Issuu on Google+

TMag_1_17

2-08-2010

17:18

Pagina 1

tomorrowgroup.it

scuola di alta formazione

scuola di alta formazione

focusacademy.it

EDITORIALE

di Segio Luciano

Studiare serve ma non basta più Energie rinnovabili

Una chanche dall’ambiente Boom di assunzioni nell’industria del solare e dell’eolico, mancano le competenze giuste. > da pag. 5

Su cento trentenni italiani in cerca di lavoro, solo 40 “sanno fare un mestiere”, nel senso proprio della parola, e cioè: hanno un diploma tecnico-professionale (29%) o un’istruzione universitaria completa (11%). Questa modesta percentuale di “disoccupati competenti” andrebbe forse arrotondata per difetto, perché avere una laurea non significa sem-

pre avere un mestiere, perché mentre alcune lauree come medicina o ingegneria si postula che lo insegnino, altre come legge o lettere invece certamente no. Ma non basta: il 60% dei trentenni che si suppone non “saper fare un mestiere” perché non ha un titolo di studio adeguato, nel 16% dei casi, espletato l’obbligo scolastico, ha frequentato

>segue a pagina 4

Inglese professionale

Con “no spik inglisc” non si va lontano Parlare correntemente inglese è una necessità assoluta. Ma occorre il lessico giusto per il settore in cui si opera. > da pag. 12

Informatica e multimedia

Internet e video ci hanno cambiati Le tecnologie digitali hanno ormai rivoluzionato il mondo del lavoro, creando nuove opportunità, ma anche la necessità di una formazione > da pag.18 permanente.

Comunicazione e marketing

L’impresa parla la voce del mercato Nel “villaggio globale” anche le industrie medie e piccole hanno compreso di dover comunicare con la pubblicità, con eventi e l’ufficio stampa. > da pag.26

FOCUS ACADEMY UNA SCUOLA CHE AVVIA AL LAVORO Da settembre a Roma una nuova filosofia formativa. > pagine 2-3


TMag_1_17

2-08-2010

2

17:18

Pagina 2

primo piano

SETTEMBRE 2010

• LA CRISI ECONOMICA GLOBALE NON CONCEDE PIÙ SCONTI AI NEOLAUREATI E AI NEODIPLOMATI. FOCUS ACADEMY NASCE ALLO SCOPO DI RENDERE PIÙ EFFICIENTE LA LORO PREPARAZIONE

Avvicinare la formazione al mondo del lavoro una missione possibile per aiutare i giovani IN SINTESI Oggi le imprese possono scegliere i loro quadri tra Italia ed estero e assumere con contratti brevi. Trovare spazio e stabilità è quindi molto più difficile. Ma per i più preparati lo spazio c’è. Basta trovarlo. Più mestieri e più specializzati: l’accelerazione impressa dall’informatizzazione al cambiamento del sistema economico e produttivo in tutti i settori dell’economia mondiale ha cambiato anche il volto del mercato del lavoro. E ha scompaginato i piani di studio delle scuole superiori, delle università e delle scuole professionali. Quasi sempre incapaci di rispondere all’esigenze, mutevolissime, dell’economia. In Italia, in particolare, la distanza tra il mondo della formazione e quello del lavoro, tradizionalmente molto grande, si è negli ultimi dieci anni ulteriormente accentuata. L’esigenza dei giovani, non solo diplomati ma anche e soprattutto laureati, come pure l’esigenza di chi è già inserito nel mondo del lavoro ma subisce o condivide fasi di cambiamento, è quella di trovare una formazione concreta, funzionale all’attività che si svolge o si vuole svolgere: uno strumento operativo vero da acquisire per impiegarlo, fin dal mattino dopo, in ufficio o in azienda.

È per tutte queste ragioni che la prestigiosa rivista di divulgazione scientifica e tecnologica che da quarant’anni detiene la leadership nel settore, appunto Focus, ha accettato di legare il suo nome all’iniziativa di un istituto di formazione di nuova generazione, creando una Focus Academy – si chiamerà così – che nasce dalla collaborazione tra la testata e un gruppo di professionisti della formazione. Obiettivo condiviso: tradurre in didattica per le professioni – rivolta sia a giovani diplomati e laureati che, a seconda dei corsi, a professionisti già attivi – quella che è da sempre la “cifra identitaria” dell’informazione di Focus: la chiarezza, l’affidabilità, la completezza. E la focalizzazione, naturalmente: tanto più perché Focus Academy non nasce con la pretesa pericolosa della “tuttologia” ma ha scelto solo quattro grandi aree d’intervento, valutandole come le più promettenti per chi voglia trovare un’occupazione di qualità, e trovarla al più presto, o per chi, già occupato, debba o voglia riconvertire e integrare le proprie competenze per cavalcare l’innovazione e il cambiamento e non esserne travolto. Le quattro aree di cui, dal

prossimo ottobre, si occuperà Focus Academy nelle sue aule di Roma, sulla via Cassia (a due passi dall’uscita del Raccordo) saranno: - Energie rinnovabili - Informatica e multimedia - Lingua Inglese - Comunicazione e marketing. I corsi saranno accomunati da alcune caratteristiche peculiari, funzionali all’attuazione della

tale – potranno essere altrettanti, graditi effetti collaterali, ma il risultato dovrà essere quello: il lavoro. A questo risultato saranno finalizzati anche alcuni elementi organizzativi cruciali dei corsi. Selezione – Innanzitutto la selezione all’ingresso, perché non si può ammettere chiunque alla frequenza di corsi collettivi, per non creare asimmetrie di apprendimen-

Partnership con le imprese corsi di Focus Academy nascono sempre anche dalla stretta collaborazione con primarie imprese dei vari settori, che, da un lato, accoglieranno i corsisti come “stager” presso le proprie strutture e, dall’altro, collaboreranno fin dal principio di ogni sessione con i docenti per meglio indirizzare l’autentica domanda formativa alla quale i corsisti potranno trovare risposta.

I

“mission” della nostra iniziativa: chi frequenterà Focus Academy dovrà uscirne decisamente più vicino al conseguimento dell’occupazione cui ambisce rispetto al momento in cui vi era entrato. Quindi tutti i contenuti dei corsi saranno orientati all’obiettivo di fornire le informazioni (e la formazione) necessarie a trovare un lavoro o a migliorare quello che si ha. Il resto – le curiosità, l’accrescimento culturale generale, l’apertura men-

to tra chi più sa e sa apprendere e chi, partendo arretrato, finisce tagliato fuori dal più rapido ritmo formativo della squadra. Numero chiuso – Poi il numero contenuto degli allievi per corso: è chiaro che una classe di dodici, quindici allievi permette ai docenti un’interazione più intensa e dialettica con ciascuno, ed è appunto a quest’ordine di grandezza relativamente piccolo che Focus Academy ha scelto di at-

tenersi, salvo le pur possibili eccezioni, sia accrescitive che riduttive. Per dirla con un’espressione – anche in questo caso – un po’ sgradevole ma chiara, saranno corsi a numero chiuso. Tipologia dei docenti – I docenti delle quattro aree formative con cui nasce Focus Academy saranno preferibilmente professionisti attivi nei settori di competenza, ed esperti nella formazione. I numerosi accademici – tutti cattedratici, in molti casi professori dell’Università La Sapienza di Roma – che insegneranno da ottobre nei nostri corsi, sono stati individuati tra coloro che, oltre all’insegnamento, svolgono un’attività professionale di successo, di solito come superconsulenti aziendali, nei rispettivi ambiti. In modo da non saper soltanto insegnare il “come si farebbe” ma anche, in concreto, il “come si fa”. Importantissima poi la collaborazione (vedi box in questa pagina) con le imprese, in particolare nel settore delle energie alternative, che da una parte presteranno ai corsi di Focus Academy numerosi docenti, sia per le parti teoriche che soprattutto per quelle pratiche, e dall’altra permetteranno ai corsisti di effettuare degli stage con cui acquisire un’esperienza diretta di come funziona effettivamente il mondo del lavoro nei vari settori e contemporaneamente di farsi conoscere e apprezzare in ambienti dove presumibilmente, prima o poi, occorreranno


