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notiziario del club alpino italiano - sezione di milano • numero 02 / 2010


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sommario

In copertina: Vita in riifugio - di Davide Necchi , 2010

IL SALUTO DEL NOSTRO NUOVO PRESIDENTE di Giorgio Zoia…………………...……………………………………….

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UNA TRACCIA … EVIDENTE di Mario Marangione….………………………………….………………

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I RAGAZZI DI VIA PANISPERNA di Giovanni di Vecchia ………………………………………….

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IN LIBRERIA, SEGNALAZIONI E CONSIGLI PER LA LETTURA di Piero Carlesi.…………………..……………………….…… ……….….

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UN TRITTICO DI SOLE E ALLEGRIA di Piero Carlesi……………………………………………………………..

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VITA DELLA SEZIONE…………...…………………………….……………

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… .il nostro cuore si apre alla tenerezza come quando, dopo un un lungo viaggio, poniamo il piede sulla soglia sicura della nostra casa, e l’animo si colma di gratitudine per chi ha costriuto l’ospizio … Guido Rey, da “Il Monte Cervino

CAIMILANOnews - Settimanale registrato nel Registro Stampa del Tribunale di Milano con il numero 439 del 3 luglio 2006  Direttore Responsabile:Piero Carlesi  Coordinamento redazionale: Marco A. Tieghi Redazione: Club Alpino Italiano - Sezione di Milano - 20121 Milano, Via Silvio Pellico, 6 - Telefono 0236515700 - Telefax 028056971 - e-mail redazione@caimilano.eu La Sezione di Milano del Club Alpino Italiano è un’associazione con personalità giuridica (DPG 19/2/1982, n.2/R/82/LEG., della Regione Lombardia), iscritta a:  Registro delle Persone Giuridiche Private tenuto dalla Regione Lombardia al progr. N. 32 ( precedentemente iscritta al Registro delle Persone Giuridiche del Tribunale di Milano n. 216, vol. 7, fasc. 216);  Registro Generale Regionale del Volontariato (DPG 1/3/1994, n. 54038, della Regione Lombardia) ed è riconosciuta quale ONLUS di diritto (D. Lgs. 4/12/1997, n. 460, art. 10, c.8);  Registro Anagrafico delle Associazioni del Comune di Milano al foglio 28, progr.190.

notiziario del club alpino italiano - sezione di milano • numero 01 / 2010 • pagina 1


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editoriale

IL SALUTO DEL NOSTRO NUOVO PRESIDENTE

E’ con grande emozione e spirito di servizio che ho accettato la prestigiosa carica di Presidente della Sezione di Milano del Club Alpino Italiano. Ritengo doveroso presentarmi ai Soci, anche se frequento l’ambiente della Sezione da più di 60 anni. Sono Socio infatti fin dal lontano 1944, come dimostra la foto sulla mia tessera, ormai “storica”, e da ragazzo, a seguito di mio padre, ho vissuto il momento della ricostruzione, nel primo dopoguerra, di rifugi come lo Zoia, la Bietti e la Gianetti.

Successivamente, durante gli studi, ho avuto l’opportunità di seguire i lavori per la realizzazione dei rifugi Elisabetta, Bignami e Canziani. L’assidua frequentazione estiva di questi rifugi mi ha consentito di effettuare ascensioni a vette classiche, come Bianco e Bernina, anche se la mia prima cima è stata la Grande di Lavaredo, nel 1950, accompagnato dal custode del Locatelli.

notiziario del club alpino italiano - sezione di milano • numero 02 / 2010 • pagina 2


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editoriale

Terminata l’Università Bocconi e iniziata la vita lavorativa, che spesso mi ha portato all’estero, ho visto ridursi il mio tempo libero e, di conseguenza, anche l’attività alpinistica, anche se non ho mai dimenticato l’impegno a favore della Sezione di Milano. Dal 1962, infatti, e ininterrottamente sino all’elezione a Presidente del CAI Milano, cioè per ben quasi 50 anni, ho svolto il ruolo di Revisore. Tale prolungato incarico mi fa ritenere di essere una sorta di memoria storica della Sezione, nel cui Consiglio ho visto succedersi persone e Presidenti che ne hanno fatto la storia. Sempre in qualità di Revisore ho avuto incarichi anche nel CAI centrale dal 1980 al 1986 e sono attualmente in carica al Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico. Dopo questa breve ma doverosa presentazione, desidero esporre i punti base del programma che intendo realizzare, con l’aiuto di tutti i Soci. Accettando la candidatura, ho riflettuto su quali dovessero essere gli elementi-chiave di un programma per il CAI Milano in questo momento, condividendo e facendo miei i punti citati dal Past President Generale Prof. Salsa: comunicazione, giovani, cultura. I primi due punti ritengo siano strettamente interdipendenti: la comunicazione è “giovane”e i giovani hanno fatto propria la “comunicazione”, basti vedere l’enorme sviluppo del web e di altri fenomeni ad esso correlati, cui si dovrà fare riferimento per promuovere l’interesse verso la montagna e la cura del territorio da parte, appunto, anche dei giovani, favorendo un ricambio generazionale. La cultura, infine, nell’accezione legata a quanto di nostro interesse e agli altri due concetti espressi, avrà come compito e fine quello di incrementare e approfondire le conoscenze, ancora troppo superficiali o locali, della fenomenologia delle “terre alte”. In questa direzione va, ad esempio, lo sviluppo dei rapporti con le sezioni DAV Oberland e OeAV Austria - nostre partner nell’Ortlerkreis - e, più in generale, il confronto con le altre realtà del movimento alpinistico europeo. Desidero ringraziare sin d’ora i membri del Consiglio, i Collaboratori e quanti tra voi - cari Amici e Consoci - vorranno aiutarmi a svolgere al meglio il ruolo di Presidente della nostra storica Sezione del CAI.

notiziario del club alpino italiano - sezione di milano • numero 02 / 2010 • pagina 3


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una traccia … evidente di Mario Marangione*

Anche quest’anno la Scuola Nazionale Sci di Fondo Escursionismo del Club Alpino Italiano di Milano ha chiuso con successo le proprie attività. La scuola, fondata da Camillo Zanchi nel 1974 e diretta da Carlo Cetti dal 2003, è stata motore propulsore dello sci fondo escursionismo nell'ambito nazionale del C.A.I.

L’amore per la montagna : Le attività e i corsi di formazione che vengono proposti ai soci si prefiggono di consegnare all’allievo un bagaglio di capacità tecniche che gli consentano di muoversi in escursioni sia su pista di fondo battuta che fuori pista, ma altresì di stimolare un interesse autentico per la montagna, per la natura e per il suo magico ambiente innevato. Il luogo ideale per la pratica dello sci di fondo escursionismo è la montagna senza pendenze eccessive, il che consente di godere maggiormente dell’ambiente naturale circostante.

notiziario del club alpino italiano - sezione di milano • numero 02 / 2010 • pagina 4


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Lo sci di fondo. Come di consueto, quest’anno si sono svolti diversi corsi di formazione per consentire agli allievi di accumulare un bagaglio tecnico adatto a diversi terreni e con differenti tipi di attrezzatura. Il corso di base di sci fondo escursionismo ha avuto luogo da ottobre a dicembre, con lezioni di ginnastica presciistica, di attrezzatura e materiali, di sciolinatura e orientamento sulla carta topografica prima di portarsi in ambiente innevato. Tra la fine di novembre e dicembre si sono svolte le lezioni sulla neve su piste tracciate di sci di fondo. Il telemark. Parallelamente al corso di sci di fondo, sempre a dicembre, si è tenuto uno stage di telemark con lo scopo di consolidare la tecnica di discesa a tallone libero per gli allievi che nella seconda parte della stagione avrebbero preso parte al corso avanzato di escursionismo. Lo sci escursionismo. Il corso di escursionismo, iniziato a gennaio e terminato ad aprile, è stato organizzato prevedendo lezioni pratiche fuoripista e lezioni teoriche di orientamento, di preparazione dello schizzo di rotta, di neve e valanghe e di uso dell’arva. Alle lezioni mirate alla sicurezza è stato dato un particolare risalto. Pur trovandoci in ambiente innevato dove le pendenze non sono eccessive e di conseguenza il rischio di valanghe è minore, si è voluto trasmettere agli allievi i concetti fondamentali necessari per muoversi fuori pista rimanendo in condizioni di massima sicurezza. L’ ARTVA. Ogni allievo è stato dotato di ARTVA pala e sonda ed una esercitazione pratica di autosoccorso è stata effettuata nella conca di Cheneil, in Valtournanche, sotto gli occhi incuriositi di molti ciaspolatori. Le altre lezioni pratiche fuoripista, sempre con utilizzo di ARTVA, si sono svolte al Point de la Pierre vicino nei pressi dell’imbocco della valle di Cogne, a Fontaney sempre in Val d’Aosta, al lago Cavloccio nei pressi del ghiacciaio del Forno e infine nella fantastica cornice degli alpeggi dell’Entrelor in Val di Rhemes. Le gite. Nell’ambito delle attività della Scuola di Fondo sono state organizzate ben 20 gite in svariate località

dell'arco alpino dai primi di novembre fino ad aprile. 4 di queste gite si sono svolte nel corso di weekend: a Nevache, al confine fra Francia e Italia nella vallée de la Clarée, sull’altopiano di Asiago, nello straordinario e immenso comprensorio di Seefeld in Austria e nell’altrettanto suggestiva Alpe di Siusi. Accompagnamento degli istruttori. Le gite, accompagnate da istruttori titolati, sono adatte a tutti i livelli di sciatori, dai principianti ai più esperti, dai ragazzi ai seniores. Il gruppo dei principianti viene sempre seguito con particolare attenzione in modo da evitare qualsiasi disagio e poter gustare l'ambiente montano che si sta attraversando. I più allenati possono sciare in gruppo o in autonomia, potendo sempre contare sull'assistenza di un accompagnatore qualificato.

l’obbiettivo di diffondere la cultura ed il rispetto per la natura e l’ambiente montano. E ci piace sottolineare l’avvenuto completamento di un progetto ideato nel 2008 denominato Traccia Zero. Con questo progetto si intendeva compensare il danno ecologico causato dagli spostamenti in pullman necessari per poter svolgere l’attività sulla neve e anche dalla produzione di rifiuti di allievi e gitanti. Con un opportuno calcoloo si è valutato quanto rimboschimento sarebbe stato necessario per compensare la produzione di CO2 generata della nostre attività. Il bosco del CAI MILANO : Grazie alla collaborazione dell’Ufficio Parchi della Provincia di Milano, 50 nuovi arbusti sono state piantati nel Parco del Ticino dando vita a quello che orgogliosamente ci sentiamo di battezzare il “bosco del CAI Milano”.

