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ore 12:30

presso il CSA “I Boschi” - Puianello

Pranzo di chiusura

dell’anno escursionistico

anno XIV - numero II (pubb. n° 31)

novembre 2011

inter

Domenica 13 novembre 2011

Per prenotazioni è possibile rivolgersi a:

Claudio Castagnetti 340.4675812 Paolo Bedogni 339.8416731

Supplemento a “Paese Nostro” - Periodico bimestrale dell’Amministrazione comunale di Cavriago Direttore responsabile Giuseppe Guidetti - AUT. TRIB. REGGIO EMILIA N. 288 DEL 16/10/1970

Periodico di cultura e curiosità sull’ambiente montano della Sottosezione CAI “Cani Sciolti” di Cavriago (RE)

Un giorno insieme Oriana Torelli

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egli anni pari i Cani Sciolti vanno in Lessinia, negli anni dispari i “Caini” di Tregnago vengono in Appennino. Domenica 16 ottobre 2011 sono stati nostri graditi ospiti e abbiamo compiuto insieme l’ascensione al Monte Ventasso (mt. 1727). Se la volta scorsa eravamo stati in cima al “Re dell’Appennino”, il Monte Cusna (mt. 2120), oggi si sale sulla montagna più cara ai reggiani. Nella domenica successiva alla ricorrenza di S. Maria Maddalena (22 luglio) al Rifugio omonimo c’è una festa molto partecipata e l’ascensione al Ventasso assume la forma di un pellegrinaggio. Porto testimonianza di quanto detto perchè, alcuni anni fa, in quell’occasione, mi è capitato di incontrare sul sentiero

una anziana signora che aiutata da un giovane parente, compiva quella salita per la ventesima volta, per onorare il figlio prematuramente scomparso. Il Ventasso è uno dei colossi più caratteristici e suggestivi dell’Appennino reggiano e per il suo isolamento regala immagini superbe di tutta la catena, dal Monte Prampa al Monte Casarola e delle valli del fiume Secchia ad est e del torrente Enza a ovest. Alle ore 9:30 ci siamo dati appuntamento in 52 a Ventasso Laghi ed i calorosi abbracci di benritrovati servivano anche a mitigare un’aria troppo pungente per questo bizzarro autunno. In breve raggiungiamo il Lago Calamone le cui acque sono increspate da un vento sferzante e rispecchiano un cielo senza nubi. continua a pag. 2 >

Roberto, uno di noi Paolo Fontana

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Statuto di Vallisnera Elio Pelli

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Brividi in parete Paolo Fontana e Claudio Castagnetti

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scaffale - Letture di montagna Internos Lo Cercatori di neve Redazione a cura di Oriana Torelli tel. 0522.363814 torelli.oriana@gmail.com

Marileno Dianda, Cercatori di neve e altri scritti, Edizioni dell’Erba, 2007

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Internos è nato nel 1998 da un’idea di Paolo Bedogni

ella prima parte del volume, intitolata Ricordi, un io narrante racconta esperienze di montagna molto distanti nel tempo e nello spazio, vissute con compagni, che ci vengono presentati con dovizia di particolari. E’ una narrazione in cui predominano l’azione, la descrizione puntuale degli ambienti, dei comportamenti che si sono fissati nella memoria del protagonista. La seconda parte, svincolata dal legame obbligato con la verità storica, presenta alcuni personaggi indimenticabili: da Giovanni stregato dalla montagna dietro casa, a Lorenzo che vince la sua ossessione guardandola riflessa in uno specchio d’acqua; a Francesco che pratica la montagna in solitudine e allora per lui le Apuane e gli Appennini sono perfetti.

Pubblicazione n° 31 Novembre 2011 Sottosezione CAI “Cani Sciolti” via Roma, 14 - Cavriago (RE) www.caicavriago.altervista.org

Errata corrige! Nelle note relative all’articolo “Il livello di Nasseta (e la sua disfida)” pubblicato nel numero 30 del luglio 2011, la data di attribuzione della Corte di Nasseta al Vescovo Apollinare da parte di Carlo Magno è 781 e non 871.

