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IMPRESSIONI DA UN VIAGGIO IN SICILIA (luglio 2009) di Caiti Ombretta Lipari Lipari è la più grande isola dell'arcipelago eoliano. Il porto di Lipari è pronto ad accogliere i nuovi turisti, ciascuno verso la propria destinazione. La prima impressione è quella di un vivace e caratteristico paesino con qualche imperfezione estetica, facilmente eliminabile. Come può bastare un lifting a ringiovanire il volto di una donna di mezza età, allo stesso modo basterebbe una mano di intonaco sull'esterno delle abitazioni per accendere Lipari e fare splendere la cittadina. Il caldo è disarmante ed attenuato solo a tratti dalla brezza marina. La cittadina su Corso Vittorio Emanuele appare subito frizzante e fra tram, taxi, assistenti di viaggio e turisti è tutto un vociare. Le strade che conducono in centro sono i tipici sentieri stretti siciliani e la ricca e prepotente vegetazione di capperi toglie spazio al passaggio delle auto che faticano a fare manovra. Su un cartello scritto a mano ed affisso alle mura di una casa è scritto un annuncio commerciale con il pennarello: «Malvasia. Vieni e assagi! Oppure chiama questo numero.» Bastano pochi passi per discernere subito il turista dall'abitante di Lipari. I liparoti più anziani in particolare si distinguono per il volto solcato da rughe, invecchiato da una vita trascorsa al sole. Tutti calzano sandali infradito, calzoni bermuda e maglietta t-shirt. Non di rado ci si imbatte in cani e gatti randagi a bordo strada noncuranti del flusso dei turisti. Una volta arrivati al porto di Sottomonastero è facile intuire che là comincia la vera e propria vita cittadina: gli ambulanti occupano i marciapiedi con le loro bancarelle, i tassisti propongono ai turisti il giro di Lipari in taxi, i promoter delle motonavi invitano i turisti ad un giro a Stromboli, piuttosto che a Vulcano.

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Una miscela di odori di prodotti locali, capperi, cannoli, pomodori essiccati accompagna la passeggiata dei passanti. Il centro si conclude al porto di Marina Corta dove una curiosa piccola chiesa separata dalla terraferma solo da un sentiero fa da testimone alle vicissitudini storiche dell'isola. Si tratta della chiesetta delle Anime del Purgatorio che è stata costruita su uno scoglio poi è stata unita alla terraferma. La sera soffia un po' di vento maestrale da nord-ovest, ma i venti più temuti sono quelli da est, grecale e scirocco, perché mettono in difficoltà talvolta la navigazione. Qui tutto dipende dal vento: la navigazione, il turismo, la pesca. Del resto Lipari è la casa di Eolo. A Lipari il vulcano è spento da tempo ma ha lasciato un dono prezioso, la pomice, che viene usata per levigare la pelle e come isolante acustico. Oltre il paese di Canneto nelle cave di pomice lavoravano un centinaio di operai e l'azienda era in continua crescita. Poi nel 2005 l'Unesco ha chiesto la chiusura delle cave, altrimenti le Isole Eolie non sarebbero rientrate nella lista del Patrimonio dell'Umanità. Il commercio della pomice ha dato ricchezza alle Isole Eolie per due secoli mentre adesso le pietre di pomice le comprano i turisti come souvenir.

Il castello, collocato in una posizione strategica, domina il porto di Marina Lunga da un lato e il porticciolo di Marina Corta dall'altro. Si protende sul mare con pareti dirupate e, senza aver bisogno di arroccarsi ad un'altezza eccessiva, la sua posizione ne fa una fortezza naturale. Torri medievali con feritoie, torri greche, cortine murarie di epoca spagnola e la cattedrale interna normanna con la facciata baroccheggiante sono puzzle componibili della storia millenaria dell' Isola di Lipari. L'attenzione va subito ai resti del villaggio preistorico. Stupisce ancora una volta la sapienza degli antichi romani nella costruzione degli impianti fognari e l'attenzione che gli idraulici romani avevano per l'igiene pubblica.

