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Collana LA SEGNALETICA INVISIBILE Documentazione narrativa e fotografica della Firenze multiculturale

FILIPPINE Associazione Culturle L.A.M.i. autori: Natalia Bavar, Margherita Primi, Vittorio Sergi


Ringraziamo il Consiglio degli Stranieri del Comune di Firenze, l’ Assessorato all’Accoglienza, Integrazione e Terzo Settore, Arci Firenze, e tutti i referenti del Consiglio, dei gruppi e delle associazioni filippine a Firenze. Ringraziamo inoltre, per la consulenza grafica, Riccardo Cremonesi , docente di Grafica editoriale e Multimedia dell’Istituto Rizzoli di Milano e Stefano Bellettato Poolgr@fica Milano.


AUTORI:

NATALIA BAVAR MARGHERITA PRIMI VITTORIO SERGI L.A.M.ì. VIA DELL’AGNOLO, 41 50123 // FIRENZE 349.1723770 // 340. 5735232 margheritaprimi@gmail.com nataliabavar@hotmail.com www.associazionelami.blogspot.com

STAMPATO PRESSO:

TIPOGRAFIA DEL COMUNE DI FIRENZE // 2009


// SOMMARIO INTRODUZIONE LUOGHI ASSOCIAZIONI E CULTO EVENTI BIOGRAFIE E GIOVANI

7 17 23 43 83

// NOTE

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RICERCA ANTROPOLOGICA, TESTO ED IMMAGINI A CURA DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE L.A.M.ì. LABORATORIO DEGLI ABITANTI DI MONITORAGGIO INTERURBANO autori: Natalia Bavar, Margherita Primi, Vittorio Sergi

GRAFICA : CAMILLA GIANNELLI WWW.CAMIWEBSITE.ALTERVISTA.ORG /// WWW.CAMI-WORK-BLOG.BLOGSPOT.COM


INTRODUZIONE


http://www.comune.firenze.it/stranieri/nuovacittadinanza.pdf http://www.comune.firenze.it/stranieri/SEGNALETICA_INVISIBILE.pdf


11 Segnaletica Invisibile “Noi non riconosciamo, ai migratori di adesso, il coraggio. La memoria è stata azzerata, perchè la paura acceca. La fraternità è un sentimento delle emergenze. La fraternità l’abbiamo dimenticata. La situazione attuale e’ difficile, noi possiamo almeno testimoniarla e documentarla.” Erri de Luca, intervento al Meeting di San Rossore 2008

L’Associazione Culturale L.A.M.I’ lavora ormai da vari anni sulla dimensione interculturale radicata nel Comune di Firenze. Grazie ad un primo lavoro, dal titolo “Guida Nuova Cittadinanza”, in collaborazione con il Consiglio degli Stranieri è stato possibile strutturare un progetto di ricerca che monitorasse e raccogliesse tutto l’associazionismo straniero presente a Firenze, illustrando quelle esperienze significative che caratterizzano l’organizzazione delle comunità e dei gruppi, e le azioni di solidarietà e cooperazione venute a strutturarsi nei luoghi pubblici o privati della città. Infatti proprio grazie a figure rappresentative, non necessariamente parte di qualche istituzione, ma anzi spesso informali, si sviluppano vere e proprie reti di sostegno, informazione e collaborazione, che permettono ai gruppi ed ai singoli stranieri, di inserirsi al meglio nella vita cittadina, fornendo percorsi di accesso agli aspetti essenziali della vita: casa, lavoro, famiglia, relazioni umane e culturali, assistenza legale e sanitaria, istruzione e formazione. In un secondo progetto dell’Associazione, “Segnaletica Invisibile”, sono stati evidenziati gli elementi visivi e divulgabili del lavoro di ricerca precedente, arricchendolo di esperienze, immagini e realtà attuali. Grazie ad un lavoro prevalentemente fotografico, a partire da testimonianze autobiografiche, è stata raccontata la Firenze interculturale nel suo insieme e nei suoi diversi aspetti spesso invisibili ai cittadini italiani, attraverso mostre e presentazioni itineranti in


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luoghi significativi per la città. Il progetto attuale, la Collana “Segnaletica Invisibile”, si arricchisce di altri significati, che hanno l’obiettivo di inserire la nuova cittadinanza, fatta di nuove tipologie di relazioni culturali, di famiglie, comunità e gruppi informali e di comunità organizzate, in un contenitore capace di promuovere e mostrare quanta e quale ricchezza ancora sconosciuta sia stata apportata dalle migrazioni a Firenze negli ultimi anni. La collana ha l’obiettivo di riunire una serie di esperienze di ricerca, capaci di testimoniare i nuovi scenari cittadini e di stimolare la conoscenza delle migliaia di persone che sono parte integrante della nostra città. Si tratta di un lavoro sulla percezione del territorio con cui interagire, sulle dinamiche della città in generale, tanto per chi è autoctono quanto per chi è migrante: la storia della città è costruita dalle persone che la vivono, attraverso una trasformazione nel tempo e nello spazio del contesto e delle geografie umane che si evolvono con i cambiamenti della popolazione. Diventa così necessario orientare “sguardi nuovi per interpretare le città contemporanee, multietniche e multiculturali, terreno di sperimentazione e di formazione di una nuova ‘cittadinanza urbana’ che allude alle pratiche attraverso cui i migranti, che colorano e modificano lo spazio pubblico, configurano e reclamano diritti di partecipazione alla vita comunitaria.” (Perrone 2003) Per rendere più divulgabile e fruibile la restituzione del lavoro ai soggetti che lo animano, sono stati progettati dei piccoli libri


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dedicati ad ogni comunità straniera presente nel Comune. Le pubblicazioni saranno tanto snelle da poter circolare in maniera agile nei contesti più diversi ma, allo stesso tempo, accurate nel descrivere i gruppi, l’associazionismo, le contaminazioni culturali e tradizionali, i luoghi di riferimento della città: pubblici, privati e di culto, gli eventi culturali maggiormente condivisi, capaci di riunire una grande parte della comunità; le abitudini, le strategie di integrazione, e le generazioni che contribuiscono alla trasformazione della città. Per poter raccontare tutto questo è stato necessario entrare nello specifico della Firenze multiculturale, indagando ogni comunità separatamente. Naturalmente alcune comunità hanno con ogni evidenza un’organizzazione e modalità di coesione molto più strutturatee organizzate, rispetto ad altre in cui gli individui sono più autonomi ed isolati, con meno punti di riferimento correlati alla propria comunità d’origine. Tuttavia oggi il concetto di comunità, riferito alle forme di organizzazione sociale degli stranieri in Italia, presenta a nostro parere dei limiti evidenti come strumento di analisi, ma serve ancora a dare conto in modo semplice e diretto di un sentire e di un auto-riconoscimento che è comune a tante persone di origini diverse. Le diverse agenzie e le imprese che lavorano all’interno dei flussi migratori sono nella maggior parte dei casi strutturate attorno alla nazionalità. In un mondo sempre più interconnesso e in una società attraversata da flussi globali di informazioni, persone e merci, le particolarità nazionali permangono come un elemento ad intensità e valore variabile. Spesso incontriamo casi e contesti in cui si ricombinano e ricreano nuove identità interculturali, soprattutto nelle esperienze di lavoro e di socialità più aperte. Le comunità nazionali quindi sono ancora un punto di riferimento necessario, che deve essere affrontato in maniera critica, per comprendere ed orientarsi nel mondo delle migrazioni contemporanee e del loro intreccio con le metropoli e le città del nostro paese.


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Durante il percorso dell’Associazione, che ha portato a quest’ultima esperienza, al fine di comprendere quali siano le aree di incontro e di scambio e quali gli interventi, abbiamo sviluppato un progetto che si avvale della costruzione di un lavoro di rete, grazie all’interscambio di informazioni, ad una mediazione sul campo, da parte sia delle istituzioni, che dell’associazionismo e di tutti i soggetti informali coinvolti. Il soggetto della ricerca sono le relazioni che formano il tessuto sociale, costruito dal suo intrecciarsi di incontri e contaminazioni, narrato e ridisegnato dalla percezione dei suoi abitanti in una necessaria riformulazione, in una città che sta divenendo espressione di un eclettismo trans-culturale. Come lo spazio e l’uomo che ci vive si influenzano e si modellano scambievolmente, così non è possibile elaborare un progetto che lasci i due contesti di ricerca, sociale e urbana, separati. Un discorso sulle culture e sui migranti ci invita ad una sua continua riformulazione: “negli ultimi anni, attorno al tema delle migrazioni, si è andato decisamente intensificando un lavoro teorico di tipo nuovo. Nuovo da diversi punti di vista: in primo luogo per il suo carattere programmaticamente (e non retoricamente) interdisciplinare, per il positivo contaminarsi, nell’analisi dei movimenti migratori, di critica del diritto e sociologia, storiografia e teoria politica, etnografia e analisi economica; in secondo luogo per il vincolo molto stretto che questo lavoro teorico, senza rinunciare al proprio rigore scientifico, intrattiene con la pratica politica, con lo sviluppo di forme di attivismo