E’ qui che gli amici di Tregnago comprendono che la nostra montagna ha il destino scritto nel nome. Allora raccontiamo gli aneddoti conosciuti come il seguente: “quando il Ventasso ha il cappello non perdona neanche a suo fratello”. Oggi per fortuna non c’è ombra di cappello. Ci soffermiamo a fotografare alcuni magnifici esemplari di faggi secolari e proseguiamo fino al sasso “miracoloso” che, si racconta, ha il potere di far passare il mal di schiena a coloro i quali si accucciano sotto di esso. Graziano ci ha provato, poi ci dirà. Dopo una breve sosta al Rifugio di Santa Maria Maddalena, prendiamo il sentiero n. 661 che sale ripido la costa del monte. E’ bello vedere il lungo e colorato serpentone di persone che si snoda silenzioso tra le creste sassose desideroso di guadagnare la cima. Intanto i primi, deposti gli zaini sul prato sommitale, fanno uscire, come dal cappello del mago, le leccornie per una gustosa merenda ed un brin-

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disi all’amicizia e alla montagna. Il sole scalda, il vento è miracolosamente assente, così restiamo a lungo a goderci cibo, vino e paesaggio. Le lingue si sciolgono, gli abbracci si sprecano e alla fine restano sul campo “11 caduti” a futura memoria. La discesa avviene dal versante sudoccidentale per poter ammirare altri bellissimi faggi monumentali e compiere un piacevole periplo intorno al lago, nel tepore del primo pomeriggio. Come da tradizione, tutti gli eventi importanti si concludono a tavola ed allora ci dirigiamo al B&B Casalia di Roberto Bagnoli dove abbiamo una conferma delle sue qualità di ristoratore, di cui aveva dato prova, pur in condizioni difficili, al Rifugio Battisti. L’ambiente, di gusto e confortevole, posto in bellissima posizione panoramica ci ha fatto trascorrere piacevolmente alcune ore in allegria con canti intonati dalla voce cristallina di Raffaella ed accompagnati dalla chitarra di Walter. Arrivederci al prossimo anno!

Internos - Novembre 2011

Le loro avventure ci appassionano perchè sono paradigmatiche e consentono all’autore di esprimere il suo punto di vista spesso critico e anticonformista sull’andare in montagna, condito di riferimenti culturali che alzano il livello della speculazione. Quando l’autore parla di Appennino riesce a commuovere perchè offre le parole per dire qualcosa che non sapevamo e che conosciamo solo leggendolo. Anch’io ho incontrato il mio Tobi: Shira, un candido husky, che si confondeva nella neve, di casa all’albergo “Il Faggio” di Ventasso Laghi. Tante volte mi ha accompagnata in cima al monte. Leggendo queste pagine l’ho ricordato con affetto, perchè Marileno ci suggerisce che in montagna si possono trovare spazi per avventure sportive ed interiori. Buona lettura. (or. to.)


Una camicia rossa e bianca a quadri

Roberto Iori, uno di noi Paolo Fontana

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omenica 18 settembre 2011, colto da un improvviso raptus degno di un Cane Sciolto, decido di andare sul Cusna in solitaria. Alle 9:30 mi incammino. Dopo quattro chiacchiere con un pastore presso il Rifugio Monteorsaro, mi avvio per il sentiero 623. Alle 11:20, minuto più minuto meno, depongo lo zaino ai piedi della croce che qualche anno prima (proprio grazie ad alcuni nostri soci e ad amici della nostra sottosezione) era stata ripristinata, dopo che una mano scellerata l’aveva abbattuta tagliando alla base il traliccio.

loro stavano in quel modo ricordando, era il nostro socio Roberto Iori: uno di noi, un Cane Sciolto, tragicamente scomparso un mese prima in un incidente stradale. Naturalmente gli dico che anch’io sono un Cane Sciolto. Per farla breve, quel signore che avevo davanti era Piguzzi, di Febbio (che tanti di noi conoscono benissimo) e con lui vi era la figlia di Roberto, alla quale ho così potuto porgere le mie condoglianze. E’ stato anche grazie a Roberto che quella croce è tornata a svettare sul Cusna.