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La presenza greca si riconosce poi dai resti dell'acropoli e dal teatro greco, ricostruito di recente secondo i dettami dell'architettura greca. Pochi sanno che nel Museo Archeologico di Lipari è custodito il maggiore numero di modellini di maschere greche che venivano usate per le rappresentazioni teatrali. Ogni maschera rappresenta un personaggio delle più note commedie e tragedie greche di Sofocle o Euripide, come Priamo, Paride, Cassandra, Edipo, tanto per fare qualche nome. Ma colpiscono anche le maschere e le statuette di personaggi comuni che con le commedie e tragedie greche divennero poi stereotipi comuni come "la suocera", "la vecchia schiava", "la vecchia ruffiana", "l'avaro", "la ragazza smorfiosa", "il filosofo"; ognuno di essi aveva una fisionomia particolare e riconoscibile. Dall'uno all'altro cambiano i tratti del volto, la forma dei baffi e il colore dei capelli nell'uomo, la veste e l'acconciatura nella donna, l'apertura degli occhi e della fronte. Secondo la targhetta "Il giovane perfetto [in greco pánchrestos neanìskos ] è di colorito rossiccio, sportivo, abbastanza abbronzato; ha poche rughe sulla fronte, ha una corona di capelli e innalza le sopracciglia." Secondo la targhetta "La finta vergine [in greco pseudokóre] è più bianca nel colorito, lega le chiome intorno al capo e somiglia a una sposa novella." Grandi vasi di terracotta, come quelli per il vino e le spezie già visti nelle altre stanze, erano ora stesi a terra, sparsi qua e là: erano i sepolcri degli adulti. Amaramente si comprese anche il senso dei piccoli vasi di terracotta, una volta adoperati come sepolcri dei bambini. Si può passare poi ai reperti dei naufragi, a testimoniare l'intensa attività marittima che l'arcipelago eoliano doveva avere avuto in passato. Il Museo Archeologico prevede anche una sezione interamente dedicata alla vulcanologia e alla geologia. Le sette Isole Eolie che noi vediamo sono solo le terre emerse. Ma ci sono anche sette monti sottomarini: Alcione e Lametini, nel settore orientale e Sisifo, Eolo, Enarete nel settore occidentale…c'è tutto un mondo sommerso intorno. 3


Lipari di sera acquista un fascino tutto particolare. Le imperfezioni delle abitazioni scompaiono, nuove strette vie coperte da corone di fiori dividono il centro turistico dalla zona residenziale. Si viene attratti ora dall'odore di mandorla della pasticceria, ora dal cappero usato per condire primi e secondi piatti. La scelta non è facile, quali paste scegliere? Fra cassatine, nacatuli, cassateddi, cannoli, spicchiteddi, piparelli, sesamini, giggi, lipariti, pasticciotti di zucca l'imbarazzo è tanto.

Poco fuori dal centro si trova una piazzetta decorata con i murales. Il gioco dei trompe l'oil da vita a quella piccola piazzetta: una donna anziana curiosa alla finestra dietro una tenda, una signora dal balcone ritira un cesto di paglia. Sono solo alcuni elementi di vita che si integravano nel vivace quartiere. Le porte delle case che si affacciano sulla piazza dei murales sono aperte e le finestre spalancate, i loro proprietari sono seduti sulle panchine della strada insieme con i dirimpettai, rompendo i confini della proprietà privata. Si ha la sensazione di trovarsi di fronte ad una comunità che non conosce differenze sociali né invidie. Gli interni delle abitazioni sono visibili ai passanti e senza vergogna si esibisce un po' di disordine, quel disordine che forse è solo nella mente dei turisti e non in quella di quelle semplici persone di mare.

La mitologia greca e romana ha spesso parlato delle isole Eolie: lì Eolo, il Dio dei Venti, avrebbe incontrato Ulisse, reduce da Troia, e gli avrebbe donato un'otre di venti contrari per aiutarlo nella navigazione, mentre l'isola di Vulcano sarebbe stata, secondo i romani, la dimora di Vulcano, il Dio del Fuoco. Secondo gli antichi insomma in quelle isole dimoravano gli Dei. Le fumarole in mare aperto, le acque calde o le acque termali, le esplosioni di Stromboli e i vapori solfurei di Vulcano avevano ancora il potere di avvolgere il 4


viaggiatore in una atmosfera mistica, quasi magica, facendolo sentire protetto pur nell'aleatorietà dei continui fenomeni vulcanici.