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e militanza attorno ai temi posti dalla condizione dei migranti anch’esse per molti aspetti nuove. ” (Mezzadra 2008) Allo stesso tempo il fenomeno migratorio investe la società nel suo insieme diventando una chiave per comprendere la società più allargata: “cogliere il senso profondo delle migrazioni come ‘fatto sociale totale’ e, conseguentemente, come ‘funzione specchio’ ed esempio di variazione dei comportamenti, delle apparenze e dei riferimenti culturali [...] sia degli stessi migranti che delle società locali coinvolte”. (Palidda 2008) Si tratta dunque di svolgere un lavoro di inchiesta sulla percezione del territorio con cui interagire, anche per chi è migrante, per chi ne fa parte e lo sta cambiando: una popolazione straniera che ormai appartiene sempre più alle dinamiche di sviluppo del territorio. Così l’obiettivo di questo girovagare nelle mappe cittadine è stato quello di testimoniare le mille forme di presenza, di quotidianità e di cercare di ricostruire un momento di una città che, mentre scriviamo, si trasforma e cambia continuamente. La ricerca ha toccato punti di riferimento e di cambiamento quali luoghi del commercio, luoghi di aggregazione, luoghi di culto e di attività culturali e artistiche. La città è fotografata e ri-raccontata dai nuovi abitanti, di passaggio o st bili, e i luoghi, invece che turistici e massificati, diventano nuovi punti di vita, abitudini e ritmi della soggettiva quotidianità o di interi gruppi che percorrono e conformano lo spazio urbano e sociale. Con quest’ultimo lavoro di indagine, sempre più in profondità sulla città, ci proponiamo di rendere esplicita la doppia valenza di queste informazioni: uno strumento di conoscenza del mondo invisibile alla maggioranza, e di utilità per chi cerca contatti, informazioni sugli spazi, relazioni, risorse, punti di incontro oppure un proprio senso di appartenenza e l’orgoglio per la manifestazione della propria differenza culturale. In particolare è disegnato lo spazio pubblico come luogo di condivisione delle molteplici e culturalmente differenziate pratiche dell’abitare e del vivere.


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Attraverso le voci e le testimonianze dei diversi rappresentanti, o appartenenti, delle comunità straniere emerge una realtà cittadina intersecata da nuovi apporti culturali, presente all’interno di dimensioni frammentate ma inserite nella storia e nello spirito di Firenze. Attraverso le rivisitazioni di questi luoghi e spazi emerge una sempre più ricca eterogeneità culturale e sociale. Fare questo è dunque fondamentale per documentare l’apporto delle comunità migranti ed anche dei percorsi individuali alle trasformazioni nei settori culturali ed economici della vita sociale. In questo modo è possibile creare una conoscenza fondamentale per la costruzione di una nuova cittadinanza, unico antidoto contro la paura e la diffidenza. Una documentazione per conoscere e comprendere quello che abbiamo sotto i nostri occhi. E’ guardando le differenze che si supera il concetto di paura della diversità. Le diversità fanno già parte della società, e non sono soltanto tra paese e paese. E in ogni paese ci sono persone con una varietà di diversità. Spesso, anche in ottica buonista, prevalgono però delle generalizzazioni e la creazione di stereotipi legati alla specializzazione, di alcuni segmenti del mondo del lavoro in relazione all’origine: “In Italia una parte rilevante dei protagonisti dell’immigrazione sarebbe costituita da donne. Filippine innanzitutto, ma anche sudamericane, nigeriane, albanesi, originarie dei paesi dell’Est, che sarebbero venute qui con la ‘vocazione’ di fare le ‘colf’ (ora divenute ‘badanti’) o..le prostitute. L’idea prevalente rispecchia un’immagine della migrante di oggi come ‘povera disgraziata’ [..] proveniente da mondi incivili e, quindi, incapace di capire la modernità e, tanto meno, la postmodernità” (S.Palidda, 2008) In realtà quello che emerge oltre gli stereotipi è una fortissima spinta creativa alla ricerca di diritti, libertà e dignità, anche economica che vede le donne spesso impegnate più di chiunque altro. Per questo chi migra in un paese oltre alla dimensione del lavoro può essere spesso coinvolto in tutti i settori, soprattutto nella riorganizzazione degli spazi e della società in cui si trova a vivere,


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nella risoluzione di problemi di inserimento e di adattamento, dei bisogni e delle necessità, delle richieste e proposte, in una ricerca di una coesistenza e interazione multiculturale. Mentre il senso comune tende facilmente a dimenticare quello che è semplice non vedere, la collana Segnaletica Invisibile sceglie di comunicare l’interazione e le attività di una “città sommersa”. Attraverso le voci e le testimonianze dei diversi rappresentanti (o appartenenti) delle comunità straniere emerge una realtà cittadina intersecata da nuovi apporti culturali, dimensioni frammentate, rivisitazioni di luoghi e spazi e una sempre più ricca eterogeneità culturale e sociale, in un’ottica che vuole sottolineare la diversità come valore e non come accezione negativa in un momento in cui si spinge il senso comune alla criminalizzazione delle migrazioni. La ricerca vuole sottolineare come esista una Firenze più o meno nascosta, più o meno percepita in modo cosciente, con la sua segnaletica invisibile, che è fatta di una moltitudine di persone di paesi diversi che si scontra, costruisce, progetta e commercia e che deve convivere, confrontandosi reciprocamente con modalità diverse di relazione, che necessita di tempo nella comprensione di diversi codici di interpretazione, del linguaggio, della gestualità e della quotidianità in generale.


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Poco a poco siamo entrate nei luoghi di culto, nelle sedi dei gruppi, nelle serate organizzate ai Circoli, negli spazi abitativi, nelle case occupate, nei campi sportivi, nei giardini pubblici, nelle discoteche, nel negozio all’altro estremo della città. Oltre tre anni di ricerca sono stati segnati quotidianamente da visite ad altre città: Firenze guardata da punti di vista diversi rispetto agli stereotipi diffusi sulle sue esistenze. Scendere dall’autobus sul viale affollato per entrare dentro ad un Tempio buddista. Scoprire spazi abbandonati in centro come in periferia che riprendono vita grazie alle famiglie di occupanti che lottano per una casa. Ascoltare la preghi era, mangiare con le famiglie in festa e fotografare decine di bambini seduti in terra vicino al Mo¬naco. Oppure un giorno silenzioso di luglio, sotto al sole nell’Oltrarno, cercando la Chiesa cattolica dello Sri Lanka, abbandonata dai fiorentini e ripopolata dai cingalesi per messe e festività. In una città dove il centro storico è stato svuotato e regalato al turismo, e dove l’età media della popolazione di origine locale è sempre più alta, la presenza di comunità straniere riporta in vita una nuova città “popolare” . E nuove generazioni di bambini ed adolescenti crescono e con loro la nuova città. Come disse un giorno Hassan, senegalese, ad un suo amico ugualmente africano con un figlio piccolo nato a Careggi, “O diglielo a lui, quando avrà 18 anni, che non è fiorentino!”


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Incontro con i filippini a Firenze Un giovedì pomeriggio, alla Chiesa di San Barnaba, cercavamo elementi relativi alla comunità e a quelle persone che negli anni hanno lasciato la propria casa nelle Filippine per stanziarsi definitivamente, o quasi nella città di Firenze. Non era semplice trovare informazioni generalizzabili, che potessero rappresentare una grande parte della comunità filippina, ma inaspettatamente Sur Erlita ci lasciò in consultazione per qualche minuto un documento, stilato dalla comunità cattolica filippina a Firenze, dove erano state riassunte le caratteristiche fondamentali della propria comunità. La lettura confermò le informazioni che già avevamo. La maggior parte degli immigrati filippini lavorano nel servizio domestico e sono in generale soddisfatti della loro condizione lavorativa e sociale, rispetto a quella di immigrati di altri paesi. Sono più donne che uomini, spesso giovani e nubili. Se le donne sono sposate, in molti casi, hanno la famiglia lontana. Oppure se nascono figli in Italia, spesso vengono mandati in patria per poter continuare a lavorare, anche perché è frequente che i filippini risiedano nelle famiglie in cui lavorano. Sono frequenti unioni di fatto tra filippini e filippine, legati sia al fatto migratorio, sia alle difficoltà nell’ottenere il Nulla Osta. Durante il nostro percorso su campo, come descriveremo nelle pagine seguenti, abbiamo incontrato anche tanti giovani nati qui a Firenze che frequentano le scuole superiori e non sono mai stati nelle Filippine. Abbiamo incontrato molti giovani arrivati qui adolescenti per raggiungere i genitori, i fratelli e persino intere famiglie trasferite in Italia. Ragazzi che si frequentano tra loro che parlano pochissimo l’italiano e devono ancora abituarsi ad una nuova, diversa, città. “Da un punto di vista analitico, l’errore più grossolano risiede


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nell’identificare i figli degli immigrati con i loro genitori. [...] agli occhi dei figli, il paese di immigrazione dei genitori è comunque il paese in cui vivono e crescono, sia esso amato o odiato. Le contraddizioni fra genitori e figli dipendono spesso dal capitale sociale e culturale, messo a disposizione dagli adulti, e quindi dal suo riconoscimento sociale. (…). Donne, imprenditori e ‘seconde generazioni’: queste mi sembrano le figure sociali più significative nelle migrazioni contemporanee e in quelle meno recenti. L’analisi dei mutamenti conosciuti da queste tre figure illustra come le migrazioni condividano la stessa sorte dell’organizzazione politica della società.” (S.Palidda, 2008) Un altro elemento fondamentale è rappresentato dall’ottima relazione che i filippini costruiscono tra loro. Essi amano incontrarsi e esprimere tradizioni culturali, c’è infatti un forte e radicato associazionismo. Molti sono cattolici e in generale le messe festive e le attività culturali sono assiduamente frequentate da persone di tutte le generazioni, anche perché il giovedì e la domenica sono pochi quelli che lavorano. Oltre che nella messa, lo spirito della comunità si esprime in altre forme: con la musica, il folklore, lo sport, le manifestazioni artistiche e culturali e la convivialità. Tanti hanno confermato quanto la comunità filippina sia in generale molto unita e solidale, e sono tante le informazioni capaci di guidare i membri in difficoltà, che vengono trasmesse attraverso il passa parola tra i gruppi e le associazioni (Informale attivo). A Firenze varie comunità, anche numericamente consistenti, stanno riutilizzando e rivalutando luoghi non più utilizzati, o utilizzati saltuariamente da italiani. I filippini con le chiese, i parchi e le palestre hanno creato dei punti di incontro fissi, per cui è possibile per tutti


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conoscere facilmente le loro attività, sopratutto per chi arriva da solo e l’ingresso in un paese nuovo è meno doloroso. “In alcuni casi, l’appartenenza a un gruppo di immigrati sufficientemente coeso costituisce una risorsa importante, perché l’intero gruppo può contribuire all’accumulazione di capitale culturale e sociale e alla riuscita della sua leadership. In ogni caso, tutto dipende dall’atteggiamento che tale leadership adotta nei confronti dei ‘suoi’ sia nei confronti della società di immigrazione.” (S.Palidda, 2008) Nel caso della comunità filippina è realistico parlare di comunità, come anche la maggior parte di loro la definisce, perché questa ha avuto un ruolo importante nella decisione di venire in Italia, a Firenze, dove avrebbero trovato un gruppo di accoglienza, contatti di prima necessità e relazioni per sviluppare la propria vita lavorativa e sociale.