Rivolgo un saluto ad alcune persone che, arrivate prima di me, stavano già consumando il loro pranzo e, a mia volta, inizio a mangiare qualcosa. Uno di quei signori, molto affabile, mi si avvicina e mi chiede da dove vengo, da dove sono salito, se ero solo... Poi, con tono visibilmente commosso, mi dice: «Noi siamo qui per ricordare un amico... Abbiamo portato la sua camicia» e mi indica la croce sulla quale erano annodati alcuni brandelli di quella che era una camicia rossa e bianca a quadri. Sono momenti nei quali si resta un po’ senza parole, ma nello stesso tempo non puoi fare a meno di condividere dentro di te quella commozione e quel sentimento che traspare dall’espressione e dalle parole di chi ti sta davanti. Credo che chi va in montagna, come ci andiamo noi, possa capire perfettamente cosa voglio dire.

Al tempo in cui i Cani Sciolti lanciarono l’idea di raddrizzarla, Roberto, che bazzicava un giorno sì e l’altro pure nel negozio di Ginetto, raccolse immediatamente la sfida. Grazie al suo entusiastico interessamento ed alle conoscenze che aveva nell’ambiente, è stato possibile disporre dell’elicottero dei Vigili del Fuoco per trasportare fin lassù la saldatrice e tutto il materiale necessario per la riparazione, oltre a qualche genere di conforto per festeggiare a lavoro concluso. Lui ha eseguito le saldature sul traliccio. Quella è stata una giornata di grande lavoro per tutti i partecipanti, ma anche di grande festa.

Poi prosegue: «Ricordo quando con Roberto eravamo qui a raddrizzare la croce…». A quelle parole ho sentito un brivido lungo la schiena ed ho capito immediatamente che quelle persone, anche se sconosciute fino a quel momento, avevano in comune con me molto più di quello che potessi immaginare e che quel Roberto, che

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Da quel giorno Roberto ha deciso di diventare un Cane Sciolto. E’ a lui che d’ora in poi andrà il nostro pensiero tutte le volte che arriveremo sotto quella croce, anche dopo che le intemperie avranno consumato i brandelli di quella camicia rossa e bianca a quadri. Perché quella croce è un po’ anche sua.

Ciao, Roberto. Grazie di essere uno di noi.

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Walter Bonatti Una vita nella leggenda sfidando l’impossibile La redazione di Internos ha ritenuto doveroso rendere onore a Walter Bonatti, pubblicando integralmente un articolo apparso il giorno dopo la sua scomparsa, avvenuta a Roma lo scorso 14 settembre 2011.

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veva molto vissuto, viaggiato, esplorato, fotografato, raccontato. È stato anche molto tradito. Walter Bonatti è morto a 81 anni a Roma per un tumore fulminante. Era tante cose: un grande e limpido uomo di avventura, un autore di straordinari reportage. Non era solo un immenso alpinista. Un mito che non si è mai sporcato. Amico stimato di Edmund Hillary, il primo a salire sull’Everest nel ‘53. Il maestro di Messner e di un modo di andare in montagna degno e rispettoso. Aveva iniziato a scalare nel ‘48, veniva dalla ginnastica: «Stare a testa in giù per me era normale». Ma per tutti Bonatti resta quello del K2, la seconda montagna più alta del mondo, nel gruppo del Karakorum. Una piramide di roccia e di ghiaccio, 8617 metri di burroni e di spigoli. Una vetta mangia uomini che continuava a sgambettare il mondo e a non farsi mettere i piedi in testa da nessuno. Walter è il più giovane della spedizione italiana, guidata da Ardito Desio, che nel ‘54 conquista quel pezzo di Himalaya. Il prezzo però è enorme e cambia per sempre la sua vita: «Quella notte mi condannarono a morte, il fatto che sia sopravvissuto è dipeso soltanto da me». Già. Il 25 maggio inizia la salita: a seimila metri il vento sembra il fischio delle pallottole. La spedizione è prigioniera: 47 giorni di brutto tempo su 70, un calvario. L’ ottavo campo è a 7700 metri, per portare le bombole di ossigeno bisogna scendere e risalire. Tocca al più giovane, a Bonatti, 24 anni, che si mette d’accordo con Compagnoni e Lacedelli. Decidono insieme il punto convenuto a 7900 metri circa. Ma i due vanno più avanti.