Panarea

Quest'isola purtroppo non conserva molto delle vecchie tradizioni, gli abitanti natii sono rimasti ormai pochi e la maggior parte delle ville che vedete sono di proprietà di star, politici e imprenditori ricchi che ne hanno fatto la loro residenza estiva. Il silenzio e la lentezza dei movimenti di giorno contraddistingue quest'isola. Panarea è molto amata anche dai giovani che magari la sera cenano a casa di amici, poi si radunano alle feste sulle barche e là ballano fino a tarda notte.

L'isola appare perfetta in ogni lato: le strade pulite, il traffico contenuto, decine di barche offshore accarezzano la costa dell'isola gioiello. Le macchine elettriche, poco rumorose, sono il mezzo di trasporto prediletto sulla terraferma. Bastano pochi metri per rendersi conto di essere davanti a prestigiose e costosissime ville, così curate e rifinite da sembrare quasi in competizione fra di loro. Le scalinate delle ville bianche sono tinte di blu cobalto così come gli infissi sono della stessa tonalità, ad onorare lo splendido mare cristallino dell'isola. Se si passeggia fra le strette strade in salita si rimane affascinati dalle terrazze fiorite, dalle piante selvatiche dei capperi e dei limoni ed inebriati dagli odori delicati. Alcune imbarcazioni di presunti personaggi vip hanno conquistato le baie più appartate, un gruppo di vacanzieri sosta a bordo di eleganti caicchi ormeggiati a fianco degli yatch. Gradino dopo gradino il panorama si fa sempre più nitido e spettacolare, fino ad arrivare ad un promontorio con un punto panoramico mozzafiato fra le rovine del più antico villaggio preistorico, capo Milazzese. Le capanne neolitiche sono tutte ovali, tranne una di forma quadrata.

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Una vista stupenda a trecentosessantagradi. Sotto c'e il mare limpissimo e cristallino di Cala Junco, così bello da fare innamorare. Un'ottima scelta per costruire un villaggio, gli antenati preistorici si erano protetti naturalmente da una cortina di roccia anche dalla parte del mare.

Stromboli Stromboli deve molto al film che l'ha resa celebre "Stromboli,Terra di Dio" di Roberto Rossellini con la bellissima Ingrid Bergmann girato nel 1949. Ad un'ora di viaggio da Panarea appare Stromboli, una piccola isola a forma di cono dominata dai colori invernali grigio e nero. Le abitazioni cubiformi con gli angoli smussati ai piedi del vulcano ricordano lo stile greco-tunisino. Le pulere, ovvero le colonne circolari alle quali gli abitanti appendono anche i pomodori ad essiccare, sono invece una prerogativa tutta eoliana. La spiaggia di Ficogrande è curiosamente di sabbia nera vulcanica ma non così invitante come quella di Panarea. Nonostante l'aspetto un po' tetro dell'isola, si ha subito la sensazione di trovarsi di fronte ad un popolo vivace e solare. Il mezzo di trasporto prediletto è quello dell'ape a tre ruote. Questo non significa affatto che la velocità sia moderata, anzi i conducenti del luogo sanno sfruttare al massimo le potenzialità dei loro mezzi e non sembrano curarsi molto dei danni che derivano dai frequenti incidenti. La spiaggia è di sabbia nere ma non sporca al pari della sabbia comune. Dopo aver affrontato a piedi una strada tortuosa in salita fra le viti e gli ulivi, inebriati da un profumo antico, forse di oleandro, si arriva ad una piccola ed affollata piazzetta. Una piccola chiesa con a fianco una farmacia lascia intendere che quello è senz'altro il centro del paese.

