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Opportunità

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a cura del Direore ico la verità: ho perso il conto delle opportunità che giorno dopo giorno ci passano sotto il naso sotto forma di bandi regionali.

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Sull’ultimo numero, mi ero fermato ai 520mila euro per gli impianti di videosorveglianza in favore di chi produce beni propri (contadini, ma anche farmacie, etc.), adesso cercherò (e mi scuso se non in modo esauriente) di informavi sulle ultime novità. Mi spiace dirvi che al momento non ho potuto consultare la finanziaria regionale, mi limito quindi a registrare quanto comunicatoci dai vari assessorati. Allungamento dei tempi di rientro dei debiti. Le micro, piccole e medie aziende siciliane, operanti nel settore industriale e con sede legale in Sicilia, per i debiti riconducibili all’attività svolta nell’Isola, possono stipulare o con un unico istituto bancario scelto liberamente secondo le regole del mercato o presso le varie banche presso cui insiste il rapporto debitorio, un nuovo rapporto ad estinzione del debito a breve periodo ed allungare i tempi di estinzione dello stesso in un periodo che va dai 18 mesi ai sei anni. (Ass. Industria Pippo Gianni) Rapporto banche-agricoltori. Chiunque voglia denunziare presunti raggiri relativi ai contratti sottoscritti o voglia fare un

reclamo su eventuali disservizi relativi a tempi, procedure e modalità di erogazione dei servizi bancari o finanziari, può inviare una segnalazione all’indirizzo agricoltoriebanche@regione.sicilia.it Artigianato: 29 mln (subito) per aree Pip. L’obiettivo, tenendo conto che ogni progetto non può superare i 4 milioni di euro, è di finanziare almeno 25 progetti entro il 2009, utilizzando anche i fondi comunitari, fino a un investimento di circa 75 milioni di euro. Edilizia Scolastica. Finanziati 35 milioni di euro del bando pubblico di selezione per l’esecuzione di opere di recupero e ristrutturazione di edifici scolastici esistenti, di ogni ordine e grado. Sviluppo Rurale. 50 milioni di euro per la misura 125 (“Miglioramento e creazione delle infrastrutture connesse allo sviluppo e all’adeguamento dell’agricoltura e della selvicoltura”). Due le azioni interessate dai bandi: “rete di trasporto interaziendale” (con una dotazione finanziaria di 45,89 milioni di euro) e “elettrificazione interaziendale” (5 milioni). (Ass. Agricoltura Giovanni La Via) In più in finanziaria c’è una norma che permette alle imprese di scontare con le banche immediatamente le fatture emesse per prestazioni a favore degli Enti Pubblici. Scusate se è poco.

Carmelo Cutrufello

Il lavoro mi piace, mi affascina.

Potrei starmene seduto per ore a guardarlo. Jerome K. Jerome

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EDITORIALE

Non le vede solo chi non vuole


JoniaNews Maggio 2009 Il mensile di informazione della riviera jonica messinese

www.jonialife.it

Sommario Pag. 32 Savoca Pag. 33 Terremoto: e la riviera jonica?

EDITORIALE Pag. 3

Editoriale

di C. Cutrufello

ECONOMIA

PRIMO PIANO Pag. 5 Pag. 6 Pag. 8 Pag. 12 Pag. 14

Punti di vista Val D’Agrò La scuola è finita Gd: Atto I - Revolution! Caccia - Calendario Venatorio

Pag. 34 Intervista a P. Cascio

di G. M. Cicala di C. Cutrufello di V. Bonelli di O. Puglia

di G. M. Cicala

ENERGIA Pag. 36 Passive House

di V. Crisfulli e S. Bivona

SPORT

ATTUALITÀ Pag. 16 Pag. 18 Pag. 22 Pag. 24 Pag. 26 Pag. 28 Pag. 29 Pag. 30 Pag. 31

di S. Sturiale di V. Crupi

Pag. 38 Sport Riviera

Forza d’Agrò: Brianni si candida Farmacie: istruzioni per l’uso Europee: l’Udc candida Naro Europee: Strano corre per il Pdl Da cavalieri a Missionari Roccalumera in 2a categoria Uaripat: una notte per l’Abruzzo Roccalumera: rebus bollette Nizza: Agroalimentare e Turismo

di C. Maccarrone di G. M. Cicala

di M. Muscolino

Cultura

di G. Agnoni di S. E. Savoca di C. Maccarrone

Pag. 41 Pag. 42 Pag. 43 Pag. 43

di C. Spadaro

Salute

A piedi verso il Tindari La Carmen Parole d’onore La strega di Portobello

di G. M. Cicala del Maestro V. Ciarocchi di D. Carrubba di M. Urso

Pag. 46 Le lussazioni

Di G. Crupi

1,2 €. La scelta del prezzo è deata dalla necessità di mantenere acceso un faro di interesse verso i fa della riviera. I nostri leori, Voi, siete il nostro vero patrimonio da preservare. Non crediate sia stato facile: il nostro costo copia supera abbondantemente i 2 euro, e solo grazie a gli Sponsor riusciamo a darvi un prodoo di una qualità davvero elevata. Grazie davvero a tu Voi, che connuate a leggerci. C.Cutrufello Ediscon Notizie Periodico di informazione Anno III - Maggio 2009 Editore Editing Service Consulting snc Direttore Responsabile Carmela Pantano

Registrazione Tribunale Messina n° 10/03 del 22/05/2003 Stampa: Graph snc Via Mantineo, 4 S. Alessio Siculo (ME)

Diretto da Carmelo Cutrufello Supervisore G. Massimo Cicala GraphicsArtDirector Giuseppe Androne In Redazione Veronica Diniz Nunes Caposervizio Web Carmelo Cutrufello Cultura Maria Lo Conti Cover Designer Santi Emanuele Savoca Garante del lettore Avv. Epifanio Carlo Moschella

Collaborano Gianandrea Agnoni, Claudia Aliotta, Nicola Antonazzo, Aynos, Pippo Biella, Giovanni Bonarrigo, Veronica Bonelli, Domenico Bonvegna, Filippo Brianni, Maria Caminiti Diniz, Valentina Caminiti, Valerio Ciarocchi, Paola Cingari, Dominga Carrubba, Pietro Cascio, Sebiano Chillemi, Salvatore Coglitore, Giuseppe Crupi, Sebastiano Di Bella, Rita D’Amico, Sac. Don Giuseppe Tati D’Urso, Seba-

stiano Scordato, Carmelo Galeano, Giovanni Galeano, Rosario Leonardi, Maria Lo Conti, Mimma Lo Giudice, Antonino Nicita, Cristina Maccarrone, Antonello Mantarro, Don Nunziato Mantarro, Marco Manzella, Giuseppe Migliastro, MariaLaura Moschella, Mimmo Muscolino, Claudia Panicci, Oriana Puglia, Donatello Puliatti, Carmelo Rigano, Cosimo Rigano, Sonia Ruggeri, Natale Russo, Giu-

seppe Savoca, Santi Emanuele Savoca, Carmelo Scimone, Scimpo, Annalisa Sicari, Mariacatena Silaro, Agnese Sturiale, Marco Sturiale, Silvana Sturiale, Antonio Tavilla, Andrea Trimarchi, Giusy Trimarchi, Santo Trimarchi, Maria Antonietta Trimarchi, Trinacrio, Carmelo Tringali, Alessio Triolo, Emanuela Triolo, Natale Triolo, Irene Turiano, Prof. Carmelo Ucchino, Carmelo Ucchino.

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5 a cura di G. Massimo Cicala

Olfattivamente suo… una strana lettera, la mia, e lo ammetto, scusandomene con i diretti interessati e con i lettori che vorranno perdere questi due minuti a leggerla. Strana perché invece di rivolgermi ad un Sindaco, che nella fattispecie è il buon Gianni Miasi, preferisco farlo direttamente a chi è deputato dalla normativa attuale agli Enti Locali, a svolgere la più classica delle azioni di controllo di chi sta sugli scranni della maggioranza. E quando ce n’è, ce n’è per tutti.

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Non si sdogani, però, questo mio atteggiamento per snobismo o per tacciare chicchessia di incapacità: Miasi resta uno dei buoni esempi di aplomb dell’uomo politico “in divenire”, provenendo da un certo retaggio di Prima Repubblica (ove si formano le basi) a quello attuale (dove si maturano le consapevolezze). Solo che da certi botta - e - risposta sul web e vederLa alla tastiera del pc con gli occhialini sulla punta del naso, caro Sindaco, trasluce una percezione disagevolmente populista, non troppo in linea con i tempi. E poi, chi ha una propria dimensione e propri contorni, ben definiti, non ha bisogno di usare otri mediatici, che come quelli veri, fanno assumere la propria forma a quel che contengono. Ovvio che, benché sottile, è una mia opinione, ma chi ha orecchie, oda. Siamo sicuri che anche il lato maggioritario “pensa” da tempo a come risolvere il problema che sto per presentare. Ma torniamo a noi, caro Giuseppe, ed in breve ti trasmetto tutta la mia serena e compassata indi-

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gnazione per essere transitato in auto, durante questo ultimo ponticello del primo maggio, parecchie volte sulla estrema periferia sud di Roccalumera, dalle parti dell’incrocio della passerella ANAS con la bretella verso Rocchenere e con il Lungomare. Proprio adiacente ai complessi edilizi “tondi” che stanno discretamente ristrutturando. Due-tre giorni festivi, seconde case che brulicano di presenze per l’incipiente, e troppe volte rimandata bella stagione, e…. la solita, anacronistica puzza di merda. Ogni centesimo che quotidianamente entra o esce dalle casse comunali è un insulto al buonsenso, ed alla comunità roccalumerese tutta, a maggior ragione per essere nel 2009 e nell’Europa del Sud. La vostra fogna non è il masso caduto ad Alì o a Scaletta, è cosa ben diversa. È uno status che fa deprezzare il valore di quegli immobili più se avessero una foresta di ripetitori telefonici sulle terrazze, che fa storcere il .. naso(sic) a chi viene da sud per investire nei Vs. negozi. Mah! A me sembra abbastanza, eppure a quei cittadini la bolletta con la quota “oneri di depurazione” viene spedita, e forse anche pagata. Spero solo che a nessun medico sghiribizzi di dichiarare non agibile tutto il quartiere, cosa sulla quale si possono costruire non solo nuove elezioni amministrative, ma addirittura cercare i responsabili storici di quella costruzione o delle mancate manutenzioni affinché rifondano alla comunità i danni provocati. Olfattivamente Suo, Dir. G. Massimo Cicala

PRIMO PIANO

Lettera aperta al Consigliere Giuseppe Campagna. Roccalumera, Italia – Profondo Sud. Anno del Signore 2009

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PRIMO PIANO

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Val D’Agrò: San Pietro e Paolo Patrimonio dell’Unesco? Di C.Cutrufello a basilica dei Santi Pietro e Paolo d’Agrò, risalente al 1117 d.C., è stata per anni oggetto del contendere tra le varie amministrazioni di Savoca e Casalvecchio. Il sito non ha mai goduto della meritata notorietà in quanto si è impedita la realizzazione del tratto di strada che conduce fino al plesso monastico, provenendo dalla frazione savocese di Rina. Ciò ha comportato un’estrema difficoltà di fruizione del bene da parte dei turisti.

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Nelle settimane scorse le vicende riguardanti la Chiesa si sono arricchite di una nuova, gradita ed inaspettata sorpresa: tutti i consiglieri provinciali del collegio di Taormina, con l’ovvio appoggio dell’Assessore alla cultura Mario D’Agostino, hanno chiesto che il bene monumentale venga inserito nella lista del Patrimonio Mondiale tutelato dall’UNESCO. Proponente e primo firmatario della mozione è il consigliere provinciale Matteo Francilia (Udc - Centro con D’Alia): l’atto riprende un vecchio proposito già messo in campo dall’ArcheoClub di Santa Teresa di Riva e dall’Unione dei Comuni. Lo abbiamo incontrato per voi. Consigliere, che valenza ha l’atto che avete proposto? Si tratta della solita mozione o ha concrete possibilità di raggiungere l’obiettivo che si prefigge? Siamo ovviamente solo all’inizio dell’iter previsto per l’inserimento della Chiesa nella lista dell’Unesco, ma crediamo di avere concrete possibilità di riuscita, tanto più che questa non è un’iniziativa di partito. Tutto l’arco parlamentare rappresentato in consiglio provinciale ha aderito alla nostra proposta. Da questo punto di vista l’iniziativa si presenta già come un vero successo.

In concreto … E’ chiaro che se riusciamo nell’inserimento della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo nella lista Unesco, questo sarà il volano che farà decollare l’economia dell’intera zona, basti pensare al solo indotto economico che viene generato dalle presenze turistiche ed ai servizi ad esse collegati. Ristorazione, trasporti, alloggi, agriturismo, agricoltura biologica, sono solo alcuni dei settori che verranno favoriti dal massiccio incremento dei visitatori. Per capire il valore dell’iniziativa consideri che in Italia fanno parte della lista dei beni tutelati dall’Unesco il centro storico di Firenze e le Isole Eolie, con soli altri 43 siti (Ndr. L’Italia è il paese con il maggior numero di siti Unesco al mondo). Quell’area si trova in una condizione di sottosviluppo da decenni … Questa soluzione, mica sarà la panacea? Chiaro che no, ma sarà molto più semplice promuovere la realizzazione delle infrastrutture, non solo viarie, necessarie a favorire la fruizione del bene. Ci sarà maggiore sensibilità delle istituzioni interessate, le quali non potranno nascondersi di fronte all’importanza del sito. Insomma una maggiore visibilità permetterà a tutti di sbloccare parecchie empasse. Inoltre non dobbiamo dimenticare che un bene archeologico di tale valore, che ancora oggi, e sempre più nel corso dei tempi, rappresenterà una testimonianza unica ed eccezionale di una civiltà oramai scomparsa e che costituisce un esempio eminente di complesso architettonico del suo genere non può rimanere ignorato ancora a lungo. Il nostro compito è valorizzarlo a dovere, esercitando le prerogative politiche che derivano dal nostro ruolo, favorendo al contempo la crescita economica e sociale del territorio in cui ricade, ma sempre nel pieno rispetto del suo valore monumentale.

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Storia: figure e personaggi in terra agrillina

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di Don Giuseppe Tatì d’Urso

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I Mauro arrivano in Italia, a detta del Munos, dalla Sassonia e si insediano a Venezia, a Genova ed a Messina. Durante il Sec. XIV acquistano il titolo di “Militese” ed entrano nel Patriziato Messinese. Sappiamo di un Filippo Mauro (1302) Giurato di Messina, stratega (1334) e di Stefano e Pietro Mauro (1302) con la stessa carica (1332 e 1343). Dalla città del Peloro la Famiglia allargò i suoi interessi in altre aree dell’isola fino ad arrivare in terra agrillina e precisamente in Forza d’Agrò, ove ancora esiste il “Palazzo Mauro”. In tempi a noi vicini notiamo Pietro Mauro, personaggio di rilievo nella Messina del suo tempo, il cui figlio Giuseppe sposa una donna di Forza d’Agrò di nome Rosa Giardina e dalla loro unione nasce Giovanni Mauro, che sarà poi Presidente del Municipio di San Ferdinando, al tempo dei Borboni, oggi Nizza di Sicilia; Pietro, figlio di quest’ultimo, cospira contro i Borboni partecipando alla spedizione dei “Mille” con notevoli risultati. L’attuale Sindaco di Letojanni Giovanni (Gianni) Mauro è titolare del Castello Arghennon Acròn, nipote del Marchese Giovanni, residente in S.Alessio Siculo. Uomo benemerito per aver concesso il terreno a prezzo irrisorio e simbolico per la costruzione della chiesa parrocchiale, confinante con la sua residenza e padre della nobile donna Bianca, benemerita anch’Ella dalla Chiesa per le Opere che portano il suo riverito nome. L’arcivescovo di Messina, Mons. Angelo Paino, prevedendo con profetica intuizione che il paese andava ad ingrandirsi, grazie alla naturale posizione del territorio, al meraviglioso mare e all’incantevole spiaggia, oltre che alla vocazione turistica, ha a cuore ed indomita volontà di erigere una grandiosa chiesa per accogliere numerosi fedeli. Completata l’Opera, il sacro Tempio viene benedetto ed inaugurato il 14 marzo 1937. La costruzione, di stile moderno, domina un gran piazzale ove sono poste due statue (ironia della sorte) dedicate ovviamente post mortem a Padre Pio e Papa Giovanni XXIII. Inoltre il Marchese Giovanni vuole che il Cimitero sorga in una altura che domini l’intero territorio ed a significare la vicinanza al Cielo, sottomettendosi ben volentieri ad una permuta con il proprietario di quell’area (1912) e completato poi negli anni 1926-36. Il prestigio del Marchese Giovanni è molto grande presso i concittadini coevi che hanno la possibilità di avvicinarlo. Ispira loro fiducia e le sue parole sono sempre dette a mo’ di incoraggiamento. Viva testimonianza storica della presenza dei Normanni nella nostra terra è la Chiesa di S.Caterina d’Antiochia, della quale rimangono ancora alcune ruderi ed è ospitale custode, oggi, di alcuni animali domestici del proprietario. Essa, in origine, aveva l’entrata principale su terreno opposto, lato destro ove fino ad un centinaio di anni addietro, esistevano residui di un portale d’entrata ed il corpo del sacro Edificio verrà poi demolito durante la coMAGGIO ‘09

struzione dello Stradale 114. Di essa è ancora esistente l’abside con dipinti, ormai irriconoscibili, ma rimane sempre una valevole testimonianza di quel popolo e nostra. Qui si ferma il Conte Ruggero, proveniente da Palermo e diretto alla Volta di Butera e Noto, e si incontra con il Monaco frà Gerasimo, che, supplice, a favore del Monastero dei Santi Pietro e Paolo d’Agrò, ne ottiene il favore ed i mezzi per la ricostruzione del sacro Cenobio (Anno 1017). Qui si ferma anche il papa Urbano II, vi celebra i sacri riti e, dopo un ristoro e un meritato riposo, riprende il lungo e faticoso viaggio fino ai Castelli, ove il Normanno opera, per sistemare alcuni affari di Chiesa che interessano entrambi (anno 1098). Al ritorno il nobile Normanno accompagna il Papa, ricco di doni, fino a Randazzo, ove si congedano. Esiste ancora la finestra bifora del Palazzo dalla quale i due augusti Personaggi salutarono il popolo acclamente. Sac. Tatì Giuseppe d’Urso Sacro Ordine Costantiniano di S.Giorgio Cappellano per Merito

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onoscere la propria terra ed i personaggi illustri che l’abitarono e la illuminarono con il loro censo è cosa bella e doveroso. Già gli antichi lo attestano, Plinio il Vecchio diceva: “Turpe est in Patria vivere et patriam ignorare”, cioè “vivere nella propria Patria e ignorarla è cosa turpe”; Cicerone ammoniva “non conoscere la propria Patria è come rimanere fanciulli”. In Terra agrillina e precisamente all’ombra dell’ famoso “Arghennon acròn” risiede la prosapia Mauro.


Quale sarà il futuro dell’istruzione pubblica? di Veronica Bonelli uarantaduemila è il numero di precari che potrebbero perdere il posto di lavoro in seguito alla riforma dell’Istruzione pubblica primaria firmata dal Ministro della Repubblica Mariastella Gelmini e redatta, dicono le malelingue, su ‘cortese’ indicazione del Ministro dell’Economia e delle Finanze Giulio Tremonti.

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Quarantaduemila è il numero che fa tremare i polsi in tutte le regioni d’Italia ad un esercito di ‘servitori’ dello Stato impegnati in una delle attività insieme più importanti e più difficili che esistano: plasmare le nuove generazioni sopperendo alle mancanze delle moderne famiglie italiane. Ancora non è chiaro, e lo sarà solo a settembre con la definizione degli organici delle scuole, come e dove si concentreranno i tagli in modo specifico: quanti di questi riguarderanno il personale ATA, quanti gli insegnati, quanti una scuola, quali l’altra. Ciò che pare certo invece, è che la sola provincia di Messina sarà condannata a perdere circa 700 posti complessivi. Nel solo Istituto Comprensivo di Santa Teresa di Riva, che raccoglie anche le scuole di Sant’Alessio Siculo, Antillo, e Rina, i tagli riguardano 6

posti presso le elementari di Savoca (e forse saranno una trentina in totale). Una falcidia che si ripete con costanza anche all’IC di Furci Siculo dove alle elementari ci sono 2 soprannumerari e solo Dio sa quanti perdenti posto, e a Roccalumera. I tagli sono dovuti principalmente a due misure: la prima è l’innalzamento del coefficiente divisorio, che è stato posto a quota 27, ovvero servono 27 alunni per formare una classe completa (tranne nei casi in deroga, ad esempio se è presente un disabile il divisore è 20), con conseguente diminuzione del numero di classi (ad esempio a Sant’Alessio una prima media verrà soppressa, così come a Santa Teresa); la seconda è il provvedimento che riguarda il maestro unico, che sarà sì applicato alle sole prime elementari (a settembre), ma che di anno in anno andrà a coinvolgere tutte le classi delle elementari. Come se non bastasse è a rischio anche il tempo prolungato: in teoria secondo le nuove norme dovrebbe essere richiesto dalle famiglie, in pratica sarà la Regione a stabilire chi (e come) lo potrà fare. E anche in questo caso potrebbero esserci delle sorprese.

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Formazione Professionale: “agitare” prima dell’uso e sperando che sia solo sciroppo…

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- di G. Massimo Cicala -

PRIMO PIANO

h sì, continuiamo a sperare che questo comparto del terziario avanzato, dei cosiddetti servizi alla persona ed alle imprese, sia una buona medicina per consentire l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro qualificato. Oppure la solita masturbazione (auguriamo solo mentale, dal punto di vista di chi poi pulisce…) in cui si verifica la singolare condizione che le storture ordite dalla politica e dai politici siciliani pre e post tangentopoli si siano trascinate sino ad oggi, e gli operatori regolarmente assunti a tempo indeterminato e cattedra completa, abbiano seri problemi di stipendi ma soprattutto di coscienza, nel sentirsi “inutili” (per ciò che sono costretti a fare) ed anche in colpa. Non riescono manco ad ammettere a se stessi di essere giocoforza diventati strumento, complice ed incolpevole, di ruberie e vendita di illusioni lavorative agli allievi, in concorso con campagne elettorali ad hoc, campagne promopubblicitarie ancor più ad hoc, campagne di forniture d’ufficio e tecnologiche in perfetto stile capiscim’ammè e specialmente campagne di assunzioni selvagge (così ad hoc… che non immaginate).

risi a 35 denti dalla direttrice generale alla bidella. “Colpa” perché 5600 padri di famiglia si sentono come lo “scarto” del sistema scolastico formativo e universitario italiano. Proprio quelli in possesso di contratto a Tempo Indeterminato e Full Time (36 ore) diciamo a una decina di anni fa, allorquando da un lato gli Assessori siciliani al Lavoro propugnavano il blocco delle assunzioni, ma dall’altro consentivano la proliferazione di Enti-satelliti che fossero la mano spendacciona delle segreterie di partito, da dove selezionare qualche gnocca da sbattere al FrontOffice, qualche volta sul.