TMag_1_17

2-08-2010

17:18

Pagina 3

primo piano

SETTEMBRE 2010

3

• LA GRANDE TRADIZIONE DI FOCUS

Un mensile cult

La sede di Focus Acadamey a Roma in via Cassia 1328.

risorse umane. Ma come si può vincere, davvero, la dura sfida della competizione nel mondo dell’alta formazione professionale e sul mercato del lavoro nell’unico modo davvero pagante, cioè riuscendo ad agevolare l’inserimento professionale dei propri allievi nelle aziende? La scommessa di Focus Academy è tutta qui: riuscirci. Ma i punti di forza, per giocare alla grande la sfida insieme a tutti i docenti e gli allievi, ci sono e sono chiari. Dritti allo scopo formativo: come ha dimostrato un recente e sorprendente studio della Fondazione Agnelli, la laurea, soltanto, anche se conseguita presso università prestigiose, non basta più. Il

mercato del lavoro richiede anche competenze pratiche e conoscenza dell’Inglese. È chiaro che “l’optimum” si ha quando, nei giovani principianti, ricorrono tutte queste prerogative ma, dovendo scegliere, le imprese prediligono le seconde. Segnatamente, rivela lo studio, ha più possibilità di trovare lavoro un laureato col voto basso di 70/110 ma con una piena padronanza della lingua inglese che un laureato con 110 che però non parli inglese. Ecco, questo criterio di pragmatismo professionale sarà il criterio ispiratore di tutti i corsi di Focus Academy. Perché oggi non è più un pur qualificato marchio che

può contraddistinguere una scuola o un’università ma appunto la qualità operativa della formazione impartita. Oggi anche i diplomati di Harvard o Cambridge, prima di essere ingaggiati, vengono sottoposti a test ad hoc. A “scatola chiusa” nessuno assume più. È chiaro che queste premesse andranno poi verificate alla prova dei fatti e costruite insieme giorno per giorno dai docenti e dagli allievi, e solo il tempo e i fatti potranno dimostrarne la fondatezza. Ma la linea strategica è nitida ed è quella che finora, soprattutto nei mercati stranieri all’avanguardia nel settore della formazione, ha prodotto sempre i risultati migliori.

Le quattro aree formative dell’Accademia ocus Academy propone, per ognuna delle aree prescelte, un’ampia gamma di corsi e master: Energie rinnovabili Corsi: legislazione di settore; progettazione di impianti fotovoltaici; energy manager; installazione di pannelli fotovoltaici; domotica e illuminotecnica. Master: energie rinnovabili e impiantistica sostenibile; risparmio energetico e progettazione bioclimatica. Informatica e multimedia Corsi: Pc base; Microsoft Office; web master; animazione web; grafica 3D; grafica pubblicitaria; autocad. Master: effetti speciali visivi e digitali per cinema e tv. Lingua inglese Corsi: conseguimento del Toefl; business english; key english test; preliminary english test; first certificate in english. Comunicazione e marketing Corsi: relazioni con i media; comunicazione interna. Master: nuove frontiere della comunicazione integrata.

F

Per comprendere appieno il valore di questa diversificazione nell’alta formazione professionale che la casa editrice di Focus, la Gruner+Jahr/Mondadori, compie attraverso Focus Academy, è utile ricordare i presupposti culturali di quest’impresa e delle sue testate. La joint venture italo-tedesca Gruner+Jahr/Mondadori è costituita nel 1990 tra i due grandi gruppi editoriali entrambi leader nel settore della stampa periodica sui rispettivi mercati, ed è una joint-venture perfettamente paritetica sia nella composizione azionaria

Dal “ceppo” di Focus sono nate per gemmazione numerose altre testate: Focus Storia, Focus D&R, Focus Extra e Focus Brain Trainer. Figli legittimi del mensile-ammiraglia sono Focus Junior e Focus Pico, testate leader nel segmento ragazzi. In Italia, Focus fu lanciato nel ’92 e oggi diffonde in media quasi 530 mila copie, con una readership complessiva di 5,6 milioni di lettori. È una rivista che parla a un lettore attento, in costante aggiornamento e aperto all’innovazione. Trasmette la consapevolezza del mondo in cui vi-

“Una comunità di lettori fedeli che si fidano del giornale” che nella governance, caso rarissimo a livello mondiale. La Gruner+Jahr ha in vari mercati del mondo una posizione di leadership con la sua rivista mensile Focus, un mensile di divulgazione scientifica, tecnologica e culturale contraddistinto da un’altissima penetrazione di copie e da un’altissima fidelizzazione del suo lettorato.

viamo, è una finestra sul futuro, sempre a conoscenza della “next big thing”. Ha un’immagine alta e distintiva per la ricchezza informativa, l’affidabilità, l’autorevolezza, la capacità di essere in contatto con i temi più importanti del momento e di anticipare i trend. Inoltre, offre ai suoi lettori spendibilità sociale e distinzione socio-culturale.


TMag_1_17

2-08-2010

4

17:19

Pagina 4

primo piano

SETTEMBRE 2010

• ASSURDI ITALIANI TRA FORMAZIONE E PROFESSIONI

TUTTI IN CODA PER UN POSTO

Con la “laurea dell’obbligo” il lavoro è una scommessa < segue da pagina 1

corsi professionali brevi, di due o al massimo quattro anni, o al massimo corsi di laurea triennali. Un ulteriore 34% di quell’iniziale 60% si è fermato alla licenza media in feriore o addirittura elementare;e un 10% ha proseguito le scuole superiori al liceo e si è anche iscritto all’università ma poi non si è laureato. Insomma,la metà dei trentenni in cerca di lavoro in Italia non ha un mestiere, nel senso che non ha conseguito alcuna formazione scolastico-universitaria in grado di insegnarglielo. E allora, salvo nei casi fortunati in cui questi giovani possano essere assorbiti in un’impresa familiare, come meravigliarsi che restino disoccupati? Il dramma generazionale che si profila in Italia, con particolare gravità per una serie di ragioni storiche specifiche ma che accomuna in realtà tutti i Paesi di consolidato benessere, consiste nel fatto che chi è nato dagli anni Settanta in poi ha goduto di una situazione apparentemente molto favorevole, ma in realtà estremamente nociva. Ha goduto, cioè, di tutti i frutti del permissivismo e della non-meritocrazia che erano arrivati in Italia dal ’69 in poi, consolidandosi nel “vissuto” collettivo come principi acquisiti. Il “sei politico”, o “la laurea dell’obbligo” sono stati fino a pochi anni fa valori (pardon, disvalori!) estremamente diffusi, invalsi nelle convinzioni del la gente. Di pari passo, la qualità del corpo docente

