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10-11-2016 PRESIDENZIALI L’esito del primo turno potrebbe mettere in crisi il Governo Borissov Il risultato del primo turno delle elezioni presidenziali ha incrinato l’equilibrio della coalizione che appoggia l’azione dell’esecutivo guidato dal Premier Boyko Borissov. Questo è vero in particolare per il partito dello stesso Borissov, GERB, il cui candidato Tsetska Tsaceva ha ottenuto il passaggio al ballottaggio, ma senza raccogliere il maggior numero di voti, superata dal generale in congedo Rumen Radev, sostenuto dal Partito Socialista Bulgaro (BSP). Per quanto la scelta di Tsaceva per la corsa alla presidenza fosse stata accolta tepidamente dai media bulgari, il Premier e leader del GERB Borissov aveva espresso la propria sicurezza sulla validità della candidatura dell’attuale Presidente del Parlamento, la Tsaceva. Boyko Borissov aveva promesso le proprie dimissioni, e conseguentemente la caduta dell’esecutivo, nel caso Tsaceva non avesse ottenuto la percentuale più alta di voti al primo turno delle elezioni presidenziali. Di fronte ai risultati ottenuti dal candidato del GERB la scorsa domenica, Borissov ha però ritrattato, affermando l’intenzione di dimettersi solo in caso di sconfitta di Tsaceva al ballottaggio del 13 novembre. Il cambio di posizione del Premier non è passato inosservato, né sui media locali che all’interno del Gerb e della coalizione di Governo. Il Vicepremier Tomislav Doncev ha dichiarato di aver insistito perché il Governo rassegnasse le dimissioni già nella serata di domenica, dopo l’annuncio dei risultati parziali delle elezioni presidenziali. La motivazione addottata da Borissov per giustificare il proprio dietrofront è che il GERB sarebbe in ogni caso emerso come “la più forte formazione politica” dal primo turno di voto, in quanto Radev non sarebbe stato ufficialmente candidato del BSP ma di un comitato elettorale. I risultati finali del referendum saranno resi pubblici domani La Commissione Elettorale Centrale ha ribadito il fatto di non aver ancora pubblicato i risultati ufficiali del referendum sul sistema politico tenutosi domenica scorsa, abbinato alle presidenziali. La dichiarazione della Commissione giunge in seguito a indiscrezioni dei media locali sui risultati del referendum. Al momento, fa sapere la Commissione Elettorale Centrale, il controllo dei risultati è ancora in corso, e la decisione ufficiale in merito alla validità del referendum verrà data nella giornata di venerdì. La stampa bulgara sostiene che il quorum necessario per rendere valido il referendum non è stato raggiunto per poche decine di migliaia di voti. Il referendum era costituito da 3 quesiti, l’adozione o meno di un sistema elettorale maggioritario, l’introduzione del voto obbligatorio e il taglio dei sussidi ai partiti, da 11 lev per voto a un solo lev per preferenza. A


prescindere dal risultato finale, il Parlamento dovrà discutere e votare i quesiti, come previsto dalla legge nei casi in cui si superi una partecipazione del 20 per cento al referendum. Il Parlamento è in vacanza fino al ballottaggio I deputati hanno votato per sospendere le sessioni del Parlamento fino al ballottaggio per le elezioni presidenziali, che si terrà domenica 13 novembre. Tale iniziativa arriva in seguito alla controversa decisione dei deputati dell’ottobre scorso, che cancellava tutte le sessioni del parlamento per il periodo della campagna elettorale, poi annullata. La proposta di sospendere le riunioni parlamentari fino al 14 novembre è stata fatta dai parlamentari delle coalizioni Blocco Riformista e Fronte Patriottico. ENERGIA Due compagnie sono interessate ai reattori della centrale di Belene Due compagnie hanno manifestato interesse per i reattori della centrale nucleare di Belene. Lo ha dichiarato il Ministro dell’Energia, Temenuzhka Petkova. L’interesse degli investitori potrà essere soddisfatto solo dopo che il progetto della centrale di Belene verrà privatizzato. In ogni caso, come rilevato dalla Petkova, il precedente accordo fra la compagnia elettrica nazionale NEK e l’azienda russa Atomstroiexport non è più valido. Nelle settimane scorse, il Premier Boyko Borissov ha annunciato che il suo Governo troverà un investitore per la centrale nucleare di Belene, o alternativamente un'opzione per costruire il settimo reattore all'impianto di Kozloduy. DIFESA Sofia rafforza la sua presenza nella missione della NATO in Kosovo Il Governo ha dato il via libera al dispiegamento di ulteriori dieci militari per la missione NATO in Kosovo. Lo riferisce un comunicato emesso dall’esecutivo di Sofia. “La partecipazione del nostro Paese è in armonia con gli sforzi compiuti dall’Alleanza atlantica per la stabilizzazione del Kosovo e raggiungere una soluzione di lunga durata per i problemi riguardanti le istituzioni del Paese”, si legge nel comunicato del Governo, secondo il quale “la decisione presa si adegua agli interessi strategici della Bulgaria nella stabilizzazione della regione”. Sofia contribuirà alla missione partecipando alle attività di intelligence, sorveglianza e ricognizione. La NATO Kosovo Force (KFOR) coinvolge attualmente alcune migliaia di soldati, impegnati per il mantenimento della sicurezza e della libertà di movimento nel Paese balcanico. PREVISIONI I consumi privati in Bulgaria sono il principale fattore di crescita, ritiene Bruxelles


I consumi privati saranno il fattore di crescita chiave per l'economia della Bulgaria. Ăˆ quanto conclude la Commissione UE nelle previsioni di autunno. Dopo una forte performance nel 2015 e nella prima parte dell'anno, la crescita del PIL dovrebbe raggiungere il 3,1 per cento nel 2016 e in seguito aggiustarsi lievemente, al di sotto dell'orizzonte di previsione dei dati di primavera. Il PIL dovrebbe crescere del 3,1 per cento, del 2,9 e del 2,8 per cento rispettivamente nel 2016, nel 2017 e del 2018. I consumi privati aumenteranno del 3,2 per cento nel 2016, per poi rallentare al 2,9 e al 2,8 nel 2017 e nel 2018. Secondo la Commissione UE, inoltre, dovrebbe calare il tasso della disoccupazione nel triennio preso in esame, passando dall'8,1 per cento nel 2016 al 6,3 per cento nel 2018. Il deficit fiscale dovrebbe attestarsi allo 0,9 per cento del PIL nel 2016, con un aumento marginale nel 2017. Il debito pubblico, nel 2016, dovrebbe attestarsi al 29,4 per cento.

News ccib 10 11 2016  

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