La scelta narrativa imdo l’estinzione misterioso nuovo amico perniata su Shinji annuldel genere uma- del protagonista, desti- la quasi del tutto gli altri no, tutto questo nati entrambi a guidare personaggi, ai quali i fans causato dai piani il medesimo Eva 13, l’u- si erano legati nel coroscuri della NERV nico con il doppio pilota, so dei precedenti film, li Evangelion: 3.0 You Can e la SEELE e dal gesto in- per salvare l’umanità o appiattisce relegandoli al (Not) Redo, è il terzo film della tetralogia cinemato- consapevolmente estre- per annientarla definiti- ruolo di comparse. grafica Rebuild of Evan- mo di Shinji per salvare vamente con un quarto Tirando le somme si ha impatto. gelion basata sull’origina- Rei Ayanami. la sensazione che questo le serie dell’anime Neon episodio sia stato conceEvangelion 3.0 attraversa In questo nuovo episodio Genesis Evangelion. Prima data di uscita: 17 un gruppo di dissidenti diverse fasi narrative. Im- pito solamente come un novembre 2012 (Giappo- della NERV capitanati da mediatamente immerge preludio al quarto film e Misato hanno formato la nell’azione. In seguito fa che sostanzialmente lane) Registi: Mahiro Maeda, WILLE, organizzazione precipitare nella clau- scia allo spettatore molto Kazuya Tsurumaki, Hi- intenta a combattere la strofobia dell’assenza dei poco se non addirittura NERV dopo aver com- ricordi di Shinji. Ancora, dubbi e quesiti di ogni deaki Anno, Masayuki preso, grazie al fatto di es- accompagna allo sfini- sorta. Un allungamento Durata: 106 minuti Personaggi: Asuka Sōryū sere sopravvissuti all’im- mento quando il prota- leggermente sterile delLangley, Shinji Ikari, patto, l’obiettivo di Ikari gonista, lentamente, si la trama in attesa di un Gendo, padre di Shinji, rende conto del proprio gran finale degno della Kaworu Nagisa, Altro Sceneggiatura: Mahiro ovvero l’annientamento assurdo destino. In que- fama accumulata da queMaeda, Kazuya Tsuru- per la ricostruzione di un sto frangente lo spettato- sto anime, che riesca a far maki, Hideaki Anno, Yōji nuovo essere umano mi- re viene trasportato in dimenticare agli appasuna lenta stasi che tra- sionati la delusione della gliore. Enokido Sono proprio loro con smette la depressione del discutibile fine della tanSi spengono le luci in sala Eva-02 e Eva-08 a recu- personaggio e del mondo to amata serie televisiva. e ci si ritrova catapultati perare Shinji, tenendolo circostante intriso di ro- Non resta che attendere nel mezzo dell’azione. Il prigioniero con un colla- vine in una cornice scar- fiduciosi il quarto capitremendo impatto visi- re esplosivo per proibirgli latta. Solo in seguito, gra- tolo. vo iniziale spiazza non di guidare nuovamente zie all’impatto devastante poco e solo dopo aver ri- un Eva, nel timore che il delle rivelazioni e dell’i- Testo di Pietro Cerquatti disarmante preso fiato si riesce a fare ragazzo (rimasto tale e nevitabile, mente locale ricordando quale a 14 anni prima si a susseguirsi di azioni, lo che il precedente episo- livello fisico che mentale), stesso protagonista acdio “Evangelion 2.0” aveva lasciato in sospeso al momento del “Third impact”.

possa causare un Quarto e definitivo impatto.


Regia: Manetti Bros Cast: Peppe Servillo, Lorenzo Pedrotti, Domenico Diele, Claudio Di Biagio, Francesca Cuttica, Paolo Sassanelli Anno: 2012 Genere: horror, thriller Durata: 108’ Voto: 7 Trama: Ale (Domenico Diele) è un adolescente che lavora come meccanico a Roma; un giorno in officina gli capita sotto tiro una lussuosa Maserati guidata da un ricco marchese (Peppe Servillo), che la lascia lì per un collaudo. Il ragazzo raccata due amici, Simone (Lorenzo Pedrotti) e Marco (Claudio Di Biagio), e scorrazza con la vettura; quando ritrovano nel cruscotto le chiavi della villa in cui vive il nobile, l’occasione è troppo ghiotta per lasciarsela scappare. Recensione: Ne hanno fatta di strada Marco e Antonio Manetti, o Manetti Bros, come amano farsi chiamare, da quell’anno 2000 in cui

