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UNIONE EUROPEA

REGIONE CALABRIA

REPUBBLICA ITALIANA

CALABRIA MULTI CULTURALE Il valore del nostro patrimonio etno antropologico

TUTELA, SALVAGUARDIA PISR E VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO ETNOANTROPOLOGICO DELLE MINORANZE LINGUISTICHE DELLA CALABRIA

riferimenti 3


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Le collane dell'editoria di CalabriaProgettazioneIntegrata

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UNIONE EUROPEA

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Le idee sono patrimonio individuale reso collettivo La riproduzione dei testi è gradita citando la fonte e inviando una copia a CalabriaProgettazioneIntegrata, Dipartimento programmazione comunitaria e nazionale via Molé 88100 Catanzaro o una mail alla casella altuofianco@calabriaprogettazioneintegrata.it

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© copyleft 2012 prima edizione 18 maggio 2012 Creative Commons Public Licenses (CCPL) Condividi allo stesso modo 3.0 Realizzato nell’ambito delle attività di CalabriaProgettazioneIntegrata, svolte da FormezPA a favore dei laboratori territoriali di progettazione partecipata. Progetto tematico settoriale per la Progettazione integrata, affidato a FormezPA dal dipartimento Programmazione nazionale e comunitaria della regione Calabria, asse VII: capacità istituzionale.

Tu sei libero: di riprodurre, distribuire, comunicare al pubblico, esporre in pubblico, rappresentare, eseguire e recitare quest’opera di modificare quest’opera di usare quest’opera per fini commerciali Attribuzione - Devi attribuire la paternità dell’opera nei modi indicati dall’autore o da chi ti ha dato l’opera in licenza e in modo tale da non suggerire che essi avallino te o il modo in cui tu usi l’opera. Condividi allo stesso modo - Se alteri o trasformi quest’opera, o se la usi per crearne un’altra, puoi distribuire l’opera risultante solo con una licenza identica o equivalente a questa. http://creativecommons.org/


CALABRIA MULTI CULTURALE Il valore del nostro patrimonio etno antropologico


Edizione rilegata in brossura. Il libro è stato stampato su carta Symbol Freelife Satin Premium White da 130 grammi al metroquadrato. Una carta tripatinata su entrambi i lati con finitura satin, certificata “Fsc”, quindi proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici, composta da pura cellulosa Ecf e da un elevato contenuto di riciclo selezionato. L’attestazione di durevolezza “Long Life” garantisce la neutralizzazione dell’azione acida di alcuni elementi per garantire la durata nel tempo del prodotto. Inoltre la certificazione “Ph neutral” conferma l’adozione di processi di produzione “acid free”, mentre con “Elemental chroline free” si evidenzia il basso contenuto di cloro organico impiegato per sbiancare la cellulosa.

Infine i marchi “Selected secondary fibres” e “Heavy metal absence” certificano rispettivamente l’impiego nella produzione di fibre alternative alla cellulosa come il cotone, lo sparto, le alghe, il mais, il bambu e il rispetto della direttiva Cee94/62 sulla concentrazione dei metalli pesanti. Per la copertina è stata utilizzata la carta Symbol Freelife Gloss Premium White da 350 grammi al metroquadrato. Il testo è stato impaginato con i caratteri Rotis Serif, Helvetica e Trade Gothic su Imac con processore da 3.06 GHz Intel Core 2 Duo con sistema operativo Mac Os X 10.6.8 Leopard e il software Indesign Cs4 di Adobe.

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Regione Calabria Dipartimento programmazione nazionale e comunitaria assessore Giacomo Mancini direttore di dipartimento Anna Tavano direttore nucleo di valutazione Luigi Zinno dirigente servizio programmazione Tommaso Calabrò

coordinatore Gerardo Castaldo

Direttore editoriale Luca Massacesi

Il volume è stato inpresso in Italia nel mese di giugno 2012.

staff Teta Capua Sabrina Giuliano Elvira Maddaloni Gino Rocca Ester Sollazzo Antonello Stella

Progetto editoriale OfficineEinstein

Stampa Miligraf srl (Formello)

comitato degli esperti Rino Capezzuto Raffaele Colaizzo Luca Massacesi

Progetto grafico Audiovisualgraphik Design copertina e testi Alessandro Ghezzi (Avg) Impaginazione Alessandro Ghezzi (Avg) Fotografie Emilio Arnone (per gentile concessione) In redazione Eleonora Ripanti Elvira Maddaloni


IN MARGINE PREFAZIONE GIACOMO MANCINI

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INTRODUZIONE LUIGI ZINNO

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SOMMARIO

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INDICE

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PREFAZIONE GIACOMO MANCINI CALABRIA PROGETTAZIONE INTEGRATA

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MULTICULTURALITÀ: PATRIMONIO E RISORSA L’IMPEGNO DELLA REGIONE PER DIFENDERE IL PROPRIO PATRIMONIO CULTURALE di Giacomo Mancini

assessore regionale al bilancio e alla programmazione nazionale e comunitaria

La Regione Calabria, potenzia e tutela la cultura delle minoranze linguistiche del territorio, attraverso il recupero, la qualificazione, la valorizzazione delle loro radici culturali e delle loro tradizioni. La diversità socioculturale è, per la nostra regione, una ricchezza da non disperdere e costituisce un pilastro della costruzione democratica dell’Europa. Le lingue e con esse le specificità culturali minoritarie presenti in Calabria rischiano di scomparire e bisogna intervenire per conservare e valorizzare tradizioni antiche. La strategia regionale riconosce le minoranze linguistiche della Calabria, con la legge regionale 15 del 2003, e persegue le finalità di recuperare, qualificare e valoriz-

La diversità socio-culturale è, per la nostra regione, una ricchezza da non disperdere e costituisce un pilastro della costruzione democratica dell’Europa.


Le risorse finanziarie messe a disposizione dalla Regione Calabria per le comunità albanese, grecanica e occitana sono di oltre quattordici milioni di euro. zare le particolarità etno antropologiche, linguistiche, culturali e storiche di queste comunità. Le risorse finanziarie messe a disposizione dalla Regione Calabria per le comunità albanese, grecanica e occitana sono di oltre quattordici milioni di euro. Un’opportunità per i Comuni, per i quali partecipare significa collaborare alla crescita culturale ed economica propria e dell’intera regione. Il Por Fesr 2007-2013 definisce il Progetto integrato di sviluppo regionale per la tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio etnico e antropologico delle minoranze linguistiche della Calabria. Le strategie dei Pisr stabiliscono gli obiettivi strategici, per intervenire e proporre dal basso, in maniera diretta.

Lo scopo principale della programmazione integrata del settore è di sostenere iniziative di grosso impatto che abbiano, preferibilmente, una circuitazione sul territorio regionale, che siano realmente fattibili, che nascano preferibilmente da intese con enti locali, istituti culturali, associazioni. Iniziative che, nel rispetto dello spirito della legge, tendano a favorire il processo di sensibilizzazione delle collettività verso le problematiche delle culture minoritarie. Far conoscere in Europa e nel mondo le tradizioni e la cultura delle nostro ricco patrimonio etno antropologico è un impegno che la Regione Calabria affronta come opportunità concreta.

Lo scopo principale della sostenere iniziative di grosso impatto che abbiano una circuitazione sul territorio regionale, che siano realmente fattibili, che nascano da intese con enti locali, istituti culturali, associazioni.

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INTRODUZIONE LUIGI ZINNO CALABRIA PROGETTAZIONE INTEGRATA

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Il progetto integrato di sviluppo regionale si inserisce nella strategia imperniata sulla legge regionale 15 del 2003 e ripresa nel contesto delle politiche di sviluppo e coesione economica e territoriale del Por Calabria Fesr 2007-2013. Le finalità della Regione Lo scopo della Progettazione integrata in Calabria è quello di favorire un processo di sensibilizzazione della collettività verso un passaggio dalle culture minoritarie ad una multiculturalità, intesa come bene comune. Il patrimonio antropologico delle minoranze etnico linguistiche della Calabria conCOME E PERCHÉ DIFENDERE IL PATRIMONIO templa un patrimonio materiale “fisico”, le opere CULTURALE DELLA CALABRIA. architettoniche e la loro organizzazione urbanistica nei centri storici, e un patrimonio immateriale, la lingua e la conservazione di antichi riti e tradidi Luigi Zinno zioni di un popolo. direttore del Nucleo di valutazione Una ricchezza che s’identifica nella sua multicultue verifica degli investimenti pubblici Por Calabria Fesr 2007-2013

DA MINORANZA, A PATRIMONIO ANTROPOLOGICO, A MULTICULTURALITÀ


ralità, intesa come pluralismo culturale, territoriale e linguistico tale da assumere un valore di unicità. Unicità che la Regione Calabria intende porre all’attenzione dell’Europa e del mondo. Il progetto della Regione è oggi in fase di identificazione e valorizzazione per proporne la candidatura per il riconoscimento nelle liste Unesco come patrimonio dell’umanità. Va evidenziato che le azioni dei Pisl si coordinano con un’iniziativa della Regione Calabria finalizzata alla stipula fra la Regione stessa e il Ministero dei beni culturali. L’accordo sarà aperto a partner pubblici e privati e prevederà la costituzione di un relativo modello di gestione. Il ruolo dei Pisr e dei Pisl Le azioni del Pisr, e dei Pisl che lo tradurranno operativamente, hanno un ruolo chiave per la difesa e valorizzazione di questo patrimonio multiculturale. La componente immateriale per la tutela e sal-

vaguardia di queste culture è molto forte e le azioni vanno mirate a contrastare fenomeni di regresso e rarefazioni dell’uso delle lingue. La lingua in queste comunità è già in estinzione, patrimonio quasi esclusivo degli anziani, spesso limitata alle semplici tradizioni orali. Per questo servono azioni, di valenza sovra territoriale, dirette alla tutela delle radici culturali e delle relative tradizioni, al fine di tramandare alle future generazioni la memoria storica di queste culture, per il recupero dell’identità locale e uno sviluppo sostenibile per la comunità. Le azioni e le finalità dei Pisr puntano a una progettazione integrata che parta dal basso, che implichi un rafforzamento nei processi di cooperazione istituzionale in nuove forme di governance territoriale, con l’obiettivo di recuperare, qualificare e valorizzare le particolarità etnico antropologiche linguistiche, culturali e storiche delle comunità costituite dalle minoranze linguistiche grecaniche,

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INTRODUZIONE LUIGI ZINNO CALABRIA PROGETTAZIONE INTEGRATA

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arbëreshë e occitane presenti in Calabria. Valorizzazone culturale, crescita economica Nel carattere innovativo della Progettazione integrata la protezione della ricchezza culturale significa anche crescita economica, attraverso la crescita occupazionale necessaria alla valorizzazione del territorio. Bisogna aumentare l’attrattività territoriale per rafforzare la coesione sociale e migliorare la qualità della vita dei residenti, con azioni finalizzate a creare flussi turistici lungo tutto l’arco dell’anno. È necessario anche progettare un portale ad hoc per la promozione di sistemi produttivi orientati a un’offerta culturale e a una valorizzazione turistica per l’artigianato tipico, le produzioni agroalimentari e gastronomiche e le iniziative innovative nel settore dei servizi. Un turismo culturale basato, dunque, sulla realizzazione di percorsi tematici,

parchi culturali e letterari, laboratori della memoria storica, eventi culturali, festival di musica etnica per valorizzare e recuperare canti e danze che sono espressione del patrimonio folkloristico. Iniziative dove la qualità dell’offerta sia garanzia per la sua continuità generando un importante indotto economico e quindi un futuro per queste comunità. Occorre allora incrementare e aumentare i servizi per un’accessibilità dei luoghi attraverso un potenziamento delle infrastrutture, una mobilità più efficace con collegamenti rapidi e sostenibili, un potenziamento dei servizi in termini di accoglienza e di accessibilità dei musei e dei siti di maggiore rilievo storico e culturale. Scoprire che è possibile Nel catalogo delle “buone pratiche” sono riprese ben sedici esperienze di successo realizzate in altri contesti italiani ed internazionali, scelte per la loro


sostenibilità ed innovatività nel recupero della lingua e delle tradizioni culturali. L’applicazione di tecnologie innovative può dare un forte contributo alla tutela e alla conservazione della memoria storica, delle lingue e delle radici culturali delle minoranze garantendo l’accesso di questo patrimonio alle generazioni future.

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UNO SGUARDO D’INSIEME

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INQUADRAMENTO PROGRAMMATICO

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CONTESTO TERRITORIALE DI INTERVENTO

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CATALOGO DI BUONE PRATICHE

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ELEMENTI DI RICERCA ETNO ANTROPOLOGICA

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LE STRATEGIE DEL PISR E IL REPERTORIO DI AZIONI

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LE PROCEDURE

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IL QUADRO FINANZIARIO

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Nota per i lettori La trasformazione di una delibera in libro comporta una serie di interventi redazionali come inserimento di titoli di paragrafo o di tamburi o di indici, che aiutano il lettore a trovare, o ritrovare, quello che cerca o che gli serve. Pur non intervenendo, in linea di principio, sul testo, il valore legale rimane quello della delibera originale pubblicata sul Burc, alla quale è necessario rifarsi per verifiche puntuali sull’interpretazione di specifici passaggi o contenuti.

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CALABRIA MULTI CULTURALE Il valore del nostro patrimonio etno antropologico


SGUARDO D’INSIEME CALABRIA PROGETTAZIONE INTEGRATA

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UNO SGUARDO D’INSIEME

In conformità ai principi e agli indirizzi contenuti nel Por Calabria Fesr 2007–2013 e ai successivi documenti attuativi, con deliberazione della Giunta regionale (dgr) 202 del 2009 l’esecutivo regionale ha dato avvio al percorso di attuazione della Progettazione integrata relativamente alla tutela, salvaguardia e valorizzazione delle minoranze linguistiche di Calabria; ritenendo l’attuazione del Progetto integrato di sviluppo regionale “Tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche della Calabria” prioritaria e urgente per lo sviluppo economico del territorio regionale e la cui attivazione avviene mediante Progetti integrati di sviluppo locale (dgr 344 del 22 luglio 2011). Approvate le linee di indirizzo per la predisposizione dell’avviso pubblico per la selezione dei Progetti integrati di sviluppo locale (dgr 344 del 22 luglio 2011), la proposta di avviso pubblico deve essere, secondo quanto stabilito dalla dgr 202 del 2009, corredata da una Guida per l’elaborazione, la valutazione e la presentazione dei Pisl “Minoranze linguistiche”.

Dalla conoscenza delle nostre caratteristiche E’ in ordine a tali indicazioni, legate tanto alla progettazione integrata, in generale, che al Pisl “Minoranze linguistiche”, in particolare, che prendono avvio e trovano legittimazione una serie di attività dedicate all’approfondimento di tali temi e riassunte nelle linee guida rappresentate dal presente documento. La conoscenza articolata e aggiornata delle caratteristiche socio-economiche, del patrimonio culturale e delle potenzialità del territorio delle comunità alloglotte di Calabria, alla luce degli strumenti disponibili e attivabili per la realizzazione di iniziative di sviluppo locale, risiede alla base della


stesura del presente documento. In linea con tali caratteristiche qualificanti, le linee guida per l’elaborazione, la valutazione e la presentazione dei Pisl “Minoranze linguistiche” sono articolate in sei capitoli.

I capitoli del volume Il primo capitolo è dedicato all’inquadramento programmatico. In esso vengono inquadrati brevemente, con commenti e rimandi, il tema della valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche della Calabria negli orientamenti internazionali e nelle politiche comunitarie e nazionali di settore; nelle strategie di settore della Regione Calabria; nel Por Calabria Fesr 2007-2013, negli atti programmatici successivi. Vengono, quindi, esplicitate le finalità del Pisr “Minoranze linguistiche”. Il secondo capitolo, sul contesto territoriale, riporta innanzitutto la zonizzazione delle aree e dei comuni in cui sono localizzate le tre minoranze linguistiche presenti in Calabria (albanesi, greci di Calabria e occitani). Comprende, altresì, una breve caratterizzazione di queste aree dal punto di vista economico, sociale e strutturale. Al catalogo di buone pratiche è dedicato il terzo capitolo. In esso sono riportate schede di esperienze di successo, italiane ed europee, nel campo della valorizzazione del patrimonio etno antropologico e delle minoranze linguistiche. Nel quarto capitolo trovano spazio elementi di ricerca etno antropologica per ciascuna delle tre minoranze linguistiche.Sulla base dei risultati delle analisi di contesto, dall’esame delle buone pratiche e dei rapporti di ricerca etno antropologica, nel quinto capitolo sono trattati e definiti: obiettivi, strategie e tipologie di interventi del Pisr “Minoranze linguisti-

che”; un repertorio di azioni progettuali sulla valorizzazione delle Minoranze Linguistiche in Calabria; priorità territoriali di intervento e priorità settoriali.Un approfondimento sulle procedure per l’implementazione del Pisr sono riportate nel capitolo sei. Nel settimo capitolo vengono, infine, presentate le dotazioni finanziarie del Pisr e la loro distribuzione su base territoriale e settoriale.

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INQUADRAMENTO PROGRAMMATICO

1.1 Orientamenti e politiche comunitarie, internazionali e nazionali di settore

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1 INQUADRAMENTO PROGRAMMATICO

In varie parti dell’Unione europea vivono popolazioni autoctone che parlano una lingua diversa da quella della maggioranza della popolazione del loro Stato di appartenenza. Il numero delle lingue parlate in Europa è di oltre sessanta, escluse quelle ufficiali. Si tratta di 40 milioni di persone che regolarmente usano una lingua diversa, regionale o minoritaria, e solitamente accanto alla lingua ufficiale dello Stato di appartenenza. Un dato che indica come la diversità socio-culturale rappresenti per il nostro continente una ricchezza da non disperdere e uno dei pilastri della costruzione democratica dell’Europa, inserita nell’articolo 22 della “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”, che così recita: “L’Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica”. Dall’Europa La “Carta europea per le lingue regionali o minoritarie”, trattato internazionale concluso a Strasburgo il 5 novembre1992 nell’ambito del Consiglio d’Europa, definisce regionali o minoritarie le lingue “usate tradizionalmente sul territorio di uno Stato dai cittadini di detto Stato che formano un gruppo numericamente inferiore al resto della popolazione dello Stato; diverse dalla lingua ufficiale di detto Stato; questa espressione non include né i dialetti della lingua ufficiale dello Stato né le lingue dei migranti”. Nella Risoluzione dell’Assemblea generale delle

Il numero delle lingue parlate in Europa è di oltre sessanta, escluse quelle ufficiali.


L’Europa definisce regionali o minoritarie le lingue “usate tradizionalmente sul territorio di uno Stato dai cittadini di detto Stato che formano un gruppo numericamente inferiore al resto della popolazione dello Stato; diverse dalla lingua ufficiale di detto Stato; questa espressione non include né i dialetti della lingua ufficiale dello Stato né le lingue dei migranti”. Nazioni unite 47/135 del 18 dicembre 1992 (Dichiarazione Onu sui diritti delle persone appartenenti alle minoranza nazionali o etniche, religiose o linguistiche) viene ribadito che uno degli scopi fondamentali delle Nazioni unite, quali proclamati nella sua Carta, è di promuovere e incoraggiare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti, senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione; considerato che la promozione e la protezione dei diritti delle persone appartenenti a minoranza nazionale o etnica, religiosa e linguistica contribuiscono alla stabilità politica e sociale degli Stati in cui esse vivono; sottolineato che la costante promozione e realizzazione dei diritti delle persone appartenenti a minoranza nazionale o etnica, religiosa e linguistica, come parte integrante dello sviluppo della società nel suo insieme e in un contesto democratico basato sullo stato di diritto, è tale da contribuire al rafforzamento dell’amicizia e della cooperazione tra i popoli e tra gli Stati; essa proclama all’articolo 1 “Le politiche e i programmi nazionali saranno elaborati e realizzati tenendo in conto i legittimi interessi

Promuovere e incoraggiare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti, senza distinzione di razza, sesso, lingua o religione

delle persone appartenenti a minoranza”. Il diritto all’uso della lingua madre è diritto fondamentale tutelato da Convenzioni internazionali, quali: › Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 (legge 848 del 4 agosto 1955); › Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, firmato a New York il 19 dicembre 1966 (legge 881 del 25 ottobre 1977). Di grande importanza sono i riferimenti alla tutela delle minoranze introdotti con il Trattato di Lisbona (noto anche come Trattato di riforma), firmato il 13 dicembre 2007, che ha apportato ampie modifiche al Trattato sull’Unione europea e al Trattato che istituisce la Comunità europea.

Col Trattato di Lisbona, la protezione dei diritti delle persone appartenenti a minoranze viene inclusa nei valori fondamentali dell’Unione. Col Trattato di Lisbona, la protezione dei diritti delle persone appartenenti a minoranze viene inclusa nei valori fondamentali dell’Unione, con la conseguenza che il diritto delle minoranze entra a pieno titolo nel diritto comunitario primario. Pur in presenza di un quadro giuridico in evoluzione le istituzioni europee non si pronunciavano in tal senso da tempo. Quindi essere Europei, oggi, significa poter beneficiare di diritti importanti, ma soprattutto condividere valori, esperienze, idee. In Italia L’Italia è un paese ricco di minoranze linguistiche storiche, per varietà e quantità. Secondo recenti

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INQUADRAMENTO PROGRAMMATICO

stime del Ministero dell’interno circa il 5 per cento della popolazione italiana ha come lingua materna una lingua diversa dall’italiano.

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Il 5 per cento della popolazione italiana ha come lingua materna una lingua diversa dall’italiano. La Repubblica italiana è uno dei pochi stati europei che nella sua Costituzione tutela le minoranze linguistiche. Nella Costituzione della Repubblica Italiana, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale 298 del 27 dicembre 1947, il tema della lingua è trattato direttamente negli articoli 3 e 6, indirettamente nell’articolo 9 e nel primo comma dell’articolo 21. Dall’insieme di questo articolato emergono due principi fondamentali: quello dell’uguaglianza della lingua e quello della libertà di lingua.

La Repubblica italiana è uno dei pochi stati europei che nella sua Costituzione tutela le minoranze linguistiche. Con legge 482 del 15 dicembre 1999 lo Stato italiano ha provveduto a normare, in attuazione dell’articolo 6 della Costituzione, la tutela e la valorizzazione delle minoranze linguistiche storiche dell’Italia. Essa si inserisce in un quadro normativo e di indirizzi generali europei di notevole rilievo. All’articolo 2, infatti, sancisce la tutela delle comunità linguistiche individuate “in armonia con i principi generali degli organismi europei e internazionali”. Con il decreto del Presidente della repubblica 345 del 2 maggio 2001, “Regolamento di attuazione della legge 482 del 15 dicembre 1999, recante norme di tutela delle minoranze linguistiche sto-

riche” è stato dato compimento alla legge 482 del 1999. La legittimazione di questo importante aspetto culturale rappresenta un forte segnale del rinnovato interesse per le lingue minoritarie, sia a livello nazionale che europeo.

1.2 Strategie di settore della Regione Calabria In Italia sono riconosciute dodici minoranze linguistiche storiche, tre di queste nella sola Calabria: gli albanesi nelle province di Cosenza, Crotone e Catanzaro; gli occitano-valdesi in provincia di Cosenza (Guardia Piemontese) ed i grecanici nella provincia di Reggio Calabria. La tutela delle minoranze linguistiche in Calabria è una realtà solo dal 2003, anno in cui è stata approvata la legge regionale (lr) 15. La Regione Calabria, al fine di tutelare e valorizzare le lingue minoritarie, in attuazione dell’articolo 56 dello statuto regionale, ai sensi degli articoli 2 e 3 della legge 482 del 1999, con la legge 15 del 2003, tutela le parlate delle popolazioni alloglotte promuovendone la valorizzazione e la divulgazione.

La Regione Calabria, al fine di tutelare e valorizzare le lingue minoritarie, tutela le parlate delle popolazioni alloglotte promuovendone la valorizzazione e la divulgazione. In precedenza, e solo per un limitato arco temporale, sostegno alla tutela delle comunità minoritarie è stato fornito dalla Regione attraverso finanziamenti provenienti da capitoli di spesa del bilancio regionale appositamente istituiti attraverso la legge regionale 16 del 1985, recante norme in materia di promozione culturale.


La legge regionale 15 del 2003, “Norme per la tutela e la valorizzazione della lingua e del patrimonio culturale delle minoranze linguistiche e storiche di Calabria” (integrata e modificata dalla lr 7 del 21 agosto 2006, e dalla lr 15 del 13 giugno 2008), riconosce le minoranze linguistiche storiche della Calabria e pone nelle sue finalità quelle di recuperare, qualificare e valorizzare le particolarità etno antropologiche, linguistiche, culturali e storiche delle comunità costituite dalle minoranze linguistiche grecaniche, albanesi e occitane presenti in Calabria come condizione per il recupero dell’identità e lo sviluppo sostenibile del territorio. La legge 15 del 2003 introduce strumenti innovativi di governance delle attività da essa previste. Per la programmazione, la finalizzazione delle risorse destinate alla tutela e alla valorizzazione delle comunità linguistiche, istituisce il Comitato regionale per le minoranze linguistiche (Coremil). Istituisce, altresì, gli Istituti regionali di cultura che operano a tutela della lingua e del patrimonio culturale delle popolazioni alloglotte di Calabria. La Regione Calabria riconosce l’associazionismo culturale e la stampa locale di lingua albanese, grecanica e occitanica e li considera un insostituibile strumento di tutela, valorizzazione e promozione della lingua e del patrimonio storico-culturale. Riconosce l’attività delle associazioni culturali operanti per la tutela e la valorizzazione delle comunità linguistiche, ne istituisce un apposito albo regionale.

La legge 15 del 2003 introduce strumenti innovativi di governance delle attività da essa previste: il Comitato regionale per le minoranze linguistiche (Coremil).

Con la legge regionale 15 del 2003 la Regione Calabria, nel rispetto delle diversità culturali e dei principi di democrazia, individua nella lingua, nel patrimonio storico letterario, nelle arti visive, nelle tradizioni popolari delle comunità linguistiche locali un bene culturale da tutelare e valorizzare. Sostenere, potenziare e tutelare la cultura La presenza di minoranze etnolinguistiche è ritenuta fonte di straordinario valore per il territorio regionale. Esse rappresentano una risorsa unica, di tradizioni, cultura e storia. Tutelare e valorizzare tali minoranze è indice del rinnovato interesse per il patrimonio di risorse naturali e culturali presente sul territorio.

