Issuu on Google+

ore 12:30

Mulino di Monte Miscoso - Ramiseto

Pranzo di chiusura dell’anno escursionistico

anno XV - numero III (pubb. n° 34)

novembre 2012

inter

Domenica 11 novembre 2012

Per prenotazioni è possibile rivolgersi a:

Claudio Castagnetti 340.4675812 Paolo Bedogni 339.8416731

Supplemento a “Paese Nostro” - Periodico bimestrale dell’Amministrazione comunale di Cavriago Direttore responsabile Giuseppe Guidetti - AUT. TRIB. REGGIO EMILIA N. 288 DEL 16/10/1970

Periodico di cultura e curiosità sull’ambiente montano della Sottosezione CAI “Cani Sciolti” di Cavriago (RE)

! Cliclciacsuk i link

C to nel tes i t i r e s b in siti We i a t i s i ev sti propo

Regina Marguareis Emanuele Barbieri

T

utto nasce qualche tempo fa, a bordo di un treno: durante una trasferta di lavoro, ho stretto amicizia con altri viaggiatori appassionati di montagna. Membri del SuCAI di Torino, con mia grande sorpresa, conoscevano i Cani Sciolti: l’idea di una gita insieme è nata spontaneamente nel giro di poco.

Quindi eccoci pronti a partire per il Marguareis, la “regina” delle Alpi Liguri che svetta dall’alto dei suoi 2.651 metri su panorami di una bellezza unica. Lasciate le macchine a Pian delle Gorre, ci incamminiamo insieme verso il Rifugio “Garelli”: ci attende un’ascesa di mille metri e si comincia a socializzare per alleggerire lo sforzo. In molti stanno col naso all’insù: il meteo promette temporali per il pomeriggio, annunciati per ora da un elevatissimo tasso di umidità nell’aria. Il tempo migliora: appena sotto il rifugio, il cielo si libera per un attimo dalle nubi e la vista che ci circonda leva il fiato. Ne approfitto per andare (con Nando) a caccia di qualche scatto fotografico interessante. La cena si svolge in un clima di grande serenità, i gestori del “Garelli” sono eccezionali per disponibilità e cordialità. A tavola si discute sulla salita di domani: andata lungo il Canale dei Torinesi, quindi via normale per il ritorno. continua a pag. 2 >

Pensieri “pellegrini” Oriana Torelli - Claudio Castagnetti

4

Cronache e leggende Elio Pelli

5

Un rifugio di famiglia Piero Sassi

7


Qui Cani Sciolti - Notizie dalla Sottosezione

Internos Tutti all’assemblea!

Pubblicazione n° 34 Novembre 2012

L’Assemblea generale ordinaria dei soci della Sezione CAI di Reggio Emilia si terrà lunedì 26 novembre 2012, alle ore 21:00, presso la Sala Civica “Cesare Arduini” - piazza Don G. Dossetti, 1 - Cavriago.

Dalla carta al Web: leggendo il QR Code a fianco con un dispositivo mobile connesso ad Internet, si può sfogliare Internos online

Redazione a cura di Oriana Torelli tel. 0522.363814 torelli.oriana@gmail.com

E’ la prima volta per Cavriago, sede di una nostra importante Sottosezione: il Consiglio direttivo sezionale ha voluto così manifestare l’apprezzamento per il lavoro svolto dai soci, con grande impegno dettato dalla passione per la montagna.

Internos è nato nel 1998 da un’idea di Paolo Bedogni

L’assemblea è il momento più importante per la vita associativa della nostra Sezione: vi chiediamo quindi di essere presenti in gran numero, perché le decisioni siano realmente condivise e partecipate.

Sottosezione CAI “Cani Sciolti” via Roma, 14 - Cavriago (RE) www.caicavriago.altervista.org

Iglis Baldi - Presidente della Sezione CAI di Reggio Emilia

Immagini dal Marguareis (foto di Emanuele Barbieri)

