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NUMERO 1 2009

QUINDICINALE DI UNIVERSITÀ&RICERCA www.milanofinanza.it

PRO

Reg. al tribunale di Milano n.540 del 23-08-88. Direttore Responsabile: Paolo Panerai. Class Editori Spa, via Burigozzo 5, 20122 Milano, tel. (02)582191. Concessionaria esclusiva: Class Pubblicità, via Burigozzo 8, 20122 Milano, tel. (02)58219524

Processo ai ranking Una ricerca europea mette in discussione i rating di Shanghai o del Times Higher Education che condizionano sempre più spesso i policy-maker di Lodovica Maria Zanet uantificare l’eccellenza universitaria. Misurare statisticamente i risultati della ricerca e la qualità dell’insegnamento su scala internazionale. Selezionare alcuni indicatori sulla base dei quali valutare gli atenei. Sono solo alcune tra le finalità dei ranking universitari cui politici, rettori, giovani studiosi e aspiranti matricole fanno sempre più spesso riferimento per approntare politiche di riforma universitaria, indirizzare la propria carriera accademica, decidere dove e perché immatricolarsi. Michaela Saisana e Béatrice D’Hombres, ricercatrici del Centre for Research on Lifelong Learning del Joint Research Centre della Commissione Europea (sede di Ispra, Varese), hanno criticato in un loro recente studio trasparenza e attendibilità dei ranking, mettendone alla prova robustezza statistica e sensibilità agli indica-

Q

tori, dunque effettiva o presunta capacità di previsione. In Higher Education Ranking: Robustness Issues and Critical Assessment. How much confidence can we have in Higher Education Ranking? (http://crell.jrc.ec.europa. eu/Publications/CRELL%20Research%20Papers/EUR23487. pdf) contestano, in particolar modo, due ranking di fama mondiale: il SJTU, promosso a cadenza annuale a partire dal 2003 dalla Shanghai Jiao Tong University, e il THES, edito a partire dal 2004 dal Times Higher Education Supplement. Ranking, a loro avviso, incapaci in alcuni casi di rendere conto del reale stato dei fatti. Lo studio europeo ruota quindi intorno alla necessità di mettere alla prova SJTU e THES, di verificarne (ed eventualmente contestarne) la robustezza statistica, di introdurre o indicare per il futuro una serie di opportuni correttivi.

I rapporti di forza EU-US Punto di partenza dell’indagine è l’emergere di una contraddizione. Tanto nella graduatoria a cura dell’Università di Shanghai quanto in quella del Times, le università europee continuano a occupare una posizione subalterna: tranne rare eccezioni, si collocano nella parte mediana o finale della classifica, uscendo a più riprese perdenti dal confronto con gli atenei americani. Eppure in Europa ci sono alcune ottime istituzioni, meritevoli per tradizione, qualità della ricerca scientifica, innovazione e impatto nella sfera pubblica delle loro ricerche. Come spiegare questa asimmetria? La risposta data dalle ricercatrici di Ispra è riconducibile a una molteplicità di elementi. SJTU e THES non sempre funzionano Si sono, innanzitutto, ricostruite

Editoriale

Informazione e università, perché sì Ha senso, oggi, concepire un nuovo giornale sull’università? Uno sguardo un po’ superficiale sulla realtà accademica imporrebbe di rispondere «no». Gli atenei italiani stanno infatti affrontando una delle fasi più critiche della loro storia secolare («L’università è l’istituzione più antica del mondo occidentale dopo la Chiesa», ricorda spesso il rettore padovano Vincenzo Milanesi), connotata da una forte aggressività della politica, da una caduta verticale nella considerazione pubblica e da una penuria di risorse che rischia di diventare strutturale. L’editore di questo giornale, Paolo Panerai, che fondò, 20 anni fa, Campus, il primo magazine degli studenti, ritiene invece, con chi vi scrive, che uno strumento d’informazione rivolto a chi governa l’accademia, come a chi ci faccia business, sindacato e politica, sia oggi più che mai indispensabile. La ragione è semplice: per quanto profonda possa essere la crisi del sistema universitario - che molti chiamano da tempo «declino» - e drammatica quella economica generale, ricerca e innovazione rimangono gli asset fondamentali dello sviluppo di un Paese, come ha ricordato Giorgio Napolitano, intervenendo a Perugia. Investire in queste aree sarà necessario. Oltretutto, come dimostrano i 150 miliardi di dollari che Barak Obama ha destinato all’istruzione per i prossimi due anni, sarà anche anticiclico. Giampaolo Cerri gcerri@class.it

www.milanofinanza.it

SOMMARIO

PAG. 2: Tutti i nomi di questo numero Da Aiello a Zanghì passando per Frati, Decleva, Ornaghi, Milanesi, Gelmini e Napolitano: tutti i 150 nomi di questo numero.

PAG. 7: Guzzetti (Fondazione Cariplo) «Per l’università e la ricerca faccio un quarantotto».

PAG. 12: La Finanza creativa di MicroMega Tassare la pubblicità per finanziare gli atenei

PAG.12: Aquis alla Gelmini: riequilibrare Atenei virtuosi: basta sperequare sul Ffo

PAG. 18: Anticipazione Un Paese di Baroni Un altro libello sui vizi accademici, sulla scia di Gian Antonio Stella

PAG. 20: Firenze vota: ecco il dopo Marinelli Cinque medici (non di Medicina) al capezzale dell’ateneo


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Classifiche & amnesie

Processo ai ranking le dinamiche su cui tali ranking si fondano. Ciascuno dei due fa riferimento a sei indicatori, vale a dire parametri miranti a definire gli standard di ciascuna università in specifici settori, e ai valori loro attribuiti: l’ateneo giudicato migliore nel settore riceve «100», agli altri è assegnata una cifra a scalare proporzionalmente. Per la Shanghai Jiao Tong University fanno fede numero di alunni e ricercatori che hanno vinto un premio Nobel o un prestigioso riconoscimento scientifico come le gold medals in matematica, il numero di volte in cui i ricercatori sono citati, gli articoli pubblicati in riviste di spicco o riportati sul Science o sul Social Science Citation Index. Il Times Supplement premia invece il parere di grandi esperti e la qualità dell’insegnamento. I problemi, secondo le ricercatrici europee, non mancano da entrambe le parti. Nel primo caso, è evidente, sono avvantaggiate le università che hanno facoltà scientifiche di ottimo livello; nel secondo si incorre nel rischio di far valere un’opinione, seppur autorevole poiché data da grandi esperti, come parere scientifico, considerato pertanto non solo attendibile ma anche dimostrato. Sia SJTU sia THES, spiegano al Centro, «premiano inoltre i contesti culturali di lingua inglese, abdicando nei fatti alla loro natura transnazionale; penalizzano le facoltà umanistiche, che fisiologicamente si assestano su standard bibliometrici più bassi rispetto alle facoltà di scienze». La soluzione: contesti simulati Michaela Saisana e Béatrice D’Hombres propongono - e lo stu-

Rating vecchio, notizia nuova

dio argomenta questo passaggio con estrema precisione - una serie di correttivi capaci, se introdotti, di quantificare il grado di attendibilità di SJTU e THES e ottenere, a partire dai dati forniti, proiezioni più attendibili. Come? Creando contesti simulati, vale a dire ibridi. Si sommano cioè gli indicatori di SJTU e THES (6+6) e si prova a eliminare metodologicamente ora l’uno ora l’altro indicatore per calcolarne il reale impatto nell’economia del ranking; calcolano la «media» delle università europee confrontandola con quella degli atenei americani. Con alcuni interessanti risultati. Credibili per le università di punta La media delle università europee, per esempio, è pressoché equivalente alla media di quelle americane, anche se numericamente le prime restano fortemente svantaggiate rispetto alle seconde. Risultanto poi effettivamente «ottime» le università che Shanghai Jiao Tong University e Times Higher Education Supplement pongono al vertice delle rispettive graduatorie (molto bene Harvard, Cambridge, Berkeley, il Mit, rispetto alle quali gli scenari simulati mostrano una minore oscillazione). «Attraenti» ma inaffidabili Per Michaela Saisana e Béatrice D’Hombres, «indicatori e classifiche bastano per iniziare una discussione sulla higher education, ma non sono sufficienti per concludere». In altri termini, aiutano a impostare un dibattito sull’eccellenza universitaria oggi, ma non legittimano a concludere in modo necessario. Sono «very appeling», molto attraenti, perché capaci di riassumere una situazione complessa in un numero,

Chi segue l’università con attenzione, il 15 febbraio scorso, è trasecolato: alcuni quotidiani rilanciavano la classifica di Times Higher Education, che bastonava ancora l’Italia. Solito tono, a metà fra l’orazione funebre e l’invettiva: «Bologna, scivola dal 173° al 192° posto». Amen. I più attenti avrebbero però potuto rilevare che l’Alma Mater stava allo stesso posto nel ranking del 9 ottobre e sul quale si erano scritti fiumi di inchiostro. La notizia compare, alle 14,32 del 14 febbraio, sugli schermi dell’Ansa: «Lo indica l’annuale classifica del Times di Londra», scrive l’agenzia, «che ha riferito il Tg5, la pubblica oggi sull’inserto Higher education». Ma perché mai un giornale di grande tradizione (nato nel ’700) dovrebbe pubblicare una notizia vecchia di mesi, già uscita su un concorrente? Sì perché THE è, da due anni, una pubblicazione indipendente. Peraltro, da una ricerca sugli archivi di Times, consultabili su Timesonline.co.uk, non risultano articoli. Ma tant’è. La vecchia notizia appare nuova anche allo staff della Gelmini che, nel pomeriggio, del 14, detta una lunga dichiarazione: «È finita un’epoca, bisogna avere il coraggio di cambiare». Segue la ministro-ombra, Mariapia Garavaglia: «Davvero non si capisce come si possa prendere a pretesto la classifica annuale del Times (...)».

aiutando a situare «con un semplice colpo d’occhio» il singolo ateneo nello scenario internazionale: ma è proprio questa eccessiva semplicità a essere fuorviante, poiché «la maggior parte dei ranking si basa su una formula semplicistica mirante ad aggregare indicatori scelti soggettivamente». «La finalità dello studio del Crell è puramente statistico», spiegano le ricercatrici, «alieno da una finalità “politica”, introduce correttivi matematico-statistici che garantiscano

ai ranking universitari, e a SJTU e THES in particolar modo, una maggiore trasparenza e attendibilità: le indicazioni che ne emergono, e che hanno fino a questo momento ricevuto un’accoglienza positiva». Nella rassegna stampa del Crell ci sono infatti gli articoli Le Monde, GlobalHigherEd e University World News che hanno segnalato prontametne la ricerca. Lo studio è riaprire su più fronti il dibattito sull’eccellenza universitaria e sulle modalità cui enti pubbli-

I nomi di questo numero Aiello Enrico Aiello Stefania1 Aiello Tommaso Aiello Tommaso sr Altamore Luca Amaldi Ugo Amedeo Ancona Ermanno Andrew Motion Antonucci Laura Bacarella Simona Baccarani Michele Baccarani Umberto Ballio Giulio Baronti Eugenio Bellecci Carlo Beltrami Carlo Alberto Berti Riboli Edaordo Bistone Francesco Blanco Stefano Boeri Tito Bonferroni Franco Braga Dario Bresadola Fabrizio Bresadola Marco Bresadola Vittorino Brighina Annamaria Cantelli Giorgio Cardile Giuseppe Caretti Paolo

17 17 16 17 18 6 5 19 11 19 18 19 19 9 21 14 19 19 19 25 5 15 24 19 19 19 16 24 24 21

Carlucci Davide 19 Carnevale Ennio 21 Castaldo Antonio 19 Cavazzan Gianfranco 19 Centorrino Marco 19 Chelazzi Guido 21 Christopher Ricks. 11 Compagno Cristiana 24 Crocetta Corrado 19 D’Asdia Isabella 17 D’Hombres Beatrice 1 De Magistris Luigi 12 Decleva Caizzi Fernanda 11 Decleva Enrico 11 Del Bimbo Alberto 21 Delli Priscoli Francesco 12 Delli Priscoli Mario 12 Destro Adriana 24 Di Benedetto Aurelio 18 Di Benedetto Giovanni 18 Di Benedetto Vincenzo 18 Di Biase Luigi 19 Di Biase Matteo 19 Di Trapani Annamaria 19 Druker Peter 25 Fabbris Luigi 4 Fanfani Amintore 10 Federici Giorgio 21 Florena Matteo 18 Flores D’Arcasi Paolo 11

Fortino Marcella 19 Franz Daniele 19 Frassinetti Paola 22 Frati Luigi 5 Frattini Franco 24 Gambetto Guido 24 Gatto Antonino 12 Garavaglia Mariapia 2 Gelmini Mariastella 1,2,4,22 Giannini Stefania 24 Goisis Paola 22 Gramazio Domenico 12 Guzzetti Giuseppe 7 Iannaccone Arturo 23 J.H. Prynne 11 John Stallworthy 11 John Wilkinson 11 Jorie Graham 11 King David 6 Leszl Walter 11 Mango Carlo 11 Mantegazza Paolo 8 Marcellino Maria Grazia 19 Marcon Giulio 11 Marinelli Augusto 20 Marini Franco 19 Martelli Massimo 19 Mastella Clemente 15 Mazzarella Eugenio 23 Milanesi Vincenzo 1,12

Milone Michele Misiti Aurelio Mistretta Pasquale Monari Paolo Mondo Marina Moratti Letizia Morcellini Mario Morelli Antonio Murone Salvatore Muscettola Michela Mussi Fabio Napolitano GIorgio Nicoletti Ferdinando Nicoletti Giovanni Nicoletti Giuseppe Obama Barak Ornaghi Lorenzo Panerai Paolo Pécresse Valérie Pericu Andrea Pericu Giuseppe Perotti Roberto Pesce Mauro Pesce Sara Poerio Maurizio Prodi Franco Prodi Romano1 Pubusa Andrea Pubusa Francesca Pusiol Anna

19 23 19 16 19 20 24 19 12 24 4 1 18 18 18 1 3 1 11 19 19 5 24 24 15 12 15 19 19 19

Puxeddu Adolfo Quintin Odile Rinaldi Mario Rodolico Antonio Rogari Sandro Rogari Sandro Rognoni Cristina Rognoni Virginio Romano Giorgio Romano Maurizio Ruggeri Antonio Ruggeri Stefano Russo Lidia Saisana Michaela Santolini Luisa Serra Achille Silvestri Gaetano Simon Armitage Spada Valeria Stella Gian Antonio Tabaton Massimo Taormina Carlo Tesi Alberto Tommasello Francesco Tremonti Giulio Tuveri Enrico Veroux Gastone Zanghì Antonino Zanghì Guido Zanghì Michelangelo

19 3 24 18 20 21 18 18 18 18 19 19 19 1 23 18 19 11 19 5 24 12 21 24 11 19 18 18 18 18


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PRO ci e privati ricorrono per definirla, monitorarla e proporla su scala internazionale. L’eccellenza universitaria, però, è davvero quantificabile? Ha senso ridurla a una cifra «x», facile da leggere, ma molto più difficile da interpretare nei non sempre esplicitati presupposti che la reggono? A quali parametri si fa riferimento per definire l’eccellenza (o, a voler essere più precisi, a quali indicatori tale eccellenza rischia di essere ridotta)? Interrogarsi su questi temi sembra essere inevitabile dopo un anno, il 2008, segnato da un importante documento della League of European Research Universities-Leru di Lovanio e che raccoglie gli atenei cattolici, intitolato What are universities for? Documento (che si può leggere all’indirizzo http://www.leru. org/?cGFnZT00), ripreso anche dal rettore della Cattolica, Lorenzo Ornaghi, e che chiede che cosa sia un’università e che cosa la distingua rispetto ad altri centri di formazione e ricerca. E sempre sul finire del 2008, Odile Quintin, direttore generale Educazione e cultura della Commissione Europea, ha annunciato la presentazione per il 2010 di un nuovo ranking europeo. Suggerendo possibili modifiche da introdurre in un futuro prossimo nei ranking, Michaela Saisana e Béatrice D’Hombres rilevano, non a caso, l’urgente necessità di un duplice chiarimento: «È necessario distinguere sempre meglio tra la dimensione della ricerca e quella dell’insegnamento», concludono, «poiché atenei validissimi per la ricerca mancano di bravi docenti, e viceversa», senza dimenticare che strutture di sola ricerca, come il Cnr italiano o il Cnr francese, vengono esclusi. Chissà che, dopo questo dibattito, i ranking, da puro esercizio giornalistico, diventino scienza. L. M. Z.

Gli indicatori di Shanghai...

peso

Qualità della formazione: alunni di un’istituzione che hanno vinto il Nobel o altri riconoscimenti di prestigio 10% Qualità delle facoltà: alunni di un’istituzione che hanno vinto il Nobel o altri riconoscimenti di prestigio 20% ricercatori altamente citati in relazione a 21 ambiti disciplinari 20% Risultati della ricerca; Articoli pubblicati nelle riviste Nature e Science 20% Articoli citati nel Science Citation Index-expanded o nel Social Science Citation Index 20% Performance accademiche; performance valutate in proporzione alle dimensioni della istituzione 10% Il SJTU accentua la componente della ricerca a discapito di altre dimensioni portanti dell’università (qualità dell’insegnamento, dimensione internazionale ecc.). Premiando le facoltà scientifiche, penalizza la ricerca nel campo delle scienze umane.