Settimana bianca. Si è svolta come di consueto nello spettacolare scenario della Val Pusteria. Sono state organizzate sia attività didattiche che gite di fondo e di escursionismo e la settimana si è conclusa lungo il tradizionale percorso di 30 chilometri da Dobbiaco conduce sino a Cortina. Il gruppo nordic-walking : La Scuola di Sci Fondo Escursionismo del CAI Milano, ampliando il proprio organico di istruttori, è riuscita ad offrire ulteriori iniziative che arricchiscono e completano gli eventi sulla neve. Fra le varie proposte, la costituzione, all’interno della sezione di Milano, di un gruppo di nordic walking. Questa disciplina è stata scelta come esercizio propedeutico “a secco” in vista degli appuntamenti sulla neve. La tecnica del nordic walking consiste in una camminata assistita dall’uso di bastoncini, ogni parte del corpo viene messa in movimento, tutta la muscolatura lavora evitando sovraccarichi su arti e schiena. Il nordic walking è stato scelto dalla Scuola come esercizio propedeutico allo sci di fondo, anche perché si può praticare in ambiente innevato. La prima gita del Novembre 2009 è stata dedicata a questa attività. La Traccia Zero : Tutte le uscite organizzate dagli istruttori della Scuola hanno certamente raggiunto

Alle tracce segnate dai fondisti nei binari e alle tracce disegnate degli escursionisti nelle loro esplorazioni, vogliamo aggiungere questa traccia, evidente ma ad impatto zero sulla nostra straordinaria natura.

*Direttore della Scuola Sci Fondo Escursionismo

notiziario del club alpino italiano - sezione di milano • numero 02 / 2010 • pagina 5


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I ragazzi sono i giovanissimi scienziati della Sapienza che hanno dato fama mondiale alla Scuola italiana di fisica, praticando nel contempo, a buon livello, l’alpinismo, sia in roccia che su neve

I ragazzi di via panisperna e la montagna di Giovanni Di Vecchia notiziario del club alpino italiano - sezione di milano • numero 02 / 2010 • pagina 6


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terza pagina L’ottocento vede l’affermazione della borghesia, anche se, a fine secolo, l’Italia è percorsa da fermenti sociali che culmineranno nel 1898 con i tumulti popolari di Milano. A Roma nel 1870 era cessato il potere temporale del Papa; la città era diventata capitale del Regno d’Italia e la nobiltà aveva aperto i suoi salotti alla nuova realtà piemontese e sabauda, ospitandola anche nelle sue residenze situate nella zona dei Castelli romani ove era solita trascorrere buona parte della villeggiatura estiva. A proposito di quest’ultima, anche a Roma, si affermano sempre più quelle che comunemente vengono definite “vacanze estive”, che videro interessata buona parte della borghesia. Secondo preferenza, essa si recava presso le stazioni termali, le località marine, ai cosiddetti bagni, ed alle località montane seppure ancora meta di un numero più ristretto di persone, nonostante fosse stata, nel frattempo, costituita, il 17 luglio 1873, la sezione di Roma del Club alpino italiano, sodalizio al quale aderì specie all’inizio la nobiltà e la borghesia. La sezione comunque gettò buoni semi per divulgare ed incentivare la frequentazione della montagna; non di meno provvederà la Sucai, la sottosezione universitaria che “approda” nella città nel 1908. La montagna era comunque meta – principalmente durante il periodo estivo di fine ottocento – di quell’ambiente scientifico romano in specie dei matematici che rappresentavano una significativa espressione culturale ed accademica: elementi che amavano incontrarsi con le loro famiglie anche al di fuori dell’università, dei laboratori di ricerca o dell’Accademia dei Lincei. Località preferite erano le Dolomiti nei centri di Cortina d’Ampezzo, di Dobbiaco e di Selva in Valgardena. Tra di loro si ricordano in particolare Tullio Levi Civita, Federigo Enriques, Ugo Amaldi e Guido Castelnuovo. Una tradizione, meglio una consuetudine, che avrà seguito ed adepti nella successiva generazione dedita, in maggioranza, agli studi di ingegneria, di fisica e di matematica; una generazione che, rispetto alla precedente, avrà in più la predilezione per l’alpinismo, una passione coinvolgente che sarà propria anche del gruppo dei Ragazzi di via Panisperna. Tutto ciò emerge da una letteratura principalmente autobiografica, da memorie scritte dagli stessi interessati o da loro amici e compagni di cordata ed anche da una documentazione fotografica appartenente alla famiglia Amaldi, conservata presso l’archivio del dipartimento di fisica dell’Università “La Sapienza” di Roma, che il professor Gianni Battimelli, tra l’altro appassionato alpinista, ha curato e selezionato in un volume. Questo vivo interesse per la montagna da parte del “Gruppo” vede coinvolti, oltre il ristretto ambiente dei fisici, anche i compagni di studio di ingegneria come Mario Salvadori e Giovanni Enriques, figlio del celebre Federigo. Se l’intento è di parlare del “Gruppo” e la montagna, non si può prescindere, seppure sinteticamente, dal rammentare chi fossero quei Ragazzi di via Panisperna, la loro storia, i loro studi nonché, ovviamente, la loro amicizia e passione maturata anche durante escursioni ed ascese e non solo in laboratorio o nel contesto universitario come si potrebbe pensare. Nel 1908 il professor Orso Maria Corbino era stato chiamato a Roma da Blaserna (professore emerito di fisica, presidente dell’Accademia dei Lincei e del Senato) per ricoprire la Cattedra di Fisica complementare; successe quindi allo stesso Blaserna nella direzione dell’istituto di fisica ed alla cattedra di Fisica sperimentale. Corbino nomina suoi assistenti Giulio Cesare Trabacchi ed Enrico Persico (1900-1969); altresì fa istituire la prima cattedra di Fisica teorica che raggruppa a quel tempo la fisica atomica, nucleare e quantistica ed alla stessa insedia, nel 1926, Enrico Fermi (1901-1954). Quest’ultimo aveva con-

seguito la laurea nel luglio del 1922 alla Normale di Pisa, si era recato, su consiglio della stesso Corbino, in Germania nel 1923 ed in Olanda nel 1924 ove conobbe Albert Einstein che avrà modo di esprimere lusinghieri apprezzamenti sul suo conto. Nello stesso 1924 diviene professore incaricato di Fisica matematica a Firenze: assieme a Franco Rasetti suo compagno di studi universitari, si dedica ad esperimenti di spettroscopia, acquisendo, ben presto, fama internazionale. Fermi si trasferisce quindi a Roma all’Istituto di via Panisperna ove si circonda – con il pieno appoggio di Corbino (nel frattempo divenuto senatore, Ministro della Pubblica Istruzione e Ministro dell’Economia Nazionale) – di un valido “gruppo” di collaboratori: il primo fu lo stesso Rasetti al quale si aggiunsero Emilio Segrè, Edoardo Amaldi, Bruno Pontecorvo, Ettore Majorana e più tardi, nel 1934, il chimico Oscar D’Agostino. Franco Rasetti (1901-2001) si era iscritto alla facoltà di ingegneria; quando conobbe Fermi, suo compagno di studi a Pisa, ammirandone la preparazione e la particolare intelligenza, passa alla facoltà di fisica nel 1922. Corbino, su segnalazione di Fermi, lo chiama a Roma nel 1927 come assistente e, valutando la sua capacità, gli affida nel 1930 la Cattedra di spettroscopia, appositamente creata per lui. Compie importanti studi sull’effetto “Raman” e si reca in California negli anni 1928-29. Tra il 1934 ed il 1938 collabora con Fermi alla ricerca sui neutroni. Emilio Segrè (1905-1989) si iscrive, nel 1922, all’Università di Roma al biennio di matematica e fisica propedeutico ad ingegneria. Suoi compagni di studio sono Majorana ed Enriques. Supera brillantemente gli esami di fisica con Corbino e Persico di cui diverrà amico. Attraverso il padre di quest’ultimo ha l’opportunità di conoscere Rasetti con il quale approfondisce tematiche riguardanti la fisica anche in occasione di escursioni in montagna. Il rapporto con Rasetti ed un colloquio con Fermi sono decisivi per il suo passaggio a Fisica nel 1927. Si laurea nel 1928 e nel 1932, dopo alcune esperienze trascorse all’estero, è nominato docente aiuto alla “Sapienza” di Roma collaborando con Fermi. Nel 1935 diviene titolare della cattedra di fisica a Palermo e direttore del relativo Istituto. Edoardo Amaldi (1908-1989), figlio di Ugo, anch’egli è studente di ingegneria a Roma; nell’autunno del 1927 passa alla facoltà di fisica e si laurea nel 1929 con il gruppo di Fermi. Nel 1931 è a Lipsia, nel 1934 a Cambridge e nel 1936 alla Columbia University di New York. Nel 1937 ricopre la cattedra di Fisica sperimentale a Roma che fu di Blaserna e poi di Corbino, un incarico che conserverà per ben 41 anni. Bruno Pontecorvo (1913-1993) aveva iniziato gli studi di ingegneria a Pisa a soli 16 anni; su consiglio del fratello, compagno di Rasetti, passa nel 1932 a Fisica alla “Sapienza” di Roma ove si laurea nel 1934 con Fermi. Su invito di Amaldi anche lui entra a far parte del “Gruppo”. Nel 1936 si trasferisce a Parigi e nel 1940 negli Stati Uniti; nel 1943 è in Canada, per stabilirsi definitivamente nel 1950 a Dubna nelle vicinanze di Mosca. Ettore Majorana (1906-1938) si iscrive ad ingegneria ma nel 1927 passa anche lui a Fisica. Secondo Segrè è di intelligenza al di sopra del normale, un “genio matematico”, come anche Enriques lo definisce. Nel 1937 è nominato professore di Fisica teorica all’Università di Napoli. Scompare misteriosamente durante un viaggio di ritorno in nave da Palermo a Napoli nel 1938. I Ragazzi di via Panisperna, come vennero chiamati, divennero uno dei più agguerriti gruppi operanti nel settore della fisica ottenendo lusinghieri successi di assoluto rilievo internazionale, in particolare per la teoria del “decadimento beta”, studio portato avanti da Fermi. Nel 1935 restano a Roma

