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Editoriale

âmes

italiennes I

l est des régions qui semblent n’avoir jamais droit de cité dans le paradis des destinations touristiques les plus prisées de la Péninsule. Les Abruzzes par exemple, est l’une d’entre elles, et c’est totalement injuste. Bien sûr, il y a Venise et la lagune, Rome et son histoire, Florence et ses musées, Bologne et sa cuisine, aucune ne vole la primauté qui les caractérise. Pour ce numéro, RADICI a privilégié un itinéraire du cœur ; d’une région qui bat davantage au rythme de ses habitants que de celui des touristes qui y passent. Une raison de plus pour la visiter, car vous vous y sentirez immédiatement en famille. Les Abruzzes – en italien au singulier, l’Abruzzo – sauront vous surprendre comme, et peut-être même davantage, que les destinations plus connues. Pensez-y et offrez-vous une promenade sur cette terre de paysans, de bergers et de pêcheurs, riche de grandes traditions culturelles et historiques. Dans ce numéro, il sera aussi question d’itinéraire de l’âme et de l’histoire. Pour cela, nous vous proposons un hommage à Mimì Notarangelo qui fut un insatiable voleur d’âme. Un personnage tellement dévoué à la valeur du témoignage que ses reportages en dérangent plus d’un ! Un film qui lui est consacré, réalisé par David Grieco – le réalisateur de L’Affaire Pasolini sortie dernièrement en France –, fait

Rocco Femia Directeur de la publication et de la rédaction de RADICI

découvrir, avec l’aide d’amis, de témoins et de compagnons de route, celui que certains ont surnommé le Cartier-Bresson de la Basilicate. Ses photographies ne s’oublient pas, et les belles âmes auront à cœur de les partager ! Vous trouverez également un article de Francesca Vinciguerra sur la famille italienne, entre modernité et traditions. Ah ! La famille ! Que lui est-il arrivé ces dernières décennies  ? Qu’estce qui fait d’elle, envers et contre tout, l’un des piliers de la société italienne ? Une belle interview enrichit aussi ce numéro : celle du compositeur Ezio Bosso, témoin d’une musique vécue et conçue comme élément incontournable de la vie même. Sans oublier bien sûr le regard attentif et percutant de Giuseppe Santoliquido sur l’actualité, et le billet de l’écrivain Vincent Engel sur sa découverte de l’Italie.

P.S. Veuillez nous excuser pour le retard de publication de ce numéro dû à l’intense travail de la rédaction pour la réalisation du troisième et dernier volume de la trilogie sur le cinéma italien « L’Italie au miroir de son cinéma » qui trouvera, nous l’espérons, un accueil chaleureux auprès de vous.

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Sommaire

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Itinerari

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Attualità

Verde Abruzzo. Un tuffo nella natura selvaggia

Du pari de l’omnipotence à l’éviction ?

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Sapori

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Il biglietto di

Les vertus de la cuisine des Abruzzes

Vincent Engel. Mes amours italiennes. Sienne 1985

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Brev’Italia

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Musica

Intervista a Ezio Bosso. La musica lenisce i dolori

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Primo piano

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Società

La valeur de l’immigration

La famiglia italiana tra modernità e tradizione

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RADICI

Revue d’actualité, culture et langue italiennes ////////////////////////////////////////////////////

Bimestriel édité par ÉDITALIE SARL 10 rue Espinasse 31000 Toulouse - France Tél. 05 62 17 50 37 www.radici-press.net Suivez-nous sur Facebook //////////////////////////////////////////////////// DIRECTEUR de la PUBLICATION et de la RÉDACTION Rocco FEMIA rocco.femia@radici-press.net Secrétariat de rédaction & Coordination éditoriale Donata VILLANI secretariat@radici-press.net Traduction ET RÉVISION Delphine BURATTO redaction@radici-press.net MAQUETTE Sophie Sallier pao@radici-press.net webmaster Giovanni CANZANELLA canzanella@radici-press.net //////////////////////////////////////////////////// Photos de couverture Abruzzo © Enrico Della Pietra - stock.adobe.com Famiglia italiana © 01Distribution La vérité nue © Domenico Notarangelo Cuisine des Abruzzes © Babette

52

Personaggi

Domenico Notarangelo. La vérité nue

58

Pillole di grammatica

60

Lingua

62

Agenda

// Libri // Cinema // Musica // Agenda culturale

pROCHAIN NUMéRO DE rADICi sortie prévue décembre 2019 Ce numéro de Radici couvre les mois de septembre et octobre 2019. Il a été déposé chez l’imprimeur le 30 octobre 2019. Pour le dépôt à la Poste veuillez vérifier la date sur l’emballage d’expédition.

ONT COLLABORÉ À CE NUMéRO I Francesca Vinciguerra Itinerari - Sapori Società I Rocco Femia Primo piano I Giuseppe Santoliquido Attualità I Vincent Engel Il biglietto di I Giacomo RUSSO SPENA Musica I Fabio FERZETTI Personaggi I Mariangela Galatea Vaglio Pillole di grammatica  I AVEC LA COLLABORATION Des MAGAZINEs ITALIENs Micromega L’ESPRESSO Focus Storia RUBRIQUE ÉMIGRATION DIRIGÉE PAR Laure TEULIÈRES //////////////////////////////////////////////////// Impression Grapho12 12200 VILLEFRANCHE DE ROUERGUE N° CPPAP (n° de Commission paritaire) 0122 K 82171 Dépôt légal à parution ISSN 1635-1231

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fRAncEscA vinciguERRA

UN TUFFO NELLA NATURA SELVAGGIA

Dieci anni. sono passati dieci anni da quel 6 aprile 2009, quando una scossa di terremoto danneggiò gravemente l’Aquila e la regione circostante della marsica, in Abruzzo. Dieci anni sono trascorsi, e oggi che cosa rimane? la risposta più consona sarebbe: tutto. malgrado le fenditure che ancora decorano, come una ruga sgraziata, le © Enrico Della Pietra - stock.adobe.com

costruzioni dei dintorni nel raggio di chilometri, la vita degli uomini continua. Quella della natura, invece, non si è mai interrotta. Oggi, è tempo di tornare in Abruzzo.

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Itinerari

consono adapté la fenditura la fissure la ruga la ride nel raggio di dans un rayon de che scegliate que vous choisissiez il dirupo l’escarpement impervio innaccessible immaginifico riche en images, onirique la ciaspola la raquette (de neige) spericolato téméraire

A Ovest di Roma Se andate in Abruzzo, vi consiglio di arrivarci da Roma. Che scegliate di prendere un treno, un autobus oppure in macchina, attraversate la catena appenninica che separa la regione del Lazio da quella dell’Abruzzo. Le curve sinuose dei vigneti e delle colline lasciano pian piano il posto a cime più austere, a vallate silenti, a torri slanciate e isolate sui dirupi, guardiane secolari di una terra riservata, ma forte ed impervia. “Più in là che Abruzzi”, faceva dire Boccaccio ad uno dei suoi personaggi del Decameron, per suggerire l’idea di un luogo lontano, immaginifico, forse persino inventato o sognato. Ebbene, ci siete dentro. Siete arrivati in una regione che era e continua ad essere anche questo: un’isola nella penisola, chiuso come si trova ad est dal mare Adriatico e nell’entroterra dai due imponenti massicci della Majella e del Gran Sasso, quest’ultimo, il più alto della catena appenninica. Nel corso dei secoli, l’isolamento ge-

ografico ha contribuito a disegnare il paesaggio della regione e il carattere dei suoi abitanti, fino a diventare intrinseco della loro identità. Ma, se nel passato questa posizione non ha favorito lo sviluppo di questi luoghi, è grazie ad essa che oggi vi troviamo uno spazio incontaminato e selvaggio, noto in Italia per essere un vero polmone verde: ben tre parchi nazionali, un parco regionale e trentotto tra oasi e riserve naturali fanno dell’Abruzzo, estate come inverno, una regione verde e misteriosa, ricca di paesaggi da togliere il fiato.

Borghi e discese L’inverno è alle porte, e che voi apparteniate alla categoria dei tranquilli sciatori di fondo, degli esperti nelle ciaspole, degli spericolati adepti dello sci alpino o degli acrobati dello snowboard, vi starete già chiedendo dove passerete la vostra settimana bianca. Le Alpi, con le loro cime vertiginose, sono una delle mete favorite degli abi-

u Il Gran Sasso.

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q Vigneti e colline.

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cilmente raggiungibile dalla costa Adriatica. Se invece preferite rimanere nell’entroterra, quello che fa per voi è il comprensorio sciistico dei Parchi. Situato ad un’ora e mezza da Roma, nel cuore della Marsica e del parco regionale del Sirente-Velino, comprende le stazioni di Ovindoli, Campo Felice e Campo Imperatore, oltre al complesso delle Grotte di Stiffe. L’altopiano delle Rocche che ospita le prime due stazioni, esposto a nord, offre un bel panorama sull’intero aquilano e sulle vette della catena appenninica. Alle spalle dell’altopiano, poco distante, si trova Celano, ricco centro che domina la Conca del Fucino, sorta da un antico lago. L’impianto di Campo Imperatore, sebbene più piccolo e meno frequentato, merita appieno il suo nome altisonante, cinto dai profili delle vette più alte ed eleganti dell’intera regione. Al crepuscolo, quando il manto nevoso diventa azzurro ceruleo e una ad una appaiono le

la vetta le sommet il fiore all’occhiello le fleuron l’impianto sciistico la station de ski il comprensorio sciistico le domaine skiable la faggeta la hêtraie raggiungibile accessible altisonante grandiloquent

t Stazione sciistica di Campo Felice. q Borgo di Scanno.

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tanti dell’esagono. Eppure, in pochi sanno che anche gli Appennini offrono delle ottime possibilità per praticare ogni tipo di sport invernale con in più la scoperta di nuove bellezze. E benché l’Abruzzo non sia l’unica regione della catena montuosa fornita di piste da sci, è qui che troverete le piste più lunghe e le vette più alte, ma anche le meno affollate. Il fiore all’occhiello degli impianti sciistici dell’italia peninsulare è il comprensorio sciistico dell’Alto Sangro e dell’altopiano delle Cinque Miglia, che unisce le imponenti stazioni di Roccaraso e Rivisondoli e le aree – più piccole e nascoste – di Pescocostanzo, Castel di Sangro, Barrea e Pescasseroli. Centocinquanta chilometri di piste da discesa e sessanta da fondo sull’altopiano dell’Aremogna e nella faggeta di S. Antonio, uno dei pochi ad offrirvi, oltre alla neve sotto i piedi, anche il mare all’orizzonte. L’intero territorio, al confine tra L’Aquila e Chieti, è fa-

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fare ressa se presser (les uns contre les autres) ammucchiato entassé il gregge le troupeau il tombolo le fuseau (pour la dentelle)

p Treno storico della Transiberiana d’italia. u Borgo di Pacentro.

luci dei rifugi e dei borghi circostanti, ci stupisce quanto popolata e viva sia la montagna abruzzese che di giorno ci era parsa silenziosa e selvatica. I paesi, illuminati nella notte, ci appaiono isolati tra di loro, mentre le loro case fanno ressa, ammucchiate come per tenersi al caldo nelle ore più fredde. “A chi guarda Fontamara da lontano, dal Feudo del Fucino – scriveva l’abruzzese Ignazio Silone – l’abitato sembra un gregge di pecore scure e il campanile un pastore”. Ed è proprio questa la sensazione che abbiamo: sentirci, ancora con gli sci ai piedi e infreddoliti dalla giornata sulla neve, riscaldati dalla presenza confortevole dei borghi illuminati in lontananza, come tanti greggi di pecore nell’ovile, o come tanti piccoli presepi. L’Abruzzo, con l’Umbria e le Marche, è la regione che conta il maggior numero di borghi più belli d’Italia, in gran parte concentrati nella provincia de L’Aquila. Nelle vicinanze del com-

prensorio sciistico dell’Alto Sangro e dell’altopiano delle Cinque Miglia, si trovano Opi, disegnato dall’artista incisore olandese Maurits Cornelis Escher, e poi Pacentro e Palena con i loro castelli, Pescocostanzo con la sua atmosfera da fiaba. O ancora Scanno, con il suo lago a forma di cuore e le donne che lavorano al tombolo indossando i costumi tradizionali. Fotografata negli anni ’50 da Henri Cartier-Bresson, di Scanno appaiono i riti, le andature, l’attaccamento degli abitanti del borgo alla propria identità e alla propria terra. Uno dei modi più pittoreschi per scoprire questa parte della regione è salire a bordo della Transiberiana d’Italia, un treno che in origine collegava Sulmona con la città di Isernia nella regione del Molise, e che oggi si è trasformata in un popolare circuito turistico, con il titolo di ferrovia più panoramica d’Italia. Partendo dalla stazione di Sulmona a bordo delle carrozze originali degli anni ’20 perfettamente restaurate,

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il valico le col la stesura la rédaction lo strapiombo la falaise il logorio l’usure la cannella le tuyau ici, la bouche le spoglie la dépouille avvolto enveloppé remoto éloigné

u Castello di Rocca Calascio. q Celano Castello Piccolomini.

la Transiberiana attraversa Pettorano sul Gizio, Campo di Giove, Palena, Pescocostanzo, Rivisondoli e Roccaraso offrendo visite guidate dei centri storici, degustazioni, visite delle aree faunistiche e dei mercatini di Natale. Che voi seguiate questo itinerario o meno, una cosa è certa: ovunque andrete, troverete gentilezza e ospitalità, unite alla voglia degli abitanti di condividere con voi la ricchezza della loro tavola.

