Issuu on Google+

PORTFOLIO CAMILLA VANONCINI


“Dovremmo riconoscere il nocciolo della verità. Soltanto le questioni che riguardano l’essenza delle cose hanno senso.” Mies Van Der Rohe


PERMEABILITA’ A PIU’ SCALE_ Riqualifica dell’ex Scalo Farini_ Milano

2

WIND DISTRICT Modello insediativo sostenibile per Nordhavnen_ Copenhagen

9

UNA NUOVA PORTA PER VENEZIA Nuovo nodo di interscambio a Marghera

14

SS 309 ROMEA Percepire il paesaggio che cambia_ Marghera (VE)

21

ARCHITETTURE EFFIMERE Progettazione di padiglioni mobili per la Biennale 2008 di Venezia

30

PONTI URBANI SU VIALE DELLA VITTORIA Riflessione sulla forma dello spazio pubblico nella città contemporenea_ Jesi (AN)

33


PERMEABILITA’ A PIU’ SCALE Riqualifica dell’ ex Scalo Farini_ Milano Tesi specialistica in architettura per il paesaggio Relatori: Maria Chiara Tosi, Stefano Munarin; Co- Relatrice: Laura Zampieri

2

L’intento progettuale, pur articolato in interventi specifici e spazialmente determinati, disegna nel suo insieme una strategia complessiva basata sulla ricucitura di sistemi interrotti che già esistono e palesano potenzialità mal gestite in un quadrante, quello nord-ovest della città, che mostra una sorta di indecisione nel configurasi come parte di un insieme. L’ex Scalo Farini, si colloca in questa parte della città con il nuovo ruolo di cicatrice, tra due realtà ben distinte sia morfologicamente che socialmente; da una parte il tessuto consolidato berutiano e dall’altra il tessuto determinato dallo sviluppo industriale della città, oggi caratterizzato dal fenomeno di dismissione delle realtà produttive. L’ occasione sta nel poter ridare un sistema di relazioni più minuto fra i quartieri che si affacciano sullo scalo. Scalo Farini diventa quindi una nuova centralità, punto di partenza, di passaggio e di arrivo di una riscoperta rete di relazioni in questa zona. Il progetto attraversa 3 scale di analisi e di lavoro ( 10 000/ 2 000/ 500) proprio per sottolineare l’importanza di un approccio multiscalare all’interno della città. L’attenzione si è posta sul “contesto”, quindi sugli elementi che conferiscono carattere ad un luogo; sui “percorsi” come criteri di costruzione dello spazio e luoghi del vivere collettivo; sulla “percezione” e “fruizione” dello spazio, mediante uno studio delle relazioni tra attacco a terrasuperfici- vegetazione- percorsi, per riportare la persona a vivere la città come un foyer del salotto di casa. Individuata la struttura per isolati chiusi, memoria di una regolarità e un’unità di misura interna alla città, vivida nell’immaginario cittadino, viene riproposta attraverso la sua frantumazione e lo studio degli attacchi a terra in relazione alle necessità del vivere collettivo. Il risultato è un guadagno di superficie permeabile ed un cambio inevitabile della densità del nuovo costruito. Ecco quindi che si va oltre a quella Milano topologica definita da Ludovico Quaroni,“una città che più che le direzioni e gli orientamenti, privilegia dei riferimenti, una città in cui ci si muove sempre da punto a punto, da un luogo ad un altro.”


Regione: centro di ricerca

CittĂ : parco

Interquartiere: asse attrezzato

Quartiere: servizi di quartiere 3


L’impianto si compone di un parco metropolitano e di 5 isolati residenziali. I 5 isolati si allacciano al contesto attraverso della percorrenze principali facenti parte di un sistema di mobilità lenta, sui quali si articolano servizi, piazze e fermate dei mezzi di trasporto pubblico quali Circle line/ Metropolitana e Passante. A queste percorrenze si aggrappa una rete secondaria che entra negli isolati. Su di esse sono collocati gli edifici monofunzionali destinati a servizi di quartiere i parcheggi in struttura per i residenti. Questi ultimi attestati ai bordi dell’area di intervento, in corrispondenza di assi stradali preesistenti e gestiti per singoli isolati, permettono di liberare l’intera superficie dello scalo dall’ingombro di automobili, pur mantenendosi distanti dai suoi fruitori non più di 200m. L’impianto punta a sovvertire la logica su cui si è costruita Milano, privilegiando connessioni e spazio pubblico.locati sessere didtanti non più di 200m dai suoi fruitori. 4


residenziale commerciale e servizi parcheggio in struttura

5


Gestione delle Acque_ Trattamenti Depurativi

Vassoi a flusso sub- superficiale per reflui civili Lagunaggio per acque piovane Sistema a flusso superficiale per acque piovane ricche di idrocarburi 6