Le sfide del multiculturalismo moderno, il recupero, la qualificazione e la valorizzazione delle minoranze e del loro potenziale culturale è una tema che valica gli aspetti locali. Nell’era della globalizzazione in cui le società civili sono chiamate ad affrontare, tra l’altro, le sfide del multiculturalismo moderno, il recupero, la qualificazione e la valorizzazione delle minoranze e del loro potenziale culturale è una tema che valica gli aspetti locali. Le problematiche inerenti le realtà minoritarie, che nella loro diversità sono fonti identitarie di un patrimonio materiale e immateriale di storiche radici che concorre a costituire il corredo culturale della Calabria, sono state e sono argomento prioritario d’interesse dell’azione regionale per lo sviluppo dei territori. Sono frutto di tali considerazioni l’impegno per l’emanazione della legge regionale 15 del 2003 e,

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INQUADRAMENTO PROGRAMMATICO CALABRIA PROGETTAZIONE INTEGRATA

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successivamente, per la trasformazione degli istituti regionali per la tutela delle tradizioni linguistiche e culturali (lr 15 del 2003, articolo 10) in fondazioni, per la promozione della tutela delle tradizioni linguistiche e culturali delle popolazioni calabresi, (lr 15 del 2008, articolo 24), con l’intento da una parte di avvicinare sempre più le politiche regionali di sviluppo ai territori e dall’altra di dotare i territori di più snelli strumenti di governance degli interventi di tutela, valorizzazione e promozione delle minoranze alloglotte in argomento1. La lr 15 del 2003 e, di seguito, lr 7del 2006 e lr 15 del 2008 ha introdotto strumenti innovativi di governance. Tra questi il: › Coremil (Comitato regionale per le minoranze linguistiche) con funzione di programmazione e finalizzazione delle risorse per tutelare e valorizzare le comunità linguistiche; › gli ex istituti regionali, oggi fondazioni, per la tutela delle tradizioni linguistiche e culturali. In coerenza con i principi stabiliti dalla legge 15 del 2003, la Regione Calabria favorisce l’aggregazione in consorzi intercomunali e la costituzione in comuni autonomi delle comunità minoritarie presenti nel suo territorio. Nella ridefinizione dell’attuale assetto amministrativo, essa individua così una condizione di garanzia per la valorizzazione del territorio e il recupero delle sue potenzialità economiche ed ambientali attraverso i propri beni culturali.

La Regione valorizza il territorio e il recupero delle sue potenzialità economiche ed ambientali attraverso i propri beni culturali. Essa, infatti, sostiene, potenzia e tutela la cultura delle minoranze linguistiche del territorio, attraverso il recupero, la qualificazione, la valorizzazione delle loro radici culturali e delle loro tradizioni. In questo quadro, costituiscono oggetto di valorizzazione la lingua, il patrimonio letterario, storico ed archivistico, il rito religioso, il canto, la musica e la danza popolare, il teatro, le arti figurative e l’arte sacra, le peculiarità urbanistiche, architettoniche e monumentali, gli insediamenti abitativi antichi, le istituzioni educative, formative e religiose storiche, le tradizioni popolari, la cultura materiale, il costume popolare, l’artigianato tipico e artistico, la tipicità dei prodotti agro-alimentari, la gastronomia tipica, e qualsiasi altro aspetto della cultura materiale e sociale. L’ambito territoriale e sub-comunale in cui si applicano le disposizioni di tutela di ciascuna minoranza linguistica storica è quello previsto dal comma 3, articolo 1 del dpr 345 del 2 maggio 2001, e adottato dai Consigli provinciali in sua attuazione2.

1.3 Por Calabria Fesr 2007-2013 Il Por Calabria Fesr 2007-2013, nella sua strategia complessiva e in coerenza con gli obiettivi specifici, le strategie e le linee di intervento del Qua-

1 Assessorato turismo Beni culturali sport e spettacolo, Politiche Giovanili “Convegno nazionale sulle minoranze linguistiche” Catanzaro, 3 e 4 dicembre 2009, Doc Stato dell’arte in Calabria. 2 Regione Calabria, Dipartimento programmazione nazionale e comunitaria, Quadro unitario della progettazione integrata 2007-2013.


dro strategico nazionale per la Politica regionale di sviluppo 2007-2013, contribuisce a perseguire le finalità della programmazione regionale di settore con l’obiettivo specifico 5.2 “Valorizzare i beni e le attività culturali quale vantaggio comparato della Calabria per aumentare l’attrattività territoriale, per rafforzare la coesione sociale e migliorare la qualità della vita dei residenti” dell’asse V Risorse naturali, culturali e turismo sostenibile. In particolare punta con l’obiettivo operativo 5.2.4 a “Recuperare, qualificare e valorizzare le particolarità etno antropologiche, linguistiche, culturali e storiche delle comunità calabresi come condizione per il recupero dell’identità e lo sviluppo sostenibile del territorio”.

L’obiettivo operativo: “Recuperare, qualificare e valorizzare le particolarità etno antropologiche, linguistiche, culturali e storiche delle comunità calabresi come condizione per il recupero dell’identità e lo sviluppo sostenibile del territorio”. La concretizzazione di tali obiettivi è resa possibile dalla linea di intervento 5.2.4.2 “Azioni per la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche presenti sul territorio regionale”, finalizzata a potenziare e qualificare le azioni per la tutela e la valorizzazione delle minoranze linguistiche presenti sul territorio calabrese (greci di Calabria, albanesi e occitani), attraverso la realizzazione di specifici Progetti integrati3.

3 Programma operativo Regione Calabria, Fesr 2007-2013.

1.4 Atti programmatici successivi Il percorso di attuazione del Pisr è stato specificato dalla dgr 202 del 20 aprile 2009, avente per oggetto la Programmazione regionale unitaria 2007-2013, che ha definito il Progetto integrato di sviluppo regionale “Tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche della Calabria”, l’istituzione del Tavolo di partenariato regionale e relative funzioni (istituito con dpgr 182 del 15 luglio 2009) e il quadro delle risorse finanziarie e delle azioni per l’avvio del progetto. Il Pisr “Tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche della Calabria” sarà attuato attraverso Progetti integrati di sviluppo locale, uno per ogni minoranza linguistica.

Tutelare e valorizzare. Potenziare e qualificare Il Pisr “Tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche della Calabria” contribuisce all’obiettivo di recuperare, qualificare e valorizzare le particolarità etno antropologiche, linguistiche, culturali e storiche delle comunità costituite dalle minoranze linguistiche grecaniche, albanesi e occitane presenti in Calabria, come condizione per il recupero dell’identità e lo sviluppo sostenibile del territorio. Esso persegue, dunque, una strategia finalizzata a: › tutelare e valorizzare le radici culturali e

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le tradizioni delle minoranze linguistiche grecaniche, albanesi e occitane presenti in Calabria; › potenziare e qualificare i luoghi predisposti alla diffusione ed alla divulgazione dei contenuti culturali etno antropologici delle minoranze linguistiche grecaniche, albanesi e occitane presenti nella regione4.

1.5 Finalità del Pisr “Minoranze linguistiche” La Regione Calabria sostiene, potenzia e tutela la cultura delle minoranze linguistiche del territorio (greci di Calabria, albanesi e occitani) attraverso il recupero, la qualificazione, la valorizzazione delle molteplici attività che sono alle radici del suo patrimonio e ne costituiscono l’articolata espressione. Tutelare e valorizzare tali realtà è possibile grazie alla consapevolezza che l’originale e unico patrimonio costituito dalle specificità etno antropologiche, linguistiche, culturali e storiche delle comunità calabresi rappresenta un potenziale strumento per un’azione regionale aperta all’attenzione dell’Europa e del mondo internazionale.

Il patrimonio etno antropologico come strumento per un’azione regionale aperta all’attenzione dell’Europa e del mondo internazionale. La Regione Calabria ritiene l’attuazione del Progetto integrato di sviluppo regionale “Tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche della Calabria” prioritaria e urgente per lo sviluppo economico del territorio regionale, nonché per le im-

plicazioni occupazionali e i connessi riflessi sociali. Essa avviene attraverso la realizzazione di specifici Progetti integrati di sviluppo locale (Pisl), uno per ogni minoranza linguistica, costituiti dalle seguenti tipologie di azioni: › progettazione e realizzazione, utilizzando edifici pubblici esistenti, di centri polifunzionali per l’integrazione, la promozione e la fruizione dell’offerta culturale delle minoranze (musei etnografici, biblioteche e mediateche, conservatori musicali, laboratori dimostrativi artigianali, etc.); › progettazione e realizzazione di parchi culturali, parchi letterari, laboratori della memoria storica, festival di musica etnica, eventi culturali ed altre iniziative che aumentano l’attrattività e la fruibilità del patrimonio culturale delle minoranze per visitatori e turisti; › azioni per il recupero e la valorizzazione dei luoghi, dei siti e dei beni artistici e monumentali di particolare interesse storico, culturale e paesaggistico per le comunità dei greci di Calabria, degli albanesi e degli occitani. La strategia Nel quadro degli indirizzi e delle strategie sul tema delle minoranze linguistiche, l’amministrazione regionale ravvisa la priorità di integrare gli interventi realizzati nell’ambito dei Pisl con l’azione regionale e locale nel campo della valorizzazione ambientale, culturale e turistica. Le finalità del progetto integrato regionale sono pienamente ravvisabili nella strategia di settore posta in atto dalla Regione Calabria, che punta

4 Regione Calabria, Dipartimento programmazione nazionale e comunitaria, Quadro unitario della progettazione integrata 2007-2013.


Governance e iniziative di sensibilizzazione delle collettività.

Nazioni unite, 18 dicembre 1992

I principali riferimenti normativi per la tutela delle lingue minoritarie prevedono quattro livelli giuridici di promozione: internazionale, comunitario, nazionale e regionale.

1.6.2 Riferimenti normativi europei › Risoluzione del Parlamento europeo su una Carta comunitaria delle lingue e culture regionali e una Carta dei diritti delle minoranze etniche, 16 ottobre 1981 › Risoluzione del Parlamento europeo sulle lingue e le culture delle minoranze etniche e regionali nella Comunità europea, 30 ottobre 1987 › Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, 5 novembre 1992 › Risoluzione del Parlamento europeo sulle minoranze linguistiche e culturali nella Comunità europea, 9 febbraio 1994 › Regolamento Ce 1080 del 2006 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale › Regolamento Ce 1083 del 2006 del Consiglio recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione › Regolamento Ce 1828 del 2006 della Commissione, che stabilisce modalità di applicazione del Regolamento Ce 1083 del 2006 del Consiglio recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione.

1.6.1 Riferimenti normativi internazionali › Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, Assemblea generale delle Nazioni unite, 10 dicembre 1948 › Risoluzione Onu sui diritti delle persone appartenenti alle minoranze nazionali o etniche, religiose o linguistiche, Assemblea generale delle

1.6.3 Riferimenti normativi nazionali › Costituzione della Repubblica italiana (Gazzetta ufficiale 298 del 27 dicembre 1947) › Legge 482 del 15 dicembre 1999, “Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche” (Gazzetta ufficiale 297 del 20 dicembre 1999)

sul rilancio e la valorizzazione della progettazione integrata per lo sviluppo territoriale. Questo implica, una robusta azione di sostegno e rafforzamento dei processi di cooperazione istituzionale e di partenariato tra gli attori dello sviluppo locale, ovvero l’identificazione di nuove forme di governance territoriale e di assetti organizzativi locali adatti alla costruzione ed attuazione delle politiche di sviluppo. In tal senso, si è ritenuto opportuno puntare sull’individuazione di interventi indirizzati al sostegno di iniziative di grosso impatto che abbiano, preferibilmente, una circuitazione sul territorio regionale, che siano realmente fattibili, che nascano preferibilmente da intese con enti locali, istituti culturali, associazioni. Iniziative che, nel rispetto dello spirito della legge, tendano a favorire il processo di sensibilizzazione delle collettività verso le problematiche delle culture minoritarie.

1.6 Strumenti legislativi

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INQUADRAMENTO PROGRAMMATICO CALABRIA PROGETTAZIONE INTEGRATA

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› Decreto del Presidente della Repubblica 345 del 2 maggio 2001, “Regolamento di attuazione della legge 482 del 15 dicembre 1999, recante norme di tutela delle minoranze linguistiche storiche” (Gazzetta ufficiale 213 del 13 settembre 2001) › Decreto del Presidente della Repubblica 60 del 30 gennaio 2003, “Regolamento recante modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 345 del 2 maggio 2001, concernente regolamento di attuazione della legge 482 del 15 dicembre 1999, in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche” (Gazzetta ufficiale 82 dell’8 aprile 2003) 1.6.4 Riferimenti normativi regionali › Legge regionale 15 del 30 ottobre 2003, “Norme per la tutela e la valorizzazione della lingua e del patrimonio culturale delle minoranze linguistiche e storiche di Calabria” (Bur Calabria n20 del 31 ottobre 2003, supplemento straordinario 1) › Dgr 202 del 20 aprile 2009, avente ad oggetto “Programmazione regionale unitaria 20072013, Progetto integrato di sviluppo regionale “Tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche della Calabria”: istituzione del Tavolo di partenariato regionale, definizione del quadro delle risorse finanziarie e delle azioni per l’avvio del progetto” › Dpgr 182 del 15 luglio 2009, avente ad oggetto “Progetto integrato di sviluppo regionale di valenza strategica “Grandi attrattori culturali”. Istituzione del Tavolo di partenariato regionale” › Dgr 163 del 27 febbraio 2010, avente ad oggetto “Por Calabria Fesr 2007-2013 Programmazione territoriale e progettazione integrata. Quadro delle risorse finanziarie disponibili e criteri di ri-

parto territoriale per il finanziamento dei Progetti integrati di sviluppo locale (Pisl)” › Dgr 344 del 22 luglio 2011, avente ad oggetto “Attivazione della progettazione integrata. Quadro delle risorse finanziarie disponibili. Approvazione del quadro unitario della progettazione integrata e delle linee di indirizzo dell’Avviso pubblico per la selezione dei progetti integrati”.


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CONTESTO TERRITORIALE DI INTERVENTO

2.1 Le isole etnico-linguistiche della Calabria

CALABRIA PROGETTAZIONE INTEGRATA

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CONTESTO TERRITORIALE DI INTERVENTO

In Italia sono riconosciute dodici minoranze linguistiche storiche, tre di queste nella sola Calabria: › gli albanesi nelle province di Cosenza, Crotone e Catanzaro; › i grecanici nella provincia di Reggio Calabria; › gli occitano-valdesi in provincia di Cosenza (Guardia Piemontese). Le comunità alloglotte di Calabria dislocate, quindi, nelle quattro province di Catanzaro, Crotone, Cosenza e Reggio Calabria, interessano 47 comuni (tavola 1). Le analisi svolte riguardano i Comuni riconosciuti come appartenenti alla minoranze linguistiche, ad esclusione di quelli finanziati con i Progetti integrati di sviluppo urbano (Pisu). Nello specifico: › 29 comuni dell’area albanese5 (21 nella provincia di Cosenza, cinque nella provincia di Catanzaro e tre comuni nella provincia di Crotone) con una popolazione totale di circa 50.462 abitanti; › 15 comuni dell’area grecanica6 con una popolazione totale di circa 48.717 abitanti; › un comune dell’area occitana con una popolazione di 1.546 abitanti.

Tavola 1. Distribuzione territoriale delle minoranze in Calabria per province nel 2010 e percentuale Provincia Cosenza Catanzaro Crotone Reggio calabria Totale

Abitanti 39.992 8.929 3.087 48.717 100.725

Percentuale 39,70 8,86 3,06 48,37 100

Fonte: dati Istat 2011


In Italia sono riconosciute dodici minoranze linguistiche storiche, tre di queste nella sola Calabria. Queste isole etnico-linguistiche hanno mantenuto usanze e lingue dei luoghi d’origine. La comunità albanese è la più consistente minoranza linguistica ed i territori dove si sono insediate e sviluppate queste comunità sono oggi indicati con un solo nome: l’Arbëria (terra degli Arbëreshë). La minoranza dei greci di Calabria è localizzata territorialmente nella provincia di Reggio Calabria, nelle pendici aspro montane joniche, dove ancora oggi persiste un patrimonio culturale saldamente radicato alle civiltà magno greche e bizantine che un tempo interessarono l’intera regione. La comunità occitana di Calabria è concentrata nel Comune di Guardia Piemontesee trova la sua espressione in una lingua che, sebbene parlata in alcuni centri delle valli piemontesi, e in una vasta zona della Francia (Francia meridionale e dal Mediterraneo all’Atlantico), in Calabria è presente solo nel centro della costa tirrenica cosentina. Problematicità Nella struttura insediativa delle tre minoranze linguistiche si distinguono, complessivamente, centri a più forte caratterizzazione identitaria e paesaggistica, in posizione arroccata e difensiva, con urbani compatti e chiusi, e centri con matrice identitaria più labile, segnati da più forti processi di spopola-

5 Escluso il comune di Lamezia Terme. 6 Escluso in comune di Reggio Calabria.

mento e nei quali la matrice culturale è meno connotante che negli altri. Queste aree sono completamente dipendenti dai centri limitrofi e, intermini di armatura urbana, è appena soddisfacente la dotazione di attrezzature e servizi di interesse locale. La situazione economica, sociale, culturale delle collettività e dei centri urbani indica che lo sviluppo di tali territori sia avvenuto in maniera parziale. In particolare, il territorio dell’area grecanica possiede molti centri storici parzialmente o totalmente abbandonati. Si tratta di un fenomeno complesso perché complesse sono le cause che lo hanno determinato: le particolari caratteristiche geomorfologiche del territorio, il fenomeno dell’emigrazione, la ciclicità degli eventi catastrofici, le mancate opportunità di sviluppo. Fra i centri abbandonati che sono costituiti prevalentemente da edifici integri e da ruderi,si individuano: Amendolea, Brancaleone Superiore, Roghudi, Precacore l’antica Samo; Pietrapennata, Pentadattilo e Gallicianò. Alcuni dei comuni albanesi sono caratterizzati da un elevato indice oltre che di disoccupazione e basso tasso di imprenditorialità, di spopolamento, tale che anche questi rientrano nella linea di intervento dei Pisl “Contrastare lo spopolamento dei sistemi territoriali marginali e in declino”, ed in particolare sono i comuni di: › Castroregio, Plataci, Civita, san Basile Acquaformosa, san Giorgio albanese, Vaccarizzo albanese, san Cosmo albanese, santa Caterina albanese, Cervicali, Cerreto, nella provincia di Co-

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Tavola 2. Popolazione residente per comuni nel 2000-2010 e variazione percentuale

CONTESTO TERRITORIALE DI INTERVENTO

Comuni area albanese

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Comuni Provincia di Cosenza Acquaformosa Castroregio Cervicati Cerzeto Civita Falconara albanese Firmo Frascineto Lungro Mongrassano Plataci San Basile San Benedetto ullano Santa Caterina albanese San Cosmo albanese San Demetrio corone San Giorgio albanese San Martino di Finita Santa Sofia d’epiro Spezzano albanese Vaccarizzo albanese Totale Provincia di Catanzaro Andali Caraffa di Catanzaro Gizzeria Maida (Frazione di Vena) Marcedusa Totale

2000

2010

Variazione

Variazione %

1.302 510 1.017 1.555 1.126 1.442 2.461 2.545 3.162 1.774 947 1.307 1.677 1.401 698 4.025 1.698 1.297 3.149 7.145 1.345

1.184 360 924 1.257 969 1.409 2.257 2.289 2.812 1.650 830 1.072 1.625 1.292 641 3.693 1.579 1.216 2.934 7.270 1.183 38.446

-118 -150 -93 -298 -157 -33 -204 -256 -350 -124 -117 -235 -52 -109 -57 -332 -119 -81 -215 125 -162

-9,1 -29,4 -9,1 -19,2 -13,9 -2,3 -8,3 -10,1 -11,1 -7,0 -12,4 -18,0 -3,1 -7,8 -8,2 -8,2 -7,0 -6,2 -6,8 1,7 -12,0

961 2.132 3.824

811 1.990 4.445 1.230 453 8.929

-150 -142 621

-15,6 -6,7 16,2

5.77

-124

-21,5


Provincia di Crotone Carfizzi Pallagorio San Nicola dell’alto Totale

914 1.633 1.132

788 1.383 916 3.087

-126 -250 -216

-13,8 -15,3 -19,1 Fonte: dati Istat 2011

Comuni area grecanica Comuni Provincia di Reggio Calabria Bagaladi Bova Bova marina Brancaleone Cardeto Condofuri Melito di Porto salvo Montebello ionico Motta san Giovanni Palizzi Roccaforte del greco Roghudi Samo San Lorenzo Staiti Totale

2000

2010

Variazione

Variazione %

1.300 488 4.018 3.951 2.381 5.118 10.557 6.974 6.473 2.753 813 1.349 1.105 3.441 415

1.132 465 3.873 3.769 1.877 4.977 11.594 6.463 6.317 2.387 594 1.203 918 2.857 291 48.717

-168 -23 -145 -182 -504 -141 1037 -511 -156 -366 -219 -146 -187 -584 -124

-12,9 -4,7 -3,6 -4,6 -21,2 -2,8 9,8 -7,3 -2,4 -13,3 -26,9 -10,8 -16,9 -17,0 -29,9

Fonte: dati Istat 2011

Comuni area occitana Comuni Provincia di Cosenza Guardia Piemontese Totale

2000

2010

Variazione

Variazione %

1.541

1.546 1.546

5

0,3 Fonte: dati Istat 2011

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CONTESTO TERRITORIALE DI INTERVENTO CALABRIA PROGETTAZIONE INTEGRATA

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senza; › Carfizzi, san Nicola dell’Alto, in provincia di Crotone; Marcedusa, Andali, Caraffa di Catanzaro, in provincia di Catanzaro. Così come dell’area grecanica i comuniche rientrano nella linea di intervento Pisl per “Contrastare lo spopolamento dei sistemi territoriali marginali e in declino”, sono: › Bagaladi, Bova, Staiti, Roghudi, Samo. Lo spopolamento si accompagna sovente con un elevato indice di disoccupazione e un basso tasso di imprenditorialità. Il patrimonio di oggi Il patrimonio culturale delle tre minoranze etnolinguistiche della Calabria, contempla un patrimonio materiale e fisico, che si esprime nelle opere architettoniche e, ancora, nell’organizzazione urbanistica dei centri antichi che risultano di notevole pregio storico e culturale. Alcuni dei centri storici e, o, insediamenti storici minori vengono annoverati tra quelli suscettibili di tutela e valorizzazione ai sensi della legge unica regionale 19 del 2002 articolo 48 comma 1, rientrando anche nella linea di intervento dei Pisl “Centri storici e dei borghi di eccellenza della Calabria” e in particolare sono: › per la minoranza linguistica albanese, i centri di: Acquaformosa, Civita, Falconara albanese, san Demetrio Corone; › per la minoranza linguistica grecanica sono i centri di: Bagaladi, Bova, Brancaleone, Condofuri/Gallicianò/Amendolea, Pentidattilo (Melito Porto salvo), Montebello Ionico, Motta san Giovanni, Palizzi/Pietrappenata; Roghudi Vecchio, san Lorenzo, Staiti;

› per la minoranza linguistica il centro di Guardia Piemontese. 2.1.1 L’Arbëria Le comunità albanesi di Calabria che formano l’Arbëria sono, dislocate nelle tre province di Cosenza, Catanzaro e Crotone e interessano 29 comuni di cui: 21 nella provincia di Cosenza con una popolazione complessiva di 38.446, cinque (escluso Lamezia Terme) nella provincia di Catanzaro con una popolazione complessiva di 8.929 e tre nella provincia di Crotone con una popolazione complessiva di 3.087.

Le comunità albanesi di Calabria che formano l’Arbëria sono, dislocate nelle tre province di Cosenza, Catanzaro e Crotone e interessano 29 comuni. Le comunità albanesi di Calabria sono: › Andali (Dandalli) › Caraffa di Catanzaro (Garrafa) › Marcedusa (Marçidhuza) › Vena di Maida (Vina), frazione › Zangarona (Xingarona), frazione di LameziaTerme › Gizzeria (Maceria) in provincia di Catanzaro › Acquaformosa (Firmoza) › Castroregio (Kastërnexhi) › Cervicati (Çervicati) › Cerzeto (Qana) › Civita (Çivëti) › Falconara albanese (Fallkunara) › Firmo (Ferma) › Frascineto (Frasnita)


Comuni dell’area albanese Acquaformosa Andali Caraffa Carfizzi Castroregio Cervicati Cerzeto Civita Falconara albanese Firmo Frascineto Gizzeria Lungro Maida (frazione di Vena) Marcedusa Mongrassano Pallagorio Plataci San Basile San Benedetto ullano Santa Caterina albanese San Cosmo albanese San Demetrio corone San Giorgio albanese San Martino di Finita San Nicola dell’alto Santa Sofia d’Epiro Spezzano albanese Vaccarizzo albanese Lamezia terme Comuni dell’area grecanica Bagaladi Bova Bova marina Brancaleone Cardeto Condofuri Melito porto salvo Montebello jonico Motta san Giovanni Palizzi Reggio Calabria Roccaforte del greco Ro¬ghudi Samo San Lorenzo Staiti Comuni dell’area occitana Guardia piemontese

Cosenza Catanzaro Catanzaro Crotone Cosenza Cosenza Cosenza Cosenza Cosenza Cosenza Cosenza Catanzaro Cosenza Catanzaro Catanzaro Cosenza Crotone Cosenza Cosenza Cosenza Cosenza Cosenza Cosenza Cosenza Cosenza Crotone Cosenza Cosenza Cosenza Catanzaro

Reggio Calabria Reggio Calabria Reggio Calabria Reggio Calabria Reggio Calabria Reggio Calabria Reggio Calabria Reggio Calabria Reggio Calabria Reggio Calabria Reggio Calabria Reggio Calabria Reggio Calabria Reggio Calabria Reggio Calabria

Cosenza

Minoranze linguistiche comuni dell’area albanese comuni dell’area grecanica comuni dell’area occitana

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CONTESTO TERRITORIALE DI INTERVENTO CALABRIA PROGETTAZIONE INTEGRATA

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› Lungro (Ungra) › Mongrassano (Mungrasana) › Plataci (Pllatëni) › san Basile (Shën Vasili) › san Benedetto Ullano (ShënBenedhiti) › san Cosmo albanese (Strigàri) › san Demetrio Corone (Shën Mitri) › san Giorgio albanese (Mbuzati), frazione › san Martino di Finita (ShënMërtiri) › santa Caterina albanese (Picilia) › santa Sofia d’Epiro (Shën Sofia) › Vaccarizzo albanese (Vakarici) › Spezzano albanese (Spiana), in provincia di Cosenza › san Nicola dell’Alto (ShënKolli) › Pallagorio (Puheriu) › Carfizzi (Karfici) in provincia di Crotone. La popolazione albanese è sparsa nel territorio regionale e vive in comunità ben distinte formando un arcipelago linguistico di notevole importanza, con un ricco patrimonio culturale. Particolare rilevanza riveste la comunità arbereshe della provincia di Cosenza. Una comunità albanofona dislocata lungo l’area arbereshe sinistra Crati, l’area arbereshe Pollino e l’area arbereshe alto Jonio. Meno consistenti ma altrettanto legate alle proprie radici culturali sono le presenze minoritarie nelle altre due province di Catanzaro e Crotone. Dal punti di vista altimetrico Dal punto di vista altimetrico, i comuni dell’area albanese sono localizzati prevalentemente in territori collinari e montani, fanno eccezione i comuni costieri di Falconara albanese in provincia di Cosenza e Gizzeria in provincia di Catanzaro. L’isolamento spaziale e relazionale tra i comuni della co-

munità, dovuto anche alla lontananza fisica dalle aree di maggiore gravitazione socio-economica per alcuni comuni e dalle principali infrastrutture di comunicazione, hanno contribuito a frenare i processi di crescita e di sviluppo. Alcune comuni della minoranza etnico-linguistica albanese ricadono all’interno del parco nazionale del Pollino, in particolare: Frascineto, Civita, san Basile, Lungo, Acquaformosa, Plataci. Al fine di meglio comprendere l’economia principale delle comunità albanesi è necessario tener presente il mondo da cui provengono: una società montanara, agricolo pastorale, fortemente legata alle proprie caratteristiche ed al proprio credo religioso. Gli albanesi hanno in genere ripopolato paesi già esistenti, di rado ne hanno costruito di nuovi. A dispetto delle loro differenti origini e della notevole frammentazione territoriale, i paesi di lingua albanese formano uno spazio culturale unitario, l’Arberia. L’arrivo degli albanesi Con l’arrivo degli albanesi si assiste, nel Meridione, ad un’espansione demografica che si accentua alla fine del 1400 e che continua fino alla prima metà del 1500. Solo nel 1600 si assiste alla fondazione di vere e proprie comunità con loro lingua, rito e tradizioni. I primi profughi giunti in Italia erano gruppi di nomadi che, prima di trovare una sistemazione adatta alle proprie esigenze ed alla propria organizzazione sociale, dovettero spostarsi varie volte lungo il territorio dell’Italia meridionale. Questi gruppi, per rimanere sui territori di nuovo insediamento, dovettero subire una serie di limitazioni per quanto riguarda i diritti civili e persona-


li che li costrinse ad una vita di stenti e a rafforzare i legami di solidarietà tra loro. Si stabilirono in luoghi abbandonati, dove in passato vi era già stata presenza umana, ma dove, al momento della loro venuta, trovarono campo libero, riuscendo a vivere senza regole imposte da altri, secondo le proprie abitudini. I primi profughi che, in varie ondate, vennero a stabilirsi in Italia, andarono a ripopolare luoghi abbandonati ed impraticabili, si può notare che le comunità arbëreshe, sono, per la maggior parte, collocate in luoghi isolati, in posizione di difesa, che nei secoli erano stati abbandonati. L’incapacità poi di affrontare eventi quali terremoti e pestilenze spinsero in molti casi le comunità albanesi a localizzarsi in paesi posti sulle colline dove era loro possibile godere di una condizione di vita più salubre. Gli albanesi contribuirono al recupero di questi territori e, pian piano, anche al recupero dell’attività agricola e della pastorizia, trasformarono queste terre nel tipico giardino mediterraneo a vigne, gelsi, uliveti ed alberi da frutto, contribuendo così non solo al ripopolamento delle terre abbandonate, ma anche alla rinascita dell’agricoltura. L’economia di queste aree, ancora oggi, si basa prevalentemente sulle attività agricole: la vite e l’ulivo sono le colture tipiche delle zone, e peculiare è la presenza di orti (votin); sono, altresì, presenti allevamenti di caprini, suini e bovini. Prevalente risulta la produzione privata di prodotti alimentari legati a queste attività: vini, olio d’oliva, salumi, frutta secca, funghi conservati, marmellate, castagne, miele e prodotti caseari.

