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07.01.2016 GAS Pavel Zavalni: Il progetto South Stream non è stato abbandonato Il progetto per il gasdotto South Stream non è stato abbandonato e potrebbe essere riattivato. Lo ha dichiarato in un'intervista alla Radio nazionale bulgara (Bnr) Pavel Zavalni, presidente della Commissione per la politica energetica della Duma russa. “Potrebbe sembrare un paradosso, ma il South Stream non è stato abbandonato e formalmente non vi è nessun documento che dimostri la sua cancellazione”, ha detto Zavalni. “Quando ci sarà un permesso, questo progetto potrebbe essere subito riattivato”, ha aggiunto. Il gasdotto South Stream doveva connettere direttamente la Russia con l'Unione europea, attraverso il Mar Nero e la Bulgaria, bypassando i Paesi extracomunitari, compresa l'Ucraina. A seguito, però, di alcune riserve di Bruxelles e del fatto che Sofia ha bloccato di conseguenza il permesso di far passare il gasdotto attraverso il territorio bulgaro, nel dicembre 2014, durante la sua visita ad Ankara, Vladimir Putin aveva annunciato che Mosca si ritira dal progetto South Stream e inizia i lavori su un progetto alternativo, il Turkish stream. ENERGIA La KEVR avvia ispezioni su Overgas La Commissione di regolamentazione dell'energia e dell'acqua (KEVR) ha annunciato di voler avviare un sopralluogo nella più grande in Bulgaria società privata del gas, Overgas. L'ispezione esaminerà l'attuazione degli obblighi di licenza della società e dello stato finanziario di Overgas. KEVR ha assicurato che continuerà a seguire gli sviluppi che circondano la disputa tra Overgas e il colosso energetico russo Gazprom, che aveva minacciato di bloccare le forniture di gas ai clienti dal primo gennaio. Il Presidente di KEVR, Ivan Ivanov, è in costante contatto con i rappresentanti delle istituzioni e delle organizzazioni del settore energetico e di tutte le parti interessate impegnate a risolvere il problema. Su richiesta di KEVR, due audizioni dei rappresentanti della gestione della compagnia statale di distribuzione del gas, Bulgargaz, e di Overgas si sono tenute lunedì e martedì. I membri sono stati informati dell'accordo raggiunto tra le due società, che garantisce le forniture di gas senza interruzioni ai nuclei familiari e ai clienti industriali di Overgas. ESTERI La Bulgaria è preoccupata per il test della bomba termonucleare nella Corea del Nord Il Ministero degli Esteri ha espresso la forte preoccupazione della Bulgaria a seguito delle dichiarazioni delle autorità di Pyongyang secondo le quali la Corea del Nord ha eseguito ieri un test con una bomba all’idrogeno. “Se le dichiarazioni di Pyongyang saranno confermate, l’esperimento sarebbe una grave violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Tale provocazione farebbe inasprire le tensioni nella regione e ostacolerebbe considerevolmente la soluzione del problema nucleare nella penisola coreana”, si legg ancora nel documento del Ministero degli esteri.


DOSSIER La bomba H: Mille volte più potente delle atomiche di Hiroshima Da 100 a mille volte più potenti delle bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki e molto più compatte e “trasportabili”. Sono le bombe a fusione termonucleare, più comunemente conosciute come bombe all'idrogeno o 'bombe H' che sono di fatto standard oggi negli arsenali delle potenze nucleari mondiali. In questo ristretto club potrebbe essere entrata anche la Corea del Nord, anche se tra gli esperti sussistono dubbi per la potenza relativamente contenuta dell'esplosione, stimata in 6 chiloton, equivalente a 6.000 tonnellate di tritolo. “La bomba termonucleare - spiega all'ANSA Vanni Antoni, direttore dell'Istituto Gas Ionizzati del Cnr - è un'arma che usa l'energia dirompente che scaturisce da una 'fissione' nucleare, usata nelle 'normali' bombe atomiche, che innesca una 'fusione' nucleare che a sua volta rilascia un’enorme quantità di energia in modo esplosivo”. In pratica nella 'Bomba H' viene usata come innesco una bomba atomica con uranio 235 o plutonio 239, che porta alla fusione termonucleare di isotopi dell' idrogeno, come il trizio e il deuterio. Le energie prodotte da fissione e fusione si sommano creando una potentissima esplosione nucleare, che viene misurata in megaton, cioè in milioni di tonnellate equivalenti di tritolo. L'intero processo dura nell'ordine di poche centinaia di nanosecondi. L'esplosione termonucleare produce un'onda di calore che può arrivare a milioni di gradi centigradi nel punto 'zero', seguita da un'onda d'urto che può raggiungere diversi chilometri e oltre all'emissione di radiazioni, produce anche una potente onda elettromagnetica. Il concetto di arma termonucleare è stato sviluppato per la prima volta dagli scienziati americani Edward Teller e Stanislaw Ulam, che nel 1951 hanno messo a punto i primi ordigni. La bomba all'idrogeno, al contrario della bomba a fissione, che 'spacca l'atomo', non è mai stata usata in azioni belliche. Il primo test è stato fatto negli USA l'1 novembre 1952, con la 'Ivy Mike'. L'Unione Sovietica ha sperimentato il suo primo ordigno 'H' il 12 agosto successivo, seguita da Gran Bretagna, nel 1957, Cina, nel 1967 e Francia nel 1968. La terrificante potenza sviluppabile dalla bomba termonucleare, che teoricamente non ha limiti, rispetto al tipo a fissione, è stata dimostrata dall'URSS in un test nucleare del 1961 sull'isola artica di Novaia Zemlya, con la bomba 'Zar' da 50 megaton, che ha liberato un'energia pari a 3.125 volte quella di 'Little Boy' lanciata su Hiroshima nel 1945. Rispetto alle bombe nucleare 'originarie', la bomba H consente poi una notevole miniaturizzazione nonostante la potenza che può andare dai pochi chiloton delle armi tattiche alle decine di megaton delle testate multiple dei missili intercontinentali. Oltre a USA, Russia, Cina, Regno Unito e Francia, potrebbe avere armi termonucleari anche Israele. Quelli invece fatti da India e Pakistan, nonostante quanto hanno dichiarato i due Governi, secondo gli esperti non sarebbero stati abbastanza potenti da confermare l'uso di ordigni termonucleari, come nel caso dell'esperimento nordcoreano di ieri.

News ccib 07 01 2016  

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