...e quelli del Times Parere degli esperti; citazioni per facoltà; Impiegabilità dei laureati di un ateneo Componente internazionale membri della facoltà studenti della facoltà Qualità dell’insegnamento

peso 40% 20% 10% 5% 5% 20%

Il THES concede eccessiva rilevanza al parere di alcuni grandi esperti (indicatore soggettivo, scarsamente trasparente). Include tuttavia una valutazione della qualità dell’insegnamento e dell’impatto dei laureati sul mondo del lavoro.

Ranking e simulazioni: ecco come variano Harvard University rank 1-5: 100 Cambridge University rank 1-5: 81 6-10: 17 Oxford University rank 1-5: 90 6-10: 9 Kyoto University rank 21-25: 90 26-30: 9 31-35: 9 36-40: 9 41-45: 9 46-50: 9 51-55: 9 56-60: 9 61-65: 9 Ecole Normale Paris rank 16-20: 90 21-25: 9 26-31: 9 31-35: 9 Nella versione originale del Thes, Harvard occupa sempre una posizione compresa fra il primo e il quinto posto, cosa che viene confermata anche dall’indagine del Crell di Ispra («valore 100» per il rank tra la prima e la quinta posizione). Mano a mano che ci si allontana dalle posizioni di testa, le previsioni del ranking si fanno sempre meno attendibili, come la ricostruzione di contesti simulati attesta. Per il Thes l’Università di Kyoto sembra occupare in modo stabile

la ventiquattresima posizione; se si guarda ai 70 differenti scenari elaborati dal Crell di Ipsra (vedi tabella), questa università si posiziona però dalla ventunesima posizione in avanti: l’oscillazione è molto alta. Ne consegue che non si sappia quale posizione Kyoto realmente occupi. Ci si deve piuttosto chiedere: «Quale probabilità abbiamo che questa (e altre università) occupi una determinata posizione?». Analoga l’oscillazione per l’Ecole Normale e altri atenei.


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Classifiche e rating: a ciascuno il suo scoring Luigi Fabbris, ordinario di Statistica sociale all’Università di Padova, si sta occupando da tempo dei ranking universitari. Lo abbiamo intervistato chiedendogli di definire alcuni termini chiave e di esprimere una propria valutazione su SJTU e THES di Lodovica Maria Zanet

S

i fa presto a dire rating. Anzi per Luigi Fabbris, statistico e autore di importanti ricerche in materia, il problema è lessicale ma non solo. Nel novembre scorso è stato uno dei relatori di un convegno sui ranking universitari, promosso proprio dal suo ateneo, quello patavino, premiato anche dalla superclassifica di Campus, che mette assieme i rating della stessa Guida Campus, di Repubblica e del Sole 24 Ore, oltre alle altre classifiche europee. Professor Fabbris, lei si sta occupando di ranking e scoring. Può illustrare la differenza tra queste due differenti metodologie? Letteralmente, ranking significa «ordinamento»; scoring, invece, «assegnare un valore». I ranking servono all’opinione pubblica, o alle famiglie che intendono iscrivere i propri figli all’università; lo scoring è invece un’operazione compiuta dalle istituzioni ed è spesso connessa alla distribuzione o ridistribuzione dei fondi ai singoli atenei. Lo scoring influisce sul ranking o siamo piuttosto di fronte a due procedure da mantenere distinte? Per individuare un ordinamento (vale a dire un ranking) non è strettamente necessario passare attraverso lo scoring, anche se talvolta può essere utile valorizzare questo nesso. Oggi si parla molto dell’importanza di ratings e ranking universitari, e si discute l’idoneità degli indicatori che ne sono alla base. Ritiene che gli indicatori cui ricorrono i grandi ranking (SJTU e THES) siano sufficienti o pensa che ne occorrerebbero di nuovi? Non è possibile dare una risposta in generale, così come non è concepibile che a domande e richieste diverse si risponda in uno stesso modo. Tutto dipende da quali sono le finalità per perseguire le quali il ranking nasce. Il ranking dell’Università di Shanghai, per esempio, punta solo alla ricerca, e lo fa al punto che anche gli indicatori che sembrano non essere direttamente connessi all’attività di ricerca finiscono per essere ricondotti ad essa. Il SJTU, di fatto, premia coloro che già si sono distinti nel panorama internazionale: gli studiosi di comprovata esperienza. È inutile negarlo, poiché – a titolo d’esempio – sia Nature sia Science sono sì riviste divulgative, ma pur sempre di alto profilo scientifico e con le quali si collabora a richiesta, vale a dire se già si gode di una certa fama

e di una certo prestigio nel mondo della ricerca. Non sempre, però, i ranking dichiarano ufficialmente il proprio ordine di priorità… No, certo. Shanghai è nato per valutare la ricerca: sono state le famiglie, i singoli e l’opinione pubblica ad aver creduto che SJTU si ponesse anche altri obiettivi, e a far passare questo messaggio con un effetto di distorsione finale. Va anche detto, del resto, che se la ricerca è trainante, l’intera istituzione ne trae ampi benefici: ex alunni che si aggiudicano prestigiosi riconoscimenti internazionali o addirittura premi Nobel «mantengono» le loro università di origine. In questo ha dunque ragione il SJTU: se la ricerca che viene fatta in un ateneo è un’ottima ricerca, il resto in un certo senso «viene da sé», per transizione. Citava il SJTU: come valuta invece il ranking del Times Higher Education Supplement? Dal mio punto di vista considero il THES più serio. Esso inoltre permette di valutare anche quelle istituzioni che non hanno una lunga storie alle spalle.

Quali ritiene che siano gli indicatori più idonei per l’elaborazione di nuovi ranking? Penso che sia sempre più importante affiancare ai classici indicatori bibliometrici legati alla ricerca indicazioni utili per gli studenti: indicatori inerenti alla didattica ma anche alla qualità della vita universitaria. Cose, del resto, già presenti nel Decreto ministeriale dell’11 aprile 2006, prot. n. 217/2006 («In relazione a quanto previsto dall’art. 1-ter, comma 2, del decreto legge 31 gennaio 2005 n. 7, convertito nella legge 31 marzo 2005, n. 43 e dal D.m. 10 aprile 2006, n. 216 con il quale sono state definite le linee generali d’indirizzo della programmazione delle Università per il triennio 2007-2009, con il presente decreto sono individuati (…), i parametri e i criteri, definiti mediante indicatori quali-quantitativi, nel seguito denominati Indicatori, per il monitoraggio e la valutazione (ex post) dei risultati dell’attuazione dei programmi delle Università»). Occorre senza dubbio proseguire su questa strada.

Campagne E gli studenti? Grande enfasi sulla valutazione della ricerca, rifacimento dell’Anvur voluta da Fabio Mussi: Mariastella Gelmini picchia duro sul tema. Ma di quella della didattica, richiesta agli studenti a fine corso, non c’è traccia nelle recenti Linee Guida sull’Università, rese note dal ministero. Strano, per un ministro che si richiama spesso al modello americano, in cui la valutazione studentesca ha un’incidenza pesantissima, talvolta brutale, nel reclutamento dei docenti. Campus magazine, nel numero in edicola, lancia una campagna fra i lettori e su Facebook: «Dillo alla Gelmini: Anche NOI valutiamo».


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Amedeo vs Roberto: sul blog di Campus affondo anti-Perotti Le tesi dell’autore de L’Università truccata contestate da un documentato anonimo sul nostro sito. Le idee del bocconiano che spopola in tv, sezionate una per una. E una certezza: i ricercatori italiani sono produttivi

È

uscito, con straordinaria tempestività, un libro del professore Roberto Perotti dal titolo importante: L’università truccata. Alcuni contenuti di questo libro sono utilizzati dalla destra al governo per giustificare i tagli all’università italiana, vengono inoltre utilizzati da molti media per una campagna di discredito nei confronti del mondo dell’università e della ricerca. Principalmente per questo motivo credo sia doveroso fare chiarezza su alcuni punti. In realtà, è possibile dimostrare che nel libro di Perotti ci sono tre grosse bugie e una mezza verità. L’economista della Bocconi sostiene esistono quattro falsi miti riguardo l’Università italiana: Secondo Perotti... • È falso che all’università italiana mancano le risorse. • È falso che i ricercatori italiani siano «poveri ma bravi», ovvero che nonostante tutto, l’università italiana è all’avanguardia. • È falso che il clientelismo è un fenomeno circoscritto. • È falso che l’università gratuita è egalitaria. Se si va però a leggere con attenzione il libro, in particolare il ca-

pitolo III, non è difficile rendersi conto, per chi è del mestiere, che su tre di questi punti le argomentazioni non stanno in piedi, anzi si basano su «errori» grossolani di metodologia. Facciamo notare subito che la cosa

Pamphlet

è molto strana, considerato il calibro del personaggio. Procediamo però con ordine. Prima tesi: le risorse sono sufficienti Ora, qualunque economista che

vuole verificare questa tesi, procede per prima cosa andando a verificare qual è la spesa italiana per il sistema universitario in confronto con quella degli altri Paesi in rapporto al pil normalizzato a parità di potere d’acquisto. Se si

Successo a orologeria Roberto Perotti, economista della Bocconi, è uno storico censore della malauniversità. Pubblica da tempo un proprio Bollettino dei concorsi nel quale, dati alla mano, dimostra che regolarmente non vanno in cattedra i migliori. E anche quest’ultimo libro-libello continua a suscitare dibattito, portandolo negli studi televisivi ogni volta che ci sia da parlare (male) di università. Al libro hanno tirato però una formidabile volata l’altro castigamatti degli atenei, l’editorialista del Corriere della Sera, Gian Antonio Stella, e il collega e amico Tito Boeri, firma di Repubblica e animatore, con Perotti stesso, de LaVoce.info, sito di economisti dell’area riformista. Furbetta, infine, la scelta di Einaudi di uscire in libreria alla vigilia di un’elezione rettorale annunciata quanto discussa: quella di Luigi Frati alla Sapienza.


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PRO vanno a vedere questi dati, allora la tesi di Perotti appare subito insostenibile: il sistema universitario italiano appare evidentemente sotto finanziato. L’autore però usa un metodo diverso per proporre la sua valutazione. Ogni economista sa che se un’impresa è sotto finanziata è facile che essa mostri delle inefficienze. Sa anche che se si va a calcolare la produttività di un sistema sotto finanziato, procedendo quindi a dividere i risultati per i finanziamenti, ci si rende subito conto che questa è bassa, mentre il costo del singolo prodotto è alto. La cura è semplice: vanno aumentati i finanziamenti. Perotti però magicamente, e ripetiamo, molto stranamente, inverte i ruoli di cause ed effetti. Egli tira fuori un coefficiente: 0.482, che trova in alcuni dati che fornisce il ministero per l’anno 2003 (e si noti che il libro di Perotti è uscito nel 2008), e lo usa per proporre le cose proprio al contrario. Dice che, considerando il grande numero di abbandoni, e considerando che ci sono molti studenti che non frequentano, si deve in realtà andare a contare quanti sono gli «studenti equivalenti a tempo pieno». Così facendo, moltiplicando la spesa per ogni studente iscritto per l’inverso di detto coefficiente, salta fuori un risultato inaspettato: sorprendentemente il costo in Italia per l’università diventa tra i più alti del mondo. Quindi conclude che non è vero che l’università italiana è sotto finanziata. Qualunque economista serio di fronte a questo gioco non può che rimanere alquanto perplesso. I numeri di Perotti Ragionassimo sopra. Il numero che utilizza Perotti che cosa misura? È un indice che dice che nel sistema ci sono delle inefficienze. Ma quali sono le cause di questa inefficienza? Sono sicuramente più di una, elenchiamone alcune: 1. Potrebbe essere che gli studenti italiani non sono sufficientemente bravi, perché poco studiosi, o perché non ben preparati. 2. Potrebbe essere che l’universi-

Chi è...

tà italiana sia troppo difficile se confrontata con quella degli altri paesi. 3. Potrebbe essere che i docenti italiani non fanno bene il loro lavoro. 4. Potrebbe essere che l’università italiana è sotto finanziata e che il numero di docenti per studente è troppo basso. Chi conosce la nostra università sa che tutti questi quattro punti sono in parte veri, ma che è particolarmente importante il quarto. Chi ha frequentato i corsi dei primi anni conosce bene qual è il rapporto tra studenti e professori quando si fa lezione! E questo è il punto fondamentale. Supponiamo che vengano aumentati i finanziamenti e si arrivi ad avere più professori per studente e anche un finanziamento più grande per le figure dei tutor (che si occupano appunto di vedere quali problemi hanno gli studenti e come dare loro una mano), quali potrebbero essere gli effetti? Il coefficiente che usa Perotti potrebbe cambiare e potrebbe andare nel verso opposto proprio il rapporto tra spesa ed efficienza del sistema. Rispetto al ragionamento che fa Perotti si avrebbe allora un risultato paradossale: se si aumentano i fondi, salta fuori che l’università costa meno!! Una verifica sperimentale Un esempio numerico: supponiamo un sistema che per ipotesi sia sotto finanziato. Poniamo che costi 100 e produca con efficienza 0,4 un numero n di laureati ogni anno. Il costo complessivo per laureato è allora n/100. Supponiamo ora di spendere più soldi, poniamo 130. Supponiamo che adesso, venendo colmate alcune delle lacune del sistema, l’efficienza passi a 0,8. Cosa succede? Ora sono prodotti 2xn laureati a un costo per laureato che è 2n/130. Quindi, pur avendo speso più soldi, il singolo laureato viene a costare meno! Che cosa prova questo esempio? Dimostra che l’argomentazione di Perotti non può essere considerata valida. Ma ci sono altre cose strane nel

metodo di Perotti. Stranamente egli si riferisce a dati del 2003 e a un altro metodo di valutazione che evita di specificare per bene e che andrebbe a considerare il rapporto tra laureati e iscritti. Ma fate bene attenzione, il libro è stato pubblicato nel 2008. Tra i dati del 2003 e oggi le cose sono radicalmente cambiate perché in mezzo c’è stata una riforma: il cambio dell’ordinamento al sistema 3+2. Per quale motivo l’autore evita di fare un adeguato riferimento a questa cosa? La riforma del sistema è stata pensata proprio per curare alcuni dei mali del sistema italiano, per limitare i numeri di abbandoni e incrementare l’efficienza della nostra università. È una cosa che ha avuto un qualche successo? I dati sono disponibili, anche sul sito dell’ufficio di statistica del ministero. Sono già stati fatti vari studi su questa cosa, e i risultati sono incontrovertibili: l’efficienza del sistema, intesa come capacità di sfornare laureati, è migliorata e di molto! Perché Perotti non considera queste cose? Osiamo pensare per un motivo molto semplice. Perché se si va a utilizzare lo stesso metodo, per altro sbagliato, invece che sui dati del 2003, su altri più aggiornati che tengono conto della riforma, allora comunque il giochetto non riesce. Il costo medio per «studente equivalente a tempo pieno» risulterebbe comunque inferiore alla media degli altri Paesi industrializzati. Ora tutto questo è molto strano. Perotti non è sicuramente uno sprovveduto. Non può ignorare alcuni di quelli che sono i principi elementari dell’economia di impresa. Seconda tesi: poveri ma bravi? Falso Non è vero il mito del «poveri ma bravi». Anche in questo secondo caso troviamo un errore metodologico di base che è stupefacente. Perotti fa riferimento a una serie di dati che valutano la produzione globale del sistema di ricerca italiano, e mostra che non è poi così brillante. Ma attenzione bene: il falso mito che lascia intendere di voler smascherare è che non è vero che i ricercatori

Amedeo, un blogger ordinario? Si è firmato soltanto Amedeo chi ha postato sul blog di Campus.it questo lungo articolo che pubblichiamo in parte. Amedeo interviene a commento di una nota di Giampaolo Cerri, direttore del magazine, proprio sul libro di Perotti. Un intervento che ha suscitato molti commenti. Ma chi è Amedeo? Molto documentato e polemico, potrebbe essere un docente dell’area economica. Info: www.campus.it/blog/2008/10/15/luniversita-etruccata/

.it All’interno della sezione StranoCampus del blog, altri interventi sui temi politici. • www.campus.itblog/2008/11/18/ la-controriforma-degli-studenti/ Le tesi «controriformiste dell’Onda anomala» e alcuni commenti. • www.campus.it/blog/2008/11/29/ londa-se-spenta/ L’Onda è già finita? Una riflessione sul futuro del movimento. • www.campus.it/blog/2009/01/27/ concorsi-truccati-condannata-moglie-del-presidente-crui/ Una tegola sul rettore della Statale di Milano, Guido Decleva. La moglie, docente universitaria, condannata in appello come commissario di concorso a Siena.

italiani sono «poveri ma bravi». Se vuole far questo allora deve fare la cosa più elementare: andare a calcolare qual è il rapporto tra i risultati della ricerca rispetto a quanto questa è costata. Deve cioè andare a valutare quella che è la produttività del sistema. Sembrerebbe una cosa ovvia. Ebbene, Perotti semplicemente non lo fa, non ci prova nemmeno. I conti di Amaldi E se si fanno i conti della produttività che cosa salta fuori? Lo ha fatto il professore Ugo Amaldi andando a considerare proprio una delle fonti citate dal Perotti: un noto articolo di Sir David King apparso nel 2004 nella prestigiosa rivista Nature. I risultati: i ricercatori italiani sono effettivamente tra i più produttivi del mondo. Non ci credete? Allora verificate voi stessi. Consiglio il link:www.buconero. eu/2008/11/il-prof-ugo-amaldisulla-ricerca-italiana/ Anche in questo caso questo «l’errore» di metodo da parte del Perotti ha dell’incredibile. Per un professore di economia con il suo curriculum, che insegna alla Bocconi, appare semplicemente impossibile. Nel blog di Campus.it, la versione completa dell’intervento.