Si verifica così la scientifica ricerca della vetrina più splendente che faccia vedere (da fuori) corsi che funzionano, sedi impeccabili, strumenti all’avanguardia, didattica sperimentale e sor-

Eppure non ci si ferma un attimo di studiare, aggiornarsi, approfondire, confrontarsi, preparare dispense, lezioni ed essere sempre belli, puliti, rasati, pettinati, ben messi ad affrontare

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Ancora “colpa”, perché il peccato originale di non essere entrati per pubblico concorso ma per cooptazione politica non te lo menda nessun Battesimo, manco se ti immergi in profondità nel fiume più Santo della Terra, o in un Oceano di Acqua Benedetta; e questo dito indice che si sentono (che ci sentiamo) puntato addosso dall’opinione pubblica fatta di famiglie che faticano a far trovare un posto da commesso al supermercato al figliolo parcheggiato all’Università, fa male, fa parecchio male.

classi di 8 o 15 persone che in molti ambiti dello scibile corri il rischio di trovarle anche più preparate dei docenti, ma solo il rischio. E poi, nessuno si commisera per i ritardi degli stipendi, per le mobilità ad ore zero quando qualche bottone non si incastra nell’asola giusta e perdi le “tue” ore corso, che ti costano deprivazioni economiche pesantissime e tanta, ma tanta benzina in auto per andartele a trovare a Casa-di-Dio, oltre alla crescente consapevolezza che il più delle volte contribuisci a sfornare allievi più disoccupati e incazzati di quando si sono iscritti. Formazione Professionale che diventa frizzante ogni qual volta deve venir fuori da Palermo l’elenco dei nuovi corsi, usualmente chiamato “decreto” poiché di questo si tratta, una specie di ago della bilancia tra la tensione sociale di 7000 addetti (non ho sbagliato, man mano che scrivo si assumono sempre più persone…poi vi spiego come) che nei primi 4 mesi dell’anno non percepiscono lo stipendio, e le imminenti elezioni, qualsiasi esse siano: quest’anno le Europee. Su questo scenario, si inscrivono a-nn-u-a-l-m-e-n-t-e le nuove assunzioni

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di chiaro stampo ma…triarcale o patriarcale, ma quello che fa peggio, per non dover scrivere “più male”, è che i partiti di maggioranza, con un sistema lottizzatorio che non si discosta da quelli della Prima Repubblica e che premia in minima parte anche le opposizioni, affrontano(!) il problema alla radice, creando di sana pianta NUOVI ENTI, con nuovi organigrammi di personale sovrapponibili a clan familiari, nuove sedi, corsi più o meno identici ai concorrenti “storici”.

rebbe tassare i ricavi. Il sistema s’è rotto, questa volta, finalmente la lottizzazione-capezzolo è costata più del rapporto (seppur perverso) costi/benefici, e il governatore Raffaele Lom-

tano alla Regione strutture operative e sedi, perdendo di fatto la gestione delle forniture ed il controllo delle risorse umane, foriero di vessazioni e prevaricazioni che hanno riempito nei

bardo ha imbavagliato chi doveva dirigere i turni per attaccarsi e le quantità da suggere.

decenni, TIR di faldoni in vertenze e liti-pendenze; in pratica quella componente Politica che li sosteneva anche psicologicamente e come percezione esterna: facile che questo snaturarsi li porti a dissolversi in pochi anni.

Fate caso che non mi soffermo su un parametro; già, gli allievi, dove sono gli allievi? Semplice non ce ne sono, e si fanno contorte ricerche all’interno degli entourage parentali, familiari ed… elettorali, in modo da formare almeno sulla carta le classi. Per esteso il sistema porta a nuovi affitti, nuove linee telefoniche, nuovi fornitori, nuove clientele, e il serpente continua a strisciare, a ruotare mangiando se stesso. Questa la norma. In questo 2009, XV anno dell’Era Berlusconi, il sistema fa i conti con se stesso: 250 milioni, il cachet annuo per il 2008, dovevano lievitare a più di 300 milioni con ben 109 nuovi soggetti e 308 corsi new-entry. Di rimando, due conti in tasca altrui: 3 docenti a corso sono 900 posti; nelle neo sedi amministrative un Direttore, il figlio Segretario, la figlia tutor, la cugina ausiliaria ai servizi di pulizia sono 400 altri posti. Milleduecento nuovi lavoratori, cento nuovi bilanci societari, duecento laboratori Informatici, 150 ADSL, un po’ di roba per gli avvocati, molto lavoro per grafici e tipografie, qualche bella fornitura di arredi d’ufficio, duecentocinquanta nuovi affitti. E vuoi che la formazione non crei mercato? Certo che lo chiede, solo che 4500 ulteriori allievi semplicemente non ci sono in Sicilia, manco a sceglierli dai barconi che approdano a Lampedusa, e seppur ci fossero, sono tolti ad altri Enti che restano senza, come la più classica delle coperte corte.. Anche trovandoli, l’attestato che conseguiranno permetterà loro al 2-3% di trovare un posto di lavoro, di cui la metà veramente congruo alla qualifica e in ordine con la normativa sul lavoro. Solo 100 giovani, a fronte di 300 milioni di spesa, come se dare lavoro (a tempo determinato) ad un siciliano costasse 6 miliardi di lire. Meglio riaprire i bordelli, persino con “quel” decadente romanticismo mercenario ci si divertiva di più e si risparmiava: baste-

Ma Quann’è guerra è guerra p’i ttutti, Stop, si ritorna al passato, si rifotografa il comparto al 31/12/2008, si aggiusta qualche sillaba nelle qualifiche e si riparte come l’anno scorso? Macchè, all’ARS, “salta” anche quell’articolo che emendava il dettato originario, eccapirai…, con immediate reazioni di giubilo da parte di chi aveva comprato canile, guinzaglio e ciotola, e s’era visto negare cane ed osso. La notizia esce sulla stampa quotidiana, poi le organizzazione sindacali smentiscono e ritrattano, infine si accorgono che il famigerato articolo emendato, il 38, dice tutto per non dire nulla. E poi cala il silenzio ufficiale, mentre urlano i corridoi “ufficiosi” di Palazzo d’Orleans: i 100 nuovi enti, con le Europee alle porte, rientreranno! C’è da stabilire se dalla porta, dalla finestra, o dalla botola del tetto. Il solito pastrocchio alla palermitana. Nel frattempo, occorrerebbe qualche mese di obiettiva lucidità per la riforma del settore: l’ipotesi ricorrente, promossa e divulgata dall’On.le Cateno De Luca, è che il personale scivoli in una Pseudo-Agenzia Regionale a partecipazione unica e pubblica, mentre gli enti si riducano a soggetti che affit-

Direttori e Presidenti Provinciali onnipotenti, che si sentivano saldi in posti che poi erano di effettivo sottogoverno, o andranno fuori dai coglioni o si limiteranno a dirigere la didattica di due o tre corsetti, facendo tattà sul tottò al docente che arriva 10 minuti in ritardo. Tutto ciò ha il gusto di un piccolo passo in avanti, se le cose andranno come descritto. Per un attimo, quindi, il diktat di Lombardo ha guastato le uova nel paniere a neo-sigle ed entucoli pronti a partire con il PROF 2009, che si sfaldano, vertiginosi aumenti di ore sfumano ad un passo dall’inizio, ma resta la grande pecca di vergognose deficienze in chi si improvvisa nella formazione: chi aveva tentato di rubare quindici anni fa con i primi scandali dei corsi fantasma del Fondo Sociale Europeo, e Dio sa se l’ha fatto, oggi ci riprova con la ex legge 24 mirando agli ultimi spiccioli comunitari, con Sigle inventate, organigrammi aziendali con un cognome e poi tante virgolette in colonna, e spostarsi di qualche chilometro nel comune adiacente, per evitare che la cosa puzzi troppo. MAGGIO ‘09


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Giusto farlo, per le cose storte, diabolico far finta di non vedere i punti nobili e di forza che i Corsi regalano alla società da 30 anni, senza che nessuno ne parli. Alcune cose apparentemente inspiegabili talvolta avvengono per tenere in ordine i conti ed agire osservando la complessa normativa assessoriale che regola l’ambito, oppure (umorismo, stammi lontano…) per risparmiare quelche decina di euro, qualche altra volta per garantirsi le classi piene, ma questo, ovvio non fa notizia, né interessa chi ha solo bisogno di scandalizzare i lettori sui guasti del settore. Invece, la chiusura del Governatore Lombardo aveva “salvato” il sistema…sapete da cosa? da tutor non formati, da docenti inadeguati, da orari e materie scelti al mattino davanti al caffè delle 7.55, senza alcuna programmazione, da registri di presenza portati a casa di allievi-fantasma, da esperienze in tema di FP tendenti a zero, confidando di passare incolumi dalle tante azioni ispettive di controllo solo grazie alle sponsorizzazioni ab origine. In definitiva, va fermato chi tentava di sdoganare una gestione familiare di Centri di Formazione Professionali capace solo di indispettire i pochi allievi “veri” che matematicamente potrebbero frequentare. Ma cosa non butteremmo giù dalla torre? Cose che fanno ben poca pubblicità, come le classi di Disabili che rilegano libri, di detenuti che imparano ad installare condizionatori, o riparare RadioTV o semplicemente diventano con noi idraulici, falegnami, elettricisti. O ex tossici che imparano ad usare il PC o a confezionare vestiti. Questo patrimonio di valori è quello da cui molti operatori non si distaccheranno mai. MAGGIO ‘09

LOMBARDO, “ELEONORA ABBAGNATO VOLTO POSITIVO DELLA SICILIA”

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PRIMO PIANO

Nel frattempo, certa stampa miope e superficiale butta fango sugli enti “storici” come vengono spesso chiamati quelli tradizionalmente e da decenni legati ai sindacati maggiori ed a grosse associazioni internazionali, come se la colpa di tutto quello sinora raccontato fosse loro, arretratezza e mancanza di una propositività in primis.

a palermitana Eleonora Abbagnato, étoile dell’Opéra National de Paris, è la Siciliana dell’anno 2008: il riconoscimento è stato attribuito dal presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, nel corso di una cerimonia che si è svolta a Palazzo d’Orléans. “Eleonora Abbagnato - ha detto Lombardo - è una siciliana che ha raggiunto il massimo successo nella sua arte, distinguendosi per l’impegno, la costanza e la straordinaria bravura. Rappresenta un messaggio di speranza e incoraggiamento per tutti i siciliani, un premio al volto positivo della nostra terra, in cui si coniugano arte, doti umane e attaccamento alle origini”. “ Sento molto l’appartenenza alla Sicilia - ha sottolineato l’étoile – e sono orgogliosa di essere considerata come testimonial della mia Isola nel mondo. Vivere lontano dalla propria terra rende più forte il senso delle radici, ed è per questo che il mio cuore sarà sempre a Palermo, dove un giorno spero di poter tornare”. La manifestazione è stata ideata e promossa dal quotidiano on-line SiciliaInformazioni.com, diretto da Salvatore Parlagreco.

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------------------------DOTTORE DI RICERCA DELL’UNIVERSITÀ DI MESSINA VINCITORE DEL PREMIO NAZIONALE “MORDENTI 2008” er il dott. Enrico D’Alessandro, dopo il premio internazionale ricevuto in Olanda dalla International Society for Animal Genetics, arriva un altro autorevole riconoscimento scientifico con il “Premio Mordenti 2008” istituito per onorare la memoria dell’illustre prof. Archimede Mordenti dell’Università di Bologna. Il dott. D’Alessandro, dottore di ricerca presso la sez. di Zootecnica e Nutrizione animale del Dipartimento di Morfologia Biochimica Fisiologia e Produzioni animali della Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Messina, conduce da anni ricerche avviate negli Stati Uniti su tecnologie innovative nel campo della genetica animale. Il premio, consegnato nell’ambito della 50° Rassegna Internazionale di Suinicoltura tenutasi a Reggio Emilia dal 16 al 18 Aprile è stato attribuito dalla Commissione Scientifica del Premio Mordenti al Dott. D’Alessandro per il valido contributo scientifico apportato con la tesi di dottorato al progresso della suinicoltura per i suoi studi volti a utilizzare tecniche innovative di genetica molecolare per la tracciabilità delle carni di suini di razze autoctone, studi indispensabili per fornire al consumatore una garanzia oggettiva e certa di provenienza delle carni, che sta alla base della loro valorizzazione.

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GD: atto primo - REVOLUTION!!!

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u quanto è avvenuto in Piazza V Reggimento Aosta durante il congresso fondativo dei Giovani Democratici abbiamo sentito Santino Di Pietro, rappresentante d’istituto al Liceo Scientifico C.Caminiti di Santa Teresa di Riva, acclamato sul campo segretario comunale dei GD e membro del loro direttivo provinciale.

PRIMO PIANO

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Soddisfatti del risultato ottenuto? I risultati veri e propri si vedranno col tempo, ad ogni modo da subito si può percepire l’idea di cambiamento. Il nostro non è un attacco nei confronti di alcuni soggetti, è una critica diretta verso una politica che non ci piace, fatta di opportunismi, poca trasparenza e negligenza. In concreto, che cambiamenti vorreste si realizzassero nell’immediato? Vorremmo che un importante assessorato come quello allo sviluppo turistico venga sfruttato al massimo: a Santa Teresa da troppo tempo si fa turismo con le parole. I risultati sono questi: 30 posti letto in un comune di 10000 abitanti e spiagge puntualmente sporche all‘inizio della stagione estiva. Non si possono gettare via le idee di uno studente di Promozione Turistica come Armando Smiroldo, il quale aveva presentato al nostro assessore un serio progetto per le nostre spiagge con aree dedicate allo sport, ai bambini ed a tutte le possibili esigenze. Noi vogliamo fatti. Dal palco avete attribuito colpe al Sindaco oltre che all’Assessore al Turismo. Perché? Per comprendere a

pieno le critiche mosse nei confronti del Sindaco bisogna andare indietro alle scorse elezioni: durante la campagna elettorale lui parlava di giovani, rinnovamento, futuro, come ha ben sottolineato nel suo intervento Ricciardi, il quale come tutti ricorderanno aveva sposato questo progetto di “Politica Nova” candidandosi al consiglio comunale. Tuttavia dopo due anni di amministrazione non abbiamo visto nessuna iniziativa volta a coinvolgere la comunità dei giovani santateresini: non esistono centri sociali,non si promuove alcun tipo di iniziative culturali, le strutture sportive comunali sono decisamente inadeguate alle esigenze dell’utenza. Oggi, purtroppo, gli unici luoghi di aggregazione giovanile nel nostro paese sono i centri scommesse. Ma per dire questo era necessario andare in piazza? Non c’erano altre sedi e altri modi? Personalmente credo che la politica debba recuperare il rapporto diretto con la piazza, con la gente: ciò che avviene all’interno dei partiti e che coinvolge i diretti rappresentanti dei cittadini deve essere alla portata di tutti. Non ci si può presentare in pubblico solo qualche giorno prima delle elezioni per poi barricarsi nei salotti! Proprio per questo abbiamo scelto la via più diretta, più immediata e soprattutto più democratica. Dissento totalmente da chi crede che “i panni sporchi si lavano in famiglia”: in politica se c’è qualcosa di “sporco” va lavato pubblicamente. Noi non abbiamo niente da nascondere.

Qualcuno ha supposto che la vostra iniziativa sia stata ispirata dall’Mpa. Pare che già in campagna elettorale voi foste favorevoli ad un accordo con Bartolotta piuttosto che con Morabito. Alla fine della giostra, se non state più con Morabito... Quando sento voci di questo genere sinceramente mi viene da ridere: è l’ennesima prova che molta gente più che di politica si interessa di pettegolezzo! I Giovani Democratici hanno dimostrato di essere una forza autonoma, che non fa riferimento proprio a nessuno, ma come ho sottolineato nel mio primo intervento da segretario, siamo assolutamente aperti a chiunque voglia instaurare un dialogo e un serio confronto politico fatto di contenuti, progetti seri e non di chiacchiere. Oriana Puglia

Proposte dei Giovani Democratici sul Prg I Giovani Democratici di Santa Teresa di Riva, accogliendo l’invito dell’Amministrazione rivolto a tutta la cittadinanza di partecipare alla stesura del progetto sul Prg, in seguito ad una discussione interna al gruppo hanno elaborato una serie di proposte, basate su 6 punti fondamentali e presentate brevi manu al Sindaco, dott. Alberto Morabito, dal Segretario Santi Di Pietro. Secondo l’opinione dei Giovani Democratici il Prg dovrebbe prestare attenzione a: - aree verdi, determinanti per una migliore qualità della vita e la cui presenza all’interno della cittadina è scarsa o inesistente. - cubatura, la possibilità di aumentare la quale dovrebbe

essere concessa in maniera razionale e ponderata, non a tutti coloro che ne facessero richiesta ma come premio per la costruzione di strutture ricettive, aree destinate a parcheggio, edifici che sfruttino l’energia rinnovabile, e per la messa a norma di edifici che attualmente non rispettano le norme antisismiche. - viabilità, per migliorare la quale si propone la creazione di uno svincolo autostradale della Valle d’Agrò o di un collegamento interno alternativo alla via nazionale e al lungomare. - creazione di nuovi impianti sportivi. - individuazione di spazi per l’installazione di moduli abitativi e sociali in casi di emergenza. - destinazione di sedi alle associazioni locali. Oriana Puglia MAGGIO ‘09


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jonia PER L’ABRUZZO L’ANCI ha aperto un conto corrente per raccogliere fondi da destinare alle attività di ricostruzione, denominato:

ANCI - Emergenza Terremoto Abruzzo

Queste le coordinate: IBAN: IT 56 D 03226 03203 000500074907

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CACCIA. IN SICILIA AL VIA IL 3 SETTEMBRE, STOP IL 31 GENNAIO stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana del 24 APRILE il decreto dell’assessore regionale all’Agricoltura, Giovanni La Via, che regolamenta la caccia in Sicilia per la stagione 2009/2010.

CACCIA

È

La stagione venatoria inizierà il 3 settembre per terminare il 31 gennaio. Nelle zone di protezione speciale, nelle more della definizione dei piani di gestione da parte dell’assessorato regionale al Territorio, si applicano i criteri di cui al decreto del ministero dell’Ambiente del 22 gennaio 2009. All’inizio, comunque, sarà consentito sparare solamente ad alcune specie. Il decreto dell’assessore, infatti, pur anticipando l’apertura al 3 settembre, pone delle limitazioni. Si potranno cacciare solamente: conigli selvatici, tortore e merli (fino al 12 dicembre), e colombacci (fino al 14 gennaio). Dal 13 settembre (fino al 15 novembre), invece, si potrà sparare anche alle quaglie. Dal 20 settembre via libera anche per tutta una serie di uccelli (alzavola, beccaccino, canapiglia, cesena, codone fischione, folaga, gallinella d’acqua, gazza, germano reale, ghiandaia, mestolone, moretta, moriglione, pavoncella, tordo bottaccio, tordo sassello) e mammiferi (volpe). Il fagiano potrà essere cacciato solo nelle aziende faunisticovenatorie e agro-venatorie. Dal 2 al 31 gennaio 2010, la caccia alla volpe con l’ausilio dei cani sarà consentita esclusivamente in battuta, regolata con provvedimento da emanarsi, a cura della ripartizione faunistico-venatoria e ambientale competente per territorio, entro l’1 ottobre 2009. Esclusivamente nel lago Trinità nel comune di Castelvetrano, in provincia di Trapani, dal 15 novembre 2009 al 31 gennaio 2010 sarà possibile cacciare alcune specie di anatidi (alzavola, canapiglia, codone, fischione, germano reale, mestolone, moretta e moriglione). Per la lepre italica bisognerà aspettare l’11 ottobre (fino al 22 novembre), anche se in provincia di Siracusa si potrà cacciare solo nei comuni di Buccheri, Buscemi, Canicattini Bagni, Cassaro, Ferla, Melilli, Noto, Palazzolo Acreide, Rosolini e Sortino; il 18 ottobre per l’allodola (fino al 31 dicembre); l’1 novembre per beccaccia (fino al 14 gennaio) e cinghiale (fino al 31 gennaio). In particolare, la caccia al cinghiale in battuta, per la quale sarà emanato un apposito provvedimento entro l’1 ottobre, è consentita solo un giorno a settimana (lunedì, mercoledì o giovedì).

In generale, la caccia sarà consentita solo nei giorni di sabato e domenica e, a scelta del cacciatore, lunedì, mercoledì o giovedì. Divieto assoluto di utilizzare i pallini di piombo in tutte le zone umide della Regione. L’uso del furetto è vietato in tutto il territorio delle province di Enna, Messina, Palermo (ad esclusione di Carini, Ciminna, Corleone e Valledolmo), Ragusa e Siracusa; per la caccia al coniglio selvatico è consentito l’uso, solo nel periodo dal 20 settembre al 30 novembre, nelle province di Agrigento (ad esclusione del comune di Menfi e di una parte di quello di Licata), Caltanissetta, Catania (tranne nel comune di Mineo) e Trapani (con alcune limitazioni nella zona di Marsala). Per tutta la stagione venatoria, ogni cacciatore potrà “sparare” al massimo per 28 giornate così divise: 16 giornate (dal 3 settembre al 15 novembre) e 12 (dal 16 novembre al 31 gennaio 2009). Per ogni giornata il cacciatore non potrà abbattere più di 15 capi di selvaggina. I cacciatori residenti in Sicilia sono autorizzati a cacciare nell’ambito del territoriale di caccia di residenza e negli ambiti territoriali nei quali sono stati ammessi. Per la sola selvaggia migratoria la caccia è ammessa in massimo 4 ambiti territoriali. Nelle isole di Favignana, Marettimo e Levanzo la caccia alla selvaggina migratoria sarà consentita, ai cacciatori non residenti, a partire dall’11 ottobre. Il calendario venatorio individua 23 ambiti territoriali di caccia: 4 a Trapani, 3 ad Agrigento, Messina e Palermo, 2 a Caltanissetta, Catania, Enna, Ragusa e Siracusa (vedi scheda).

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CALENDARIO VENATORIO 2009/2010

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Dal 2 al 31 gennaio 2010 la caccia alla volpe con l’ausilio dei cani è consentita esclusivamente in battuta, regolata con provvedimento da emanarsi, a cura della ripartizione faunistico-venatoria ed ambientale competente per territorio, entro l’1 ottobre 2009. e) esclusivamente nel lago Trinità, ricadente nel territorio del comune di Castelvetrano (TP2) dal 15 novembre 2009 al 31 gennaio 2010 incluso: anatidi: - alzavola (Anas crecca), canapiglia (Anas strepera), codone (Anas acuta), fischione (Anas penelope), germano reale (Anas platyrhynchos), mestolone (Anas clipeata), moretta (Aythya fuligula), moriglione (Aythya ferina);

A.T.C. Sub-provinciale AG1 AG2 AG3 CL1 CL2 CT1 CT2 EN1 EN2 ME1 ME2 ME3 PA1 PA2 PA3 RG1 RG2 SR1 SR2 TP1 TP2 TP3 TP4 Totale...

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f) dall’11 ottobre 2009 al 22 novembre 2009 incluso: mammiferi: lepre italica (Lepus corsicanus). Nell’A.T.C. SR1 è consentita soltanto nei comuni di Buccheri, Buscemi, Cassaro, Ferla, Melilli, Palazzolo Acreide e Sortino. Nell’A.T.C. SR2 è consentita soltanto nei comuni di: Canicattini Bagni, Noto e Rosolini; g) dal 18 ottobre 2009 al 31 dicembre 2009 incluso: uccelli: allodola (Alauda arvensis); h) dall’1 novembre 2009 al 31 gennaio 2010 incluso: mammiferi: cinghiale (Sus scrofa). La caccia al cinghiale non è prevista negli A.T.C. della provincia di Catania e Siracusa in quanto la specie non risulta presente. Ove consentita, la caccia al cinghiale si effettua con l’utilizzo di cani da seguita. La caccia al cinghiale in battuta, previa autorizzazione della ripartizione faunistico-venatoria ed ambientale competente per territorio, è consentita esclusivamente un giorno la settimana: lunedì o mercoledì o giovedì; i) dall’1 novembre 2009 al 14 gennaio 2010 incluso: uccelli: beccaccia (Scolopax rusticola).

CACCIA

egli ambiti di cui al Piano regionale faunistico-venatorio 2006/2011, l’attività venatoria è consentita nei giorni di sabato e di domenica e, a scelta del cacciatore, di lunedì o di mercoledì o di giovedì per i seguenti periodi e per le specie sotto elencate: a) dal 3 settembre 2009 al 12 dicembre 2009 incluso: mammiferi: coniglio selvatico (Oryctolagus cuniculus); uccelli: tortora (Streptopeia turtur) e merlo (Turdus merula). Nell’isola di Lampedusa l’attività venatoria al coniglio selvatico è consentita fino al 15 ottobre 2009 incluso; b) dal 3 settembre 2009 al 14 gennaio 2010 incluso: uccelli: colombaccio (Columba palumbus); c) dal 13 settembre 2009 al 15 novembre 2009 incluso: uccelli: quaglia (Coturnix coturnix); d) dal 20 settembre 2009 al 31 gennaio 2010 incluso: uccelli: alzavola (Anas crecca), beccaccino (Gallinago gallinago), canapiglia (Anas strepera), cesena (Turdus pilaris), codone (Anas acuta), fischione (Anas penelope), folaga (Fulica atra), gallinella d’acqua (Gallinula chloropus), gazza (Pica pica), germano reale (Anas platyrhynchos), ghiandaia (Garrulus glandarius), mestolone (Anas clipeata), moretta (Aythya fuligula), moriglione (Aythya ferina), pavoncella (Vanellus vanellus), tordo bottaccio (Turdus philomelos), tordo sassello (Turdus iliacus), fagiano (Fasianus colchicus), solo nelle aziende faunistico-venatorie e nelle aziende agro-venatorie. mammiferi: volpe (Vulpes vulpes).

