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02-05-2017 LA CRISI IN MACEDONIA Il Parlamento bulgaro adotta una risoluzione: a rischio la stabilità nell’intera regione Il parlamento bulgaro ha adottato una dichiarazione che condanna “l'irruzione nel Parlamento macedone della folla che ha aggredito fisicamente i deputati”. Nella dichiarazione si esprime “la speranza che il presidente della Macedonia e le principali forze politiche del Paese adottino le misure necessarie per calmare la tensione e arginare le provocazioni che potrebbero portare a scontri etnici nel paese”. I disordini, secondo i deputati, potrebbero avere notevoli effetti negativi sulla stabilità dell'intera regione dei Balcani. Nella dichiarazione si rileva che nell'ambito del semestre di presidenza bulgaro del Consiglio UE nel 2018, “Sofia si impegnerà ad accelerare il processo di integrazione europea dei Paesi dei Balcani occidentali, con l'obiettivo di garantire pace e sviluppo in tutta l'area dell'Europa sudorientale”. Da parte sua il Presidente Rumen Radev ha espresso la sua profonda preoccupazione della tensione a Skopje e si è appellato a tutti i partiti in Macedonia di dialogare tra di loro “per non far allontanare il Paese dai valori europei”. Il Ministero dell'Interno bulgaro ha annunciato che i disordini in Macedonia, che ha confine comune con la Bulgaria, per adesso non rappresentano un rischio per la Bulgaria, anche se sono state intraprese misure aggiuntive per reagire in caso di crisi. Lo Spettro della ‘Grande Albania’ riaccende la tensione nei Balcani Fonte ANSA L'ultima grave crisi in Macedonia con i violenti scontri nel Parlamento di Skopje è la conferma del fragile equilibrio e dell'instabilità cronica che caratterizzano i Balcani, una regione da sempre in fermento, teatro a più riprese di guerre e conflitti a sfondo interetnico e religioso le cui conseguenze sono ben visibili ancora oggi. E la prospettiva europea, già concretizzatasi per Slovenia e Croazia e promessa da Bruxelles a tutti gli altri Paesi della regione, non sembra frenare i venti di nazionalismo, revanscismo e contrapposizione etnica che soffiano sull'intero territorio della ex Jugoslavia, lacerato dalle guerre sanguinose degli anni novanta. I Balcani sono una parte d'Europa estremamente variegata e complessa, un autentico crogiolo di popoli, culture, razze e religioni dove nazionalismi, invidie e spirito di rivincita sono all'ordine del giorno. Non a caso in molti parlano di autentica ‘polveriera’ nel cuore del vecchio continente. “Quando siete seduti su una polveriera come quella dei Balcani, e quando non avete un altro posto dove andare, davanti a voi vi sono solo due possibilità: accendere la miccia e andare al diavolo bruciando con tutti gli altri, oppure risolvere rapidamente tutte le questioni aperte attraverso il dialogo”, ha detto il Ministro degli Esteri serbo Ivica Dacic in una recente intervista all'ANSA. Kosovo, Macedonia e Bosnia-Erzegovina restano i Paesi più instabili e a rischio conflitti, ma preoccupano anche i rapporti sempre molto tesi fra Serbia e Croazia, sui quali pesano le conseguenze del


drammatico conflitto di venti anni fa, mentre il Montenegro, alle soglie dell'ingresso a pieno titolo nella Nato e che procede spedito nel negoziato con la Ue, è oggetto di attenzioni molto interessate da parte della Russia, che si oppone fortemente all'espansione dell'Alleanza atlantica in una regione che Mosca considera di grande importanza strategica. E negli ultimi tempi si sono riaccese le polemiche sulla cosiddetta ‘Grande Albania’, un progetto denunciato costantemente dalla Serbia e che avrebbe come obiettivo l'unione in un unico stato di tutti i popoli balcanici di etnia albanese. In Kosovo la stragrande maggioranza della popolazione è albanese, ma minoranze consistenti di tale etnia sono presenti anche in Serbia, Montenegro, Grecia, Macedonia dove gli albanesi sono ben il 25% della popolazione. E gli scontri nel parlamento di Skopje, dopo l'elezione di un nuovo presidente del Parlamento di etnia albanese, sono stati generati proprio dalla contrarietà delle forze conservatrici e nazionaliste a un maggior coinvolgimento della componente albanese nella vita politica del Paese. Il timore, come afferma il presidente Gjorgje Ivanov, e che venga messa in pericolo la sovranità e l'indipendenza statale della Macedonia. FINANZE I profitti nel settore bancario ammontano a 288 milioni di lev nel primo trimestre Nel primo trimestre del 2017 il sistema bancario bulgaro ha registrato un aumento dei depositi, delle attività e del capitale di bilancio. Lo riferisce un rapporto della Banca Centrale, secondo cui è rimasta intatta, inoltre, l'elevata liquidità degli istituti di credito. Nel primo trimestre il settore bancario ha registrato un utile di 288 milioni di lev, pari a 18 milioni di lev in meno rispetto allo scorso anno. I costi di deterioramento dei crediti nel primo trimestre si attestano a 125 milioni di lev, contro i 175 milioni dell'anno precedente. Al 31 marzo il sistema bancario ha riportato un rendimento dell'attivo dell'1,24 per cento e un rendimento del capitale proprio del 9,44 per cento. Il patrimonio del sistema bancario è aumentato dello 0,9 per cento attestandosi a 92,9 miliardi di lev. Un incremento dell'1,5 per cento è stato registrato nei prestiti alle famiglie e dello 0,4 per cento alle società non finanziarie. Una diminuzione è stata registrata, invece, nei prestiti ad altre società finanziarie e al settore della pubblica amministrazione. I depositi nel settore bancario sono aumentati di 276 milioni di lev, pari allo 0,4 per cento, nel primo trimestre del 2017. VISTI Dal primo maggio sono in vigore misure semplificate per il visto d'ingresso nel Canada Dal primo maggio i cittadini bulgari che negli ultimi dieci anni avevano beneficiato di un visto d'ingresso in Canada o che dispongono attualmente di visto valido di non immigrato negli Stati Uniti possono richiedere un'autorizzazione di viaggio elettronica (eTa). Lo riferisce la stampa bulgara, secondo cui questa misura semplifica le procedure di richiesta del visto per i cittadini bulgari. L'eTa è valida per un massimo di cinque anni e


consente ai viaggiatori di volare o transitare attraverso il Canada tutte le volte che desiderano, per un breve soggiorno, un viaggio d'istruzione o una visita di lavoro. La misura è il primo passo verso la soppressione del regime di visti attualmente in vigore. Il ministero degli Affari esteri bulgaro ricorda che ora solo coloro che raggiungono il Canada in aereo possono utilizzare l'autorizzazione di viaggio elettronica.

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