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numero 4 anno 2012

R!OT desideri in movimento Tratto da

In assemblea nel campeggio vista mare gli studenti preparano l’autunno caldo

OSTUNI (Brindisi) - “Il seminario sul diritto allo studio? È all’area Gramsci e portatevi le sedie...”. Quaranta gradi all’ombra e una folla di studenti che prende appunti, in una piazzola polverosa sotto un gazebo bianco arroventato dal sole. Alle spalle il mare, pulito, con le bandiere blu. E una piscina che ha i simboli “No Tav” piantati sul trampolino. “Riot Village”, Ostuni, il campeggio studentesco più grande d’Italia. Prove di resistenza umana. Politica e vacanze. Se cercate i giovani del Movimento li trovate qui. Sembra strano ma è così. Tra un workshop sul futuro dell’Europa e un torneo di calcetto. Tra una serata funky e un corso Lgbtqi. Qualche albero. Poca ombra. Ogni anno arrivano in migliaia a parlare di scuola, di istruzione, qui nasce la protesta d’autunno. Facce di chi ha fatto l’alba. La crisi, le famiglie senza più reddito: costa dodici euro al giorno piazzare la tenda, ascoltare i concerti, ballare sulla spiaggia, innamorarsi, conoscersi, ma provare, anche, a scrivere il futuro. Perché “quando il nemico è molto forte non basta vincerlo, bisogna saper sognare un mondo nuovo”, portano scritto sulle magliette quelli del “Riot”. Sara e Andrea della

Statale di Milano camminano abbracciati sulla spiaggia. Sara: “Ci siamo messi insieme qui, lo scorso anno, una notte. Adesso anche a Milano dividiamo una stanza”. Chissà. Hanno dai 15 ai 30 anni, hanno fatto occupazioni, assemblee, cortei, fermato le città contro la riforma Gelmini. Ma ciò che li aspetta ora è forse ancora più cupo e nebuloso. Parla Federica Laudisa, sociologa dell’Osservatorio sul diritto allo studio di Torino: borse di studio, alloggi, finanziamenti, la situazione in Italia e quella in Francia, la relazione è rigorosa e amara quanto mai, gli studenti prendono appunti in costume da bagno, ci sono i “medi”, fanno il liceo, ci sono i “grandi”, universitari, ventenni e oltre. Eccoli. Shorts e magliette. Divertirsi pensando. È sarcastico Antonio, fuoricorso di Caserta: “Noi non andiamo in vacanza dalla politica, a differenza dei parlamentari che farebbero bene a venire qui ad ascoltarci, perché saremo noi la grande questione sociale di questo governo. Non è soltanto un problema di tasse universitarie, è questione di sopravvivenza. E se non hai da mangiare, allora ti incazzi di brutto. Speriamo di fermarli prima...”.

Tende canadesi e cucine da campo. Dance-hall sulla spiaggia, il torneo di calcetto, 15 euro per una spesa collettiva che dura, miracolosamente, 10 giorni, workshop su lavoro e precarietà, cittadinanza e istruzione. Poi la sera il Music Festival: Folkabbestia e Asian Dub Foundation. “Difficilissimo alzarsi presto per seguire i seminari”, ammette Alessio Folchi, 19 anni, studente di Storia. Elena Monticelli fa parte di Link, sigla famosa del movimento, che insieme all’Uds, cioè l’unione degli studenti, compone la “Rete della conoscenza”. “Nasciamo dall’Onda, abbiamo rapporti con partiti e sindacati ma siamo autonomi da tutti. Il Riot Village è cominciato alcuni anni fa, prima in Toscana, a Cecina, poi qui, in Puglia. E ogni estate siamo di più. Sentivamo il bisogno di un luogo collettivo, dove parlare di politica, di giustizia, ma anche d’amore, di sessualità, vivendo però le emozioni di una vacanza. E da qui stiamo preparando la nostra risposta contro queste nuove tasse, un attentato al diritto allo studio”. E il documento finale del “Riot” annuncia: “Piazze, scuole, università, il nostro cambiamento travolgerà il Paese”.


non ci avrete come volete voi!