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LUOGHI

CAPITOLO 1


26 Luoghi di aggregazione “Bisogna pensare il mondo in ogni quartiere e non uscire dal quartiere per pensare al mondo.” M. Benasayeg, Resistere è creare

Ogni gruppo che si forma vivendo un territorio in qualche modo lo contamina, determinando così nuovi scenari sociali. Gli spazi di sempre si arricchiscono di altro vivere e diventano punti di riferimento con altri significati. Una segnaletica invisibile che passa dalle strade, dalle piazze, dai luoghi della relazione, di culto e del commercio, lascia essa stessa raccontarsi tramite le parole e le informazioni di chi la vive.“Per centinaia di anni la strada è il palcoscenico di matrimoni, attività formative, dibattiti, preghiere, processi, attività commerciali…” (C. Carlsson, Critical Mass). Adesso “se prescindiamo dai centri storici, peraltro ridotti a semplici centri turistici, è difficile di fronte ai nuovi insediamenti scorgere un principio d’ordine che li preceda nei valori e negli obiettivi”. (V. Gregotti, Giorno dopo giorno l’archiettura prigioniera della tecnica perde la propria identità). La città contemporanea si presenta, sempre più spesso, “come un coacervo di frammenti dotati di un’autonomia sorprendente; si aprono vuoti e compaiano perdite o, almeno, indebolimenti del ruolo sociale per luoghi tradizionalmente ricchi di significati costitutivi (la piazza, la chiesa,la fabbrica); che alcuni di questi ultimi stiano cambiando il loro significato tradizionale, per¬ché diventino oggetto di un uso alternativo da parte di nuove popolazioni”(Augè Marc, Non luoghi, Introduzione a una antropologia della surmodenità ). Durante il percorso di documentazione della città, abbiamo incontrato interi mondi di relazione vissuti all’interno di circoli, luoghi di culto, giardini, piazze, che danno vita ad un rinnovato utilizzo dei luoghi pubblici


27 della città. Entrando in profondità all’interno dei vari contesti sociali, sono emerse dinamiche di relazione e di solidarietà, spesso informali, da noi definite Informale Attivo. Queste si occupano di sostegno, informazione e aiuti, organizzate tramite il passa parola, esistenti grazie a singoli soggetti, che diventano punti di riferimento per la propria comunità e non solo. Dunque puoi incontrare il cartolaio che traduce i documenti, la parrucchiera che in ospedale aiuta a partorire, il venditore che indirizza nella ricerca della casa e del lavoro, il religioso che organizza corsi di italiano… Abbiamo visitato luoghi frequentati da molte persone della comunità filippina, dove abbiamo documentato le attività svolte. Ci siamo imbattuti in spazi per i quali è fondamentale sottolineare l’eterogeneità generazionale che vi si incontra. Importanti anche i frequenti eventi sportivi, con partite di basket interregionali la domenica, sono teatro di incontri per molti della comunità. Piazza Indipendenza e le Cascine, spazi di ritrovo estivi, dove organizzare pic nic e manifestazioni artistiche. Le banche e i negozi di alimentari, diventano momenti di scambio di informazioni e di sosta, anche perché molti vivono nelle case in cui lavorano quindi gli spazi di socializzazione sono i luoghi pubblici che da loro frequentati. E’ interessante constatare che ogni spazio viene utilizzato nella sua interezza e per le sue potenzialità, con facilitazioni per gli scambi generazionali, difficili ormai per la nostra cultura. Anziani, giovani, famiglie, bambini frequentano in modo attivo e partecipe ognuno di questi luoghi, avendo ognuno di essi un valore e un interesse da condividere con gli altri. I luoghi di culto, veri centri di aggregazione, sono vissuti, oltre che per le funzioni religiose spesso in lingua, anche come luoghi d’incontro, scambio e raccolta d’informazioni. Ogni chiesa è sentita come punto di ritrovo e di coesione sociale. Sia nelle messe settimanali sia negli eventi organizzati periodicamente, sono presenti, con la stessa partecipazione, intere famiglie, gruppi di giovani, adolescenti, bambini e anziani. Gli incontri religiosi sono infatti solitamente seguiti da grandi pranzi, merende e momenti di festa collettiva. Spesso i luoghi di culto ospitano anche corsi di lingua, danza, dopo scuola e iniziative culturali. Ogni spazio è stato nel tempo spettatore dell’alternarsi di gruppi religiosi diversi, che vivevano e costruivano la loro presenza in un certo momento per poi lasciare che altri utilizzassero a loro volta quel luogo.


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In ogni caso gli spazi aggregativi dati dalla chiesa e dai luoghi di culto non bastano a colmare il bisogno di spazi per momenti di incontro e di scambio.


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Luoghi di aggregazione - Chiesa cattolica di San Barnaba, via Guelfa, (Q1) - Chiesa Iglesia di Cristo, via Gran Bretagna, (Q3) - Chiese Evangeliche: via Bernardo Rucellai (Q1), via Slapater (Q5), via Masaccio (Q2) - Palestra Filarete, via Filarete (Scandicci) - Palestra Paolo Valenti, via Alderotti (Q5) - Piazza Indipendenza (Q1) - S. Maria Novella (Q1) - Teatro Sachall (Q2) - Teatro Reims, via Gran Bretagna (Q3) - Circoli (Arci) per festeggiare compleanni o eventi, quando non è disponibile una chiesa: circolo Le Cure, circolo Piazza Tasso, circolo via Aretina, ecc - Banche filippine “Ci incontriamo spesso tra piazza Indipendenza e Santa Maria Novella, perché in quella zona del centro si trovano le nostre banche, banche filippine che hanno aperto una filiale a Firenze, alcune fin dal 1992” D. C.


ASSOCIAZIONI e CULTO CAPITOLO 2


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Chiesa di Cristo, “Iglesia ni Cristo” via Gran Bretagna – davanti al Teatro Reims Referenti: Jun Sn. Pedro e Janito Rosetes Orari messa: giovedì pomeriggio ore 18.45 e domenica mattina ore 10.00. La chiesa è di proprietà dei filippini di questa comunità religiosa. La chiesa e lo spazio adiacente sono utilizzati, nelle due giornate delle messe, come importanti luoghi di ritrovo. Per aderire a questa confessione religiosa è necessario partecipare a un corso di due mesi e al rituale del battesimo.Durante le messe vengono proiettati dei video con testi, preghiere e immagini di sottofondo; inoltre sono invitati a parlare ospiti particolari. La chiesa ha anche due cori: uno di adulti e uno di ragazzi e bambini. Periodicamente, conclusa la messa della domenica mattina, iniziano gli “incontri di guarigione” a cui partecipano persone con malattie di carattere fisico. In questi incontri, che vengono comunicati nelle messe precedenti, i ministri, dopo aver svolto la preghiera, si occupano delle guarigioni: grazie ad un olio speciale, il ministro uomo tratta i problemi corporei degli uomini, mentre il ministro donna si occupa della cura delle donne. Questa chiesa accoglie solamente attività religiose e, quando la comunità filippina vuole organizzare attività culturali, prende in affitto il Circolo Teatro Reims, accanto alla chiesa, oppure altri spazi disponibili in città. Le feste sono spesso organizzate in occasione di matrimoni, oppure come momento aggregativo sia per le famiglie che per i singles.


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Comunità Evangelica via Bernardo Rucellai c/o piano inferiore della Chiesa Americana Pastora: Susan Candid Meladi, Assistente (sacrestano Chiesa Americana): Edgardo Sasuman Orari messa: domenica ore 16.30 e giovedì ore 17.00 I filippini evangelici a Firenze sono circa 500 e sono divisi in quattro gruppi. Lo spazio, dedicato alle celebrazioni evangeliche, non è frequentato solamente da filippini ma anche da membri di altre comunità, come i peruviani, gli africani, ecc. Oltre alle attività religiose vengono realizzate attività culturali e sociali. La struttura comprende anche una cucina per organizzare momenti ludici e cene a conclusione delle messe e una stanza giochi per i bambini. Negli spazi dedicati alla chiesa è collocato un centro di ascolto e un centro di aiuto per la ricerca del lavoro. Naturalmente la chiesa evangelica si dedica soprattutto ad attività di sostegno e solidarietà, infatti si impegna a spedire periodicamente pacchi di cibo e vestiti nei paesi poveri. Sono i fedeli stessi, tramite il passa parola, a individuare persone bisognose, non solo delle Filippine. Inoltre la chiesa sostiene 10 bambini nelle Filippine, i mindanao, per dare loro la possibilità di studiare. La chiesa ospita un gruppo di ragazzi musicisti: “Praise and worschip team” (Gruppo di lode e adorazione).


