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andyrivienifrancescorojaseziominetti rubenespositoantoniomarangolo

gli artisti della sligge factory rapporto annuale duemilaotto presentazione di carlo pesce fotografie di andrea repetto sligge factory & spazio sotto l’ombrello scalinata sligge - ovada dal 8_12_08 al 6_01_09


gli artisti della sligge factory rapporto annuale duemilaotto sligge factory & spazio sotto l’ombrello scalinata sligge - ovada dal 8_12_08 al 6_01_09

con il patrocinio della Provincia di Alessandria e della Città di Ovada

organizzazione: Due sotto l’ ombrello presentazione: Carlo Pesce fotografie ed ideazione: Andrea Repetto stampa: Tipografia Provinciale copyright © 2008 - riproduzione vietata

Città di Ovada


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SLIGGE SHOW di Carlo Pesce “Se vuoi sapere tutto su di me, basta guardare la superficie dei miei dipinti...”

Andy Warhol

Quando si cita un luogo, normalmente, si fa riferimento a quello che è nel presente, omettendo, per vari motivi, di rapportalo a quello che è stato, o che ha rappresentato, nel passato. Così, anche un’area come quella che convenzionalmente viene chiamata Sligge è ricordata quasi esclusivamente per ciò che è adesso, vale a dire un importante punto di aggregazione culturale nel tessuto urbano di Ovada. È chiaro che in queste poche righe, redatte per spiegare una mostra, non si può ricostruire una vicenda architettonica che si è conclusa con questo fabbricato, si può dire però, che prima di diventare una fucina di cultura – figurativa e musicale soprattutto – Sligge, come molti ovadesi ricordano, ospitava una famosa industria dolciaria, un precedente “simpatico” che può dare adito a qualche ironico commento.


Sligge è adesso una sorta di Factory al cui interno, oltre a un paio di ampi vani polifunzionali, ci sono gli studi di cinque artisti (Ruben Esposito, Antonio Marangolo, Ezio Minetti, Andy Rivieni e Francesco Rojas). Per forza di cose la convivenza costringe a eliminare gli egoismi e gli individualismi che identificano l’artista nella società odierna. In riferimento a Sligge, poi, non si può parlare di “bottega”, secondo quell’accezione accreditata nei secoli passati: qui non esiste una gerarchia, ogni partecipante mantiene le sue peculiarità, all’interno però, di un quotidiano confronto con gli altri. È per questo che, osservando da vicino i lavori di ciascun abitante, si nota il ricorso a elementi comuni che tendono a essere rielaborati secondo i cliché di percorsi personali ben riconoscibili. Direi che questo elemento comune è determinato dall’intensa riflessione sugli effetti del tempo. Ogni artista attivo a Sligge sente come propria questa “missione” insistendo e sperimentano un’azione che determina enormi accelerazioni visive, una ridda di sensazioni che esaltano soggetti estremamente variegati. Inoltre, l’artista che ha la propria “officina” in questo spazio, assai spesso, si trova a rivestire gli stessi abiti di un fruitore esterno, di un fruitore che si trova a contatto con una realtà vissuta dalla quale non è escluso aprioristicamente. In questo modo egli ha la possibilità di partecipare, di ascoltare, di esprimere direttamente un proprio giudizio. È chiaro, dunque, di come l’artista possa trovarsi all’interno di un movimento interattivo, nella duplice veste di attante e giudicante, in una posizione che lo costringe a rivedere in continuazione l’esito del suo lavoro, sia per un normale processo di autocritica, sia a causa di fattori esterni che lo inducono a un continuo confronto creativo. Questo processo induce a una crescita continua, a un miglioramento che diventa palpabile in rapporto a quanto prodotto in precedenza, condividendo un’esperienza di crescita propria e collettiva.


andyrivieni

Andy Rivieni (1964 - vivente) rinasce a Ovada quando nell’ aprile del 2006 è tra i fondatori della Sligge Factory. E’ membro di “Due sotto l’ ombrello”. Nelle vite precedenti è stato musicista e cantante punk-rock, cantante d’opera, attore in varie compagnie ed esperienze di teatro sperimentale, sistemista della comu-nicazione teatrale, docente di poesia sonora e di storia del teatro, burattinaio; ma soprattutto primo riscopritore della tecnica della fantasmagoria. Tecnica risalente alla fine del 1700 e con cui si realizzavano le prime immagini a colori, in movimento e con una parvenza di tridimensionalità, cento anni prima dell’infausta invenzione dei fratelli Lumière. Con questa tecnica, affinata negli anni, collabora con artisti come Alessandro Amaducci, Vinicio Capossela (insieme al sodale Ruben Esposito) e, soprattutto, riesce a vincere, nel 2004, il Torino Horror Film Festival, unico caso al mondo di festival cinematografico vinto da una macchina precinematica. Da quando lavora alla Sligge Factory si cimenta con acquarelli neri su nero, con-siderando queste sue opere corollari e/o postille alla sua occupazione principale, che consiste nel produrre fantasmi.

www.andyrivieni.it

andy.rivieni@libero.it


andyrivieni


francescorojas “La fotografia deve suggerire, non insistere o spiegare”.

