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IX CAPITOLO

ANTROPOMETRIA DI SUPERFICIE ARTHUR D. STEWART E ROGER ESTON

1 • INTRODUZIONE antropometria viene definita come “la misura del corpo umano”. L’antropometria di superficie può di conseguenza essere definita come la scienza che acquisisce ed utilizza le misure dimensionali della superficie corporea che descrivono il fenotipo umano. Vengono usate le misure di massa, statura, struttura scheletrica, lunghezza dei segmenti, circonferenza e pliche cutanee, sia come dati grezzi, sia come rapporti derivati o valori attesi per descrivere le dimensioni, le proporzioni, la forma, la composizione e la simmetria del corpo umano. Storicamente l’antropometria deriva da diverse discipline tra cui l’anatomia, la fisiologia, la nutrizione e la medicina e la molteplicità delle metodologie che prevalgono hanno generato una certa confusione per lo studioso dell’esercizio. I tentativi precedenti di standardizzare le misure antropometriche di superficie non hanno ricevuto un vasto riconoscimento (Lohman et al., 1988; Reilly et al., 1996). Nondimeno, la raccomandazione di Reilly et al. (1996) di includere la misura della coscia tra le quattro pliche cutanee comunemente usate (bicipitale, tricipitale, sottoscapolare, sovrailiaca; Durnin e Womersley, 1974) per fornire una stima valida del grasso corporeo è stata recentemente confermata in giovani uomini e donne in buona salute (Eston et al., 2005). La pubblicazione di ’Anthropometrica’ (Norton e Olds, 1996) è stato un significativo progresso per le scienze antropometriche, in particolare per l’applicazione delle tecniche antropometriche di superficie. Questo testo ha costituito la base dei contenuti dei corsi di accreditamento approvati dall’International Society for the Advancement of Kinanthropometry (ISAK). Le procedure generali e la localizzazione dei vari siti sono state anche descritte ed illustrate da Hawes e Martin (Hawes e Martin, 2001), tuttavia la guida definitiva attualmente in uso per tutte

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76 le procedure antropometriche è il manuale degli standard dell’ISAK (ISAK, 2001; revisionato nel 2006). Scopo di questo capitolo è riassumere i principi ed i metodi fondamentali per misurare le pliche cutanee e le circonferenze più comunemente utilizzate.

ANTROPOMETRIA DI SUPERFICIE

si sottopone alla misura ha diritto alla presenza di un accompagnatore. In tali circostanze, è sempre consigliabile che sia presente un altro adulto (preferibilmente di sesso femminile).

3 • ATTREZZATURA RACCOMANDATA 2 • PRE-REQUISITI DELLA MISURA Per tutte le misure, i soggetti hanno bisogno di ricevere in anticipo informazioni adeguate e devono esprimere per iscritto il consenso informato. L’antropometria richiede un ambiente spazioso (minimo 3 m x 3 m) e ben illuminato, che permetta il rispetto della privacy. I soggetti devono presentarsi in abbigliamento idoneo, dopo essersi rilassati dall’esercizio precedente, completamente idratati e dopo avere evacuato. L’abbigliamento deve essere conforme al naturale profilo della pelle e permettere di fissare facilmente i punti di repere e di eseguire le misure. Per i soggetti di sesso maschile i pantaloncini corti oppure il costume da bagno rappresentano l’abbigliamento ideale, per le donne il costume da bagno in due pezzi oppure i pantaloncini corti ed il top sportivo che espone le spalle e l’addome (il costume da nuoto intero, il body per il canottaggio o la calzamaglia non rappresentano un abbigliamento adatto). Alcuni soggetti possono preferire una camicia larga che può essere sollevata per accedere ai siti di misura. Tutte le misure (con l’eccezione della circonferenza della coscia, che è misurata, per motivi di riservatezza, sopra un indumento aderente) sono eseguite su cute pulita, asciutta ed intatta. In alcuni soggetti le differenze culturali possono impedire di acquisire alcune o tutte le misure. Nelle donne o nei bambini la misura da parte di antropometristi di sesso maschile richiede una particolare sensibilità ed il soggetto che