Castelli, briganti ed eremiti “Una tenera luce verde dorata bagna il grandioso scenario della Majella e dà una proporzione armoniosa a ogni minimo oggetto. Nessuna montagna mi tocca come questa. Elementi emotivi assai complessi si aggiungono all’ammirazione naturalistica. I suoi contrafforti le sue grotte i suoi valichi sono pieni di me-

morie.” Così lo scrittore Ignazio Silone descriveva il paesaggio che circonda Sulmona, nella quale soggiornò durante la stesura della biografia di Pietro da Morrone, il Papa del “gran rifiuto” che al momento della sua elezione pontificia nel 1294 viveva in una delle tante grotte della Majella. Il Medioevo respira ancora con forza tra queste montagne, come testimoniano i castelli che decorano il paesaggio, ovunque volgiamo lo sguardo. Visitare l’Abruzzo attraverso i suoi castelli ci permette di percorrerlo nella sua interezza, dai monti fino alla costa, passando dalle torri in rovina alle imponenti costruzioni medievali che si ergono su strapiombi vertiginosi, fino alle roccaforti costruite quasi sul mare, a difesa della costa. Partiamo da Tagliacozzo, il cui castello, sebbene in rovina, testimonia della grandezza di una città che fu uno dei centri più importanti della Marsica. Proseguiamo verso Celano e il suo imponente castello Piccolomini, edificato nel XIII secolo e oggi sede del Museo d’Arte Sacra della Marsica e della Collezione Torlonia di Antichità del Fucino. Da qui si va verso L’Aquila, capoluogo della regione che un tempo contava sul suo territorio ben novantanove castelli. Benché non tutti abbiano resistito al logorio del tempo, ne rimane la memoria nella fontana delle novantanove cannelle e nel forte cinquecentesco “Spagnolo”, nel centro della città. A L’Aquila è d’obbligo visitare la Basilica di Collemaggio, decorata di marmo bianco e rosa e incorniciata dalle montagne, nella quale venne incoronato papa Celestino V e in cui oggi riposano le sue spoglie. Ma, tra i tanti castelli della regione, il più scenografico è senza dubbio il castello di Rocca Calascio, dalle cui rovine si gode di tutta la valle circostante: Campo Imperatore, il “Tibet” d’Abruzzo. E ancora, potremmo nominare Santo Stefano di Sessanio, gioiello del Gran Sasso, il castello Piccolomini di Capestrano o, scendendo a valle, i castelli di Roccascalegna e quello di Crecchio. Senza neanche accorgercene, in meno di due ore ci ritroveremmo a valle, avvolti dal rumore delle onde, a contemplare il mare dalla torre del massiccio castello Aragonese di Ortona.

Tra futuro e mal d’Appennino “Ma, a ben riflettere, che significa partire? Quanti, rimasti sempre qui e qui sepolti, han vissuto sospirando isole lontane, città remo-

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p L'Aquila, fontana delle novantanove canelle. q L’Aquila, Basilicata di Collemaggio.

te; mentre il mal del paese è l’ossessione degli emigrati. Io stesso, questa terra, questa gente, l’avevo mai dimenticata?” Ignazio Silone trascorse gran parte della sua vita in esilio in

Svizzera, per motivi politici. L’emigrazione è parte integrante della storia abruzzese, come di tutto il meridione. Il terremoto del 2009 che ha colpito uno dei centri universitari più grandi della regione ha inflitto un duro colpo ad un territorio che stava – di nuovo  – assistendo alle partenze dei giovani verso città, occasioni, e sogni più grandi e troppo lontani. Il futuro in Abruzzo ha sempre rappresentato una sfida per i suoi abitanti, anche se da affrontare a testa alta, con orgoglio e muta tenacia. Qui, la definizione di “domani” è condivisa con le altre zone terremotate del centro Italia. Dopo il 2009, in tanti non sono mai partiti e in tanti hanno deciso di far ritorno, mossi da quello che Ignazio Silone definiva “mal d’Appennino”: una lacerazione tra il bisogno di partire e quello di tornare in queste terre così desolate, ma così ricche. Il futuro è la scommessa che tanti giovani abruzzesi hanno accettato e che stanno vincendo. Oggi, si torna in Abruzzo per rinascere. F. V.

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A Ovest di Roma è il titolo di una raccolta di racconti dello scrittore italoamericano John Fante. Nicola, il padre dello scrittore, apparteneva a quella generazione che a cavallo tra Ottocento e Novecento lasciò i paesi abruzzesi per cercare fortuna in America. La famiglia Fante, in particolare, proveniva da Torricella Peligna, in provincia di Chieti, dove ogni anno, nel mese di agosto, si organizza un festival letterario dedicato allo scrittore. la raccolta le recueil

Questi versi sono di Dante Alighieri e si trovano nel III canto dell’Inferno. Dante con Virgilio si trova davanti alle anime degli ignavi, coloro “che visser sanza ‘nfamia e sanza lodo”, che non fecero né il male ma nemmeno operando il bene. Nei secoli, diverse sono state le ipotesi circa l’identità di questo personaggio: si potrebbe trattare di Ponzio Pilato che, lavandosene le mani, rifiutò di giudicare innocente Gesù Cristo. L’ipotesi più accreditata, però, vuole che si tratti di Papa Celestino V. Ma come mai Dante colloca un pontefice nell’Antinferno, tra la ignobile schiera degli ignavi? Pietro

il racconto le conte, la nouvelle

Se per quest’itinerario invernale abbiamo scelto di presentarvi la parte montagnosa della regione, quella della costa non è meno affascinante. I trabocchi, antiche macchine da pesca lignee protese sul mare oggi in parte riconvertite in ristoranti, decorano ogni golfo della costa adriatica da Ortona a San Salvo, nella provincia di Chieti. Rappresentano un’ottima sintesi di questa parte della regione e un perfetto punto di partenza per esplorarla. Un altro gioiello della costa, è la Riserva Naturale Regionale di Punta Aderci, che vi offre tutta la bellezza del mare d’inverno. il trabocco la cabane sur pilotis

Angeleri, conosciuto come Pietro da Morrone, venne eletto Papa il 5 maggio 1294. Uomo di indole eremitica, Celestino V (questo il nome scelto dal pontefice) accettò l’incarico a malincuore ma, quando comprese di non riuscire più a contenere le pressioni del re Carlo II d’Angiò e a sopportare le strumentalizzazioni da parte di un’ala della Chiesa cattolica, abdicò: era il 13 dicembre di quello stesso anno.

proteso tendu

Una delle ricchezze più recenti della regione sono i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, centri di ricerca sotterranei di fisica nucleare oggi considerato tra i più grandi e importanti al mondo. La profondità dei laboratori, posti sotto i 1400 metri di roccia del massiccio del Gran Sasso, permette di ridurre il flusso di raggi cosmici esistenti nell’atmosfera e di raggiungere le condizioni ideali per lo studio della fisica delle particelle. È possibile, tramite prenotazione, visitare il centro di ricerca.

ignavo indolent

di indole de nature

Nonostante il francese abbia mantenuto il nome della regione al plurale, les Abruzzes, in italiano questa dicitura è scorretta dal 1963. Prima di questa data, la regione comprendeva anche il Molise che spiega l’uso del plurale. In seguito alla suddivisione, il nome si è trasformato nel singolare “Abruzzo”.

il massiccio le massif

la schiera la foule

a malincuore à contrecœur

nonostante bien que

la prenotazione la réservation

la dicitura la formulation

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Les vertus de

Francesca Vinciguerra

Si ce qu’on dit est vrai, c’est-à-dire que pour connaître véritablement un endroit il faut en goûter les spécialités, quelle histoire nous racontent donc les saveurs des Abruzzes ? Pour mieux nous orienter dans l’abondance des plats et des traditions de la région, nous avons demandé à un cuisinier abruzzais de nous servir de guide. Albano Franchella est le chef du restaurant Lo Stivale à Toulouse, une vecchia trattoria comme il aime à le dire, lieu idéal pour commencer notre voyage.

q Albano Franchella, chef du restaurant Lo Stivale à Toulouse.

u Les Sagne appezzate.

C

’est au travers des recettes d’une région que nous en saisissons le mieux son passé. Celui des Abruzzes a été écrit par les bergers sur les chemins de la transhumance, les paysans aux champs et les pêcheurs aguerris sur la côte.

Quand on pense au déjeuner du dimanche italien, immédiatement nos pensées sont envahies par les effluves d’une sauce qui mijote, les lasagnes au four, les ombres – qui apparaissent dans les vapeurs de la cuisine – des mères et des grands-mères, grandes prêtresses de la table. La tradition est encore vive dans toute l’Italie, et les Abruzzes ne dérogent pas à la règle. Albano, propriétaire et chef du restaurant Lo Stivale, se souvient avec nostalgie des réveils dominicaux de son enfance, alors que sa

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Une guitare au menu


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mère pétrissait la pâte avec laquelle elle aurait confectionné les Sagne appezzate, des pâtes en forme de losange, typiques de la région, servies avec une simple sauce tomate parfumée au basilic. C’est là que débute l’apprentissage du futur chef : il observe, suit, espionne les femmes de sa famille qui se déplacent avec légèreté dans la cuisine, entre le fourneau et la cheminée, encore utilisée de nos jours dans les Abruzzes pour cuisiner. « Sotto al coppo », précise-t-il, « c’est ainsi que s’appelle dans les Abruzzes la cuisine faite à la chaleur des braises dans la cheminée. » Mais revenons à la fabrication des pâtes  : si l’on ajoute des œufs au mélange de farine et d’eau, il est évident que l’on s’apprête à préparer une chitarra, une guitare. Une fois la pâte prête, on prend un objet qui ressemble vaguement à l’instrument musical. Cependant, pas question ici de faire de la musique. Constituée

p Préparation de la pâte pour les spaghettis.

u Page de droite, en haut, un troupeau de moutons sur les hauteurs des Abruzzes. En bas, préparation des arrosticini.

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u Une fois la pâte réalisée, elle est déposée sur la chitarra, une pression est faite à l’aide du rouleau et les fils de la chitarra coupent la pâte.

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la pecora alla cottora (viande braisée), des recettes nées à l’origine pour éviter de gaspiller les bêtes blessées ou trop âgées du troupeau. « Les bergers n’avaient pas d’autres choix pour se nourrir pendant la transhumance, explique Albano. Il s’agit de plats pauvres que notre tradition a fort heureusement conservé ». Si la pecora alla cottora, qui exige une très longue préparation ­– pour attendrir la viande de brebis âgée qui serait sinon trop dure –, est désormais difficile à trouver, les arrosticini sont au contraire omniprésents. Servies à table dans un pot en terre cuite, tel un bouquet parfumé, ces brochettes sont devenues le symbole culinaire de la région.

de nombreux fils d’acier tendus parallèlement les uns aux autres et fixés sur un métier en bois, la chitarra abruzzaise est utilisée de la façon suivante : une feuille de pâte est étalée sur les fils, ensuite elle est pressée avec un rouleau. Les spaghettis obtenus sont rugueux et de section carrée, tout à fait adaptés pour être accommodés avec des sauces à base de viande. Préparés autrefois pendant la période de la transhumance pour accueillir les bergers sur leur chemin, les spaghettis alla chitarra sont souvent cuisinés avec de la viande de brebis ou de mouton.

Settembre andiamo, è tempo di migrare. / Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori / lascian gli stazzi e vanno verso il mare... (Septembre allons, il est temps de migrer. / En ce moment en terre d’Abruzzes, mes bergers / quittent les enclos et vont vers la mer) a écrit l’Abruzzais Gabriele D’Annunzio. Septembre, en effet, est le mois de la transhumance : les bergers quittent les hauts plateaux de l’Apennin et descendent dans les Pouilles en quête de pâturages sous des cieux plus cléments. Certes, la dernière transhumance date de 1972, mais les traces de cette vie rude sont encore très nettes dans la cuisine régionale. Citons par exemple le fromage de brebis, le Pecorino abruzzais, et les recettes à base de viande, comme les arrosticini (brochettes de viande de brebis coupée en petits cubes) ou

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Les bergers sur les chemins de transhumance…

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… et les paysans aux champs Albano Franchella est né à Vasto, une ville côtière dont les habitants ne connaissent pas les difficultés de la vie en haute montagne, mais ils sont bien conscients des difficultés de la vie aux champs ou en mer. « La cuisine de ces endroits est faite de saveurs diverses, raconte Albano, même s’il existe des points de contact entre terre et mer  ». C’est le cas avec les pallotte cacio e uova, des boulettes au fromage et aux œufs aujourd’hui reconnues par le guide Gambero Rosso comme la street food la plus représentative des Abruzzes. Ces boulettes, réalisées avec un mélange de fromage de brebis –  du pecorino  –, des œufs, du pain rassis, de l’ail et du persil, sont frites dans l’huile avant de mijoter dans une sauce à base de poivrons. «  Mais parmi les plats qui me rendent le plus nostalgique, confie Albano, il y a la pizza e foglie. Il s’agit d’une pâte préparée avec de la farine de maïs cuite de préférence à la braise, dans

la cheminée. Les foglie, les feuilles, sont le nom générique donné au mélange de légumes verts utilisés pour préparer le plat : endive, chicorée, brocoli, blette, chou frisé ou bourache qui, une fois ébouillantés, sont cuits dans une poêle avec de l’ail, de l’huile et du piment doux séché. Chez moi, à Vasto, on accompagne le tout d’une portion d’anchois frits et salés ». Si l’on recherche un plat paysan abruzzais qui surprenne plus que les autres, il faut citer les virtù teramane, de la ville de Teramo : cette préparation, élaborée traditionnellement le 1er mai pour accueillir la belle saison, est une exaltation de tous les produits du monde paysan –  ses vertus – réunis dans un seul et même plat. Haricots, pois chiches, lentilles, petits pois, fèves, pâtes de différents formats, parmesan, herbes, tous les légumes de saison, viande et œufs ne sont qu’une partie des ingrédients du plat qui, plus que tous les autres, rend hommage à la vie paysanne et à son printemps abruzzais. F. V.

t Les pallotte cacio e uova, boulettes au fromage et aux œufs dans une sauce à base de poivrons. q La pizza e foglie, pâte à la farine de maïs et mélange de légumes verts, ici accompagnée de sardines. u Page suivante, les virtù teramane, préparation réunissant tous les produits du monde paysan.