IN SINTESI I risultati formativi delle scuole e delle università sono lontani anni luce dalle esigenze delle imprese. I giovani che riescono ad affiancare cultura di base e competenze pratiche possono subito diventare più “attraenti”. è stata lasciata scadere a livelli da record negativi, abolendo i concorsi per meriti, stabilizzando a ondate precari che avevano scelto l’insegnamento come ripiego e non certo come vocazione professionale.Ne è conseguito, purtroppo, che per tre decenni almeno in Italia si è studiato poco e male. Contemporaneamente, è pian piano arrivato tra noi quel fenomeno stravolgente che è la globalizzazione. La caduta delle barriere doganali,in particolare dal 2001 in poi con l’ingresso della Cina nel novero dei Paesi a libero scambio, e culturali, grazie anche a Internet, fa sì che oggi un’azienda di Pescasseroli che voglia assumere un bravo tecnico informatico non fa alcuna fatica a sceglierlo tra i diplomati italiani o quelli indiani che hanno studiato per un anno a Perugia, ma parlano bene Inglese, spesso anche l’Italiano, e quindi hanno lo strumento linguistico necessario per fa-

re quel mestiere. L’immigrazione professionale sta assumendo, anche se ovviamente sulla base di numeri diversi, la stessa consistenza qualitativa di quella operaia. E questi giovani “professionals”, neodiplomati o neolaureati, sono bravi, si accontentano di poco, ha nno grinta e competitività. Sono, insomma, com’eravano noi Italiani quando negli anni Venti e Trenta, oppure dal ’45 in poi, colonizzavamo il mondo non solo con la forza delle nostre braccia ma soprattutto con l’intelligenza, la disponibilità, la flessibilità e la determinazione. Attenzione: qualche giorno fa, il prestigioso quotidiano britannico The Guardian titolava: “The wasted generation”, ovvero “La generazione perduta”, una lunga inchiesta dedicata alla disoccupazione intellettuale: per ogni posto di lavoro idoneo a un laureato che si apre sul mercato, ci sono pronti settanta candidati a contenderselo! Già, perché al di là dei problemi specifici della cattiva preparazione accademica o del debole corso di studi di molti giovani, l’offerta di lavoro intellettuale è ovunque scarsa. Ecco perché oggi è così difficile trovare un lavoro in Italia se si hanno tra i venti e i trent’anni e in tasca niente più che un semplice diploma. Ecco perché oggi una qualunque assunzione tecnico-professionale transita per una verifica puntuale e anche un po’ inquisitoria delle capacità reali di fare e della reale disponibilità di im-

parare. Per sintetizzare il tutto in una formula, si direbbe che oggi la scuola non forma per il lavoro e anche quei pochi che riescono a darsi una formazione professionale adeguata si trovano in una posizione di vantaggio rispetto agli altri, ma fanno poi comunque fatica a trovare lavoro. Quindi: imparare a lavorare è la premessa indispensabile per tentare l’inserimento nel mondo del lavoro, senza per questo darne la certezza. Ma dove e come imparare? La domanda è amaramente lecita, perché i risultati formativi sono di solito distanti anni luce dal mondo del lavoro e dalle sue reali esigenze. Cioè, insomma, in troppi casi gli insegnanti delle materie più professionali o non conoscono realmente bene la materia che insegnano perché sono culturalmente scadenti, sono stati mal sele-

zionati, sono insomma a loro volta figli di quel lassismo permissivista che ha rovinato due o tre generazioni di giovani; oppure, anche se competenti, non hanno mai avuto alcun rapporto con il mondo delle imprese,e ne ignorano quindi le effettive esigenze. Come uscirne? Cambiando il concetto stesso di insegnamento. Cambiando il modello organizzativo delle scuole. È quello che si prefigge di fare Focus Academy, la nuova scuola di formazione specialistica che è nata a Roma da una collaborazione tra la Tomorrow, un’azienda di coworking che, per i corsi, si avvale di un gruppo di docenti “di nuova generazione”, e la casa editrice italo-tedesca che pubblica il mensile Focus.Vedremo nelle prossime pagine di questo giornale come opererà Focus Academy.


TMag_1_17

2-08-2010

17:19

Pagina 5

energie rinnovabili

SETTEMBRE 2010

5

• BARACK OBAMA HA DATO IL SEGNALE, IL PREDOMINIO ASSOLUTO DEL PETROLIO VOLGE AL TERMINE

È iniziato il secolo delle energie rinnovabili IN SINTESI Se il secolo scorso si è concluso con l’avvento “dell’era di Internet”, il primo secolo del terzo millennio sarà sicuramente segnato dall’uscita dall’era del petrolio. Questo dà spazio alle imprese e ai professionisti delle energie alternative. Il segnale più chiaro è venuto, implicito, con la nomina di Barack Obama alla Casa Bianca. Dopo quasi dodici anni scanditi dalla presenza al vertice della politica mondiale di due esponenti diretti della casta dei petrolieri texani, cioè Bush padre e Bush figlio, è arrivato al vertice un uomo che non ama il petrolio né i petrolieri. E che ha tratto dalla tragedia ecologica della British Petroleum una spinta decisiva a rompere un blocco psicologico storico, cioè la dipendenza degli States dall’energia fossile. Obama ha annunciato un poderoso, doppio programma di emancipazione dal petrolio,che da una parte punta sul nucleare di nuova generazione e dall’altra sulle energie rinnovabili, dove ha addirittura annunciato l’investimento di due miliardi di dollari di incentivi pubblici. L’Europa, per una volta, si trova più avanti sulla stessa strada degli USA, perché da tre anni l’Unione Europea ha varato la

famosa risoluzione detta “20-20-20”. Di che si tratta? È un accordo politico firmato il 12 dicembre del 2008 al Consiglio Europeo che prevede, da parte dei paesi membri dell’Unione Europea, entro il 2020, la riduzione del 20% delle emissioni di gas serra, l’aumento dell’efficienza energetica del 20% e il raggiungimento della

quota del 20% di fonti di energia alternative. Resistenze al pacchetto clima erano state espresse dai Paesi dell’Est europeo, che chiedevano più risorse, e da Germania e Italia, preoccupate per il futuro di alcuni settori dell’economia. Ma alla fine la linea italiana è stata accolta (“all’80%”, precisò il ministro degli Esteri

Franco Frattini) e l’intesa è stata varata. Per il presidente francese Sarkozy, che l’aveva fortemente voluta, “l’approvazione del provvedimento è un avvenimento storico”. Dal protocollo “20-2020” ne sono dedotte, per ogni Stato europeo, pesanti implicazioni legislative.La necessità di coniugare sviluppo e salvaguar-

Le energie rinnovabili in fiera ’interesse per le energie rinnovabili è testimoniato anche dalle tantissime fiere in programma nel nostro Paese: tra queste si ricordano in particolare Solarexpo e Zeroemission. Alla prima rassegna hanno partecipato circa 1.250 espositori (il 40% stranieri) sparsi in dieci padiglioni, che hanno accolto oltre 70.000 visitatori. iò conferma il crescente interesse per una materia fino a pochi anni fa confinata nei circoli intellettuali. L’altra manifestazione di importanza nazionale, ZeroEmission, si svolge a Roma. La fiera, giunta quest’anno alla sua sesta edizione (7-10 settembre), vanta una posizione di assoluto rilievo per quanto riguarda le energie rinnovabili nell’area del Mediterraneo e annovera tra i suoi partecipanti la Focus Academy e la BNR Energie, che cura i corsi e i master di energie rinnovabili per la scuola. Al di là della fioritura di centinaia di iniziative di media e piccola portata, c’è da sottolineare che tutti i big dell’energia stanno accelerando sui loro investimenti. Ad esempio, Enel Green Power – la “costola” dell’Enel dedicata alle energie rinnovabili e destinata ad essere quotata in Borsa quanto prima – ha un piano d’investimenti, nazionale ed estero, da 3,7 miliardi di euro entro il 2013. Secondo un report dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), tenutosi a Verona nel maggio del 2010, entro il 2050 il fotovoltaico potrebbe rappresentare l’11% della produzione energetica mondiale (oggi è sotto l’1%). E contando anche il solare termodinamico potrebbe arrivare al 20%.

L

C

dia dell’ambiente, riducendo gli effetti prodotti dall’aumento delle emissioni di gas serra attraverso uno sfruttamento razionale delle fonti energetiche, ha incentivato l’investimento in termini di ricerca, legislazione e sviluppo nell’ambito delle energie rinnovabili. La presenza di piani di incentivazione pubblica alle spalle degli investimenti privati nel settore ha indotto la nascita e la rapidissima crescita di tutto un nuovo settore di attività industriale legato alle energie rinnovabili. Un settore che sta creando lavoro, occupazione sia esecutiva che gestionale, ma che incontra spessissimo una netta penuria dell’offerta di professionalità qualificate in materia. La maggior parte delle organizzazioni private, delle scuole e delle università non sono ancora in grado di formare specialisti in questi settori. Per questo oggi il mercato del lavoro necessita di figure professionali sulle quali investire per poter sviluppare proficuamente il settore delle energie rinnovabili. I corsi e i master proposti da Focus Academy mirano alla formazione di esperti dotati delle capacità progettuali e delle competenze tecniche necessarie alla realizzazione di progetti che sfruttino le energie rinnovabili o che contribuiscano a un efficace risparmio energetico. Un corpo docente costituito da professionisti, rappresentanti di settore, workshop e stage presso le aziende assicurano al corsista l’alto standard dell’insegnamento e la possibilità di mettere in pratica le competenze acquisite.