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Il cacciatore può abbattere per ogni giornata di caccia complessivamente 15 capi di selvaggina. Per le singole specie il cacciatore deve, inoltre, rispettare le ulteriori limitazioni di seguito riportate: Selvaggina migratoria e Limite massimo giornaliero Quaglia: 4 con il tetto massimo di 40 capi annui; Beccaccia: 2 con il tetto massimo di 20 capi annui; Tortora 5; Allodola 10; Alzavola, beccaccino, codone, fischione, folaga, gallinella d’acqua, germano reale, mestolone, moretta, moriglione e pavoncella 5; Canapiglia: 1 con il tetto massimo di 4 capi annui; Cesena, tordo sassello, tordo bottaccio 15; Colombaccio, gazza, ghiandaia, merlo 15. Selvaggina stanziale e Limite massimo giornaliero Coniglio 3; Lepre italica 1 con il tetto massimo di 2 capi annui; Volpe 15; Cinghiale 2

Totale cacciatori ammissibili (calcolato in base all’indice max di densità venatoria 2008/2009)

Cacciatori residen nell’ambito (dal n. tesserini venatori rira)

Numero

Numero

Tot. Numero

Regionali 90%

Extra Regionali 10%

3.718 4.516 146 2.776 2.708 9.116 1.903 3.584 3.085 1.599 7.039 243 6.461 4.730 53 2.718 1.533 2.867 2.566 2.691 3.697 89 129

1.930 2.229 146 1.560 1.736 9.116 1.070 1.396 1.135 887 7.039 243 5.497 1.731 53 1.735 965 1.611 1.645 1.591 3.697 89 123

1.788 2.287 0 1.216 972 0 833 2.188 1.950 712 0 0 964 2.999 0 983 568 1.256 921 1.100 0 0 6 20.744

1.609 2.058 0 1.094 875 0 750 1.970 1.755 641 0 0 868 2.699 0 885 511 1.131 829 990 0 0 5 18.670

179 229 0 122 97 0 83 219 195 71 0 0 96 300 0 98 57 126 92 110 0 0 1 2.074

Cacciatori non residen ammissibili (regionali ed extraregionali)


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Brianni: come sarà la “Forza Mia” di Cristina Maccarrone ’ho sempre pensato: ai lettori bisogna dire sempre e comunque la verità. O almeno quella che si pensa sia tale. E lo faccio anche questa volta. Filippo Brianni è uno dei miei migliori amici ed è candidato nella lista civica “Ripartiamo insieme” con il candidato sindaco Roberto Carullo. Non potevo non intervistarlo.

RIVIERA

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Questa, però, non sarà una intervista come le altre: non è impersonale né avremmo mai potuto darci del lei. Ma il bello degli amici è che possono fare domande scomode senza essere mandati a quel paese (quasi…) o querelati. Ho colto l’occasione e questo è il risultato. E tranquilli: non gli darò il voto, anche perché sono di un altro comune… La prima domanda nasce spontanea: ma chi te l’ha fatto fare? Pure la prima risposta sorge spontanea ed in inglese aulico suonerebbe più o meno così: e chi nni sacciu? Battute a parte, tante cose. Forse è colpa di mio figlio, che ancora deve nascere e già mi dà lezioni morali: tra 20 anni come mi giustificherò quando mi chiederà perché non ho fatto niente per il mio

paese mentre moriva, pur avendo qualche capacità? Perciò sto facendo tutto quanto mi è possibile, anche candidarmi ad un’elezione, che non è una cosa che amo. Mi piace amministrare, ma non so cercare i voti e d’altra parte, essendo un grande amante della democrazia, non mi sentirei a mio agio ad amministrare senza essermi sottoposto al giudizio elettorale. Perciò mi candido. Avvocato, giornalista, persino attore e ora politico. Riuscirai davvero a conciliare tutto o ti vedremo con la lingua penzoloni? Ne hai dimenticate quattro (Confraternita, comitato pro Scifì, Archeoclub ed Osservatorio). Comunque, sin da piccolo ho sempre fatto tantissime cose, l’importante è organizzarsi. Ovvio che dovrò eliminare alcune cose e sottrarre del tempo ad altre, ma sono pronto a farlo. Non voglio però sottrarne a moglie e figlio. E la storia di Scifì e della sua separazione come va a finire? Tu eri nel comitato...adesso? Io non solo “ero” nel comitato, ma lo sono ancora resto uno dei 3 portavoce e intendo portarne le istanze all’interno dell’amministrazione, qualunque ruolo avrò. Non sono istanze incompatibili col comune, perché abbiamo dimostrato come il nostro passaggio a S.Alessio convenga anche a Forza d’Agrò. E comunque, l’iter burocratico è terminato, ormai la parola spetterà al referendum. Se resterò in amministrazione? Lo deciderà la gente, “se e quando”. Sai, ho sognato che Scifì, Forza e S. Alessio erano un unico paese ed alla Bit di Milano ci presentavamo con una brochure in cui c’era indicata una zona balneare che andava da S. Teresa a Letojanni; un centro storico tra i più belli d’Italia, pieno di negozi gremiti, tipo Erice, per esempio, delimitato da due castelli ed una strada panoramica; poi una serie di agriturismi fino a Scifì, dove c’era la zona archeologica e poi il parco fluviale dell’Agrò, con una grande struttura ludica immersa nel verde e minibus che “circumnavigavano” sei volte al giorno questa tratta, in cui

c’erano turisti ospitati in ben sette strutture alberghiere e numerosi bed&breakfast! Poi, mentre sognavo, un vecchietto mi ha detto: “si, ma u municipiu unni u facemu: a Forza o Santalessi?” Mi sono svegliato di colpo e mi son detto che devo mangiar meno la sera, altrimenti faccio brutti sogni… Noi di Scifì dobbiamo integrarci con S. Alessio, è una questione vitale, per i motivi più volte spiegati. E se non sarai eletto proseguirai? E’ retorica, lo so bene, ma siccome è vero lo dico: voglio bene a questo paese ed a questa gente. Se non sarò eletto proseguirò per la mia strada, se sarò eletto… proseguirò per la mia strada. Per me non cambia molto. Infatti non chiedo nulla, nemmeno posti di potere, a scanso di equivoci. Chi intende votarmi, deve solo chiedersi se votandomi può cambiare qualcosa per lui, per i suoi figli e per il suo paese. Non per me. Non sei giovanissimo, ma neanche così vecchio né così “esperto” come tanti altri politici locali, cosa vuoi fare? cosa proponi? La prima volta che mi danno del vecchio! Grazie, non pensavo di sentirmelo dire da te. Ma la domanda mi snatura, nel senso che dovrei risponderti con una sfilza di promesse e non sono in grado di farlo perché non sono certo di poterle mantenere. Diciamo che la gente mi conosce, sa le mie idee, che sono tante e anche radicalmente riformiste: se dovessi essere eletto, queste mie idee le porterò nella mia attività amministrativa. L’ex sindaco di Limina, Marcello Bartolotta, in un’intervista mi disse che un amministratore deve mettersi nell’ottica di esser pronto a cambiare tutto ciò che non va se è necessario. Condivido. Cosa non vorresti invece fare mai? Per entrambe le domande non si accettano promesse da marinaio, magari da avvocato... ehm... Ciò che ha fatto Bruno Miliadò al mio paese, con la complicità, spero inconsapevole, di chi lo sostiene: perdere tempo negli uffici del mio comune per vedere se si può togliere il contratto ad un avversario, se si può mettere la striscia gialla di fronte al bar che non fa il MAGGIO ‘09


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RIVIERA

caffè del nostro partito, se si può colpire un ristoratore che vuole fare un albergo. E dimenticare che la nostra realtà socio-economica è come una nave alla deriva, con due possibilità: o prendiamo le scialuppe e ce ne andiamo per i fatti nostri, magari al nord o all’estero, oppure tentiamo di mettere la rotta verso buoni approdi. Fare buchi dentro la nave, la farà solo affondare al largo. E per il comprensorio? Ma che vuol dire sta parola tanto usata? Dove inizia e finisce sto comprensorio? Questa è una domanda difficile e richiederebbe una risposta complessa. Partiamo dal presupposto che nella nostra realtà, soprattutto con l’avvento di questo federalismo fiscale, non possono sopravvivere comuni inferiori a 5 mila abitanti senza sostegni forti. Per semplificare, comprensorio significa ragionare insieme al vicino, per dividere in due, in tre, in dieci, le spese necessarie ad ottenere un bene che non sarà per il singolo comune, ma sarà di tutti. Penso comunque che lo svincolo autostradale sull’Agrò, il parco fluviale, la politica comprensoriale sui beni culturali e sui servizi, un porticciolo fatto per i turisti, non per gli affaristi siano temi che vanno affrontati energicamente.

Se tu dovessi scegliere: qual è stata la cosa migliore fatta a Forza d’Agrò e frazioni e quale la peggiore? Allora, la peggiore tenere Scifì con Forza d’Agrò, anziché con il suo naturale vicino: questo ha danneggiato Scifì ed ha tolto risorse a Forza d’Agrò. La migliore, sarà fatta a giugno: votare Brianni. Battute a parte, non saprei davvero dirti la cosa migliore perché non ne ricordo davvero nessuna veramente incisiva. Le migliori cose le hanno fatte gli studiosi e gli imprenditori forzesi e scifiesi, che hanno investito, scommesso e vinto su questi due paesi senza il sostegno dell’ente locale. Anzi, spesso dovendosi guardare dall’ente locale. Su facebook tante proposte e complimenti, pensi serva a raccogliere voti o per cosa lo usi? Non credo serva per i voti perché in paesi così piccoli è inutile nascondersi, la maggioranza vota prima chi ti ha fatto il favorello o te l’ha promesso ed in subordine, il parente più prossimo. Ed io sono spacciato in entrambi i casi. Facebook mi piace perché mi permette di confrontarmi con un circuito più ampio, gente che non mi può votare, lo so, ma che con le proprie idee ed il sostegno contribuisce alla mia crescita ed alla consapevolezza che le mie idee non sono poi tutte da buttare. Mi dà coraggio, ecco. E mi tocca davvero l’anima quando leggo certe cose scritte da gente che non mi aspettavo. Quanto ai voti, spero tanto di intercettare quelli di chi ha il cervello libero dai condizionamenti ambientali e fare in modo che questi, un giorno, diventino la maggioranza, non per votare me, ma per cambiare il paese. Filippo in 3 parole... Alto, bello e con gli occhi azzurri. Ok, una bugia l’ho detta: non ho gli occhi azzurri. Vuoi una risposta seria? Mi conosci, dattela tu, perché io, bene, non saprei risponderti.

Io direi che basta così, voi? MAGGIO ‘09


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Farmacie, orari e turni Confini & Colonne d’Ercole

Jn

RIVIERA

di G.Massimo Cicala ome avevamo promesso, siamo riusciti, nel corso di questo mese, a tentare di dipanare un po’ la matassa che ruota attorno al pianeta delle Farmacie.

C

Ne è venuto fuori un panorama abbastanza variegato, che non mi arrischio di bollare con il termine di “casta” solo per la grande semplicità e bonaria spontaneità di come qualche titolare ha aiutato questa inchiesta, e non per altri atteggiamenti un po’ più freddini attraverso i quali subliminalmente il giornalista potrebbe capire d’esser rispedito gentilmente a farsi i giornali suoi. Cominciamo da questo grande spartiacque: leggiamo l’impresa farmaceutica come una società commerciale avente per fine la creazione di profitti o come un servizio da rendere alla cittadinanza di quell’area geografica in cui ricade per competenza? Prima di provare a dare una risposta, saggiamo come si muovono le politiche di regolamentazione delle farmacie di turno: non è semplicemente un tavolo di concertazione privato a cui siedono i proprietari, ma una delicata operazione in cui sono chiamati a far valere (in quota parte) la propria volontà ben due altri soggetti, di quelli che magari non ti aspetti: l’Ordine dei farmacisti e il Medico Provinciale territorialmente competente, di solito installato presso l’Ausl.

Ne viene fuori una politica di criteri che, in quanto tale, se da un lato tuona i suoi diktat, (che possono essere convenienti o meno a seconda di chi si trova a doverli eseguire senza poter addurre delle osservazioni) dall’altro offre il fianco a oggettive critiche, osservazioni e riflessioni. Lungi da complessi tecnicismi, che lasciamo alla deontologia che governa questo settore (o che perlomeno dovrebbe, tanto per differenziarlo da una catena commerciale che vende salami, mocivileda e pelati), proviamo ad analizzare un po’ il territorio. Un primo segmento di riviera parte da Giardini Naxos sino a S.Alessio Siculo. Data la vocazione turistica di questi paesi, le politiche di orari fissi, di aperture, di orari continuati inter-turno, incontrano i favori dei titolari. Ma la regolamentazione del settore è particolarmente vecchia, ci dicono che la Legge Regionale n. 15 risalga addirittura al 5 luglio 1978, integrata dalla 47/81 nonchè aggiornata ulteriormente da un Decreto dell’Assessorato alla Sanità del 18/11/1994; mentre gli ultimi aggiustamenti delle politiche di turnazione su base territoriale, sono stati fatti ad ottobre del 2006. Aggiustamenti, verosimilmente sortiti da una rilettura dell’utenza e/o dei titolari e dal mutare delle abitudini sociali, con un occhio a quelle Regioni in cui la normativa è un tantinello meno datata della nostra. Un aspetto un po’ curioso, lo osserviamo quando un

segmento territoriale, in cui insistono determinate farmacie, “confina” con quello immediatamente adiacente. Poniamo, per pura teoria, il caso che il torrente Agrò, tra S.Teresa di Riva e S.Alessio Siculo sia il confine naturale tra due di queste aree; un utente, magari un turista, che volesse informarsi della farmacia di turno a S.Alessio, ipotizzandola chiusa per orario o per festivo, legge l’avviso in bacheca che lo orienta “per legge” verso sud: Letojanni o Giardini. Se nella bacheca ci fosse appeso insieme a quello locale, il calendario del segmento confinante a nord (S.Teresa di Riva sino a Nizza di Sicilia) il nostro cittadino avrebbe modo di procurarsi a un tiro di schioppo il suo medicinale salvavita, anziché sobbarcarsi una decina di chilometri di andata e altrettanti al ritorno. Pare che questa apparente illogicità sia stata sottoposta a chi di dovere, e non si sia venuto a capo di nulla. Cieca osticità di qualcuno? Guerre sotterranee mai dichiarate? Un panorama molto più simile ad un grande Risiko che ad un grande Monopoli? Un mio vecchio prof di Sociologia della Comunicazione, all’Università, un giorno mi parlò di frontiere; provò a spiegarmi che “…i confini uniscono in quanto dividono, dividono in quanto uniscono”. Allora capii ben poco, oggi forse… Adesso, è ora di analizzare uno (o il) nodo cruciale: una farmacia che fa orario continuato, o che chiuda alle 22.00 è un MAGGIO ‘09


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E chiediamoci a voce alta: le otto ore giornaliere di apertura articolate in due turni, antimeridiano e pomeridiano, ci sembrano sufficienti per una comunità che possa definirsi “moderna”?. Il giorno di chiusura infrasettimanale: tra Roccalumera e Nizza è una normalità, altrove meno; in “quel” giorno il compaesano è costretto ad “emigrare”. Mancato introito del titolare, diritto al riposo come bene inviolabile dell’imprenditore-lavoratore, o limitazione di un servizio ai cittadini? Giriamo la frittata: una turnazione ipotetica tra le due farmacie di uno stesso paese è una manna per i cittadini (che devono solo cambiare quartiere per un acquisto avente carattere di urgenza) e per i titolari che aumentano esponenzialmente le possibilità aleatorie di introitare ricavi; mentre una turnazione di 5, 6 o 7 farmacie su 4 comuni garantisce la reperibilità notturna e festiva con una incidenza di volte di gran lunga minore dell’esempio dei esercizi su un comune. E il cittadino deve metterci tempo e benzina. Non ne veniamo fuori, a meno di rimettere tutta la fiducia possibile all’Ordine dei Farmacisti, e al Medico Provinciale di utilizzare criteri di equità sociale, poiché in gioco c’è parecchio; e non solo sotto il profilo economico. I cittadini, da par nostro, non possiamo far altro che auspicare: 1) di aver sempre salute di ferro in modo che farmacisti e Multinazionali farmaceutiche campino ma non con soldi nostri 2) che, obtorto collo, ci si garantisca un servizio globale, quasi fossimo in una metropoli, in cui occorre solo cambiare strada per essere rassicurati dai neon verdi della grande croce intermittente, e dal sorriso (anche se un po’ assonnato) di chi ci dà un farmaco urgente. Chiarito anche quell’ultimo dubbio sulla reperibilità: il “battente aperto” è autorizzato nelle cittadine da 25 mila abitanti in su, mentre nelle piccole farmacie, è “a chiamata”, cioè c’è un numero di telefono e il farmacista reperibile ha venti-trenta minuti di tempo per venire ad aprire e risolvere la richiesta del cliente. Mi chiedo e vi chiedo: ma un cittadino che paga le tasse e che arriva trafelato davanti ad una saracinesca chiusa, ha il dovere di essere munito di telefono carico di credito e batteria anche nelle emergenze? MAGGIO ‘09

COMUNICATO STAMPA

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LICEO CLASSICO “E. TRIMARCHI” DI S. TERESA DI RIVA PROGETTO: “SICILIA BIZANTINA” l progetto “Sicilia Bizantina” si inserisce organicamente nel piano dell’offerta formativa del Liceo Classico “E. Trimarchi”, per una più attenta presa di coscienza da parte degli studenti sull’evoluzione storica del comprensorio e con lo scopo precipuo di sviluppare uno spiccato senso critico, affinché possa divenire chiave di lettura della realtà odierna, consentendo una più profonda analisi e valorizzazione delle istanze linguistiche architettoniche e paesaggistiche del territorio.

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Coordinato dal referente, Prof. Francesco Messina, il percorso formativo ha privilegiato soprattutto tre percorsi: linguistico, monumentale e paesaggistico. Il progetto si è svolto, partendo dallo studio dell’onomastica e della toponomastica del circondario ionico, e successivamente, si è presa visione autoptica della geografia dei siti limitrofi, con la visita alla Chiesa di SS. Pietro e Paolo di Casalvecchio Siculo e del Monastero Basiliano di Mandanici. Il metodo interdisciplinare di tale progetto, ha previsto la suddivisione del lavoro in una fase teorica, consistente in lezioni frontali sull’onomastica e toponomastica del comprensorio tenute dal Prof. Daniele Macris ed una successiva fase empirica inerente la visita guidata al Monastero dell’Annunziata di Mandanici, coadiuvata dal docente di Religione don Salvatore Orlando, con l’obiettivo di valorizzare altresì tale Monastero nell’ambito di una circuitazione turistica. In questo modo l’interdisciplinarità del suddetto processo formativo ha sollecitato il confronto ed il sincretismo fra i diversi momenti educativi, stimolando inoltre anche la produzione di una brochure esemplicativa sui risvolti artistici della lingua e del dialetto.

COMUNICATO STAMPA MIGLIORATA E POTENZIATA L’ATTIVITÀ DELLA POLIZIA MUNICIPALE el nostro comune, per la prima volta, è stata istituita la turnazione nel corpo della Polizia Municipale. Sarà garantita, quindi, la presenza dei vigili dalle ore 8.00 alle ore 21.00 fino al 30 aprile 2009; dal primo maggio dalle ore 8.00 alle ore 22.00. Nei mesi estivi il servizio sarà garantito dalle ore 8.00 alle ore 2.00 del giorno successivo. I cittadini possono prendere nota dei numeri telefonici del pronto intervento della Polizia Municipale:

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1) Numero Pattuglia: 335 6910092 2) Numero Reperibilità 24h: 335 6909787

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imprenditore che sfrutta una maggiore opportunità di guadagno e che forse più o meno indirettamente prevarica il collega a cui questa estensione non è garantita o è la punta di diamante di una comunità che vuole elevare la qualità della sua vita sociale? E quanta “dose” di sana ed umana invidia deve poter sopportare il concorrente che ha un “buco” di farmacia montana/rurale in un pizzo di montagna per il mancato introito, rispetto a chi gode di frotte di vacanzieri in fila per la polaramin con il culo dei figlioletti punto dalle zanzare durante il party a bordo-battigia? Esercitiamo il buonsenso o affidiamo ai processi la deontologia professionale, nelle alte aule giudiziarie? Su questo, gli organi demandati a tracciare i criteri sono come dei totem indiani: ci si può solo rivolgere speranzosi, salvo poi attenderne le arcane scelte.


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S.Teresa: decalogo di buonamministrazione (ma non siamo saliti sul Sinai a farcelo incidere)

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- di G.Massimo Cicala -

opo un incontro casuale di padri alla tornata di vaccinazioni per i nostri pargoli, è venuto fuori una idea che vede adesso la luce. Infatti abbiamo appena concluso un minisondaggio autodafè tra i nostri lettori, simpatizzanti e navigatori web over 40, limitato a S.Teresa di Riva, volto a raccogliere i “suggerimenti” che possono essere indirizzati all’Amministrazione Morabito per migliorare l’arredo urbano e la vivibilità della vita quotidiana della cittadina. Li abbiamo messi in ordine sparso, tentando di sintetizzarli al massimo e fissati con delle fotografie “ad imperitura memoria”.

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1) Il mondo visto da chi spinge un passeggino. S.Teresa di Riva è vittima di pali, cartellonistica verticale di forte intralcio al comodo transito delle carrozzine e passeggini. Non tutti gli sbocchi delle traverse o gli incroci sono ingentiliti dagli “inviti” inclinati dei ciglioni per evitare i sobbalzi per i trasportati. 2) Né mio né tuo, lo pulirà “lui”. Dopo la mareggiata, molte aiuole, pseudo private, pseudo pubbliche, pseudo demaniali non lo sapremo mai, sono state lasciate abbandonate a se stesse, con sabbia, detriti, spazzatura.

4) Maleducazione a 4 ruote. Via Sparagonà, grazie all’aumentato reddito procapite di quella che era un tempo una via molto popolare, presenta la consuetudine di parcheggiare le auto anche sul marciapiede vietato, il destro, salendo. Transito ridotto ad un budello, marciapiedi off limits e quando la performance è eseguita da un guidatore non dei luoghi, capita di rimaner sequestrati dentro casa, in ostaggio. Non possiamo aspettare che la lottizzazione ParcoVerde tolga questa vergogna, e lì ci abitano politici, ex politici, futuri politici, mancati politici, oltre che vigili e impiegati comunali. 5) Esempio di fulgida cecità collettiva. Via Landro, presenta un segnale di divieto di sosta da ambo i lati, puntualmente e da mezzo secolo disatteso dai proprietari dei veicoli che si sono appropriati del lato sinistro della traversa. Uno sfortunato saliscendi di rampe, gradoni, e passi carrai impone una accurata riqualificazione di questa via. I Vigili urbani non possono limitarsi a percorrere e sanzionare solo lungo le vie principali. 6) La pattumiera che non t’aspetti. Le barche, addossate ai tratti rimanenti del bastione sul lungomare, o letteralmente appoggiate sulle aiuole sporche di cui al punto 2, sono diventate pattumiere improprie.

3) Maleducazione a due ruote. Alcuni tratti del marciapiede lato monte del lungomare, specie nell’oasi ecologica adiacente ad una notissima attività ristorativa, sono invasi da numerosissimi motorini che non dovrebbero stare lì; nessuno riesce ad invitare i legittimi possessori a liberare il transito dai loro mezzi parcheggiati.

ciapiede, a rischio della loro incolumità, e obtorto collo, lasciano miseramente i sacchetti lato marciapiede. Sopportiamo un po’ di più il disagio di una fragranza non proprio paradisiaca, e rigiriamo le bocche verso i marciapiedi, magari ricontrollando di frequente la bontà delle chiusure dei portelloni, lavandoli più spesso con cloro, o facendo fare all’autocompattatore il giro in orari diversi. 8) Vedo-non-vedo. Le pensiline alle fermate dell’autobus hanno un plateale errore di filosofia della progettazione. I pannelli di policarbonato a struttura composita, che riempiono gli spazi verticali delle strutture portanti, sembrano

7) Questione di naso. Al di là delle scelte sulla posizione dei cassonetti per la raccolta dei rifiuti solidi urbani, è l’orientamento che ci lascia perplessi: la “bocca” di questi provvidenziali contenitori rivolta lato strada, con auto, camion e bus che spesso passano a 20 cm e 60 Km/ora, fa impaurire tutti, soprattutto i cittadini più anziani, che non si fidano di scendere dal marMAGGIO ‘09


21 S.Teresa e il suo nuovo sito: Spreco o Non Spreco?

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di C.Cutrufello uasi diecimila euro a tanti saranno sembrati eccessivi per un sito internet. Ma cosa si nasconde davvero dietro un semplice click? Quanto costa rispettare davvero tutti i dettami di legge? E stato davvero esagerato il prezzo pagato dal comune di Santa Teresa di Riva per il suo nuovo sito? Abbiamo intervistato il titolare della ditta che ha eseguito i lavori (Simply Media Web), Giuseppe Le Cause.

