Cristallino 2015 2016

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LUOGHI PER LE ARTI VISIVE 2 a edizione

2015 | 2016



Il pensiero è un abisso Souvenir d’Amérique

direzione artistica

Francesco Bocchini Claudio Ballestracci

a cura di

Roberta Bertozzi



IL PENSIERO È UN ABISSO IMAGERIE, CATALOGHI, INVENTARI. DEDICATO A RAFFAELLO BALDINI. 21 NOVEMBRE 2015 28 FEBBRAIO 2016

in rete con

Giacomo Cossio Massimiliano Fabbri Gilberto Giovagnoli Ilaria Margutti Mariano Marini Rudy Mazzoni Valentino Menghi Gregorio Ravaioli Denis Riva Fabrizio Zanuccoli


Mariano Marini, Rudy Mazzoni, Fabrizio Zanuccoli Down, 2015


A dieci anni dalla sua scomparsa, il nostro omaggio a Raffaello Baldini consiste in una rilettura in termini visivi del suo ultimo grande monologo poetico, La fondazione. Una scelta affatto casuale, dovuta alla centralità che il mondo delle cose assume in questo testo offrendoci peraltro la chiave per ripercorrere tutto quel complesso, quando non tormentato, rapporto con l’oggettività che ha interessato fortemente le arti moderne e contemporanee, passando da una messa in discussione della stessa possibilità rappresentativa a una parodia del mondo mercificato, dal kitsch ai feticci delle società spettacolari, dal riciclaggio alle pratiche di prelievo e decontestualizzazione, di innesto e collage. Tuttavia l’incontro con la scrittura di Baldini, e con lo specifico di questo libro, genera un interessante cortocircuito delle modalità appena elencate: perché nei suoi versi gli oggetti diventano principalmente tessere di una condizione umana, estensioni concrete di una nevrosi che ha a che fare con il tempo, con il rovinare del tempo, con il dramma del singolo più che con le trasformazioni subite dalla collettività. Per lo stravagante protagonista del libro non è tanto la “roba” quanto la sua custodia, la fissazione a “tenere tutto da conto”, a porsi come vera matrice di un automatismo mentale: di una propensione a far sì che gli oggetti, le tracce materiali del proprio vissuto, diventino più importanti dell’esistenza stessa. E in questo accumulare per trattenere si staglia come leitmotiv la ricerca di un ordine, di una ragione: ammassare, accostare, allestire per far emergere un disegno, per rinvenire nell’opaca trafila delle cose una narrazione, una storia. A questo meccanismo si sono allineati i compendiari, gli assemblaggi realizzati dagli artisti, sorta di Wunderkammern dove

trovano posto, con maniacalità certosina o assecondando una casualità di cui difficile è rinvenire la logica, oggetti di ogni tipo, di uso comune o assolutamente improbabili, accomunati dal fatto di essere posti in una nuova sequenza discorsiva, in una nuova mitopoiesi. Se si vuole ciò che contempliamo è qualcosa di molto vicino all’idea di opus incertum, dove labile è il confine tra opera e operari, tra il pieno generato da un manifattura e il movimento inessenziale che la compie, con tutte le sue cadute, i suoi azzardi, suoi intervalli, le sue esaltanti accensioni. Si trattava di una scommessa: perché ciò che abbiamo chiesto agli artisti era di rivelarci esattamente questa zona intermedia del loro lavoro, in esilio dalle proprie certezze stilistiche, mettendo in scena il loro immaginario, le figure di cui si nutrono, l’abisso del loro pensiero – chiedendo loro di selezionare in tutta questa magnifica caoticità un ordine, una linea di significazione, un racconto. Scriveva Roland Barthes: “bisogna non dimenticare che l’oggetto è il migliore portatore del soprannaturale: c’è facilmente nell’oggetto una perfezione e insieme un’assenza di origine, una chiusura e una brillantezza, una trasformazione della vita in materia (la materia è assai più magica della vita), e per dir tutto un silenzio che appartiene all’ordine del meraviglioso”. Ripristinare il meraviglioso attraverso il prosaico: perché il pensiero è un abisso e solo tramite le sue analogiche, ardite connessioni ciò che ci circonda ritorna a essere vitale. Proprio attraverso la trama che rilega l’una con l’altra le cose, attraverso la loro catalogazione, che altro non è che un mettere insieme un universo simbolico e allegorico – dove creare diventa in primo luogo ri-significare tutto quello che c’è già. Roberta Bertozzi