34 Assemblea di Dio missione Evangelica di Firenze via Masaccio Pastora: Shirley Lopez Referenti: Charles Bryant Carpio Sonia Santillan Orari messa: domenica mattina Questa comunità evangelica è composta da oltre 200 membri filippini e organizza attività culturali e sportive, oltre che religiose.

Comunità Evangelica

via Slapater Orari messa: giovedì e domenica mattina

Chiese Valdesi

via Manzoni e via Micheli Sono chiese che hanno spazi abbastanza grandi e spesso vengono utilizzate dai filippini per organizzare eventi e concerti che prevedono l’affluenza di una grande parte della comunità filippina a Firenze.


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Associazione COMFIT via San Iacopino Presidente: Renato Berganio Mail: renatoberganio@yahoo.com - L’associazione offre sostegno ed aiuto alle persone che hanno problematiche legali e sociali, relativeall’inserimento lavorativo, alla ricerca della casa e ai bisogni di prima necessità propri di chi è appena arrivato a Firenze. - Vengono promosse attività di orientamento e for mazione per la ricerca di lavoro. - Un aspetto fondamentale dell’associazione è quello relativo ai progetti di cooperazione con le Filippine, per sostenere l’istruzione dei bambini e la costruzione di alcune strutture scolastiche. - In collaborazione con altre associazioni vengono organizzati eventi culturali e ricreativi, attività sportiveed anche concorsi di bellezze regionali, per esempio Miss. Filippine in Toscana.


36 Associazione dei filippini Immigrati in Italia Referente: Mario Nario Delfin 388-3620080 Il gruppo attualmente non ha sede e non è ancora registrato. Presidente: Mario Nario Delfin 388-3620080 Il gruppo che andrà a comporre l’associazione si è creato nel 2008

- L’attività principale dell’associazione è quella di fornire aiuti, assistenza, orientamento e informazioni ai filippini in difficoltà, soprattutto nella ricerca del lavoro. - Sono organizzate anche attività culturali e sportive e spesso gli eventi vengono realizzati alla Palestra di Legnaia di via Filarete.


37 European Filipino Friendship Group c/o Piazza Indipendenza Sede legale: via Cavalcanti, 4 Presidente: Alwin Bacus 328-4098680 Mail: effriendship_group@yahoo.com L’associazione è composta da circa dieci famiglie

- L’associazione organizza attività sportive di basket e di pallavolo, eventi culturali e concerti. - Per ogni evento sportivo o culturale vengono cercati spazi idonei, come la palestra Paolo Valenti a Careggi, oppure una sala al circolo Arci del Galluzzo o di Ponte a Ema. - Durante l’estate sono frequenti viaggi a cui partecipano intere famiglie di filippini e le mete sono soprattutto luoghi religiosi. - Nei mesi di febbraio e marzo viene realizzato un torneo sportivo per bambini a partire dai 12 anni, filippini ma anche italiani, in modo da incoraggiare momenti di aggregazione e di integrazione. - Nel mese di aprile solitamente viene organizzata una grande gara di campioni di canto filippini. Le attività culturali coinvolgono quasi sempre gruppi di filippini che arrivano da varie città italiane.


38 Associazione Immigrati Filippine via Sant’Agostino,19 Fondatore e presidente: Agliberto Aquino Vice presidente 1: Josefino Nueva Vice presidente 2: Ronel Lacap Fondatrice: Divina Capalad 320-4373664 Mail: aifilippine@yahoo.com Associazione costituita il 23 aprile del 2003 - L’attività principale dell’associazione è quella di fornire aiuti, assistenza, orientamento e informazioni ai - L’attività principale dell’associazione è quella di fornire aiuto, assistenza, orientamento, servizio legale, servizio sindacale e informazioni ai filippini appena arrivati a Firenze ho che hanno particolari problematiche di inserimento. - L’associazione fornisce consigli alla comunità. - L’associazione organizza attività culturali e sportive, come i tornei di scacchi, bingo, basket e calcio. Spesso gli eventi avvengono alla Palestra di Legnaia di via Filarete. - L’associazione promuove la richiesta di rappresentanza consolare, attraverso l’ufficio del Consolato Onorario. - L’associazione sostiene le campagne per i diritti umani, promuove attività di solidarietà e aiuto attraverso la cooperazione, in particolare per i bambini disagiati e costruzione di scuole nido nelle Filippine. - Nel periodo natalizio sono sempre proposti eventi culturali, il 28 dicembre 2008, alla palestra Paolo Valentidi Careggi, è stato organizzato un concorso “Rap battale”, con gruppi di hip hop sia filippini che italiani. - L’associazione organizza concorsi di bellezza sia per uomini che per donne.

L’associazione ha al suo interno altre due associazioni:


Associazione filippini Socioculturale

Presidente: Pablo Alvarez 380-7957669 Coordinatore: Wilfredo Punzalan 389-5154071 L’associazione organizza eventi culturali, con danza e musica, che coinvolgono gruppi filippini da tutta Italia, ad esempio spettacoli al Teatro Reims di via Gran Bretagna o Mr Guapo al Saschall. L’associazione, in collaborazione con altre associazioni filippine, nel dicembre 2008, ha partecipato alla manifestazione nazionale di ballo hip hop filippino, dove erano presenti gruppi di ragazzi filippini provenienti da molte città italiane. Sempre in collaborazione con le altre associazioni presenti a Firenze, organizza il carnevale fiorentino multiculturale. Il ricavato degli eventi è utilizzato per progetti di cooperazione nelle Filippine, in particolare per sostenere l’istruzione di bambini più svantaggiati e costruire strutture socialmente utili. Nel prossimo progetto l’associazione prevede di costruire una nuova scuola.

Associazione San Jacopino volontari group Presidente: Eugene Turingan 388-1782006


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Associazione Filippini Indipendenza c/o Piazza Indipendenza, giovedì e domenica pomeriggio Sede legale: Via del A. Pollaiolo, 73 Presidente: Ponciano Penuliar 329-0630239 In tutti i vari eventi, sportivi o culturali, organizzati la domenica, partecipano intere famiglie di filippini, che utilizzano questi momenti collettivi per ritrovarsi, magiare insieme e alimentare le relazioni comunitarie. - L’associazione organizza soprattutto tornei sportivi di basket e di pallavolo che si realizzano fondamentalmente in due palestre di Firenze: Palestra Filarete di Legnaia - Palestra Paolo Valenti di Careggi. La maggior parte delle squadre sono composte da giocatori under 25. Sono organizzati tornei regionali con squadre di ragazzi filippini che arrivano da tutta la Toscana e , in alcuni tornei, da tutta l’Italia. Le partite si svolgono regolar mente quasi ogni domenica. - L’associazione si dedica a progetti di cooperazione con le Filippine per per mettere ai bambini filippini di accedere agli studi, e parte del ricavato degli eventi è utilizzato per questi progetti. - L’associazione è referente infor male di un gruppo che si ritrova in piazza Indipendenza il giovedì e la domenica, anche perchè molti dei membri dell’associazione lavorano presso l’Istituto Fanfani situato in piazza Indipendenza.


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- Oltre alle attività sportive sono promosse manifestazioni come “Miss gay Superstar” organizzata il 22 marzo 2009 nella palestra Paolo Valenti. L’evento è realizzato ogni anno, dal 2000circa, insieme ad altre associazioni filippine di Firenze e Provincia.


44 Associazione nazionale Italo Filippina Giustizia e Diritto

via Pisana, 82/R Presidente: Barberio Vladimiro Mail: barberiovladimiro@libero.it L’associazione è nata ne settembre del 2008. I soci sono filippini che vivono in tutto il territorio nazionale. Il ricavato degli eventi promossi e organizzati dall’associazione saranno devoluti a progetti di cooperazione nelle Filippine a sostegno dei bambini. Le attività principali dell’associazione, come scritto nello statuto, sono: - Promozione e diffusione della cultura musicale; sviluppo dell’associazionismo. - Attività didattica aperta a tutti e particolar mente ai giovani, mediante l’organizzazione di corsi, scuole, seminari, stage di musica. - Presenza musicale a manifestazioni civili, religiose, patriottiche, folcloristiche, sociali, promosse da enti pubblici o privati, comitati e associazioni che ne richiedano la presenza stessa. - Scambi culturali, gemellaggi musicali con gruppi italiani e stranieri. - Iniziative pubblicistiche nei settori della cultura, della didattica e tecnica musicale. - Sostegno ed assistenza legale e amministrativa in materia di immigrazione: l’associazione si impegna a diffondere infor mazioni su diritti e possibilità che spettano ai filippini sia regolari che non. L’associazione ha in programma di organizzare corsi di for mazione a aggiornamento relativi a tematiche legali, e diritti dei lavoratori. Questa assistenza legale è garantita da una convenzione con uno studio legale che garantisce un primo colloquio gratuito a tutti i filippini, e non solo. - L’associazione si occupa anche di aiutare i filippini con problematiche di salute, attraverso una mediazione e una collaborazione con le strutture sanitarie.