TMag_1_17

2-08-2010

6

17:19

Pagina 6

energie rinnovabili

SETTEMBRE 2010

• I PRESUPPOSTI CONCETTUALI DEL BOOM DI EOLICO, SOLARE E PELAGICO

BREVI LA CASA SOLARE FUNZIONA COSÌ La prima prima casa solare plurifamiliare d’Europa riscaldata completamente a energia solare è stata inaugurata a Burgdorf, in Svizzera, nel 2007. Il tetto dell’edificio integra 276 pannelli solari collegati a un enorme serbatoio per l’acqua per uso domestico, alto ben 17 metri, che provvede alle esigenze idriche degli inquilini e al riscaldamento domestico degli otto appartamenti dell’immobile. La collocazione centrale del serbatoio all’interno dell’edificio conferisce una naturale coibentazione dagli agenti atmosferici e produce un calore interno da sfruttare mediante condotti d’areazione che consentono la ventilazione invernale delle abitazioni. L’impianto solare è costato circa 300 mila franchi svizzeri e rappresenta il 10% del costo totale di costruzione.

Ma in che modo l’energia “si rinnova”? IN SINTESI Le fonti di energia tradizionali, come carbone, petrolio e gas, producono Co2 e inquinano. Al pianeta occorrono ormai fonti di energia che non inquinino più e che siano eternamente e gratuitamente disponibili. Ma che cosa sono queste energie rinnovabili di cui si parla tanto e, innanzitutto, perché si chiamano così? La spiegazione è intuitiva se si considera la caratteristica principale di tutti i combustibili classici, quelli – per intenderci – che si bruciano: una volta bruciati, ne restasoltanto la cenere, in quanto le scorie non sono in alcun modo riutilizzabili. Non lo è il carbone, non lo è il petrolio, non il gas. Questi combustibili si chiamano – in genere –

combustibili fossili (a base di carbonio, detti anche idrocarburi): sono fossili sia il carbone, sia il petrolio, sia il metano. Le energie rinnovabili sono invece quelle che possono essere utilizzate senza minimamente distruggerle né trasformarle: sono le energie della natura. L’energia solare, la luce: raccoglierla in uno specchio, convogliarla su un pannello solare, non toglie il fatto che un attimo dopo quel raggio continuerà a vivere e altri ne arriveranno, senza scorie. L’energia eolica, il vento: catturarla con una pala eolica, una turbina, così come – per le navi – una vela, non arresta né diminuisce certamente il vento; e ancora: l’energia pelagica, cioè le onde e le maree, che vanno e vengono indisturbate, a prescindere dal fatto che qualcuno ne canalizzi la potenza; e l’energia rinnovabile per eccellenza, quella dell’acqua corrente, fiumi e torrenti che vengono incanalati e utilizzati per far girare le

turbine elettriche generatrici delle centrali di montagna. Ma perché l’energia rinnovabile non è già oggi la più usata al mondo? Semplice: perché produrla è, generalmente, molto più costoso che non comprare petrolio o gas e bruciarlo. Solo che bruciando petrolio o gas si producono gas serra, cioè gas velenosi che inquinano l’atmosfera e aumentano l’effetto-serra. Cioè sprigionano nell’aria anidride carbonica, come scoria di combustione (in sigla, appunto, CO2) e l’anidride, innalzandosi nelle fasce elevate dell’atmosfera, prevale sull’ossigeno e crea un pericoloso effetto di rifrazione dei raggi del sole che concentra sulla terra un calore abnorme, inducendone un lento surriscaldamento. Ecco perché sia gli Stati Uniti che l’Europa stanno cambiando strategia energetica e stanno incentivando in ogni modo la produzione e quindi il consumo di energie rinnovabili, altrimenti dette

UN GRANDE RISPARMIO In Italia godiamo di un’insolazione media di 1500 kWh/mq ogni anno. Ecco allora che 160.000 mq di pannelli solari installati in una qualsiasi regione italiana farebbero risparmiare in bolletta circa 8 milioni di metri cubi di metano, altrimenti utilizzati per alimentare le caldaie a gas, o circa 80 Gwh di energia elettrica destinati agli scaldabagni elettrici.

Rispetto al 2006 l’Italia è scesa sotto la media dei Paesi dell’UE15.

“pulite”, proprio perché non “sporcano” l’ambiente. Nell’ambito della categoria “energie rinnovabili”, il sole occupa un ruolo da assoluto protagonista, soprattutto alla luce degli sviluppi tecnologici legati ai pannelli fotovoltaici e solari termici. Sinteticamente, i primi sfruttano la capacità di alcuni materiali, fra cui essenzialmente il silicio, di produrre energia elettrica se irraggiati dalla luce dell’astro.Nei momenti in cui l’utente attiva, per esempio,un elettrodomestico, consuma parte dell’energia in quel momento usufruibile, mentre quella che non consuma sarà immessa nella rete elettrica, e viene pagata dallo Stato. Il silicio ha naturalmente almeno tre controindicazioni: il peso; la cosiddetta “resa energetica”, cioè la capacità di produrre energia per ogni metro quadrato irradiato da sole; il prezzo: il silicio è un materiale ampiamente utilizzato dall’industria elettronica, quindi piuttosto caro perché molto richiesto. Anche per questo la ricerca tecnologica si sta concentrando sulla possibilità di individuare più valide alternative al silicio per produrre energia dal sole: e qualcosa di meglio, nei prossimi mesi, certamente farà il suo esordio sul mercato. I pannelli solari termici, invece, sono i “progenitori” di quelli al silicio e sono molto semplicemente composti da un radiatore in grado di assorbire il calore dei raggi solari e trasferirlo a un serbatoio d’acqua, da utilizzare direttamente per lavarsi o scaldarsi.


TMag_1_17

2-08-2010

17:19

Pagina 7

energie rinnovabili

SETTEMBRE 2010

7

• LE DIFFERENZE TRA LE DIVERSE FORME DI SOSTEGNO PUBBLICO A CHI INVESTE SULL’ECOLOGIA

Gli incentivi “verdi”, ricchi ma difficili da avere IN SINTESI Le norme in vigore in Italia su input dell’Unione Europea incentivano la produzione di energia “verde” sia familiare che industriale ma non è facile ottenere i ricchi contributi che lo Stato eroga prelevandoli dalle bollette. “Certificati verdi” e “Conto energia”: sono queste le due sigle ancora un po’ misteriose in cui si divide e s’incardina il settore degli incentivi pubblici per le energie rinnovabili. Queste due categorie di incentivi economici statali ai soggetti privati che producono energie rinnovabili sono accomunate dalla stessa filosofia di base, quella dettata dall’accordo europeo del 2008 sulle tre quote del 20% (produzione “pulita”, riduzione CO2, risparmio energetico). E partono dalla necessità di finanziare, in parte con il denaro pubblico e in parte con i soldi dei consumatori, caricandone quindi il costo in bolletta, lo sviluppo di un settore produttivo che serve per la salute pubblica e la salvaguardia del pianeta e che, senza questi incentivi, non sarebbe economicamente conveniente sviluppare. Detto questo, vediamo in concreto di che si tratta e quali differenze hanno le due tipologie di incentivi. I certificati verdi sono dei titoli rappresentativi della percentuale di energia

rinnovabile che riescono a produrre tutti i soggetti di tipo industriale a qualunque ragione produttori di energia: quindi i grandi gruppi elettrici (a partire da Enel, Edison, A2A,Acea, ecc.) e i gruppi industriali che “l’autoproducono” in tutto o in parte l’energia che consumano. Per legge europea, questi gruppi sono obbligati a produrre una percentuale crescente di energia da fonti rinnovabili, sul totale di quella che produco-

ottenendo in cambio un prezzo fisso in denaro, riconosciutogli per legge e simboleggiato appunto dai certificati verdi. Questo costo è coperto, in un regime di mercato libero gestito dal Gse (Gestore del sistema elettrico), da quei produttori energetici che non hanno le carte in regola, cioè che non producono da soli la sufficiente percentuale di energia pulita rispetto al totale inquinante che invece producono. Cos’è successo, nella real-