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Bonatti arriva di sera sotto la bufera, dopo 700 metri di scalata faticosa. È con l’hunza Mahdi: hanno 19 chili di bombole sulle spalle. Non trovano nessuno, ma sentono una voce: «Lasciate l’ossigeno e andate via». Poi più niente. Compagnoni teme Bonatti, più in forma di lui, lo vuole condannare al congelamento. Ma andare via non si può: ci sono 25 gradi sottozero, la tempesta notturna porta polvere di neve. Bonatti e Mahdi bivaccano all’aperto, in una buca di sessanta centimetri scavata nel ghiaccio, con le gambe a penzoloni nel vuoto. A quella quota il corpo ha bisogno di 5 litri di liquidi al giorno, Walter in tasca ha solo tre caramelle, che sputa perché non ha più saliva. Mahdi impazzisce e vuole buttarsi, Bonatti lo lega a sé. Sopravvivono. Lacedelli ammetterà (ma molto più tardi): «Senza il suo aiuto non ce l’avremmo mai fatta, davanti avevamo un muro di ghiaccio che metteva fifa». Grazie anche alle maschere dell’ossigeno l’impresa ha successo. E l’Italia cammina in cima al mondo. È un paese che cerca la rivincita dopo l’impresa fallita di Nobile, dopo la vergogna del fascismo, De Gasperi ha appoggiato l’operazione, ma i partecipanti sono costretti al silenzio: «Per il bene della patria». Bonatti al rientro si aspetta le scuse, invece gli danno del bugiardo, dicono che ha perfino usato l’ossigeno. Ma come: se le maschere l’avevano Compagnoni e Lacedelli? Esiste solo la versione ufficiale ed eroica di Desio. Bonatti è un nome da cancellare. Un uomo troppo libero. Dirà: «Avevo visto la durezza della guerra, ero a piazzale Loreto quando appesero Mussolini a testa in giù, sapevo cos’era la cattiveria, ma ignoravo l’infamia. Ho aspettato due mesi che Compagnoni venisse a darmi una pacca sulla schiena, a dirmi che aveva fatto una fesseria, a chiedere scusa, perché può capitare di essere vigliacchi, ma deve anche capitare

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di ammetterlo. Invece niente, sono finito sul banco degli accusati, ero io la carogna, non loro che avevano mentito sull’uso delle bombole, delle maschere, sull’orario del balzo finale alla vetta. E tutto questo perché l’Italia non riesce mai ad essere un paese pulito, strumentalizza la verità, sporca gli uomini». Bonatti quella notte salva la pelle, ma non l’anima. «Io sul K2 sono quasi morto, ma quello che mi ha ucciso è il mezzo secolo di menzogna». Combatterà 54 anni per far riscrivere la verità, trattato come una povera vittima della sua ossessione, invierà perfino una lettera al presidente Ciampi, mentre intanto all’estero lo ricoprono di onorificenze. E lui stesso dopo aver scalato altre vette e altra gloria, lascia le montagne e diventa il Signor Avventura. «I miei maestri sono stati Hemingway, Defoe e Melville». Ovunque nel mondo: Capo Horn, le isole Vanuatu, il vulcano Nyragongo, l’Africa dei Masai, l’Alaska di Jack London. Ora sembrano luoghi da depliant turistici, ma allora erano confini sconosciuti. Bonatti scrive (più di 20 libri), fotografa (più di 80mila scatti), viaggia, trova in Rossana Podestà, ex attrice, una compagna di vita intelligente e sensibile. Passano l’estate all’Argentario, l’inverno in un paese accanto a Sondrio. Walter aveva etica. E senso dell’onore. «Devi stare solo con i tuoi mezzi e le tue incertezze, senza possibilità di aggrapparti a qualcosa o a qualcuno. La solitudine è angosciosa, ma è un percorso, acutizza le sensibilità, ti forza a cercare la soluzione. Devi essere onesto, guadagnarti i tuoi saperi, costruirti con la prudenza e l’esperienza». Anche se ti manca l’ossigeno. Articolo a cura di Emanuela Audisio (“la Repubblica”, giovedì 15 settembre 2011). http://ricerca.repubblica.it/repubblica/ archivio/repubblica/2011/09/15/bonattileggenda-solitaria-della-montagna-addiowalter.html