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solo Fermi ed Amaldi nel proseguire gli studi, forse un presentimento di ciò che sarebbe accaduto di lì a poco. Nel 1937, infatti, muore Corbino ed a succedergli, inaspettatamente, è il professor Lo Surdo ostile al “Gruppo” di Fermi. Le leggi razziali poi del 1938 saranno un altro elemento determinante per lo scioglimento del gruppo stesso. Fermi riceve nel 1938 il Nobel: si reca a Stoccolma per ritirare il premio e di lì prosegue direttamente per gli Stati Uniti, anche per il fatto che sua moglie era ebrea. Aderisce al progetto “Manhattan” recandosi a Los Alamos per l’utilizzazione bellica dell’energia nucleare. Rasetti nel 1939 si trasferisce in Canada ove andrà a dirigere l’Istituto di fisica dell’Università di Laval in Quebec. Rifiuta la partecipazione al progetto “Manhattan”: ciò lo farà isolare dal mondo scientifico nonostante resti sino al 1967 all’Università di Baltimora ove si era trasferito. Dal 1960 sposta la sua attenzione verso la ricerca naturalistica, una passione avuta sin da ragazzo che gli aveva trasmesso il padre, verso la geologia e la paleontologia per i cui studi riceverà riconoscimenti internazionali. Emilio Segrè, anche lui per le leggi razziali, emigra negli Stati Uniti, insegna all’Università di Berkeley e partecipa a Los Alamos al progetto “Manhattan” con Fermi e Bruno Rossi dal 1943 al 1946. Rientra in Italia nel 1947 e ricopre la Cattedra di fisica nucleare alla “Sapienza” di Roma. Nel 1959 con O. Chamberlain riceve il Nobel per la fisica. Edoardo Amaldi è l’unico del “Gruppo” a non lasciare l’Italia: nel dopoguerra costituisce l’Istituto nazionale di fisica nucleare (INFN) di cui sarà presidente e diverrà uno dei promotori del “Conseil europeén pour la recherche nucleaire”. Sarà poi protagonista della nascita dei laboratori di ricerca di Frascati nonché dei progetti ESRO ed ESA. Enrico Persico - che nel 1926 aveva vinto la cattedra di Fisica teorica presso l’Istituto di fisica di Arcetri a Firenze, “coltivando” altri nuovi fisici tra cui Bruno Rossi e Giulio Racah va ad insegnare a Torino nel 1930 prima di trasferirsi nel 1947 a Laval in Canada per ricoprire la cattedra che era stata di Rasetti. Nel 1953 rientra in Italia e diviene titolare della Cattedra di fisica superiore. Una lontananza la loro che, seppure durata a lungo, nulla aveva tolto ai comuni rapporti scientifici e di amicizia, un’amicizia che usciva fuori dagli stessi laboratori, un’amicizia nata ancor prima tra i banchi dell’università ed in montagna, che si rivelò elemento catalizzatore per molti di loro come lo erano lo studio e la ricerca. Una montagna che diverrà coinvolgente anche per i giovanissimi loro discepoli come per Giulio Racah. Della loro attività alpinistica – come si è detto – vi è traccia in buona parte, seppure non esaustiva, nelle relazioni delle ascese da loro compiute o in alcune autobiografie; in verità Amaldi è stato l’unico a non voler esternare questa parte della sua vita privata che “pure deve averlo segnato in maniera non superficiale”; (una indiretta testimonianza della sua passione per la montagna si ha attraverso le foto scattate da lui o dalla moglie Ginestra). I luoghi da loro frequentati, oltre naturalmente le palestre di roccia intorno a Roma come il Monte Morra o le pareti del Gran Sasso, erano le Dolomiti e le Alpi occidentali sia sul versante italiano che su quello francese e svizzero. Rasetti avrà modo di cimentarsi, in occasione della sua permanenza negli Stati Uniti ed in Canada, su alcune montagne di quegli Stati. Si può dire che abbiano asceso un po’ di tutto, in particolare Rasetti, Amaldi e Segrè con cordate tra loro o con Mario Salvadori con cui fecero amicizia ai tempi del biennio di ingegneria (questi si laureò anche in matematica pura, divenne professore alla “Sapienza” e si stabilì anche lui negli Stati Uniti nel 1938 ove ebbe modo di rivedere Fermi) o con Giovanni Enriques (laureatosi in

ingegneria per divenire poi dirigente alla Olivetti e, successivamente, alla Zanichelli) o con Gino Martinoli, carissimo amico d’infanzia di Rasetti. Il loro alpinismo era certamente di buon livello anche se non compirono grandi imprese che, comunque, risultarono notevoli per quell’epoca in cui si ebbe la “nascita” del sesto grado. In particolare Salvadori si pose all’attenzione degli alpinisti dolomitici allora di “punta” tanto da ricevere per le sue imprese, nel 1931, la nomina a socio accademico del Cai. Anche Amaldi era “molto audace e buon alpinista” in grado di essere, come lo fu, capo cordata nelle salite dolomitiche di quarto grado. Rasetti, da parte sua, praticava un alpinismo “metodico e classico” orientato verso ascese ad ampio respiro principalmente sulle Alpi occidentali che egli preferiva. Seppure considerato competente ed esperto, non era a volte molto affidabile per gli scherzi da lui fatti nei confronti dei compagni di cordata che lasciava all’improvviso da soli come capitò a Segrè con intuibile reazione da parte di quest’ultimo: un episodio comunque che non alterò affatto l’amicizia tra i due. La sottosezione universitaria di Roma del Club Alpino Italiano rappresentò per loro un punto di aggregazione ed un legame associativo attraverso il quale poterono fare nuove amicizie come con Piero Franchetti e con Albert Rand Herron di cui si ricorda una partecipazione ad una spedizione al Nanga Parbat. Alpinisticamente il più longevo fu certamente Rasetti che iniziò ad avere la passione per la montagna grazie allo zio materno, Giulio Galeotti, noto professore di patologia a Torino. Quest’ultimo infatti condusse il nipote ancora giovanissimo all’istituto “Angelo Mosso” posto al Col d’Olen sul massiccio del Monte Rosa ove si studiava il comportamento umano in quota. Rasetti, oltre ad essere utilizzato come portatore di strumenti scientifici, era anche oggetto di tali studi: «… ci lasciavano a petto nudo in alta montagna per vedere se prendevamo la polmonite…!». A sei anni conosce Gino Martinoli che diverrà suo amico e compagno di cordata. In “Lessico familiare”, Natalia Ginzburg (sorella del Martinoli) dice di lui: «… aveva la mania di raccogliere insetti e minerali (ogni qualvolta tornava dalle escursioni ne aveva le tasche piene)… una malattia che aveva trasmesso a Gino… parlava sempre di geologia, di coleotteri… un ragazzo molto intelligente…». Durante i suoi studi a Pisa conosce Fermi e lo coinvolge nella passione per la montagna; con lui e Nello Carrara, altro loro compagno di studi, sarà spesso sulle Alpi Apuane in faticose escursioni. Avrà in seguito modo di dire riguardo a Fermi, divenuto suo carissimo amico: «… non era alpinista, certamente robusto e molto forte era capace di fare a piedi trenta, quaranta chilometri al giorno… non amava la ripidezza…». Rasetti sin da quei tempi nutriva una grande ammirazione per lui e con lui trascorreva intere giornate ad ascoltarlo quando parlava di fisica; la loro amicizia contemplava, in verità, anche scherzi goliardici: erano, infatti, ragazzi scanzonati, apparentemente in contrasto con l’impegno che mettevano nello studio, tanto da rischiare a volte di essere addirittura espulsi dall’università per alcune loro “imprese” riconducibili a quella “Società antiprossimo” da loro fondata. «…Erano solidali in ogni occasione, anche in montagna e si aiutavano e si rispettavano l’un con l’altro…». «… Rasetti con le sue lunghe gambe precedeva il compagno che ansimava alle spalle; allora rallentava e cedeva a Fermi il tanto agognato primo posto…». Nel 1923 con Gino Martinoli è nel Lyskamm ed a Punta Dufour. Negli anni che seguirono è sull’Aiguille de Rochefort, sul Mont Mallet nel gruppo del Bianco; effettua prime ascensioni in giornata dalla Cresta Signal alla Punta Gnifetti, sale varie punte del Rosa, compie, con Segrè, Enriques, Herron, Franchetti e Ciaranfi, le salite al