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Stadiometro – (ad esempio Holtain, Crosswell, Crymych , UK) montato su una parete o un cavalletto con una testata scorrevole e con una precisione di 0,1 cm. Bilancia – calibrata e con divisioni ogni 100 g, il range consigliato è fino a 150 kg (ad esempio SECA, Birmingham, UK). Plicometri – Harpenden (British Indicators, c/o Assist Creative Resources, Wrexham, UK) calibrati fino a 10 g · mm-2, con scala fino a 80 mm nei nuovi modelli, fino a 40 mm nei vecchi, con una precisione di 0,1 mm per interpolazione. I plicometri Holtain ( Crosswell, Crymych , UK) sono di qualità analoga e possono essere usati con altrettanta precisione. Metro antropometrico – metallico, con un’asta che si estende per diversi centimetri oltre la linea dello zero. Il metro antropometrico Rosscraft (Rosscraft Innovations Inc, Vancouver, Canada) è una versione modificata del Lufkin W606PM (Cooper Industries, USA). Entrambi possono essere letti con una precisione fino a 0,1 cm e se ne raccomanda l’uso. Segmometro – Un nastro metallico flessibile con branche rigide scorrevoli per identificare le lunghezze e le localizzazioni dei punti di repere (Rosscraft Innovations Inc, Vancouver, Canada) con una precisione di 0,1 cm. Scatola antropometrica – Non sono commercialmente disponibili, ma devono essere costruite in legno compensato o in robusto cartone-fibra, capace di sostenere un soggetto che può pesare 150 kg. La scatola deve avere le seguenti dimensioni: 30 cm x 40 cm x 50 cm, per facilitare la misurazione di soggetti di dimensioni diverse.

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MISURARE LA FLESSIBILITÀ NICOLA PHILLIPS

a flessibilità è stata definita come “la proprietà intrinseca dei tessuti corporei, che determina l’escursione articolare raggiungibile, senza danno, da parte di una singola articolazione o di un gruppo di articolazioni” (Holt et al., 1996, p. 172). Tuttavia, storicamente il termine flessibilità ha creato confusione e qualche discussione. Le incongruenze terminologiche utilizzate dalle varie discipline sono state la causa principale delle divergenze di opinione, per il fatto che il termine spesso significa cose diverse per discipline diverse. Ad esempio, Kisner (2002) ha definito la flessibilità come la capacità di un muscolo di rilassarsi e di allungarsi. Questa definizione enfatizza la componente contrattile delle strutture dei tessuti molli che stanno attorno ad un’articolazione, piuttosto che il movimento a disposizione di un’articolazione o di un gruppo di articolazioni.

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Prima di prendere in considerazione le misure adeguate della flessibilità, è quindi importante chiarire cosa si intenda per flessibilità, quale tipo di flessibilità si voglia misurare e se un dato test sia adatto per quella data misura. Nei precedenti capitoli si è discusso in generale dell’accuratezza e dell’affidabilità dei test, ma il tipo di flessibilità che verrà misurata avrà un impatto considerevole sulla validità di uno specifico test. Nel misurare la flessibilità, non si dovrebbe pensare ad essa come a una componente del corpo nel suo insieme, ma ad una caratteristica specifica di un’articolazione o di un segmento corporeo. La flessibilità sarà sempre articolazione-specifica nei differenti sport e le misure dovranno di conseguenza riflettere quelle variazioni.

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84 1 • TEST STATICI E DINAMICI La flessibilità statica è una misura dell’escursione articolare, solitamente passiva, attorno ad una o più articolazioni di un segmento corporeo. Si ritiene che la flessibilità statica sia innanzitutto limitata dalla capacità individuale di tollerare l’allungamento e quindi possa essere condizionata da fattori quali il diverso grado di tolleranza del disagio o lo stato di rilassamento. I fisioterapisti ed altri professionisti della salute possono anche valutare i limiti dell’escursione articolare attraverso la sensazione di fine corsa (Norkin e White, 1995), che è una misura soggettiva della resistenza percepita ai limiti del movimento. Sebbene si tratti di una misura piuttosto sensibile se rilevata da un soggetto esperto, la natura soggettiva, associata ad un campo d’azione non sufficiente per attribuire un valore al risultato, pone limiti precisi a questa tecnica. La flessibilità dinamica è considerata in alcune discipline come l’escursione articolare che di solito viene raggiunta attraverso un movimento attivo che implica la contrazione muscolare. Basandosi su questa definizione, i movimenti dei test devono essere specifici rispetto ai movimenti funzionali richiesti dalle diverse attività sportive (MacDougall et al., 1991). Le misure dovrebbero quindi essere le stesse dell’allungamento passivo, ma per raggiungere l’escursione articolare dovrebbero seguire una diversa strategia. Tuttavia, altre discipline considerano la flessibilità dinamica come qualcosa di totalmente diverso. Gleim e McHugh (1997) discutono della flessibilità dinamica in termini di misura dell’aumento di rigidità di un muscolo, quando viene aumentata l’escursione ed il muscolo viene allungato, sia attivamente che passivamente. Si è ritenuto che questo sia il modo più obiettivo per misurare la flessibilità. Considerata la mancanza di consenso

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MISURARE LA FLESSIBILITÀ

generale nella letteratura attuale sulla flessibilità dinamica, questo capitolo si limiterà a trattare delle misure dell’escursione articolare che riflettono la flessibilità passiva.