Giacomo Cossio


Piante, 2015


Denis Riva


Masticare il nulla, 2015 Teste sacre, 2015


Mariano Marini Rudy Mazzoni Fabrizio Zanuccoli


Down, 2015


Ilaria Margutti


Le Mappe della Solitudine, 2015


Gregorio Ravaioli


Senza titolo, 2015


Gilberto Giovagnoli


Scultore dadaista e vittoriano, 1990/2015


Massimiliano Fabbri


Atlante, 2015


Valentino Menghi


F8x1000 (cit.), 2015


GIACOMO COSSIO Giacomo Cossio nasce a Parma nel 1974 e si laurea in Architettura all’Università di Ferrara. Tra le mostre personali: “L’ultima ruota del carro”, Galleria Bonioni, Reggio Emilia, a cura di Chiara Canali e di Nicolò Bonechi (2014); “Corpi Macchine Piante. Tentativi di realtà”, Le Torri dell’Acqua, Budrio (Bologna) a cura di Martina Cavallarin, Arte Fiera Off, Arte Fiera Bologna (2012); “Pandora. Macchine+Piante = Ricostruire il mondo nuovo”, Galleria l’Affiche, Milano, a cura di Chiara Canali, (2010); Macchine, Galleria Le Stelle Arte, Parma (2008). Tra le mostre collettive: “Installazione per Volvo CE”, sede Volvo, Milano; “Costruzioni”, Galleria Bonioni, Reggio Emilia a cura di Federico Bonioni; “Step Art Fair” con Galleria Bonioni, La Fabbrica del Vapore, Milano; “Ricostruire il mondo”, Musas, Santarcangelo di Romagna, a cura di Francesco Bocchini, 2014.

MASSIMILIANO FABBRI Massimiliano Fabbri nasce a Cotignola nel 1972 e si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Vive e lavora a Bagnacavallo. Pittore e disegnatore, per il Museo civico Luigi Varoli di Cotignola e altri comuni della bassa Romagna, ha ideato “Selvatico”, progetto, geografia e ciclo di mostre di arti visive in dialogo con le collezioni museali e altri spazi del territorio; per lo stesso museo Varoli ha curato i nuovi allestimenti della casa-studio dell’artista. Educatore, presso la scuola Arti e mestieri di Cotignola, tiene laboratori per bambini e ragazzi. Tra le mostre: “Vie di dialogo”, Biennale del disegno, Complesso degli Agostiniani, Rimini (2016); “Mappe e labirinti”, Museo Civico, Russi; “Il buco dentro agli occhi o il punto dietro la testa (Selvatico)”, Palazzo Sforza, Cotignola; “I low Art”, Galleria Artcore, Bari; “Drawing Storage”, Istituto di Cultura tedesco, Bologna; “Consistency”, affissione di manifesti d’artista, Berlino; “Aspetti della figurazione in Romagna dal 1900 a oggi”, Musei di San Domenico, Imola (2015); “Cave of Forgotten Dreams”, Spazio

C.estra, Castelbolognese; “Credo”, Disegno per il n.1 della rivista Edel, Calligraphie, Cesena; “Martyrium Sanctae. Una revisione contemporanea”, MEAM, Barcellona - Museo Civico San Rocco, Fusignano – Oratorio di San Sebastiano, Forlì; “Cantiere disegno”, Biennale Disegno Rimini, Museo della Città, Rimini; “La scrittura disegnata”, Musas, Santarcangelo di Romagna (2014).