> segue dalla prima pagina Ore 6:30 del giorno dopo: il gruppo dei giovani tribola un po’ ad alzarsi dal letto, mentre i più “navigati” sono già in piedi da un sacco di tempo e arzilli come cavallette. Ultime raccomndazioni, poi si parte: io ed Elena ci posizioniamo ad aprire e chiudere la lunga fila di “formiche” inerpicatasi sui ripidi pendii erbosi che portano alla base del Canale dei Torinesi. La sua base si presenta davvero instabile: sembriamo tutti ubriachi che camminano, ma sotto ogni nostro passo si muove davvero di tutto. Finalmente raggiungiamo la lingua di neve: la percorriamo fino ad uscire sulla destra su alcune rocce, dove prestiamo la massima attenzione affinchè nessun sasso rotoli giù. Ciò nonostante, una pietra cade e colpisce Elena: per fortuna, senza conseguenze. Una volta usciti dai passaggi più complicati, ci troviamo finalmente in cima: il panorama è mozzafiato, con vista diretta sul Monviso ancora innevato. Si sprecano le foto celebrative, si mangia (il buon Simone ha portato una gran scorta di grana...) e si beve in allegria. Io ed Elena compiliamo il libro di vetta a ricordo della nostra impresa.

2

Ora è tempo di scendere: anche per oggi pomeriggio il bollettino meteo non promette niente di buono. Fino a questo momento siamo stati davvero fortunati, ma meglio non sfidare la sorte. La discesa lungo la via normale è davvero lunga e non meno faticosa della salita: i continui saliscendi ci appesantiscono le gambe (però, allo stesso tempo, sono un buon allenamento) già provate dallo sforzo dell’ascesa. Di ritorno al “Garelli”, ci attende una birra veloce. Poi ci lanciamo giù a ripercorrere i mille metri di dislivello che ci separano dal Pian delle Gorre. In un paio di ore siamo alle auto, proprio quando comincia a cadere la prima pioggia. Siamo stati davvero fortunati! I nostri amici del SuCAI torinese hanno dimostrato grande spirito di gruppo: in ogni momento dell’escursione si sono sempre fatti trovare accanto a chi si trovava in difficoltà su qualche passaggio un po’ delicato. Quindi: bravi, competenti e (in più) davvero simpatici. Ora si tratta di contraccambiare. Verrà senz’altro presto l’occasione per far conoscere a queste ragazze e a questi ragazzi le nostre meravigliose montagne.

Internos - Novembre 2012


Qui Cani Sciolti

Riceviamo e volentieri pubblichiamo Ecco perchè ho voluto ripulire il Cusna Vi scrivo con piacere, perché non vorrei nascessero polemiche per ciò che ho fatto, che tengo a rendere pubblico perché non si pensi l’abbia fatto di nascosto. Lo scenario è quello di una giornata ancora estiva, spesa a raggiungere la vetta del Cusna, a toccare la croce di vetta, sempre bellissima. Ritrovo subito le suggestioni di questa croce incrostata di ghiaccio e neve lavorati dal vento. Ora, però, la croce è addobbata di bandiere tibetane, pupazzetti, portachiavi, bandana, fazzoletti e perfino un mazzo di rose di plastica. Qui fra poco soffieranno venti forti: dove finirà tutto quello che c’è appeso? Volerà via, marcirà, inquinerà. Le rose in plastica poi, che senso hanno? Se anche sono state portate lì per ricordare chi non c’è più, ho la certezza che quella persona non vorrebbe mai vedere della plastica giacere sul “suo” Cusna.

A proposito dei nuovi sentieri, vi dico che... Complimenti per il notiziario Internos, fulgido esempio difficilmente superabile da qualsiasi Sottosezione ed anche da molte Sezioni. Però vorrei fare alcune puntualizzazioni sull’articolo “La svolta” apparso sul n° 33, luglio 2012. Perché i sentieri nuovi della zona Cusna, gestita dai Cani Sciolti (esempio il 623 Cisa - Prampa - Villa, varianti Ginetto e 623a, ecc.) vanno bene e invece la via Parmesana 677, concordata da Parco, due Università e Comuni, sarebbe di troppo? Solo se raggiungono vette i sentieri sono automaticamente ammessi? Attraverso la convenzione con il Parco stiamo proponendo varianti per circuiti brevi alla portata dei nuovi escursionisti (una priorità del CAI, fra l’altro). A me, ad esempio, è toccata una bretella 621b, che chiude un anello per il Prampa (dato che il solo 623 non lo permetteva). Facciamo lo stesso con i collegamenti all’SSP con il CAI Scandiano e (in collaborazione con altre Sezioni: Fiviz-