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L’un des produits les plus précieux cultivés sur les terres abruzzaises est le safran, surnommé or rouge. La précieuse épice provient des fleurs du crocus, et les voir fleurir sur le haut plateau de Navelli ou à Campo Imperatore est un véritable spectacle. Il faut également citer les lentilles de Santo Stefano di Sessanio, les pommes de terre de Fucino, la réglisse d’Atri, le miel de Torricella Peligna, les dragées de Sulmona, et la ventricina, une charcuterie typique de Giulmi.

© By Babette

L’automne est là et les Abruzzais savent combien la saison froide peut être hostile. Pour les soirées les plus froides, à passer en famille, chez soi, ou dans un refuge de haute montagne, en partageant la table avec ceux qui, comme vous, choisiront l’hiver pour découvrir la beauté de ces terres, le chef Albano nous livre la recette de la polenta à l’abruzzaise avec une sauce à la saucisse et aux haricots. Nous lui laissons volontiers la parole : « Pour la sauce, faites revenir dans l’huile des oignons avec de la saucisse de porc coupée grossièrement, mais on peut aussi la laisser entière. Au bout de quelques minutes, ajoutez du vin blanc. Une fois le vin évaporé, ajoutez la sauce tomate. (Albano préfère utiliser la sauce préparée au mois d’août avec des tomates fraîches, une tradition commune à tous les Abruzzais.) Quand la sauce commence à bouillir, ajoutez les haricots préalablement trempés dans l’eau pour les ramollir. Couvrez et laissez cuire à feu doux pendant une heure. Pendant ce temps, préparez la polenta avec la farine de maïs. Elle doit être crémeuse, presque liquide. Versez-la dans les assiettes, recouvrez avec la sauce à la saucisse et aux haricots et saupoudrez du pecorino râpé. Pour accompagner un plat aussi riche, rien de mieux qu’une bouteille de Montepulciano d’Abruzzo, un vin rustique et corsé mais équilibré. Une synthèse parfaite de la région. Non mi resta che augurarvi buon appetito! »

Amateurs de pâtisserie, soyez les bienvenus dans les Abruzzes. Chaque quartier de chaque ville vante avec fierté des recettes locales dont les goûts, les formes et la préparation sont multiples. Le prix du gâteau le plus irrévérencieux, s’il existait, reviendrait à la ville de Guardiagrele pour ses célèbres Sise delle monache : deux tendres couches de génoise garnies de crème pâtissière et à la forme caractéristique, avec trois protubérances. Plus vraisemblablement, cette forme ferait allusion au Grand Sasso, à Majella et au Sirente-Velino, les trois massifs montagneux des Abruzzes. D’ailleurs ce gâteau est également connu sous le nom de Tre monti. À Pescara, pensez à goûter le Parozzo, gâteau à la forme semi-sphérique recouvert de chocolat et parfumé à l’orange dont le nom fut inventé par le poète Gabriele D’Anunzio. Mais vous pourrez aussi vous laisser tenter par les bocconotti, la cicerchiata, les pizzelle, les cavigionetti, les tarallucci, les mostaccioli, les pupe...

Les pâtes racontent plus que tout autre aliment l’histoire culinaire italienne, et les Abruzzes ne font pas exception. Plusieurs des fabriques de pâtes les plus renommées en Italie ont leur siège dans la vallée de Fara San Martino, dans la province de Chieti. L’exceptionnelle pureté de l’eau de source locale offre une matière première de qualité pour obtenir les pâtes produites par les entreprises De Cecco, Del Verde et Cocco, désormais exportées dans le monde entier.

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Brev’Italia

A CURA DELLA REDAZIONE

Scuola: dispersione per 1 su 3 al sud Dati allarmanti sulla dispersione scolastica per il sud Italia: in Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna riguarda 1 giovane su 3. Solo il Veneto e la Provincia autonoma di Trento riescono a mantenere la quota dei dispersi totali al di sotto del 10% dei giovani, raggiun-

gendo quindi l’obiettivo posto dall’Ue per il 2020. 1 giovane su 3 tra i 18 e i 24 anni nelle regioni del Sud non possiede le competenze di base nella capacità di lettura, di fare semplici calcoli, per non parlare della comprensione dell’inglese.

Il ponte di Leonardo poteva funzionare

Il ponte disegnato nel 1502 da Leonardo da Vinci per unire Istanbul a Galata con un’unica campata di 208 metri – la più lunga dell’epoca –, sebbene scartato dall’allora sultano Bayezid II, è stato invece promosso a 500 anni di distanza dagli esperti del Massachusetts Institute of Technology. Con una stampante in 3D hanno ricostruito un modellino in scala dimostrando che la struttura avrebbe funzionato perfettamente, resistendo anche alle eventuali deformazioni del terreno in una zona a rischio terremoti. Secondo gli esperti del Mit, il ponte si sarebbe dovuto costruire con blocchi di pietra e si sarebbe retto senza malta o cerniere, come i vecchi ponti romani. la campata la travée

scartato rejeté

la malta le mortier

la dispersione scolastica le décrochage scolaire

riguardare concerner

Riduzione del numero dei parlamentari Parlare di cosa avviene nel mondo della politica scatena le reazioni più disparate. Oggi però la buona notizia è che il Parlamento italiano ha votato sul ridimensionamento di se stesso con un discreto risparmio di soldi pubblici, riducendo il numéro dei parlamentari (da 945 a 600). Chi parla di un risparmio di 500 milioni di euro l’anno, chi dice 70 milioni, chi dice qualche decina… Insomma, si risparmia. scatenare déclancher

discreto assez important

il ridimensionamento la réorganisation

il risparmio l’économie

la cerniera la charnière

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Brev’Italia

Orgosolo e i murales Ogni strada racconta una storia: di un Paese, della Sardegna, ma anche quelle che riguardano l’intera umanità. Storie di lotta, sopraffazione e povertà, come la rivolta di Pratobello quando la popolazione ha impedito la nascita di un poligono militare di tiro, ma anche racconti del mondo da 50 anni a questa parte: Che Guevara, le madri argentine di Plaza de Mayo e l’attacco alle torri gemelle. Ogni dipinto è un affresco con colori accesi e con le forme del cubismo di stampo picassiano, in gran parte realizzati dal pittore senese Francesco Del Casino, il padre di quasi tutti i murales che hanno trasformato Orgosolo, paese della montagna sarda, in un vero e proprio museo a cielo aperto. la sopraffazione la vexation, l’abus

acceso vif

di stampo d’inspiration

La pasta è un punto fermo sulla tavola degli italiani: 9 italiani su 10 (88%) mangiano spaghetti regolarmente, e 1 su 3 (36%) la porta in tavola tutti i giorni. Mentre cresce il suo successo globale al punto che nel mondo in 10 anni il consumo è quasi raddoppiato, da quasi 9 a 15 milioni di tonnellate. La pastasciutta

è un vero piatto tipico italiano, sazia ed è simbolo della gustosa e sana dieta mediterranea. Un simbolo del made in Italy (1 piatto di pasta su 4 consumati al mondo proviene dall’Italia) che rappresenta 120 aziende, vale quasi 5 miliardi di euro e dà occupazione a circa 7500 persone.

il punto fermo l’élément de référence

saziare rassasier

la pastasciutta les pâtes

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Pasta, il mondo ne consuma il doppio di 10 anni fa

dare occupazione employer

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Brev’Italia

Obesi: 36,8% degli italiani tra 5 e 19 anni

Un italiano alla guida del programma di Ricerca e Innovazione dell’Ue

il cancro le cancer

il docente le professeur

In Italia, la percentuale di bambini in sovrappeso è una situazione preoccupante. Fra i 5 e i 19 anni è del 36,8%, con un aumento del 39,1% rispetto al 1990. Malnutrizione non significa solo non avere da mangiare a sufficienza, ma anche mangiare in modo errato o malsano. Il problema dell’obesità infantile sta assumendo le caratteristiche di una vera e propria epidemia. In Europa orientale e in Asia centrale 1 bambino su 7 sotto i 5 anni è in sovrappeso. Dal 2000 al 2016, la percentuale in sovrappeso fra i 5 e i 19 anni è raddoppiata da 1 su 10 a circa 1 su 5. Rispetto al 1975 il numero di bambini e ragazzi in questa fascia d’età che soffrono di obesità è 10 volte maggiore per le ragazze e 12 per i ragazzi.

È italiano il nuovo Presidente dell’Horizon Europe Cancer Mission Board, il programma di ricerca e innovazione dell’UE il cui compito è quello di trovare soluzioni a problematiche attuali, come il cancro e i cambiamenti climatici. Il suo nome è Walter Ricciardi, docente di igiene e sanità pubblica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore ed ex-presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.

in sovrappeso en surpoids

errato incorrect

la fascia d’età la tranche d’âge

No Cap: filiera etica contro il caporalato Una delle peggiori calamità che affligge le aziende agricole del Sud, è senza dubbio il caporalato, una pratica criminale che sfrutta il lavoro di braccianti senza contratto e sottopagati (spesso stranieri), assunti da un intermediario illegale (il “caporale”, appunto) che trattiene per sé una parte del salario del lavoratore. Il progetto nasce da un accordo tra il Gruppo Megamark che gestisce numerosi supermercati, e l’associazione “No Cap” che si occupa della promozione delle aziende agricole che hanno a cuore i diritti dei lavoratori. Attraverso l’uso di un bollino etico denominato “NoCap” da attaccare sui prodotti in vendita nei supermarket del Sud, il Gruppo Megamark acquisterà solo prodotti provenienti da aziende rispettose dei diritti dei lavoratori. La filiera etica al momento coinvolge una ventina di aziende e 100 braccianti extracomunitari, fuggiti allo strapotere dei caporali e ora attivamente impegnati nella diffusione della filiera. sfruttare exploiter

il bracciante l’ouvrier agricole

il bollino la vignette

attaccare coller

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LA

VALEUR

DE L’IMMIGRATION ROCCO FEMIA

Publié en Italie au début du mois d’octobre dernier, le « Rapport 2019 sur l’économie de l’immigration » fait le point sur la valeur économique de l’immigration. Deux données permettent de lire en parallèle la situation de la Péninsule à ce sujet. La première concerne les 2,5 millions de travailleurs étrangers actifs dans le pays qui ont généré 139 milliards d’euros. L’autre met en évidence la fuite préoccupante des jeunes Italiens à l’étranger.

N

ous vivons dans un monde dans lequel, hélas, la solidarité n’étant pas une valeur unanimement partagée, la meilleure façon de parler aux gens, si possible en défendant les valeurs auxquelles on croit, consiste à parler à leur portefeuille. Alors les oreilles s’ouvrent grand pour écouter. Mais, me direz-vous, il en a toujours été ainsi. C’est vrai, mais le paradoxe dans lequel vit l’Italie de ce nouveau millénaire est sans précédant. À la lecture du « Rapport sur l’économie de l’immigration » de la Fondation Leone Moressa, deux vérités émergent, et elles sont difficiles à avaler pour certains  : tout d’abord, les

personnes qui viennent de l’étranger apportent de la richesse à l’Italie ; ensuite, celles qui sont nées en Italie, surtout les jeunes, sont contraintes d’abandonner leur pays natal pour aller à l’étranger, ce qui génère, entre autres, des coûts énormes et un gaspillage d’énergie. Tels sont les faits. Regardons-les de plus près. En 2018, en Italie, on a dénombré 2 millions et demi de travailleurs étrangers, soit 10,6 % des actifs. La richesse produite par ces travailleurs est estimée à 139 milliards d’euros, soir 9  % du PIB ; ainsi l’État perçoit 3 milliards et demi d’euro de recettes fiscales et 13,9 milliards de cotisations sociales.

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Si l’on cessait de considérer l’immigration comme un « problème », une « urgence », ou pire encore, une « invasion », et si l’on regardait plutôt son potentiel économique et social à la lumière de toutes ces données, on découvrirait qu’elle est en fait une «  force vitale  » pour le pays. Ce rapport montre que parmi les travailleurs étrangers, 33,3 % ont un travail sans qualification, 60  % sont ouvriers, artisans, commerçants ou employés, et seulement 7,6 % ont un emploi qualifié. Une autre donnée, non négligeable, est celle relative à la contribution financière des plus de 700 000 entrepreneurs étrangers (9,4 % du total). À la première place, on trouve les Chinois avec 73 000 entrepreneurs, qui ont dépassé les Marocains (72 000), et à la troisième les Roumains (70 000).