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Cosa si nasconde dietro quella home page? Si nasconde un lavoro duro du-

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Sign. Le Cause non è trascorso nemmeno un mese e subito è divampata la polemica sul costo del sito che avete realizzato per il Comune. Sono davvero troppi i quasi diecimila euro di parcella? Iniziamo col dire che il costo è di 8.000 € e non di quasi 10.000, sicuramente ad una prima occhiata la parcella sembra esosa, ma considerato il lavoro fatto e paragonato ad altri siti comunali mi sembra un buon prezzo.

rato parecchi mesi e che ha visto il contributo di tanti professionisti ognuno nel suo settore.

Quali sono le funzionalità più costose? Sono Tantissime ed è un elenco un po’ lungo da fare.

Possiamo farle i conti in tasca? A quali costi si va incontro per realizzare un sito del genere? Come dicevo prima il sito è stato realizzato dal contributo non gratuito di alcuni professionisti del settore, questo per far si che il sito del comune di Santa Teresa di Riva sia un sito all’avanguardia.

Perché il vostro onorario è percepito come eccessivo? Capisco che oggi come oggi sembrano tanti soldi, ma c’è da dire che un lavoro fatto bene deve essere pagato bene, e penso che il portale del comune è fatto con ogni accortezza possibile.

trasparenti, ma non consentono di vedere al di là, distorcendo la vista quasi fossero pareti di box docce o di bagni. Gli autisti dei pullman, ma anche le forze dell’Ordine o i semplici cittadini che transitano da quelle parti, devono avvedersi di chi c’è e soprattutto di cosa avviene all’interno di questi gabbiotti a qualsiasi ora del giorno e con qualsiasi condizione meteo: basta un mezzo parcheggiato davanti e la mancanza di illuminazione, che diventano luoghi che attirano e determinano atteggiamenti non leciti o verso la pubblica decenza o effettivamente di pericolo per la pubblica sicurezza. 9) Quattro zampe e un culo. Incivili i padroni, incolpevoli i rispettivi cani: ma la natura è natura. La storia si ripete, con i proprietari di animali “da guinzaglio” che non sono educati alla civile convivenza e lasciano sul posto i “pesanti” bisognini delle loro bestiole. Se i chihuahua, rispetto ai Maremmani abbiano delle performances diverse, è più di un’opinione, ma la biodegradabilità è solo uno … sporco alibi. Il fatto è che paletta e sacchetto non sono diffusi come dovrebbero, è che l’atto di raccogliere le sporcizie e di portarle con sé sino alla prima pattumiera, forse tocca nel lignaggio morale di molti. Di sanzioni da parte delle autorità, neanche l’ombra e, come se non bastasse, l’ultimo episodio, accaduto sul lungomare Bucalo nei pressi di Via delle Fabbriche tra un residente intento (lui sì…) a curare le aiuole massacrate dalla mareggiata. Arriva un bel cagnone che porta a passeggio il solito proprietario, ed all’altezza del passo carraio ….plaf! una bella defecata, morbida e fumante di buon mattino. Facendo gli gnorri, la coppia fece per allontanarsi dal luogo del…misfatto, e quando il padrone di casa fece per attirare l’attenzione sull’atto di grande inciviltà, MAGGIO ‘09

si sentì rispondere “Ma che vuole, questa strada è pubblica!”. E allora se un residente sul lungomare che si accinge a pulire la ringhiera di quelle famose aiuole di cui prima, con una lancia termica da lavaggista, che spara vapor d’acqua a 90° a 150 atmosfere, “non” vede un turista passare oltre, e lo scortica facendolo ruzzolare al centro della strada, magari ha pure ragione perché “..tanto, la strada è pubblica, no?” 10) Non è mica il “piccolo chimico”. Sono state rifatte le piazzole del lungomare, quelle che si affacciano sulla spiaggia. I muretti sono stati rialzati, ma da un esame mirato ma non certo esaustivo del materiale che vedevamo stipato durante i lavori, abbiamo la serpeggiante paura che i “soliti” inerti contro la furia del mare e della salsedine, possano durare poco. Chiariremo con l’Ufficio Tecnico e poi con un ns. pool tecnico di parte se le scelte sono state in linea con lo stato dell’arte per manufatti a diretto contatto con ambiente salmastro.


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Europee: l’UDC

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norevole, Messina è una città in crisi, dove solo l’edilizia non si ferma mai. Cosa potrebbe fare l’Europa per favorire la rinascita di una delle più importanti città del Meridione d’Italia? Messina vive, come tutte le città meridionali, una condizione di disagio che deriva da crisi economiche mai risolte del tutto. Per quel che riguarda la Politica, l’iniziativa del singolo può solo essere di stimolo, anche se forte e necessario. Ogni decisione, infatti, va presa a livello di gruppo con l’accordo della Commissione Europea e del Parlamento. Si è sentito spesso parlare in campagna elettorale di misure come il ‘porto franco’, mai del tutto attuato, che oggi in un’ottica di globalizzazione risultano solo propaganda elettorale. L’incentivo politico allo sviluppo cittadino, oggi, può solo venire dalla realizzazione e promozione di progetti concreti, i quali aderendo ai bandi comunitari, serviranno da volano per la crescita economica e sociale della città.

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zione strategica per divenire un nodo fondamentale nel settore dei trasporti. Deve e può puntare sul turismo e sulle infrastrutture: a tal proposito, è chiaro che per quanto riguarda il settore turistico deve integrarsi con le Isole Eolie, il Parco dei Nebrodi e Taormina, mentre per quel che riguarda le infrastrutture sarà determinante la partita che si giocherà non solo sul Ponte sullo Stretto quanto sulle opere di raccordo, essenziali per l’integrazione della città nel tessuto viario che nascerà a seguito di questa grande opera. I finanziamenti per il Ponte permetteranno di completare una serie di infrastrutture tutt’oggi incompiute.

Dopo la chiusura di alcune delle più importanti attività imprenditoriali cittadine e con la crisi che attanaglia il settore manifatturiero, lei intravede segnali di speranza? Come vede il futuro della città? Mes- Si può migliorare l’accesso ai fondi eusina deve ragionare in termini di inte- ropei? Potrebbe essere fattibile concederli grazione con l’intero territorio ‘a sportello’ e non attraverso i bandi? Io sono perprovinciale. La città deve sfrutIncarichi e uffici ricoperti nell’ultima Legitare la sua Regione di elezione: Sicilia slatura posiNato il 6 febbraio 1948 a Militello Rosmarino (Messina) Residente a Milazzo (Messina) Titolo di studio Laurea in economia e commercio Professione: Docente universitario, ricercatore.

Gruppo Unione dei Democratici - cristiani e di Centro (UDC): Membro dal 28 aprile 2006 al 28 aprile 2008 2ª Commissione permanente (Giustizia): Membro dal 6 giugno 2006 al 28 aprile 2008

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candida Naro Politica nazionale: il no al federalismo fiscale a difesa dello status quo? Il nostro no al federalismo fiscale è una scelta chiara non motivata da una posizione difensiva degli equilibri esistenti. Noi abbiamo detto no ad una legge vuota che non definisce e distribuisce costi, responsabilità e competenze. Nulla si conosce sulle modalità di attuazione del Dl approvato.

Carmelo Cutrufello

Giuseppe Naro, detto Pippo, nasce a Militello Rosmarino il 6 febbraio 1948. Inizia l’attività politica nel Movimento Giovanile della Democrazia Cristiana. Negli anni ‘80 diventa Presidente della Provincia di Messina. Nel 1994, a seguito della scissione della Democrazia Cristiana, aderisce al CCD che nel 2000 si unisce al CDU per formare il Biancofiore. Nel 2001 Naro viene eletto per la prima volta alla Camera dei deputati nel collegio della sua città di residenza, Milazzo, battendo il candidato de L’Ulivo l’ex arbitro internazionale Angelo Amendolia. Nel 2002 il Biancofiore confluisce nell’UDC e, successivamente, Naro diventa responsabile amministrativo dell’UDC.

Prego… Si deve capire (da parte della politica ndr) che oggi Nel 2006 viene eletto al Senato della Repubblica, candidato è tanto più semplice accedere ai fi- nella regione Sicilia. nanziamenti quanto più si ragiona in Nel 2008 viene eletto di nuovo alla Camera dei deputati, canditermini di Progetti Integrati. E’ oramai dato nella circoscrizione elettorale XXV. chiaro che le iniziative presentate dai singoli comuni a compartimenti stagni non trovano spazio né rilevanza di fronte alla macchina burocratica Candidati Italia Insulare Udc comunitaria. Inoltre, procedendo in tal modo, si V Circoscrizione – Italia insulare eviterebbero sovrapposizioni e sprechi, con ogni comune che copia il vicino nelle iniziative più riu- SAVERIO ROMANO PALERMO, 24/12/1964 scite, suddividendo sul territorio le novità e dif- GIUSEPPE NARO MILITELLO ROSMARINO, 6/02/1948 PALERMO, 3/08/1960 ferenziandone quindi l’uso. Per la Riviera Jonica ANTONELLO ANTINORO vedrei con favore una soluzione simile: poichè si GIUSEPPE (PIPPO) GIANNI SOLARINO, 29/03/1947 tratta di comuni contigui, posizionati sul territo- BRANDARA MARIA GRAZIA NARO, 29/08/1956 PIAZZA ARMERINA, 5/01/1965 rio senza soluzione di continuità, anche solo mi- LANTIERI ANNUNZIATA GIAN BENEDETTO MELIS GUAMAGGIORE, 8/02/1948 gliorando il coordinamento tra le loro singole VINDIGNI CONCETTA POZZALLO, 23/01/1956 iniziative si avrebbero risultati eccellenti.

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sonalmente, e in perfetta sintonia con la linea del partito, d’accordo con tutte quelle iniziative volte a migliorare e snellire la macchina burocratica. Trovo infatti dannosi tutti i formalismi inutili, i quali sono la ragione sostanziale di una oggettiva difficoltà di accesso alle risorse comunitarie, soprattutto per gli utenti più modesti, con la conseguenza logica e perversa di bloccare ulteriormente le occasioni di sviluppo dei nostri territori. Sempre rispetto all’accesso ai bandi voglio però precisare una cosa, anche riferita alla Riviera Jonica.

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Elezioni Europee: Strano si lancia nella mischia - di C.Cutrufello a incassato in pieno l’appoggio di due big di peso della politica siciliana quali il sindaco di Catania Stancanelli e l’On. Carmelo Briguglio. È stato oggetto di polemiche feroci in seguito a quanto avvenuto al Senato dopo la caduta del governo Prodi, un gesto che lui stesso ha definito ‘allegorico’ e del quale non si è mai pentito. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente per capire quale potrà essere il suo contributo in Europa qualora fosse eletto.

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Senatore, senza ombra di dubbio Catania è il centro economico e sociale più importante della Sicilia, ma oggi soffre innegabilmente una situazione pesantissima per via delle condizioni del bilancio comunale. Come se ne esce? Per prima cosa premetto che non è compito del Parlamento europeo trasferire direttamente fondi a questo o quell’ente. La strada del sostegno diretto è quindi impraticabile. Detto questo, noi sappiamo che i finanziamenti che giungeranno in Sicilia, perché fondi destinati alle aree Obiettivo Uno, saranno lo strumento principe per avviare un circolo virtuoso che ci aiuti ad uscire da quella condizione, che con una definizione odiosa, è chiamata ‘area di sottosviluppo’. In questo senso, per il sostegno al reddito dei soggetti più disagiati sarà fondamentale l’apporto del Fondo Sociale Europeo, per le opere infrastrutturali si utilizzerà il Fas (Fondo per le aree sottosviluppate), e via via tutti gli altri Fondi relativi alle varie aree di intervento quali agricoltura, industria, etc …

Tra queste infrastrutture la Chimera si chiama Ponte sullo Stretto … Il Ponte si farà: l’apporto dei privati è certo, il Cipe, grazie all’interessamento del Ministro Matteoli, vi ha destinato le risorse necessarie almeno alla prima fase, sono disponibili anche i fondi europei per il corridoio 1, Berlino – Palermo, di cui l’opera fa parte: è chiaro che indietro non si torna.

Affidare la gestione dei teatri e dei siti archeologico - museali a dei soggetti privati capaci di rendere profittevole tale attività;

I fondi ci saranno pure ma il 2013 si avvicina: si sta pensando al dopo? Il 2013 è una data, e sappiamo tutti cosa comporterà. In questi anni però abbiamo visto come il Ppe si sia battuto per i paesi dell’Europa Centrale e sembra che adesso, dopo la nostra adesione, questo interesse si stia dirigendo anche verso i territori dell’Europa Meridionale. Pur non potendo prendere impegni adesso, è chiaro che si tratterà sulla data di uscita dall’Obiettivo1 in modo tale da garantire alla Sicilia quelle possibilità di sviluppo che oggi le sono precluse solo dalla crisi economica internazionale.

Realizzare un sistema di porti turistici .

Realizzare immediatamente l’aeroporto di Agrigento necessario allo sviluppo turistico della zona, esclusa dai flussi in quanto mancante delle infrastrutture necessarie;

LE MIE 5 IDEE - AZIONI A FAVORE DELLA SICILIA Fare della Sicilia un grande parco Mediterraneo del divertimento, seguendo l’esempio di Malta; Apertura di due Casinò in Sicilia: uno a Taormina e l’altro nelle zone del palermitano;

Proprio di opere pubbliche si è parlato spesso. Che valore avranno? E soprattutto, si faranno? Già da Assessore Regionale allo Sport ho firmato provvedimenti che hanno permesso la realizzazione di numerosissimi impianti. Oggi le infrastrutture sono strategiche per il progresso del nostro territorio è devono essere fatte. Anche con l’aiuto dei Fondi Obiettivo 1. Voglio inoltre sottolineare che nessuna opera prevista dal programma di infrastrutture del Governo nazionale sarà cancellata in seguito al terremoto in Abruzzo e che si è al contempo evitata l’imposizione dell’odiosa sovrattassa, che in tante occasioni era stata applicata ai contribuenti italiani in seguito a vicende simili. MAGGIO ‘09


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DA CAVALIERI A MISSIONARI MENO MALE CHE SILVIO C’E’

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all’ormai celebre “discorso del predellino” al congresso fondativo del 27, 28 e 29 marzo è passato poco tempo, ma oggi il PDL esiste ed è il più grande partito italiano, stimato ben oltre il 40% dai sondagisti più accreditati. Ad assistere al parto, nel padiglione 8 della nuova fiera di Roma, in quei tre giorni di marzo che faranno storia io c’ero e posso raccontarvi tutto.

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Mi è bastato arrivare di buon mattino di fronte ai cancelli per capire che nulla era stato lasciato al caso: varcata la soglia ho iniziato a camminare su un tappeto blu elettrico che non mi ha più abbandonato (tranne che nel bagno). Nel mega tendone allestito all’entrata mi ricevono in stand ordinati, divisi secondo l’ordine alfabetico e una volta registrato mi consegnano la busta chiusa con dentro il badge nominale, che mi permetterà di accedere all’area delegati e il nome dell’albergo che mi è stato assegnato. Pagano i partiti, anzi il partito, ormai è uno solo! In un banchetto affollatissimo consegnano invece un foglietto di carta col quale avrò diritto a ritirare la mitica valigetta col kit del delegato modello. Al suo interno una spilletta ricordo, una moneta in simil-oro ricordo, un phamplet con tutto quello che il governo ha fatto nei suoi primi 10 mesi di vita, un’edizione pergamenata della Carta dei Valori del Partito Popolare Europeo, l’attestato di partecipazione al congresso fondativo (pronto da incorniciare e mettere dietro la scrivania, anche a costo di spostare la pergamena di Laurea) e, dulcis in fundo, la penna USB con inciso il simbolo del PDL. Che figata vero? La valigetta non sarà consegnata prima delle 22. Che stiano tentando di far fare presenza obbligatoria a noi poveri delegati? Il dubbio diventa certezza quando capisco che anche la navetta per l’albergo non partirà prima delle 22. E il trolley dove lo metto? Nessun problema! Il deposito bagagli della stazione Termini è nulla in confronto a quello allestito qui: una trentina di ragazzi in divisa mi accolgono e mi sistemano il bagaglio e anche il giubbotto, mi consegnano uno scontrino col un numero e mi spiegano che è tutto gratis. Fantastico! Senza più impedimenti, con giacca cravatta e pass al collo mi avvio verso il padiglione del congresso. Oltre la prateria infinita di poltroncine campeggia il palco a forma di trapezio, dicono voglia rappresentare un ponte che leghi il

passato al futuro, credibile. Decentrato rispetto alla postazione della presidenza del congresso c’è il podio da dove parleranno gli aventi diritto, 2 semplici microfoni a stelo a sovrastare il simbolo del partito, sobrio. Dietro il palco tre enormi video-wall renderanno visibile tutto a tutti, anche ai cosiddetti “ospiti”, per i quali sono state riservate le ultime file di questo sterminato padiglione. Tre giorni di lavori, decine di interventi, da applausi il Sindaco di Roma Alemanno, i Ministri Alfano, Meloni, Gelmini e Tremonti, ovazione strappalacrime per Renato Brunetta (il ministro della funzione pubblica è ormai ai massimi livelli di gradimento e popolarità), senza infamia e senza lode Sacconi, Ronchi, Rotondi, Bocchino. Argomenti comuni ad ogni intervento la crisi economica, le riforme, la meritocrazia e il duopolio Fini-Berlusconi. A proposito di Fini, devo ammettere che il suo intervento è stato, per un verso da statista di spessore, per l’altro da condottiero dell’ex AN che non ha certo voglia di farsi annettere. Il PDL dovrà essere, secondo il Presidente della Camera, un partito plurale, ma in nome di una sostanziale unità, democratico, ma senza correntismi e lo ha definito, a volerne enfatizzare la convinzione con cui ha aderito al progetto, “il mio partito”, suscitando applausi a scena aperta. Dopo Fini spazio al pranzo: 22 cuochi al lavoro sotto la guida di un capo chef, cibarie da preparare per 6000 persone, una vera e propria sfida, che riconosco abbondantemente superata. Tartine, riso, pasta, polenta, pesce, pollo, arrosti, porchetta, mozzarella di bufala, formaggi vari, salumi, dolci, vini bianchi e rossi, tutto di grande qualità e in grande quantità, del resto bisogna pur mangiare… In tardissima serata, recuperata la tanto agognata ed elegantissima valigetta, ogni delegato che si rispetti, dopo aver cenato abbondantemente, cerca di trovare il suo bus navetta per rientrare in albergo e concedersi una notte di meritato riposo. Trovatelo voi il vostro autobus in mezzo a 120! Per fortuna l’organizzazione è stupefacente anche in questo e

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mi è bastato chiedere informazioni nel tendone appositamente allestito affinché una bella hostess mi accompagnasse fin sotto il mio bus navetta. Utilizzo l’aggettivo possessivo “mio” non a caso, infatti per quanto mi riguarda era proprio “mio” visto che ero l’unico ad usufruirne! Un mega taxi da 57 posti solo per me, per portarmi avanti e indietro dall’albergo (a orari prestabiliti però!). Grazie Silvio! A proposito di Berlusconi, non vedevo l’ora che arrivasse domenica per ascoltare il discorso di chiusura del Presidente del Consiglio, del Milan, di Mediaset… ed ora anche del POPOLO DELLE LIBERTA’… Finalmente, verso mezzogiorno di domenica 29, dopo gli interventi dei tre vice-coordinatori nazionali, cioè La Russa, Bondi e Verdini (chi era costui?) arriva l’ora di proclamare Silvio Presidente del PDL. La Ministra Meloni invita noi delegati a votare, specificando che l’unica candidatura pervenuta è quella dell’On. Berlusconi (azz…perché non ho pen-

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sato a candidarmi mi chiedo tra me e me…), alziamo i cartellini, UNANIMITA’, proclamazione ufficiale! In quel momento, quasi per magia entra Lui, sulle note, ma solo le note, di Meno male che Silvio c’è, standing ovation e applausi senza fine… Poi il discorso, la svolta nella storia della politica italiana, gli elogi agli alleati, al fedele amico Fini, gli attacchi a Franceschini, la sfida ad un’opposizione che non c’è, oltre 100 minuti che volano via in un attimo, qualcuno rischia di addormentarsi, qualcuno lo fa davvero e infine il colpo di genio di Berlusconi: galvanizza i presenti con la nuova grande missione da compiere, diffondere il PDL tra gli amici, sui luoghi di lavoro, nella società e ci nomina tutti MISSIONARI DELLA LIBERTA’, le bandiere tricolori e del partito iniziano a sventolare, suona l’inno d’Italia, è finito il congresso, ma è iniziata una nuova grande avventura, all’americana nei modi, all’italiana nei contenuti. Gianandrea Agnoni


L’Atletico Roccalumera vince e vola in 2a categoria

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A traghettare fin qua la squadra roccalumerese “i salti mortali” di Pietro Sturiale, il quale in tutta la stagione ha subito solo una decina di gol (solo 4 nel girone di ritorno); i numerosi gol di Marcello Rinati (Attaccante) e Alessio Minè sono stati il viatico per la vittoria della squadra: il centrocampista alumense è stato l’autore del gol (a Rometta contro il Riviera Sud), che ha condotto l’Atletico Roccalumera allo scontro finale con la squadra aliese, che è entrata in crisi quando nella prima mezzora del primo tempo ha su-

bito il gol di Giovanni Scarci. L’undici aliese ha dimostrato dal suo canto una forza di spirito e una spinta motivazionale non indifferenti e si sarebbe meritata la palma di “gentleteam” (perché non si è persa d’animo anche quando ha subito la perdita del Mister qualche mese fa), ma in un eccesso di foga è riuscita a concludere lo

scontro con tre espulsi nel secondo tempo. Le occasioni di gol non sono mancate con le azioni del Capitano Giuseppe Ciulla, di Raffa e Marino, ma un occasione non sfruttata è sempre un’occasione persa. Santi E. Savoca

urante la stagione il presidente dell’Atletico Roccalumera, Mansueto Gugliotta, ha fatto solo pochi acquisti: Carmelo Basile, Giovanni Briguglio, Santi Ciatto e Santi Villari. A metà campionato l’Atletico Roccalumera era già nelle prime posizioni della classifica. La squadra era altamente motivata a voler arrivare almeno ai play-off; quando si è trovata a pochi punti dalla capolista proprio sul finale di stagione, ha tirato fuori la grinta giusta per ghermire quel sogno. Anche se nelle ultime partite c’è stato un avvicendamento degli allenatori (il Mister Gustavo Staiano ha ceduto, temporaneamente, a Camelo Campailla la panchina dell’Atl.Roccalumera) la formazione ha dimostrato ottima forma e coesione. Nell’auto analisi fatta dai giocatori stessi si è notato che la tendenza per questo campionato è stata quella a fare gioco di squadra, senza strappi e senza caricare sulle spalle di uno o due giocatori le aspettative di tutto il team.

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IL MERCATO

arrembante stagione calcistica dell’Atletico Roccalumera si conclude con la promozione in Seconda Categoria. Domenica 10 maggio il Campo di calcio di Limina, gremito di tifosi, era lo scenario ideale per l’ultimo atto di una serie di vittorie inanellate da una squadra che si è dimostrata coesa per tutto il campionato.

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Uaripat: una notte per l’Abruzzo Un atto di solidariatà verso le zone colpite dal terremoto

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di Cristina Maccarrone olo tre sono gli anni da cui suonano insieme, eppure hanno già condiviso il palco con una band come i Tinturia. L’occasione è stata una di quelle per le quali la musica supera tutte le barriere e dà il suo contributo di beneficenza: sul palco di Catania alle Terrazze Ulisse, in una manifestazione voluta dagli studenti universitari etnei, gli Uaripat si sono esibiti il 24 aprile con altri gruppi per raccogliere fondi.