Il sistema è costituito da un’invaso fondo 1m, impermeabilizzato e riempito con materiale inerte e canne (phragmites) come piantumazione principale a svolgere il processo depurativo. Infatti queste piante garantiscono il trasporto dell’ossigeno dall’apparato fogliare a quello radicale, creando microambienti aerobici nella parte sottostante del vassoio capaci di far aumentare il processo di mineralizzazione. Il liquame, scorrendo in maniera sub- superficiale, attraverso il materiale inerte (medium) elimina il fenomeno di aerosol e la presenza di insetti. Sistema ottimo il contesto urbani, soprattuto per quartieri o parti di quartieri da 100- 500 ab/eq. Sistema studiato per 10 000 ab/ eq, organizzato in 22 impianti, ognuno dei quali per 400 - 450 ab/ eq.

Sistema in cui microrganismi (demolitori/ trasformatori) e piante (macrofite) interagendo innescano processi per la depurazione dei reflui. Il sistema è costituito da 1 o più laghetti profondi 0.5 /0.7 m, impearmeabilizzati con argilla o guaine. Tra i vantaggi: buona tolleranza ai sovraccarichi; costi contenuti; il problema dello smaltimento dei fanghi si pone ogni 5-10 anni e questi, essendo fortemente mineralizzati possono essere usati come ammendanti per arre pubbliche verdi. L’impianto richiede 2- 4 mq per ab/eq. Il sistema occupa una superficie totale di 11 000 mq per una superficie servita di 490 000 mq. Il volume delle cisterne sono state dimensionate sulla necessità di immagazzinamento di un bimestre (113 lt/mq) con l’aggiunta del 20% del volume.

Il fenomeno di Run Off si verifica in ambiente urbano, dove la superficie non filtrata delle aree asfaltate favorisce un dilavamento rapido verso i corpi recettori o sistemi di fognature miste o separate, ai quali giungono così acque cariche per lo più di sedimenti e materiale solido variamente inquinanti, creando danni all’ambiente. Per proteggere la qualità delle acque superficiali e sotterranee occorre evidentemente limitare il deflusso e ridurne i carichi inquinanti derivanti da tale fenomeno del runoff urbano. E’opportuno quindi che un sistema per il trattamento delle acque piovane venga posto lungo i bordi delle sezioni stradali carrabili. Il sistema si costituisce da più gruppi di 4 vassoi (5 x 1.2 x 0.45 m) comunicanti tra loro, che attraverso particolari piante e un flusso superficiale delle acque favoriscono il processo di fitoassorbimento. Tale processo riduce la componente inquinante presente nelle acque, che una volta attraversata viene scaricata nelle fognature. 7


Isolato Aperto_ continuità e differenziazione degli spazi. Se da un lato il progetto vuole relazionarsi al contesto dal punto di vista morfologico, dall’altro vuole reinterpretare l’isolato tradizionale milanese trasformandolo da “isolato chiuso” a “isolato aperto”. Pur mantenendo la cortina, attraverso la sua frantumazione e lo studio di un attacco a terra ibrido si stabilisce una forte relazione tra spazio aperto e spazio costruito, rendendo possibile una continuità tra ciò che avviene “ fuori” e ciò che avviene “dentro” l’isolato.

Bordo_ relazione con le realtà limitrofi Quando si demolisce un grande impianto di qualsiasi natura esso sia, si riscoprono antichi bordi e confini. Sfruttando questi, è possibile definire una relazione così stretta tra contesto e progetto da rendere difficile l’individuazione di un bordo netto. Quest’ultimo si trasforma da linea a spazio capace di definire un rapporto di continuità tra realtà diverse.