2.1.2 L’area grecanica L’isola ellenofona calabrese,dove ancora si parla il greco di Calabria, è identificata con le aree di: › Bova (Vùa) › Roghudi (Richùdi) e Chorìo di Roghudi (Chorìo tu Richudìu) › Roccaforte del Greco (Vunì) e Chorìo di Roccaforte (Chorìo tu Vunìu) › Condofuri (Kontachorìo Kontachùri) › Gallicianò (Gaddhicianò) › Bova Marina (Jalò tu Vùa). L’approvazione della legge 482 del 15 dicembre 1999, che tutela le minoranze linguistiche, ha avviato un processo con l’esatta definizione dei territori inclusi nell’area ellenofona; tale processo si è concluso con l’aggiunta dei comuni di Staiti, Palizzi, san Lorenzo, Melito, Bagaladi, Brancaleone, Samo, Montebello, Cardeto, Pentedattilo, Reggio Calabria che formano l’attuale area della minoranza linguistica dei greci di Calabria. Sono questi i confini attuali dell’area grecanica, creandone rispetto all’isola ellenofona un più vasto territorio che definiamo area “amministrativa e culturale” della grecità calabrese.

L’area grecanica oggi è composta da 16 comuni. L’area grecanica oggi è composta da 16 comuni: Bagaladi, Bova, Bova Marina, Brancaleone, Cardeto, Condofuri, Melito di Porto Salvo, Montebello Ionico, Motta san Giovanni, Palizzi, Reggio Calabria, Roccaforte del Greco, Roghudi, Samo, san Lorenzo, Staiti. Il Comune di Reggio Calabria è considerato appartenente all’area,in quanto ospita una comunità ellenofona piuttosto compatta che si è formata come conseguenza dell’emigrazione dai

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CONTESTO TERRITORIALE DI INTERVENTO

comuni montani dell’area aspromontana.

CALABRIA PROGETTAZIONE INTEGRATA

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Le caratteristiche del territorio Dal punto di vista altimetrico per l’area grecanica, siamo in presenza di comuni costieri e non costieri, con un dominio incontrastato della collina litoranea, che coinvolge i comuni di Bova, Bova Marina, Brancaleone,Cardeto, Condofuri, Melito Porto Salvo, Montebello Ionico, Palizzi, san Lorenzo, Samo, Staiti; sono classificati come montagna litoranea i comuni di Bagaladi, Roccaforte del Greco, Roghudi. Tale territorio si è rivelato nei secoli disagevole e orograficamente tormentato da eventi catastrofici (terremoti, alluvioni, frane, etc.). La morfologia presenta caratteristiche particolari per cui i versanti troppo acclivi e interrotti da movimenti del terreno, non hanno reso possibile l’insediamento umano “continuo” con agricoltura intensiva e agglomerati urbani di dimensioni ampie. Tali condizionamenti fisici se da un lato costituiscono gravi elementi di criticità (tanto da rendere necessari interventi di vincolo e tutela) dall’altro costituiscono il condizionamento determinante per la conformazione stessa della antropizzazione dei luoghi. Difatti analizzando la conformazione dei siti si risale inevitabilmente alle motivazioni che hanno spinto alla realizzazione di particolari pratiche costruttive e, o, di sfruttamento delle risorse agricole. L’elemento viario portante dell’area grecanica è costituito dalla strada statale (ss) 106 tra Reggio Calabria e Taranto e dalla linea ferroviaria Reggio Calabria - Metaponto. Dalla ss 106 si dipartono, con una struttura a pettine, gli assi di collegamento tra le zone del litorale e quelle dell’entroterra, caratterizzati da una notevole tortuosità, dovuta ai considerevoli dislivelli presenti che rendono poco age-

vole il raggiungimento delle zone più interne. Il livello qualitativo delle strade interne provinciali di collegamento è basso, scarsa è la manutenzione. La linea ferroviaria ad unico binario elettrificato (solo il tratto Reggio Calabria – Melito è a due binari) serve quasi tutti i centri costieri, con la sola stazione attiva di Melito Porto Salvo. Il trasporto pubblico tramite autobus è affidato ad autolinee private convenzionate con la Regione, le quali però non collegano tutti i centri e garantiscono solo un servizio minimo, al di sotto delle esigenze diversificate della realtà locale. Il parco nazionale dell’Aspromonte comprende la totalità o parte del territorio delle amministrazioni comunali grecaniche di: Bagaladi, Bova, Cardeto, Condofuri, Palizzi, Reggio Calabria, Roccaforte del Greco, Roghudi, Samo, san Lorenzo, Staiti. L’area grecanica, inoltre, ricade quasi per intero nella regione “biogeografica mediterranea”, all’interno della quale sono stati individuati, 15 Siti di interesse comunitario (Sic). Dal punto di vista economico negli ultimi cinquant’anni l’area grecanica ha subito dei forti cambiamenti che hanno modificato la struttura economica e sociale del territorio. Tale processo è legato al fenomeno dello spopolamento e del trasferimento dei centri interni montani lungo la costa, non essendoci un sostanziale incremento naturale della popolazione, il declino demografico ha raggiunto per alcuni Comuni anche il 70 per cento della popolazione, provocando uno scarso livello di utilizzo del patrimonio abitativo che raggiunge valori medi pari al 59 per cento del totale. Il tutto amplificato da reiterate scelte errate protrattesi nel tempo che hanno portato a generare una cultura diffusa dell’assistenza, oltre a danneggiare una parte


del patrimonio ambientale e agricolo più importante dell’area. A una condotta di vita decisamente basata sull’attività pastorale e su un’agricoltura latifondista, negli anni Settanta, Ottanta si è sostituita un’intensa attività edilizia, incentivata dalle rimesse degli emigranti, vero e proprio settore trainante dell’economia del comprensorio in quegli anni. L’economia dell’area grecanica è caratterizzata da attività di piccole dimensioni, sparse sul territorio. I settori tradizionalmente più sviluppati sono l’agricoltura, la pesca e il piccolo artigianato ma, la tendenza economica, è quella di uno spostamento verso il terziario con la conseguente dipendenza dell’economia locale dall’esterno e che è, a sua volta, conseguenza della diminuzione di produttività delle attività peculiari dell’area. 2.1.3 L’area occitana La comunità occitana di Guardia Piemontese vede la sua origine, nella seconda metà del 1200, a seguito della venuta in Calabria, a causa di persecuzioni religiose, di numerosi coloni valdesi dalle valli piemontesi. Il territorio comunale ha un profilo irregolare, con differenze di altitudine molto accentuate: si raggiungono i 1.250 metri di quota. Il centro urbano di Guardia Piemontese è situato sul versante tirrenico della Catena Costiera, su un’altura della Serra Nicolino. Il tessuto urbano del centro storico conserva la sua struttura architettonica medioevale, con un alternarsi di strette vie che tagliano in lungo ed in largo il borgo e che portano tutte verso spazi più o meno ampi. L’abitato, interessato da una forte crescita edilizia, conserva il suo aspetto antico e alquanto suggestiva è la parte centrale.

Il territorio del comune di Guardia Piemontese fa parte dell’ambito territoriale della comunità montana “Appennino paolano” ed ha in Paola il principale polo di gravitazione per il commercio, i servizi e le esigenze di ordine burocratico- amministrativo. Accanto alle tradizionali attività agricole e a modeste iniziative industriali, ha sviluppato, per la sua posizione sulla costa tirrenica,anche una dotazione di attività ricettive. In quest’area si producono principalmente cereali, frumento, ortaggi, olive e frutta, soprattutto uva e agrumi; parte della popolazione si dedica anche alla zootecnia, prediligendo l’allevamento di bovini e suini. L’industria è costituita da piccole aziende che operano nei comparti alimentari (tra cui il lattiero-caseario), edile e metallurgico. Il terziario si compone, invece, di una sufficiente rete distributiva (basata sul commercio al dettaglio) e dell’insieme dei servizi. Non si registra, però, la presenza di strutture sociali degne di nota.

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Questa indicazione nasce dalla consapevolezza che le esperienze o pratiche realizzate in altri contesti, italiani e internazionali, coerenti con l’oggetto della policy, siano importanti fonti di ispirazione, e utili strumenti di riflessione e confronto per i policy-maker di un territorio. Il lavoro che qui si rappresenta è stato mirato alla ricerca di interventi e progetti (innovativi nel modo di perseguire obiettivi e nel raggiungimento dei risultati attesi) realizzati in determinati contesti e suscettibili di essere assunti come modelli, non ideali e, o, teorici, bensì generalizzabili ad altri contesti. La delibera, di cui sopra, fa esplicito riferimento alle “buone pratiche”, cioè ad esperienze che sono state valutate positivamente e che hanno avuto successo, in termini di raggiungimento dei risultati attesi, misurati in efficacia ed efficienza, e che possono essere assunti come modello standardizzabile ad altri contesti. Tuttavia, con specifico riferimento all’aggettivo “buone”, è utile evidenziare che non sempre le pratiche, anche quelle di successo, sono dotate di una certificazione che le classifichi come tali.

Ricerca di interventi e progetti innovativi, realizzati in determinati contesti e suscettibili di essere assunti come modelli, non ideali e, o, teorici, bensì generalizzabili. In particolare in tema di replicabilità di esperienze (interventi e progetti) positive non si può prescindere dall’identificazione degli elementi che determinano il successo di un progetto. In esso, infatti, assumono un ruolo fondamentale: la peculiarità dei territori, l’identità e il ruolo dei soggetti coinvolti, attori e beneficiari. Pertanto, il catalogo di “buone


pratiche” in argomento è costituito da esperienze non sempre certificate ma in ogni caso capaci di generare risultati positivi e soprattutto esportabili e, o, replicabili in altri territori sempre a condizione che si tengano in conto le dovute differenze territoriali. Identificate attraverso una ricerca documentale, il catalogo include otto pratiche, realizzate in Italia e all’estero, coerenti con la finalità della tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche.

I criteri di scelta I criteri generali in base ai quali sono state selezionate le esperienze: l’identificabilità dei risultati ottenuti e delle policy che hanno condotto a tali risultati; la similarità dei contesti rispetto alla situazione calabrese; la sostenibilità e l’innovatività; la replicabilità degli interventi in Calabria. Alcune pratiche sono state incluse perché strettamente finalizzate all’obiettivo di valorizzare la lingua e la cultura etno antropologica delle minoranze. Il valore di orientamento di tali esperienze riguarda tanto i contenuti, quindi i prodotti e i servizi realizzati, quanto la metodologia di realizzazione. Sono maggiormente riconducibili a questa tipologia le seguenti pratiche: 1. Le piccole stelle del carro minore 2. circolo di lettura delle donne yiddish di Winnipeg 3. TvKoper-Capodistria 4. Progetto di biblioteche interculturali in Andalucia 5. Casa Museo di Antonino Uccello

Le altre sono maggiormente finalizzate alla valorizzazione e messa in rete delle risorse culturali e ambientali esistenti per la loro fruizione turistica e lo sviluppo dei contesti locali. In questo secondo caso la capacità di orientamento di queste esperienze è soprattutto di carattere metodologico e riguarda il come alcuni processi sono stati attivati e gestiti dagli attori territoriali per risolvere determinati problemi e conseguire determinati obiettivi. Sono maggiormente riconducibili a questa categoria le seguente pratiche: 1. Chambrad’òc Portal d’Occitània 2. La fabbrica dei suoni 3. Il parco della Grancia Tutte le pratiche presentate seguono il seguente schema finalizzato ad analizzare i principali elementi caratterizzanti: › Denominazione › Descrizione e obiettivi › Attività › Risultati dell’iniziativa › Innovatività e replicabilità › Fonti e ulteriori informazioni

3.1 Le piccole stelle del carro minore Descrizione e obiettivi “Le piccole stelle del carro minore” è un progetto per la tutela e la salvaguardia delle minoranze linguistiche con la creazione di una rete di scuole tra: › Valle d’Aosta (minoranza walser); › Friuli (dialetto friulano, località Codroipo); › Calabria (minoranza albanese, di Frascineto);

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› Puglia (comunità grika di Castrignano dei Greci). La rete formata nel 2001 da sei istituzioni scolastiche appartenenti a quattro minoranze tutelate dalla legge 482 del 1999, comprendeva per: a. la lingua arberëshe : istituto comprensivo “E. Koliqi” di Frascineto (Cs) b. la lingua grika: istituto comprensivo “Don Carlo Gnocchi” di Castrignano de’ greci (Le) c. la lingua friulana: direzione didattica di Codroipo (Ud) istituzione capofila, scuola secondaria di primo grado “G. Bianchi” di Codroipo (Ud), scuola secondaria di primo grado “Leonardo da Vinci” di Mortegliano (Ud) d. la lingua walser: istituzione scolastica Walser e Mont Rose B di Pont-Saint-Martin (Ao) Su questo presupposto sei scuole italiane, appartenenti a territori di minoranze diverse, hanno costruito un progetto nazionale su temi di rilevante interesse linguistico e metodologico-didattico. Obiettivo del progetto è quello di costruire competenze, condivisione e consapevolezza pedagogica e disciplinare sul tema delle minoranze linguistiche. Alla base del progetto vi è il convincimento che l’educazione linguistica, intesa come elemento fondamentale di un curriculum mirato allo sviluppo della persona umana, presuppone la necessità di valorizzare, accanto alla lingua nazionale e alle lingue Comunitarie il cui insegnamento è impartito nella scuola, anche il pluralismo culturale e territoriale e, nello specifico, la lingua minoritaria del territorio di appartenenza di studenti ed istituti scolastici. Le scuole aderenti al progetto si sono strutturate come luogo di conoscenza e come laboratorio di esplorazione scientifica nonché di elaborazione del

patrimonio linguistico e culturale. Lo studio e l’uso della lingua della minoranza sono stati integrati nell’ambito dell’educazione linguistica generale di ciascuna scuola in proporzione alla quota curricolare definita dal piano dell’offerta formativa. Questo approccio ha consentito: a. di considerare la lingua minoritaria come uno dei principali patrimoni storico-culturali del territorio di appartenenza; b. di evitare di considerare la lingua minoritaria come un’attività extrascolastica aggiuntiva; c. di evitare l’occasionalità e l’episodicità dei progetti riferiti alla minoranza e alla sua lingua; d. di costituire collegamenti trasversali tra le discipline per mezzo di più strumenti linguistici; e. di considerare la lingua minoritaria come una risorsa aggiuntiva di eccezionale valore, di cui dispongono i ragazzi delle scuole che sono in situazioni di plurilinguismo, per sviluppare una più ampia competenza linguistica, del pensiero e comunicativa; f. di offrire ai docenti occasioni di insegnamento aderente ai vissuti individuali e collettivi dei propri alunni e, o, situazioni laboratoriali di comprensione del tessuto ambientale, culturale ed economico. La durata del progetto è stata quadriennale. Attività Ciascuna scuola aderente al progetto ha scelto, nella fase iniziale, un tema per il proprio sub-progetto di istituto e l’azione metodologico-didattica o semplicemente organizzativa per l’insegnamento della lingua locale. Tra gli aspetti del progetto considerati più signifi-


cativi sono stati: a) la possibilità di mettere in rete i docenti e le scuole delle quattro aree linguistiche coinvolte. La rete è stata veicolo sia per lo scambio delle rispettive progettazioni dei Piani dell’offerta formativa, dei curricula e delle programmazioni didattiche previste nelle attività di educazione linguistica (da svolgere nelle sezioni delle scuole dell’infanzia, nelle classi delle scuole elementari e medie e nei corsi di educazione per gli adulti) che per la creazione di momenti di confronto interni alla scuola e in rete nazionale. b) la corrispondenza, circolazione e scambio di lavori prodotti dagli alunni, tra classi e, o, scuole per via telematica (ipertesti, ricerche, storie cooperative, ecc.) nelle lingue: 1. italiana; 2. di studio come L2; 3. della minoranza. Il progetto ha consentito opportunità di conoscenza delle rispettive minoranze. Risultati dell’iniziativa Il progetto “Le piccole stelle del carro minore” ha consentito alle scuole di sperimentare e di mettere a punto un vasto repertorio di strumenti, metodologie e materiali da utilizzare nel processo di insegnamento e di apprendimento delle lingue minori. Tutte le scuole, grazie allo stimolo della partecipazione al progetto nazionale ed alla rete, hanno creato molto materiale didattico ed hanno ottenuto il concorso anche degli enti locali per le attività nella lingua ammessa a tutela. Alcune scuole hanno ripetutamente partecipato ad iniziative locali e nazionali ed a rassegne, premi o spettacoli teatrali in lingua minoritaria, realizzati

dagli alunni, ottenendo significativi riconoscimenti ai prodotti elaborati. Riguardo alla produzione di sussidi per l’insegnamento, in particolare con l’utilizzo delle nuove tecnologie informatiche, sono stati raggiunti alti livelli di qualità didattica e di interattività e alcuni prodotti sono stati valutati dal mondo editoriale e dall’università come assolutamente meritevoli di pubblicazione. Sono state effettuate iniziative di formazione dei docenti con esperti delle università e delle lingue minoritarie e cinque seminari nazionali di confronto tra le scuole partecipanti al progetto per lo scambio delle esperienze e la programmazione delle innovazioni curricolari e metodologiche. La validità dei progetti si coglie anche per la ricaduta territoriale dei risultati, sì da ottenere nel tempo un sempre più ampio consenso da parte dei genitori ed un incremento del numero di coloro che optano per tale insegnamento. Le scuole europee con le quali sono stati avviati contatti e con le quali si sono potuti avere scambi, pur non trovando uno spazio ben definito per la partecipazione al progetto, si sono rivelate stimolanti e hanno fornito materia per la riflessione e il confronto. Le scuole hanno potuto, grazie al progetto nazionale: › far uso delle tecnologie per comunicare e documentare. › Creare laboratori linguistici. › Coinvolgere i genitori e i testimoni culturali (anziani, università della Terza Età, ecc.). › Organizzare conferenze di servizio con gli enti e le associazioni del territorio. › Stipulare convenzioni e accordi con gli enti locali e con istituzioni culturali e operatori del

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settore delle comunicazioni e dello spettacolo (radio e tv locali, circuiti di produzione di teatro e cinema). › Utilizzare le biblioteche e i centri di documentazione o i musei specializzati. Il progetto è stato finanziato dal Miur con i fondi della legge 482 del 1999. Innovatività e replicabilità L’elemento innovativo del progetto è costituito dall’innovazione didattica e metodologica adottata dalle scuole coinvolte per confrontarsi e misurarsi con gli altri referenti delle lingue minori. Questa determinazione è scaturita dalla considerazione, del corpo docente coinvolto nel progetto, che le minoranze, per loro intrinseca natura, sono sovente emarginate, il più delle volte si escludono da sole e tendono ad essere autoreferenziali o comunque poco in relazione con le maggioranze e tanto meno instaurano rapporti proficui tra di loro. L’attuazione delle azioni progettuali previste ha permesso di superare i limiti emersi sviluppando e condividendo modelli didattici innovativi, efficaci e trasferibili tra diverse minoranze linguistiche. La replicabilità progettuale è stata testata dalla messa in campo di un nuovo progetto denominato Lullabies, (finanziato anche’esso dalla legge 482 del 15 dicembre 1999, articolo 5) che ripercorre e trasferisce ad un contesto più ampio i risultati positivi conseguiti dal precedente “Le piccole stelle del carro minore”. Appare inoltre quasi superfluo argomentare la replicabilità del progetto nel contesto regionale calabrese visto che una delle scuole coinvolte è quella di Frascineto in provincia di Cosenza.

Fonti e ulteriori informazioni: Nelle seguenti pagine web è possibile approfondire l’esperienza e reperire ulteriore documentazione: › h t t p : / / g o l d . i n d i r e . i t / n u o v o / e s p e r i e n z e / s h o w. p h p ? O b j e c t I D = B D P - G O L D00000000001659A8 › http://sites.google.com/site/progettolullabies/

3.2. Circolo di lettura delle donne yiddish di Winnipeg Descrizione e obiettivi Il circolo di lettura delle donne yiddish di Winnipeg, sito a Manitoba, in Canada, ha utilizzato testi scritti in yiddish per offrire ai partecipanti la possibilità di parlare e leggere nella lingua yiddish, con la finalità di acquisire sicurezza nelle proprie competenze linguistiche e di svolgere una funzione di tutoraggio reciproca. L’yiddish è una lingua di origine ebraico-germanica. Nel censimento del 2006 del Canada 16.295 persone hanno indicato l’yiddish come lingua madre e, nella comunità di Winnipeg (Manitoba), dove è localizzato il progetto, secondo il censimento vi erano circa seicento parlanti yiddish. Il circolo di lettura ha avuto inizio sulla scia della riscoperta della letteratura femminile yiddish avvenuta in concomitanza di un evento letterario presso la biblioteca della comunità di Winnipeg. I componenti donna del circolo si sono incontrati periodicamente una volta al mese per leggere e discutere testi di scrittrici yiddish. Le attività del circolo di lettura, sin dall’inizio, hanno contribuito sensibilmente a rivitalizzare le competenze linguistiche dei suoi membri. La lettura dei testi a voce alta e i gruppi di discussione, assieme


alle emergenti tematiche lessicali, hanno favorito una vivace comunicazione tra parlanti yiddish più o meno fluenti. Inoltre, l’attività del circolo ha permesso la pubblicazione di un’antologia di storie di autrici yiddish, curate da un esperto accademico. Il circolo di lettura ha preso parte all’attività di traduzione e compilazione dei testi di questa antologia, contribuendo alla riscoperta e rivitalizzazione della lingua yiddish tra i partecipanti. Attività Il circolo di lettura delle donne yiddish di Winnipeg si è riunito una volta al mese da settembre a giugno in un centro multiservizi per anziani di Winnipeg, il Gwen Sector Creative Living Centre, per ascoltare e discutere gli scritti di autrici yiddish. Il circolo di lettura ha iniziato le proprie attività nel 2001 con dieci membri ed ha registrato una presenza media di venti membri per incontro, con picchi di ventinove membri. Molti anziani partecipanti, precedentemente coinvolti nel 1999 nella serie di letture dal titolo “Antenate letterate” svoltosi presso la libreria pubblica ebraica, sono stati successivamente coinvolti nel circolo di lettura. Inizialmente pensavano di partecipare alle attività di un circolo letterario, ma realizzarono subito che il livello di conoscenza linguistica dello yiddish non era uniforme tra i partecipanti e che i testi in lingua yiddish non erano agevolmente disponibili. Conseguentemente optarono per un modello familiare diverso dal precedente: quello del leyenkrayz o circolo di lettura. Secondo questo modello un testo viene letto a voce alta da un singolo lettore in possesso dei requisiti linguistici richiesti e successivamente commentato dall’intero gruppo. Anche membri del circolo con minori competenze sia di lingua parlata che

di comprensione scritta possedevano gli strumenti necessari per poter seguire e comprendere la lettura. Inoltre, le modalità di svolgimento delle attività prevedevano la possibilità di interrompere il lettore per chiarimenti su vocaboli specifici, sul loro uso e sull’etimologia delle parole (l’yiddish possiede un vocabolario proveniente da molte altre lingue, prima tra tutte l’ebraico, ma anche il russo, il polacco, l’ucraino ed altre ancora). Le letture si svolgevano esclusivamente in yiddish, ma le discussioni erano soprattutto in inglese. Inoltre venivano distribuite le fotocopie dei testi ai presenti capaci di leggere in yiddish. Laddove esisteva una traduzione in inglese, veniva distribuita secondo le richieste. In aggiunta agli incontri mensili, i membri del circolo, con cadenza annuale, realizzarono una serata a tema yiddish aperta ad amici, familiari ed altre persone della comunità interessate. Il primo anno l’evento della serata è stato la rappresentazione di un’opera teatrale originale yiddish, il secondo la produzione di una versione in yiddish del musical “My Fair Lady”, il terzo anno la performance di una versione femminista di un altro musical dal titolo “The Fiddler on the Roof” (Il violinista sul tetto). Nel 2007, l’evento prescelto è stato uno show di varietà con una dozzina di membri che recitavano in yiddish, raccontando storie e aneddoti e cantando canzoni. Risultati dell’iniziativa Il centro Gwen ha finanziato il circolo di lettura come uno dei suoi programmi. Lo staff del centro Gwen ha offerto lo spazio, si è occupato della corrispondenza, ha fatto le fotocopie, predisposto gli spazi per le attività del circolo. Il circolo di lettura ha ricevuto alcune piccole sovvenzioni dal fondo

