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Mobilità ancora non ci siamo Roma 12 maggio 2014

Il PGTU di Roma (2014) di Angelo Zola

Il PGTU, che il Comune approverà nel corso dell’anno, non rappresenta quel sostanziale cambiamento del sistema della mobilità che la città e il suo hinterland richiedono e che era stato annunciato durante l’ultima campagna elettorale dalle forze politiche che nella consultazione sono risultate vincenti. Il piano, in buona sostanza vuole regolamentare la domanda di mobilità limitandosi soltanto a intervenire sulle strutture oggi in essere e con le risorse a disposizione, e, quindi, manca di una visione strategica del traffico e del trasporto viaggiatori e merci. In particolare non tiene nel debito conto il fatto che il pendolarismo quotidiano porta in città centinaia di migliaia di lavoratori e studenti su mezzi propri, e che per la sua entità richiede, inequivocabilmente, che il problema della mobilità venga affrontato legandolo allo stato e al prevedibile sviluppo della città e della sua area metropolitana. Inoltre il piano è privo di una conoscenza dettagliata e documentata della situazione presente e della previsione su come evolverà la mobilità romana, conoscenza sulla base della quale è possibile una programmazione credibile che consenta individuare e realizzare le forme e i modi per eliminare o, almeno, diminuire sensibilmente l’enorme numero di auto private in circolazione, responsabili del caos e dell’inquinamento quotidiani. Sotto tale aspetto il trasporto pubblico è trattato allo stesso livello del trasporto privato, come se non dovesse essere, invece, il perno attorno al quale costruire la mobilità del futuro . Sotto questo aspetto l’aumento indispensabile della rete tranviaria per portarla almeno ai livelli degli inizi degli anni settanta, a cominciare dalla linea sul Lungotevere e dalla tangenziale da Saxa Rubra a Laurentino, non è assolutamente garantito. Del resto abbiamo una recentissima conferma della scarsa o inesistente volontà della amministrazione comunale, ai voleri della quale si adeguano i redattori del piano, di puntare sul TPL. Per questioni di bilancio, mentre la crisi fa lasciare a casa l’automobile, l’assessore Improta chiede all’ Atac di tagliare, entro il 15 maggio 2014, 17 linee e 3,5 milioni di chilometri di percorso e alla Roma TPL, che gestisce la rete notturna e periferica, la diminuzione dei mezzi circolanti e la rinuncia a 6,8 milioni di badget sul contratto di servizio e a 300 lavoratori in esubero. Nel piano, inoltre, non si fa cenno ai fondi e ai finanziamenti necessari alla sua realizzazione, agli strumenti di attuazione (al ruolo delle aziende di trasporto in particolare) e alla partecipazione alla definizione degli obiettivi di fondo che, malgrado la lunga consultazione con organizzazioni e movimenti di base, non ha fatto passi in avanti nel senso che non si è, neanche minimamente, ipotizzato di introdurre regole e forme di intervento dal basso per quel che riguarda il controllo e la codecisione degli atti e degli interventi comunali. Questo PGTU, dunque, e, data la sua impostazione e i limitati settori di intervento, non può essere altrimenti, risolve poco o nulla. Serve altro e con una altra visione generale: un piano della mobilità di area metropolitana e una decisa impostazione a favore del trasporto pubblico, soprattutto perché non bisogna disperdere i fondi statali, che sono pochi rispetto all’entità dei problemi da risolvere, in quelle opere viarie che si traducono in un ulteriore cementificazione e inquinamento del territorio e in un favore al traffico automobilistico privato.

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Il PGTU di Roma (2014) di Angelo Zola  

Documento agli atti del convegno,"Ancora non ci siamo", svolto a Roma - Campidoglio sala del Carroccio il 12 maggio 2014

Il PGTU di Roma (2014) di Angelo Zola  

Documento agli atti del convegno,"Ancora non ci siamo", svolto a Roma - Campidoglio sala del Carroccio il 12 maggio 2014

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