8


WIND DISTRICT Modello insediativo sostenibile per Norhaven_ Copenahgen Esperienza Erasmus a Oslo (Norvegia) Professore: Peter Hemmersam

Ci sono nazioni, regioni e città che possiedono condizioni climatiche adatte alla produzione di energia eolica tra la quali Copenhagen e in particolare modo Nordhavnen, una grande area industriale ventosa, completamente piatta ed artificiale, in affaccio sul mare. L’ energia eolica è una potenziale risorsa per il futuro perchè è un’ energia pulita sicura ed affidabile. Le turbine, strumenti per produrre tale energia necessitano di una velocità minima del vento di 10 km/h e si dividono in 3 principali categorie: piccole, grandi e integrate agli edifici. Il nuovo impianto, visto il suo alto grado di accessibilità, è stato studiato per essere uno dei luoghi pulsanti della città e trova la sua forma da una riflessione sulle relazioni che si possono generare tra costruito, spazio aperto e vento. Su questi presupposti ho progettato un’insediamento urbano compatto capace di produrre energia eolica, ma allo stesso tempo di definire spazi aperti protetti dal vento al fine di renderli più vivibili. L’ energia per il sostentamento dell’intero impianto viene generata da 2 diverse tipologie di turbine: quelle di modeste dimensioni, con asse verticale e integrate agli edifici più alti dell’impianto e quelle di grandi dimensioni collocate in un’area verde, caratterizzata dalla presenza di una fitta vegetazione. La protezione degli spazi pubblici dal vento viene invece definita dal rapporto che intercorre tra questi e l’altezza degli edifici, dall’orientamento del costruito in relazione alla direzione del vento e dalla vegetazione utilizzata.

9


Proprietà del vento L’ intensità del vento è direttamente proporzionale all’altezza; la velocità del vento in prossimità della sommità di un edificio aumenta; i corpi fisici hanno la capacità di deviare la direzione del vento; la vegetazione sempre verde e particolarmente densa può assumere il ruolo di frangi vento.

10


Il costruito diventa frangivento per gli spazi aperti del quartiere, garantendo una migliore vivibilità.

La produzione di energia eolica per servire l’intero quartiere è prodotta da grandi turbine, di ottimo design posizionate in una specifica zona del parco e da piccole turbine posizionate sulla sommità degli edifici più alti.

11


Percorrenze

Destinazioni d’uso

pedonale carrabile connesioni verticali parco urbano 48.000 mq area commerciale 14.000 mq parcheggi in struttura 12.600 mq area pedonale 12.300 mq uffici 15.700 mq cultura e tempo libero 20.700 mq residenziale 20.000 mq

12


Cultura

parco

area commerciale

museo

teatro all’aperto

area commerciale

area residenziale

13


UNA PORTA PER VENEZIA Nuovo nodo di interscambio a Marghera Corso di laurea specialistica_ Progettazione II Professori: Paolo Ceccon, Michela De Poli, Franco Panzini, Manuel Ruisànchez Capelastegui

TREVISO 30 KM

VENEZIA MESTRE

PADOVA 41 KM

14

VENEZIA S. LUCIA 12 KM

La complessità di un luogo aumenta con lo stratificarsi su di esso di segni, soggetti, azioni, possibilità e conseguentemente si infittisce la ricerca e lo studio nel tentativo di carpirne, per quanto possibile l’essenza. Come una caccia al tesoro, indizi correlati tra loro rivelano gradualmente alcuni aspetti dei luoghi. Punto di partenza delle riflessioni è il confine, il bordo, il limite. Il territorio della città abitata di Mestre entra in contatto con i paesaggi agricoli della pianura e industriali di Porto Marghera e con la dimensione e il tempo della laguna. Ristringendo il campo visivo al bordo lagunare, emerge come il concetto di confine acquisisca molte sfumature e si dilati nello spazio accogliendo ambiti talvolta estesi. I flussi della mobilità lungo il principale accesso alla laguna (via della Libertà), individuano due zone distinte per accessibilità, morfologia, tipologia di suoli, usi, orizzonti visivi. Sono due delle facce della conglobazione urbana Marghera-Mestre: da un lato il polo industriale, luogo della produzione e del transito temporaneo di persone; si susseguono visuali e percorsi indirizzati, su uno sfondo particolare, spazi attoniti da un uso frequente ma superficiale; si rintracciano segni confusi di passaggi variegati, sensazioni di svuotamento dello spazio dopo un grande evento. Dall’altro lato forte Marghera e parco San Giuliano, spazio per lo più silente fatto di orizzonti ampi, contatto diretto con elementi naturali, dove si percepisce una scala umana degli spazi. La scelte progettuali si sono indirizzate grazie agli studi preliminari, all’individuazione di alcuni verbi, alle conseguenti azioni da applicare e alle sensazioni scaturite da un’attento contatto con l’area d’intervento. Il progetto si sviluppa in fasce tematiche nelle quali si articola il programma funzionale, e dove la parola principale è gradualità, favorendo il passaggio lento tra gli elementi; sfruttando tutti gli spazi, si è cercato di ridurre i vuoti tra le cose, rendendoli luoghi.