2 • ATTREZZATURA Esiste una grande varietà di strumenti di misura disponibili, alcuni dei quali vengono utilizzati maggiormente in alcuni sport piuttosto che in altri. Essi variano anche a seconda della complessità dell’uso e del costo. Il più semplice ed il più economico è probabilmente il classico metro, mentre è senz’altro più costoso l’utilizzo di una telecamera digitale e di un apposito software per le misure angolari. Anche i goniometri o gli inclinometri digitali sono utilizzati per misurare gli angoli articolari. Le procedure descritte nelle varie sezioni di questo capitolo potrebbero essere utilizzate indifferentemente con la maggior parte delle attrezzature elencate. Tuttavia, per una valutazione significativa, è importante scegliere uno strumento specifico per ogni test ed utilizzarlo costantemente per le misure di flessibilità.

3 • PROCEDURE Le seguenti procedure sono fondamentali per misurare la flessibilità, poiché è stato provato che ciascuna delle condizioni che seguono influisce sulla flessibilità. • L’ambiente deve essere standardizzato, soprattutto per quanto riguarda la temperatura e nel caso la misura avvenisse all’interno o all’esterno. • Qualunque tipo di riscaldamento deve anch’esso essere standardizzato, poiché potrebbe avere effetti importanti sull’estensibilità muscolare.

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MISURARE LA FLESSIBILITÀ

6.7.2 • Rotazione esterna

• Il soggetto è in decubito supino, con l’anca e il ginocchio a 90° ed il piede rilassato. • L’anca effettua una rotazione esterna (il piede verso la linea mediana del corpo). • L’angolo di rotazione può essere misurato utilizzando un goniometro, un inclinometro oppure il software per l’analisi articolare.

6.8 • Estensione del ginocchio Sebbene la flessione del ginocchio sia frequentemente misurata come esito di un infortunio ed anche durante la valutazione funzionale in attività quali la ricaduta da un salto, di solito non è considerata una misura della flessibilità e pertanto le misure della flessibilità del ginocchio sono state limitate all’estensione. L’estensione del ginocchio, o ancora più importante l’iperestensione, è una misura comunemente usata per valutare la flessibilità generale degli atleti.

• Il soggetto è in decubito supino con le ginocchia estese. • L’estensione, o l’iperestensione, viene quindi effettuata passivamente o attivamente, a seconda del protocollo richiesto. • Viene misurato l’angolo tra la tibia ed il piano orizzontale, utilizzando un goniometro, un inclinometro oppure un software per l’analisi articolare.

Suggerimento: questo test può essere effettuato anche in posizione eretta, facendo attenzione a standardizzare le posizioni dell’anca e della caviglia, che possono confonderne l’interpretazione.

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6.9 • Dorsiflessione della caviglia L’articolazione della caviglia ha due flessori plantari principali, il gastrocnemio ed il soleo. Il primo è un muscolo biarticolare che si estende oltre il ginocchio, mentre il secondo è un muscolo monoarticolare che ha origine dalla tibia. È quindi importante completare entrambi i test di flessione dorsale che seguono, per essere certi di valutare la flessibilità di entrambi questi muscoli.

6.9.1 • Dorsiflessione della caviglia a ginocchio esteso – influenza del gastrocnemio

FIGURA 10.7 • Misura della lunghezza del gastrocnemio in stazione eretta con una gamba in avanti.

• Il soggetto è in piedi fermo come se facesse un passo in avanti, appoggiandosi anteriormente sulle braccia (Figura 10.7). • Il bacino è in retroversione, l’anca ed il ginocchio sono estesi. • Il piede posteriore è il più distante possibile, senza mai sollevare il tallone da terra.