GILBERTO GIOVAGNOLI Gilberto Giovagnoli, pittore e scultore, nasce a San Marino nel 1954 dove vive e lavora circondato dai libri e dalla musica. È stato descritto in mostre in tutta Europa tra cui Palazzo dei Diamanti, Ferrara; Grand Palais, Parigi; Biennale di Venezia 40°; Palazzo Lanfranchi, Pisa; Antonio Colombo, Milano; Biennale Disegno 1, Rimini; Galerie Springer, Berlino, Chiamata collettiva, Germinal, Savignano. Mostre personali includono, Emilio Mazzoli, Modena; Studio Cavalieri, Bologna; Diagramma, Milano; Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, San Marino; Mondo Bizzarro, Roma; D406, Modena; I Musei Comunali di Rocca di Cento. Il lavoro di Giovagnoli è stato oggetto di testi e mostre a cura di Achille Bonito Oliva, Alberto Boatto, Maria Luisa Frisa, Italo Mussa, Luca Beatrice, Valerio Dehò e Alberto Zanchetta, tra gli altri. Tra le ultime esposizioni “The Worst” (works 1983-2015), Scaramouche Gallery, New York. Ha pubblicato “Vita di Hitler”, Edito d406, 2009.

MARIANO MARINI RUDY MAZZONI FABRIZIO ZANUCCOLI Fondato nel 2008 in Emilia Romagna, il collettivo di arti visive costituito da Mariano Marini, Rudy Mazzoni e Fabrizio Zanuccoli, artisti con competenze diverse e provenienti da percorsi ed esperienze differenti, collabora nella realizza-


zione di progetti e installazioni site-specific, prediligendo il linguaggio video, in una ricerca che si muove attorno alla rappresentazione dell’essere umano e del suo vivere nel reale dove, attraverso l’apparato audiovisivo e l’ambiente che lo ospita, crea e modifica una nuova realtà emotiva. Con l’opera UP il gruppo ha partecipato a diverse rassegne nazionali tra cui il festival “Fotografia Europea” di Reggio Emilia, il “Si FEST” di Savignano Immagini a cura di Laura Serani, “Cristallino. Edificare nella vertigine” a cura di Francesco Bocchini e Claudio Ballestracci, all’interno di “Santarcangelo dei teatri”.

Batlò, Barcellona; “Re-usa Barcelona”, Sala Vinçon, Barcellona (2009). Tra le mostre collettive: “Hotel Cabiria”, San Mauro Pascoli (2014); “La Illa d’Art”, Barcellona, Spagna; “Il passato rieditato”, Galleria Bianca Maria Rizzi, Milano (2012); “Aspesi store”, Salone Internazionale del Mobile, Milano; “Live and think in paper and paperboard”, Museo Diocesano, Milano (2011); “Art Verona”, Stand Galleria Bianca Maria Rizzi, Verona; “Step 09”, Stand Galleria Bianca Maria Rizzi, Milano (2010); “Premio Celeste”, Fabbrica Borroni, Milano; “Bergamo Arte Fiera”, Bergamo; “La ripa el’alzaia”; Galleria Bianca Maria Rizzi, Milano; “Di cielo in cielo”, Piazza Duomo, Mi-

ILARIA MARGUTTI Ilaria Margutti (Modena 1971) si è diplomata all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Vive e lavora a Sansepolcro, dove svolge l’attività artistica e quella di docente di storia dell’arte. Dal 2007 inserisce il ricamo nei suoi dipinti, linguaggio in cui sente meglio rappresentata la propria poetica. Collabora con diverse gallerie italiane e straniere ed è stata finalista in tre premi internazionali: “Arte Laguna”, “Arte Mondadori” e premio “Embroideres’ Guild” di Birmingham. Nel 2010 è in Costa d’Avorio per il progetto “De L’Esprit e de L’Eau”. Le sue opere sono state esposte ad “Arte Fiera” di Bologna, “Contemporary” di Istanbul e “Arte Fiera” di Verona. Segue progetti per la diffusione dell’arte contemporanea presso il Museo Civico di Sansepolcro.

lano (2009). Ha inoltre partecipato a diversi programmi televisivi tra i quali “Empesas en paper”, Rai Art, Barcellona e “Sky arte HD”.