Dans le contexte actuel, les mouvements migratoires internes et internationaux joueront un rôle de rééquilibrage majeur. Au niveau fiscal, cela équivaut à 2,3 millions de contribuables. Ce qui n’est pas rien. Le secteur agricole assure 18 % des emplois étrangers, et celui du bâtiment 17 %. Plus d’un million de travailleurs immigrés sont employés dans le secteur tertiaire (collectifs et individuels) et 438 000 dans l’industrie. Ces chiffres sont avant tout des faits concrets, qui ont une valeur économique indéniable, et ils suffisent à démasquer la propagande inutile et préjudiciable d’une certaine politique xénophobe et raciste qui n’aide en rien le pays. Depuis plusieurs années, la présence étrangère est stable en Italie, avec 5,2 millions de résidants étrangers fin 2018, soit 8,7  % de la population. Le solde migratoire est donc resté positif (+245 000). On note une légère prévalence de femmes (52 %), et une nette dominance des pays de l’Europe de l’Est (plus de 45 % du total). Les populations étrangères les plus

importantes sont les Roumains (23 %), les Albanais (8,4 %) et les Marocains (8 %), et ils sont pour la plupart installés depuis plus de 10 ans. En d’autres termes, cela signifie plusieurs choses. Tout d’abord que les emplois que les Italiens ne veulent plus sont occupés par les travailleurs immigrés, que ces derniers permettent de maintenir les services destinés à une population qui vieillit (les aides à domicile, les badanti, sont presque toujours des femmes et en très grande majorité étrangères). On ne peut négliger leur contribution au système de retraite. Ils concourent aussi à limiter le dépeuplement de zones abandonnées dans un pays qui, depuis de nombreuses années, est marqué par un fort déclin démographique auquel il faut ajouter la fuite des jeunes à l’étranger. Le Rapport 2019 rapproche, à juste titre, les valeurs économiques de l’économie produite par les immigrés, à la valeur négative ou, plus précisément au coût très élevé que représente l’émigration des jeunes Italiens à l’étranger. En effet, l’Italie est de nouveau un pays d’émigration. Depuis 10 ans environ, presque 500 000 Italiens sont partis. Parmi eux, 250 000 jeunes de 15 à 34 ans. On estime que les départs vers l’étranger ont coûté 16 milliards d’euros (1,1 % du PIB) : c’est justement la valeur ajoutée que les jeunes Italiens émigrés pourraient réaliser s’ils travaillaient en Italie. Inutile de se faire des illusions, la population italienne diminue, le taux de fécondité est 1,32 enfants par femme, et le solde des naissances et des décès est négatif depuis plus de 25 ans. Les jeunes sont donc de moins en mois nombreux contrairement aux personnes plus âgées. On estime que les plus de 65 ans représenteront 31,3 % de la population en 2038. Le vieillissement démographique est un phénomène qui touche toute l’Europe, mais l’Italie est la lanterne rouge en la matière parmi tous les pays du vieux continent. Selon Eurostat, la Péninsule pourrait perdre entre 2 et 10 millions d’habitants d’ici 2050. Dans un tel contexte, les mouvements migratoires internes et internationaux joueront un rôle de rééquilibrage majeur. L’immigration doit donc être gérée et appréhendée comme une richesse, surtout pas comme un problème insoluble. Il en va de notre survie. R. F.

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Giuseppe Santoliquido, politologue et écrivain, revient sur les revirements récents de la scène politique italienne et se penche sur

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l’échiquier mondial actuel.

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ous nous étions quittés à l’entame de l’été. À cette période de l’année, un homme semblait tenir la Péninsule dans le creux de sa main, la faisant frissonner au gré de son humeur belliqueuse, s’en prenant tantôt aux migrants tantôt à l’Union européenne, tantôt à ses partenaires de gouvernement, tantôt aux élites de tous bords, fort d’une habileté rhétorique sans pareille et d’un sens de la démagogie hors pair, dans la droite ligne d’un Silvio Berlusconi ou d’un Matteo Renzi des temps de leurs splendeurs. Matteo Salvini célébrait son tout récent triomphe aux élections européennes, emportait le gouvernement du Piémont dans la foulée, septième région consécutive basculant à droite, et finissait, dans une sorte de délire d’omnipotence, par faire tomber le gouvernement, certain que ses compatriotes apeurés par les flux migratoires et l’oppression exercée sur eux par les instances européennes, lui octroieraient, dans les urnes, l’équivalent moderne de cette sacrosanctitas (sorte d’immunité, d’inviolabilité politiques) que les Romains accordaient aux tribuns de la plèbe dans l’Antiquité. Mais n’est pas César qui veut. Du moins le César d’avant les Ides. Car il y eut conjuration et l’Italien ne vota pas. Pour comprendre les raisons de ce non vote, remettons-nous en à ce cher Publius Ovidius Naso, plus simplement appelé Ovide, dont la queue du patronyme, Naso, lui venait de son nez parmi les proéminents de tout l’Empire. « J’entreprends de chanter les métamorphoses qui ont revêtu les corps de formes nouvelles […]. Ennemis les uns des autres, tous ces éléments rassemblés en désordre, le froid et le chaud, le sec et l’humide, les corps mous et les corps durs, les corps pesants et les corps légers, se livraient une éternelle guerre. » Ces lignes, vous les trouverez en guise de prologue des Métamorphoses, son œuvre la plus célèbre. Or n’est-ce pas de cela qu’il s’est agi à la fin de l’été en Italie ? D’un entremêlement de métamorphoses entre ennemis se livrant une éternelle guerre ? Faisons-la brève : par peur d’une déroute électorale quasiment certaine, le Parti Démocrate (centre-gauche) et le Mouvement Cinq Étoiles, qui quarante-huit heures avant la chute du gouvernement juraient encore de ne jamais pouvoir s’allier tant leurs divergences de fond étaient importantes, ont convolé en justes

noces. Tout sauf Salvini. C’était le mot d’ordre. Le tout sous la pression parfaitement assumée des instances européennes et des chancelleries occidentales, craignant, ces dernières, qu’un raz-de-marée électoral de la Ligue ne donne des idées saugrenues à leurs électorats respectifs. Débarrassé de son encombrant allié extrémiste, les populistes du Mouvement 5 Étoiles ne l’étaient plus, populistes, ni pour la gauche ni pour l’Europe, eux les amis des Gilets jaunes et du raciste et suprémaciste noir Kémi Séba, connu pour une descente dans un quartier juif de Paris, proche d’Alain Soral et de Dieudonné. Giuseppe Conte, le Premier ministre, qui avait signé les textes sécuritaires salviniens et appuyé sans coup férir sa politique migratoire, ses propos haineux, sa guerre contre l’Europe et les intellectuels, qui avait soutenu en laquais servile la moindre de ses actions, épousait du jour au lendemain les thèses inverses, s’engageant, une première dans les annales parlementaires de la République, à abroger ce qu’il avait paraphé l’instant d’avant. Sous les applaudissements, une fois encore, de la gauche et des chancelleries occidentales. Vous me direz : la politique a ses raisons que la dignité ignore. Et vous auriez raison. De même, si vous ajoutiez qu’en l’occurrence, la fin devait primer sur les moyens puisqu’il s’agissait d’éviter la concentration d’un nombre important de pouvoirs dans les mains d’un seul homme, je répliquerais que je comprends votre raisonnement. Je formulerais toutefois une objection : l’alliance sans accord sur le contenu de deux ennemis jurés ne risque-t-elle pas de réduire la démocratie à une forme d’état sans substance ni ancrage dans une pensée ? La vertu de la cohérence, la conformité entre ce que l’on dit et ce que l’on fait ne constituent-elles pas le meilleur anticorps contre une dérive démagogique, populiste  ? La politique est également une forme d’éducation. Je pense à ce mot du philosophe et poète américain Henry David Thoreau : « Seuls peuvent me contraindre ceux qui obéissent à une morale plus altière que la mienne. » S’ils abandonnent ces vertus, nos amis les démocrates de tous horizons ne prennentils pas le risque de servir le diable en pensant nous amener le bon Dieu ? Combien de temps

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les citoyens vont-ils continuer de faire un effort en faveur d’une entité dépourvue de vérité, de cohérence, et se sentir encore liés au mot « démocratie » ? Toujours plus, ces mêmes citoyens se sentiront étrangers à la vie de l’état, s’en désintéresseront. Il ne suffit pas de se gargariser de concepts à la mode, comme, par exemple, la démocratie participative (sur des questions le plus souvent secondaires), s’il s’agit, ensuite, de se défaire de toute cohérence. Il ne suffit

villes sur près de 500 km2 carrés afin d’y loger deux millions de migrants, et, surtout, d’anéantir les milices kurdes, principales responsables de la défaite de l’Isis, au grand soulagement, à l’époque, des États-Unis et de l’Europe, de bien lâches alliés. Cette nouvelle guerre de la honte mettra ainsi un million et demi de civils sur les routes de l’exil, avec cette complicité craintive à laquelle l’histoire de l’Europe nous a habitués. Elle redonnera vie aux forces islamistes, qui

l'alliance sans accord sur le contenu de deux ennemis jurés ne risque-t-elle pas de réduire la démocratie à une forme d'état sans substance ni ancrage dans une pensée ? pas non plus de crier au loup et de se réjouir qu’il se soit provisoirement réfugié dans sa tanière. Ne vaut-il pas mieux l’affronter au corps à corps, à l’aide de l’intelligence, de la raison, de la dignité dans l’action, exploitant ses faiblesses et se prévalant de nos différences  ? Car si l’on blesse continuellement la démocratie dans ses fondements – je parle de la démocratie substantielle, bien sûr, et non pas formelle – l’odeur de sa chair flétrie, tôt ou tard, allèchera de nouveau l’instinct carnassier du prédateur. Surtout dans un pays où la paupérisation ne cesse de croître (près de 400 000 départs en quatre ans, essentiellement dans le sud), où l’état des services publics fait peine à voir, où les infrastructures sont défaillantes et où un enfant sur quatre (sur trois dans certaines régions) est déclaré perdu par le système scolaire. Et que dire de l’autre face de la médaille, cette machine européenne frappée d’entropie depuis des lustres, toujours plus réduite à sa mécanique administrative, sans âme ni contenu, assistant sans réaction à l’invasion des soldats et des chars turcs dans le Rojava syrien, sorte de nouveau Chypre du Nord à l’est de l’Euphrate, avec la visée de créer un maillage de

auront désormais le champ libre afin de reprendre leur combat, et libérera des geôles kurdes des milliers de terroristes. Ce n’est pas tout : pour mener à bien son projet, l’autocrate moustachu d’Istanbul sollicite des fonds de l’Europe, qui ne manquera pas de délier les cordons de la bourse, cette fois encore, après avoir déjà versé six milliards d’euros à Erdogan en 2016 pour les mêmes raisons, sous peine de voir son territoire envahi par des millions de réfugiés poussés dans le dos par les Turcs. « Nous envisageons un embargo », ont annoncé les instances européennes en guise de bien pitoyable admonestation. Ben voyons… Question  : ne vaut-il pas mieux bloquer une attaque avant qu’elle n’ait lieu plutôt que de la punir après coup, lorsque les dégâts sont devenus irréversibles ? « Ce n’est pas bien, il faut réagir », s’est également indigné Luigi Di Maio, le ministre transalpin des affaires étrangères. Le même qui, après l’adoption de la loi financière de 2018, avait annoncé en riant face aux journalistes médusés : « J’annonce au peuple italien qu’avec ce texte, nous avons aboli la pauvreté. » Il riait, ai-je précisé. Sans doute de «  l’affreux rire de l’idiot  ». Citation, cette fois, d’Arthur Rimbaud. G. S.

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Vincent Engel

Mes amours italiennes Sienne 1985 Sienne a fait l’objet d’un magnifique dossier dans le dernier numéro de RADICI. Vincent Engel y revient cette fois, c’est parce que, dans la chronologie de ses découvertes italiennes, Sienne est la troisième ville, après Rome et Venise…

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urant ma première année de licence en Belgique (la maîtrise en France), je tombe amoureux de C., étudiante en lettres comme moi, flûtiste et inscrite en études italiennes. Pendant l’été 1985, elle part suivre des cours de langue à Sienne et je reste à Louvainla-Neuve… jusqu’à ce qu’elle m’appelle pour m’inviter à la rejoindre une semaine. Mon père m’offre le train pour Florence, où C. viendra me chercher, et m’inonde de conseils de visites muséales, dont je ne tiendrai pas compte. Je suis déjà allé avec lui à Florence, et je n’ai pas été séduit. Je garde de la ville une image sombre (il pleuvait), monstrueusement bruyante (la ville n’est pas encore piétonne et les rues sont envahies de voitures et de motos), avec des musées à n’en plus finir (mon père a failli me dégoûter à vie de telles visites, par son insistance à m’expliquer pendant des heures la composition des tableaux sans jamais s’intéresser au sujet). Quand je débarque chez les Médicis, en août 1985, je n’ai donc qu’une hâte : retrouver C. au plus vite, l’embrasser et bondir dans le bus qui va nous conduire à Sienne.