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XVI CAPITOLO

CORSA DI MEDIA E DI LUNGA DISTANZA ANDREW M. JONES

e basi fisiologiche necessarie per avere successo negli eventi sportivi di resistenza, che comprendono la corsa su media distanza (800 e 1.500 m; mezzofondo, ndt) e su lunga distanza (dai 3.000 m a ostacoli alla maratona; fondo, ndt) sono state ampiamente descritte (ad esempio, Sjodin e Svedenhag, 1985; Brandon, 1995; Coyle, 1995). In questi eventi, la fosforilazione ossidativa rappresenta la via metabolica principale che produce energia e, pertanto, non deve sorprendere il fatto che i parametri della forma fisica che si correlano più strettamente con la prestazione sono quelli legati al consumo di ossigeno, cioè alla velocità massimale di assorbimento . di ossigeno (VO2max), al consumo di ossigeno necessario per correre a varie velocità submassimali (economia della corsa) ed al consumo di ossigeno che può essere sostenuto senza che vi sia un accumulo apprezzabile di lattato nel sangue (soglia del lattato, massimo steady-state del lattato). Tuttavia, sebbene le specialità della corsa di fondo siano di natura principalmente aerobica, nelle specialità del mezzofondo rimane un piccolo ma significativo contributo derivante dalla fosforilazione a livello del substrato (deplezione di creatina fosfochinasi e glicolisi anaerobica che produce lattato) che non deve essere dimenticato durante l’esame fisiologico di questi atleti (Hill, 1999). Si può stimare che, a livello di élite: la specialità degli 800 m richie. de l’equivalente energetico di ~120% del V O max; per i 1.500 m, è 2 . richiesto il 110% del V O max; i 3.000 m a ostacoli, ~100% del 2 . . V. O2max; i 5.000 m, ~96% del VO2.max; per i 10.000 m, ~92% del VO2max; e la maratona ~85% del VO2max (Londeree, 1986). Da ciò è chiaro che, man mano che aumenta la distanza, la capacità anaerobica diventa un fattore determinante sempre meno importante . per la prestazione; il VO2max è un fattore determinante ed importante per il successo in tutte le specialità, ma forse particolarmente

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CORSA DI MEDIA E DI LUNGA DISTANZA

2 • ANALISI DEI DATI 2.1 • Economia della corsa Un metodo frequente per valutare l’economia della . corsa di un atleta è quello di osservare il VO2 in mL·kg-1·min-1 a 16,0 km·h-1 e con una pendenza dell’1% (cioè, un ritmo di . 6:00 min·miglio-1). Il VO2 medio dei corridori ben allenati a questa velocità è pari a ~52 mL·kg-1·min-1. Pertanto, è possibile fare una valutazione approssimativa dell’economia di . un atleta confrontando il suo V O 2 a 16 km·h-1 con questo valore:

• • • •

44-47 mL · kg-1 · min-1 è eccellente 47-50 mL · kg-1 · min-1 è molto buona 50-54 mL · kg-1 · min-1 è media 55-58 mL · kg-1 · min-1 è scarsa

Tuttavia, poiché l’economia di un singolo atleta può variare in base alla velocità usata e poiché 16,0 km·h-1 rappresenta una velocità piuttosto alta per gli atleti più giovani, può essere preferibile valutare l’economia su una serie di velocità oppure scegliere una velocità più appropriata come ad esempio 12,0 km·h-1 o 14,0 km·h-1 in base al livello di prestazione dell’atleta. Si può cal. colare il VO2 atteso per una certa velocità usando la seguente equazione: . VO2 = 13,5 (velocità) – 8,5 dove la velocità è espressa in metri al secon. do. Ad esempio, il VO2 atteso a 12,0 km·h-1 è 13,5 x (3,33) – 8,5 = 36,5 mL·kg-1·min-1. In alternativa, è possibile esprimere l’economia della corsa in unità di mL·kg-1·km-1. Indipendentemente dalla velocità della corsa, il valore tipico per l’economia della corsa è 200 mL·kg-1·km-1. Per convertire il

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. VO2 in mL·kg-1·min-1 ad una data velocità, in mL·kg-1·km-1, si applica la seguente formula: -1·km-1) = Costo della . corsa (mL·kg -1 = VO2 [(mL·kg ·min-1)/ (velocità (km·h-1)/60)]

Ad esempio, per un atleta che consuma 53 mL·kg-1·min-1 di O2 a 16 km·h-1, 53 diviso 16/60 = 199 mL·kg-1·km-1. Pertanto:

• • • • •

170-180 mL · kg-1 · km-1 è eccellente 180-190 mL · kg-1 · km-1 è molto buona 190-200 mL · kg-1 · km-1 è sopra la media 200-210 mL · kg-1 · km-1 è sotto la media 210-220 mL · kg-1 · km-1 è scarsa

2.2 • Prima soglia del lattato È questo il primo aumento di lattato al di sopra dei valori basali. La velocità alla soglia del lattato è un importante fattore predittivo per la velocità media che è possibile sostenere nella maratona. La velocità e la frequenza cardiaca alla soglia del lattato sono utili anche per definire il passaggio da una corsa ‘facile’ ad una ‘costante’ (discussa più avanti nel testo). Usando il protocollo descritto precedentemente, la soglia del lattato è facile da identificare. Ad esempio, nella Figura 16.1 la soglia del lattato si verifica a 16,0 km·h-1.

2.3 • Seconda soglia del lattato (Lactate turnpoint) La seconda soglia del lattato è la velocità di corsa alla quale c’è un punto di rottura ‘subitaneo e sostenuto’ nel lattato. Tipicamente

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XX CAPITOLO

NUOTO KEVIN G. THOMPSON E SUZAN R. TAYLOR

1 • INTRODUZIONE

P • • • • •

er l’esame aerobico dei nuotatori agonisti sono stati utilizzati numerosi test comprendenti: test 10 x 100 m (Touretski, 1993); test incrementale 5 x 300 m stile libero (Pyne, 1994); test incrementale 5 x 200 m (dorso, rana, farfalla) (Pyne, 1994); test 10 x 100 m (Goldsmith, 2001); test 7 x 200 m (Lakomy e Peyrebrune, 2003).

