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Investigazione#2 L’isola


Rozzol Melara è il falasterio della città di Trieste, conosciuto per ospitare il complesso residenziale popolare ATER comunemente chiamato anche come “Il quadrilatero”. Fu progettato da un nutrito gruppo di professionisti triestini selezionato dall’Ordine degli Architetti e degli Ingegneri,coordinati da Carlo Celli dello studio Celli di Trieste e costruito tra il 1969 e il 1982 sotto le teorie socio-architettoniche di Le Corbusier. Il complesso è formato da due corpi fabbrica a L del volume di 267.000 metri cubi che si estende su una superficie di 89.000 metri quadri e conta 468 appartamenti e circa 2.500 residenti. Nell’intento progettuale l’idea era quella di creare una sorta di “villaggio indipendente” fornito di tutti i bisogni primari (negozi, scuole, ecc.). Le chiavi dei primi appartamenti furono consegnate tra il 1979 e il 1981 soprattutto a coppie giovani. Il quartiere dista 4 km dal centro di Trieste. Per anni la percezione che dalla città si aveva di questo luogo, era di un ghetto malfamato da cui tenersi alla larga. Gli abitanti per una sorta di reazione uguale e contraria, resistevano asserragliati, i beni primari garantiti da una politica autarchica, dando vita ad una comunità chiusa, con regole e comportamenti specifici. Con il tempo il confine immaginario si è lentamente disciolto, vuoi perché la periferia circondata dal nulla in cui era stato edificato è divenuta mano a mano città vera e propria inglobando in sé il mostro, vuoi per la messa in atto di politiche di miglioramento dello stato sociale sempre più attente e coordinate attorno ai reli bisogni dei residenti.


La nostra idea, nasce dalla necessità di riformulare chiavi di lettura alternative per Rozzol Melara. Alternative rispetto a quelle che negli anni si sono concentrate unicamente sulle situazioni di degrado e sull’opprimente incombenza di un’architettura, progettata per assolvere ad una funzionalità legata unicamente ai bisogni primari. Lo abbiamo considerato come un osservatorio: la sua posizione elevata e strategica, le sue enormi finestre rotonde, come cannocchiali puntati sul mondo. Abbiamo ritratto alcuni degli inquilini di fronte alla loro finestra, di fronte al diaframma che si interpone tra lo stare e l’andare tra l’immaginazione come propellente per il viaggio e il viaggio come messa in discussione della propria natura consolidata, lo sguardo rivolto verso quelle che abbiamo definito “direttrici dell’immaginario”: delle linee ideali lungo cui progettare uno déplacement esistenziale, un’assunzione di responsabilità nello spazio, un movimento di rottura, di fratturazione dell’architettura carceraria verso orizzonti aperti e incontri possibili con luoghi e persone al di là. Ci siamo poi fisicamente recati nel punto preciso traguardato da alcune di quelle finestre, quelle principali dei lunghi ballatoi laterali e uno di questi viaggi lo abbiamo prolungato fino ad incontrare località lontane, sulla sponda opposta dell’Adriatico.


WOO(O) Investigazione 3/2 Sentieri d’aria


Raggiungere un punto preciso sello spazio, semplicemente perché traguardato dalle finestre del quadrilatero. Riprendiamo il concetto di osservatorio sviluppsndolo in un’azione di reazione alla passività del desiderio. Un’azione performativa documentata da dodici serie di quattro immagini ciascuna, on cui ci siamo assunti la responsabilitò di abbattere le barriere la nostra mobilità nel quotidiano, guidata dal lavoro e dagli impegni sociali e mai liberata, mai fine a sé stessa, mai di fatto condotta deliberatamente verso l’ignoto. Invertire la polarità. Dal soggetto in attesa, nutrito dalla nostalgia e dall’immaginazione, a quello attivo che decide di confrontarsi con le asperità del suolo, con i compromessi delle proprietà private invalicabili, con i fiumi di automobili che ti impediscono di stare, con tutti quei muri che nascondono giardini deliziosi. LEGENDA Ogni lato del Quadrilatero è contraddistinto da un colore: Giallo (G), Rosso (R), Blu (B), Verde (V). Per ogni lato del quadrilatero abbiamo viaggiato attraverso tre finestre: 1 sinistra C centrale 2 destra


Rozzol Melara, ala blu, finestra centrale. Direttrice dell’immaginario 225° N. Abbiamo tracciato una linea ideale secondo questa direzione e l’abbiamo prolungata fino a farle fare il giro del mondo. Poi abbiamo individuato sette stazioni, relativamente vicine, che da Trieste, toccando quattro località in Slovenia e Croazia, si spingono fino alla riva opposta dell’Adriatico, sulla spiaggia del Lido di Spina in provincia di Ferrara. Per ogni stazione sono state scattate due fotografie, la prima in direzione della memoria e l’altra verso l’incognita tappa successiva.


Sentiero d’aria 225°N da Melara al Lido di Spina


Stazione 1 Trieste zona industriale. Verso Rozzol Melara, finestra centrale ala blu


Schema grafico delle prime cinque stazioni e direzione delle riprese fotografiche


Stazione 1 Trieste zona industriale. Verso Hrvatini (SLO)


Stazione 2 Hrvatini (SLO). Verso stazione 1


Stazione 3 Ankaran (SLO). Marko e Andrea con lo sguardo verso stazione 4


Stazione 3 Ankaran (SLO). Schema grafico in relazione al Quadrilatero di Melara


Stazione 3 Ankaran (SLO). Verso stazione 4 Isola (SLO)


Stazione 4 Isola (SLO), verso stazione 3 Ankaran (SLO)


Stazione 5 Umag (CROAZIA). Schema grafico in relazione al Quadrilatero di Melara


Stazione 5 Umag (CROAZIA), verso stazione 6 Lido di Spina (IT)


Stazioni 6 e 7. Schema grafico in relazione al Quadrilatero di Melara


Stazione 6 Lido di Spina (IT)verso stazione 5 Umag (CROAZIA)


Stazione 6 Lido di Spina (IT)verso stazione 7 entroterra romagnolo


Stazione 7 entroterra romagnolo verso stazione 6 Lido di Spina


Stazione 7 entroterra romagnolo verso la continuazione ideale del viaggio


Sentiero d’aria 225°N


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BIONOTE

Woo(o) nasce nel 2010 dall’incontro di due fotografi, Alessandro Ruzzier e Carlo Andreasi. Quello che li accomuna è l’interesse per la fotografia documentaria ma anche l’esigenza di sviluppare gli schemi tradizionali sia del reportage che della fotografia dei new topographics legata all’uso della macchina di grande formato e alla pratica “straight”. Nell’idea di woo(o) si rompe con la negazione della soggettività, sconfinando nella creazione di strutture poetiche di senso. Per cogliere e rappresentare la complessità del reale, non basterebbe più la piena fiducia nel dato oggettivo ma occorrerebbe applicare un’attitudine, intesa come pratica delle relazioni inattese tra le cose. La poesia come arte relazionale diventa così uno strumento di analisi e di conoscenza. Woo(o) infatti si definisce anche come un’agenzia investigativa che utilizza lo stato sensitivo, lo sguardo indiretto e l’intuizione per indagare i nodi nascosti del reale.



Investigazione 03