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Índice Alicia Giménez Bartlett

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Hipólito G. Navarro

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Mauro Entrialgo

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Gabriela Bustelo

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Álvaro Salvador

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Benjamín Prado

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Juan Carlos Abril

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Miguel Munárriz

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Ignacio Vidal-Folch

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Denise Despeyroux

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J. Á. González Sainz

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Eugenia Rico

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Eduardo Mendicutti

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Daniel Díaz

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Discurso inaugural

© Dani Mandràgora

Alicia Giménez Bartlett

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A

LICIA GIMÉNEZ BARTLETT nació en Almansa, Albacete, en 1951. Estudió Filología Moderna en la Universidad de Valencia y se doctoró en Literatura Española en la Universidad de Barcelona, ciudad en la que reside desde 1975.

En 1981 publicó un estudio sobre Torrente Ballester. Su primera novela, Exit, llegó en 1984. Obtuvo el Premio Femenino Lumen en 1997 con la novela Una habitación ajena. En los años noventa creó el personaje de Petra Delicado, la popular inspectora que ha protagonizado Ritos de muerte (1996), Días de perros (1997), Mensajeros de la oscuridad (1999), Muertos de papel (2000), Serpientes en el paraíso (2002) y Un barco cargado de arroz (2004).

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A

GIMÉNEZ BARTLETT è nata a Almansa, Albacete, nel 1951. Studiò Filologia Moderna all’Università di Valencia ed ottenne il dottorato di ricerca in Letteratura Spagnola all’Università di Barcelona, città in cui risiede dal 1975. LICIA

Nel 1981 pubblicò uno studio su Torrente Ballester. Il suo primo romanzo, Exit, arrivò nel 1984. Ottenne il Premio Femenino Lumen nel 1997, con il romanzo Una habitación ajena. Negli anni novanta creò il personaggio di Petra Delicado, la popolare ispettrice protagonista di Ritos de muerte (1996), Días de perros (1997), Mensajeros de la oscuridad (1999), Muertos de papel (2000), Serpientes en el paraíso (2002) e Un barco cargado de arroz (2004).

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En 1999 se estrenó en televisión una serie de trece capítulos basada en las aventuras de Petra Delicado, con Ana Belén en el papel de la inspectora y Santiago Segura en el de Fermín Garzón. Sus obras han sido traducidas a quince lenguas, con notable éxito en Francia, Alemania, Estados Unidos e Italia.

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Nel 1999, la televisione mandò in onda per la prima volta una serie di tredici puntate basata sulle avventure di Petra Delicado, con Ana Belén nel ruolo dell’ispettrice e Santiago Segura in quello di Fermín Garzón. Le sue opere sono state tradotte in quindici lingue, con notevole successo in Francia, Germania, Stati Uniti e Italia.

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Barcellona, settembre 1956 Carlos Infante notò con soddisfazione che quella mattina il cielo era sereno e splendeva il sole. Solitamente non gli importava nulla del tempo che faceva. Gli bastava avere un ombrello se pioveva o il suo vecchio giaccone se faceva freddo. Ma quel lunedÏ era un giorno speciale, o almeno prometteva di esserlo. Nella sua monotona vita, nella monotona vita di tutti gli spagnoli, un semplice appuntamento inaspettato poteva trasformarsi in un evento eccezionale. E lui a mezzogiorno aveva un appuntamento talmente insolito da sembrargli addirittura irreale. Aveva valutato la possibilità che si trattasse dello scherzo di uno dei suoi colleghi giornalisti, oppure di un equivoco, di un malinteso. Eppure no, il timbro postale indicava chiaramente che la lettera veniva da Parigi. La rilesse ancora una volta mentre faceva colazione con una misera tazza di caffè nella sua cucina semibuia:

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«Egregio signor Infante, ho letto con enorme interesse il suo articolo del mese scorso sul quotidiano «La Vanguardia». Mi chiamo Lucien Nourissier. Sono medico psichiatra e docente alla Sorbona. Ho voluto concedermi un anno sabbatico per potermi dedicare a un lavoro di ricerca su una particolare tipologia di criminali chiaramente affetta da patologie psichiche. E il personaggio cui lei ha dedicato il suo lavoro mi ha affascinato fin dal primo istante. Conosco la storia del movimento partigiano nel vostro paese, il maquis spagnolo, ma non avrei mai immaginato che uno dei suoi membri fosse ancora latitante. Le caratteristiche i questa «Pastora» da lei delineata nel suo scritto sono di enorme interesse per le mie ricerche. Un individuo dalla personalità antisociale, crudele e spietato, dall’identità sessuale incerta, capace di sopravvivere per anni in montagna sottraendosi ai suoi innumerevoli persecutori, al punto da trovarsi ancora oggi a piede libero, rappresenta per me un oggetto di studio irrinunciabile. Desidererei sapere di più su quella

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donna, riguardo alla quale, ove si eccettui il suo articolo, non credo esista documentazione alcuna…». Per concludere, il professor Nourissier lo pregava di concedergli un incontro a Barcellona. Non capita tutti i giorni di ricevere una lettera del genere. «Il mito della Pastora» questo era il titolo dell’articolo che aveva tanto colpito il francese. Cosa del resto comprensibile, perché era forse il solo pezzo interessante che avesse scritto per un giornale. Gli articoli che vendeva non trattavano mai temi troppo avvincenti. «Funghi velenosi, questi sconosciuti», «Gli eroi del ring», «Le grandi collezioni di automobili d’epoca». Non poteva permettersi il lusso di affrontare questioni di maggior peso. Si guadagnava da vivere scrivendo, lo stretto indispensabile per vivere. Con «Il mito della Pastora» aveva costeggiato un territorio pericoloso. In tutti i commissariati di Barcellona era affissa la foto segnaletica di quella donna, la sola che di lei si conoscesse. Era un’immagine strana, che colpiva. La mostrava ritratta a mezzobusto, vestita di nero, con un volto duro e angoloso, gli occhi gelidi. Il poliziotto che gli aveva passato il materiale

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aveva fatto una cosa sorprendente. Aveva preso un foglio di carta e aveva coperto verticalmente una metà di quel volto: la metà visibile apparteneva senza alcun dubbio a una donna. Poi aveva spostato il foglio e coperto l’altra metà; ora quello che si vedeva nella foto era un uomo. Ovviamente, affinché l’articolo superasse il vaglio della censura, lui si era attenuto alla versione ufficiale dei fatti, e aveva caricato le tinte attribuendo alla Pastora gli epiteti di rigore: «donna senz’anima», «essere violento e spietato», «autrice di un numero incalcolabile di atroci delitti», «iena assetata di sangue»… In realtà sapeva ben poco del personaggio. E poco avrebbe potuto raccontare, al di là di quanto pareva avere affascinato il francese. In ogni caso quell’appuntamento prometteva di essere un momento da ricordare nella sua vita miserevole. Aveva un ammiratore straniero! Non erano molti a poter dire altrettanto in quel suo paese chiuso al mondo. Si preparò con cura. Il suo guardaroba non offriva molto da scegliere, ma almeno si premurò di indossare una camicia pulita, un paio di pantaloni ben stirati. Alle

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undici uscì e si incamminò senza fretta. Intorno a plaza de Cataluña tutti sembravano muoversi incalzati da un problema da risolvere. Nessuno aveva l’aria di passeggiare per godersi la città. Un’intera folla si spostava da un punto all’altro con la determinazione indifferente dell’abitudine. Infante gettava intorno occhiate sdegnose: impiegati, commercianti, militari, massaie…, prototipi replicati fino alla nausea che si aggiravano come morti in vita. Se non altro lui non apparteneva a nessuna categoria riconoscibile; lui se ne andava per il mondo a modo suo, e basta. Il luogo convenuto per l’appuntamento era il Café Zurich, all’interno se avesse piovuto, fuori se ci fosse stato bel tempo. Infante scelse un tavolino all’aperto, ma sufficientemente al riparo dagli sguardi dei passanti, allontanò con un ampio gesto della mano i piccioni che assediavano il suo angolo e sedette. Si era portato appresso un giornale, sapendo che non ci si può aspettare grande puntualità da un francese arrivato il giorno stesso da Parigi. Ma sbagliava; erano appena le dodici e cinque quando ebbe la certezza di avere

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avvistato Nourissier fra la gente. Nessuno se non uno straniero porta un basco inclinato a quel modo sulla fronte, come un attore o una donna. Lo osservò per un momento: era alto, prestante, con i capelli di un biondo tendente al rosso, vestito con abiti troppo pesanti per la stagione. Lo vide fermarsi davanti alla prima fila di tavolini e far scorrere lo sguardo sugli avventori come ipnotizzato. Allora si alzò e gli andò incontro, intercettando la direzione del suo sguardo. «Professor Nourissier?». «Carlos Infante, è lei?». Si strinsero la mano senza sorridere, quasi senza guardarsi in faccia. Come se, ritrovandosi l’uno di fronte all’altro, nessuno dei due fosse troppo sicuro di voler essere lì. Infante rimase stupito della padronanza dello spagnolo di quell’uomo, della sua aria malinconica, dei modi eleganti in contrasto con l’espressione smarrita. Lo vide estrarre un paio

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d’occhiali da sole e nascondere gli occhi di un celeste chiarissimo. «Mi scusi, sono un po’ accecato da tutta questa luce». «Come vede questo è un paese felice: i bar sono affollati e il sole splende radioso» ironizzò Infante. «È vero» mormorò il francese con lo sguardo a terra. Venne il cameriere e ordinarono due birre. Quando furono serviti si guardarono con un certo imbarazzo. Infante levò il suo boccale e disse: «Brindiamo a un suo felice soggiorno a Barcellona!». Bevvero. Infante con la foga di un forsennato. Nourissier con misura, assaporando con calma quel primo sorso. Quindi prese a parlare con una certa precipitazione: «Signor Infante…». «Mi chiami Carlos, per favore. Credo che abbiamo su per giù la stessa età. Quanti anni ha lei?».

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«Quarantatré». «Io trentanove. Non c’è poi una gran differenza. Mi scusi, la stavo interrompendo e di sicuro lei sarà molto occupato». «No, in realtà sono venuto espressamente per vedere lei» disse Nourissier con convinzione. «Volevo farle i miei complimenti per il suo magnifico articolo». «Ha fatto un viaggio così lungo solo per dei complimenti?». «Non ha letto la mia lettera?». «Certo! Quando me l’hanno fatta arrivare dal giornale, sono rimasto stupefatto dalla scoperta di essere conosciuto anche in Francia. E poi ho trovato sorprendente che un illustre professore della Sorbona si interessasse a un tema di portata così locale». «In psicopatologia non esistono temi di portata locale; tutti gli uomini, di qualunque nazionalità,

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tendono ad assomigliarsi, anche se la donna che lei descrive è forse unica per le sue caratteristiche. Sono convinto che possa rappresentare un oggetto di studio molto importante per le mie ricerche. La sua inchiesta mi è parsa magnifica, davvero». Infante lo guardò con un mezzo sorriso che non significava nulla. Bevve un altro sorso deciso. Poi finalmente sorrise con tutti i muscoli della faccia. «La mia inchiesta è pura spazzatura, mio caro professore, lei lo sa quanto me. Un uomo di scienza non può lasciarsi impressionare da un ammasso di retorica truculenta: “donna senza cuore”, “assassina efferata”, “mostro della natura”… Non mi sottovaluti, la prego!». «So benissimo che il linguaggio obbedisce a esigenze di ordine… stilistico, diciamo. E tuttavia mi ha impressionato la quantità di particolari che lei conosce riguardo alla storia, la natura, l’orografia della regione dove quella donna finora si è mossa, e sulla mentalità dei suoi abitanti».

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«In questo non c’è nessun mistero. La mia famiglia è originaria di Cálig, un piccolo paese del Maestrazgo. Sono stato molte volte su quelle montagne: il Mestrat, Els Ports… Sono posti bellissimi, selvaggi, ancora sconosciuti. E la famigerata Pastora è ormai una leggenda: l’assassina che la Guardia Civil non è mai riuscita a catturare. Ma se devo essere sincero, dubito che lei possa ricavare qualcosa di utile dal poco che so». «Stando a quanto lei scrive, quella donna è ancora viva, nascosta da qualche parte su quelle montagne». «Così dice la gente, e così afferma anche la Guardia Civil, ma sono anni che non commette più alcun reato, nessuno l’ha più vista, nessuno sa dove si nasconda e nemmeno da dove cominciare a cercarla. È assai probabile che ormai il suo cadavere stia marcendo in qualche fosso. In ogni caso, anche se io le fornissi una lista dettagliata di tutte le voci che circolano su di lei, ritiene che le servirebbe per la sua ricerca? Temo proprio di no».

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«Non è questo che voglio da lei». «E allora?». «Io voglio parlare con La Pastora, incontrarla di persona» dichiarò Nourissier, con appassionata solennità. Infante sussultò visibilmente, si raddrizzò, strabuzzando gli occhi, e afferrò il braccio del francese: «Ma è ammattito? Abbassi la voce! Non lo sa dove siamo? Nessuno l’ha informata sul regime politico di questo paese? Qui ci sono orecchi dappertutto!». «Mi scusi. Non pensavo che…». «È già impegnato per la cena, questa sera?». «No. Però permetta che sia io a invitarla». «Mi aspetti alle nove a Los Caracoles».

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Infante prese un tovagliolino di carta e vi tracciò rapidamente una mappa che permettesse di trovare il ristorante. Nourissier lo infilò nel portafogli come un oggetto prezioso. Poi Infante si alzò, e prima di andarsene disse sottovoce: «Non ho precedenti per reati politici, ma la prudenza non è mai troppa. Mi auguro che lei lo capisca». Carlos Infante si dileguò nel tumulto di calle Pelayo. Si diresse verso l’università come un automa. Era sconvolto da quelle parole. Non avrebbe mai immaginato che lo sconosciuto che aveva accettato di incontrare fosse completamente pazzo. Sia dal tono della lettera che dall’aspetto gli era parso uno studioso, un uomo di scienza razionale e sensato. E invece no, doveva essere uno squilibrato. La sua pretesa di incontrare La Pastora lo lasciava chiaramente intendere. A meno che… a meno che non fosse un giornalista celato sotto una falsa identità per non destare sospetti. Ci rifletté su. Certo, l’ipotesi che fosse un giornalista rendeva le cose più comprensibili. Non era un professore della Sorbona, ma un reporter di «Le Monde» che pensava di

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servirsi di lui per pubblicare un servizio sorprendente. In Francia c’era grande interesse per la questione spagnola. E il tema del maquis, di quegli ultimi partigiani antifranchisti ancora asserragliati sulle montagne, si sposava perfettamente con l’idea romantica che i francesi hanno della Spagna. Per questo Nourissier parlava così bene la lingua, era semplicemente un giornalista esperto in temi ispanici. Nella sua sonnambula camminata, Infante era arrivato alla Facoltà di Lettere. Entrò nel chiostro, di cui fece il giro un paio di volte senza smettere di pensare. Sull’onda dell’emozione gli aveva dato un nuovo appuntamento, ma unicamente per potersene liberare quanto prima. Avere a che fare con uno squilibrato poteva solo portare complicazioni, soprattutto in un clima come quello in cui lui si trovava a vivere. Finalmente si sentì sollevato. La prossima mossa era chiara: non si sarebbe presentato a Los Caracoles. Per fortuna il francese non aveva modo di rintracciarlo: nella risposta aveva evitato di scrivere l’indirizzo del mittente. E se fosse andato a cercarlo al giornale, gli

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avrebbero detto che lui non faceva parte della redazione e non gli avrebbero fornito il suo recapito. Era libero da ogni impegno. «Adieux, Docteur Nourissier. Se ne torni pure con la coda fra le gambe nella sua dolce Francia». L’aveva scampata! Per fortuna era sempre stato prudente. Solo la curiosità poteva spingerlo ad andare a cena col francese, ma la curiosità era un lusso che poteva costare molto caro in tempi come quelli.

Capitolo primo di Dove nessuno ti troverà, Palermo, Sellerio, 2011 Traduzione dello spagnolo di Maria Nicola

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La narración que ríe para no llorar

© D. Mordzinsky

© Adriana Herreros

Hipólito G. Navarro Mauro Entrialgo Gabriela Bustelo

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G. Rech


H

G. NAVARRO nació en 1961 en Huelva, aunque reside en Sevilla desde 1979. Su carrera profesional comprende diversas labores relacionadas con el ámbito de la edición; además de haber trabajado como corrector y lector profesional, ha estado al cuidado de la edición de los cuentos completos del escritor gaditano Fernando Quiñones, Tusitala (Madrid, Páginas de Espuma, 2003). Asimismo, ha prologado la novela Extramuros, de Jesús Fernández Santos (Barcelona, Seix Barral, 2003). Desde 1994 hasta 2001, desempeñó el cargo de director de la revista literaria especializada en cuento Sin Embargo. Por otro lado, publica frecuentemente en varios diarios andaluces.

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IPÓLITO


H

G. NAVARRO è nato nel 1961 a Huelva, anche se risiede a Siviglia dal 1979. La sua carriera professionale comprende diverse attività vincolate all’ambito dell’edizione. Oltre ad avere lavorato come correttore e lettore professionale, è stato il curatore dell’edizione dei racconti completi dello scrittore gaditano Fernando Quiñones, Tusitala (Madrid, Páginas de Espuma, 2003). Inoltre ha prologato il romanzo Extramuros, di Jesús Fernández Santos (Barcellona, Seix Barral, 2003). Dal 1994 al 2001 ha svolto il ruolo di direttore della rivista letteraria specializzata in racconti Sin Embargo. Inoltre pubblica frequentemente su diversi quotidiani andalusi. IPÓLITO

Il suo percorso letterario si concentra quasi esclusivamente sul racconto, ad eccezione del suo

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Su trayectoria literaria se centra casi exclusivamente en el cuento, a excepción de su novela Las medusas de Niza (Sevilla, Algaida, 2000), por la que fue galardonado con el Premio Ciudad de Valladolid 2000 y el Premio Andalucía de la Crítica 2001. Entre sus libros de relatos se encuentran El cielo está López (Granada, Editorial Don Quijote, 1990), Manías y melomanías mismamente (Granada, Editorial Don Quijote, 1992), El aburrimiento, Lester (Madrid, Anaya & Mario Muchnik, 1996), Los tigres albinos (Valencia, Pre-Textos, 2000) y Los últimos percances (Barcelona, Seix Barral, 2005); con este último fue distinguido con el Premio Mario Vargas Llosa NH. Sus cuentos han sido traducidos a siete idiomas y forman parte de numerosas antologías. Una meditada selección de sus relatos se incluye en El pez volador (Madrid, Páginas de Espuma, 2008). «Mis argumentos, mis personajes, mis anécdotas, no son más que excusas para jugar con las palabras, que viene a ser la estrategia inversa a lo que más comúnmente entendemos por narración: utilizar las palabras para contar cosas. Prefiero contar cosas para utilizar las palabras».

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romanzo Las medusas de Niza (Siviglia, Algaida, 2000), per il quale fu premiato con il Premio Ciudad de Valladolid 2000 ed il Premio Andalucía de la Crítica 2001. Tra i suoi libri di racconti troviamo El cielo está López (Granada, Editorial Don Quijote, 1990), Manías y melomanías mismamente (Granada, Editorial Don Quijote, 1992), El aburrimiento, Lester (Madrid, Anaya & Mario Muchnik, 1996), Los tigres albinos (Valencia, Pre-Textos, 2000) y Los últimos percances (Barcellona, Seix Barral, 2005). Per quest’ultimo fu premiato con il Premio Mario Vargas Llosa NH. I suoi racconti sono stati tradotti in sette lingue e fanno parte di numerose antologie. Un’accurata selezione di racconti suoi è inclusa in El pez volador (Madrid, Páginas de Espuma, 2008). «I miei argomenti, i miei personaggi, i miei aneddoti non sono altro che scuse per giocare con le parole, e questo viene ad essere la strategia opposta a ciò che più comunemente intendiamo per narrazione: utilizzare le parole per raccontare cose. Preferisco raccontare cose per utilizzare le parole».

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Inconvenientes de la talla L Aparco mi coche al lado del Mercedes de ella, un poco más atrás del BMW de su padre, a la sombra enorme de la araucaria de la entrada. Como la puerta está abierta, entro sin llamar, sin ningún reparo porque he telefoneado media hora antes y sé que me están esperando. Al final del pasillo, detrás de la estatua romana, la gata pequeña duerme con un ojo abierto, amarillo. En el salón de las pinturas encuentro a dos criados limpiando, el del bigote y el que no habla, que no sé si es mudo o se lo hace; de todas formas ninguno de los dos me dirige la palabra ni la mirada, así que salgo por la terraza grande y paso directamente al jardín, donde toman limonada los que supongo algunos de sus amigos. Me acerco lentamente, sintiendo con placer la dureza suave del césped bajo mis pies, y cuando estoy al lado de ellos digo «hola», y digo hola como en otras ocasiones digo «buenas» o digo «¿qué tal?», pero siguen hablando entre ellos y bebiendo de las pajitas como si yo no hubiese llegado. Aprovecho entonces la ocasión para tomarles prestado un cigarrillo Marlboro de un paquete casi lleno que tienen al lado de

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Inconvenienti della taglia L Posteggio la mia macchina a fianco della Mercedes di lei, un po’ più indietro della BMW di suo padre, all’ombra enorme dell’araucaria dell’entrata. Dato che la porta è aperta, entro senza suonare, senza nessuna esitazione, perché ho telefonato mezz’ora prima e so che mi stanno aspettando. In fondo al corridoio, dietro la statua romana, la gatta piccola dorme con un occhio aperto, giallo. Nella sala dei dipinti trovo due domestici che stanno pulendo, quello con i baffi e quello che non parla, che non so se è muto o fa finta; comunque nessuno dei due mi rivolge la parola né lo sguardo, così esco dal terrazzo grande e passo direttamente in giardino, dove alcune persone, che suppongo siano loro amici, stanno bevendo una limonata. Mi avvicino lentamente, notando con piacere la soffice durezza del prato sotto i piedi, e quando sono loro vicino, dico “ciao”, e dico “ciao” come in altre occasioni dico “Salve”, o dico “Come va?”, però continuano a parlare tra loro e a bere con le loro cannucce come se io non fossi arrivato. Approfitto, quindi, dell’occasione, per prendere in prestito una sigaretta Marlboro da un

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los vasos. El mechero es uno de esos transparentes, rosa, desechable. Una vez encendido el cigarrillo y viendo que siguen con sus cosas, paquetes de acciones de no sé qué entidades, a mí, que esas conversaciones no me interesan y que no he venido yo a hablar de economía precisamente, se me ocurre que ella bien podría estar tomando un baño en la piscina, y que a lo mejor se le ha ocurrido bañarse desnuda, como el sábado anterior. Esta idea luminosa y la poca cuenta que me echan los de la limonada me dan el impulso necesario para continuar en silencio hasta el campo de tenis y bordear el sendero de cinamomos y acacias hasta la verja de atrás, justo desde donde oigo un chapoteo de aguas y risas, señal de que si ella está ahí no va a estar precisamente sola. Las posibilidades de su desnudez quedan reducidas entonces a un «top less» discretito sin más, de todas formas algo más que suficiente para acercarme yo en silencio por detrás de los setos de boj y averiguar finalmente que ninguna risa se corresponde con la de ella y que los bañistas me son en absoluto desconocidos. Todavía me entretengo en dar varias vueltas por entre los naranjos y los arces del

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pacchetto quasi pieno che hanno vicino ai loro bicchieri. L’accendino è uno di quelli trasparenti, rosa, usa e getta. Una volta accesa la sigaretta e vedendo che continuano con le loro cose, pacchetti azionari di non so quale gruppo, a me, che queste conversazioni non interessano e non sono venuto precisamente per parlare di economia, viene in mente che lei magari potrebbe stare facendo un bagno in piscina, e che, forse, le è venuto in mente di farlo nuda, come sabato scorso. Quest’idea geniale e la poca retta che mi danno quelli della limonata mi forniscono la spinta necessaria per proseguire in silenzio fino al campo da tennis e costeggiare il sentiero di cinnamomi e acacie fino alla staccionata sul retro, giusto da dove sento un rumore di schizzi d’acqua e di risate, segnale che, se lei è lì, non è propriamente sola. Le possibilità della sua nudità sono ridotte, quindi, a un “top less” dignitoso e null’altro, comunque più che sufficiente per farmi avvicinare in silenzio da dietro le siepi di bosso e verificare infine che nessuna risata corrisponde alla sua e che i bagnanti mi sono assolutamente sconosciuti. Mi intrattengo ancora un po’, per fare un giro tra gli aranci e gli aceri accanto

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lado del pozo, buscándola. Un hombre invisible parezco, pues nadie repara en mi presencia. Cuando se me terminan ya el cigarrillo y las posibilidades de verla por el jardín no tengo otro remedio que volver en mí y entrar de nuevo en el chalé, donde ni encuentro a su padre ni a su madre ni a nadie para anunciar que he llegado, así que me meto directamente en la cocina y ahí estoy haciendo mis cosas durante casi dos horas sin que me moleste nadie. Dos horas esperando precisamente que ella entre y se ponga a hacerme preguntas, si es que el otro día le quedó algo por preguntar, cuestiones que por otra parte yo sé que le importan un comino y de donde, creo que ingenuamente, deduzco que le he gustado, que el chaparrón de consultas del sábado no fue más que una manera de coquetear y enamorarme y tenerme todo el fin de semana dándole vueltas a la pelota, imaginándome cosas. Desde luego, aventuras imaginarias con ella las tuve por docenas; cuesta tan poco imaginar. Por imaginar, hasta imaginé que alguna de esas aventurillas podría tomar cuerpo este lunes, pero resulta que este lunes no la veo por ningún lado,

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al pozzo e andare alla sua ricerca. Sembro un uomo invisibile, dato che nessuno nota la mia presenza. Finite ormai la sigaretta e le possibilità di vederla in giardino, non ho altra opzione che tornare in me e entrare di nuovo nello chalet, dove non trovo né suo padre né sua madre né nessuno per annunciare che sono arrivato, quindi mi metto direttamente in cucina e resto lì a fare le mie cose per quasi due ore senza che nessuno mi disturbi. Due ore aspettando precisamente che lei entri e si metta a farmi domande, caso mai l’altro giorno le fosse rimasto qualcosa da chiedere, questioni che, d’altra parte, so che non le interessano un tubo e dalle quali, forse ingenuamente, deduco che le sono piaciuto, che la tempesta di domande di sabato non fu altro che una maniera per civettare, farmi innamorare e farmi stare tutto il fine settimana pensando e ripensando, immaginandomi cose. Senza dubbio, avventure immaginarie con lei ne ho avute a dozzine, costa così poco immaginare. Immaginare per immaginare, ho perfino immaginato che qualcuna di quelle avventurette avrebbe potuto prendere corpo questo lunedì, però invece mi pare che questo lunedì

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sólo encuentro gente desconocida por todas partes, gente que demuestra muy escaso interés por encontrarme a mí. En fin; con ese gusanillo dándome bocados en los sesos salgo de la cocina, atravieso el salón comedor y me voy a llegar al cuarto de baño cuando, guiado por la gata, la única que ha notado mi presencia en la casa, mis ojos se clavan en una cuchilla de luz que sale por una rajita abierta en la puerta de su dormitorio. Mi torpeza no es que sea proverbial. Tiene días. Supongo que como medio mundo, tengo unos días más torpes que otros. En lugar de abrir simulando un error con las puertas, un extraño instinto de conservación me lleva primero a pegar la oreja. ¿Qué oigo entonces?: oigo ronquidos. No entran los ronquidos en mis devaneos, de ninguna de las maneras; ella no puede roncar, no debería roncar. Sin embargo, ésa es su habitación, sin lugar a dudas; ¿quizá su madre?, no, no, tampoco. Para coger un atajo suelo dar siempre un rodeo, así que decido volver al jardín y curiosear por la ventana.

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non la vedo da nessuna parte, trovo solo gente sconosciuta dappertutto, gente che dimostra scarsissimo interesse nel trovarmi lì. Va beh, con questo tarlo che mi rode il cervello esco dalla cucina, attraverso la sala da pranzo e mi dirigo verso il bagno quando, guidato dalla gatta, l’unica che ha notato la mia presenza in casa, i miei occhi si fissano su una lama di luce che esce da una fessura aperta della camera da letto. La mia goffaggine non è proprio proverbiale. Dipende dai giorni. Suppongo che, come mezzo mondo, ho giorni più goffi di altri. Invece di aprire, simulando un errore di porte, uno strano istinto di conservazione mi porta prima ad origliare. E allora cosa sento? Sento russare. Nel mio delirio non entra il russare, in nessun caso: lei non può russare, non dovrebbe russare. Ciò nonostante, quella è la sua camera, senza ombra di dubbio; magari è sua madre? No, no, nemmeno. Per prendere una scorciatoia di solito faccio sempre un giro largo, così decido di tornare in giardino e curiosare dalla finestra.