Merito. Merito. Merito. Questa è la parola e la retorica sulla quale i governi Berlusconi e Monti hanno basato le loro politiche in materia di scuola. Ma è il momento giusto per parlare di merito? In un momento in cui le differenze sociali sono altissime e gli studenti hanno serie difficolta ad accedere al mondo della formazione, si può parlare di merito? Soprattutto, assodato il fatto che nel 2012 è ridicolo pensare che l’unico canale formativo per i soggetti in formazione sia la scuola, bensì gli studenti producono formazione mediante una moltitudine di canali (internet, cinema, libri, musica, ecc.), molti di quali blindati da forti barriere economiche, che rendono sempre meno egualitario l’accesso ai

saperi, come si fa a ragionare di merito? Il merito è come una grande gara, dove però non tutti possono partire sulla stessa linea di partenza. Pensiamo che oggi la priorità debba essere un’altra e si chiama Diritto allo Studio. Un diritto allo studio che riesca ad andare oltre all’idea di qualità, ma che riesca a fornire a tutti le stesse possibilità. In materia di diritto allo studio il Miur anni fa aveva intrapreso un processo molto interessante: quella della carta IoStudio. Una carta, che oltre a legittimare una categoria, come quella dei soggetti in formazione, doveva essere un mezzo importante per il raggiungimento al libero accesso ai saperi. Come ben tutti sappiamo, questo progetto è stato attuato solo sulla carta, ma nel

pratico ha avuto seri problemi di fattibilità e le disparità rimangono fortissime. Proprio per questo abbiamo deciso di lanciare una carta provinciale fatta dagli studenti per gli studenti, raccogliendo convenzioni porta a porta con gli esercenti, al fine di facilitare agli studenti avellinesi il raggiungimento ai luoghi della formazione. Speriamo che nei primi mesi di scuola, questa carta possa raggiungere tutti gli studenti e stringere convenzioni con la maggior parte degli esercenti. Se volete sostenere questo progetto suggeriteci esercenti a cui rivolgerci su Facebook all’account Uds Avellino o tramite mail a avellino@ udscampania.it.

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partecipa! dai voce alle tue idee! battiti per i tuoi diritti

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Per aderire all’Unione degli Studenti basta inviare un email a spook.14@live.it o ciffi.luca@hotmail.it o al nostro contatto fb, con nome, cognome, numero di cellulare, scuola! Contatti: Raffaele Guarino 349 21 94 336 Luca Cioffi 327 94 65 897 Antonio Cipolletta 346 06 19 523 Chiara Palumbo 346 24 73 098 Giuseppe Di Domenico 340 15 43 856


ci mangeremo le nuvole! IL 22-23-24 PARTECIPA ANCHE TU AD UNA TRE GIORNI DI CONDIVISIONE , INFORMAZIONE E DIVERTIMENTO!

E’ l’era di facebook, l’era dell’ i-pad, è l’era in cui in un clic arrivi in Australia, America, Cina, Giappone, è l’era della velocità, rapidità e della convenienza . Questa nostra straziante corsa dietro il tempo, rende noi stessi piccoli utili ingranaggi di un grande sistema. Un sistema che molte volte raffigura tutti noi prigionieri del tempo, delle nostre stesse corse, ma cosa peggiore delle nostre abitudini. Siamo assoggettati dalle nostre abitudini, dalle angosciose abitudini del mondo, abbiamo dimenticato la bellezza, l’immensa bellezza dei rapporti umani, in cui internet, facebook, la televisione dovrebbero essere solo piccoli supporti, non il fine, non noi stessi, non il nostro pensiero nè il nostro sapere. Dobbiamo