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Gli strombolani si distinguono chiaramente dai turisti non solo dalla carnagione scura della pelle ma anche dal fatto che non indossano calzature; questa tendenza accomuna un po' tutti, giovani ragazzi e uomini adulti, al punto che i loro piedi hanno ormai preso la tinta dominante nell'isola, il nero. Sulla strada di ritorno si incontra un gruppo di archeologi al lavoro: il dipartimento di Scienze della Terra di Modena ha creato una campagna di scavi alla ricerca di reperti archeologici e geologici nelle tre colate laviche. In serata assolutamente non è da perdere la sosta al largo della costa di Stromboli per assistere alle piccole esplosioni stromboliane dalla bocca eruttiva. Le luci a bordo sono spente, le macchine fotografiche pronte, il silenzio surreale, tutti concentrati sulla Sciara del Fuoco. L'attività vulcanica prosegue anche nel mare con delle continue emissioni di gas solfureo. Stromboli è attivissima; si trova al confine tra due faglie, e deve a questa particolarità la sua perpetua attività eruttiva che da più di tremila anni affascina ed intimidisce chi ha modo di osservarlo. All' improvviso un'esplosione di cenere e sabbia vulcanica di colore rosso-giallo intenso tinge il cielo e fa contrasto con il nero dell'isola. Queste sporadiche esplosioni sono note come esplosioni stromboliane. Gli strombolani sono abituati a convivere con l' attività del vulcano e sono addestrati per fare fronte alle situazioni di emergenza con le fughe via mare… un po' come nel film di Roberto Rossellini.

Salina sulle tracce del "Postino"

L'isola è diventata famosa in tutto il mondo perché Massimo Troisi ha girato alcune scene di "Il postino" a Pollara, un paese dell'isola di Salina. L'isola è silenziosa, fertile e rigogliosa.

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E' come una tavolozza di colori, con il verde delle terrazze coltivate per la Malvasia, il blu cobalto del mare, il rosso della roccia friabile, il grigio-nero del tufo, il bianco dell'assenzio. Dopo un viaggio attraverso delle verdi e fertili vallate che ricordano le colline toscane si arriva all'originalissima Pollara, un paesino costruito in una riparata conca rocciosa. Nella costa rocciosa ci sono delle grotte sagomate scavate nella roccia, chiuse con delle porte di ferro. Quelli sono i magazzini per le imbarcazioni dei pescatori, raggiungibili sono attraverso un'assolata mulattiera. La casa del postino rispecchia lo stile eoliano: il corpo dell'abitazione è tinteggiato di rosa, il tetto è piatto per la raccolta dell'acqua piovana. Ha una bella terrazza ricoperta da un tetto di paglia, tutta immersa nel verde e naturalmente è vista mare. Ma come hanno fatto i Savoia a barattare la Sicilia e le Isole Eolie con la Sardegna!?

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Le selvagge Alicudi e Filicudi

Alicudi è la più occidentale e lontana delle isole. Si tratta di un'isola dove il tempo si è fermato. E' vero che l'isola può sembrare un paradiso. La stampa e la televisione la sponsorizzano così e sono aumentate le richieste di compravendita di case, ma i problemi qui non mancano. I cittadini comuni e soprattutto coloro che hanno un'attività hanno denunciato alle autorità una serie di fatti dolosi che mettono a repentaglio anche la vita delle persone. Purtroppo manca una presenza fissa di forze dell'ordine specie nel periodo turistico da maggio a settembre. Il silenzio è surreale, i sentieri sono mulattiere e l'ombra disponibile è dispensata dalle piante di ulivi e fichi d'india. E' un paesino di sessanta anime dove tutti si conoscono, senza ospedali, supermercati, cinema, teatri e tutte le altre comodità di città.

Il nome Filicudi indica l'isola delle felci, ma l'isola offre molto di più, infatti al largo di capo Graziano sono stati rinvenuti i resti di una decina di imbarcazioni affondate. Ancora oggi gli archeologi subacquei si emozionano quando trovano dei reperti, piatti, anfore,… C' è un patrimonio archeologico notevole laggiù. Si pensa che le anfore risalgano al secondo secolo dopo Cristo. Sono beni molto preziosi e l'arma dei carabinieri deve vigilare quell'area per il pericolo di trafugazione dei reperti. Molto spesso sono i turisti stessi a rubare le anfore, i ladri si confondono fra coloro che effettuano l'itinerario archeologico subacqueo. L'isola presenta una forma più allungata rispetto alle altre isole già viste e la sua circumnavigazione sul lato occidentale mostra una sorprendente varietà di grotte sul 9