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Los de la limonada van ya por tres cuartos de jarra y bonos y deudas públicas al once o doce por ciento, macroeconomías que me ayudan a pasar inadvertido y colocarme junto a la ventana con una soltura ciertamente escandalosa. Miro sin ningún escrúpulo y la entreveo durmiendo desnuda junto a un hombre cuya cara queda oculta tras un ramo enorme de celindas en el jarrón de la mesita de luz. Sus manos grandes y las tijeras de podar en el bolsillo del pantalón tirado en el suelo lo explican todo. Entonces me da un poco de mareo, espero un minuto a recuperar una mueca digna y sin pensarlo dos veces me acerco al lugar de los porcentajes y los intereses sin retenciones y me sirvo una limonada, que ya no está muy fresca, desgraciadamente. A medias recuperado, fumando un Marlboro, me voy al cuarto de baño y ahí me quedo haciendo mis cosas, un poco confundido, desilusionado, pero sin perder las esperanzas del todo. El lunes siempre ha sido un día gris; tal vez el martes... Más de una hora permanezco en el baño, hasta que decido dejarlo por imposible. Enseguida, al pasar junto a la puerta del

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Quelli della limonata sono già a tre quarti di brocca, e buoni e debito pubblico all’undici, dodici per cento, macroeconomie che mi aiutano a passare inosservato e a collocarmi vicino alla finestra con una scioltezza indubbiamente scandalosa. Guardo senza nessuno scrupolo e la intravedo che dorme nuda vicino ad un uomo il cui volto rimane occulto dietro un enorme mazzo di celinde nel vaso sul comodino. Le sue mani grandi e le forbici per potare nella tasca dei pantaloni buttati in terra spiegano tutto. Allora mi sento un po’ mancare, aspetto un minuto per recuperare un’espressione decente e, senza pensarci due volte, mi avvicino al luogo delle percentuali e degli interessi senza trattenute e mi servo una limonata, che non è più molto fresca, sfortunatamente. Mezzo ripreso, fumando una Marlboro, vado in bagno e rimango lì a fare le mie cose, un po’ confuso, disilluso, però senza perdere del tutto le speranze. Il lunedì è sempre stato un giorno grigio, magari martedì... Resto in bagno per più di un’ora, finché decido di smetterla, perché è impossibile. Immediatamente, quando passo vicino alla porta della

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dormitorio y comprobar que los ronquidos y las tijeras de podar siguen ahí, decido marcharme sin despedirme, y si le digo adiós a la gata es porque está en la puerta, que si no tampoco. En el centro me encuentro con un atasco de esos de muerte, pero ya estoy metido hasta el cuello en él cuando recuerdo que los lunes, no sé por qué, esta ciudad se pone patas arriba, así que enciendo un Ducados y le echo más humo al asunto hasta llegar al barrio. Después de aparcar lo mejor que puedo estoy tan cansado que me voy a mi cuarto en la pensión sin acordarme de que tengo que llamar por teléfono a Celso. Ya en plena siesta, en la cabina toda rodeada de sol, marco el número del taller un poquito antes de empezar a sudar. Puede comprobarse: lo primero que sale por los agujeritos al marcar ese número es la voz tontorrona de la secretaria: «Electricidad Atlántico, dígame»; yo le digo que me ponga con el jefe; «¿de parte de quién?»; empiezo a licuarme con los cuarenta y cinco grados, así que grito que soy yo, carajo, que si no

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camera da letto e controllo che le russate e le forbici per potare sono ancora lì, decido di andarmene senza salutare, se dico ciao alla gatta è perché è sulla porta, altrimenti neanche quello. In centro mi ritrovo in un imbottigliamento tremendo, però ci sono già dentro fino al collo quando ricordo che il lunedì, non so perché, questa città è tutta sottosopra, così accendo una Ducados e mi infiammo ancora di più, fino ad arrivare in quartiere. Dopo aver posteggiato come meglio ho potuto, sono così stanco che me ne vado nella mia stanza della pensione senza ricordarmi che devo telefonare a Celso. Già in piena siesta, nella cabina tutta circondata dal sole, faccio il numero dell’officina un po’ prima di cominciare a sudare. Si può verificare: la prima cosa che esce dai buchetti quando si fa quel numero è la voce stupida della segretaria: “Electricidad Atlántico, pronto”, io le dico che mi passi il capo; “chi lo desidera?”, comincio a sciogliermi con i quarantacinque gradi, così grido che sono io, cazzo, non mi ha riconosciuto? Allora esce la voce di Celso, che non è che

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me ha conocido. Entonces sale la voz de Celso, que no es que sea particularmente cínica, sino que a mí me suena así, y me pongo a explicarle todo el rollo: que he estado en el chalé terminando el trabajo, que en la cocina ya quedaron instalados los nuevos puntos de fuerza y el diferencial de trescientos ochenta, que está acabada; entonces Celso me pregunta por el cuarto de baño; le explico ya casi derretido que tan sólo queda el enchufe de la derecha, que no lo he podido terminar porque el cable de la caja de registro de arriba no llega, una tontería. Celso carraspea, piensa. La velocidad de maquinación de Celso no es tan buena como para que el aparato no se trague otra moneda. Cuando me pregunta si es sólo el enchufe lo que queda de toda la casa respondo que sí, y le voy a decir que no se preocupe, que vuelvo mañana con un cable más largo, cuando al imbécil se le ocurre decirme que no, que me vaya a la obra de la cafetería para lo del aire, y que de camino ya cobra él la factura directamente y que él pone el enchufe, total, eso ya no es trabajo, me dice, así de claro. Es su manera de hacerme trizas los planes. La última posibilidad de verla a ella y decidirme tirada por los suelos. Tendría que quejarme, pero no se me ocurre

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sia particolarmente cinica, è a me che suona così, e inizio a spiegargli tutta la faccenda: che sono stato nello chalet per finire il lavoro, che in cucina sono già installati i nuovi punti di forza e il differenziale di trecentottanta, che è terminata; allora Celso mi chiede della sala da bagno; gli spiego, già quasi sciolto, che rimane solo la presa di destra, che non l’ho potuta finire perché il cavo della scatola elettrica in alto non arriva, una stupidata. Celso si schiarisce la voce, pensa. La velocità di macchinazione di Celso non è così buona da far sì che l’apparecchio non inghiotta un’altra moneta. Quando mi chiede se è solo la presa ciò che resta di tutta la casa, gli rispondo di sì e gli dico che non si preoccupi, domani torno con un cavo più lungo, quando all’imbecille gli salta in mente di dirmi di no, che vada ai lavori della caffetteria per la storia dell’aria e che, dato che è già sulla strada, incassa lui la fattura direttamente e mette la presa, in fondo, non è niente, mi dice, testuali parole. È il suo modo di mandare all’aria i miei piani. L’ultima possibilità di vederla e di decidermi andata in fumo. Dovrei lamentarmi, però non mi viene in mente altra cosa che dare un calcio alla cabina e dire a Celso, giusto per dire qualcosa, che

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otra cosa que patalear en la cabina y decirle a Celso, por decir algo, que a ver cuándo se acuerdan de comprarme un mono de mi talla, que con éste que tengo, tres tallas más, parezco un payaso, pero Celso ya ha colgado. Por la noche, cuando me acuesto en mi camastro hundido, decido firmemente soñar con ella y conmigo, los dos en la piscina, mientras el jardinero nos corta rosas y celindas para un ramo que colocarán después los de la limonada en nuestro dormitorio, soñar con ella tumbándose en la cama con la gata pequeña a sus pies mientras espera que yo despida a los criados, sobre todo al que no dice palabra; soñar con todo eso y más, que me repito y repito todo el tiempo hasta quedarme dormido, una técnica hasta ayer infalible; pues nada, cuando suena el despertador a las siete estoy hecho polvo después de luchar toda la noche con el enchufe y los malditos cables, que otra vez se han quedado cortos.

Los últimos percances, Barcelona, Seix Barral, 2005

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chissà quando si ricordano di comprami una tuta della mia taglia, che con questa che ho, tre taglie in più, sembro un pagliaccio, però Celso ha già riattaccato. La sera, quando mi stendo sulla mia branda sfondata, decido fermamente di sognarla, lei ed io in piscina, mentre il giardiniere taglia le rose e le celinde per un mazzo che, più tardi, quelli della limonata collocheranno nella nostra stanza da letto; sognarla stesa a letto con la gatta piccola ai suoi piedi mentre aspetta che io congedi i domestici, soprattutto quello che non dice una parola; sognare tutto ciò e altro ancora, che mi ripeto e ripeto tutto il tempo fino ad addormentarmi, una tecnica fino a ieri infallibile. Beh, niente, quando suona la sveglia alle sette sono a pezzi, dopo aver lottato tutta la notte con la presa, i maledetti cavi che, ancora una volta, sono stati insufficienti.

Los últimos percances. Seix Barral, Barcelona, 2005

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¿El tren para Irún, por favor? ¿Irún?, ¿por qué siempre Irún, a la ida y a la vuelta? ¿No era Irún el meollo mismo de todo?, ¿a qué entonces ese empeño en justificar que tan sólo era el punto de intersección entre dos trayectos bien diferentes?; ¿es creíble un argumento de puntos vacíos, jugadas de espera, transbordos de trenes hacia la emigración?, ¿existen realmente ciudades de paso?, ¿existen pasos? ¿Debería creerme que los recuerdos de mi padre se limitaban a los andenes vacíos por las noches? ¿No vio él ni una sola calle, ni una plaza, ni una taberna siquiera?, ¿sólo la estación? ¿Y el mar?, ¿vio el mar?, ¿tenía mar Irún?, ¿tiene mar Irún? ¿Estuve yo alguna vez en Irún? ¿Por qué nunca estuve allí? ¿Se puede andar por una ciudad con los ojos cerrados? ¿Se quedó mi padre verdaderamente exhausto al atravesar la diagonal de la emigración con la maleta casi vacía?, ¿tanta era la distancia? ¿Llegué a comprobarlo en los mapas de niño con un dedo

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Il treno per Irún, per favore? Irún? Perché sempre Irún, all’andata e al ritorno? Non era Irún il centro di tutto? Perché allora tutto quell’impegno a giustificare che era solo il punto d’intersezione tra due tragitti molto diversi? È credibile una spiegazione fatta di punti vuoti, mosse diversive, trasbordo di treni verso l’emigrazione? Esistono davvero le città di frontiera? Esistono le frontiere? Dovrei credere che i ricordi di mio padre si limitavano ai binari vuoti di notte? Non vide lui neanche una misera strada, né una piazza e neanche una taverna? Solo la stazione? E il mare? Vide il mare? C’era il mare a Irún? C’è il mare a Irún? Sono mai stato a Irún? Perché non sono mai stato là? Si può camminare per la città con gli occhi chiusi? Rimase mio padre davvero esausto quando attraversò la diagonale dell’emigrazione con la valigia quasi vuota? Era così tanta la distanza? Arrivai a verificarlo sulle cartine, quando, da bambino, con un

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tembloroso dibujando esa uve con cuerno incomprensible? ¿Necesariamente tenía que bajar de la sierra de Huelva hasta la capital para después volver a subir en un tren larguísimo hasta Irún?, ¿para qué ese retroceso inicial? ¿De verdad llegué a comprobarlo en los mapas?, ¿son fiables los mapas? ¿Lo esperaba Alemania con insistencia? ¿Otra estación nocturna?, ¿siempre se llegaba entonces de noche a las estaciones? ¿Por qué imaginaba yo tan pequeña la estación?, ¿era como el apeadero de aquí, desde donde lo despedíamos a él otro año más? ¿La estación de Irún, las estaciones quizá, son grandes, de esas con vidrieras que me recuerdan catedrales? ¿Estaba una mujer sentada en un banco esperando un tren la primera noche que él llegó a Irún? ¿Fumaba ella?, ¿consumieron un paquete entero en las horas de espera?, ¿consumieron más cosas? ¿Se le llama poligamia a pasar tres horas de espera en una estación con una mujer desconocida mientras la esposa se desespera en la soledad recién estrenada?, ¿puede ser poligamia a pesar de estar ya en un país distinto?

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dito tremante disegnavo quella V con il corno incomprensibile? Era necessario che scendesse dalla montagna di Huelva fino alla città, per poi salire di nuovo su un treno lunghissimo fino ad Irún? Perché quel retrocedere iniziale? Davvero sono arrivato a verificarlo sulle cartine? Sono affidabili le cartine? La Germania lo aspettava con insistenza? Un’altra stazione notturna? Allora si arrivava sempre di notte alle stazioni? Perché immaginavo la stazione così piccola? Era come la nostra stazioncina, da dove lo salutavamo di nuovo un altro anno? La stazione di Irún, le stazioni, sono forse grandi, di quelle con vetrate che mi ricordano le cattedrali? C’era una donna che aspettava un treno seduta su una panchina la prima notte in cui lui arrivò a Irún? Lei fumava? Consumarono un pacchetto intero durante le ore di attesa? Consumarono altre cose? Si chiama poligamia il fatto di passare tre ore di attesa in stazione con una donna sconosciuta, mentre la moglie si dispera in una nuova solitudine appena scoperta? Può essere poligamia nonostante ci si trovi già in un altro paese?

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¿Son polígamos los países?, ¿tienen sus roces con otros países?, ¿sus coitos?; ¿existen zonas erógenas en sus geografías?, ¿poseen sus puntos G por donde la excitación los transforma, los construye y reconstruye, los disuelve, los convierte en puzzles?, ¿se convierten en esos actos de amor y odio las regiones del país en las teselas que se escapan de la esclavitud de un mosaico que se queda viejo?, ¿puede liberarlas un orgasmo definitivo? ¿El eterno andrógino fue en sus orígenes un territorio?, ¿no me pareció siempre la frontera por aquí cerca con Portugal la parte femenina?, ¿no es la única calle anchísima de Rosal de la Frontera la enorme vagina que engulle portugueses a toda velocidad en sus autos matriculados de luto?; ¿interpretó por tanto mi padre a Irún como el saliente fálico por donde quería penetrar a Europa con sus ansias de ahorro? ¿Por qué las transferencias de cheques pasaban inevitablemente por la caja de ahorros de allí?; ¿en Alemania no hay bancos? ¿O es que nunca llegó a Alemania? ¿Qué lo detuvo en la frontera? ¿Eran marcos

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I paesi sono poligami? Hanno i loro scontri con altri paesi? I loro coiti? Esistono zone erogene nelle loro geografie? Posseggono il loro punto G in cui l’eccitazione li trasforma, li costruisce e ricostruisce, li dissolve, li trasforma in puzzle? Si trasformano in quegli atti d’amore e odio le regioni del paese nelle tessere che scappano dalla schiavitù di un mosaico che sta diventando vecchio? Le può liberare un orgasmo definitivo? L’eterno androgino fu alle sue origini un territorio? Non mi sembrò sempre la frontiera qua vicino con il Portogallo la parte femminile? Non è l’unica strada larghissima di Rosal de la Frontera l’enorme vagina che ingoia portoghesi a tutta velocità nelle loro auto targate a lutto? Mia madre, quindi, interpretò Irún come l’uscente fallico attraverso il quale penetrava l’Europa con i suoi affanni di risparmio? Perché i trasferimenti di assegni passavano inevitabilmente dalla cassa di risparmio di lì? In Germania non ci sono banche? O è che non era mai arrivato in Germania? Che cosa lo trattenne alla

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lo que le llegaba a mi madre o pesetas sin más historias? ¿Iba triste mi padre allá lejos o ya sabía que allí le esperaba un mundo diferente y amable? ¿Vio él una Irún poliédrica, caleidoscópica a través de las lágrimas? ¿Llovía tanto aquellos años como dicen?, ¿vería él llover tras la ventanilla, entrando de noche en la estación, con los trenes haciendo maniobras en los raíles brillantes? ¿Dónde la vio él por primera vez?, ¿quizá esperando ella un tren en una solitaria noche de Irún? ¿Sería bonita?, ¿son bonitas las noches en Irún? ¿Lo vio ella llorar en el tren desde su asiento en la penumbra?, ¿le prestó su pañuelo?, ¿su hombro? ¿Se quedaba mi padre unos días en Irún antes de completar el viaje hasta Alemania?, ¿llegó a completarlo alguna vez?, ¿se lo impidieron unos ojos en la mismísima estación? ¿Se juntan las paralelas de las vías en Irún burlándose de todas las leyes de la geometría?

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frontiera? Erano marchi quelli che faceva arrivare a mia madre o erano pesetas e basta? Era triste mio padre laggiù o sapeva già che lì lo aspettava un mondo diverso e amabile? Vide lui una Irún poliedrica, caleidoscopica attraverso le lacrime? Pioveva così tanto in quegli anni come dicono? Avrà visto piovere da dietro la finestra, entrando di notte alla stazione con i treni che facevano manovre sui binari brillanti? Dove la vide lui per la prima volta? Forse mentre aspettava il treno in una solitaria notte a Irún? Sarà stata bella? Sono belle le notti a Irún? Lei lo vide piangere nel treno dal suo posto in penombra? Gli prestò il suo fazzoletto? La sua spalla? Mio padre restava alcuni giorni ad Irún prima di completare il suo viaggio fino in Germania? Lo completò mai? Glielo impedirono due occhi nella stessa stazione? Si uniscono le linee parallele dei binari di Irún prendendosi gioco di tutte le leggi della geometria? I miei zii, i fratelli di lui, non si trovavano nei Paesi Baschi? Perché doveva andarsene in Germania, dove le

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¿No estaban mis tíos, los hermanos de él, por el País Vasco? ¿A qué tenía él que largarse a Alemania, donde las palabras son tan largas y retorcidas? ¿Qué había en Alemania?, ¿una de esas mujeres con las piernas llenas de pelos, las axilas abundantes de barbas?, ¿podían gustarle esas mujeres? ¿Cómo son las mujeres de Irún? ¿No las he visto nunca o a lo mejor me he cruzado con alguna en otro lugar sin reconocerla? ¿Y podré seguir viviendo en la terrible incógnita de si Irún tiene o no tiene mar?; ¿si tiene mar no podría mi padre haberse embarcado de regreso a Huelva construyendo una letra diferente a esa uve unicornia incomprensible del itinerario de hierro?, ¿y si no tiene mar?, ¿dónde se habrán ido tantos barcos amarrados al puerto como imaginaba? ¿Cómo se llama la gente de ese lugar? ¿Iruneses, irundenses?, ¿iruneses? ¿En ese caso puedo yo ser irunés?, ¿puedo haber sido engendrado allí mentalmente en uno de los viajes de regreso?, ¿tiene un

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parole sono così lunghe e complicate? Che cosa c’era in Germania? Una di quelle donne con le gambe piene di peli e le ascelle con peluria abbondante? Gli sarebbero potute piacere quelle donne? Come sono le donne a Irún? Non le ho mai viste, o forse mi sono incrociato con qualcuna in un altro luogo senza riconoscerla? E potrò continuare a vivere con il terribile dubbio se a Irún c’è il mare o no? Se c’è il mare, mio padre nonpotrebbe essersi imbarcato di ritorno a Huelva costruendo così una lettera diversa da quella V unicornica incomprensibile dell’itinerario di ferro? E se non c’é il mare? Dove saranno andate tutte quelle navi ancorate in porto come immaginavo? Come si chiama la gente di quel luogo? Irunesi, irundesi? Irunesi? In questo caso, potrei essere io irunese? Posso essere stato concepito mentalmente là in uno dei viaggi di ritorno? Uno spermatozoo ha una vita così lunga da potere attraversare tanti chilometri con questa idea fissa in testa?

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espermatozoide una vida tan larga como para atravesar tantos kilómetros con esa idea fija en la cabeza? ¿Se puede hablar de porcentaje arterial, de porcentaje venoso?, ¿qué porcentaje de sangre de Irún soportarían mis aurículas?, ¿son mis sístoles andaluces y mis diástoles vascos o viceversa? ¿Puede una frontera parir a alguien a tantos kilómetros de distancia? ¿Estoy loco? ¿Seguirán los mismos trenes cruzando la frontera? ¿Hace frío en Irún?, ¿nieva?; ¿cómo es de blanca esa nieve que nunca he visto? ¿Cómo es ver nevar en el mar?, ¿se pone blanco el mar?, ¿llenan los barcos sus redes de copos blanquísimos? ¿Alemania tiene mar?, ¿el mar tiene Alemanias? ¿Desemboca el mar en mí?, ¿desembocaré yo en Alemania? ¿Soy yo un río de proyectos que se ahogan? ¿Voy a ir algún día a Irún?, ¿viene Irún a mí?, ¿estamos enamorados?, ¿no existen secretos entre

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Si può parlare di percentuale arteriosa e di percentuale venosa? Che percentuale di sangue di Irún sopporterebbero i miei atri? Le mie sistoli sono andaluse e le mie diastoli basche o viceversa? Può una frontiera partorire qualcuno a tanti chilometri di distanza? Sono matto? Continueranno gli stessi treni ad attraversare la frontiera? Fa freddo a Irún? Nevica? Quanto è bianca quella neve che non ho mai visto? Com’è vedere nevicare sul mare? Diventa bianco il mare? Le barche riempiono le loro reti di fiocchi bianchissimi? In Germania c’é il mare? In mare ci sono Germanie? Il mare sbocca in me? Sboccherò io in Germania? Sono io un fiume di progetti che affondano? Andrò un giorno a Irún? Viene Irún a me? Siamo innamorati? Non ci sono segreti tra di noi? Esistiamo noi nei nostri segreti? Irún sa qualcosa di me? Sa tutto?

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nosotros?, ¿existimos nosotros en nuestros secretos? ¿Sabe Irún algo de mí? ¿Lo sabe todo? ¿Y no me canso de tantas preguntas?, ¿es que me da igual seguir sin respuestas? ¿Está él realmente muerto? ¿Murió en la frontera, como dicen los telegramas?, ¿en qué frontera? ¿Y estas cartas sin remite es seguro que vienen dirigidas a mí? ¿Están ahora en huelga los carteros?, ¿sus huelgas de celo pueden consistir en extraviar las cartas, en equivocar direcciones?; ¿puedo ser yo el destinatario de estas cartas? ¿A qué huelen estas cartas?, ¿no es un perfume conocido éste con que me obsequian nada más abrirlas? ¿Por qué él nunca habló de Irún y sin embargo nos aburría contándonos de Francia, de Alemania, de Bélgica incluso? ¿Qué había en ese lugar para que siempre fuese eludido en la conversación? ¿Desde cuándo la que se decía mi madre no lo quería?, ¿desde que él dejó de quererla? ¿Duró algún

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E non mi stanco di tante domande? Non mi scoccia continuare a non avere risposte? È davvero morto? Morì sulla frontiera come dicono i telegrammi? In quale frontiera? E queste lettere senza mittente siamo sicuri che siano destinate a me? I postini sono in sciopero ora? I loro scioperi di gelosia possono consistere in perdere le lettere, in sbagliare gli indirizzi? Posso essere io il destinatario di quelle lettere? Che odore hanno quelle lettere? Non è un profumo conosciuto quello con cui mi ossequiano appena le apro? Perché lui non parlò mai di Irún quando invece ci annoiava raccontandoci della Francia, della Germania, perfino del Belgio? Cosa c’era in quel luogo perché lo eludesse sempre nelle conversazioni? Da quando colei che si definiva mia madre non lo amava? Dopo che cosa lui smise di amarla? Durò un po’ di tempo quello che chiamano amore? Sono io il prodotto di quella cosa? Noi figli unici proveniamo da

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tiempo eso que llaman el amor?, ¿soy yo producto de esa cosa?, ¿los hijos únicos venimos de eso?; ¿soy yo acaso lo que se llama un hijo?, ¿soy hijo?, ¿soy? ¿Y por qué después de tanto tiempo me llegan estas cartas?, ¿qué quiere esa mujer de mí?, ¿qué espero yo de ella?; ¿ella es quien imagino?, ¿es de Irún? ¿Yo me quiero?, ¿me deseo? ¿Me esperan en Irún? ¿Quién?, ¿quiénes? ¿Es ella mi verdadera madre?, ¿me está esperando? ¿Tendré al final que vencer mi pereza y coger ese tren que está ahí enfrente? ¿Se hace transbordo?, ¿dónde?, ¿en otro lugar de paso? ¿Por qué ahora me viene tan violenta la certeza de que mi padre no pasó nunca la frontera, que las historias francesas, alemanas, belgas, eran todas inventadas? ¿Salir del país?, ¿no estaba ya en otro país? ¿Para él estar en el País Vasco no era ya estar en otro sitio? ¿Lo andaluz y lo vasco son dos cosas distintas?, ¿y por qué a mí se me parecen tanto?; ¿no me hago

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quello? Sono io forse ciò che si chiama un figlio? Sono figlio? Sono? E perché dopo tanto tempo mi arrivano queste lettere? Cosa vuole quella donna da me? Cosa mi aspetto io da lei? Lei è quella che immagino? È di Irún? Io mi amo? Mi voglio? Mi aspettano a Irún? Chi? Quali persone? È lei la mia vera madre? Mi sta aspettando? Alla fine dovrò vincere la mia pigrizia e prendere quel treno che è lì di fronte? Si fa trasbordo? Dove? In un altro luogo di frontiera? Perché adesso mi arriva così violenta la certezza che mio padre non passò mai la frontiera, che le storie francesi, tedesche, belghe erano tutte inventate? Andare via dal paese? Non si trovava già in un altro paese? Per lui, trovarsi nei Paesi Baschi non era già trovarsi in un altro posto? L’Andalusia e i Paesi Baschi sono tanto diversi? E perché per me sono tanto simili? Non faccio sempre confusione tra i galiziani, i catalani, gli australiani? Non

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siempre un lío con los gallegos, con los catalanes, con los australianos? ¿No me pareció que Itziar fuese de aquí al lado?, ¿nos entendimos mal acaso?, ¿Itziar me amó menos que Carmen quizá?, ¿tendré yo valor para asegurar que eso es cierto? ¿Ha muerto Itziar? ¿Murió Carmen? ¿Yo estoy vivo aún? ¿No podía tenerlas a las dos a la vez? ¿Tengo la culpa de sentir dos sangres dando vueltas por mis venas?; ¿no podía necesitar a la Carmen de aquí llena de eses sevillanas y de sol a la vez que a la Itziar que venía de lejos para insinuarme el mar nevado con su luz tan nueva y tan antigua ante mis ojos?, ¿no? ¿Me vieron como un monstruo, un loco? ¿Carmen fue realmente Carmen o fue una jugada de espera hasta que llegase Itziar para descompensar mis porcentajes sanguíneos? ¿Era Itziar de donde decía?, ¿no me habría engañado y era verdaderamente de Irún?

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mi sembrava che Itziar fosse del paese a fianco? Per caso ci capivamo male? Itziar mi amò meno di Carmen? Avrò il coraggio di assicurare che questo è vero? È morta Itziar? È morta Carmen? Io sono ancora vivo?Non potevo averle entrambe allo stesso tempo? È colpa mia se sento due sangui che scorrono nelle mie vene? Non potevo aver bisogno della Carmen di qua, piena di quelle sevillanas1 e di sole e, allo stesso tempo, della Itziar che veniva da lontano, per insinuarmi il mare innevato con la sua luce così nuova e così antica davanti ai miei occhi? No? Mi videro come un mostro? Un pazzo? Carmen fu realmente Carmen, o fu una mossa diversiva fino a quando fosse arrivata Itziar per scompensare le mie percentuali sanguinee? Veniva Itziar da dove diceva? Non mi avrà ingannato ed era davvero di Irún?

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Danza tipica di Siviglia.

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¿Por qué se fue Itziar?, ¿se la llevó Carmen?, ¿se llevaron la una a la otra? ¿La poligamia es tan brutal como se dice, o así es nada más que vista desde fuera, con envidia?, ¿no es una terapia la poligamia? ¿Indica la palabra poligamia cantidad, calidad, aberración, deseos apretujados, retorno a los orígenes de la especie? ¿La Real Academia entiende de poligamias?, ¿la permite en una de las páginas de sus dos últimos tomos del diccionario?, ¿es polígamo el diccionario?, ¿no suceden sus cosas entre las palabras y las letras cuando están en su penumbra en la estantería?, ¿no se ha travestido omóplato de homoplato y de homóplato infinidad de veces para confundir y hacer reír a las letras? ¿Pero qué pasó aquella primera noche en la estación? ¿Conservaba aún mi padre la fotografía de mi madre?, ¿se le cayó en los lavabos?, ¿cuándo?, ¿antes o después de ver a aquella mujer que lo miraba disimulada entre sombras? ¿Lo vio alguien más en la estación?, ¿parecía un fantasma?

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Perché se ne andò Itziar? Se la portò via Carmen? Si portarono via l’una all’altra? La poligamia è così brutale come dicono, o è così solo vista da fuori con invidia? Non è una terapia la poligamia? La parola poligamia indica quantità, qualità, aberrazione, desideri repressi, ritorno all’origine della specie? La Real Academia capisce qualcosa di poligamia? La permette in una delle pagine dei suoi due ultimi tomi del dizionario? Il dizionario è poligamo? Non succedono cose tra le parole e le lettere quando sono nella penombra degli scaffali? L’omoplata non si traveste da omoplatta e da ommoplata infinite volte per confondere e far ridere le lettere? Ma cosa successe quella prima notte in stazione? Mio padre conservava ancora la fotografia di mia madre? Gli è caduta nei bagni? Quando? Prima o dopo aver visto quella donna che lo guardava mimetizzata tra le ombre? Lo vide qualcun altro in stazione? Sembrava un fantasma?

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¿Estaban esperando el mismo tren? ¿Iban muy lentos los trenes entonces?, ¿tenían vagones? ¿Tomaron una decisión muy rápida?, ¿se deciden esas cosas lentamente? ¿Tenían vías de escape las estaciones de entonces? ¿Quiso él escapar a lo que se le venía encima?, ¿quién tomó la iniciativa?, ¿hablaron algo?, ¿sólo tenían manos y ojos? ¿Y por qué nací yo después de aquel primer viaje?, ¿venía de París, de Alemania?, ¿pudo la cigüeña conmigo desde Irún?, ¿son tan increíblemente fuertes las cigüeñas?, ¿tiene que existir amor para que las cigüeñas lleven a cabo esas exageradas migraciones?; ¿o era el amor de mi padre metido en mi madre con la cabeza en Irún, con la cabeza a pájaros, a cigüeñas? ¿Era yo entonces una despedida en el vientre de mi madre? ¿Puedo considerarme un pañuelo que se agita en la estación para desdibujar la imagen de un tren que se aleja para siempre?