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Dents des Boutiques – Punta Nord ed al Dent d’Herens. Sempre con loro scala, dal versante italiano a quello svizzero, il Cervino. Nel 1927 compie una traversata scialpinistica sul Gran Sasso con Segrè ed Enriques ed effettua ascensioni sulle Alpi Pennine con Segrè, Enriques, Herron, Franchetti, Salvadori, Pontecorvo ed altri. In occasione della sua permanenza a Pasadena nel 1929 con Fritz Zwicky compie l’impegnativa prima assoluta invernale sul Mount Whitney, la vetta più alta della California. Altro suo compagno di cordata sarà Gleen Millikan con cui nel 1932-33, in Svizzera, salirà il Pizzo Centrale in appena 12 ore. Nel 1935 è con Enriques al Piz Corvatsch. Aveva compiuto 60 anni quando, rientrato temporaneamente in Italia, nel 1961, di nuovo con Gino Martinoli, scala le cime dello Zinal Rothorn, del Rimpfischhorn, del Fletschhorn, del Grand Cornier del Piz Palu e del Piz Kesch. Sempre con Martinoli chiude la sua “carriera alpinistica” salendo nel 1964 il Nadelhorn. Realizza da ultimo una grandissima opera fotografica sulla flora alpina, pubblicata in un libro di ampia risonanza nel 1980, avendo ritrovato la vecchia passione per la ricerca naturalistica. Segrè, da parte sua, aveva iniziato la pratica alpinistica effettuando significative scalate tra cui la traversata delle Cinque Dita in solitaria. Egli è con Enriques alle Cinque Torri nel 1925 ed al Breithorn ed al Catinaccio nel 1926. Sempre nello stesso anno, con Enriques, Herron, Franchetti e Ciaranfi, è alle Torri del Vajolet, al Cimon della Pala ed a Cima Rosetta per la parete sud; con il solo Enriques è sulla Cima Piccola di Lavaredo (ripetuta qualche giorno dopo anche con Amaldi). Egli rammenta come «… la montagna finì col diventare una passione seria…anche se… con il passare degli anni il mio alpinismo attivo durò sino al 1930…più tardi la fisica mi assorbì anche durante il periodo estivo… mi accorsi, nel 1936,che le ascensioni vere e proprie non erano più per me…altri compagni (il riferimento è a Rasetti ed Amaldi) conservarono il gusto delle ascensioni fino a che ne ebbero la forza…». Con ciò egli non abbandona la montagna ove spesso torna. Nel 1937 ad esempio lo si ritrova con Amaldi al rifugio Contrin sulla Marmolada. Amaldi anche lui giovanissimo frequenta la montagna. Così lo ricorda il suo amico Mario Salvadori: «… la nostra attività alpinistica migliorò notevolmente con l’arrivo a Cortina (era il 1927) del mio compagno di corso alla facoltà di ingegneria Edoardo Amaldi…». Con Salvadori, Amaldi effettua vie di 3° e 4° grado ed oltre: Punta Fiames, Cima Piccola, il Campanile Rosà ed il Campanile di Val Montanaia. Già nel 1925 Amaldi, con Enriques, era stato alla Croda del Lago e nel 1926 sul Gran Sasso; nel 1927 è sulla Cresta sud dell’Herbetet e sul Dente del Gigante. Con Rasetti, nel 1928, è all’Auguille Verte per la Cresta del Moine; nello stesso anno effettua una traversata scialpinistica per le Toppe del Tesoro con Enriques e Segrè, escursioni invernali che ripeterà in seguito, con gli stessi compagni, come ad Ovindoli. Nel 1929, al Gran Sasso, soccorre con Enriques due alpinisti romani, Cambi e Cicchetti, anch’essi della Sucai, che erano dati per dispersi da parecchi giorni; sempre con Enriques, nel 1932, sale sulla parete est della Grande Rousse, del Grand Combin ed effettua la traversata del Lyskamm. Anche per Amaldi la ricerca scientifica andrà ad assorbire sempre più il suo tempo. Eppure la montagna era “ormai diventata un vero collante per il Gruppo” sino agli anni ’30. Salvadori è quello che sulle Dolomiti si impegna maggiormente: avrà occasione di conoscere Antonio Berti, medico, alpinista e scrittore, e l’alpinista Severino Casara con il quale nel 1928 scala la “fessura Preuss” sulla Piccolissima, di 5° grado. Nel 1930 gli ven-

gono presentati i “fortissimi” triestini Fabjan e Comici; con quest’ultimo, nel 1932, effettua una diretta alla “Torre del diavolo” attraverso la parete est con il superamento del “balcone” per la via Dülfer allora di 6° grado, oggi di 5° con tre passaggi di 6° grado. In quell’anno, a seguito di un incidente occorsogli alla parete sud-ovest della cima Witzenmann sul massiccio della Croda di Toni, chiude con l’alpinismo attivo ma non con la montagna: dal 1935 al 1938 trascorre la villeggiatura sulle Alpi italiane, francesi, svizzere ed austriache. Enriques, che aveva iniziato a praticare la montagna negli anni ’20, cesserà tale attività negli anni ’50. Nel 1938 Fermi, Amaldi e Persico avranno occasione di rivedersi a San Martino di Castrozza per un breve periodo di vacanza prima dello “scioglimento” del Gruppo; un’occasione che si rinnoverà terminato il conflitto che di lì a poco coinvolgerà buona parte del pianeta. Gli anni trascorrono e la montagna avrà ancora un suo ruolo per la scienza ed i ricercatori. Negli studi, portati avanti anche in Italia nel dopoguerra, sui raggi cosmici occorrono laboratori in alta quota per ridurre al massimo l’assorbimento delle radiazioni cosmiche dovute all’atmosfera. Sorgono così i laboratori al Plateau Rosà sopra Cervinia a 3.500 m d’altitudine (chiamato della “Testa Grigia”), al Lago Fedaia alla Marmolada ed al Col du Midì nel gruppo del Bianco a 3.600 ms di altitudine, quest’ultimo il più noto anche tra gli alpinisti. Fermi, nel corso di una seconda visita in Italia effettuata nel dopoguerra, pochi mesi prima della sua morte, in un giorno libero dalle lezioni che svolgeva alla Scuola estiva di fisica teorica di Les Houches a Chamonix, sale in teleferica al Col du Midì. Egli compie solo pochi passi in altitudine, eppure la sua visita risulta particolarmente significativa: essa, infatti, al di là dell’aspetto meramente scientifico, rappresenta non certo la fine di una “storia” che ancora oggi ha la sua rilevanza, ma, anzi, riassume idealmente la vita, gli studi, la passione e l’amicizia di grandi scienziati, quelli dei Ragazzi di via Panisperna.

La redazione di CMN ringrazia l’amico Giovanni Di Vecchia, Socio Accademico del GISM, per la gentile autorizzazione alla pubblicazione di questo articolo, già apparso sul notiziario della Giovane Montagna. La foto d’apertura : da sx in alto e in senso orario 1) 1934 - i “ragazzi di via Panisperna sulla terrazza dell’Istituto di fisca (O.D’Agostino, Emilio Segrè; Edoardo Amaldi, Franco rassetti ed Enrico Fermi; 2) Giorgio e Mario Salvadori con Edoardo Arnaldi di ritorno dal Campanile Rosà; 3) 1922 - Enrico Fermi, Nello Carrara e Franco Rassetti su una cima delle Alpi Apuane con, sullo sfondo, il Monte Altissimo; 4) 1926 - Giovanni Enriques, Emilio Segrè, Rand Herron, Piero Franchetti ed Enrico Ciaranfi al rientro da una salita sulla Sud della Rosetta.

notiziario del club alpino italiano - sezione di milano • numero 02 / 2010 • pagina 9


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terza pagina Paola Dell'Oro e Massimo Maria Peron CHIESA DI SANTA MARGHERITA IN SOMADINO a cura della Pro loco di Casargo (Lc), 2009.