7 · 28 Febbraio 2009

PRO

Guzzetti: per atenei e ricerca faccio un 48 Parla il numero uno di Fondazione Cariplo (e di Acri). Nel 2007 ha distribuito 24 milioni all’università e altrettanti alla ricerca. E sull’eccellenza dice che... di Gianpaolo Cerri

C’

è un’accezione della parola «fondazione» che piace nel mondo accademico: è quella relativa agli enti di origine bancaria, nati quando, nel 1990, la legge Amato introdusse la divisione fra le attività bancarie delle casse di risparmio e i loro patrimoni. Le fondazioni di origine bancaria sono infatti, da molti anni, grandi sovventrici del sistema universitario italiano: progetti di ricerca e attrezzature trovano spesso risorse nei bandi e nei progetti di questi enti. Talvolta, è il caso di Fondazione Cassamarca con gli atenei di Padova e Venezia a Treviso, favoriscono l’apertura di nuove sedi. In testa ai finanziatori c’è certamente la Fondazione Cariplo di Milano, che interviene su tutto il territorio della Lombardia. Il suo presidente, l’avvocato Giuseppe Guzzetti, è anche il numero uno dell’Acri, l’associazione che le raccoglie tutte. Presidente, l’impegno di cui si fa carico la Fondazione Cariplo è im-

portante: 24 milioni per l’università e fondi ancora maggiori per la ricerca. Eppure mi sembra che la stagione che stiamo vivendo debba richiedere un impegno ancora più grande per le fondazioni di origini bancarie. Quali sono le sue previsioni per il futuro? La Fondazione Cariplo non può dire che «si impegnerà di più». Quando si prende un impegno occorre sempre onorarlo al meglio. Noi teniamo molto alla qualità delle nostre erogazioni: non possiamo impegnarci a dare di più con il rischio di doverci poi accollare finanziamenti che non premino istituzioni qualitativamente compatibili con i nostri standard. Non siamo uno sportello di erogazione servizi che finanzia tutti coloro che ce lo chiedono. Per ogni nostro bando raccogliamo le domande, le studiamo con attenzione, valutiamo la qualità. Con un interesse prioritario: far venire in Italia scienziati che possano formare i nostri studenti nell’ambito delle scienze della vita e delle scienze dei materiali. Ed è

Fondazione Cariplo in cifre Strumento

Contributi

Bando Promuovere la formazione di capitale umano d’eccellenza ed 2008 Bando Ricerca medica di base ed 2008 Bando Ricerca medica di base ed 2007 Bando Ricerca applicata ed 2008 Bando Reclutamento giovani ricercatori ed 2008

4.960.000 8.644.280 9.191.299 4.704.613 2.452.250

Azioni prog. non finanziabili sui bandi ma coerenti con i Pda dell’Area

450.000

Erogazioni istituzionali Ist Ismu Ist Centro Volta

850.000 180.000

Non facciamo accademia. Da 20 anni. Dal 1988 Campus, il primo magazine degli studenti, offre uno sguardo originale sul mondo universitario italiano.

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28 Febbraio 2009 · 8

PRO chiaro che invece di promettere un aumento dei fondi erogati sarebbe necessario spendere bene quelli già a disposizione. Tutti, però, devono fare la propria parte. Al vostro convegno milanese sul fundraising universitario che si è svolto nel dicembre scorso, si è presentato il caso di un grosso ente che, volendo allocare 100 milioni di euro, ha dovuto faticare non poco perché spesso le università non erano «pronte» a riceverli. Che idea si è fatto, presidente, dell’università d’oggi? L’università italiana ha attraversato un periodo di estremo frazionamento: un tempo, l’allora rettore della Statale professor Paolo Mantegazza aveva realizzato, in collaborazione con la Fondazione, poli universitari presso ospedali di alta qualità per decongestionare i poli già esistenti: ma sempre di Università Statale si trattava. Adesso invece si sono create sull’intero territorio nazionale centinaia di università, l’una indipendente dall’altra. A mio avviso non si può fare né un discorso generale né un discorso generico: le università lombarde sono altamente qualificate, partecipano ai nostri bandi ottenendo una valutazione positiva anche da parte di valutatori indipendenti. Al Sud ci sono fior di università d’eccellenza; nostri dipartimenti o facoltà intrattengono rapporti di collaborazione con università straniere Negli ultimi anni - penso all’ambito

della ricerca storica - si tendeva a dare di più a chi aveva speso di più: nessuno andava però a guardare come quelle risorse fossero state effettivamente impiegate. Occorre introdurre un rigido sistema di verifica e di valutazione perché le università peggiori non penalizzino le altre; ed è necessario che questa valutazione avvenga a opera di organismi indipendenti. Attraverso i propri bandi, la Fondazione Cariplo intende incentivare le università alla qualità e all’eccellenza. Il un recente libro (Roberto Perotti, L’università truccata, Einaudi 2008), l’autore istituisce un parallelismo tra il sistema universitario, autoreferenziale, e il mondo delle fondazioni bancarie. Perotti sostiene che le fondazioni, come le università, «non rispondono a nessuno». Come commenta?

Ricerca scientifica e tecnologica: Cnr, Polimi e Statale su tutti Organizzazione

Progetto

CNR - INFM MDM

Elettronica a livello atomico in nanostrutture di silicio – ELIOS

CNR - INFM MDM

SPAM3 - Spin Polarized Adavanced Materials for Magnetic Memories

CNR - Istituto per lo Keratin-based composite bioplastics studio delle macromolecole

Contributo

300.000 200.000 235.000

Materiali micro e nanostrutturati: architetture funzionali a base di nanotubi di carbonio

240.000

Politecnico di Milano

Sviluppo e caratterizzazione di materiali di scorrimento compositi a matrice polimerica tecnologicamente avanzati per applicazioni di isolamento sismico per aumentare la sicurezza di edifici e infrastrutture

183.613

Politecnico di Milano

Spintronic Biosensors for Medicine

Politecnico di Milano

Advanced Materials for Gas Diffusion Electrodes (GDE) in Polymer Electrolytes Membranes Fuel Cells (PEMFCs): superhydrophobic textiles and nanocarbon-based inks

400.000 139.000

Politecnico di Milano

IMaging MAGnetic Interfaces and NAnostructures for applications in spintronics (IMMAGINA)

185.000

Politecnico di Milano

Caratterizzazione dinamica di materiali innovativi per dispositivi veloci

Politecnico di Milano

Microfluidic large scale integrated devices with individual chamber control functionalized with active polymers for high-throughput screening in microscale 3D tissue models

157.000 151.000

Università degli Studi del Piemonte Orientale

Nano - micro - structured polymeric matrices for engineered cardiac prototissues

200.000

Università degli Studi di Brescia

Fabrication of innovative metal -oxide-nanowire-based dye sensitized and hybrid solar cells

197.000

Università degli Studi di Milano

Progettazione e utilizzo di nuovi materiali organometallici o di coordinazione per celle solari organiche di terza generazione

200.000

Università degli Studi di Milano

Sistemi catalitici innovativi esenti da platino per celle a combustibile con membrane a scambio protonico (PEMFCs) per un trasporto sostenibile

125.000

Università degli Studi di Milano

Acido polilattico (PLA) nanocomposito ad architettura molecolare modificata per alte prestazioni nel packaging

180.000

Università degli Studi di Milano

Visible Light Sensitive Photocatalytic Materials for Separate Hydrogen Production Devices

120.000

Università degli Studi di Milano

Materiali a memoria ottica passiva realizzati incorporando cristalli liquidi in microstrutture tridimensionali

160.000

Università degli Studi di Milano Bicocca

Microcavità laser monocristalline a semiconduttore organico

148.000

Università degli Studi di Milano Bicocca

BioInspired Adhesives for Surgery

200.000

Università degli Studi di Milano Bicocca

Metodi innovativi di sintesi e funzionalizzazione di nano- e micro- particelle per uso biomedico

249.000

Università degli Studi di Milano Bicocca

Materiali ibridi porosi per lo sviluppo di nanocompositi innovativi

125.000

Università degli Studi di Milano Bicocca

Transparent Polymer NANOcomposites with Tailorable Optical Properties: Fabrication and Characterization

195.000

Università degli Studi di Pavia

Caratterizzazione di nanomagneti molecolari per MRI nel trattamento tumorale per cattura neutronica (NCT) con particolare enfasi per la BNCT

295.000

Università degli Studi di Pavia

Materiali multifunzionali a bassa dimensionalità a base di ftalocianina

120.000

CNR - Istituto per lo studio delle macromolecole


9 · 28 Febbraio 2009

PRO

Formazione e capitale umano di eccellenza: gli atenei finanziati Organizzazione

Progetto

Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM (Milano) Social Media Lab Formazione d’Eccellenza in Web 2.0, Online Business e Web Marketing

Non voglio rispondere alle polemiche di questo signore. Università e fondazioni sono autoreferenziali nella misura in cui mancano di opportuni strumenti di verifica: cosa che non vale per Politecnico, Bocconi, Statale e molte altre (ma non intendo fare elenchi che escludano alcune istituzioni a svantaggio di altre). Alla recente inaugurazione dell’anno accademico, Giulio Ballio (rettore del Polimi) ha ribadito che il Politecnico non soffre di nessun «complesso»: ci sono commissioni internazionali che ne valutano i programmi e l’ateneo si conferma in testa alle graduatorie. I soldi, è vero, sono pochi: ma ci sono. Si devono negare i finanziamenti alle università che li amministrano male, o che hanno attivato corsi ad hoc per alcuni docenti. Il ministro Gelmini ha fatto delle impegnative dichiarazioni in proposito e io mi auguro che si continui su questa strada. Uno dei ruoli della Fondazione Cariplo e delle fondazioni bancarie in generale è il sostegno al diritto allo studio. Voi vi state occupando di alcuni progetti di housing sociale… Questo è solo uno dei settori nei quali siamo attualmente impegnati: quando Banca Intesa lanciò il progetto Bridge dei prestiti d’onore, emerse che gli studenti chiedevano di poter concorrere a questi prestiti per far fronte al problema degli alloggi Noi oggi abbiamo un progetto di housing sociale: a Crema si sta realizzando, mi auguro che anche a Milano presto si realizzi mediante la messa a disposizione di aree idonee. Qualche novità all’orizzonte riguardo ai prestiti d’onore? Siamo intervenuti concorrendo a costituire il fondo che garantisce i prestiti. Nell’ambito del progetto Bridge, siamo intervenuti con fondi di garanzia. Viviamo una società bloccata, in cui «l’ascensore sociale» si è rotto. Qual è la sua analisi dell’Italia di oggi? Mi ha fatto piacere vedere che le attività della Fondazione includano il sostegno alla creatività giovanile. Nell’azione di Fondazione Cariplo, invece, i giovani sono ben presenti. Ci sono, in sintesi, due settori nei quali interveniamo: giovani e scuo-

Politecnico di Milano Scuola di Alta Formazione Matematica Bernhard Riemann

Politecnico di Milano Formazione d’Eccellenza in Ingegneria dell’Informazione (FOREIGN)

Contributo

155.000 200.000 400.000

Università Cattolica del Sacro Cuore Una nuova vision per l’Alta Formazione: decisioni e strategie per la crescita del capitale umano

300.000

Università Cattolica del Sacro Cuore «Glocal» environmental governance. Percorsi formativi multidisciplinari post laurea sull’ambiente

Università Commerciale Luigi Bocconi Formazione in policy-making e management per la salute globale

Università degli Studi dell’Insubria Scuola Internazionale di Sviluppo Economico Comparato

Università degli Studi di Bergamo International Incoming Mobility

Università degli Studi di Bergamo International Outgoing Student Mobility

200.000 675.000 200.000 300.000 300.000

Università degli Studi di Brescia Progetto di scambio docenti con istituzione di posizioni denominate CARIPLO-UNIBS VISITING PROFESSOR e CARIPLO-UNIBS VISITING SCIENTIST presso un dipartimento del Massachusetts Institute of Technology

500.000

Università degli Studi di Milano Azioni integrate per lo sviluppo del capitale umano di eccellenza mediante l’internazionalizzazione 2009-2010

Università degli Studi di Milano - Bicocca Alta formazione e internazionalizzazione: dottorato DIMET

Università degli Studi di Milano - Bicocca International Summer/Winter School 2008-2010

Università Vita Salute San Raffaele (Milano) Alta Scuola di Dottorato di Ricerca Internazionale in Medicina Molecolare (DRIM)

645.000 370.000 210.000 355.000

Università Vita Salute San Raffaele (Milano) Promozione del programma di Dottorato di Ricerca Internazionale in Psicopatologia dello Sviluppo

150.000


28 Febbraio 2009 · 10

PRO la. Abbiamo in atto quattro progetti riguardanti medie e superiori: come fondazione non interveniamo né possiamo intervenire nelle competenze degli istituti; ci occupiamo invece di alcuni progetti dei quali le scuole non si occupano ma che saranno di sempre maggiore importanza per la nostra società. C’è innanzitutto il progetto E.S.T (Educare alla Scienza e alla Tecnica): i nostri ragazzi non si iscrivono più a fisica, matematica, statistica. Occorre farli innamorare della scienza: la scuola non provvede, proviamo noi a pensarci. Il progetto Live: educare alle arti performative, e a musica e teatro in particolar modo (con rassegna annuale di queste attività al Teatro Litta di Milano). Ci sono poi Educare all’ambiente, per parlare di «sviluppo sostenibile», e il Progetto culture, per integrare i ragazzi extracomunitari che arrivano nella nostra regione e che rischierebbero altrimenti di restare ai margini. Si tratta di quattro progetti a forte impatto educativo, sviluppati in stretto rapporto con la direzione regionale scolastica e con le singole scuole. Si parte, come sempre, da un’iniziale fase di sperimentazione. Se va a buon fine, si estende il progetto al maggior numero possibile di scuole, per raggiungere anche migliaia di studenti. E naturalmente c’è un vasto impegno nelle attività sociali per prevenire il disagio giovanile. E poi vi occupate dei giovani ricercatori... Ci occupiamo di autori di ricerche dalle enormi potenzialità cui manca però il punto di contatto con il mondo imprenditoriale. Il capitale che si investe per la ricerca è un capitale a rischio: su dieci progetti finanziati, sette o otto finiscono in nulla, ma i due o tre che hanno successo compensano ampiamente il fallimento degli altri. La Fondazione Cariplo sta muovendosi per finanziare il trasferimento dei risultati della ricerca dalle università al campo delle attività produttive. Ci ha parlato dell’università oggi. Che ricordo ha invece della sua università? Ne ho un ottimo ricordo. Studente di giurisprudenza alla Cattolica negli anni dell’immediato dopoguerra, avevo - con i miei compagni di corso - vivida percezione di vivere un fervido momento di crescita. La Cattolica di quegli anni era una fucina di ottima preparazione, con grandi professori: un’università che ha dato all’Italia politici importanti, come Amintore Fanfani il quale già allora osava parlare di globalizzazione, sostenibilità e sviluppo. Eravamo prima della contestazione del ’68: si studiava, ci si impegnava. Capivamo di far parte della grande stagione di ricostruzione e di rilancio del paese. Qualcosa che mi auguro possa avvenire ancora oggi. G.C.