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Chi sono gli Uarigat? Un gruppo di giovani musicisti, nato nel 2006, che ha messo insieme le proprie influenze musicali. Il risultato? Un mix tra l’energia del rock e suoni wordl music con l’uso anche di strumenti etnici. Ci sono stati molti cambiamenti nel nostro gruppo: all’inizio la band era formata dal cantante Davide Garufi, i chitarristi Marco Narzisi e Yasha Trimarchi, il bassista Luigi Prestipino , io alla batteria, Ugo Mastroeni alle percussioni e didjeridoo; Yasha Trimarchi e Luigi Prestipino hanno lasciato per motivi personali e li hanno sostituiti Ludovico Pipitò e Fabio Accetta. Fabio se ne è andato ad inizio 2009 ed è entrato a far parte dei nostri Carmine Prestipino alla chitarra e Marco Narzisi è passato al basso. MAGGIO ‘09

Com’ è la vostra musica? A chi vi ispirate? Noi chiamiamo il nostro “Rock Bucolico”, sia per lo scenario che circonda la nostra sala prove (leggi campagna, ndr), sia per il genere di sound che proponiamo, misto tra rock, etno-folk, funky e una spruzzatina di pop ogni tanto. Non ci ispiriamo a nessuno in particolare, siamo semplicemente noi stessi portando nella musica i nostri gruppi e le nostre tendenze musicali, in modo da trasformarci ogni volta in Uaripat. La canzone che vi rappresenta di più? Un po’ tutte, sia nella musica che nei testi che scriviamo. Ma il pezzo che si avvicina di più alla nostra vera essenza musicale è “Contrabbando”, che parla dell’immigrazione clandestina vista con gli occhi di chi affronta questi viaggi rischiando la propria vita. Nella prima parte vengono fuori sonorità mediterranee che ricordano la partenze e le speranze e poi esplodono nel grido di delusione “io cercavo solo un’opportunità/io credevo che l’uomo non finisse là…” sostenuto dalle chitarre rock e dalla sezione ritmica incalzante, per poi sciogliersi, nel finale, in una preghiera in lingua congolese.

Cosa ha significato la serata di venerdì 24 aprile a Catania con i Tinturia? È stato un onore partecipare a questo evento . Una tragedia che ha colpito anche studenti universitari, ragazzi magari con le nostre stesse passioni, che hanno avuto questa sfortuna e ai quali ci sentiamo molto vicini e abbiamo voluto esserci.

La musica può servire a superare le tragedie? Sicuramente non le può evitare, ma può dare energia per ricostruire se stessi e le cose materiali che ci circondano. La musica per noi è tutto e crediamo che ognuno possa creare la colonna sonora della propria vita, renderla più allegra e semplice, riuscire a leggerla per affrontarla meglio.

Com’è il panorama musicale nella riviera jonica? C’è ancora il problema delle sale prove? Purtroppo nella riviera jonica non esistono vere realtà ricreative per giovani musicisti, né centri culturali, con il magro risultato di una società che tende a generare solo ragazzi che vivono al servizio di televisione e sale giochi, a causa della miopia delle istituzioni. E fare il musicista “deve” rimanere solo un piccolo hobby e non una

speranza lavorativa o un progetto a lungo termine a meno di avere un grosso colpo di fortuna. Noi siamo i pochi se non gli unici che abbiamo una sala prove tutta nostra. E’ una “ invidiabile” casupola di campagna, dove possiamo provare tutte le volte che vogliamo. Questa location ha contribuito molto al nostro modo di concepire lo stare insieme e fare musica. Il luogo è regolarmente popolato da numerosissimi fans, tra i quali spiccano due gechi che escono fuori ogni volta che proviamo. Per questo il geco è anche il simbolo del nostro gruppo. Progetti? Il nostro unico progetto è quello di continuare a suonare insieme, e magari riuscire a trovare qualche etichetta che produca i nostri pezzi, qualche agenzia che promuova i nostri concerti, l’importante per noi è riuscire a trasmettere la nostra musica! Purtroppo sappiamo bene come è la situazione qui al sud, e soprattutto in Sicilia, per cui è molto difficile trovare buone occasioni per spiccare, magari se ci trovassimo, per esempio, a Roma potremmo avere più speranze di essere notati da qualcuno, anche se ci basterebbe solamente riuscire a suonare un po’ di più.


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Roccalumera: niente bollette, via la luce

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L’arringa elettrica nell’assordante silenzio uno schifo. Non sono roccalumerese ma la cosa domani o tra un anno potrà capitare anche a me. E non me ne starò con le mani in mano. Non mi stanno bene neanche i passi cauti ed opportuni di quei politici o di quelle altre istituzioni che stanno “vedendo cosa si può fare”, poiché i veri responsabili di questo sfacelo, in fondo in fondo sono anche concittadini che hanno votato...

RIVIERA

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fine, da regolamento, anche gli oneri di riallaccio alla potenza contrattualizzata. E il cane che si rimangia la coda. Le Ditte di distribuzione delle bollette (private) hanno dimostrato la loro debolezza logistica, che si ripercuote, guarda caso, sempre e solo sul citta-

Questa non è manco una Repubblica delle Banane, è solo gestita da rubagalline legalizzati, e che se li spendano ‘sti soldi in farmaci che so io. Ma l’operatore che a cento o mille chilometri di distanza “declassa” la potenza ad una utenza remota ( sicuramente associata alla famiglia di un pensionato, di un disabile…), viene informato se in quel domicilio c’è un polmone d’acciaio? O una stufa elettrica per un ammalato grave di bronchite? E una Ditta che non rispetta la tempistica delle consegne delle fatture, non è per caso passibile di risarcire moralmente e materialmente i gravi danni arrecati?

D’altro canto è come dire a me stesso “meno male che non faccio politica”, giusto per sperare che la mia fedina penale resti linda. Ma lo scandalo, la vergogna, l’obbrobrio delle bollette Enel (sub)appaltate per la distribuzione, che non vengono recapitate e l’Ente di parastato ormai non più monopolista della gestione del patrimonio elettrico nazionale che ragiona quasi fosse vittima di una autoelefantiasi burocratica, non mi sta più bene. Ora è troppo. Era troppo anche quando questo disservizio ti faceva trovare nella bolletta seguente quella che ti è stata recapitata in ritardo (ahi, magari anch’essa recapitata ulteriormente in ritardo) un paio di Euro sotto la voce “penale per ritardato pagamento fattura x/yy” . Immorale, indecente, sembrano cose ordite da trogloditi medievali, anche gli scribi dei farisei avrebbero avuto una larghezza di vedute maggiore. Ora i “morosi” della bolletta energetica non per colpa loro, rischiano il declassamento d’ufficio al minimo del minimo della potenza erogata, in modo da essere coercizzati per consunzione psichica al pagamento dell’importo dovuto. Che neanche si conosce. Alla

incatenarsi agli approdi, e da sbraitare tutto il livore possibile tra Gabibbo e Mi manda Raitre, perché questo meritano, e perché in questa triglia lessa di Paese non c’è più uno stronzo che paghi, che paghi stramaledettamente tutto, sino alla fine.

Non vorrei sforare nella apologia di reato, ma mi diverto a pensare ai tempi in cui si partiva con archibugi e forconi e si risolvevano le cose attraverso le vie di fatto, e vediamo poi la stampa da che lato si mette.

dino. Si chiudano queste convenzioni e si torni ad una distribuzione da società controllate dall’Enel, che peschino manovalanza locale, con un briciolo di garanzia sul servizio reso. Cornuti e bastoniati. Ora pure il Call Center liquida le centinaia di proteste telefoniche consigliando di chiamare direttamente la Ditta responsabile: l’Enel non ci può far nulla. C’è da sguinzagliare avvocati, da

La rabbia maggiore è che non si può attuare alcun “sciopero dei consumi elettrici”, sarebbe come scimmiottare l’ilare detto dialettale che recita “mia moglie mi fa le corna, ed io mi taglio le palle!”. Troppo morbidi ed ipocriti anche certi media locali, bravi a far vedere i lenzuoli bianchi sui cadaveri e i rigagnoli di sangue sotto ai marciapiedi, mentre la politica “vede quel che si può fare! Masochisti sì, e fino in fondo.

Furci: il parco pubblico in stato di abbandono di Sebastiano Scordato urci verde sta ancora marcendo: la macchia naturale che si trova a sud di Furci Siculo, accanto al torrente Savoca, rimane ancora parzialmente abbandonata a se stessa ed ai continui atti vandalici che distruggono l’arredo urbano ed il verde pubblico. Nel tempo le piante non curate hanno causato la decadenza strutturale, distruggendo gran parte della pavimentazione, la mancanza di

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manutenzione ormai si fa sentire in quella che poteva essere una bellissima oasi naturale, la penuria d’acqua nelle fontane, quasi inutilizzabili, fa capire molto dell’ambiente che lo circonda. Tutto rimane fatiscente, specialmente i giochi per bambini, che si devono accontentare dei rimasugli, a volte marci, di quelli che una volta erano degli esemplari strumenti di ludo. Fortunatamente gli alberi, e la natura in genere, che compongono Furci verde lo rendono ancora un gradevole posto da visitare. MAGGIO ‘09


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Nizza di Sicilia: Agroalimentare e Turismo

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di Carmelo Spadaro Il 28 aprile a Nizza di Sicilia si è tenuta un’interessante Conferenza dal titolo “Agroalimentare e Turismo fattori di sviluppo dell’Economia locale: problematiche e prospettive occupazionali”.

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Sede del convegno è stata la sede del nuovo Liceo Economico Turistico “F.Magellano, per l’occasione gremita di gente incuriosita e attenta ai temi affrontati. Moderatore dell’incontro è stato il Preside prof. Andrea Raffa che dopo avere esposto i contenuti dell’offerta formativa del nuovo liceo ha presentato il volume del Prof. Maurizio Lanfranchi dal titolo “Agroalimentare e Turismo: fattori aggreganti dell’identità rurale”. “Il territorio della provincia di Messina annovera tra i più importanti punti di forza un patrimonio agroalimentare e naturalistico, che può innescare in molte aree marginali un rilevante processo di sviluppo dell’economia locale, favorendo l’occupazione e il rilancio di tutte quelle attività produttive minori che gravitano attorno all’agricoltura attraverso l’esaltazione del modello di agricoltura multifunzionale - ha dichiarato il Prof. Lanfranchi, docente di Economia e Politica Agraria dell’Università di Messina- . Il settore agroalimentare costituisce indubbiamente una potenziale fonte di sviluppo economico su cui puntare e attrarre flussi turistici importanti, che danno vita a varie tipologie di turismo alternativo ed ecocompatibile. Valorizzare le produzioni di qualità può rappresentare un’opportunità per la creazione di nuova imprenditorialità e occupazione. I dati disponibili mostrano un mercato in rapida evoluzione, sia in termini quantitativi che in termini di caratteristiche, motivazioni ed esigenze della domanda”. Sono intervenuti anche il Dott. Giorgio Foti Dirigente Responsabile SOAT2 – Regione Sicilia che ha trattato il tema dei Marchi di tutela comunitaria quale strumento di valorizzazione delle produzioni locali e il Dott. Attilio Interdonato, Presidente del Consorzio di Tutela del Limone Interdonato di Sicilia, che ha affrontato il tema della produzione agroalimentare di qualità quale volano per lo sviluppo imprenditoriale del territorio jonico. Molto interessante l’intervento del Dott.Carlo Giannetto della Facoltà di Economia dell’Università di Messina che ha discusso sulle prospettive occupazionali e sullo sviluppo dell’economia locale. “Il turismo rurale e in particolar modo il turismo enogastronomico, rappresentano una nuova fonte di reddito per le aziende agricole, divenendo vero e proprio strumento per il rilancio delle economie rurali. - ha spiegato il dott. Giannetto - La crescente domanda del turismo enogastronomico evidenzia che si tende ad allontanarsi dalle mete di “massa” e a preferire le strutture agrituristiche, gli itinerari enogastronomici, i percorsi naturalistici e i B&B”. Molto apprezzato e seguito l’approfondimento del dott. Giannetto che ha continuato dicendo che “l’integrazione fra qualità e territorio diventa, quindi, lo strumento più significativo MAGGIO ‘09

per molte realtà rurali. Per realizzare queste politiche, le imprese e le singole filiere dovranno contribuire allo sviluppo del comparto mediante investimenti specifici; certamente le problematiche relative ai capitali da destinare all’investimento non sono poche soprattutto per le realtà consortili che sono di piccole dimensioni sia da un punto di vista economico, che professionale. Anche se, lo strumento consortile potrebbe divenire elemento coagulante tra le imprese della filiera e potrebbe svolgere un ruolo nella logica dello sviluppo territoriale”. Tornando alla presentazione del nuovo istituto: qual è l’offerta formativa?Il preside Raffa ha spiegato che il “liceo economico-turistico F.Magellano” si propone di fornire agli allievi una buona conoscenza degli strumenti di analisi economica per la corretta interpretazione dei fenomeni economici ed ambientali legati al settore turistico e alle attività ad esso connesse. Il percorso di studi prevede una formazione quanto mai variegata e interdisciplinare. L’apprendimento teorico si affianca alla pratica progettuale, attraverso attività di gruppo coordinate da professionisti ed esperti nei vari campi, che mettono a disposizione dello studente la propria esperienza. Gli sbocchi occupazionali e le attività professionali previsti da tale corso di studio, pertanto, sono in diversi ambiti, quali il turismo, l’organizzazione di attività sociali compatibili con l’ambiente, la comunicazione turistica per il mercato dell’editoria tradizionale, multimediale e negli uffici stampa di enti e di imprese del settore. Sono previste anche attività esterne e tirocini presso aziende e amministrazioni pubbliche, e sono possibili soggiorni all’estero nel quadro di accordi internazionali.


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NINO BARTOLOTTA: NUOVO PRESIDENTE DELL’UNIONE DEI COMUNI

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di Silvana Sturiale lcuni giorni addietro, l’Assemblea dei Sindaci - con 9 voti a favore ed un astenuto - ha eletto Nino Bartolotta, Sindaco di Savoca, nuovo Presidente dell’Unione dei Comuni delle Valli Joniche dei Peloritani. Bartolotta, che subentra al dimissionario Sindaco di Antillo, Antonio Di Ciuccio, resterà in carica per un anno. Appena eletto ha ufficializzato i nomi degli assessori ed assegnato loro le relative deleghe. L’abbiamo incontrato per fargli gli auguri …

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sori? Ritengo necessario organizzare gli uffici e reperire le risorse umane e professionali idonee per fare funzionare al meglio l’Unione; avviare la gestione in forma associata di alcuni servizi che attualmente fanno capo ad un solo comune al fine di economizzarne i costi, e porre l’attenzione su alcuni progetti di carattere strategico e di importanza comprensoriale. Progetti a breve scadenza? Aderire alle fonti di finanziamento CIPE a valere sui fondi FAS e a tutte le altre opportunità che si presenteranno, ed inoltre un piccolo, grande obiettivo: arrivare entro la scadenza del mandato alla redazione di un progetto di fattibilità dello svincolo autostradale nella valle d’Agrò; ritengo che per il futuro un collegamento stabile con l’A 20 sia ormai indispensabile per fini di sicurezza e per programmare un serio sviluppo turistico e socioeconomico del territorio jonio-agrò.

Sindaco, un incarico inaspettato … Sì, avevo accettato l’incarico di vicePresidente da parte di Antonio Di Ciuccio al quale mi lega da tempo un rapporto di stima reciproca. Non pensavo e non ero pronto (in questo periodo ho anche altri importanti impegni) ad assolvere a pieno alle funzioni di Presidente. Abbiamo visto che ha dato subito le deleghe agli assessori … Le deleghe sono state assegnate immediatamente perché ritengo che il lavoro da fare sia tanto; assegnerò nei prossimi giorni a ciascun assessore la delega alla firma per conto del Presidente, al fine di accelerare e facilitare i compiti gestionali di propria competenza. Ultimamente lei si era un po’ defilato dai lavori dell’Unione. Adesso che è il Presidente della giunta come intende proseguire il lavoro iniziato dagli altri colleghi suoi predeces-

Avete intenzione di fare una seria campagna di informazione sulle possibilità di investimento? E’ una domanda molto interessante! Ti rispondo sicuramente sì… pur tenendo conto delle perplessità e delle difficoltà nel reperire soggetti di “qualità” idonei a farla!! Presidente la ringrazio per il tempo che ha voluto dedicarci e le auguro buon lavoro! Grazie a te e alla redazione. Buon lavoro anche a Voi.

Riqualiicazione dell’Agrò: i lavori non convincono tutti Visto il completamento dell'opera di riqualificazione del Torrente Agrò, ho voluto fare un giro e dare un'occhiata di presenza. Devo dire che il colpo d'occhio dalla Basilica di San Pietro e Paolo è indiscubile, il miglioramento del paesaggio è neo e devo dire che l'opera per ora è quello che ci voleva. Un buon risultato per i comuni della zona, non ci sono dubbi,non sarebbe giusto però oscurare i vari dife che spero vengano corre permeendo al lungo fiume di fare il salto di qualità definivo. Innanzituo perchè non si è asfaltata anche la parte che arriva fino alla Basilica permeendo così una fruizione turisca degna della sua importanza? Ora come ora una autobus è impossibilitato ad arrivare direamente e se per i giovani non è un problemi per gli anziani la restante strada non è una scampagnata semplice visto la salita per la Chiesa. Mi colpisce come per quanto si dica e ci si van a parole di avere un monumento patrimonio UNESCO nel proprio territorio, non lo si esal di conseguenza, da quando

sono piccolo si parla di una strada, la cosa sembra ridicola,ma dovrebbe fare piangere, non parliamo di manifestazioni culturali o di assenza di even collaterali alla Basilica,ma semplicemente di una strada. Per la serie vale sempre di più la Sagra della Salsiccia che l'UNESCO (con tuo il rispeo delle Sagre paesane che trovo vitali per il territorio). Ora che abbiamo trovato i fondi però il lavoro lo stesso non si è completato, cosi facendo si parlerà per altri anni di quando l'opera arsca sarà pienamente fruibile. Sempre in linea con questo un'altra mia domanda è: vabbenè le vie pedonali che costeggiano il fiume,abbastanza visibili e ulizzabili (anche se la parte nel territorio santateresino prima costeggia una sorta di deposito-discarica, poi inizia proprio a fianco al depuratore,non il massimo di esteca), ma per quanto riguarda la strada asfaltata che porta alla basilica sembra un'isola nel deserto, non ci sono indicazioni sufficien, sfido chiunque non del territorio ad arrivarci senza una guida del posto, poi se è

vero che l'ulma parte peccava nel suo essere incompleta, la parte iniziale non fa eccezione, quindi una volta lasciata Contura prima si passa da un terreno sabbioso e accidentato (in inverno uno speacolo) e dopo qualche cennaio di metri spunta questa strada asfaltata per terre sconosciute (dimencavo di menzionare una piccolo segnale in mezzo ai limoni che segnala la Basilica). Quindi se questa è un'opera per valorizzare il territorio e introdurre nuovo turismo non ci siamo, si deve spingere il turista dove lo si vuole portare non sperare in turis iper arezza. Non ho fao anche se avrei voluto un discorso sui servizi che potrebbero accompagnare quest'opera po navee o altro, mo sembrerebbe di chiedere troppo,ma almeno indicazioni precise. Quindi basta ostentare grande interesse per l'arte la cultura se poi non si sfrua al massimo e si lasciano le cose a metà. Speriamo che i lavori vengano completa a dovere, vi terremo informa. Carmelo Galeano MAGGIO ‘09


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TERREMOTO: rischio sisma per tutta la riviera jonica

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Dott.ssa Trimarchi come definirebbe il fenomeno del terremoto? Il terremoto o sisma, è un movimento rapido e improvviso della crosta terrestre. Un terremoto avviene in seguito alla liberazione di energia in un punto interno che viene detto ipocentro. Dall’ipocentro partono una serie di onde elastiche, le cosiddette “onde sismiche” che si propagano in tutte le direzioni, anche all’interno della Terra stessa. All’ipocentro corrisponde, in verticale sulla superficie terrestre, l’epicentro. La nostra zona presenta dei fattori che possono indicare possibili attività sismiche? Purtroppo si. Vi spiego meglio: la Sicilia, così come il resto dell’Italia, è suddivisa (Carta delle zone a maggior pericolosità sismica locale) in macro aree e micro aree. La macro area che ci interessa è quella calabro-siciliana, che possiede una particolare caratteristica cioè quella di avere l’ipocentro poco profondo. Il 77% di questa macro area ha l’ipocentro profondo dai 5 ai 10 km dalla superficie terrestre, il restante 23% invece a partire da 10km in poi.

prima zona, prospiciente il mar Jonio, a pericolosità sismica modesta per il 27% del territorio, a pericolosità sismica media per il 70,3% e a pericolosità sismica alta per il 2,7%; la seconda zona, Frazioni di Misserio e Fautarì, è a pericolosità sismica modesta per il 20,4% del territorio, a pericolosità sismica media per il 71% e a pericolosità sismica alta per l’ 8,6%. Si può sapere con esattezza quando avverrà un terremoto? Il momento esatto non si può sapere. Però ci sono degli studi in via di sviluppo che riesco a trovare il periodo in cui può accadere il terremoto. Infatti è stato dimostrato, nella maggior parte dei casi, che subito prima di un sisma le rocce (tutti i tipi di rocce) rilasciano dal sottosuolo un gas radioattivo a causa dei movimenti delle faglie. Ultima domanda doverosa. In caso di terremoto cosa bisogna fare? È molto difficile seguire con precisione tutte le precauzioni che ormai tutti sanno, anch’io per prima mi lascerei perdere dal panico. In ogni caso il comportamento più importante da prendere è mantenere la calma. Ovviamente evitare di uscire fuori nel balcone o prendere le scale. Piuttosto cercare dei posti sicuri, sotto le travi portanti, sotto le arcate delle porte o sotto un tavolo e aspettare che il terremoto finisca. di Valentina Crupi

Legenda FOTO 1 Classificazione sismica del territorio nazionale: La Normativa vigente (O.P.C.M n° 3274 del 20/03/2003 “Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica” modificata dall’ O.P.C.M n° 3431 del 03/05/2005) prevede che il territorio nazionale venga suddiviso in 4 zone sismiche, differenziate in 4 corrispondenti valori di accelerazione orizzontale d’ancoraggio (ag/g) dello spettro elastico di risposta.

Questo cosa comporterebbe? Un’intensità molto elevata. Si parla del 6°/7° della scala Mercalli, con magnitudo 5,5/6 . Per quanto riguarda la riviera jonica? Secondo la nuova classificazione sismica del territorio, la nostra zona balneare è collocata come zona 1 con accelerazione di gravità dello 0.35 g.Tale collocamento si ha soprattutto per una pericolosa faglia, faglia Messina-Giardini che è di 33.729 m. Questa faglia è per definizione “faglia capace”, cioè faglia attiva che si potrebbe muovere. Essendo situata in mare comporterebbe oltre al terremoto anche una sorta di tsunami.

Numero di comuni, ricadenti nelle 4 zone previste dalla nuova classificazione sismica ex OPCM 3274 del 20 marzo 2003

Quali sono i rischi per la cittadina di S.Teresa di Riva? Sul nostro territorio sussistono 2 zone a grande rischio sismico: la

Fonte: Elaborazioni ARPA Sicilia su dati del Servizio Sismico Nazionale

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Provincia Messina

Zona 1 21

Zona 2 87

Zona 3 0

Zona 4 0

Totale 108

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opo l’imminente e catastrofico terremoto avvenuto più o meno un mese addietro nella regione Abruzzo, ci siamo avvicinati all’argomento che, purtroppo, ci riguarda molto da vicino. Il Geologo dott.ssa Manuela Trimarchi, disponibile nel rispondere alle nostre domande ed esaustiva nelle spiegazioni, ci ha aiutato a conoscere un po’ meglio questo fenomeno. Fenomeno che dovrebbe essere attenzionato molto di più e mai lasciato in secondo piano.

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34 Riviera turistica? Tutto un GrandeBluff (troppo cemento lì, troppo poco là…)

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ECONOMIA

- di G.M.Cicala nche questo mese, il Direttore G. Massimo Cicala e Pietro Cascio, Presidente provinciale della FENAPI Messina, hanno affrontato un tema che per troppo tempo ha riempito le (in)certezze e le speranze di chi ha fatto e ascoltato, la politica e i politici locali. E sembra solo apparentemente che sul turismo si sia detto, scritto e urlato di tutto e di più. Ma forse c’è dell’altro, che emerge da questi consueti botta-e-risposta pubblicati mensilmente su JoniaNews, che stanno raccogliendo unanimi consensi tra i lettori.