45 Consolato Onorario Filippino via Ridolfi, 2 – zona Piazza Indipendenza Console: Dott. Fabio Fanfani Segreteria: Simona Amerighi e Catherine Demaerel Telefono: 055-4628848 Mail: @info@consphilflorence.it; fabio.fanfani@consphilflorence.it Orari: Lunedì e giovedì ore 10.00-12.30 e 14.30-17.00. Martedì, mercoledì e venerdì ore 10.00-12.30. - Nel 2007 nasce a Firenze il Consolato Onorario della Toscana, Emilia Romagna, Umbria e Marche. Il consolato si è reso molto utile nei servizi ai cittadini filippini, in particolare per il rilascio di certificati che altrimenti presupponevano il contatto con il Consolato di Roma - Alcuni membri della comunità filippina si sono organizzati come volontari per svolgere alcune ore di aiuto all’interno del Consolato. Nella sala di aspetto del Consolato viene distribuito gratuitamente un giornale scritto in filippino, “Ako ay Pilipino. Connecting Filipinos in Italy” che riporta notizie sia delle Filippine che dell’Italia. La redazione è a Milano e il giornale è recapitato presso tutti i Consolati filippini in città italiane. E’ possibile inoltre trovare volantini pubblicitari che promuovono attività di cooperazione nelle Filippine, per esempio il progetto “Il cuore si Scioglie” promosso dall’Arci Regionale e da Unicoop Firenze, per aiutare bambini nelle Filippine e non solo. Il Consolato infatti si è reso molto attivo nel campo della solidarietà, favorendo molte iniziative umanitarie, specie legate all’infanzia. In questa sede viene distribuita una pubblicazione contenente i facsimile di ogni documento legale necessario, con tutte le istruzioni per la compilazione.


46 Associazione Comunità Cattolica filippina c/o chiesa di san Barnaba via Panicale - angolo via Guelfa Presidente: William Castillo Referenti spirituali: Suor Erlita Bautro, Padre Gianni Guida Orario messa in filippino: giovedì fino alle h. 17.30 domenica, h.18.00 - 20.00 Il Consiglio Pastorale si riunisce ogni prima domenica del mese e si rinnova ogni due anni. Lo scopo è soprattutto quello di incoraggiare l’aggregazione religiosa, ma anche culturale. Nel 1988, grazie all’aiuto di Monsignore Angiolo Livi, il Cardinale Piovanelli ha concesso l’uso di San Barnaba alla comunità filippina. Da 20 anni la comunità filippina di san Barnaba cerca di andare incontro agli immigrati e ai loro bisogni. Suor Carolina Ganzon nel 1988 iniziò a riunire la comunità nella chiesa e, nel 1992, è tornata a casa nelle Filippine. Successivamente Suor Erlita Bautr, dal 1992 ad oggi, continua questo lavoro di aggregazione cristiana. Contemporaneamente è presente Don Gianni che è attivo nella comunità filippina dal 1989. - Le attività principali sono quelle religiose ma vengono realizzate anche attività culturali. Sono ospitati gruppi di giovani che si occupano di musica, danza e sport. L’obiettivo è far crescere questi giovani cristiani con una sensibilità al sociale. Viene offerto naturalmente sostegno spirituale, morale e culturale a tutta la comunità. - L’associazione dà vita ad iniziative culturali con l’intento di essere una comunità visibile, con volontà di partecipare alla vita della città. Cerca anche di essere una rete informativa per quanto riguarda la ricerca di lavoro e la soluzione di problematiche legate ai documenti. Ogni


47 membro dell’associazione ha una responsabilità e una mansione specifica, chi si occupa di lavoro non si occupa dei documenti. - Healtcare program: nella cripta si trova una stanza adibita a punto di controllo medico, dove viene fatta anche l’analisi della pressione. Il punto è gestito da volontari laureati in infermeria nelle Filippine, che qui lavorano come domestici. Sono organizzate varie feste tradizionali come: - “Festa Mariana: Fiori di Maggio”, dove partecipano i giovani e il resto della comunità - “Festa di Natale, con un presepio vivente in forma di spettacolo teatrale all’interno della chiesa. - Novina: dal 15 al 24 dicembre. Tutte le sere per questi nove giorni viene celebrata la messa alle 20.30, mentre nelle Filippine è alle 5 di mattina: “si alzano alle 4.30 quando canta il gallo per pregare” D. Gruppi culturali: - Il Coro della comunità cattolica filippina ha festeggiato, il 23 novembre 2008, 20 anni di esistenza. Il coro è composto da 23 persone fisse, anche se in tutto ci ruotano circa 35-40 persone. Sono soprattutto adulti dai 30 ai 50 anni e due ventenni. Le canzoni sono in Tagalog (filippino), inglese e italiano. I temi sono religiosi, oppure sentimentali ma devono comunque avere riferimenti a Dio. - Il Gruppo giovanile della comunità cattolica, Youht Ministry, è composto da ragazzi tra i 18 e i 25 anni, e le attività sono soprattutto legate al ballo (musica tradizionale oppure occidentale come l’hip hop). Vengono organizzateattività all’interno della programmazione della Chiesa, per esempio uno spettacolo per Natale. “Molti dei ragazzi del gruppo sono studenti, mentre altri già lavorano, ad esempio al Mc Donalds di via Cavour” C.


48 - Il Gruppo dei bambini della comunità cattolica, Altar boys, è composto da bambini dai 7 ai 15 anni circa. Questi bambini fanno i chierichetti e inoltre ballano e cantano (es: spettacolo hip hop alla festa dell’Indipendenza delle Filippine).


49 Ugnayan Komunitang Pilipino via San Gallo 33 Presidente: Rolando T. Jimenea Sr ukpflorence@yahoo.it

- L’associazione ha l’obiettivo di dare informazioni, assistenza e sostegno relativi alla sfera sociale, civile, di solidarietà e fornisce tutto quell’appoggio di cui un filippino immigrato ha bisogno. - L’associazione dà un sostegno anche a livello legale, informando sulla legislazione italiana e di altre nazioni. - L’associazione promuove la cultura tradizionale filippina, cercando così di preservare anche la lingua nazionale. - Incoraggia la realizzazione di piccole medie imprese specializzate in vari tipi di lavoro. - Ha realizzato vari eventi. Per esempio ha organizzato un concerto al Sachall ed il ricavato è stato devoluto alle Filippine per un progetto di cooperazione, con l’obiettivo di costruire una scuola e una biblioteca. - Due importanti progetti sono stati: somministrazione di un test alle ragazze filippine a Firenze per comprendere e sollecitare la conservazione della cultura tradizionale filippina; sostegno a ragazzi filippini a Firenze con problematiche scolastiche e avvio di progetti educativi sul territorio.


EVENTI

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54 Festa, arte ed eventi culturali Quando altre società complesse portano qui un bagaglio di culture e usanze, le interazioni si sviluppano in modo spontaneo, non limitandosi alla percezione d’identità culturali pre-costituite: nascono nuovi linguaggi, attraverso la musica tra i giovani, attraverso dibattiti e contaminazioni della cultura contemporanea. E’ molto forte a Firenze la presenza di rituali, celebrazioni, produzioni artistiche che evidenziano l’importanza della trasmissione e della pratica delle culture di origine delle varie comunità. Nascono associazioni che promuovono la propria cultura, che organizzano eventi artistici, musicali, cinematografici, di danza, spesso a cadenza periodica e in luoghi specifici. Alcuni sono momenti in cui si partecipa anche con vestiti tradizionali, con tutte le modalità di incontro del proprio paese d’origine, compreso il cibo. Per tante comunità è importante mantenere le tradizioni, per coltivare il senso di appartenenza ma anche per dare visibilità alla propria cultura. C’è un’attenzione soprattutto per le nuove generazioni e vengono organizzate attività per far sì che la lingua, la cultura e l’arte siano conosciute e mantenute. Spesso gli spazi come circoli, strade e piazze, alcuni cinema e teatri, e altri luoghi pubblici e privati, accolgono momenti di incontro, cene, feste di carnevale, celebrazioni, feste nazionali, rituali collettivi, ed anche corsi di lingua, di danza, cucina… Oltre alla tradizione, le contaminazioni e l’arte contemporanea sono espressioni diffuse e radicate nella dinamica culturale di una popolazione interculturale.


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56 EVENTI SPORTIVI di basket, palestra di via Filarete

La palestra di via Filarete, quasi ogni domenica, ospita un evento sportivo organizzato dalle associazioni filippine. Ragazzi da tutta la Toscana, e a volte anche da altre cittĂ  italiane, arrivano alla palestra fiorentina per sfidarsi con la squadra locale. Durante la partita di basket i compagni fanno il tifo dalle panche laterali, lo speaker commenta in filippino o in inglese la partita, mentre un altro uomo accanto a lui aggiorna il punteggio sul tabellone. Altre persone chiacchierano lĂŹ intorno e, sulle scalinate, un pubblico composto da famiglie e ragazzi, non sempre segue cosa avviene in campo anzi, ne approfitta per incontrare gli amici, far giocare i figli con altri bambini e rilassarsi con una mano di carte per passare il tempo.


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62 CARNEVALE Verso le due del pomeriggio la Piazza Ognissanti inizia a riempirsi di maschere, gruppi di uomini e donne provenienti da tutti i Paesi del mondo. I carri dipinti e addobbati si dispongono in fila sul lungarno. Qualche spettacolo comincia ad animarsi tra la gente e i balli si diffondono caoticamente intorno ai carri, in mezzo alla piazza variopinta di coriandoli. Alcuni bambini dormono vicini alle mamme peruviane, palestinesi, senegalesi, indiane, albanesi e filippine, coperti da stoffe colorate e sgargianti. Un trenino bianco è fermo vicino alla sponda dell’Arno e al suo interno i bambini filippini, sotto lo sguardo attento di fratelli e sorelle, stanno seduti in attesa. Guardano fuori dai vetri ridendo, aspettando di ballare per le strade durante il corteo


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“Noi aspettiamo tutto l’anno questo evento così festoso. Prepariamo i costumi e gli spettacoli di ballo con i ragazzi della comunità. E’ un momento di grande visibilità per la comunità filippina, ma non solo, perché è soprattutto attraverso la collaborazione con tutte le altre associazioni straniere, il Comune di Firenze e il Consiglio degli Stranieri, che la città è definibile per un giorno veramente interculturale”. D.