Eccellenza e human capital, le università sostenute Contributo Università degli Studi di Milano Nuova terapia per distrofia muscolare mediante l’utilizzo di cellule ingegnerizzate a cura del Dipartimento di Scienze Neurologiche

300.000

Università degli Studi di Pavia Bionformatica per l’ingegneria tissutale: costituzione di un gruppo di ricerca internazionale a cura del Centro Interdipartimentale di Ingegneria dei Tessuti

380.000

Università degli Studi di Milano Bicocca Processi di trasferimento ed intrappolamento di energia in materiali scintillatori nano-fasici a cura del Dipartimento di Scienza dei Materiali

370.000

Università degli Studi di Milano Bicocca Functional regeneration of the mesocorticolimbic dopaminergic system as a model to study novel neuro-reparative strategies

Consiglio Nazionale delle Ricerche Somatic cell reprogramming: a potential source for tissue repair and regeneration

352.250

400.000

Università degli Studi di Pavia “Sviluppo di nuovi materiali e dimostrazione di prototipi di celle a combustibile polimeriche e agli ossidi solidi’’ a cura del Dipartimento di Chimica Fisica - terza annualità

150.000

Università degli Studi di Milano Un approccio combinatorio a materiali nanostrutturati avanzati per l’optoelettronica, i microsensori e la catalisi’’ a cura del Centro Interdisciplinare Materiali e Interfacce Nanostrutturati - terza annualità

150.000

Università degli Studi di Pavia Riprogrammazione di cellule staminali adulte: un nuovo approccio per ottenere cellule staminali più plastiche ed efficaci per applicazioni cliniche future nella terapia cellulare

350.000


11 · 28 Febbraio 2009

PRO

La valutazione nella cassaforte di via Manin Un board di referee stranieri, un vaglio rigoroso. Ecco come Fondazione Cariplo sceglie di finanziare atenei e centri di ricerca. Parla il dirigente d’Area, Carlo Mango

C

degli uffici (che pesa per circa 20%, in relazione alla storia dei precedenti) e il tutto passa al consiglio di amministrazione. Nel 2008, abbiamo finanziato 76 progetti dei 238 arrivati: il 30 per cento. Quali sono i vostri benchmark? Le grandi fondazioni europee, con cui ci confrontiamo, anche con la partecipazione all’European Philantropy Forum. Di che cosa siete soddisfatti maggiormente? Di dare risposte a tutti, sempre. E di vedere cresce la cultura della valutazione in tutti i nostri partner, anno dopo anno. Potevamo morirne, invece l’abbiamo costruita passo, passo. Le altre fondazioni italiane? C’è un confronto continuo, attraverso Acri. Nel progetto Ager collaboriamo in 13. G.C.

riamo né budget né obiettivo: non vogliamo drogare la domanda. Come selezionate le proposte? Col sistema dei peer-review: abbiamo costruito un board di refeeres, studiosi di Paesi esteri, che lavorano in istituti e centri di ricerca di eccellenza i quali, senza conoscersi, valutano i progetti che gli sottoponiamo. All’inizio, c’erano anche alcuni italiani all’estero. Oggi solo stranieri. E la Fondazione filtra? Fa un primo esame sull’ammissibilità e la macrocoerenza. Lo scorso anno, il 25 per cento delle 321 richieste si è firmato qui. E il board viene rinnovato? C’è un turn-over annuo del 40%. Torniamo all’iter dei progetti... Applichiamo un algoritmo che tiene conto del responso di almeno tre referee ma anche della valutazione

sità tecno mus LAUR fisi a

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TESI univ

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arlo Mango, 45 anni, ligure di Così girano i finanziamenti Chiavari, dirige l’Area ricerca scientifica e trasferimento tecnologico di Fondazione Cariplo. Tutti i progetti cui, nel 2007 (i dati 2008 saranno resi noti a breve), l’ente di via Manin 23 a Milano ha erogato, complessivamente, 48 milioni di euro sono passati da qui. Beneficiari, gli atenei lombardi e l’Università del Piemonte Orientale che, avendo sede a Vercelli, è all’interno dell’area di interesse della Fondazione. Con lui, a partire dal 2001, la Fondazione ha costruito un modello di valutazione dei progetti che oggi è punto di riferimento per tutt’Italia e non solo. Dottor Mango, da quell’anno, ne è stata fatta di strada... Sì, soprattutto se consideriamo che le erogazioni sono quasi decuplicate: eravamo partiti da 5 milioni. Crescere nelle erogazioni era l’obiettivo? Non il solo. Siamo partiti con l’idea di inAttraverso analisi crementare sì i volumi dei fabbisogni di ma di lavorare sopratricerca e forsight tutto sulla qualità dei scientifico-tecnoprogetti. logici che forniChe iter adottate? scono la fotografia Operiamo attraverso di come si evolverà Piani d’azione con il il contesto produttiquali decliniamo le vo-tecnologico e il priorità di tipo stratessuto economico tegico, definiamo gli del territorio. Da obiettivi e attiviamo cui scaturiscono i gli strumenti. bandi. Carlo Mango E chi definisce i piaCi sono aree per le ni? quali dichiarate interesse, a prioC’è un organo di indirizzo, la Comri... missione centrale di beneficenza, Sì, accade con i progetti, come nel attraverso commissioni e sottocomcaso del Progetto vaccini: la Fondamissioni, che possono avvalersi di zione dichiara di volersi occupare di audizioni di esperti e portatori di un tema e propone alla stessa comuinteresse. Lo scorso anno, sono stati nità scientifica la formulazione di sentititi oltre 200 stakeholders. come potrebbe essere declinata in Come opera l’area? progetti. In questo caso non dichia-

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28 Febbraio 2009 · 12

PRO

Aquis alla Gelmini: sia la Robin Hood del Ffo Dagli atenei virtuosi una pressante richiesta di riequilibrare la distribuzione dei fondi

C

ara ministra ti scrivo. Aquis ha indirizzato il 26 febbraio alla Gelmini una lettera aperta per denunciare le pecche nell’attuale sistema di finanziamento. Non è la prima volta che l’associazione degli atenei virtuosi si fa sotto con la ministro: già il 28 novembre, Vincenzo Milanesi e gli altri rettori avevano illustrato al ministro la loro posizione sui finanziamenti degli atenei, constatando quindi con piena soddisfazione come parte delle richieste da loro avanzate fosse stata accolta nell’art. 2 della legge 1/2009, laddove si prevede che il 7 per cento del Ffo sia ripartito proporzionalmente a qualità di offerta formativa

e ricerca. Ora Aquis preme perché sia superata l’anomalia di un sistema fondato sul principio di autonomia degli atenei ma privo di rigorosa valutazione di come le università esercitino i poteri di autogoverno che l’autonomia attribuisce loro. E sulla valutazione si chiede di accelerare: rilanciare il Civr, potenziare il Cnvsu, dando crescente rilevanza dei modelli da esso elaborati, e riprendere l’Anvur. In controtendenza rispetto alla finanziaria 2008, che prevede una riduzione del 10 per cento sui finanziamenti pubblici alle università, Aquis preme inoltre perché l’Italia si attesti su standard europei, introducendo provve-

dimenti per potenziare ricerca e innovazione. Pensare in grande, scrive Aquis, non vuol dire però dimenticare le piccole e grandi ingiustizie locali: è necessario riequilibrare l’asimmetria tra regioni sovra e sotto-finanziate (pochi fondi al nord, costa adriatica, Calabria), ma non si deve nemmeno dimenticare di sanare la situazione di sofferenza delle università che includono una facoltà di Medicina. La suddivisione di prestazioni dei docenti, tra didattica, ricerca e assistenza, crea problemi di bilancio, a carico del sistema universitario e a tutto vantaggio del Servizio sanitario. Un’assimetria, di nuovo. L.M.Z

Brevi da e per gli atenei La finanza creativa di MM Paolo Flores d’Arcais - teorico del giustizialismo italiano e anima dei girotondi - ha impegnato un intero numero del suo Micromega (uscito a dicembre scorso) per analizzare l’Onda. Risultato: 180 pagine pressoché zeppe di ideologia che raggiungono l’acme nell’intervento di Giulio Marcon, personaggio di spicco del mondo new global (già presidente della Campagna Sbilanciamoci). E si sbilancia non poco, Marcon, nell’individuare uno scenario di tagli su università e ricerca, alternativi a quelli gelminiani. Come un antiTremonti, trova 4,6 miliardi di euro tagliando 732 milioni di euro di contributi alle scuole private, 2 miliardi con l’adozione del software gratuito nelle pubbliche amministrazioni e 1,5 miliardi blocco del turnover ma nelle Forze armate. «Ci sono 40mila marescialli in esubero», sibila, «spostiamoli alla protezione civile». E con un’iperbole di finanza creativa, Marcon prevede 450 milioni di euro di entrate da una tassa sulla pubblicità. Peccato che, nella crisi recessiva che attraversiamo, la pubblicità sia caduta a picco. C’è da augurarsi che di Tremonti, Marcon porti solo il nome e non debba mai finire nella poltrona più alta di via Nazionale.

Fuorisede? Nei container Ci sta pensando, Valérie Pécresse, ministro per l’Insegnamento superiore e la ricerca di Sarkozy, dopo un viaggio ad Amsterdam, in cui ha potuto osservare da vicino un’esperienza pilota nell’alloggiamento degli universitari. Si tratta di veri e propri prefabbricati, di 27 metri quadrati ciascuno, completamente attrezzati, alimentati da pannelli solari e dotati di tutti i comfort, collegamento wi-fi incluso.

Molto simili a quelli usati dalla Protezione civile italiana, nelle emergenze, per alloggiare gli sfollati. Nel caso olandese, però, i container sono montati uno sull’altro, a formare una sorta di palazzo, come mostra anche il portale specializzato in architettura Inhabitat.com. Agli studenti verrebbero offerti a 300 euro al mese. Attualmente gli alloggi standard nelle cosiddette «Cité U», gli studentati prossimi agli atenei, offrono spazi di 9 metri quadri.

Concorso fatale per la Caizzi-Decleva Un’altra tegola cade, violentissima, sull’immagine dell’università italiana. La Corte d’appello di Firenze, ribaltando una sentenza di primo grado pronunciata dal Tribunale di Siena, ha condannato, a metà gennaio, due docenti universitari, Fernanda Caizzi e Walter Leszl, rei di aver pilotato un concorso universitario per un posto di associato in Storia della filosofia presso l’Università di Siena, nel 2001. I due ordinari, assolti in primo grado, sono stati giudicati colpevoli di abuso d’ufficio e condannati a un anno di reclusione nonché a risarcire i danni morali alla candidata che, ritenendosi ingiustamente esclusa, aveva sporto denuncia. La professoressa Caizzi, oltre a essere un ordinario della Statale di Milano, è anche moglie del rettore di quell’ateneo, Enrico Decleva, attualmente presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane-Crui.

Oxford: nuovi versi in cattedra A Oxford sta per scadere l’incarico per la cattedra di Poesia, istituita nel 1706 e affidata fino a maggio al professor Christopher Ricks. Entro la fine di aprile verranno formalizzate le candidature e circolano i nomi dei possibili concorrenti: sono i poeti inglesi Carol Ann Duffy, Andrew Motion, Simon Armitage, John Stallworthy, J.H. Prynne e John Wilkinson, l’australiano Les Murray, lo statunitense Jorie Graham e il neozelandese Fleur Adcock.


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Tor Vergata, la bufera che non si è mai scatenata Alcuni dirigenti della Seconda università di Roma stavano per essere arrestati dalla procura di Catanzaro, su mandato del sostituto Luigi De Magistris, poi finito al centro di una guerra fra sedi giudiziarie. Una storia che non si è chiusa di Paolo Fantauzzi

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tavo per fare arrestare dirigenti di Tor Vergata». La frase dell’allora procuratore della Repubblica di Catanzaro Luigi De Magistris appare sui giornali, con tutto il clamore che ne consegue, all’inizio del mese di dicembre. Il riferimento è alle dichiarazioni rese quasi due mesi prima (il 24 settembre) ai pm di Salerno Gabriella Nuzzi e Dionigio Verasani che indagano sulle presunte pressioni esercitate nei suoi confronti da alcuni colleghi della Procura calabrese per le sue inchieste scottanti. La «guerra fra Procure», come è stata ribattezzata, e il suo epilogo sono cronaca delle ultime settimane. Su Tor Vergata, invece, dopo l’eclatante rivelazione, nessuna ulteriore notizia né approfondimento: il secondo ateneo della capitale, così come è all’improvviso apparso sulla scena, altrettanto rapidamente è tornato dietro le quinte. L’unico a essersi mosso per chiedere lumi sulla sortita del magistrato è stato il senatore del Pdl, Domenico Gramazio, che ha presentato un’interrogazione ai ministri Alfano e Gelmini per sapere se era loro intenzione «portare avanti iniziative finalizzate a individuare eventuali azioni di mala gestione all’interno della citata università». «Per il momento senza ancora aver ricevuto alcuna risposta», afferma a Campus Pro il parlamentare di Alleanza nazionale. L’INCHIESTA Ma che cosa ha detto effettivamente De Magistris? Su che cosa stava indagando? Quali sono i casi che lo avevano indotto ad aprire un’inchiesta che riguardava la seconda università di Roma? Sulla base di quanto è apparso sugli organi di stampa, sono pochi gli elementi forniti dal procuratore: «Stavo anche per concludere con l’emissione del provvedimento di chiusura indagini e il sequestro di ingenti somme di denaro, oltre che con la richiesta di misura cautelare personale - due importantissime indagini che avevano ad oggetto anche ambienti dell’università». De Magistris non fa i nomi ma ricorda che vi erano coinvolti un «vicerettore ed un preside» (della precedente amministrazione Finazzi Agrò, ndr). In realtà De Magistris ha detto molto di più. Sulla base dei documenti giudiziari che Campus Pro ha avuto modo di consultare, emerge innan-

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ampus non ha mai fatto mistero di sostenere posizioni garantiste. Spesso, dalle colonne del magazine e dal blog di Campus.it, abbiamo criticato un certo giustizialismo facile facile, soprattutto in tema di concorsi. Ciò non significa però censurare le notizie. Anzi, un giornale nasce per darle. dopo averle verificate, per poi lasciarne la valutazione al lettore. La vicenda che raccontiamo in queste pagine, emersa a lato di uno scontro fra procure senza precedenti, è tutt’altro che archiviata e i documenti di cui siamo venuti in possesso la circoscrivono meglio.

Consorzio CRATI Dalla ricerca energetica alla formazione avanzata CRATI, come il più grande fiume della Calabria. Il consorzio universitario opera da quasi vent’anni nell’area fra Cosenza e Lamezia Terme. Una sede legale presso l’Università della Calabria e una secondaria presso la facoltà di Ingegneria di Tor Vergata, nel consiglio di amministrazione siedono, fra gli altri, Franco Prodi, fratello dell’ex presidente del Consiglio, in rappresentanza del Cnr, e Antonino Gatto, presidente della catena di supermercati Despar. Ricerca energetica, ambientale e meteorologia, i settori in cui opera, ma si occupa anche di ricerca applicata, trasferimento tecnologico e corsi di formazione in settori avanzati. Negli ultimi anni ha ricevuto 3 milioni di euro dal Miur per il progetto e l’avvio di un laboratorio finalizzato al supporto e allo sviluppo di produzione di ottiche non convenzionali e 770.000 euro dalla Ue per la realizzazione di un prototipo a infrarossi per il monitoraggio di parametri ambientali.

zitutto il fatto che non fossero solo «il vicerettore e un preside» a essere implicati nell’inchiesta. Il magistrato nella deposizione fa infatti un vago riferimento ad alcuni dei soggetti interessati dall’attività investigativa e all’ambito d’indagine. In quella che lui stesso ha definito «la più imponente inchiesta sulla gestione illecita dei corsi di formazione professionale», il procuratore in un altro passaggio delle sue dichiarazioni specifica che nell’indagine «erano coinvolti anche professori di primo piano dell’Universita Tor Vergata di Roma» e che questa riguardava «i corsi di formazione e i progetti finanziati dalle Università,

anche attraverso i Consorzi». I PRESUNTI «NEMICI» Due settimane dopo (è il 1° ottobre) De Magistris si spinge ancora più in là e, di nuovo davanti ai colleghi di Salerno, decide di fornire elementi utili, a suo dire, a comprendere le azioni disciplinari «prive di alcun fondamento» avviate nei suoi confronti. Dichiara il magistrato: «Il professor Francesco Delli Priscoli, figlio del procuratore generale della Cassazione, dottor Mario Delli Priscoli, insegna all’Università La Sapienza di Roma, e grazie al suo contributo risulta che l’università ha ottenuto ingenti finan-

ziamenti pubblici, anche da parte dell’Unione europea, per oltre 8 miliardi di lire. Si tratta di finanziamenti per progetti di ricerca, finanziati in gran parte dall’Unione europea e dall’Agenzia spaziale europea […]. Mi consta anche che abbia tenuto lezioni presso le facoltà La Sapienza e Tor Vergata destinate ai responsabili amministrativi dei dipartimenti universitari sulla gestione finanziaria e amministrativa dei progetti europei». Nel discorso del pm, insomma, tutto sembra tenersi: inchieste scottanti, coinvolgimenti eccellenti e ostilità all’interno del sistema giudiziario, tali da giustificare a suo dire un autentico complotto per bloccare le indagini. Tanto è vero che terminato questo passaggio torna immediatamente a fare riferimento all’inchiesta sui corsi di formazione negli atenei, per specificare come anche in questo caso sia coinvolto, indirettamente, un altro suo «oppositore» nel capoluogo calabrese: «Ricordo che il fratello del dottor Salvatore Murone, procuratore facente funzioni a Catanzaro, Mario, è professore universitario a Tor Vergata». (In realtà Murone non era professore, ma ricercatore presso la cattedra di Diritto processuale penale di Carlo Taormina e dallo scorso anno accademico si è trasferito proprio all’Università di Catanzaro, ndr). IL CONSORZIO CRATI A leggere i documenti contenenti le sue dichiarazioni, è evidente come in realtà, pur senza «scoprire» del tutto le carte sulla sua attività investigativa, De Magistris abbia inteso dare ai pm di Salerno un quadro molto nitido per quel che riguarda l’oggetto delle sue inchieste sugli atenei (ben due, pare di capire dalle sue parole). Un riferimento, quello del giudice, «sfuggito» alla stampa nazionale quando ha riportato degli imminenti arresti a Tor Vergata, ma prestando attenzione alle sue parole, sembra ben chiaro attorno a che cosa ruotasse l’inchiesta. Si capisce dal modo in cui procede la deposizione: De Magistris ha appena terminato di parlare della ricorrente presenza, durante gli accertamenti svolti nell’inchiesta «Why not», di esponenti politici dell’Udeur o riconducibili a questo partito all’interno di società destinatarie di finanziamenti pubblici gestiti illecitamente. Subito dopo aggiunge: «A tal proposito voglio anche aggiungere quanto segue: la