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di dotazione delle donne della Fondazione ebraica di Manitoba e dal fondo di dotazione della scuola Peretz Folk (da un gruppo yiddish locale). Una delle più grandi lezioni apprese nel corso delle attività del circolo di lettura è stata quella di dare valore agli anziani, contrariamente agli stereotipi occidentali, senza sottovalutare il contributo che possono offrire. Il circolo di lettura Winnipeg ha dimostrato di essere particolarmente dinamico e capace di preservare il patrimonio yiddish e il valore attribuito alle attività progettuali frutto di esperienza collettiva. D’altra parte, il gruppo ha avuto l’assistenza di persone più giovani per affrontare non solo i problemi presentati dalla tecnologia, ma anche per relazionarsi alle strutture istituzionali per i finanziamenti che costituiscono invece per gli anziani dei sistemi più complessi con cui relazionarsi. Innovatività e replicabilità Questo progetto è un esempio progettuale a basso costo per la rivitalizzazione della lingua attraverso lo svolgimento di attività standard di un circolo di lettura, utilizzando testi in lingua yiddish a rischio estinzione. Oltre alla riscoperta di “sepolte” competenze linguistiche, è stata sperimentata tra i membri del circolo, con diversi gradi di padronanza della lingua, una forma di insegnamento alla pari. I requisiti organizzativi e finanziari sono piuttosto bassi, l’idea può essere facilmente adattata a diversi contesti culturali e caratteristiche dei partecipanti. La pubblicazione di un’antologia, che nasce dalla attività del circolo di lettura, è un esempio di come piccoli progetti locali (iniziative di una comunità) possano generare una più ampia scala di opportunità per attività di sensibilizzazione e trasmissione

culturale del patrimonio linguistico yiddish a rischio estinzione. Il progetto presenta tutti i requisiti per la replicabilità essendo innovativo ma lineare nella sua struttura con costi di realizzazione piuttosto contenuti. Appare particolarmente adatto al contesto delle minoranze di Calabria che sono oramai parlate perlopiù da anziani che come è stato dimostrato dal progetto possono diventare una risorsa strategica per la trasmissione di competenze linguistiche ai giovani. Fonti e ulteriori informazioni Forman, Frieda, Raicus, Ethel, Swartz, Silberstein, Sarah and Wolfe, Margie (eds.) “Found Treasures: Stories by yiddish Women Writers”, Second Story Press, Toronto, 1993. Questo progetto è stato selezionato dall’Unesco quale buona prassi per la tutela delle lingue di minoranze e del patrimonio culturale immateriale. Nelle seguenti pagine web è possibile approfondire l’esperienza e reperire ulteriore documentazione: › www.unesco.org/culture/en/endangeredlanguages › www.unesco.org/culture/ich

3.3 TvKoper-Capodistria Descrizione e obiettivi La storia di tv Koper-Capodistria risale alla fine del ‘68 quando partì sulle frequenze di tv Lubiana una trasmissione quindicinale dal titolo “La costiera” dedicata alla minoranza italiana dell’allora Jugoslavia che viveva nelle repubbliche di Slovenia e Croazia, nonché alla minoranza slovena in Italia e


alle genti che vivevano lungo il confine slovenoitaliano. La trasmissione ebbe un buon riscontro di pubblico. La posizione favorevole del trasmettitore sul monte Nanos che permetteva di coprire una buona fetta d’Italia, nonché la possibilità di introdurre il sistema di colori pal portarono la dirigenza dell’ Rtv di Lubiana e quella di Radio Capodistria ad elaborare e concretizzare un nuovo progetto televisivo in lingua italiana preparato e trasmesso da Capodistria. Nel febbraio del 1971 ebbero inizio le trasmissioni sperimentali nell’ambito del Programma sperimentale di tv Lubiana e soltanto alcuni mesi più tardi ebbero inizio le trasmissioni regolari trasmesse a colori con tre ore di programma al giorno compreso il telegiornale “Notiziario” prodotto integralmente a Capodistria. Nei primi anni della sua attività lo studio televisivo di Capodistria faceva capo a Radio Capodistria, dal 1974 in poi, invece, operò autonomamente. Il palinsest televisivo, fatto di informazione, film, sport e programmi musicali furono gli ingredienti giusti per una rapida espansione dell’emittente su gran parte del territorio italiano e che ebbe anche un buon riscontro sul piano commerciale e pubblicitario. Nel decennio 1975-1985 tv Koper-Capodistria fu la terza emittente televisiva più seguita in Italia. Un gradimento presso i telespettatori che andò calando con l’avvento dell’emittenza privata in Italia che curò la diffusione del segnale e l’acquisizione pubblicitaria. Dal 1990 ad oggi tv Koper-Capodistria, che continua ad operare nell’ambito del servizio pubblico radiotelevisivo della Slovenia, svolge il suo ruolo primario di emittente al servizio della comunità nazionale italiana, di quella slovena in Italia non-

ché produce e trasmette programmi regionali in lingua slovena ed elabora inoltre programmi per tv Slovenia. Attività Quotidianamente tv Koper-Capodistria trasmette nove ore di programma in lingua italiana. Un programma fatto di informazione ed approfondimenti che spaziano dalla politica alla cultura, dal costume allo sport, dai programmi per bambini e ragazzi alla musica di tutti i generi, dai grandi documentari alle telecronache sportive dei più grandi avvenimenti sportivi internazionali. Negli spazi informativi vengono mandati in onda due telegiornali quotidiani in italiano nei quali si concentra lo sforzo di informare i telespettatori in maniera capillare ed obiettiva. E’ questo un fattore molto importante in un’area transfrontaliera che, attraverso il litorale sloveno, spazia nell’Istria croata al Friuli Venezia Giulia. All’interno degli stessi telegiornali trovano spazio una rubrica scolastica, che dà ampio spazio al mondo della scuola minoritaria, ed una rubrica dedicata alle novità cinematografiche. I telegiornali hanno un format che dà ampio spazio alle notizie che riguardano in primis la minoranza italiana nel territorio del suo insediamento storico (Fiume, Istria e Dalmazia), alle notizie che riguardano la vita politica, sociale e culturale di Slovenia, Italia e Croazia e, naturalmente, alla cronaca regionale slovena, dell’Istria croata e del Friuli Venezia Giulia. Tra le attività della tv Koper Capodistria vi sono dibattiti televisivi e trasmissioni di attualità in cui la redazione approfondisce tutti gli argomenti che caratterizzano la vita e l’operato della minoranza

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italiana (nel suo aspetto politico, culturale e scolastico) e tematizza gli argomenti che riguardano la vita della regione, i nodi in politica interna ed estera della Slovenia, della Croazia e dell’Italia, ma anche gli avvenimenti che hanno caratterizzato il mese o la settimana. Le trasmissioni di attualità danno spazio a esperienze condotte nelle realtà regionali su temi specifici che nel passato hanno riguardato la pianificazione ambientale,il recupero delle vecchie tradizioni, l’attività letteraria della minoranza italiana, le peculiarità enologiche e quelle etniche e religiose. Risultati dell’iniziativa La tv Koper-Capodistria, proiettata in uno spazio transnazionale a cavallo dei confini tra Slovenia, Italia e Croazia, rappresenta oggi la realtà televisiva più attenta e sensibile alle diversità, alle ricchezze e alla potenzialità di un’area frontaliera tra tre Stati europei grazie ad una efficace offerta culturale ed informativa. Tv Koper-Capodistria ha offerto e continua ad offrire un servizio pubblico ad ascoltatori italiani, sloveni e croati di informazione culturale e linguistica. In particolare la redazione culturale di tv Capodistria ha avuto un ruolo di riguardo per il Friuli Venezia Giulia. Questo è risultato importante soprattutto per il territorio storico d’insediamento della comunità nazionale italiana di Slovenia e Croazia. In questo contesto si collocano tutti gli sforzi della redazione della tv Koper-Capodistria per una copertura informativa e culturale quanto più capillare possibile sugli eventi della regione del Friuli Venezia Giulia, da sempre retroterra naturale e punto di riferimento degli italiani d’Istria e di Fiume.

Innovatività e replicabilità L’innovatività del progetto di tv Koper-Capodistria risiede nell’attenzione rivolta al plurilinguismo e multiculturalismo di cui si rende “portavoce” e nella individuazione ed utilizzo di mezzi e prodotti mediatici efficaci per la diffusione e la tutela della diversità della lingua e della cultura. La longevità del progetto, in essere da quasi 50 anni, testimonia la propria sostenibilità ed efficacia. Il progetto pur non essendo replicabile tout court poiché radicato in una realtà territoriale transfrontaliera presenta elementi di replicabilità e di trasferibilità in contesti territoriali differenti. I contenuti delle rubriche sono pienamente trasferibili dal format televisivo a format radiofonici. Anche il podcasting e la streaming tv, metodi all’avanguardia della diffusione di contenuti multimediali, bene si prestano a veicolare in tempo reale e con costi significativamente più contenuti una vasta gamma di materiale documentale ed informativo. Fonti e ulteriori informazioni Nelle seguenti pagine web è possibile approfondire l’esperienza e reperire ulteriore documentazione: › http://www.rtvslo.si/capodistria/modload.php?&c_mod=static&c_menu=1 › http://www.storiaradiotv.it/TELECAPODISTRIA.htm

3.4. Progetto di biblioteche interculturali in Andalucia Descrizione e obiettivi Il progetto, che mira alla realizzazione di un sistema interculturale di biblioteche in Andalusia, è sta-


to promosso dalla Commissione interdipartimentale delle politiche migratorie, stabilita dal Consiglio regionale andaluso per sostenere la realizzazione di misure attuative in materia di immigrazione. L’assessorato culturale regionale andaluso ha avviato il progetto “Proyecto de Bibliotecas Interculturales en Andalucía” all’interno del “I Plan Integral para la Inmigración en Andalucía” per il periodo 2001-2004, ritenendo che le biblioteche pubbliche debbano essere il luogo deputato ad agevolare l’accesso all’informazione ed ai vari archivi culturali a favore di tutti i cittadini,con parità di condizioni e secondo uno spirito democratico e solidale. Il progetto ha avuto inizio nel 2002 con la creazione della prima biblioteca interculturale nella città di Granada, inaugurata nel 2003. Gli obiettivi perseguiti sono la promozione dell’uso della biblioteca pubblica, come luogo di incontro ed interscambio culturale, e la raccolta e diffusione di materiale culturale dei beneficiari del progetto (immigrati, minoranze linguistiche ed etniche). Inoltre il progetto vuole diffondere e rendere maggiormente fruibile e vicino ai cittadini il patrimonio multiculturale custodito nelle biblioteche. Il progetto promuove, all’interno della società andalusa, l’accoglienza e l’integrazione sociale dei beneficiari, prevenendo potenziali atteggiamenti di rifiuto e chiusura ed eventualmente modificando comportamenti discriminatori. Requisiti richiesti nel progetto: › Le biblioteche devono possedere alcuni requisiti minimi richiesti dagli enti promotori. › Deve essere realizzato uno studio sui beneficiari che determini tipologie e bisogni. › La popolazione immigrata o appartenente

a minoranze non deve essere meno del tre per cento della popolazione. › Le biblioteche devono elaborare un manuale guida d’uso della biblioteca comune a tutte le biblioteche della rete. › Le biblioteche devono possedere i requisiti infrastrutturali minimi richiesti su: › mobilio adeguato e supporti audio e video › accesso ad internet per tutti gli utenti della biblioteca Fanno attualmente parte del progetto le biblioteche provinciali di Huelva: Almería, Cádiz, Jaén, Málaga; le biblioteche comunali di Lepe (Huelva), Palos de la Frontera (Huelva), Martos (Jaén), Palma del Río (Córdoba), Mijas (Málaga) Torrox (Málaga) Cartaya (Huelva) ed il Fondo Circolante della Biblioteca de Andalucía. Segnaletica Nel progetto l’individuazione di una specifica segnaletica riveste un ruolo importante e segue le linee guida Ifla Unesco. Formazione Il progetto ha previsto un percorso formativo specifico e specialistico per i bibliotecari. Attività › Visite guidate per tutti i centri educativi infantili, della scuola dell’obbligo primaria e secondaria. › Corsi di formazione per gli utenti della biblioteca. › Celebrazione delle feste popolari e religiose più importanti per i beneficiari attraverso

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esposizioni, conferenze, rappresentazioni teatrali, eccetera. › Cicli di seminari sulla musica popolare dei beneficiari. › Cineforum. › “Cuenta-cuentos”. L’attività consiste nel raccontare storie popolari dei beneficiari ai bambini con finalità di promuovere il multiculturalismo. › Corsi di lingue. › Costruzione di un sito web dedicato e correlati servizi internet. Risultati dell’iniziativa I risultati ottenuti nel progetto sono stati stimati in termini entusiastici da osservatori indipendenti e sono stati quantificati in termini di contatti, scambi, numero di servizi resi ai cittadini ed elevato numero di attività culturali realizzate all’interno delle biblioteche della rete. Innovatività e replicabilità Il luogo “biblioteca” viene pensato come contenitore animato, deputato alle attività di animazione culturale su temi inerenti il patrimonio demo etno antropologico di immigrati e minoranze linguistiche ed etniche. Le azione innovative messe in atto sono: › Alfabetizzazione digitale ed audiovisiva applicata al contesto del multiculturalismo › Modello di reti di biblioteche interculturali. › Progetto pilota di prestito interbibliotecario. › Formazione del profilo professionale del “bibliotecario” altamente specializzato. › Sviluppo di servizi bibliotecari attraverso

il web. › Sviluppo di un catalogo collettivo per tutte le biblioteche della rete. › Possibilità di ottenere una tessera bibliotecaria per tutte le biblioteche della rete attraverso internet. L’iniziativa può essere replicata anche in Calabria soprattutto in considerazione della presenza di un’estesa rete di biblioteche comunali, e di altra tipologia, che potrebbero essere coinvolte in un progetto siffatto. La condizione che appare essenziale rispettare è che si agisca per elevare gli standard di fruizione tecnologica e di qualità delle strutture e dei servizi bibliotecari. Fonti e ulteriori informazioni Consejo de Cooperatiòn Bibliotecaria, “Buenasprácticas en serviciosmulticulturales”, Madrid, 2010. Iprimerplanintegral para la inmigración en andalucía, “Informe del Grupo de Trabajo de Multiculturalidad y Accesibilidad en Bibliotecas”, Madrid marzo 2009 Nelle seguenti pagine web è possibile approfondire l’esperienza e reperire ulteriore documentazione: › http://www.juntadeandalucia.es/cultura/ ba/c Il servizio bibliotecario pubblico: linee guida Ifla, Unesco per lo sviluppo › http://www.google.it/ search?q=ifla+unesco&ie=utf8&oe=utf-8&aq=t&rls=org. mozilla:it:official&client=firefox-a


3.5 Casa Museo di Antonino Uccello Descrizione e obiettivi La “Casa museo” fondata da Antonino Uccello, etno antropologo, etno musicologo e studioso della cultura popolare siciliana, è tra i più antichi musei etnoantrop ologici d’Italia ed è conosciuto in tutto il mondo. L’idea fondatrice della Casa museo fu quella di rendere disponibili, in modo unitario dal punto di vista espositivo, una serie di oggetti, luoghi e testimonianze appartenenti ad un mondo legato all’economia rurale siciliana degli anni Sessanta, Settanta in fase di irreversibile trasformazione. Scevro dalla volontà di creare un museo dei ricordi o delle nostalgie, Uccello progettò la Casa museo allestendo ambienti fortemente contestualizzati, capaci di indicare al visitatore le funzioni d’uso di quanto esposto. Non trascurò tuttavia di curare la versatilità di alcuni spazi espositivi adibendoli a luoghi dove far circolare esposizioni temporanee di differenti testimonianze del mondo popolare, talvolta richiamando il loro valore estetico ed artistico, talaltra proponendo letture dei loro più nascosti significati simbolici e comunicativi. Nata dall’urgenza di salvaguardare parte del patrimonio culturale del popolo siciliano, avviato negli anni sessanta verso un esodo massiccio, la Casa museo interpreta la “missione” di salvare materiale etnografico costituito da oggetti, tradizioni orali, strumenti di lavoro, manufatti di una civiltà contadina degli anni1960-1970 che andava scomparendo. Secondo le parole del suo fondatore la Casa museo è descritta come “un anti-museo: cioè una casa della civiltà contadina con ingresso libero a tutti, e usufruita come un servizio sociale. Una casa

sempre mobile per il continuo fluirvi di collezioni, mostre, manifestazioni, legate al territorio e a particolari momenti della vita civile e sociale (…)”. Per Antonino Uccello un museo “vivo” era la stessa Casa museo intesa come il contenitore ideale per ricreare, con l’ausilio di oggetti della memoria, antichi usi e costumi di aggregazioni contadine perdute. Sin dalla sua origine la casa museo è stata un vero museo etno antropologico animato da continue attività culturali capaci di ricreare l’atmosfera delle arti, dei mestieri, degli ambienti di lavoro, delle tradizioni ormai estinti. Oggi la Casa museo è un riferimento culturale per tutto il territorio ibleo, è un segno di riconoscimento dell’identità e del profilo delle comunità stanziate nell’area in cui si colloca, è un’opportunità istituzionale di contatti e di rapporti per tutti coloro che vogliano approfondire la conoscenza del tessuto economico e sociale della Sicilia preindustriale. Inaugurato ed aperto al pubblico nel 1971 dal fondatore, il museo è stato, dopo la morte di Uccello, acquistato nel 1983 dalla Regione Sicilia. La sede museale, sita a Palazzolo Acreide, è un’ala di un Palazzo settecentesco realizzato su fabbriche preesistenti, dove esistevano le mannare, ovvero i recinti per gli ovini. In essa Antonino Uccello con i materiali raccolti ricreò gli ambienti della casa della civiltà contadina Iblea. Il museo è suddiviso in quattrosezioni: 1. gli oggetti del lavoro domestico: › il pane › la tessitura 2. gli oggetti del lavoro contadino: › la caseificazione: l’angolo della ricotta › l’intreccio e gli attrezzi agricoli › il trappeto

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3. la “robba” della sposa: › il corredo e le casse nuziali della sposa siciliana 4. le collezioni: › pitture su vetro › carretto e pupi siciliani › sculture lignee contadine › cere e ceroplastica › presepi Attività La casa museo di Antonino Uccello, oltre a possedere uno spazio espositivo del museo contadino e delle tradizioni popolari visitabile giornalmente, ospita numerose attività di carattere artistico e culturale, afferenti soprattutto agli ambiti delle tradizioni popolari, dell’etno antropologia e della musica popolare e musicologia. La Casa museo è anche luogo di raccolta documentale degli scritti scientifici di Antonino Uccello ed ente di raccordo per lo svolgimento di eventi culturali nell’area di Palazzolo Acreide. Risultati dell’iniziativa La casa museo di Antonino Uccello nel suo quarantennio di attività ha rivestito il duplice ruolo di museo etno-antropologico e di luogo di raccolta documentale. Il museo ha raggiunto il risultato di salvaguardare un bagaglio di tradizioni popolari a rischio d’estinzione, riuscendo a preservarne e trasmetterne la propria essenza storica e culturale. Il lavoro di rilevamento dei documenti di tradizione orale di carattere prevalentemente sonoro svolto da Antonino Uccello dalla fine degli anni Cinquanta, ha permesso di restituire questo patrimonio “sonoro” agli artisti, agli studiosi, ai musicisti e alla

memoria delle persone stesse che lo hanno ereditato come comunità. La costruzione ed il mantenimento della pagina web ufficiale della Casa museo, alcune attività culturali e le azioni di tutela del patrimonio documentale sono state realizzate con fondi della Comunità europea, Por Sicilia 2000-2006, Asse 6 – reti e nodi di servizio, misura 6.06 internazionalizzazione dell’economia siciliana, Sottomisura 6.06 c interventi a titolarità (codice 1999.IT.16.1.PO.011/6.0 6c/9.3.13/0005), con le risorse dell’Amministrazione regionale siciliana e della Soprintendenza per i beni culturali di Siracusa. La Casa museo di Antonino Uccello si avvale di collaborazioni tecnico-scientifiche e apporti culturali, relazioni istituzionali con Università di studi, Istituti musicali e numerosi musei. Innovatività e replicabilità La novità assoluta della Casa museo, colta subito dagli studiosi, ma soprattutto dal pubblico, era contenuta nella capacità di rappresentare ed evocare nei visitatori il proprio vissuto. Nessun museo aveva mai suscitato tante emozioni nei visitatori, fossero studenti, contadini o intellettuali. Ciascuno vi ritrovava qualcosa di personale cercato ed a volte ritenuto perduto per sempre. Il museo si prefiggeva il compito “raccontare” un’epopea al tramonto. La Casa museo di Antonino Uccello rappresenta un modello rappresentativo di museo “vivo”, capace di “raccontare”, “preservare” e “trasferire” elementi di un patrimonio culturale a rischio estinzione. Gli elementi di successo della Casa museo di Antonino Uccello risiedono nelle capacità professionali di elevata valenza scientifica del suo fondatore, nella


costante, continua ed estesa opera di raccolta documentale etnologica svolta e nella capacità comunicativa di far condividere il valore culturale e sociale del patrimonio etno antropologico raccolto. Fonti e ulteriori informazioni Luigi Lombardo, Nello Blancato, Rosario Acquaviva, “Antonino Uccello e la Casa museo, Palazzolo Acreide, distretto scolastico 55”, introduzioni di G. Voza e L. Lombardi Satriani, 1995. Luigi Lombardo, “Il custode della memoria”, in “La Siciliana Nuova”, I, pagine 4 e 5, 1990. G. Finocchiaro Chimirri, “Antonino Uccello tra poesia e letteratura”, Cuecm, Catania, 1987. S. Burgaretta, “L’eredità di Uccello”, in “La Sicilia”, 26 febbraio 1984 Luigi Lombardo, “Note sulla Casa-museo”, in “Studi Acrensi”, I, pagine 173-191, 1983 Salvatore S. Nigro, “Bibliografia degli scritti di Antonino Uccello”, in “La Casa di Icaro. Memorie dalla Casa museo di Palazzolo Acreide”, a cura di Salvatore S. Nigro, 1983 Antonino Uccello, “Folklore siciliano nella Casa Museo di Palazzolo Acreide” Zangarastampa, Siracusa, 1972 Nelle seguenti pagine web è possibile approfondire l’esperienza e reperire ulteriore documentazione: › http://www.regione.sicilia.it/ beniculturali/casamuseouccello/ › http://www.culturaitalia.it/pico/ catalogo/content.html?id=oai:touringclub. com:45363&tema=key.language.biblio&thes=null &code=30001015005000000000000&page=null&s electFilter=null

3.6 Chambra d’òc - Portal d’Occitània Descrizione e obiettivi La Chambrad’òc è un’associazione che raggruppa soggetti che lavorano i prodotti della terra, che operano nell’artigianato, che vivono di turismo, che si occupano della rinascita linguistica e culturale delle valli occitane d’Italia. Sono soci della Chambrad’òc artigiani, agricoltori, commercianti, ristoratori, associazioni culturali, gruppi musicali, singole persone specializzate in campi specifici. La Chambra d’oc è all’avanguardia nell’azione di difesa e promozione dell’occitanità delle valli. Le sue iniziative sono molte, incisive e soprattutto chiare sui principi fondamentali per la comunità etnicolinguistica e per il popolo occitano. La Chambrad’òc opera in tutto il territorio occitano in Italia e soprattutto nelle valli occitane: Alta Valle di Susa, Val Chisone, Val Germanasca, Val Pellice, Val Po, Valle Varaita, Valle Maira, Valle Grana, Valle Stura, Valle Gesso, Valle Vermenagna, Boves, Peveragno, Chiusa Pesio, Valle Ellero e Alta Corsaglia. L’obiettivo generale è di elaborare e realizzare progetti trasversali alle valli, con una visione complessiva di questo territorio in modo da coniugare la necessità di riappropriazione linguistica-culturale e l’internazionalità del popolo occitano con la sua rinascita economica. Attività Ad oggi sono attivati tre settori: 1. settore linguistico-culturale che si occupa di: a. formare insegnanti b. fornire consulenza e supervisione per l’elaborazione e l’esecuzione di progetti scolastici

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c. formare operatori culturali del territorio d. attuare sperimentazioni linguistiche, pedagogiche e culturali sul territorio attraverso l’attivazione di corsi per conto della Regione Piemonte - Assessorato alla cultura e. elaborare materiali didattici f. rendere attivo un servizio della lingua occitana, attraverso un sportello linguistico, che ha il compito di fornire servizi di consulenza linguistica a enti pubblici e privati g. promuovere un’editoria bilingue 2. settore internazionale attraverso la partecipazione a convegni internazionali e a diverse manifestazioni transnazionali, quali “l’Estivada” di Rodez, la “Festa d’òc” e la “Feria” di Bezièrs. 3. settore produttivo volto alla valorizzazione della produzione enogastronomica e artigianale delle valli occitane attraverso la distribuzione dei prodotti marchiati “Chambrad’òc” in diversi punti vendita. Una linea specifica, denominata “Ben minjat, ben begut, i sapori delle valli occitane” tende a valorizzare il prodotto tipico, gli operatori che lo producono, i negozi che lo vendono, i ristoranti che lo cucinano, in una linea coerente volta a creare un’immagine forte di questo territorio. L’associazione La Chambrad’òc ha declinato la propria missione sociale nell’accezione più esaustiva possibile ponendo in essere una molteplicità di progetti e di attività di animazione che comprendono, tra gli altri, una web tv, spettacoli musicali e teatrali, cineconcerti e danze itineranti, il recupero e la valorizzazione di borghi e dei parchi del Piemonte meridionale, un archivio di testi editi ed inediti per il recupero della memoria storico-linguistica delle valli occitane.