GREGORIO RAVAIOLI Gregorio Ravaioli nasce il 09.02.1952 a Sorbano.

DENIS RIVA Nato nel 1979 a Cento ( FE ), vive e lavora a Follina ( TV ). Denis Riva, detto Deriva, ha esplorato a fondo il Ganzamonio, sua terra di origine, usandolo come atomizzatore di idee. Perennemente impegnato nella propria ricerca personale, adora sperimen-

VALENTINO MENGHI Valentino Menghi nasce a Cesena nel 1973. Si diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1996. Vive e lavora a Barcellona. Tra le mostre personali: “A ver que pasa”, Salone del Mobile, Aspesi showroom, Milano (2011); “Reusa Barcelona modernista”, Casa

tare e fondere tecniche artistiche diverse. Deriva lavora con la precisione dello scienziato, la semplicità del bambino e la produttività della formica, affidandosi anche all’intervento del caso. Riporta l’equilibrio nel caos degli elementi, o lo sconvolge provocando reazioni imprevedibili, in un’oscillazione continua tra ironia e riflessione profonda.



SOUVENIR D’AMÉRIQUE PER UNA IDEA DI PAESAGGIO TRA GEOGRAFIA E BIOGRAFIA 30 APRILE 2016 17 LUGLIO 2016

in rete con BIENNALE DEL DISEGNO - Rimini

Veronica Azzinari Carloni & Franceschetti Federico Guerri Luca Piovaccari Pomelo Gloria Salvatori Giorgia Severi Verter Turroni


Luca Piovaccari La solitudine sono i luoghi, 2015/16


“È in noi che i paesaggi hanno paesaggio”. Sulla scia di questa intuizione del poeta Fernando Pessoa, il secondo progetto espositivo di Cristallino si configura come un viaggio nella rappresentazione dello spazio, tra geografia e biografia, reticoli naturali e traiettorie umane. La mostra, che nasce in collaborazione con la Biennale del Disegno di Rimini, è intesa a restituire non tanto un’immagine stabile, analitica, della nostra visione del mondo, quanto la sua proiezione, il suo corpo disseminato, la sua capacità di scindersi e amplificarsi in una miriade di prospettive, di rizomi – il paesaggio, insomma, come un testo senza centro, del quale è impossibile stabilire con certezza le coordinate. Al pari dei documenti cartografici cinque/ seicenteschi, dove l’ignoranza dei contorni matematici del globo terrestre spingeva i geografi all’azzardo e alla congettura, e nei quali l’inesattezza della riproduzione finiva per far vibrare di riflesso la sostanza stessa della realtà, ciò che ci preme consegnare con questa mostra è un’immagine del mondo ancora turbata dal possibile – una infrazione dei confini conosciuti, una totale avventura speculativa. Fin dal titolo, SOUVENIR D’AMÉRIQUE, si allude proprio a questo “desiderio di paesaggio”, di orizzonte, di una “terra promessa”, reale o immaginaria, concreta o ipotetica che sia. E le opere in mostra accentuano e verticalizzano questa idea di uno spazio interstiziale fra soggetto e oggetto – il loro dettato oscilla fra migrazione e stabilità, mondo esterno e recinto interiore, secondo una disciplina di linee e sentieri che può, talvolta, sconfinare nell’arabesco, in una proliferazione di segni scissa da qualsiasi referente oggettivo: libera, articolata, germinativa – in grado di differenziarsi indefinitamente o pericolosamente in bilico tra il deserto bianco di un supporto e l’intrico