Montagna e storia

Vallisnera, una culla di democrazia Elio Pelli

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hi l’avrebbe mai pensato che nel bel mezzo del nostro Appennino fosse nato il seme del fiore della democrazia, che si sarebbe poi propagata per l’Europa tanti secoli dopo? Eppure è proprio cosi. Questo fiore sbocciò il 4 maggio del 1207 nella chiesa di San Pietro in Vallisnera alla presenza dei Conti Nicolò e Zibello Vallisneri e i rappresentanti delle borgate comprese nel loro feudo. Con una cerimonia solenne venne stipulato un patto: lo “Statuto di Vallisnera” che, per la prima volta, dettava leggi e regole di civile convivenza tra gli abitanti della Contea e tra il Conte e i suoi sudditi. Qui sta l’enorme importanza di questo Statuto che pone un limite al potere assoluto del Feudatario, che si autolimita con un gesto di spirito liberale, quasi moderno, di equità e di giustizia sociale, come annota lo storico Ferdinando Laghi. Ma la cosa straordinaria per quei tempi, è che questo Statuto non viene imposto dall’alto, ma proposto, quindi, discusso, modificato ed infine approvato a maggioranza dal Consiglio. Viene così creato un organismo stabile di democrazia, di consenso e di potere condiviso. Da notare che questo documento viene scritto in lingua volgare (ne è la più antica testimonianza in Emilia), per essere compreso dal “popolo”, ben cento anni prima della “Divina Commedia” e otto anni prima della Magna Charta del Re d’Inghilterra, che concedeva diritti alle città, ai nobili e alla Chiesa. Analizzando gli 80 capitoli dello Statuto, non troviamo traccia di atti d’arroganza o privilegio del Feudatario, a parte l’obbligo per i beneficiati della falciatura dei suoi prati, del pagamento di una tassa sul legnatico e del conferimento di una piccola parte di frumento. Viene abolita la servitù, servi o manenti (servi legati alla terra) diventano uomini liberi e tutti piccoli proprietari. Vengono stabiliti con precisione pesi e misure per il commercio. Viene fatto divieto di gioco d’azzardo.

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Vengono stabilite le pene per i crimini e per i reati civili. Per gli assassini c’è la decollazione e per i ladri (banditi) l’impiccagione, mentre per i piccoli furti, i bestemmiatori, gli spergiuri e i gabellieri corrotti solo pene pecuniarie. La violenza sulle donne era punita con la morte, ma se c’era il matrimonio riparatore si accomodava tutto. Qualche privilegio di buon vicinato era tollerato, quelli della Corte di Verugola (Fivizzano) erano esentati dal “pagare alcuna gabella, datio o traversio” (diritti di passaggio). Viene anche fatto un elenco di giorni di festa per la sola Contea. E’ prevista la nomina, da parte del Conte, del Podestà che amministra e giudica in nome suo, ma con assoluta imparzialità. Per riequilibrare il potere vengono eletti dalle varie Ville e borgate i Consoli, i Massari e i Campari (le guardie campestri) acquisendo così autonomia amministrativa. Queste e altre regole furono assimilate da altre Signorie “liberali” soltanto alcuni secoli dopo. Questa nobile casata, di cui ricordiamo il famoso figlio, lo scienziato Antonio Vallisneri, fu la più longeva in regione: durò fino al 1796 quando Napoleone abolì i feudi. I Vallisneri accettarono senza drammi e con dignità la perdita della Contea. Del loro castello restano soltanto poche tracce, ma quello che ci hanno lasciato deve rimanere scolpito indelebilmente nelle nostre menti.

Bibliografia F. Laghi: Lo Statuto di Vallisnera, Quaderni della Provincia di Reggio, 1927 G. Giovannelli, Don G. Donadelli: Parrocchie di Vallisnera e Collagna, 1992

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Nove Cani Sciolti impegnati sulla ferrata delle Mesules