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PRO Crati scrl è un consorzio per la ricerca e l’applicazione di tecnologie innovative ed è un consorzio universitario, senza fini di lucro, costituito dalle tre università calabresi di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria, dall’università di Roma Tor Vergata, dall’Università di Perugia, dal Cnr, da Fincalabria e da altri. [...] Tra i sindaci della predetta società vi era Pierpaolo Sganga, commercialista segretario amministrativo dell’Udeur. Tale società mi risulta fosse destinataria di finanziamenti da parte dell’Unione europea». Il magistrato parla poi del consorzio Cies (Centro di ingegneria economica e sociale, formato dagli atenei calabresi, dalla Luiss e dal Politecnico di Milano) probabilmente anch’esso al centro di accertamenti nell’ambito di Why Not, per poi pronunciare la famosa frase sull’imminente conclusione dell’inchiesta con i relativi arresti: «Con riguardo ad illeciti commessi nell’ambito dei consorzi universitari e delle università (tra cui l’università Tor Vergata di Roma) mi stavo accingendo, lo avrei fatto di certo entro il mese di ottobre 2008, a depositare l’avviso di chiusura di indagine, unitamente ad un provvedimento di sequestro molto ingente di denaro e forse anche, se avessi fatto in tempo, di atto cautelare, nell’ambito della più imponente inchiesta sulla gestione illecita dei corsi di formazione professionale». Dalla successione delle dichiarazioni di De Magistris, pare dunque di capire che proprio il consorzio Crati fosse interessato dall’attività investigativa della Procura. LA SCATOLA VUOTA Il Crati è un consorzio costituito nel 1990, si occupa di ricerca applicata e corsi di formazione in settori avanzati. Presieduto da Carlo Bellecci, docente di Ingegneria a Tor Vergata, ha un laboratorio a Lamezia Terme e uno a Roma e nonostante i 178mila euro di perdita nel 2007 è una società che movimenta mediamente 1 milione e mezzo di euro l’anno. Lo testimoniano i finanziamenti che riceve, dalla Regione Calabria all’Unione europea, passando per il Miur e l’Agenzia spaziale italiana. In realtà, pur esprimendo il presidente nel cda del consorzio, l’università romana possiede solo lo 0,82% del capitale sociale (appena 510 euro), rappresentando il più piccolo dei suoi 14 soci attuali. E pur avendo al suo interno alcune piccole e medie imprese, il Crati è equiparato ai consorzi esclusivamente universitari, con tutte le agevolazioni previste dalla legislazione regionale, nazionale e comunitaria. Nell’impossibilità di sapere a quali conclusioni fosse giunto De Magistris, c’è tuttavia qualche osservazione che può essere fatta in merito alle aziende che fanno parte del Crati. Guardando alla composizione societaria, salta agli occhi infatti il ruolo della Zugal, una srl che dispone del 4% del capitale del con-

Verbale 1 «Erano coinvolti anche professori di primo piano, se non erro anche il vicerettore e un preside» DEPOSIZIONE DI LUIGI DE MAGISTRIS Pag. 485 (416) - CRATI La CRATI è un consorzio per la ricerca e le applicazioni di tecnologie innovative ed è un consorzio universitario, senza fini di lucro, costituito dalle tre Università di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria, dall’Università di Roma Tor Vergata, dall’Università di Perugia, dal CNR, da FINCALABRA (oggetto di inchiesta nell’ambito dei procedimenti penali Poseidone e Why Not) e da altri. Tale società risultava anche quale socio fondatore del BIC Calabria (anch’esso da me monitorato in diversi procedimenti, tra cui quelli appena citati), nonché socio del Parco Scientifico e Tecnologico della Calabria, cd. CALPARK (oggetto delle indagini Why Not prima della sottrazione illecita da parte del dr. FAVI). Se non erro, nel consiglio di amministrazione della predetta società vi erano, tra gli altri, Antonino GATTO e Franco PRODI (in Why Not era indagato, come noto, il presidente del Consiglio dei ministri prof. Romano PRODI); tra i Sindaci della predetta società vi era Pierpaolo SGANGA, omonimo del Pier Paolo SGANGA, commercialista segretario amministrativo dell’UDEUR. Tale società mi risulta fosse destinataria di finanziamenti da parte dell’Unione Europea e mi risulta anche che avesse un laboratorio in Lamezia Terme. Il Consorzio CIES (Centro di ingegneria economica e sociale) mi risulta essere stato presieduto dall’avv. Fabrizio CRISCUOLO, tra i consiglieri vi è anche Don Biagio AMATO, già da me indagato per gravi fatti di reato negli anni 1997/1998 nell’ambito

Luigi De Magistris, ex pm a Catanzaro di un’inchiesta che aveva a oggetto soprattutto truffe della Fondazione Betania, della quale l’AMATO era il fondatore e/o il presidente. Presidente del Collegio Sindacale della CIES è il dott. Giorgio SGANGA. Socio fondatore è la UNICAL, Università della Calabria con sede in località Arcavata di Rende in provincia di Cosenza. Tra i soci sostenitori vi è la Fondazione Betania, il ministero delle Comunicazioni (di cui è stato titolare l’allora ministro Maurizio GASPARRI, coinvolto nell’inchiesta Poseidone, seppur formalmente ancora non indagato prima che il dott. LOMBARDI me la revocasse in modo illegale) e l’ARSSA (già oggetto di investigazioni da parte del mio Ufficio). Con riguardo a illeciti commessi nell’ambito dei Consorzi universitari e delle università (tra cui l’Università Tor Vergata di Roma) mi stavo accingendo, lo avrei fatto di certo entro il mese di ottobre 2008 a depositare l’avviso chiusura indagine ai sensi dell’art. 415 bis c.p.p., unitamente a un provvedimento di sequestro di somme molto

ingenti di denaro e forse anche, se avessi fatto in tempo, di atto cautelare, nell’ambito della più imponente inchiesta sulla gestione illecita dei corsi di formazione professionale. Pag. 490 (422): ARRESTI. Il prof. DELLI PRISCOLI mi consta anche che abbia tenuto lezioni presso le facoltà La Sapienza e Tor Vergata destinate ai responsabili amministrativi dei dipartimenti universitari sulla gestione finanziaria e amministrativa dei progetti europei. Come già riferito in precedenti verbali, ero titolare e stavo per concludere – prima del mio repentino anticipato possesso al tribunale di Napoli – un’indagine molto delicata sui corsi di formazione e sui progetti finanziati dalle università, anche attraverso i consorzi, in cui erano coinvolti anche professori di primo piano dell’Università Tor Vergata di Roma, se non erro anche il vice rettore e un preside. Ricordo che il fratello del Dott. Salvatore MURONE, procuratore FF a Catanzaro, Mario, è professore universitario all’ateneo di Tor Vergata di Roma.


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PRO sorzio, di proprietà di un commercialista di Cosenza e del suo socio. Nella sua ragione sociale è previsto lo svolgimento di corsi di formazione professionale, tanto che fra i recapiti è indicata una sede amministrativa in contrada Macchia Tavola, nel comune di Bisignano (Cosenza), proprio per svolgervi corsi di formazione professionale. Ma la Zugal, secondo il suo oggetto sociale, si occupa un po’ di tutto: costruzione e gestione di alberghi, ristoranti, infrastrutture per lo sport e la riabilitazione fisica e sanitaria, corsi di aggiornamento, seminari e convegni. Con una precisazione: «La società potrà compiere tutte le operazioni mobiliari, immobiliari, commerciali e finanziarie necessarie o utili per il raggiungimento dello scopo sociale». Peccato che la società, costituita nel 2000, di fatto risulta essere inattiva da anni. Di più, non risulta essere mai stata avviata: la Zugal non ha mai svolto l’attività dichiarata né nessuna altra attività. Resta tuttavia da chiarire come abbia fatto e per quale ragione quella che a tutti gli effetti si configura come una scatola vuota abbia preso parte al board di un consorzio che gestisce centinaia di migliaia di euro di finanziamenti solamente dal ministero dell’Università e ricerca. IL CRATI Una comunità montana, una riserva naturale, una miriade di aziende sparse sul territorio. Tutte che richiamano nella loro denominazione il più grande fiume della Calabria, il cui nome fu scelto ai tempi della Magna Grecia per indicare la personificazione della potenza. Ma anche un consorzio universitario, il Crati scrl, ormai una realtà consolidata da quasi vent’anni nell’area compresa fra Cosenza e Lamezia Terme. Una sede legale e amministrativa è presso l’Università della Calabria e una secondaria presso la facoltà di Ingegneria di Tor Vergata, nel consiglio di amministrazione del Crati siedono, fra gli altri, Franco Prodi, fratello dell’ex presidente del Consiglio, in rappresentanza del Cnr, e Antonino Gatto, presidente della catena di supermercati Despar. Il consorzio che opera prevalentemente nei settori di ricerca energetica, ambientale e meteorologia, si occupa anche di ricerca applicata, trasferimento tecnologico e corsi di formazione in settori avanzati. Ospita studenti per stage, tesi di laurea, tesi di dottorato e finanziando borse di studio, assegni di ricerca e posti aggiuntivi di dottorato. Tra i finanziamenti più ingenti ricevuti negli ultimi anni, poco meno di 3 milioni dal Miur per il progetto e l’avvio di un laboratorio finalizzato al supporto e lo sviluppo di produzione di ottiche non convenzionali e 770mila euro dalla Ue per la realizzazione di un prototipo a infrarossi per il monitoraggio di parametri ambientali. P.F.

Verbale 2 «L’università ha ottenuto ingenti finanziamenti pubblici, per oltre 8 miliardi di lire» Pag.1285 – DELLI PRISCOLI (docente di Ingegneria alla Sapienza) Il prof. Francesco DELLI PRISCOLI, figlio del Procuratore generale della Cassazione dott. Mario DELLI PRISCOLI, del quale ho già riferito in precedenti audizioni, insegna all’Università La Sapienza di Roma, e grazie al suo contribuito risulta che l’università ha ottenuto ingenti finanziamenti pubblici, anche da parte dell’Unione europea, per oltre 8 miliardi di lire. Si tratta di finanziamenti per progetti di ricerca, finanziati in gran parte dall’Unione europea e dall’Agenzia spaziale europea. Taluni di tali progetti mi consta siano stati svolti anche in collaborazione con la società ALENIA, del gruppo FINMECCANICA (nel cui Consiglio di amministrazione vi era anche Franco BONFERRONI, indagato per gravi reati nelle inchieste Poseidone e Why Not). Il prof. DELLI PRISCOLI aveva un ruolo centrale e determinante nell’approvazione di tali progetti e nel reperimento dei finanziamenti, tanto è vero che risulta essere stato anche responsabile scientifico di progetti da lui curati e coordinati. Mi risulta che il prof. DELLI PRISCOLI abbia insegnato anche Tecnica delle comunicazioni via satellite nell’ambito di corsi organizzati dallo Stato maggiore della Difesa in convenzione con il CNR (Istituto presso il quale mi pare abbia avuto e forse ha tuttora il fratello dell’allora presidente del Consiglio Romano PRODI, indagato

proprio nell’inchiesta Why Not). Mi consta che il prof. DELLI PRISCOLI abbia lavorato su rilevanti progetti anche in collaborazione con la Deutsche Telecom, società per la quale presta servizio Maurizio POERIO, personaggio di primo piano nelle inchieste Poseidone e Why Not destinatario anche

di Roma La Sapienza, nell’ambito di questi progetti ammonta a circa 8 miliardi di lire netti. • 1992 presente: Dodici progetti di ricerca nazionali di cui Francesco Delli Priscoli è stato responsabile scientifico per l’Università di Roma La Sapienza. Il totale dei finanziamenti acquisiti da Francesco Delli Priscoli, a beneficio dell’Università di Roma La Sapienza, nell’ambito di questi progetti ammonta a circa 500 milioni di lire netti. DOMANDA. In sostanza, dagli accertamenti da Lei svolti in qualità di pubblico ministero titolare del procedimento c.d. Why Not, emergevano Clemente Mastella, ex Guardasigilli nominativi di esponenti politici dell’UDEUR ovvero di un decreto di perquisizione soggetti riconducibili al da me emesso con esito predetto partito politico nelle positivo. compagini costitutive e/o amministrative delle società Contratti e progetti di ricerca interessate alla gestione e/o e relative responsabilità. captazione di finanziamenti Attività manageriali e di pubblici regionali, nazionali ed coordinamento europei? • 1995 presente: Diciannove RISPOSTA. Assolutamente progetti di ricerca finanziati sì. Come già riferito al Suo dall’Unione europea (UE) Ufficio, in particolare, la TESI (nell’ambito del quarto, quinto S.p.A. era il tipico esempio di e sesto programma quadro) e gestione, anche illegale, del dall’Agenzia spaziale europea denaro pure di provenienza (ESA), svolti in collaborazione pubblica in modo trasversale con aziende europee da parte di quasi tutti gli di primaria importanza. schieramenti politici. Ricordo Responsabile scientifico perfettamente che in quella di quattordici di questi società vi era anche un progetti per l’Università di rappresentante del partito Roma La Sapienza. Il totale dell’UDEUR. Così come dei finanziamenti acquisiti esponenti riconducibili a quel da Francesco Delli Priscoli, partito si rinvenivano in altre a beneficio dell’Università società.


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Bologna: ateneo pubblico & business privato L’università più antica del mondo fa da incubatore a un’azienda neocostituita, assumendosene il rischio. Dubbi su gara, privacy e attività di recruiting del CareerDay bolognese di Giampaolo Cerri

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ato per orientare gli studenti in entrata e i laureandi in uscita, AlmaOrienta 2009, manifestazione dell’Università di Bologna e gestita dalla società Emblema Srl, svoltasi all’inizio di febbraio, disorienta

non poco gli osservatori. Per i lettori di Campus, una vicenda tutt’altro che nuova. Già sull’edizione 2008 del CareerDay, il nostro giornale aveva sollevato alcune perplessità sui tempi e i metodi con cui l’amministrazione dell’ateneo più antico del mondo aveva organizzato la manifestazione. Come si può ricostruire leggendo su campus.it gli articoli segnalati a fianco, l’università petroniana anziché fugarle, con un’intervista alla «madre» dell’iniziativa, il prorettore Paola Monari, aveva finito per alimentarne di nuove, rifiutandosi poi, ostinatamente, di rispondere alle nostre domande. Perplessità che sono aumentate quando, nel settembre scorso, l’ateneo non aveva ritenuto di dover rivelare chi avesse vinto Paola Monari, prorettore dell’Alma Mater la gara di aggiu-

dicazione dell’evento CareerDay, abbinato per il 2009 anche alla tradizionale manifestazione di orientamento in entrata, AlmaOrienta appunto. Gara vinta dalla medesima società Emblema Srl, che aveva gestito il CareerDay, affidatole a trattativa privata. Siti pubblici, domini privati In mezzo, c’è un piccolo pasticcio con i domini internet della manifestazione. Campus aveva scoperto, a settembre, che l’indirizzo ufficiale della manifestazione CareerDay 2008 (www.careerday. unibo.it) portava, in realtà, a un’altra url, www.careerdaybo.it, che corrisponde a un server di proprietà della stessa Emblema Srl, «con quale gestione di tutti gli aspetti di privacy sarebbe interessante conoscere», scrivemmo allora. Discutibile poi che «migliaia e migliaia di contatti web (preziosissimi per il marketing)», venissero «reindirizzati su un’azienda privata che, evidentemente, potrà disporne liberamente». Dubbi che rimangono tutti in piedi visto che, alla vigilia dell’evento, il sito «privato», era gemello dell’altro dell’Alma Mater e anche per quello di proprietà di Emblema, il responsabile del trattamento dati ai fini della privacy, risultava essere l’ateneo. Ma non è la sola singolarità che contraddistingue questa vicenda.

La prima di tutte riguarda la scelta di Emblema per l’affidamento del CareerDay 2008. Quando l’Unibo, alla fine del 2007, individua questa società come partner della prima manifestazione di orientamento al lavoro, Emblema è praticamente neonata, è stata costituita due anni prima (novembre del 2005), ha un minuscolo giro d’affari, 169mila euro, e un capitale sociale versato di 2.500. L’ateneo come incubatore Non che le alternative mancassero: proprio a Bologna opera, da oltre 15 anni, la Cesop Communication Srl, società fondata proprio da ex studenti dell’ateneo, che organizza in tutta Italia (e anche nella facoltà di Ingegneria della stessa Alma Mater) i Job Meeting. Ma tant’è, dovendo affidare privatamente la manifestazione, la prorettore Monari sceglie questa giovanissima società, amministrata da Tommaso Aiello, palermitano di Bagheria, 38 anni, già attivo nel settore delle fiere di orientamento universitario con la società (palermitana anch’essa) Archimedia Srl, di cui è ancora socio (al 10 per cento mentre il restante 90 è della moglie, Annamaria Brighina) e che organizza OrientaSicilia a Palermo. Società, questa, che non pubblica bilanci dal 2003.