Mobilità

Relazioni

autostrada A4

tram

vie d’acqua

viabilità principale

FS linea ferroviaria

aereoporto Marco Polo

viabilità in progetto

FS linea ferroviaria merci

stazione marittima

15


Verde

16

ambito agricolo

verde urbano

bosco di mestre

verde urbano in progetto

verde di importanza storica

verde attrezzato


1 2

3 4

5

6 7 8

10 9

17


livello minimo marea - 0.3 m livello medio marea 0 m livello massimo marea +1 m scoline e depurazione dell’acqua canale dei Petroli, profondità -10 m

1

stazione ferroviaria di interscambio

2

terminal imbarcazioni

3

parcheggi

4

fermata autobus

5

infopoint

6

area concerti

7

piazza della memoria industriale

8

fondazione culturale

9

parco giochi

10 pontile per attracco di piccole barche

18


19


Stazione di interscambio e parco urbano

20


SS 309 ROMEA Percezione del paesaggio che cambia_ Marghera ( VE) Corso di laurea specialistica_ Progettazione I Professori: Carlo Magnani, Maria chiara Tosi, Laura Zampieri

L’area d’intervento si colloca a sud diVenezia Mestre, in corrispondenza dell’importante strada statale 309 Romea. La progettazione di un multisala come esercizio di composizione architettonica, diventa un pretesto per stabilire un nuovo dialogo tra differenti paesaggi antropizzati: quello urbano e quello rurale. Il nuovo sistema di mobilità lenta offre ai suoi fruitori un’ occasione per riflettere sull’ eterogeneità del territorio in cui vivono, ponendo in successione paesaggi, tempi e modi di vivere lo spazio differenti: dalla realtà di paese del lungo Brenta si passa a reminescenze storiche per poi entrare in territorio agricolo il quale scontrandosi con la SS 309 (spazio neutro e negato al territorio) si trasforma bruscamente in paesaggio industriale per poi diventare urbano, raggiungendo il centro di Mestre .In alcuni punti tale sistema si dilata trasformandosi da linea a spazio e diventando punto di accesso per luoghi che possiedono una propria identità e che diventano nuovi servizi per i cittadini favorendo un’innalzamento del grado di welfare. Nello specifico a questo sistema si aggrappano: un’ importante elemento storico quale forte Tron, facente parte del noto campo trincerato che circonda Mestre, il quale è ora soggetto di studio al fine di realizzare collegamenti tra i diversi forti e tra questi e la città; il bosco umido di Mestre in progetto per una migliore gestione del complesso sistema idraulico; il vallone Moranzani, nuovo parco vicino al terminal di Fusina; un parco agricolo, come mio materiale di progetto, atto a stabilire un dialogo tra forteTron /Marghera e Mestre, mantenendo viva l’attuale natura del territorio rurale e definendo un graduale passaggio tra campagna ed industria. Elemento diffuso e predominante che caratterizza l’intera zona coinvolta nella strategia è il sistema di rete elettrica. Essendo questo l’unico elemento che si ritrova nei diversi paesaggi, si è deciso di disporre lungo i vecchi tracciati del sistema, su cui oggi rimangono visibile solamente elettrodotti puntuali, filari di populus alba, al fine di dare visivamente unita all’intero intervento.

21


Scala territoriale

22


Garantire una buona accessibilitĂ  al progetto, rendendo percepibile il “filmâ€? di paesaggi che si susseguono.