Il protocollo incrementale 7 x 200 m proposto dall’Australian Swimming Inc. Sports Science Advisory Group (1997) è stato ampiamente adottato in tutto il mondo. Nel 2003, Lakomy e Peyrebrune hanno progettato per conto della British Swimming una versione adattata del protocollo. I miglioramenti della forma fisica sono proposti in base a variazioni delle relazioni tra frequenza cardiaca e velocità e tra lattato ematico e velocità. Gli studi suggeriscono che, in nuotatori ben allenati e di alto livello, l’allenamento aumenta la velocità del nuoto alla soglia del lattato ed a concentrazioni assolute di lattato da circa 2 mmol·L-1 a 6 mmol·L-1, sebbene queste variazioni possano essere o meno associate a miglioramenti della prestazione in gara (Touretski 1993-Olbrecht, 2000, p. 81; Pyne et al., 2001; Thompson et al., 2003). È ben noto che per avere successo nella maggior parte delle gare di nuoto sono necessari un metabolismo aerobico molto sviluppato ed una tecnica di bracciata altamente efficiente.

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NUOTO

GRADINO INTENSITÀ FREQUENZA CARDIACA (n°) APPROSSIMATIVA APPROSSIMATIVA DEL NUOTO AL DI SOTTO DELLA (%) MASSIMA (bpm)

TEMPO IN PIÙ RISPETTO ALLA MIGLIOR PRESTAZIONE PERSONALE UOMINI (s)

TEMPO IN PIÙ RISPETTO ALLA MIGLIOR PRESTAZIONE PERSONALE DONNE (s)

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0

0

0

Nota: Il nuotatore deve essere abituato a nuotare con un ancoraggio prima della valutazione. TABELLA 22.1 • Protocollo del test a gradini 7 x 200 m. Fonte: Riprodotta con autorizzazione da H.K.A. Lakomy e M.C. Peyrebrune (2003).

1.1 • Protocollo con aumento discontinuo del carico di lavoro (a gradini) 7 x 200 m (Lakomy e Peyrebrune, 2003) Si consiglia un riscaldamento standardizzato (ad esempio, fino a 1.000 m) per migliorare le differenze delle risposte fisiologiche tra il nuoto mattutino e quello serale almeno a velocità che si avvicinano al massimo steady state del lattato (Martin e Thompson, 2000). Dopo il riscaldamento, si raccomanda di misurare la concentrazione del lattato ematico che deve risultare inferiore a 1,5 mmol·L-1 per assicurare una buona progressione durante l’esecuzione del test (Tabella 22.1). Ciascuna ripetizione inizia 5 minuti dopo la precedente per lo stile libero ed il dorso e dopo 6 minuti per gli stili farfalla e rana. All’atleta viene chiesto di nuotare con un ritmo costante, per assicurarsi che non ci siano più di 2 s tra ogni tempo intermedio

XXII CAPITOLO

ai 100 m. Il calcolo del numero delle bracciate (bracciate per lunghezza) e della frequenza delle bracciate (bracciate al minuto, cronometro con funzione Base 3) può essere usato per identificare una scarsa efficienza, gli aggiustamenti delle bracciate e l’affaticamento in atto. Immediatamente dopo ciascuna ripetizione si registra la frequenza cardiaca del nuotatore, come pure l’RPE (il nuotatore può registrare da solo questi dati con una matita subacquea su una lavagnetta di acetato dopo ogni ripetizione). Entro 3045 s dal completamento della ripetizione da parte del nuotatore, viene prelevato un campione di sangue capillare per determinare la concentrazione di lattato. Dopo l’ultima ripetizione si prende un ulteriore campione di sangue ogni 2 minuti fino a quando non viene determinato il valore di picco del lattato. È possibile determinare il recupero della frequenza cardiaca facendo le misure ogni 30 s.