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Pietro, perché il Turismo Jonico è nato sotto una stella sbagliata? Perché la scelta più comoda è stata di fittare le seconde case a turisti residenziali che optavano di passare un mese intero oppure tutta l’estate nelle nostre zone. Questo ha determinato un benessere apparente dal lato dei proprietari, e la chiusura coercitiva per i rimanenti 9 mesi al mercato locale. Dall’altro una corsa al risparmio contro l’aumento esponenziale delle pigioni, anno per anno. La crisi ha colpito da tempo soprattutto loro, che si vedono ormai da anni le case vuote, a fronte di cifre da capogiro offerte (anche 3mila euro per agosto), ecco perché fitti ad una coppietta e poi vengono in sedici. Non solo: li vedi rientrare con la prima spesa dentro shoppers di Catene Commerciali altisonanti, ma dalla seconda in poi riscappano verso gli ipermercati etnei, pur di fare provviste. Sul territorio non lasciano nulla. Credere nel turismo ricettivo, quello dei 710-15 giorni, invece avrebbe selezionato la clientela, perché sarebbe filtrata solo quel target “disposto” endemicamente a lasciare sul terreno le 500 mila lire a cranio. …e aggiungiamo che un insediamento alberghiero, rispetto ad una palazzina residenziale, da un lato escludeva per Natura clientele, torbidi do-ut-des con gli uffici tecnici corrotti, mentre creava un imprenditore che da un lato teneva a sé diverse famiglie di lavoratori, e dall’altro poteva iniziare a costruire una certezza economica capace di “dare” fastidio e quella politica che viveva solo di poveri cristi con i calzoni alle caviglie. Più o meno, e aggiungerei che ogni una o due settimane, si sarebbero avvicendati nuove famiglie, gruppi, giovani, anziani e comitive aziendali che si sarebbero distese sulle attività di terziario della riviera e non solo. L’entroterra poteva essere quel contraltare culturale ove dedicare pomeriggi e serate per le l’indoli più

“tranquille” che presentassero più sete di conoscere il luogo in cui soggiornavano. Sarebbe stata tutta un’altra storia. Si potevano arricchire parecchie categorie sociali della nostra riviera, così invece si sono impoveriti tutti, sono andati via i turisti, è rimasto solo il cemento, vuoto. E ne costruiscono altro ancora. Ora è davvero tutto perduto, anche perché lo spazio è finito … Sì, Direttore, ormai è antistorico ed anacronistico e possiamo solo o fare pochissimo o rammaricarci per non averci pensato prima. Non si sono fatti dei vincoli seri, quando lo spazio c’era. Generazioni di politici non hanno avuto le palle, il coraggio di scelte impopolari ma oculate, e di resistere in trincea su aree per insediamenti alberghieri che facevano troppo gola ai palazzinari, agli speculatori ed ai cottimisti. Rovinando non solo il sogno turistico, ma anche il paesaggio con colate di cemento. Invece è stata una gara ad aggirare le disposizioni di legge o i vecchi PRG in modo che saltassero in deroga tutti gli ultimi assetti che avevano dell’umano. Già, Pietro, ricordo un vecchio standard metropolitano, mi pare si chiamasse “modello svedese”, che prevedeva a cerchi concentrici delle aree abitative alternate ad aree verdi: in riviera non credo lo abbia rispettato nessuno … Assolutamente nessuno, si alternano strisce di palazzine, ad altre strisce di palazzine, Ahimè, a scapito degli agrumeti, ma questa è tutta un’altra intervista. Lo so, ma magari ne anticipiamo le linee direttive in questa. Lo spopolamento delle campagne e l’imbarbarimento della politica intesa soprattutto come speculazione edilizia selvaggia degli anni 80 e 90 ha un suo preciso parametro d’origine vero? Secondo me si, e l’ho sempre rivendicato anche quando è scomodo: l’indice di edificabilità nei terreni agricoli è sempre rimasto a 0.03 m3/ m2, come per dire che i possessori di un lotto di ben 10 mila metri quadrati di zona agricola possono edificare solo 300 metri cubi. Considerando l’altezza di circa tre metri, si riduce a superfici di 100 metri quadri, che sembra molto, ma che se ci si pensa non è poi tanto. Una persona potrebbe essere incentivata a comprarsi un “pezzo di campagna” e ricavarci la propria abitazione e quella di un figlio, e invece nessuno ha pensato che questo indice, anche a portarlo a 0.05 o 0.06 non avrebbe portato cementificazione (ricordo che 10 mila metri quadri sono un quadrato di verde di cento metri per cento metri e un prospetto-casa di 10 metri starebbe a 45 metri di distanza dai confini del lotto) ma al contrario, un nuovo sviluppo all’entroterra, sgravando sia la riviera da interessi cementizi, sia alleggerendo l’ingordigia dei palazzinari litoranei. Acquistare una casa in riviera oggi, ma pure ieri, significa “anche” contribuire come anello finale alla speculazione di un imprenditore che ha cominciato a comprare salatissima l’area edificabile e che proverà a risparmiare sul mattone o sul grammo di cemento per incamerare al rogito finale quanto più possibile. Anche per questi motivi profondi il turismo alberghiero lo abbiamo indirettamente ucciso non facendo caso a questo parametro tecnico. MAGGIO ‘09


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Tutta gente che da cinquant’anni vediamo sfrecciare sui cavalcavia dell’A18 con gli autobus che non andranno mai a vedere la Basilica AraboNormanna di S.Pietro e Paolo… Non è tutta colpa loro o di scelte commerciali che hanno privilegiato i soliti circuiti. Dobbiamo tornare a prendercela con i nostri soliti politici, che hanno litigato su tutto, sui porticcioli, sugli svincoli dell’A18 o sulla possibilità di declassarla almeno sino a Giardini, e trovare la volontà politica di nuove tracce ancora più a monte. E continuerei sul raddoppio ferroviario, sulla metanizzazione … l’elenco è troppo lungo. Non hanno mai fatto “squadra”, hanno solo tenuto alle loro poltrone guardandosi con diffidenza. Mentre sentivo dire che Messina è in chiaro scuro, vero? Sì, vengo da numerosi incontri sindacali e stanno chiedendo tutti la Cassa Integrazione. Avendo vissuto sinora su mercati piccoli o medi, cassintegrarsi significherà per loro mettersi automaticamente fuori gioco, senza le residue speranze che magari godono le grandi aziende in difficoltà al Nord, che magari si sono agganciati a mercati globali e il rimanere sei mesi o un anno fermi lascia loro intravedere una flebile possibilità. Di buono c’è che il Distretto Turistico sta facendo vedere come sia possibile fare “sistema” anche a fronte dei 250 mila croceristi che si aspettano lungo quest’anno. Ecco, servirebbe un coordinamento turistico che spalmi questi flussi anche su quel poco che potrebbe offrire la riviera Jonica Messinese foss’anche sotto il solo profilo museale; il tempo c’è perché le crociere si pianificano l’anno prima. Guardo con attenzione al distretto Taormina Etna, ma attendo di vedere ed analizzare i risultati, per ora sembra solo il solito spot post elettorale. MAGGIO ‘09

INDUSTRIA: FISSATI I PREZZI PER LE AREE INDUSTRIALI CONSORZI ASI assessore regionale all’Industria, Pippo Gianni, ha firmato e inviato alla gazzetta Ufficiale, per la pubblicazione, il decreto che fissa i nuovi prezzi di vendita dei terreni industriali nell’ambito negli agglomerati di pertinenza dei Consorzi ASI. “Tengo a sottolineare che i nuovi prezzi non vanno applicati - ha dichiarato Gianni - agli atti pubblici di compravendita i cui contratti preliminari siano stati sottoscritti prima dell’entrata in vigore del decreto, e nel caso in cui la mancata stipula sia avvenuta per motivi non imputabili all’impresa assegnataria”.

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Questi i nuovi prezzi: Consorzio A.S.I. di Catania Agglomerato Industriale di Pantano D’Arci 18,70 euro/mq; Agglomerato Industriale di Tre fontane e Piano Tavola 12,00 euro/mq; Consorzio A.S.I. di Messina Agglomerato Industriale di Milazzo/Giammoro 22,00 euro/mq; Agglomerato Industriale di Patti, Barcellona,Venetico, Terme Vigliatore, S.Agata di Militello, Mistretta, San Piero Patti,Villafranca Tirrena 20,00 euro/mq; Zona Industriale Regionale e Statale, Polo Artigianale Larderia 252,00 euro/mq.

INDUSTRIA: ATTRIBUITE LE RISORSE AI CONSORZI FIDI DELLA REGIONE .988.318,61 Euro sono stati ripartiti ai Consorzi fidi della Sicilia, per sostenere le aziende siciliane. Venendo incontro alle richieste del mondo imprenditoriale, l’Assessore all’industria della regione siciliana, Pippo Gianni, in attuazione alle iniziative volte al sostegno dei consorzi fidi della Sicilia, a seguito dell’attribuzione delle risorse di competenza ha adottato i provvedimenti di impegno di spesa, per l’assegnazione delle risorse richieste dai Consorzi stessi.

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Fidimpresa Catania Coprofi Enna Confidi Caltanissetta Confidi Agrigento Confidi Trapani Confidi Sicilia Messina

2.188.867,21 206.843,36 824.946,53 1.157.217,47 689.228,04 921.216,00

COMMERCIO: UNA NUOVA PROCEDURA CONSENTIRÀ DI PAGARE SUBITO I CONTRIBUTI IN CONTO INTERESSI AI CONSORZI FIDI i potranno finalmente pagare in tempi brevissimi, grazie all’approvazione dell’articolo 41 della Finanziaria, i contributi in conto interessi ai consorzi fidi, attraverso la stipula di convenzioni tra l’assessorato regionale alla Cooperazione e Commercio e gli stessi consorzi. Saranno liberate pratiche inevase a partire dal 2003, la cui istruttoria è attualmente in corso. Con le somme già impegnate si pagheranno i contributi in conto interessi dal 2003 al 2005; sarà erogata ai consorzi fidi una media di circa 10 milioni di euro per annualità.

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ECONOMIA

Curiosa ed inaspettata questa analisi … Torniamo al turismo. Diciamo anche che non siamo poi stati trattati molto bene neanche dai territori confinanti eh … È vero, per troppo tempo il triangolo Taormina-Giardini-Letojanni è stato ingordo e miope, ed ha “chiuso” le tappe siciliane obbligatorie ad escursioni sull’Etna, alle Eolie, a Messina, a Palermo, a Catania, ad Agrigento, alle Gole dell’Alcantara.


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Passive house: un modo di vivere o una tecnologia?

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ENERGIA

pagina a cura di Vittorio Crisafulli e Santo Bivona o sviluppo tecnologico negli ultimi 50 anni ha portato ad un incremento della domanda energetica. La crescita demografica e le richieste energetiche di paesi in via di industrializzazione, come Cina e India, impongono una redistribuzione delle risorse. Nel giro di 200 anni, a meno di rivoluzioni nell’uso dell’energia o delle risorse esistenti, le scorte energetiche convenzionali finiranno. Nasce così il problema della sostenibilità energetica. Solo un uso razionale delle fonti convenzionali, combinate a fonti alternative potrebbe risolvere questo problema.

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Le fonti energetiche alternative sono di diversa natura: solare, eolica, idroelettrica ... ma tutte a impatto diverso da zero. Il concetto di impatto è molto importante, indica le conseguenze ambientali dell’utilizzo di una tecnologia. Non bisogna solo considerare lo sfruttamento di una fonte non convenzionale, ma anche come viene realizzata la tecnologia per lo sfruttamento della risorsa (e.g. quali materiali e quali sforzi energetici sono stati fatti per creare una cella fotovoltaica). La migliore energia alternativa, a impatto zero, è il risparmio derivante dall’uso razionale delle risorse. Da qui nasce il concetto di Passive House o meglio casa passiva. Passive house è un modello, uno standard, di casa che ha la capacità di mantenere temperature adeguate senza il ricorso a caldaie, termosifoni o altri specifici strumenti per il riscaldamento domestico. Il calore interno è assicurato in gran parte dei raggi solari, dalle attività degli accomodanti e dagli elettrodomestici interni. Una casa passiva nelle stagioni fredde riesce a bilanciare completamente le perdite di calore grazie a sistemi di riscaldamento dell’aria alimentati da pannelli solari e pompe di calore. La stessa cosa vale anche durante i periodi caldi della anno quando la stessa struttura riesce a mantenere nella casa temperature adeguate senza il ricorso di condizionatori o altri sistemi di raffreddamento simili. L’elemento fondante della “casa passiva” è un’eccellente isolamento del suo involucro, conseguita grazie alla scelta di materiali di costruzione ottimali.

Rispetto agli edifici convenzionali di nuova costruzione, la “casa passiva” consente mediamente un risparmio energetico dell’80%. Ad esempio, molto si può fare a livello di isolamento termico semplicemente scegliendo materiali con caratteristiche di isolamento eccellenti, dalle fibre di legno

al lino, fino alla canapa. Per gli edifici di nuova costruzione, o nelle ristrutturazioni, fondamentale è anche la scelta dell’orientamento della facciata principale dell’edificio (verso sud) e l’accorgimento di ridurre al minimo le finestre situate sul lato nord. Tanti accorgimenti di questo tipo, anche senza spingersi fino al soddisfacimento di tutti gli standard della “casa passiva”, potrebbero contribuire ad un drastico abbassamento del fabbisogno energetico nazionale. Oggi infatti, circa il 40% dei consumi energetici nazionali è imputabile, direttamente o indirettamente, alle esigenze energetiche degli edifici domestici e commerciali. Chi sceglie di vivere in una casa passiva, non avrà solo un chiaro vantaggio economico in termini di costi di mantenimento (estremamente ridotti) ma dimostrerà di essere una persona responsabile e consapevole delle gravi problematiche ambientali causate da anni ed anni di incontrollate e dissennate emissioni velenose. La Casa Passiva offre molto spazio per le esigenze individuali di allestimento. Ancora pochi anni addietro, per utilizzare l’energia solare, ci si doveva rassegnare ad accettare delle limitazioni architettoniche: una serie di sviluppi successivi in materia di isolamento, d’infissi ed aerazione han fatto sì che oggi l’energia solare e

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Un netto perimetro di isolamento separa i vani caldi dalle aree fredde. L’ “involucro” dell’edificio verrà interamente coibentato, con materiale isolante termico, avente uno spessore di circa 30 o 40 cm. Cercando di evitare il più possibile ogni “ponte termico” di dispersione del calore. Un tempo, il classico “punto debole” era generalmente rappresentato da finestre ed infissi, oggi con finestre speciali, munite di vetri tripli, separati fra loro non più dal vuoto, ma da gas come argon o xenon, questo problema non sussiste più, le nostre finestre non saranno più veicolo di alcuna dispersione ma soltanto fonte di luce. E’ bene a tal proposito, tenere presente che sulla facciata Sud, la superficie finestrata, non dev’essere superiore al 40% della facciata medesima, mentre a Nord si posizioneranno il minor numero di spazi finestrati possibili. Tale rapporto per il semplice motivo che in estate le aree vetrate si surriscaldano in modo notevole. Viceversa in esposizione “fredda” sarà bene limitare il contatto di aree vetrate con le basse temperature invernali, risultandone evidente il risparmio. Un impianto termico solare può coprire il 40/60% dell’intero fabbisogno di calore a bassa temperatura della Casa Passiva. Grazie al ridotto fabbisogno di energia residua si arriva ad ottenere un pareggio completo del fabbisogno energetico attraverso fonti d’energia rinnovabili, con un impianto fotovoltaico, a costi assolutamente sostenibili. Impiegando elettrodomestici efficienti e lampadine a risparmio energetico, il fabbisogno elettrico viene ridotto di oltre il 50% rispetto alla media, senza con questo limitare il livello di comfort. Questi apparecchi spesso non sono più costosi rispetto alla media, se si considera il risparmio dei costi di elettricità.

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ITALY ? WORLD? WHERE ARE WE? a prima casa passiva è stata costruita in Germania nel 1991 a Darmstadt-Kranichstein dal Dr. Wolfgang Feist. Il fabbisogno energetico delle 4 villette a schiera, costruite secondo la filosofia “Passive House”, ammonta in media a 10 kWh/m2 e si mantiene costante da 15 anni. La prima casa passiva tedesca pluri-familiare si trova a Friburgo (1999). A seguito fu realizzato un complesso residenziale di 21 case a Wiesbaden, 32 case Hannover-Kronsberg e 52 case a Stoccarda . Tra gli anni 1999-2001 sono state costruite attraverso il Cepheus ulteriori 221 complessi in 14 località nei 5 Stati dell’Unione Europea: Germania, Svezia, Francia, Svizzera ed Austria. Tutte le costruzione furono controllate e le misurazioni rispettarono pienamente le aspettative. In questo momento la più grossa costruzione passiva (tedesca) si trova ad Ulm e si chiama Energon (2002). La prima casa passiva degli Stati Uniti è stata costruita nel 2006 in Bemidji, Minnesota per il programma “Deutsch-als-Fremdsprache-Programm Waldsee” . Il progetto in Waldsse è stato possibile grazie all´aiuto della fondazione tedesca per l’ambiente e finanziato da diverse imprese tedesche. In Italia, il primo edificio costruito e certificato dal PHI è la sede dell’impresa KLAS a Malles. Questo edificio è stato monitorato per 2 anni da Gantioler Gunther del TBZ provando i pregi e i difetti di una pura progettazione di case passive copiate dal clima continentale a quello italiano. La “casa passiva“ ha un fabbisogno per il riscaldamento non superiore ai 15 kWh/m2 all’anno, mentre il fabbisogno energetico complessivo deve rimanere al di sotto dei 42 kWh/m2 (comprensivi del riscaldamento dell’acqua e dell’illuminazione). Per farsi un’idea di quanto l’Italia sia lontana da certi obiettivi, basti considerare che gran parte delle abitazioni italiane consumano qualcosa come 150-200 kWh/m2, ed in non pochi casi si raggiungono valori attorno ai 500 kWh/m2.Tra il modello virtuoso della “casa passiva” e la subcultura nazionale dello spreco energetico c’è un abisso su cui è possibile intervenire riducendo in misura significativa i consumi energetici nazionali.

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Uno dei primi edifici pubblici in target casa passiva è l’Expost a Bolzano progettato dall’arch. Michael Tribus nel 2004. Si tratta dell´adeguamento dell’ex edificio postale in sede per gli uffici della Provincia Autonoma di Bolzano. L’edificio ha una cubatura di circa 20.000 m³ ed il consumo è di 7 kWh/m².a che corrisponde a meno di un litro di olio combustibile per metro quadrato annuo. Negli ultimi anni in Italia sono stati costruiti tante case passive e il PHPP (software per la progettazione di case passive) è stato tradotto da TBZ in italiano ed è stato aggiunto il calcolo e i limiti estivi per le case passive. Dal 2007 il TBZ organizza ogni anno il convegno nazionale su case passive e il corso per progettisti esperti su case passive CPP. V.C. e S.B.

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la libertà di allestimento, non siano più in contrapposizione fra loro. Inoltre, grazie al fatto che gli investimenti sono molto più bassi rispetto a quelli di un sistema di riscaldamento tradizionale e grazie agli incentivi statali, l’impegno economico complessivo è ormai fortemente competitivo con i costi di una casa “tradizionale”. Per il raggiungimento di questi valori è fondamentale la creazione di un isolamento appropriato. Due sono, inoltre, le condizioni fondamentali: l’orientamento e la forma. Facciate principali orientate a Nord e a Sud e forma il più possibile compatta, per evitare inutili dispersioni di calore in inverno, ed eccessivo assorbimento di calore in estate.


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IL GIOVANE TECNICO ALIESE FRANCESCO GIUNTA: IL MIO SOGNO DEDICARE LA VITTORIA A MIO PADRE: di Mimmo Muscolino i è concluso da una settimana un esaltante campionato di Terza Categoria, forse il più bello degli ultimi dieci anni. Ai nastri di partenza ben 12 formazioni, di cui sette al loro primo campionato, che hanno coinvolto intere comunità da anni senza una propria squadra di calcio. Alla fine ha trionfato dopo 22 gare il Furci di mister Carmelo Fasolo. La grande rivelazione del torneo però, sostenuta appassionatamente da un’intera cittadinanza, è stata senz’altro l’Asd Alì Terme del Presidente Pietro Mosca. Un imprenditore appassionato di calcio che insieme ad un gruppo di amici ha voluto fortemente il “calcio giocato” nella cittadina termale.

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La formazione aliese, allenata dal giovane santateresino Francesco Giunta (alla sua prima esperienza da allenatore), al suo primo anno di affiliazione alla Figc, dopo la gloriosa Vigor Alì degli anni ’80, si è classificata al quarto posto, qualificandosi alla disputa degli spareggi play-off per il salto di categoria. Il primo ostacolo da affrontare sabato 2 Maggio sul neutro di Villafranca Tirrena è la giovane e temibile formazione della Peloro Annunziata. Contro i messinesi, la formazione di mister Giunta doveva assolutamente vincere (per la peggior posizione in classifica): obiettivo raggiunto, grazie alla rete ad inizio ripresa di Nicolò Randisi. Vittoria che a consentito all’Alì Terme di qualificarsi per la finalissima contro l’Atl. Roccalumera sul campo neutro di Limina. Alla vigilia dell’importante evento calcistico per la cittadina aliese abbiamo fatto una chiacchierata con il giovane allenatore dell’Alì Terme Francesco Giunta:

Mister come vi state preparando alla prima gara dei play-off contro la Peloro? “Siamo consapevoli della loro forza, ci stiamo allenando intensamente curando gli aspetti tecnico-tattici della gara. Loro giocano con il classico 4-4-2, con una formazione che sfrutta moltissimo le fasce…” Al riguardo a previsto delle contromisure ? “Noi faremo la nostra partita, rimanendo fedele alle nostre caratteristiche di gioco espresso nell’arco del campionato, giocheremo come sappiamo fare”. Mister lei è giovanissimo, appena 23 anni, allena una squadra di giovani con qualche elemento d’esperienza. Qual è il suo rapporto con i suoi giocatori? “Siamo tutti della stessa età, è basato principalmente sull’amicizia, sul rispetto umano, nel rispetto dei ruoli. E’ un gruppo compatto che si frequenta anche al di fuori dell’ambito sportivo.” I rapporti con la Società? “Sono buoni. C’è un ottimo feeling con il Presidente e con il resto della dirigenza”. Al di là del verdetto finale dei play-off, il prossimo anno sarà ancora al timone dell’Alì Terme? “Per me non ci sono problemi a rimanere nella squadra aliese. Una società giovane, seria, un gruppo che può crescere. Anche se in questo momento sono interamente concentrato alla gara dei playoff contro la Peloro, per il resto ci pensiamo in futuro”. I rapporti con la tifoseria? “I tifosi ci seguono dappertutto, soprattutto fuori casa. Per noi oltre ad onorare la maglia,

sono uno stimolo in più per dare il massimo. Sono il nostro dodicesimo uomo in campo. So che si stanno organizzando con un pullman per dare il loro sostegno alla squadra in un momento delicato della stagione”. Come giudica il campionato appena conclusosi? “Eccezionale per quanto mi riguarda. Rispetto agli anni passati un campionato migliorato con un spessore tecnico medio - alto. Molto l’entusiasmo che ha contagiato un po’ tutti.” La classe arbitrale è stata all’altezza del livello tecnico del campionato? “Una classe arbitrale mediocre”. Un giudizio su campi di calcio della nostra riviera? “Sono scadenti, campi inagibili dove spesso si rischia anche l’incolumità dei ragazzi”. Il suo sogno nel cassetto? “Adesso vincere i play-off. Dedicare la vittoria a mio padre che ci teneva tanto a questo gruppo di ragazzi, alcuni cresciuti calcisticamente con lui nello Sportinsieme (Marino, Di Bella, M. Caminiti …). Dopo la scomparsa di suo padre, si aspettava di prendere il suo posto? “No. Sono rimasto sorpreso ma allo stesso tempo immensamente felice. Un momento emozionante quando tutta la squadra è venuta a casa per affidarmi il posto che era di mio padre”. Un ragazzo semplice il giovane Francesco Giunta impegnato con i suoi ragazzi a raggiungere un importante traguardo sportivo con i colori sociali dell’Alì Terme.