sentire l’esigenza di ricolorare le grandi piazze e i grandi edifici del sapere, di riempirli di criticità, di alternativa, di voglia di trasformare questa nostra straziante corsa dietro il tempo, in una piacevole corsa dietro il mondo, di scoprire di nuovo il mondo liberamente, di iniziarlo, magari, a vedere con nuovi occhi. Vogliamo essere la reale alternativa, vogliamo essere in grado di migliorare le strutture del nostro paese partendo dal basso, partendo dal bisogno, reale e concreto delle persone, eliminando le abitudini, eliminando il concetto di tempo- denaro. Per questo sentiamo l’esigenza di riunirci tre giorni, per poter dialogare, per poter provare a riaffollare i grandi spazi, per poter dimostrare che la “gene-

razione x, quella dei bamboccioni, la generazione del tutto è più facile” ha le proprie idee, i propri ideali, i propri progetti, che la generazione x ha bisogno e pretende di parlare della riforma del lavoro e della riforma della scuola pubblica, che la mia, la nostra generazione vuole parlare di omofobia, di precariato, di scuola, di diritti. Il 22-23-24 agosto sono date importanti, date di formazione e di informazione, date che provano a riportare al centro dell’opinione pubblica i grandi problemi della scuola e del lavoro, i grandi problemi sociali che molto spesso la nostra era tende a dimenticare, a nascondere, a far finta di non vedere o sentire.

diritto al tetto! Una vittoria del movimento OccupyAvellino dello scorso autunno è stata senz’altro quella di riuscire a mettere al centro dell’agenda politica della nostra città il tema degli spazi, un tema molto sentito, soprattutto dalle più giovani generazioni. Ma fra discussioni su sprechi e luoghi inutilizzati, ha avuto poco spazio la discussione sul tema forse più importante, forse quello attorno al quale girava tutta la macro-vertenza del movimento: quella del diritto all’aggregarsi e alla partecipazione. Fare aggregazione, oggi come oggi, rappresenta dav-

vero un tipo di resistenza al modello economico vigente e al modello di pensiero egemone. La società in cui viviamo ci ha educati sin da giovani a un idea distorta di società e ci ha impartito dei valori completamente erronei. Ci hanno sempre insegnato a non guardare in faccia a nessuno, che se volevamo raggiungere degli obiettivi dovevamo riuscire ad essere migliori degli altri, che l’uomo di sua natura è egoista e approfittatore. I giovani invece devono rilanciare una nuova idea di antropologia, che riesca a porre al centro la collettività,

come mezzo per una crescita comune e per sviluppare le peculiarità di ogni singolo individuo. In questo senso la partecipazione può rappresentare un vero modello di resistenza al capitalismo. I giovani di questa città sono pieni di potenzialità che non riescono ad essere espresse e che, soprattutto, non possono essere messe a servizio dell’altro. Ed è proprio di questo che ha bisogno la città di Avellino: di nuovi spazi, ma che siano spazi di condivisione, di crescita culturale e collettiva dei cittadini e della città.


liberare i saperi per liberare le persone@12ottobre Nelle giornate del 25, 26, 27 luglio si è svolta l’Assemblea Nazionale dell’Unione degli Studenti a Riot Village. Migliaia di studenti hanno preso parte alle iniziative, ai momenti di confronto, ai dibattiti e approfondimenti non solo su questioni meramente studentesche, ma anche su un progetto più complessivo di alternativa che deve necessariamente partire dal basso. Nell’assemblea plenaria conclusiva tenutasi il 27 luglio, le studentesse e gli studenti provenienti da tutta Italia hanno deciso di lanciare come data di mobilitazione studentesca nazionale il 12 ottobre al grido “Non ci avrete mai come volete voi – liberare i saperi per liberare le persone”. L’esigenza di questa data è emersa dalla presa di coscienza che il processo di smantellamento della scuola pubblica e di privatizzazione dei saperi non si è arrestato, anzi, con il nuovo governo risulta sempre più deciso e manifesto. Risultano quantomai evidenti le politiche neoliberiste e di austerity realizzate con incredibile celerità dall’attuale Governo. In pochi mesi si è attaccato pesantemente lo stato sociale, in un modo che neanche Berlusconi era riuscito a fare in vent’anni. L’attacco alla scuola pubblica appare ancora una volta la scelta assunta nei “palazzi del potere”: non solo con la spending review si profilano nuovi tagli ma è stata riproposta la legge 953, l’ex pdl Aprea, che di fatto sancisce l’entrata dei privati nelle scuole, mortifica le rappresentanze studentesche e la partecipazione e inserisce i tanto contestati criteri dell’INVALSI come metro di valutazione sistemico per scuole, studenti e insegnanti. D’altro canto si è aperta una discussione sul merito assai