3

Per non parlare delle altre cianfrusaglie che non possono proprio costituire “pensieri” alla memoria... Sull’ultimo numero de Il Cusna ho letto un articolo polemico verso i greggi di pecore e i cani-pastore liberi: ma se tu giri alla larga e non rompi le scatole, questi abbaiano e basta; inoltre gli escrementi delle pecore sono concime per la terra, noi possiamo comunque sederci sui sassi e se anche ci sporchiamo i pantaloni non succede nulla. Ma non disturba nessuno una croce ormai deturpata da quello che ogni passante ci appende? Beh, a me disturba ed ho deciso di fare pulizia: coltellino alla mano, ho tagliato tutto ciò che poteva disperdersi in giro e ho riempito lo zaino. E’ la “nostra” montagna: perché non la rispettiamo? Qui si sale per respirare, ammirare l’orizzonte lontano, gioire del fischio di una marmotta. Qui c’è ancora purezza, non serve lasciare il nostro segno. Anche Cristian la pensava così, ne sono certa. Giulia Botti zano, Castelnovo, Modena e Parma) per coprire aree del Parco prive di sentieri segnati ufficialmente, come le zone del Cerreto, i gessi di Poiano e Sologno. Non sono cime, ma sentieri da anni frequentati da comitive numerosissime e soprattutto scuole, come il sentiero 698, che stiamo spostando dopo un’alluvione. O appunto i sentieri storici, che oltre alla Parmesana, che parte da Ramiseto, contano anche il sentiero 679 dei Vallisneri, che coinvolge Collagna (ultimo capoluogo comunale ad essere raggiunto) e che ha recuperato viabilità antica finora trascurata. E’ stato finora un programma minimale, contenuto per evitare troppi chilometri di sentieri, ma ci sarebbero progetti per coinvolgere altre strutture ricettive; potremmo collegare altri percorsi lungo i confini del Parco a Cervarezza e Villa, che per ora tralasciamo per permettere alle nuove carte in stampa di fotografare la rete dei sentieri (incompleta e con tanti vuoti, ma senz’altro più razionale di alcuni anni fa, appunto prima della “svolta” citata nell’articolo di Paolo Bedogni). Non dimentichiamo che se i sentieri non li gestiamo noi, ci sono altri pronti a prendere il nostro posto e segnarli con colori di fantasia, come succede in altre province. Daniele Canossini

Internos - Novembre 2012


Cammino di San Pellegrino

Un Cammino nel caldo, ma per ristorare l’anima

22 - 26 agosto 2012

Pensieri “pellegrini” Oriana Torelli - Claudio Castagnetti Misurando il mondo con i propri passi, si sente di esserne parte e ci si dispone all’incontro con l’altro. A Ca de’ Pazzi, alla Prediera, a Giandeto (insomma, un po’ ovunque) abbiamo parlato con la gente, ne abbiamo condiviso la vita e abbiamo scoperto un mondo strepitoso, vicino nello spazio e fuori dal tempo.

Tra loro ci siamo stati anche noi. Nella settimana - ahinoi! - più calda della scorsa afosissima estate, abbiamo camminato lungo tutto il percorso storico dalla chiesa di San Pellegrino in Reggio al santuario di San Pellegrino in Alpe.

Intraprendere un cammino significa anche ripercorrere i passi delle generazioni precedenti e così stringere un’alleanza, un patto di solidarietà che attraversa il tempo. Indimenticabile il pranzo sulla sommità del Monte Uccellara, dove sorgeva il Castello di Mandra, all’ombra di alcune piante poco frondose per contenere tutti noi e trattenere la calura opprimente: un gentile signore esperto di storia locale, dopo averci dissetati con acqua e bibite ghiacciate, ci illustrava le eccellenze di quel luogo; ma soprattutto ci metteva a conoscenza dei suoi ricordi di bambino, quando saliva con la nonna all’Oratorio di Santa Liberata, ancora oggi, nelle domeniche di maggio, meta di frequenti pellegrinaggi.