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“E’ bellissimo vedere tutti questi colori, queste musiche che si alternando nelle strade. Vorrei che Firenze fosse sempre così… Guardate che grigio nel cielo, sta per piovere… ma la città è bellissima e coloratissima!”. N.


66 Messa religiosa a SAN BARNABA per Natale con i cori: adulti e giovani Camminando fuori dalla chiesa di San Barnaba, in via Panicale o in via Guelfa, è possibile trovare una delle maggiori concentrazioni di negozi stranieri presenti a Firenze: locali di Kebab, parrucchiere nigeriane, la macelleria islamica, il ristorante messicano, negozi cinesi, e persino banche e agenzie di viaggi filippine si susseguono l’uno accanto a l’altro. La chiesa dall’esterno sembra disabitata; se non si passa davanti al suo cancello il giovedì pomeriggio o la domenica è impossibile immaginare il gran numero di persone di tutte le generazioni che si incontrano lì, e la mole di attività culturali che la comunità filippina propone ai suoi connazionali. Una domenica di novembre la chiesa straripa di persone, che continuano ad entrare, a parlare seduti sulle panche o in piedi vicino alla porta. Il coro inizierà il suo spettacolo conclusa la messa e si prepara tra prove di voce e di abiti al piano inferiore. Oggi il coro festeggia venti anni di esistenza ed ha preparato uno spettacolo speciale: 20th Anniversary FCCF San Barnaba Music Ministry. Uomini, donne e ragazzi, si esibiscono nel canto, in una coreografia illuminata di rosa, guidati dal direttore d’orchestra e dalla sala piena di gente entusiasta.


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Evento per Natale con concerto, Filippini evangelici, Chiesa St. James, via Rucellai E’ pomeriggio, ma sembra notte. Tra pochi giorni è Natale. Via Bernardo Rucellai è deserta e non è semplice capire dove si trova la chiesa evangelica. Infatti non c’è, è necessario scendere nel sottosuolo della chiesa Americana, dove è situata una stanza illuminata, abbastanza grande, adibita ad eventi religiosi. Qui sono sedute molte persone, tanti ragazzi e bambini; silenziosi ascoltano le parole della pastora. Dietro di lei, su uno schermo, è proiettata la preghiera in inglese, in sovraimpressione ad immagini sacre e spirituali. La pastora dopo il sermone presenta gli ospiti d’onore, tra cui anche un referente della comunità cingalese che introduce al dialogo interreligioso, prima di ascoltare il canto di una giovane ragazza filippina. Alcuni ragazzi scherzano, parlano tra loro e si distraggono. C’è brusio e movimento. Ad un lato della stanza è seduto il gruppo di ragazzi musicisti, ognuno con il proprio strumento aspetta un cenno per iniziare.


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“La chiesa partecipa alle attivitĂ  culturali organizzate anche dal Consiglio degli Stranieri del Comune di Firenze e ad altri eventi promossi in collaborazione con altre associazioni, come la Comfit o il Consolato filippino. Vengono sostenuti eventi sportivi, come ad esempio una manifestazione sportiva annuale realizzata in partenariato con le altre chiese evangeliche di Firenzeâ€? A., Consiglio degli Stranieri Comune Firenze


76 Festa dell’Indipendenza delle Filippine, luglio – Piazza Indipendenza Durante le estati fiorentine, piazza Indipendenza si riempie di persone, appartenenti soprattutto alla comunità filippina. Il giovedì pomeriggio e la domenica, gruppi, famiglie, amici e conoscenti si radunano all’ombra degli alberi, seduti sul prato e sulle panchine. Ogni gruppo porta con sè thermos di cibi e bevande. In luglio, in occasione dell’Anniversario dell’Indipendenza delle Filippine, una parte della piazza ospita un palco, dei tavoli e dei gazebo dove alcune associazioni offrono informazioni, altreancora vendono libri o cibo. Sul palco un gruppo di bambini tra i dieci e i tredici anni siesibisce in contest hip hop, sfidandosi uno con altro e alternandosi in performance di break dance.


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MISS GAY, Palestra Paolo Valenti, 22 febbraio 2009 Nella palestra Paolo Valenti è allestito un palco con un impianto luci e audio, con megaschermo video. All’ingresso ci sono le signore dell’Associazione Filippine Indipendenza che accolgono i nuovi arrivati. Alcuni uomini aspettano e fumano fuori. Intanto dentro la palestra, con un grande fervore, tanti finiscono di allestire il palco. Le scalinate si stanno velocemente riempiendo; gruppi di giovani, famiglie, bambini e giovani donne si accomodano a sedere. Alla fine ci saranno più di 500 persone. Le candidate al titolo si preparano negli spogliatoi, intorno c’è un clima molto leggero e festoso. Sono circa dieci le partecipanti, ognuna vestita con un costume da lei realizzato: madre natura, Cleopatra, una farfalla, un angelo. Arrivano da tante città italiane ma sembrano conoscersi, essere amiche, e si aiutano a vicenda ad indossare i vestiti. Dopo un po’ di attesa inizia lo spettacolo con musica e un video, proiettato lateralmente, nel quale si alternano una preghiera di apertura , l’inno nazionale filippino e quello italiano. Sugli spalti cantano. I presentatori e i partecipanti parlano per lo più in tagalog, mischiandolo all’inglese e a qualche parola italiana. La giuria è costituita da rappresentanti diversi tra loro, come il direttore di una banca filippina a Firenze, esponenti di associazioni, la segretaria del console onorario a Firenze, una trans vincitrice a concorsi passati. Le candidate si alternano sul palco con canti, costumi e performance, mentre sulle gradinate della palestra centinaia di persone applaudono, chiacchierano, comprano cibo tradizionale dai banchi disposti nell’ultima fila. I bambini corrono tra le gambe dei giurati, si inseguano ridendo come ad una festa di paese. Intanto ragazzi si raggruppano inosservati sulle file laterali, giocherellando con i cellulari, scambiandosi musica e sorrisi.


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“Nella televisione filippina è normale vedere dei personaggi gay o transessuali. Veniamo a questa manifestazione perché ci sono i nostri amici. Altre iniziative? C’è in giro anche un music contest di musica hip hop in cui partecipano i gruppi filippini e anche qualche gruppo italiano, si chiama music battle” G.


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BIOGRAFIE E G I O VA N I CAPITOLO44 CAPITOLO


Cross cultures, generazioni di passaggio

Ogni epoca della nostra vita ha una sensibilità e modi diversi di costruire il suo percorso nella città. Le generazioni di ragazze e ragazzi filippini a Firenze sono generazioni di passaggio, a cavallo tra due mondi lontani ed allo stesso tempo profondamente presenti nel tessuto sociale locale. Sono generazioni di passaggio, né qua né là, ma forse da entrambe le parti, attraverso appunto, cross cultures. Ci sono ragazzi adolescenti, arrivati in Italia con un ricongiungimento familiare, che hanno passato il primo periodo della loro vita nel proprio paese, quindi parlano la lingua d’origine, e hanno vissuto un percorso di adattamento alla nuova cultura e all’ambiente scolastico, familiare, di amicizie e lavorativo. Sono genericamente denominati “Generazione uno e mezzo”, una generazione a cavallo tra due paesi, che essendo arrivati in Italia già adolescenti cercano maggiormente una relazione con altri ragazzi della loro comunità. Spesso si riuniscono in luoghi che sono punti di riferimento per tutta la comunità filippina e parlano prevalentemente inglese. Ci sono ragazzi e bambini che sono nati e cresciuti qui, parlano fiorentino, sono legati al paese in cui sono vissuti da sempre, quasi non conoscono la lingua del paese d’origine dei genitori, in alcuni casi non sono mai stati nelle Filippine, ma nel frattempo mantengono relazioni con le tradizioni, culinarie, artistiche, sociali della propria comunità. Nel caso della comunità filippina i momenti aggregativi e sociali sono molto frequenti, stabili, e questo legame tra tradizione-modernità e culture in transito è ben strutturato. La mobilità dei giovani attraverso i continenti è in continua espansione, e non avviene solamente secondo le tradizionali mobilità migratorie legate alla ricerca di un lavoro e di un riscatto sociale, ma assume la forma di una continua circolazione globale che ha creato una sua cultura specifica. Una parte dei giovani di tutti i paesi aspira sempre di più alla libertà di movimento, alla contaminazione delle conoscenze e delle esperienze di vita.


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Buona parte dei figli degli immigrati spesso interagiscono con l’universo di Internet e sperano di passare dalla realtà virtuale a esperienze concrete di breve, media o anche lunga durata in varie regioni del mondo. Al dilemma se sentirsi italiani o stranieri, i giovani della cross generation in genere danno come risposta quella di sentirsi “cittadini del mondo”, con un’identità forte, consapevole, ma senza un’unica bandiera, caratterizzata da un capitale culturale più ampio e integrato rispetto a quello dei coetanei autoctoni, grazie a più codici linguistici, valoriali e comportamentali. I limiti allo sviluppo delle potenzialità di questa nuova cultura e delle sue forze creative sono posti soprattutto da fuori, dalla soffocante precarietà che impone a tutti i giovani, senza distinzioni di origine, una violenta restrizione delle proprie aspirazioni e possibilità. Firenze, rispetto a molti altri centri urbani, è ancora percepita in questo senso come un territorio abbastanza aperto ed amichevole, anche se carente, rispetto ad altre metropoli come Roma, Bologna e Milano, di una scena artistica e culturale con proposte e spazi aperti tutto l’anno.