Altro discorso per il Conto energia. È il nome comune assunto dal programma europeo di incentivazione in conto esercizio della produzione di elettricità da fonte solare mediante impianti fotovoltaici permanentemente connessi alla rete elettrica. Il Conto energia è oggi assimilabile ad un finanziamento in conto esercizio, in quanto non prevede alcuna facilitazione particolare da parte dello Stato per la messa in

superiore a 1 kWp. Non sono incentivati dal Conto energia quegli impianti fotovoltaici destinati ad utenze isolate e non raggiunte dalla rete elettrica. Lo Stato ha individuato un tetto massimo annuo finanziabile, superato il quale il Gse respinge la domanda e la rimanda a un nuovo anno. C’è una netta differenza tra l’applicazione di questo conto agli impianti casalinghi (intestati a persone fisiche) o alle mini-centrali (intestate a

Da qui al 2030 si prevede che in tutto il mondo il “mix” delle fonti energetiche con cui vivono i principali Paesi industrializzati debba cambiare drasticamente a sfavore del petrolio e del carbone a favore delle altre fonti: il nucleare, il gas, ma anche l’idroelettrico, l’eolico, il solare e il pelagico. È solo questione di tempo.

no da fonti fossili. Chi è in regola con quest’obbligo, immette nella rete elettrica nazionale l’energia rinnovabile prodotta, documentando la quantità, e se questa quantità si limita a eguagliare la percentuale obbligatoria,non percepisce alcun incentivo: semplicemente, l’energia rinnovabile che produce per il proprio autoconsumo non la paga. Chi invece produce più di quanto gli occorre per legge, ha il diritto di immettere sul mercato questo surplus,

tà, in questi anni? È successo che molti autoproduttori di energia si sono, per così dire, specializzati nella produzione di energie rinnovabili, sicuri di trovare pronta raccolta della loro produzione da parte del Gse, che ne acquistava i certificati verdi al prezzo fisso. Poco importava che non ci fosse domanda di questi certificati verdi, perché appunto il totale della produzione rinnovabile era più che sufficiente a coprire la percentuale obbligatoria.

servizio dell’impianto ma solo per l’acquisto garantito dell’energia prodotta. Il privato proprietario dell’impianto fotovoltaico percepisce somme in modo continuativo, con cadenza tipicamente mensile, per i primi 20 anni di vita dell’impianto. Condizione indispensabile all’ottenimento delle tariffe incentivanti è che l’impianto sia connesso alla rete (grid connected). La dimensione nominale dell’impianto fotovoltaico deve essere

soggetti con personalità giuridica). Il prezzo di cessione dell’energia in surplus rispetto ai propri bisogni (per il privato) o dell’intera produzione (per la persona giuridica) cambia per legge, ma una volta assegnato a un determinato impianto, gli resta attaccato, in modo da consentire il finanziamento bancario delle iniziative, che si riesce ad ammortizzate in un periodo variabile tra i 9 e gli 11 anni, trascorsi i quali l’impianto inizia a rendere quattrini.


TMag_1_17

2-08-2010

17:19

Pagina 8


TMag_1_17

2-08-2010

17:19

Pagina 9


TMag_1_17

2-08-2010

17:19

Pagina 10

10 energie rinnovabili

SETTEMBRE 2010

• IL DETTAGLIO DELLE INIZIATIVE FORMATIVE DELLA FOCUS ACADEMY

I corsi teorico-pratici per diventare un tecnico perfetto dell’energia solare Corso per installatore di pannelli fotovoltaici e solari termici Consente di acquisire le competenze tecniche necessarie per installare impianti fotovoltaici e solari termici a uso domestico e aziendale con lezioni pratiche per simulare il montaggio. Rivolto a installatori elettrici e a chiunque voglia intraprendere un’attività di settore. Durata: 3 week end, uno da 16 ore e 2 da 12 per un totale di 40 ore Corso di illuminotecnica e domotica Provvede a offrire le nozioni fondamentali per rendere un’abitazione il più possibile eco-compatibile, con particolare riguardo agli aspetti relativi al risparmio energetico, alla sicurezza (videocontrollo, rilevazione fughe di gas, perdite di acqua, ecc.), alla comunicazione (videocitofonia integrata con telefonia e altri dispositivi), al controllo e alla gestione della casa a distanza per mezzo dei nuovi media. Fornisce i principi metodologici e progettuali di base, insegna le tecniche di installazione. Rivolto a tutti Durata: due week end da 16 ore ciascuno per un totale di 32 ore Programma del corso Introduzione alla domotica, concetti base Gli impianti tradizionali e a BUS Le tecnologie proprietarie e quelle standard Normative di riferimento Lo standard knx Campi di applicazione: home & building automation Specifiche tecniche e caratteristiche Dalle funzionalità al progetto La scelta dei prodotti in base alle caratteristiche tecniche La programmazione ETS Laboratorio: programmare un impianto; Verificare il funzionamento, modificare le funzionalità, implementare nuove funzionalità su impianti esistenti; Progettare l’integrazione e la supervisione; Progettazione esecutiva e valutazione dei costi. Corso specialistico per progettazione di un impianto fotovoltaico Impartisce le nozioni relative alla progettazione di impianti fotovoltaici da piccole taglie fino alle centrali fotovoltaiche allacciate in rete in Media Tensione (MT), con cenni sull’allaccio di centrali fotovoltaiche in Alta Tensione (AT).

Il corso, inoltre, permette di acquisire le nozioni fondamentali per realizzare un Business Plan di un impianto con particolare riguardo alla legislazione vigente ed agli aspetti fiscali legati alla produzione e vendita di energia elettrica. Rivolto a chi vuole fare del fotovoltaico la propria professione, studenti e professionisti che intendano specializzarsi nel settore del fotovoltaico, progettisti, architetti, installatori. Il corso è svolto da professionisti di settore con lezioni frontali ed esercitazioni in aula. Durata: tre week end per un totale di 48 ore Programma del corso Il Sole e le fonti energetiche rinnovabili Il generatore fotovoltaico Dimensionamento del generatore fotovoltaico Sistemi fotovoltaici stand-alone e gridconnected Conto energia: decreto e riferimenti

normativi Autorizzazioni per la realizzazione di impianti fotovoltaici Disciplina fiscale Strutture di supporto Componentistica elettrica Progettazione impianti fotovoltaici in BT e MT con schemi esemplificativi Collaudo Normativa nazionale, regionale e provinciale

Corso specialistico sulla legislazione in materia di energie rinnovabili Il corso impartisce le nozioni sulla legislazione in materia ambientale relativa al fotovoltaico e alle energie rinnovabili. Il corso non si limita a prendere in considerazione le normative nazionale regionale e provinciale, ma tiene conto anche dello scenario internazionale ed europeo, alla luce delle modifiche e