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Pendant près de vingt ans, j’affirmerai avec fierté à qui voudra l’entendre que « je suis de Sienne  » et pas de Florence. La séduction est immédiate, d’autant que j’aurai, cette année, la chance d’assister au Palio, noyé dans la foule sur la place. Je commence à pressentir que la beauté singulière de Sienne, ou celle de San Gimignano que nous allons visiter, tient à une étrange suspension du temps, constat qui nourrira, dix ans plus tard, la genèse de mon roman Retour à Montechiarro. Si la Toscane en général et la région de Sienne en particulier sont si belles, si préservées, c’est parce que l’Histoire s’est arrêtée. Après la terrible peste de 1348 et l’effroyable saignée démographique qu’elle impose à la ville (et au reste de l’Europe), tout semble s’arrêter. Les travaux de la cathédrale sont suspendus et ne reprendront jamais, et la grandeur de Sienne ne sera plus qu’un souvenir gravé dans la pierre et une architecture urbaine préservée à jamais. Au dix-neuvième siècle, la révolution industrielle épargnera la Toscane, à moitié désertée, pauvre, exsangue, où le Président De Brosse raconte que, passant par San

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Après Rome et Venise, Sienne vient définiQuirico d’Orcia, il doit priver les habitants locaux du pigeon qu’ils gardaient pour remplacer tivement sceller le pacte que je passe avec l’Ital’agneau pascal. lie. J’ai vérifié mon arbre généalogique ; pas une Mais avant cet arrêt, Sienne a été riche, feuille ne me rattache génétiquement à ce pays. glorieuse, puissante, guerrière, cultivée… La Mais quelle importance ? L’Italie est désormais peste et la décadence économique ont parado- ma patrie de cœur, ses paysages sont mon hoxalement préservé les traces de ce passé ma- rizon et ses parfums m’accompagnent toute gnifique, pour l’offrir aujourd’hui en pâture aux l’année, lorsque je suis obligé de retourner vers hordes de touristes. Mais autre chose m’intri- les terres froides et humides de ma Belgique. gue, que j’approfondirai quelques années plus Je commence à baragouiner l’italien et j’adore tard en découvrant Pienza et le Val d’Orcia : ce la manière toscane de prononcer les « c », moi que nous lisons aujourd’hui comme des beau- qui ai les accents en horreur. Mes leçons, je les tés architecturales attrayantes furent jadis des ai prises dans les livrets d’opéra classiques et signes de puissance et des lieux d’une violence sur les marchés. Mon vocabulaire est à la fois extrême. Les tours populaire et suranné, de San Gimignano et ma syntaxe plus n’avaient pas pour q u ’a p p r ox i m a t i v e , Après Rome et Venise fonction d’anticiper mais là encore, quelle les gratte-ciel de New importance  ? Quand Sienne vient York, mais de peron aime, même les mettre aux familles erreurs de langue sont définitivement sceller riches de se protéger des mots d’amour. des attaques de leurs La veille de notre le pacte que je passe départ, notre hôtesse voisins  ; les encoches avec l’Italie. nous emmène en voisur les façades des ture à l’extérieur de palais siennois serla ville. J’ai pris mon vaient, elles, à placer des couloirs permettant à ces mêmes familles appareil photo. Elle s’arrête dans la campagne de passer d’un palais ami à l’autre, sans risquer et je suis sous le choc  ; sous mes yeux, se déde se faire assassiner dans la rue. voilent les plus beaux paysages que j’ai jamais Et même la beauté du Palio est-elle autre vus. Des vallons tissés de champs labourés, aux chose que la ritualisation de la violence et de la mille nuances d’ocre et de gris, des prairies aux camaïeux dorés, des oliviers nonchalants, des compétition ? En 1985, je suis encore loin, cependant, cyprès qui prennent la pose avec désinvolture… de toutes ces réflexions. Je savoure la ville, les Je mitraille, le cœur battant, j’ai presque peur parfums, les bruits et ce qui achève sans doute d’être victime d’une illusion qui va s’effacer en de me séduire, outre l’amour pour C., c’est cer- un clin d’œil. La personne qui nous a conduits tainement la musique qui ruisselle sur la ville. ici perçoit-elle encore cette exceptionnelle Je ne peux pas vivre sans musique, et Sienne beauté ? Sans doute, puisqu’elle nous l’a fait dé– surtout en été – est musique. Dans les cours couvrir. Et peut-on se lasser d’un tel spectacle ? des palais, les universités d’été organisent des Je n’ai pas encore de réponse à cette question. concerts ; dans les rues, vous êtes accompagnés Pour l’heure, en ce mois d’août 1985, je savoure, par les instrumentistes qui travaillent leur ins- ou plutôt je me goinfre d’images pour survivre trument, les chanteuses et chanteurs qui exer- le temps qu’il faudra loin de Sienne. Quand le moment vient de remonter en cent leur voix. Je découvre aussi ces boutiques où l’on vend voiture, je m’arrête un instant et contemple une des carnets au beau papier et aux reliures de dernière fois le paysage. Douze ans avant d’écricuir. Attrape-touriste ? Peut-être. Toujours est- re ces mots, je murmure le serment qu’Adriano, il que j’en fais une provision qui me servira à le jeune orphelin qui ouvrira la première partie écrire mes romans « italiens », et que je pren- de Retour à Montechiarro, prononcera en redrai toujours un plaisir infini à y laisser glisser la gardant son village au détour du chemin : « Je plume de mon stylo. reviendrai ». V. E.

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Intervista a Ezio Bosso

Il pianoforte è il cuore pulsante di Ezio Bosso. Una malattia degenerativa che lo ha costretto alla sedia a rotelle è solo un minuscolo puntino che non gli impedisce di andare avanti pur in mezzo a tanta sofferenza. Si chiacchiera di musica e di vita con un direttore d’orchestra, compositore e pianista ormai riconosciuto sulla scena italiana e internazionale.

GIACOMO RUSSO SPENA

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lenisce i dolori È

la musica che mi ha scelto”. Si sente un privilegiato, malgrado la vita l’abbia costretto a lottare contro una malattia neurodegenerativa. La musica gli ha riempito l’esistenza oltre ad avergli fatto ottenere riconoscenze, premi e cittadinanze onorarie. Va avanti anche se, nel settembre 2019, ha annunciato la cessazione dell’attività di pianista. Ezio Bosso – uno dei pianisti, compositori e direttori d’orchestra di maggior talento del panorama musicale internazionale ­– ci aspetta in un bar del centro di Roma. Sorseggia birra, insieme alla sua assistente. Mi accoglie con un sorriso, col suo solito ciuffo ribelle. Pacato, di una sensibilità unica. Ci racconta subito il suo sodalizio con il regista Gabriele Salvatores per cui ha firmato la colonna sonora di Io non ho paura, Quo vadis, baby e Il ragazzo invisibile. Poi si inizia a ragionare sul valore della musica,

da insegnare nelle scuole fin dalla più tenera età: “Continuo a vedere la società come una multiformità di differenti età, di differenti esistenze, di differenti singolarità – spiega il Maestro – È ovvio che a un bambino piccolo non farò ascoltare tutto Wagner. Di musica ce n’è tanta: Bach, Monteverdi, Palestrina... Credo che questo dipenda sempre dal modo in cui si fa ascoltare. Se io fossi un bambino, per esempio, vorrei che mi raccontassero le storie. Mi piace anche oggi”. Si è avvicinato alla musica a soli quattro anni. Che ricordo ha di quel tempo e quanto l’è servita tale esperienza per diventare l’artista che è oggi? Ho iniziato lo studio all’età di 4 anni, ma alla musica mi sono avvicinato anche prima. Praticamente, ho imparato a leggere le note prima delle parole. Tale studio è la base di quello che

la sedia a rotelle le fauteuil roulant costringere contraindre sorseggiare siroter il ciuffo la mèche pacato paisible il sodalizio le partenariat il regista le réalisateur

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fondante fondamental vietare interdire sottovalutare sous-estimer convogliare canaliser lo stupore l’émerveillement la scuola dell’infanzia l’école maternelle puntualizzare préciser il collante sociale le ciment social il collegamento le lien avulso étranger guardare a considérer tentare la sorte tenter sa chance avanzatissimo avant-gardiste il piattino la petite cymbale lo stare insieme le vivre-ensemble superare surmonter meticcio métis l’argine le barrage scontrarsi s’opposer il bullismo le harcèlement lenire i dolori apaiser les douleurs

sono oggi. È la conferma di come quella disciplina, anche se a volte complessa e faticosa per un bambino, si rivelò per me qualcosa di meraviglioso, un’esperienza fondante. La musica è stata di fatto tutta la mia vita. Devo ringraziare quella zia che mi vietava di suonare il pianoforte prima di studiare le note: “Se non impari a leggere la musica – mi diceva – non lo tocchi”. Perché l’educazione è anche questo: meritare qualcosa con il proprio lavoro e non per capriccio. E questo è un concetto importante, da non sottovalutare. La musica è indispensabile, fin dalla scuola materna? Noi siamo naturalmente composti della materia dei suoni: abbiamo il senso del ritmo fin da quando siamo molto piccoli, fin dall’età di uno o due anni. E l’aspetto ludico del ritmo, per i bambini, è di fondamentale importanza, fa la differenza anche dal punto di vista fisico. Come dimostrano gli studi scientifici, la capacità di convogliare il ritmo aiuta anche a camminare meglio. Nell’età evolutiva si tratta di un aspetto fondamentale per l’equilibrio della crescita. E ugualmente importante è coltivare l’ascolto e lo stupore. Che si utilizzi un registratore o uno xilofono, l’accesso al suono, alla produzione del suono associata all’ascolto è un aspetto fondamentale della formazione e della cultura in tutta la nostra esistenza. La musica come strumento di benessere sociale, come valore fondante di una società migliore, per cambiare la vita, per salvare la vita. Concretamente che tipo di musica va insegnata, secondo lei, nelle scuole dell’infanzia e come? Innanzitutto va puntualizzato che la musica, essendo un grande collante sociale, è associabile a tutto, persino al cibo, potrebbe rappresentare un collegamento tra una materia e l’altra, rendendole meno avulse ed evitando il rischio di cadere in nozionismi morti che peraltro, è uno dei problemi non solo della musica, ma della stessa educazione. Io sono un umanista, continuo a sognare un mondo che guarda alle cose, non che tenta la sorte. Ma esiste in Italia una metodologia didattica ben sperimentata? L’Italia vanta una pedagogia musicale avanzatissima. Torino, per esempio, è all’avanguardia nel campo della pedagogia musicale per l’infan-

zia. Esistono metodi assai efficaci, come il meraviglioso e inclusivo metodo Orff, grazie a cui qualsiasi bambino può imparare le note attraverso una partecipazione attiva, anche solo con un piattino, e insieme agli altri. Lo stare insieme è di fondamentale importanza e serve a superare le proprie difficoltà, le proprie paure. Ma questo, per quel che mi riguarda, vale anche alla mia età. Lei ha dichiarato che, oltre alla musica, renderebbe obbligatorio in tutte le scuole l’opera Pierino e il Lupo di Prokofiev. Penso che utilizzare la storia insieme alla musica, la musica insieme alla storia, sia un percorso formativo fondamentale per la formazione di un adolescente. E in questo percorso renderei obbligatorio in tutte le scuole Pierino e il Lupo di Prokofiev, un testo determinante nella crescita di un bambino. E anche di un adulto. La scuola d’infanzia è sempre più meticcia con figli di migranti di prima o seconda generazione che soffrono problemi di integrazione, in primis linguistica. L’educazione musicale è uno strumento di inclusione e di argine alle discriminazioni? La musica classica è una forma oggettivamente meritocratica: se uno non arriva significa che non è ancora arrivato. Spinge alla cooperazione, non all’eliminazione, e spesso cura anche il dolore e riappiana le differenze sociali. Più ancora che uno strumento di inclusione, è uno strumento di parificazione. Uno dei problemi principali è stato proprio quello di rendere la musica qualcosa di elitario. È sbagliato. È una cosa con cui mi scontro ancora oggi. Malgrado le mie debolezze, fragilità, stranezze non venivo denigrato, ma suscitavo curiosità perché emettevo un suono che affascinava chi mi stava intorno. La musica è fondamentale, lo dico per esperienza personale perché elimina pregiudizi, bullismo, difetti persino fisici, cancella le età e lenisce i dolori di qualsiasi forma siano. “La musica cambia la vita perché è di tutti e pone tutti sullo stesso piano.” Sono parole sue. La musica è un linguaggio davvero universale, senza proprietari né confini? Più precisamente, la musica è un patrimonio universale. Non un bene comune, ma una necessità comune. E dunque se ne deve garantire l’accesso a tutti. G. R. S.

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tra modernità

e tradizione Ah, la famiglia! Vi siete mai chiesti come sarebbe stata la vostra vita se foste nati in Italia?

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FRANCESCA VINCIGUERRA Immagini del film di Gabriele Muccino, A casa tutti bene (2018)

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ranzi domenicali, una mamma che non vi considererà mai un adulto indipendente, una zia che vive poco più in là, una nonna al piano di sotto. Ecco, non siete poi così lontani dalla realtà: in Italia, tra problemi e contraddizioni, la famiglia era ed è ancora l’unica boa di salvataggio durante la tempesta. Ma se anche questa tribù compatta che è la famiglia stesse conoscendo un momento di crisi? I tassi di natalità sono tra i più bassi al mondo, i giovani tardano ad uscire di casa, mentre il conflitto tra famiglia tradizionale e famiglia moderna occupa le strade, la scena politica e il dibattito pubblico. Cos’è successo alla famiglia in questi ultimi decenni? Cosa la rende, ancora e nonostante tutto, uno dei cardini della società italiana?

al di fuori dei confini dello stesso quartiere e non di rado si dividono gli appartamenti di uno stesso palazzo. Così, se i vostri genitori non saranno a casa quando voi tornerete da scuola, non ci sarà di che preoccuparsi: una nonna desiderosa di viziarvi con la sua cucina aspetterà dietro lo spioncino della porta del piano di sotto, pronta a captare il minimo movimento rivelatore del vostro ritorno. Alla famiglia non si scappa. Spesso però succede che questa rete di interdipendenza sociale e affettiva allevii ogni voglia di scappare: ancora oggi, il 60% dei giovani italiani (dai 18 ai 34 anni) vivono ancora sotto lo stesso tetto dei propri genitori, anche al nord Italia e anche nel caso in cui abbiano un contratto di lavoro stabile, contro il 35% dei loro coetanei d’oltralpe. “Bamboccioni” è il nome che la stampa e le statistiche hanno dato a quest’esercito di giovani spaventati dall’indipendenza della vita adulta. E se in molti casi si tratta di giovani in lotta costante con un mercato del lavoro spietato e competitivo, la comodità del loro nido d’infanzia impedisce agli altri di spiccare il volo oltre la soglia di casa, per la gioia di una madre apprensiva o malgrado la disperazione di genitori che, loro sì, vorrebbero la loro dose d’indipendenza.