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Stavano aspettando lo stesso treno? Andavano molto lenti i treni allora? Avevano i vagoni? Presero una decisione molto rapidamente? Queste cose si decidono lentamente? Avevano le uscite d’emergenza le stazioni di allora? Lui volle scappare da quello che gli stava arrivando addosso? Chi prese l’iniziativa? Lo discussero un po’? Avevano solo mani ed occhi? E perché io nacqui dopo quel primo viaggio? Venivo da Parigi, dalla Germania? Ce la fece la cicogna a trasportarmi da Irún? Sono così incredibilmente forti le cicogne? Deve esistere amore affinché le cicogne portino a termine quelle migrazioni esagerate? O era l’amore di mio padre messo in mia madre con la testa a Irún, con la testa fra le nuvole, con le cicogne? Ero io quindi un addio nel ventre di mia madre? Posso considerarmi un fazzoletto che si agita in stazione per cancellare l’immagine di un treno che si allontana per sempre?

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Y si yo soy ese pañuelo por qué volvía él y simulaba las Francias, las Alemanias, las Bélgicas incluso?, ¿para alimentar un amor a mi madre que ya no lo era? ¿Se le da de comer a una paloma muerta?, ¿es decente un parque con todas las palomas muertas?, ¿es un parque una paloma muerta?; ¿y los niños?, ¿quieren los niños un parque con las palomas muertas?, ¿soy yo uno de esos niños?, ¿yo también estoy muerto?, ¿soy un parque acaso? ¿Por qué después los regalos alemanes de mi padre me guiñaban un ojo diciendo Made in Spain?, ¿era torpe mi padre?, ¿los alemanes importan coches teledirigidos y mecanos que se hacen aquí para que regresen de nuevo aquí?; ¿son torpes los alemanes?, ¿queda Alemania tan lejos como dicen?, ¿llegan allí tantos juguetes?, ¿no se paran en Irún como mi padre?, ¿son torpes las aduanas? ¿Tienen los juguetes esposas que les esperan con la gestación de un hijo que luego no será suyo?, ¿puede un hijo no ser de su madre?, ¿cabe la posibilidad?

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E se io sono quel fazzoletto, perché lui tornava e simulava France, Germanie e addirittura Belgi? Per alimentare un amore per mia madre che non c’era più? Si dà da mangiare a una colomba morta? È presentabile un parco con tutti i colombi morti? Un parco è un colombo morto? E i bambini? Vogliono loro un parco con i colombi morti? Sono io uno di quei bambini? Anch’io sono morto? Sono per caso un parco? Perché poi i regali tedeschi di mio padre mi strizzavano un occhio dicendomi “Made in Spain”? Era imbranato mio padre? I tedeschi importano macchinine telecomandate e Meccano che si fanno qua perché poi ritornino di nuovo qua? Sono imbranati i tedeschi? La Germania è così lontana come dicono? Arrivano là tanti giocattoli? Non si fermano ad Irún come mio padre? Sono impacciate le dogane? I giocattoli hanno mogli che li aspettano con la gestazione di un figlio che poi non sarà loro? Può un figlio non essere di sua madre? C’è questa possibilità? La possibilità ha gambe? Esistono possibilità zoppe, mutilate? Ci sono possibilità di giocattolo?

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¿Tiene patas la posibilidad?, ¿existen posibilidades cojas, mutiladas?, ¿hay posibilidades de juguete? ¿Y cuándo dejó mi padre de venir a casa?, ¿cuando mi madre de aquí ya no le gustaba nada o cuando mi madre de allí le gustaba ya demasiado?, ¿y por qué no me llevó con él en el último viaje?, ¿era yo una carga?, ¿no existen trenes de carga?; ¿y qué hago yo aquí como una mercancía abandonada?, ¿vivo entonces como objeto perdido? ¿Y me voy a poder encontrar algún día?, ¿tengo yo ganas de buscarme acaso? ¿Soy yo una metáfora?, ¿ésta mi historia es una metáfora que no soy capaz de descifrar? ¿Me están buscando las cartas que recibo? ¿Qué dicen esas cartas?, ¿debería leer esas cartas con más atención? ¿Por qué el matasellos siempre está como manipulado, borroso?, ¿por qué unas veces IR.., otras ..UN, otras .RU., si de todas formas está todo tan claro? ¿Siguen en huelga los carteros?, ¿hasta cuándo?

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E quando smise mio padre di venire a casa? E quando la mia madre di qua smise di piacergli del tutto e quando la mia madre di là gli piaceva già troppo? E perché non mi portò con sé nell’ultimo viaggio? Ero un peso? Non esistono treni merci? E cosa faccio io qua, come una merce abbandonata? Vivo, quindi, come un oggetto smarrito? E mi potrò trovare un giorno? Per caso, ho voglia di cercarmi? Sono una metafora? Questa mia storia è una metafora che non sono capace di decifrare? Mi stanno cercando le lettere che ricevo? Cosa dicono quelle lettere? Dovrei leggere quelle lettere con maggiore attenzione? Perché il timbro pare sempre contraffatto, sbiadito? Perché alcune volte IR altre UN altre RU se comunque è tutto così chiaro? Sono ancora in sciopero i postini? Fino a quando? Dio mio, ho una sorella a Irún? Mia sorella mi ha qua? Siamo entrambi alla mercé dei postini in sciopero?

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¿Tengo, Dios mío, una hermana en Irún?, ¿me tiene una hermana a mí aquí?, ¿nos tenemos los dos a merced de los carteros en huelga? ¿Cuándo ingresó mi madre en el manicomio? ¿Y por qué sigo diciendo mi madre cuando intuyo felizmente que esa no es la mía? ¿Sigue mi verdadera madre en la estación?, ¿mi madre es una frontera?, ¿de qué color son los ojos de una frontera?, ¿tengo yo los ojos de mi madre?, ¿los tiene mi padre?, ¿quién los tiene?, ¿dónde están sus ojos?, ¿me están mirando?, ¿estoy yo ciego que no los veo? ¿Acabaré yo en el sanatorio de mi madre que no es mi madre?, ¿me aceptarán allí? ¿Por qué no como nada?, ¿no tengo hambre?, ¿tengo hambre de otras cosas? ¿Me estoy volviendo loco? ¿Se vuelve la gente loca o ya en los cromosomas desde pequeñitos están escondidos los napoleones preparando las estrategias?, ¿se puede luchar contra los

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Quando è entrata mia madre in manicomio? E perché continuo a dire mia madre, quando intuisco felicemente che quella non è la mia? È ancora la mia vera madre alla stazione? Mia madre è una frontiera? Di che colore sono gli occhi di una frontiera? Ho io gli occhi di mia madre? Ce li ha mio padre? Chi ce li ha? Dove sono i suoi occhi? Mi stanno guardando? Sono così cieco che non li vedo? Finirò nel sanatorio di mia madre che non è mia madre? Mi accetteranno lì? Perché non mangio niente? Non ho fame? Ho fame di altre cose? Sto impazzendo? Impazzisce la gente o già da piccoli, nei cromosomi, si nascondono i napoleoni mentre preparano le loro strategie? Si può lottare contro i napoleoni genetici senza un Waterloo da su cui mettere le mani? Sarà la mia vera madre a Irún o con la mano infilata nella maglia come l’altra?

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napoleones genéticos sin un Waterloo que echarse a las manos? ¿Está mi verdadera madre en Irún o con la mano metida en la blusa como la otra? ¿Desde cuándo saben estas cartas tanto de mí?, ¿soy yo transparente acaso?; ¿y para qué quieren estas cartas que yo vaya a Irún?, ¿se me ha perdido a mí algo en Irún? ¿No había muerto mi padre en la frontera según los telegramas?, ¿o está vivo como sospecho y esperándome? ¿También en Telégrafos están con las andadas?, ¿tendré que ponerme en huelga yo también?, ¿hace daño la solidaridad?, ¿se repite como el gazpacho?, ¿no sirve la sal de frutas entonces? ¿Y qué hago yo aquí en la estación esperando ese tren que hace una uve?, ¿voy yo a Alemania?, ¿Alemania viene a mí?, ¿soy yo una montaña? ¿Tendré que pararme en la frontera?, ¿le veré los ojos por fin después de tanto tiempo?

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Da quando quelle lettere sanno tanto di me? Sono per caso trasparente? E perché queste lettere vogliono che io vada a Irún? Ho perso qualcosa a Irún? Mio padre non era morto sulla frontiera secondo i telegrammi? O è vivo come sospetto e mi sta aspettando? Anche al Telegrafo sono alle solite? Dovrò fare sciopero anch’io? Fa male la solidarietà? Viene su come il gazpacho2? Quindi non funziona il bicarbonato? Ed io che cosa faccio qua, aspettando quel treno che disegna una V? Vado in Germania? La Germania viene a me? Sono una montagna? Dovrò fermarmi alla frontiera? Le vedrò finalmente gli occhi dopo tanto tempo? E perché queste lettere ultimamente si firmano Itziar? È morta Carmen? Itziar è mia sorella? Quello che ho interpretato come poligamia si può trasformare in Zuppa di pomodori fredda che, a seconda della quantità di aglio che contiene, può essere difficile da digerire.

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¿Y por qué estas cartas se firman últimamente Itziar? ¿Murió Carmen? ¿Es Itziar mi hermana? ¿Lo que yo entendí poligamia puede ahora volverse incesto?, ¿qué dice de eso el diccionario? ¿O soy yo el hijo de Itziar? ¿Amó Itziar a mi padre?, ¿se aman todavía?, ¿los amo yo? ¿Yo estoy muerto?, ¿soy un telegrama?, ¿me escribo cartas por las noches y las recibo al día siguiente? ¿Me invento yo a mí mismo y a mi historia?, ¿estoy creándome a partir de unas cuantas cartas que para colmo pueden estar equivocando al destinatario? ¿Tan rápido trabajan ahora los de Correos para que ya esté aquí otra carta que al abrirla deje escapar este perfume tan conocido y que sin embargo se resiste a escarbar en mi memoria para encontrar su dueño? ¿Es un perfume de estación?, ¿a esto huelen los trenes? ¿Y este tren?, ¿adónde me lleva?, ¿adónde me está llevando? Los últimos percances, Seix Barral, Barcelona, 2005

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incesto? Che cosa dice di questo il dizionario? O io sono il figlio di Itziar? Itziar amò mio padre? Si amano ancora? Li amo io? Sono morto? Sono un telegramma? Mi scrivo lettere di notte e le ricevo il giorno dopo? Io stesso mi invento ed invento la mia storia? Mi sto creando basandomi su alcune lettere che, per di più, può essere che stiano sbagliando il destinatario? Lavorano così rapidamente quelli delle Poste affinché sia già qui un’altra lettera che, quando la apro, lasci scappare quel profumo così conosciuto e che, ciò nonostante, continua a non volere scavare nella mia memoria per trovare il suo padrone? È un profumo di stazione? Questo è l’odore dei treni? E questo treno? Dove mi porta? Dove mi sta portando?

Los últimos percances, Seix Barral, Barcelona, 2005

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M

ENTRIALGO nació en Vitoria en 1965. Es uno de los humoristas gráficos con mayor prestigio y reconocimiento del país que comenzó a publicar a principios de los ochenta en fanzines; sin embargo, se caracteriza por ser un artista versátil que explota su creatividad en otras áreas, como en la dramaturgia, con sus cuatro obras de teatro; en el cine, en donde ha escrito el guión del largometraje Gente pez, o sus cortometrajes, como Trocitos de mi vida; y en la música, ya que toca la guitarra y forma parte de Fat Esteban y Esteban Light. No obstante, el elenco de actividades creativas no se agota con estas disciplinas: se ha dedicado a la publicidad, ha realizado ilustraciones, portadas de discos, murales...

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AURO


M

ENTRIALGO è nato a Vitoria nel 1965. È uno degli umoristi grafici più prestigiosi ed apprezzati del paese. Cominciò a pubblicare all’inizio degli anni ottanta su fanzines; ciò nonostante, si caratterizza per essere un artista versatile, che sfrutta la sua creatività in altre aree, come nella drammaturgia, con le sue quattro opere di teatro; nel cinema, per cui ha scritto la sceneggiatura del lungometraggio Gente pez, o i suoi cortometraggi, come Trocitos de mi vida; e nella musica, dato che suona la chitarra e fa parte di Fat Esteban y Esteban Light. Tuttavia, l’elenco di attività creative non si esaurisce con queste discipline: si è dedicato alla pubblicità, ha realizzato illustrazioni, copertine di dischi, murales...

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AURO


En sus trabajos destaca un humor que incide en lo cotidiano y una crítica social impregnada de socarronería. Sus colaboraciones en la prensa son abundantes, desde Interneteo y Aparatuquis en El País, hasta la tira diaria Plétora de Piñatas que publicaba el diario Público. Fue fundador de TMEO, revista de humor vasca, en 1987. Entre sus álbumes se hallan Deja vù (Alicante, Edicions de Ponent, 2002), Ángel Sefija con el sexto sentido (Bilbao, Astiberri, 2009) —uno de sus personajes más populares— y Tyrex (Madrid, Diábolo Ediciones, 2009). Su labor ha sido premiada en varias ocasiones: recibió el Premio Autor Revelación del Salón del Cómic de Barcelona en 1994 y ha ganado en dos ocasiones el premio al mejor guionista de humor que otorga el Diario de Avisos.

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Nelle sue opere spiccano un umorismo che incide nella quotidianità ed una critica sociale impregnata di malizia. Le sue collaborazioni con i giornali sono abbondanti, da Interneteo y Aparatuquis su El País, fino alla striscia quotidiana Plétora de Piñatas, che pubblicava su Público. Fu fondatore di TMEO, rivista umoristica basca, nel 1987. Tra i suoi album si contano Deja vù (Alicante, Edicions de Ponent, 2002), Ángel Sefija con el sexto sentido (Bilbao, Astiberri, 2009) –uno dei suoi personaggi più popolari– e Tyrex (Madrid, Diábolo Ediciones, 2009). Il suo lavoro è stato premiato in varie occasioni: ricevette il Premio Autor Revelación del Salón del Cómic de Barcelona nel 1994, e ha vinto in due occasioni il premio al miglior sceneggiatore umoristico che concede il Diario de Avisos.

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Ángel Sefida in:

Nuove tendenze nelle presentazioni di libri

Appoggio audiovisuale

-E adesso passiamo a proiettare un piccolo trailer del mio libro, che ho realizzato io stesso e che sono sicuro che non piacerà né ai difensori della tradizione letteraria (dato che è un’innecessaria concessione agli altri mezzi), né ai sostenitori delle nuove tecnologie, per le il montaggio che mi è venuto pessimamente.

Approfittatori

-La nostra libreria va meravigiosamente. Ogni giorno vi presentiamo un libro. -Perché poi si dica che non si vendono libri.

Presentare lo stesso libro varie volte

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-Presenterai di nuovo il tuo romanzo? -Sì, è che l’altra volta non se ne è accorto nessuno.

-No, no, di libri in effetti non ne vendiamo neanche uno, però per ogni presentazione prendiamo 300 euro all’autore o alla casa editrice. -Se tutte le volte che qualcuno non si accorge di qualcosa che hai fatto dovessi rifarlo, dovresti scoparmi molto più spesso.


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Ángel Sefija in: Scetticismo futuro

Alcuni temi che sorgono in qualsiasi conversazione sull’imminente avvento del business del libro digitale nei

confronti

del

Incertezza riguardo al comportamento dei consumatori

-Sono convinto che in un futuro molto prossimo, grazie alle nuove tecnologie, la maggior parte di noi scrittori potrà prescindere da case editrici, distributori e librerie, per poi continuare a non riuscire a vivere delle proprie opere.

-Io leggo un sacco di libri cartacei e, per il momento, non ho intenzione di comprarmi nessun lettore di libri elettronici.

-Senza dubbio.

-Io, invece, non leggo mai nulla, e, per il momento, mi son già comprata due lettori di libri elettronici.

Teorica diminuzione del potere degli intermediari

Necessità posizione

-Voi distributori prendete una grande percentuale sul prezzo di vendita al pubblico dei libri cartacei, però se i libri digitali possiamo venderli direttamente noi delle case editrici, perché dovremmo pagarvi anche per quelli?

-Anche noi dell’industria discografica prendemmo posizione non appena vedemmo arrivare la minaccia digitale ma poi, arrivata l’ora X, non ci è servito a niente.

-Perché noi, che abbiamo l’esclusiva della distribuzione in molti puntivendita, dovremmo accettare di distribuire i libri cartacei delle case editrici che se ne sbattono di noi quando si tratta del formato digitale?

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di

prendere

una

-Già, però questa volta sembra che pretendano di prendere posizioni diverse da quelle di stare lì a fare un cazzo.


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Ángel Sefija in:

Alcuni tipi di persone che possiamo trovare alla presentazione di un libro.

Altri scrittori

Amici dell’autore

-Bella palla di mese sarà quello che viene: abbiamo i matrimoni di due mie amiche, il compleanno di tua madre e tre presentazioni di colleghi della tua casa editrice.

-È vero che non son venuti molti compratori, però almeno c’era un buon gruppo di amici, no?

Visitatori casuali

Squilibrati

-Per favore, mi può dire dov’è la sala eventi?

-Quel pover’uomo che grida per la strada dev’essere matto.

-In questo centro commerciale ce ne sono diverse, cos’è che sta cercando esattamente?

-Hai ragione, così non lo ascolterà nessuno. Io, quando sento la necessità di fare in pubblico un discorso senza senso, me ne vado alla presentazione di un libro alla FNAC e lo piazzo durante il turno delle domande del pubblico.

-Una stanza al calduccio, dove posso riordinare la mia borsa in tranquillità.

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-Ci mancava questo: non solo ho venduto poche copie del libro, ma ne ho anche dovute regalare un sacco.


G

BUSTELO nació en Madrid en 1962. Inició su educación en Washington y se licenció en Filología Inglesa en la Universidad Complutense de Madrid. Sobresale su labor de traducción de los clásicos anglosajones —como El libro de la selva, de Kipling o los Cuentos, de Poe— y de autores contemporáneos consagrados, así como su trabajo en el ámbito de la edición. Como traductora, ha trabajado durante tres décadas para una veintena de importantes editoriales españolas, traduciendo literatura y ensayo; como editora, destaca su labor en Salvat y en la colección de autores clásicos de la Biblioteca Castro. Antes de dedicarse exclusivamente a escribir trabajó durante años en empresas del sector cultural, como Warner Music o Microsoft Encarta. Es colaboradora habitual de prensa.

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ABRIELA


G

BUSTELO è nata a Madrid, nel 1962. Cominciò i suoi studi a Washington e si laureò in Filologia Inglese all’Università Complutense di Madrid. Si distingue il suo lavoro di traduzione dei classici anglosassoni –come Il libro della giungla, di Kipling o i Racconti, di Poe– e di autori contemporanei consacrati, così come la sua attività in ambito editoriale. Come traduttrice ha lavorato durante tre decadi per una ventina di importanti case editrici spagnole, traducendo letteratura e saggistica; come editrice spicca il suo lavoro su Salvat e sulla collezione di autori classici della Biblioteca Castro. Prima di dedicarsi esclusivamente a scrivere, lavorò per anni in alcune società del settore culturale, come Warner Music o Microsoft Encarta. Collabora abitualmente con la carta stampata.

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ABRIELA


Ha escrito tres novelas, Veo Veo (Barcelona, Anagrama, 1996), Planeta hembra (Barcelona, RBA, 2001) y La historia de siempre (Barcelona, Ediciones El AndĂŠn, 2007). Varios cuentos suyos han sido recogidos en diversas antologĂ­as.

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Ha scritto tre romanzi, Veo Veo (Barcellona, Anagrama, 1996), Planeta hembra (Barcellona, RBA, 2001) e La historia de siempre (Barcellona, Ediciones El AndĂŠn, 2007). Vari racconti suoi sono stati raccolti in diverse antologie.

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Tolerancia Cuando su mujer le dijo que se marchaba con una chica a la que había conocido en el curso de yoga, lo aceptó. Una esposa tiene derecho a vivir su propia vida. Cuando sus dos hijos le dijeron que preferían quedarse con él, lo aceptó. Los jóvenes tienen derecho a elegir su forma de vida. Cuando su hija le dijo que su novio iba a venirse a vivir con ella, lo aceptó. Una mujer tiene derecho a desarrollar su opción amorosa como crea conveniente. Cuando su hijo le anunció que dejaba de estudiar y se iba a Bangla Desh porque la vida es un viaje, lo aceptó. Le dio el dinero que tenía ahorrado en el banco. Un chico joven tiene derecho a buscarse a sí mismo en Bangla Desh. Cuando el vecino de arriba le dijo que iba a montar un estudio de grabación, lo aceptó. Una persona tiene derecho a buscar la felicidad a través de la música. Cuando su madre le dijo que se iba a vivir con él porque estaba muy sola, lo aceptó. Una ciudadana de la tercera edad tiene derecho a ejercer la libertad que se le ha negado como mujer. Cuando su hija le quitó la habitación porque ella y su novio estaban más cómodos en la cama de matrimonio,

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Tolleranza Quando sua moglie gli disse che se ne andava con una ragazza che aveva conosciuto al corso di yoga, lo accettò. Una moglie ha il diritto di vivere la sua vita. Quando i suoi due figli gli dissero che preferivano restare con lui, lo accettò. I giovani hanno diritto di scegliere il loro stile di vita. Quando sua figlia gli disse che il suo ragazzo veniva a vivere con lei, lo accettò. Una donna ha diritto a portare avanti la sua scelta amorosa come meglio crede. Quando suo figlio gli annunciò che abbandonava gli studi e se ne andava in Bangladesh perchè la vita è un viaggio, lo accettò. Gli diede i risparmi che aveva in banca. Un ragazzo giovane ha diritto di andare alla ricerca di se stesso in Bangladesh. Quando il vicino del piano di sopra gli disse che avrebbe messo su uno studio di registrazione, lo accettò. Una persona ha diritto di cercare la felicità attraverso la musica. Quando sua madre gli disse che andava a vivere con lui perché si sentiva molto sola, lo accettò. Una signora anziana ha diritto di esercitare la libertà che le é stata negata in quanto donna. Quando sua figlia gli tolse la camera perchè lei ed il fidanzato

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lo aceptó. Se fue a dormir al sofá. Los jóvenes tienen derecho a disfrutar de su sexualidad. Cuando su hijo volvió y le dijo que en Bangla Desh se había hecho musulmán, lo aceptó. Un joven tiene derecho a elegir su propia opción religiosa. Cuando su jefe le dijo que le iba a reducir el sueldo un treinta por ciento para poder mantener abierta la empresa, lo aceptó. Un pequeño empresario tiene derecho a luchar contra el imperialismo tiránico de las multinacionales. Cuando su madre le echó del sofá del salón porque no quería compartir habitación con su nieto el hereje, lo aceptó. Se fue a dormir a una colchoneta a la cocina. Una mujer tiene derecho a exigir la privacidad que no ha tenido como madre de familia. Cuando el vecino de arriba le pidió que le guardara el equipo de sonido en su casa mientras instalaba unos altavoces de más potencia, lo aceptó. Un artista tiene derecho a perseverar en su verdadera vocación. Cuando su hija embarazada discutió con su novio y optó por la separación, lo aceptó. Una mujer tiene derecho a optar por la reproducción monoparental. Cuando su ex le anunció que ese año en vez de la Navidad cristiana iban a celebrar la Janucá judía en honor a su novia, lo aceptó.

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erano più comodi nel letto martimoniale, lo accettò. Se ne andò a dormire sul divano. I giovani hanno il diritto di godersi la loro sessualità. Quando suo figlio ritornò e gli disse che in Bangladesh si era fatto mussulmano, lo accettò. Un giovane ha il diritto di scegliere la sua religione. Quando il suo capo gli disse che gli avrebbe diminuito lo stipendio del trenta per cento per poter tenere aperta la ditta, lo accettò. Un piccolo imprenditore ha il diritto di lottare contro l’imperialismo tirannico delle multinazionali. Quando sua madre lo cacciò dal divano del salone perchè non voleva dividere la stanza da letto con il nipote eretico, lo accettò. Se ne andò a dormire su un materassino in cucina. Una donna ha diritto di esigere la privacy che non ha avuto come madre di famiglia. Quando il vicino del piano di sopra gli chiese di tenergli lo stereo in casa sua mentre installava delle casse più potenti, lo accettò. Un artista ha il diritto di perseverare nella sua vera vocazione. Quando sua figlia incinta litigò con il fidanzato e optò per la separazione, lo accettò. Una donna ha diritto di decidere per la riproduzione monoparentale. Quando la sua ex gli annunciò che quell’anno invece del Natale avrebbere festeggiato la

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Una persona tiene derecho a disfrutar de la liturgia religiosa de su pareja. Cuando su hija le pidió que la ayudara a parir en la bañera sin ayuda médica, lo aceptó. Una mujer tiene derecho a elegir libremente la modalidad de su parto. Cuando su hijo le hizo pagar un mihrab que había instalado en su cuarto para rezar mirando a la Meca, lo aceptó. Un hombre tiene derecho a desarrollar sin cortapisas su opción religiosa. Cuando su madre decidió dedicarse al arte e instaló el caballete y las pinturas en el salón, lo aceptó. Un ama de casa tiene derecho a desarrollar la creatividad reprimida durante el matrimonio. Cuando su hija se llevó la televisión de plasma a su habitación para curarse la depresión posparto, lo aceptó. Una mujer libre tiene derecho a luchar contra los efectos adversos de la maternidad. Cuando su jefe le exigió que trabajara dos horas extra al día, lo aceptó. Un pequeño empresario tiene derecho a defenderse del imperialismo unilateral de las multinacionales. Cuando la novia de su ex le pidió esperma para inseminarse con la exigencia de que renunciara a todos los derechos sobre el hijo futuro, lo

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Janucá ebraica, in onore della sua fidanzata, lo accettò. Una persona ha diritto di godersi la liturgia religiosa del suo partner. Quando sua figlia gli chiese di aiutarla a partorire nella vasca da bagno senza l’aiuto di un medico, lo accettò. Una donna ha diritto di decidere liberamente la modalità del suo parto. Quando suo figlio gli fece pagare un mihrab che aveva installato nella sua stanza per pregare guardando verso la Mecca, lo accettò. Un uomo ha diritto a praticare senza limitazioni la propria scelta religiosa. Quando sua madre decise di dedicarsi all’arte e installò il cavalletto e i colori in salone, lo accettò. Una donna di casa ha diritto di sviluppare la creatività repressa durante il matrimonio. Quando sua figlia si portò in camera la televisione al plasma per riprendersi dalla depressione post-parto, lo accettò. Una donna libera ha diritto a lottare contro gli effetti negativi della maternità. Quando il suo capo lo obbligò a lavorare due ore in più al giorno, lo accettò. Un piccolo imprenditore ha diritto di difendersi dall’imperialismo unilaterale delle multinazionali. Quando la fidanzata della sua ex gli chiese lo sperma per inseminarsi con l’obbligo di rinunciare a tutti i diritti sul futuro figlio, lo accettò.

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aceptó. Una pareja homosexual tiene derecho a reproducirse para formar una familia integrada en la sociedad. Cuando el vecino de arriba empezó a recibir a los músicos en su salón porque estaba acabando las obras del estudio de grabación, lo aceptó. Un creativo musical tiene derecho a aprovechar todos los recursos disponibles para progresar en su ambición. Cuando su hija le pidió que compartiera con ella el cuidado de su hijo recién nacido, lo aceptó. Empezó a levantarse por las noches para darle el biberón a su nieto. Una madre joven tiene derecho a pedir ayuda para afrontar los retos de la maternidad. Cuando su hijo le mandó quitarse los zapatos al entrar en casa para respetar los preceptos de Alá, lo aceptó. Un hombre tiene derecho a implementar civilizadamente su opción religiosa. Cuando su jefe le anunció que iba a tener que trabajar sin cobrar durante las vacaciones de Navidad, lo aceptó. Un pequeño empresario tiene derecho a combatir el egoísmo imperialista de las multinacionales. Cuando su madre le informó de que había encargado una tapicería nueva para el sofá y las butacas del salón porque la tela estaba manchada de pintura, lo aceptó. Una madre tiene derecho a ejercer su autoridad como

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Una coppia omosessuale ha diritto di riprodursi per formare una famiglia integrata nella società. Quando il vicino di sopra cominciò a ricevere i musicisti nel suo salone perchè stava terminando i lavori dello studio di registrazione, lo accettò. Un creativo musicale ha diritto di approfittare di tutte le facilitazioni disponibili per progredire nella sua ambizione. Quando sua figlia gli chiese di condividere con lei la cura del figlio appena nato, lo accettò. Cominciò ad alzarsi di notte per dare il biberon a suo nipote. Una madre giovane ha il diritto di chiedere aiuto per affrontare le sfide della maternità. Quando suo figlio gli ordinò di togliersi le scarpe quando entrava in casa per rispettare i precetti di Allah, lo accettò. Un uomo ha il diritto di far rispettare civilmente la sua scelta religiosa. Quando il suo capo gli annunciò che avrebbe dovuto lavorare senza essere pagato durante le feste di Natale, lo accettò. Un piccolo imprenditore ha il diritto di combattere l’egoismo imperialista delle multinazionali. Quando sua madre lo informò che aveva ordinato un rivestimento nuovo per il divano e le poltrone del salone perchè la tela era macchiata di pittura, lo accettò. Una madre ha il diritto di esercitare la sua autorità di donna. Quando durante i

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mujer. Cuando durante la celebración de la Janucá, la novia judía de su ex y su hijo musulmán se pelearon a puñetazos y rompieron la vajilla buena, lo aceptó. Las personas tienen derecho a expresar sin trabas su agresividad reprimida. Cuando la novia de su ex mujer apareció muerta en la calle y su ex le acusó a él, lo aceptó. Una ex esposa tiene derecho a expresar su sentimiento de abandono por el síndrome del «nido vacío». Cuando el día de Año Nuevo le detuvieron acusado del asesinato de la novia de su ex esposa, lo aceptó. Una persona tiene derecho a permanecer en silencio si no está presente su abogado. Cuando el día de Reyes su abogado le contó que su hijo tenía una coartada y estaba libre de toda sospecha, lo aceptó. Un hombre que implementa libremente su opción religiosa puede tener un arrebato de furia sin ser culpable de un delito de sangre. Cuando tras el juicio se le condenó a cadena perpetua como culpable del asesinato de la novia de su ex esposa, lo aceptó. La cárcel donde iba a cumplir condena tenía treinta hectáreas de jardines para pasear.