23


24


Sistema a flusso orizzontale sommerso con macrofite emergenti

25


26


27


1

2

3

4

5

1 Prospetto Est 2 Prospetto Nord 3 Prospetto Ovest 4 Prospetto Sud 5 Prospetto Sud interno

28


B

C

Multisala

D

F

29


ARCHITETTURE EFFIMERE Progettazione di padiglioni mobili per la Biennale 2008 di Venezia Workshop di composizione architettonica Professori: Pia Durisch e Aldo Nolly

30

Fare architettura a Venezia, significa confrontarsi con una città unica nella sua storia, con un’architettura univoca e ben definita dentro i suoi precisi limiti. La città, caratterizzata da un’architettura massiccia e compatta, verso la fine del 700 venne caratterizzata da grandi costruzioni effimere come la fiera in Piazza San Marco, o la grande “macchina” montata in Piazzetta San Marco al centro della festa del giovedì grasso, i palchi per le rappresentazioni pubbliche, l’arco trionfale sul Canal Grande in “onore” di Napoleone. Il lavoro prese spunto dal concorso bandito per architetti “Under 30”per la costruzione di 7 padiglioni funzionali alla Biennale 2008, i quali dovevano essere disposti in sette aree significative del tessuto urbano di Venezia. Il lavoro era finalizzato alla ricerca di interventi capaci di coniugare la nuova architettura con l’identità storica di Venezia, l’innovazione con la tradizione, riprendendo l’esperienza del Teatro del Mondo, moltiplicandola per alcuni dei siti più significativi della città di Venezia. All’interno delle aree selezionate, dopo un’accurata analisi, furono identificati i luoghi più idonei per disporre le nuove architetture effimere. Le nuove Architetture Effimere, facilmente smontabili e rimontabili, dovevano essere disposte su piattaforme galleggianti, facilmente spostabili, dalle dimensioni fisse, mentre i contenuti, dovevano essere funzionali alla Biennale.


31


Punto informativo

32

Luogo meditativo

Spazio espositivo


PONTI URBANI SU VIALE DELLA VITTORIA Riflessione sulla forma dello spazio pubblico nella città contemporanea_ Jesi (AN) Workshop interuniversitario di progettazione Professori: Renato Bocchi , Sara Marini

Il progetto per Viale della Vittoria è stato affrontato come occasione per riflettere sulla“ forma”dello spazio pubblico nella città contemporanea. La proposta di ponti urbani che attraversano trasversalmente il viale segue l’intenzione di dotare l’area di spazi pubblici continui e non frammentari, non trovando nella eliminazione dei parcheggi del bordo strada una effettiva possibilità di ri-campionare il ruolo dell’area. La possibilità di agire attraverso connesioni in quota per ricucire i 2 tessuti limitrofi è colta nel disegno stesso della sezione stradale che si presenta come una sottrazione. I ponti nascono quindi inizialmente alla scala territoriale, dalla volontà di superare questa strada- fiume adottando una struttura formale che rimanda alla morfologia stessa del centro storico. Le variazioni e le complessità spaziali della città vengono riproposte attraverso questi attraversamenti che percolano negli spazi disponobili, trovano posto tra le pieghe della superficie orizzontale modellata. Il percorso progettuale si è articolato in 2 fasi; nella prima il dispositivo- ponte è stato inizialmente reiterato a colmare fratture relazionali o mancanze funzionali, mentre in un secondo momento si è abbandonata la dimensione puramente diagrammatica per accogliere tematicamente le specificità trovate nei luoghi ed articolarle su spazi verdi e strutture aeree o ipogee. E’ risultata quindi focale l’interpretazione del sistema esistente come struttura data da implementare. Si è cercato quindi di far incontrare le due scale che definisco questo territorio, quella appartenente a chi lo attraversa e quella definita dalla città stessa. La forma dei ponti viene quindi definita dalle orme di chi attraversa e dalle impronte del disegno urbano.

33


Area bersaglieri: nuovo centro culturale

Strategia territoriale

34


35


Centro culturale

Nuova Espansione

36

Centro Culturale

Borgo storico


Area ristoro e piazza coperta

Ingresso Auditorium

Quando il ponte diventa edificio

37



Portfolio