Ancora oggi, il 60% dei giovani italiani dai 18 ai 34 anni vivono ancora sotto lo stesso tetto dei propri genitori, anche nel caso in cui abbiano un contratto di lavoro stabile.

la boa la bouée il cardine le pilier palese évident in fretta rapidement non di rado souvent lo spioncino l’œilleton viziare gâter allievare diminuer spietato impitoyable la comodità le confort spiccare il volo prendre son envol sfociare in déboucher sur

Famiglie, familles “Un uomo che sta troppo poco con la sua famiglia, non sarà mai un vero uomo”, sentenzia Don Vito Corleone ne Il Padrino, uno dei film che hanno contribuito a rendere la famiglia italiana un’istituzione anche agli occhi di chi in Italia non ha mai messo piede. Miti, congetture e pregiudizi, nascondono sempre qualche verità. Nel caso della famiglia italiana, la verità non prova neanche a nascondersi. Anzi: volteggia palese nell’atmosfera, dolce e onnipresente come la promessa del mito che la circonda. Se avrete la possibilità di viaggiare in Italia, ve ne renderete conto da soli: la famiglia è ovunque. E non si tratta solo di genitori e fratelli o sorelle. Quando un italiano nomina la parola famiglia, il cerchio delle persone coinvolte è già più largo e comprende nonni, zii e cugini, che sanno tutto di lui come lui sa tutto di loro. Abituatevi in fretta a questa presenza costante: raramente i componenti della famiglia italiana abitano

Il Welfare: un affare di famiglia Solidarietà e coesione vanno d’accordo con l’idea di famiglia italiana, anche quando la solidarietà sfocia in consigli non richiesti e la coesione diventa invasione dello spazio privato. Non dobbiamo però credere che dietro la solida istituzione della famiglia si nascondano solo affetto e tradizione: in realtà, la debolezza dell’apparato delle politiche sociali statali spiega in gran parte il motivo per il quale ogni fa-

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riceve un sostegno economico da parte dello Stato, ma continua ad avere scarse possibilità di accesso agli asili nido pubblici, poco numerosi ed estremamente cari. Le famiglie italiane si trovano dunque nella situazione non solo di dover organizzare gli aiuti ricevuti da parte dello Stato – come avviene altrove in Europa – ma anche di dover creare da zero un sistema di sostegno interno alla famiglia, per sopperire a quelle mancanze che lo Stato italiano non ha mai risolto. Ci si spiega allora perché gli anziani rimangano tra le colonne portanti della famiglia in Italia, non solo a livello affettivo, ma anche economico: i pensionati ancora abili, oltre a poter offrire un servizio di baby-sitting per i nipoti e di aiuto in casa ai figli, contribuiscono con la loro pensione a riempire gli eventuali buchi nel bilancio di tutta la famiglia. Circa il 40% dei pensionati italiani aiuta i parenti a ristabilire l’equilibrio economico, sostenendo un

fare affidamento a se fier à il welfare la protection sociale scarso faible i buchi nel bilancio les trous du budget

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miglia italiana nei momenti di difficoltà faccia più affidamento alla sua rete privata di sostegno che a quella ufficiale dello Stato. Se il Welfare State era già una realtà in Inghilterra e nel resto d’Europa all’inizio del XX secolo, l’Italia comincia a lavorare sul suo apparato di società assistenziale soltanto a partire dal secondo dopoguerra, con la nascita della Repubblica. Coincidendo questo periodo storico con l’alba della società dei consumi e – poco tempo dopo – con il boom economico, il Welfare italiano costruisce le sue prime linee guida su questo modello: sin da subito, lo Stato incentiva il consumo privato anziché fornire strutture collettive efficienti. Ma se in un primo momento questo tipo di politica contribuisce al benessere economico delle famiglie italiane, sul lungo termine porta una lunga serie di carenze nel campo dei servizi pubblici essenziali. Così ancora oggi, ad esempio, per la nascita di un figlio, la famiglia

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Gli anziani rimangano tra le colonne portanti della famiglia in Italia: i pensionati oltre a poter offrire un servizio di baby-sitting per i nipoti e di aiuto in casa ai figli, contribuiscono a riempire gli eventuali buchi nel bilancio di tutta la famiglia.

biasimare en vouloir à inchiodato cloué, coincé congegnato conçu

figlio che ha improvvisamente perso un lavoro o un nipote che deve ancora trovarne uno. Le grandi perdenti di questo sistema assistenziale sono le donne: la scarsità di servizi pubblici ai quali fare appello durante la gravidanza e i costi elevati che comporta in Italia la scelta di avere un figlio, in troppi casi spingono la neomamma ad abbandonare il lavoro per rimanere a casa fino all’età scolare dei figli. Se il costo di un asilo nido è pari o superiore al loro stipendio, come biasimarle? Tanto vale cercare di contribuire al bilancio familiare evitando spese superflue, si dicono. La difficoltà di tor-

nare sul mercato del lavoro dopo un’assenza di anni però costringe molte donne a rimanere inchiodate in questo limbo domestico. Per fortuna che c’è la famiglia, allora. Questo sistema di soluzioni parallele però, apparentemente ben congegnato e fino a qualche anno fa estremamente efficiente, sembra che stia cominciando ad incassare dei colpi: l’attuale generazione di giovani italiani è la prima a conoscere un calo della natalità di tale importanza, accompagnato da un innalzamento dell’età media per la prima gravidanza, senza parlare dello scarso numero di coppie che deci-

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dono di convolare a nozze, religiose o civili che siano. Il ritardo delle nascite, unito all’esigenza sempre più frequente di doversi allontanare da casa per trovare soddisfazione professionale, sta cambiando profondamente la società italiana alle sue basi, creando una situazione del tutto nuova e della quale è ancora difficile prevedere le conseguenze.

Verona 2019 tradizione o modernità? Giornali e telegiornali ne hanno parlato, intellettuali di ogni leva si sono recati sul posto per ascoltare con le proprie orecchie i propositi dei partecipanti alla tredicesima edizione del Congresso mondiale delle famiglie, tenutosi a Verona dal 29 al 31 marzo 2019. Il World Congress of Family (WCF) riunisce i movimenti globali antiabortisti, antifemministi e anti-LGBTQI e quest’anno ha richiesto di organizzare il suo raduno mondiale in Italia, rispondendo alla crisi – vera o presunta – della famiglia tradizionale, causa secondo loro del calo delle nascite. Malgrado i propositi confusi e obsoleti gridati per strada e proclamati nelle conferenze, l’importanza dell’evento non è da trascurare. Da un lato della barricata gli strenui difensori della famiglia tradizionale, patriarcale ed eterosessuale, dall’altro lato le esponenti dei movimenti femministi Metoo e Nonunadimeno, altra novità non meno importante sulla scena sociale italiana, si affrontano con veemenza. Nel frattempo, fanno il loro ingresso in sala conferenze gli invitati ufficiali del governo, accreditando le posizioni dei primi. Che i problemi relativi ai tassi di natalità siano reali, non è da mettere in dubbio. Che questi problemi stiano portando ad un profondo mutamento della società italiana, nemmeno. Ma credere che queste problematiche siano dovute alla legge sull’aborto, all’esistenza di famiglie omosessuali, all’ambizione professionale delle donne e a tutte le piccole e grandi conquiste che negli anni la società italiana è riuscita a raggiungere, questo non possiamo accettarlo. Non quando sappiamo quanto sia difficile per i giovani italiani raggiungere l’indipendenza economica e scegliere consapevolmente di fondare una famiglia, mantenendo vivi i sogni professionali di entrambi i coniugi e prendendosi nello stesso tempo cura del

resto di quella famiglia allargata che continua a far parte – per fortuna – del loro orizzonte sociale. E questo a causa di una mancanza di assistenza da parte dello Stato, non certo di una modernità che corromperebbe le tradizioni della società italiana. Questa era la posizione sulla famiglia italiana del governo precedente. Ora possiamo solo sperare che chi ne ha preso il posto abbia le idee più chiare sulle necessità delle giovani generazioni italiane. Quelle che, in un modo o nell’altro, vogliono per loro i mezzi per costruire una nuova famiglia. F. V.

di ogni leva de tous bords antiabortista anti-avortement il raduno le rassemblement trascurare négliger strenuo acharné i conuigi les conjoints

1970 Legge sul divorzio n. 898/1970. 1975 Riforma del diritto di famiglia, con la quale cambia profondamente la posizione della donna nella società. Viene abolita la figura del capofamiglia e i due coniugi hanno pari diritti e doveri. Viene introdotto il regime di comunione legale dei beni. 1978 Legge sull’aborto n. 194/1978. L’aborto non è più un reato. 1981 Legge n. 442/1981. Sparisce dal codice penale il “delitto d’onore”.

“Mi è stato segnalato che sul sito del ministero dell’Interno, sui moduli per la carta d’identità elettronica c’erano ‘genitore 1’ e ‘genitore 2’ ”, dice Salvini all’inizio del mese di aprile 2019. “Ho fatto subito modificare il sito ripristinando la definizione ‘madre’ e ‘padre’. È un piccolo segnale, ma farò tutto quello che è possibile e che è previsto dalla Costituzione. Difenderemo la famiglia naturale fondata sull’unione tra un uomo e una donna”. L’intervento di Salvini, a livello simbolico, è stato uno dei più importanti a difesa della famiglia detta tradizionale e in opposizione aperta alle famiglie con genitori omosessuali. ripristinare rétablir

a difesa di pour la défense de

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LA VÉRITÉ

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FABIO FERZETTI

Notarangelo ladro di anime est un film de David Grieco qui remet en lumière les archives photographiques de Domenico Notarangelo (1930-2016), reporter et témoin du sud de l’Italie pendant un demi-siècle. Un trésor dispersé à préserver : les Christs en croix de Matera, les visages magnifiques et anonymes des paysans, les enfants qui jouent parmi les Sassi. Un monde à son crépuscule et pourtant bien vivant.

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e n’est pas nous qui regardons la misère des autres, c’est la misère des autres qui nous regarde. Ce n’est pas nous qui regardons les Sassi de Matera, ce sont les Sassi qui nous regardent. » Dans ces deux phrases, prononcées par Domenico Notarangelo, journaliste, reporter, photographe, opérateur, pendant des décennies correspondant pour le journal L’Unità à Potenza, il y a tout le sens de la parabole accomplie par l’un des plus grands témoins du Mezzogiorno durant la seconde partie du XXe siècle. Grand, et méconnu car, pour redécouvrir l’incroyable patrimoine d’images accumulées pendant un demi-siècle par Domenico dit Mimi, il a fallu faire un film : le passionnant Notarangelo ladro di anime (voleur d’âmes) que David Grieco a tourné en convoquant les amis, les témoins, les compagnons de route de celui qui a déjà été rebaptisé le Cartier-Bresson de la Basilicate, mais surtout

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q Enrique Irazoqui et Pier Paolo Pasolini pendant une pause sur le tournage du film L’évangile selon Matthieu devant le panorama des Sassi de Matera, en juin 1964.

en exhumant des cartons dans lesquels repose, en attente d’inventaire, une partie extraordinaire mais numériquement restreinte de l’incroyable patrimoine de photos et de films laissés par cet infatigable « anthropologue sauvage ». Qui, à la différence de nombreux érudits voyageurs, appartenait au monde immortalisé par son objectif et en saisissait chaque nuance au premier regard. «  David, mais as-tu vraiment compris ce que j’ai fait ? », s’était entendu dire David Grieco par le photographe, à la fin de sa vie, en 2016. Il l’avait tellement bien compris qu’il allait consacrer presque trois années de travail à ce film, présenté au Bif&st, festival international du film de Bari, et aussi à Matera. Avec les yeux rivés sur l’objectif final  : enregistrer et mettre en valeur des archives multimédia uniques non seulement pour leur étendue et leur variété, mais aussi pour la qualité des photographies de Notarangelo. Parfois célèbres, comme celles prises sur le plateau de tournage de L’Évangile selon Matthieu de Pasolini, mais le plus souvent inconnues malgré la vie qui jaillit de chaque

contexte, de chaque visage (les yeux qui nous regardent dans ces clichés sont si nombreux), de chaque moment exploré par l’objectif de ce brillant amateur amoureux de sa terre. Né dans les Pouilles en 1930 à San Michele di Bari et installé à Matera à la fin des années 1950, Notarangelo est issu d’une famille modeste. Il a passé trois ans au séminaire pour pouvoir étudier, de 1943 à 1946, avant d’être renvoyé parce qu’il allait aux meetings du PCI habillé en séminariste. Au début, il ne pouvait pas se permettre les Leica et les Hasselblad des grands photographes et il a longtemps utilisé une autarchique Comet. Même ses films – 700 heures de prises de vue muettes ou dotées de son enregistré à part avec un magnétophone Geloso  – se partagent de façon spartiate entre Super8 et 16 millimètres. Pourtant, à voir les photos choisies pour le film, quelques dizaines sur les centaines existantes, on s’émerveille de la sagesse, de l’intelligence de la lumière, du regard presque spirituel du grand portraitiste qui raconte, comme nul autre, un monde à son

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crépuscule mais encore bien vivant. Un monde fait de fêtes campagnardes et de rites religieux (d’inspiration païenne, explique, dans le film, Diego Mormorio, historien de la photographie), de kiosques débordants de titres communistes (L’Unità, Vie Nuove, Rinascita, Realtà Sovietica, Il Calendario del Popolo, etc.), de vaches ornées de guirlandes telles des Vénus, d’enfants qui jouent dans les Sassi et de foules avec le poing levé, même si, plus que les poings, ce sont les regards et les sourires qui nous frappent. Certains citent le photographe franco-brésilien Sebastião Ribeiro Salgado, d’autres évoquent Vittorio de Seta, le grand réalisateur de documentaires sicilien idolâtré par Martin Scorsese. Mais chez Notarangelo, l’anthropologue et le journaliste fusionnent avec l’artiste, au point que, parmi les premières qualités de ses images on trouve précisément leur hétérogénéité et leur capacité d’évoquer aussi le rôle de laboratoire politique permanent exercé par la Basilicate. Il y a les visages magnifiques des paysans et des paysannes, mais aussi Palmiro Togliatti, Alcide De

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Chez Notarangelo, l’anthropologue et le journaliste fusionnent avec l’artiste, au point que, parmi les premières qualités de ses images on trouve précisément leur hétérogénéité et leur capacité d’évoquer aussi le rôle de laboratoire politique permanent exercé par la Basilicate.