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festeggiamenti della Janucá, la fidanzata ebrea della sua ex e suo figlio mussulmano fecero a pugni e ruppero il servizio buono, lo accettò. Le persone hanno diritto di esprimere liberamente l’aggressività repressa. Quando la fidanzata della sua ex moglie fu ritrovata morta in strada e la sua ex accusò lui, lo accettò. Un’ex moglie ha il diritto di esprimere la sua sensazione di abbandono per la sindrome del “nido vuoto”. Quando il primo dell’anno lo arrestarono con l’accusa dell’omicidio della fidanzata della sua ex moglie, lo accettò. Una persona ha il diritto di restare in silenzio se non è presente il suo avvocato. Quando il giorno dell’Epifania il suo avvocato gli raccontò che suo figlio aveva un alibi ed era sollevato da ogni sospetto, lo accettò. Un uomo che difende liberamente la sua opzione religiosa può avere un momento di furia senza essere colpevole di un fatto di sangue. Quando, dopo il processo, venne condannato all’ergastolo in quanto colpevole dell’uccisione della fidanzata della sua ex moglie, lo accettò. Il carcere in cui sarebbe stato rinchiuso aveva trenta ettari di girdino in

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Recintos deportivos y gimnasios para hacer ejercicio. Bibliotecas para leer y salas de informática para entretenerse o estudiar una carrera a distancia. Un rockódromo para asistir a conciertos de música pop y un estudio de producción para desarrollar las vocaciones frustradas de los reclusos. Cuando el funcionario de prisiones le acompañó a su celda, una amplia habitación con televisión de plasma, nevera y cuarto de baño individual, se tumbó la cama, miró al techo y sonrió. Por primera vez en su vida, era feliz.

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cui passeggiare. Campi sportivi e palestre per fare sport. Biblioteche per leggere e sale di informatica per intrattenersi o ottenere una laurea a distanza. Uno spazio per assistere ai concerti di musica pop e uno studio di produzione per sviluppare le vocazioni frustrate dei detenuti. Quando il secondino lo accompagnò nella sua cella, una stanza ampia con televisore al plasma, frigo e bagno privato, si stese sul letto, guardò il tetto e sorrise. Per la prima volta nella sua vita era felice.

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El humor en la poesía de Ángel González ©Pepa Merlo

Álvaro Salvador Benjamín Prado Juan Carlos Abril Miguel Munárriz

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Á

SALVADOR JOFRE nació en Granada en 1950. Escritor y profesor universitario, actualmente reside en Granada, ciudad en la que trabaja como catedrático de Literatura Hispanoamericana y Española. Ha sido también profesor en distintas universidades norteamericanas como el Dartmouth College de New Hampshire, la Universidad de California en Los Ángeles o la Universidad de Washington en Seattle, y ha impartido cursos, seminarios y conferencias en otras universidades de Europa y América. Fue director del,

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LVARO


SALVADOR JOFRE è nato a Granada, nel 1950. Scrittore e professore universitario, attualmente risiede a Granada, città nella quale lavora come cattedratico di Letteratura Ispanoamericana e Spagnola. È stato, inoltre, professore in diverse università nordamericane come il Dartmouth College di New Hampshire, l’Università di California a Los Angeles o l’Università di Washington a Seattle, ed ha tenuto corsi, seminari e conferenze in altre università in Europa e America. Fu direttore del Seminario di Studi Latinoamericani dell’Università di Granada dal 1989 al 2004. LVARO

Á

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Seminario de Estudios Latinoamericanos de Universidad de Granada desde 1989 hasta 2004.

la

Entre sus publicaciones de crítica destacan trabajos como Para una lectura de Nicanor Parra (Sevilla 1975), Rubén Darío y la moral estética (Granada, 1986), Introducción a la literatura hispanoamericana (en colaboración con Juan Carlos Rodríguez), que alcanza ya su tercera edición; y las ediciones críticas de Azul... y Cantos de vida y esperanza (Madrid, 1992) y Prosas Profanas (Madrid, 1999), de Rubén Darío; así como la Poesía completa y prosa selecta, de Julián del Casal (Madrid, 2001); Las rosas artificiales (Sevilla, 2003) y Letra pequeña (Granada, 2004). En 2002, recibió el Premio Casa de las Américas de Ensayo por su obra El impuro amor de las ciudades (La Habana, 2003 y Madrid, 2007). Ha publicado dos antologías de poesía hispanoamericana actual con los títulos de Muestra de poesía hispanoamericana actual (Granada, 1998) y La piel del jaguar (Sevilla, 2006), y prepara una edición de la Poesía completa, de Rubén Darío.

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Tra le sue pubblicazioni di critica si distinguono lavori come Para una lectura de Nicanor Parra (Siviglia, 1975), Rubén Darío y la moral estética (Granada, 1986), Introducción a la literatura hispanoamericana (in collaborazione con Juan Carlos Rodríguez), che ha già raggiunto la sua terza edizione; e le edizioni critiche di Azul... y Cantos de vida y esperanza (Madrid, 1992) e 2008). Ha pubblicato anche varie opere teatrali e un volume di aforismi, Después de la poesía (2007). Per queste opere e per altre gli furono concessi diversi premi, come l’Hermanos Machado (1981), il Jaén (1991) o il Ciudad de Castellón (1996), e il Premio del Tren Antonio Machado (2007) e il Generación del 27 de Poesía (2008). Insieme a Luis García Montero e Javier Egea promosse, all’inizio degli anni ottanta, la tendenza poetica conosciuta come «otra sentimentalidad», embrione di quella che, più tardi, sarebbe stata definita «poesía de la experiencia».

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En cuanto a obra de creación, ha publicado hasta el momento nueve libros de poemas entre los que destacan La mala crianza (Málaga, 1974 y 1978), Las cortezas del fruto (Madrid, 1980), El agua de noviembre (Granada, 1985), La condición del personaje (Granada, 1992), Ahora todavía (Sevilla, 2001) y La canción del outsider (Madrid, 2009). Una amplia selección de los mismos ha sido incluida en el volumen antológico Suena una música (Sevilla, Renacimiento, 2008). También ha publicado también varias obras teatrales y un volumen de aforismos, Después de la poesía (2007). Por estas y otras obras le fueron concedidos distintos premios como el Hermanos Machado (1981), el Jaén (1991) o el Ciudad de Castellón (1996), el Premio del Tren Antonio Machado (2007) y el Generación del 27 de Poesía (2008). Junto a Luis García Montero y Javier Egea promocionó a comienzos de los años ochenta la tendencia poética conocida como «otra sentimentalidad», germen de lo que años más tarde sería la llamada «poesía de la experiencia».

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Prosas Profanas (Madrid, 1999), di Rubén Darío; così come la Poesía completa y prosa selecta, di Julián del Casal (Madrid, 2001); Las rosas artificiales (Siviglia, 2003) e Letra pequeña (Granada, 2004). Nel 2002 ricevette il Premio Casa de las Américas de Ensayo per l’opera El impuro amor de las ciudades (L’Avana, 2003 e Madrid, 2007). Ha pubblicato due antologie di poesía ispanoamericana attuale intitolate Muestra de poesía hispanoamericana actual (Granada, 1998) e La piel del jaguar (Siviglia, 2006), e prepara un’edizione della Poesía completa di Rubén Darío. Per quello che riguarda il suo lavoro di creazione, fino ad adesso ha pubblicato nove libri di poesia, tra i quali si distinguono La mala crianza (Malaga, 1974 e 1978), Las cortezas del fruto (Madrid, 1980), El agua de noviembre (Granada, 1985), La condición del personaje (Granada, 1992), Ahora todavía (Siviglia, 2001) e La canción del outsider (Madrid, 2009). Un’ampia selezione di poesie è stata inclusa nel volume antologico Suena una música (Siviglia, Renacimiento,

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Formó parte del consejo de redacción de revistas como Letras del Sur, Olvidos de Granada y La Fábrica del Sur y, actualmente, es uno de los integrantes del consejo asesor de la revista Anales de Literatura Hispanoamericana, editada por la Universidad Complutense y de La Estafeta del viento, editada por la Casa de América de Madrid. Es también miembro del consejo asesor de la colección de libros de poesía Vandalia, editada por la Fundación Lara; del Festival Internacional de Poesía Carlos Pellicer de Tabasco (México) y del Festival Internacional de Poesía Ciudad de Granada. Desde 1978 hasta 1984 fue director del Aula de Poesía de la Universidad de Granada. Así mismo, desde su fundación en 1992, ha sido miembro de la Junta Directiva de la Asociación Española de Estudios Literarios Hispanoamericanos. Es socio fundador y vicepresidente del Ateneo de Granada y miembro de número de la Academia de Buenas Letras de Granada.

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Fu membro del consiglio di redazione di riviste come Letras del Sur, Olvidos de Granada e La Fábrica del Sur e, attualmente, è uno degli membri del consiglio assessore della rivista Anales de Literatura Hispanoamericana, edita dall’Università Complutense e di La Estafeta del viento, edita dalla Casa de América de Madrid. È anche membro del consiglio assessore della collana di libri di poesia Vandalia, edita dalla Fundación Lara; del Festival Internacional de Poesía Carlos Pellicer de Tabasco (Messico) e del Festival Internacional de Poesía Ciudad de Granada. Dal 1978 al 1984 fu direttore dell’Aula de Poesía dell’Università di Granada. Inoltre, sin dalla sua fondazione nel 1992, è stato membro della Junta Directiva dell’Asociación Española de Estudios Literarios Hispanoamericanos. È socio fondatore e vicepresidente dell’Ateneo di Granada e membro numerario dell’Academia de Buenas Letras de Granada.

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La poesía de Ángel González se muestra como una «literatura sin literatura» en la medida en que sus procedimientos estilísticos están desprovistos de toda gratuidad retórica o formalista. Uno de los rasgos que la crítica ha señalado reiteradamente como característico de su poesía ha sido el llamado prosaísmo o prosismo que actúa, por una parte, como procedimiento de extrañamiento formal, pero también —tal y como señala Gonzalo Sobejano— como extrañamiento del espacio canonizado como poético, es decir, como introducción de «la prosa del mundo» en el poema. Recordemos la imagen de la cabellera, actuando como elemento metapoético, en el poema que acabamos de leer. Es sabido, que estos rasgos están emparentados con la atmósfera poética que González respira al comienzo de su trayectoria: el llamado realismo social y sus inflexiones como realismo crítico, dialéctico, etc. No obstante, ese extrañamiento espacial se radicaliza a tal punto en la obra de nuestro poeta que sus resultados van mucho más allá de lo logrado por sus maestros o compañeros de generación:

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La poesia di Ángel González si presenta come una «letteratura senza letteratura», in quanto i suoi procedimenti stilistici sono privi di qualsiasi arbitrarietà retorica o formalista. Una delle particolarità che la critica ha segnalato ripetutamente come caratteristica della sua poesia è stato il così chiamato prosaismo o prosismo, che opera, da un lato, come procedimento di extrañamiento3 formale, però anche – come segnala giustamente Gonzalo Sobejano– come extrañamiento4 dallo spazio canonizzato come poetico, cioè come introduzione della «prosa del mondo» nel poema. Ricordiamo l’immagine della chioma, che opera come elemento metapoetico nel poema che abbiamo appena letto. È noto che queste particolarità sono imparentate con l’atmosfera poetica che González respira all’inizio del suo percorso creativo: il così chiamato realismo sociale e le sue inflessioni come il realismo critico, il dialettico, ecc. Ciò nonostante, questo extrañamiento5 spaziale si radicalizza a tal punto nell’opera del nostro poeta che i suoi risultati vanno ben oltre quello che hanno ottenuto i suoi maestri o gli altri membri della sua generazione: Questo termine non ha il suo corrispettivo in italiano e rappresenta un concetto molto importante e complesso nella poetica di Ángel González, per questo si preferisce lasciarlo in spagnolo. In questo caso specifico lo possiamo tradurre con «isolamento». 4 Qui «allontanamento». 5 Qui «estraneità».

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Le comenté: —Me entusiasman tus ojos. Y ella dijo: —¿Te gustan solos o con rimel? —Grandes, respondí sin dudar. Y también sin dudar me los dejó en un plato y se fue a tientas.

El escenario poético que el poeta despliega en este poema —un escenario galante y simultáneamente cotidiano— acaba convirtiéndose en una imagen poderosa, casi surrealista, mas de un surrealismo que podríamos calificar como «doméstico», emparentado — a mi jucio— con cierta corriente poética hispanoamericana de esos mismos años que se define a sí misma como antipoesía. Dos versos: «¿Te gustan solos o con rimel?» y «me los dejó en un plato y se fue a tientas» actúan como soportes del proceso de extrañamiento, de radicalización, que transforma el poema a través de un ingrediente humorístico en un

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Le dissi: —Mi entusiasmano i tuoi occhi. E lei disse: —Ti piacciono soli o con il rimmel? —Grandi, risposi senza dubitare. E pure senza dubitare me li lasciò su un piatto e se ne andò via a tentoni.

Lo scenario poetico che il poeta impiega in questa poesia –uno scenario galante e simultaneamente quotidiano– finisce per trasformarsi in un’immagine potente, quasi surrealista, ma di un surrealismo che potremmo qualificare come «domestico», imparentato – a mio giudizio– con certa corrente poetica ispanoamericana di quegli stessi anni che si autodefinisce antipoesía. Due versi: «Ti piacciono soli o con il rimmel?» e «me li lasciò su un piatto e se ne andò via a tentoni» operano como supporti del processo di extrañamiento, di radicalizzazione, che, attraverso un

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producto mucho más subversivo que el simple resultado realista. Y en ellos dos está presente, como elemento generador aunque exacerbado, el segundo de los rasgos que he citado más arriba como característicos de la poesía de González: «la ironía».

Álvaro Salvador, «La palabra precisa de Ángel González», en Letra pequeña, Granada, Cuadernos del Vigía, 2003

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ingrediente umoristico, trasforma il poema in un prodotto molto più sovversivo del semplice risultato realista. E in essi è presente, come elemento generatore, anche se esacerbato, la seconda particolarità che ho citato prima come caratteristica della poesia di González: «l’ironia».

Álvaro Salvador, «La palabra precisa de Ángel González», in Letra pequeña, Granada, Cuadernos del Vigía, 2003

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PRADO nació en Madrid en 1961. Ha publicado los libros de poemas El corazón azul del alumbrado (1990), Asuntos personales (1991), Cobijo contra la tormenta (1995), con el que obtuvo el Premio Hiperión; Iceberg (2002) y Ecuador (2002). ENJAMÍN

Su primera novela, Raro (1995), logró un extraordinario éxito no solo en España, sino también en países como México —donde fue un auténtico best seller—, Argentina o Colombia. Las dos siguientes, Nunca le des la mano a un pistolero zurdo —cuyos originales planteamientos fueron celebrados de forma unánime por la crítica y los lectores— y Dónde crees que vas y quién te crees que eres, publicadas ambas en 1996, lo confirmaron como uno de los escritores imprescindibles de las últimas generaciones.

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B

PRADO è nato a Madrid, nel 1961. Ha pubblicato i libri di poesía El corazón azul del alumbrado (1990), Asuntos personales (1991), Cobijo contra la tormenta (1995), con cui ottenne il Premio Hiperión; Iceberg (2002) ed Ecuador (2002). ENJAMÍN

Il suo primo romanzo, Raro (1995), ebbe un successo straordinario non solo in Spagna, ma anche in paesi come Messico –dove fu un autentico best seller–, Argentina o Colombia. I due successivi, Nunca le des la mano a un pistolero zurdo –la cui proposta originale fu elogiata unanimemente dalla critica e dai lettori– e Dónde crees que vas y quién te crees que eres, pubblicati entrambi nel 1996, lo confermarono come uno degli scrittori imprescindibili delle ultime generazioni.

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En 1998 publicó en Alfaguara la novela Alguien se acerca, y en 1999 ganó el Premio Andalucía de Novela con el libro No sólo el fuego (2000), publicada también por la editorial Alfaguara; en esta misma editorial se encuentran Jamás saldré vivo de este mundo (2003), Mala gente que camina (2006) y su última novela, Operación Gladio (2011). Su obra ha sido traducida, hasta el momento, en Estados Unidos, Inglaterra, Alemania, Francia, Dinamarca, Italia, Grecia y Portugal, además de haber logrado una extraordinaria difusión en toda Latinoamérica.

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Nel 1998 pubblicò con Alfaguara il romanzo Alguien se acerca; nel 1999 vinse il Premio Andalucía de Novela con il libro No sólo el fuego (2000), pubblicato anche questo con Alfaguara; della stessa casa editrice troviamo Jamás saldré vivo de este mundo (2003), Mala gente que camina (2006) e il suo ultimo romanzo, Operación Gladio (2011). La sua opera è stata tradotta, fino ad ora, negli Stati Uniti, Inghilterra, Germania, Francia, Danimarca, Italia, Grecia e Portogallo, oltre ad aver ottenuto una straordinaria diffusione in tutta l’America Latina.

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Una noche con Ángel González Me enseñó que la suma de las huellas no equivale a la nieve; que en el ojo cerrado comienza lo invisible ...como la sed se inicia en el vaso vacío. Eso es lo que decía Ángel González: busca la claridad y comprende lo oscuro. Me enseñó que un poema es un acuario con peces de verdad y agua inventada; que el hielo se deshace lo mismo que se vuela una paloma; que el hielo se deshace lo mismo que se vuela una paloma;

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Una notte con Ángel González Mi insegnò che la somma delle impronte non equivale alla neve; che nell’occhio chiuso comincia l’invisibile ... come la sete inizia nel bicchiere vuoto. Questo è quanto diceva Ángel González: cerca la chiarezza e comprendi l’oscurità. Mi insegnò che una poesia è un acquario con pesci veri e acqua inventatata; che il ghiaccio si scioglie così come vola via una colomba; che il ghiaccio si scioglie così come vola via una colomba;

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que el muro en construcción ya contiene sus ruinas. Eso es lo que me dijo: todo acaba y un hombre nunca sabe qué pasado le espera. Yo cambié para oírle, como cambian los ojos de quien mira las dunas. Y a su lado, cada uno continuó viviendo con su corazón verde o su corazón rojo, igual que un árbol con una sola manzana. See More

© Benjamín Prado, Iceberg, Editorial Visor, 2002

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che il muro in costruzione contiene già le sue rovine. Questo è ciò che mi disse: tutto finisce e un uomo non sa mai che passato lo aspetta. Io cambiai per sentirlo, come cambiano gli occhi di chi guarda le dune. E al suo fianco, ciascuno continuò a vivere con il suo cuore verde o il suo cuore rosso, come un albero con una sola mela. See More © Benjamín Prado, Iceberg, Editorial Visor, 2002

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J

UAN CARLOS ABRIL

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GONZÁLEZ, Ángel (2005): La poesía y sus circunstancias, edición y prólogo de José Luis García Martín, Barcelona, Seix Barral. Si los maestros poetas se disponen a contarnos sus preferencias literarias y confiesan sus debilidades o secretos es cuando más solemos disfrutar con sus prosas y escritos. Es el caso de este libro de Ángel González, de casi quinientas páginas, que nos ofrece una muestra amplia de sus preocupaciones de siempre y recoge, además, algunos textos dispersos antes no compilados o que pertenecían a otros volúmenes y publicaciones. Quizá podría decirse de entrada que esta obra está destinada especialmente a aquellos lectores que escarban en la trayectoria de algún autor en concreto, esos lectores curiosos y avezados que gustan de los detalles y de los alrededores del poeta. Pero también para los poetas especialmente recomendable, el mundo de Ángel González, sus merodeos, con sus filias y sus fobias, con sus reflexiones, se hallan aquí. Son todas ellas las circunstancias, no sólo en sentido orteguiano, que tan bien conoce el asturiano y al que desde el título se adscribe, refutándolo incluso en

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GONZÁLEZ, Ángel (2005): La poesía y sus circunstancias, edición y prólogo de José Luis García Martín, Barcelona, Seix Barral. Quando i maestri poeti si dispongono a raccontarci le loro preferenze letterarie e a confessare le loro debolezze o segreti è allora che più gioiamo con la loro prosa e i loro scritti. È il caso di questo libro di Ángel González, di quasi cinquecento pagine, che ci offre un panorama ampio delle sue preoccupazioni di sempre e raccoglie, inoltre, alcuni testi dispersi mai compilati prima o che appartenevano ad altri volumi e pubblicazioni. Forse si potrebbe dire, da subito, che quest’opera è destinata specialmente a quei lettori che scavano nel percorso creativo di qualche autore in particolare, quei lettori curiosi e abituati che amano i dettagli e il contesto del poeta. Però anche per i poeti, specialmente consigliato, il mondo di Ángel González, i suoi vagabondaggi, con le sue passioni e le sue fobie, con le sue riflessioni, si trovano qua. Sono esse las circunstancias, non solo nel senso orteghiano che

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alguna ocasión, sino en un sentido más amplio con el que podrían concomitar ambas lecciones —maestro y discípulo, algo díscolo éste último— y, al mismo tiempo, plantearse de diverso modo. Extraigo de la entrada ‘circunstancia’, de José Ferrater Mora, en su Diccionario de filosofía (p. 563), lo siguiente: Si para Ortega “[…] significa no sólo que el sujeto humano se halla rodeado de circunstancias, sino que se constituye como tal sujeto con sus circunstancias, […] la circunstancia en este sentido es lo que el sujeto vive como situación vital, y dentro de ella se halla el mundo. De hecho, lo que llamamos el sujeto humano o el yo es, junto con la circunstancia, un «ingrediente» de una realidad más radical, llamada «mi vida»”. Habría que entender por tanto a la vida como un conjunto de relaciones que podrían denominarse, según una versión actualizada, como cultura. Cultura desde una óptica lata, entendida desde lo que el propio autor cultiva hasta lo que se cuece entorno. Es por esto por lo que la noción de ‘accidente’ o de ‘discurso adyacente’ o ‘no central’, característica de los planteamientos orteguianos, se nos hace demasiado estrecha, ya que se

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l’asturiano ben conosce e al quale, sin dal titolo, si affilia, contraddicendolo addirittura in qualche occasione, bensì in un senso più ampio, con il quale potrebbero coesistere entrambe le lezioni –maestro e discepolo, un po’ discolo quest’ultimo– e, allo stesso tempo, proporsi in un modo diverso. Estraggo dalla voce “circostanza” di José Ferrater Mora, nel suo Diccionario de filosofía (p. 563), le seguenti parole: Se per Ortega “[...] significa che non solo il soggetto umano si trova circondato da circostanze, ma bensì che si costruisce come tale soggetto con le sue circostanze, [...] la circostanza in questo senso è ciò che il soggetto vive come situazione vitale, e al suo interno si trova il mondo. Infatti, ciò che chiamiamo il soggetto umano o l’io è, insieme alla circostanza, un «ingrediente» di una realtà più radicale, chiamata «la mia vita»”. Bisognerebbe intendere, pertanto, la vita come un insieme di relazioni che si potrebbero denominare, secondo la sua versione aggiornata, come cultura.

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muestra muy a las claras deudora del pensamiento idealista y esencialista que, en el código de Antonio Machado y también en el de Ángel González, se intentará sistemáticamente esquivar. Obviamente — siguiendo con Ferrater Mora— (p. 563) es “desde este ángulo que debe comprenderse la tesis orteguiana de que el hombre vive sub especie instantis y de que es necesariamente «circunstancial»” para poder enmarcar al sujeto en un espacio y en un tiempo preciso, esto es en un eje cronotópico que siempre será refrendado por la Historia. Y aquí es donde enlaza, a través de esta perspectiva más global, desde Ortega hasta el mismo Ángel González, pasando por Antonio Machado, una visión primero de la privacidad y después de la intimidad —amorosa o no— y del sujeto cotidiano en relación con la historia, la capacidad del hombre por poner fechas a los sentimientos, agruparlos en corrientes de pensamiento, asociarlos a clases sociales, a diversos intereses, culturas o ideologías, etc. Un aspecto fundamental para comprender este libro es no desligar a la poesía de lo que la rodea, cierto, porque el poeta — Ángel González, pero también cualquier creador que pretenda delimitar su territorio, sus herencias y sus

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Cultura da un’ottica lata, intesa partendo da ciò che lo stesso autore coltiva fino a quello che si trama intorno. È per questo che la nozione di “accidente” o di “discorso adiacente” o “non centrale”, caratteristica delle proposte orteghiane, ci va troppo stretta, dato che si mostra molto chiaramente debitrice del pensiero idealista ed essenzialista che, nel codice di Antonio Machado ed anche in quello di Ángel González, si cercherà sistematicamente di schivare. Ovviamente –continuando con Ferrater Mora– (p. 563) è “da questo angolo che bisogna intendere la tesi orteghiana che l’uomo vive sub especie instantis e che è necessariamente «circostanziale»” per poter inserire il soggetto in uno spazio e in un tempo preciso, cioè in un’asse cronotropica che sarà sempre avvalorata dalla Storia. Ed è qua dove fonde, attraverso questa prospettiva più globale, da Ortega fino allo stesso Ángel González, passando per Antonio Machado, una visione prima del privato e poi dell’intimità –amorosa o no– e del soggetto quotidiano in relazione alla storia,

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deudas— no podría haber sido igual, ni su poesía, ni tampoco los amigos o las lecturas o los diferentes condicionantes “exteriores” que le condicionaron, si no se hubieran sucedido tal y como aquí hoy vienen metodológicamente expuestos. ¿Podríamos considerar que la poesía forma el discurso central de Ángel González y que el resto es lo circunstancial? Sin lugar a dudas, pero entonces, ¿hasta qué punto podemos desligar una cosa de la otra, separarlas netamente? Decir ‘central’ o ‘circunstancial es una forma de hablar y de entenderse. Una de los paradigmas del creador contemporáneo es precisamente su indisoluble unidad de poeta y de crítico y, de hecho, muchos poetas que no han desarrollado esta faceta de teoría literaria y de reflexión, se nos presentan como sesgados, les falta algo.

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alla capacità dell’uomo di mettere una data ai sentimenti, raggrupparli in correnti di pensiero, associarli a classi sociali, a diversi interessi, culture o ideologie, etc. Un aspetto fondamentale per comprendere questo libro è quello di non svincolare la poesia da ciò che la circonda, certo, perché il poeta – Ángel González, però anche qualsiasi creatore che pretenda delimitare il suo territorio, le sue eredità e i suoi debiti– non potrebbe essere stato uguale, né la sua poesia, e nemmeno gli amici o le letture o i diversi elementi condizionanti “esterni” che lo condizionarono, se non si fossero succeduti così come qua oggi vengono metodologicamente esposti. Potremmo considerare che la poesia costituisce il discorso centrale di Ángel González e che il resto è la contingenza? Senza ombra di dubbio, però quindi fino a che punto possiamo svincolare una cosa dall’altra? Separarle nettamente? Dire «centrale» o «circostanziale» è un modo di parlare e di capirsi. Uno dei paradigmi del creatore contemporaneo è, precisamente, la sua indissolubile unità di poeta e di critico e, di fatti, molti poeti che non hanno sviluppato questo ambito della teoria letteraria e di riflessione ci appaiono come parziali, manca loro qualcosa.

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MUNÁRRIZ nació en Gijón, Asturias, en 1951. Es director de la Fundación Antonio de Nebrija y de Relaciones Institucionales de la Universidad, exdelegado del Gobierno de Principado de Asturias en Madrid (2007-2011), director de «La Esfera», suplemento cultural de El Mundo (1996-1999), y Premio Nacional de Fomento de la Lectura en el 99. Ha sido director de comunicación de las editoriales del Grupo Santillana, Alfaguara, Taurus y Aguilar (19992003) y colaborador en medios: Radio Cadena Española (RNE), La Voz de Asturias, Hojas universitarias, Los Cuadernos del Norte, Ínsula, El País, La Nueva España y Clarín. Asimismo, ha sido antólogo de la poesía de Ángel González para el libro Verso a verso; guionista en dos programas emitidos por TVE sobre el poeta asturiano, y coeditor del libro Guía para un encuentro con

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IGUEL


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MUNÁRRIZ è nato a Gijón, Asturie, nel 1951. È direttore della Fundación Antonio de Nebrija e delle Relazioni Istituzionali dell’Università, ex-delegato del Governo del Principato d’Asturia a Madrid (2007-2011), direttore di «La Esfera», supplemento culturale de El Mundo (19961999), e Premio Nacional de Fomento de la Lectura nel 1999. È stato direttore di comunicazione delle case editrici del Grupo Santillana, Alfaguara, Taurus e Aguilar (1999-2003) e collaboratore per i seguenti media: Radio Cadena Española (RNE), La Voz de Asturias, Hojas universitarias, Los Cuadernos del Norte, Ínsula, El País, La Nueva España e Clarín. IGUEL

Inoltre, è stato antologista della poesia di Ángel González per il libro Verso a verso; sceneggiatore in due

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Ángel González (Luna de Abajo, 1985). Coordinador de talleres literarios, premios de novela y congresos de escritores, publica, entre otros, los libros Encuentros con el 50, la voz poética de una generación; Literatura Hispanoamericana, Realidad y Ficción I y II; Últimos 20 años de la Poesía Española…, y un acercamiento al género poético para no iniciados: Poesía para los que leen prosa (Visor, 2004).