E' stato pubblicato uno studio completo della più antica chiesetta della Val Varrone, in Valsassina, con note storiche e architettonica a cura di Paola Dell'Oro e Massimo Maria Peron, dal titolo Chiesa di Santa Margherita in Somadino (storia e restauri di un gioiello romanico in alta Valsassina) realizzato dalla Proloco di Casargo. Superata la curva della strada provinciale n. 67 che collega Casargo (e quindi la Valsassina) con la Val Varrone, ci si trova di fonte la chiesetta di S. Margherita, chiusa e protetta da spuntoni di roccia. Siamo sul territorio di Somadino, frazione di Casargo (Lc), ma abbastanza fuori dall'abitato, in un punto strategico (e fortificato) per la viabilità medievale, in quanto metteva in comunicazione la Valsassina con la Valtellina. L'oratorio si presenta oggi costituito dalla chiesetta vera e propria con un'abside, da un porticato antistante (attraverso cui passava la strada pubblica) e da un campaniletto a vela. Da documenti medievali si deduce che fosse già esistente nel secolo XIII, ma già nel Seicento si trovava in cattive condizioni. L'interno, nel catino absidale, racchiude un ciclo di affreschi (i più antichi della Valsassina) con figure di santi (S. Margherita, S. Brigida, S. Bartolomeo, S. Andrea di ascendenze bizantine risalenti al XII secolo. Dopo anni di oblio finalmente da qualche tempo (negli anni 20052007) l'intero edificio è stato restaurato, interessando gli intonaci esterni, grazie a un progetto finanziato da Regione Lombardia, Cariplo (oggi Intesa S. Paolo) e Comune di Casargo. La chiesetta è in genere chiusa, ma rivolgendosi alla custode, Margherita Pensotti (tel. 0341.940737) è possibile visitarla anche all'interno, previo appuntamento. E non mancheranno le piacevoli sorprese.

IN LIBRERIA

segnalazioni e consigli per la lettura di piero carlesi

Irene Affentranger I RACCONTI DEL VENTO Nuovi Sentieri editore, ediz. 2010, 190 pagine Irene Affentranger, socia Onoraria del Cai ha voluto dare alle stampe la diretta testimonianza del suo profondo legame con la montagna; un rapporto durato una vita, fin da quando, ragazzina, iniziò ad avvicinarsi al mondo dell'Alpe. Sono più di una dozzina i racconti selezionati, dai quali traspare la diretta conoscenza dell'Autrice sulle sue montagne, specie con quelle valdostane, ma con significativi sconfinamenti in Nepal e in Tibet, regioni a cui Irene è particolarmente legata, specie alle montagne sacre. Sono diari di viaggio, resoconti di salite e di traversate scia alpinistiche, escursioni estive ed invernali, relazioni precise e dettagliate e nel contempo ricche di sentimento e prodighe di emozioni. Un ricco apparato iconografico ormai storico documenta con le foto d'epoca le lontane escursioni che sono però ancora ben vive nel ricordo dell'Autrice. Il volume, presentato all'inizio da Dante Colli, presidente della Commissione centrale pubblicazioni del Cai e commentato alla fine da Giovanni Padovani di Giovane Montagna, si legge tutto d'un fiato: il lettore resta infatti affascinato dall'amore che Irene ha da sempre con la sua montagna, vera maestra di vita. Una montagna che ha arricchito di sentimenti chi l'ha percorsa e chi la percorrerà, seguendo le sue tracce. E pare di sentirla parlare Irene, leggendo il libro, tale è la spontaneità e la freschezza del suo messaggio. Certamente un messaggio senza tempo e di alto valore umano.

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Ed Viesturs (con David Roberts) K2 Edizioni Corbaccio, 364 pagine, prezzo 19.60 euro Ed Viesturs è uno dei più forti alpinisti nordamericani ed è stato il primo americano a raggiungere i fatidici 14 Ottomila senza ossigeno. E' lui l'autore, dopo aver scritto “In vetta senza scorciatoie”, di “K2”, o meglio, della storia alpinistica di questa mitica montagna, dalle prime spedizioni esplorative dei primi del Novecento alla conquista italiana del 1954 fino alla tragedia del 2008; scrive con cognizione di causa avendo lui stesso salito il K2 e aver rischiato di perdervi la vita nel 1992 quando fu travolto, con la sua spedizione, da una valanga. Naturalmente accredita, per quanto riguarda la salita degli italiani del 1954, la versione di Walter Bonatti, ma conclude che tutta la questione, pur se definitivamente risolta resta come un insuccesso della squadra che non ebbe quell'armonia che invece caratterizzò un anno prima il team britannico nella conquista dell'Everest.Rev. Samuel William King LE VALLI ITALIANE DELLE ALPI PENNINE (The italian valleys of the Pennine Alps) Centro Studi Zeisciu, 2008, 674 pagine, 60 euro. Tempo fa nel corso di una conferenza avente per tema alcune vallate della valle d'Aosta e dell'Ossola, il relatore, un noto professore universitario, si rammaricò che i lettori italiani non avessero mai potuto godere della prosa descrittiva del reverendo britannico King, che nella seconda metà dell'Ottocento ebbe modo di conoscere a fondo e quindi di descrivere le valli delle Alpi Pennine. Ignorava che, finalmente, ma non è mai troppo tardi, quell'opera, a distanza di 150 ani dalla sua pubblicazione era stata tradotta e pubblicata in italiano., Un avvenimento letterario di indubbio interesse. Perché per chi conosce la letteratura alpina, infatti, il testo del King è un prezioso classico. L'idea di affrontare questo notevole sforzo editoriale va a Luigi Garavaglia, di Magenta, titolare dell'Associazione culturale e centro studi Zeisciu, che da alcuni

anni ormai sforna, in preziosa veste tipografica, titoli di grande interesse inerenti le Alpi nordoccidentali. Il reverendo King, parroco a Saxlingham-Nethergate, nel Norfolk, pubblicò nel 1858 il corposo resoconto del suo viaggio sulle Alpi compiuto tre anni prima, dall'8 agosto al 22 ottobre del 1855, dalla Tarantasia al passo di Gries; la cronaca, per la verità non fu accolta molto benevolmente dai suoi connazionali e solo molti anni più tardi il suo testo si guadagnò la stima che meritava, grazie alle sue puntuali descrizioni di un mondo lontanissimo e tutto da scoprire, come erano le vallate più sperdute della Valle d'Aosta e dell'alto Piemonte. Lasciamo al lettore il gusto della scoperta, con gli occhi datati 1855; le sorprese non mancano nel vedere luoghi a noi oggi allora completamente diversi; basti sapere che la maggior parte delle carrozzabili che percorriamo per salire in val d'Ayas, a Valtournenche o a Gressoney allora non esistevano e occorreva viaggiare a piedi, sulle mulattiere, facendosi portare il bagaglio sul mulo. Il testo, tradotto da Luigi Capra, è preceduto da un inquadramento storico di Riccardo Cerri.

Alessandro Gogna, Alessandra Raggio K2, LA MONTAGNA GRANDE Edizioni Priuli e Verlucca, pagine 128, 14.90 euro. Un volume firmato dal socio Alessandro Gogna di una collana importante, dedicata alle montagne più belle della Terra. Tra i titoli extraeropei Everest, Annapurna, Nanga Parbat e K2 abbiamo scelto quest'ultimo perché ovviamente è dedicato alla montagna a noi più famigliare, la cosiddetta “montagna degli italiani”. Il volume, di grande formato, con numerose immagini a colori, descrive il K2 partendo dall'origine del suo nome. Il Survey of India ebbe il compito nel 1855 di catalogare e misurare le grandi montagne della regione e a ognuna affidò una sigla. I monti del Karakorum ebbero così la k seguita da un numero; furono così battezzati il K1, K2, K3, K4 e così via. Poi negli anni successivi ogni montagna con la sigla assunse il suo nome, che a seconda dei

casi fu di una persona, come l'Everest nel caso dei monti himalayani, o recuperando il nome locale come, in Karakorum, i Gasherbrum (K3-K5) o il Chogolisa (K6). Solo il K2, pur chiamato Chogori dai locali, si portò dietro l'antica sigla che è rimasta fino ad oggi. Gogna ripercorre quindi la storia alpinistica della montagna, ricordando la spedizione italiana del Duca degli Abruzzi, quelle americane, l'epica impresa di Compagnoni e Lacedelli nel 1954 e quindi le ripetizioni più recenti, con Jerzy Kukuzcka, la tragedia del 1986 con la morte di Julie Tullis e di altri alpinisti, l'assalto alla Magic Line, gli attacchi in stile alpino di Pierre Beghin e Christophe Profit, fino alla salita del 2006 di Nives Meroi e Romano Benet. Splendide le fotografie, anche a tutta pagina, di pareti, creste, volti di uomini baltì, morebe, vallate e naturalmente del K2. Gerlinde Kaltenbrunner DA SOLA Ed. Corbaccio, pagine 320, 19,60 euro Sono pochi gli alpinisti che hanno affrontato la sfida per eccellenza della loro disciplina: i quattordici ottomila. Pochissimi quelli che ci sono riusciti. Fra le donne, che pure ormai contano scalatrici impareggiabili come Catherine Destivelle e Ines Papert, nessuna è ancora riuscita a raggiungere un simile risultato e solo due per il momento sono in lizza dopo l’abbandono dell’italiana Nives Meroi: la spagnola Edurne Pasaban e l’austriaca Gerlinde Kaltenbrunner. In questo libro Gerlinde racconta come è nata la sua passione per la montagna e le sfide impossibili, la decisione di abbandonare la sua professione per dedicarsi a tempo pieno all’alpinismo e, naturalmente, la descrizione dei suoi “primi” dodici ottomila, i successi, i momenti drammatici, la convinzione dell’importanza di sapersi fermare anche a un solo passo dalla vetta se le condizioni lo impongono, di rinunciare a una spedizione per salvare un compagno di cordata.