Sbocchi professionali vicini per chi punta sul “verde” L’interesse delle aziende private specializzate e la crescente attenzione da parte degli organismi pubblici che si occupano di programmazione energetica nei riguardi di un maggiore ricorso alle energie rinnovabili ed alla riconversione energetica fanno prevedere, nel medio periodo, un consistente aumento dei livelli occupazionali relativi alle figure professionali che operano nel settore fotovoltaico e solare termico. In tutti i Paesi dell’Unione Europea, infatti, la crescita del solare fotovoltaico prosegue a ritmi esponenziali. L’interesse crescente per i lavori legati alla cosiddetta green economy si riscontra sul sito Green-Job.it (appendice di InfoJobs.it), dove dall’inizio del 2010 si è registrato, fra l’altro, un notevole incremento di offerte per le figure specializzate nel fotovoltaico e nel solare termico. Al momento le regioni più attive nella ricerca di questo tipo di personale qualificato sono Lombardia, Emilia Romagna,Veneto,Toscana, Piemonte e Lazio, ma anche Campania, Sicilia e Puglia offrono un cospicuo numero di posti di lavoro per i professionisti collegati alle energie rinnovabili. Al riguardo ecco quanto affermato da Anna Maria Mazzini, Marketing Manager di InfoJobs.it: «La crescente richiesta di nuovi profili, aumentata del 20% da maggio a oggi, e la maggiore sensibilità che le aziende stanno

mostrando verso le questioni ambientali ci ha esortato a creare questo nuovo canale tematico per dare maggiore visibilità a un settore in cui InfoJobs.it crede molto, non solo perché rappresenta un’opportunità di business, ma soprattutto perché desideriamo contribuire allo sviluppo di una cultura ecosostenibile, fatta non solo di ideali, ma anche di tanti piccoli e grandi gesti concreti. A ulteriore testimonianza di questo impegno abbiamo creato GreenWay, un decalogo per lavorare in modo ecosostenibile che abbiamo condiviso in azienda con tutti i nostri collaboratori e che, da oggi, guiderà l’organizzazione del nostro ufficio». Il problema cruciale per le aziende del settore è, però, quello della formazione professionale dei giovani neo-assunti. Accanto alle competenze tecnologiche, di per sé non facili da trovare, quel che manca è soprattutto una formazione attualizzata alla complessissima normativa italiana ed europea, che va poi incrociata con le varie specifiche regionali. Un ginepraio, più materia per avvocati che per ingegneri, ma in realtà dominabile solo da chi abbia sufficienti competenze interdisciplinari.Che mancano del tutto a coloro che provengono da scuole superiori o facoltà universitarie “classiche”, senza l’ausilio di scuole professionali “ad hoc”.


TMag_1_17

2-08-2010

17:19

Pagina 11

energie rinnovabili

SETTEMBRE 2010

integrazioni intervenute, del sistema di incentivi finanziari e del procedimento per l’autorizzazione unica, e delle procedure di valutazione ambientale con cenni ai temi dell’inquinamento e del danno ambientale nonché della tutela amministrativa e penale. Il corso forma, pertanto, professionisti in grado di gestire autonomamente le problematiche ambientali aziendali nonché degli enti pubblici locali ed i risvolti applicativi della disciplina. Rivolto a studenti, neolaureati che intendono specializzarsi nel settore, liberi professionisti pronti a ricoprire rapidamente i ruoli chiave nel campo delle energie alternative, responsabili della gestione, dell’energia o della valutazione di impatto ambientale, imprenditori del settore, tecnici ambientali, consulenti presso un’impresa o per la pubblica amministrazione. Durata: 16 ore con incontri bisettimanali di due ore ciascuno per un totale di 4 settimane Programma del corso Elementi di diritto ambientale Normative internazionale, europea, nazionale e regionale Danno ambientale e illeciti ambientali Autorizzazione e incentivazione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili Tutela amministrativa e penale.

Corso Specialistico per Energy Manager Il Corso Specialistico in Ottimizzazione dei Costi Energetici è rivolto a chi vuole fare del consulente energetico (fotovoltaico, biomasse, eolico) la propria professione. Il corso impartisce le nozioni sulla progettazione finanziaria e sull’analisi dei costi/benefici in termini di consumi e costi derivante dall’impiego di impianti tecnologici, da piccole taglie fino a grandi impianti (allacciati in rete in MT), permettendo di acquisire le competenze per realizzare un Business Plan di un impianto con particolare riguardo alla legislazione

vigente e agli aspetti fiscali legati alla produzione e vendita di energia elettrica. Esercitazioni in aula Rivolto a studenti, professionisti, progettisti, architetti e professionisti in generale che intendano specializzarsi nel settore delle rinnovabili. Durata: 16 ore con incontri bisettimanali da due ore ciascuno. Programma del corso Le diverse fonti di energia Le tecnologie: fotovoltaica, eolica, combustione, biogasificazione Individuazione degli obiettivi aziendali in termini di ottimizzazione, risparmio, e investimenti delle risorse energetiche Individuazione del volume di costi di ciascun settore e strategie di ottimizzazione Sopralluogo ed elaborazione dei dati per determinare le tecnologie da adottare Normativa attuale e modifiche previste Procedure per la realizzare l’impianto e ottenere gli incentivi.

Master in energie rinnovabili e impiantistica sostenibile Sono affrontate tutte le tematiche relative agli impianti tecnologici innovativi che fanno uso delle fonti energetiche rinnovabili, in particolare gli impianti eolici, solari termici e fotovoltaici. Spazio è dato anche all’impiantistica sostenibile con gli impianti di cogenerazione e trigenerazione e alle pompe di calore. Si tratteranno anche i temi legati alla valutazione di impatto ambientale e al risparmio energetico. Il master è diviso in moduli ciascuno in sé conchiuso, così da permettere allo studente di seguire sia il corso proposto, sia di personalizzarlo secondo le proprie esigenze. All’insegnamento frontale si affiancano workshop ed esercitazioni in aula. Rivolto a studenti, neolaureati in ingegneria e architettura, professionisti di settore e dipendenti che operano nel mercato dell’energia.

11

Durata: 192 ore weekendali. Programma del corso Le fonti rinnovabili: Progettazione impianti eolici; Progettazione impianti solari-termici; Progettazione impianti fotovoltaici Impiantistica sostenibile: Progettazione impianti di cogenerazione e trigenerazione Impianti solari a concentrazione; Torri solari; Pompe di calore geotermiche e a bassa entalpia Altri risparmi energetici: Progettazione di impianti di illuminazione Paesaggio e Valutazione di impatto ambientale. Master progettazione bioclimatica e risparmio energetico Fornisce informazioni precise, circostanziate e complete sulle principali tecniche di progettazione bioclimatica al fine di razionalizzare le risorse naturali impegnate nell’involucro edilizio, sulla operatività progettuale nel campo del risparmio energetico e della progettazione bioclimatica e tutte le nozioni necessarie per poter analizzare il comportamento energetico di un edificio attraverso l’uso di un codice alle differenze finite (TRNSYS). Nell’ambito della progettazione energetica la capacità di utilizzo dei software per il calcolo e la certificazione assume un ruolo sempre più rilevante, per poter sfruttarne appieno le potenzialità è però importante avere consapevolezza del contesto e del metodo loro sottesi. Rivolto a studenti, neolaureati in ingegneria e architettura, professionisti del settore, dipendenti di aziende del settore. Durata: 192 ore weekendali. Programma del corso Principi di base e concetti generali Progettazione bioclimatica dell’edificio Software di simulazione del comportamento energetico dell’edificio Software di calcolo progettuale e di certificazione energetica.


