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Mobilità ancora non ci siamo Roma 12 maggio 2014

UN PIANO NEGATIVO di Vittorio Emiliani

Il testo del nuovo PGTU e quello dell’annesso regolamento rappresentano, a mio avviso, un passo indietro non soltanto rispetto alla normativa vigente, ma, in generale, rispetto alla cultura maturata in mezzo secolo di studi, convegni e concrete realizzazioni riguardanti i centri storici e il loro rapporto con la restante area urbana. Fin dalle primissime pedonalizzazioni anni ’60 e ’70. In particolare non restituiscono chiarezza e legalità alla fruizione turistica di massa, divenuta anche per mancanza di regole - insostenibile nel centro storico romano trasformato (e stravolto) da area residenziale-politica-culturale-terziaria, ecc. in area soprattutto commerciale e turistica. Coi residenti considerati un elemento accessorio, privilegiato “in sé”, e quindi da limitare nei diritti fondamentali. L’insieme delle misure infatti non può che favorire l’ulteriore esodo di residenti dai rioni storici. Lo stesso assessore Improta ha fornito una notizia interessante comunicando che le richieste di permessi per la ZTL sono calate di un 10% attribuendo - bontà sua - il calo non all’ulteriore spopolamento e/o invecchiamento anagrafico del centro storico, ma al fatto che i residenti si stanno adattando a lasciare l’auto per la bicicletta e per altri mezzi alternativi. Chi risiede nei rioni storici può testimoniare di usare pochissimo, da anni, l’auto a Roma (semmai per uscire dalla città e rientrarvi), di muoversi in essa a piedi, in autobus o in taxi. Quanto alla bici, certo, rispetto a 2030 anni fa, c’è stato un qualche incremento, limitato però: a) dallo stato spesso disastroso della pavimentazione stradale; b) dall’assenza di percorsi ciclopedonali e dallo stato sovente deplorevole delle ciclabili esistenti, dall’invadenza crescente di auto, moto, furgoni, camion, bus di ogni tipo; c) dalle difficoltà quindi nell’uso della bici per famiglie, bambini, anziani (i quali, da soli, costituiscono circa ¼ della popolazione residente). Senza contare le forti pendenze al di fuori di certi quartieri. Il nuovo PGTU, prevedendo la creazione di “isole ambientali” diffuse entro le Mura Aureliane con la eliminazione di marciapiedi e la riduzione delle carreggiate, stravolge l’assetto della Roma storica e mette ancor più a rischio di oggi (e non è facile) i pedoni di ogni età e abilità fisica. Esso infatti crea isole semi-pedonali nelle quali i mezzi di servizio dei nuovi e vecchi locali di ristorazione, mescita, ecc. che già adesso imperversano ad ogni ora, possono continuare ovviamente ad entrare mettendo a rischio la incolumità di cittadini, turisti, ecc. La eliminazione di marciapiedi, di fasce esclusivamente pedonali, porterà a sacrificare ulteriormente il diritto ad uno spazio fisico protetto, in specie da parte delle famiglie con bambini, dei diversamente abili in carrozzella o con stampelle, degli anziani, ecc. Un vero attentato alla vivibilità complessiva, alla sopravvivenza della

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Mobilità ancora non ci siamo Roma 12 maggio 2014

città rispetto alla oggettiva dirompenza del turismo di massa e al deserto delle periferie che spinge masse di giovani verso l’unica città strutturata esistente. Le salvaguardie minimali esistenti – già oggi minacciate – vanno mantenute senza equivoci. Lo chiediamo in base alle norme vigenti del Codice della Strada e lo chiediamo con forza per evitare il collasso della residenza la quale rappresenta l’elemento fondamentale di vitalizzazione della città antica e di controllo sociale della medesima rispetto alla criminalità, peraltro già diffusa. Le dimensioni delle carreggiate non possono, non devono essere ristrette a 2 metri e mezzo A meno di non voler favorire l’ulteriore dilagare delle Occupazioni di suolo pubblico in ogni tipo di viabilità, sacrificando anche le aree di sosta tariffata o a vantaggio dei residenti. I quali erano o sono disponibili ad un ragionevole incremento dei permessi, ma non alla decuplicazione dei costi. L’assessore Improta imputa alle poche decine di migliaia di residenti rimasti (inclusi evidentemente bambini, ragazzi, vegliardi e/o disabili) il caos automobilistico nel centro storico. Qui siamo al di là del ridicolo. Oltre tutto il caro-permessi si risolve - come ha notato il consigliere Nathalie Naim - in una beffa: paghiamo una cifra spropositata per veder poi entrare, perché: 1) c’è una oggettiva inflazione di permessi fasulli; 2) gli orari di chiusura dei varchi, specie di quelli serali, non proteggono niente e nessuno dal parcheggio selvaggio, dall’inquinamento atmosferico e acustico, ecc L’intero impianto della nuova normativa – restrittiva per i residenti e agevolativa per ogni attività commerciale, anche la più scadente – ha uno sbocco (se non uno scopo) inequivocabile: trasformare il centro storico più bello, più ammirato del mondo, in parte, ancora abitato, nonostante tutto, in un “divertimentificio” senza limiti, effimero, equivoco, inquinato e inquinante, sfruttando come merce un patrimonio invece culturalmente e storicamente unico e irripetibile.

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Un piano negativo di Vittorio Emiliani