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PALLACANESTRO ROBERT A. HORLEY, JO DOUST E STUART H. MILLS

1 • INTRODUZIONE uesto capitolo descrive una batteria di test da campo per valutare la forma fisica che riflette sia i pattern di movimento della pallacanestro, che i principali sistemi energetici impiegati in questo sport. Ciascun test presenta un’elevata validità ecologica ed i dati sono riportati ponendoli a confronto con quelli dei test di laboratorio. La batteria è stata concepita per essere di facile utilizzo con le squadre in campo e per ridurre al minimo il tempo di valutazione. L’opportunità di effettuare test di laboratorio e test per valutare altre importanti componenti della forma fisica nella pallacanestro, ad esempio l’escursione articolare e la forza, non deve essere trascurata, ma questi argomenti sono descritti dettagliatamente nei Capitoli 10 e 13 e devono essere usati per completare questa batteria di test sul campo. Quest’ultima sarà sensibile alle modificazioni indotte dall’allenamento, dal momento che presenta una forte specificità (ovvero l’adozione di pattern di movimento e di sistemi energetici richiesti durante la prestazione sportiva della pallacanestro), validità ed affidabilità. Sebbene la pallacanestro sia essenzialmente uno sport di sprint ripetuti, nella batteria di test da campo che viene proposta non è stato incluso alcun test specifico per la pallacanestro che valuti la capacità di effettuare sprint ripetuti. Al momento su questo argomento è necessario condurre ulteriori ricerche nell’ambito della fisiologia per poter realizzare un valido protocollo di valutazione sul campo.

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Pagina 240

240 2 • ANTROPOMETRIA Vengono valutate le variabili antropometriche standard, la statura, la massa corporea e la percentuale di grasso corporeo prevista, ricorrendo alla somma delle quattro pliche cutanee (Durnin e Womersley, 1974).

3 • FLESSIBILITÀ E VALUTAZIONE DELLA FORZA È noto che la flessibilità e la forza sono componenti importanti della forma fisica necessaria per la prestazione nella pallacanestro. Le tecniche di valutazione di queste variabili sono discusse in dettaglio nei Capitoli 10 e 13.

4 • TEST DELLO SPRINT SINGOLO (ACCELERAZIONE E VELOCITÀ) 4.1 • Fondamento logico

PALLACANESTRO

• Le cellule fotoelettriche (precise al centesimo di secondo) sono impostate a un’altezza di 1 m e ad intervalli di 0, 5 e 20 m. • La posizione di partenza per gli sprint è con il piede d’appoggio posto dietro una striscia di nastro posizionata 0,5 m dietro alla linea di partenza (prima porta di sincronizzazione). • I giocatori iniziano quando sono pronti, la registrazione del tempo inizia quando essi attraversano la linea di partenza. Ciò elimina il tempo di reazione dai tempi di sprint. • I giocatori corrono il più velocemente possibile fino alla linea di arrivo, assicurandosi di non rallentare prima di aver oltrepassato la fotocellula di arrivo. • I migliori tempi sui 5 e 20 m devono essere registrati dopo aver eseguito almeno due tentativi. Viene stabilito che due prove sono sufficienti per ottenere un risultato riproducibile, che rifletta le capacità di sprint di un giocatore (Harley, 1997a).

4.3 • Riproducibilità dei risultati per lo sprint di 20 m

La velocità è una risorsa fondamentale per il giocatore di pallacanestro. Nei rapidi cambi di fronte, il giocatore più rapido ad attraversare il campo sarà nella migliore posizione tattica, sia in attacco che in difesa. Anche l’accelerazione è di vitale importanza per il giocatore di pallacanestro in quanto sono spesso i primi passi che determinano se un giocatore riesce ad oltrepassare il difensore. I tempi nel test dello sprint sono registrati nei primi 5 e 20 m.

5 • TEST DI SALTO VERTICALE

4.2 • Procedura del test

5.1 • Fondamento logico

• Segnare una linea di partenza (0 m) ed una linea di arrivo (20 m) con nastro adesivo.

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• Media ± ds dei tempi (s) di sprint per la prima (3,41±0,21) e la seconda (3,39±0,23) prova. • Correlazione nel test-retest con r = 0,96, P<0,001, n = 20. • Valutazione dell’errore nel test-retest con CV = 1,6% (Harley, 1997a).

L’abilità di saltare in altezza è di estrema importanza per un giocatore di pallacanestro. Durante una partita, il salto a rimbalzo

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XXXVIII CAPITOLO

VALUTAZIONE DELLA FORMA FISICA NEI BAMBINI GARETH STRATTON E CRAIG A. WILLIAMS

1 • FONDAMENTO LOGICO sistono innumerevoli ragioni per cui dovrebbero essere create delle linee guida specifiche per i bambini invece di adottare quelle per gli adulti. Queste ragioni includono le differenze esistenti tra bambini e adulti riguardo:

E • • • • •

l’etica; il consenso informato; le differenze fisiologiche dovute alle dimensioni corporee; l’influenza del processo di crescita e di maturazione; la necessità di un diverso ambiente di laboratorio.

Negli ultimi 20 anni c’è stata una proliferazione dei protocolli di test che è sfociata in una crescente quantità di dati sulla fisiologia dei bambini. Per gli scopi di queste linee guida, con il termine bambino indichiamo un individuo con meno di 18 anni di età. Queste linee guida sono progettate per raccomandare tecniche accurate nella misura dei parametri fisici e fisiologici dei bambini e possono essere adottate nello sport o a scopo di ricerca.