In parete, a tu per tu con l’elicottero Paolo Fontana e Claudio Castagnetti

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l 10 e l’11 settembre scorsi, grazie al tempo splendido, abbiamo potuto realizzare un’emozionante escursione nel gruppo del Sella. Partiti con la tipica levataccia che caratterizza queste uscite, verso le 11:30 abbiamo attaccato la ferrata delle Mesules che si trova sulla parete rocciosa rivolta verso la Val Gardena. E’ la più vecchia ferrata delle Dolomiti, aperta nel 1912, come ricorda la targa posta all’attacco. E’ una classica, classificata nera: fin da quando ragazzini muovevamo i primi passi su queste montagne ci dicevamo che prima o poi l’avremmo fatta. Il giorno è arrivato. Ci siamo resi subito conto che l’impegno ed il godimento sarebbero stati pari. Il primo tratto, quasi in verticale, ha richiesto forza fisica e abilità soprattutto nella risalita di un “camino”. Più avanti, il percorso diventa ben arrampicabile e divertente, restando comunque sempre molto esposto. L’adrenalina e la fifa sono aumentate quando ci siamo trovati nel bel mezzo di un soccorso in parete con tanto

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di elicottero. Per fortuna, niente di veramente grave per una ragazza ferita, che faceva parte di un gruppo partito prima di noi. Stare aggrappati con forza al cavo per non farsi portare via dallo spostamento d’aria delle pale dell’elicottero ci ha fatto passare per la mente foschi pensieri, che ci siamo confessati nel primo momento di tranquillità sulla grande cengia che contorna questa parte del gruppo. Allora abbiamo anche apprezzato ancora di più la professionalità dei soccorritori che, in meno di 5 minuti, hanno prelevato la ragazza. Non si è mai abbastanza grati verso queste persone. La seconda parte della ferrata è molto più facile ed “appoggiata”, ma la sorpresa arriva dal panorama che ci si apre davanti quando sbuchiamo sullo spiazzo sommitale appena sotto al Piz Selva. La Val Lasties, il Piz Boè (che ci sembra di toccare), il Sass Pordoi, la Marmolada, il Pelmo e il Civetta (più lontani) e tutto il pianoro sommitale del Sella offrono un ambiente unico.

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Dietro di noi, il Latemar, il Catinaccio, il Sassolungo... Insomma, una cornice mozzafiato! Siamo tutti entusiasti, soprattutto quelli che per la prima volta salivano questa via. Ora non ci resta che percorrere il lungo sentiero che ci porta al Rifugio Boè, dove pernotteremo. Il mattino successivo, il gruppo si divide: cinque salgono sul Piz Boè e sono i primi escursionisti della giornata a raggiungere la Capanna Fassa (mt. 3152). Sui tavoli del rifugio, dove insiste l’ombra della staccionata, resiste ancora la brina della notte. Dopo aver lungamente gustato il panorama in ogni suo particolare e direzione, iniziano a scendere dalla parte opposta, verso la forcella del Pordoi e da qui, per il Vallon del Fos e la Val Lasties raggiungono gli altri che li stanno aspettando al tornante n. 5 per il rientro a casa. Due giornate splendide che, crediamo, resteranno per sempre nella nostra memoria.


Gnoccata dei Cani Sciolti - E allora ? Com’è andata? - Si è mangiato da cani! - E ti meravigli? Piero Sassi

Crescono gli accessi al sito dei Cani Sciolti

In ascesa anche sul Web Davide Saracchi

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arà anche vero che - come dice il proverbio - l’abito non fa il monaco, però…

Aver riorganizzato - o meglio, rifatto - il nostro sito Internet (www.caicavriago.altervista.org) in modo tale da renderlo più chiaro nella lettura, ha moltiplicato il numero dei visitatori. Nei mesi seguenti l’uscita del nuovo calendario delle escursioni, si sono avuti dei picchi di accessi al sito. Non solo: la creazione di un profilo su Facebook (it-it.facebook.com/ mese

Speriamo, con il tempo, di rendere sempre più facile ed immediato questo scambio di informazioni, di impressioni e - perché no? - consigli riguardo alle varie attività organizzate dalla nostra sottosezione. Ci vediamo in Rete!

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CAICanisciolti) ha reso possibile l’incontro con soci e amici, per scambiare foto (con l’inserimento, quasi in tempo reale, delle immagini relative a escursioni o eventi), commenti e sensazioni sulle varie uscite.

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Periodico di cultura e curiosità sull’ambiente montano della Sottosezione CAI “Cani Sciolti” di Cavriago (RE)

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