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PRO do di gara non è dato sapere. Perché l’università si comporta come un ente munifico? E, di nuovo, chi controlla «l’avanzo di gestione» e i costi dei servizi sostenuti? Con quali poteri e quali modalità, per esempio, si stabilirà quanto costerà, ai fini della determinazione dell’avanzo, un servizio navetta, un catering o un servizio fotografico, tanto per citare alcune prestazioni richieste dal bando? E se i ricavi, anziché aggirarsi intorno ai 250mila euro, come «prevede» la gara, dovessero essere più alti, quindi aumentando l’eventuale avanzo di gestione, che spetta come detto all’università, come riuscirebbe quest’ultima a verificarlo? Forse l’ateneo ha accesso continuo alla contabilità fornitori dell’azienda vincitrice? Ma gli interrogativi non finiscono qui.

L’esiguità della struttura e delle attività non avevano spaventato, del resto, neppure il Politecnico di Milano con cui, nell’ottobre del 2007, Aiello aveva organizzato, a Cernobbio (Como) la prima edizione della Borsa internazionale del placement-Bip. Dunque, una società neonata, con un piccolo capitale sociale, ma che pare avere un enorme patrimonio di fiducia, con due atenei pubblici che scelgono di fare gli incubatori di impresa. Lo dimostra il fatto che l’Alma Mater, oltre ad affidarle la segreteria organizzativa del CareerDay 2008, gli conferisce di fatto anche la tesoreria dell’evento. Proprio così: negli schemi di contratto che l’università invia alle aziende, alla voce modalità di pagamento, risultano le coordinate di un conto corrente presso la Popolare dell’Emilia, intestato a Emblema. Prassi singolare: una segreteria organizzativa che riceve pagamenti per conto di un ente pubblico. E chi controlla? Con quali strumenti? Una gara d’oro A Tommaso Aiello, l’Università di Bologna offre un’apertura di credito notevole. Forse lo aiuta l’essere figlio e fratello di universitari: il padre Enrico è ordinario di chimica nella facoltà di Farmacia a Palermo; la madre, Isabella D’Asdia, è assistente di ruolo nella stessa facoltà, dove è presente, come ricercatrice, la sorella Stefania. Una dinastia iniziata da Tommaso Aiello senior, insigne chimico e anche rettore dell’ateneo palermitano a cavallo degli anni 50 del secolo scorso. Quali che siano state le ragioni che abbiano spinto l’Alma Mater a servirsi della società nel 2008, Emblema vince, nel luglio dello stesso anno, la gara per il 2009. E anche questo provvedimento amministrativo presenta qualche aspetto singolare. Innanzitutto, perché prevede un «volume d’affari presunto», di 250mila euro, e «un importo minimo di competenze spettanti all’ateneo di 40mila». E dove vanno i restanti, ipotizzati, 210mila euro? Al vincitore, com’è giusto. Anche se, al punto c), il bando chiarisce che «all’Università dovrà essere comunque versato anche l’eventuale avanzo di gestione». Insomma, l’azienda vincitrice garantisce un minimo all’ateneo, paga i propri costi - di cui non fanno parte gli onerosi canoni della Fiera di Bologna che si accolla l’Alma Mater - per poi versare ciò che resta ancora nelle casse dell’università. Situazione di nuovo singolare: un’università pubblica che sceglie un’azienda privata per gestire un proprio servizio e, di fatto, limita il rischio d’impresa di quest’ultima (a 40mila euro,) accollandosi sorprendentemente un costo pressoché analogo: quello dei padiglioni fieristici. Ma perché l’ateneo non inserisca anche l’affitto della Fiera nel ban-

Pier Ugo Calzolari, rettore dell’Università di Bologna

.it Un CareerDay emblematico - 03/12/2007 www.campus.it/index.php?option=com_content&Itemid=1803184809&id=1902037810&ta sk=view CareerDay, bello se trasparente - 03/03/2008 www.campus.it/news/825082-career-day-bello-se-trasparente.html CareerDay, l’abc dell’evento - 05/05/2008 www.campus.it/news/157468-career-day-di-bologna.-l-abc-dell-evento.html CareerDay di Bologna: emblematiche quelle risposte - 02/06/2008 www.campus.it/news/297688-career-day-di-bologna-emblematiche-quelle-risposte.html Primum communicare - 07/07/2008 www.campus.it/news/243241-primum-comunicare-3.html L’Alma Mater ora sceglie la gara - 01/09/2008 www.campus.it/news/347628-lalma-mater-ora-sceglie-la-gara-2.html E su AlmaOrienta, l’Alma restò muta – 6/10/2008 www.campus.it/news/370461-e-su-almaorienta-lalma-resto-muta-2.html Quell’Alma silente - 01/12/2008 www.campus.it/news/196800-quellalma-silente-2.html

Preselezionare si può? La società di Aiello si assume la gestione commerciale dell’evento, vale a dire di vendita gli spazi fieristici alle aziende del CareerDay, perché per la parte destinata all’orientamento in entrata, l’offerta è bloccata: gli espositori sono le facoltà e i centri dell’Alma Mater. Nella sua azione commerciale, però, Emblema offre alcuni servizi che destano qualche dubbio. In particolare, attraverso il cosiddetto Career Box, si garantisce alle aziende presenti di poter «preselezionare i profili che desidera incontrare nel giorno del Career Day e, se desidera, effettuare i colloqui di selezione individuale». Ma potrebbe non essere solo un problema di scorrettezza verso i partecipanti al CareerDay, che magari vorrebbero sostenere un colloquio, non sono stati prescelti e lo scopriranno solo allo stand dell’azienda desiderata. Il dubbio riguarda la liceità di questa operazione da parte di Emblema Srl. Tutto il campo dell’intermediazione del lavoro è regolato dal Decreto legislativo 276 del 2003, che stabilisce come le aziende che vi operino debbano essere espressamente autorizzate e iscritte in un apposito albo. Non è il caso della società bolognese. La preselezione dei candidati, che è evidentemente realizzata da Emblema, come prova una proposta commerciale che Campus ha potuto visionare, rientra fra queste attività? Interrogativo che, probabilmente, anche l’amministrazione universitaria si sarà posta. Insomma, AlmaOrienta 2009 presenta qualche lato oscuro. Ciò che è invece chiarissimo e documentato dai numerosi articoli su questo argomento è la tracotanza dei protagonisti universitari della vicenda che, per quanto amministratori pubblici, hanno ostinatamente negato le informazioni dovute. Atteggiamento confermato dalla decisione di non commentare neppure i fatti raccontati da questo articolo. Una scelta che disorienta in un


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Quando la cattedra tiene Famiglia Anticipiamo un capitolo di Un paese di baroni, (ennesimo) libro inchiesta di due cronisti di giudiziaria, che punta il dito sul nepotismo dell’accademia italiana.

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uando nel 1958 Edward Banfield descrisse i rapporti arcaici che costituivano le travi portanti della società meridionale post- bellica, aveva in mente una struttura sociale rurale, povera fino alla disperazione, ispirata nei suoi moventi dalla lotta per la sopravvivenza. Il senso di questa scoperta sociologica, il cosiddetto «familismo amorale», col passare del tempo ha perso aderenza con la realtà scientifica. Se un tempo si lottava per un tozzo di pane, con il boom economico e l’esplosione della classe altoborghese, l’obiettivo dei nuclei familiari è diventato il riconoscimento sociale, il prestigio, la logica del privilegio. L’istinto di protezione diventa istinto di promozione: se sei potente riesci a far diventare potenti anche i tuoi figli. L’invenzione della parola nepotismo si deve a papa Callisto III Borgia, un pontefice che non ha lasciato molti altri motivi per essere ricordato. Fece cardinale suo nipote Rodrigo, poi divenuto papa Alessandro VI. In mancanza di figli (ufficiali) si promuoveva il nipote. Il fenomeno, per quanto antico e radicato culturalmente, non è mai

stato approfondito scientificamente. Gli elementi disponibili sono per così dire empirici, tratti da inchieste giornalistiche o da denunce sindacali. In mancanza d’altro, bisogna accontentarsi di fare una panoramica. Limitando le ricerche a un ambito molto più ristretto, ovvero l’Accademia delle belle arti di Lecce, l’alto commissariato per la lotta alla corruzione diretto fino al 2008 da Achille Serra, ha riscontrato un tasso di nepotismo pari al 30 per cento. A Cosenza nel 2007 girava un dossier compilato da un fantomatico «Comitato etico» che annoverava quaranta casi di nepotismo conclamato, con in più indicazioni pratiche sul ruolo attivo del padre per l’assunzione del figlio. A Potenza la parentopoli lucana è scoppiata grazie ad alcune sigle sindacali. Il nepotismo non riguarderebbe soltanto i professori, ma pure gli impiegati amministrativi: dieci unioni coniugali, diciotto i fratelli; poi figli, cognati, conviventi, per un totale di cinquanta casi. In Sicilia, i tre grandi atenei dell’isola, Palermo, Messina e Catania, lavorano in network per garantire alle

discendenze baronali un’adeguata collocazione. Nel caso della famiglia Di Benedetto, ad esempio, il padre Aurelio è primario di Chirurgia pediatrica al Policlinico di Catania, il figlio Vincenzo, straordinario nella stessa clinica del padre, è da poco primario nell’altro grande ospedale etneo, il Vittorio Emanuele, mentre i più giovani Giovanni e Fabrizio sono in pole position per fare carriera. Il ramo dei Nicoletti comprende il microbiologo Giuseppe, fratello di Francesco, già ordinario di Clinica neurologica sempre a Catania, padre di Ferdinando Nicoletti, associato di Patologia generale e zio di Giovanni, primario di Neurochirurgia. Due dei tre figli di Gastone Veroux, ordinario di Chirurgia al Policlinico e vicepresidente nazionale delle scuole di specializzazione, hanno deciso di fare lo stesso lavoro di papà nel Policlinico catanese. Così come i fratelli Zanghì, Antonino e Guido, figli del professor Michelangelo. Da Palermo, dove insegna suo padre Maurizio, Giorgio Romano si è trasferito all’ombra dell’Etna trovando posto da associato. Percorso inverso per Antonio Rodolico, fratello di un ex

rettore di Catania. Matteo Florena, invece, che ai tempi della Prima Repubblica era diventato segretario amministrativo della Dc regionale, ha una figlia che lavora nel suo stesso distretto. Sempre a proposito di democratici cristiani ben radicati all’università, nel 2007 fece scalpore l’assunzione senza concorso della figlia dell’ex vicepresidente del Csm Virginio Rognoni, diventata associata in virtù dell’equiparazione di un titolo francese che un’inchiesta de «Il Secolo XIX» ha però contestato: in Francia Cristina Rognoni non sarebbe stata docente, secondo il quotidiano, ma semplice dottoranda. Per altri versi, Palermo vanta alcuni invidiabili record: ad esempio quello del dipartimento a più alto tasso di nepotismo, l’Economia dei sistemi agroforestali, dove dieci docenti su diciannove hanno tra loro legami familiari. Si potrebbero elencare centinaia di altri casi, ad esempio i professori di Economia agraria Bacarella e Tudisca. Con il primo lavorano sia la figlia Simona sia il nipote Luca Altamore: tutti e due diventati associati di recente. Mentre Tudisca «convive» in facoltà con la professoressa Anna Maria


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Di Trapani, sua moglie.A Messina la musica non cambia. A Sociologia insegna Marco Centorrino, figlio del prorettore Mario, ordinario di Economia, e cognato di Marcella Fortino, ordinario di Scienze giuridiche nonché consorte dell’ex rettore Gaetano Silvestri, (Giuseppe, ndr) poi membro della Corte costituzionale. I Venza contano a Medicina tre componenti, i Teti e i Melita due, quanti i Passantino e i Pugliese a Veterinaria. Il neotitolare della cattedra di Procedura penale, a poco più di trent’anni, è Stefano Ruggeri, figlio di Antonio e di Lidia Russo, entrambi professori di Diritto costituzionale. A Cagliari la cosiddetta «parentopoli» riguarda i dirigenti amministrativi più che i docenti. Il direttore del personale dell’ateneo, Enrico Tuveri, uomo di fiducia del rettore Pasquale Mistretta, può contare sul valido aiuto della moglie, coordinatrice amministrativa nella facoltà di Giurisprudenza, della sorella, negli uffici della segreteria e del figlio, che lavora nell’ufficio postlauream della stessa facoltà. Passando ai professori, spicca la famiglia Corrias, cinque docenti, seguiti dai tre Seatzu di Psicologia. Franco Marini, professore ordinario di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni, ha la nuora, Marina Mondo, ricercatrice universitaria. E ancora, a Giurisprudenza, Andrea Pubusa, ordinario di Diritto amministrativo e la figlia, Francesca, ricercatrice nella stessa facoltà. A Foggia uno degli ultimi concorsi contestati è quello per un posto da ricercatore di Statistica. Nel 2007 venne assegnato a Laura Antonucci, moglie di Corrado Crocetta, associato nella stessa materia. Alla facoltà di Economia caso analogo: un posto da ricercatore vinto dal figlio dell’ex preside, Valeria Spada. Alla facoltà di Medicina, tra i ricercatori c’è Luigi Di Biase, figlio di Matteo, pro-

Il libello La scia di Stella Truffe, favori, abusi di potere. Logge segrete e criminalità organizzata. Così funziona l’università italiana secondo il libro-denuncia di due giornalisti, Davide Carlucci de la Repubblica e Antonio Castaldo de Il Corriere, che hanno dato alle stampe Un Paese di baroni (edizioni Chiarelettere, pag. 309, 14, 60 euro). Il libro, che fa ad arricchire il genere lanciato da Gian Antonio Stella, parte dalle registrazioni nascoste fatte da un professore, Carlo Sabbà (trombato a un concorso per docente ordinario all’Università di Bari) e una ricercatrice, Antonella Fioravanti (che dopo più di 20 anni di lavoro a stretto contatto con un barone, scoprì, a sue spese, che per ogni concorso c’è già il vincitore designato). Partendo da questi episodi, il libro scoperchia dinastie familiari, consulenze a peso d’oro, concorsi già decisi. S.M.

rettore dell’ateneo, mentre Michele Milone ha il papà ordinario a Bari. A Perugia, recentemente, sono piovuti esposti anonimi in Procura per segnalare l’assunzione dei figli del rettore Francesco Bistoni, del preside di Medicina Adolfo Puxeddu, dell’ematologo Massimo Martelli, e di Gianfranco Cavazzoni, docente di Economia aziendale, oltre che della moglie di Antonio Morelli, luminare della Gastroenterologia A Genova non mancano le famiglie eccellenti radicate nell’università, come gli Acquarone o i Berti Riboli. Nel 2005 proprio l’ordinario di Chirurgia Edoardo Berti Riboli, presidente di commissione in un concorso universitario, denunciò di essere stato «oggetto di pressioni da parte di un personaggio molto potente», che voleva fosse favorito un suo protetto. «Non avendo assecondato tale volontà, da allora sono vittima di ritorsioni», ha aggiunto Berti Riboli, che due anni dopo è tornato a denunciare l’ingerenza della politica e della masso-

ControCampus I forzati dell’archivio Malauniversità, la cronaca giudiziaria in ambito accademico, parentopoli sono diventati un asset pregiato dell’editoria italiana. Una domanda però sorge spontanea: che valore hanno queste pubblicazioni? Di fatto si tratta di una collazione, intelligente e professionale certo, delle cronache giudiziarie, di uno scandaglio approfondito dei takes Ansa, delle rassegne stampa, degli archivi redazionali. Hanno il merito di restituire un dato di realtà in tutta la sua macroscopica evidenza, si dirà, evitando la diluizione delle storie nel tempo e quindi l’inevitabile attenuazione del giudizio morale su di esse. Per contro, però, è legittimo interrogarsi se sia giusto fornire sempre e solo questo taglio, se cioè non ci sia spazio per una narrazione alternativa dell’accademia, in grado di dar conto, anche parzialmente, della complessità e anche della ricchezza di questo mondo.

neria nelle nomine dei medici nelle Asl liguri. Tra i figli d’arte eccellenti c’è Andrea Pericu, figlio di Giuseppe, che oltre a essere stato sindaco della città è anche ordinario a Giurisprudenza. Andrea, invece, è associato di Diritto dell’economia. Alla Statale di Milano i casi accertati sono almeno cinquantaquattro, all’Insubria di Varese otto, a Bergamo trentacinque. A Trieste un blog ha lanciato un’inchiesta «partecipata» chiedendo ai lettori di segnalare casi di nepotismo all’università. In meno di un mese sono arrivate cinquantadue segnalazioni. A Padova, infine, è stato il professor Ermanno Ancona, direttore della terza Clinica chirurgica, a maggio 2008, a sollevare la questione etica in vista dell’elezione del nuovo preside con una lettera aperta indirizzata a seicento colleghi nella quale indicava nel «nepotismo deteriore» la malattia che rischiava di colpire la credibilità di uno dei più antichi atenei del mondo. «Per nepotismo intendo l’aprire le porte dei propri gruppi di lavoro, da parte di direttori, a figli o ad altri discendenti stretti, creando per loro un percorso accademico agevolato rispetto agli altri», spiegherà Ancona in un’intervista a «Il Mattino di Padova», aggiungendo: «Per opportunità di pulizia etica occorrerebbe evitare, per prevenire dubbi e critiche, che il figlio di un direttore medico venga assunto nello stesso istituto o dipartimento del padre». A Udine la famiglia Bresadola conta quattro professori in facoltà. Il capostipite è Fabrizio, ordinario, direttore della cattedra di Chirurgia generale ed ex presidente dell’azienda ospedaliera. Nel suo stesso dipartimento è professore associato suo figlio Vittorio: nel 2001 vinse un concorso a Siena, ma subito fu chiamato dall’università friulana. Marco, invece, si è laureato in Filosofia, ma è riuscito comunque a insegnare a Medicina, alternando la sua attività di ricercatore tra Ferrara