Volete segnalare un libro che vi è particormente piaciuto? Inviate una breve recensione e l’immagine di copertina al seguente indirizzo di posta elettronica: redazione@caimilano.eu

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Le gite di primavera dei Nangeroniani... di Piero Carlesi

UN TRITTICO DI SOLE E DI ALLEGRIA Ci è voluta molta fortuna questa primavera per imbroccare in mezzo a una stagione decisamente bagnata tre giornate di sole pieno, ma è stato proprio così. Le tre gite organizzate dalla Commissione scientifica Nangeroni, la prima nel parco di Montevecchia, la seconda sulle Alpi Liguri e la terza in Ossola, sono state all'insegna del bel tempo e.... anche... della grande soddisfazione dei partecipanti e degli accompagnatori. I numeri parlano chiaro: dopo anni di vacche magre, un discreto numero di partecipanti ci ha consentito di poter organizzare tre belle escursioni. notiziario del club alpino italiano - sezione di milano • numero 02 / 2010 • pagina 12


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Da vent’anni la Commissione Scientifica del CAI Milano, intitolata all’insigne geologo Giuseppe Nangeroni - da cui il nostro soprannome “ i nangeroniani “- ha un proprio logo che ne completa e sintetizza il motto “...in montagna a occhi aperti “. Raccolto infatti da una cornice che ne sottolinea l’imprescindibilità dall’ideale alpinistico del Club Alpino Italiano, ecco idealizzate nella rappresentazione grafica fauna, ambiente umano, territorio e vegetazione. Un invito ed una raccomandazione a guardare sì alla vetta senza dimenticare però la ricchezza di stimoli che ci puo’dare la via … sempre e ovunque nell’affascinate mondo delle terre alte. (emmecienne)

Siamo partiti da Milano in treno in 20 il 28 marzo, meta la stazione di Cernusco Lombardone per la prima gita, guidata dal nostro Giorgio Ceffali con l'appoggio sul posto di Milena Villa, guardaparco ufficiale dell'area protetta. Abbiamo visto la vegetazione dei primi giorni di primavera, i primi Erithronium dens canis, le prime Scilla bifolia, i primi Leucojum vernum: A metà escursione una sosta pic-nic alla Cà del Soldato ci ha consentito di incontrare il nostro Enrico Pezzoli, componente ormai onorario della Commissione, che da buon studioso, all'interno del piccolo museo ci ha intrattenuto sulle ricerche da lui effettuate nella zona. Per la seconda gita del 25 aprile un lussuoso pullman da 35 posti ci ha portato in Piemonte e Liguria: meta il parco regionale delle Capanne di Marcarolo, con la salita al monte Tobbio, Accompagnati dai nostri esperti Marco Majrani e Felice Michelotto, sapientemente coadiuvati sul posto dal guardaparco Giacomo Gola, la comitiva dei soci ha percorso con entusiasmo i sentieri del parco, camminando tra le ofioliti e le peridotiti del mantello terrestre e ammirando in quota ampi panorami. La terza gita, infine, il 16 maggio, nell'Ossola, ideata da Marco Righini, e guidata sul posto dallo stesso Righini, da chi scrive e da Alberto Carlesi, ha avuto in loco due preziose guide nelle persone delle sorelle Silvia ed Enrica Corsi, originarie di Macugnaga. Dopo la mattinata trascorsa nell'area megalitica di Varchignoli, all'imbocco della Valle Antrona, dove ci hanno colpito questi enormi muri a secco a sostegno dei terrazzamenti, alti fino a sei metri, con all'interno tombe a tholos, il gruppo di 25 soci ha imboccato il sentiero dei torchi e dei mulini, che porta a mezza costa, dalla valle Antrona al Sacro Monte di Domodossola. L'accoglienza inaspettata e cordialissima dei consoci della Sezione di Villadossola del Cai si è manifestata con l'offerta di un piatto di polenta e nervetti per tutti alla frazione Sogno e poi ancora in un'abbondante e gustosa merenda dolce in un'altra frazione dove vi sono stati i saluti ufficiali tra i responsabili delle due Sezioni Cai. Naturalmente durante l'escursione si sono potuti ammirare sia i mulini ad acqua oggi abbandonati, sia un maestoso torchio da vino.

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Un’estate da rifugio a rifugio … di Luigi Barsanti *

Basterebbe leggere il titolo e l’elenco dei loro nomi per suscitare suggestioni e indurre a riflessioni, dalle più semplici e dirette legate ai luoghi e alle nostre frequentazioni a quelle più articolate che ci riconducono alla nostra storia, quella del nostro Club ma non solo. Non è evidentemente questo lo spazio per argomentare su questi temi ma con l’occasione di questa comunicazione di servizio vorremmo che giungesse anche l’aspetto meno poetico del tema e cioè la preoccupazione di chi si occupa della conservazione e dell’adeguamento delle varie strutture che ci sono state consegnate da chi ci ha preceduto. Un patrimonio immenso sotto l’aspetto etico, storico e culturale, ma carico, sia per vetustà che per l’evoluzione imposta giustamente dalle norme, di problemi tecnici che diventano immediatamente anche economici allorché ci si mette mano

per risolverli. La combinazione degli alti costi e delle scarse risorse impone poi un ritmo molto lento e dolorose alternative nella programmazione degli interventi. Siamo costretti infatti non solo a rinviare frazionandoli minutamente nel tempo gli interventi di miglioramento e di modernizzazione, ma anche quelli che sarebbero necessari per evitare prevedibili danni gravi. Figuriamoci quelli di arredo o per il restauro di cose belle del tempo antico.* Imbarazzi e tormenti che dignità vuole siano contenuti. Ciò induce ad un appello ai soci per una loro maggiore frequentazione dei nostri rifugi che forse non sarebbe la soluzione del problema, ma certamente costituirebbe una gratificazione per tutti quelli che sono impegnati dando loro la spinta ideale per proseguire * Presidente della Commissisione Rifugi

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ALPI GRAIE Gruppo del Monte Bianco Rifugio Elisabetta alla Lex Blanche / 2200 m Val Veny / Courmayeur AO 0165-844080 / rifugioelisabetta@alice.it ALPI PENNINE Gruppo del Monte Rosa Rifugio-Bivacco Damiano Marinelli al Monte Rosa / 3036 m Valle Anzasca / Macugnaga VB PREALPI LOMBARDE Gruppo delle Grigne Rifugio Carlo Porta al Pian dei Resinelli / 1426 m Valsassina / Abbadia Lariana LC 0341-590105 / info@rifugioporta.com www.rifugioporta.it Rifugio Rosalba al Colle del Pertusio / 1730 m Val di Monastero / Mandello Lario LC 0341-202383 / 339-1344559 Rifugio Luigi Brioschi alla Vetta della Grigna Settentrionale / 2403 m Valsassina / Pasturo LC 0341-910498 / rifugiobrioschi@libero.it

Rifugi Luigi Gianetti e Attilio Piacco in Val Porcellizzo / 2534 m Valmasino SO 0342.645161 / sport.fiorelli@vigilio.it

Rifugio Julius Payer (Julius Payer-Huette) alla Punta di Tabaretta / 3029 m Valle di Solda / Stelvio BZ 0473-613010 / julius.payer@gmx.net www.payerhuette.com

Rifugio Fratelli Bonacossa e Allievi in Val di Zocca / 2385 m Valmasino SO 0342-614200

Rifugio Città di Milano (Schaubach-Huette) alla Vedretta di Solda / 2581 m Valle di Solda / Stelvio BZ 0473-613002 / info@schaubachhuette.it www.schaubachhuette.it

Rifugio Cesare Ponti In Val di Preda Rossa / 2559 m Valmasino SO 0342-611455 / rifugiocesareponti@tiscali.it

Rifugio Alfredo Serristori (Duesseldorfer-Huette) alla Vertana / 2721 m Valle di Zai / Stelvio BZ 0473-613115 / reinstadler.walter@rolmail.net www.duesseldorferhuette.com

Rifugio Amerigo e Maria Gerli all’Alpe Ventina / 1965 m Valmalenco / Chiesa in V.co SO 0342-451404 / info@rifugiogerliporro.it www.rifugiogerliporro.it

Rifugio Nino Corsi (Zufall-Huette) al Paradiso del Cevedale / 2265 m Val Martello / Martello BZ 0473-744785 / info@zufallhuette.com www.zufallhuette.com

Gruppo del Bernina Rifugio Luigi Bignami all’Alpe di Fellaria / 2385 m Valmalenco / Lanzada SO 342-451178 / ale.forno@alice.it

Rifugio Umberto Canziani (Hoechster-Huette) al Lago Verde / 2561 Val d’Ultimo / Ultimo BZ 0473-798120 / info@rifugiocanziani.it www.hoechsterhuette.com

Gruppo dell’ Ortles-Cevedale Rifugi V Alpini e Guido Bertarelli in Val Zebrù / 2878 m Valfurva SO 0342-929170 / info@rifugioquintoalpini.it www.rifugioquintoalpini.it

ALPI NORICHE Gruppo delle Alpi Aurine

Gruppo del Suretta

Rifugio Luigi Pizzini - Carlo e Augusto Frattola in Val Cedec / 2706 m Valfurva SO 0342.935513 / rifugiopizzini@virgilio.it www.rifugiopizzini.it

Rifugio Giovanni Bertacchi al Lago d’Emet / 2196 m Val San Giacomo / Madesimo SO 335-6817062 / info@rifugiobertacchi.it www.rifugiobertacchi.it

Rifugi Gianni Casati e Alessandro Guasti Al Passo del Cevedale / 3254 m Valfurva SO 0342-935507 / casati@quipo.it www.rifugiocasati.it

ALPI RETICHE

Gruppo Masino-Bregaglia-Disgrazia Rifugio Luigi Brasca all’Alpe Coeder / 1304 m Val Codera / Novate Mezzola SO 339-7176620 / 0343-62075 /rifugiobrasca@inwind.it

Rifugio Cesare Branca al Lago delle Rosole / 2493 m Valfurva SO 0342.935501 / info@rifugiobranca.it www.rifugiobranca.it

… grazie ad un’insostituibile struttura di servizio e di ospitalità , meta per gratificanti gite ed un’indispensabile base per ascensioni e traversate, che la Sezione di Milano mette a disposizione degli appassionati della montagna ...