generato dalla vegetazione espressiva. In un’epoca in cui la riproduzione del reale si è sostituita a esso, in cui le mappature statistiche, mediatiche, genetiche sono sempre più coercitive, queste opere sembrano reclamare una via di fuga: alludono a un senso senza esaurirlo, ripristinano una possibilità inventiva proprio in forza della loro frammentarietà, mostrano come l’intellezione del mondo possa ancora darsi per via evocativa, per lampi ed evanescenze – per un preciso, segnico e insieme musicale, tremore. Il paesaggio non è soltanto uno spazio, un luogo neutro posto di fronte al nostro sguardo. Parlare di paesaggio significa parlare di una dimensione che ha a che fare col tempo, col desiderio, con l’utopia. Forse il termine più appropriato per significare questa coincidenza è la parola greca skené, vocabolo che nella sua accezione primaria, etimologica, indicava quel luogo deputato ad accogliere e a farsi tramite del dramma: delle nostre proiezioni sentimentali e cognitive, dei nostri affanni e delle nostre speranze, delle nostre storie e dei nostri atti, con l’esito di una perfetta fusione fra la cornice e il gesto che in essa affonda. Si tratta, ed è questo il comune denominatore della ricerca di questi artisti, di rinvenire all’interno del paesaggio una forma destinica, esattamente come viene descritto in uno splendido racconto di Jorge Luis Borges: “Un uomo si propone di disegnare il mondo. Nel corso degli anni popola uno spazio con immagini di province, di regni, di montagne, di baie, di vascelli, di isole, di pesci, di case, di strumenti, di astri, di cavalli e di persone. Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l’immagine del suo volto”. Roberta Bertozzi


Verter Turroni


Vuoto di memoria, 2016


Carloni & Franceschetti


Aurora consurgens, 2013-2016


Pomelo


Piccolo popolo, 2015


Luca Piovaccari


Sovrapposizioni, 2015/16; Inciampi, 2015/16 La solitudine sono i luoghi, 2015/16


Giorgia Severi


Tjanpi (Amphipogon caricinus), 2014


Federico Guerri


Una sola moltitudine, 2015


Gloria Salvatori


Aplomb, 2016; Lama, 2014; Comino, 2016 Tita neire, 2016; Le portalet, 2016


Veronica Azzinari


Mappa di Aria, 2016; Mappa di Acqua, 2015 Mappa degli Uomini, 2016; Mappa Vegetale, 2015


VERONICA AZZINARI

FEDERICO GUERRI

Veronica Azzinari nasce a Milano nel 1986. Si diploma nel 2006 nella sezione di Cinema d’Animazione presso la Scuola del Libro di Urbino. Spinta dall’esigenza di asportare la materia e di graffiare le superfici dei suoi lavori grafici e pittorici, ben presto si avvicina alla tecnica della Calcografia Grazie ad Opificio della Rosa, sviluppando ben presto una personale ricerca artistica che fonde la stampa con il disegno concentrandosi sui temi legati ai primordi e alla natura. Dal 2010 ha esposto in diverse città d’Italia, collaborato con diverse realtà della scena musicale Italiana e condotto workshop per adulti e laboratori per l’infanzia presso “La Corte della Miniera” e “Opificio della Rosa”. Ha pubblicato per riviste come “Lo Straniero”, “La Lettura” e “I quaderni del Teatro di Roma”. Attualmente vive e lavora in provincia di Pesaro- Urbino.

Federico Guerri si è laureato all’Accademia di Belle Arti di Bologna in scultura. Dopo gli studi inizia la sua personale ricerca che lo porta a spaziare dalla scultura alla pittura e al disegno, anche grazie all’esperienza con l’incisione che apprende nel laboratorio di calcografia del padre. Nel 2005 vengono create i primi quadri dove il segno a grafite disegnato sul tela non preparata crea una trama di segni e strutture in cui la geometria dell’architettura trova il suo ibrido nella natura. Recentemente ha realizzato delle sculture in legno che si modulano in forme e dimensioni di volta in volta diverse in dialogo diretto con lo spazio dove vengono installate. Tra le sue mostre personali recenti, ricordiamo quella alla Galleria Montoro12 di Roma 2013, Galleria L’Affiche di Milano 2012. Inoltre ha esposto alla Galleria Gasparelli di Fano in mostre personali e collettive e alla Galleria Weber&Weber di Torino. Ha esposto in mostre bipersonali con Francesco Bocchini alla Galleria Defreo di Berlino e con Germano Sartelli a Casa Rossini a Lugo.