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programmi emessi da TVE sul poeta asturiano e coeditore del libro Guía para un encuentro con Ángel González (Luna de Abajo, 1985). Coordinatore di laboratori letterari, premi di romanzi e congressi di scrittori, pubblica, tra gli altri, i libri Encuentros con el 50, la voz poética de una generación; Literatura Hispanoamericana, Realidad y Ficción I y II; Últimos 20 años de la Poesía Española…, e un’approssimazione al genere poetico per non iniziati: Poesía para los que leen prosa (Visor, 2004).

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Ángel González en el recuerdo Ángel González escribió la palabra pantorrilla en un poema. También escribió artritis en otro, y ortóptero y bisiesto y dipsomanía y tos. Palabras con las que quebraba el transcurrir amable de algún verso. Pero también se embarcó en la melodía nostálgica, de aroma adolescente, de un atardecer de verano en su Asturias natal, en el poema «Así nunca volvió a ser», cuyos primeros cuatro versos dicen: «Como llevaba trenza / la llamábamos trencita en la tarde del jueves. / Jugábamos a montarnos en ella y nos llevaba / a una extraña región de la que nunca volveríamos.» Es la poesía de Ángel González la representación de un tiempo, escrita por un hombre que amó la libertad en años amargos y oscuros. Una obra cuyo recorrido permanece intacto en sus convicciones desde su primer Áspero mundo hasta el último poema de su libro póstumo, Nada grave. Ángel González es un poeta asturiano –y el gentilicio no es baladí porque su poesía está llena de recursos irónicos, muy propios de la zona del norte de España

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Ángel González nel ricordo Ángel González scrisse la parola polpaccio in una poesia. Scrisse anche artrite in un’altra e ortottero e bisestile e dipsomania e tosse. Parole con le quali rompeva lo scorrere piacevole di un verso. Però si imbarcò anche nella melodia nostalgica, con aroma adolescente, di un tramonto estivo nelle sue Asturie natali, nella poesia «Así nunca volvió a ser», i cui primi quattro versi dicono «Dato che portava una treccia la chiamavamo treccina il giovedì pomeriggio. / Giocavamo a salire su di lei e ci portava / a una strana regione dalla quale non saremmo mai più tornati». La poesia di Ángel González è la rappresentazione di un tempo, scritta da un uomo che amò la libertà in anni amari ed oscuri. Un’opera il cui percorso permane intatto nelle sue convinzioni dal suo primo Áspero mundo, fino all’ultimo poema del suo libro postumo Nada grave. Ángel González è un poeta asturiano –e il gentilizio non è fuori luogo, perché la sua poesia è piena di espedienti ironici, molto tipici della zona del nord della

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donde vio la luz–, que vivió en Madrid —ciudad que le formó en los duros años de penitencia, que diría Carlos Barral—, y en Albuquerque, Nuevo México –en donde en 1972 comenzó a impartir clases de literatura española. Estos tres territorios conforman el imaginario vital y poético de Ángel González y en su poesía están reflejados estos ámbitos, como se puede apreciar en el soneto a Oviedo, su ciudad, a la que nombra como «ciudad de sucias tejas»; o en el hastío de un hombre que se busca en la palabra poética de «Aquí, Madrid, mil novecientos / cincuenta y cuatro: un hombre solo», o en el canto de una visión fundida entre la realidad febril del poema «Crepúsculo, Albuquerque, invierno»: «No fue un sueño, / lo vi: / la nieve ardía». En la poesía de Ángel González coexisten también temas como la música, a la que recurre para escribir «Vals de atardecer», «Estoy bartok de todo», o «Revelación»; y otros en los que hunde sus raíces en la Historia, que Ángel González expresa de manera personalísima, poniendo una atención primordial en contar una historia personal envuelta en la Historia de todos.

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Spagna dove vide la luce–, che visse a Madrid –città che lo formò nei duri anni di penitenza, come li definì Carlos Barral– e ad Albuquerque, Nuovo Messico – dove nel 1972 cominciò a far lezione di letteratura spagnola. Questi tre territori modellano l’immaginario vitale e poetico di Ángel González e nella sua poesia sono rispecchiati questi ambiti, come si può apprezzare nel sonetto a Oviedo, la sua città, che nomina come «città di sporche tegole»; o nella noia di un uomo che si cerca nella parola poetica di «Qua, Madrid, millenovecento / cinquantaquattro: un uomo solo», o nel canto di una visione fusa nella realtà febbrile della poesia «Crepúsculo, Albuquerque, invierno»: «Non fu un sogno, / lo vidi: / la neve ardeva». Nella poesia di Ángel González coesistono anche temi come la musica, a cui ricorre per scrivere «Vals de atardecer», «Estoy bartok de todo», o «Revelación»; ed altre in cui affonda le sue radici nella Storia, che Ángel González esprime in modo personalissimo, facendo particolarmente attenzione a raccontare una storia personale compresa nella Storia di tutti.

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La suya –su historia— fue dura, como ya he dicho; había nacido en 1925 y aunque haya contado que la guerra la vivió de niño como un periodo de juegos secretos y libérrimos, también llegó teñida de sangre y de exilios, que el poeta transformó y lo ofreció al lector (no olvidemos la censura imperante) con la elegancia de la palabra justa. Así los poemas de «El derrotado», «El campo de batalla», «Inventario de lugares propicios al amor» o el «Discurso a los jóvenes», todos de una gran carga social y política y un clarísimo desafecto a los vencedores.

El paso del tiempo produce en Ángel González una desazón que solo con el dominio de la palabra y un impecable sentido del ritmo hacen que tome distancia con sus versos gracias al empleo de la ironía. Y así tenemos prodigios como «Ayer fue miércoles toda la mañana / por la tarde cambió, se puso casi lunes», o «Meriendo algunas tardes / no todas tienen pulpa comestible», o este poema breve y punzante como un dardo: «Aquí no pasa nada, / salvo el tiempo /

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La sua –la sua storia– fu dura, come ho già detto; era nato nel 1925 e, benché abbia raccontato che da bambino visse la guerra come un periodo di giochi segreti e liberissimi, essa arrivò anche macchiata di sangue e di esili, che il poeta trasformò e offrì al lettore (non dimentichiamo la censura imperante) con l’eleganza della parola giusta. Da qui le poesie «El derrotado», «El campo de batalla», «Inventario de lugares propicios al amor» o il «Discurso a los jóvenes», tutte con una forte carica sociale e politica ed una chiarissima avversione per i vincitori. Lo scorrere del tempo causa in Ángel González un malessere da cui solo il dominio della parola e a un impeccabile senso del ritmo permettono che prenda distanza con i suoi versi grazie all’uso dell’ironia. E così abbiamo prodigi come «Ieri fu mercoledì tutta la mattina / di pomeriggio cambiò, diventò quasi lunedì», o «Faccio merenda con alcuni pomeriggi / non tutti hanno una polpa commestibile», o questo poema breve e pungente come una freccia: «Qua non succede nulla,

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irrepetible / música que resuena, / ya extinguida, / en un corazón hueco, abandonado, / que alguien toma un momento, / escucha / y tira». Ángel González nos acostumbró a saber que en sus poemas cabía todo: «Esto es un poema: / aquí está permitido / fijar carteles, / tirar escombros, hacer aguas»…, o que la imposibilidad de lo inefable o el trágico destino de la perfección caminan por versos como estos: «Escribir un poema / marcar la piel del agua». Nos enseñó que las palabras no siempre significan lo mismo, que la vida y la muerte son una sucesión de fértiles vientres de mujer / y cuerpos / y más cuerpos / fundiéndose incesantes en otro cuerpo nuevo…», o que ahora, ya sin él, nos falta una palabra para poder continuar como si la muerte no hubiese pasado por nosotros. El poeta, poco dado a mostrar en prosa lo que cantó con el verso, y con la perspectiva de haber vivido no sólo muchos años, sino «muchas veces mucho», nos advirtió: «Mi muerte significa la ausencia, el alejamiento definitivo de la vida, y presiento que en ese

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/ meno il tempo / irripetibile / musica che risuona / già spenta / in un cuore vuoto, abbandonato, / che qualcuno prende un momento, / ascolta / e butta via». Ángel González ci abituò a sapere che nelle sue poesie c’era spazio per tutto: «Questo è un poema: / qui è permesso / affiggere cartelli, / buttare macerie, fare acqua»..., o che la possibilità dell’ineffabile o del tragico destino della perfezione camminano in versi come questi: «Scrivere un poema segnare la pelle dell’acqua». Ci insegnò che le parole non sempre significano la stessa cosa, che la vita e la morte sono una successione di fertili ventri di donna / e corpi / e altri corpi ancora / che si fondono incessanti in un altro corpo nuovo...», o che adesso, ormai senza di lui, ci manca una parola per poter continuare come se la morte non fosse passata tra noi. Il poeta, poco incline a mostrare in prosa ciò che cantò in verso, e con la prospettiva di aver vissuto non solo molti anni, ma anche «molte volte molto», ci avvertì: «La mia morte significa l’assenza, l’allontanamento definitivo dalla vita, ed ho il

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oscuro reino de la no-existencia nada habrá que pueda herirme. A otros, no a mí, hará llorar mi muerte». El recuerdo de los años compartidos, de las lecturas y los viajes, de los libros publicados y las noches en las que aprendimos «el deseo de morder la vida», me confirma una vez más que donde estaba Ángel González se conciliaba lo mejor que había en cada uno de nosotros.

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presentimento che in questo regno oscuro della nonesistenza non ci sarà niente che potrà ferirmi. La mia morte farà piangere altri, non me». Il ricordo degli anni condivisi, delle letture e dei viaggi, dei libri pubblicati e delle notti in cui apprendemmo «il desiderio di mordere la vita», mi conferma, ancora una volta, che nel luogo in cui si trovava Ángel González si conciliava il meglio che c’era in ognuno di noi.

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Ironía y ficción: ¿una pareja inevitable?

© Danilo De Marco

Ignacio Vidal-Folch Denise Despeyroux J. Á. González Sainz

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I

GNACIO VIDAL-FOLCH nació en Barcelona en 1956. Como periodista, ha trabajado como corresponsal de Europa Central y del Este en ABC y, en la actualidad, colabora con El País y la revista Tiempo. Comenzó su carrera como escritor a mediados de los años ochenta con El arte no se paga (Barcelona, Anagrama, 1985); dos años más tarde publicó No se los digas a nadie (Barcelona, Anagrama, 1987). En los noventa, le siguieron La libertad (Barcelona, Anagrama, 1996) y La cabeza de plástico (Barcelona, Anagrama, 1999). Ha cultivado también el cuento en Amigos que no he vuelto a ver (Barcelona, Anagrama, 1997), Más lejos y más abajo (1999) y, recientemente, con el libro de relatos Noche sobre noche (Barcelona, Destino, 2009).

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I

GNACIO VIDAL-FOLCH è nato a Barcellona nel 1956. Come giornalista è stato corrispondente dall’Europa Centrale e dall’Est per l’ABC e, attualmente, collabora con El País e la rivista Tiempo. Cominciò la sua carriera di scrittore verso la metà degli anni ottanta con El arte no se paga (Barcellona, Anagrama, 1985); due anni più tardi pubblicò No se los digas a nadie (Barcellona, Anagrama, 1987). Negli anni novanta seguirono La libertad (Barcellona, Anagrama, 1996) e La cabeza de plástico (Barcellona, Anagrama, 1999). Si è dedicato anche al racconto in Amigos que no he vuelto a ver (Barcellona, Anagrama, 1997), Más lejos y más abajo (1999) e, recentemente, con il libro di racconti Noche sobre noche (Barcellona, Destino, 2009). I primi due volumi pubblicati di una

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Los dos primeros volúmenes publicados de una trilogía sobre la España actual son Turistas del ideal (Barcelona, Destino, 2005) y Contramundo (Barcelona, Destino, 2006). Destaca, además, la singular guía literaria Barcelona: Museo secreto (Barcelona, Actar, 2009). Ha publicado junto con Lars Bang Larsen Grandes borrachos daneses (Barcelona, Alfabia, 2011).

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trilogia sulla Spagna attuale sono Turistas del ideal (Barcellona, Destino, 2005) y Contramundo (Barcellona, Destino, 2006). Si distingue, inoltre, la singolare guida letteraria Barcelona: Museo secreto (Barcellona, Actar, 2009). Insieme a Lars Bang Larsen ha pubblicato Grandes borrachos daneses (Barcellona, Alfabia, 2011).

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Misteriosos maniquíes Quienes suben por las escaleras mecánicas de El Corte Inglés del tercer al cuarto piso ven aparecer sobre el filo del último escalón la cabeza de un maniquí, una cabeza femenina con peluca rubia. Según vamos subiendo, a la cabeza se le va agregando el cuello, el busto con los antebrazos, el tronco entero y las piernas, envueltos en tules y transparencias de lencería, como una muchacha paralizada por un sortilegio que parece nos está esperando en el rellano. A su lado, el visitante se siente desconcertado,

desplazado

a

escenarios

eróticos,

nocturnales, que no cuadran con la luz uniforme de los grandes almacenes, ni con la espaciosa sala en que se encuentra ni con la aguda conciencia de ser parte de un rebaño, conciencia que asalta a cualquiera que va de

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Misteriosi manichini Coloro che salgono con la scala mobile del Corte InglÊs dal terzo al quarto piano vedono apparire sul filo dell’ultimo scalino la testa di un manichino, una testa di donna con una parrucca bionda. Mano a mano che saliamo, alla testa si aggiungono il collo, il busto con gli avambracci, il tronco intero e le gambe, avvolti in tulle e trasparenze

di

biancheria,

come

una

ragazza

paralizzata da un sortilegio che sembra che ci stia aspettando al piano. Al suo fianco, il visitatore si sente sconcertato, trasportato verso scenari esotici, notturni, che non hanno nulla a che fare con la luce uniforme dei grandi magazzini, nè con la sala spaziosa in cui si trova, nè con la sua chiara consapevolezza di essere parte del gregge, una consapevolezza che assale chiunque vada a

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compras a esta clase de establecimientos, tan prácticos por otra parte. ¿Qué se supone que debería sentir o pensar

el

cliente

contradictorias

que

expuesto

a

emanan

de

las los

sugerencias volúmenes

femeninos y la ropa procaz del maniquí, con la parálisis y la frialdad del poliuretano o fibra de vidrio que simulan la carne humana? Probablemente, nada. Un alfilerazo de angustia ante la posibilidad de haberse deslizado, sobre la alfombra mágica de las escaleras automáticas, a un espacio paralelo donde las reglas están cambiadas. El cliente agradece que sólo le reciba un maniquí (uno solo, fácilmente derrotable si fuera necesario combatir) y no cien, y dándole la espalda se encamina al siguiente tramo de escalera mecánica. Parecida sensación de amenaza produce la tienda de escaparatismo

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de

Diputación-Pau

Claris,

donde


fare spese in questo tipo di luoghi, d’altra parte comodissimi. Cosa crediamo che dovrebbe provare o pensare il cliente esposto ai suggerimenti contraddittori che provengono dai volumi femminili e dai capi provocanti del manichino, con la paralisi e la freddezza del poliuretano o la fibra di vetro che simulano la carne umana?

Probabilmente

niente.

Una

stilettata

di

angoscia davanti alla possibilità di essere scivolato sul tappeto magico delle scale mobili in uno spazio parallelo dove le regole sono state cambiate. Il cliente è riconoscente per il fatto di essere ricevuto da un solo manichino (uno solo, facilmente battibile, se fosse necessario combattere) e non cento, e, voltandogli le spalle, si avvia al successivo tratto di scala mobile.

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media docena de maniquís sin rostro saludan al transeúnte desde el balcón del tercer piso; a lo mejor allá dentro están celebrando una fiesta, fiesta de maniquíes en la que no faltarán algunas marionetas y muñecas, algunas estatuas del museo de cera y de los jardines públicos, y un robot o dos, una fiesta convocada para dar la bienvenida a Palette, el maniquí sin rostro de la casa japonesa Flower Robotics Inc, que se pone en movimiento cuando entra un cliente en la tienda, e imita los movimientos de las modelos famosas. A fiestas de esta clase es mejor no ser invitado. Peligro de muerte. Hay algo turbador en estos sosías impregnados de una trágica seriedad, como predica el padre de Bruno Schulz en «Las tiendas de color canela». El señor Schulz, sastre de profesión, está convencido de que en

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Un’analoga sensazione di minaccia è quella che suscita il negozio di vetrinistica6 in Diputación con Pau Claris, dove una mezza dozzina di manichini senza volto salutano il passante dal balcone del terzo piano. Magari lì dentro stanno facendo una festa, una festa di manichini

alla

quale

non

mancheranno

qualche

marionetta e bambola, qualche statua del museo delle cere e dei giardini pubblici, e un robot o due, una festa indetta per dare il benvenuto a Palette, il manichino senza volto della casa giapponese Flower Robotics Inc., che si mette in moto e imita i movimenti delle modelle famose quando un cliente entra nel negozio. A feste di questo tipo è meglio non essere invitati. C’è pericolo di morte.

Negozio in cui si vendono manichini ed altri oggetti per allestire le vetrine. 6

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todos los muñecos antropomórficos alienta una especie de vida que él aspira a liberar: «¿Habéis oído, durante la noche, los terribles gritos de esos monigotes de cera encerrados en extrañas barracas, el lastimero coro de esos troncos de leña y porcelana que golpean con el puño las paredes de su cárcel?» Siguiendo esta lógica, el episodio piloto del nuevo «Doctor Who», la serie de ciencia ficción que la BBC emite, con enorme éxito, desde los años 60, trata precisamente sobre una rebelión de los maniquíes de las tiendas de Londres; por la noche cobran vida y salen a sembrar el caos y la muerte (como los androides de «R.U.R.», la noveleta de Karel Capek, creador literario de los robots), y el intrépido Dr. Who ha de emplearse muy a fondo —eso sí, al estilo «british»: levantando la

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C’è qualcosa di conturbante in questi sosia impregnati di tragica serietà, come predica il padre Bruno Schulz in «Botteghe

color

cannella».

Il

signor

Schulz,

di

professione sarto, è convinto che in tutti i pupazzi antropomorfici ci sia un alito di una specie di vita che lui aspira a liberare: “Avete sentito, durante la notte, le terribili grida di quei fantocci di cera rinchiusi in strane baracche, il penoso coro di quei tronchi di legno e porcellana che danno pugni alle pareti del loro carcere?” Seguendo la logica, l’episodio pilota del nuovo «Doctor Who», la serie di fantascienza che la BBC trasmette con enorme successo dagli anni 60, parla precisamente di una ribellione dei manichini dei negozi di Londra, che una notte prendono vita ed escono a

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ceja, bromeando sin tasa, flippant a más no poder— hasta devolver a los revoltosos a sus escaparates. Ante un semáforo de la Rambla Cataluña, yo oí a una señora lamentarse a su marido porque ella estaba más gordita que el tronco femenino de material transparente que lucía un tanga en el escaparate de la lencería «Intimissimi». «Con ese tipito, todo le sienta bien», se quejaba la mujer, envidiosa y tontorrona. Ganas me entraron de abrirle los ojos: «Señora, ¿no ve que ‘ella’ no tiene piernas ni cabeza, y usted sí? ¡Y encima, ‘ella’ es de fibra de vidrio!». Se

entiende

que

la

presencia

silenciosa,

fantasmagórica, de los maniquíes tenga misterio y atractivo, un atractivo evidente en los ejemplares de formas perfiladas, maquillados, con peluca, que venden empresas modernas y sofisticadas, como Atrezzo o B3.

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seminare il caos e la morte (come gli androidi di 1920R.U.R, il romanzetto di Karel Capek, il creatore letterario dei robot), e l’intrepido Dottor Who deve impegnarsi a fondo —sempre e comunque in stile «british»: alzando un ciglio, scherzando senza ritegno, ironico al massimo— fino a riportare i rivoltosi alle loro vetrine. A un semaforo della Rambla de Cataluña, sentii una signora che si lamentava con il marito perché era più grassottella

del

busto

femminile

di

materiale

trasparente che sfoggiava un tanga nella vetrina di «Intimissimi». «Con quel fisico, le sta bene tutto», si lamentava la donna, invidiosa e stupidotta. Mi venne voglia di aprirle gli occhi e dirle: “Signora, non vede che ‘quella’ non ha né gambe né testa, e Lei sì! E per di più ‘quella’ è in fibra di vetro!”.

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Lo cantó Sisa («oh, nineta / embolicada / en cel.lofana, / tu ets el més preciós regal / que em pugin fer / per el meu sant»), inspirado por la belleza de la secretaria de la compañía de seguros en la que entonces trabajaba, que según me contó el gran bardo «era clavada a un maniquí, pero un maniquí popular, de Gran Vía para abajo, un maniquí tirando a Sepu». Y lo fotografió Josef Sudek en varias de las placas de su lírica serie «Paseo por el jardín encantado», rica en bancos herrumbrosos y en hojas cayendo de los árboles musgosos, y donde el maniquí yace, sonriente, entre las flores; una serie tan evocadora y bella como todo lo que Sudek hacía, y con una sola mano, pues la otra la había perdido en la primera guerra mundial. En esa guerra, y en el mismo frente italiano, también cayó herido Oskar Kokoschka (OK), y durante

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Si capisce che la presenza silenziosa, fantasmatica, dei manichini abbia il suo mistero ed il suo fascino, un fascino evidente nei modelli di forme sagomate, truccate, con la parrucca, che vendono le ditte moderne e sofisticate, come Atrezzo o B3. Lo cantò Sisa («oh, nineta / embolicada / en cel.lofana, / tu ets el més preciós regal / que em pugin fer / per el meu sant»)7, ispirato dalla bellezza della segretaria della compagnia di assicurazioni in cui lavorava allora, che, in base a quello che mi raccontò il gran bardo: «era identica a un manichino, però un manichino popolare, di periferia, un manichino da discount». E lo fotografò Josef Sudek, nelle sue numerose immagini della serie lirica «Passeggiata nel giardino O bambina / avvolta in celofan / tu sei il più bel regalo / che mi possano fare / per il mio onomastico. 7

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su convalecencia rompió su compromiso con él Alma Mahler, que era según dicen la mujer más fascinante de Viena. OK encargó el que sería el más famoso maniquí en la historia del arte, un fetiche de tamaño natural y hechuras «lo más semejantes posible» a las de Alma Mahler, a una artesana a la que dio detalladas explicaciones sobre proporciones, texturas y tamaños, la calidad de la «piel», la forma de manos y pies, el volumen del busto y la rugosidad de los pezones… Pero cuando le entregaron la muñeca, se llevó un gran disgusto y mandó corregirla de arriba abajo. Le pareció «horrible, una larva, una chapuza». También su «Autorretrato con la muñeca» da pavor. ¡Qué feliz hubiera sido OK en los tiempos modernos, cuando la técnica permite simulacros perfectos, idénticos al original!

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incantato», piena di panchine arrugginite e di foglie che cadono dagli alberi ricoperti di muschio e dove il manichino giace, sorridente, tra i fiori; una serie suggestiva e bellissima, come tutto quello che Sudek faceva, e con una sola mano, dato che l’altra l’aveva perduta durante la prima guerra mondiale. E in quella guerra, e sullo stesso fronte italiano, venne ferito anche Oskar Kokoschka (OK), e, durante la convalescenza, Alma Mahler, che, a quanto dicono, era la donna più affascinante di Vienna, ruppe il suo fidanzamento con lui. OK commissionò quello che sarebbe stato il manichino più famoso della storia dell’arte, un fantoccio a grandezza naturale e con fattezze il più possibile simili a quelle di Alma Mahler, ad un’artigiana alla quale diede dettagliate spiegazioni sulle proporzioni, la struttura e le dimensioni, la qualità della «pelle», la forma delle mani e dei piedi, il volume del busto e la rugosità dei capezzoli... però, quando gli

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Corrieron los rumores de que aquel pintor chiflado dormía con su maniquí, la vestía y desnudaba, recibía en casa a sus amigos ante su mirada ciega, la llevaba consigo al café, a la ópera, en fiacre… Si no recuerdo mal, en las memorias de Alma Mahler y en las de OK se menciona este episodio, aunque con distinto acento: para la viuda Mahler, demostraba que el joven y celoso ex amante había quedado trastornado por su amor inolvidable y su desamor abrasivo. En cambio OK lo recordaba como una burla breve, granguiñolesca y juvenil, propia de su credo expresionista… Luego la muñeca empezó a perder el relleno, se desarticulaba y encontró su fin durante una fiesta en que se manchó de vino tinto, le arrancaron la cabeza, la arrojaron por la ventana. Y a la mañana siguiente OK tuvo que explicar a la policía qué hacía en su jardín aquel«cadáver» decapitado… que se llevó el camión de la basura. Fragmento de Barcelona, museo secreto

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consegnarono il fantoccio, fu una gran delusione e ordinò di correggerlo da capo a piedi. Gli sembrò «orribile, una larva, un lavoro raffazzonato». Anche il suo «Autoritratto con bambola» fa paura. Come sarebbe stato felice OK ai tempi moderni, quando la tecnica permette simulacri perfetti, identici all’originale! Circolavano voci che quel pittore matto dormisse con il suo manichino, lo vestiva e spogliava, riceveva a casa i suoi amici sotto il suo sguardo cieco, se lo portava ai caffé, all’opera, in carrozza... Se non ricordo male, nelle memorie di Alma Mahler e in quelle di OK si menziona questo episodio, benché con punti di vista distinti: per la vedova Mahler, dimostrava che il giovane e geloso ex amante era rimasto frastornato dal suo amore mai dimenticato e dal suo disamore distruttivo. Invece OK

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lo ricordava come un breve e teatrale gioco di gioventù, tipico della sua fede espressionista... Poi il manichino cominciò a perdere l’imbottitura, si disarticolava e trovò la sua fine in una festa in cui si macchiò con del vino rosso, gli staccarono la testa, lo buttarono fuori dalla finestra. E la mattina successiva OK dovette spiegare alla polizia cosa ci faceva nel suo giradino quel «cadavere» decapitato... che si portò via il camion degli spazzini. Frammento di Barcelona, museo secreto

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D

DESPEYROUX nació en Montevideo en 1974, pero reside en España en la actualidad. Se licenció en Filosofía y se ha formado en dramaturgia, interpretación y dirección con autores de la talla de Javier Daulte, José Sanchis Sinisterra y Rafael Spregelburd. Fue, además, ayudante de dirección de José Sanchis Sinisterra en Vagas noticias de Klamm (Sala Beckett, Barcelona, 2009), que se estrenó en el Festival Internacional del Grec. ENISE

Como dramaturga y directora de teatro, ha estrenado Terapia, que recibió el Premio de Teatro Federico García Lorca 2005; Amateurs (Lagrada, Madrid, 2007), Bienvenido a Girasol (Teatreneu, Barcelona, 2008), La vida

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D

DESPEYROUX è nata a Montevideo, nel 1974, ma attualmente vive in Spagna. Si è laureata in Filosofia e si è formata in drammaturgia, interpretazione e regia con autori del livello di Javier Daulte, José Sanchis Sinisterra e Rafael Spregelburd. Fu, inoltre, aiuto-regista di José Sanchis Sinisterra in Vagas noticias de Klamm (Sala Beckett, Barcellona, 2009), che si presentò al Festival Internacional del Grec. ENISE

Come drammaturga e regista teatrale ha presentato Terapia, che ricevette il Premio de Teatro Federico García Lorca 2005; Amateurs (Lagrada, Madrid, 2007), Bienvenido a Girasol (Teatreneu, Barcellona, 2008), La vida no lo es todo (Teatreneu, Barcelona 2008 e Montacargas, Madrid, 2008), La muerte es lo de menos

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no lo es todo (Teatreneu, Barcelona 2008 y Montacargas, Madrid, 2008), La muerte es lo de menos (Cuarta Pared, Madrid, 2010 y Sala Beckett, Barcelona, 2010), que obtuvo el Premio al Mejor Espectáculo en la XV Mostra de Teatre de Barcelona y El más querido (Lagrada, Madrid, 2010 y El Extranjero, Buenos Aires, 2011). La próxima producción de la autora, El corazón es extraño (O la atribulada muerte de los vivos), se estrenó en Madrid a principios de septiembre de 2011 en el Teatro Pradillo.

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(Cuarta Pared, Madrid, 2010 e Sala Beckett, Barcellona, 2010), che ottenne il Premio al Mejor Espectáculo alla XV Mostra de Teatre de Barcelona e El más querido (Lagrada, Madrid, 2010 e El Extranjero, Buenos Aires, 2011). L’ultima produzione dell’autrice, El corazón es extraño (O la atribulada muerte de los vivos), è stata presentata a Madrid, lo scorso settembre (Teatro Pradillo).