Rifugio Giovanni Porro (Chemnitzer-Huette) alla Forcella di Neves / 2419 m Val Aurina / Selva dei Molini BZ 0474-653244 / info@chemnitzerhuette.com www.chemnitzerhuette.com

… dal Monte Bianco alle Alpi Aurine

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di Piero Carlesi

L'altro Trento che cosa vuol dire? Vuol dire che dopo le giornate di dopofestival tenutesi allo Spazio Oberdan organizzate dal Trentofilmfestival lo scorso maggio c'è ancora spazio per vedere altro di Trento. Per vedere soprattutto i film di alpinismo, quelle certamente preferiti dai nostri soci, film che invece alla manifestazione trentina spesso passano in secondo piano. Ecco che allora la Commissione cinematografica della Sezione di Milano ha voluto completare la panoramica dei film presentati alla 58a edizione del Festival di Trento offrendo ai soci e agli amici del Cai una rassegna integrativa, senza alcuna polemica, ma solo per completare, per quanto possibile, il panorama cinematografico di quest'anno dedicato alla montagna. Tema l'alpinismo a tutto tondo. L'appuntamento è per il 22 settembre, all'Auditoriun del Centro culturale San Fedele (ingresso dalla Galleria Hoepli), un'antica sede dove già nel passato (e chi è socio del Cai Milano da oltre trent'anni lo ricorderà) presentavamo i film passati al concorso trentino. Segnatevi già la data. E prendete nota anche dei titoli dei film, che presenteremo, dato il discreto numero di opere, in due sezioni: una nel tardo pomeriggio, l'altra la sera, con un breve intermezzo utile magari per addentare un panino e sorseggiare una birra. Tra le 18.30 e le 20.15 vedremo due film: Rosso '70 (79')di Francesco Mansutti, dedicato alla storia degli Scoiattoli di Cortina d'Ampezzo che hanno compiuto giusto i 70 anni di vita e Roda di Vael (27') di Markus Frings, che ripercorre i 100 anni di arrampicate sulla celebre parete dolomitica. Alle 20.30 si riprenderà ammirando Asgard jamming di Sean Villanueva O' Driscoll, Premio Mario Bello 2010, cronaca vivace e spiritosa di una spedizione del Club alpino belga alla Torre Asgard, in Terra di Baffin, Giusto Gervasutti, il solitario signore delle pareti (46') di Giorgio Gregorio, dedicato al celebre alpinista friulano adottato poi dalla città di Torino, e Birdman of Karakorum di Alun Hughes, Genziana d'oro premio Città di Bolzano come miglior film di esplorazione e di avventura; racconta l'impresa di John Silvester e Alun Hughes che a bordo di un parapendio biposto sorvolano la catena delle più alte montagne del Karakorum. Immagini strepitose. Buona visione. L'ingresso è naturalmente libero.

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vita della sezione E’ stato ufficialmente presentata a Macugnaga in occasione della Assemblea Nazionale del GISM il programma di MilanoMontagnaLibri giunta quest’anno alla sua ottava edizione: una grande emozione e, chiaramente, una grande soddisfazione. Nata nel 2002 come rassegna delle novità in libreria dedicate alla montagna a 360° - forse banale per alcuni, ma interessante per molti altri - MilanoMontagnaLibri nel corso delle edizioni susseguitesi senza soluzione di continuità, è diventata qualcosa di più di un classico appuntamento nel calendario culturale della Sezione di Milano del Club Alpino Italiano. Ogni autunno - da due anni congiuntamente alla Delegazione Lombardia del GISM - la nostra Sezione apre all’editoria di montagna le proprie sale e la propria Biblioteca, trasformando quella che dal 1910 è la più prestigiosa e monumentale sede del CAI, in un vero e proprio salotto letterario, luogo d’incontro e di scambio di idee fra autori, lettori ed editori, affacciato su uno dei più bei luoghi della città: l’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele, salotto per antonomasia di Milano.

Martedì , 21 settembre 2010 Incontro con Davide Chiesa e presentazione del libro MONTAGNE DA RACCONTARE Editore Idea Montagna Editoria e Alpinismo

Martedì, 26 ottobre 2010 Incontro con Aldo Audisio e presentazione della collana CAHIERS MUSEO MONTAGNA Edizioni Museo Nazionale della Montagna

Martedì, 28 settembre 2010

Martedì, 9 novembre 2010

Incontro con Marcella Morandini e Sergio Reolon e presentazione del libro ALPI REGIONE D'EUROPA DA AREA GEOGRAFICA A SISTEMA POLITICO Marsilio Editore

Incontro con Alessandro Gogna e presentazione della collana CAMPO QUATTRO Priuli&Verlucca Editori Martedì, 16 novembre 2010

Martedì, 5 ottobre 2010

Incontro con Luciano Bolzoni e presentazione del libro ABITARE MOLTO IN ALTO LE ALPI E L‘ARCHITETTURA Priuli&Verlucca Editori

Incontro con Marco A. Ferrari e presentazione del libro LA SPOSA DELL’ARIA Editore Feltrinelli

MilanoMontagnaLibri nel salotto di milano si torna a parlare di letteratura di Marco A. Tieghi Anche quest’anno sono numerose e importanti le case editrici e le istituzioni che hanno aderito alla manifestazione assicurando la presenza di autori e saggisti, studiosi e alpinisti di assoluta notorietà. Non mancherà, a conclusione di ogni incontro, il momento conviviale dell’aperitivo, da sempre un’apprezzata occasione per il pubblico di incontrare in maniera informale e diretta i protagonisti della serata. Come non mancheranno anche alcune “serate fuori programma” qualora s’offrisse l’opportunità di poter presentare un volume fresco di stampa o invitare un ospite imprevisto di passaggio a Milano. Di questo e di tutte le informazioni intorno a MilanoMontagnaLibri sarete tenuti costantemente aggiornati attraverso il nostro sito www.caimilano.eu .

Martedì, 12 ottobre 2010 Incontro con Dusan Jelincic e presentazione del libro ASSASSINIO AL K2 Editori Antony In collaborazione con Associazione Sloveni a Milano e con il patrocinio del Consolato Generale della Repubblica di Slovenia

Martedì, 19 ottobre 2010 Incontro con Stefano Ardito e presentazione del libro GIORNI DELLA GRANDE PIETRA Editore Versante Sud

Martedì, 23 novembre 2010 Incontro con Christian Roccati e presentazione del libro LACRIME NELLA PIOGGIA Editore Le Mani di Recco / Roccati Editore Martedì, 30 novembre 2010 Incontro con Luciana Chitterio Villani e presentazione del libro TU NON FUGGI MAI DALLA MIA TESTA ESPERIENZE DI UNA MAESTRA NELL’ALTO ADIGE TRA LE DUE GUERRE Athesia Editore

notiziario del club alpino italiano - sezione di milano • numero 02 / 2010 • pagina 17


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vita della sezione Programma :

Il 20° Corso di Arrampicata, che si svolgerà da me tà settembre sino a fine ottobre, rappresenta l’opportunità di entrare nel mondo dell’arrampicata sperimentando su roccia l’applicazione dei fondamentali e delle tecniche individuali d’arrampicata oltre alle manovre e tecniche di assicurazione indispensabili per arrampicare in sicurezza in falesia su monotiri. E’ un corso base, aperto a tutti, che ha come obbiettivo quello di consentire a chi vi partecipa di poter poi proseguire in modo autonomo l’attività di arrampicata in falesia. Martedì 14 settembre 2009, alle ore21.00 presso la sede della sezione di Milano del CAI, via S. Pellico 6 , si terrà la serata di presentazione e si raccoglieranno le iscrizioni al 20° Corso di Arrampicata Libera.

martedì 14/09 martedì 21/09 martedì 28/09 domenica 03/10 martedì 05/10 domenica 10/10 martedì 12/10 sabato 16/10 domenica 17/10 martedì 19/10 domenica 24/10 martedì 26/10 sabato 30/10 domenica 31/10

presentazione corso e iscrizioni apertura corso – palestra palestra arrampicata in falesia palestra arrampicata in falesia palestra arrampicata in falesia arrampicata in falesia palestra arrampicata in falesia Sede Cai Milano arrampicata in falesia arrampicata in falesia

Il corso prevede 7 lezioni infrasettimanali serali teorico/pratiche in

20°CORSODIARRAMPICATALIBERA-2010 della Scuola Nazionale d’Alta Montagna palestra o presso la sede del CAI Milano che si svolgeranno il martedì sera e 7 giornate di arrampicata in falesia. Il corso inizierà martedì 21 settembre terminerà domenica 31 ottobre 2010. Per partecipare al corso è necessaria l’iscrizione al CAI e la presentazione di un certificato medico attestante il buono stato di salute. La quota di iscrizione è di euro 270,00 ed è comprensiva di assicurazione, caschetto individuale, utilizzo dei materiali tecnici e didattici.