Risultati dell’iniziativa La Chambrad’òc è riuscita a riunire produttori di tutte le valli caratterizzati dalla qualità dei loro prodotti e dal legame con il territorio, associazioni, gruppi musicali e singole persone che lavorano per la rinascita linguistica e culturale degli occitani. Il progetto La Chambra d’òc è stato finanziato dalla Presidenza del consiglio dei Ministri, legge 482 del 15 dicembre 1999 “Norme per la tutela delle minoranze linguistiche storiche”, coordinato dall’Assessorato della cultura Regione Piemonte. Innovatività e replicabilità Chambra d’Oc costituisce un importante esempio di come può essere costruito un sistema di governance per la messa in rete e la valorizzazione delle risorse di un territorio avendo come comune denominatore l’identità culturale che diviene, essa stessa, oggetto di operazioni di valorizzazione. Per questo questa esperienza costituisce un’esemplificazione di tutte le attività implementabili con successo per la tutela del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche occitane, grecaniche ed albanesi. Tra le molteplici attività in essere, risultano particolarmente innovative e replicabili le azioni di animazione territoriale a sostegno della mobilità lenta, per la costruzione di un percorso ad alta vivibilità che porti alla riscoperta dei sentieri di campagna da percorrere a piedi, realizzate attraverso una carovana di artisti. Fonti e ulteriori informazioni Nelle seguenti pagine web è possibile approfondire l’esperienza e reperire ulteriore documentazione: › http://www.chambradoc.it/


Riferimenti Chambra d’Oc chambradoc@chambradoc.it pecchambra@pec.chambradoc.it telefono 0171.91.89.71 oppure 328.31.29.801

3.7 La Fabbrica dei suoni Descrizione e obiettivi La Fabbrica dei suoni è l’unico parco tematico italiano dedicato interamente al suono e alla musica. Il parco è situato a Venasca, comune posto all’inizio della valle Varaita in provincia di Cuneo, una valle dove è forte una tradizione musicale che affonda le sue radici nella storia della musica occitana e trobadorica. Il museo, situato in un moderno edificio costruito sull’area della ex fabbrica di legname Sicta, mantiene un legame ideologico con il passato. La visita della Fabbrica dei suoni si articola attraverso un percorso didattico volto a far comprendere la genesi dei suonie dei rumor i, conoscere i parametri di velocità, altezza, intensità e timbro, sperimentare la vibrazione dei suoni e la propagazione dell’onda sonora nello spazio e conoscere strumenti musicali provenienti da tutto il mondo, entrando, ad esempio, all’interno di strumenti musicali giganti o sedendosi su altalene immerse in un bosco dove vengono riprodotti i suoni della natura o, ancora, osservando la visualizzazione dell’onda della propria voce esalendo virtualmente su una scala musicale. All’interno del parco è presente una sezione dove vengono illustrate le caratteristiche della musica in diverse parti del mondo. All’interno del parco tematico è possibile partecipare a quattro laboratori, strutturati in tre diversi itinerari adatti ad allievi delle scuole primarie,

dell’infanzia e studenti delle scuole medie inferiori, con proposte calibrate in base all’età dei partecipanti. Obiettivo del progetto è quello di offrire metodologie e strumenti didattici caratterizzati da una forte componente ludica ed interattiva che permette ai partecipanti di apprendere in modo divertente ed originale. Inoltre, il progetto vuole offrire spunti innovativi che possono aiutare gli insegnanti nel loro lavoro quotidiano d’insegnamento della musica ai giovani allievi e studenti. Attività Il parco, pur essendo fruibile in modo autonomo, bene si presta alla realizzazione di percorsi didattici e ad attività laboratoriali rivolti ai visitatori giovanissimi delle scuole primarie e della scuola dell’infanzia. Le attività principali che animano il parco sono: “Qui tutto Oc” Laboratorio di musica occitana. Il laboratorio si pone come obiettivo quello di fornire ai partecipanti un panorama generale sulla musica occitana e la sua tradizione millenaria nei molteplici aspetti che la compongono. Esso si articola in tre momenti distinti: › Fils e botons: gli strumenti musicali: durante la prima parte vengono presentati i principali strumenti musicali utilizzati nella tradizione occitana: ghironda, organetto diatonico, galobet e tamburin, fifre. Per ognuno di essi si forniscono indicazioni sulla loro costruzione e si propongono alcuni brani d’ascolto dal vivo. › Se chanta: i ragazzi sono coinvolti in coro nell’esecuzione di alcuni semplici canti in occitano di cui potranno apprendere rapidamente e senza difficoltà il ritornello. Tale approccio permet-

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te anche di sperimentare praticamente l’uso della lingua imparando alcuni termini che indicano animali, fiori, parti del corpo ecc. › W qui balla!!: la danza è una delle espressioni fondamentali della cultura musicale occitana che ne ha permesso la conservazione attraverso i secoli, in particolare nelle valli italiane. A seconda dell’età degli alunni vengono proposte alcune danze di gruppo tratte dal patrimonio di varie regioni dell’occitania (valli alpine italiane, Provenza, Auvergne, Pirenei, eccetera). Alla scoperta delle arpe I partecipanti possono visitare la Salvi Harps di Piasco, la più conosciuta azienda al mondo per la costruzione di arpe. Qui possono scoprire le tecniche e i segreti della lavorazione, seguendo il processo a partire dalla sgrossatura delle tavole d’acero rosso fino alla verniciatura, osservando i mastri artigiani che curano i dettagli estetici con minuziosi lavori d’intarsio e vedendo all’opera i ricercatori che monitorano il suono con prove accuratissime. E’ così possibile veder nascere un’arpa costituita da circa duemila pezzi meccanici e 150 parti in legno. I partecipanti hanno anche la possibilità di ascoltare il suono dell’arpa durante un momento d’incontro con un’arpista: per tutti sarà poi possibile provare a suonare questo strumento. Il percorso si conclude con la visita al museo dell’arpa “Victor Salvi” dove sono esposte alcune delle arpe storiche raccolte da Victor Salvi, fondatore dell’azienda e affermato arpista. In viaggio con il doppiaggio Il laboratorio si svolge a Saluzzo presso la Scuola di alto perfezionamento musicale, il college italia-

no della musica e delle nuove tecnologie. Qui i partecipanti hanno la possibilità di avvicinarsi alle tecnologie usate in campo audio video, scoprendo aspetti tecnici propri del lavoro di registrazione. Nel laboratorio è possibile conoscere il legame tra suoni ed immagini utilizzato nel cinema e nei cartoni animati. Particolare attenzione è dedicata a tre momenti diversi: il doppiaggio della voce, la sonorizzazione di particolari scene, la colonna sonora di accompagnamento. Alla fine del laboratorio si può assistere alla proiezione delle immagini sonorizzate e di un piccolo cartone animato dai ragazzi. Laboratorio musicale I partecipanti hanno la possibilità di prendere parte ad un laboratorio musicale in cui possono “giocare” con la musica in modo divertente ed appassionante. Utilizzando materiali di recupero, utilizzando il proprio corpo e la propria voce, avendo a disposizione piccoli strumenti, i partecipanti potranno conoscere i parametri del suono e cimentarsi in giochi ritmici. Sono previsti giochi di ascolto e di movimento legati alla produzione musicale; inoltre il laboratorio dà la possibilità di imparare semplici canzoni e filastrocche musicali della tradizione. Bambini e ragazzi sperimentano così cosa significa sentirsi allo stesso tempo uguali e differenti dagli altri. La musica permette di abbattere le barriere linguistiche e di condividere emozioni, facendo emergere identità, scelte e gusti personali. Servizi di base: proposte didattiche nelle scuole; promozione culturale nell’ambito generale del sistema. Servizi di consulenza altamente specialistica: attività di formazione del personale e degli operatori


culturali; progettazione, realizzazione, distribuzione di materiali promozionali; elaborazione di progetti di valorizzazione dell’artigianato locale; promozione del territorio attraverso eventi musicali. Risultati dell’iniziativa La fabbrica dei suoni rappresenta un caso unico nel panorama museale italiano in grado d’interessare ogni tipologia di visitatore. I più piccoli possono avere un primo approccio ludico al mondo musicale, gli adulti ne percepiscono la sua bellezza e ne apprezzano l’identità culturale. Uno dei risultati più interessanti è aver richiamato l’attenzione delle comunità locali sull’importanza della conoscenza delle tradizioni locali attraverso la musica e attraverso la divulgazione di sussidi didattici, destinati alle scuole dell’infanzia e primarie, progettati e strutturati utilizzando la forza educativa e ludica della musica. Progetto presentato alla Borsa internazionale del Turismo (Bit) 2011. La Fabbrica dei suoni, primo parco tematico dei suoni e della musica, ha esteso il proprio know how in questo settore, collaborando con alcune realtà museali delle valli interessate dal Gal Gruppo azione locale “Tradizione delle terre occitane”. Questa collaborazione si è proposta obiettivi e finalità concrete per la valorizzazione delle risorse locali e per la conoscenza delle tradizioni delle minoranze linguistiche Occitane del territorio Piemontese. Nei primi tre anni di attività sono state registrate 37mila visite. Progetto cofinanziato dall’Unione europea Fesr Fondo europeo sviluppo regionale Docup obiettivo 2 (2000-2006).

Innovatività e replicabilità L’innovatività progettuale della buona prassi proposta risiede nella definizione del modello stesso del parco Tematico, nella sua intrinseca capacità di trasferire la cultura musicale e con essa espressioni molteplici delle arti rappresentative (teatro, danza, ecc.) e delle maestrie dell’artigianato locale. La scelta di utilizzare metodi e strumenti didattici ludici ed intuitivi congiuntamente alla individuazione di una idonea collocazione geografica hanno permesso che il parco Tematico diventasse in breve tempo un attrattore turistico culturale. La riscoperta passione per le tradizioni locali ha dato vita a eventi che in pochi anni sono passati dal rappresentare l’oggetto di interesse di una limitata cerchia di appassionati ad un momento di animazione del territorio e di richiamo divulgativo e turistico, in grado di coinvolgere decine di migliaia persone. La fabbrica del suono contiene aspetti di metodo, soprattutto inerenti il come può essere realizzato un parco tematico, che possono essere replicati anche nel contesto calabrese. Considerato inoltre che in alcune minoranze calabresi è molto rilevante la cultura del ballo e della musica questo esempio può veicolare idee rispetto a come questi aspetti culturali possono essere valorizzati e divulgati con una modalità ludica soprattutto a beneficio dei bambini e dei ragazzi in età scolare. Fonti e ulteriori informazioni C. Bertolotto, “Le Dia de losmuertos à Paris: enjeux de la sauvegarde du patri moine culturel immatériel translocal.” Rapport de recherche pour la Ville de Paris, 2008 www.patrimoineimmateriel.net

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Bimonte S., Punzo L.F., “A proposito di capacità di carico turistica. Una breve analisi teorica” Edizioni Ats Working Papers Series Economia dell’Ambiente e del Turismo Sostenibile, Osservatorio per il Turismo Sostenibile, gennaio 2005, www.osservatorioturismo.it La fabbrica dei suoni via Marconi 15 venasca telefono 0175.56 78 40 fax 0175.56 09 63 info@lafabbricadeisuoni.it Nelle seguenti pagine web è possibile approfondire l’esperienza e reperire ulteriore documentazione: › www.lafabbricadeisuoni.it

3.8 Il parco della Grancia

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Descrizione e obiettivi Il parco della Grancia, in Basilicata, è il primo parco storico-rurale e ambientale d’Italia. Si tratta di un progetto di sviluppo locale fondato sulla valorizzazione della memoria storica, tramite: › Il Cinespettacolo, un evento spettacolare e unico nel suo genere, denominato “La Storia Bandita” sul fenomeno del brigantaggio post-unitario e sulla vita del brigante Carmine Crocco, › e un contenitore fisico, il parco, come vetrina della cultura materiale e immateriale della civiltà rurale di Basilicata. Il progetto è stato promosso dalla società consortile pubblico privata (a maggioranza pubblica) Piani e programmi di azione locale (Ppal) di cui fanno parte la Territorio formazione Sas, la Confederazione italiana agricoltura (Basilicata), la Comunità montana alto Basento e i comuni di Avigliano,

Brindisi Montagna, Filiano, Pietragalla, Pignola e Vaglio di Basilicata. L’iniziativa ha registrato negli ultimi anni nuove adesioni, come quella dell’Amministrazione provinciale di Potenza. Anche la Regione Basilicata sostiene l’iniziativa e la riconosce oggi come uno dei capisaldi per lo sviluppo delle aree rurali. Leader II e Por Basilicata (con il Pit “Alto Basento”) hanno finanziato il progetto. Cuore del progetto è tuttavia il volontariato. Attraverso due associazioni, oltre 450 volontari di tutte le età partecipano attivamente alla vita del parco, in un’esperienza culturale che consente loro di vivere la testimonianza dei valori della propria terra interpretandoli nel cinespettacolo “La storia bandita”. Essa è una rappresentazione drammatica e coreografica della storia del brigantaggio antirisorgimentale, in cui vengono utilizzati più di 500 proiettori, musiche in multidiffusione, uno schermo ad acqua con proiezioni cinematografiche ed effetti pirotecnici. Nel parco si snodano inoltre itinerari e percorsi in cui si celebra il mondo rurale, attraverso la rappresentazione di antichi mestieri, la presenza di personaggi in costume e di artisti di strada. Inoltre la ristorazione tipica, il gusto e il colore dei vini lucani, i prodotti dell’artigianato artistico si sposano nell’atmosfera allegra e festosa della fine dell’Ottocento con l’animazione per i più piccoli, il teatro di strada, la musica all’aperto. Attività Le principali attività che si svolgono all’interno del parco sono le seguenti: › rappresentazioni da luglio a settembre, ogni sabato e domenica (il Cinespettacolo “La storia bandita”);


› spettacoli di falconeria nel fine settimana (lo spettacolo di falconeria crea un circuito che porta al castello di Lagopesole nel quale viene realizzata una rappresentazione sulla storia del castello); › visite guidate; › concerti di musica popolare; › spettacoli teatrali; › incontri con scrittori. Risultati dell’iniziativa Nelle stagioni di apertura, il parco della Grancia e il cinespettacolo “La Storia Bandita” hanno raggiunto risultati di assoluta rilevanza (più di 200mila presenze paganti, in 6 stagioni dal 2000 al 2006). Molteplici le attività commerciali e culturali promosse all’interno del parco e significativi i benefici indiretti che hanno riguardato le strutture ricettive

e di ristorazione dell’area. Inoltre, sono state create opportunità di reddito per agenzie di promozione turistica, di pubblicità, nel campo editoriale, della sartoria e dello spettacolo. Tra gli ulteriori sviluppi del progetto parco storico della Grancia, la stretta connessione con un più complesso progetto di sviluppo rurale che si intreccia con iniziative finalizzate alla valorizzazione di punti di eccellenza della Regione Basilicata come le Dolomiti lucane, il castello di Lagopesole e i ritrovamenti archeologici di Serra di Vaglio. Questo gran percorso della civiltà rurale è un’iniziativa di valorizzazione dei beni storico-culturali, architettonici ed ambientali nel cui disegno generale sono già stati realizzati: › l’allestimento scenografico del “De arte venandicumavibus”, nel castello federiciano di Lagopesole;

Tavola 3. Investimenti pubblici per il parco (periodo 1994-2004)* Tipologia Leader II per il parco (incluso cofinanziamento Comunità montana) Fondi Pore fondi Comunità Montana per la montagna Fondi PIT

Euro 3.270.000 2.215.600 774.685

*Tra il 2005 e 2006 non ci sono stati altri investimenti pubblici.

Tavola 4. Entrate del parco (2005-2006) Tipologia Entrate al botteghino (anno 2005) Finanziamento soci (enti pubblici) Altre entrate (Apt, Alsia ...) Totale

2005 350.000 150.000 100.000 600.000

2006 310.000 140.000 450.000

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› l’allestimento scenografico del costume della civiltà contadina a Pignola; › Vaglio: Crocevia di Ethnè”, ricostruzione virtuale degli scavi archeologici di Vaglio di Basilicata; › “il volo dell’angelo”, percorso mozzafiato in cui il visitatore, imbragato su un cavo d’acciaio, “vola” con la sola spinta inerziale da Castelmezzano a Pietrapertosa, due borghi arroccati sulle montagne. In termini relazionali sono stati realizzati scambi con il parco PuyduFou (Vandea, Francia) la cui esperienza ha rappresentato l’ispirazione per la creazione del parco della Grancia. Oltre che i fondi Leader II e Por Basilicata, il progetto utilizza come fonte di finanziamento gli introiti dai biglietti venduti. Innovatività e replicabilità Il carattere innovativo dell’iniziativa è rappresentato dalla formula che coniuga paesaggio storico, arte, cultura, spettacolo, nuove tecnologie concentrata su 20 ettari come grande attrattore. Gli elementi distintivi che rendono il progetto innovativo sono: i nuovi modelli di fruizione del patrimonio ambientale e culturale; e il coinvolgimento degli attori locali (mediante incontri, pubblicazioni, manifestazioni, workshop, marketing territoriale). Il modello del parco della Grancia si presta ad essere replicato in contesti ambientali culturali con specificità e tematiche differenti, quali quelli delle minoranze linguistiche presenti in Calabria, trasferendo caratteri innovativi di animazione e fruizione del patrimonio ambientale e culturale individuati.

Fonti e ulteriori informazioni Formez, “Parco storico la Grancia”, progetto Reti per lo sviluppo locale, 2006 Inea (nd) “Le buone prassi per lo sviluppo rurale: una raccolta di iniziative, esperienze e progetti”, volume 1, pagine 21-25. Sito web parco della Grancia: www.parcodellagrancia.com


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Di seguito vi è una sintesi degli elementi maggiormente caratterizzanti il patrimonio etno antropologico delle comunità dei greci di Calabria, degli albanesi e degli occitani, tratta dai rapporti suddetti con particolare riferimento al contesto territoriale, alla storia e connotazione identitaria; al patrimonio materiale ed immateriale, alle Azioni e strategie di valorizzazione.

4.1 La comunità degli albanesi

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Il patrimonio culturale degli Arbëreshë contempla un patrimonio immateriale, che ha nella lingua e nel culto religioso i punti emergenti e più significativi e un patrimonio materiale e fisico, che si esprime nelle chiese, nei conventi, nei palazzi storici, nelle espressioni delle arti figurative e, ancora, nell’organizzazione urbanistica dei centri antichi (le gijthonie degli insediamenti arbëreshë). Alcuni dei centri storici, insediamenti storici minori vengono annoverati tra quelli suscettibili di tutela e valorizzazione ai sensi della lur 19 del 2002 articolo 48 comma 1, in particolare: Acquaformosa, Civita, Falconara albanese, san Demetrio Corone. Si possono indicare due elementi significativi della cultura arbëreshë: › La presenza nella contemporaneità attraverso il filtro delle tradizione. Tale che, oltre alla lingua, tra gli elementi fortemente identitari vanno considerati altri caratteri antropologici che rappresentano una vera e propria mappatura culturale e umana. › Le eredità che costituiscono un patrimonio sia immateriale che di legami territoriali e geografici.


La ricchezza urbanistica In particolare, la testimonianza materiale diventa non solo una rappresentazione del territorio ma anche espressione di codici e di elementi etno antropologici. Va, quindi, sottolineato che i centri storici delle comunità arbëreshë fanno parte dell’edilizia storica che, pur se influenzata dalle regole edilizie moderne che hanno portato sempre più all’abbandono dell’aspetto tipico che li caratterizzava, è rappresentativa del sistema aggregativo dei modelli tipici delle forme urbane. Pertanto, le caratteristiche dell’insediamento, la “forma urbana”, sono visibili nella topografia dei centri urbani e sono elementi portanti di una cultura e di un popolo.

Le strutture urbanistiche principali dell’insediamento arbëreshë sono il “rione” e la gjitonia (vicinato). Le strutture urbanistiche principali dell’insediamento arbëreshë sono il “rione” e la gjitonia (vicinato), che costituisce, quest’ultimo, uno degli elementi urbanistici di maggiore interesse introdotti dagli albanesi, anche dal punto di vista sociologico, in quanto elemento di raccordo tra famiglia e comunità, vero e proprio nucleo sociale con regole proprie. Lo stretto connubio fra tradizione e architettura è riscontrabile anche negli edifici di culto dove ancora sono mantenuti i riti e le cerimonie di origine greco ortodossa o dove le antiche strutture conservano elementi di alto pregio artistico. Le tradizioni Il patrimonio culturale degli Arbëreshë contempla un patrimonio immateriale, che ha nella lingua e nel rito i punti emergenti e più significativi, ma

che si estende agli usi, alle consuetudini,alla tradizione (le feste, la cucina, i costumi, la musica), alla letteratura e poesia, all’artigianato. Le principali tradizioni sono dettate dal calendario religioso, soprattutto in occasione delle feste principali, come il Natale e la Pasqua o anche le feste patronali. E fino a quando l’agricoltura ha rappresentato il maggior settore di addetti, il ciclo delle feste religiose o tradizionali si caratterizzava per la sua aderenza al calendario rurale.

Le principali tradizioni sono dettate dal calendario religioso, soprattutto in occasione delle feste principali. La forte coscienza di un’identità etnico-linguistica è sempre presente nelle produzioni folkloristiche. Nel folklore, in tutte le sue forme, emerge un costante richiamo alla patria di origine. I canti popolari e religiosi, le leggende, i racconti, i proverbi riecheggiano un forte spirito di comunanza e solidarietà etnica. I motivi ricorrenti sono la nostalgia della patria perduta, il ricordo delle leggendarie gesta di Skanderberg (eroe riconosciuto da tutte le popolazioni albanesi del mondo), la tragedia della diaspora in seguito all’invasione ottomana. I motivi della tradizione popolare si ritrovano, inoltre, nella letteratura, che proprio da ciò mosse i primi passi. Mentre altri elementi strutturali della cultura arbëresh delle origini sono giunti ai nostri tempi attraverso una storia secolare e mantengono una loro forza di rappresentazione dell’organizzazione delle comunità. Tra essi ricordiamo la “vatra” il focolare, la “gjitonia”, il vicinato, la “vellamja”, la fratellanzala “besa” la fedeltà all’impegno.

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Tra le tradizioni possiamo citare: il Carnevale (Kalevari) e le Ridde (Vallje). Tra gli aspetti tradizionali e specifici della cultura albanese vanno menzionate: le Kalimere; la Grande settimana santa (Java e Madhe); la commemorazione dei defunti (Tëvdekurat) e, in particolare, il rito. La tradizione religiosa si sviluppa su due piani: da un lato quella ufficiale della Chiesa dal tipico rito bizantino che segue i canoni, anche se non in maniera del tutto uniforme, della chiesa Orientale; dall’altro lato si ha la religiosità popolare che si esprime in forme e circostanze proprie. Si può affermare che la metà delle comunità di origine albanese, nei primi due secoli, siano passate dal rito bizantino a quello latino. Il rito bizantino si mantiene soprattutto nelle comunità albanesi della provincia di Cosenza. I rituali di nozze tra gli albanesi finora hanno rappresentato un punto forte di difesa, perché fanno da veicolo per tramandare i principi, la mentalità e più in generale la cultura arbëreshë alle nuove generazioni. Parimenti alla lingua e al rito, il costume tradizionale e le tradizioni gastronomiche (nelle specificità in particolare del periodo pasquale e del periodo natalizio)per gli Arbëreshë hanno avuto una funzione sociale rilevante, conservando nel tempo un uso costante e diffuso della propria specificità etnica.

4.2 La comunità dei greci di Calabria Il territorio grecanico presenta un patrimonio culturale ricco di elementi della storia del passato, caratterizzato da un’identità paesaggistica unica nel Mediterraneo, si affianca anche la presenza di un

potenziale urbano, architettonico e culturale particolarmente rilevante. La ricchezza urbanistica Sono caratterizzanti in quest’ambito le numerose emergenze storico-architettoniche destinate al culto orientale, testimonianza della penetrazione culturale e religiosa del monachesimo basiliano in Calabria. In questo macro ambito, caratterizzato da una geomorfologia complessa e da connessi fenomeni di instabilità, sono rilevabili anche molti dei cosiddetti “Centri della memoria”, borghi sorti in età medievale da processi di arroccamento dei centri costieri di fondazione magnogreca, inseriti in contesti di grande interesse paesaggistico-ambientale, che risultano completamente abbandonati o in fase di abbandono, in seguito a emigrazioni o trasferimenti post-alluvionali. I centri urbani conservano un patrimonio architettonico significativo con importanti edifici di culto, palazzi nobiliari, frantoi e nel territorio sono localizzati importanti ruderi memoria di un passato rilevante dagli scavi archeologici ai ruderi di castelli e abbazie. L’area ha come centro di riferimento Bova, “capitale” del territorio dei greci di Calabria, inserito nella rete dei “Borghi più belli d’Italia”. Il territorio, piuttosto vitale nelle attività di divulgazione e diffusione della cultura grecanica, si caratterizza per una frammentarietà, che ad oggi non consente una strategia, di tutela e salvaguardia, della cultura grecanica comune a tutto il territorio.

L’area ha come centro di riferimento Bova, “capitale” del territorio dei greci di Calabria, inserito nella rete dei “Borghi più belli d’Italia”.


Gli oggetti della cultura Da diversi anni il valore dato al patrimonio etno antropologico dell’area grecanica si è accresciuto, comprendendo la ricchezza formale e l’abbondanza produttiva, di una tradizione fatta di oggetti “poveri” e di una cultura orale: gli oggetti della cultura contadina e rurale; detti e frasari; scritti di prosatori e poeti; gli oggetti dell’artigianato, le arti manifatturiere dalla lavorazione della ginestra per la tessitura agli gli strumenti musicali; le espressioni musicali e le danze; l’arte culinaria.

Una tradizione fatta di oggetti “poveri” e di una cultura orale. La cultura grecanica è essenzialmente una cultura conservatrice, saldamente collegata al mondo rurale e alla fertilità della terra. Questo patrimonio culturale etnografico fa da cornice a quella che è la produzione di manufatti artigianali; le forme e i disegni traggono origine dalle condizioni di vita delle genti che erano per la maggior parte dedita alla pastorizia, ma anche abili ideatori d’oggetti utilizzati nel lavoro agricolo e domestico. L’artigianato tipico della tradizione dei greci di Calabria si identifica con le arti della lavorazione dei tessuti e dell’intaglio del legno, materiale con il quale si costruivano soprattutto oggetti che servivano nella vita di ogni giorno, dagli utensili di lavoro agli oggetti della casa. Le tradizioni I beni immateriali sono tutti legati alla ciclicità delle attività lavorative della campagna e coinvolgono tutte le principali fasi della vita. La nascita è accompagnata da regali propiziatori e

da alcune tipologie di canti e ninne nanne di particolare interesse, in quanto si notano similitudini con canti greci. La morte viene celebrata con litanie ai defunti, rito testimoniato fin dai primi coloni greci e riscontrato ancora in un omelia di un vescovo di Bova vissuto tra il l’undicesimo e il dodicesimo secolo, il quale ricorda ancora ai suoi tempi pratiche definite pagane. Così come è riconducibile a usi e significati arcaici l’utilizzo dello spazio urbano, che possiamo definire di “genere”. Un mondo contadino e pastorale legato ad una cultura trasmessa oralmente non ha potuto lasciare molte testimonianze scritte. Essenzialmente le voci ellenofone sono state più trascritte che scritte. Una letteratura legata al mondo contadino e pastorale che ne canta i luoghi, i valori, i sentimenti, rifacendosi ai canoni tradizionali tramandati nell’arte dell’improvvisazione poetica. La musica, i canti e le danze hanno costituito per tutti gli abitanti delle comunità ellenofone una delle ultime forme di espressione di un patrimonio folklorico per il resto ampiamente deteriorato già da lungo tempo. Il saper ballare era una condizione indispensabile per non essere esclusi da momenti di socialità della comunità. Non a caso il linguaggio del corpo diventava per molti giovani l’unico veicolo per comunicare i propri sentimenti più reconditi alla persona amata.