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Gasperi, Carlo Levi en visite à Aliano, le village du « Christ s’est arrêté à Eboli », où il sera enterré, comme le rappelle la première femme maire d’Italie, Maria Ippolita Santomassimo. Il y a aussi le plateau de tournage de L’Évangile selon Matthieu de Pasolini, à qui, en plus d’être second photographe, Domenico Notarangelo sert de guide ; mais avant encore, il y a les nombreux Christs en croix photographiés à Matera, et qu’il a l’impression de retrouver dans le travail du poète réalisateur. Et puis, inoubliables, les trop nombreux enfants morts après quelques jours de vie seulement, parés d’habits de fête dans leurs cercueils, témoignage d’une époque où la mortalité infantile à Matera frôlait les 50 % (« Les enfants sont des étincelles », disait-on avec philosophie). Au point que l’on attendait une semaine avant de les déclarer. Et quand ils ne survivaient pas, un homme mettait les petits corps sous un grand manteau noir –  également photographié par Notarangelo – et les emmenait au cimetière sans même passer par l’état civil. On comprend qu’un personnage aussi dévoué à la valeur du témoignage dérangeait un

bon nombre de gens. Comme le film de David Grieco le rappelle, entre les lignes, quand il arrive aux années des réformes et des espoirs, avec l’évacuation des Sassi de Matera et la fondation de La Martella, bourg modèle voulu par l’ingénieur et politicien Adriano Olivetti d’après un projet de l’architecte Ludovico Quaroni. Un monde s’achève, et même les images de Domenico Notarangelo semblent moins denses. Dernier chapitre d’un morceau d’Histoire que personne n’a pourtant raconté plus fidèlement. C’est pourquoi les archives de Notarangelo, reconnues depuis 2011 comme « Bien historique d’intérêt national » par le ministère italien pour les biens et activités culturels, doit survivre. Ou plutôt commencer à vivre vraiment. Dispersées dans des maisons, des caves et des garages, pour l’instant, son destin est pour le moins incertain. Pour sauver ces archives, l’Istituto Luce Cinecittà et le Centre expérimental de Cinématographie à Rome ont manifesté leur bonne volonté. Mais cela suffira-t-il ? Sans mémoire, nous ne sommes plus rien, dit quelqu’un dans le film. Et c’est justement de ce rien dont on a envie aujourd’hui. F. F.

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Pillole

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grammatica

Mariangela Galatea Vaglio In collaborazione con la rivista L’Espresso Illustrazioni © Umberto Grati

Queste frasi con ci infatti sono tipiche del linguaggio colloquiale. Insomma, si usano quando si parla, specie fra amici e in situazioni molto familiari. E quando si scrive, allora, sono corrette?

“Ci hanno” e “ C

i ho un caldo oggi che brucio!” È corretta questa frase? E, ampliando il discorso, sono corrette tutte le frasi che usano il verbo averci? In realtà il ci in questo caso è un avverbio di luogo che ormai ha perso il suo significato, e viene usato solo come sottolineatura emotiva. Tutte queste frasi con ci infatti sono tipiche del linguaggio colloquiale. Insomma, si usano quando si parla, specie fra amici e in situazioni molto familiari. E quando si scrive, allora, sono corrette? Qui bisogna rispondere con un diplomatico “dipende”. Dipende infatti, e davvero, dal tipo di testo che stiamo scrivendo. Se è un testo

I tranelli dell’ a È l’unica “muta” del nostro alfabeto, e si vendica comparendo nelle forme del verbo avere, praticamente a caso. Ecco come non farsi ingannare.

V

oi pensate la frustrazione. In una lingua come l’italiano, in cui le lettere si pronunciano tutte come sono scritte, lei no, è l’unica che non si sente. Muta. Non stupisce che debba trovare il modo di vendicarsi. E, infatti, la “h” in italiano si vendica comparendo nelle forme del verbo avere apparentemente a caso: ho, hai, ha, hanno. Il motivo per cui la “h” c’è in queste forme è legato alla storia della nostra lingua. Il verbo avere in italiano deriva dal latino habere, che cominciava con l’h.

Nel corso dei secoli la “h”, che appunto non veniva pronunciata, si è persa anche nella forma scritta. È rimasta solo in alcuni casi, perché altrimenti, togliendola, sarebbe difficile capire esattamente cosa viene detto. Se io scrivo “a ragione” è diverso da “ha ragione”. È necessario dunque che “a” preposizione semplice e “ha” voce del verbo avere si scrivano in maniera differente. La stessa cosa avviene con anno/hanno: una cosa è dire l’anno passato altra dire l’hanno passato. Un vecchio trucco per riconoscere quando ci troviamo di fronte al verbo avere e si deve mettere la “h” è quello di sostituire nella frase il presente (ho, hai, ha, hanno) con l’imperfetto. Se la frase continua ad avere senso anche

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e

Pillole

di

grammatica

“C’hanno” attenti a quei due serio e formale, no, non è il caso di usarle. Se invece è un testo che in qualche modo si ispira alla lingua parlata o in cui, per esempio, dobbiamo descrivere il modo di parlare di un personaggio non molto colto, allora possono andare bene. Tantissimi sono gli scrittori che hanno usato questo tipo di frase, da Boccaccio a Manzoni, proprio per scrivere dei dialoghi più realistici e meno ingessati. Bisogna comunque fare attenzione a come si scrivono, questi ci, oltre che a quando. Infatti la frase “Oggi ci ho proprio caldo” è accettabile, mentre “Oggi c’ho proprio caldo” è un pugno su un occhio. Il problema sorge per colpa dell’ ”h” che

c’è in mezzo. La “h” in italiano non si pronuncia, ma nello scritto si vede. Se si elide la “i” finale, la “c” e la “h” si trovano a contatto, e il nostro occhio è abituato a leggere le due lettere vicine come un ch che si pronuncia quindi k. Per questo motivo vedere un testo dove sia scritto c’ho per molti è una vera tortura. I linguisti hanno proposto di usare una grafia particolare, cioè cj ho. Ma per ora è un uso limitato solo ad alcuni articoli specialistici e non ha preso piede presso il grande pubblico. Che spesso c’ha altro da fare, e usa l’apostrofo senza curarsi dell’acca. Vinceranno loro? Probabilmente. Per ora conserviamo la i finale e aspettiamo l’evolversi della lingua.

la sottolineatura la mise en évidence colloquiale familier colto cultivé ingessato ici, figé, guindé sorgere ici, se poser prendere piede s’imposer

l’ acca la lettera che c’è e non c’è all’imperfetto, allora al presente il verbo va scritto con l’acca: Io ho due calzini -> io avevo due calzini Io vado a casa-> io andavo avevo a casa La “h” è sempre stata fonte di moltissimi errori, proprio perché non si pronuncia e dunque non si sente. All’inizio del secolo fu fatta una proposta per toglierla del tutto, ma siccome restava il problema di distinguere la “a” preposizione dal verbo avere, si suggerì di scrivere la voce del verbo con un “à” accentata. Quindi invece di ha/ho/hanno/hai si sarebbe dovuto scrivere à/ò/ànno/ài. Ci si rese però presto conto che così non si risolveva niente, anzi si generava una confusione ancora maggiore. Quindi alla fine si decise di tenere la acca. Continua a rimanere al suo posto e non molla. Tiè.

il tranello le piège

ingannare tromper, duper

il calzino la chaussette

mollare abandonner

vendicarsi se venger

l’acca la lettre h

la fonte la source

tiè tiens, voilà

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Lingua

e

cuLtura

Vocabolario AIUOLA

Parole

dimenticate Dilucolo

Derivato dal latino dilucere “farsi chiaro” indica, come sostantivo, Il primo albore del giorno, l’albeggiare, e come avverbio “all’alba”. l’albore les premières lueurs

Dal latino areola, diminutivo di aera, spazio libero e piano. L’aiuola è uno scompartimento di terreno negli orti e nei giardini di limitata estensione per coltivazioni ornamentali. Di solito è vietato calpestare le aiuole. Dante usò quella parola per indicare la Terra: “L’aiuola che ci fa tanto feroci…” (Paradiso XXII, 151). l’aiuola le parterre

calpestare marcher

l’albeggiare le point du jour

Chi l’ha detto?

“Italiani, popoli di santi, poeti e navigatori” Questa espressione, spesso citata in modo ironico, è tratta da un discorso che tenne Mussolini il 2 ottobre 1935 in opposizione alle Nazioni Unite, che avevano condannato l’Italia per l’aggressione all’Abissinia. La frase è famosa

perché riportata sul Palazzo della Civiltà, a Roma, nel Quartiere dell’Euro. Questa l’iscrizione completa: “Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori”.

trarre da extraire de riportare mentionner

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Lingua

e

cultura

Chi l’ha detto?

“Lontano dagli occhi lontano dal cuore” Nota per essere il verso di una canzone di Sergio Endrigo (presentata a Sanremo nel 1969), questa frase è in realtà la versione semplificata di un’espressione coniata dal filosofo latino Lucio Anneo Seneca (I secolo):

procul ex oculis, procul ex mente. Il senso è questo: la lontananza affievolisce gli affetti, poiché vengono meno i ricordi che si hanno di una persona, e con essi le emozioni che questa suscitava in noi.

coniare créer affievolire affaiblir venire meno disparaître

Domande & risposte Perché Dante fu condannato all’esilio e quando la sentenza è stata revocata? Domanda posta da Sara Zatta Il poeta toscano, nato a Firenze nel 1265, non fu solo un grande letterato, ma anche un politico che rivestì cariche prestigiose. Fu nel Consiglio del popolo (1295) e in quello dei Dieci (1296) e ambasciatore per la sua città. Tuttavia l’attività politica diventò il suo più grande cruccio. Nel 1302 una sentenza lo condannò all’esilio: “Alighieri Dante è condannato per baratteria, frode, falsità, dolo, malizia, inique pratiche estorsive, proventi illeciti, pederastia, e lo si condanna a 5.000 fiorini di multa, interdizione perpetua dai pubblici uffici, esilio

perpetuo (in contumacia) e se lo si prende, al rogo, così che muoia”. Appartenente al partito dei guelfi bianchi, Dante fu vittima di giochi politici più grandi di lui e fu costretto ad abbandonare la sua amata città natale, ormai governata dai guelfi neri. Fu durante il difficile esilio che compose la sua opera più grande, la Commedia. Morì a Ravenna nel 1321 senza mai rivedere Firenze. Solo nel 2008, la Commissione Cultura di Palazzo Vecchio di Firenze ha votato per la piena riabilitazione del “sommo poeta”.

rivestire una carica occuper un poste il cruccio le souci la baratteria la fraude il dolo la faute intentionnelle il provente le gain il rogo le bûcher

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Agenda

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Libri

en français

Collectif

ATLAS DE L’ITALIE CONTEMPORAINE Autrement / 99 p. / 24 €

Nathalie Kupperman Illustration Lorenzo Mattotti

Antonio Tabucchi

LA FAMEUSE INVASION DES OURS EN SICILE

Cahiers de l’Hôtel de Galliffet 232 p. / 16 € / Édition bilingue

TABUCCHI PAR LUI-MÊME

Gallimard Jeunesse / 48 p. / 16,50 € Le double regard de l’historien et du géographe éclaire ici la complexité des réalités italiennes depuis le XIXe siècle : Un territoire soumis à de nombreuses contraintes. Une population confrontée à de nouveaux enjeux. Un État qui fait face à une défiance généralisée. Un pays à la culture millénaire. Une Italie qui tente de se faire une place dans le paysage géopolitique mondial. Les quelque 130 cartes et documents révèlent ainsi l’Italie et les Italiens d’aujourd’hui et renouvellent, loin des stéréotypes, notre vision sur ce pays si proche et pourtant si méconnu.

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Album du film d’animation de Lorenzo Mattotti inspiré du roman de Dino Buzzati publié en 1945. Tout commence le jour où Tonio, le fils du roi des ours, est enlevé par des chasseurs dans les montagnes de Sicile. Le roi décide d’envahir la plaine où habitent les hommes. Avec l’aide de son armée et d’un magicien, il réussit à vaincre et finit par retrouver Tonin. Mais il comprend vite que le peuple des ours n’est pas fait pour vivre au pays des hommes. Le passionnant Art Book qui dévoile les coulisses de la création du film est aussi à découvrir.

Ce volume présente pour la première fois un ensemble de textes (pages de journaux, entretiens, essais) dans lesquels l’écrivain, plutôt réticent à parler de lui, lève le voile sur son autobiographie privée et littéraire, en cheminant depuis la Toscane maritime de ses origines jusqu’au Portugal, en passant par Paris, découverte dans les années Soixante. Commentaires sur ses propres œuvres, intérêt pour d’autres formes artistiques, réflexions sur son statut d’écrivain se mêlent dans ce recueil qui offre un regard inédit sur Antonio Tabucchi.

musica

Zucchero

Renato Zero

Mina e Ivano Fossati

D.O.C.