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in Italia, dove il cinema di genere soffre da tanti anni (decenni?) di una crisi commerciale palese, ma in cui non mancano negli ultimi anni buoni prodotti come «Shadow» di Federico Zampaglione, «At the end of the day» di Cosimo Alemà e «Shock – my abstraction of death» di Domiziano Christopharo. La villa viene per i Manetti virtuoso teatro per ambientare l’istinto, tante volte percorso dal cinema, di tre adolescenti curiosi e sfortunati. Lusso, sfarzo, ma anche un segreto terribile celato nei sotterranei ben dipinti di una location spaventevole. Si sa: i Manetti non curano i particolari, o meglio a loro non interessano granché e questo non è un difetto nel loro caso. Non si animano sottotesti astrusi, analisi sociologiche, riflessioni societarie dietro all’avventura dei tre giovani. La volontà di intrattenimento è manifesta, ricercata e a tratti ostentata, nonché alquanto riuscita. L’unico appiglio con la non-fiction? Forse il fatto che il peccato, la turpitudine e la parafilia (sessuale e morale) si annidano fra i ricchi (il marchese) e non fra i poveracci (i ragazzi). Questi ultimi non vengono «scavati» nella loro individualità, sebbene i caratteri e le ambizioni vengano abbozzati, ma divengono strumenti per arrivare al punto: intrattenere. Fra i tre buone notizie pro-

vengono soprattutto da Domenico Diele (già in Acab) e Lorenzo Pedrotti; plauso anche per la prova di Peppe Servillo, cantante degli Avion travel e ormai a suo agio nel mondo del cinema. Da notare infine la presenza di Francesca Cuttica, attrice da anni entrata nel cuore dei registi. Curiosità: il cammeo del critico cinematografico Antonio Tentori e gli effetti speciali curati da Sua Maestà Sergio Stivaletti. La borgata: non un mero elemento urbanistico o architettonico per i Manetti, ma una linfa vitale e umana da cui attingere e in cui forse riconoscersi, o quanto meno con cui pubblicizzarsi. Vedasi all’inizio del film per un paio di volte il pezzo combact rap intonato dal cantante dei gods capitolini del genere Colle der fomento e scritto dal musicista Pivio. Quest’ultimo si è occupato della soundtrack dall’alto del suo centinaio di pellicole in ambito televisivo e cinematografico. La colonna sonora viene detonata a colpi di heavy metal con canzoni, tra le altre, delle bands italiane Sadist e Death SS. Testo a cura di Alessio Bacchetta, giornalista, critico cinematografico e scrittore http://alessiobacchetta. blogspot.it/

CINEMA

PAURA 3D

«Zora la vampira» esordì sul mercato cinematografico italiano con i suoi connotati comico-horrorifici cucinati in salsa coatta e burina. Parliamoci chiaro, non trattavasi di capolavoro, eppure i due fratelli incuriosivano, anche per un’attitudine da borgata radical chic che li impose come alfieri dell’underground italico che si confronta con il mainstream. Di miglioramenti ne hanno fatti fino all’ultimo lavoro, «Paura 3D», che a giudizio di chi scrive si posiziona al primo posto nella loro carriera. Al di là della buona riuscita o meno del 3D (settore si cui non mi sento competente), la pellicola si configura come un più che discreto esempio di cinema di genere, ben recitato, dotato della giusta tensione, con qualche gustosa intrusione in territorio torture porn e gore. Non mancano i difetti: per esempio il montaggio non pare sempre saldo, qualche lungaggine di troppo appesantisce, le inquadrature qua e là si fanno poco efficaci. Ma rimangono peccati veniali in un’economia generale che seduce lo spettatore e lo costringe piacevolmente a non staccarsi dal televisore. Nulla di particolarmente nuovo, sia detto; altrettanto vero che nell’horror e nel thrilling si è già detto tutto e il contrario di tutto. Novità interessante però che simili atmosfere vengano prodotte


Rain


Out now! Tempi-Dispari.com Numero Uno - Ottobre 2013