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Corriere Di Bologna > Bologna > Altrosport > Canoa Polo, Quello Sport Sconosciutoche Regala Un Derby Alla Città LA SFIDA

Canoa polo, quello sport sconosciuto che regala un derby alla città Ai laghetti di Anzola la Coppa Italia in cui si sono sfidate due squadre bolognesi Orfana del derby classico di Basket City, a regalare a Bologna l’emozione di una stracittadina ci pensano sport che ai più sono quasi completamente sconosciuti. Uno di questi è il canoa polo, disciplina in cui ben quattro squadre, di cui una femminile, hanno casa sotto le Due Torri. Due si sono sfidate, lo scorso weekend, nella coppa Italia che si è giocata ad Anzola, nei laghetti del ristorante il Pescatore. Un torneo tutto d’un fiato: quaranta squadre arrivate da ogni parte dell’Italia, isole comprese; quattrocento persone, tra giocatori e spettatori; e una serie di partite giocate quattro alla volta, in altrettanti campi allestiti nei laghetti di Anzola, in rapida successione. Ma al di là dei numeri quello andato in scena a Bologna è stato uno spettacolo che ha incuriosito passanti e quanti, volendo semplicemente andare a rilassarsi una domenica pescando qualche trota, si sono trovati faccia a faccia con questo sport. Simile alla pallanuoto: bisogna far gol in una porta sospesa a due metri di altezza. Però invece di nuotare, si pagaia.

Canoa polo, sfida ai laghetti di Anzola

Come una partita di polo, ma al posto dei cavalli ci sono delle canoe non meno irrequiete. E infatti non è raro vedere i canoisti a testa in giù, sott’acqua, ribaltati. Salvo vederli, pochi secondi dopo, recuperare posizione in un solo movimento (che ha anche un nome e si chiama «eskimo») e ributtarsi nell’azione. Anche perché è perfettamente legittimo – lo prevede il regolamento – spingere un avversario quando questo ha la palla in mano. Gioco tosto, quello andato in scena tra sabato e domenica. Lo si poteva capire guardando la stazza di chi entrava in acqua o la scia che i giocatori, pagaiando a spron battente, lasciavano sull’acqua. Oppure guardando le protezioni, le griglie per difendere il viso, i caschi e i giubbini. Il corpo a corpo (o il barca a barca) d’abitudine. Ma sembrava d’abitudine, d’altronde, anche il fair-play: si è potuto vedere una mano tesa da un giocatore che aveva appena scaraventato sott’acqua un altro. In più, ogni tanto una trota saltava fuori dal laghetto, per creare un po’ di scompiglio. L’allenatore dei bolognesi, Giacomo Amelotti, è più tecnologico di Mourinho: se il portoghese prende appunti sul taccuino, «Jack» sta a bordo acqua con l’iPad, dove scrive e riguarda le azioni avversarie. Alle Bolognesi non è andata benissimo: la squadra A del Canoa Club Bologna, ovvero la punta di diamante della città, si è dovuta accontentare di un tredicesimo posto. In coda anche le due squadre che pagaiano in serie B, il Cusb e la squadra B del Canoa Club. Queste, almeno, hanno regalato, affrontandosi, l’emozione del derby cittadino (vinto 3-1 dal Canoa Club, bastonato però 9-0


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