(dove è inquadrato) e Udine. Anche la moglie di Vittorio, Maria Grazia Marcellino, che si è specializzata a Ferrara, figura nel personale della clinica chirurgica. «Non c’è niente di irregolare – tuona Fabrizio Bresadola – se le progressioni di carriera sono giuste, non c’è nepotismo.» Assicura che è così anche Anna Pusiol, ricercatrice in Pediatria e moglie di Umberto Baccarani, ricercatore in Chirurgia generale e a sua volta figlio dell’ematologo Michele, ora a Bologna, in passato a Udine. «Io ho fatto un concorso, ero l’unica candidata e ho vinto.» Non si sente una privilegiata: «Guadagno 1200 euro al mese e lavoro come una dannata dalla mattina alla sera...». In tutta Italia la destra cavalca la battaglia contro i baroni. Daniele Franz, l’ex parlamentare di Alleanza nazionale che nel 2005 presentò un’interrogazione parlamentare contro la parentopoli di Udine, non si sottrae: «Che protestino gli studenti, lo capisco. Che lo facciano certi professori, mi sembra meno lecito». Cita le email nelle quali i docenti parlano apertamente di «bandi di concorso fittizi». E sostiene che parentopoli è anche sinonimo di spreco. Ma i professori-padri di famiglia di Udine non si tengono le accuse. Carlo Alberto Beltrami, ordinario di Anatomia patologica, ha un figlio che ha appena vinto un concorso da ricercatore nello stesso settore disciplinare del padre. «La destra si è impadronita di questa parola d’ordine: all’università bisogna tagliare perché è piena di schifezze. È vero, il sistema dei concorsi va assolutamente riformato perché tutto si decide a livello locale. Ci sono però somari e meritevoli. Mio figlio è tra i secondi e lo ha dimostrato sul campo: è stato per tre anni negli Stati Uniti, al New York Medical college, ha due lavori pubblicati nel Medical Journal. Devo dirgli di andar via da qui solo perché è mio figlio? Va bene, lo farò. Ma mi sembra un’inutile cattiveria».


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Firenze, quei cinque medici intorno al capezzale L’ateneo, ricco di ricerca, è malato di aumenti stipendiali. Il rettore uscente ha già avviato una cura da cavallo. Ecco chi si contende la sua successione, pensando di avere la terapia giusta. Una tornata elettorale che si annuncia al veleno di Damiano Fedeli

ordinari

797

studenti

58.927

bilancio

520 mln

associati 704

ricercatori 758

tecnici amministrativi

S’

impantana più volte nel traffico fiorentino questo bus 57, partito dal nuovo polo scientifico di Sesto Fiorentino con qualche sparuto studente a bordo. Al polo delle Scienze sociali di Novoli sembra quasi rimanere bloccato per sempre fra le auto, mentre la voce automatica continua a ricordare speranzosa il capolinea «direzione piazza San Marco», proprio davanti al rettorato. Sembra quasi una metafora dell’ateneo di Firenze, dove l’attuale rettore, Augusto Marinelli,

1.664

in corso

34.196

fuori corso

24.731

fuorisede

25.036

64enne, dopo quasi nove anni e tre mandati (per avere il terzo era stata deliberata da Cda e Senato un’eccezione allo statuto), sta per arrivare, anche lui, al capolinea. Proprio dopo aver attraversato le secche degli enormi investimenti immobiliari decisi prima di lui per la realizzazione dei due poli, quello scientifico-tecnologico di Sesto Fiorentino (cittadella dove hanno trovato spazio aule e strutture delle facoltà scientifiche insieme a laboratori d’eccellenza come il Cerm, il Centro di risonanze magnetiche,

e il Lens, il Laboratorio europeo di spettroscopia non lineare) e quello delle Scienze sociali di Novoli, dove in una serie di edifici modernissimi, in un’area urbanisticamente decentrata ma ancora in espansione, si sono trasferite le facoltà di Giurisprudenza, Economia e Scienze politiche, che hanno anche messo insieme le loro biblioteche dando vita a una delle più importanti collezioni italiane di testi sulle tematiche sociali. Investimenti ingenti che, secondo le previsioni di qualcuno, avrebbero dovuto far

Ffo

256 mln

collassare l’ateneo fiorentino già nel 2003, schiacciato da 150 milioni di debiti. E invece i due poli sono stati terminati (a suo tempo Marinelli stilò un accordo con l’allora ministro Letizia Moratti per un finanziamento di 200 milioni). Grandi amori e grandi odi suscita nella comunità degli oltre 2.200 fra ordinari associati e ricercatori - quasi 60mila gli studenti - il nome del rettore uscente, inevitabile, forse, in una gestione così lunga. E proprio il completamento dei due poli viene indicato dai suoi soste-


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PRO nitori come la sua miper trasformarsi in fondazioni, presunti sprechi e scandali dellha gliore eredità. sullo spirito della 133, che abdedicato un sito (www.ateneofu«Ha gestito con coragbiano come partner proprio la turo.it). gio e determinazione Regione Toscana. Per ora solo «Tesi è un professore puro, riceruna situazione molto voci, anche prontamente smencatore internazionale e forte gestodifficile in generale per tite (come si è affrettato a fare re della didattica. E soprattutto è il mondo universitario il rettore di Pisa, Pasquali), ma assolutamente fuori da qualunque italiano e, nel nostro tant’è bastato per far scattare gioco politico, proprio in un mospecifico, particolarl’allarme su «svendita» e «permento in cui ci vuole un rettore che mente complicata per dita di autonomia» e per far ennon abbia nessun compromesso un carico iniziale tretrare la questione pesantemencon la politica. È ora di finirla di mendo, quello appunte sul terreno della campagna essere ogni 15 giorni sui giornato di Sesto e Novoli», elettorale per il rettore. li e negli instant book sui baroni» spiega Sandro RogaUno dei principali rappresen(sulla vicenda del figlio del rettore, ri, 62 anni, prorettore tanti del partito «anti MarinelNicola Marinelli, divenuto riceralla didattica e probali» è il professor Giorgio Fedecatore di Economia agraria con un bile futuro candidato a rici, di Ingegneria. Alla scorsa concorso senza concorrenti a Merettore («Sto ancora fatornata elettorale era stato lui dicina, era stata aperta un’inchiesta cendo le mie valutaziolo sfidante dell’attuale rettoconclusa con una richiesta di archini», spiega). Proprio il re, costringendolo al secondo viazione da parte del pm a Trieste Guido Chelazzi, biologo e prorettore candidato, anzi, su cui turno. la scorsa primavera). certi rumours affermaQualcuno ha trovano che si concentrerebbe la simprima di andarsene e i malumori to la procedura con patia di Marinelli (che, in realtà, non mancano) alle spese energecui è stata avanzacontinua a ripetere pubblicamente tiche, fino al numero dei corsi di ta la candidatura di che si asterrà). laurea. Tesi, con la richieSi voterà a giugno e la campagna Proprio su questo fronte, a Firenze, sta che gli hanno elettorale si annuncia complicata in piena ubriacatura da 3+2 si era fatto i due profesRanking con almeno cinque candidati possipassati dai 75 del 2000 agli oltre sori (è partita anbili (al turno precedente erano solo 210 del 2007. Triplicati in sette anche una raccolta di Campus due) - e arriva in un momento cruni («Una fabbrica di ordinari», sefirme con numerociale per la città che dovrà rinnovacondo la definizione dell’assessore se sottoscrizioni), Censis re anche sindaco e presidente della regionale all’Università, Eugenio un po’ irrituale. Il Sole 24 Ore Provincia, mentre il Pd locale, ereBaronti. «Abbiamo applicato la La scelta di Tede delle forze politiche che goverriforma», la difesa di Marinelli). si ha letteralmenShanghai nano a Firenze da più di trent’anni, Corsi poi ridiscesi, nel 2009, a te scatenato una attraversa un momento fortemente quota 160. guerra tutta interThes critico dopo la vicenda Castello. Superato il tetto del 90 per cento na a Santa Marta, il Ecoles des Mines Quanto questo conterà sull’univerdell’Ffo in stipendi, arriva direttacomplesso ex-consità è tutto da decifrare. mente dal Dl 180 il blocco delle asventuale che ospiLeiden Per ora in ateneo si discute sull’eresunzioni: ma «l’investimento sulla ta la presidenza di dità di Marinelli. Il capitolo finanricerca è un investimento di lungo facoltà. Taiwan ze appare fra i più scottanti. Il miperiodo che richiede una programFurioso al riguarRanking dei ranking nistro Mariastella Gelmini non mazione pluriennale e una costante do è Alberto Del manca occasione di puntare il dirigenerazione del capitale umano», Bimbo (già proto proprio contro gli atenei toscani protestava Marinelli presentando il rettore alla ricerca per il «dissesto finanziario». Il bibilancio di previsione 2009. di Marinelli) che lancio è sotto attenzione dal 2005: Entro il 2010 andranno in pensioinfatti ha scritto se per questo 2009 la previsione ne 335 fra professori e ricercatori una piccata lettera prevede il pareggio, per i prossimi (possibili, però, slittamenti laddoai colleghi, rilevandue potrebbero essere dolori, con ve il docente fosse il solo a coprido «mancanza di buchi stimati in 31 milioni per il re un’area disciplinare, circostanza stile e trasparen2010 e in 60,6 per il 2011. Colpa, che crea qualche mal di pancia). za» e denuncianfra l’altro, della spesa per il persoIl sostegno di un ente come la Redo l’enormità di un nale che, per i suoi automatismi, gione Toscana è stato visto come preside che scende crescerà dell’1,7 per cento anche la possibile ancora di salvezza. Un in campo dopo che quest’anno. Per il resto - oltre a protocollo d’intesa appena firmato un suo collega di qualche vendita di immobili - si fra le tre università di Firenze, Pisa facoltà l’ha fatto. taglia: dai dipartimenti (Marinelli e Siena e la Regione prevede che Del Bimbo e Rone vorrebbe chiudere una ventina a quest’ultima (tramite le aziende gari non sarebbeospedaliere univerro i soli candidasitarie) passi la titi provenienti dal tolarità dei brevetti gruppo dirigente in ambito biomedidi Marinelli. co e farmaceutico. A fianco a loro, In cambio, la stessa infatti, ci sarebbe Regione si assume Alberto Tesi, preside di Ingegneria anche Guido Chel’onere non indiffelazzi, l’attuale prorente del personale rettore alla ricerca, universitario, tecniAdesso ha deciso di non ricandiche concentrerebbe i suoi consenco e amministratidarsi personalmente. Con una letsi sulla propria facoltà di origine, vo. Per Firenze, una tera partita da lui e da Ennio CarScienze, ricercandone anche nella boccata d’ossigeno nevale (sempre di Ingegneria), ha facoltà di Medicina, vera fortezza da 8 milioni. idealmente lanciato la candidatura che tutti gli aspiranti rettori tenteMa in futuro la di un outsider, Alberto Tesi, 50enranno di fare propria. Regione potrebbe ne preside della sua facoltà. Come A sparigliare le carte potrebbe esrappresentare una mai ha deciso di non correre lui sere, da Legge, la candidatura di stampella ben più stesso? «Penso che in Tesi abbiaPaolo Caretti che avrebbe una sua consistente. Già mo un candidato con le caratteribase di consenso nelle scienze socircola la bozza stiche adatte al momento attuale. ciali (quindi erodendo il consenso per niente ufficiale Ora, qui, è necessaria una svolta: di Rogari) e a Lettere. La partita è - di un possibile acfinora sono stati fatti errori claaperta. Mentre il 57 non è ancora Sandro Rogari, prorettore alla Didattica cordo fra gli atenei morosi», sostiene Federici che a arrivato al capolinea.

UniFi nelle classifiche

6° 5° mega 9° statali 203-304 78 199 692,47


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Tutti pazzi per Mariastella. La Camera sul dm 180 Peana e assalti all’arma bianca: una spigolatura degli interventi a Montecitorio durante l’approvazione del decreto Gelmini, rivela quali deputati si occuperanno di università di Elena Correggia

L

ottare contro le baronie, gli sprechi e le università «furbette» a colpi di trasparenza e meritocrazia. È quello che si prefigge la legge Gelmini per riqualificare il sistema universitario italiano secondo le intenzioni della maggioranza.

Paola Frassinetti (Pdl) Durante la discussione alla Camera sulla conversione del decreto legge 180/2008, Paola Frassinetti (Pdl) ha messo in luce la concretezza del provvedimento, che traduce i suoi obiettivi con modifiche reali: dalla penalizzazione nelle assunzioni degli atenei che spendono troppo per il personale ai nuovi stanziamenti (500 milioni di euro) per le realtà più qualificate, dalle risorse per il diritto allo studio ai nuovi criteri per collegare gli avanzamenti stipendiali dei professori alle pubblicazioni scientifiche degli ultimi tre anni. Senza contare il sistema del sorteggio come metodo finalmente imparziale per contribuire alla formazione delle commissioni concorsuali e, ancora, l’obbligo per i rettori di pubblicare i risultati delle attività in fase di bilancio consuntivo. Per Forza Italia si

Paola Goisis (Lega Nord)

tratta quindi di una legge che detta una linea positiva di discontinuità e cambiamento, apprezzata tanto dal mondo universitario sano, che non teme la sfida della qualità, quanto dal mondo del lavoro, che ha bisogno di giovani preparati e non di laureati in università delocalizzate, con corsi istituiti ad hoc. Paola Goisis (Lega Nord) ha fatto notare come la legge Gelmini stabilisca un nuovo modello di governance, che premia l’efficienza e l’efficacia degli atenei anche attraverso un meccanismo di reclutamento della docenza più trasparente, criteri più stringenti di controllo

della spesa e sistemi di verifica dei risultati raggiunti, superando alcuni squilibri verificatisi a danno degli atenei del Nord Italia. La Lega giudica negativamente il sistema di finanziamento connesso a indici puramente quantitativi (numero di laureati, numero di esami superati, incremento delle immatricolazioni), che hanno di fatto favorito un uso opportunistico e talvolta nepotistico dell’autonomia universitaria. La moltiplicazione delle cattedre con il «tre più due», i numerosi corsi di laurea con un numero di docenti superiore a quello degli

Arturo Iannaccone (MpA)


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PRO studenti iscritti, i ai ragazzi capaci no risorse aggiuntiservazione. deficit di bilancio ma privi di mezve per l’università, E invita a abissali prodotti zi economici e ma semplicemente prendere facendo affidagli incrementatrasferimenti distolin consimento sugli aiuti ti finanziamenti ti da altri impegni di derazione di Stato sono sealle università spesa. l’idea di un gnali di una tenmigliori. Da seNell’insieme il provconcorso denza che deprignalare il sostevedimento viene nazionale me il livello unigno ai giovani bollato come demacon memversitario italiano ricercatori, la gogico, specie nelbri anche e che deve quindi cui assunzione la parte che prevedi altri essere contrastata. viene favorita de il sorteggio delle Paesi euroIn questo senso pei. SeconEugenio Mazzarella (Pd) dall’elevazione commissioni per i viene apprezzata del blocco del concorsi, una novità do Luisa la revisione del turnover al 50 incapace di eliminaCapitanio Luisa C. Santolini (UdC) sistema di finanziamento, non più per cento e dalla previsione che il re la piaga del locaSantolibasato sulla spesa storica bensì sul60 per cento delle possibili assunlismo. ni (Udc), la qualità di ricerca e didattica. zioni in università sia riservato ai Nello stesso tempo le misure Un plauso proviene anche da Arnuovi ricercatori. si ritiene che la normativa si espritampone emanate dal Governo non turo Iannaccone (gruppo MistoDi segno completamente opposto ma ben poco sulla proliferazione di danno una risposta soddisfacente ai MpA), che ricorda come le accuse le osservazioni di Eugenio Mazsedi universitarie inutili e di uniproblemi strutturali dell’università sui presunti tagli indiscriminati del zarella (Pd), che ritiene la riforversità «leggere» e telematiche, italiana. Governo all’università siano solo ma priva di una visione organica favorite in passato dalla disciplina A cominciare dal blocco del turdi natura strumentale. dei problemi dell’università, la poco stringente stabilita dal mininover portato al 50 per cento, reNon vanno certo in questa direziocui soluzione ristro Moratti. so inefficace dal fatto che le risorne i 135 milioni di euro stanziati chiederebbe la Anche per se risparmiate devono ritornare al per garantire il diritto allo studio consapevolezza Aurelio Miministero dell’Economia e quindi della grave situasiti (Italia vengono comunque sottratti fondi zione di sottofidei Valori) al sistema universitario. Allo stesnanziamento del il ritorno al so modo il previsto 7 per cento del settore. concorso lofondo ordinario da destinare agli In particolare, cale per recluatenei più virtuosi coprirà solo le si punta il dito tare i docenti, spese correnti senza grande incisiLe strategie di comunicazione contro i financon il rapprevità, a meno che non si incremenziamenti «spot», sentante deltino le risorse o si riqualifichi la della Gelmini discusse su: limitati al 2009, la sede nelle spesa. Molti interventi sono infine come l’intervencommissiotacciati di genericità, come la pre• www.campus.it/blog/2008/11/15/ to per il diritto ni, non comvisione di far dipendere gli scatti allo studio e, in batte lobby e di anzianità dei docenti dalle loro gelmini-e-luniversita-sotto-casa generale, contro baronie, anzi, pubblicazioni senza stabilire anche quelle misure che contribuisce un criterio selettivo di natura quaAurelio Misiti (IdV) non rappresentaalla loro conlitativa sui lavori prodotti.

