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anno 4 numero 19

STORIA DELL’AMBIENTE E DEL CLIMA NEL MONDO GRECO E LATINO Pasquale Terribile

Questa rubrica vuole raccontare testimonianze ed eventi storicamente avvenuti nel corso dei secoli, e precisamente dal XV a.C al I d.C., tutte le osservazioni fatte dai contemporanei dell’epoca, per il carattere eccezionale di alluvioni, distruzioni e l’avverso clima, che poteva interferire sulle operazioni militari, tuttavia se pur dettagliate esse non permettono un riscontro oggettivo e quantitativo utilizzabile per un tentativo di classificazione delle variazioni del tempo. Fondamentali però rimangono tali osservazioni climatiche per lo sviluppo del concetto, basilare nel pensiero mitico antico, che pone in rapporto la diffusione dei morbi epidemici con l’insorgere di determinate condizioni climatico-ambientali.

tenuta defluì per di qua verso il mare e presto ogni luogo ritornò rapidamente alla situazione precedente. Fu di aiuto ai colpiti dall’alluvione anche il fatto che essa si fosse verificata di giorno (i più infatti, fecero in tempo ad uscire dalle case per raggiungere le zone più elevate della città) ed inoltre che le case non fossero costruite in mattoni ma in pietra, e per questa ragione coloro che si erano rifugiati sui tetti si salvarono con sicurezza. Tuttavia, conclusesi l’inondazione, si contavano più di 500 vittime, alcune case erano crollate completamente, altre erano state seriamente danneggiate. Questo fu il pericolo in cui incorse Rodi in seguito a questo avvenimento. Siamo in presenza della più ampia e dettagliata descrizione di alluvione della letteratura greca. Essa colpì Rodi in modo tanto pesante che fu definita con il termine utilizzato per indicare anche il diluvio universale di Deucalione.

NUBIFRAGIO AVVENUTO NELLA PRIMAVERA DEL 316 a.C. A RODI A quest’epoca si verificò a Rodi la terza inondazione che fece molte vittime tra gli abitanti. La prima inondazione ne aveva fatte poche, poiché la città era stata fondata da poco e per questa ragione offriva molti spazi liberi, la seconda invece fu più grande e provocò un maggior numero di vittime, l’ultima capitò all’inizio della primavera con un improvviso nubifragio e chicchi di grandine di incredibile grossezza, ne caddero infatti del peso di una mina (unità di peso tra i 500 e gli 800 grammi) e anche più, cosicché molte case crollarono sotto il peso e non poche persone furono uccise. Poiché la città ha la forma di un teatro e per l’inclinazione fa convergere le acque per lo più in un unico posto, subito le parti basse della città furono allagate, dacché era stata trascurata la manutenzione delle condutture di scarico della pioggia e le griglie disposte nelle mura erano state ostruite dal momento che si pensava che l’inverno fosse finito. Poiché l’acqua si accumulava in maniera incredibile e mentre da una parte tutta la zona della mostra e del santuario di Dionisio si trovò sommersa, dall’altra l’alluvione stava raggiungendo ormai l’asclepieion (tempio di Asclepio, dio greco della medicina) tutti erano spaventati e utilizzarono diversi mezzi per salvarsi. Gli uni fuggirono verso le navi, altri salirono di corsa al teatro, mentre alcuni di quelli sorpresi dal disastro, non sapendo che fare, salirono sugli altari più alti e sulle basi delle statue. Ma, mentre la città minacciava di andare completamente in rovina, insieme con i suoi abitanti, si verificò un aiuto casuale. Squarciatesi infatti le mura per un ampio tratto, l’acqua trat-

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