Una domenica pomeriggio alla Palestra Filarete per assistere ad un incontro di palla a canestro. Stiamo per andare via, ma una donna ci viene incontro e dice. “Io voglio raccontare la mia storia. Io mi sento Italiana!”.

Norma

Palestra Filarete, partita di pallacanestro Mi chiamo Norma. Sono arrivata nel 1976 a Firenze e avevo solamente 19 anni. Mio marito è arrivato nel 1988. Ho avuto due figli, la prima figlia nel 1990 e il secondo figlio nel 1993. Qui lavoro come domestica da 33 anni. Inizialmente vivevo dalla famiglia italiana per cui lavoravo, adesso ho in affitto la mia casa con la mia famiglia e lavoro ad ore. Quando sono arrivata a Firenze c’erano solamente una ventina di filippini in tutto. Erano gli anni settanta ed eravamo in pochi. A quei tempi ci ritrovavamo in Piazza Santa Maria Novella il giovedì e la domenica. Adesso, invece, la piazza di riferimento dei filippini, in estate, è piazza Indipendenza. Mi mancava molto la mia famiglia, ero piccola e avevo tanta nostalgia. Prima di Firenze, però, ho vissuto a Roma perché avevo una zia che già lavorava lì. Qualche anno dopo scelsi di venire a Firenze: c’erano molti meno stranieri che a Roma e più possibilità lavorative. Io mi sento italiana, i miei figli sono nati qui e studiano nelle scuole fiorentine, Ragioneria e Liceo Artistico. Sono ormai 12 anni che non torno a trovare i miei genitori e la mia famiglia nelle Filippine. I miei figli non ci sono mai stati, non parlano il filippino, anche se qualche cosa capiscono, e anche in casa parliamo solamente italiano. Quasi tutti i loro amici sono italiani, e pure i miei figli si sentono al cento per cento italiani. Non vorrebbero mai vivere nelle Filippine. Mia figlia si incontra praticamente solo con italiani, mentre mio figlio ha anche amici filippini. Va spesso ad Arezzo perché lì ha un gruppo di ballo hip hop con altri ragazzi filippini che vivono lì. A me piace Firenze e mi sento a casa mia. Sono cresciuta più qua che nel mio paese, dato che la maggior parte del tempo e delle esperienze della mia vita le ho vissuto qua, non lì. Mi piace mantenere alcune cose della mia tradizione, per esempio a casa cucino spesso cibo filippino come il dolce di riso. Di musica filippina, invece non ascolto niente, mi piace molto di più la musica classica o quella italiana. Poi adoro andare a ballare in discoteca, in qualche locale, oppure a mangiare fuori… Insomma le cose che fanno tutti!


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Ponciano Sono in Italia dal 1988, da quando avevo 26 anni. Arrivai da Malta a Siracusa su un peschereccio con un viaggio che durò 12 ore. Ricordo che eravamo 31 persone a bordo. La “nave” era altissima, ma appena salimmo tutti sopra, per il peso, essa si abbassò molto e con la mano sembrava di toccare il mare. Decisi di venire a Firenze perché vivevano qui tanti amici e alcuni dei miei fratelli. Quando vivevo nelle Filippine facevo il poliziotto, ma guadagnavo veramente poco, invece adesso riesco a mantenere quella parte della famiglia che è rimasta nelle Filippine. Appena arrivato a Firenze ho lavorato per un periodo come cameriere e lì bastava lavorare bene, il fatto che non parlassi l’italiano non importava a nessuno. Adesso lavoro da vari anni all’Istituto Fanfani insieme ad altri membri della mia associazione. Un amico mi ha fatto entrare a lavorare nell’Istituto ed oggi ci siamo specializzati in varie mansioni: attività di spedizione, servizio di pulizie e altro ancora. A Firenze ho tutta la mia famiglia, anzi fin dall’inizio trovai già integrati in questa città tanti miei parenti. Oggi siamo circa 50 parenti tra Firenze e altre città italiane e non ho di certo problemi di inserimento. Pensate che oggi siamo più di tremila filippini a Firenze!


96 Baydomingo Intervista raccolta al bar del Centro Sportivo Paolo Valenti, prima che iniziasse la manifestazione Miss Gay. Baydomingo non partecipa più a questi eventi come concorrente, oggi è qui come membro della giuria. Arrivai in Italia, a Firenze, 13 anni fa e non mi sono più mossa da questa città. Avevo già sorelle e fratelli che mi aspettavano in questa città, non ero sola. Quando arrivai, feci una scuola per parrucchieri da Capassi ed oggi lavoro nel negozio di parrucchiere che c’è nel sottopassaggio della stazione centrale. Ormai faccio questo lavoro da 10 anni. Sto bene in questa città, mi piace uscire, andare in discoteca, andare al mare appena posso. Il prossimo anno tornerò nelle Filippine per una vacanza, perché mio fratello si laurea. Anche io avevo studiato nelle Filippine, un corso di estetica, ma poi, arrivata qua, ne ho fatto un altro. Ricordo che mia madre mi diceva di venire qua a cercare lavoro, ma io avevo paura e non volevo venire. Avevo il terrore di ritrovarmi a fare lavori in casa, come la badante, la donna delle pulizie, perché erano gli unici lavori che facevano i filippini che migravano in Italia. Sono partita spaventata, invece ho avuto tanta fortuna, perché ho potuto fare il mio vero lavoro, la parrucchiera, anche in questo paese. Adesso sono felice di aver scelto di venire in Italia. Dieci anni fa, qualche anno dopo il mio arrivo, partecipai a vari concorsi di Miss Gay a Firenze ed in altre città come Milano, Roma e Torino. Adesso però vengo qua solamente per sostenere i miei amici e per sostenere queste manifestazioni dove ci ritroviamo con tanta gente.


97 Honeylet Intervista raccolta presso la chiesa di S.Barnaba a Firenze Vivo in Italia da sei anni. Avevo 13 anni quando sono emigrata ed ho fatto il viaggio dalle Filipine con i miei fratelli. Il primo periodo ero molto triste, perché ho dovuto lasciare tutto, le mie abitudini, i miei amici. Ma la mai famiglia è qua e siamo tutti riuniti in Italia, a Firenze. I miei fratelli sono un po’ più grandi di me. Dopo un po’ ho fatto altre amicizie a Firenze, con gli altri ragazzi filippini che sono arrivati in questo paese per raggiungere le famiglie. Andiamo quasi tutti a scuola, io vado al Ginori Conti, altri al Buontalenti, però poi finisce che ci frequentiamo solo tra filippini. Una mia amica invece ha anche degli amici italiani, ma lei, anche se poi è tornata nelle Filippine a tre anni, è nata qui! Oggi stiamo facendo le prove di ballo qua, nello spazio dell’oratorio della chiesa, perché è qui che ci ritroviamo e ci esercitiamo per la gara di ballo hip-hop che ci sarà tra noi ed un altro gruppo di ragazzi, tra qualche settimana proprio al piano di sopra. In chiesa ogni sabato e domenica, se non ci sono altre attività, veniamo a fare le prove e ci riuniamo in tanti. Tutti ragazzi arrivati in Italia tre, quattro, sei anni fa come me. Ascoltiamo molta musica soprattutto hip hop e però ci sono anche tanti cantanti filippini molto bravi, come Regine Velasquez, Charice Pempengeo, Yeng Constantino, Gary Valenciano, ovviamente li puoi scaricare ed ascoltare su internet! Regine Velasquez Charice Pempengeo Yeng Constantino Gary Valenciano


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Intervista raccolta nella cripta della chiesa di San Barnaba Mi chiamo Raymond. Ho 21 anni e faccio parte di un gruppo di ballo. E’ un gruppo in costruzione, in cui ci sono ragazzi di varie età. La più piccola ha sedici anni, mentre io sono il più grande. Balliamo soprattutto hip hop e breakdance, ma anche balli tradizionali se ci sono spettacoli e feste nazionali delle Filippine. Io sono arrivato qui a Firenze cinque anni fa insieme alla mia famiglia. Avevo sedici anni. All’inizio mi mancava tutto, ero tristissimo. Adesso sto bene e voglio vivere a Firenze, non tornerei mai a vivere nelle Filippine. Ci andrò solo per le vacanze. Qui ho tanti amici italiani anche se non li vedo spesso perché fanno scuole diverse dalla mia. Io faccio l’ITI a Montecatini. Sono di Montecatini. Vengo a Firenze qui alla chiesa di San Barnaba, soprattutto il giovedì e il sabato per fare le prove con il gruppo di danza, e a volte anche la domenica per la messa. La cosa più difficile è stato imparare la lingua italiana, ma noi tra amici filippini parliamo soprattutto con il nostro inglese. Anche perché molti dei ragazzi che vedi sono arrivati in Italia da poco e ancora non parlano l’italiano. Il 19 aprile c’è una festa qui alla chiesa per l’anniversario della comunità filippina a Firenze e noi giovani organizzeremo uno spettacolo di ballo. Sarà una competizione tra due gruppi di danza, noi e un altro gruppo che adesso sta provando nella stanza dietro l’organo. Gareggeremo in tre categorie: ballo moderno, ballo classico e canto. La chiesa è per noi il posto più importante per ritrovarci, ballare e stare insieme. D’estate invece stiamo più all’aperto come in Piazza Indipendenza. Comunque il luogo dove è più facile stare insieme è nelle case degli amici!