La musica, i canti e le danze hanno costituito per tutti gli abitanti delle comunità ellenofone una delle ultime forme di espressione di un patrimonio folklorico. Un esempio di azioni rivolte alla salvaguardia dell’identità grecanica è dato dalla festa della do-

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menica delle Palme, detta anche festa delle pupazze, o delle “Persefoni”, che si svolge a Bova e che si inserisce in un’attività di recupero delle tradizioni locali per “arginare il malessere demografico e l’abbandono”.

4.3 La comunità degli occitani Gli elementi identitari della comunità degli occitani di Calabria sono principalmente riconducibili alla lingua occitana e al costume popolare femminile, attorno a questi due elementi significativi possono essere articolati i luoghi urbani, architettonici e ambientali che caratterizzano la storia del passato, oltre che ai manufatti della vita quotidiana dei guardioli. I riti e le tradizioni, forse a causa della repressione valdese, sono stati in parte rimossi e cancellati. Il patrimonio che racconta l’identità del popolo occitano di Guardia Piemontese è raccolto all’interno del Museo della civiltà contadina. Le tradizioni storico-popolari, fatte di oggetti della vita quotidiana, utensili e arredi della casa, utensili del lavoro sono esposti nelle sale del museo, situato all’interno di un’abitazione tradizionale tipica casa contadina dei guardioli. Inaugurato nel 1989 con l’intento di recuperare, attraverso i beni demoetnoantropologici materiali, i valori culturali di un popolo e valorizzare, attraverso essi, la lingua occitana. È interessante nell’analisi del patrimonio etnografico legato alla storia, alle tradizioni e agli usi degli occitani di Calabria inserire i luoghi del centro storico che, con i nomi della toponomastica contestualizzano, la “memoria” di una comunità: Porta del Sangue, Porta Carruggio, Piazza della strage.

Il patrimonio linguistico II patrimonio culturale degli occitani di Calabria ha nella lingua il punto più significativo, che si estende alle pratiche sociali, agli usi, alle consuetudini, alla cultura popolare, alla musica, alla letteratura e alla poesia. Secondo gli storici, l’area occupata dai coloni valdesi era più ampia di quella attualmente occupata dal territorio di Guardia Piemontese, in quanto tracce linguistiche occitane affiorano anche nel lessico di altre località calabresi. La “parlata” di La Gardië è in effetti una gallo-romanza, che ha subito un processo di deterioramento del provenzale alterato negli anni dalla penetrazione dell’italiano e dei dialetti circostanti.

II patrimonio culturale degli occitani di Calabria ha nella lingua il punto più significativo. Il dialetto occitanico o guardiolo di Calabria è una lingua orale, sebbene questa lingua sia più o meno la stessa parlata dai valdesi del Piemonte, al cui gruppo etnico gli occitani di Calabria appartengono. Con i valdesi di Piemonte, gli abitanti di Guardia Piemontese hanno in comune soltanto lingua e costume (già in via di estinzione) non invece la religione, che fu definitivamente distrutta con il genocidio dei valdesi di Calabria del 1561. I tentativi di ripristino della religione valdese a Guardia sono tutti falliti, i guardioli da sempre hanno dimostrato invece una volontà di conservare la loro lingua sentita come “immortale” e di valorizzare il patrimonio etnico-culturale che rischia di estinguersi.


Le tradizioni Altro elemento identitario della cultura degli occitani di Calabria è il costume delle donne guardiole quello da sposa chiamato dourne e il giornaliero chiamato tramontane (da ultramontana, che mette bene in evidenza il fatto che tale popolo proveniva da oltre i monti ed esattamente da oltre le Alpi). I pezzi dei due costumi sono identici, si differenziano soltanto per la stoffa di confezionamento: il tramontane è cucito con stoffe meno pregiate (cotone, canapa, etc.) con colori scuri, come il verdone e il marrone scuro. Durante il lutto si sostituivano all’abito alcune parti di colore nero, come le mezze maniche, il grembiule, il grande fazzoletto (in questo periodo veniva usato un fazzoletto di colore marrone scuro con un angolo più lungo che, legato al penaglio, scendeva giù per le spalle, chiamato la patt). Spesso anche gli orecchini venivano ricoperti con del tessuto nero, mail vero segno di lutto era evidenziato da una fascia nera che si metteva tra l’abito esterno e il sottabito, al di sopra della legatura del grembiule. Nei casi di morte violenta o per morte di un consanguineo, l’abito era tutto di colore nero. Le arti della tessitura sono rappresentate dai merletti e dal ricamo, che oggi sono riprese dai giovani del luogo per conservare e tramandare il sapere antico del lavoro manuale. Azioni significative per la valorizzazione della cultura degli occitani di Calabria sono:“La Settimana Occitana”, evento finalizzato alla riscoperta dei valori culturali occitani e “La Giornata della Memoria” in ricordo dell’eccidio del 5 giugno 1561, celebrazione comunitaria per trasmettere alle nuove generazioni una rilevante pagina di storia che appartiene non solo alla gente guardiola, ma alla Calabria, all’Italia e all’Europa.

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5.1 Finalità e riferimenti strategici del Pisr

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LE STRATEGIE DEL PISR E IL REPERTORIO DI AZIONI

‘‘‘Il Progetto integrato di sviluppo regionale “Tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche della Calabria” si inserisce nella strategia, imperniata sulla legge regionale 15 del 30 ottobre 2003, “Norme per la tutela e la valorizzazione della lingua e del patrimonio culturale delle minoranze linguistiche e storiche di Calabria”, di protezione e valorizzazione delle lingue minoritarie, attraverso la tutela delle parlate della popolazione albanese, grecanica e occitanica di Calabria, nonché di promozione, valorizzazione e divulgazione del loro patrimonio linguistico, culturale e materiale. Questa finalità generale della programmazione regionale viene ripresa, nel contesto delle politiche di sviluppo e coesione economica e territoriale, dal Por Calabria Fesr 2007-2013, che assume l’obiettivo specifico di valorizzare i beni e le attività culturali quale vantaggio comparato della Calabria per aumentare l’attrattività territoriale, rafforzare la coesione sociale e migliorare la qualità della vita dei residenti (obiettivo specifico 5.2). Più in dettaglio, il Por punta a recuperare, qualificare e valorizzare le particolarità etno antropologiche, linguistiche, culturali e storiche delle comunità calabresi come condizione per il recupero dell’identità e lo sviluppo sostenibile del territorio del Por Calabria Fesr 2007-2013 (obiettivo operativo 5.2.4). Cosa prevede la linea d’intervento 5.2.4.2 Il Pisr è lo strumento integrato per il perseguimento dell’obiettivo operativo 5.2.4. Esso viene attuato attraverso la linea di intervento 5.2.4.2 “Azioni per la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione


del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche presenti sul territorio regionale”, mediante la realizzazione di specifici Progetti integrati di sviluppo locale, uno per ciascuna delle tre minoranze linguistiche.

“Azioni per la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche presenti sul territorio regionale”. Come previsto dal Por Fesr, queste linea di intervento prevede la possibilità di realizzare azioni relative a: › progettazione e realizzazione, utilizzando edifici pubblici esistenti, di centri polifunzionali per l’integrazione, la promozione e la fruizione dell’offerta culturale delle minoranze (musei etnografici, biblioteche e mediateche, conservatori musicali, laboratori dimostrativi artigianali, etc.); › progettazione e realizzazione di parchi culturali, parchi letterari, laboratori della memoria storica, festival di musica etnica, eventi culturali ed altre iniziative che aumentino l’attrattività e la fruibilità del patrimonio culturale delle minoranze per i visitatori e i turisti; › azioni per il recupero e la valorizzazione dei luoghi, dei siti e dei beni artistici e monumentali di particolare interesse storico, culturale e paesaggistico per le comunità dei greci di Calabria, degli albanesi e degli occitani. Queste azioni generali vengono declinate, su base indicativa, in possibili tipologie di intervento nel Repertorio relativo alle azioni di tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche attivabi-

li in Calabria presentato in questo Pisr. Il Repertorio è stato elaborato, sulla base delle indicazioni della delibera 202 del 2009, per dare ai partenariati dei Pisl orientamenti metodologici ed operativi utili a identificare i progetti di tutela, salvaguardia e valorizzazione da sviluppare e proporre al finanziamento. Il Repertorio ha solo valore indicativo e non esaurisce la gamma delle operazioni che potranno essere proposte, nell’ambito delle azioni generali individuate dalla linea 5.2.4.2 del Por.

Orientamenti metodologici ed operativi utili a identificare i progetti di tutela, salvaguardia e valorizzazione da sviluppare e proporre al finanziamento. Va sottolineato che le azioni del Pisr si coordinano con un’iniziativa della Regione Calabria finalizzata alla stipula fra la Regione stessa e il Ministero dei beni culturali di un accordo ai sensi dell’articolo 112 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, per la valorizzazione delle minoranze linguistiche della Regione Calabria. L’accordo sarà aperto a partner pubblici e privati; e prevedrà la costituzione del relativo modello di gestione. L’accordo di valorizzazione dovrà essere capace di porsi: a. all’interno del territorio con un ruolo di promozione, indirizzo, coordinamento e controllo degli interventi da avviare utilizzando ogni possibile opportunità a qualsiasi livello, locale, regionale, nazionale ed internazionale; b. verso l’esterno come interlocutore unitariamente ed efficacemente rappresentativo, anche sul

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piano formale, dei soggetti aderenti all’accordo stesso. Infine, costituisce una priorità e insieme un preciso impegno della Regione Calabria la ricerca di una piena integrazione, in una logica di programmazione unitaria: › tra gli interventi aggiuntivi rispettivamente finanziati dal Pisr “Minoranze linguistiche”, dalle altre forme di progettazione integrata a valere sul Por Fesr e dagli altri interventi cofinanziati; › e fra questi e le azioni ordinarie realizzate a valere sulla legge regionale15 del 2003 NOTA 7.

5.2 Strategie, priorità e coerenze della progettazione integrata per le minoranze linguistiche Ai fini dell’individuazione e della formulazione della strategia vengono assunti i seguenti orientamenti principali: › visione strategica capace di rappresentare il punto di convergenza delle politiche regionali d’intervento per la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione delle minoranze linguistiche della Calabria; › principio dell’unitarietà ed inscindibilità delle azioni per la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione delle minoranze linguistiche, mirando al miglioramento dell’offerta ed all’uso efficiente della risorsa patrimonio culturale quali fattore di competitività per lo sviluppo locale; › capacità di intervenire sui territori limitati e fisicamente circoscritti ottenendo effetti allargati e diffusi su scala regionale; › efficace selezione degli interventi da realizzare nella prospettiva di una maggiore concen-

trazione delle risorse finanziarie per conseguire più elevati standard qualitativi in termini di offerta e di gestione in termini di valorizzazione delle strutture culturali, di rafforzamento e qualificazione del sistema culturale ai fini della salvaguardia dell’identità delle minoranze linguistiche ed in termini di nuove iniziative imprenditoriali compatibili con le specificità locali; › sistema di governance condiviso basato sul principio di sussidiarietà delle componenti della filiera istituzionale, in grado di capitalizzare e di utilizzare al meglio il potenziale di attrattività presente nei territori dove ancora è conservata l’antica parlata albanese, grecanica e occitana. Le azioni e le iniziative che troveranno attuazione all’interno della linea d’intervento 5.2.4.2, saranno selezionate secondo procedure improntate a principi di trasparenza e di efficienza. Vengono perciò assunti i seguenti principi: › portata degli effetti indotti dagli interventi per la tutela e la valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche; › evidente ed accertata capacità dell’intervento di determinare effetti che contribuiscano alla costituzione di distretti e sistemi di offerta culturale; › capacità dell’intervento di contribuire a rafforzare la valorizzazione del sistema turistico locale, all’aumento della qualità della vita ed alla coesione territoriale; Saranno privilegiati gli interventi che: › concorrano a recuperare, qualificare e valorizzazione la cultura etno antropologica delle minoranze linguistiche calabresi come condizione per il recupero dell’identità e lo sviluppo sostenibi-


le del territorio; › prevedano il recupero e valorizzazione della risorsa immateriale costituita dalla tradizione orale; › concorrano al confronto tra le radici culturali e le tradizioni della minoranze linguistiche grecanica, albanesi e occitane presenti in Calabria; › prevedano scambi culturali con le comunità aventi le medesime origini linguistiche; › concorrano allo studio delle origini e dell’evoluzione delle lingua grecanica, albanese e occitana mettendo in evidenza gli ibridismi culturali maturati nei secoli; › concorrano alla traduzione in italiano, di importanti testi sulle minoranze linguistiche calabresi, scritti in altre lingue da storici, antropologici e linguisti; › prevedano la rivalutazione di inediti personaggi storici dell’area di cui si ha testimonianza nelle fonti scritti; › prevedano la riproposizione di episodi storici, feste tradizionali, antiche processioni o consuetudini attraverso lo studio e la realizzazione eventi culturali ed altre iniziative che aumentano l’attrattività e la fruibilità del patrimonio culturale per visitatori e turisti; › concorrano direttamente e, o, indirettamente al miglioramento dell’utilizzo delle risorse culturali; › tutelino e valorizzino il patrimonio culturale e immobiliare di pregio esistente; › stimolino nuove iniziative economiche e contribuiscano a potenziare quelle esistenti; › prevedano il recupero e la riqualificazione di edifici, e spazi pubblici e reti di servizio.

Nel quadro degli indirizzi, degli orientamenti e delle strategie generali sul tema delle minoranze linguistiche richiamate in precedenza, ed in stretta coerenza con indicazioni e priorità del Quadro unitario della progettazione integrata (capitolo 8), valgono per il Pisr “minoranze linguistiche” (e, sul piano attuativo, per i relativi Pisl) le strategie specifiche e le priorità identificate di seguito. Promuovere la valorizzazione integrata dei territori delle minoranze linguistiche nella direzione di un modello di distretto culturale L’azione di tutela, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche calabresi deve avere un carattere di integrazione territoriale. Vanno cioè superati, nella logica progettuale, i confini del localismo che rischia di emarginare ed isolare questi territori e di confinarli in dinamiche legate ad azioni locali frammentarie. Occorre invece condurre un’azione integrata che coniughi ed elevi le espressioni locali ai fini di una valorizzazione culturale e territoriale complessiva, puntando su una razionalizzazione del sistema di fruizione e sulla volontà di creare rete tra le comunità, in modo da recuperare ed esaltare tutte le potenzialità che i territori esprimono.

I Pisl come azioni di territorio. In questo contesto, i progetti proposti nell’ambito dei Pisl devono configurarsi come azioni di territorio, e quindi: a. avere valenza per l’intero territorio della minoranza e non per singole microaree. Va accuratamente evitata la frammentazione delle operazioni dei Pisl, che potranno essere di rilievo sovracomu-

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nale, a rete o anche puntuali (ossia localizzate in singoli punti del territorio), purché di valenza sovraterritoriale quanto a rilevanza ed effetti attesi. b. contribuire alla realizzazione di processi di valorizzazione e fruizione integrata e coordinata dei diversi beni, di varia natura e tipologia (culturali ed ambientali, materiali ed immateriali), che compongono il patrimonio presente sul territorio; c. promuovere la costituzione di nuove filiere di produzione e servizi legate al tema della valorizzazione culturale; d. contribuire a rafforzare la capacità complessiva di attrazione del territorio della minoranza, la sua riconoscibilità, i livelli di valorizzazione turistica ed economica, il grado di coesione sociale; e. intersecarsi sinergicamente con le altre politiche di valorizzazione in atto, in particolare nei settori del turismo, dello sviluppo rurale, delle filiere produttive locali, dell’accessibilità, della coesione sociale; f. ricercare anche a livello comunicativo e di promozione territoriale un’immagine unitaria, fondata sulla riconoscibilità dell’identità etnica e culturale della minoranza. In prospettiva, il modello di riferimento dell’azione Pisr è quello del distretto culturale, basato sull’integrazione, nell’ambito di un territorio delimitato ed organizzato, del processo di valorizzazione dell’identità e del patrimonio culturale locale (materiale e immateriale) con le filiere della produzione e dei servizi, con il sistema delle infrastrutture e con le altre risorse territoriali.

Il modello di riferimento dell’azione Pisr è quello del distretto culturale.

Il patrimonio culturale territoriale diventa in quest’ottica una risorsa collettiva, per la cui fruizione e valorizzazione sostenibile vanno create le necessarie condizioni sociali, economiche, strutturali, organizzative. La costituzione di un distretto culturale è basata sull’azione coordinata ed intenzionale di tutti gli attori del territorio: istituzioni, proprietari dei beni, gestori delle risorse e dei servizi locali, fondazioni bancarie, associazioni, imprese, cittadini. Essa presuppone un coordinamento unitario, specializzato e competente dei processi di valorizzazione e gestione integrata dei beni. La costituzione di questo coordinamento è nell’agenda della Regione e degli attori locali. Muoversi nella direzione della costituzione di un distretto significa da un lato incrementare la conoscenza della cultura identitaria delle minoranze linguistiche, consentendo di generare maggiore consapevolezza della propria ricchezza storico-culturale; e dall’altro innescare meccanismi di sviluppo economico e coesione territoriale per le comunità interessate, quale condizione perché le loro lingue e culture possano non solo sopravvivere ma anche rafforzarsi nel tempo. Esercitare un’azione urgente di salvaguardia delle culture orali delle minoranze linguistiche presenti in Calabria I Rapporti di ricerca etno antropologica hanno confermato che la lingua, i saperi, i riti, le tradizioni, i manufatti e le opere presenti in questi territori costituiscono uno dei più importanti giacimenti culturali della Calabria. Questo patrimonio ha un valore di unicità e la Regione Calabria intende porlo all’attenzione dell’Europa e del mondo. Esso rap-


presenta una risorsa primaria per innescare nel territorio regionale processi di sviluppo e coesione. L’orientamento principale che deve guidare le azioni di tutela, salvaguardia e valorizzazione è quello di recuperare e promuovere le identità dei grecanici, degli albanesi e degli occitani. Le culture rappresentate (arbëreshe, grecanica, occitanica) sono orali e preletterarie. Esse si basano su lingue esclusivamente parlate e non scritte; e su manifestazioni, atteggiamenti e comportamenti tipici trasmessi per via orale, su cui si edifica il senso di appartenenza e la funzione aggregativa delle comunità. La componente immateriale del patrimonio di queste culture è dunque molto forte: per la sua tutela e salvaguardia vanno attuate prioritariamente azioni mirate a contrastare i fenomeni di regresso e rarefazione dell’uso delle lingue, a tutelare le radici culturali e le tradizioni, a tramandare alle future generazioni la memoria storica di queste culture. In diverse realtà, infatti, la lingua è già in via di estinzione, patrimonio degli anziani e spesso limitata alla semplice tradizione orale. Queste culture non fuoriescono da ambiti geograficamente delimitati. Sono dunque prioritarie azioni che, direttamente o indirettamente: › “consolidino” i patrimoni culturali immateriali delle tre minoranze attraverso forme di conservazione (in audio e in video) delle lingue e delle tradizioni, il sostegno a studi, ricerche e censimenti delle risorse, eccetera. L’applicazione di tecnologie innovative può dare un forte contributo alla tutela ed alla conservazione della memoria storica, della lingua e delle radici culturali delle minoranze, garantendo l’accesso di questo patrimonio alle generazioni future.

› Ridiano vita a culture uniche nelle loro peculiarità, promuovendo lo studio e l’utilizzo della lingua soprattutto tra i giovani, realizzando nuove forme di racconto della realtà storica e culturale locale, riproponendo sulla base di studi filologici episodi storici, feste tradizionali, antiche processioni o consuetudini, realizzando mostre tematiche, eccetera. Questi interventi devono fuoriuscire da logiche municipalistiche e avere risonanza nella regione e al di fuori di questa. Va evitata la polverizzazione delle risorse a sostegno di interventi che non superino gli ambiti locali.

Va evitata la polverizzazione delle risorse a sostegno di interventi che non superino gli ambiti locali. Va anche sottolineato che in quest’ambito di valorizzazione si inserisce il progetto della Regione Calabria, oggi in fase di identificazione e costruzione, di candidatura al riconoscimento Unesco per la componente del Patrimonio immateriale di queste comunità. Questa candidatura ha ancora più valore tenendo conto che allo stato attuale una Regione come la Calabria non ha, quasi unica in Italia, alcuna iscrizione alle liste Unesco. Le azioni del Pisr e dei Pisl che lo attuano hanno un ruolo chiave nella difesa e nella valorizzazione di questo patrimonio. Sviluppare il livello qualitativo dell’offerta storico-culturale dei territori Il disegno di un potenziale distretto delle minoranze linguistiche della Calabria, richiede come condizione di fattibilità un forte sviluppo della qualità dell’offerta esistente di fruizione del patrimonio

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storico-culturale (sia materiale che immateriale) del territorio. Puntare sulla qualità dell’offerta implica l’ideazione di progetti ed iniziative in grado di: › ampliare, innovare e rendere più qualificata ed attrattiva la fruizione del patrimonio culturale locale (materiale e immateriale), anche attraverso la creazione di nuova offerta, l’applicazione di tecnologie innovative, lo sviluppo di soluzioni e servizi originali di fruizione, l’allestimento di spazi appropriati; › aumentare l’accessibilità dei luoghi e dei siti di maggiore rilievo storico e culturale, attraverso la creazione e il potenziamento degli spazi culturali esistenti e non fruibili, l’ampliamento degli orari di apertura dei musei e dei siti di interesse, l’organizzazione di eventi collaterali di rilevante e riconosciuta valenza antropologica e culturale; › incrementare i servizi di informazione e di accoglienza, sia presso i siti che in maniera diffusa nel territorio, creare servizi aggiuntivi presso i centri di attrazione più rilevanti; › promuovere la creazione di reti ed itinerari di visita; › accrescere la “permeabilità” dei territori ai visitatori, facilitando la loro mobilità per accedere ai luoghi di interesse. Fa coerentemente parte di un’azione sull’offerta anche l’ampliamento della conoscenza del patrimonio locale a livello nazionale ed internazionale. A questo patrimonio va data piena identità e riconoscibilità, attraverso lo sviluppo di azioni di informazione e comunicazione pertinenti. Insieme alla maggiore qualità dell’offerta di fruizione del patrimonio, è prioritaria la ricerca di condizioni di piena sostenibilità finanziaria e gestio-

nale delle iniziative di valorizzazione, per garantire che esse durino nel tempo. Integrare gli interventi sul patrimonio materiale con le azioni di valorizzazione La componente di intervento sul patrimonio materiale, prevista fra le azioni indicate dalla linea di intervento 5.2.4.2, va profondamente integrata con le iniziative di valorizzazione. Gli interventi di recupero dei luoghi, dei siti e dei beni artistici e monumentali di particolare interesse storico, culturale e paesaggistico, così come le operazioni di riuso degli edifici pubblici esistenti, vanno strettamente coniugati con iniziative di valorizzazione che contribuiscano alla qualità dell’offerta di fruizione e che siano sostenibili sul piano finanziario e gestionale. Il potenziamento e la qualificazione dei luoghi predisposti alla diffusione e alla divulgazione dei contenuti culturali etnoantropologici deve andare di pari passo con la definizione di modalità di valorizzazione e gestione efficaci e sostenibili. Un approccio pienamente integrato (fra interventi sul patrimonio materiale ed azioni di valorizzazione) andrà adottato anche per quanto riguarda le attività di sostegno del recupero, della qualificazione e della valorizzazione degli spazi urbani che presentano caratteristiche di identità della minoranza. Integrare gli interventi sul patrimonio etno antropologico con le azioni di sviluppo e coesione territoriale Nel quadro di un approccio di tipo distrettuale e tenendo conto delle esigenze di valorizzazione integrata di cui si è detto in precedenza, gli interventi di salvaguardia, tutela e valorizzazione del patrimonio etno antropologico vanno prioritariamen-


te integrati con le altre azioni locali nei campi della valorizzazione ambientale, culturale e turistica, oltre che della coesione sociale e della qualità della vita. Nei territori interessati, ci si attende da questa integrazione un contributo all’attrazione di nuovi flussi turistici lungo tutto l’arco dell’anno, la determinazione di effetti distrettuali e di sistema per quanto riguarda le filiere dell’offerta culturale e della valorizzazione turistica (artigianato tipico, produzioni agroalimentari e gastronomiche peculiari, turismo culturale, iniziative innovative nel settore dei servizi, economia sociale), un impatto significativo in termini di coesione territoriale. Sono altresì considerate prioritarie, nell’ambito dei Pisl, le azioni in grado di aumentare, per il tramite del rafforzamento dell’identità culturale, la qualità della vita e la coesione sociale nelle aree oggetto di intervento. Apertura e cooperazione Le azioni di valorizzazione delle minoranze linguistiche e culturali hanno una intrinseca valenza transnazionale. Esse costituiscono un’opportunità per stabilire legami fra realtà locali su scala europea e per veicolare cooperazione ed inclusione. Fra le azioni prioritarie ricadono quindi quelle che promuovono, nell’ambito delle azioni ammissibili a valere sul Por Calabria Fesr, scambi culturali con le comunità aventi le medesime origini a livello interregionale ed internazionale, che favoriscono la cooperazione transnazionale con le aree di origine o di insediamento delle comunità, o anche che promuovono confronti tra minoranze linguistiche diverse, ai diversi livelli regionale, nazionale o comunitario.

5.3 Priorità territoriali Il Pisr “Minoranze linguistiche” ed i Pisl che lo attuano fanno riferimento alle priorità espresse nel Qupi (che riprende i rapporti provinciali) con riferimento a questo Progetto integrato. Nella tavola che segue, si riportano per memoria le priorità territoriali rappresentate dalle Province per il Pisr. Le priorità sono associate al ventaglio di interventi previsti dal Por: centri polifunzionali per l’integrazione, la promozione e la fruizione dell’offerta culturale delle minoranze; parchi culturali, parchi letterari, laboratori della memoria storica, festival di musica etnica, eventi culturali ed altre iniziative che aumentano l’attrattività e la fruibilità del patrimonio culturale delle minoranze per i visitatori e i turisti; recupero e valorizzazione dei luoghi, dei siti e dei beni artistici e monumentali di particolare interesse storico, culturale e paesaggistico per le comunità dei greci di Calabria, degli albanesi e degli occitani. Nei rapporti provinciali sono inoltre prefigurate alcune azioni territoriali specifiche, relative in particolare a parchi culturali.

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Tavola 5. Priorità del Pisr/Pisl “Minoranze linguistiche della Calabria” (1) Priorità territoriali Catanzaro

› Salvaguardare e valorizzare il patrimonio etno antropologico delle comunità arbëreshë › Creare le condizioni socio-strutturali affinché tale patrimonio diventi un prodotto turistico. Questo genererebbe un duplice vantaggio: da una lato la cultura arbëreshë consentirebbe di generare ricchezza economica e lavoro per gli abitanti delle comunità interessate; dall’altro si innescherebbe un circuito virtuoso che darà nuova linfa vitale alla cultura arbëreshë affinché non solo possa salvaguardarsi ma anche crescere nel tempo.