Brassaï

Suggeriscono, senza palesare, le opere di Rojas. Lo sfregio è cifra del suo operare. L’accanito scavo agonico sulla - per antonomasia bidimensionale - superficie fotografica consegna il nostro sguardo - lo sguardo dell’artista - a un mondo altro, parallelo, da cui si rimane, però, ineluttabilmente separati. Non è possibile infrangere la pellicola vitrea e polverosa da cui drammaticamente e in silenzio emergono le figure generate da quel mondo sfrangiato, impalpabile e indifferente. L’occhio dell’artista è una finestra sporcata dal tempo che si affaccia verso una realtà dicotomizzata, enigmatica e misteriosa. È di taciuta incomunicabilità la relazione intessuta tra osservatore e soggetto: il corpo umano non appare mai nella sua compiutezza, se non come offuscato frammento. I volti - rari - guardano altrove. Austeri, imperturbabili e silenziosi. Diversamente, restano oscurati; i corpi, fantas-matiche presenze-assenze, voltano le spalle. La loro esistenza non ci appartiene. Perché l'Essere Umano è, per sua inoppugnabile natura, vulnerabile. Vulnerabile nel corpo, fragile e precaria sembianza destinata a scomparire. Mancanza di emozioni? No, si può affermare il contrario. È la violenta manipolazione del medium fotografico a suggerire il dramma. La ricerca estetico-formale, nelle sue studiate composizioni, subisce una improvvisa e dilagante deframmentazione che lascia campo libero all’elemento casuale, non appena sancita la gerarchia tra neri e bianchi. Tra ombre di catrame e luci offuscate da una patina irreversibile. C’è, nelle foto di Rojas, un trattamento espressionista di echi vagamente surrealisti, con rimandi ai grandi della fotografia artistica contemporanea: pare di veder emergere i sofisticati corpi del ceco Saudek dall’oscura atmosfera dell’atelier del newyorkese Witkin, con un tocco di raffinatezza. Una drammatica, sfregiante raffinatezza. Maria Elisa Repetti www.myspace.com/fran_roj

francesco_roj@msn.com


francescorojas


eziominetti

Qualcuno ha detto: " la frivolezza è un'arma rivoluzionaria". Il mio lavoro di ricerca nel passato e nel vissuto : manoscritti, lettere, oggetti e cose; assemblati, incorniciati o semplicemente incollati su superfici arrugginite, che il tempo e l'oblio del ricordo non scalfiscono, ma ne esaltano il fascino naturale ricreando storie ed emozioni. Oggetti di per sè spesso frivoli ed insignificanti. Ed ecco la rivoluzione: riconoscerli nella loro frivola sensibilità.

www.myspace.com/minettiezio

minezio@yahoo.it


eziominetti


rubenesposito …Nasce con un mese di anticipo nell’agosto del 78, da quel giorno non riuscirà più a distrarsi da se stesso... Frequenta gli Studi degli Artisti, all’ex ospedale psichiatrico di Genova Quarto. Si dedica alla modellazione della creta, formazione dei calchi, sperimentazioni in resine. Vive per un tempo in Brasile, dove impara la tornitura dei vasi e la cottura delle ceramiche. Tornato in Italia si dedica alla lavorazione del ferro, che unisce a quella della ceramica. Mostre collettive: Santa Maria di Castello: “Contigue trasparenze” 2005; Ovada: Due sotto l’ombrello, “Carta canta” 2006; Frugarolo: “Arte sotto le stelle” 2006; Alessandria: “Galleria Gloria Novelli” 2007; Casale Monferrato: ”Figlie o interpreti del Monferrato” 2007; Conzano: “Resurrext villa vidua” 2008; Ovada: “Sala Espositiva piazza Cereseto” 2008. Scenografie: Francesca Sangalli: “Macchia nera” 2007; Vinicio Capossela: “Giornata mondiale del libro” (Genova) 2008; “Premio Andersen” (Sestri Levante) 2008;” Festival della Palmaria” (Isola della Palmaria) 2008; “Rocce Rosse Blues Festival” (Arbatax, Sardegna) 2008; Jurij Ferrini: “Macbeth” 2008. Personali: Casale Monferrato: “Metamorfosi” 2007. Permanenti: Ovada, Villa Gabrieli: ”Il volo”. www.myspace.com/slijazz

animarea@hotmail.com


rubenesposito


antoniomarangolo

Nello spazio “Sotto l’ombrello” il suono del mio saxofono tenore è spesso accom-pagnato da quello del ferro limato, dal ticchettio del piccolo martello, dall’odore di olio o di smalto, dal profumo di una stufato di caribù al rosmarino di Lerma. Ho sempre vissuto in città piuttosto grandi ma in nessuna di queste ho mai trovato un luogo così stimolante e anti-convenzionale. Alle “Sligge” sembra di essere in nessun posto o in una qualunque parte del mondo ed è facile creare o semplicemente lavorare. Questa costruzione, ex biscottificio e oggi “artificio”, scivola un millimetro al giorno verso l’Orba e il naufragar è dolce in questo fiume. Qui suono, scrivo, dipingo e mangio, ma soprattutto penso.

antoniomarangolo@alice.it


antoniomarangolo


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gli artisti della sligge factory rapporto annuale duemilaotto sligge factory & spazio sotto l’ ombrello scalinata sligge - ovada dal 8_12_08 al 6_01_09 dal venerdÏ alla domenica, dalle 17:00 alle 19:00

http://duesottolombrello.wordpress.com

CittĂ  di Ovada


Sligge Factory Rapporto Annuale 2008