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Hassan Kebe, guardando il figlio di 8 anni di Pape Diaw: “o vaglielo a dire a questo qui quando avrà diciotto anni che non è fiorentino!”


Marvin Intervista raccolta in Piazza Dalmazia, Firenze Mi chiamo Marvin, sono nato in Italia da genitori filippini e ho un fratello; da poco ho compiuto diciotto anni e sono diventato cittadino italiano. I miei genitori sono in italia dal 1987. Sono venuti qui per cercare una nuova vita. Mia madre è infermiera ed ha dovuto faticare molto per farsi riconoscere il titolo, mio padre ha studiato architettura. All’inizio ha lavorato a Fiesole, adesso lavora in un hotel a Firenze. Tutti e due vengono da famiglie molto numerose. Adesso hanno un buon lavoro ma credo che quelli che qui fanno i domestici vogliono che i figli abbiano un lavoro migliore. Nelle Filippine ci vado ogni tanto a trovare i miei parenti. Parlo italiano perfettamente e il tagalog in modo colloquiale. Al cellulare per esempio scrivo i messaggi in tagalog così come si pronuncia. Non ho tempo di studiare la lingua, mi basta usarla in modo colloquiale per comunicare, la so parlare ma non leggere e scrivere bene. Sono nato qui e prima non avevo prospettive di vita altrove, ma adesso parlando a scuola, di economia e di politica mi sono reso conto che ci sono dei paesi dove si sta meglio, e che qua la vita costa cara ed è faticosa. Tra filippini ci si aiuta, e noi che parliamo bene l’italiano aiutiamo magari quelli che sono arrivati da poco anche se con loro abbiamo meno cose in comune da dirci. Io mi sento un pò italiano un pò filippino. Se cammino alle Cure per esempio mi sento a casa, nelle Filippine ci vado per la famiglia ma non ci ho mai vissuto. Penso che a Firenze ci siano tra i cento ed i duecento ragazzi e ragazze di seconda generazione delle Filippine. Io frequento l’ultimo anno del liceo Scientifico “Leonardo Da Vinci” a Firenze. A scuola e fuori ho un giro di amici misto, italiani, figli di genitori filippini nati a Firenze, e filippini arrivati qua e conosciuti anche per via dei nostri genitori. Il gruppo di ragazzi filippini più numeroso, immigrati in Italia da poco o di seconda generazione è all’Istituto Alberghiero Saffi. Vanno lì perchè c’è il luogo comune che sia l’Istituto più facile. Io vado allo scientifico, in prima ero l’unico filippino della scuola, adesso siamo in cinque.


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Non si può generalizzare ma spesso i giovani filippini, soprattutto chi è in Italia da pochi anni, non vanno molto bene a scuola, molti fanno dei corsi formativi perchè hanno abbandonato la scuola, un mio amico per esempio fa il corso pomeridiano da cameriere. Penso che sia più difficile imparare per chi è arrivato in Italia all’età delle medie, al Liceo Saffi c’è molta gente così. A volte a scuola si formano i gruppi in base alle origini nazionali e questo è un problema perchè gli altri ti vedono come appartenente a un gruppo e non come persona. In generale non ho sofferto discriminazioni importanti, anche se un in periodo in cui facevo l’arbitro di basket, a volte capitava che dal pubblico qualcuno mi dicesse “torna a mangiare il riso”, ma io non ho fatto molto caso. Nella zona della stazione ci sono dei gruppi fascisti che a volte insultano chi passa e fanno i cori ma io non ho mai avuto problemi direttamente; quando inizio a parlare italiano molti rimangono stupiti, ma poi subito capiscono che sono italiano. Molta gente è razzista perchè è ignorante ad esempio il mio compagno di banco è un italiano bianco. Lui con me è tranquillo ma allo stesso tempo fa parte di Forza Nuova e dice che gli immigrati devono essere bruciati nei forni, come gli ebrei, e litiga con un altro compagno di classe che è comunista. A parte la scuola ho seguito per un pò i concorsi di bellezza, ma adesso mi sono stufato, ho vinto il concorso di Mister Guapo al Saschall l’anno scorso ma adesso vorrei fare anche altre cose. Gioco a basket e mi piace uscire con i miei amici. Oggi sono venuto a vedere il concorso di Miss Gay perchè quando ci sono eventi così ci vado per rivedere vecchi amici di altre città. Nelle filippine in Tv ci sono tanti personaggi gay e non ci sono discriminazioni come qua in Italia. Conosco le attività delle associazioni filippine soprattutto per i tornei sportivi e le feste in date particolari. Partecipo ai tornei di basket e con i miei amici abbiamo formato una squadra. Credo che le associazioni siano nate sulla spinta delle precedenti generazioni e che da parte dei giovani ci sia soprattutto la voglia di giocare e di fare sport insieme,


però i due tornei di Careggi e del Filarete, siccome sono in contemporanea sembra che si facciano concorrenza a chi riesce ad attirare più giovani. In altri spazi non conosco le attività ed i progetti del Comune di Firenze per i giovani e penso che siano poco o male pubblicizzate. Non sono nemmeno mai stato nei centri sociali e non trovo un motivo per andarci, ma a dire il vero non so che cosa facciano. Quando ci sono dei buoni concerti di hip-hop i giovani filippini ci vanno, purtroppo la scena hiphop a Firenze non è molto forte e non vengono spesso gruppi importanti. Qua a Firenze a livello musicale c’è meno che in altre città. Molti adesso amano cantare su delle basi pronte o fatte da loro e cantano delle canzioni d’amore nello stile hip-hop o rap, sta andando molto di moda anche la breakdance. Un gruppo che va molto è Hit-Hit Buga di Milano. Noi frequentiamo lo Space Electronica e il Red Garter, ma anche Piazza Indipendenza soprattutto d’estate e quando c’è bel tempo, là si mescolano un pò tutte le età e le storie. Quando si va a bere fuori dalla Fortezza ci si mescola anche con gruppi di altre provenienze. Quando ci sono delle feste importanti come Halloween o come Natale o altre occasioni con l’aiuto delle associazioni si affittano anche dei locali per fare delle festone dove vengono tutti. Per comunicare tra di noi usiamo alcuni social network su internet e poi i messaggi, ce ne mandiamo tantissimi, tanto che c’è chi riesce a mandarne 4000 al mese! Conosco le attività delle associazioni filippine soprattutto per i tornei sportivi e le feste in date particolari. Partecipo ai tornei di basket e con i miei amici facciamo una squadra. Credo che le associazioni siano nate sulla spinta delle altre generazioni e che da parte dei giovani ci sia soprattutto la voglia di giocare e di fare sport insieme, mentre i due tornei di Careggi e del Filarete siccome sono in contemporanea sembra che si facciano concorrenza a chi riesce ad attirare


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più giovani. In altri spazi non conosco le attività ed i progetti del Comune di Firenze per i giovani e penso che siano poco o male pubblicizzate. Non sono nemmeno mai stato nei centri sociali e non trovo un motivo per andarci, ma a dire il vero non so che cosa facciano. Quando ci sono dei buoni concerti di hip-hop i giovani filippini ci vanno, purtroppo la scena hiphop a Firenze non è molto forte e non vengono spesso gruppi importanti. Qua a Firenze a livello musicale c’è meno che in altre città. Molti adesso amano cantare su delle basi pronte o fatte da loro e cantano delle canzioni d’amore nello stile hip-hop o rap, sta andando molto di moda anche la breakdance. Un gruppo che va molto è Hit-Hit Buga di Milano. Noi frequentiamo lo Space Electronica e il Red Garter ma anche Piazza Indipendenza soprattutto d’estate e quando c’è bel tempo, là si mescolano un pò tutte le età e le storie. Quando si va a bere fuori dalla Fortezza ci si mescola anche con gruppi di altre provenienze. Quando ci sono delle feste importanti come Halloween o come Natale o altre occasioni con l’aiuto delle associazioni si affittano anche dei locali per fare delle festone dove vengono tutti. Per comunicare tra di noi usiamo alcuni social network su internet e poi i messaggi, ce ne mandiamo tantissimi tanto che c’è chi riesce a mandarne 4000 al mese!


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// NOTE // Le Associazioni elencate sono caratterizzate da una quantità di informazioni differente, in base a quello che abbiamo riscontrato durante la ricerca su campo e in base alla loro costituzione e organizzazione. Sono state dunque riportate, non alterando le informazioni ricevute, a svantaggio forse di un’omogeneità maggiore del testo, ma cercando di lasciare emergere le caratteristiche e le peculiarità di ognuna di esse. Alcune delle Associazioni esistenti sul territorio non sono presenti in questo testo, per questo ci scusiamo per le mancanze che potrete riscontrare. Le Associazioni riportate corrispondono a quelle che abbiamo trovato attive durante il periodo della nostra ricerca nell’anno 2008/2009. Sulla terminologia Spesso è stato usato il termine “comunità” per motivi di semplificazione, anche se vorremmo specificare che è un termine piuttosto ambiguo, in quanto denomina realtà non omogenee e sottoposte a continue e progressive trasformazioni. Sulla ricerca Per questa prima pubblicazione non è stato possibile tradurre il testo o parti di esso nelle diverse lingue, anche se lo crediamo fondamentale per il concreto utilizzo dello strumento da parte dei cittadini stranieri. Nella ricerca sono emersi dati e approfondimenti che non è stato possibile inserire in questo contesto specifico, ma che possono essere utilizzati come base documentaria e di conoscenza in diversi ambiti di progettazione. I dati di questa pubblicazione sono aggiornati al 31 aprile 2009.



Filippine collana La Segnaletica Invisibile