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L’accademia sulla stampa: tensioni, baroni e milioni A Messina torna Tommasello Perugia: Giannini chiama Frattini:  e salva le borse dei dottorandi  «Ministro, ci dia lei i mezzi» L’avvio del XXIV ciclo di dottoIl ministro degli Esteri Franco rato ha creato non pochi problemi all’Università di Messina: per difficoltà legate al bilancio di previsione dell’ateneo è sembrata in forse la corresponsione delle borse di studio agli oltre 170 neodottorandi, distribuiti su tutta le facoltà e i corsi di laurea. Grazie al lavoro congiunto del rettore Francesco Tomasello e del direttore amministrativo Giuseppe Cardile la situazione è tuttavia rapidamente rientrata nei ranghi, con piena soddisfazione di Cgil e Cisl che si erano fin dall’inizio interessate al caso. Per Tomasello si tratta di un ritorno dopo la sospensione di due mesi disposta dalla magistratura nell’ambito di un’inchiesta giudiziaria su un concorso di Medicina del lavoro. Come riporta Affari news del 14 febbraio, scaduti i termini, Tomasello è tornato a svolgere le proprie funzioni. Per ora, invece, nessun commento dall’ufficio stampa d’ateneo... protesta contro la lobby Udine degli atenei sovrafinanziati

Che ci fossero grandi università capaci di accaparrarsi tanti fondi, anche a discapito dei piccoli atenei, è ormai risaputo. Ma che ci fosse addirittura una lobby delle università sovrafinanziate è cosa nuova. A lanciare l’accusa, riportata da Il Gazzettino del 15 febbraio, è l’Università di Udine (nella foto, il rettore Cristiana Compagno) che geme per un sottofinanziamento cronico, mai sanato. «Abbiamo», dichiarano da Udine, «un’università di 17mila iscritti finanziata come se ne avesse ancora 9mila. E un finanziamento statale distribuito in base al costo storico del 1993». Al danno, poi, si aggiunge la beffa: è stato infatti il Parlamento, nel lontano 1977, a istituire l’Università di Udine «perché contribuisse al progresso civile e sociale e alla rinascita del Friuli». Ma nessun ministro, malgrado i tentativi, è più riuscito a modificare il criterio dei finanziamenti, venendo incontro alle necessità dell’ateneo.

Frattini inaugura l’anno accademico dell’Università per stranieri di Perugia scegliendo la suggestiva cornice di Palazzo Gallenga per presentare l’agenda di lavoro annuale della presidenza italiana del G8. Il magnifico, Stefania Giannini, non si lascia sfuggire l’occasione e indirizza a Frattini un chiaro quanto accorato appello, rimbalzato immediatamente sulle pagine dei quotidiani locali (La Nazione): «Il nostro ateneo ha una strategia matura e lucida, ma, signor ministro, ormai priva di mezzi». Urge una riforma che compensi la lieve flessione di iscritti (un meno 38% segnalato da La Stampa, ma giudicato dato sovrastimato dai responsabili d’ateneo) e metta la Stranieri nella condizione per proseguire il suo lavoro di «internazionalizzazione e integrazione». Siena: le denunce inascoltate  di Michela Muscettola nel Cda Oggi a Siena tutti si mettono le mani nei capelli. Altri nascondono il volto, per la vergogna di aver contribuito al grave dissesto finanziario dell’Università: un indebitamento stimato nel dicembre 2008 in 300 milioni di euro, in parte per mancati versamenti Inpdap e Irap, e l’ipotesi che i vertici d’ateneo abbiano iscritto in bilancio crediti inesigibili o inesistenti non lascia dormire sonni tranquilli. Peccato che chi si scandalizza oggi avrebbe potuto raccogliere l’appello di ieri, come quello di Michela Muscettola che, ricorda la Repubblica del 15 febbraio, aveva a più riprese messo in guardia il Cda d’ateneo: il 29 maggio del 2006, denunciando iniziative al di fuori di una reale programmazione d’ateneo; il 21 maggio dell’anno successivo, constatando spese pari a quasi tre volte le entrate derivanti dalle tasse universitarie; il 31 dello stesso mese, richiedendo un’indagine su un corso di laurea sospetto. Avvertimenti però caduti tutti nel vuoto, per ragioni che andranno ora indagate. Sony chiede a Morcellini  di studiare i videogames PlayStation chiama Scienze della comunicazione risponde. Il colosso dell’entertainment ha scelto la facoltà di Via Salaria per la prima ricerca italiana sulle opportunità offerte alle aziende dal gaming e dai social network sites nei settori del marketing, del recruiting e del fund raising. «Il progetto», scrivono Sony e fa-

Segno dei tempi Deodorante super, lo ha testato Minerva Una volta le analisi e i test effettuati dai laboratori di ricerca universitari si guadagnavano, a malapena, i bordi delle etichette nelle acque minerali. L’ultima campagna pubblicitaria della Gillette, approdata su alcuni quotidiani italiani (e che vi riproponiamo a fianco), inverte la tendenza. L’advertising propone invece, in grande evidenza, il logo della Sapienza, i cui ricercatori hanno verificato la «tecnologia rivoluzionaria» di una serie di deodoranti. Un modo per rimpinguare le casse dell’ateneo e per fare immagine coordinata. Che un tempo avrebbe fatto gridare allo scandalo certi ambienti sempre pronti a stracciarsi le vesti contro la ricerca applicata.

coltà in una nota congiunta, «si basa su un campione nazionale, e rappresenta il punto di partenza per lo sviluppo di un filone di ricerca ancora in fase embrionale e costituisce un esempio concreto e produttivo di collaborazione tra un ateneo prestigioso come La Sapienza e una grande realtà aziendale». I risultati saranno presentati in un convegno, nel maggio prossimo. assolve i suoi figli. Bologna Non infranto il codice etico

La Repubblica (Bologna) dell’11. febbraio segnala che il “caso Stefoni” è ufficialmente chiuso: il comitato etico d’ateneo, che sta preparando i verbali da inviare a Mariastella Gelmini in risposta a un’interrogazione, ha dato piena assoluzione. Nessuna colpa per padre e figlio, il primo preside della facoltà di Medicina, il secondo ricercatore presso la medesima struttura. Per il prorettore Guido Gambetta il giovane Stefoni avrebbe infatti compiuto una lunga carriera (dieci anni e più di collaborazione) prima che il padre assumesse la carica. E secondo l’ex prorettore Mario Rinaldi «nessuno deve essere favorito. I concorsi sono pubblici e nazionali, il resto è dietrologia». All’Università di Bologna, però,

c’è anche chi dissente: per Giorgio Cantelli il tanto elogiato codice etico è una «foglia di fico»; ad avviso di Dario Braga in casi di conflitto si deve ricorrere a valutatori esterni; per Ivano Dionigi, in queste faccende, «tutti ci devono mettere una faccia»: la propria. Polemiche anche per Sara Pesce, figlia che, a 39 anni, ha vinto il concorso da ricercatore in Cinema, fotografia e televisione a Lettere, sbaragliando altri nove concorrenti. Motivo? Il concorso è nella facoltà del padre, Mauro, storico del cristianesimo (e co-autore con Corrado Augias, del saggio Inchiesta su Gesù) e della madre, Adriana Destro, ordinario di Antropologia culturale. Ma il suo, scrive Repubblica, «è un curriculum di tutto rispetto» e poi i genitori insegnano in altri gruppi disciplinari.  Un assegno da 100mila euro per la ricerca sotto la Lanterna È di 100mila euro il finanziamento stanziato dalla Fondazione Carige per un progetto di ricerca sulla malattia di Alzheimer realizzato da unità operative facenti capo ai dipartimenti di Medicina interna e specialità mediche, Neuroscienze, Oftalmologia e Genetica dell’Università di Genova, con la partecipazione dell’Ospedale Galliera. A coordinare le attività, Massimo Tabaton, che nel 2003 ha ricevuto il prestigioso riconoscimento dell’Alzheimer Award. Intanto, sotto la Lanterna, ci si muove per stabilizzare i collaboratori precari, sfruttando le procedure di stabilizzazione previste dalla Legge finanziaria 2007 e 2008. L’ateneo del capoluogo ligure ricorrerà alle graduatorie già vigenti e a nuovi concorsi.


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Capitale umano, un antidoto alla crisi Rimettere al centro scuola e università per ripartarire ovvero l’educazione per costruire la nuova classe dirigente. Un intervento di Stefano Blanco, nuovo d.g. del Collegio di Milano

L’

anno scorso, il numero di Time Magazine di marzo aveva dedicato un dossier alle dieci idee e proposte che possono influire e massimizzare i cambiamenti a livello mondiale. Alcune di esse sono: la self service tecnology, l’aumento del tasso di occupazione femminile nei paesi del Terzo mondo, il prolungamento dell’età lavorativa e una vera politica che affronti, in modo effettivo, la diminuzione del global warming. Non c’era però alcun accenno o idee nuove nei confronti del mondo della scuola. Qui apro una prima parentesi su quanto poco interessi il mondo della scuola e dell’università intesi come luoghi di produzione del sapere e delle future generazioni. I contenuti della formazione non fanno notizia: che cosa insegniamo e come lo facciamo, sono sempre argomenti in secondo piano. Rimettere al centro quale progetto di scuola e università vogliamo avere in un Paese è centrale e diventa fondante ancor di più in un momento come questo di grande crisi. Anzi, in una delle prime pagine di Time, c’era anche questa notizia: il numero di posti di lavoro persi in febbraio è di 63.000, la più grossa

Che cos’è Collegio di talenti Nato nel 2003, su iniziativa di Provincia, Comune di Milano, Regione Lombardia, Assolombarda e Fondazione Cariplo, il Collegio di Milano si propone come centro d’eccellenza nella formazione dei migliori studenti (dal terzo anno), dottorandi e ricercatori. Sul modello dei collegi storici, propone corsi di lingua, project work, seminari. Fra i soci partecipanti, anche Microsoft, Popolare Milano, Cisco System e Fondazione Ibm. Info: www.collegiodimilano.it

perdita negli ultimi quattro anni. La cosa che mi ha colpito è che, per le stime di febbraio dell’anno scorso, gli economisti americani avevano previsto 25.000 posti di lavoro in più. Non solo gli esperti hanno sbagliato le previsioni ma essi non hanno neppure capito i sintomi della crisi attuale che sta mettendo la classe politica nella posizione di dover riscrivere le regole dell’economia. E sono certo che molti di questi esperti o analisti si sono laureati nelle migliori università americane e ogni giorno discutono e si confrontano con le migliori menti e con gli esperti più quotati in circolazione. Nonostante ciò, non hanno avuto la capacità o il coraggio di comprendere che certi segnali erano i sintomi di una malattia, la crisi economica, che oggi fa soffrire i nostri sistemi economici e che mette in discussione molte delle certezze sulle quali fondavamo i nostri stili di vita e le decisioni future. Per molti analisti e opinion maker, la responsabilità della crisi è riconducibile a un’esasperata cultura del profitto (cosa per me certamente vera). Per altri, invece, alla base della crisi, c’è la mancanza di una classe politica lungimirante che invece di prevenire le crisi, ha solo i mezzi e la capacità di gestirle o di contenerne i danni. Se la classe dirigente, sia politici che imprenditori, di oggi è parte del problema, quella di domani dovrà necessariamente essere parte della soluzione. In quest’ottica, il ruolo di formazione, professionale e umana, della scuola è fondamentale. Oggi viviamo in un’epoca di grandi trasformazioni e sfide dove i vecchi paradigmi mostrano le loro caratteristiche obsolete oppure sono messi in discussione da nuovi trend e nuove dinamiche. Una volta, organizzazioni e imprese, vivevano e duravano più a lungo dei loro dipendenti. Erano i lavoratori che avevano bisogno delle aziende. Oggi, invece, ci sono casi dove sono i lavoratori a essere protagonisti di un percorso professionale che quando è in ascesa è addirittura più lungo delle imprese per le quali prestano servizio o consulenza. Le organizzazioni diventano sempre più dipendenti dal talento e dalla creatività di persone che lavorano come agenti indipendenti. Siamo anche in un’epoca dove i monopoli economici e politici soffrono l’ascesa della cultura della concorrenza e della accountability.

Stefano Blanco, direttore generale Collegio di Milano I poteri istituzionali sono sempre più livellati e costantemente messi alla prova grazie all’accesso e alla libera circolazione di informazioni, di idee e dalla voglia di emergere di nuovi protagonisti. La presenza degli immigrati e dei loro figli, che mantengono le radice nel Paese di origine dei loro genitori ma che contemporaneamente fanno crescere i loro rami in Italia, ha diluito i confini nazionali e internazionali, sta producendo nuovi talenti, nuovi linguaggi, nuove opportunità professionali, ed innescando nuove dinamiche sociali. Il vecchio paradigma dell’immigrazione - immigrati uguale a braccia - è palesemente sostituito dalla realtà dei fatti: pensavamo di importare braccia, e invece stiamo cominciando anche ad accogliere dei cervelli. Su questo punto pesa una tara significativa nel nostro sistema: non riusciamo a sufficienza ad attrarre lavoratori qualificati dall’estero che siano italiani e stranieri poco deve importarci. E se si sono diluiti i confini sociali, geografici ed economici e se c’è la consapevolezza delle potenzialità delle nuove dinamiche, allora è necessario che l’agenda della scuola ne prenda atto e si adegui alle nuove sfide. Non bisogna diluire i curricula scolastici. Bisogna aggiornarli nel contenuto, nel metodo, nei linguaggi, nei ritmi, negli orari, nei rapporti tra studenti e professori e tra studenti stessi. A mio avviso, le aule universitarie di oggi non sono più dei centri di istruzione dove i giovani entrano con il tesserino da studente ed escono con certificato che li attesta «dottore» in una materia. Oggi entrano studenti ma escono dei professionisti della conoscenza, i cosidetti knowledge workers, ovvero dei professionisti che oltre

ad essere competenti e competitivi, sanno controllare la paura del nuovo, amano il cambiamento, trovano stimolante l’innovazione, si sentono a proprio agio davanti al rischio e sanno relazionarli agli altri con empatia. Non si sentiranno puri dipendenti, ma saranno partner per lo sviluppo delle aziende o istituzioni dove andranno a lavorare. Credo che la scuola possa formare i leader del futuro educando i talenti a vivere il presente con un’ottica impostata alle occorrenze del futuro. Nessuno può prevedere quello che succederà, tuttavia un percorso scolastico da una parte specialistico ma dall’altro anche complessivo generalizzato, favorisce una forma mentis creativa e flessibile che metterà i professionisti nelle condizioni di trovare sempre delle alternative ed essere preparati a lavori e incarichi che valicano la propria competenza specifica. Oggi si punta su una formazione che tende a gestire le situazioni d’emergenza e poco alla formazione di leader lungimiranti che si pongono l’obiettivo dello sviluppo e della coesione sociale. È durante periodi di crisi che occorre investire di più sulle persone e, in particolare, su quelle talentuose. Rispetto al passato, e prendendo atto che le crisi ormai sono globali, dobbiamo adeguarsi ai tempi e alle dinamiche globali. Fare un passo successivo: oltre alla formazione degli studenti nei loro campi di competenza, bisogna stimolarli alla capacità di ispirare gli altri, a lavorare in partnership, al rispetto dell’ambiente, alla Csr - corporate social responsibility all’intercultura e alla potenzialità dei social media. Ma anche lavorare sui valori, sull’integrità e sul senso di responsabilità delle persone. Ci vogliono anche più professionisti che facciano capire agli addetti ai lavori che operano nei mainstream media il senso reale delle crisi a cui le nostre società vanno incontro e le conseguenze che subiremmo se le crisi non vengono affrontate nei tempi e nelle modalità giuste e gestite da una classe politica non all’altezza. Peter Druker, ha scritto che le persone capiscono in pieno le loro vocazioni e incominciano a massimizzare le loro competenze professionali intorno ai 35 anni. Quello che può fare oggi la scuola è quello di anticipare e migliorare i tempi.


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