CARLONI & FRANCESCHETTI Cristiano Carloni e Stefano Franceschetti hanno studiato cinema d’animazione e pittura a Urbino e lavorano insieme dal 1995. Le loro tecniche indagano i procedimenti ottici della visione nella trasmutazione della materia e negli slittamenti temporali della memoria. La lunga collaborazione con la Socìetas Raffaello Sanzio, iniziata nel 1999, porta le loro opere nei più importanti teatri d’avanguardia del mondo. I loro video sono stati ospitati presso prestigiose istituzioni culturali pubbliche e private: Museum of Contemporary Art, Chicago; Museo del Louvre, Auditorium, Parigi; Museo d’Arte Moderna, Strasburgo; La Biennale Teatro di Venezia; Central Academy of Fine Arts, Pechino; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino. Numerose loro videoinstallazioni sono state presentate in festival di performance: TTV Performing Arts on Screen, Riccione; Festival Mantica, Teatro Comandini, Cesena; Drodesera, Centrale Fies, Dro; Romaeuropa Festival; UOVO Performing Art Festival, Milano; Santarcangelo dei Teatri

LUCA PIOVACCARI Luca Piovaccari (1965), nasce e vive a Cesena. Tra le mostre personali: “ Fragilitas mortalis” Bipersonale con Federico Guerri alla casa museo Di Renato Serra e alla galleria Il Vicolo, Cesena; “Pagine ad arte” ( Micromostre da sfogliare) Inciampi e storture, Biblioteca di Cervia Maria Gioia (2015); “Mentali fragili equilibri “ Galleria Romberg, Latina (2011), Lurie Gallery, Los Angeles (2010); “X Rooms”, Design Centre, San Donà di Piave, Venezia; “Landscape”, Dellapina arte contemporanea, Pietrasanta (2009); Tra le mostre collettive: “Pentapoli”, Galleria Montoro 12, Roma (2016); “Close – UP Il primo piano sulla pittura Italiana”, Palazzo Collicola Spoleto; “Casabianca -Disseminazioni,” Casabianca, Zola Predosa Bologna; “Germinal”, Palazzo Don Baronio, Savignano sul Rubicone (2015); “Cristallino - Ricostruire il mondo”, Musas, Santarcangelo di Romagna; “La scrittura disegnata”, Musas, Santarcangelo di Romagna; “Selvatico Tre. Una testa che guarda”, Museo Civico San Rocco, Fusignano (2014); “Natura


e Artificio”, il Vicolo, Cesena (2013); “Selvatico spore due. E bianca”, Pescherie della Rocca, Lugo (2012); “La costante cosmologica”, Fondazione Rocco Guglielmo Giovanni, Catanzaro (2011); “Still a live”, Fondazione Pomodoro, Milano (2010).

POMELO Il disegno di Pomelo si lega al tessuto, lo trapassa e incide, è qualcosa di delicato e feroce insieme, un tatuaggio sulla stoffa che diviene inappellabile. Il patchwork del suo disegno di sartoria impazzita, racconta nuove storie, sul luogo di esistenze già vissute e le sovrappone a quelle di vestiti che hanno già avuto un abitante, una casa, una persona che li aveva condotti a spasso nella sua segreta e mondana biografia. (Sabrina Foschini)