mare, picchi e canyon. Le rocce in alcuni punti assumono delle forme che ricordano ora un elefante, ora una cernia, ora un viso di donna preistorica. Qui la natura vince il primo premio per le sezioni scultura ed installazioni. Nella grotta del Bue Marino i colori del mare spaziano dal giallo oro vicino alla roccia al verde smeraldo al blu cobalto. Al suo interno le rondini si agitano in un moto continuo. Arrivati al porto il villaggio è rappresentato da un pugno di cubi bianchi sul mare, costruito con lo stile spontaneo eoliano. Il villaggio preistorico dell'età del bronzo di capo Graziano è su un promontorio terrazzato naturalmente. Dalla vetta del villaggio si estende l'intera Filicudi in tutta la sua lunghezza mostrando i suoi monti boschivi ed i tre crateri spenti. Da questa posizione si domina tutta l'isola, il mare ad est ed il mare ad ovest. Questo luogo dava agli abitanti del villaggio un senso di protezione in quanto non era possibile vederli dal mare. Le capanne erano ad anello e le pietre erano disposte secondo la tecnica greca a spina di pesce, a testimoniare ancora una volta i contatti e gli scambi con il vicino popolo del mediterraneo.

In paese si può osservare con ammirazione il lavoro di pescatori che sapientemente tagliano i tonni appena pescati. Lavorano sotto ad una terrazza dove i turisti stanno consumando delle bevande rinfrescanti. Alcune rondini volano radenti intorno ai pescatori in attesa degli scarti del tonno. Il pescatore più esperto pratica delle incisioni preparatorie e poi dei tagli secchi con coltelli affilati, poi li passa come in una precisa sequenza al giovane aiutante che suddivide le parti sezionate su due differenti cassette di legno.

Ma Filicudi riserva alcune sorprese anche dal mare. Se si circumnaviga l'isola si possono notare alcune macine di roccia a forma di ruota. 1


Gli artigiani le creavano direttamente dalla roccia vulcanica e le scolpivano in quel punto dove le rocce sono a strati. Si procuravano con fatica e sudore delle cavità per inserirvi dei cunei di legno bagnato che espandendosi erano in grado di rompere la pietra. Era importantissimo che le macine fossero di ottima qualità, la pietra non doveva sgretolarsi e miscelarsi al grano. Probabilmente servivano ad agevolare i trasporti del grano via mare. Quelle macine sono state abbandonate dagli ultimi artigiani di Alicudi che dovettero abbandonare rapidamente l'isola ai primi del Novecento per ragioni ancora sconosciute. Purtroppo continuano a rubarle via cielo e via mare per il loro valore storico. Le macine sono anche una testimonianza di come l'isola un tempo dovesse essere interamente coltivata. Pensare che ogni contrada aveva un proprio mulino e c'era persino un mulino a noleggio!

Vulcano Vulcano è la più viva e palpitante di tutte le sette isole. Si avverte subito l'odore di zolfo, non troppo fastidioso. Ci si aspetta che il cratere sia lontano dal centro abitato come lo è per la Sciara del Fuoco di Stromboli, stupisce invece vedere che gli abitanti ed il vulcano sono vicinissimi. Il loro legame è intimo e profondo. A due passi dal porto alcuni turisti si immergono nelle acque calde dei fanghi termali con la speranza che quella acida poltiglia di argilla sulfurea curi l'artrosi o i reumatismi, incuranti dell'avvertimento che l'odore di zolfo rimane sulla loro pelle per almeno due settimane. La camminata per il vulcano è agevole per il primo tratto, poi prosegue su ampi tornanti ricavati fra le rocce rossastre e le piante di ginestra. Arrivati quasi sulla vetta del cratere dove si trova una zona con densissime fumarole gli escursionisti hanno l'obbligo di indossare per precauzione una maschera.

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Dalla cima del vulcano si ha una visione completa dell'isola, dal ribollire del vulcano alla quiete del mare, e nelle giornate di cielo limpido è possibile vedere da lassÚ tutte le altre isole. Sono presenti tutti e quattro gli elementi naturali: sole, acqua, terra e fuoco. E' un luogo completo.

Le sette isole sorelle dunque nel corso dei secoli hanno subito delle profonde trasformazioni ed è sbagliato credere che abbiano avuto lo stesso aspetto di oggi. Niente cambia piÚ rapidamente di una terra di origine vulcanica. Anche il turista dopo il viaggio si riscopre profondamente cambiato.

Caiti Ombretta caiti.ombretta@libero.it

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Impressioni da un viaggio alle Isole Eolie  

Descrizione delle Isole Eolie e delle loro caratteristiche.

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