2 • MODALITÀ DI VALUTAZIONE I test da campo e di laboratorio per la forma fisica e la prestazione sportiva rappresentano le due principali modalità utilizzabili dallo studioso dell’esercizio fisico pediatrico. Entrambi sono ampiamente usati, sebbene i test da campo siano comunemente utilizzati nelle scuole come parte dell’educazione fisica. La scelta del test dipende da una serie di fattori quali costo, convenienza, precisione ed espe-

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VALUTAZIONE DELL’EFFICIENZA FISICA NEI BAMBINI

rienza dell’esaminatore. I test da campo sono limitati perché non forniscono dati fisiologici diretti, ma valutano molto più accuratamente la “prestazione motoria”. Il vantaggio di eseguire test da campo è che essi richiedono un’attrezzatura relativamente economica, il personale coinvolto nel test necessita di minor addestramento e i test possono essere effettuati su campioni di grandi dimensioni in strutture prontamente utilizzabili, ad esempio le palestre. Quindi i test da campo sono convenienti per ampi studi epidemiologici sulla popolazione. D’altra parte, i test di laboratorio sono più costosi, richiedono un’équipe e strutture specialistiche, ma producono dati “fisiologici” più sensibili e precisi ed una maggiore comprensione dei meccanismi biologici. I test da campo sono uno strumento utile a disposizione di allenatori, insegnanti e professionisti del settore sanitario e, sebbene i test siano stati criticati per il loro impiego nelle scuole, sono utili per evidenziare variazioni in tutti gli studi di popolazione.

3 • PARTECIPAZIONE DEL BAMBINO AD UN PROGETTO Il Medical Research Council (MRC) ha dichiarato che i bambini possono partecipare a progetti di ricerca che presentino un beneficio terapeutico o non terapeutico di cui non necessariamente trarrà vantaggio il bambino coinvolto. Tuttavia, il coinvolgimento di bambini nei test deve presupporre “un rischio trascurabile”, definito come non maggiore del rischio di subire un danno a cui di solito si va incontro nella vita quotidiana. Le seguenti procedure di valutazione sono considerate a rischio trascurabile:

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osservazione del comportamento; monitoraggio fisiologico non invasivo; valutazioni dello sviluppo ed esami obiettivi; modifiche nella dieta; prelievo di campioni ematici ed urinari (Medical Research Council, 1991).

In Inghilterra e nel Galles, i bambini al di sotto dei 18 anni di età non possono legalmente dare il consenso per partecipare a test motori di valutazione e perciò è essenziale il consenso dei genitori o del tutore. Recentemente, è diventata una pratica accettata ottenere l’assenso dei bambini unitamente al consenso dei genitori, senza tuttavia che questo assenso si sostituisca a quello dei genitori, per assicurarsi che il bambino non sia costretto dai genitori a partecipare ad un progetto (Jago e Bailey, 1998; Williams, 2003). I dettagli delle procedure devono essere spiegati tenendo conto dell’ampio range di capacità intellettive dei bambini. Comune a tutte le procedure etiche di ricerca deve esserci il fatto di mettere in evidenza che il bambino è libero di ritirarsi in qualsiasi momento. Il Protection of Children Act 1999 (DoH, 2000) esige che tutte le attività che coinvolgono i bambini proteggano il loro benessere. Laddove i bambini sono coinvolti in test senza la presenza di un genitore o di un tutore, coloro che si assumono la responsabilità del test agiscono “in loco parentis” (al posto del genitore). Ora è procedura comune che nessuno senza un Criminal Records Bureau Enhanced Disclosure (certificato di “buona condotta”, ndt) sia lasciato custode unico dei bambini (DfES). Si raccomanda anche che ogni esaminatore non sia lasciato in situazioni di uno-a-uno con il bambino, anche nel periodo in cui vengono organizzati i trasferimenti.