Venuti qualche tempo prima a conoscenza di questa iniziativa (ideata e promossa dalla Polisportiva di Montalto), ci siamo subito attivati per verificare se, come tuttora crediamo, il paesaggio ha il potere di nutrire e ampliare l’anima. Quando i piedi partono e le teste si muovono all’aria aperta, si risolvono i conflitti interiori, si sciolgono le pene e ci si accosta alla quiete. Camminare per più giorni senza tornare a casa, ma spostandosi verso una meta, produce una sensazione di “straniamento”: il mondo si allontana, si pensa solo a vivere, dal momento che i bisogni primari sono garantiti da un’ospitalità essenziale ma cordiale, e allora si lascia libero sfogo alla percezione e all’immaginazione. Ci ritorna spesso alla mente l’immagine emozionante del Castello delle Carpinete inondato dal sole mattutino, mentre gli andavamo incontro percorrendo la dorsale tra Tresinaro e Secchia dalla Pieve di San Vitale. Ho il sapore dei gustosi fichi (Claudio non condivide) di cui ho fatto scorpacciata alla chiesa di San Pietro. Poi giù verso il Secchia per risalire il versante opposto e, volgendo lo sguardo, vedere il Castello farsi ad ogni passo più piccolo e più distante.

I compagni di strada sono stati un aiuto, una compagnia, ma anche ombre silenziose quando abbiamo desiderato la solitudine. Esperienza altamente positiva da ripetere magari anche in altri luoghi, perché è il contatto fisico con questi che affina le nostre facoltà percettive, la nostra capacità di visione all’indietro e di apertura verso una lontananza ignota.

San Pellegrino (Reggio E.)

Clicca sulle didascalie per visualizzare la foto originale

S

ono passati più di due mesi, ma quando percorriamo velocemente la SS 63 in auto o in camper e all’altezza di Puianello vediamo sbucare da ponti e viottoli una colonna di viandanti silenziosi e sudati, in abiti leggeri e coperti da cappelli di ogni foggia, ci emozioniamo ancora.

Montalto (Vezzano s/C)

San Vitale (Carpineti)

Pieve di Toano

Fontanaluccia

Il materiale informativo sul Cammino di San Pellegrino può essere scaricato dal sito Web del Comune di Carpineti (clicca sul link) San Pellegrino in Alpe

4

Internos - Novembre 2012


Cronache e leggende di montagna

La storia di Domenica... secondo me Elio Pelli

Q

uando noi “sentieristi” del CAI dobbiamo modificare o tracciare nuovi sentieri, spesso riportiamo alla vita antiche mulattiere o tratturi. Cammini che, fino a cinquant’anni fa, erano frequentati da pastori con le loro greggi nelle transumanze; oppure da montanari con i loro muli carichi di legname o di sacchi di carbone provenienti dalle numerose carbonaie in funzione nelle faggete; infine da ragazzi, che per andare da casa a scuola dovevano percorrere questi sentieri camminando anche per ore. Durante i lavori di tracciatura del nuovo sentiero 621, nel tratto che va da Monteorsaro alla Peschiera Zamboni abbiamo fatto una scoperta inquietante: ci siamo imbattuti in un masso di arenaria scolpito con una scritta in un italiano molto povero, come chi lo ha scritto. «1870 / PACE / DOMENICA GIEBENINI / FU UCISA / PRECATE PER EA». Questa lapide ha immediatamente fatto scattare la mia curiosità: chi era questa Domenica? E perché era stata uccisa? Queste domande hanno trovato risposta solo pochi giorni fa quando ho conosciuto Mirco, l’unico pastore di Febbio, un giovane che ha deciso di riprendere l’attività della pastorizia, ormai abbandonata da anni da queste parti. Sua nonna, mi diceva, gli ha raccontato la tragica storia della pastora Domenica. Questa pastorella portava tutti i giorni le sue pecore a pascolare da Rescadore a Monteorsaro: un giorno, un vecchio pastore sbucò da dietro un albero e, accusandola di aver portato il suo gregge nei pascoli di lui, la uccise. Si dice che in quel prato, bagnato dal sangue di Domenica, non crebbe più l’erba ed un folto bosco se lo riprese. Questa è la nuda cronaca: io, però, vorrei tentare di raccontare un’altra versione dei fatti. Domenica era una bella e giovane pastorella e aveva una “simpatia” per Marco, il figlio del mugnaio di Febbio: si incontravano alla messa della domenica, accontentandosi di un sorriso ed uno sguardo pieno di luce, ma alle feste di paese riuscivano anche a ballare e stringersi le mani. Le bastava quell’incontro domenicale per essere felice tutta la settimana: quando era ai pascoli con le sue pecorelle, la mente ed il cuore volavano da Marco. Ma la sua fresca bellezza giovanile non era sfuggita ad un altro pastore, molto più vecchio di lei e di animo cattivo. Un giorno, lui la aspettò nei pressi del sentiero che portava ai pascoli: gli si parò davanti all’improvviso e la afferrò per la vita stringendola forte; lei si spaventò e si mise ad