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Escena 3 de

El corazón es extraño (O la atribulada muerte de los vivos) Antecedentes: Víctor Ama a Nadia, y Violeta lo está ayudando a conquistarla. Su último plan, basado en el impacto de la publicidad subliminal, consistía en que Víctor introdujera subrepticiamente un mensaje de amor infalible en una carta de amor cualquiera. El mensaje en cuestión era: Nadia ama a Víctor. Andrés, brillante ciberbiólogo, es el hermano de Violeta, y a su manera también desea ayudar a Víctor. 3 VIOLETA: ¿Pero qué ha pasado? VÍCTOR: Sigue sin contestarme. VIOLETA: No puede ser. Me he estado documentando sobre el impacto psicológico de la publicidad

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Scena 3 di

Il cuore è strano (O la tormentata morte dei vivi) Antefatto: Víctor ama Nadia e Violeta lo sta aiutando a conquistarla. Il suo ultimo piano, basato sull’impatto della pubblicità subliminare, consisteva nel fatto che Víctor introducesse di nascosto un messaggio d’amore infallibile in una lettera d’amore qualsiasi. Il messaggio in questione era: “Nadia ama Víctor”. Andrés, brillante ciberbiologo, è il fratello di Violeta e, a suo modo, anche lui vuole aiutare Víctor. 3 VIOLETA: Beh, ma cos’è successo? VÍCTOR: Continua a non rispondermi. VIOLETA: Non è possibile. Mi sono documentata sull’impatto psicologico della pubblicità subliminare.

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subliminal. Han pasado cuatro días; a estas alturas, si ha leído el mensaje, tiene que estar loca por ti. No puede seguir callada. VÍCTOR: Sigue callada, Violeta. VIOLETA: ¿Y tú cómo estás? VÍCTOR: Yo estoy cada vez peor, no te lo puedes ni imaginar. ¿Es normal, Violeta, que tenga fantasías con ella hasta en el supermercado? VIOLETA: ¿Fantasías eróticas? VÍCTOR: No, no son eróticas. VIOLETA: Me lo temía. VÍCTOR: Fantaseo, por ejemplo, que ella me sugiere comprar salsa mejicana para hacer enchiladas y yo la miro y la oigo y sé que la amo, lo sé con una certeza rabiosa. VIOLETA: Eso son fantasías domésticas. VÍCTOR: ¿Qué?

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Son passati quattro giorni, a questo punto se ha letto il messaggio deve essere pazza di te. Non può continuare a tacere. VÍCTOR: Tace ancora, Violeta. VIOLETA: E tu come stai? VÍCTOR: Sto sempre peggio, non te lo puoi neanche immaginare. È normale che faccia fantasie su di lei anche al supermercato? VIOLETA: Fantasie erotiche? VÍCTOR: No, non sono erotiche. VIOLETA: Come temevo. VÍCTOR: Fantastico, per esempio, che lei mi suggerisce di comprare la salsa messicana per fare le enchiladas e io la guardo, la sento e so che la amo con una certeza rabbiosa. VIOLETA: Queste sono fantasie domestiche. VÍCTOR: Cosa?

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VIOLETA: Tienes fantasías domésticas, Víctor. VÍCTOR: ¿Y eso qué significa? VIOLETA: Significa que has alcanzado un grado de enamoramiento sencillamente incombatible. VÍCTOR: Dios mío, ¿y qué puedo hacer? VIOLETA: Me temo que de momento lo único que puedes hacer es tratar de evitar el supermercado. VÍCTOR: Pero tengo que hacer la compra, Violeta. ¿Se supone que tengo que vivir. ¿O no? VIOLETA: Tratemos de afrontar el asunto con madurez, Víctor. Aprender a desamar a alguien es muy difícil, y además es feo. Pero lo que sí puedes conseguir, y además es bello, es un corazón capaz de amar en calma. He descubierto que en las tiendas pequeñas el alma es menos propensa a la ensoñación. Evita el supermercado, ve solamente a tiendas pequeñas. La primera lección para un corazón que quiere amar en calma podría ser esa.

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VIOLETA: Fai fantasie domestiche, Víctor. VÍCTOR: E questo cosa significa? VIOLETA: Significa che hai raggiunto un grado di innamoramento semplicemente irrimediabile. VÍCTOR: Mio Dio, e cosa posso fare? VIOLETA: Temo che, per il momento, l’unica cosa che puoi fare è evitare il supermercato. VÍCTOR: Però devo fare la spesa, Violeta. Devo pur vivere, o no? VIOLETA: Cerchiamo di affrontare la cosa con maturità, Víctor. Imparare a disamorarsi di qualcuno è molto difficile e, inoltre, è brutto. Però, quello che sì puoi ottenere, e, per di più è bello, è un cuore capace di amare in tranquillità. Ho scoperto che nei negozi piccoli l’anima è più propensa a fantasticare. Evita il supermercato, vai solo nei negozi piccoli. La prima lezione per un cuore che vuole amare in tranquillità potrebbe essere questa.

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VÍCTOR: ¿Entonces crees que el impacto psicológico de la publicidad subliminal queda refutado? VIOLETA: No adoptemos puntos de vista catastrofistas. A ver, ¿tienes la carta? Déjame verla... a lo mejor es que fuiste demasiado frío con el otro mensaje, el directo. VÍCTOR: No fui demasiado frío. No puedo ser frío, estoy ardiendo. (Violeta lee la carta.) VIOLETA: Víctor.... Víctor, qué has hecho... VÍCTOR: ¿Qué? ¿Qué pasa? VIOLETA: El plan era infalible. Fuiste tú el que falló. VÍCTOR: ¿Fallé en qué? VIOLETA: Una errata, tienes una errata. VÍCTOR: ¿Cuál?

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VÍCTOR: Quindi pensi che l’impatto psicologico della pubblicità subliminare sia fallito? VIOLETA: Non assumiamo punti di vista catastrofisti. Vediamo un po’, hai la lettera? Fammela vedere... magari sei stato troppo freddo nell’altro messaggio, quello diretto. VÍCTOR: Non sono stato troppo freddo. Non posso essere freddo, sto bruciando. (Violeta legge la lettera.) VIOLETA: Víctor... Víctor, cosa hai fatto... VÍCTOR: Cosa? Che succede? VIOLETA: Il piano era infallibile. Sei stato tu quello che ha sbagliato. VÍCTOR: Sbagliato cosa? VIOLETA: Un errore di ortografia, hai fatto un errore di ortografia. VÍCTOR: Quale?

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VIOLETA: Has puesto Nadie en lugar de Nadia: Nadie ama a Víctor.... Tu mensaje subliminal es “Nadie ama a Víctor”. Estás acabado. VÍCTOR: ¡No fui yo! Es el corrector automático de word... siempre me hace lo mismo. Cada vez que escribo Nadia lo cambia por nadie. Es como si el universo entero, con toda la violencia de su tecnología, se conjurara en contra de nuestro amor. (Andrés sale de la caverna.) ANDRÉS: Agradecería un montón que los dos dejarais de dar grititos. Estoy intentando aislar un haplotipo, necesito concentración. VIOLETA: ¿Qué es un haplotipo? ANDRÉS Y VÍCTOR: Una secuencia de nucleótidos. ANDRÉS ¿Qué pasó? ¿Fracasó el plan? (Contestan a la vez.) VIOLETA: No.

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VIOLETA: Hai scritto Nadie8 invece di Nadia: Nadie ama Víctor... Il tuo messaggio subliminare è “Nadie ama Víctor”. Sei finito. VÍCTOR: Non sono stato io! È il correttore automatico di word... mi fa sempre lo stesso scherzo. Ogni volta che scrivo Nadia lo cambia in “nadie”. È come se l’universo intero, con tutta la violenza della sua tecnologia, cospirasse contro il nostro amore. (Andrés esce dalla caverna.) ANDRÉS: Vi sarei molto grato se la smetteste di far baccano. Sto cercando di isolare un aplotipo, ho bisogno di concentrazione. VIOLETA: Cos’è un aplotipo? ANDRÉS E VÍCTOR: Una secuenza di nucleotidi. ANDRÉS Cos’è successo? È fallito il piano? (Rispondono all’unisono.) 8

“Nadie” in spagnolo significa “nessuno”.

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VÍCTOR: Sí. ANDRÉS: ¿Sí o no? VIOLETA: Las dos cosas, Andrés, las dos cosas. Parece mentira que un científico de tu nivel siga habitando en un universo newtoniano impregnado de lógica aristotélica. ¿Sí o no? Qué simple. ANDRÉS: Pues sí Violeta, por suerte para mí, para mí es así de simple. ¿Me vais a explicar lo que pasó? VIOLETA: En definitiva el corazón de Nadia continúa siendo una fortaleza inaccesible, y además las cosas han empeorado. VÍCTOR: Nadie ama a Víctor... No me lo puedo creer... Nadie ama a Víctor. ANDRÉS: ¿A ti qué te pasa? VIOLETA: No te tortures con eso. En realidad puede que mi plan no fuera tan perfecto... a lo mejor los mensajes subliminales no convencen a nadie... ni a Nadia... uy... perdón.

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VIOLETA: No. VÍCTOR: Sì. ANDRÉS: Sì o no? VIOLETA: Entrambe le cose, Andrés, entrambe le cose. Mi sembra impossibile che uno scienziato del tuo livello continui a vivere in un unverso newtoniano impregnato di logica aristotelica. Sì o no? Che semplice. ANDRÉS: Ebbene sì, Violeta, per mia fortuna, per me è così semplice. Mi spiegate o no quello che è successo? VIOLETA: In conclusione, il cuore di Nadia continua ad essere una fortezza inaccessibile e, per di più, le cose sono peggiorate. VÍCTOR: Nadie ama Víctor... Non ci posso credere... Nadie ama Víctor. ANDRÉS: E tu cos’hai? VIOLETA: Non ti torturare con questa storia. In realtà può darsi che il mio piano non fosse così perfetto…

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VÍCTOR: ¿No decías que se empleaban hasta en el satanismo? VIOLETA: Bueno, precisamente, si te fijas el satanismo tampoco tiene tantos adeptos. ¿Tú conoces a alguien que lo practique? ANDRÉS: ¿Satanismo? ¿De qué estáis hablando? VIOLETA: De neuromarketing, más o menos... Víctor, yo lo siento, pero me tengo que poner a trabajar. Necesito traducir trescientas páginas en dos semanas. Y además, quiero escribirle una carta a mi crítico. VÍCTOR: ¿Tu crítico? ¿Ya se ha convertido en tu crítico? ¿Qué ha pasado? VIOLETA: Uy, un montón de cosas. Nos escribimos varios mensajes diarios. Es mucho mejor escribiendo mails que críticas. ANDRÉS: Cuidado, Violeta... VIOLETA: Que sí... tranquilo. Me voy a mi cuarto para no molestaros. Víctor, si me necesitas, estoy ahí dentro.

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forse i messaggi subliminari non convincono nessuno9... nemmeno Nadia... oh... scusa. VÍCTOR: Non dicevi che si usavano perfino nel satanismo? VIOLETA: Beh, per la precisione, a ben guardare il satanismo non è che abbia molti adepti. Tu conosci qualcuno che lo pratichi? ANDRÉS: Satanismo? Di cosa state parlando? VIOLETA: Di neuromarketing, più o meno... Víctor, mi spiace, ma io mi devo mettere a lavorare. Devo tradurre trecento pagine in due settimane. E, inoltre, devo scrivere una lettera al mio critico. VÍCTOR: Il tuo critico? È già diventato il tuo critico? Cos’è successo?

Di nuovo “nadie” nel testo originale, con il conseguente gioco di parole tra “nadie” con il significato di “nessuno” e “Nadia”. 9

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Intentaré que se me ocurra otro plan, pero la verdad es que ya no sé qué más podemos hacer... esa mujer es muy terca. Si se te ocurre a ti algo, yo te apoyo, yo te apoyo en todo. Yo creo en la bondad de tu amor. VÍCTOR: Gracias, Violeta. ¿Tienes alguna sustancia química para combatir la angustia? VIOLETA: Sí, por supuesto. ¿Revotril te sirve? VÍCTOR: Sí, lo que sea. ANDRÉS: Yo se lo doy. VIOLETA: Pero te aviso que la lucha contra la angustia sólo genera nuevas formas de angustia. A veces hay que rendirse, Víctor. (Violeta sale. Andrés le da el revotril a Víctor.) ANDRÉS: Tengo la solución. VÍCTOR: ¿Qué? ANDRÉS: Que tengo la solución a tu angustia. Ayer hice el descubrimiento más importante de mi vida, Víctor.

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VIOLETA: Ohh, un sacco di cose. Ci scriviamo vari messaggi al giorno. Ed è molto meglio quando scrive mail che quando scrive critiche. ANDRÉS: Occhio, Violeta... VIOLETA: Sì, sì, tranquillo. Vado in camera mia per non distrurbarvi. Víctor se hai bisogno di me sono là dentro. Vedrò di farmi venire in mente un altro piano, però, sinceramente, non so che altro possiamo fare... quella donna è molto testarda. Se ti viene in mente qualcosa, io ti appoggio, io ti appoggio in tutto. Io credo nella bontà del tuo amore. VÍCTOR: Grazie, Violeta. Hai qualche sostanza chimica per combattere l’angoscia? VIOLETA: Sì, certo. Il Revotril ti va bene? VÍCTOR: Sí, qualsiasi cosa. ANDRÉS: Glielo do io.

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No te lo vas a creer, yo todavía no puedo creérmelo. He conseguido ejecutar un empalme alternativo de exones, yo solito. Y he conseguido desnucleizar un núcleo. Lo único que tengo que hacer ahora es materializar la fórmula genética bajo la forma de un ser humano. En definitiva: me siento capaz de clonar a un ser humano. VÍCTOR: ¿Y eso que tiene que ver con mi angustia, Andrés? ANDRÉS: Podemos clonar a Nadia. VÍCTOR: ¿Qué? ANDRÉS: Que podemos clonar a Nadia. VÍCTOR: ¿Y yo para qué voy a querer un clon de Nadia? Yo quiero esa Nadia, esa que se resiste a amarme pero me amará un día. ANDRÉS: La única deficiencia de Nadia, tu Nadia, es que no te ama, ¿verdad? VÍCTOR: Bueno, yo no lo expresaría así, Andrés.

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VIOLETA: Però ti avviso che la lotta contro l’angoscia solo causa nuovi tipi di angoscia. A volte bisogna arrendersi, Víctor. (Violeta esce. Andrés da il Revotril a Víctor.) ANDRÉS: Ho la soluzione. VÍCTOR: Cosa? ANDRÉS: Ho la soluzione alla tua angoscia. Ieri ho fatto la scoperta più importante della mia vita, Víctor. Non ci crederai, io non ci credo ancora. Son riuscito a eseguire un innesto di esoni, tutto da solo. Son riuscito a denucleizzare il nucleo. L’unica cosa che devo fare adesso è materializzare la formula genetica sotto le sembianze di un essere umano. In conclusione: mi sento capace di clonare un essere umano. VÍCTOR: E questo cosa c’entra con la mia angoscia, Andrés? ANDRÉS: Possiamo clonare Nadia. VÍCTOR: Cosa?

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ANDRÉS: Pero es eso, Víctor, en definitiva es eso. Y el caso es que Nadia tal vez no te ame nunca. Porque hay gente que no ama, Víctor, como yo. Nadia, por lo que explicas, es como yo. VÍCTOR: Pero si no te he explicado nada. ANDRÉS: Podemos conseguir un clon de Nadia que te ame fácilmente. Eso es mucho mejor que Nadia, ¿no lo ves? VÍCTOR: ¿Y por qué un clon de Nadia va a amarme con más facilidad que Nadia? ANDRÉS: Porque le pondremos al clon de Nadia lágrimas de Violeta. VÍCTOR: ¿Pero de qué estás hablando, Andrés? ¿Por qué lágrimas? ¿Y por qué de Violeta? ANDRÉS: Tienen que ser lágrimas de amor de Violeta. Lo tengo todo calculado, Víctor. Conozco a mi hermana, es absolutamente previsible. Te garantizo que en el plazo máximo de una semana va a estar derramando lágrimas de amor. Necesitaremos que sean

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ANDRÉS: Così possiamo clonare Nadia. VÍCTOR: E cosa me ne faccio io di un clone di Nadia? Io voglio quella Nadia, quella che si rifiuta di amarmi, ma che un giorno mi amerà. ANDRÉS: L’unico difetto di Nadia, la tua Nadia, è che non ti ama, vero? VÍCTOR: Beh, io non lo direi proprio così, Andrés. ANDRÉS: Però è così, in fin dei conti è così. E la questione è che forse Nadia non ti amerà mai. Perché c’è gente che non ama, Víctor, come me. Nadia, da quello che mi spieghi, è come me. VÍCTOR: Ma se non ti ho spiegato niente. ANDRÉS: Possiamo ottenere un clone di Nadia che ti ami facilmente. Questo è molto meglio di Nadia, non ti sembra? VÍCTOR: E perché un clone di Nadia mi amerà con più facilità di Nadia?

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lágrimas de amor correspondido, eso sí, porque imagino que tú querrás una Nadia que se sienta feliz de amarte y no una Nadia que sufra de amor por ti. Pero parece que el crítico le está dando bola, así que si todo va bien, con un poco de suerte, las lágrimas de amor de Violeta serán lágrimas de amor correspondido. VÍCTOR: ¿Estás diciendo que hay una diferencia de composición entre las lágrimas de amor correspondido y las que uno derrama por culpa del desamor? ANDRÉS: ¡Hay muchísima diferencia! Las lágrimas de amor correspondido tienen cuatro veces más potasio que plasma y hasta treinta veces la cantidad de manganeso que se encuentra en la sangre. Lo comprobó Frey Haeringen en los ochenta. VÍCTOR: ¿Y el manganeso va a ayudar a que Nadia me ame? ANDRÉS: El manganeso, la prolactina, la leucina y la oxitocina, por supuesto que sí.

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ANDRÉS: Perché metteremo al clone di Nadia lacrime di Violeta. VÍCTOR: Ma di che cosa stai parlando, Andrés? Perché lacrime? E perché di Violeta? ANDRÉS: Devono essere lacrime di amore di Violeta. Ho calcolato tutto, Víctor. Conosco mia sorella, è assolutamente prevedibile. Ti garantisco che nel giro di una settimana, starà versando lacrime d’amore. Avremo bisogno che siano lacrime di amore corrisposto, questo sì, perché suppongo che vorrai una Nadia che sia felice di amarti e non una Nadia che soffra di amore per te. Però pare che il critico le stia dando corda, così se tutto va bene, con un po’ di fortuna, le lacrime di amore di Violeta saranno lacrime di amore corrisposto. VÍCTOR: Stai dicendo che c’è una differenza di composizione tra le lacrime di amore corrisposto e quelle che uno versa per colpa del disamore? ANDRÉS: C’è moltissima differenza! Le lacrime di amore corrisposto hanno il quadruplo di potassio rispetto al

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VÍCTOR: Tú teoría me parece casi tan peregrina como las de Violeta. En el fondo sois los dos iguales. ANDRÉS: Yo no soy como Violeta, soy su reverso. VÍCTOR: Y yo estoy tan desesperado que me dejo embaucar por cualquier cosa... Neuromarketing... ¿cómo le pude hacer caso? ANDRÉS: Lo que yo te propongo es estrictamente científico, Víctor, nada que ver con las fantasías de Violeta. VÍCTOR: ¿Pero cómo puedes garantizarme que el clon de Nadia será realmente Nadia? Una persona es irrepetible. Si está dos veces ya no es única, y yo quiero a una Nadia única, quiero a mi única Nadia. ANDRÉS: Sólo tienes que rebajar un poco tu nivel de exigencia. Entonces podrás tener una Nadia que te ame apasionadamente, como ama Violeta. Imagínatelo. VÍCTOR: No, esto no me gusta. Yo quiero una Nadia que me ame libremente, que escoja amarme. Yo no quiero forzar las cosas.

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plasma e fino a trenta volte la quantità di manganese che si trova nel sangue. Lo dimostrò Frey Haeringen negli anni ottanta. VÍCTOR: E il manganese aiuterà a far sì che Nadia mi ami? ANDRÉS: Il manganese, la prolattina, la leucina e la ossitocina, ovviamente sì. VÍCTOR: La tua teoria mi sembra quasi così peregrina come quelle di Violeta. In fondo siete uguali. ANDRÉS: Io non sono come Violeta, sono il suo opposto. VÍCTOR: E io sono così disperato che mi faccio ingannare da qualunque cosa... Neuromarketing... Come ho potuto darle retta? ANDRÉS: Ciò che io ti propongo è strettamente scientifico, Víctor, niente a che vedere con le fantasie di Violeta. VÍCTOR: Però come puoi garantirmi che il clone di Nadia sarà davvero Nadia? Una persona è irripetibile.

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ANDRÉS: Pero si no paras de forzar las cosas, Víctor, por favor, no seas hipócrita. Y ya estás diciendo “una Nadia”. Te acabas de traicionar. VÍCTOR: ¿Qué he dicho? ANDRÉS: No has dicho “quiero que Nadia me ame libremente”, has dicho “quiero una Nadia que me ame libremente”. Así que parece que Nadia ya no es tan única. VÍCTOR: Tú me estás confundiendo, eso es lo que pasa. Yo amo a Nadia, a la única Nadia que existe, y tú me estás confundiendo. ANDRÉS: Sólo amas a Nadia por su apariencia, Víctor, no sabes nada de su ser. VÍCTOR: Violeta dice que precisamente por confiar en las apariencias el que ama ve a la otra persona como realmente es y la ama por sus debilidades, y no a pesar de ellas. ANDRÉS: Violeta dice cualquier cosa.

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Se c’è due volte non è più unica, e io voglio una Nadia unica, voglio la mia unica Nadia. ANDRÉS: Devi solo abbassare un po’ il tuo livello di esigenza. Allora potrai avere una Nadia che ti ama appassionatamente, come ama Violeta. Prova ad immaginartelo. VÍCTOR: No, tutto questo non mi piace. Io voglio una Nadia che mi ami liberamente, che scelga di amarmi. Non voglio forzare le cose. ANDRÉS: Però Víctor, per favore, se tu non fai altro che forzare le cose, non essere ipocrita. E stai già dicendo “una Nadia”. Ti sei appena tradito. VÍCTOR: Cosa ho detto? ANDRÉS: Non hai detto “voglio che Nadia mi ami liberamente”, hai detto “voglio una Nadia che mi ami liberamente”. Così sembra che Nadia non sia più unica. VÍCTOR: Tu mi stai confondendo, è questa la verità. Io amo Nadia, l’unica Nadia che esiste e tu mi stai confondendo

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VÍCTOR: ¿Y cómo conseguiríamos el ADN de Nadia? Yo ya no tengo acceso a su presencia, y por lo tanto tampoco a sus cabellos ni a sus fluidos. ANDRÉS: Eso es lo mejor de todo. No necesitamos el ADN de Nadia. VÍCTOR: ¿Pero qué dices, Andrés? ¿Cómo coño vas a clonar a alguien sin su ADN? Es totalmente ridículo. ANDRÉS: ¿Cúal es nuestra especialidad? VÍCTOR: La bioinformática y ciberbiología. ANDRÉS: En definitiva, la creación de vida artificial. VÍCTOR: No veo dónde quieres llegar. ANDRÉS: Lo que importa no es Nadia, sino la imagen que tú tienes de Nadia. La que nos interesa, Víctor, es la Nadia que tú amas: esa es exactamente la que queremos clonar. (Entra Violeta, radiante.)

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ANDRÉS: Ami Nadia solo per la sua apparenza, Víctor, non sai nulla di com’è veramente. VÍCTOR: Violeta dice che proprio perché si fida dell’apparenza, colui che ama vede l’altra persona come realmente è, e la ama per le sue debolezze e non nonostante queste. ANDRÉS: Violeta dice delle cose... VÍCTOR: E come otterremmo il DNA di Nadia? Io non ho più accesso alla sua presenza e, pertanto, neanche ai suoi capelli né ai suoi liquidi. ANDRÉS: Questa è la parte migliore. Non abbiamo bisogno del DNA di Nadia. VÍCTOR: Ma cosa stai dicendo, Andrés? Come cazzo puoi clonare qualcuno senza il suo DNA? È assolutamente ridicolo. ANDRÉS: Qual’è la nostra specialità? VÍCTOR:

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La

bioinformatica

e

la

ciberbiologia.


VIOLETA: ¡Mirad lo que me ha enviado, mirad lo que me ha enviado! (Conecta un puerto USB en el aparato de música.) Es el dúo de la creación de Adán y Eva... ¿no es maravilloso? ¿No es completamente maravilloso? (Suena el dúo de la Creación de Adán y Eva, de Hayden. Violeta está radiante. Andrés, a su manera, también está radiante. Víctor, posiblemente, está confundido. La semilla de un deseo, que no sabe si reconocer como propio, ha comenzado a germinar en su alma.)

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ANDRÉS: In poche parole, la creazione di vita artificiale. VÍCTOR: Non vedo dove vuoi arrivare. ANDRÉS: Ciò che importa non è Nadia, bensí l’immagine che tu hai di Nadia. Quella che ci interessa, Víctor, è la Nadia che tu ami: quella è esattamente quella che vogliamo clonare. (Entra Violeta, raggiante.) VIOLETA: Guardate quello che mi ha mandato, guardate quello che mi ha mandato! (inserisce una chiave USB nel lettore di musica.) È il duetto della Creazione di Adamo ed Eva... non è meraviglioso? Non è assolutamente meraviglioso? (Suona il duetto della Creazione di Adamo ed Eva, di Haydn. Violeta è raggiante. Anche Andrés, a modo suo, è raggiante. Víctor, forse, è confuso, il seme di un desiderio, che non sa se riconoscere come proprio, ha cominciato a germogliare nella sua anima.)

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J.

Á. GONZÁLEZ SAINZ nació en Soria en 1956 y cursó la licenciatura de Filología Hispánica en Barcelona. A partir de 1982 estableció su residencia en Italia; primero, en la ciudad de Venecia, de cuya universidad es profesor, y después en Trieste, «una ciudad adonde he ido a vivir para sentirme extraño, para sentirme extranjero, para estar en un sitio que es casi ningún sitio o bien todos los sitios», dijo en una ocasión. También ha vivido en otras ciudades como Padua o Madrid. Su trayectoria literaria, por la que ha recibido el Premio Castilla y León de las Letras 2005, se inauguró con Los encuentros (Barcelona, Anagrama, 1989), al que le siguen Un mundo exasperado (Barcelona, Anagrama, 1995), con el que obtuvo el Premio Herralde de Novela, y Volver al mundo (Barcelona, Anagrama, 2010), su obra

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J.

Á. GONZÁLEZ SAINZ è nato a Soria, nel 1956, ed ha frequentato il corso di laurea in Filologia Ispanica a Barcellona. Dal 1982 ha stabilito la sua residenza in Italia, prima a Venezia, nella cui università è professore, e poi a Trieste, «una città in cui sono andato a vivere per sentirmi estraneo, per sentirmi straniero, per stare in un posto che è quasi nessun posto o bene tutti i posti», disse in un’occasione. Ha anche vissuto in altre città come Padova o Madrid. Il suo percorso letterario, per il quale ha ricevuto il Premio Castilla y León de las Letras 2005, si inaugurò con Los encuentros (Barcellona, Anagrama, 1989), a cui seguono Un mundo exasperado (Barcellona, Anagrama, 1995), con cui ottenne il Premio Herralde de Novela, e Volver al mundo (Barcellona, Anagrama, 2010), il suo

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de mayor envergadura. El año pasado publicó la novela Ojos que no ven (Barcelona, Anagrama, 2010). Sus relatos han sido recogidos en varias antologías, como Relato español actual (México D. F., FCE, 2002). Entre sus referentes literarios se incluyen a Faulkner, Cervantes, Proust, Kafka, Bernhard, Benet, Musil, Machado o Dostoievski. Sobresalientes son las traducciones que ha realizado de escritores italianos como Claudio Magris, Daniele del Giudice, Guido Ceronetti, Stuparich o Emmanuele Severino. Fue fundador y codirector de la revista cultural Archipiélago. Cuadernos de Crítica de la Cultura; ha colaborado en prensa en distintos periódicos y revistas, como El Mundo, El País o Letra Internacional.

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lavoro di maggior complessità. L’anno scorso pubblicò il romanzo Ojos que no ven (Barcellona, Anagrama, 2010). I suo racconti sono stati inclusi in varie antologie, come Relato español actual (México D. F., FCE, 2002). Tra i suoi referenti letterari si contano Faulkner, Cervantes, Proust, Kafka, Bernhard, Benet, Musil, Machado o Dostoievski. Eccellenti sono le traduzioni che ha fatto di scrittori italiani come Claudio Magris, Daniele del Giudice, Guido Ceronetti, Stuparich o Emanuele Severino. Fu fondatore e codirettore della rivista culturale Archipiélago. Cuadernos de Crítica de la Cultura; ha collaborato con diversi giornali e riviste, come El Mundo, El País o Letra Internacional.