GLORIA SALVATORI Gloria Salvatori si diploma in pittura nel 1990 presso l’Accademia di Belle Arti di Ravenna, ha frequentato il corso triennale di pedagogia Steiner-Waldor presso l’Accademia Aldo Bargero di Oriago (VE), frequenta la scuola di formazione in “Arte terapia” a Milano. Vive e lavora a Forlì. Tra le esposizioni: “Rimini foto d’autunno”, Ala Nuova, Musei della città di Rimini; “Nowhere Landscapes. Per una nuova geografia dello sguardo”, Palazzo del Ridotto, Biblioteca Malatestiana, Cesena (2015); “Lo stato delle cose”, RF64 Spazio Minimo, Repubblica di San Marino (2014); “Selvatico - E Bianca. Una Parola diversa per dire latte”, Museo Civico delle Capuccine, Bagnacavallo (2012); “Florilegio collettiva di primavera”, Galleria Fiorella Pieri, Cesena (2008); “No Border #4”, Santa Maria delle Croci, Ravenna, a cura del M.A.R. Museo d’Arte della Città di Ravenna (2004); “32 fotografi: un tributo a Phyllis Lambert”, Museo di Arte Contemporanea, Montreal, Canada; “L’occidente imperfetto: VIII Biennale Internazionale di fotografia”, Palazzo Bricherasio, Torino(1999); “Fotografia italiana contemporanea”, Galerie de Chateau d’Eau, Tolosa, Francia (1998).

GIORGIA SEVERI Il lavoro di Giorgia Severi si concentra sulla relazione tra Uomo e Terra con la continua esperienza fisica diretta e intima in ambiente che riporta all’appartenenza a Natura - Origine. Installazioni, sculture e lavori su carta rivelano il paesaggio letto a più livelli che passando per le forme di piante e montagne, raccontano paesaggi oramai scomparsi e pratiche antropiche in estinzione tentando così di metterne al sicuro la memoria. Archiviazione del paesaggio del nostro tempo, antenato carico registratore di eventi e portatore di memorie. Nelle performance di Giorgia Severi i fruitori diventano parte di una semplice azione rituale dedicata al bosco che vuole riconetterli a natura qui interpretata come luogo al quale apparteniamo, carico di tutti i contenuti e collegamenti che si sviluppano nel tempo tra le persone e il paesaggio in cui vivono, compresa la conoscenza dello stesso quindi la libertà di interazione con esso. Giorgia Severi è nata nel 1984 a Ravenna. Ha studiato restauro del mosaico e successivamente all’accademia di Belle Arti. Vive e lavora in Italia e Australia.

VERTER TURRONI Verter Turroni nasce a Cesena nel 1965 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Ravenna. Vive e lavora a Gambettola. Tra le mostre personali: “Galleria d’ombre”, a cura di Guerrino Siroli, biblioteca comunale Cervia (2013); “Camminare solo”, Galleria Gasparelli, Fano, catalogo con testo di Giancarlo Papi (2012); “Simboli politici”, Galleria Gasparelli, Fano, catalogo con testi di Roberta Bertozzi e Sabrina Foschini (2011); “Ibrido”, a cura di Sabrina Foschini, Materica, Rep. San Marino (2010); “Frammenti”, a cura di Viola Tonucci, Studio Tonucci, Pesaro (2009); “Emblemi probabilmente allusivi ai sentimenti”, a cura di Orlando Piraccini, Palazzo del Capitano, Bagno di Romagna; “Sottobosco”, a cura di Sara Sereghelli, galleria O’, Milano; “Onirico Imperfetto”, Galleria Gasparelli arte contemporanea, Fano (2008); “Anatomie domestiche”, a cura di Giancarlo Papi – Sabrina Foschini, Imperfettogallery, Gambettola (2007); “Verdecielo”, a cura di Sara Sereghelli, galleria O’, Milano (2006); “Orizzonte”, a cura di Giancarlo Papi, Imperfettogallery, Gambettola (2005).


Claudio Ballestracci

CRISTALLINO CANTIERI

GODO NEL SENTIRE CHE STATE TUTTI BENE

In collaborazione con Comune di Bellaria Igea Marina Biblioteca Malatestiana di Cesena

23 gennaio / 28 febbraio 2016

Produzione La Casa Rossa di Alfredo Panzini

Un coro di voci di soldati romagnoli al fronte caratterizzano le stanze grazie all’interpretazione di una selezione di lettere estratte dal libro Verificato per censura di Giuseppe Bellosi e Marcello Savini. Riproduzioni audio dalle lettere e cartoline di soldati semplici che scrivono dal fronte, ambientate con i rumori e suoni della trincea. Registrazioni separate su file inserite separatamente nelle audiovetrine con la omonima lettera originale e qualche oggetto dal fronte di guerra a corredo dalla collezione di Bruno Zama e Angelo Nataloni.