5

urlare con quanta voce aveva, poi cercò di sfuggire a quella presa resistendole con tutte le sue forze. Il malvagio pastore, non riuscendo a sottometterla ai suoi intenti, tirò fuori un coltello e la uccise. Per cercare di dissimulare l’orrendo delitto, portò il corpo di Domenica sui suoi pascoli, che erano lì vicino: addusse la scusa, a parziale discolpa, che la pastorella portava spesso le sue pecore sui prati di lui e che, quindi, aveva difeso la sua proprietà. Quando Marco venne a sapere dell’accaduto, si precipitò sul luogo del delitto, dove trovò delle macchie di sangue su un masso in mezzo al sentiero. Si mise a piangere disperato. Pianse per giorni e giorni, tanto che la sorgente che sgorga a pochi passi dal luogo del misfatto, si dice, siano le lacrime versate da Marco per la sua adorata e amata Domenica. Per ricordare che lì fu uccisa e non nel prato, scolpì quella pietra. Scrisse l’anno (“1870”), poi chiese “Pace” per l’anima di “Domenica Giebenini”, quindi scrisse che qui “fu ucisa”, infine supplicò “Precate per ea” . L’esito delle indagini resta ignoto: a quei tempi i Carabinieri arrivavano dopo settimane sui luoghi dei misfatti ed è probabile che l’assassino l’abbia fatta franca. Ma la pietra scolpita e le lacrime di Marco sono giunte sino a noi, per ricordarci che Marco e Domenica non sono mai morti.

Internos - Novembre 2012


I “Mille”

Monte Casarola (mt. 1.978)

dell’App

ennino

(da un’id

Lungo la cresta Nordest Paolo Bedogni - Guido Chierici - Nando Guerri

G

uardando la cima del Casarola dal versante Nordest, balza subito all’occhio questa cresta rocciosa che separa in due il versante delle Sorgenti di Capiola, la meta della nostra escursione.

di roccia e una successiva paretina. Si può affrontare la cresta rimanendo prevalentemente sul filo roccioso con appaganti passaggi di primo/secondo grado, oppure “ravanando” appena sotto a sinistra sul paleo.

Iniziamo il percorso dal Passo della Scalucchia (mt. 1.331) sul sentiero 667, prima nel bosco e poi, a sinistra, sulle propaggini erbose a fianco della vetta; arrivati sulla Costa del Mainasco, che guarda Capiola, si abbandona il sentiero bianco-rosso e si attraversa il fianco erboso del circo glaciale senza perdere quota.

Completato il percorso usciamo nei prati superiori sul sentiero 651, a sinistra poco sotto la vetta.

Si nota, nella parte estrema sinistra dell’anfiteatro, l’attacco della nostra salita: la si raggiunge attraverso una cengia orizzontale erbosa fra lastre

Un itinerario da ripetere con soddisfazione in inverno, con possibilità di varianti: a destra del nostro percorso, esistono 3/4 bellissime dirette, con canali tra coste rocciose. Quello di Nordest è stata una vera palestra per chi, negli anni ‘70, provava le vie sul ghiaccio: i nostri giovani troveranno qui ancora tanta ispirazione per le loro future “imprese”.

ea di) Pa

La nascente associazione (vedasi Internos n° 32, marzo 2012) sta prendendo forma: sono lieto di annunciare la lista dei primi iscritti, presentatisi in sede con i loro palmares di cime conquistate. Iglis Baldi Paolo Bedogni Pietro Davoli Ferdinando Guerri Mario Soncini Bruno Spaggiari Gianni Villa Contiamo di poter inserire un’uscita già nel prossimo calendario escursionistico, poi indiremo quanto prima una riunione per indirizzare meglio le nostre attività. A presto!