TMag_1_17

2-08-2010

17:19

Pagina 12

12 lingua inglese

SETTEMBRE 2010

IL MINORE AFFLUSSO DI TURISTI STRANIERI DERIVA DALLA SCARSA COMUNICAZIONE IN INGLESE

“No spik inglisc”, una tara per gli italiani IN SINTESI Se albergatori e ristoratori parlassero meglio le lingue, i turisti stranieri in Italia tornerebbero più volentieri. È uno dei prezzi che il sistema paga alla storica arretratezza linguistica che lo connota. E che va superata dai giovani. Un recente studio della rivista Le vie del gusto ha monitorato le ragioni per le quali i turisti stranieri non sono sempre contenti delle vacanze trascorse in Italia. A rovinargliele, infatti, sarebbero l’inciviltà e la maleducazione che spesso affiorano (61%), ma anche e soprattutto l’impossibilità di comunicare nella loro lingua (75%), o almeno in inglese, inteso come lingua internazionale. L’arretratezza linguistica italiana è una “croce” tipica del nostro Paese. Ma non sono soltanto ristoranti e negozianti a lasciare a desiderare. Secondo l’eurodeputato Jas Gawronski, intervistato al riguardo dal Corriere della Sera qualche settimana fa, anche nel Parlamento di Strasburgo si parla troppo poco l’inglese, e troppo male. Alla domanda successiva su quanti eurodeputati italiani padroneggiano l’inglese, Gawronski risponde: «Quasi nessuno». La Commissione e le Istituzioni Europee, per

promuovere la giusta politica di multilinguismo dell’Unione Europeo, tendono a nascondere la prevalenza della lingua inglese, ribadendo che l’Unione Euro-

pea ha tre lingue di lavoro ufficiali: inglese, tedesco e francese. Di fatto, però, per motivi di praticità e celerità, solo una piccola parte del lavoro svolto può essere resa in

traduzioni in tutte le 23 lingue ufficiali. Per rendere l’idea sull’uso dell’inglese nella vita quotidiana in un organo europeo, il 75% dei documenti della Com-

Come tentare di lavorare nel Regno Unito el Regno Unito ci sono migliaia di agenzie interinali e di reclutamento a tempo indeterminato che possono essere interpellate per un lavoro. Richiedono sempre la presenza per un colloquio, ma prima di partire si può anche verificare la situazione del mercato per il proprio ambito professionale inserendosi nella banca dati dell’agenzia. Quest’ultima, se interessata, contatta il candidato per ulteriori verifiche e per fissare un colloquio. A Londra, per esempio, c’è l’Euro London Appointments, specializzata nel collocare italiani che conoscano bene la lingua inglese. Fondata nel 1990, è oggi una delle agenzie più grandi nel settore del personale multilingue, con un’offerta di posti di lavori ampia e diversificata. Offre inoltre la possibilità di iscriversi a una mailing list che informa su tutte le nuove opportunità nei settori del Banking and Finance, Secretarial and Admin, Call Centre, Customer Services, IT, Sales and Marketing. Per candidarsi basta inviare tramite posta o email un curriculum vitae e una lettera di accompagnamento che delinei le principali competenze, lo stipendio richiesto e il luogo di lavoro prescelto. Tutte le candidature ricevono un riscontro.

N

missione vengono stampati esclusivamente in inglese. A febbraio di quest’anno, due dirigenti di alto grado del Directorate-General for Translation hanno rilasciato un’intervista sulla mancanza di un numero sufficiente di interpreti d’inglese, aggiungendo che quest’ultimo sta diventando “il denominatore comune linguistico” nella vita quotidiana della commissione. Alcuni diranno che è ingiusto che l’inglese prenda il sopravvento nell’UE. Ma con 23 lingue ufficiali, che si possono combinare in 506 modi diversi (23 lingue per 22 altre lingue in cui tradurle), non è possibile pensare che tutto possa essere tradotto. Per portare avanti il lavoro in tempi e con costi ragionevoli, in molte occasioni occorre limitare le lingue. E chi non sa le lingue principali, e soprattutto l’inglese, spesso viene tagliato fuori. Non è in grado di partecipare al dialogo. Anche se non ci piace, è la triste realtà. Di fatto, senza una padronanza della lingua inglese, e idealmente anche almeno un’altra lingua europea, è emarginato in molte situazioni a Strasburgo e a Bruxelles: ossia una specie di rappresentante muto. Fare il deputato è un ruolo di leadership con un contenuto quasi esclusivamente collegato alle capacità di comunicazioni. Difficile per un deputato svolgere il suo lavoro se non si sa capire o non sa comunicare con la maggior parte dei suoi colleghi.


TMag_1_17

2-08-2010

17:19

Pagina 13


TMag_1_17

2-08-2010

17:19

Pagina 14

14 lingua inglese

SETTEMBRE 2010

• UNA TESTIMONIANZA - LA STORIA DI MARIA TERESA, ANGLOFONA PER PASSIONE, DA OGGI INTERPRETE

Ecco come ho imparato l’inglese divertendomi IN SINTESI La prima cosa è capire quanto sia utile parlare correntemente la lingua-base del mondo del lavoro. Per impararla ci sono molti modi. In questa storia vera, una ragazza di Alessandria, di 25 anni, racconta la sua esperienza. «Molto spesso, già negli anni delle scuole superiori, mi ritrovavo a criticare i miei coetanei, e non solo, per la mancanza di conoscenza, anche semplicemente basilare, della lingua inglese. Tutti sostengono quanto lo studio di questa materia sia importante per potersi confrontare con altre culture, ma nessuno, in realtà, si mette d’impegno per impararla, eppure sarebbe così semplice! Tendenzialmente alcune persone mediamente acculturate sono convinte che le lingue straniere (anche l’inglese) siano più semplici da imparare se apprese durante l’infanzia. Tuttavia si può dire che non sia affatto indispensabile questo iter per avere una cognizione accurata, per esempio, della lingua inglese. Personalmente la prima volta che mi sono imbattuta nella lingua inglese è stata in prima superiore, perché purtroppo alle elementari e medie la scuola a cui ero iscritta offriva come lingua straniera solo il francese (che, oramai, ho completamente dimenticato).

Inizialmente, al contrario di adesso, odiavo questa lingua anglosassone non per la sua essenza ma a causa del modo in cui veniva insegnata: sbattuta, letteralmente, in una classe dove i ragazzi già conoscevano le basi di questa nuova materia, mi sono ritrovata sperduta tra la grammatica base e la totale mancanza di lessico, obbligata a tentare, quasi inutilmente, di imparare a memoria alcune parole ricorrenti. All’insegnante poco importava se una sola studentessa, in una classe di trenta persone, non riu-

sciva a seguire, perché non capiva il meccanismo di costruzione delle frasi in inglese: il mio problema principale era la tendenza a complicare le frasi, senza comprendere come, invece, l’inglese richiedesse, almeno inizialmente, una semplificazione maggiore nella costruzione dei periodi. Inoltre, il problema delle lezioni di questo genere è che l’insegnante tende comunque durante tutta l’ora a parlare in italiano e a leggere dal libro i dialoghi preparati, spesso con pessima pronuncia, e ad attenersi alle regole

grammaticali fornite dal materiale didattico senza spiegazioni ulteriori. L’anno seguente, poi, mi è capitata la fortuna di seguire delle lezioni di un professore americano di geografia inglese e tutto è iniziato a cambiare. Lui parlava solo ed esclusivamente nella sua lingua madre, sebbene conoscesse molto bene l’italiano, e, durante le spiegazioni, usava tutta l’immensa lavagna a sua disposizione riempiendola con dei disegni stilizzati di ciò che stava spiegando, abbinandoli alle parole corrispondenti: ma-

Traduttori e interpreti per le Nazioni Unite gni anno le Nazioni Unite offrono opportunità lavorative a un determinato numero di traduttori, interpreti e altre figure professionali legate alla conoscenza delle lingue straniere. L’indirizzo web a cui fare riferimento per essere sempre aggiornati sulle procedure selettive in corso è http://www.un.org/Depts/OHRM/examin/exam.htm. Vengono presentate solo offerte di lavoro a tempo pieno. Nella sezione 2010 Examinations è possibile vedere i concorsi indetti al momento. Le domande di partecipazione devono essere presentate con un certo anticipo sulla scadenza. Conviene contattare l’indirizzo segnalato con una certa regolarità per seguire tutte le novità. Le FAQ (Frequently Asked Questions) dell’Examination and Test Sections dell’ONU chiariscono quali sono le figure professionali di cui solitamente c’è bisogno. L’inglese appartiene alle sei “language services”, ovvero alle lingue ufficiali parlate nell’organizzazione (le altre sono arabo, cinese, francese, russo e spagnolo).