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Mal-dic(c)iones/ 3 De la humillación y lo digno de aprecio En una renombrada ciudad turística, a la caída de la tarde, se sentó un día a una mesa del bar donde yo estaba una familia de extranjeros. Era una de las mesas de la calle de un bar apartado hasta donde raramente llegan nunca los turistas —tan a trasmano está—, y en seguida pude percatarme de la singular condición que, como antes se decía, adornaba a aquella pareja y a sus dos hijos. A escasos metros de distancia, la que mediaba entre las dos mesas que flanqueaban la entrada del bar, yo tenía que hacer un verdadero esfuerzo, a pesar del silencio reinante, para poder oír lo que se decían. Aguzaba el oído todo lo que podía —miraba de refilón, casi por el rabillo del ojo—, y no me costó percibir que, si llamaban mi atención, era justamente porque nada en ellos trataba de hacerlo, que si se singularizaban como lo hacían, era porque precisamente nada aspiraba en ellos a singularizarse. Ni hablaban en alto, ni se sentaban de una forma descompuesta o llevaban nada

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Male–dizioni/3 Dall’umiliazione a ciò che è degno di stima In una conosciuta città turistica, un giorno, al calar del sole, si sedette ad un tavolo del bar in cui mi trovavo una famiglia di stranieri. Era uno dei tavolini esterni di un bar appartato dove i turisti arrivano raramente –così fuori mano com’è– e mi resi subito conto della singolare condizione che, come si diceva prima, caratterizzava quella coppia e i suoi due figli. A pochi metri di distanza, quella che c’era tra i due tavoli ai lati dell’ingresso del bar, dovevo fare un autentico sforzo, nonostante il silenzio che regnava, per poter sentire quello che si dicevano. Aguzzavo le orecchie al massimo –guardavo di sottecchi, quasi con la coda dell’occhio– e non feci fatica a percepire che, se attiravano la mia attenzione, era proprio perché non facevano niente per attirarla, che se si differenziavano così era precisamente perché nulla in loro aspirava a differenziarsi. Non parlavano ad alta voce, non erano seduti scomposti, né vestiti in modo eccentrico, né gesticolavano in modo eccessivo. Era come se una

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llamativo, ni hacían el menor aspaviento de nada. Era como si un extraño sosiego que les viniera de adentro —o puede que del adentro de las formas— se acompasara en ellos tan a las mil maravillas con la tranquilidad de la tarde, que ninguna prisa les corriera de nada ni ninguna necesidad o deseo les pudiera turbar. Estaban allí, y estaban bien. Los padres rondarían los cuarenta y, de los dos hijos, la niña, que era la mayor, no creo que tuviera más de siete u ocho años. Los dos estaban correctamente sentados en sus sillas, correctamente y a sus anchas, y ni gritaban lo más mínimo ni parecían tener el menor interés de acaparar la atención de sus padres; miraban. Enseguida eché de ver que los cuatro vestían de un modo que me era agradable a la vista. Como el tono de la voz así era el de su indumentaria; esmerado y limpio, grato y sin estridencias, con una suerte de cómoda elegancia que parecía desprenderse tanto de cada prenda en concreto como del conjunto de todas ellas y templar cada gesto.

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strana calma che veniva loro da dentro –forse era dall’interno delle forme– si accordasse in loro con la tranquillità della sera così meravigliosamente che non avevano nessuna fretta, né nessuna necessità o desiderio li poteva turbare. Erano lì e stavano bene. I genitori avranno avuto circa quarant’anni e, dei due figli, la bambina, che era la maggiore, non credo che avesse più di sette o otto anni. I due erano seduti educatamente sulle loro sedie, educatamente e comodi, non gridavano minimamente né sembrava che avessero il minore interesse ad attirare l’attenzione dei genitori, semplicemente guardavano. Subito notai che i quattro vestivano in modo gradevole a vedersi. Il tono della loro voce concordava con quello del loro abbigliamento: curato e pulito, gradevole e senza eccessi, con una sorta di comoda eleganza che sembrava provenisse da ogni capo e dal loro inisieme e pareva che addolcisse ogni loro gesto. Senza spazientirsi, aspettarono per lungo tempo che uscisse il cameriere e, quando ciò avvenne –il padre, intanto, aveva tirato fuori un paio di libri da uno

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Esperaron sin inmutarse largo rato a que saliera el camarero y, cuando así lo hizo —de una mochilita de cuero que el padre llevaba había sacado un par de libros—, los niños ni se precipitaron a pedir ni se hicieron esperar del camarero. Pidieron todos un bocadillo, y la niña miró a la madre en busca de aprobación antes de añadir «¡y unas patatas fritas!», rubricando su petición con una sonrisa de una parte a otra de la cara. Mientras aguardaban los bocadillos, el padre, que le había alargado la guía que le pedía la mujer, sacó ahora de la mochilita una cajetilla de cigarrillos. No obstante la distancia que nos separaba, se volvió a preguntarme si me molestaba que fumara. No se quitan la palabra el uno al otro —constaté—, no se aburren ni impacientan y, de todo lo que se podría decir de ellos, lo último sería que tuvieran el menor aspecto de aturdidos. Cuando no habían hecho más que hincar el diente a sus bocadillos —yo seguía imantado como si estuviera ante un espectáculo de otros tiempos—, se llegó hasta ellos un hombre de unos sesenta y tantos años vestido con ostentosa elegancia —con prendas caras, con ropa

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zainetto in cuoio– i bambini non si precipitarono a ordinare né si fecero attendere dal cameriere. Ordinarono tutti un panino e la bambina guardò la madre cercando la sua approvazione prima di aggiungere «e delle patatine fritte!» indorando la sua richiesta con un sorriso da orecchio a orecchio. Mentre aspettavano i panini, il padre, che le aveva porso la guida alla moglie, tirò fuori dallo zainetto un pacchetto di sigarette. Nonostante la distanza che ci separava, si girò per chiedermi se mi dava fastidio il fumo. Non si tolgono la parola l’un l’altro –constatai– non si annoiano né si spazientiscono e, di tutto ciò che si potrebbe dire di loro, l’ultima cosa sarebbe che hanno l’aspetto da stupidi. Avevano appena dato il primo morso ai loro panini – io ero rimasto stregato, come se fossi stato davanti a uno spettacolo d’altri tempi–, quando si avvicinò a loro un uomo di sessant’anni e più, vestito con ostentata eleganza –con abbigliamento caro, capi di marca– e la pelle e i capelli curatissimi.

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de marca— y el cabello y el cutis sumamente cuidados. Tenía aires de eterno galán o seductor empedernido y en seguida, con una cordialidad afectadamente natural, se dirigió a la mujer, ante la que empezó a declamar con toda suerte de efectos las bellezas de la ciudad y el privilegio que suponía vivir allí. Se dirigía fundamentalmente a ella, pero sin dejar de hacerles alguna gracia de vez en cuando a los niños —un repelón, una garatusa— ni de guiñarle el ojo, con una arrogada complicidad ya de entrada sin reservas, al marido. A pesar de que no le entendían muy bien, según trataron de decirle en su lengua —yo traduje en mi fuero interno que no entendían ni palotada—, no dejaban en ningún momento de escucharle con educada atención, abandonando incluso durante ratos enteros sus bocadillos sobre los platos. Se advertía que estaban cada vez más a disgusto, pero también que, por nada del mundo, hubiesen querido darlo a entender por mucho que la presencia de aquel hombre, allí pegado, de pie y encima de ellos, sin cesar de gesticular a la

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Aveva l’aria di un eterno galantuomo o del seduttore incallito e subito, con una cordialità ostentatamente naturale, si rivolse alla donna, davanti alla quale cominciò a declamare con grande esagerazione le bellezze della città ed il privilegio che derivava dal vivere lì. Si rivolgeva prevalentemente a lei, non senza fare, di tanto in tanto, qualche battuta ai bambini –una tirata di orecchie, una carezza–, né strizzargli l’occhio al marito, con un’arrogante complicità, già da subito senza riserve. Nonostante non lo capissero molto bene, come cercarono di dirgli nella loro lingua –io tradussi tra me e me che non capivano un tubo–, non smettevano mai di ascoltarlo con educata attenzione, lasciando addirittura per alcuni minuti i loro panini sui piatti. Si percepiva che si sentivamo sempre più a disagio, però anche che, per niente al mondo, volevano farglielo capire, per quanto la presenza di quell’uomo, piazzato lì, in piedi e soffocante, che non la finiva mai di gesticolare all’altezza dei loro occhi e di parlare a raffica, fosse evidentemente una scocciatura.

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altura de sus ojos y hablar por los codos, fuera a todas luces un incordio. El hombre, con trazas inequívocas de pertenecer de lleno a esa nutrida parte de la población —sin duda en aumento— que es incapaz de pensar ni por asomo si molesta al otro, pasó poco a poco de la descripción de edificios y lugares al recuento de anécdotas, salpicadas con alguna que otra cancioncilla, cada vez más picante, que entonaba a voz en grito y con todo lujo de aspavientos. Se regodeaba, se regodeaba en su elocuencia y su desenvoltura con un engolosinamiento propio y un desdén ajeno que daban, o por lo menos a mí me daba, grima verlo. Los dos críos —el niño perneaba por debajo de la mesa— no le quitaban ojo, pero empezaron a dejar de sonreír cuando tenían que sonreír y a lanzarles cada vez más a sus padres rápidas miradas interrogativas. A partir de un determinado momento no había ya quien aguantase toda aquella murga e, incluso a mí, que no tenía que soportarlo allí encima y dirigiéndoseme continuamente con la mirada o apabullándome con sus

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L’uomo, con segni inequivocabili di appartenere a quella nutrita schiera di popolazione –senza dubbio in aumento– che era incapace di pensare anche lontanamente di poter disturbare l’altro, passò poco a poco dalla descrizione di edifici e luoghi allo sfoggio di aneddoti, intervallati da qualche canzoncina sempre più piccante, che intonava a squarciagola e facendo una scena tremenda. Godeva, godeva della sua eloquenza e della sua disinvoltura con un autocompiacimento proprio e un disprezzo altrui che risultavano, per lo meno a me, disgustosi. I bambini –il maschio sgambettava sotto il tavolo– non gli toglievano gli occhi di dosso, però iniziarono a non sorridere quando dovevano sorridere e con sempre maggiore frequenza cominciarono a lanciare rapidi sguardi interrrogativi ai loro genitori. Da un certo momento in poi, nessuno più sopportava tutto quello show e perfino io, che non ne ero vittima diretta e non ero bersagliato continuamente con lo sguardo o annientato dai i suoi gesti, lo trovavo assolutamente intollerabile.

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gestos, se me antojaba de todo punto intolerable. Su cháchara estomagante, sus infatigables alardes, sus gracias y complicidades, su falta absoluta, e inasequible a la menor duda, de consideración hacia los otros, eran cada vez más violentamente atosigantes. Y sin embargo los forasteros —incluidos los niños— seguían allí casi se podía decir que sin inmutarse con una educación impertérrita. Hasta cuándo aguantarán, me preguntaba. Por menos de eso —exageré para mis adentros— ha habido excelentes ciudadanos que han asesinado a sus así llamados prójimos. De las cancioncillas pasó a inquirirles cosas cada vez más íntimas —algunas ya obscenas— y a tocarle a ella los brazos. Cuando se daba cuenta de que se había extralimitado, se dirigía por un momento a los niños y les alborotaba el pelo o les daba un cachetito o un pellizco en la mejilla, que ellos recibían cada vez de peor gana. Acabaron de comer como pudieron, dando bocados como a escondidas incluso de sí mismos, y me pareció

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Il suo discorso stomachevole, il suo sfoggio infaticabile, le sue battute e le strizzatine d’occhio, la sua mancanza, assoluta e minimamente sfiorata dal dubbio, di considerazione per gli altri, erano sempre più opprimenti. E ciò nonostante, i forestieri –inclusi i bambini– restavano lì, si sarebbe potuto dire senza alterarsi, con un’educazione ineccepibile. Fino a quando sopporteranno, mi domandavo. Per meno di questo – esagerai tra me e me– ci sono stati eccellenti cittadini che hanno ammazzato il così chiamato loro prossimo. Dalle canzoncine passò a indagare su cose sempre più intime –alcune addirittura oscene– e a toccare le braccia di lei. Quando si rendeva conto di avere esagerato, si rivolgeva per un momento ai bambini e scompigliava loro i capelli o dava loro una sberletta o un pizzicotto sulla guancia, cose che questi ricevevano sempre meno volentieri. Finirono di mangiare come poterono, dando morsi di nascosto perfino a loro stessi, e mi sembrava che il padre cominciasse a dare leggeri segni d’impazienza, o forse di vergogna, che non riuscii a capire se era per se

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que el padre empezaba a dar ligeras muestras de impaciencia, o bien de vergüenza, que no supe dirimir si era propia, seguramente por no intervenir, o bien ajena, pero en todo caso sin dejar de soportar con cortesía las indirectas o el tono general de indirecta de aquel hombre que le guiñaba un ojo o extendía el brazo hacia él después de haber hecho un aprecio totalmente fuera de lugar de su mujer o los niños. En un momento dado la madre se volvió —me daba la espalda— y nuestras miradas se cruzaron. No pude por menos de sonreírle levantando y bajando la cabeza —arqueando un instante las cejas— en señal de solidaridad y, antes de volverse de nuevo, creí ver el pequeño destello de la sonrisa de agradecida conformidad —¿o era de petición de ayuda?— con la que me sentí obsequiado. Pero a partir de aquel momento —el hombre casi nunca daba opción a que le respondieran nada a sus preguntas y continuaba hablando sin parar como quien no concede en el fondo ni el don del habla a sus interlocutores—, percibí, sin que me pudiera caber ya la menor sombra de duda, que

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stesso, sicuramente perché non era intervenuto, o per lui, però comunque continuando sempre a sopportare con cortesia le allusioni o il tono generale di allusione di quell’uomo che gli strizzava l’occhio e allungava il braccio verso di lui, dopo aver fatto un apprezzamento totalmente fuori luogo verso sua moglie o i suoi figli. A un certo punto, la madre si girò –mi dava la schiena– e i nostri sguardi si incrociarono. Non potei fare a meno di sorriderle alzando e abassando la testa – inarcando un istante le sopracciglia– in segno di solidarietà e, prima che si girasse di nuovo, credetti di vedere un piccolo abbozzo di sorriso di riconoscente intesa –o era una richiesta d’aiuto?– con cui mi sentii ossequiato. Però, da quel momento –l’uomo non dava quasi mai opzione affinché rispondessero alle sue domande e continuava a parlare come colui che, in fondo, non concede neppure il dono della parola ai suoi intelocutori–, percepii, senza che potessi averne ormai il minimo dubbio, che si sentivano profondamente offesi, quel fiume di parole presuntuoso e ininterrotto li stava umiliando e ferendo nel loro intimo –nella più profonda intimità che forse rappresentano le forme? Mi chiesi–.

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se estaban sintiendo profundamente ofendidos, que aquella cháchara presuntuosa e ininterrumpida les estaba humillando e hiriendo en lo más íntimo —¿en lo más íntimo que acaso son las formas?, me pregunté—. Supe entonces que ni la mujer ni el marido iban a volver a dirigirme la mirada porque yo había sido testigo de su humillación, de una humillación a la que, justamente por delicadeza hacia el otro, por delicadeza a lo común humano y por lo tanto a lo más propio, no habían sabido o podido poner coto. Y así fue. Cuando después de haber aprovechado la salida del camarero que iba a atender a otra mesa para pagarle, se levantaron como amilanados o acartonados de la mesa para irse, pasaron delante de mí sin mirarme siquiera de refilón. Empezaron a andar despacio, como descoyuntados y cada uno por su lado —la humillación separa, no une, pensé—, mirando cada cual hacia alguna cosa que no podían ver porque no miraban para ver sino por si así, perdiendo la mirada, fuese posible que nadie les viera. Me parecieron un pequeño ejército que se retiraba en desbandada, derrotado —derrotado

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Seppi allora che né la moglie né il marito si sarebbero voltati di nuovo verso di me, perché io ero stato testimone della loro umiliazione, di un’umiliazione alla quale, proprio per delicatezza verso l’altro, per delicatezza verso l’essere umano comune e pertanto verso ciò che a loro è più affine, non avevano saputo o potuto porre freno. E così fu. Quando, dopo aver pagato approfittando dell’uscita del cameriere, che andava a servire un altro tavolo, si alzarono abattuti o attoniti per andarsene, passarono davanti a me senza degnarmi nemmeno di uno sguardo. Cominciarono a camminare piano, come scoordinati, e ognuno per la sua strada –l’umiliazione separa, non unisce, pensai–, ognuno di loro guardando verso qualcosa che non poteva vedere, perché non guardava per vedere ma così, perdendo lo sguardo, sperando che nessuno lo vedesse. Mi sembrarono un piccolo esercito che si ritirava allo sbando, sconfitto – sconfitto a causa della gentilezza, per aver combattuto solo con le armi dell’amabilità–, strascinandosi, rotte tutte le righe e infangata qualsiasi scintilla di dignità,

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por gentileza, por haber combatido sólo con las armas de la amabilidad— y a rastras, rotas todas las filas y enfangado cualquier atisbo de dignidad, con la mirada ciega del agotamiento y el horror que obturan toda sensibilidad. Pero lo que no sabía cuando hicieron el primer ademán de marcharse —¡qué grado de intimidad no alcanzan las formas!, pensé, ¡qué indelicada es para con uno la delicadeza cuando el otro carece en absoluto de ella!— era que todavía me faltaba lo peor. En el momento en que el padre se levantó para emprender la huida de aquel sitio donde, a todas luces, se habían encontrado al principio tan a gusto —sin darse ni mínimamente por aludido, el otro seguía hablando y hablando con su mucilaginosa verbosidad y su implacable sonrisa—, oí lo que hubiera dado cualquier cosa por no oír. La puntilla, me dije, esto es la puntilla. «Da gusto poder conversar un rato amablemente — dijo el eterno galán, el elegante seductor empedernido—, poder tener aunque sólo sea un

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con lo sguardo vuoto dello sfinimento e l’orrore che obnubila qualsiasi sensibilità. Però, ciò che non sapevo quando fecero il primo cenno di andarsene –che livello di intimità raggiungono le forme!, pensai, che indelicata è per uno la delicatezza quando l’altro ne è totalmente privo– era che mi mancava ancora la parte peggiore. Nel momento in cui il padre si alzò per intraprendere la fuga da quel posto in cui, chiaramente, erano stati così bene all’inizio –senza sentirsi minimamente chiamato in causa, l’altro continuava a parlare e parlare con la sua viscida verbosità e il suo sorriso implacabile– , sentii ciò che mai avrei voluto sentire. Il colpo di grazia, mi dissi, questo è il colpo di grazia. «È un piacere potere conversare un po’ amabilmente –disse l’eterno galantuomo, l’elegante seduttore incallito–, poter avere anche solo un breve momento di dialogo, di vero dialogo in questo mondo in cui ormai nessuno ascolta più nessuno né ci interessiamo più gli uni degli altri». Conversare, disse, conversare amabilmente e, poi, dialogo, un momento di vero

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momento de diálogo, de verdadero diálogo en este mundo en que ya nadie escucha a nadie ni nos hacemos ya caso unos a otros». Conversar, dijo, conversar amablemente y, luego, diálogo, un momento de verdadero diálogo, todo eso dijo, y yo hubiese querido que se me tragara la tierra. Entonces miré a todos aquellos viejos edificios, pensé en todos los monumentos antiguos de los que el hombre había hablado encareciéndoles su belleza, en todas las iglesias y cúpulas y capiteles y museos y pinturas y demás obras del esfuerzo y el entendimiento humanos, y me di cuenta de que, sacudidos por un terremoto que no por invisible era menos terrorífico, estaban a punto de venirse abajo hechos añicos si es que no se habían venido ya abajo de una vez por todas. El terremoto era lingüístico, y amenazaba con no dejar una palabra sana, una palabra bien puesta junto a otra, con no respetar un cimiento lógico, un pilar semántico, con no dejar en pie un concepto que valiese ni una mínima coherencia, con ponerlo todo patas arriba y llenarlo todo de escombros indiferenciados en cuyo revoltijo, si

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dialogo, disse sprofondare.

tutto

questo

e

io

avrei

voluto

Allora guardai tutti quei vecchi edifici, pensai a tutti i monumenti antichi di cui l’uomo aveva parlato lodando la sua bellezza, a tutte le chiese e cupole e capitelli e musei e quadri e altre opere dello sforzo e dell’intelligenza umana e mi resi conto che, agitati da un terremoto invisibile ma ugualmente terrificante, stavano per crollare in mille pezzi, se ancora non erano caduti una volta per tutte. Il terremoto era linguistico e minacciava di non lasciare neanche una parola sana, una parola ordinata dietro l’altra, di non rispettare le basi logiche, né gli assi semantici, di non lasciare in piedi un concetto che avesse una minima coerenza, di mettere tutto sottosopra e riempirlo di macerie indifferenziate nel cui miscuglio, se c’era qualcosa di simile a quello che era prima, era solo per caso o per miracolo. Era la farsa, una farsa che mi suonava, o che era ormai ciò che più suonava e la lasciai risuonare. Dialogo –risuonava–, dialogo e anche libertà, pluralità,

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algo se parecía a lo que era, no era sino por azar y milagro. Era la farsa, una farsa que me sonaba, o que era ya lo que más sonaba, y la dejé resonar. Diálogo — resonaba—, diálogo, y también libertad, pluralidad, diferencias, ética… Era el verdadero fantasma que recorre y, tal vez, ha recorrido siempre el mundo, el fantasma que recibe el antiguo nombre de desfachatez. Era la práctica generalizada del recochineo y la desfachatez, de la hipocresía como una de las bellas artes. Si quienes más hablan de algunas cosas, quienes más las esgrimen y enarbolan embelleciéndose y dignificándose con ellas —¡ah, esa trasferencia de dignidad y belleza de los grandes Nombres y las grandes Cosas!—, pueden ser no sólo los más cerrilmente incapaces de nada que se les parezca en puridad, sino quienes, en sus hechos y sus actos reales, más cometan lo contrario, ¿hasta qué punto pueden hacerlas entonces detestables o indeseables, nada dignas de aprecio?; ¿hasta qué punto pueden

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differenze, etica... Era il vero fantasma che circola e, forse, è sempre circolato per il mondo, il fantasma che riceve l’antico nome di sfacciataggine. Era l’abitudine generalizzata allo scherzo volgare e alla sfacciataggine, all’ipocrisia come una delle belle arti. Se coloro che più parlano di alcune cose, che più le sfoggiano e se ne vantano facendosi più belli e nobili grazie ad esse –ah, questo trasferimento di dignità e bellezza dei grandi Nomi e delle grandi Cose!– possono essere non solo i più volgarmente incapaci di qualcosa che asssomigli loro totalmente, ma anche quelli che, nei loro fatti e le loro azioni reali, più fanno il contrario, fino a che punto possono renderle quindi detestabili o indesiderabili, per nulla degne di apprezzamento? Fino a che punto possono trasformarne l’essenza e dipingere in logica reciprocità l’opposto come il più appettibile? Come usciremo, se ci sarà dato di uscire qualche volta, se non indenni, per lo meno vivi da quelle macerie linguistiche in cui ci muoviamo come topi del linguaggio? Che silenzio e che isolamento sarà capace di salvarci?

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desnaturalizarlas y colorear en lógica reciprocidad, a lo contrario como lo más apetecible? ¿Cómo saldremos, si es que nos es dado salir, si no indemnes, por lo menos vivos de debajo de esos escombros lingüísticos en los que nos movemos como ratas de lenguaje? ¿Qué silencio, o qué apartamiento, sería susceptible de rescatarnos?

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¿Cómo se cuenta la risa? ©  V. Vi gi ny

© Itziar Guzmán/ Tusquets Editores

Eugenia Rico Eduardo Mendicutti Daniel Díaz

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E

nació en Oviedo en 1972. Estudió en varias ciudades —Oviedo, Toulouse y Bruselas— Derecho y Relaciones Internacionales, y se especializó en Derechos Humanos. Con tan solo veinte años, fundó la revista Multiversidad, iniciativa que dio lugar a al Movimiento de la Poesía Atlántica, y cuyo objetivo principal era contribuir a la vida cultural de la universidad. Por otro lado, cursó estudios de guion cinematográfico en la International Writers' Circle, y de arte dramático. Rico ha viajado y vivido en distintos países, como Argentina, India o Italia —donde gozó de la Beca Valle Inclán de la Real Academia de España en Roma—; reside actualmente en Venecia.

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UGENIA RICO


E

RICO è nata ad Oviedo, nel 1972. Ha studiato Diritto e Relazioni Internazionali in varie città –Oviedo, Toulouse e Bruxelles– e si è specializzata in Diritti Umani. Appena ventenne, fondò la rivista Multiversidad, un’iniziativa che diede origine al Movimiento de la Poesía Atlántica, il cui obbiettivo principale era contribuire alla vita culturale dell’università. Inoltre, studiò sceneggiatura cinematografica alla International Writers' Circle, ed arte drammatica. Rico ha viaggiato e vissuto in diversi paesi, come l’Argentina, l’India o l’Italia –quest’ultimo grazie alla Beca Valle Inclán de la Real Academia de España en Roma–; vive attualmente a Venezia. UGENIA

Con il suo primo romanzo, Los amantes tristes (Barcellona, Planeta, 2000), iniziò la tetralogia Eros y

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Con su primera novela, Los amantes tristes (Barcelona, Planeta, 2000), inició la tetralogía Eros y Kafka. Dos años después, publicó La muerte blanca (Barcelona, Planeta, 2002), con la que ganó el Premio Azorín. Del mismo modo, su siguiente novela, La edad secreta (Madrid, Espasa Calpe, 2004), resultó finalista del Premio Primavera de Novela. Un año más tarde, publicó un ensayo sobre la India, En el país de las vacas sin ojos (Madrid, Ediciones Martínez Roca, 2005). El otoño alemán (Sevilla, Algaida, 2006) fue Premio Ateneo de Sevilla de Novela e inauguró el ciclo de novelas sobre Los Cuatro Elementos. Su última novela, Aunque seamos malditas (Madrid, Suma de Letras, 2011), ha vuelto a publicarse recientemente tras su éxito en Alemania. Fernando Marías la consideró «la mejor novela escrita por un autor en castellano en el s. XXI». Ángel Basanta la considera la creadora en España de la «novela europea». Otros críticos la han nombrado como la impulsora de la novela «interactiva». Rico colabora tanto en prensa —Revista de Occidente, El Mundo y El País— como en radio —ha participado, entre otros, en el programa Lágrimas de cocodrilo—. Sus

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Kafka. Due anni dopo, pubblicò La muerte blanca (Barcellona, Planeta, 2002), con cui vinse il Premio Azorín. Analogamente, il romanzo successivo, La edad secreta (Madrid, Espasa Calpe, 2004), risultò finalista del Premio Primavera de Novela. Un anno più tardi, pubblicò un saggio sull’India, En el país de las vacas sin ojos (Madrid, Ediciones Martínez Roca, 2005). El otoño alemán (Siviglia, Algaida, 2006) vinse il Premio Ateneo de Sevilla de Novela e inaugurò il ciclo di romanzi sui Quattro Elementi. Il suo ultimo romanzo, Aunque seamos malditas (Madrid, Suma de Letras, 2011), è stato ripubblicato recentemente, dopo il suo successo in Germania. Fernando Marías lo ha definito «il miglior romanzo scritto da un autore in spagnolo nel XXI secolo». Ángel Basanta la considera la creatrice in Spagna del «romanzo europeo». Altri critici l’hanno definita come la promotrice del romanzo «interattivo». Rico collabora sia con la carta stampata –Revista de Occidente, El Mundo y El País– sia con la radio –ha partecipato, tra altri, al programma Lágrimas de cocodrilo–. I suoi racconti e le sue poesie sono stati inclusi in varie antologie, come Mujeres de carne y verso.

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relatos y poemas han sido incluidos en varias antologías, como Mujeres de carne y verso. Antología poética femenina en lengua española del siglo XX (Madrid, La Esfera de los Libros, 2002). «Todos los géneros son el mismo, igual que solo hay un arte. Todos los géneros intentan comunicar algo así como un momento de revelación, una epifanía, en la que, de repente, en una página se le abre al lector un mundo nuevo».

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Antología poética femenina en lengua española del siglo (Madrid, La Esfera de los Libros, 2002).

XX

Quest’anno, l’autrice è stata invitata dall’Università di Iowa (USA) come Scrittrice in Residenza grazie all’International Writing Program, al quale hanno partecipato scrittori come Carver, Cheever o Kurt Vonnegut. «Tutti i generi sono lo stesso, così come c’è solo un’arte. Tutti i generi cercano di comunicare qualcosa come un momento di rivelazione, una epifania, in cui, all’improvviso, in una pagina si schiude al lettore un mondo nuovo».

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Dígame Cada noche llamo al 003 para oír una voz que finja que se alegra al contestarme. —Dígame. Y cada noche les pido tu nombre. —Eulalia Gálvez. —Ese abonado no figura. Yo quisiera no tener memoria como la Telefónica y que las cosas que ya no son nunca hayan sido. —Señorita, yo tengo aquí su número. —Ese número no existe. Los seres humanos somos mucho más imperfectos que los ordenadores y lo ya existido es para nosotros como si todavía existiera. Al menos así somos los seres humanos de modelo antiguo, los de la serie 1950.

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Pronto Ogni notte chiamo lo 003 per sentire una voce che faccia finta di essere contenta di rispondermi. —Pronto E ogni notte chiedo loro il tuo nome —Eulalia Gálvez. —Questo abbonato non figura Io vorrei non avere memoria, come la Telecom, e che le cose che non ci sono più non fossero mai esistite. —Signorina, io ho qua il suo numero. —Quel numero non esiste. Noi esseri umani siamo molto più imperfetti dei computer e per noi è come se tutto ciò che una volta è esistito esistesse ancora. Per lo meno, così siamo noi esseri umani del tipo antico, quelli della generazione 1950. La gentilissima signorina che mi risponde ogni notte non sa che sta salvando una vita. La gentilissima signorina che mi risponde è giovane e, come tutti i giovani, pensa che lo sarà sempre.