ZERO IL FOLLE

MINA FOSSATI

Polydor / Universal Music

Tattica

Sony Music

Eterno ed inesauribile, il re del blues dà alla luce il suo 14° disco da studio, con un titolo invitantissimo. 11 brani e 3 tracce bonus per ribadire ancora una volta che la storia della musica blues in Italia, passa soprattutto dalle sue mani. Il primo singolo, Freedom, è già in rotazione su tutte le radio ed una lunga tournée sarà prevista nel 2020, per portare la musica di Zucchero nelle principali arene da concerto tutta Europa, compresa quella di Verona.

Due anni di silenzio, e riecco apparire Renato Zero, uno dei più eccentrici e longevi cantautori italiani. Per la produzione di questo disco, Zero si è precipitato a Londra da Trevor Horn, (già produttore di Paul McCartney e Tom Jones) che ha arrangiato e messo insieme le 13 canzoni che compongono il disco. Di spicco, la citazione-tributo a Domenico Modugno con Quattro passi nel blu.

Due pezzi di storia della musica italiana decidono di unire i loro talenti: uno con la musica e le parole, e l’altra con la sua voce inimitabile. Ivano Fossati e Mina, a sorpresa, producono un disco con undici brani inediti, tutti composti da Ivano Fossati. Lo stesso Fossati aveva detto addio al palcoscenico già da 8 anni, ma ha continuato a scrivere testi per altri artisti Mina, che l’addio alle scene lo diede nel ‘78, continua invece a cantare e a sfornare dischi: L’ultimo, Maeba, è del 2018.

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AgendA

Françoise Gallo

Marcello Simonetta

Collectif

La FOrTuNa

LEs rENarDs ET LEs LiONs LEs méDicis, macHiaVEL ET La ruiNE DE L’iTaLiE

La cuiLLÈrE D’argENT POur LEs ENFaNTs LEs rEcETTEs PréFéréEs DEs iTaLiENs

Liana Levi / 144 p. / 15 € 1901, Porto Empedocle. Giuseppa empoigne les rênes de sa rude vie, guidée par son nom, La Fortuna, comme par une bonne étoile. comme beaucoup de Siciliens, elle choisit donc, avec son mari et ses quatre fils, de quitter son île et de tenter une traversée périlleuse vers une nouvelle vie en Tunisie. À travers une femme simple et déterminée, ce roman retrace l’histoire peu connue des « italo-Tunisiens » qui, il y a un siècle, ont quitté l’Europe pour l’afrique du Nord.

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ciNEma

albin Michel / 352 p. / 24 € Trad. Pauline colonna d’istria L’auteur nous fait pénétrer dans les coulisses de la célèbre dynastie florentine, depuis la mort de Laurent le Magnifique en 1492 jusqu’au sac de Rome par charles Quint en 1527, depuis l’apogée de cette génération de grands mécènes et d’habiles politiciens jusqu’à sa faillite finale. Sous le regard critique de Machiavel, les protagonistes de cette fresque aux allures de roman policier sur les mystères de la Renaissance nous révèlent que, si les Borgia ont été de fiers serviteurs du mal, les Médicis, eux, furent d’hypocrites apôtres du bien.

Phaidon / 192 p. / 19,95 € cet ouvrage, adapté spécialement du livre de cuisine le plus influent des 50 dernières années en italie, offre une mise en pages claire et accessible. Les enfants adoreront cuisiner et manger ces plats italiens traditionnels sélectionnés par une spécialiste de la nutrition pour leur simplicité d’exécution et leur équilibre nutritionnel. avec de nombreuses illustrations, sa maquette attrayante et ses photographies de plats alléchantes, cet ouvrage ravira à coup sûr les cuisiniers en herbe. Un beau cadeau de Noël !

dVd / BLU-RaY

Luigi Comencini

Giacomo Battiato

Federico Fellini

LEs aVENTurEs DE PiNOccHiO (1972)

LE NOm DE La rOsE (2019)

iL biDONE (1955) LEs cLOWNs (1970) PrOVa D’OrcHEsTra (1978)

dvd & Blu-ray / Le Pacte / VOSTF & VF

dvd / Wild Side VOSTF (anglais) & VF

afin de combler sa solitude, le menuisier Gepetto fabrique un pantin de bois, qu’il prénomme Pinocchio. Son ouvrage terminé, pour oublier la faim qui le tenaille, il va se coucher. dans la nuit glaciale, la fée Turquoise anime la marionnette qui se comporte dès lors comme un petit garçon de chair et de sang, à la grande joie de Gepetto, qui a toujours rêvé d’avoir un fils. Mais Pinocchio se révèle être turbulent. cette version restaurée est accompagnée d’un livret de 24 pages.

En 1327, des meurtres sèment le trouble dans une abbaye bénédictine du Nord de l’italie. Guillaume de Baskerville et le novice adsoVon Melk mènent l’enquête. ils sont eux-mêmes traqués par Bernard Gui, homme de main impitoyable du Pape, ce dernier voulant éliminer l’ordre de St François, dont Baskerville est membre. avec John Turturo, Rupert Everet. coffret de 4 dVd de la nouvelle adaptation du roman d’Umberto Eco sortis en 2019 sous la forme d’une série de 8 épisodes.

Blu-ray / Le Pacte / VOSTF dans Il bidone, trois escrocs minables, parcourent l’italie en se déguisant en hommes d’église pour abuser certains fidèles trop crédules. avec Les Clowns, l’enfant Fellini évoque la découverte du cirque et la magie des clowns de Rimini. L’adulte Fellini entreprend un voyage nostalgique à la rencontre d’anciens clowns et de leurs souvenirs. dans Prova d’orchestra, un différent éclate entre le chef d’orchestre et le délégué syndical, et la répétition est interrompue alors qu’une équipe de télévision doit faire un reportage.

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Agenda

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I

agenda culturale

spectacles éditalie

GRUPPO INCANTO ET SI ON CHANTAIT LA PAIX ?

I en france TOULOUSE I CINÉMA

RENCONTRES DU CINÉMA ITALIEN 15e édition offrant un vaste panorama du cinéma italien contemporain. Cinéma ABC et Cinémathèque www.cinemaitaliendetoulouse.com DU 29 NOVEMBRE AU 6 DÉCEMBRE 2019

Spectacle du Gruppo Incanto. Réflexion musicale et théâtrale sur le thème de la paix avec des chants italiens des répertoires traditionnel et moderne. Albi (81)

Scène Nationale SAMEDI 21 DÉCEMBRE 2019

LES RITALS

PARIS I THéÂtre

ELVIRA

Le bel Athénée, les leçons magistrales de Jouvet, l’inusable Molière et l’immense acteur italien Toni Servillo, ici également metteur en scène. Amateurs de théâtre, d’émotions et de patrimoine, voici quatre monuments à visiter en une même soirée. Spectacle en italien surtitré en français Athénée Théâtre (9e arr.) www.athenee-theatre.com DU 5 AU 14 DÉCEMBRE 2019

TOULOUSE I THéÂtre

SEI (SIX) Après son succès au festival off d’Avignon cet été, ne manquez pas l’adaptation théâtrale du roman Les Ritals de François Cavanna, avec le comédien Bruno Putzulu et l’accordéoniste Grégory Daltin. SAUMUR (49)

Le Dôme JEUDI 28 NOVEMBRE 2019 AUTERIVE (31)

Salle Allégora SAMEDI 30 NOVEMBRE 2019 PARIS (9e arr.)

Théâtre La Scène Parisienne DU 16 JANVIER AU 26 AVRIL 2020

Originaire de Sicile, Emma Dante explore les récits oraux du sud de l’Italie en s’inspirant librement d’un conte de l’auteur napolitain Giambattista Basile, qui influença Charles Perrault et les frères Grimm. Spectacle en napolitain ancien surtitré en français. Scène nationale www.lezef.org DU 9 AU 10 JANVIER 2020

PARIS I EXPOSITION

VINCENZO GEMITO Une des personnalités les plus fortes de l’art italien de la fin du XIXe siècle, Vincenzo Gemito est l’auteur d’une œuvre abondante et variée de sculpteur et de dessinateur. Controversé, méprisé ou adulé, le Napolitain fait sensation partout, dans sa ville natale et dans toute l’Europe. Ses œuvres inspireront aussi bien Rodin, Degas que de Chirico. Petit Palais www. petitpalais.paris.fr JUSQU’AU 26 JANVIER 2020

PARIS I EXPOSITION

LUCA GIORDANO LE TRIOMPHE DU BAROQUE NAPOLITAIN

Adaptation par Spiro Scimone de Six personnages en quête d’auteur, de Luigi Pirandello, mise en scène de Francesco Sframeli. Réécriture de l’une des œuvres les plus célèbres de Pirandello, sans toutefois en altérer la structure dramaturgique.

Grâce aux prêts exceptionnels par le musée Capodimonte de toiles monumentales, le Petit Palais peut montrer pour la première fois en France une rétrospective consacrée au plus grand maître de la peinture napolitaine du XVIIe siècle.

Théâtre Garonne www. theatregaronne.com DU 8 AU 11 JANVIER 2020

Petit Palais www. petitpalais.paris.fr DU 14 NOVEMBRE AU 23 FÉVRIER 2020

MARSEILLE I THéÂtre

LA SCORTECATA

PARIS I EXPOSITION

LÉONARD DE VINCI

Infos : www.radici-press.net

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Agenda

Rétrospective consacrée à l’ensemble de la carrière de peintre de Léonard de Vinci à l’occasion des 500 ans de sa mort. Musée du Louvre www.louvre.fr JUSQU’AU 14 FÉVRIER 2020

unique. Concert à ne pas manquer avec des chansons parmi les plus marquantes du parcours artistique de l’artiste : Leo, Centopassi, Banneri etc. En première partie, Giacomo Lariccia. Café de la Danse www.cafedeladanse.com DIMANCHE 1ER DÉCEMBRE 2019

PARIS I CONCERTS

PARIS I CONCERT

VOYAGE EN ITALIE L’auditorium se met à l’heure italienne avec une série de concerts. Ce voyage fera quelques escales du côté de la musique baroque, avec des sonates de Scarlatti ou les Quatre Saisons de Vivaldi dans une version décapante pour flûte et orchestre, sans oublier de grandes pages romantiques signées Liszt ou Mendelssohn. L’auditorium propose aussi de faire mieux connaître certains compositeurs de toutes ces époques, tels Giovanni Giorgi, Muzio Clementi, Ermanno Wolf-Ferrari, Ferruccio Busoni, Ottorino Respighi. Auditorium du Louvre www.louvre.fr/cycles/voyage-en-italie JUSQU’AU 15 MAI 2020 GRENOBLE (38) I CINÉMA

RENCONTRES DU CINÉMA ITALIEN 13 édition du festival dont le vrai protagoniste est le jeune cinéma italien. e

Cinéma Le Club et autres salles www.dolcecinema.com DU 16 AU 30 NOVEMBRE 2019

PARIS I CONCERT

PIPO POLLINA Nouvelle tournée européenne intitulée 30 anni camminando de Pippo Pollina, auteur-interprète italien

ANDREA BOCELLI Andrea Bocelli revient à Paris pour défendre son album Si. Enregistré chez lui en Italie, le nouveau disque propose 16 titres inédits dans le style qui a forgé la renommée internationale du ténor italien. Accorshotel Arena (12e arr.) www. accorhotelsarena.com JEUDI 19 MARS 2020

I en italie ROMA I FOTOGRAFIA

BERENGO GARDIN Selezione di 75 scatti, di cui 25 inediti, che coprono un arco temporale di circa 60 anni, dal secondo dopoguerra a oggi: La Roma maestosa e quella popolare, dei mestieri artigianali e delle comparse di Cinecittà; la Roma dell’Appia Antica, del Tevere e delle scritte sui muri, del clero e della periferia, delle manifestazioni e delle giornate di pioggia. E soprattutto la Roma della gente, con i suoi volti, i suoi sguardi, i suoi gesti. Casale di Santa Maria Nova sull’Appia Antica www.parcoarcheologicoappiaantica.it FINO AL 12 GENNAIO 2020

MILANO I MOSTRA

DE CHIRICO Radicale e ironico, dalle mitizzate Piazze d’Italia ai tour de force di pittura dei gladiatori fantastici, passando per le performance provocatorie dipinte in costume di teatro barocco, questa mostra è l’occasione per scoprire la straordinaria originalità di colui che gettò le basi del Surrealismo e sconvolse la storia della pittura con l’invenzione della Metafisica. Palazzo reale www. dechiricomilano.it FINO AL 9 GENNAIO 2020

PISA I MOSTRA

FUTURISMO Attraverso più di cento opere dei maestri del Futurismo, la rassegna si propone, di provare come i più grandi fra gli artisti futuristi seppero rimanere fedeli alle riflessioni teoriche enunciate nei manifesti, traducendole in immagini dirompenti e innovative. Palazzo Blu www.futurismopisa.it FINO AL 9 FEBBRAIO 2020

GENOVA I MOSTRA

GLI ANNI VENTI IN ITALIA La mostra intende offrire uno sguardo originale sugli anni venti in Italia. Oltre 100 opere esposte, tra pittura e scultura di Carlo Carrà, Giorgio de Chirico, Arturo Martini, Fausto Pirandello, Alberto Savinio, Scipione, Gino Severini, Mario Sironi etc. Palazzo Ducale www.palazzoducale.genova.it FINO AL 1 MARZO 2020

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Radici n° 105 - GRATUIT  

Le numéro 105 de Radici, GRATUIT pour tous

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