› Recuperare, qualificare e valorizzare le particolarità

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L’identificazione delle aree geografiche entro le quali concentrare gli interventi è stata effettuata tenendo conto della legge 482 del 99, ai sensi della quale, nella provincia di Catanzaro, sono state riconosciute comunità albanofone i seguenti territori: › Caraffa - Garrafa › Gizzeria - Jaceria › Marcedusa - Marçidhuza › Vena di Maida - Vina › Zangarona - Xingarona › Andali - Dandalli.

(2) Obiettivi assegnati alla progettazione integrata

Cosenza

Nella provincia di Cosenza, il Pisl riguarda i ter-ritori delle due minoranze linguistiche degli arbëreshë (22 Comuni con circa 40mila abitanti) e degli occitani (Comune di Guardia Piemontese, circa 1.600 abitanti)

etno antropologiche, linguistiche, culturali e storiche delle comunità arbëreshë e occitane come condizione per il recupero dell’identità e lo sviluppo integrato e sostenibile del territorio. › Potenziare e qualificare i luoghi predisposti alla diffusione e alla divulgazione dei contenuti culturali etno antropologici.


(3) Priorità di intervento

(4) Coerenze

› Creazione di almeno un centro polifunzionale (museo,

› Legge 482 del 1999 “Norme in materia di tutela delle minoranze

biblioteca e mediateca, laboratori ar-tigianali, storici, musicali, enogastronomici) per la tutela, la promozione e la fruizione del patrimonio etno antropologico delle minoran-ze linguistiche. › Promozione di eventi culturali e iniziative che aumentino l’attrattività del patrimonio etno antropologico delle comunità albanofone e che conseguentemente aumentino le presenze turistiche nei luoghi definiti sopra prioritari.

linguistiche storiche”

› Realizzazione del parco culturale arbëreshë, da collocare

› Atti e decisioni del Comitato di coordinamen-to provinciale per le

nell’ambito di un distretto culturale transnazionale. › Altre azioni relative a centri polifunzionali dedicati, laboratori ed eventi culturali, recupero di luoghi e siti, sostegno ad attività produttive pertinenti con l’azione di valorizzazione, certificazione dell’area. › Realizzazione di interventi in stretta integrazione con altri Pisl, in particolare relativi alla qualificazione e rafforzamento dell’attrattività turistica e dell’offerta culturale.

minoranze linguistiche

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(1) Priorità territoriali Crotone

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Cosenza

2) Obiettivi assegnati alla progettazione integrata

Il Pisr/Pisl interessa, per la provincia di Crotone, le aree riguardanti l’associazione intercomunale “Distretto albanese”, costituita nel 2007 tra i Comuni di Carfizzi, Pallagorio e San Nicola dell’Alto (con circa 3.100 abitanti).

› Tutelare il patrimonio culturale territoriale quale risorsa

“Isola ellenofona” presente nel territorio della provincia di Reggio Calabria. Il nucleo principale di quest’area è costituito dai centri e dai borghi della Vallata della Fiumara Amendolea (Bova, Bova Marina, Condofuri con il borgo di Gallicia-nò, Roccaforte del Greco, Palizzi e Roghudi, per un totale di circa 12mila abitanti). Il patrimonio identitario grecanico è peraltro co-mune ad un territorio più ampio, costituito dall’intera area grecanica.

Tutelare, recuperare e permettere di rielaborare le specificità culturali, identitari e ed etno antropo-logiche delle minoranze linguistiche presenti nella provincia, attraverso la valorizzazione del patrimonio identitario della società locale e la creazione di polarità culturali.

collettiva, nell’ottica di una valorizzazione sostenibile, integrando le risorse storiche, culturali e ambientali presenti. › Potenziare e qualificare i luoghi predisposti alla diffusione ed alla divulgazione dei contenuti culturali etno antropologici della minoranza presente nel territorio. › Migliorare i servizi di accoglienza, accessibilità, informazione turistica, promozione e comunicazione, fruibilità di specifici percorsi turistico e culturali legato alla minoranza linguistica presente


(3) Priorità di intervento

(4) Coerenze

› Progettazione e realizzazione, utilizzando edifici pubblici

› strategico provinciale (approvato con deliberazione di consiglio

esistenti, di centri polifunzionali per l’integrazione, la promozione e la fruizione dell’offerta culturale (musei etnografici, biblioteche e mediateche, conservatori musicali, laboratori artigianali, etc.). › Progettazione e realizzazione di parchi culturali, parchi letterari, laboratori della memoria storica, eventi culturali ed altre iniziative che aumentino l’attrattività e la fruibilità del patrimonio culturale delle minoranze. › Recupero e valorizzazione dei luoghi, dei siti e dei beni artistici e monumentali di particolare interesse storico, culturale e paesaggistico per la comunità interessata.

provinciale 35 del 2005), asse IV “Cultura volano dello sviluppo” › preliminare al Piano territoriale di coordinamento provinciale, asse IV “Turismo ambientale e culturale di qualità” › provinciale triennale delle opere pubbliche.

› Realizzazione del parco culturale dell’Amendolea e del parco

› Piano territoriale del parco dell’Aspromonte › Piano territoriale di coordinamento provincia-le di Reggio

culturale di Pentedattilo con l’attivazione di iniziative culturali (come eventi legati al culto, mostre, etc.) che aumentino l’attrattività delle aree interessate anche nel periodo primaverile oltre a quello estivo › Realizzazione (in contenitori esistenti da recuperare e rifunzionalizzare) di centri per la ricerca, la conservazione e la divulgazione del patrimonio etno antropologico e culturale, con priorità per musei e mediateche con annessi laboratori artigianali didattici, laboratori musicali, ecc. › Strutturazione di una rete di micropolarità di interesse storicoculturale, sulla quale costruire ipotesi di valorizzazione di realtà locali, che ospitino funzioni di divulgazione culturale didattica, attività culturali e divulgative dirette al turismo sociale, eccetera. › Realizzazione di interventi integrati con operazioni relative ad altre Linee di Intervento del Por Fesr.

Calabria, in corso di adozione › Poin “Grandi attrattori culturali e ambientali” 2007-2013

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5.4 Il Repertorio di azioni Il Repertorio relativo alle azioni di tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche attivabili in Calabria è il risultato di un’analisi di azioni, coerenti con le indicazioni del Por Calabria Fesr 20072013, che traggono spunto: dal Rapporto relativo alle esperienze di tutela, salvaguardia, e valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche significative (buone pratiche) realizzate ed in corso di realizzazione in altre Regioni e trasferibili/utilizzabili in Calabria (dgr 202 del 2009); dagli indirizzi di sintesi per la definizione delle strategie locali di valorizzazione riportati nei tre Rapporti di ricerca etno antropologica relativi alle tre minoranze linguistiche grecaniche, albanesi e occitane presenti in Calabria (dgr 202 del 2009); nonché, da iniziative culturali nelle diverse aree disciplinari ed artistiche che, sulla base di precisi indirizzi programmatici, la Regione Calabria promuove e sostiene. Uno spunto di riflessione Il Repertorio di azioni vuole rappresentare uno strumento di riflessione nell’attuazione delle attività di tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche di Calabria. Si propone di favorire la condivisione delle azioni, in esso riportate, nella costruzione del percorso da definire per il raggiungimento dei possibili obiettivi realizzabili nell’ambito del Quadro unitario della progettazione integrata 2007-2013, e di agevolare il lavoro sulle priorità di medio e lungo termine per lo sviluppo dei territori interessati.

Per ogni azione è stata costruita una scheda articolata secondo quanto indicato dalla dgr 202 del 2009, contenente informazioni relativamente a: obiettivi e risultati attesi; descrizione; soggetti beneficiari, destinatari e attuatori; modalità e criteri di selezione dei soggetti beneficiari e attuatori; modalità di attuazione; normativa di riferimento applicabile; costi ammissibili per la realizzazione dell’azione; importi massimi dei finanziamenti concedibili e intensità degli aiuti. Azione 1

Progettazione e realizzazione di un’immagine coordinata dei luoghi, siti e beni artistici e monumentali. Progettazione e realizzazione di un’immagine coordinata dei luoghi, siti e beni artistici e monumentali. Obiettivi e risultati attesi › Valorizzare e promuovere il patrimonio ambientale e culturale come condizione per il recupero dell’identità e lo sviluppo sostenibile del territorio. › Immagini coordinate (per ogni minoranza linguistica) dedicate alla valorizzazione e alla promozione del patrimonio ambientale e culturale delle minoranze linguistiche. Descrizione L’azione tende a rendere visibili i risultati conseguiti nell’ambito della valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale delle minoranze linguistiche calabresi. Attraverso l’interpretazione del sistema di elementi tipici e dei riferimenti naturali


e culturali, l’azione consente la creazione di un’immagine che ne identifica l’individualità, ne definisce la specificità e ne costituisce l’identità. Soggetti beneficiari, destinatari e attuatori › Regione Calabria › Amministrazioni provinciali › Comunità montane e comuni della Calabria. › Fondazioni e associazioni culturali. › Imprese e loro consorzi. › Organizzazioni non governative (ong). › Agenzie di sviluppo locale. › Società miste partecipate da enti pubblici. › Istituti scolastici. › Università, enti pubblici di ricerca, centri di ricerca pubblici e privati, parchi scientifici e tecnologici. Modalità e criteri di selezione dei soggetti beneficiari e attuatori Avviso pubblico Normativa di riferimento applicabile Regolamento (Ce) 1828 del 2006 della Commissione, che stabilisce modalità di applicazione del Regolamento (Ce) 1083 del 2006 del Consiglio, recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e del Regolamento (Ce) 1080 del 2006 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale. Costi ammissibili per la realizzazione dell’azione Il soggetto beneficiario è tenuto al rispetto delle norme relative all’ammissibilità delle spese.

Importi massimi dei finanziamenti concedibili e intensità degli aiuti Criteri approvati dal Comitato di sorveglianza del programma operativo. Azione 2

Progettazione e realizzazione di sistemi informativi, basati sulle tecnologie ict, per la promozione e la fruizione delle storie e delle tradizioni popolari. Progettazione e realizzazione di sistemi informativi, basati sulle tecnologie ict, per la promozione e la fruizione delle storie e delle tradizioni popolari. Obiettivi e risultati attesi › Promuovere il patrimonio culturale delle tradizioni popolari come condizione per il recupero dell’identità › Audioteche (per ogni minoranza linguistica) dedicate alla valorizzazione e alla promozione del patrimonio delle storie e delle tradizioni popolari Descrizione In coerenza con linea di intervento 5.2.4.2 del Por Calabria Fesr 2007-2013, finalizzata a potenziare e qualificare le azioni per la tutela e la valorizzazione delle minoranze linguistiche presenti sul territorio calabrese (greci di Calabria, albanesi e occitani), l’azione prevede la progettazione e realizzazione di un ambiente dove è possibile l’ascolto di storie delle tradizioni popolari e narrazioni di cui non si ha testimonianza scritta me che sono tramandate oralmente.

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Modalità e criteri di selezione dei soggetti beneficiari e attuatori Avviso pubblico

CALABRIA PROGETTAZIONE INTEGRATA

Soggetti beneficiari, destinatari e attuatori › Regione Calabria › Amministrazioni provinciali › Comunità montane e comuni della Calabria. › Fondazioni e associazioni culturali. › Imprese e loro consorzi. › Organizzazioni non governative (ong). › Agenzie di sviluppo locale. › Società miste partecipate da enti pubblici. › Istituti scolastici. › Università, enti pubblici di ricerca, centri di ricerca pubblici e privati, parchi scientifici e tecnologici.

Normativa di riferimento applicabile Regolamento (Ce) 1828 del 2006 della Commissione, che stabilisce modalità di applicazione del Regolamento (Ce) 1083 del 2006 del Consiglio, recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e del Regolamento (Ce) 1080 del 2006 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale. Costi ammissibili per la realizzazione dell’azione Il soggetto beneficiario è tenuto al rispetto delle norme relative all’ammissibilità delle spese. Importi massimi dei finanziamenti concedibili e intensità degli aiuti Criteri approvati dal Comitato di sorveglianza del

programma operativo. Azione 3

Progettazione e realizzazione di ambienti virtuali e sistemi informativi, basati sulle tecnologie Ict, per la promozione e la fruizione dei luoghi, siti e beni artistici e monumentali. Progettazione e realizzazione di ambienti virtuali e sistemi informativi, basati sulle tecnologie Ict, per la promozione e la fruizione dei luoghi, siti e beni artistici e monumentali. Obiettivi e risultati attesi › Superare i limiti di una gestione localistica e frammentaria nella promozione patrimonio naturale e culturale delle minoranze linguistiche della Calabria. Questa azione si propone obiettivi e finalità concrete per la valorizzazione delle risorse locali e per il miglioramento della fruibilità del patrimonio naturale e culturale locale del territorio coinvolto. › Sistemi ambienti virtuali e sistemi informativi, basati sulle tecnologie Ict, in rete. Descrizione In coerenza con linea di intervento 5.2.4.2 del Por Fesr 2007-2013, finalizzata a potenziare e qualificare le azioni per la tutela e la valorizzazione delle minoranze linguistiche presenti sul territorio calabrese (greci di Calabria, albanesi e occitani), l’azione prevede la progettazione e realizzazione di ambienti virtuali e sistemi informativi, basati sulle tecnologie ict, per la promozione e la fruizione dei luoghi, siti e beni artistici e monumentali.


Soggetti beneficiari, destinatari e attuatori › Regione Calabria › Amministrazioni provinciali › Comunità montane e comuni della Calabria. › Fondazioni e associazioni culturali. › Imprese e loro consorzi. › Organizzazioni non governative (ong). › Agenzie di sviluppo locale. › Società miste partecipate da enti pubblici. › Istituti scolastici. › Università, enti pubblici di ricerca, centri di ricerca pubblici e privati, parchi scientifici e tecnologici. Modalità e criteri di selezione dei soggetti beneficiari e attuatori Avviso pubblico Normativa di riferimento applicabile Regolamento (Ce) 1828 del 2006 della Commissione, che stabilisce modalità di applicazione del Regolamento (Ce) 1083 del 2006 del Consiglio, recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e del Regolamento (Ce) 1080 del 2006 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale. Costi ammissibili per la realizzazione dell’azione Il soggetto beneficiario è tenuto al rispetto delle norme relative all’ammissibilità delle spese. Importi massimi dei finanziamenti concedibili e intensità degli aiuti Criteri approvati dal Comitato di sorveglianza del

programma operativo. Azione 4

Progettazione e realizzazione di un sistema interculturale di musei in rete in Calabria. Progettazione e realizzazione di un sistema interculturale di musei in rete in Calabria. Obiettivi e risultati attesi › Superare i limiti di una visione ristretta del patrimonio museale. › Considerare i beni museali in relazione al contesto e all’ambiente di vita dai quali hanno origine. › Valorizzazione delle risorse culturali e miglioramento della fruibilità del patrimonio museale locale del territorio coinvolto. › Sistemi culturali di musei in rete in Calabria. Descrizione In coerenza con linea di intervento 5.2.4.2 del Por Calabria Fesr 2007-2013, finalizzata a potenziare e qualificare le azioni per la tutela e la valorizzazione delle minoranze linguistiche presenti sul territorio calabrese (greci di Calabria, albanesi e occitani), l’azione prevede la progettazione e realizzazione di sistemi museali in rete. Museo inteso come luogo rappresentativo di un ambiente, di personaggi, di storie e di cose di un contesto che si percepisce ancora vivo attorno al museo stesso. Soggetti beneficiari, destinatari e attuatori › Regione Calabria

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› Amministrazioni provinciali › Comunità montane e comuni della Calabria. › Fondazioni e associazioni culturali. › Imprese e loro consorzi. › Organizzazioni non governative (ong). › Agenzie di sviluppo locale. › Società miste partecipate da enti pubblici. › Istituti scolastici. › Università, enti pubblici di ricerca, centri di ricerca pubblici e privati, parchi scientifici e tecnologici. Modalità e criteri di selezione dei soggetti beneficiari e attuatori Avviso pubblico Normativa di riferimento applicabile Regolamento (Ce) 1828 del 2006 della Commissione, che stabilisce modalità di applicazione del Regolamento (Ce) 1083 del 2006 del Consiglio, recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e del Regolamento (Ce) 1080 del 2006 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale. Costi ammissibili per la realizzazione dell’azione Il soggetto beneficiario è tenuto al rispetto delle norme relative all’ammissibilità delle spese. Importi massimi dei finanziamenti concedibili e intensità degli aiuti Criteri approvati dal Comitato di sorveglianza del programma operativo.

Azione 5

Progettazione e realizzazione di iniziative finalizzate a sostenere l’attrattività dei territori e la fruibilità del patrimonio culturale delle minoranze. Progettazione e realizzazione di iniziative finalizzate a sostenere l’attrattività dei territori e la fruibilità del patrimonio culturale delle minoranze. Obiettivi e risultati attesi › Conoscenza e trasmissione delle tradizioni e memorie delle minoranze linguistiche calabresi. › Valorizzazione dei beni culturali presenti sul territorio, per arricchire l’esperienza quotidiana delle giovani generazioni con culture materiali, espressioni artistiche, idee, valori che sono il lascito vitale di altri tempi e luoghi. › Laboratori della memoria storica. Descrizione La valorizzazione e la fruibilità del patrimonio culturale non si può realizzare appieno senza una profonda memoria e condivisione delle radici storiche. L’idea di patrimonio culturale è da intendere secondo un duplice significato: da un lato come storia dell’evoluzione stessa del concetto di bene culturale come cosa di antichità e d’arte e dall’altro come testimonianza di civiltà. Il laboratorio della memoria storica vuole essere il luogo dimostrativo in cui si mettono in luce: la competenza, che richiama la conoscenza e la pratica corrente di una procedura, la relazionalità, che richiama il fare insieme, la conoscenza, cioè la consapevolezza dei passaggi e delle procedure cognitive ed operative realiz-


zate nel susseguirsi delle sequenze che portano al prodotto finale, il legame di un’attività con il luogo per il quale si pensa e si lavora. Soggetti beneficiari, destinatari e attuatori › Regione Calabria › Amministrazioni provinciali › Comunità montane e comuni della Calabria. › Fondazioni e associazioni culturali. › Imprese e loro consorzi. › Organizzazioni non governative (ong). › Agenzie di sviluppo locale. › Società miste partecipate da enti pubblici. › Istituti scolastici. › Università, enti pubblici di ricerca, centri di ricerca pubblici e privati, parchi scientifici e tecnologici. Modalità e criteri di selezione dei soggetti beneficiari e attuatori Avviso pubblico Normativa di riferimento applicabile Regolamento (Ce) 1828 del 2006 della Commissione, che stabilisce modalità di applicazione del Regolamento (Ce) 1083 del 2006 del Consiglio, recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e del Regolamento (Ce) 1080 del 2006 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale. Costi ammissibili per la realizzazione dell’azione Il soggetto beneficiario è tenuto al rispetto delle norme relative all’ammissibilità delle spese.

Importi massimi dei finanziamenti concedibili e intensità degli aiuti Criteri approvati dal Comitato di sorveglianza del programma operativo. Azione 6

Relazioni tra i Comuni di lingua albanese, greca e occitanica e le comunità di emigrati calabresi all’estero che hanno conservato e tramandato la lingua e le tradizioni dei luoghi originari. Relazioni tra i Comuni di lingua albanese, greca e occitanica e le comunità di emigrati calabresi all’estero che hanno conservato e tramandato la lingua e le tradizioni dei luoghi originari. Obiettivi e risultati attesi › Valorizzazione delle affinità linguistiche e culturali e dell’appartenenza ad una stessa minoranza linguistica. › Conservazione e intensificazione dei legami etnici e culturali comuni con le comunità di emigrati calabresi all’estero. › Valorizzazione delle potenzialità turistiche e promozione di rapporti commerciali. › Relazioni stabili (gemellaggi) tra i Comuni di lingua albanese, greca e occitanica con le comunità di emigrati all’estero di omonima lingua. Descrizione La volontà di mantenere o rinsaldare i legami etnici e culturali comuni, la vicinanza storico–culturale e di tradizioni fra comunità spesso porta all’instaurarsi di relazioni di grande valenza. Tali relazioni rafforzano il rapporto di amicizia e collaborazio-

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ne e favoriscono una maggiore comprensione reciproca e quindi un accrescimento culturale e sociale delle comunità e degli individui. L’azione consente di mettere in comune esperienze diverse e di aprirsi a nuove realtà. Essa rappresenta un efficace strumento di azione culturale e aiuta a creare legami di amicizia e collaborazione fra persone di comune origine e accresce le azioni di cooperazione solidale al di là delle frontiere. Soggetti beneficiari, destinatari e attuatori › Regione Calabria › Amministrazioni provinciali › Comunità montane e comuni della Calabria. › Fondazioni e associazioni culturali. › Imprese e loro consorzi. › Organizzazioni non governative (ong). › Agenzie di sviluppo locale. › Società miste partecipate da enti pubblici. › Istituti scolastici. › Università, enti pubblici di ricerca, centri di ricerca pubblici e privati, parchi scientifici e tecnologici. Modalità e criteri di selezione dei soggetti beneficiari e attuatori Avviso pubblico Normativa di riferimento applicabile Regolamento (Ce) 1828 del 2006 della Commissione, che stabilisce modalità di applicazione del Regolamento (Ce) 1083 del 2006 del Consiglio, recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e del Regolamento (Ce) 1080 del

2006 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale. Costi ammissibili per la realizzazione dell’azione Il soggetto beneficiario è tenuto al rispetto delle norme relative all’ammissibilità delle spese. Importi massimi dei finanziamenti concedibili e intensità degli aiuti Criteri approvati dal Comitato di sorveglianza del programma operativo. Azione 7

Stampa e produzione di audiovisivi ed altri mezzi di comunicazione per lo sviluppo e la diffusione della conoscenza della storia, della lingua, della cultura e delle tradizioni dei gruppi linguistici minoritari. Stampa e produzione di audiovisivi ed altri mezzi di comunicazione per lo sviluppo e la diffusione della conoscenza della storia, della lingua, della cultura e delle tradizioni dei gruppi linguistici minoritari Obiettivi e risultati attesi › Sviluppare e diffondere la conoscenza della storia, della lingua, della cultura e delle tradizioni dei gruppi linguistici minoritari. › Edizioni di giornali e periodici in lingua albanese, greca e occitanica. › Premi giornalistici per la diffusione e conoscenza delle minoranze linguistiche storiche di Calabria. › Attività informative e promozionali attraverso i mezzi di comunicazione sociale.


Descrizione In linea con le normative che sostengono le minoranze linguistiche storiche nel settore delle comunicazioni e in merito alle tematiche riguardanti la tutela e lo sviluppo delle realtà alloglotte di Calabria, l’azione sostiene le attività di comunicazioni in lingua attraverso i mass media e l’istituzione di premi giornalistici per la diffusione e conoscenza delle “culture linguistiche minoritarie”. Soggetti beneficiari, destinatari e attuatori › Regione Calabria › Amministrazioni provinciali › Comunità montane e comuni della Calabria. › Fondazioni e associazioni culturali. › Imprese e loro consorzi. › Organizzazioni non governative (ong). › Società miste partecipate da enti pubblici. › Istituti scolastici. › Università, enti pubblici di ricerca, centri di ricerca pubblici e privati, parchi scientifici e tecnologici. Modalità e criteri di selezione dei soggetti beneficiari e attuatori Avviso pubblico Normativa di riferimento applicabile Regolamento (Ce) 1828 del 2006 della Commissione, che stabilisce modalità di applicazione del Regolamento (Ce) 1083 del 2006 del Consiglio, recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e del Regolamento (Ce) 1080 del 2006 del Parlamento europeo e del Consiglio relati-

vo al Fondo europeo di sviluppo regionale. Costi ammissibili per la realizzazione dell’azione Il soggetto beneficiario è tenuto al rispetto delle norme relative all’ammissibilità delle spese. Importi massimi dei finanziamenti concedibili e intensità degli aiuti Criteri approvati dal Comitato di sorveglianza del programma operativo. Azione 8

Festival culturale: teatro, musica e danza per la conoscenza e la diffusione del patrimonio culturale albanese, greco e occitanico. Festival culturale: teatro, musica e danza per la conoscenza e la diffusione del patrimonio culturale albanese, greco e occitanico. Obiettivi e risultati attesi › Coniugare la valorizzazione del patrimonio storico artistico del territorio e la promozione delle diverse espressioni della cultura locale. › Attivare una fruizione dei beni culturali sia per le comunità locali sia per il visitatore esterno. › Promuovere il benessere delle comunità locali attraverso la valorizzazione condivisa e partecipata dell’identità culturale. › Allestimento ed organizzazione di spettacoli di teatro, musica e danza per la conoscenza e la diffusione del patrimonio culturale albanese, greco e occitanico.

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Descrizione Le comunità albanesi, greche e occitane si raccontano a partire da tutto quello che le rende uniche, come nei momenti della musica d’eccellenza e dell’arte popolare. La civiltà di un popolo si identifica attraverso espressioni a contenuto culturale derivanti dalla creatività degli individui, dei gruppi e delle società. Espressioni culturali particolarmente rilevanti e rappresentative della storia delle minoranze linguistiche di Calabria sono la poesia, la musica, il canto e la gestualità che spesso li accompagna. Queste, unitamente alle fiabe e ai proverbi, risultano essere un corpus fondamentale della tradizione orale. Nell’era della globalizzazione la musica di tradizione orale può costituire un forte elemento espressivo ed una modalità di rappresentazione dell’appartenenza identitaria soprattutto per le nuove generazioni che hanno fatto della musica l’elemento di identità e di scambio più forte. L’azione sostiene la programmazione e realizzazione di manifestazioni culturali aventi ad oggetto rappresentazioni teatrali, musicali e di danza in modo da coniugare la necessità di riappropriazione linguistica-culturale e la promozione della tradizione popolare. Soggetti › › › bria. › › › ›

beneficiari, destinatari e attuatori Regione Calabria Amministrazioni provinciali Comunità montane e comuni della CalaFondazioni e associazioni culturali. Imprese e loro consorzi. Organizzazioni non governative (ong). Agenzie di sviluppo locale.

› Società miste partecipate da enti pubblici. › Istituti scolastici. › Università, enti pubblici di ricerca, centri di ricerca pubblici e privati, parchi scientifici e tecnologici. Modalità e criteri di selezione dei soggetti beneficiari e attuatori Avviso pubblico Normativa di riferimento applicabile Regolamento (Ce) 1828 del 2006 della Commissione, che stabilisce modalità di applicazione del Regolamento (Ce) 1083 del 2006 del Consiglio, recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e del Regolamento (Ce) 1080 del 2006 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale. Costi ammissibili per la realizzazione dell’azione Il soggetto beneficiario è tenuto al rispetto delle norme relative all’ammissibilità delle spese. Importi massimi dei finanziamenti concedibili e intensità degli aiuti Criteri approvati dal Comitato di sorveglianza del programma operativo.