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La encantadora señorita que me responde cada noche no sabe que está salvando una vida. La encantadora señorita que me responde es joven y, como todos los jóvenes, piensa que lo será siempre. La pobreza es soportable en la juventud. La única excusa de un viejo que cabezonamente se niega a morir es ser lo suficientemente rico para que lo aguanten por ello. Los que somos pobres estamos condenados a aguantarnos a nosotros mismos. Yo prefiero llamar al 003 cada noche y que una voz amable y joven me responda, antes que buscarme en el espejo que los bancos de los parques me ofrecen, mojama puesta al sol para que se les vayan las últimas gotas de rocío. No me identifico con mis compañeros de infortunio; esta última tortura debe ser solitaria. Cada noche llamo esperando que una señorita me diga: —Eulalia Gálvez, por supuesto, yo la conozco, somos muy amigas. —Entonces sabré que también ella, como tú, ha tenido piedad de mí y, puesto que ha pasado

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La povertà è sopportabile durante la gioventù. L’unica scusa per un vecchio che ostinatamente si rifiuta di morire è essere così ricco da far sì che gli altri lo sopportino per questo. Noi poveri, invece, siamo condannati a sopportarci da soli. Io preferisco chiamare lo 003 ogni notte e che una voce cordiale e giovane mi risponda, invece di cercarmi nello specchio che le panchine dei parchi mi offrono, aringhe esposte al sole affinché si prosciughino le ultime gocce di rugiada. Non mi identifico con i miei compagni di sventura; quest’ultima tortura deve essere solitaria. Ogni notte chiamo con la speranza che una signorina mi dica: —Eulalia Gálvez, certo, la conosco, siamo molto amiche—. Allora saprò che anche lei, come te, ha avuto pietà di me e, dato che ha fatto uno strappo al suo dovere, io lascerò da parte la mia vergogna e le racconterò la tua storia. Cominciai a chiamarti pochi giorni dopo la morte di mia moglie. In casa, il silenzio si era fatto assordante. Di giorno mi ingannavo con la radio, la televisione mi deprimeva. Tutti erano giovani, belli ed innamorati. Noi vecchi apparivamo solo per far ridere. Di notte, la

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por encima de su deber, yo pasaré por encima de mi vergüenza y le contaré tu historia. Comencé a llamarte a los pocos días de morir mi mujer. El silencio se había hecho ensordecedor en casa. Por el día me engañaba con la radio, la televisión me deprimía. Todo el mundo era joven y guapo y estaba enamorado. Los viejos sólo salíamos para hacer gracia. De noche la soledad se me metía debajo de la cama y no me dejaba dormir. Un quince de marzo llamé por primera vez al 003 y me quedé prendado al escuchar tu sonrisa. Me aprendí las horas y los días de tu turno. Y, aunque a veces tenía que repetir la llamada dos y tres veces para que salieras, las líneas eran clementes y te escuchaba todos los días. Hace quinientas noches, después de mil noches más de llamarte, que de repente te pregunté tu nombre y te conté la historia de mi vida. Una vida como la mía se cuenta en poco tiempo, si no fuera porque a ti no sólo te contaba lo que hice, sino más que nada lo que dejé de hacer.

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solitudine si infilava sotto il mio letto e non mi lasciava dormire. Un quindici marzo chiamai per la prima volta lo 003 e venni rapito quando sentii il tuo sorriso. Imparai le ore ed i giorni dei tuoi turni. E, anche se a volte dovevo ripetere la chiamata prima che la prendessi tu, le linee erano clementi e ti sentivo tutti i giorni. Fu cinquecento notti fa, dopo più di mille notti passate a chiamarti, quando, all’improvviso, ti chiesi il tuo nome e ti raccontai la storia della mia vita. Una vita come la mia si racconta in poco tempo, se non fosse stato che a te non solo raccontavo quello che avevo fatto, ma anche, e soprattutto, quello che avevo smesso di fare. Non so perché continuasti ad ascoltarmi, non so come stabilimmo un codice per parlare tutti i giorni. Solo dopo molto tempo mi rivelasti il tuo nome, Eulalia, e un cognome che magari non era tuo, Gálvez. Mi innamorai di te, Eulalia Gálvez, senza sapere se eri bionda o castana, perché alla mia età queste cose non hanno più importanza. Non ho mai saputo se eri sposata. Sapevo dalla tua voce che non eri innamorata. Ti immaginai giovane e carina, perché in realtà eri così anche se magari poi non lo eri davvero. Non ti chiesi mai

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No sé por qué seguiste escuchándome, no sé cómo establecimos un código para hablarnos cada día. Sólo después de mucho tiempo me diste tu nombre, Eulalia, y un apellido que tal vez no fuera tuyo, Gálvez. Me enamoré de ti, Eulalia Gálvez, sin saber si eras rubia o morena, porque a mi edad esas cosas ya no tienen importancia. Nunca supe si estabas casada. Sabía por tu voz que no estabas enamorada. Te imaginé joven y bonita, porque así eras en realidad, aunque no lo fueras. Yo nunca te pregunté nada, me contaste lo que quisiste y así era nuestro trato. Tú en cambio me hacías muchas preguntas y eso era lo que más me gustaba, que alguien me hiciera todavía preguntas, como si le importaran las respuestas. La suerte de ser chatarra es que uno puede presumir de haber sido BMW. No toda la chatarra ha sido BMW, pero todos los BMW acaban en la chatarra y, aunque hayas sido 600, es difícil decirlo por los hierros. Así que yo traté de ser sincero, pero acaso dejé entrever que aún podía conjugar los verbos en futuro.

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niente, mi raccontavi quello che volevi e questo era il nostro patto. Tu, invece, mi facevi molte domande e questo era ciò che mi piaceva di più, che qualcuno mi facesse ancora domande, come se gli importassero le risposte. La fortuna di essere una vecchia carretta è quella di potersi vantare di essere stata una BMW. Non tutte le carrette son state BMW, però tutte le BMW finiscono per diventare carrette e, anche se fossi stata una 600, è difficile dirlo basandosi sulla carcassa. Così cercai di essere sincero, però forse lasciai intravedere che potevo ancora coniugare i verbi al futuro. I ricchi vanno a fare quella roba che chiamano psicoanalisi. Noi poveri chiamiamo lo 003 giusto per non chiamare il Teléfono de la Esperanza, che sarebbe come riconoscere che non ne hai. Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci ascolti e tu non solo mi ascoltavi ma anche mi davi una ragione per vivere e per giocare alla lotteria. Sei arrivata quando non credevo più nella felicità e me l’hai data solo per farmi conoscere la disperazione. Solo i giovani si disperano, perché solo i giovani

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Los ricos van a eso que llaman psicoanálisis. Los pobres llamamos al 003 por no llamar al Teléfono de la Esperanza, que es como reconocer que no la tienes. Todos necesitamos que alguien nos escuche y tú no sólo me escuchabas, sino que me dabas una razón para vivir y para jugar a la Primitiva. Llegaste cuando ya no creía en la felicidad y me la diste sólo para que conociera la desesperación. Sólo los jóvenes se desesperan, porque sólo los jóvenes esperan. Para ser verdaderamente desgraciado, es preciso haber sido auténticamente feliz. Tú me hiciste feliz. Un día me diste el teléfono de tu casa, que sólo llegué a usar una vez, y pareció que todo aquello estaba ocurriendo de verdad. Pero desapareciste. Tu teléfono sonaba con el ritmo tranquilo de los aparatos desenchufados. Muchas voces me decían dígame, pero ninguna era la tuya. Tardé mucho en perder la esperanza de volverte a encontrar y de hecho no la he perdido. Cada noche llamo al 003 para encontrarte, a ti o a otra como tú, y mientras tanto sigo engañando a la amargura.

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Dicen que van a sustituir a las señoritas de información telefónica por un ordenador. Debe de ser muy difícil enamorarse de un ordenador. Muy difícil, pero no imposible.

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sperano. Per essere veramente disgraziato è necessario essere stato profondamente felice. Tu mi hai fatto felice. Un giorno mi desti il telefono di casa tua, che usai solo una volta, e sembrò che tutto ciò stesse accadendo davvero. Poi però sei sparita. Il tuo telefono suonava con il ritmo tranquillo degli apparecchi staccati. Molte voci mi dicevano “Pronto”, però nessuna era la tua. Ci ho messo molto a perdere la speranza di trovarti di nuovo, per la verità non l’ho persa. Ogni notte chiamo lo 003 per incontrare te o un’altra come te, e intanto continuo ad ingannare l’amarezza. Dicono che sostituiranno le ragazze dei call center con un computer. Dev’essere molto difficile innamorarsi di un computer. Molto difficile ma non impossibile.

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MENDICUTTI nació en Sanlúcar de Barrameda (Cádiz) en 1948. En 1972 se trasladó a Madrid, ciudad en la que estudió periodismo y en donde vive desde entonces. En sus inicios literarios cultivó el cuento y recibió diversos galardones. Sus obras, merecedoras de premios como el Café Gijón y el Sésamo, han sido traducidas a varios idiomas y han cosechado un gran éxito de crítica y público. Dos de sus novelas, El palomo cojo y Los novios búlgaros han sido adaptadas al cine por Jaime de Armiñán y Eloy de la Iglesia, respectivamente. DUARDO

En la prolífica producción de este autor, entreverada de humor, se inscriben novelas como Siete contra Georgia

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DUARDO MENDICUTTI è nato a Sanlúcar de Barrameda (Cádiz), nel 1948. Nel 1972 si trasferì a Madrid, città in cui studiò giornalismo e in cui vive da allora. Durante i suoi inizi letterari si dedicò al racconto e ricevette diversi premi. Le sue opere, meritorie di premi come il Café Gijón e il Sésamo, sono state tradotte in varie lingue ed hanno ottenuto un grande successo di critica e pubblico. Due suoi romanzi, El palomo cojo e Los novios búlgaros, sono stati adattati per il cinema da Jaime de Armiñán ed Eloy de la Iglesia, rispettivamente.

Nella prolifica produzione di questo autore, venata di umorismo, si inseriscono romanzi come Siete contra Georgia (Barcellona, Tusquets, 1987), Una mala noche la tiene cualquiera (Barcellona, Tusquets, 1989), El palomo

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(Barcelona, Tusquets, 1987), Una mala noche la tiene cualquiera (Barcelona, Tusquets, 1989), El palomo cojo (Barcelona, Tusquets, 1991), Los novios búlgaros (Barcelona, Tusquets, 1993), Fuego de marzo (Barcelona, Tusquets, 1995), Tiempos mejores (Barcelona, Tusquets, 1997), Yo no tengo la culpa de haber nacido tan sexy (Barcelona, Tusquets, 1997), El beso del cosaco (Barcelona, Tusquets, 2000), El ángel descuidado (Barcelona, Tusquets, 2002), con la que obtuvo el Premio Andalucía de la Crítica; Última conversación (Barcelona, Tusquets, 2002), California (Barcelona, Tusquets, 2005), Ganas de hablar (Barcelona, Tusquets, 2008) y Mae West y yo (Barcelona, Tusquets, 2011). A propósito de su última novela, el autor afirma que «en unas circunstancias adversas, dolorosas o difíciles, el humor se convierte en una forma de coraje. La gente puede pensar que el humor significa frivolidad, una especie de escapismo, pero es un arma como cualquier otra para afrontar los problemas de la vida».

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cojo (Barcellona, Tusquets, 1991), Los novios búlgaros (Barcellona, Tusquets, 1993), Fuego de marzo (Barcellona, Tusquets, 1995), Tiempos mejores (Barcellona, Tusquets, 1997), Yo no tengo la culpa de haber nacido tan sexy (Barcellona, Tusquets, 1997), El beso del cosaco (Barcellona, Tusquets, 2000), El ángel descuidado (Barcellona, Tusquets, 2002), con cui ottenne il Premio Andalucía de la Crítica; Última conversación (Barcellona, Tusquets, 2002), California (Barcellona, Tusquets, 2005), Ganas de hablar (Barcellona, Tusquets, 2008) y Mae West y yo (Barcellona, Tusquets, 2011). A proposito del suo ultimo romanzo, l’autore afferma che «in circostanze avverse, dolorose, difficili, l’umorismo si trasforma in una specie di coraggio. La gente può pensare che l’umorismo significa frivolezza, una sorta di evasione, però è un’arma come qualsiasi altra per affrontare i problemi della vita».

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Mae West y yo Cuando estoy buena, soy muy buena. Pero cuando estoy mala, soy mucho mejor. Estoy pachucha, sí, ¿y qué? Soy Mae West, la gran mujer que mi hombre tiene delante. Vale, he engordado, me he puesto como un higo chumbo, ¿y?, ¿pasa algo?, seguiré siendo Mae West hasta la muerte… Es verdad que me ha dicho que ahora no tendré más remedio que portarme bien, que vigile los ojos, que vigile la lengua, que vigile el escote, que Dios me lo premiará con un buen novio. Y yo le he dicho: —Cariño, entre un buen novio y un buen escote, prefiero el escote. Te permite probar muchos novios hasta dar con el bueno. Entonces él me ha dicho que no vaya tan sobrada, que para darme cuenta de lo poquita cosa que soy no tengo más que bajarme de los tacones y poner los pies en el suelo. Y dale, qué cansinos se ponen todos con los tamaños. Yo le he dicho:

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Mae West ed io Quando sono figa, sono molto buona. Però quando sto male, sono molto meglio. 10 Sono floscia, sì, e con questo? Sono Mae West, la gran donna che il mio uomo ha davanti. Va beh, sono ingrassata, son diventata come un fico d’India, eh?, qualche problema? Continuerò ad essere Mae West fino alla morte... È vero che mi ha detto che adesso non avrò altra possibilità che quella di comportarmi bene, che stia attenta agli occhi, che stia attenta alla lingua, che stia attenta alla scollatura, che Dio mi ricompenserà con un buon fidanzato. E io gli ho risposto: —Tesoro, tra un buon fidanzato e una buona scollatura, preferisco la scollatura. Ti permette di provare molti fidanzati finché incontri quello buono. E allora lui mi ha detto di non essere così presuntuosa, L’autore riprende la conosciuta frase di Mae West “Cuando soy buena, soy buena; pero cuando soy mala, soy mucho mejor” che in italiano si traduce “Quando sono buona sono buona, ma quando sono cattiva sono meglio”.

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—Encanto, ya sé que no soy Jane Russell, mis boys siempre me sacan un pie y siete pulgadas. Pero no te hablo de lo que me meten. Entonces él se ha puesto como marquesa en ayunas. Que qué ordinaria, que ya se nota que no soy más que una suplantadora, que, en todo caso, debería haberme llamado Joan Fontaine, por la lengua tan sucia que tuvo siempre aquella chica de ensueño que parecía tan fina, y por las peloteras a cara de perro que se traía siempre con su hermanita, la muy pánfila, en apariencia, Olivia de Havilland. Que una grosería como la que yo acababa de decir no era digna del ingenio desvergonzado, pero nunca basto, de una auténtica Mae West. Así que le he dicho: —Amor, a veces, para seguir a flote, perder un poco de dignidad es más útil que perder un poco de peso. Porque, a fin de cuentas, de eso se trata. De seguir a flote. Con garbo, por descontado. Con todo el garbo picarón que me permitan —que es mucho— mis centímetros extras de envergadura y mis gramitos de sobrepeso. Incluso en un sitio como éste. Porque hay que ver a qué sitio tan estirado me ha traído este hombre. Se

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che per rendermi conto del mio poco valore non devo fare altro che scendere dai tacchi e tornare con i piedi per terra. E dai, che noiosi sono tutti con questa storia delle dimensioni. Gli ho detto: —Amore, lo so da me che non sono Jane Russell, i miei boys mi sovrastano sempre di un piede e sette pollici. Ma non ti dico quello che mi infilano. E a quel punto è diventato come una marchesa in astinenza. Che volgare, che si vede che non sono altro che un’impostora, e in ogni caso avrei dovuto chiamarmi Joan Fontaine, per la linguaccia che ebbe, sempre, quella ragazza da sogno che sembrava così distinta, e per le liti selvagge che intavolava con la sorellina, quella tonta, in apparenza Olivia de Havilland. Che una volgarità come quella che avevo appena pronunciato non era degna dell’intelligenza sfacciata, ma mai volgare, di un’autentica Mae West. E allora gli ho detto: —Amore, a volte, per restare a galla, serve di più perdere un po’ di dignità che un po’ di peso. Perché, in fin dei conti, si tratta di questo. Con garbo,

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llama Villa Horacio Village & Resort, no digo más. Pero él me ha pedido que sea buena chica y me ha prometido que aquí lo pasaremos bien. Y yo le he dicho: —Mi amor, las buenas chicas lo pasan bien en sitios como éste. Las malas, sólo en los sitios que merecen la pena. Él me ha dicho que plagio a la Mae West verdadera. Con variantes, pero que la plagio. Que un poco más de originalidad, por favor. Y que, en un sitio como éste, más me vale controlar un poco mi natural tendencia al coqueteo, al contoneo y a la sobredecoración personal. Que, desde luego, debería rebajar un poco el color de mi pelo, que ya no tengo edad para el estrepitoso rubio platino, aunque tampoco es que él pretenda que me deje mis elegantes canas naturales, pero que estaría estupenda con un tono rubio ceniza. Y yo le he dicho: —A-do-ro el rubio platino. Y o-dio el rubio ceniza. Me hace parecer decente e intelectual. Entonces él me ha dicho que lo que faltaba, que también plagio a no sé qué personaje de don Oscar Wilde,

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ovviamente. Con tutto il garbo birichino che mi permettono –che è molto– i miei centimetri in più di altezza e i miei grammucci di sovrappeso. Perfino in un posto come questo. Perché guarda un po’ in che razza di posto snob mi ha portata quest’uomo. Si chiama Villa Horacio Village & Resort, non ti dico altro. Però lui mi ha chiesto di fare la brava ragazza e mi ha promesso che qua ci divertiremo. E io gli ho detto: —Tesoro, le brave ragazze si divertono in posti come questo. Quelle cattive solo in posti che valgano la pena davvero. E lui ha risposto che plagio la vera Mae West. Con qualche variante, però la plagio. Un po’ più di originalità, per favore. E in un posto come questo farei meglio a controllare un po’ la mia naturale tendenza alla civetteria, allo sculettamento e all’eccessivo ornamento della mia persona. Senza dubbio dovrei smorzare un po’ il colore dei miei capelli, dato che non ho più l’età per uno strepitoso biondo platino, anche se non è che lui voglia che mi lasci i miei elganti capelli bianchi naturali, però comunque sarei stupenda con un tono biondo cenere. E

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sólo que el personaje de mister Wilde se refería a las perlas, y luego ha sacado su genética plebeya y me ha espetado, en un tono de antigua funcionaria de prisiones, que esto es lo que hay. Que su primo Jerónimo Hidalgo le ha prestado este chalé tan vistoso y confortable hasta finales de julio y que no encuentra ninguna razón para marcharse antes. Yo, claro, no iba a dejar que se me escapase la oportunidad de mortificarlo un poco, cosa que a veces les viene bien a los hombres cuando están pachuchos y decaídos; pachucho, qué palabra, parece el nombre de un perrillo de la pobre Marilyn. Mi hombre, es cierto, está pachucho, y yo tengo la culpa, qué se le va a hacer, es lo que tiene una mujer fatal, pero un poco más de mortificación puede al menos enrabietarlo. Así que dije: —Siempre es igual, los tipos que menos prisa tienen por marcharse son los que más prisa se dan por venirse. Él no se enrabietó. Al contrario. Puso cara de santa Virtudes a punto de ser devorada por las fieras y, con esa resignación escurrida y dolorosa que ahora saca a pasear tanto y que a mí me pone a tocar a rebato, me dijo: —Esa banderilla negra no procede.

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così gli ho detto: —A-do-ro il biondo platino. E o-dio il biondo cenere. Mi fa sembrare rispettabile e intellettuale. Allora lui mi ha detto che ci mancava solo quello, che plagio anche non so quale personaggio del signor Oscar Wilde, solo che il personaggio di mister Wilde si riferiva alle perle, e poi ha tirato fuori la sua genetica plebea e mi ha spiattellato in faccia, con un tono da vecchia funzionaria del carcere, così è la vita. Suo cugino Jerónimo Hidalgo gli ha prestato uno chalet sgargiante e confortevole fino alla fine di luglio e non vede nessuna ragione per andarsene prima. Io, ovvio, non mi sarei mai lasciata scappare l’opportunità di mortificarlo un po’, cosa che a volte fa bene agli uomini quando sono mosci e abbattuti. Moscio, che razza di parola, sembra il nome di un cagnolino della povera Marilyn. Il mio uomo, è vero, è moscio ed è colpa mia, che ci vuoi fare, è il risultato dello stare con una femme fatal, però un po’ più di mortificazione può almeno farlo arrabbiare. Così gli dissi:

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Entonces la que me enrabieté fui yo. —Con un espíritu tan mustio —le dije— sí que no vamos a ir a ninguna parte. Después no te quejes si, al menor descuido que tengas, te tiño de rubio platino hasta los pelos del consistorio, a ver si eso te anima un poco. Sonrió. Algo es algo. Empezó a guardar sus cosas en el ropero de la alcoba principal. La verdad es que hay mucho que hacer en todas estas habitaciones. No digo que el chalé, de estilo cortijo con empaque, no sea vistoso a pesar de los desconchones de las paredes del porche, pero eso de que es confortable lo pongo en cuarentena. O consigo que mañana mismo empiece este hombre a darle un poco de buen aire y de comodidad a esta casa, o dejo de llamarme Mae West. En realidad, sólo soy Mae West, oficialmente, desde que a mi hombre, esta misma tarde, le dio por ahí. Te llamarás Mae West, me dijo. Yo, encantada. Me va muchísimo.

Tusquets Editores, 2011

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—È sempre la stessa cosa: i tipi che hanno meno fretta di andarsene sono sempre quelli che hanno più fretta di venire. Lui non si arrabbiò. Al contrario. Fece la faccia della beata vergine sul punto di essere data in pasto alle fiere e, con quella rassegnazione stizzita e addolorata che ultimamente spesso si porta dietro e che mi allarma tanto, mi disse: —Questa volgarità è del tutto inutile. Allora quella che si arrabbiò fui io. Con uno spirito così negativo —gli dissi— non andremo da nessuna parte. Poi non ti lamentare se, appena ti distrai un attimo, ti tingo di biondo platino perfino i peli del santissimo. Vediamo se così ti svegli un po’. Sorrise. È già qualcosa. Cominciò a guardare nell’armadio della camera principale. Per la verità, c’è molto da fare in tutte quelle stanze. Non dico che lo chalet, in stile rurale- signorile, non sia lussuoso nonostante le

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scrostature delle pareti del porticato, però la storia che sia confortevole la lascio un attimo in sospeso. O riesco a far sì che domani stesso quest’uomo inizi a dare a questa casa un po’ di allegria e di comodità o non mi chiamo più Mae West. A dire il vero, ufficialmente, solo sono Mae West da quando al mio uomo, proprio questo pomeriggio, è venuta questa idea. Io felicissima. Mi si addice proprio.

Tusquets Editores, 2011

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ANIEL DÍAZ —más conocido en la blogosfera como Simpulso— nació en Madrid en 1977 y es el creador de Ni libre ni ocupado, que ha sido elegido mejor blog de 2006 por el diario 20minutos. En él, Daniel se muestra como escritor, además de taxista y bloguero, y nos invita a viajar desde las grandes avenidas de la ciudad hasta los sus más íntimos recovecos. Colabora en prensa como columnista en 20minutos y ha trabajado en la radio en diversos programas, como A vivir que son dos días —con Montserrat Domínguez en la Cadena SER—, con la sección «Historias del taxi»; Hoy por Hoy Madrid y en Radio Nacional de España. Ha participado también en el programa televisivo El intermedio, de La Sexta.

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ANIEL DÍAZ –meglio conosciuto nella blogsfera come Simpulso– è nato a Madrid nel 1977 ed è il creatore di Ni libre ni ocupado, che fu scelto come migliore blog del 2006 dal quotidiano 20minutos. In esso, Daniel si rivela come scrittore, oltre che taxista e blogger, e ci invita a viaggiare partendo dai grandi viali della città fino ai suoi più intimi meandri. Collabora con la stampa come columnist su 20 minutos ed ha lavorato per la radio in diversi programmi, come A vivir que son dos días —con Montserrat Domínguez su Cadena SER—, con la sezione «Historias del taxi»; Hoy por Hoy Madrid e su Radio Nacional de España. Ha partecipato anche al programma televisivo El intermedio, su La Sexta.

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16, 7 cm Conduzco mi taxi libre Castellana abajo mientras escucho por la radio que el terremoto de Japón ha desplazado al país un total de 4 metros hacia el este. El eje de la tierra también se ha desplazado (nada menos que 16,7 centímetros), y esta variación del eje ha acelerado el movimiento de rotación acortando la duración del día en 1,8 millonésimas de segundo. Giro a la izquierda por Joaquín Costa. Me viene a la mente el «efecto mariposa», proverbio chino según el cual «el aleteo de las alas de una mariposa puede provocar un Tsunami al otro lado del mundo». Recuerdo que pocas horas antes de aquel terremoto en Japón me sorprendió ver una mariposa de vivos colores sobrevolando la verja que delimita el Parque del Retiro. Tal vez si en aquel instante yo hubiera bajado del taxi y truncado el vuelo de aquella mariposa a periodicazos, o con la misma mano hasta matarla, nada de esto habría ocurrido.

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16,7 cm Guido il mio taxi libero giù per la Castellana mentre ascolto alla radio che il terremoto del Giappone ha spostato il paese di 4 metri verso est. Anche l’asse della terra si è spostato (nientemeno di 16,7 centimetri) e questa variazione dell’asse ha accelerato il movimento di rotazione accorciando la durata del giorno di 1,8 millionesimi di secondo. Giro a sinistra in Joaquín Costa. Mi viene in mente l’“effetto farfalla”, proverbio cinese secondo cui “il battito delle ali di una farfalla può provocare uno tsunami dall’altra parte del mondo”. Ricordo che poche ore prima di quel terremoto in Giappone mi sorprese vedere una farfalla di colori sgargianti che sorvolava l’inferriata che delimita il Parco del Retiro. Forse, se in quell’istante io fossi sceso dal taxi e avessi stroncato il volo di quella farfalla a giornalate, o con la mano stessa fino ad ammazzarla, niente di tutto questo sarebbe successo.

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Aparte de la tragedia en sí, me preocupan esos 16,7 centímetros de variación en el eje de la tierra. Tal vez por eso te note distante, amor. Por culpa del terremoto de Japón nuestros planetas se han descoordinado como dos ruedas dentadas que ya no engranan. Del mismo modo, nuestros tiempos se han visto reducidos en 1,8 millonésimas de segundo cada día. Una eternidad en lo tocante al amor que no soy capaz de asumir. Espero que entiendas ahora por qué no contesto tus llamadas. Se acabó. No te culpes. La culpa fue mía. Tenía que haber matado aquella mariposa para salvar lo nuestro.

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A parte la tragedia in sé, mi preoccupano quei 16,7 centimetri di variazione nell’asse della terra. Forse per questo ti noto distante, amore. Per colpa del terremoto in Giappone i nostri pianeti si sono disallineati come due ruote dentate che non ingranano più. Allo stesso modo, i nostri tempi si son visti ridotti di 1,8 millionesimi di secondo ogni giorno. Un’eternità, per quello che si riferisce all’amore, che non son capace di accettare. Spero che adesso tu capisca perchè non rispondo alle tue chiamate. È finita. Non ti sentire in colpa. La colpa fu mia. Avrei dovuto ammazzare quella farfalla per salvare il nostro amore.

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El taxista asimétrico Afeitándome la cabeza con la maquinilla eléctrica se fue la luz justo cuando ya andaba por la mitad del cráneo. Tampoco tenía a mano ninguna cuchilla para acabar la faena, así que no me quedó más remedio que salir de casa con el hemisferio derecho de mi cabeza con dos centímetros de pelo y el izquierdo completamente rasurado. Tomé mi taxi en dirección a la peluquería y durante el trayecto me mandó parar un hombre. Antes de decirle que no estaba de servicio ya se había sentado en el asiento trasero, metiéndome prisa para que le llevara al Hospital Ramón y Cajal: - Mi hija acaba de dar a luz – me dijo. Tal luz radiaban sus ojos que no supe negarme. Por el camino el usuario, percatado de mi asimetría capilar, me miraba fijamente con su cabeza inclinada (supuse que por culpa de un pinzamiento en el cuello). Luego se bajó del taxi cojeando.

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Il taxista asimmetrico Giusto quando mi ero già rasato la metà della testa con la macchinetta elettrica, saltò la luce. Dato che non avevo neanche una lametta per finire il lavoro, non mi rimase altra scelta che uscire di casa con la parte destra della testa con due centimetri di capelli e quello sinistro completamente rasato. Mi avviai con il mio taxi verso il barbiere e durante il tragitto mi fermòun uomo. Prima che potessi dirgli che non ero in servizio, si era già seduto sul sedile posteriore, facendomi fretta affinchè lo portassi all’ospedale Ramón y Cajal: —Mia figlia ha appena partorito— mi disse. I suoi occhi erano così raggianti che non mi potei negare. Lungo la strada, il passeggero, resosi conto della mia asimmetria capillare, mi fissava con la testa inclinata (supposi che la colpa fosse di uno schiacciamento nel collo). Poi scese dal taxi zoppicando.

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Pero antes de cerrar su puerta se me volvió a colar otro usuario, éste con un parche en su ojo izquierdo, y al dejarle se subió otra con su oreja izquierda totalmente anillada y la derecha desnuda, y luego otra cuya camiseta sólo tenía un tirante. El caso es que, solapando y solapando usuarios asimétricos, se me olvidó durante el resto del día acudir a la peluquería para rasurarme la otra mitad de la cabeza. De hecho me olvidé por completo de mi propia cabeza. Sin embargo, no me preguntes por qué, me acordé de ti más que nunca. Te echo mucho de menos.

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Però, prima di chiudere la porta, mi si infilò un altro passeggero, questo con una benda sull’occhio sinistro. Quando lo lasciai, salì un’altra con l’orecchio sinistro totalmente pieno di anelli e quello destro senza nulla, e poi un’altra con una canotta con una sola spallina. Il fatto è che, a furia di caricare passeggeri asimmetrici, mi dimenticai per tutto il resto del giorno di andare dal barbiere per rasarmi l’atra metà della testa. In effetti mi dimenticai completamente la testa. Ciononostante, non mi chiedere perchè, mi son ricordato di te più che mai. Mi manchi moltissimo.

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Semana de las Letras 2011 Roma  

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