L’Asd Mongiuffi Melia chiude al 9^ posto in classifica i è concluso con una sconfitta per 6 a 1 sul campo Comunale di Galati Marina in favore della formazione del Riviera Sud il campionato della giovane formazione monfeliese guidata da mister Marino. La gara, diretta dal fischietto Messinese Muscarà è entrata subito nel vivo visto che la formazione di casa è passata in vantaggio già al 10’ del primo tempo con Repici ed ha raddopiato al 20’ con Allone. Al 27’ la formazione ospite sfiora il goal con Muscolino che da 30 metri impegna severamente l’estremo difensore Munafò, ma al 30’ Raffa con un tiro dal limite trafigge l’incolpoevole Curcuruto. Gli ospiti si rendono pericolosi al 60’ con un tiro su punizione di capitan Longo M. neutralizzato da Munafò ed al 67’ con Barra C. che da 25 metri lascia partire un tiro deviato in angolo dal portiere del Riviera. Al 73’ Barra C. dopo aver supe-

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rato tre avversari trova il varco giusto per servire in area Barra G. che al volo trafigge l’incolpevole Munafò realizzando il goal della bandiera,visto che al 76’ al 79’ ed al 80’ la formazione di casa andava ancora in rete con Calderone che portava a 6 le reti per la propria formazione. Si conclude così il campionato per i ragazzi di Mister Marino che in qualche maniera hanno migliorato lo score dello scorso anno visto che hanno chiuso il campionato al 9^ posto in classifica. Il Presidente Carmelo Puzzolo ed il Direttore sportivo Gino Bottari hanno ringraziato i giocatori ed il mister per l’impegno e la professionalità dimostrata e tutti i tifosi che hanno seguito la squadra durante il campionato. MAGGIO ‘09


39 MARCANTONIO PRESTIPINO VINCE LA CLASSIFICA CANNONIERI DI TERZA CATEGORIA

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di Mimmo Muscolino

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CLASSIFICA FINALE MARCATORI TERZA CATEGORIA - GIRONE B 12 Reti: Marcantonio Prestipino 2 rig., (Furci); 10 Reti: Andrea Argento (Contesse), Giuseppe Garzo, 1 rig. (Peloro); 9 Reti: Claudio Garzo, 1 rig., Sgroi ( Peloro), Ezio Lo Giudice, 2 rig. (Savoca);

8 Reti: Antonio Vittorio (Ciumaredda), Salvatore Brunetto, 1 rig. (Granitese); 7 Reti: Antonino Raffa (Alì Terme), Fabio Faranda (Peloro), 6 Reti: Scalia (Peloro), E. Santoro (Ciumaredda), Repici, 1 rig. (Riviera), Marano, Calabrò, 2 rig. (Granitese); 5 Reti: Uscenti (Mandanici), Margareci (Riviera), Golino (Contesse), Nitopi, M. Santoro (Savoca), E. Casablanca, Marino (Ali’ Terme); 4 Reti: Minè, Rinati, M. Frazzica , 1 rig., (Roccalumera), Cutroneo, Coglitore, Pino (Furci), M. Longo (Mongiuffi), D. Munafò, Paludetti, Calderone (Riviera),Tomasello (Peloro), G. Roma (Ali’ Terme), Schepis (Contesse), Luca Lo Giudice (Ciumaredda); 3 Reti: R. Prestia, C. Trimarchi, S. Annone, C. Muscolino, Casale, (Furci), L. Smiroldo (Ciumaredda), M. Caminiti ( Alì Terme), Bartolotta, Buciuni, (Mongiuffi), Briguglio, 1 rig., (Riviera), iorentino, Briguglio (Atl. Roccalumera), Bombaci (Peloro), Laganà (Mandanici), Falcone ,1 rig., (Granitese); 2 Reti: Pellegrino, Allone (Riviera), Lo Conti F., D. Lo Conti, Rovito, (Savoca), S.Brigandi, Puleo (Contesse), Lo Giudice S., 1 rig.(Granitese), Maglino, Spinella, G. Scarci, Freni, (Atl. Roccalumera), Giunta E., Randisi, C. Caminiti.,Andronaco (Alì Terme), Marzù (Mongiuffi); 1 Rete: Di Natale, Famulari, Costa, 1 rig Miuccio, Carciotto (Savoca), Calabrò, A. Totaro, D. Giuffrè, A. Scarci, Campagna, 1 rig. (Atl. Roccalumera), Nuciforo, G. Man-

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ettendo a segno 12 reti, di cui due su calcio di rigore Marcantonio Prestipino (Furci) si è laureato capocannoniere del Campionato di Terza Categoria per la stagione 2008-09. Il bomber furcese ha distaccato di due lunghezze la coppia composta da Andrea Argento (Contesse), marcature messe a segno tutte su azioni manovrate, e Giuseppe Garzo (Peloro), di cui una su calcio di rigore. Con nove reti troviamo, sul terzo gradino del podio, un trio composto dal duo Claudio Garzo e Sgroi (Peloro) e da Ezio Lo Giudice (Akron Sport Savoca). In quarta posizione con otto reti la coppia Antonio Vittorio (Ciumaredda) e Salvatore Brunetto (Granitese). Al quinto con sette marcature, un’altra coppia formata da Antonino Raffa (Ali’ Terme) e Fabio Faranda (Peloro). Alla conclusione del campionato di Terza Categoria per la stagione 2008-09 sono state giocate complessivamente 132 gare. Nell’arco del torneo sono state segnate in totale 372 reti di cui 212 dalle squadre di casa e 160 dalle compagine impegnate in trasferta. La media gol stagionale è 16.91 reti per giornata e 2.82 reti per partita.

nino (Granitese), Tatì, Fontanarosa (Motta), Franco, C. Chillemi, Balletta, Vita, Giannetto, D’Amico, Carnabuci G., D. Trimarchi (Furci), Bianca, C. Barra, G. Barra,Trefiletti, Bucceri, Smiroldo, Muscolino (Mongiuffi), Caminiti, 1 rig., Morabito, Abate, Arito, Pantò, Andolfo (Mandanici), Fleri, Piras, 1 rig., P. Spadaro, Franchina, Lo Giudice, A. Moschella, F. Mondello (Ciumaredda), Cinturrino, Conte, R. Smiroldo, Ciulla (Alì), Catania, 1 rig., Vinciguerra, Cucinotta, Raffa (Riviera), G. Lombardo, Micari, Guglielmo (Contesse), Calarco, Bucalo, Bosio (Peloro).

Mongiuffi Melia: sorprendente vittoria degli All Stars AS Albazzurra llo stadio Mario Lo Turco di Letojanni si è concluso con un perentorio 6 a 8 a favore della compagine delle Vecchie Glorie l’ incontro di calcio fra l’Asd Mongiuffi Melia 2008/2009 allenata da mister Sergio Marino, e una la formazione di vecchie glorie della storica squadra monfeliese A.S. Albazzurra, allenata da Mister Gino Bottari. Una giornata all’insegna del divertimento e di sano calcio che ha regalato al numeroso pubblico presente grandi emozioni nel rivedere per la prima dopo tanti anni tanti grandi giocatori del passato calcare dopo tanto tempo il campo un campo di calcio.Partita densa di emozioni dopo solo 10’ minuti di gioco le vecchie glorie passano in vantaggio con un goal di Laganà L. che trafigge Curcuruto M..Reazione della formazione di casa che pareggia al 15’ con Santoro A. che in area silura Longo A.Al 20’ acora gli ospiti si riportano in vantaggio prima con un gran goal di Savoca Nicola che su imbeccata di Cacopardo A. si incunea in area e non lascia scampo a Curcuruto M. ed ancora al 25’ con Cacopardo A. che dopo aver driblato due avversari spiazza l’incolpevole a Curcuruto M..Al 30 accorcia le distanze Marino S. che con una splendida azione personale dal limite lascia partire un bolide che non lascia scampo a Longo A..Ma al 40’ sono ancora gli ospiti passano con Lo Po Luca che dal limite insacca alla destra di Curcu-

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Carmelo Spadaro

ruto.Nella ripresa accorcia ancora le distanze la formazione di casa a cui vengono concessi al 50’ ed al 55’ due rigori il primo fallito da Lo giudice F. ed il secondo realizzato da Longo E.Sembra non finire mai la girandola di emozioni che coinvolge acnhe il pubblico presente che oltre che ad incitare i propri beniamini si concede anche l’accensioni di fuochi pirotecnici.Al 60’ Lo Po L. realizza uno splendido goal con un gran tiro da centrocampo che coglie impreparato Curucuto M. ed aconra al 70’ Cingari Angelo con una splendida azione personale soprende ancora una volta l’estremo difensore monfeliese.Reazione della formazione allenata da mister Marino che realizza al 75’ con Barra G. ed al 77’ con Barra Cosimo su assist di Longo M. ed ancora all’80’ su calcio di rigore concesso per un fallo in area di Santoro C. su Barra C. calciato e realizzato dallo stesso che batte l’estremo difensore Siligato S. Ma le vecchie glorie forse non sono così vecchie e chiudono la partita realizzando al 85’ ancora con Lo Po L. ed al 89’ ancora con Cacopardo A. Al 90’ l’arbitro della partita Nino Lo Monaco dichiara chiuso l’incontro che finisce fra gli applausi del pubblico intervenuto e gli abbracci fra i giocatori in campo. Cosimo Barra


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Parola da steward!!

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pagina a cura di Nunzia Picciotto ono ormai trascorsi più di due anni dal tragico incidente avvenuto allo stadio “Angelo Massimino” di Catania. L’ impatto sulla coscienza collettiva è stato sicuramente forte. Quel che è avvenuto dopo la partita Catania-Palermo è solo in parte servito a rendere evidente la situazione che si vive negli stadi italiani.

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La società ha d’improvviso scoperto che tali episodi hanno raggiunto un livello ormai non più sopportabile. In realtà, il primo episodio di violenza negli stadi risale al 5-7-1925, quando i tifosi di Genoa e Bologna fecero esplodere colpi di pistola ferendo due persone. Neppure il rigido “ventennio” mussoliniano riuscì ad evitare ripetute manifestazioni di violenza. La vera intensificazione del tifo violento è però collocabile a partire dagli anni ’70. Da quel momento, il fenomeno si amplifica a dismisura: l’elenco delle innumerevoli invasioni di campo, dei lanci di oggetti, degli scontri con le forze dell’ordine è purtroppo lungo. Così, a seguito di ripetuti eventi di teppismo verificatisi nelle stagioni calcistiche sono state approvate alcune norme innovative. Quella degli steward è l’ultima novità in merito di misure di sicurezza, regolamentata dal decreto ministeriale del 2007 che ne prevede la figura in tutti gli stadi con una capienza superiore ai 7.500 spettatori. L’attività di steward l’ho vissuta in prima persona, esattamente allo stadio San Paolo di Napoli. La maggior parte di noi steward sono studenti universitari, dal momento che i tempi di lavoro si conciliano

perfettamente con gli impegni di studio. Negli ultimi 2 anni (in relazione ai decreti Pisanu e Amato) il nostro ruolo è cambiato: siamo considerati alla pari di chi è in pubblico servizio. L’obiettivo è quello di affiancare il personale delle forze di polizia nella gestione delle tifoserie in modo da offrire un servizio notevolmente più “umano” a coloro che si recano a vedere la partita. Sicuramente non è un lavoro facile, spesso si è a contatto con l’inciviltà e molti non rispettano le regole. Proprio su quest’aspetto la trasmissione di Mediaset “Le Iene” mandò in onda un servizio sull’ingresso degli spettatori allo stadio San Paolo, ingressi che avvengono con la complicità di alcuni steward, che con un solo biglietto fanno passare attraverso i tornelli due persone. Non voglio giustificare il comportamento di alcuni colleghi, ma come scrive uno di noi in risposta al servizio televisivo “sembra abbastanza strano che Le Iene abbiano visto solo quello che volevano far vedere. Potevano soffermarsi anche sugli organi di polizia, carabinieri, guardia di finanza e quant’altro che fanno entrare interi gruppi familiari compresi di nonno al seguito. Parlano tanto di sicurezza negli stadi quando poi le Iene riescono ad entrare con una telecamera e di sicuro non sono stati gli steward a farli entrare.” La colpa è di tutti, anche di coloro che dovrebbero essere di buon esempio per la collettività, mentre invece, spesso, non fanno altro che abusare del proprio potere.

Napoli – Inter 1-0 n una notte magica con una splendida cornice di 58.000 spettatori circa, Donadoni ha finalmente conquistato la prima vittoria da quando siede sulla panchina del Napoli. A farne le spese è la capolista Inter dello Special One Mourinho. Nell’euforia del

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momento l’allenatore giudiziosamente ha affermato che: “è facile trovare stimoli contro la prima in classifica”, ma questo stesso motivo dovrebbe esserci sempre a prescindere dall’avversario. La vittoria, infatti, ha reso felici i tifosi napoletani ma allo stesso tempo c’è

molta amarezza, la domanda che si fanno in tanti è: se il Napoli avesse giocato sempre così dove poteva essere oggi? Magari a lottare per la Champion’s o per la Uefa. E’ il momento di tornare una squadra attiva nell’attesa che fuoriclasse come Lavezzi e soprattutto Hamsik ritornino ai loro livelli perché il Napoli ha bisogno dei suoi campioni. Se lo merita soprattutto il pubblico, che ha sostenuto sempre la squadra, anche nell’ultimo periodo, quando quest’ultima non riusciva più ad ottenere una vittoria. La società sportiva calcio Napoli può ritenersi orgogliosa di poter contare sull’appoggio dei 60.000 tifosi che durante le partite in casa sono pronti a sostenere la propria squadra allo stadio San Paolo attraverso gli incitamenti dei loro cori, i loro striscioni, si rendono i veri protagonisti della partita. È sempre una grande emozione vedere un San Paolo vestito a festa che offre il pubblico e l’entusiasmo delle grandi occasioni.

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A piedi, verso la Vergine dei Miracoli “Tindari 2009” sulle nostre pagine

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di G. Massimo Cicala initi (speriamo) i lunghi mesi invernali, la Fede, quella vera, quella popolare e che non ti aspetti in questi nervosi anni duemila, comincia ad essere visiva, tangibile e se me lo permettete, diventa bonariamente “coreografica” dal punto di vista della espressione di Verità e Realtà in un contorno sociale ed umano dai toni troppo ingrigiti dai falsi valori. Coreografica un po’ come un “certo” Karol Wojtyla la volle spesso, lui che di mestiere faceva il Papa. Ma non abbiamo bisogno di folle oceaniche di Papaboys, bastano poche decine di fedeli, concentrati nei borghi della Valle del basso e dell’alto Savoca, per tornare nuovamente, anno dopo anno, ad una professione di Fede che permane in un robusto sapore antico. In questa cornice, si incastona il Pellegrinaggio per la Madonna del Tindari, quello santateresino, proprio come una gemma in onore della Vergine, e il Comitato che lo organizza (i signori Natale Rizzo, Giuseppe Maccarrone, Nunzio Maccarrone, Augusto Finocchio, Paolo Famulari, Giuseppe Crisafulli, Tindaro Suni, Natale Trimarchi) tiene a far sapere ai nostri lettori ed al resto del Comprensorio, che il giorno della partenza sarà quest’anno il 25 di giugno, allorquando dall’Arcipretura del Carmelo, retta dal Reverendo Padre Don Salvatore Mercurio da Furci, partiranno ai rintocchi di Mezzodì, le festanti salve di spari d’artificio sulle poche e semplici note delle marcette dedicate alla Madonna. Una tradizione di fede, variopinta, semplice, pura, popolare, in cui la modernità ha contaminato il minimo sindacale del contaminabile (ad esempio, i mezzi di sussistenza logistica un tempo stavano sulle bisacce di asini e muli, ieri sui furgoncini “900” Fiat, oggi su poderosi fuoristrada, e domani chissà). Raggiungere a piedi il Santuario, sorretti da fede, speranza, dal bisogno di una Grazia, o dalla felicità di averla ottenuta, lungo interminabili chilometri in cui certi passaggi sono davvero impervi soprattutto se affrontati di notte, in fila indiana, tra pareti scoscese e burroni, alla luce delle lampadine tascabili, intonando odi a Maria, sono le ultime vestigia di un certo modo di ac-

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costarsi alla Religione, che soprattutto nel Meridione d’Italia, resiste agli scossoni modernisti, talvolta tendenti ad oscurare e dimenticare queste espressioni. Ogni particolare parla un “suo” linguaggio, ce ne accorgiamo dalle interviste che facciamo prima della partenza, e dopo l’arrivo: le scarpe da tennis, le borracce, i cappelli di paglia, i fazzoletti al collo, le medagliette della Madonna appuntate sulle tese dei berretti, una per ogni pellegrinaggio fatto, e poi i visi cotti dagli anni, dalla fatica, dal sole, di uomini e donne veterani della massacrante passeggiata di fede, ma sempre forti di una semplice serenità di fondo negli occhi, e nelle parole. E poi le ragazzine, che tenendosi sottobraccio risalgono Via Sparagonà salutando con un sorriso mamme e zie apprensive appoggiati ai balconi di casa… è tutto un microuniverso unico nel suo genere, che può essere capito a fondo solo da chi ci vive, da chi non lo ha visto mutare, e che può e deve essere “esportato” e raccontato solo attraverso flash di significatività immediata, semplice, diretta…come un desiderio che si esprime all’interno di un dialogo intimo con la Vergine del Tindari, dispensatrice di Grazie. Con il Pellegrinaggio, ri-parte quindi la devozione di un bel gruppo di fedeli alla Icona Sacra, posta sulla strada provinciale per Misserio all’altezza dell’abi-

tato di Giardino, mentre d’inverno è rimasta confinata all’interno delle abitazioni della frazione. Proprio quel fazzoletto di terra santateresina che fa in estate la sua festicciola sobria per tre anni, e una un po’ più visibile nel 4°, come una vera Olimpiade della Fede. Nel frattempo torna con una certa fattiva speranza, la possibilità di edificare proprio lì, dall’altro lato della strada una Chiesetta: confidiamo e preghiamo, ma con molta circospezione lasciando che sia la Madonna a guidare le scelte degli uomini. Tornando alla modernità, il Comitato Organizzatore ha pubblicato ben due DVD celebrativi, che sono stati graditi sia dalla popolazione locale che dagli emigranti santateresini nel mondo, sempre autoprodotti tra i suggerimenti degli organizzatori della Commissione, sceneggiati, ripresi, mixati, ottimizzati e riprodotti dai tanti esperti di Bucalo-Sparagonà (oltre ad anziani fedeli, cameramen, giornalisti divulgatori, fotografi, ingegneri audiovideo, storici….) che spontaneamente e volontariamente hanno dato la loro opera solo per il gusto di divulgare una piccola grande storia di Fede Mariana. Appuntamento a giovedi 25 giugno, quindi, ma ci sarà spazio ad una altra uscita di JoniaNews ove aggiungeremo altri contenuti e notizie su questo caratteristico e suggestivo Culto.


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del Maestro Valerio CIAROCCHI - Pianista ed insegnante

PASSIONE E GELOSIA : C ARMEN DI B IZET

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ultimo appuntamento con la lirica per gli appassionati del belcanto prima della pausa estiva vedrà sul palcoscenico del teatro peloritano il capolavoro di G. Bizet, Carmen1. L’opera, in quattro atti, su libretto di H. Meilhac e L. Halévy, dalla novella omonima di P. Mérimée, in lingua francese, rappresenta una delle più alte vette nella storia del melodramma, ed uno, se non l’unico, tra i più riusciti esempi di verismo musicale in Francia, tanto da valergli l’accusa di crudezza e volgarità da parte di diversi critici coevi. Rispetto alla novella originale i librettisti vi apportarono alcune variazioni: l’introduzione dei personaggi di Escamillo e Micaela, ed il carattere di Don José, originariamente descritto come un tipo rozzo e brutale. Alla stesura finale collaborò lo stesso Bizet, che scrisse il testo della celebre habanera.

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La prima rappresentazione si ebbe all’Opéra-Comique di Parigi nel 1875 ma con scarso successo: Bizet morì tre mesi dopo e non colse i successi che arrisero alla sua opera qualche tempo dopo. La rappresentazione italiana si ebbe quattro anni più tardi a Napoli, ormai postuma. L’educazione musicale di Bizet fu severa e completa, degna delle sue doti naturali. Ma pochissimi altri compositori diedero così tanto all’opera ed ebbero in cambio così poco, quanto meno in vita: «Per condurre a termine la composizione di un’opera come Carmen, e per proporla per la rappresentazione bisognava, all’epoca, 1

Il 27, 29 e 31 maggio; allestimento e produzione del Teatro di Messina, regia di Esposito, Orchestra del Teatro Vittorio Emanuele diretta dal M° Lipa-

essere o molto coraggiosi, o molto ingenui: Bizet fu senza dubbio entrambe le cose»2. La stessa Opéra-Comique era un teatro che viveva di un pubblico poco esigente, borghese, piuttosto pigro, certo di trovarvi rappresentate opere di repertorio. Nessun impresario dell’epoca avrebbe accettato un finale d’opera tanto sanguinoso, il quale neanche mascherato da tutti i balletti e le scenografie possibili avrebbe perduto la sua violenza. Infatti l’impresario del teatro si dimise. Il problema di Carmen nacque prima ancora che dalla musica, d’un genere mai sentito prima, piuttosto appunto dal libretto. Un grande problema che ne è poi la sua forza. In sostanza è la storia più di passione che d’amore romantico tra una sigaraia (Carmen, mezzosoprano) ed un militare (Don José, tenore) che finito con l’innamorarsene abbandona l’esercito, disposto a tutto. Ma Carmen s’invaghisce del torero Escamillo (la vicenda si svolge appunto in Spagna) ed abbandona José, il quale, pazzo di gelosia in un crescendo drammatico e carico di pathos, all’ennesimo diniego di seguirlo da parte di Carmen la pugnala a morte. Ora, il problema di Carmen fu appunto l’essere anticipatrice d’un gusto teatrale ancora di là da venire: «Per il pubblico, anche per quello falsamente puritano e ben educato della Parigi borghese degli anni ’70, la novella di Mérimée era poco meno che uno scandalo, con la sua storia “d’amore e di coltello”, con la sua Spagna da fa-

novic, Coro Lirico Cilea e Coro di voci bianche “Progetto Suono”. Si suggerisce per l’ascolto la versione DGG con Ricciarelli, Carreras, Karajan,

vola, con i suoi toreri, le sigaraie, le zingare»3. Ma non andava rappresentato sulle scene. La partitura è articolata e complessa: potremmo dire con Segreto ed altri critici, provocatoriamente, che quella che siamo usi ascoltare non è la vera Carmen e che forse una vera Carmen non esiste. Le partiture si cui si basano le odierne esecuzioni sono infatti il risultato di un complesso lavoro di modifiche, collazione di fonti diverse, eterogenee, cronologicamente successive, non sempre autografe, quasi mai rafforzate dalla versione definitiva di Bizet, il quale continuò a lavorarvi a prove iniziate, ma che nulla toglie alla bellezza dell’ouverture, della habanera di Carmen, dei cori e del finale così fortemente innovativo. Ma la Carmen che ebbe successo dopo la prima non era più la stessa: «Il passaporto per l’internazionalità pretendeva un passaggio verso una maggiore compattezza di struttura e verso uno stile che, fuori di Francia, si definiva di grand-opéra»4. Questo si ottenne con tagli, modifiche, sostituzioni e vere e proprie sovrapposizioni. Il risultato fu tale che anche un critico severo come Nietzsche ne rimase affascinato, al punto da scrivere così: «Ho udito ieri – lo credereste? – per la ventesima volta il capolavoro di Bizet. Ancora una volta persistetti in un soave raccoglimento, ancora una volta non fuggii. Questa vittoria sulla mia impazienza mi sorprende. Come rende perfetti una tale opera! Nell’udirla si diventa noi stessi un “capolavoro”»5.

Berliner Philharmoniker, Coro Opéra di Parigi. 2 V. R. SEGRETO, Carmen. Libretto e guida all’opera, Gremese Editore, Roma, 1988, 12.

