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Il piacevolissimo e lungo viaggio di chi racconta e di chi ascolta Grande successo per diciassettesimo Festival di narrazione di Arzo – Applausi per Cainero, RITI E BALLI Ferruccio Cainero ha raccontato i legami religiosi tra nord e sud. Perché raccontare storie? Perché ascoltarle? Per scoprire cose nuove, essere messi a confronto con la diversità. Le parole di Ferruccio Cainero, che hanno sigillato giovedì sera uno fra gli spettacoli più convincenti dell’intera rassegna, rappresentano bene lo spirito del Festival di narrazione di Arzo, che ieri ha concluso la sua diciassettesima edizione con un pubblico sempre foltissimo. Segno che la formula funziona davvero e che la cultura, se proposta nel modo giusto, arriva. Torna anche quest’anno il tema religioso: prima di tutto va citato lo spettacolo di Cainero, che nell’Arco di San Marco ha raccontato con straordinaria leggerezza le connessioni fra l’antica chiesa di Aquileia, il cui culto derivava dall’Evangelista e si basava sulla danza estatica, e i balli popolari del Sud Italia, come la pizzica, la tarantella e la tammurriata, ricordandoci che le divisioni sono solo nella nostra testa e che il Friuli può essere più vicino ad Alessandria d’Egitto e al Salento che a Milano (pare che quel rito, poi soppiantato dalla Chiesa ufficiale più vicina al rigore di Paolo, sia arrivato no a Como). Un momento, quello di giovedì sera, godibilissimo, non solo perché tornati a casa si ha sicuramente voglia di approfondire la questione, cercando libri e documentandosi, ma anche per i balli e le musiche dal vivo che hanno intercalato la narrazione, che a ne spettacolo sono scese in mezzo al pubblico una grande festa che si è protratta anche negli altri giorni, per le vie del nucleo, grazie agli artisti di Musica Terrae. LAURA DI CORCIA Estratto critica ,Corriere del Ticino 29.08.2016

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