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XLII CAPITOLO

TEST DA SFORZO PER I SOGGETTI CON DIABETE PELAGIA KOUFAKI

1 • INTRODUZIONE l diabete è una malattia metabolica caratterizzata da iperglicemia dovuta all’incapacità del pancreas di produrre insulina (diabete di tipo 1) o all’incapacità delle cellule di rispondere in modo efficace all’insulina circolante (insulino-resistenza) (Diabetes UK, 2004). Esistono quattro categorie di diabete. Il diabete di tipo 1 è caratterizzato da un deficit completo di insulina ed è quindi necessario che essa venga somministrata regolarmente al paziente. Il diabete di tipo 2 è caratterizzato soprattutto da una resistenza all’insulina che può progredire verso una produzione insufficiente di insulina. L’approccio terapeutico comune comprende la somministrazione di farmaci ipoglicemizzanti orali o di agenti insulino-sensibilizzanti. In circa il 35-40% dei pazienti con diabete di tipo 2 di lunga durata può anche essere necessario ricorrere alla somministrazione di insulina esogena. Il diabete gestazionale può svilupparsi durante la gravidanza, ma di solito i livelli elevati di glucosio ritornano nella norma dopo il parto. La quarta categoria è denominata “altri tipi specifici” di diabete che sono strettamente correlati ad alcune malattie o a predisposizioni genetiche (American Diabetes Association, 2004a). I criteri generali per porre la diagnosi di diabete sono presentati nella Tabella 42.1. Mentre i sintomi del diabete di tipo 1 sono ben descritti (poliuria, polidipsia, calo ponderale non spiegato), il diabete di tipo 2 non è associato a sintomi specifici e può rimanere non diagnosticato per molti anni (Diabetes UK, 2004). Tuttavia, i soggetti che presentano problemi di obesità, ipertensione, iperlipidemia e inattività fisica hanno una maggiore probabilità di presentare un alterato metabolismo del glucosio che può progredire verso il diabete di tipo 2 (Wilson et al., 2005).

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TEST DA SFORZO PER I SOGGETTI CON DIABETE

DIABETE

ALTERATA TOLLERANZA AL GLUCOSIO

RANGE TARGET

11.1

5.5-7.8

< 6.1

7

7.8

4.4-6.7

<5

Glicemia dopo OGTTc (mmol · L-1)

11.1

7.8-11.1

HbA1Cd(%)

>8

~7

<7

<6

Glicemia randoma (mmol · L-1) Glicemia a digiunob (mmol · L-1)

RANGE NORMALI

Note: a Random: in qualunque momento della giornata indipendentemente dall’ultimo pasto consumato; b A digiuno: almeno 8 h dall’ultimo pasto; c OGTT: test di tolleranza al glucosio orale con valore della glicemia a 2 ore usando un carico di 75 g di glucosio; d Emoglobina glicosilata: indice che riflette la concentrazione media di glucosio durante i 2-3 mesi precedenti

TABELLA 42.1 • Livelli di glucosio plasmatico per la diagnosi di diabete e nello stato di alterata tolleranza al glucosio. Il range target si riferisce ai livelli di glucosio da raggiungere in seguito al trattamento medico usuale. I range normali si riferiscono a individui apparentemente sani.

Nel Regno Unito la prevalenza di diabete è di ~3%, questo significa che 1,8 milioni di persone ne sono affette. Tuttavia, si ritiene che nel Regno Unito vi sia un milione di persone con diabete di tipo 2 non diagnosticato. A livello mondiale le cifre dimostrano che il 5% della popolazione è affetta da diabete con la prevalenza che tende a raddoppiare ad ogni generazione (Diabetes UK, 2004). Il diabete è strettamente associato alla morbilità e alla mortalità cardiovascolari (Diabetes UK, 2004; Wilson et al., 2005) e di conseguenza una gestione efficace della malattia potrebbe ridurre l’incidenza di complicanze diabetiche e cardiovascolari. Attualmente non esiste una cura per questa malattia e tutti gli interventi disponibili e le linee guida sullo stile di vita sono volti a gestire la condizione mantenendo i livelli di glucosio stabili entro i limiti di normalità. Le raccomandazioni per una gestione ottimale comprendono una combinazione di interventi farmacologici, alimentari e l’attività fisica (American Diabetes Association, 2004b,c; Albright et al., 2000).

XLII CAPITOLO

2 • COMPLICANZE DIABETICHE E FISIOPATOLOGIA CORRELATA ALL’ATTIVITÀ FISICA Livelli cronicamente elevati di glucosio (iperglicemia) possono provocare complicanze microvascolari e/o macrovascolari come per esempio danni ai nervi periferici e al sistema nervoso autonomo, retinopatia che può essere accompagnata da una perdita parziale o completa della visione, insufficienza renale, malattia aterosclerotica e/o vasculopatia periferica e ictus (Albright et al., 2000; Diabetes UK, 2004; American Diabetes Association, 2004b; Verity, 2005). La neuropatia diabetica e la malattia dei piccoli vasi rappresentano anche la principale causa di amputazione degli arti inferiori. La relazione di Diabetes UK del 2004 indica che il tasso di amputazione nelle persone con diabete è di 15 volte più alto di quello dei soggetti senza diabete. Inoltre, l’iperglicemia altera in modo significativo il metabolismo lipidico e proteico con effetti significativi sulla gestione del peso e sulla struttura e la funzione dei muscoli a riposo e sotto sforzo (Horton,

VI PARTE

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