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IDEM, o.c., 14. IDEM, o.c., 28. 5 F. NIETZSCHE, Lettera da Torino del maggio 1888. 4

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A megghiu parola è chidda cca nun si dici

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Dominga Carrubba

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male…Il mafioso è come un ragno…Noialtri siamo uomini d’onore, gli altri sono uomini qualsiasi” (da Antonino Calderone).E’ forse l’affermazione che meglio descrive la mafia di ogni tempo, che nel libro è descritta in cinque sezioni: la tradizione mafiosa, la tragedia, e la rete intrecciata tra Cosa Nostra e lo Stato. La quarta parte è dedicata al silenzio, a seguito dell’attentatuni di Capaci e la strage di via D’Amelio, la fase della mafia sommersa, quella del pizzo…”che va benissimo a Palermo perché le persone sono molto educate nel pagare”, così racconta Gaspare Mutolo. E l’educazione, o meglio, l’abitudine remissiva di coabitare con il mondo parallelo dei mafiosi, sono tali che il commerciante teme più il silenzio anziché i “soldati” che tra una panella e l’altra passano ad incassare la mesata; a tal punto che chiede ai commercianti vicini: “Con chi posso mettermi a posto” .E mettersi a posto a Palermo è il pizzo. L’ultima parte è dedicata al futuro, agli eredi di Cosa Nostra, che sembra avere smarrito la propria identità dopo l’arresto di Totò Riina nel 1993 e di Bernardo Provenzano nel 2006. Un’identità nel tempo conservata dalla Commissione composta da tutti i capi mandamento con una carta di diritti e doveri, che stabilisce altresì i requisiti di iniziazione alla famiglia, ricavati dal

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enerdì 27.03.2009 alle ore 20,00 presso la libreria Mondatori di Messina è stato presentato il libro “Parole d’onore” di Attilio Bolzoni, giornalista di Repubblica. Marco Centorrino, ricercatore di Scienze della comunicazione presso l’Università di Messina ha dialogato con l’autore.Parole d’onore è il frutto di raccolta di appunti del giornalista, e dello studio di verbali di udienze, di interrogatori e atti pubblici consultabili. La volontà di scrivere questo libro è stata forse sollecitata, come dice l’autore, dalla conversazione col fratello di Totò Riina, Gaetano Tanuzzo, che, in qualche modo, ha suggerito l’incipit del primo capitolo: ”Ha visto il mondo e gli è scoppiato il cervello”, riferendosi al boss dei due mondi, Tommaso Buscetta. Attilio Bolzoni riesce a riassumere nel suo libro mezzo secolo di mafia, narrando della parlata radicata in un’altra realtà, maledettamente gravida di messaggi tradotti in tragedie calcolate o in disgrazie avvisate. Ogni capitolo riporta parole d’onore dell’elite della criminalità, di chi viene iniziato con la punciuta del dito della mano destra. La mano che spara, incapretta o scioglie nell’acido muriatico. “La furbizia di Cosa Nostra è sempre stata quella di essere l’associazione degli uomini d’onore una cosa segreta e per pochi, ma di restare contemporaneamente correlata con la vita nor-

decalogo sequestrato nel covo di Salvatore Lo Piccolo. Ma non è strano che fra chi non può entrare a far parte di Cosa Nostra vi è chi ha un comportamento pessimo e che non tiene ai valori? E’ l’identità di una moralità strutturale, calcolatrice e paradossale, assimilabile a logiche camaleontiche a seconda del territorio e della società in cui si ramifica; che è stata indebolita da chi si è fatto sbirro, come Masino Buscetta che si è pentito e ha collaborato con la giustizia. Se nel passato non si poteva neppure pronunciare il nome mafia, ritenuta un’invenzione letteraria, oggi è da paragonarsi ad un sofisticato abito abilmente manipolato.

“La strega di porto bello” di Paulo Coelho a strega di Portobello,l’ultimo romanzo scritto da Paolo Coelho, è un viaggio che attraverso i comporta-

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menti umani, la magia, la natura, porta a chiederci chi noi siamo davvero ed in che modo possiamo avere certezze sulla nostra esistenza. La storia di Athena, la “strega” del romanzo (il cui soprannome deriva dalla strada di Londra in cui si svolge il mercato delle pulci), è narrata dalle persone che hanno avuto modo di conoscerla, in maniera più o meno approfondita. Athena,figlia adottiva di una ricca coppia Libanese, si trasferisce a Londra, con la famiglia, per sfuggire alla guerra civile scoppiata in Libano, nel 1982. All’università, conosce e sposa un ragazzo, che diventerà il padre di suo figlio e diventa, avendo abbandonato la facoltà d’ingegneria, impiegata in una grande banca. A causa di numerosi problemi e di grandi incomprensioni, dovuti anche

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alla nascita del figlio, il suo matrimonio fallisce in poco tempo e lei, continuando a pensare a colei che la partorì e la abbandonò, decide di andare a cercare la madre in Romania, intraprendendo un viaggio che segnerà la sua esistenza e quella di coloro che le sono vicini. Athena è una donna dalla forte personalità, spontanea, strana, affascinante, misteriosa, che tramite la musica,la danza,la ricerca del ritmo, riscopre se stessa e le sue potenzialità sopite ed impensabili , abbandonando i rigidi e falsi schemi della società, diventando una figura in bilico tra la santità, la stregoneria e la follia. Questo è un romanzo catartico, che ci esorta ad abbandonare le certezze a cui siamo legati, per poter giungere ad una nuova consapevolezza di noi stessi.

Michele Urso


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(…segue…)

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roprio la suddivisione tra la città vecchia e la città nuova pone uno dei primi interrogativi una volta arrivati a Cadiz. Infatti per la maggior parte degli Erasmus in arrivo, una delle principali incombenze da sbrigare è quella di trovare casa, compito facilitato enormemente dall’attrezzato ufficio di relazioni internazionali dell’università di Cadice, nonché dal suo personale giovane e disponibile che spesso si fa personalmente carico di chiamare i padroni di case in affitto per fissare appuntamenti. La scelta è tutta vostra: nella parte vecchia della città ci sono gli edifici universitari (anche se la maggior parte degli studenti si sposta normalmente in provincia di Cadiz per seguire le lezioni), l’aulario La Bomba, cioè il centro linguistico in cui si svolgono i corsi di spagnolo organizzati proprio per gli Erasmus e, volendo prendere in considerazione l’aspetto ludico di questo programma, è proprio nella parte vecchia della città, a Plaza San Francisco, che ogni sabato si svolge una delle tradizioni spagnole più amate e fedelmente seguite dai giovani: il “botellon”. In pratica consiste nel riunirsi tutti nella stessa piazza, di sera, con bottiglie di alcolici di ogni tipo, bicchieri di plastica e ghiaccio per dare

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Per gli Erasmus in cerca di una meta

vita ad un bar di strada, dove ognuno porta qualcosa e condivide con gli altri. Lungo la strada per arrivarci si incrociano altri ragazzi con la stessa destinazione, chiaramente comprensibile dalle buste di plastica solitamente bianche e panciute, piene di bottiglie. Dal 2006 esiste una legge che lo vieta, ma mentre a Madrid viene applicata più o meno rigorosamente con multe salate, pare che in Andalusia ci si continui a riunire per questa sorta di rituale del fine settimana. Il mio personalissimo consiglio è risiedere nella parte nuova della città, perchè con il bel tempo (che praticamente dura da marzo a dicembre), tutte le attività principali si spostano proprio in

questa zona: bar, discoteche, chiringuitos (lidi), la meravigliosa Playa Victoria che offre lo spunto per numerose serate in spiaggia e meravigliosi bagni di giorno quando le temperature cominciano a farsi più calde, o tiepido rifugio per quando non si ha voglia di studiare chiusi in casa. Considerando tra l’altro che quasi il 90% degli studenti segue le lezioni in provincia di Cadice, può essere utile considerare che in questa parte della città sono disseminate numerose fermate del treno (non esiste la metropolitana) nonché degli autobus di linea. (…segue…) Annalisa Sicari

DONARSI …PERCHE’? di Paola Cingari ei giorni 24 – 25 e 26 Aprile si è svolta in provincia di Ragusa la 39° Assemblea Regionale Avis,alla quale ha partecipato una nutrita delegazione dell’Avis Comunale Val’d’Agrò di Santa Teresa di Riva, e che ha visto riuniti Presidenti, Delegati e associati di tutte le sedi Avisine dislocate sul territorio siciliano. Durante l’Assemblea è stata esposta l’attività associativa svolta in quest’ultimo anno e si sono poste le basi per un confronto sulle future attività programmatiche dell’organizzazione. Obiettivo è consolidare l’associazione sul territorio siciliano, rinvigorendo il lavoro e le attività programmatiche e rafforzando il rapporto interno con le strutture delle Avis di base ,Comunali e Provinciali della Regione, ma anche, sviluppando relazioni intense con le altre Avis Regionali. L’Avis Sicilia,con la sua attività di volontariato e con le sue 156 associazioni sparse su tutto il territorio siciliano, contribuisce in modo determinante al conseguimento dell’Autosufficienza Regionale di sangue,che si attesta intorno alle 200.000 unità si sangue all’anno, un interesse regionale per il cui raggiungimento è richiesto l’aiuto di tutte le aziende sanitarie. A tale fine l’Avis promuove la promozione e lo sviluppo della donazione organizzata di sangue organizzando attività di donazione periodica, volontaria, anonima e gratuita del sangue e dei suoi componenti. Grazie ai suoi 61.692 soci e 93.048 dona-

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zioni,nell’anno 2008 l’Avis Sicilia ha contribuito per circa il 50% alla raccolta del Sistema Trasfusionale Siciliano aiutando la Regione siciliana a concorrere al raggiungimento dell’autosufficienza regionale. Ciò dimostra l’impegno dei volontari e dei donatori avisini sempre sensibili e disponibili a dimostrare realmente senso di dovere, partecipazione, solidarietà , di generosità del popolo siciliano. Far parte dell’Avis,sia come donatore che come volontario, non rappresenta solo un valore ma testimonia anche un modo di vivere e rapportarsi agli altri,che ha come scopo primario il porsi al servizio dei bisognosi ,in una sola parola porsi al servizio del bene comune e della società. Durante l’assemblea è stato rimarcato che donare sangue è un gesto di altruismo e la disponibilità di sangue è un patrimonio collettivo di solidarietà da cui ognuno può attingere nei momenti di necessità. La donazione rappresenta una garanzia per la salute di chi riceve e di chi dona. A dimostrazione di ciò si invita tutti i lettori a partecipare alla donazione che l’Avis Comunale Val d’Agrò di Santa Teresa di Riva sta organizzando giorno 17 Maggio alle ore 8.00 nei locali dell’Oasi di Sant’Antonio a Furci Siculo. Il giorno della donazione è preferibile essere completamente a digiuno o bere al massimo un caffè o un thè; dopo il prelievo l’Avis di Santa Teresa offrirà una gustosa e abbondante colazione. MAGGIO ‘09


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La mia parola è no

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La mia parola è no è un breve saggio che ha forma di divagazione. Sembra quasi una serie di aforismi dal tema comune, che godono di una certa continuità di pensiero. Riguardano certe considerazioni che si fanno, più o meno a metà del percorso, che spingono a chiederci il senso, il motivo, lo scopo dell’esistenza. Il discorso è molto sottile e bisogna fare attenzione perché il fraintendimento è sempre in agguato. Lagerkvist sostiene che dobbiamo vincere la vita, rifiutarla. Ma negare la vita non vuol dire annichilirla. Vuol dire oltrepassarla, superarla, fare in modo che non ci appartenga, che non ci opprima coi suoi dolori e non ci inganni coi piaceri effimeri. Lei ci dà tutto indistintamente, non ha la minima idea di noi, non sa chi siamo, ci riempie e ci colpisce senza progetto, non ha nessuno scopo per noi. Semplicemente ci cammina accanto, le siamo incatenati, non possiamo staccarcene, ma continua in ogni caso ad essere altro da noi. È la nostra zavorra e Egregio direttore di JONIANEWS,

la nostra assuefazione. Siamo confinati nella nostra limitatezza, non possiamo possedere la realtà. È da qui che nasce il nostro dramma: la vita non ci basta. Quelle poche certezze, la sua fugacità non sono sufficienti a rispondere alle nostre domande. «Senza di te, Vita, non possiamo essere concepiti. Per te, non possiamo essere quelli che veramente siamo. Tu ci adulteri, ci trasformi. Tu ci dai una realtà, ma non è la nostra. La nostra realtà è un’altra da quella di tutti i tuoi mondi e le tue stelle e i tuoi spazi, è al di là della tua immaginazione. Tu credi di farci nascere, di farci esistere. Ma sei solo tu che ti fai realtà, solo tu che esisti». E se a noi non appartiene, questa parte così reale, materiale, carnale, questa vita di cui continuiamo a riempirci la bocca, questa vita che non smettiamo di raccontare, di celebrare, allora cosa ci appartiene? Cos’è davvero nostro? Nel corso della lettura si profila una possibilità di affrancamento. Per Lagerkvist è una possibilità che racchiude in sé il germe del divino e che consiste nel credere in noi nonostante quella stessa vita che ci opprime. Se ne ricava quindi un dualismo etico che prova a distinguere la strada che conduce i buoni alla vittoria e quella di coloro che non riescono a negare la vita e che sono quindi destinati alla sconfitta. È in questo contesto che si profila la ricerca religiosa di un Dio che sostenga quanti cercano di innalzarsi spiritualmente nonostante tutto. «I buoni, i credenti, quelli che costrui-

Titolo: La mia parola è no Autore: Pär Lagerkvist Prezzo: € 7,50 Dati: 1998, 64 p., brossura, 3 ed. Editore: Iperborea

scono! Non si tratta di deliranti ottimisti, che farneticano che questo mondo è luminoso e bello o potrebbe facilmente diventarlo, che la vita è così benevola verso di noi che se solo lo capissimo la nostra felicità sarebbe completa. […] Ma di coloro che conservano fedelmente il calore del cuore umano, che avvertono il potere del bene dentro di noi, ciò che ci fa uomini, e che sanno che deve vincere nonostante tutta la malignità della vita, nonostante tutte le forze devastanti intorno e dentro di noi. Quelli che hanno fiducia, perché ne hanno il diritto». Maria Lo Conti

Riceviamo e pubblichiamo

avevo spedito tempo fa sul suo giornale una lettera per lamentarmi di alcune situazioni inerenti il comune di Furci Siculo, ebbene in parte alcune cose sono cambiate da allora come ad esempio la pulizia nella frazione Calcare da cui scrivo. Finalmente il comune, dopo la citazione di alcuni residenti, ha mandato diversi operai che si sono adoperati a rendere più vivibile e presentabile questa piccola comunità. Voglio inoltre far notare ai lettori del giornale che da un paio di giorni vicino la piazza dirimpetto al torrente Savoca, sempre a Calcare, su iniziativa di un giovane delle vicinanze, Massimo Occhino, che fino a qualche anno fa viveva con la famiglia a Grotte, è sorta una panineria ambulante. Prima di esporre i fatti, ci terrei a precisare che la nostra comunità di quattro case e qualche gallina, come viene definita da qualche signore di città, è ben lieta di accogliere quanta più gente possibile attorno al camioncino per un panino, una bibita, magari quattro chiacchiere in compagnia. Un particolare ringraziamento per questa iniziativa va al comune di Furci Siculo che ha concesso al Sig. Massimo Occhino l‘area per attrezzarsi del necessario per “aprire bottega”. Qualche giorno dopo, con altri e d’accordo con il sig. Occhino, ci siamo adoperati bonariamente per fare un po’ di pubblicità a questa proposta rivolgendoci ad un operatore che nel nostro comune gestisce un sito internet. Apriti cielo! Questa persona, vestendosi di autorità, non ci ha minimamente dato spazio e neanche risposto. Poi ci siamo rivolti al sito www.jonialife.it, e invece gentilmente ci è stato pubblicato il pezzo, gratis (potete andare a controllare) con tanto di foto). Lo abbiamo fatto sapere al nostro primo amico, per dovere di informazione, e ci ha risposto che la vicenda non era stata pubblicata da nessun’altro sito o data per radio (mi ha nominato tutto un elenco di siti e radio locali, di cui non faccio nomi perché non chiamati in causa da me), aggiungendo inoltre che la pubblicità a casa sua si paga. Noi non avevamo minimamente intenzione di fare pubblicità alle sue spalle, anche perché avremmo avuto piacere, di “uscire” solo sul suo ed unico sito che avevamo contattato! E qui che ci siamo imbestialiti di più: chissà perchè con i suoi compari, comari, sindaci, associazioni, e baristi lo spazio lo trova anche sottoforma di “articolo di servizio” (quello che in pratica chiedevamo noi: non è da tutti i giorni che in una frazione senza attività commerciali, ma solo residenti civili, “apra” una piccola attività) e noi che siamo del suo stesso paese, sol perché non siamo politici e/o non ci abbassiamo i calzoni, si permette di trattarci così! Ha continuato a dirmi che il suo sito fa volentieri a meno della nostra presenza. Ma scusate: ognuno se li deve cercare i suoi lettori, oppure li deve conquistare a poco a poco, così mi sembra una dittatura bella e buona. Mi sembra che questa persona ha gli occhiali appannati e sguazza nel basso pettegolezzo di quartiere, da qualsiasi altra parte sarebbe estinto. Scusate questo mio sfogo, ma non posso fare altrimenti, non sopporto la sfacciataggine per chi si spaccia per giornalaio senza avere un’edicola. Cordiali Saluti, Giuseppe Savoca

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oi non apparteniamo alla vita. Anche se forse la nostra anima si dissolverà col nostro corpo, anche se forse non abbiamo altro che questo breve tempo in cui ci è dato di fiorire e morire – comunque non le apparteniamo. Siamo qui per superare la vita, per vincerla. È per un rifiuto che siamo al mondo, per essere scoglio sul mare del tempo contro cui le onde infinite s’infrangono facendosi schiuma. La nostra parola è no».

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46 a cura del fisioterapista Dott.Giuseppe Crupi

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LE LUSSAZIONI e 206 ossa che compongono lo scheletro umano sono tenute insieme dalle articolazioni che vengono classificate, in base al grado di mobilità, in fisse, mobili e semimobili. Ogni articolazione mobile è a sua volta circondata e sostenuta da legamenti e da un manicotto fibroso, detto capsula articolare, che ricopre l’intera articolazione. La stabilità dei due capi ossei è garantita anche dai tendini dei muscoli che si inseriscono in prossimità della rima articolare.

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La lussazione è un evento traumatico che causa la perdita dei rapporti reciproci tra i capi articolari di un’articolazione. Lo slittamento a livello cartilagineo delle due estremità ossee è consentito dalla rottura, almeno parziale, della capsula e dei legamenti che stabilizzano l’articolazione. Talvolta a tali lesioni si associano quelle della cartilagine articolare, dei vasi, delle ossa, della cute (lussazione esposta) e dei nervi. Tali rotture contribuiscono ad aggravare ulteriormente la situazione: una lesione cutanea, per esempio, aumenta considerevolmente il rischio di infezione mentre una lesione nervosa si associa ad una perdita di sensibilità e forza muscolare. Le lussazioni si dividono in complete ed incomplete. Nel primo caso vi è una netta separazione tra le due superfici articolari, mentre nel secondo i capi ossei rimangono parzialmente in contatto tra di loro. In entrambi i casi è necessario un intervento esterno per riportare in sede le due superfici articolari fuoriuscite. Al contrario se dopo l’incidente le due estremità ossee si riposizionano da sole non si parla più di lussazione ma di distorsione articolare. Le lussazioni interessano più frequentemente la spalla (circa il 50% dei casi), il gomito, l’anca, le dita e la rotula; le sub-lussazioni sono invece più comuni a livello della caviglia e del ginocchio. Una lussazione si manifesta nella maggioranza dei casi quando un forte trauma colpisce l’articolazione o

quando questa, durante un movimento, supera il limite della normale mobilità. Non a caso le articolazioni più colpite sono anche quelle più mobili; a livello articolare, dunque, mobilità ed instabilità vanno di pari passo. Per questo motivo chi pratica sport come il rugby, l’ippica, lo sci, la pallavolo, il basket o altri sport di contatto corre un maggior rischio di subire questo tipo di infortuni. I sintomi che si manifestano nelle lussazioni sono i seguenti: - Instabilità articolare; - Impossibilità nei movimenti che coinbolgono l’articolazione colpita; - Deformazione articolare visibile e palpabile; - Dolore improvviso ed acuto enfatizzato dalla palpazione; - Gonfiore, abrasione, cute con ecchimosi. La diagnosi di lussazione spesso è immediata, dato che il danno articolare è visibile ad occhio nudo o comunque palpabile. Tuttavia per avere un quadro clinico completo è bene sottoporsi, prima del riposizionamento, ad indagini diagnostiche come radiografie e risonanza magnetica. Tali esami sono in grado di evidenziare eventuali complicanze (fratture ossee, lesioni di vasi, nervi ecc.). L’esame radiografico andrà poi ripetuto dopo l’intervento di riposizionamento per verificare l’allineamento articolare. Nella fase acuta del trauma, il compito di ridurre la lussazione spetta esclusivamente al medico che, grazie alle sue conoscenze, potrà rimettere in sede le superfici articolari senza creare, o comunque minimizzando ulteriori lesioni. Quando si subisce una lussazione è importante intervenire tempestivamente (entro 24-48 ore). Se si tardasse a ridurre la lussazione già dopo un paio di giorni insorgerebbero infatti dei fenomeni cicatriziali che renderebbero necessario l’intervento di riposizionamento chirurgico. Il paziente

o i soccorritori non dovranno tentare in alcun modo di rimettere a posto l’articolazione.Sempre nella fase acuta del trauma, per ridurre il gonfiore e la sintomatologia dolorosa, si potrà applicare del ghiaccio sulla zona colpita. Una volta ridotta la lussazione il trattamento riabilitativo avrà lo scopo di restituire all’articolazione la mobilità e la funzionalità perdute. Nella gran parte dei casi viene fatto seguire un periodo più o meno lungo di riposo assoluto (1-6 settimane). Nei casi meno gravi si può intervenire sull’articolazione lesa con interventi di mobilizzazione precoce. In questa prima fase se è presente un dolore molto forte vengono somministrati farmaci antifiammatori e antdolorifici per via orale o tramite infiltrazioni locali. Terminata la fase di immobilizzazione si prosegue con il trattamento riabilitativo mirato al rinforzamento muscolare e al riacquisto della mobilità perduta. Gli esercizi di tonificazione consentono di recuperare velocemente il tono perduto aumentando in modo considerevole la stabilità dell’articolazione. Questo intervento è a dir poco FONDAMENTALE, dato che evita la il permanere di un’instabilità cronica che aumenterebbe considerevolmente il rischio di nuove lussazioni. Solo dopo queste fasi, che mediamente richiedono circa 6-10 settimane, l’atleta può riprendere gradualmente gli allenamenti. In caso di sub-lussazione il ritorno alle normali attività sportive e lavorative è molto più rapido (trentaquaranta giorni). La prevenzione delle lussazioni è rivolta essenzialmente al potenziamento muscolare. Mantenendo una vita attiva è possibile migliorare la salute di tendini ed articolazioni aumentando la stabilità articolare ed allontanando il rischio di lussazioni. Negli sport di contatto è inoltre utile avvalersi di adeguati dispositivi di protezione. MARZO ‘09


Ferdinando Scianna Un cosmopolita dalle infinite radici a Sicilia produce anche cose buone e Ferdinando Scianna è una di queste. Lui infatti è il più grande fotografo contemporaneo siciliano, nato a Bagheria. Frequentò l'università di Palermo ma le sue attitudini erano altre. A soli ventuno anni pubblica la sua prima raccolta di foto “Feste Religiose in Sicilia” ottenendo il premio Nadar. Si trasferì a Milano dove iniziò a lavorare come fotoreporter per diversi quotidiani. Poi lavorò come corrispondete a Parigi per le più prestigiose testate. Questi successi lo portarono inevitabilmente a conoscere il grande padre della fotografia d'autore Henrie Cartier Bresson e nel 1982 entra a far parte dell'agenzia fotografica numero uno nel mondo la Magnum. Si dedicò ai reportage e ai ritratti ma anche

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all'alta moda e alla pubblicità, diventò il fotografo più richiesto in questi settori ma questo non lo allontanò dalla sua attività di giornalista che continuò a svolgere in maniera eccellente. Nel 1995 nelle sue foto ritornano i temi religiosi e pubblica Viaggio a Lourds e poi Dormire Forse Sognare. Ma il suo più grande capolavoro arriva nel 2003 con Quelli di Bagheria, una raccolta di foto del suo passato, un flashback fotografico con il quale racconta la sua giovinezza nel suo paese natìo. Rimane sempre molto legato alla sua terra, infatti, nel 2007 pubblicò un calendario con dodici scatti nei quali ritraeva la nota attrice messinese Maria Gazia Cucinotta sulle montagne dei Nebrodi. Nelle sue foto c'è la passione e l'entusiasmo

Domenica 10 maggio 2009, nel santuario della Madonna del Carmelo di Santa Teresa di Riva, padre Domenico Manuli ha battezzato le piccole Francesca e Greta Savoca, figlie di Francesco e Marcella. Con tanto affetto Carmelo e Irene Rigano.

per un evento ma anche la monotonia della quotidianità. Tutto cattura il suo interesse e stimola il suo genio.


JoniaNews Maggio 2009  

Numero del Maggio 2009