Azione 9

Adozione di sistemi di qualità ambientale e di certificazione dei servizi offerti. Adozione di sistemi di qualità ambientale e di cer-


tificazione dei servizi offerti. Obiettivi e risultati attesi › Migliorare i territori delle minoranze dal punto di vista ambientale, economico, sociale ed istituzionale. › Promuovere la qualificazione delle attività produttive locali in termini di qualità dei servizi erogati. › Aumentare la fruibilità del patrimonio naturale e culturale delle minoranze per i visitatori e i turisti. › Certificazioni ambientali. Descrizione La valorizzazione, anche a fini turistici, del patrimonio culturale e paesaggistico degli insediamenti delle comunità minoritarie storiche della Calabria comporta necessariamente lo sviluppo di una moderna e innovativa imprenditoria nel settore del potenziamento e della fruizione del patrimonio regionale-locale. In linea con l’asse V del Por Fesr 2007-2013, l’azione prevede l’adozione di sistemi di qualità ambientale e di certificazione dei servizi offerti. Un sistema di gestione adeguato a tenere sotto controllo gli impatti ambientali delle attività che si svolgono in loco e ne ricerchi sistematicamente il miglioramento in modo coerente, efficace e soprattutto sostenibile. In tal modo si ridurrebbero il degrado del patrimonio e delle risorse naturali e culturali. Soggetti › › ›

beneficiari, destinatari e attuatori Regione Calabria Amministrazioni provinciali Comunità montane e comuni della Cala-

bria. › Fondazioni e associazioni culturali. › Imprese e loro consorzi. › Organizzazioni non governative (ong). › Agenzie di sviluppo locale. › Società miste partecipate da enti pubblici. › Istituti scolastici. › Università, enti pubblici di ricerca, centri di ricerca pubblici e privati, parchi scientifici e tecnologici. Modalità e criteri di selezione dei soggetti beneficiari e attuatori Avviso pubblico Normativa di riferimento applicabile Regolamento (Ce) 1828 del 2006 della Commissione, che stabilisce modalità di applicazione del Regolamento (Ce) 1083 del 2006 del Consiglio, recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e del Regolamento (Ce) 1080 del 2006 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale. Costi ammissibili per la realizzazione dell’azione Il soggetto beneficiario è tenuto al rispetto delle norme relative all’ammissibilità delle spese. Importi massimi dei finanziamenti concedibili e intensità degli aiuti Criteri approvati dal Comitato di sorveglianza del programma operativo.

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LE STRATEGIE DEL PISR E IL REPERTORIO DI AZIONI CALABRIA PROGETTAZIONE INTEGRATA

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Azione 10

Azioni per la valorizzazione del patrimonio artistico e delle altre opportunità di crescita del territorio. Azioni per la valorizzazione del patrimonio artistico e delle altre opportunità di crescita del territorio. Obiettivi e risultati attesi › Sistematizzare gli interventi di valorizzazione del patrimonio artistico del territorio. › Valorizzazione dell’offerta di servizi e opportunità presenti nelle aree popolate dalle minoranze. › Consentire la fruizione dei siti, dei servizi e delle iniziative ed eventi in modo da renderli più attraenti per i visitatori › Creazione di distretto turistico-culturale che mira a promuovere l’immagine e le attività dei territori popolati dagli albanesi, greci e occitani di Calabria come destinazione turistica legata alle risorse naturali e culturali. Descrizione Coerentemente con l’obiettivo specifico 5.2 del Por Fesr 2007-2013, l’azione parte dall’assunto che lo sviluppo territoriale si può conseguire attraverso l’adozione di metodologie innovative nella soluzione delle problematiche concernenti la tutela, la conservazione, la valorizzazione anche economica del patrimonio, quali per esempio la messa in rete dei beni territoriali, in vista di un’integrazione dell’offerta (beni culturali ed ambientali) che, salvaguardando le specificità e le tipicità di ogni elemento, consenta non solo agli operatori del settore ma anche agli utenti (locali ed extralocali) che ne

usufruiscono, di condividere i benefici di una gestione coordinata e sistemica. Soggetti beneficiari, destinatari e attuatori › Regione Calabria › Amministrazioni provinciali › Comunità montane e comuni della Calabria. › Fondazioni e associazioni culturali. › Imprese e loro consorzi. › Organizzazioni non governative (ong). › Agenzie di sviluppo locale. › Società miste partecipate da enti pubblici. › Istituti scolastici. › Università, enti pubblici di ricerca, centri di ricerca pubblici e privati, parchi scientifici e tecnologici. Modalità e criteri di selezione dei soggetti beneficiari e attuatori Avviso pubblico Normativa di riferimento applicabile Regolamento (Ce) 1828 del 2006 della Commissione, che stabilisce modalità di applicazione del Regolamento (Ce) 1083 del 2006 del Consiglio, recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e del Regolamento (Ce) 1080 del 2006 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo al Fondo europeo di sviluppo regionale. Costi ammissibili per la realizzazione dell’azione Il soggetto beneficiario è tenuto al rispetto delle norme relative all’ammissibilità delle spese.


Importi massimi dei finanziamenti concedibili e intensitĂ degli aiuti Criteri approvati dal Comitato di sorveglianza del programma operativo.

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6.1. Definizione della procedura

LE PROCEDURE

L’Avviso pubblico per la presentazione e selezione dei Progetti integrati di sviluppo locale del Por Calabria Fesr 2007-2013 (approvato con ddg 10028 del 10 agosto 2011) prevede, all’articolo 20 (Disposizioni specifiche per i Pisl attuativi del Pisr “Minoranze linguistiche”) che il Tavolo regionale definisca e condivida strategie e priorità del Progetto integrato di sviluppo regionale.

CALABRIA PROGETTAZIONE INTEGRATA

94

6

LE PROCEDURE

L’approvazione del Pisr Il presente Pisr viene dunque approvato, nei suoi contenuti territoriali, strategici e operativi, dal Tavolo regionale istituito con la delibera di giunta regionale 202 del 2009 “Programmazione regionale unitaria 2007-2013. Progetto integrato di sviluppo regionale tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche della Calabria: istituzione del Tavolo di partenariato regionale, definizione del Quadro delle risorse finanziarie e delle Azioni per l’avvio del progetto”. Successivamente, il Pisr viene approvato con delibera di giunta regionale. Costituiscono parte integrante del Pisr approvato dal Tavolo regionale e dalla Giunta regionale i Rapporti e gli altri documenti individuati dalla dgr 202 del 2009, pagina 6. La declinazione in Pisl In coerenza con la dgr 202 del 2009, con la dgr 163 del 2010 e con lo stesso Avviso per la selezione dei Pisl, il Pisr verrà coerentemente declinato in tre Progetti di sviluppo locale (Pisl) riferiti a ciascuna delle minoranze linguistiche dei greci di Calabria, degli albanesi e degli occitani.


Per ciascuna delle tre minoranze, i soggetti interessati alla presentazione del Pisl si costituiranno in partenariato di progetto, individueranno il Soggetto capofila, stipuleranno il protocollo di intesa di cui all’articolo 4 dell’Avviso per la selezione dei Pisl e procederanno all’elaborazione della proposta progettuale. In conformità con le regole generali sui Progetti integrati di sviluppo locale definite all’articolo 12 dell’Avviso sopra menzionato, il partenariato di progetto sarà composto da enti locali in forma singola e, o, associata, enti e amministrazioni pubbliche, organismi di diritto pubblico, associazioni di categoria e datoriali, organizzazioni sindacali, associazioni ambientaliste e culturali, rappresentanze del privato sociale, università, centri di ricerca pubblici, organizzazioni di produttori ed altri attori dello sviluppo portatori di interessi diffusi, in grado di contribuire concretamente alla costruzione e all’attuazione del Pisl. I Pisl individueranno le priorità territoriali e tematiche degli interventi di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche della Calabria, in stretta coerenza con il Progetto integrato di sviluppo regionale. Essi dovranno possedere i requisiti di qualità associati ai criteri di valutazione generali e specifici, di cui al Documento di criteri relativo al Por Fesr 2007-2013 (asse V, linea di intervento 5.2.4.2 Azioni per la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche presenti sul territorio regionale). Ciascuno dei tre Pisl si doterà del sistema organizzativo e di governance previsto dagli articoli 12, 13, 14 del titolo III dell’Avviso.

Il finanziamento dei Pisl Nell’ambito di ciascun Pisl, sono definite e proposte al finanziamento le operazioni da finanziare a valere sulla linea di intervento 5.2.4.2. Tali operazioni dovranno necessariamente essere di valenza sovracomunale e contribuire alla valorizzazione dell’intera area territoriale della minoranza linguistica interessata. Le operazioni potranno avere caratteristiche a rete, di sistema o puntuali con valenza sovraterritoriale. Il complesso delle operazioni definite dal Pisl dovrà essere strettamente integrato sul piano funzionale. Il costo complessivo delle operazioni di ciascuna proposta di Pisl potrà essere pari sino al doppio delle somme assegnate a ciascuna minoranza e, comunque, non minore di 1,5 volte la suddetta somma. La selezione (nell’ambito della proposta) delle operazioni da finanziare avverrà nell’ambito della procedura descritta di seguito. I Progetti integrati di sviluppo locale, elaborati con il supporto dei laboratori territoriali provinciali, proposti dai partenariati di progetto, verranno approvati dalla Regione Calabria nel quadro di una procedura valutativo-negoziale basata sull’applicazione dei criteri citati di ammissibilità e di merito. Analogamente si procederà per le singole operazioni, che verranno selezionate all’interno della medesima procedura valutativo-negoziale, considerando i criteri di selezione definiti e tenendo conto delle priorità regionali per le politiche di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche della Calabria.

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LE PROCEDURE CALABRIA PROGETTAZIONE INTEGRATA

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In sintesi In sintesi, la procedura valutativo-negoziale si articola in questo modo: › valutazione(con l’elaborazione di un Rapporto di valutazione) da parte della Regione delle tre proposte di Pisl (parte generale), mediante l’applicazione dei criteri di ammissibilità e selezione pertinenti; › trasmissione ai soggetti capofila del Rapporto di valutazione dei Pisl, che includono prescrizioni per la loro eventuale revisione alla luce dei criteri di valutazione applicati, nonché eventuali osservazioni e richieste di integrazioni sulle operazioni proposte; › verifica (da parte della Regione) delle modifiche e integrazioni apportate. Eventuale approvazione dei Pisl e delle operazioni (fino all’esaurimento delle risorse disponibili), attraverso la valutazione (con punteggi) delle operazioni proposte. La valutazione avverrà sulla base dei criteri di ammissibilità e selezione pertinenti, con la formulazione di una graduatoria delle operazioni all’interno di ciascun Pisl. › Delibera della Giunta regionale di approvazione dei Pisl e della graduatoria delle singole operazioni.

zione delle proposte di Pisl per ciascuna minoranza linguistica con delibera di Giunta regionale. 3. Elaborazione (da parte dei partenariati di progetto) dei tre Pisl relativi alle minoranze linguistiche, compresa l’indicazione delle singole operazioni. Nella fase di elaborazione, i partenariati di progetto conducono una procedura di informazione, consultazione e partecipazione inclusiva delle comunità locali interessate. 4. Trasmissione delle proposte ai Tavoli provinciali per il parere o documento di trasmissione che attesta l’invio della proposta. 5. Presentazione delle proposte di Pisl alla Regione. 6. Trasmissione del Rapporto di valutazione. 7. Svolgimento della procedura valutativo-negoziale descritta in precedenza e successiva alla notifica del Rapporto di valutazione. 8. Valutazione dei Pisl e definizione delle graduatorie delle relative operazioni, da parte del Nucleo regionale di valutazione e verifica investimenti pubblici. 9. Approvazione dei Pisl e delle graduatorie con dgr.

6.2 Fasi procedurali

Lo schema per la presentazione dei Pisl è articolato nelle parti individuate di seguito. Il formulario di presentazione viene allegato all’Avviso Pubblico. a. Analisi delle risorse, delle modalità attuali di valorizzazione e delle opportunità legate allo sviluppo del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche in Calabria. In questa parte, facendo stretto riferimento alle analisi già svolte nel Pisr, viene descritta la situazione del contesto

La procedura descritta al paragrafo 6.1 si articola nelle fasi individuate di seguito. 1. Presentazione dei documenti del Pisr “Minoranze linguistiche” al Tavolo regionale, sua condivisione. 2. Approvazione del Pisr e linee di indirizzo per la predisposizione dell’Avviso, che regolano la costituzione dei partenariati di progetto e la presenta-

6.3 Presentazione schematica dei contenuti dei Pisl


territoriale e culturale in cui il Pisl si inserisce, evidenziando precisamente le problematiche esistenti, i limiti strutturali da superare e le altre condizioni per la valorizzazione del patrimonio esistente. Vengono analizzate le situazioni relative sia al Pisl nel suo complesso che ai sistemi territoriali identificabili nell’area della minoranza linguistica interessata. b. Condivisione dei risultati della analisi con le comunità locali. In questa parte vengono descritte le attività svolte per condividere i risultati delle analisi svolte con le comunità locali, nonché i risultati di queste attività di partecipazione ed il modo in cui se ne è tenuto conto nella elaborazione della proposta di Pisl. c. Individuazione degli obiettivi, delle strategie e delle azioni da mettere in atto a livello locale per la valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche. In analogia con i Pisl relativi ai sistemi istituzionali e tematici, anche i Pisl attuativi del Pisr “Minoranze linguistiche” identificano un’idea forza che specifica i sentieri o percorsi di sviluppo, attrattività e qualità della vita del sistema territoriale, da perseguire (con riferimento al tema delle minoranze linguistiche) attraverso l’uso innovativo, l’integrazione e l’incremento delle risorse disponibili. Le strategie individuate nei Pisl devono essere finalizzate, in coerenza con il Pisr, a sostenere la tutela e la valorizzazione delle radici culturali delle minoranze linguistiche grecaniche, albanesi e occitane presenti in Calabria; a potenziare e qualificare i luoghi predisposti alla diffusione ed alla divulgazione dei contenuti culturali etnoantropologici delle minoranze; a tutelare e valorizzare le loro radici culturali e tradizioni.

d. Partenariato di progetto costituito. Vengono qui identificati i partner componenti la compagine proponente, con una chiara e coerente specificazione degli impegni assunti da ciascuno. e. Operazioni da realizzare nell’ambito dei Pisl. Come specificato in precedenza, tali operazioni sono strettamente e funzionalmente integrate, ed hanno sempre rilievo sovracomunale. Esse possono avere caratteristiche a rete, di sistema o puntuali con valenza sovraterritoriale. f. Modalità di attuazione e gestione. In questa parte andrà descritta l’organizzazione del partenariato, le capacità e dotazioni del soggetto responsabile, il modello per la gestione dei Pisl “Minoranze linguistiche”. Tale modello dovrà essere in grado di assicurare l’esecuzione unitaria del Pisl, mediante la realizzazione coordinata delle iniziative previste e l’attuazione efficiente e stabile dell’impianto progettuale. g. Piano finanziario. La proposta di Pisl potrà contenere operazioni per un costo pubblico complessivo pari sino al doppio delle risorse finanziarie disponibili e, comunque, dovrà essere non minore di 1,5 volte la suddetta somma. La selezione delle operazioni sarà effettuata dalla Regione Calabria nel quadro della procedura valutativo-negoziale descritta in precedenza.

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IL QUADRO FINANZIARIO CALABRIA PROGETTAZIONE INTEGRATA

98

La dgr 163 del 2010 “Por Calabria Fesr 2007-2013. Programmazione territoriale e progettazione integrata. Quadro delle risorse finanziarie disponibili e criteri di riparto territoriale per il finanziamento dei Progetti integrati di sviluppo locale (Pisl)” fissa in 14.391.552,20 euro la dotazione complessiva di risorse finanziarie della linea di Intervento 5.2.4.2 “Azioni per la tutela, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio etno antropologico delle minoranze linguistiche presenti sul territorio regionale”, che finanzia il Pisr “Minoranze linguistiche” ed i tre Pisl che lo attuano. La Delibera 163 riporta anche, fra i consideranda, che è stata condivisa la proposta del Presidente della Giunta regionale di ripartire le risorse della linea di intervento 5.2.4.2 tra le Amministrazioni provinciali nei cui Comuni sono presenti le tre minoranze linguistiche della Calabria, in ragione del numero di abitanti dei Comuni stessi. Per il computo della ripartizione finanziaria, sono stati utilizzati i dati Istat sulla popolazione residente, nel 2010, nei Comuni componenti le tre minoranze. Il quadro demografico è sintetizzato nel pro-

7

IL QUADRO FINANZIARIO

Tavola 6. Quadro demografico per la ripartizione delle risorse finanziarie della linea di intervento 5.2.4.2: numero di residenti nei comuni componenti le minoranze linguistiche (anno 2010) Province Catanzaro Cosenza Crotone Reggio Calabria Vibo Valentia Totale

Minoranze linguistiche

Totale

albanese

grecanica

occitana

8.929 38.446 3.087 - - 50.462

- - - 48.717 - 48.717

- 1.546 - - - 1.546

8.929 39.992 3.087 48.717 100.725


spetto che segue. Va sottolineato che nel calcolo della popolazione rilevante per la ripartizione delle risorse del Pisr non sono stati considerati gli abitanti dei comuni di Reggio Calabria e Lamezia, dove sono rispettivamente presenti minoranze grecaniche ed albanesi, in quanto questi Comuni sono destinatari di Pisu e non possono beneficiare di risorse dei Pisl.

La distribuzione percentuale della popolazione (utilizzata per la ripartizione finanziaria) è riportata di seguito. Sulla base della distribuzione percentuale della popolazione comunale per ciascuna minoranza linguistica sono infine state calcolate le risorse finanziarie relative a ciascuno dei tre Pisl, come mostrato nella tabella seguente.

Tavola 7. Quadro demografico per la ripartizione delle risorse finanziarie della linea di intervento 5.2.4.2: composizione percentuale della popolazione residente dei Comuni componenti le minoranze linguistiche (anno 2010) Province Catanzaro Cosenza Crotone Reggio Calabria Vibo Valentia Totale

Minoranze linguistiche

Totale

albanese

grecanica

occitana

8,86 38,17 3,06 - - 50,10

- - - 48,37 - 48,37

- 1,53 - - - 1,53

8,86 39,70 3,06 48,37 100,00

Tavola 8. Ripartizione delle risorse finanziarie della linea di intervento 5.2.4.2 per Pisl Province Catanzaro Cosenza Crotone Reggio Calabria Vibo Valentia Totale

Pisl

Totale

albanese

grecanica

occitana

1.275.772,35 5.493.150,82 441.069,46 - - 7.209.992,63

- - - 6.960.667,64 - 6.960.667,64

- 220.891,93 - - - 220.891,93

1.275.772,35 5.714.042,75 441.069,46 6.960.667,64 14.391.552,20

99


IL QUADRO FINANZIARIO CALABRIA PROGETTAZIONE INTEGRATA

100

In sintesi In sintesi, le dotazioni finanziarie dei singoli Pisl sono quindi le seguenti: › per il Pisl “Minoranza linguistica albanese”: 7.209.992,63 euro, › per il Pisl “Minoranza linguistica grecanica”: 6.960.667,64 euro, › per il Pisl “Minoranza linguistica occitana: 220.891,93 euro, per un totale complessivo di 14.391.552,20 euro, pari alla dotazione finanziaria totale della linea di intervento 5.2.4.2. L’indicazione della dotazione per Provincia contenuta nella tabella precedente ha solo valore informativo, in quanto le risorse di ciascun Pisl saranno dedicate (in particolare nel caso del Pisl interprovinciale “Minoranza linguistica albanese”), senza ulteriori quote e riserve, alla valorizzazione integrata del territorio di ciascuna minoranza.


INDICE

101


01 INQUADRAMENTO

03 CATALOGO DI BUONE PRATICHE

PROGRAMMATICO

INDICE

pagina 22

SGUARDO D’INSIEME pagina 20

CALABRIA PROGETTAZIONE INTEGRATA

102

Dalla conoscenza delle nostre caratteristiche pagina 20 I capitoli del volume pagina 21

1.1 Orientamenti e politiche comunitarie, internazionali e nazionali di settore pagina 22 1.2 Strategie di settore della Regione Calabria pagina 24 1.3 Por Calabria Fesr 2007-2013 pagina 26 1.4 Atti programmatici successivi pagina 27 1.5 Finalità del Pisr “Minoranze linguistiche” pagina 28 1.6 Strumenti legislativi pagina 29

pagina 42

I criteri di scelta pagina 43

02 CONTESTO TERRITORIALE DI INTERVENTO pagina 32

2.1 Le isole etnicolinguistiche della Calabria pagina 32

3.1 Le piccole stelle del carro minore pagina 43 3.2 Circolo di lettura delle donne yiddish di Winnipeg pagina 46 3.3 TvKoperCapodistria pagina 48 3.4 Progetto di biblioteche interculturali in Andalucia pagina 50


05 LE STRATEGIE DEL PISR E IL REPERTORIO DI AZIONI pagina 70

3.5 Casa Museo di Antonino Uccello pagina 53 3.6 Chambra d’òc Portal d’Occitània pagina 55 3.7 La Fabbrica dei suoni pagina 57 3.8 Il parco della Grancia pagina 60

04 ELEMENTI DI RICERCA ETNO ANTROPOLOGICA pagina 64

4.1 La comunità degli albanesi pagina 64

5.1 Finalità e riferimenti strategici del Pisr pagina 70 5.2 Strategie, priorità e coerenze della progettazione integrata per le minoranze pagina 72 5.3 Priorità territoriali pagina 77

4.2 La comunità dei greci di Calabria pagina 66

5.4 Il Repertorio di azioni pagina 82

4.3 La comunità degli occitani pagina 68

Azione 1 Progettazione e realizzazione di un’immagine coordinata. pagina 82 Azione 2 Progettazione e realizzazione di sistemi informativi. pagina 83

Azione 3 Progettazione e realizzazione di ambienti virtuali e sistemi informativi. pagina 84 Azione 4 Progettazione e realizzazione di un sistema interculturale di musei in rete. pagina 85 Azione 5 Progettazione e realizzazione di iniziative finalizzate a sostenere l’attrattività. pagina 86 Azione 6 Relazioni tra i Comuni di lingua albanese, greca e occitanica e le comunità di emigrati. pagina 87 Azione 7 Stampa e produzione di audiovisivi ed altri mezzi di comunicazione. pagina 88

103


INDICE CALABRIA PROGETTAZIONE INTEGRATA

104

Azione 8 Festival culturale. pagina 89 Azione 9 Adozione di sistemi di qualitĂ ambientale e di certificazione dei servizi offerti. pagina 90 Azione 10 Azioni per la valorizzazione del patrimonio. pagina 92

06 LA STRATEGIA DEL PISR pagina 94

6.1 Definizione della procedura pagina 94 6.2 Fasi procedurali pagina 96 6.3 Presentazione schematica dei contenuti dei Pisl pagina 96

07 IL QUADRO FINANZIARIO pagina 98


CAPITOLO CALABRIA PROGETTAZIONE INTEGRATA

106

BEN QUATTRO I nostri frutti, dal connubio conoscenza e comunicazione Quattro. Le collane editoriali che hanno preso vita da CalabriaProgettazioneIntegrata. Quattro collane, undici volumi già editi o nelle macchine del tipografo, pronti per essere al nostro servizio. Alcuni semplici numeri, perché fa sempre piacere constatare quanto conoscenza e comunicazione siano fatte l’una per l’altra. Un connubio ancora più importante, e civicamente fondante, se accade nell’ambito del bene comune, dello sviluppo territoriale, dell’impegno delle istituzioni pubbliche. La trasformazione di un documento “grigio” e, quindi, di un rapporto, un documento o, come in questo caso, di dispense, in libro, oltre a rappresentare un’identità riconoscibile di tutto il progetto, si pone anche una finalità ancora più pragmatica: spiegare il perché, il come e il cosa attraverso uno stile redazionale e grafico che aiuti nella lettura e nella comprensione. Data proprio questa importanza e questa finalità,

l’organizzazione dei volumi ha visto la creazione di ben quattro collane, abbiamo detto: Riferimenti, Strumenti, Materiali di progetto, Case history; perché fin da subito i contenuti siano veicolati e distinti per la loro funzione. Nella specializzazione, è presente l’identità del progetto, attraverso una struttura e un formato uniforme, molti elementi che rendono questi volumi “fratelli” tra loro, o almeno cugini. Ciò ci consente anche di realizzare in ogni libro un percorso comune che consenta al lettore di destreggiarsi, anche se i contenuti non sono, a volte, immediatamente interpretabili. INFINE, AL DI LÀ DELLA CARTA. Tutti i volumi passeranno attraverso la stampa, ma saranno tutti leggibili anche online, in formato ebook, gratuiti. Una scelta che ripercorre il rispetto del mondo in cui viviamo (già dimostrato con la stampa su carte ecologicamente sostenibili), e una spinta perché la conoscenza sia, almeno, accessibile. Perché fa sempre piacere vedere quanto la conoscenza non aspetti altro che incontrarci. È compito della comunicazione aprirle le porte perché acceda.


Primo volume della collana Riferimenti Prima edizione settembre 2011 Definire le priorità territoriali e settoriali per l’individuazione dei progetti integrati.

Secondo volume della collana Riferimenti Prima edizione ottobre 2011 Definire lo schema di riferimento per la predisposizione dei Pisl.

Terzo volume della collana Riferimenti Prima edizione marzo 2012 Le linee guida per l’elaborazione, la valutazione e la presentazione dei Pisl “Minoranze linguistiche”.

Primo volume della collana Strumenti Terza edizione giugno 2012 Una comunicazione efficace per lo sviluppo locale della Calabria.

Secondo volume della collana Strumenti Prima edizione maggio 2012 Un aiuto concreto nella presentazione delle proposte dei Pisl “Contrasto allo spopolamento”.

Terzo volume della collana Strumenti Prima edizione maggio 2012 Un aiuto concreto nella presentazione delle proposte dei Pisl “Minoranze linguistiche”.

Quarto volume della collana Riferimenti Prima edizione marzo 2012 Le linee guida per l’elaborazione, la valutazione e la presentazione dei Pisl “Contrasto allo spopolamento”.


MINORANZE? MEGLIO DIRE IDENTITÀ Albanese, grecanica e occitana: le tre comunità linguistiche che nella loro particolarità rendono unica la Calabria. Non è un fenomeno esclusivamente calabrese; trova molte ricorrenze su tutto il territorio europeo, quello della compresenza di multilinguismo all’interno degli Stati membri. A partire dal livello comunitario, fino all’individuazione dei comuni, le strategie per la difesa delle minoranze linguistiche ha fin da subito concentrato la sua attenzione sullo sviluppo della cultura. Questa la chiave di lettura degli interventi in questo volume delineati: attraverso l’identità linguistica, la valorizzazione della propria identità, in un approccio che non si chiude nella propria originalità, ma che si apre all’altro, nel dialogo interculturale. La conoscenza di queste preziose identità sarà allora uno dei tanti perni intorno ai quali sviluppare questa particolare protezione, possibile proprio nella manifestazione all’altro e nel suo diretto coinvolgimento. Da questo il valore della minoranza. Una comunità forte nella sua identità verso l’interno, accogliente per la sua ricchezza verso l’esterno.

Calabria multiculturale  

Il valore del nostro patrimonio etno antropologico

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