O

gicamente, ancora a digiuno totale d’inglese, dopo tre mesi iniziai a capirlo e a prendere appunti intuendo come si scrivevano alcune parole che non conoscevo. Così, grazie a lui, ho iniziato ad amare l’inglese e a capire quanto potesse, anche, essere divertente da imparare; mancava però ancora il dialogo. Ho continuato a guardare film in madrelingua mantenendo il fattore d’ascolto sempre presente ed in questi ultimi tre, quattro anni, sembrerà strano, ho scoperto il mondo dei giochi di ruolo on-line. I server a cui si appoggiano questi giochi non sono mai italiani. Molti italiani tendono a chiudersi in comunità chiuse in cui possono parlare la propria lingua a causa della mancata conoscenza dell’inglese; io ho preferito, invece, cercare di interagire con più gente straniera possibile. Benché inizialmente un tantino timida nell’esprimermi, piano piano, ho teso a parlare/scrivere sempre un po’ di più fino a riuscire ad interagire in tempo reale. Non serve, quindi, andare in vacanza in Inghilterra o in America per conoscere, o meglio cavarsela, con l’inglese poiché al giorno d’oggi abbiamo la grossissima fortuna di poter interagire attraverso il web con persone straniere. Il problema sostanziale dell’Italia, dal mio punto di vista, è la mancanza, individuale, di volontà di imparare e studiare l’inglese e non tanto (anche se aggrava) la lacuna enorme del sistema di insegnamento di questa lingua».


TMag_1_17

2-08-2010

17:19

Pagina 15

lingua inglese

SETTEMBRE 2010

15

• L’OFFERTA DI FOCUS ACADEMY DALLA FORMAZIONE DI BASE A QUELLA SPECIALISTICA

Una libreria di corsi per tutte le esigenze Corso di preparazione all’esame TOEFL iBT Il TOEFL iBT è un test che determina il livello di conoscenza e di padronanza della lingua inglese scritta e parlata. È richiesto principalmente da college e università i cui corsi si svolgono in lingua inglese, ma anche da agenzie governative e aziende per programmi di scambio, concessione di borse di studio o assunzioni vere e proprie. Il corso consente di acquisire le abilità e le capacità necessarie per affrontare l’esame per il conseguimento del TOEFL iBT, attraverso lo svolgimento di esercitazioni e simulazioni delle sezioni in cui si articola il test: Lettura (Reading); Ascolto (Listening); Conversazione (Speaking); Scrittura (Writing). Il docente è altamente qualificato ed esclusivamente di madrelingua inglese, con esperienza pluriennale nel settore didattico. Rivolto a persone con buona conoscenza della lingua inglese. Durata: 40 ore con incontri trisettimanali di due ore ciascuno. Programma del corso Lettura (Reading) – 12 ore di attività in classe Ascolto (Listening) – 12 ore di attività in classe Conversazione (Speaking) – 12 ore di attività in classe Scrittura (Writing) – 12 ore di attività in classe. Corso di Business English (Inglese Aziendale) È rivolto a chi cerca un lavoro o a chi, sul lavoro, vuole ottenere migliori risultati; aiuta gli iscritti a potenziare il proprio curriculum concedendo loro un netto vantaggio nella competizione. Per chi ha già una professione, il corso facilita le trattative d’affari giornaliere, rendendo la comunicazione in inglese più semplice ed efficace ed aprendo, così, le porte a nuove possibilità i successo. Il corso si divide in due parti: I. Apprendimento dell’inglese commerciale: Si pone particolare enfasi sullo sviluppo delle capacità verbali e di ascolto attraverso simulazioni, esercitazioni, case studies e dibattiti. Il docente utilizza materiale audiovisivo e cartaceo per l’insegnamento della lingua inglese in ambito aziendale. II. Preparazione dell’esame BEC: Per chi volesse conseguire l’esame BEC (Business English Certificate) e per chi ha partecipato alle lezioni di cui alla parte I, il corso prevede le attività connesse alla struttura dell’esame BEC, che è suddiviso in quattro parti: Lettura (Reading), Scrittura (Writing), Ascolto (Listening) e Conversazione

(Conversation). Durata: 32 ore con incontri bisettimanali da due ore ciascuno Programma del corso Lettura (Reading) – 8 ore di attività in classe Scrittura (Writing) – 8 ore di attività in classe Ascolto (Listening) - 8 ore di attività in classe Conversazione (Speaking) - 8 ore di attività in classe. Corso di preparazione al Key English Test (KET) Mira a un’adeguata preparazione all’esame di lingua inglese KET, che costituisce il primo livello degli esami Cambridge English for Speakers of Other Languages (ESOL) e corrisponde al livello A2 del Quadro Comune Europeo del Consiglio d’Europa. Il partecipante acquisisce la capacità di comunicazione quotidiana nella lingua inglese scritta e parlata a un livello di base. Il corso risulta molto utile anche per la preparazione degli esami successivi, come il Preliminary English Test. Rivolto a ragazzi dai 12 ai 18 anni con scarsa conoscenza dell’inglese. Durata: 64 ore con incontri bisettimanali da due ore ciascuno Programma del corso Lettura (Reading) – 16 ore di attività in classe Scrittura (Writing) – 16 ore di attività in classe Ascolto (Listening) – 16 ore di attività in classe Conversazione (Speaking) – 16 ore di attività in classe. Corso di preparazione al Preliminary English Test (PET) Mira a un’adeguata preparazione all’esame di lingua inglese PET, che costituisce il secondo livello degli esami Cambridge English for Speakers of Other Languages (ESOL) e, nel Quadro Comune Europeo del Consiglio d’Europa, corrisponde al livello B1. Il partecipante acquisisce la capacità di comunicazione quotidiana nella lingua scritta e parlata a un livello medio, le competenze per leggere e interpretare semplici testi e articoli di giornale, scrivere lettere personali non complesse o prendere appunti durante una riunione. Rivolto a ragazzi dai 12 ai 18 anni con buona conoscenza della lingua inglese. Durata: 64 ore con incontri bisettimanali da due ore ciascuno Programma del corso Lettura (Reading) – 16 ore di attività in classe Scrittura (Writing) – 16 ore di attività in classe Ascolto (Listening) – 16 ore di attività in classe

Conversazione (Speaking) – 16 ore di attività in classe. Corso di preparazione al First Certificate in English (FCE) Mira a un’adeguata preparazione all’esame di lingua inglese FCE, che costituisce il terzo livello degli esami Cambridge English for Speakers of Other Languages (ESOL) e corrisponde, nel Quadro Comune Europeo del Consiglio d’Europa, al livello B2. Il partecipante al corso di preparazione al FCE, attraverso numerosi esercizi di lettura, scrittura, ascolto e simulazioni orali, raggiunge una conoscenza medio-elevata della lingua inglese, acquisendo una padronanza della lingua sufficiente per un uso pratico in professioni manageriali, impiegatizie e di segretariato, e in numerosi settori che utilizzano l’inglese quotidianamente. Durata: 64 ore con incontri bisettimanali da due ore ciascuno Programma del corso Lettura (Reading) – 12 ore di attività in classe Scrittura (Writing) – 12 ore di attività in classe Uso dell’inglese (Use of English) – 12 ore di attività in classe Ascolto (Listening) – 16 ore di attività in classe Conversazione (Speaking) – 12 ore di attività in classe. Corso di Conversazione in lingua inglese Mira all’acquisizione di una padronanza linguistica pragmatica, che permetta di padroneggiare un ampio ventaglio di situazioni riferibili a se stessi e all’ambito immediatamente circostante. L’approccio è comunicativo-funzionale, finalizzato principalmente allo scambio linguistico orale.7 Durata: 64 ore con incontri settimanali di quattro ore, con la possibilità di offrire più corsi insieme. Programma del corso I partecipanti sono coinvolti in progetti e simulazioni linguistiche nel corso delle quali utilizzano gli strumenti appresi per fronteggiare le più disparate situazioni: dai contesti quotidiani a quelli lavorativi, come la simulazione di una riunione.

A richiesta si organizzano anche corsi specifici individuali e per aziende.


TMag_1_17

2-08-2010

17:20

Pagina 16


TMag_1_17

2-08-2010

17:20

Pagina 17


demo tomorrow magazine