Tutte le informazioni in merito al programma e all’attrezzatura necessaria saranno comunicate in occasione della presentazione del corso, martedì 14 settembre.Il depliant illustrativo sarà disponibile presso la segreteria sul sito www.caiparravicini.it.

notiziario del club alpino italiano - sezione di milano • numero 02 / 2010 • pagina 18


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vita della sezione

LE MOSTRE DI OTTAGONO SPAZIOMONTAGNA MONTI ALLO SPECCHIO Dalle rive del lago d’Orta alle Alpi e Prealpi piemontesi, negli scatti di Alfredo Gini. Dal 14 al 24 settembre 2010, Ottagono Spaziomontagna ospita una mostra fotografica dedicata al meridionale del Lago d’Orta e delle Alpi e Prealpi che ne fanno corona del quale Alfredo Gini ci propone una visione personale, nel mutare delle stagioni. La mostra è rivolta agli appassionati alpinisti - milanesi e non - che puntando alle alte vette, talvolta si lasciano sfuggire il fascino gentile dell’ambiente lacustre e delle immagini riflesse che un lago morenico può offrire.

no illustrate tutte le iniziative della Scuola, i tradizionali corsi sia per principianti che per sciatori provetti, i corsi più avanzati di escursionismo e telemark, i raid come obiettivo finale della stagione. Dal 1 settembre è possibile iscriversi ai corsi proposti in dicembre. GINNASTICA PRESCIISTICA Il corso di ginnastica presciistica inizia il 30/9 sotto la direzione di un istruttore Isef presso la palestra del centro sportivo Saini, ogni martedì e ogni giovedì. Sono proposti due turni di lezione, il primo dalle ore 19 alle ore 20 e il secondo dalle ore 20 alle ore 21.

ESCURSIONISMO

ATTIVITA’ GIOVANILI

4-5/9 Blinnenhorn (Alpi Graie); 12/9 Laghi del Barbellino (Val Seriana); 18-19/9 Sentiero delle Bocchette Centrali (Gruppo del Brenta); 26/9 Monte Mars (Prealpi Biellesi); 3/10 Seehorn (Alpi Pennine-CH) ; 7/10 Monte Chetifsentiero attrezzato(Alpi Graie); 17/10 Anello dei Laghi d’Aviasco(Orobie bergamasche).

ALPES: 26/09 Monte Omo (Alpi Cusiane) 23-24/10 Notturna al Rifugio Rosalba (Gruppo Grigne). FAMILY: 12/09 Val di Mello (Alpi retiche); 17/10 Castagnata a San Giorgio(Val Codera)

SCUOLA NAZIONALE SCI FONDO ESCURSIONISMO Si inaugurano le attività della stagione invernale 2010/2011 con una serata di presentazione che si terrà il 27/9. Verran-

GRUPPO ANZIANI Ritrovo in sede il Martedì dalle 14,30 alle 17. Per tutte le norme relative alle iscrizioni alle gite ed al comportamento nel corso delle stesse, si rimanda agli specifici opuscoli informativi del Gruppo Anziani, disponibili in Sede. Escursioni: 8/9 Resy (Vallone di Verra); 11/9 Gita con prgoramma da definire;

15/9 Rifugio Olmo (passo della Presolana); 22/9 Laj de la Tscheppa(Bernina); 29/9 sentiero da Novate Mezzola a Codera e San Giorgio (Val Codera); 29/92/10 Trekking nel Gargano (Puglia); 2/10 gita “lenta” da definire; 6/10 Monte Mi-

gnone (Val Camonica); 13/10 Monte Marmagna(Appennino Parmense).

Buone vacanze a tutti! La Sezione e la sede resteranno chiuse per due settimane dal 9 al 27 agosto 2010. 2010 Riapriranno regolarmente agosto. lunedì 30 agosto Sarà possibile rinnovare il bollino 2010 fino a venerdi 6 agosto alle 14:00. ore 14:00

www.caimilano.eu

notiziario del club alpino italiano - sezione di milano • numero 02 / 2010 • pagina 19


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vita della sezione

TOURING CLUB ITALIANO E CAI MILANO SI RITROVANO AL RIFUGIO BERTACCHI. Una splendida giornata di sole e le cime dell’alta Valle San Giacomo sono state la cornice ideale per uno storico ritrovo presso il nostro rifugio Bertacchi, domenica 27 giugno u.s., fra un gruppo di soci milanesi e lombardi del TCI e una delegazione di soci del CAI Milano. Una simpatica occasione per i rappresentanti dei due storici sodalizi ambrosiani Giuseppe Spagnulo, Console Regionale TCI per la Lombardia e Marco A. Tieghi, Vice Presidente della nostra Sezione - per riallacciare un’antica amicizia ed avviare una rinnovata azione comune per difendere il paesaggio della nostra regione e favorirne la conoscenza e la frequentazione del territorio. Il tutto suggellato da una tonificante traversata dal Lago di Montespluga a Madesimo e da un immancabile momento conviviale con semplici e saporite specialità locali.

AL RIFUGIO QUINTO ALPINI SI FA CULTURA A 2877 M Da agosto a settembre il Rifugio V Alpini offre anche quest’anno un interessante programma d’iniziative culturali e sportive: raduni misicali, letture in rifugio, weekend di arrampicata in falesia fronte ghiacciaio, corsi di fotografia … Eventi diversi, per soddisfare i frequentatori dell’alta Val Zebrù, nel Parco Nazionale dello Stelvio. Si comincia in agosto con il tradizionale concerto di Ettore Giurandei per proseguire poi con la seconda edizione del Mammut Climbing Contest, la lettura di brani dello scrittore e alpinista Erri De Luca e poi il corso fotografico. Di più sul calendario degli eventi al V Alpini sul sito www.rifugioquintoalpini.it E’ PARTITA DA CAMPODOLCINO RASSEGNA GIRASAPORI 2010 DI VALCHIAVENNA E VALTELLINA. E’ ancora la Valchiavenna a fare da protagonista con iniziative di particolare richiamo in quest’estate 2010. E’ in corso infatti da alcune settimane la edizione della rassegna gastronomica “Girasapori” voluta ed organizzata dalla Pro Loco Campodolcino. Alla presentazione che si è tenuta lo scorso 10 luglio u.s. presso il MuVIS - il museo della Valle Spluga e della Val San Giacomo. La rassegna, che coinvolge ristoratori, gastronomi e istituzioni culturali della zona, vuole recuperare antiche ricette dimenticate e attraverso questa riscoperta di sapori salvaguardare tradizioni e cultura di queste valli. Il programma dettagliato e scaricabile dal sito www.caimilano.eu DAL PIANO ALLA MONTAGNA: TRACCE DI VITA. E’ questo il tema del Premio Letterario “LA MONTAGNA VALLESPLUGA 2010” giunto

alla sua XI edizione che verrà assegnato il prossimo 28 maggio 2011 a Prata Camportaccio /SO nel corso di una serata non stop dedicata alla cultura della valle. Tre le sezioni alle quali è possibile partecipare: poesia, narrativa e giovani. Il premio per la sezione narrativa è stato messo a disposizione dalla Delegazione Lombardia del GISM per iniziativa di alcuni soci del CAI Milano.Il bando relativo al premio e scaricabile dal sito www.caimilano.eu . Le opere in corcorso dovranno pervenire alla segreteria organizzativa entro il 10 marzo 2011. LANCILLOTTO E NAUSICA …. E IL CAI MILANO. Nulla a che fare con la famosa “tavola rotonda” e con la giovane d’omerico retaggio! Lancillotto e Nausica è una prestigiosa rivista nazionale di critica e storia dello sport che ha dedicato nel suo ultimo fascicolo appena, uscito a maggio 2010, ben otto pagine di testo e storiche immagini alla nostra Sezione. Un’attenzione che si deve non solo all’attività diversificata e intensa del nostro sodalizio in oltre cento anni di storia. Infatti sin dalla sua costituzione siamo tra le più vivaci e convinte associazioni aderenti all’ UNASCI - Unione Nazionale delle Associazioni Sportive Centenarie d’Italia con le quale LeN ha stretto da anni un’interessante collaborazione. Alcune copie della rivista sono disponibili presso la Biblioteca della Montagna “Luigi Gabba”. DOPO LA BENEMERENZA CIVICA DEL 2008 UN NUOVO RICONOSCIMENTO PER IL CAI MILANO? Da qualche nota stampa diffusa agli inizi dell’anno e da intercorsi scambi di mail e telefonate, la notizia potrebbe avere un qualche fondamento. Sembra infatti che in quel di Palazzo Marino si stia pensando di istituire un albo delle associazioni sportive storiche milanesi e che a tal fine si stiano raccogliendo dati a man bassa. Anche da via Silvio Pellico 6 sono partiti moduli debitamente compilati dai nostri maggiorenti: chissa?! Forse tra qualche mese campeggerà a fianco dell’ingresso della sede una bella placca d’ottone con inciso “Club Alpino Italiano - Sezione di Milano / Anno di Fondazione 1873 / Associazione Sportiva Storica Cittadina “ ? La redazione di CMN ha contattato il Vice Presidente della Sezione che, tagliando corto, non si è lasciato sfuggire un caustico commento “ … non adatta a un sottoscala di Quarto Oggiaro !” Fatti i debiti scongiuri, prepariamoci a festeggiare insieme il centenario della “nostra sede” in Galleria, il prossimo 6 novembre.

_______________________________________________________________________ Questo fascicolo di CAIMILANOnews è stato chiuso i redazione il 19 luglio 2010. Articoli, lettere e comunicazioni da pubblicarsi sul fascicolo n. 03/2010 di CMN, dovranno pervenire a redazione@caimilano.eu entro il 2 settembre 2010.

notiziario del club alpino italiano - sezione di milano • numero 02 / 2010 • pagina 20


CLUB ALPINO ITALIANO SEZIONE DI MILANO Fondata nel 1873

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CAIMILANOnews - Fascicolo 02 - 2010