deviante dalle vere problematiche che si vivono ogni giorno nelle nostre classi. Pensiamo che il concetto di merito proposto, non solo è fuorviante rispetto all’esigenza di finanziamenti per la scuola pubblica, ma anche perché impone nelle scuole il modello competitivo, antitetico alla naturale tendenza cooperativa dei saperi. Ciò è aggravato dal fatto che, nonostante le promesse del Ministro Profumo, non si è agito realmente per risolvere la questione del diritto allo studio e non si è voluta recepire l’esigenza di una legge nazionale sul diritto allo studio: questa oggi è un’esigenza imprescindibile, in Italia esistono infatti 20 sistemi differenti e discriminanti di diritto allo studio a secondo della regione in cui si studia si passa dai buoni scuola a leggi valide sulla carta ma prive di risorse come quella campana, pugliese o toscana. Approvare una legge nazionale sul diritto allo studio che sancisca livelli essenziali delle prestazioni e finanziamenti, basilari regione per regione, significa garantire l’accesso ai saperi uguale per tutti. I saperi per loro natura sono un prodotto sociale che non può in alcun modo essere ridotto a un servizio a pagamento. Vogliamo liberare i saperi e pretendiamo politiche che non considerino l’istruzione una semplice voce di spesa in bilancio ma una vera chiave d’uscita dalla crisi; una scuola di qualità, interamente finanziata dallo Stato e non dalle famiglie o dai privati, fatta di percorsi modulari cui tutti possono accedere e riuscire, quindi capace di valorizzare le differenze di ciascuno. Pensiamo che solo attraverso nuove politiche che vadano ad intercettare i nostri bisogni si potrà parlare non solo di vera libertà individuale nello sce-

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gliere i propri percorsi di studio e di vita, ma anche nel rendere i saperi al servizio della società intera. Per fare ciò è necessario ridare senso ad un’autonomia scolastica oggi fortemente depotenziata proprio per la mancanza di finanziamenti e per l’incapacità di costruire percorsi d’apprendimento legati al territorio ma svincolati dagli interessi privati. Non possiamo più rimandare una forte riposta alla questione della precarietà, cifra dominante della nostra generazione. Una generazione nata e cresciuta con il dogma della flessibilità e della “sana competizione” che in realtà si sono rivelate parole per mascherare una compressione dei diritti, della democrazia, un’impossibilità di costruire una vera progettualità di vita e dunque individualismo, insoddisfazione e solitudine. Sentiamo sulle nostre spalle una sfida storica; sentiamo il peso di anni e anni di politiche mancate, di scarsa partecipazione. Scenderemo in piazza per riprenderci tutto ciò che ci è stato negato, per riprenderci il diritto ad essere cittadini attivi, a poter scegliere autonomamente dove e cosa studiare senza dover per forza affidarci alle nostre famiglie, per rompere le catene che ci destinano ad un futuro incerto e precario. Il cambiamento parte da noi, dalla nostra capacità di resistere e proporre, di contestare e creare. La risposta delle studentesse e degli studenti sarà complessiva e radicale, senza paura. Rifiuteremo chi vorrà ridurre le nostre richieste alla retorica vecchi-giovani, garantiti-non garantiti.

Non ci avrete mai come volete voi!


R!OT