I file audio di tutte le vetrine sono diffusi contemporaneamente in modo da percepire una specie di coro intimo e confuso, così come spesso si coglie nei forzati assembramenti umani. Avvicinandosi alla vetrina prescelta si avrà invece la possibilità di leggere distintamente il testo recitato. Una riflessione sollecitata dal centenario della prima guerra mondiale e che si inserisce nell’ambito del Memoriale per il contemporaneo.

Voce Dany Greggio Suono e montaggio Stefano Bisulli Oggetti originali Angelo Nataloni e Bruno Zama


Erich Turroni CARSICO 20 febbraio / 20 marzo 2016

La ricerca di Erich Turroni tende nel suo complesso a configurarsi come una possente, implacabile elegia dell’umano. Elegiaca può dirsi intanto la traiettoria del suo stile, calibrata sulla ritrazione piuttosto che sull’azione, nella quale domina un riserbo, un pudore espressivo talmente rigoroso da escludere qualsiasi residuo d’intenzionalità soggettiva; ma elegiaca è soprattutto la prospettiva da cui egli osserva il suo oggetto, la modalità in cui esso si rende manifesto, quasi si trattasse di una materia obsoleta, perduta, e lui fosse lì per circoscriverne l’estremo barlume. Perché la figura umana, esclusivo leitmotiv della sua opera, porta qui il segno di una condizione postuma, di un crepuscolo; si profila come qualcosa di rassegnato in una distanza incommensurabile, chiuso nella perfetta dolorosità di un commiato. Roberta Bertozzi

CRISTALLINO CANTIERI catalogo della mostra In-plano | carte sensibili Testo critico Gian Ruggero Manzoni © 2016 Calligraphie

Erich Turroni, quale uno di noi, difensori della “sacralità cenacolare del fare”, sa più che bene che questa non è epoca propizia per mostrarsi per intero, seppure qua e là comparendo, per poi di nuovo scomparire, oltre che per dare un cenno a chi attento, vigile, in attesa del “mondo nuovo”, anche per creare “opere di sabotaggio culturali” al fine di interrompere o deviare oppure prosciugare il corso dei vari fiumi artefatti e apostati che il sistema (non solo artistico) quotidianamente ci propone. Processo “etico”, quindi, di austera e solida proposizione di un Sé sia a livello espressivo, ma, soprattutto, a livello umano. Un compito … una missione … una fermezza ideale e propositiva … volutamente (ma ancora per poco) misterica. Gian Ruggero Manzoni


Luoghi per le arti visive

Novembre 2015 / luglio 2016 MUSAS – Museo Storico Archeologico Santarcangelo di Romagna Direzione progetto Mario Turci Direzione artistica Francesco Bocchini Claudio Ballestracci Curatela Roberta Bertozzi

CRISTALLINO è un progetto di Fo.Cu.S - Fondazione Culture Santarcangelo CALLIGRAPHIE - (con)temporary art & books Con il patrocinio di Comune di Santarcangelo di Romagna IBC - Istituto Beni Culturali Regione Emilia Romagna Con il contributo di Romagna Iniziative Romagna Est BCC Sidermec

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COLLANA In-plano | carte sensibili © Calligraphie 2016 | www.calligraphie.it Progetto grafico Massimo Proli Fotografie Massimo Proli Marco Hazo Zavalloni

UN RINGRAZIAMENTO A Atto Andrea Alessi, Massimo Aloisi, Luigi Berardi, Benedetta Calisesi, Nicoletta Casali, Fauna // Wolves, Camillo Grassi, Dany Greggio, Elisa Grisanti, Stefano Mazzotti, Roberto Paci Dalò, Marco Pandolfini, Pier Paolo Paolizzi, Michele Pascarella, Sandro Pascucci, Massimo Pulini, Elena Tappi, Eugenio Tontini, Marcello Tosi, Maurizio Zaccaro e a tutto lo staff del Musas.