Un restyling per il Bivacco Rio Grande Il Bivacco Rio Grande sarà ristrutturato: gli studenti di Architettura del Politecnico di Milano firmeranno un progetto di recupero e completamento dell’edificio, posto sulle pendici del Cusna, perchè risponda a criteri di durabilità, economicità di uso e manutenzione, autosufficienza energetica, igiene e comfort. Il progetto sarà presentato a breve in un’esposizione collocata sia al Politecnico, che nella sede del Comune di Villa Minozzo. Una piccola pubblicazione raccoglierà contributi critici e materiali, grafici analitici e progettuali.

6

Internos - Novembre 2012

olo Bedo

gni


Monte Ventasso / Lago Calamone - Una storia di montagna e di famiglia

I sessant’anni del Rifugio “Venusta” Piero Sassi

I

bei tempi di una volta: belli tanto per chi li ha vissuti nella primissima giovinezza, come per chi si trovava più avanti con gli anni. Pur tra le ristrettezze ed i sacrifici dovuti alle tragedie da poco messe alle spalle, si cominciava già ad apprezzare gli squarci sempre più ampi di sereno che si facevano largo nel cielo di ciascuno. Ecco quindi le prime timide gite domenicali, secondo preferenze e possibilità individuali: ricordo un’uscita dove uno dei partecipanti aveva come zaino la rete che la madre usava per la spesa, con dentro un fiasco di pasta ragia dal quale ogni tanto traeva lunghe sorsate... Così, anche gli appassionati cultori della montagna ripresero gradatamente la “via dei monti”. Il CAI reggiano, sotto la presidenza del dott. Mario Cavallini (succeduto nel 1951 all’avv. Filippo Strozzi) pensò di porre rimedio ad una grave carenza: benché Sezione autonoma ormai da vent’anni, non disponeva di alcun punto di appoggio in Appennino (il Rifugio “Battisti” era andato distrutto nel corso della guerra). L’occasione si presentò quando il socio Sergio Bellini diede in uso gratuito al CAI un piccolo fabbricato in riva

al Lago Calamone: le risorse disponibili erano esigue, ma con il contributo di Enti pubblici e privati e con le offerte dei soci, si potè adattare l’immobile all’uso richiesto. Il Rifugio disponeva di una sala soggiorno, una cucina ed un locale-notte con sei letti e fu inaugurato il 6 luglio 1952 alla presenza di autorità, soci ed escursionisti. Nella stessa giornata si celebrò la “Festa della Montagna” e Il Cusna, ancora ai primi “vagiti” editoriali, dedicò all’avvenimento un giusto e meritato rilievo. Al Rifugio serviva una figura di gestore, individuata all’interno della famiglia Tomasini di Ramiseto: tra il 1952 e il 1953, toccò quindi a Giuseppe e Vittoria Tomasini; tra il 1954 e il 1957, a Gino e Carola Tomasini; tra il 1958 e il 1959, a Paolino e Germana Tomasini; poi subentrarono Venusta Notari e Antonio Tomasini. Nel 1968, il CAI si ritirò e i Tomasini assunsero la gestione diretta: oggi la tradizione continua con la figlia di Venusta e Antonio, la signora Lucia Dania, coadiuvata dal marito Luciano Cecchi e dai figli.

Rifugio “Venusta” Periodo di apertura maggio - giugno: sabato e domenica luglio - settembre: tutti i giorni ottobre: sabato e domenica Contatti 333.5974968 deschilo@libero.it Immagini provenienti dalla collezione familiare Tomasini (qui sotto, l’inaugurazione del 6 luglio 1952) Ulteriori informazioni ed immagini sono disponibili sul profilo Facebook

7

Internos - Novembre 2012


I A C go go a e i r n zio ” - Cav di Cavria e s to iolti Comune t o S Sc ne con il i n “Callaborazio nta o in c

se e r p

I S S A B E I T L A A I R L T UG di i c i t pra i t t e Asp

di a n i c i med

ne o i z i sped

L L E U N A M

ing k k e e tr

con

ista n i p al e o c i med

:00 go 1 2 re - Cavria o 12 ossetti, 1 0 2 e r G. D n b o em - piazza D v o ) 3 n rduini” rma 2 o ì f rd sare A eIn n e u n e Ve ivica “C 74 (Com C 734 3 . Sala 2 2 : 05 o f In


Internos novembre 2012 (n° 34)